giovedì 22 luglio 2021

Glaucoma, nuovo test genetico 15 volte più efficace

La Stampa del 22/07/2021

Un nuovo studio pubblicato su Jama Ophthalmology mostra l’efficacia di un test genetico che si esegue su un campione di sangue o di saliva per individuare soggetti a rischio di glaucoma.

Più efficace di ben 15 volte rispetto ai test genetici già esistenti nell'identificare soggetti ad alto rischio di glaucoma. È la promessa di un nuovo test genetico le cui caratteristiche sono state analizzate in uno studio appena pubblicato su Jama Ophthalmology e realizzato grazie ad una collaborazione internazionale tra la Flinders University, il QIMR Berghofer Medical Research Institute e altri partner di ricerca in tutto il mondo che lavorano da anni per identificare i fattori di rischio genetici per il glaucoma, patologia che rappresenta la causa principale di cecità in tutto il mondo. In Italia ne soffrono 800mila persone, di cui il 2,5% ha oltre 40 anni di età.

Come si fa diagnosi di glaucoma

Il glaucoma è una malattia asintomatica: il paziente non si accorge di esserne affetto e lamenta sintomi molto vaghi come visione di aloni e urto di oggetti. Proprio per questo è difficile fare una diagnosi precoce. Ma come si fa attualmente una diagnosi? "La diagnosi clinica di glaucoma - spiega Luciano Quaranta, già ordinario di Malattie dell'apparato visivo dell'Università di Pavia e membro del consiglio direttivo della Società Oftalmologia Lombarda - è basata sulla goniosocopia per identificare il glaucoma ad angolo aperto e da chiusura d'angolo e sulla tonometria, cioè la misurazione della pressione intra-oculare".

Altri esami utili sono l'oftalmoscopia, cioè l'osservazione della testa del nervo ottico e la perimetria, cioè la valutazione del danno funzionale della capacità visiva spaziale. "Queste quattro indagini semeiologiche eseguite dall'oculista - prosegue Quaranta - permettono di fare una diagnosi accurata di glaucoma". E la diagnostica high-tech come l'Oct e l'Oct dell'angolo irido-corneale? "Può essere utile - risponde lo specialista - ma non fondamentale e solo complementare per una corretta diagnosi della malattia".

Uno strumento per lo screening

Secondo il principale autore dello studio su Jama, il professor Jamie Craig della Flinders University, questa nuova ricerca evidenzia il potenziale che il nuovo test genetico può avere per lo screening e la gestione del glaucoma. "Attualmente i test genetici non rientrano nella routine della diagnosi e della cura del glaucoma, ma questo test ha il potenziale per cambiare la situazione. Ora abbiamo la possibilità di iniziare a testarlo negli studi clinici", afferma l'oculista Craig che gestisce anche un programma internazionale di ricerca sul glaucoma presso la Flinders University, finanziato dal National Health and Medical Research Council australiano.

I risultati dello studio

Gli ultimi risultati presentati sulla rivista Jama hanno valutato le prestazioni dei test genetici su 2507 pazienti australiani con glaucoma e 411.337 individui con o senza glaucoma nel Regno Unito. Si stima che un australiano su 30 alla fine svilupperà il glaucoma, molti dei quali vengono diagnosticati tardivamente a causa della mancanza di sintomi. Il nuovo test, eseguito su un campione di sangue o saliva, ha il potenziale per identificare individui ad alto rischio prima che si verifichi una perdita irreversibile della vista. I membri del team di ricerca stanno anche lanciando una società spin-out per sviluppare un test accreditato da utilizzare negli studi clinici, con il reclutamento dei pazienti che dovrebbe iniziare nel 2022.

A che punto è la ricerca

Il glaucoma è una malattia in cui sono coinvolti più fattori di rischio. Ma al di là di questo studio, a che punto sono i test genetici per la diagnosi? "Non esiste un singolo biomarker specifico per il glaucoma e la diagnosi implica la valutazione delle caratteristiche cliniche della malattia", chiarisce Quaranta. "Sono stati identificati più di 100 geni correlati all'aumento del rischio di un soggetto di sviluppare glaucoma. La valutazione di un punteggio di rischio poligenico può permettere l'individuazione più precoce della malattia e dare un 'punteggio’ di severità di evoluzione della malattia stessa. Ad oggi però tranne che per il glaucoma congenito (gene CYP1B1), non esistono test genetici in grado di fare una diagnosi della malattia".

L'importanza della diagnosi precoce

Una volta diagnosticato, diverse opzioni di trattamento possono rallentare o arrestare la progressione della perdita della vista del glaucoma. "La diagnosi precoce di questa patologia può portare ad un trattamento salva-vista e le informazioni genetiche possono potenzialmente darci un vantaggio nel fare diagnosi precoci e prendere migliori decisioni terapeutiche", afferma Owen Siggs, specialista presso la Flinders University in South Australia e l'Istituto di ricerca medica Garvan di Sydney.

