lunedì 3 ottobre 2022

Dal Rione Sanità il progetto per rendere accessibili le Catacombe di San Gennaro

InVisibili Blog del 03/10/2022

NAPOLI. Sarebbero piaciuti a Totò, i ragazzi e le ragazze della cooperativa sociale La Paranza di Napoli. Appartengono al Rione Sanità che diede i natali anche a lui e con l’entusiasmo tipico della gioventù hanno dato vita ad un’esperienza che è diventata un modello virtuoso in grado di unire sociale e cultura, creare occupazione senza dimenticare l’inclusione. È grazie al lavoro di questo gruppo, infatti, che le Catacombe di San Gennaro, tesoro nascosto nel sottosuolo del quartiere, sono diventate una delle attrazioni turistiche più visitate della città partenopea e l’unico sito archeologico al mondo di questo genere privo di barriere architettoniche. Un viaggio alla scoperta dello stretto legame tra Napoli e la fede che per i visitatori con disabilità motorie inizia in Vicoletto S. Gennaro dei Poveri dove è presente un accesso dedicato a livello della strada.

Con l’associazione Tutti a Scuola, fin dal 2009, sono state realizzate passerelle e rampe per consentire a tutti di ammirare questa città sotterranea scavata su due livelli nel tufo della collina di Capodimonte che a partire dal III secolo d.C. divennero cimitero comunitario cristiano e luogo di culto per la presenza delle tombe di Sant’Agrippino, primo patrono di Napoli, e successivamente di San Gennaro. Attraverso un suggestivo percorso tattile narrativo anche le persone non vedenti e ipovedenti possono esplorare le varie tipologie di sepoltura e gli affreschi che adornano le tombe più prestigiose, un patrimonio artistico che va dalle preesistenze pagane del II secolo d.C. alle pitture bizantine del IX-X secolo e preserva alcune delle prime pitture cristiane del sud Italia. I dettagli delle opere sono riprodotti in rilievo su pannelli in rame e latta, possono essere toccati e così conosciuti da chi non può vederli. È questo il risultato del progetto Napoli tra le Mani, una collaborazione tra il SAAD (Servizio di Ateneo per le attività degli studenti con disabilità) dell’Università Suor Orsola Benincasa e Iron Angels, una cooperativa di artigiani sempre del Rione Sanità, educati e formati dal Maestro Riccardo Dalisi recentemente scomparso, che si è occupata della realizzazione delle lastre tridimensionali in metallo. Su richiesta, vengono organizzate visite tattili guidate.

Anche se non riguarda direttamente La Paranza, continua il processo di ammodernamento con un ascensore finanziato dal MiBACT (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) che collegherà la zona di Capodimonte al Rione Sanità, un altro tassello in questo grande progetto di bellezza, passione e riscatto che fin dal principio ha voluto trasformare le Catacombe in un luogo per tutti. Scelta lungimirante, alla luce della recente nuova definizione che l’ICOM (International Council of Museums) ha elaborato per i musei, nella quale per la prima volta appaiono concetti quali accessibilità, inclusività, diversità, sostenibilità e partecipazione della comunità, concetti ampliabili a qualunque bene culturale e i cardini che hanno retto il rilancio del Rione, oggi attrattore turistico in costante evoluzione e luogo di promozione culturale con forti ricadute economiche.

Uno studio condotto dai Dipartimenti di Economia dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli e di Scienze Sociali dell’Università Federico II restituisce numeri clamorosi: 13.000 metri quadri di patrimonio recuperato, i visitatori che in dieci anni sono passati da 5 ai 160.000 del 2019, i dipendenti della cooperativa da 5 sono diventati 44, tra cui uno con disabilità. Per oltre il 60% dei turisti le Catacombe hanno rappresentato uno dei motivi principali per visitare la città; l’impatto economico complessivo annuale per Napoli è pari a 33 milioni di euro.

La Paranza, fondata nel 2006 dal parroco del quartiere Don Antonio Loffredo, ha messo in atto un modello di cooperazione che lega lo sviluppo economico alla solidarietà e all’impegno collettivo per il bene comune. Nel 2008 i giovani “arruolati” da Don Antonio hanno adottato le Catacombe di San Gennaro, aggiudicandosi un bando per la valorizzazione del patrimonio storico abbandonato, le hanno ripulite e rese accessibili, hanno adeguato l’impianto elettrico e formato le guide turistiche. Nel tempo si sono unite altre organizzazioni, confluite nel 2014 nella Fondazione di Comunità San Gennaro Onlus che tutela numerosi edifici storici e chiese del quartiere, creando posti di lavoro e innescando un processo di positivo cambiamento che ha migliorato sia la quotidianità delle persone che l’immagine di Napoli nel mondo.

“La rigenerazione urbana avviata dalla Fondazione di Comunità San Gennaro ha contribuito al recupero di molte facciate e molte piazze che oggi non hanno niente da invidiare al Centro Storico della Città. Per molti, il Rione Sanità è un luogo dove “vivere è più bello”, spiega Vincenzo Porzio, responsabile comunicazione e socio fondatore de La Paranza.

