mercoledì 2 dicembre 2020

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sostiene la Fiera online dell’impiego delle persone con disabilità di importanti organismi europei e internazionali, data: 3 dicembre 2020

Con il comunicato n. 177/2020, la Sede Centrale informa che l’Unione ha accolto con piacere l'invito a promuovere la “Online Career Fair for Persons with Disabilities”, che si terrà dalle ore 12.00 alle ore 16.00 del prossimo 3 dicembre, proprio in concomitanza con la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. I promotori della Career Fair sono importanti organismi internazionali e Global Careers, un’agenzia specializzata nell’organizzazione di eventi online per l’incontro di domanda e offerta di lavoro.

I candidati che si iscriveranno alla “Career Fair” avranno l’opportunità di incontrare virtualmente gli addetti alle risorse umane di alcune agenzie delle Nazioni Unite, tra cui l’Alto Commissariato per i Diritti Umani e l’Organizzazione Mondiale per le Migrazioni, e dell’Ufficio Personale delle istituzioni dell’Unione Europea.

L’iscrizione alla “Career Fair” è gratuita e riservata a quanti riconoscano di essere in possesso dei seguenti requisiti:

- Avere almeno 3 anni di esperienza lavorativa (tirocini esclusi);

- Avere una laurea di primo livello;

- Avere buone competenze linguistiche in almeno due lingue, di cui una sia l’inglese;

- Avere una forte motivazione a lavorare in organizzazioni internazionali di diritto pubblico.

Le iscrizioni alla Career Fair sono già aperte e sarà possibile inviare la propria candidatura a parteciparvi fino al 3 dicembre stesso tramite il seguente link:

https://app.brazenconnect.com/a/gcf/e/MbpqK

Requisiti di sistema di accesso alla piattaforma: Windows 8, Internet Explorer 11, JAWS 18 e superiori.

Ulteriori informazioni sull’evento sono disponibili alla pagina: https://www.globalcareersfair.com/campaign/global-careers-for-persons-with-disabilities/

Il vaccino anticovid? Vada in via prioritaria anche alle persone sordocieche

Vita del 02/12/2020

È una delle richieste delle persone sordocieche, che per effetto del distanziamento in questi mesi stanno vivendo un doppio isolamento: quello sensoriale che ogni giorno sperimentano e quello sociale, legato alla rarefazione dei contatti. Perché per chi non vede e non sente, il tatto è vita.

Ben 7 Italiani su 10 sanno che la sordocecità può presentarsi alla nascita (per infezioni in gravidanza, nascita prematura, malattie rare, ecc.) o può arrivare nel corso della vita (a causa di traumi, gravi malattie, ecc.) ma solo 1 Italiano su 3 sa che le persone sordocieche convivono 6 volte su 10 con altre disabilità, come quella cognitiva e motoria, che possono isolarle persino dagli affetti. E appena 1 su 5 sa che una persona sordocieca dalla nascita non ha nessun modo di comunicare con il mondo esterno, se non con il tatto.

Per questo il 2020, con la pandemia e con le regole di distanziamento che essa ha comportato, per le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali è stato un anno particolarmente difficile: all’isolamento sensoriale si è aggiunto quello sociale.

«In occasione di questa Giornata così simbolica, soprattutto quest'anno, voglio esprimere tutta la nostra vicinanza alle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali e alle loro famiglie che si sono viste mancare, da un giorno all'altro, servizi assistenziali fondamentali per poter gestire nel quotidiano situazioni molto complesse»: dice Rossano Bartoli, presidente della Lega del filo d’Oro, alla vigilia della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. «Il 2020 è stato un anno molto duro per tutti, a maggior ragione per le persone con disabilità e le loro famiglie, che già prima della pandemia vivevano una condizione estremamente difficile, relegate ora in un isolamento sociale, oltre che sensoriale. Oggi più che mai le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali hanno bisogno di risposte concrete. Il diritto all'inclusione nella società delle persone con disabilità dovrebbe essere una priorità di tutti, sia attraverso un passo in avanti a livello normativo con la piena attuazione della legge 107/2010, sia con interventi, servizi e ausili atti a garantire condizioni di vita migliori e maggiore livello di partecipazione sociale anche durante una pandemia globale». Ad esempio «il riconoscimento della LIS e della LIS Tattile consentirebbe ad una persona sordocieca di beneficiare di un interprete cui potersi avvalere ad esempio in condizioni di emergenza, come ad un pronto soccorso. Questo sarebbe un sostegno fondamentale per gestire la propria vita, anche in un momento così difficile per tutti».