Concorda pienamente anche il professor Quaranta: "Oggi siamo in grado di fare una diagnosi sempre più precoce della malattia e di gestirla in maniera ottimale mediante trattamenti farmacologici, laser e chirurgici. Essendo però il glaucoma una malattia totalmente asintomatica nelle fasi iniziali, è di estrema importanza che vengano condotte campagne di sensibilizzazione per indurre la popolazione ad eseguire una visita oculistica almeno all'insorgenza della presbiopia che generalmente insorge verso 40/45 anni di età. Purtroppo, il danno causato dal glaucoma è irreversibile e quindi più precoce è la diagnosi e maggiori saranno le possibilità di evitare disabilità visive".

di Irma D’Aria

Riccardo, 10 anni, privo di vista, va in kayak Gareggia con i vedenti e conquista il podio

Messaggero Veneto del 22/07/2021

PORDENONE. Riccardo, originario del Sanvitese, è un bambino di dieci anni non vedente dalla nascita. Nonostante questo limite, dimostra ogni giorno che si può essere come gli altri, più degli altri, spesso anche divertendosi di più. Lui lo può fare grazie alla sezione di Pordenone dell'Unione ciechi e ipovedenti e al Gruppo Kayak canoa Cordenons Asd che hanno messo in piedi un progetto il cui regista è Mauro Baron, tecnico di grande esperienza che non per nulla è stato l'allenatore di Daniele Molmenti, campione olimpico di kayak a Londra 2012. Il piccolo Riccardo sale sui podi con i suoi amici vedenti, perché è con loro che vuole gareggiare e perché la mancanza della vista l'ha trasformata in una opportunità di sviluppo e potenziamento degli altri sensi da suscitare stupore.

Il progetto, racconta Baron, ha mosso i primi passi l'anno scorso, nonostante la pandemia. «Puntavamo a una inclusione vera e propria, facendo gareggiare vedenti e no insieme. Anche grazie a un allenamento al buio, così gli amici si rendono conto che cosa prova Riccardo quando pagaia. Si impara così a condividere la disabilità e le soluzioni che il non vedente trova». Il bambino, infatti, non utilizza le canoe sicure della categoria con disabilità, ma quelle di velocità, molto instabili, per dimostrare che si può.

«La cecità non impedisce di fare le cose, oltre i pregiudizi e i sentito dire». Di norma si pagaia in tandem, non vedente e vedente insieme, come in bicicletta, Riccardo no.

Ha imparato a distinguere i luoghi, grazie a una mappa tattile conosce ogni dettaglio del lago della Burida, dove si trovano il pontile e le boe. In base al calore del sole sulla guancia si orienta, l'istruttore (anche il padre ha accettato di fare il percorso guida), che lo segue a una decina di metri di distanza, lo invita a rallentare o accelerale, a dare due colpi a destra piuttosto che uno a sinistra per mantenersi in linea.

Messa alle spalle l'emergenza Covid, quando l'Italia cominciava a dipingersi di bianco, è partito il progetto. Una lezione in una piscinetta per riconoscere le forme e le dimensioni del kayak, un'altra per riconoscere il territorio grazie all'accompagnatore che lo descrive metro per metro («ha ridisegnato un lago che se lo sovrappone alla mappa di Google è praticamente identico»), quindi la scelta dell'attrezzatura e via, sul lago, con gli allenamenti, almeno due volte alla settimana.

Tanti allentamenti, dunque, tanto divertimento, sino alle prime gare, da un paio di mesi a questa parte, a San Giorgio di Nogaro, dove ha corso con i vedenti in due manifestazioni regionali. «Nella prima gara l'ho richiamato a correggere la direzione un paio di volte. Nella seconda, invece, non c'è stato bisogno di richiamarlo: 200 metri perfetti».

Lui si è divertito tanto, gli altri bambini hanno fatto il tifo per lui. «Speriamo - conclude Mauro Baron - che Riccardo possa essere di esempio e stimolo per altri bambini».

Riccardo dimostra che nulla è impossibile.

di Enri Lisetto

sabato 17 luglio 2021

Siracusa, inaugurata la mappa tattile al teatro Greco

Siracusa News del 17/07/2021

SIRACUSA. Una mappa tattile per abbattere le barriere sensoriali e consentire a una fetta sempre più ampia di persone, in questo caso i non vedenti e gli ipovedenti, di godere di un monumento che rappresenta Siracusa nel mondo. È stata inaugurata stamattina in prossimità dell’ingresso del teatro grazie a un’iniziativa congiunta che ha visto fianco a fianco l’associazione “Amici dell’Inda”, presieduta da Pucci Piccione, e l’associazione “Sicilia Turismo per Tutti” della presidente Bernadette Lo Bianco.