Non hanno tardato ad arrivare i riconoscimenti, gli ultimi in ordine di tempo, il premio nazionale Angelo Ferro per l’innovazione nell’economia sociale e l’European Heritage Award / Europa Nostra Award 2022, il più prestigioso premio europeo per il patrimonio culturale. Nel 2020 era stata la volta del Global Remarkable Venue Awards, lanciato dalla piattaforma di prenotazione online Tiqets; Mario Draghi ha preso carta e penna e si è complimentato per l’esempio di senso civico e cittadinanza attiva che la cooperativa dà all’intero Paese. Emozioni, valori e relazioni inclusivi che hanno fatto delle Catacombe di San Gennaro un sito archeologico amico della disabilità.

di Stefania Delendati

domenica 2 ottobre 2022

Cucinare a occhi chiusi: i ragazzi aiutano i ciechi

Il Tirreno del 02/10/2022

PRATO. Le nocche come righello. Per indicare la distanza sicura prima di tagliare le verdure a julienne. Gli occhi non vedono, le mani toccano. Quelle di Stefania e Matilde si sfiorano sopra il piano cottura. La presidente dell'Unione ciechi e ipovedenti di Prato, la studentessa di quarta dell'alberghiero Datini.

Stefania cucina il risotto ai funghi, Matilde prende la sua mano e la dispone in modo che possa affettare lo scalogno senza vedere. La ragazza è la sua tutor, l'angelo custode ai fornelli. Fianco a fianco, persone non vedenti e studenti di quarta e quinta del Datini che stanno vivendo una straordinaria esperienza di inclusione.

Sono dodici e dodici, si alternano in gruppi di sei a lezione sotto la guida di chef stellati come Maria Campagna, presidente dell'Associazione cuochi fiorentini con diploma del Datini in tasca: quello di venerdì era il quinto giorno di lezione in vista dell'evento finale di venerdì 7 ottobre, sempre al Datini, quando il gruppo di studenti e non vedenti si metterà ai fornelli per far assaggiare i loro piatti alle autorità (alle 17.30).

È come cucinare al buio, senza fuoco. E senza correre rischi: il Datini ha da poco rinnovato i piani cottura con le cucine a induzione (più sicure) acquistate nell'estate scorsa grazie a un finanziamento europeo.

«Grazie al docente Gaetano Ingianna abbiamo avviato un contatto con la realtà dell'Unione ciechi - spiega la preside Francesca Zannoni - cogliendo l'opportunità di questo corso per far conoscere ai ragazzi nuove metodologie e tecniche più sicure in cucina, in un'ottica di inclusione con altre realtà come quella della disabilità visiva». Gesti naturali come affettare, mescolare, spadellare diventano così pura percezione: i corsisti non vedenti scoprono i sensi del tatto e dell'olfatto, si riabituano a una quotidianità perduta come la dimensione conviviale del pranzo in famiglia, prendendo sicurezza e confidenza con gli attrezzi in cucina.

Sul grembiule di Stefania Scali si legge "Occhio! Stasera Cucino Io". Che è il nome appunto del primo corso di cucina per non vedenti a Prato organizzato dall'Unione italiana ciechi e ipovedenti, in collaborazione con Arcantarte, alberghiero Datini, Associazione cuochi pratesi e fiorentini: è stato realizzato grazie al bando "Siete Presente. Con i giovani per ripartire" targato Cesvot e finanziato dalla Regione con il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale (c'è anche un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato).

Ma "Occhio! Stasera Cucino Io" è anche il titolo del ricettario con testo braille realizzato dall'associazione Arcantarte, contenente oltre venti ricette con figure in altorilievo per favorire l'autonomia ai fornelli.

Fra queste ricette, anche il risotto ai funghi porcini preparato venerdì pomeriggio. Primo passo: gli ingredienti per un bel brodo di verdure, come quello messo a bollire sulla piastra venerdì. Il gergo è tecnico, come in ogni corso di cucina che si rispetti. «Liberate la bowl», è l'indicazione che dà la chef Campagna. La ciotola era infatti spo rca di farina che i corsisti avevano utilizzato poco prima per preparare una sfoglia di pasta all'uovo. Matteo, Luana e Matilde, alcuni degli studenti del Datini, si mettono subito all'opera e ripuliscono la ciotola. Ora viene la parte più delicata: affettare lo scalogno per la base del soffritto e versare l'olio nel tegame vuoto. Ma qui la chef ha un trucco per i non vedenti. «Contate fino a due secondi e stop». Prima c'era stata la lezione sulla pasta fresca all'uovo: alle 16 il panetto giace sul piano cottura. I corsisti lo porteranno a casa per tirare la sfoglia con il mattarello. A scuola hanno imparato come fare. «Stendila di più», consiglia Luana alla sua "compagna" speciale. Ci si riprova: mai arrendersi. Venerdì sera si mangeranno le tagliatelle.

giovedì 29 settembre 2022

Scuola, sostegno e disabilità: gli ultimi dati del Ministero

Disabili.com del 29/09/2022

Nonostante una diminuzione generale del numero complessivo di alunni nella scuola italiana, continua il trend di crescita degli alunni con disabilità: nell’anno scolastico 2020/2021 erano 304.000. Tutti i numeri nell’ultimo report del Ministro dell’Istruzione.