La mancata piena attuazione della legge 107/2010, che riconosce la sordocecità come una disabilità unica e specifica, e il riconoscimento della LIS e della LIS Tattile, che ancora si fa attendere, escludono di fatto le persone sordocieche dalla vita quotidiana, negando loro il diritto di potersi avvalere, anche in caso di emergenza, del supporto di un interprete all'interno di un ospedale. Fattori che rendono ancora più complessa e piena di ostacoli la vita di queste persone precludendo loro quasi totalmente la possibilità di una dimensione sociale attiva e, di fatto, negando quanto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. Inoltre le persone e i bambini sordociechi e pluriminorati psicosensoriali assistiti dalla Lega del Filo d'Oro, con cui sono stati avviati percorsi i riabilitativi, con il venir meno delle attività dei Centri Diurni e dell'assistenza domiciliare, rischiano di perdere i progressi raggiunti finora.

«Noi persone sordocieche per comunicare con il mondo esterno utilizziamo il tatto e tutti noi, anche quando possiamo vivere da soli, abbiamo bisogno del sostegno di un operatore o di un assistente per compiere alcune azioni di vita quotidiana. Sapere che potremo contare su un vaccino e poter vivere in sicurezza quando richiediamo questi aiuti è una notizia che ci incoraggia e ci fa ben sperare», afferma Francesco Mercurio, Presidente del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d'Oro. «Ora auspichiamo che le persone con disabilità e in particolar modo le persone sordocieche proprio in virtù di questa esigenza anche comunicativa e di inclusione, possano rientrare tra quelle fasce di popolazione fragile, dopo i medici e gli operatori sanitari e sociali, che potranno beneficiare del vaccino. Sarebbe un segno tangibile che, per una volta, non siamo stati dimenticati».

Torino – Covid-19 e disabilità visiva: vi racconto la nostra nuova vita “a ostacoli”

Giornale UICI del 02/12/2020

Riflessioni di Giovanni Laiolo, presidente UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) di Torino per la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità (3 dicembre).

Da un giorno all’altro capisci che il senso del tatto (per te così indispensabile) è diventato un potenziale pericolo. Devi ripensare ogni tuo gesto e stare costantemente in guardia: quando prendi sotto braccio la persona che ti accompagna, quando per strada senti dei passi in avvicinamento o quando, davanti a un negozio, ti imbatti in una coda. Poi c’è quella protezione su naso e bocca, che ti scherma dal virus, ma attutisce le voci e limita la percezione di profumi e odori, facendoti sentire ancora più isolato. Se poi devi andare in ospedale per una visita oculistica, i tempi d’attesa tendono all’infinito. Per chi non vede, quello della pandemia è un momento quanto mai insidioso, carico di ostacoli e fatiche. Come Unione Ciechi stiamo facendo di tutto per non lasciare soli i nostri soci e amici, ma abbiamo bisogno dell’apporto dell’intera società. Sì, questo tempo, pur così drammatico, può essere l’occasione per diventare più attenti verso le persone fragili. E questo è il nostro appello per la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità (3 dicembre).

Trattamenti oculistici sospesi o rinviati

La pandemia ha paralizzato il lavoro di tantissimi reparti e ambulatori oculistici. Le conseguenze, purtroppo, rischiano di essere gravi: senza gli adeguati controlli, infatti, diventa molto più difficile contrastare patologie fortemente invalidanti, come il glaucoma o le retinopatie (che, nei casi più gravi, se non affrontate in tempo, possono portare alla completa perdita della vista). Ci rendiamo conto della situazione estrema e della fortissima pressione cui il sistema sanitario è sottoposto. E tuttavia chiediamo che non vengano dimenticate le esigenze dei pazienti con malattie oculari. Molti di loro hanno bisogno di trattamenti immediati e non possono aspettare. Le liste d’attesa si stanno allungando all’infinito, ma, almeno in certi casi, lasciar passare il tempo significa diminuire enormemente le possibilità di cura.

L’Unione Ciechi ha, tra i suoi compiti statutari, la prevenzione delle malattie degli occhi. Prima che la pandemia ci costringesse a sospendere le attività di questo genere, molte volte (e in diversi periodi dell’anno) abbiamo messo a disposizione dei cittadini, in maniera totalmente gratuita, cliniche oculistiche mobili, organizzando giornate di prevenzione ed eventi di piazza. Anche ora, seppur con strumenti diversi, vogliamo tener fede a questo impegno. Vogliamo che non si spenga l’attenzione sul tema.

Tra code, dehors e nastri colorati (che non vediamo)

Se già prima del Covid-19, in una città grande e complessa come Torino, le persone cieche o ipovedenti avevano difficoltà a muoversi, ora i loro spostamenti sono diventati ancora più difficili. Tantissimi esercizi commerciali hanno trasferito all’esterno la propria attività: sedie, tavolini e dehors sono ovunque. Per non parlare dei clienti in coda. In molti luoghi pubblici (nei supermercati, ad esempio, ma anche negli uffici postali o nelle stazioni) ora ci sono precisi percorsi da seguire, spesso contrassegnati da cartelli o nastri sul pavimento: tutte indicazioni meramente visive, che per un cieco sono del tutto inaccessibili. Anche sui mezzi pubblici ci sono nuove regole. Recentemente l’Unione Ciechi ha lanciato una campagna di sensibilizzazione insieme al Gruppo Torinese Trasporti (Gtt) e all’Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti (Apri). In due brevi video spieghiamo ai cittadini che (nonostante le generali disposizioni anti-Covid) i passeggeri con disabilità visiva possono continuare a usare la porta anteriore per salire sui mezzi. Per questo invitiamo tutti a lasciar libero quel varco, quando è presente un viaggiatore con bastone bianco o cane guida. Sono piccoli gesti d’attenzione, ma possono fare la differenza.