La mappa è stata realizzata dalla Stamperia regionale Braille di Catania. Gli “Amici dell’Inda” ne hanno fatto dono al Comune che, attraverso il Parco archeologico, si è occupato della sua collocazione. Alla cerimonia stamattina, oltre a Piccione e Lo Bianco, c’erano il sindaco, Francesco Italia, il diretto del Parco, Carlo Staffile, l’assessore all’Inclusione del Comune, Rita Gentile, il presidente dell’Unione italiana ciechi di Siracusa, Carmelo Fangano, e il presidente del Movimento apostolico ciechi di Siracusa, Antonio Amore.

In una fase di ripartenza del turismo e della cultura, le associazioni “Amici dell’Inda” e “Sicilia Turismo per Tutti” si pongono ancora una volta in prima linea per fare di Siracusa un esempio di destinazione di eccellenza nel segno dell’accessibilità.

“Questa mappa – ha detto la presidente Lo Bianco – rappresenta un altro segnale importante per l’abbattimento delle barriere sensoriali che, come associazione, perseguiamo con impegno. Il turismo di qualità è accessibile, sostenibile e responsabile e deve consentire la fruizione degli spazi a tutte le persone, indipendentemente dalle esigenze di ciascuno. Obiettivo perseguito anche dall’associazione Amici dell’Inda e condivisa dal Comune che, ancora una volta, hanno dimostrato sensibilità alle tematiche dell’inclusione”.

Per il sindaco Italia “siamo di fronte a un altro gesto di grande civiltà, che si aggiunge alle altre mappe tattili già installate presso i principali siti di interesse turistico-culturale di Siracusa. Un impegno che unisce istituzioni, associazioni di categoria e comunità cittadina per raggiungere un unico obiettivo”.

“L’arte in tutte le sue manifestazioni – ha aggiunto il presidente Piccione – è un linguaggio e quindi una forma di comunicazione. Come atto comunicativo deve essere accessibile e fruibile e la fruizione dei beni culturali è una parte importante della formazione culturale di ogni individuo. La disabilità, temporanea o permanente, non dovrebbe costituire un ostacolo o essere motivo di esclusione per nessuno”.

venerdì 16 luglio 2021

Degenerazione maculare legata all’età, fondamentali una diagnosi accurata e un percorso terapeutico ad hoc

Osservatorio Malattie Rare del 16/07/2021

MILANO. Come si esegue una diagnosi di degenerazione maculare legata all’età? Qual è il paziente a rischio di tale malattia? Quali sono le possibilità di trattamento? Queste in estrema sintesi le domande a cui sono stati chiamati a rispondere alcuni tra i più autorevoli specialisti in oftalmologia, nel corso del webinar tenutosi di recente all’interno del percorso formativo di Floretina 2021 dal titolo “Neovascular AMD in real life”, presieduto dal Professor Edoardo Midena, Professore di Malattie dell’Apparato Visivo e Direttore della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia dell’Università degli Studi di Padova, e dal Professor Stanislao Rizzo, Direttore dell'U.O.C. di Oculistica presso il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma, organizzato con il contributo non condizionato di Bayer.

La degenerazione maculare legata all’età (AMD - Age-related Macular Degeneration) è una malattia di grande rilevanza sociosanitaria ed è la prima causa di grave ipovisione centrale nei Paesi industrializzati, nei soggetti di età superiore ai 65 anni. In Italia si registrano ogni anno cinquantamila nuovi casi. I pazienti affetti dalla forma neovascolare (essudativa-umida) della maculopatia devono essere sottoposti a terapie farmacologiche somministrate mediante iniezioni intravitreali (farmaci anti-VEGF), trattamento che permette non solo di prevenire l’ulteriore perdita della vista ma, in molti casi, di recuperare l’acuità visiva perduta soprattutto quando si riesce a intervenire in tempo.

Una visita oculistica, tuttavia, non è sempre sufficiente per formulare una valutazione corretta. Per confermare la diagnosi e inquadrare la malattia sono, infatti, necessari alcuni esami strumentali, come la tomografia a coerenza ottica (OCT), moderna tecnica che ha permesso di analizzare le strutture retiniche con dettaglio e risoluzione sempre crescente.

“Il semplice OCT (OCT strutturale), però, non permette uno studio del microcircolo retinico, garantito invece dalle tecniche angiografiche (angiografia con fluoresceina - FA) con colorante e ora dalla nuova metodica diagnostica rappresentata dall’OCT-angiografia (OCTA) che, grazie ad un’innovativa tecnica di imaging, aumenta le già notevoli possibilità diagnostiche dell’OCT e fornisce informazioni anche sulla rete vascolare, basandosi sull’analisi dei cambiamenti di segnale durante ripetute scansioni retiniche”, dichiara il Professor Edoardo Midena.