ROMA. Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato un nuovo focus che riporta i principali dati sugli alunni con disabilità (intellettiva, motoria, uditiva, visiva e altro tipo di disabilità inclusi problemi psichiatrici precoci, disturbi specifici di apprendimento certificati in comorbilità con altri disturbi e sindrome da deficit di attenzione e iperattività – ADHD)), con certificazione di Legge 104/1992, frequentanti le scuole italiane di ogni grado, sia statali, che paritarie e non paritarie iscritte in albo. I dati sono riferiti agli anni scolastici 2019/2020 e 2020/2021 secondo quanto evidenziato dai dati raccolti dal Ministero dell’Istruzione con le Rilevazioni sulle scuole.

NUMERI IN GENERALE

Dall’osservazione dei dati relativi agli anni scolastici 2019/2020 e 2020/2021, si conferma la tendenza di crescita registrata nel corso degli anni: la percentuale degli alunni con disabilità sul totale dei frequentanti è salita dall’1,9% dell’a.s.2004/2005 al 3,6% dell’a.s.2020/2021. Il numero di alunni con disabilità è passato da circa 167.000 unità ad oltre 304.000 unità a fronte di una diminuzione, registrata sullo stesso periodo, degli alunni complessivamente frequentanti le scuole italiane (-6%).

Nell’anno scolastico 2020/2021 i dati riportano, sul totale dei frequentanti:

- nella scuola dell’infanzia 32.314 alunni con disabilità (2,4% sul totale dei frequentanti)

- scuola primaria 4,4%

- scuola secondaria di I grado 4,5%

- scuola secondaria di II grado 3,0%

La percentuale di alunni stranieri con disabilità sul totale degli alunni certificati ai sensi della L.104/1992 è risultata pari al 14,3% nell’a.s.2020/2021: un numero elevato, se confrontato con la percentuale degli alunni stranieri che frequentano in rapporto al totale degli alunni, pari al 10,3%. Gli alunni stranieri con disabilità sono concentrati soprattutto nelle regioni settentrionali: Lombardia (25,9%), l’Emilia-Romagna (24,2%) e il Veneto (23,3). Nelle regioni meridionali la percentuale degli alunni stranieri con disabilità è molto contenuta, con punte di appena il 1,8% in Campania e Sardegna.

CLASSI CON ALUNNI CON DISABILITÀ

Interessante è il dato che riporta delle classi nelle quali ci sia almeno un alunno con disabilità.

Nell’a.s.2020/2021 sono state attivate 425.795 classi, comprese le sezioni della scuola dell’infanzia. Quelle con almeno un alunno con disabilità sono 211.896, pari al 49,8% del totale; se si considera nello specifico la scuola a gestione statale la percentuale di classi/sezioni con alunni con disabilità sul totale delle classi/sezioni è pari al 52,7% mentre per la scuola a gestione non statale è pari al 27,2%. Mediamente il numero di bambini con disabilità per classe è pari a 1,42.

DISTRIBUZIONE SCUOLE STATALI/NON STATALI/PARITARIE

Con specifico riferimento all’a.s.2020/2021, si osserva che l’88,3% del totale degli alunni e il 93,3% degli alunni con disabilità frequentano scuole statali.

Quanto al dettaglio della gestione non statale si evidenzia che le scuole paritarie accolgono il 9,7% del totale degli alunni e il 5% degli alunni con disabilità, mentre quelle non paritarie, iscritte negli elenchi regionali, il 2% del totale degli alunni e l’1,7% degli alunni con disabilità

La percentuale di alunni con disabilità sul totale degli alunni, pari nell’a.s.2020/2021 mediamente al 3,6%, si attesta al 3,8% per le scuole statali e al 2,1% per le scuole non statali.

Le scuole paritarie presentano, nell’a.s.2020/2021, una percentuale di alunni con disabilità mediamente pari all’1,9%, inferiore a quella riportata dalle scuole non statali, pari al 2,1%.

Sul totale degli alunni con disabilità:

- alunni con disabilità intellettiva nelle scuole statali sono il 70,4% rispetto alle scuole non statali (54,3%).

- gli alunni con disabilità visiva sono l’1,4% del totale degli alunni con disabilità nella scuola non statale contro l’1,3% della scuola statale;

- gli alunni con disabilità uditiva sono il 3,4% nella non statale, contro l’1,8% della statale;

- gli alunni con disabilità motoria sono il 4,3% del totale nella scuola non statale rispetto al 2,7% della scuola statale; quanto alle altre tipologie di disabilità si registra una percentuale del 36,6% nel complesso delle scuole non statali contro il 23,8% delle scuole statali.

Tra le scuole non statali, per le scuole paritarie spiccano, in particolare, la percentuale di alunni con disabilità uditiva (pari al 3,7%), la percentuale di alunni con disabilità motoria (4,5% del totale degli alunni con disabilità) e quella degli alunni con altro tipo di disabilità (40,1%).