Un distanziamento più difficile

Ci sono anche aspetti a cui in genere non si fa caso. Quando una persona parla con la bocca coperta dalla mascherina, parte dell’emissione sonora viene filtrata. Quindi anche percepire le voci, specialmente in mezzo al traffico urbano, è più difficile. Non solo. Chi vede riesce a mantenere le distanze in maniera istintiva: basta un colpo d’occhio. Per chi non vede è più complicato: bisogna affidarsi ai rumori e farsi un’idea dello spazio attraverso il bastone bianco. Consapevoli di queste oggettive difficoltà, attualmente le persone con disabilità visiva stanno cercando di limitare il più possibile gli spostamenti, proprio per non mettere in pericolo se stessi e gli altri. Ma in certi casi, uscire è indispensabile. Inoltre è importante mantenere un minimo di contatto con l’ambiente esterno, per non perdere l’abitudine alla mobilità autonoma (un’abilità non scontata, ma acquisita con impegno e allenamento). Per questo chiediamo ai cittadini un minimo di attenzione e collaborazione. Non pretendiamo una vicinanza “fisica”, ma in certi casi anche una semplice indicazione data a voce (senza dover ridurre il distanziamento) può essere d’aiuto.

Giovanni Laiolo

Presidente UICI (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) Torino

lunedì 30 novembre 2020

Un’alternativa che rilanci l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità di Marino Bottà

Superando del 30/11/2020

«Dopo la pandemia – secondo Marino Bottà – il sistema del Collocamento Disabili farà fatica a ripartire e non sarà in grado di affrontare le nuove sfide occupazionali. È ora, quindi, di costruire un’alternativa, una strategia, un soggetto in grado di rilanciare la cultura inclusiva e l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Se ci facciamo sentire, troveremo anche chi ci ascolta. E la dimostrazione che è possibile osare sono gli undici emendamenti all’imminente Legge di Bilancio presentati da alcuni deputati, proprio sul tema del lavoro delle persone con disabilità».

Dopo la pandemia il sistema del Collocamento Disabili farà fatica a ripartire e non sarà in grado di affrontare le nuove sfide occupazionali. Alle persone con disabilità disoccupate si aggiungeranno infatti quelle che hanno perso il lavoro per la crisi conseguente al Covid, le quali avranno per legge il diritto di precedenza e saranno in possesso di un curriculum più appetibile per le aziende. Dal canto suo, la classe politica – pressata dai gravi problemi sociali ed economici di questo momento – non avrà la dovuta attenzione verso le persone con disabilità disoccupate e nei confronti delle aziende che hanno perso una quota di disabili assunti prima della crisi causata dal Covid. Quindi le speranze occupazionali di chi attende da anni un posto di lavoro e la riforma del collocamento disabili diventeranno ancora più flebili.

Al silenzio politico e istituzionale si accompagnerà, inoltre, il mutismo dei mass-media e di tutte le parti sociali che dovrebbero sostenere l’occupazione delle persone con disabilità, rilevando al tempo stesso che anche le proteste delle famiglie, delle persone con disabilità stesse e delle aziende si sono assopite. Nessuno sostiene e rivendica i propri diritti e i propri bisogni: le rivendicazioni collettive hanno lasciato spazio a un ribellismo sterile e a un’invettiva narcisistica sui social, creando così un vuoto sociale d’interesse e di partecipazione. Riprova evidente di questo atteggiamento sociale e politico è il declino del Collocamento Disabili pubblico, il calo occupazionale dei disabili, l’assenza di dati statistici e così via. Quindi tutto proseguirà in continuità e coerenza con il motto, non dichiarato, di molti uffici pubblici: «Non fare per non dover cambiare, non cambiate per non dover fare».

Visto pertanto il silenzio complice di tutti, sembra non esservi soluzione. Ma non è così! L’alternativa c’è, ed è quella di ricominciare a costruire dal basso e a non delegare. Rimboccarsi le maniche e colmare i vuoti lasciati in questi vent’anni. In altre parole, bisogna ripartire dalla conoscenza di cosa non ha funzionato nel sistema pubblico di collocamento e dalla consapevolezza di cosa è necessario fare.

La realtà evidenzia una serie di contraddizioni che hanno complicato il processo inclusivo delle persone con disabilità. Il personale degli Uffici Provinciali preposti è scarsamente preparato e aggiornato; infatti nell’anno 2.000 il personale del nuovo Collocamento Mirato fu scelto fra i dipendenti dell’ex Collocamento Obbligatorio del Ministero del Lavoro, personale che non era stato riqualificato e che di conseguenza portò i servizi provinciali verso un’eccessiva burocratizzazione degli uffici.