La scelta dell’esame spetta, pertanto, allo specialista che deciderà, in base al quadro clinico riscontrato e alle necessità terapeutiche, di eseguire un singolo esame (ad esempio solo OCT o FA) oppure una combinazione di più esami (ad esempio OCT + FA). Le tecniche diagnostiche sono, dunque, fondamentali per avere un quadro clinico preciso e, di conseguenza, poter formulare un percorso terapeutico efficace. Dagli esami strumentali, infatti, possono emergere alterazioni che possono predire una gestione più difficoltosa della lesione in termini di acuità visiva, come la presenza di fluido intraretinico rispetto al fluido sotto-retinico.

“Partendo dall’assunto che i farmaci anti-VEGF, entrati ormai nella pratica clinica da circa 20 anni, sono efficaci e rappresentano il gold strandard per il trattamento dell’AMD - continua il Professor Midena - nel tempo abbiamo verificato che l’efficacia assoluta è correlata al numero delle iniezioni intra-vitreali effettuate nel corso dell’anno e l’efficienza di questo trattamento è legato sicuramente alle caratteristiche del regime di trattamento che noi scegliamo”.

Esistono due grandi categorie di schemi di trattamento, quello proattivo e quello reattivo. Quest’ultimo, detto anche PRN (Pro-Re-Nata), si basa sull’attività della neo-vascolarizzazione e necessita di un monitoraggio regolare, preferibilmente mensile. Per questo motivo risulta difficilmente applicabile nella pratica clinica. Nonostante abbia ampiamente dimostrato la propria efficacia, infatti, ha come conseguenza un sotto-trattamento dei pazienti se le visite di monitoraggio non vengono effettuate con regolarità.

Tra i trattamenti proattivi si ricordano quello “fisso” e il Treat & Extend (T&E), che hanno come caratteristica principale quella di trattare i pazienti indipendentemente dall’attività della neo-vascolarizzazione. Il trattamento fisso mensile permette di avere un ottimo guadagno funzionale, con il rischio di un sovra-trattamento e la conseguente impossibilità di utilizzarlo nella pratica clinica a causa di un burden eccessivo per i pazienti e per i caregiver. Alla luce di ciò, per poter portare avanti questa strategia terapeutica è stata proposta una riduzione del numero delle iniezioni. Il T&E, a differenza dello schema “fisso”, può adattare l’intervallo del trattamento in base alle caratteristiche della risposta funzionale e anatomica della neovascolarizzazione.

“Il T&E - afferma il Professor Midena - permette di individuare qual è la strategia e l’intervallo di trattamento giusto per ogni singolo paziente. Si basa su tre iniezioni consecutive. Successivamente, a seconda delle caratteristiche dell’attività della neo-vascolarizzazione, si può modificare l’intervallo di trattamento tra un’iniezione e l’altra: se la lesione presenta o meno segni di essudazione abbiamo la possibilità di estendere o accorciare l’intervallo tra le procedure. Queste strategie terapeutiche sono state applicate su tutti i farmaci anti-VEGF presenti sul mercato. Abbiamo visto, tuttavia, che i risultati possono essere differenti. Un buon guadagno di acuità visiva si è ottenuto, ad esempio, con aflibercept, con una media di 10,4 iniezioni in 24 mesi”.

Si è osservato, dunque, che il regime di trattamento ideale ha le caratteristiche di massimizzare e di mantenere l’acuità visiva in tutti i pazienti, individuare l’intervallo specifico tra i trattamenti e considerare le caratteristiche molecolari, farmacocinetiche e farmacodinamiche del farmaco che si sta utilizzando, sia quando si sceglie il trattamento pro-reattivo, che quello reattivo.

“Questi trattamenti, supportati dall’evidenza clinica, richiedono, tuttavia un’organizzazione ad hoc”, conclude il Professor Midena. “Nel caso specifico, il T&E ci permette di ridurre il numero di iniezioni, limitando quello delle visite (esigenza particolarmente sentita in questo periodo di pandemia), con il beneficio di ottenere un aumento dell’acuità visiva. Ma per poter portare avanti questa strategia terapeutica vi è la necessità di un’organizzazione ben strutturata del Centro specialistico di riferimento, con la possibilità di valutare l’attività della neo-vascolarizzazione, praticare l’iniezione intra-vitreale e programmare il trattamento successivo in base ai risultati, possibilmente in un’unica giornata. Questo facilita la programmazione del percorso terapeutico, adeguandolo anche alle esigenze del paziente”.

Questo obiettivo si potrebbe raggiungere più facilmente attraverso la creazione di Unità dedicate alla gestione della patologia maculare all’interno delle strutture ospedaliere dove il paziente maculopatico viene preso in carico, potendo effettuare tutto ciò di cui ha bisogno nell’arco di una sola giornata: dalla visita oculistica, alla diagnosi strumentale, all’erogazione della procedura iniettiva.

giovedì 15 luglio 2021

Malattie retina, al Gemelli terapia genica per prima paziente adulta

Fortune Italia del 15/07/2021

Ha poco più di 40 anni la prima paziente adulta che ha ricevuto al Policlinico Gemelli Irccs di Roma la prima terapia genica approvata e rimborsata in Italia per una rara forma di malattia ereditaria della retina.