DISTRIBUZIONE TERRITORIALE

A livello territoriale la distribuzione degli alunni con disabilità mostra significative differenze tra le macroaree del Paese: con specifico riferimento all’a.s.2020/2021:

- le regioni del Nord Ovest presentano, in media, una percentuale di alunni con disabilità sul totale dei frequentanti del 3,82%, con 81.977 alunni con disabilità su circa 2.145.000 alunni complessivi;

- le regioni del Nord Est una percentuale del 3,21%, con 51.365 alunni con disabilità su circa 1.601.000 alunni complessivi;

- nel Centro Italia tale percentuale si attesta sul 3,77% con 61.201 alunni con disabilità su un totale di 1.624.329 alunni complessivi;

- per le regioni del Meridione si ha, con 109.883 alunni con disabilità su circa 2.992.000 alunni complessivi, una percentuale pari al 3,67%. Osservando la distribuzione regionale, la percentuale di alunni con disabilità sul totale degli alunni oscilla da un minimo del 2,64% per la Basilicata ad un massimo del 4,12% per la Sicilia. Una analoga distribuzione territoriale si ha nell’a.s.2019/2020.

ALUNNI CON DISABILITÀ E FASCE D’ETÀ

Scuola dell’infanzia

Relativamente all’età, per l’a.s.2020/2021 la percentuale degli alunni con disabilità fino a 3 anni di età è molto contenuta (0,6% per i bambini di età inferiore ai 3 anni e all’1,2% per i bambini di 3 anni). Per la fascia di età 4-5 anni la percentuale è superiore, rispettivamente pari al 2,2% per i bambini di 4 anni e al 3,2% per quelli di 5 anni. Oltre il 65% dei bambini che vengono trattenuti alla scuola dell’infanzia con età pari ad almeno 6 anni ha certificazione di disabilità; la quota dei bambini con certificazione sul totale alunni è infatti eccezionalmente elevata per questa fascia di età e risulta pari, nell’a.s.2020/2021, al 65,7%.

Scuola primaria

Nella scuola primaria le percentuali più elevate di alunni con certificazione di disabilità sul totale degli alunni si registrano per il IV e il V anno di corso, rispettivamente pari al 4,8% e al 4,7% nell’a.s.2020/2021.

Scuola secondaria

Nella scuola secondaria di I grado per il III anno di corso si registra una quota di alunni con disabilità sul totale dei frequentanti del 4,6%, più elevata rispetto alle percentuali rilevate per i primi due anni di corso che appaiono comunque alte, pari al 4,4%.

Nella secondaria di II grado, nei primi anni di corso si osservano le percentuali più elevate, pari al 3,3% nel I anno, al 3,2% nel II anno e al 3,1% nel III anno di corso; fuori dalla fascia dell’obbligo scolastico la frequenza scolastica degli alunni con disabilità mostra un calo: 2,9% nel IV anno e 2,6% nel V anno di corso.

QUALI DISABILITÀ

In riferimento alle tipologie di disabilità, nell’a.s.2020/2021, il 96,8% del totale di alunni certificati ha disabilità psicofisica; l’1,3% presenta una disabilità visiva e l’1,9% una disabilità uditiva

nello specifico:

- il 69,5% disabilità intellettiva,

- il 2,8% una disabilità motoria

- il 24,5% ha un altro tipo di disabilità

- l’1,3% una disabilità visiva

- l’1,9% una disabilità uditiva

TIPO DI DISABILITÀ E GRADI DI SCUOLA

Andando in dettaglio, sul numero complessivo di alunni certificati ai sensi della legge 104/1992, troviamo questa distribuzione:

- gli alunni con disabilità visiva presentano una percentuale più elevata della media nella scuola secondaria di II grado (l’1,9%),

- gli alunni con disabilità uditiva hanno percentuali più elevate nella scuola secondaria di II grado, con il 2,3%, e scuola dell’infanzia con il 2,1%

- alunni con disabilità psicofisica presentano percentuale elevata per tutti i gradi di istruzione, superiore al 95% del numero complessivo degli alunni certificati ai sensi della legge 104/1992. Tra questi: percentuale di - alunni con disabilità intellettiva, con percentuali molto alte nella scuola primaria e secondaria di I grado è (superiore al 70%).

-alunni con disabilità motoria le percentuali più elevate sono presenti alla scuola dell’infanzia, pari al 3,8%, e alla scuola secondaria di II grado, con il 3,4%.

Consistenti appaiono per tutti i gradi di istruzione le percentuali di altro tipo di disabilità.

SCUOLA SECONDARIA DI II GRADO

In termini di composizione percentuale:

- il 26,1% del totale degli alunni con disabilità frequenta un liceo,

- il 29,4% un istituto tecnico

- il 44,5% un istituto professionale.

In relazione al tipo di scuola più frequentata in relazione alla disabilità:

- Il 46% degli studenti con disabilità visiva frequenta un liceo

- il 34,6% degli studenti con disabilità uditiva sceglie gli istituti professionali,

- Il 47,2% degli studenti con disabilità intellettiva frequenta istituti professionali

- il 38,8% degli studenti con disabilità motoria frequenta i licei

- il 41,3% degli alunni con altro tipo di disabilità frequenta gli istituti professionali.