Anche il successivo turnover ha visto l’impiego di personale non formato adeguatamente cui è mancato pure l’aggiornamento. Pertanto la maggior parte del personale dedicato è privo di un’adeguata preparazione e non è al passo con i cambiamenti avvenuti nel mondo del lavoro e nel mercato del lavoro; a ciò si si aggiunga purtroppo la mancanza di un’adeguata conoscenza delle persone con disabilità. Per queste ragioni è stato vanificato il concetto di collocamento mirato che era alla base della riforma del collocamento obbligatorio.

E ancora, il sistema di collocamento disabili è privo di una gerarchia competente regionale e nazionale. Si sono quindi sviluppati servizi provinciali di tipo “feudale”, dove gli usi e i costumi locali prendono il sopravvento, fino ad operare in contrapposizione alle leggi e alle norme ministeriali. Si tratta infatti di procedure che variano da Regione a Regione e da Provincia a Provincia, all’insegna di un operare senza controlli superiori e senza possibilità di appello per il cittadino con disabilità e per gli imprenditori insoddisfatti.

Del resto, è facile dire che se i disabili non trovano un’ occupazione è per colpa della loro invalidità o per i pregiudizi delle aziende, dal momento che queste ultime vengono da sempre vissute, da parte degli uffici, come una controparte refrattaria a rispettare gli obblighi di legge. Gli uffici stessi, però, le aziende non le conoscono e sono incapaci di cogliere i problemi e le contraddizioni che vivono quotidianamente e che non riescono a controllare, visto l’alto tasso di evasione ed elusione delle norme, ritenuto superiore al 50%.

Gli Uffici Provinciali per il Collocamento, quindi, sono privi di uno spirito di servizio verso le persone con disabilità e le aziende, mentre verso le amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obblighi è diffuso un atteggiamento reverenziale, alla luce delle possibili ripercussioni che implicano eventuali azioni impositive o sanzionatorie nei loro confronti.

Di tutto questo l’opinione pubblica non ha conoscenza e gli uffici interessati preferiscono tenere il sistema nella vischiosa nebbia della disattenzione politica. È anche per questo che non disponiamo ancora di una banca dati nazionale e di un aggiornamento statistico dell’operato del Collocamento Disabili (l’ultimo si rifà ai dati del 2015), né si hanno informazioni sulle risorse economiche disponibili rispetto al Fondo Nazionale Disabili della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) e ai Fondi Regionali.

C’è voluta quindi una sollecitazione dal basso per avere un’Interrogazione Parlamentare, che ha fatto scoprire come gli avviamenti al lavoro siano mediamente pari al 3,4% (circa 20-30.000 persone) dei circa 800.000 iscritti, ovvero una percentuale a dir poco bassa, una delle più basse d’Europa. E ora, come detto inizialmente, la pandemia farà lievitare ulteriormente il numero degli iscritti.

Il mal funzionamento del Collocamento Disabili, unito alla crisi economica e alla pandemia, hanno penalizzato soprattutto le persone con disabilità più deboli, appartenenti alle categorie dei disabili con invalidità superiore al 79%, disabili psichici, intellettivi e malati rari e disabili sensoriali, stimati circa nel 70% (560.000), soltanto il 13 novembre scorso. In quella data, infatti, ad un’Interrogazione Parlamentare urgente del deputato Maurizio Lupi (seduta dell’Assemblea della Camera n. 427), rispetto al Fondo Nazionale della Legge 68/99, la risposta è stata che le domande delle aziende per accedere agli incentivi di cui all’articolo 13 della stessa Legge 68/99 sono state, per il 2019, 1.141 (di cui 259 riferite a persone con disabilità intellettiva e psichica) e per il 2020 1.231 (316 riguardanti persone con disabilità intellettiva e psichica).

Considerato che possono richiedere il contributo al Fondo Nazionale tutte le aziende che assumono persone con disabilità con riduzione della capacità lavorativa superiore al 79%, oppure con riduzione della capacità lavorativa compresa fra il 67% e il 79% o ancora persone con disabilità psichica e intellettiva e una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%, se ne ricava che i disabili con difficoltà di inserimento avviati al lavoro sono circa 1.100 all’anno, pari ad una percentuale dello 0,2%. Quindi un “disabile debole”, ossia una persona con disabilità psichica o intellettiva, che si iscrive alle liste del collocamento pubblico, ha lo 0,2% di possibilità di trovare un lavoro…

A complicare ulteriormente la situazione si aggiunge la questione della perequazione tra i Fondi Regionali (articolo 14 della Legge 68/99). Ci sono infatti macrodifferenze fra le risorse economiche di cui dispone ad esempio la Lombardia, rispetto a molte altre Regioni che non hanno le risorse sufficienti per realizzare qualsiasi politica attiva a favore delle persone con disabilità.