“In Italia sono già stati trattati con Voretigene naparvovec diversi bambini affetti da distrofia retinica ereditaria causata da mutazione bialleliche del gene denominato RPE65. Tuttavia è la prima volta che la terapia viene somministrata a una paziente adulta, una giovane signora di quarant’anni con malattia a uno stadio piuttosto avanzato e bilaterlamente ipovedente”, ha spiegato Stanislao Rizzo, ordinario di Oftalmologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, e direttore Uoc di Oculistica Fondazione Policlinico Gemelli.

“Questo trattamento, attraverso un vettore virale inattivato, fornisce una copia funzionante del gene RPE65 che, attraverso un’unica somministrazione per singolo occhio, veicola l’informazione corretta nelle cellule retiniche malate, migliorando la capacità visiva di chi riceve la cura”.

Le malattie ereditarie della retina sono un gruppo di patologie rare geneticamente determinate che comportano una progressiva degenerazione dei fotorecettori della retina (coni e bastoncelli), con grave riduzione della capacità visiva nel corso degli anni. Le persone nate con mutazione in entrambe le coppie del gene RPE65 possono andare incontro a una perdita quasi totale della vista che può manifestarsi sin dalla tenera età e poi in qualunque fase della vita, con la maggior parte dei pazienti che arriva fino alla cecità totale. Si tratta pertanto di una malattia progressiva, che è responsabile di gravissima invalidità, sia sul piano della formazione scolastica che dell’inserimento nel mondo del lavoro.

“La paziente presentava le giuste caratteristiche anatomiche e funzionali in termini di residuo visivo per ricevere il trattamento e permettere di predire un buon risultato clinico – ha aggiunto Rizzo – A un solo mese dalla somministrazione sottoretinica della terapia, abbiamo già potuto riscontrare dei miglioramenti significativi rispetto al pre-operatorio. Attraverso i test Fst, che sono delle stimolazioni elettriche della retina, siamo infatti in grado di ricevere una risposta oggettiva ed evidente sulla funzionalità dei fotorecettori”.

“Molti aspetti della qualità della vita come il grado di autonomia, il benessere psicologico e la sfera delle relazioni con gli altri sono fortemente determinati dalla progressione della patologia – ha sottolineato Assia Andrao, Presidente Retina Italia Onlus – Questa terapia ha il potenziale di ridurre il notevolissimo onere fisico, emotivo ed economico che questa malattia ha sui pazienti e sulle loro famiglie e può davvero determinare un miglioramento sensibile sia della loro quotidianità che delle prospettive di vita”.

“Siamo particolarmente entusiasti che il nostro Centro possa scrivere questa nuova pagina della medicina – ha concluso Rizzo – Fino a oggi non avevamo terapie per il trattamento delle distrofie retiniche ereditarie, mentre attualmente non solo abbiamo in programma di intervenire sul secondo occhio della paziente appena trattata, ma due fratellini di tre e nove anni sono già stati candidati a ricevere la terapia dopo l’estate”.

mercoledì 14 luglio 2021

Ti presento Colombo al Galata Museo

Liguria Notizie del 14/07/2021

GENOVA. Da mercoledì 14 luglio al Galata Museo del Mare sarà presente una novità: la traduzione tattile del ritratto di Cristoforo Colombo allestita presso la sala al piano terra del Museo e dedicata interamente al grande navigatore.

Il progetto è stato sviluppato dall’Associazione Promotori Musei del Mare, che da 25 anni è al fianco dell’Istituzione Mu.MA e del Galata Museo del Mare nell’organizzare, promuovere e sostenere iniziative per la valorizzazione del patrimonio marittimo, ed è stato realizzato grazie al contributo di Donatella Basso e Federico Trianni – Fideuram Private Banker.

La traduzione tattile sarà uno strumento importante per le persone non vedenti e ipovedenti, che grazie a questo progetto potranno conoscere i lineamenti del volto di Colombo, ma rivolto a tutti i visitatori: per analizzare l’opera da un punto di vista inedito e approfondire dettagli e particolarità che arricchiscono la fruizione.

Il Mu.MA Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni, grazie al fondamentale supporto dell’Associazione Promotori Musei del Mare, è da tempo impegnato sui temi dell’accessibilità e della fruizione dei propri contenuti culturali da parte di pubblici diversi: temi sottolineati anche da ICOM – International Council of Museums, di cui l’Istituzione Mu.MA è Socio Istituzionale.