Osservando la composizione percentuale degli alunni per tipo scuola emerge che, considerando tutti i tipi di scuola secondaria di II grado, la percentuale più elevata è quella di alunni con disabilità intellettiva, pari in media al 68,8% degli alunni frequentanti con disabilità.

INSEGNANTI DI SOSTEGNO

L’ammontare dei docenti per il sostegno, in percentuale rispetto al numero complessivo dei docenti, è passato dall’8,6% nell’a.s.2001/2002 al 20,3% nell’a.s.2020/2021. Su un totale organico di docenti nell’a.s.2020/2021, di 907.929 unità, di questi 184.405 sono docenti per il sostegno e 723.524 docenti su posto comune. Nell’anno scolastico 2020/2021 dei 184.405 docenti per il sostegno, 80.672 hanno un contratto a tempo indeterminato e 103.733 un contratto a tempo determinato.

mercoledì 28 settembre 2022

Una retina artificiale per chi ha la maculopatia senile

Starbene del 28/09/2022

Fra le ultime frontiere dell’oculistica c’è un particolare microchip che, associato a occhiali speciali, ripristina la visione in chi è affetto da maculopatia secca avanzata.

C’è sempre una luce in fondo al tunnel. Anche per chi quella luce si è spenta a causa della maculopatia senile. In breve, è questa l’idea che sta alla base del progetto internazionale PRIMAvera, lo studio clinico multicentrico che si prefigge di testare un innovativo sistema di visione bionica per trattare la cecità che deriva dall’evoluzione della degenerazione maculare legata all’età nella sua forma “secca”. «Il progetto è nato nel 2014, grazie a un’intuizione del fisico Daniel Palanker della Stanford University, che ha modernizzato il vecchio concetto di “visione artificiale”, di cui si parla ormai dal 1991», racconta il professor Andrea Cusumano, professore di Oftalmologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico studio clinico PRIMAvera per l’Italia.

A chi si rivolge il progetto PRIMAvera

La maculopatia senile non è sempre uguale, perché ne esistono due forme: atrofica (o secca) ed essudativa (o umida). «Il nostro progetto si rivolge alla prima, che al momento non ha opzioni terapeutiche. Infatti, mentre per la maculopatia senile essudativa vengono proposte delle iniezioni all’interno dell’occhio, quella secca viene semplicemente monitorata nel tempo dallo specialista e talvolta trattata con integratori alimentari a base di vitamine antiossidanti e minerali per contenerne l’evoluzione», racconta il professor Cusumano.

«Per ridurne la progressione esiste anche un laser a nanosecondi, non utilizzabile però nelle forme più avanzate, quelle che evolvono nella cosiddetta atrofia geografica, ovvero la fase terminale, che poi sfocia nella cecità». I pazienti più gravi perdono addirittura la percezione della luce nella parte centrale dell’occhio, mentre di norma mantengono la visione periferica che permette loro quanto meno di orientarsi nello spazio, anche se con difficoltà.

In che cosa consiste l'intervento

In caso di maculopatia senile secca, nell’occhio si atrofizza progressivamente uno strato di cellule (l’epitelio pigmentato retinico), su cui sono “appoggiati” i coni, cellule nervose sensibili alla luce, e i bastoncelli, che intervengono nella visione notturna. «Coni e bastoncelli costituiscono i fotorecettori, necessari per leggere, guidare, lavorare al computer, guardare la televisione e vedere nel complesso. In quella zona, oggi è possibile posizionare un microchip delle dimensioni di 2x2 millimetri e caratterizzato da uno spessore di 30 millesimi di millimetro, poco meno di un terzo del diametro di un capello», racconta Cusumano.

«Nonostante le sue minuscole dimensioni, questo microchip è formato da 378 mini-elettrodi, cioè piccole celle fotovoltaiche, paragonabili a quelle che utilizziamo per convertire l’energia solare in energia elettrica». Viene collocato sotto la retina, al centro della macula, attraverso una fessurazione di due millimetri e qui termina l’intervento, che dura circa due ore e può essere condotto in anestesia locale con una blanda sedazione oppure in anestesia generale (a seconda della scelta del paziente e delle sue condizioni di salute). A quel punto, però, il microchip non funziona da solo, ma ha bisogno di un’apparecchiatura esterna.

Come funziona il microchip retinico

Quando il paziente indossa degli occhiali speciali (poco più grandi di quelli dotati di realtà aumentata), la microcamera presente al loro interno acquisisce le immagini dall’ambiente esterno, le trasmette a un piccolo computer tascabile (grande quanto un pacchetto di sigarette) e quest’ultimo crea un particolare algoritmo, che rimanda le immagini “codificate” agli occhiali: questi ultimi sfruttano un micro-proiettore a infrarosso per proiettare quel codice semplificato (come se fosse un disegno di luce) sul microchip retinico, che a sua volta trasmette un segnale elettrico a una particolare zona della retina, da cui percorre il nervo ottico fino alla corteccia visiva, l’area del cervello che consente la visione. «Ovviamente, il paziente non torna a vedere come prima della malattia, ma ha una visione bionica che consente di percepire delle immagini semplificate. Riesce comunque a leggere numeri, lettere, parole e qualche piccola frase, scansionando il mondo esterno come se lo guardasse attraverso un cannocchiale», descrive il professor Cusumano.