Se poi si aggiunge l’indubbio calo dell’attenzione sociale, facilmente riscontrabile dal numero di articoli apparsi negli ultimi cinque anni sulla stampa nazionale e di proteste e proposte giunte dalle parti sociali, da tutto ciò si deduce che il sistema del Collocamento Disabili pubblico funziona poco, male e in modo discriminatorio (i numeri assoluti lo testimoniano in modo incontestabile).

Ma dov’è l’opinione pubblica? Dove sono i mass media? Dove sono le parti sociali? Spetta a noi sollecitarli! È ora di costruire un’alternativa, una strategia, un soggetto in grado di rilanciare la cultura inclusiva e l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

Se ci facciamo sentire, troveremo anche chi ci ascolta. La dimostrazione che è possibile osare sono gli undici emendamenti all’imminente Legge di Bilancio presentati da alcuni deputati [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.]. Emendamenti che mirano a potenziare il ricorso alle convenzioni con le Cooperative Sociali, previste dal’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/03, all’inserimento nelle Pubbliche Amministrazioni, al collocamento delle persone con disabilità psichica, sensoriale o con malattie rare, al sostegno alle politiche attive per i disabili ecc.

Spetta a noi cogliere, proprio nel pieno delle difficoltà, l’occasione favorevole e l’opportunità, come diceva Albert Einstein. La pandemia ci sta dando il tempo per riflettere, di decidere e di fare. Dobbiamo trovare quindi la creatività e il coraggio per creare un’alternativa.

Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco (marino.botta@alice.it).

domenica 29 novembre 2020

Scienza da toccare al Museo Galileo

Il Quotidiano del Molise del 29/11/2020

Continua l’affascinante cammino della rubrica “Alesia ed i suoi compagni di viaggio” e questa volta ospitano il Dott. Andrea Gori, che di cuore ringraziano.

Il Museo Galileo conserva una delle raccolte di strumenti scientifici più importanti al mondo, in particolare i due cannocchiali originali del grande scienziato, che hanno rivoluzionato la storia e segnato la nascita e lo sviluppo della scienza. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di suscitare interesse e passione nei nostri visitatori per le materie scientifiche; riuscire a coinvolgere ogni tipo di pubblico è una sfida fondamentale, per questo abbiamo progettato un percorso tattile per agevolare l’accessibilità delle collezioni del museo alle persone con minorazione visiva e per stimolare una maggiore sensibilità alla diversità.

Per gli operatori didattici era difficile coinvolgere i ragazzi non vedenti che visitavano il museo insieme ai loro compagni; non riuscivano a spiegare esaustivamente gli strumenti delle nostre collezioni senza farli toccare. I visitatori con problemi visivi venivano involontariamente discriminati perché non gli era permesso di vedere con le mani. La fruizione dei beni culturali è una parte fondamentale per la crescita di ogni persona e la cecità non deve costituire un ostacolo o essere causa di esclusione; tutti, vedenti e disabili della vista, dovrebbero essere in grado di goderne pienamente.

Nel 2006 con la collaborazione dell’Unione Italiana Ciechi e ipovedenti, scegliemmo alcuni strumenti rappresentativi delle nostre collezioni e ne realizzammo alcune copie identiche agli originali da usare durante le visite guidate. L’iniziativa ebbe un enorme successo e ci accorgemmo che i non vedenti riuscivano ad acquisire maggiori informazioni, a capire l’uso degli strumenti e soprattutto si sentivano più integrati nella visita di gruppo. Ma anche i vedenti integrando il senso della vista con l’uso delle mani, spesso poco usato, avevano una fruizione più profonda degli oggetti e riuscivano ad apprezzare caratteristiche che altrimenti sarebbero state completamente trascurate. Un esempio è il notturnale , strumento per determinare l’ora con le stelle, dotato di profonde zigrinature e incisioni rilevabili solo con il tatto, che ne permettevano la regolazione al buio senza usare la vista. Spesso abbiamo sottovalutato il valore conoscitivo del tatto, anzi in alcuni casi lo abbiamo proprio inibito.

Nel corso degli anni sono state costruite molteplici repliche di strumenti scientifici, alcune anche di grandi dimensioni e nel 2016 abbiamo inaugurato il percorso tattile: un luogo per imparare divertendosi che ha come protagonista il tatto, dove vedenti e non vedenti possono sperimentare la forza centrifuga, la discesa di un pallina lungo un piano inclinato ma anche apprezzare la complessità dei modelli celesti e l’utilità di strumenti come l’astrolabio e il notturnale. Lungo il percorso il visitatore non vedente può accedere alle informazioni relative agli strumenti scientifici attraverso didascalie in braillee con caratteri per ipovedenti. Per l’occasione è stata realizzata in collaborazione con la Stamperia Braille della Regione Toscana una guida in Braille e una per ipovedenti in italiano e inglese con spiegazioni e illustrazioni in rilievo di alcune delle opere più importanti del Museo.