Proprio nel 2020, anno in cui è stato ideato il progetto, la Giornata Internazionale dei Musei – International Museum Day di ICOM era dedicata a “Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione”.

“Il Galata Museo del Mare si dota di uno strumento innovativo dedicato in primis alle persone non vedenti e ipovedenti, ma fruibile anche da tutti gli altri visitatori. Si tratta della traduzione tattile del ritratto di Cristoforo Colombo, grazie alla quale sarà possibile conoscere i lineamenti del volto del grande navigatore – spiega l’assessore alle Politiche culturali del Comune di Genova Barbara Grosso – Ringrazio lo studio ARCHH Associati per questo progetto, che conferma l’attenzione del Comune di Genova all’accessibilità delle strutture e alla fruibilità del patrimonio culturale”.

“È un grande segnale di cultura accessibile a tutti, di cultura senza barriere – commenta l’Assessore regionale Ilaria Cavo.

Aver scelto il ritratto di Cristoforo Colombo per questa traduzione tattile significa far passare il messaggio che sapere attuare una cultura che include significa sapere guardare lontano, avere visione, e oggi è di questo che abbiamo bisogno.

Da assessore alla cultura e alle politiche sociali ringrazio il Mu.MA e tutti coloro che hanno reso possibile questa innovazione, importante anche in vista del musei delle Migrazioni. Come Regione sosterremo sempre esempi come questi ma soprattutto continueremo ad applicare il principio, attuato nei bando del Fondo sociale europeo, della cultura come fattore di inclusione sociale”.

“Un museo inclusivo aperto a tutti, commenta la Presidente del Mu.MA Nicoletta Viziano, è il leitmotiv che dal 2004 caratterizza il Galata Museo del Mare e tutti i musei del Mu.MA.

L’attenzione dell’Istituzione che rappresento è da sempre concentrata sul proporre un’offerta culturale a 360° gradi: famiglie con bambini, adulti, scuole, associazioni, istituzioni e categorie fragili sono al centro del nostro programma culturale.

La novità che presentiamo oggi, arricchisce l’offerta del più grande museo marittimo del Mediterraneo con particolare riferimento alle persone con disabilità visiva.

A loro è già dedicata la mappa a rilievo tattile e con scritte in alfabeto braille – posizionata sulla terrazza Mirador al 4°piano del Museo vicino alla vetrata che si affaccia sulla Darsena – per scoprire il Porto e il panorama del Centro Storico”.

“Come Associazione Promotori, siamo orgogliosi di aver sviluppato e realizzato questo progetto che permetterà a tutti i visitatori di conoscere la fisionomia del nostro celebre esploratore – commenta Mauro Iguera, Presidente Associazione Promotori Musei del Mare – il 2021 è un anno particolarmente importante per noi: l’anniversario dei 25 anni della fondazione dell’Associazione.

Anche in questa occasione, siamo felici di aver portato il nostro contributo, come sempre al fianco dell’Istituzione Mu.MA e del Galata Museo del Mare: il supporto degli associati è prezioso e, negli anni, con il loro contributo abbiamo avuto la possibilità di sviluppare moltissimi progetti che si possono apprezzare all’interno del museo.”

“Ti presento Colombo è un progetto basato sull’ascolto e il dialogo, rivolto all’inclusività – commenta Anna Dentoni, Segretario Generale Associazione Promotori Musei del Mare – per impostarlo abbiamo svolto due focus group con il direttore del Mu.MA, le guide di dialogo nel buio e la responsabile dell’accessibilità del Galata.

Ci siamo quindi rivolti allo studio ARCHH Associati che, grazie alla collaborazione con lo scultore digitale Simone Rasetti, ha prodotto la traduzione tattile.

Il processo è stato messo a punto dopo i fondamentali riscontri con le guide ipovedenti e non vedenti del museo, che hanno permesso di verificare la validità del lavoro di traduzione e poi di individuare la scala corretta per poter percepire al meglio tutti i dettagli dell’opera.

Noi siamo davvero soddisfatti del risultato ottenuto e ringraziamo Donatella Basso e Federico Trianni per aver accettato questa sfida e averci dato le risorse per portarlo a compimento.”

All’interno del Museo, le già presenti dotazioni di mappe tattili, audioguide, induzione magnetica, visite virtuali e riproduzioni 3D, vengono così integrate con la traduzione tattile del ritratto di Cristoforo Colombo.

Il progetto è stato realizzato dallo studio ARCHH Associati – Genova, con la consulenza delle guide specializzate nella fruizione di visitatori non vendenti e ipovedenti della Cooperativa Solidarietà e Lavoro: dopo una fase di modellazione 3D, in cui i lineamenti del viso sono stati elaborati partendo dal quadro, scelto poi il materiale più idoneo per la resa, il modello è stato realizzato con la tecnica della Stampa 3D.