Dopo l'intervento serve una riabilitazione

Al momento, in Europa, è in corso uno studio multicentrico che ha l’obiettivo di impiantare 38 microchip ad altrettanti pazienti (reclutati in Francia, Inghilterra, Germania, Olanda e Italia), che devono soddisfare alcuni requisiti: presentare atrofia geografica in fase terminale, avere una capacità visiva non superiore a 1/16 nella zona peri-maculare, non essersi mai sottoposti a interventi di cataratta e accettare un percorso di riabilitazione visiva, obbligatorio per arrivare al successo terapeutico.

«La riabilitazione implica che il paziente ci raggiunga una volta alla settimana oppure per due giorni consecutivi ogni due settimane, in modo da sottoporsi a specifici esercizi visivi. Dopo il primo mese, si può passare a una riabilitazione online, da praticare a casa. Servono almeno sei mesi perché il paziente possa utilizzare al meglio questa complessa tecnologia», riferisce l’esperto. «A questo scopo, ho creato un consorzio tra l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e il Presidio ospedaliero Britannico dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, che ha già realizzato tre impianti di retina artificiale».

Speranze e aspettative per il futuro

I risultati preliminari sono attesi entro fine 2022, mentre per la valutazione complessiva dello studio serviranno tre anni. «A quel punto, se otterremo il benestare del Ministero della salute, l’auspicio è di poter disporre di questa tecnologia per tutti coloro che soffrono di maculopatia secca avanzata e magari di traslarla ad altre categorie di pazienti, per esempio quelli colpiti da retinite pigmentosa, dove la perdita della visione coinvolge anche le porzioni periferiche dell’occhio», anticipa Cusumano. Tra l’altro, questi microchip sono modulabili, per cui possono essere disposti l’uno accanto all’altro e quindi possono essere impiantati in serie per aumentare l’ampiezza del campo visivo.

«In Italia sono circa un milione i pazienti affetti da maculopatia, che rappresenta la prima causa di cecità e ipovisione nei soggetti più anziani. Potenzialmente, potrebbero beneficiare dell’impianto circa 20 mila pazienti, considerando anche quelli con malattie della retina ereditarie e familiari». Chi desidera valutare la possibilità di entrare a far parte dello studio può contattare direttamente il dottor Andrea Cusumano, all’indirizzo cusumano@cusumano.com.

Perché la retina artificiale non serve nella forma essudativa

Come mai è escluso chi soffre di maculopatia senile in forma umida? È una questione anatomica. «La retina è simile a un club sandwich, formato da diversi strati. La parte più interna, quella rivolta verso l’interno dell’occhio, è costituita da alcune cellule (bipolari e gangliari) che rimangono integre anche nella forma più avanzata della maculopatia. Nella forma umida, però, il sovvertimento strutturale che deriva dall’essudazione porta a un peggioramento complessivo della retina, per cui non esistono più le connessioni necessarie per trasmettere il segnale che viene creato artificialmente», conclude il professor Cusumano. «Il futuro però riserva sempre sorprese, per cui non possiamo escludere ulteriori novità».

di Paola Rinaldi

lunedì 26 settembre 2022

Più inclusivo il turismo sull'Appia Antica

Agenzia ANSA del 26/09/2022

ROMA. Supporti fisici e tecnologie sensoriali aumentate per consentire ai visitatori della Via Appia Antica con disabilità visive e uditive di usufruire di una guida immersiva ai monumenti dell'area: è stato avviato con la collaborazione di CoopCulture, che si occupa della tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano, il progetto Archeoguide-Psa.

Promosso dall'associazione Italia Nostra, è stato inaugurato in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (24-25 settembre), che quest'anno hanno al centro il tema "Patrimonio culturale sostenibile: un'eredità per il futuro": un tema particolarmente sentito da CoopCulture, impegnata nello sviluppo di sistemi digitali che assicurino l'evoluzione della fruizione culturale verso modelli sostenibili e inclusivi, a vantaggio della resilienza e ripartenza del settore.

Il progetto è ora attivo presso il Mausoleo di Cecilia Metella, nel parco dell'Appia Antica e consiste di due pannelli di travertino su cui sono impressi a rilievo i simboli, gli emblemi e le rappresentazioni del monumento con descrizioni in Braille; due video in lingua dei segni, realizzati dall'Istituto Statale per Sordi; e musiche composte specificatamente per gli ascolti audio riadattati per un pubblico di non vedenti dal Centro Regionale di servizi alla persona disabile visiva S. Alessio - Margherita di Savoia.

I contenuti sono accessibili tramite QR Code e fruibili sull'app Itinerappia, realizzata da CoopCulture, che consente l'organizzazione di itinerari personalizzati verso gli oltre 130 monumenti del parco archeologico dell'Appia Antica.