Le visite tattili progettate in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, nate per rendere accessibili le collezioni scientifiche del Museo, sono diventate fondamentali anche per tutto il pubblico. Abbiamo tentato di abbattere le barriere percettive e sensoriali che incontrano costantemente i disabili della vista, e abbiamo creato percorsi utilissimi anche per i vedenti, scoprendo l’importanza della dimensione sensoriale tattile. In questo modo il Museo è diventato anche il luogo delle mani, lo spazio del fare dove si impara provando; non più luogo da visitare passivamente, ma palestra di scienza che permette di allenarsi con partecipazione e divertimento manipolando e imparando a usare copie di strumenti.

Il Museo propone durante l’anno attività didattiche per non vedenti ma aperte e fruibili anche ai vedenti per favorire la socializzazione tra i disabili visivi e l’intero pubblico; sono momenti di confronto per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della pari dignità e sulla necessità di abbattere ogni tipo di barriera. Proprio nell’ottica di far diventare i non vedenti attori e non solo comparse nell’organizzazione e fruizione delle esperienze educative del Museo è stato realizzato un laboratorio interattivo dedicato alla figura di Louis Braille, inventore della scrittura che porta il suo nome. Guidati da un operatore non vedente gli studenti hanno l’opportunità di avvicinarsi al codice Braille attraverso esperienze sensoriali e giochi didattici, e di scoprire con il tatto un modo diverso per conoscere la collezione di strumenti scientifici del Museo Galileo. Normalmente è il vedente che fa da guida al cieco all’interno dei musei, al Galileo i ruoli si invertono, è il non vedente che dirige il gruppo alla scoperta dei minuziosi dettagli degli strumenti scientifici che possono essere “visti” solo con le mani e spiega il codice che ha permesso ai ciechi di aver accesso alla cultura e li ha condotti all’uguaglianza e alla piena integrazione; tutti gli anni il Museo Galileo celebrala giornata del Braille, con teatralizzazioni, attività ludico-culturali rivolte ai non vedenti e con mostre sulle tecniche e strumenti per la scrittura Braille, esempi didattici tattili del primo Novecento che documentano l’attività della stamperia di Firenze.

La sezione didattica del Museo Galileo deve molto agli amici non vedenti, perché ci hanno stimolato e spinto a realizzare attività educative multisensoriali per tutti, dove sia il cieco che il vedente imparano la scienza divertendosi; ci hanno insegnato a considerare il tatto come un importante strumento di conoscenza, con il quale si possono reperire moltissime informazioni acquisibili esclusivamente con la sensibilità dei nostri polpastrelli.

Il museo quando accoglie la diversità, considerandola non un problema ma un’opportunità, diventa luogo di scambio e di apprendimento.

Andrea Gori,

Responsabile attività educative, Museo Galileo

“L’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Firenze è lieta ed orgogliosa della pluriennale collaborazione instauratasi con il Museo Galileo in generale e con il Dottor Andrea Gori in particolare, che ha consentito ai disabili visivi di poter accedere ad un patrimonio culturale e scientifico di valore inestimabile. Grazie al Museo Galileo e alle sue continue proposte in tema di percorsi accessibili e tattili, le persone non vedenti hanno potuto godere di un vero e proprio viaggio in una proposta museale inclusiva.

Da molti anni la nostra associazione si è impegnata per promuovere il concetto di accessibilità negli istituti museali della nostra città per poter consentire una cittadinanza attiva ed integrata in ambito culturale. Ebbene, in questo ampio panorama, il Museo Galileo si è contraddistinto per lo spirito di collaborazione e di ascolto necessari per la realizzazione di un numero sempre maggiore di iniziative che hanno visto l’esperienza sensoriale posta come elemento centrale con particolare attenzione anche alla diffusione del Braille come valore aggiunto nelle esposizioni.

L’obiettivo è quello di poter rinnovare anche in futuro questa collaborazione che ha inorgoglito la nostra associazione in tutti questi anni”

Niccolò Zeppi,

Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Firenze

sabato 28 novembre 2020

«Il mio cane guida? È stata una rinascita»