Le guide specializzate hanno testato alcuni campioni per verificarne la leggibilità e il risultato è stato poi ottimizzato sulla base delle osservazioni emerse in questo dialogo, anche per perfezionare in fase di finitura diverse texture che contribuiscono a far percepire al tatto gli elementi più rappresentativi del quadro e per la scelta del posizionamento.

La riproduzione è stata poi montata sul supporto più idoneo e installata a lato del quadro, con didascalia in Braille.

A livello nazionale, la traduzione tattile del ritratto di Colombo è stata segnalata tra le iniziative della IX edizione della Biennale #Arteinsieme – cultura e culture senza barriere”, promossa dal Museo Tattile Statale Omero – TACTUS Centro per le Arti Contemporanee, la Multisensorialità e l’Intercultura, in collaborazione con la Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali – Servizio I – Centro per i Servizi Educativi (Sed), e con Direzione Generale Creatività Contemporanea e la Direzione Generale Musei – Servizio II – Sistema Museale Nazionale del Ministero della Cultura.

In occasione della Biennale, tutti i Musei e i Luoghi della cultura nazionali sono stati invitati a realizzare nel periodo Luglio – Dicembre 2021 iniziative accessibili e inclusive finalizzate a favorire la più ampia partecipazione delle persone con disabilità e provenienti da culture altre.

Arteinsieme 2021 – Cultura e culture senza barriere

IL QUADRO

Il ritratto attribuito a Ridolfo, figlio di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio (1483 – 1561) costituisce l’immagine che con il tempo si è affermata come il “volto” del Navigatore”.

Il dipinto fu reperito a metà dell’800 sul mercato antiquario di Firenze dall’artista genovese Giambattista Cevasco, che ipotizzò si trattasse del ritratto del navigatore per le analogie con ritrattistica colombiana e per le lettere “VS” riportate nel quadro in alto a sinistra, verosimilmente parte di una originale didascalia presente in buona parte dei ritratti.

LA SALA DEDICATA A CRISTOFORO COLOMBO

Nella sala a lui dedicata i curatori del Museo hanno deciso di provare a rispondere alle domande maggiormente ricorrenti: con che navi navigava? quali strumenti e tecniche utilizzava? quanti viaggi ha fatto? qual era la sua concezione del mondo?

Ed ancora: qual era l’aspetto del Navigatore? E, infine, era davvero genovese?

Il video collocato a lato del dipinto attribuito al Ghirlandaio aiuta a comprendere meglio la sterminata iconografia di Colombo, ma ne denuncia anche i limiti artistici e formali.

A paragone degli altri ritratti, quello esposto al Galata emerge come un dipinto d’autore e giustifica come mai, negli anni, nell’immaginario collettivo questo sia il suo volto.

L’immagine è di grande qualità e il confronto con le altre opere di Ridolfo Bigordi stabilisce interessanti somiglianze, alla ricerca di quella prova decisiva che ancora non c’è.

A completare l’allestimento dedicato al Grande Navigatore, una selezione dei documenti “genovesi” di Colombo.

Sulle orme del lavoro di Paolo Emilio Taviani – a cui è dedicata la sala – e di Aldo Agosto, lo staff scientifico del Museo ha selezionato alcune lettere originali, come quelle indirizzate a Oderico e al Banco di San Giorgio, custodite in teche che si illuminano al passaggio del visitatore per evitare che prendano inutilmente luce.

Altre, invece, custodite negli archivi di stato di Genova, di Savona e alla Biblioteca Apostolica Vaticana, sono presenti virtualmente.

In un grande monitor, il visitatore può selezionare il documento, la lingua in cui vuole vedere la traduzione e poi ascoltarne il testo in lingua originale: il latino medievale dei notai genovesi, l’italiano arcaico e lo spagnolo del ‘500, la lingua in cui si esprimeva Cristoforo Colombo.

A lato del video si trova la firma autografa in rilievo di Colombo.

La sua è una firma molto particolare che secondo alcune interpretazioni degli storici dimostra la sua profonda fede e sembrerebbe che egli abbia voluto attribuire un preciso significato simbolico e profetico alla sua firma: Xpo FERENS – in grecolatino Cristoforo – significa “colui che porta a Dio”.

Le lettere X, M, Y rappresentano le iniziali delle tre religioni monoteiste (Cristiani, Musulmani ed Ebrei), mentre le lettere S disposte a triangolo come il triangolo rappresentato dalla A, indicano la Trinità.

Prima di proseguire il viaggio per mare alla scoperta della Galea genovese, il visitatore con il proprio smartphone o tablet, può fotografare il QR Code di suo interesse per crearsi una guida su misura e una volta tornato a casa, scaricare immagini e testi.