Le donne con disabilità peggio di ogni altro sul mercato del lavoro

Superando del 26/09/2022

Se nell’Unione Europea le persone con disabilità continuano a subire discriminazioni sul lavoro, sia per quanto riguarda l’accesso al lavoro stesso, sia per la parità di retribuzione a parità di lavoro, le donne con disabilità devono fare i conti anche con il divario di genere. Tale specificità, però, non è stata adeguatamente considerata nelle Strategie della Commissione Europea per contrastare il fenomeno. Per questo il Forum Europeo sulla Disabilità ha elaborato alcune raccomandazioni, per far sì che si affrontino le disparità incontrate dalle donne con disabilità sul mercato del lavoro.

Il 18 settembre scorso si è celebrata la Giornata Internazionale della Parità Retributiva, una ricorrenza introdotta dalle Nazioni Unite per contrastare il fenomeno per cui le donne vengono pagate meno rispetto agli uomini, a parità di ruolo e di mansioni, in molti settori economici. Considerando che per le donne con disabilità la situazione è ancora più drammatica sia rispetto agli uomini (con e senza disabilità), sia rispetto alle altre donne, e considerando anche che tale specificità non è stata adeguatamente considerata nelle Strategie definite dalla Commissione Europea per contrastare il fenomeno, proprio in occasione della Giornata del 18 settembre l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, ha reso pubbliche una serie di raccomandazioni rivolte proprio alla Commissione Europea, per affrontare le disparità che le donne con disabilità incontrano nel mercato del lavoro e introdurre misure per la trasparenza retributiva.

Il diritto alla parità di retribuzione tra donne e uomini, a parità di lavoro o per lavori di pari valore, è uno dei princìpi dell’Unione Europea sanciti dai Trattati di essa, argomentano dall’EDF. E tuttavia, sebbene la parità di accesso all’occupazione sia migliorata nel corso degli anni, il divario tra lavoro e retribuzione rimane una realtà nell’Unione stessa.

I dati mostrano che le persone con disabilità continuano a subire discriminazioni sul lavoro, sia per quanto riguarda l’accesso al lavoro, sia per la parità di retribuzione a parità di lavoro. Esse hanno meno probabilità di essere assunte a tempo pieno, hanno minori opportunità di lavoro e in numerose situazioni i loro diritti non sono rispettati, né vengono loro forniti gli accomodamenti di cui hanno necessità.

In merito alla specifica condizione delle donne con disabilità, dal Forum osservano che sebbene esse costituiscano il 25,9% della popolazione femminile totale nell’Unione e il 60% della popolazione complessiva di oltre 100 milioni di persone con disabilità, purtuttavia continuano a subire discriminazioni multiple e intersezionali in tutti i settori della vita, compresi gli svantaggi socioeconomici, bassi tassi di occupazione e alti tassi di povertà.

In particolare i dati relativi all’Unione Europea indicano che circa il 49% delle donne con disabilità, di età compresa tra 20 e 64 anni, sono occupate, rispetto al 53,9% degli uomini con disabilità della stessa fascia di età. Inoltre solo il 20% delle donne con disabilità ha un’occupazione a tempo pieno, rispetto al 29% degli uomini con disabilità, al 48% delle donne senza disabilità e al 64% degli uomini senza disabilità. Pertanto, la condizione delle donne e delle ragazze con disabilità non è solo peggiore di quella delle donne senza disabilità, ma è anche peggiore di quella dei maschi con disabilità.

Se vi è una significativa disparità nell’accesso al lavoro, vi sono poi notevoli differenze anche nella capacità di reddito. I dati dell’Indice di Uguaglianza di Genere 2021, espresso nello standard di potere d’acquisto (PPS), mostrano che il reddito netto equivalente medio dell’Unione Europea era di 16.822 PPS all’anno per le donne con disabilità rispetto a 17.746 PPS per gli uomini con disabilità, 20.100 PPS per le donne senza disabilità e 20.935 PPS per gli uomini senza disabilità.

Le minori risorse finanziarie e la povertà lavorativa sono quindi una realtà anche per molte donne con disabilità che lavorano a tempo pieno o part-time. Pertanto, le risorse finanziarie delle donne con disabilità sono inferiori rispetto a quelle degli uomini con disabilità e a quelle delle donne senza disabilità.

Tale disparità salariale si determina a causa delle barriere e delle discriminazioni che le donne con disabilità incontrano, e in particolare sono dovute agli stereotipi e ai pregiudizi basati sul genere e sulla disabilità.

Tra i tanti ostacoli, le cause alla base del divario occupazionale e retributivo sono molteplici: i livelli di istruzione e formazione inferiori; lo stigma e la discriminazione; la segregazione nei diversi settori economici; la conciliazione tra lavoro retribuito e vita privata, che vede le donne trascorrere più tempo a svolgere lavori informali non retribuiti e ad assumere responsabilità di cura.