Il Resto del Carlino del 28/11/2020

APECCHIO. «Se me lo avessero detto tre o quattro anni fa non avrei creduto che era possibile fare quello che faccio ora e questo grazie a Quasar, il suo arrivo è stata una rinascita». È la storia di Daniele Carnevali 46 anni, di Apecchio, cieco dall'età di 28 a causa di una malattia congenita (Glaucoma Malformativo Congenito). «Tra di noi - racconta Daniele del suo cane guida Quasar - si è instaurato un legame affettivo che va al di là della necessità e non potrei mai pensare di stare senza Quasar. Ho avuto altri cani da compagnia prima di lui e li ho amati tutti moltissimo, non riesco ad ammettere nessun tipo di maltrattamento verso queste creature meravigliose e verso qualsiasi tipo di animale. L'arrivo di Quasar mi ha dato la possibilità di muovermi autonomamente non solo nella quotidianità del mio paese ma anche al di fuori di esso. A giugno sono stato una settimana a Lecce da un mio amico e con esso un anno fa siamo stati in Svizzera una settimana, fermandoci poi al ritorno a Bergamo per tre giorni, sempre in autonomia». «Riesco tranquillamente a muovermi utilizzando treni e mezzi pubblici da solo, cosa che prima era impensabile- continua il racconto di Daniele- chiaramente Quasar è diventato un altro membro della famiglia, mia moglie e mia figlia si sono innamorate di lui a prima vista e viviamo tutti in simbiosi. Devo dire che è stato subito ben voluto anche dagli abitanti del paese e adesso quando andiamo a fare la spesa passa a fare un saluto a tutti i commercianti sperando di rimediare una coccola e magari anche un bocconcino». Daniele, come è nato l'interesse per il cane? «Dopo 13 anni di cecità nei quali la mia mobilità dipendeva dal bastone bianco o accompagnato da un vedente, ho conosciuto alcune persone che utilizzavano il cane guida per muoversi, incuriosito e spronato da mia moglie ho approfondito l'argomento. Dopo aver contattato la scuola cani guida Lions di Limbiate, ho compilato un modulo da loro inviatomi per la richiesta del cane. Circa due mesi dopo c'è stata la mia prima visita alla scuola, sono stato accolto in una struttura apposita, sono rimasto li per due giorni durante i quali ho avuto un colloquio con uno psicologo e con gli istruttori dei cani per verificare la mia idoneità psico-fisica. Ho avuto anche il piacere di fare una passeggiata di prova con un cane in addestramento accompagnato dall'istruttore. È stata un'esperienza davvero emozionante. Circa 15 giorni dopo è arrivata l'accettazione della mia domanda. Durante l'anno di attesa, ho intrapreso un corso di orientamento e mobilità per l'autonomia personale che è strutturato per l'apprendimento alla mobilità autonoma. Sono stato seguito dalla dottoressa Emanuela Storani, unica figura professionale riconosciuta in questo ambito per la Regione Marche. Dopo circa un anno e mezzo sono stato chiamato dall'istruttore Roberto Ciribelli che mi comunicava che c'era un cane disponibile idoneo per me. Carico di emozioni e tante aspettative sono partito di nuovo per Limbiate dove finalmente ho incontrato il mio amore pelosone Quasar, un bel esemplare di Flat Coated Retriever. Durante la settimana di permanenza presso il centro, io e Quasar abbiamo cominciato a muovere i primi passi insieme, da lì in poi siamo diventati inseparabili». Quali sono le competenze di un cane guida? «Il cane guida è istruito per accompagnare in sicurezza il non vedente, per ottenere questo risultato si impongono al cane 30 comandi in lingua tedesca. Alcune delle competenze sono: girare a destra o a sinistra, trovare le strisce pedonali, trovare le scale, trovare la porta per entrare e uscire da un luogo, camminare evitando gli ostacoli mobili e fissi, trovare un posto dove sedersi, il cestino dei rifiuti ecc. Quando si incontra un non vedente con il cane tenuto per il maniglione significa che il cane sta lavorando, sarebbe opportuno non distrarre il cane in nessun modo se si vuol prestare aiuto è sempre bene rivolgersi verbalmente al non vedente. Ringrazio la scuola Cani Guida di Limbiate e l'associazione Lions di Ancona per avermi donato Quasar, Roberto e Michele per averlo istruito, infine ma non ultima, ringrazio mia moglie che con il suo amore e la sua pazienza mi è stata vicina e mi ha accompagnato in tutte queste avventure».

di Amedeo Pisciolini

venerdì 27 novembre 2020

GLO e approvazione del PEI: cosa succede se c’è discordanza tra docenti e genitori

Orizzontescuola del 27/11/2020

Lo scorso settembre il Ministero dell’Istruzione, ha diffuso una bozza del decreto relativa all’”Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e delle correlate linee guida, nonché modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli alunni con disabilità, ai sensi dell’articolo 7, comma 2-ter del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66". Il fine è quello di assicurare il processo di integrazione degli alunni con disabilità attraverso una partecipazione attiva delle famiglie e degli stessi studenti.

Nella scuola secondaria di secondo grado infatti sarà creato uno specifico spazio dedicato alla descrizione di sé da parte dello studente, attraverso interviste o colloqui. L’intento del ministero è anche quello di adottare un modello PEI unico su tutto il territorio nazionale, diverso solo per ordine e grado di istruzione, soltanto che l’emergenza epidemiologica ha rallentato i tempi di attuazione delle nuove linee guida per l’inclusione degli alunni con disabilità.

Il nuovo modello PEI, unico a livello nazionale: il docente di sostegno non è più solo nella stesura.