L’applicazione consente di navigare su pagine web dedicate o leggere ed ascoltare le didascalie e i commenti.

ll Galata Museo del Mare è aperto tutti i giorni: durante i giorni feriali l’orario di apertura è dalle 11 alle 19, durante il week-end e nei giorni festivi l’orario di apertura sarà: dalle 10 alle 19. Tutti i giorni l’ultimo ingresso è alle ore 18. Per info e prenotazioni www.galatamuseodelmare.it

PROMOTORI MUSEI DEL MARE – da 25 anni Sostenitori della Cultura del Mare

L’Associazione Promotori Musei del Mare è una Onlus nata nel 1996 per promuovere i valori della marineria, che riunisce oltre 70 aziende e imprese appartenenti al mondo dello Shipping genovese con un respiro internazionale, con un modello associazionistico che si ispira alle Fondazioni Culturali no-profit di tradizione anglosassone.

L’Associazione sostiene il patrimonio pubblico rappresentato dal Mu.MA Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni, che comprende Galata Museo del Mare, Complesso Monumentale della Lanterna di Genova, Commenda di San Giovanni di Pré e Museo Navale di Pegli.

Numerose sono le iniziative organizzate, promosse e sostenute in questi anni:

- l’Associazione contribuisce al progetto dell’apertura e allo sviluppo del Galata Museo del Mare, che diventa il più grande museo marittimo del Mediterraneo, con allestimenti museali (tra cui, in particolare, la Sala degli Armatori, la sala dedicata a Beppe Croce, il Mirador), creando percorsi coinvolgenti e narrativi per raccontare le radici della marineria genovese e lavorando perché la memoria storica diventi ispirazione per le nuove generazioni, promuovendo anche tecnologie innovative applicate alla fruizione museale (come nella sala dei Globi dedicata a Jack Clerici e recentemente nella realizzazione di tour virtuali 3D di alcune sale del museo).

L’Associazione organizza e ospita inoltre mostre d’arte sul tema del mare all’interno della Saletta dell’Arte. E ancora, conferenze, incontri, pubblicazioni, eventi e iniziative speciali, come l’impresa complessa e straordinaria di trasporto ed entrata in darsena del sommergibile Nazario Sauro, resa possibile attraverso la rete degli Associati.

Per approfondimenti: www.promotorimuseimare.org

sabato 10 luglio 2021

I ciechi pronti a fare causa al Comune per i monopattini

CronacaQui del 10/07/2021

TORINO. Dopo appelli e audizioni a cui non sono seguite risposte, i ciechi di Torino passano alle vie legali. Il fenomeno del noleggio dei monopattini da anni crea situazioni di pericolo per i non vedenti: capita sempre più spesso che qualcuno inciampi o cada a causa di veicoli parcheggiati dove non bisognerebbe lasciarli. E visto che gli incontri a Palazzo di città non sono serviti, la sezione di Torino dell’Unione italiana ciechi si è rivolta allo studio legale Ambrosio e Commodo per perseguire due obiettivi: ottenere di partecipare al tavolo della mobilità sostenibile e attivarsi in maniera immediata, con cause giudiziarie, ogni qualvolta un cieco inciamperà su un monopattino.

«La situazione è disastrosa – spiega Giovanni Laiolo, presidente dell’Unione ciechi di Torino – troviamo sui marciapiedi e sulle strisce pedonali monopattini e cadiamo. Una signora recentemente ha rotto il bastone contro uno di questi mezzi. La cosa grave è che molti di noi, e siamo un migliaio tra città e provincia, non escono più di casa: sapendo che le nostre vie non sono sicure, preferiscono evitare di camminare. Si tratta di una grave lesione della nostra autonomia, di un passo indietro nel tempo». «Ci siamo rivolti a uno studio legale – prosegue – perché ci hanno ricevuti, ascoltati, ma come si fa in politichese: nessuno ha intrapreso soluzioni concrete dopo i nostri incontri».

«Il car sharing dei monopattini sta creando molti problemi – spiega l’avvocato Stefano Commodo – si parla di politiche di miglioramento della qualità dell’aria, e nessuno discute il proposito, ma se la modalità è creare un ambiente invivibile per i cittadini e per chi è fragile allora non si è fatto un buon lavoro. Il quadro normativo su noleggio e monopattini è molto frastagliato e dibattuto. Il Comune nella prospettiva di creare rapporti con nuovi gestori ha comunicato la volontà di costituire un tavolo di lavoro. L’Unione italiana ciechi ci ha chiesto di fare una nota con cui affermiamo la volontà di parteciparvi: l’abbiamo mandata tempo fa ma nessuno ci ha risposto». «Da oggi in poi – annuncia l’avvocato Renato Ambrosio – interverremmo ogni volta che un non vedente inciamperà su un monopattino. Chiameremo subito i vigili, affinché registrino il fatto. E ci recheremo in ospedale, per avere un referto. Con questi atti in mano agiremo a livello giudiziario, senza escludere alcuna via. Chiederemo i danni a chi ha più solvibilità». E il Comune sarà il primo della lista.

di Elisa Sola