È proprio a partire da questi dati di fatto che l’EDF ha elaborato le raccomandazioni di cui si è detto, per affrontare il divario retributivo ineguale che colpisce le donne con disabilità. Infatti, se è pur vero che nell’affrontare le disuguaglianze durevoli, la Commissione Europea ha incluso misure per promuovere l’accesso al mercato del lavoro nella sua Strategia sui Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030 e nella Strategia per la Parità di Genere 2020-2025, è vero anche che, sfortunatamente, le donne con disabilità, le loro sfide e le loro prospettive non sono esplicitamente o sufficientemente menzionate nelle misure in questione. Pertanto, per garantire che nessuna donna venga lasciata indietro, l’Unione Europea deve studiare il divario retributivo di genere tra le donne con disabilità rispetto agli uomini con disabilità e alle donne senza disabilità.

Nello specifico, il Forum raccomanda alla Commissione Europea quanto segue:

- Gli obblighi di trasparenza retributiva devono essere applicati a tutti i datori di lavoro, indipendentemente dalle dimensioni dell’organizzazione e dal tipo di impiego.

- La legislazione deve introdurre un approccio intersezionale attraverso misure positive e pratiche di assunzione non discriminatorie.

- L’allineamento degli stipendi nel lavoro a tempo parziale e in quello a tempo pieno.

- Le informazioni sulla trasparenza retributiva devono essere disponibili e accessibili.

- La legislazione deve prevedere sanzioni effettive e proporzionate per le imprese e risarcimenti per le vittime di discriminazione.

- Gli organismi per la parità devono avere accesso ai resoconti salariali ed essere attrezzati per sostenere le denunce di disparità salariali da parte delle donne con disabilità. (Simona Lancioni)

Per ogni ulteriore informazione: Marine Uldry, responsabile dell’Ufficio Diritti Umani dell’EDF (marine.uldry@edf-feph.org).

sabato 24 settembre 2022

Lime e l’Unione Italiana Ciechi insieme per parlare di sicurezza e tutela delle persone con disabilità

Motori Quotidiano del 24/09/2022

ROMA. Due componenti dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma hanno fatto visita al magazzino di Lime situato in zona Tiburtina dove avviene tutta la manutenzione, necessaria per assicurare la garanzia e la sicurezza dei mezzi: dalla sostituzione delle batterie alla diagnosi generale.

Già da tempo l’UICI aveva testimoniato diversi episodi che hanno visto coinvolte persone non vedenti imbattersi in monopattini parcheggiati in sosta vietata, creando situazioni di grave disagio sui marciapiedi.

Nell’incontro Enrico Stefàno, Senior Public Policy Manager per l’Italia di Lime, ha infatti raccontato tutte le novità tecnologiche messe in campo dall’azienda per incentivare un utilizzo corretto dei mezzi, come il Lime Vision, ancora in fase di test: si tratta della prima piattaforma di visione computerizzata sostenuta dall’intelligenza artificiale per rilevare se il monopattino si trova sul marciapiede, riducendo drasticamente la velocità e intimando il conducente a scendere dallo stesso attraverso un segnale audio.

Non solo innovazione: Lime attua diverse azioni di deterrenza al fine di evitare, o quantomeno limitare, l’uso scorretto e posizionamento sbagliato dei mezzi. I monopattini, per esempio, sono costruiti con una pedana più corta per evitare la salita sul veicolo di due persone. Inoltre ai conducenti viene mostrato dove non poter parcheggiare e se al termine del noleggio il mezzo non viene lasciato in un posto adibito, l’utente non può terminare la corsa. Alla seconda infrazione, si riceve una sanzione da Lime sotto forma di detrazione di un importo di 5 euro, mentre alla quarta infrazione l’utente vede cancellato il proprio account non solo per l’Italia ma anche per gli altri Paesi.

Soddisfatti i rappresentanti UICI in visita al magazzino Lime: “Le problematiche legate all’uso dei monopattini sono ormai note e ne abbiamo già ampiamente discusso insieme. L’uso del monopattino che deve ancora essere assimilato da tutti, è uno straordinario strumento di mobilità sostenibile ma come tutte le nuove cose vanno sapute gestire. Vi è sicuramente bisogno di un utilizzo in pieno rispetto delle norme e della cittadinanza. Non si pensa minimamente al prossimo che può avere una problematica nel passare in una strada interrotta da un monopattino o da una bicicletta mal riposta. Pensiamo ad esempio ad una persona con la carrozzina, o a una ipovedente, ma anche ad una guidata da un cane o dal bastone, così come le persone più anziane che hanno queste difficoltà”.

“Roma questo l’ha sempre vissuto con le macchine prima o con oggetti lasciati sulle strade e marciapiedi e ora con i monopattini. Un cittadino rispettoso fa vivere al meglio la città. Ci fa molto piacere l’impegno che state mettendo voi di Lime e l’attenzione che avete rispetto alle esigenze delle persone e l’accelerata della vostra tecnologia per superare le problematiche che danno sicuramente una mano alla nostra categoria. Vi dovrebbe poi essere un’emulazione da parte delle altre aziende di sharing delle buone prassi implementate da Lime”.

Conclude Enrico Stefàno:

“Grazie mille per gli spunti e contributi e per pungolarci sugli aspetti da migliorare, sui quali assicuriamo il massimo impegno in coerenza con la nostra missione di contribuire a una mobilità condivisa, sicura e sostenibile”.

di Francesco Forni