Composizione del GLO

In ogni istituzione scolastica vengono costituiti i Gruppi di Lavoro Operativo (GLO) per l’inclusione degli alunni con disabilità e la loro funzione si esplica nella realizzazione di quanto disposto dall’art. 12, comma 5 della legge 104/92: “All’individuazione dell’alunno come persona handicappata ed all’acquisizione della documenta­zione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai fini della formula­zione di un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la col­laborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell’insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione. Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell’alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazio­ne di handicap e le possibilità di recupero, sia le ca­pacità possedute che devono essere sostenute, sol­lecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali della persona handi­cappata”.

La definizione del Profilo Dinamico Funzionale (PDF) (ora chiamato Profilo di Funzionamento) e il Piano Educativo Individualizzato (PEI), rappresentano quindi il punto di partenza del processo di inclusione dell’alunno disabile.

Il GLO è un organo collegiale, ai sensi dell’articolo 37 del DLgs 297/1994; per la sua costituzione e la validità delle deliberazioni adottate si applicano le disposizioni ivi previste.

Il GLO è così composto:

- tutti i docenti della classe (team dei docenti contitolari nella scuola dell’Infanzia o nella scuola Primaria; dal consiglio di classe nella scuola Secondaria di Primo e di Secondo grado);

- genitori dell’alunno o dell’alunna con disabilità;

- figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica, che interagiscono con l’alunno o con l’alunna con disabilità;

- supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare;

- supporto di un rappresentante designato dall’Ente Locale.

La composizione del GLO può essere integrata o modificata anche durante l’anno.

Il decreto legislativo del 13 aprile 2017, n. 66, all’art.7, comma 2, prevede due convocazioni del GLO annuali per la redazione del PEI, prima in versione provvisoria (entro giugno, per alunni e alunne di nuova iscrizione o certificazione) e poi definitiva (entro ottobre) e almeno una verifica periodica, da stabilire secondo le esigenze dei soggetti coinvolti, nel corso dell’anno.

Nel corso di un anno scolastico sono previste, pertanto, le seguenti convocazioni:

- un incontro del GLO all’inizio dell’anno scolastico per l’approvazione del PEI valido per l’anno in corso;

- incontri intermedi di verifica (almeno uno) per «accertare il raggiungimento degli obiettivi e apportare eventuali modifiche ed integrazioni» (comma 2, lettera h). Il numero di questi incontri dipendono dai bisogni emersi, e dalla conseguente necessità di apporre correttivi e integrazioni al testo precedentemente approvato. Gli incontri di verifica possono essere preventivamente calendarizzati, ma anche proposti dai membri del GLO, con richiesta motivata al Dirigente scolastico, per affrontare emergenze o problemi particolari;

- un incontro finale, da tenere entro il mese di giugno, che ha la duplice funzione di verifica conclusiva per l’anno scolastico in corso e di formalizzazione delle proposte di sostegno didattico e di altre risorse per quello successivo. L’approvazione del PEI da parte del GLO

Discordanze tra docenti e genitori per l’approvazione del PEI

In sede di convocazione del GLO per determinare l’approvazione del PEI, può accadere che ci siano delle discordanze tra docenti e genitori, in questi casi bisogna ricordare che il GLO è un organo collegiale, e delibera a maggioranza come in tutti gli organi collegiali anche sul PEI. Per cui nel caso in cui qualcuno dovesse essere contrario al voto della maggioranza, pur non firmando il PEI, dovrà ad ogni modo sottostare a quanto deliberato.

Del resto, la norma stabilisce che la stesura del PEI avvenga in maniera collegiale e sia affidata al Consiglio di classe, agli operatori dell’ASL che hanno in carico l’alunno con disabilità e ai genitori che lo condividono e lo sottoscrivono congiuntamente alle altre figure coinvolte (art. 5 DPR 24 febbraio 1994).

Esamina di profili di dubbia legittimità

Diversa è la condizione nel caso si dovessero verificare dei casi di controversie sull’interpretazione dei contenuti della certificazione dell’alunno. In tale circostanza, il Dirigente scolastico o chi presiede la seduta del GLO, può chiedere al rappresentante dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare della ASL un’interpretazione del contenuto della stessa. Qualora gli elementi emergenti dalla stessa documentazione non chiariscano la motivazione che attribuisca all’alunno le misure di sostegno, il Dirigente scolastico, potrà chiedere chiarimenti al Presidente della Commissione INPS del territorio ove il certificato in questione è stato rilasciato. Soltanto in questa circostanza, sarà sufficiente che un solo componente o partecipante ai lavori del GLO, ravvisi eventuali incongruenze circa il contenuto della certificazione, per poter procedere all’esamina tramite l’ufficio dell’INPS preposto al controllo delle Commissioni di valutazione.

Resta inteso che nella definizione delle misure di sostegno, così come la correlata quantificazione del fabbisogno di risorse professionali per la didattica e l’assistenza, i componenti del GLO sono direttamente responsabili delle decisioni assunte, che comportano oneri di spesa.

di Linda Tramontano