giovedì 6 maggio 2021

Blocnotes mese di maggio 2021

Scaricabile al seguente link il numero di maggio del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES MAGGIO 2021 (formato .doc)

Verso le Olimpiadi Invernali 2026 per promuovere accessibilità e inclusione

Lucemagazine del 06/05/2021

Promuovere lo sport fra le persone non vedenti e ipovedenti, sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della disabilità visiva, migliorare l’accessibilità di spazi e servizi. Sono alcuni degli obiettivi contenuti nel protocollo di intesa fra Fondazione Milano Cortina 2026 e Istituto dei Ciechi di Milano, firmato in questi giorni in preparazione del grande appuntamento delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali del 2026. Diventa dunque ufficiale il coinvolgimento del nostro Ente nel percorso di pianificazione di iniziative finalizzate alla promozione dei valori olimpici e paralimpici sul territorio nazionale.

Dopo l’esperienza di EXPO 2015 - dove l’Istituto ha presenziato al Padiglione Italia con l’esperienza di “Mercato al buio” condotta da accompagnatori non vedenti - l’Ente di via Vivaio è pronto a mettersi a disposizione di un altro grande evento internazionale, con l’obiettivo di portare all’attenzione del grande pubblico i valori legati allo sport e alla solidarietà, con particolare riferimento alle persone con disabilità visiva.

Nel corso della sua storia, l’Istituto milanese ha sempre incentivato lo sport fra i suoi allievi non vedenti. Sin dai tempi del convitto l’attività motoria era una materia importante fra quelle che componevano il percorso formativo dei giovani ciechi. In anni più recenti, con la diffusione dello sport nella società e l’affermarsi del movimento paralimpico, l’attività sportiva è diventata sempre di più un elemento fondamentale di quel cammino verso l’autonomia e l’integrazione condotto dai ciechi.

Per questo motivo, l’Istituto sostiene le attività del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti di Milano, che da oltre quarant’anni opera per promuovere le discipline sportive praticabili dalle persone con disabilità visiva. Tiro con l’arco, baseball, sci alpino, nuoto, vela, tennis, arrampicata, showdown: sono solo alcune delle attività portate avanti dai soci del gruppo, che rendono l’idea di quanto entusiasmo e voglia di mettersi in gioco circolino in questo ambiente.

Nelle fila dei soci del GSD non vedenti sono cresciuti campioni come Silvia Parente medaglia d’oro di sci alpino alle Paralimpiadi invernali di Torino 2006, Graziana Saccocci, oro nel canottaggio a Pechino 2008, Martina Rabbolini, laureatasi campionessa italiana di nuoto paralimpico ai campionati di Lignano Sabbiadoro lo scorso marzo 2021.

Accanto ai fuoriclasse, ci sono tantissimi altri sportivi privi della vista che non si sono voluti arrendere alle difficoltà della propria condizione. Magari non hanno vinto medaglie, ma a loro modo sono campioni, per la grinta, per il coraggio, per la voglia di stare insieme. Ed è questo il podio più bello conquistato dal gruppo sportivo: essere riusciti negli anni a coinvolgere centinaia di praticanti, persone che attraverso lo sport hanno saputo guardare avanti, nonostante la mancanza della vista, trovando lo stimolo, il coraggio e la fiducia in sé stessi per migliorare, nello sport come nella vita.

L’Istituto dei Ciechi intende rimanere a fianco di tutte queste persone che praticano sport, facendo loro il tifo, offrendo spazi e supporto, ma soprattutto valorizzando la diversità e promuovendo l’inclusione.

Siamo certi che un evento così importante come Milano Cortina 2026, con la conseguente attenzione mediatica e di pubblico, potrà dare forza a questo messaggio, per promuovere una cultura attenta all’accessibilità e in grado di vedere le qualità e i talenti di tante persone con disabilità.

Marco Rolando

mercoledì 5 maggio 2021

Quasi 37 mila studenti disabili: 2 atenei su 3 non garantiscono trasporto a domicilio

Redattore Sociale del 05/05/2021

ROMA. Sono 36.816 gli studenti con disabilità e disturbi specifici dell'apprendimento iscritti all'anno accademico 2019-20 presso le università italiane, statali e non statali (comprese quelle telematiche), pari a circa il 2% del totale degli studenti. Le ragazze sono poco più della metà (53%), gli iscritti alla laurea triennale il 72%, alla magistrale il 15%, mentre l'11% frequenta corsi a ciclo unico. Quanto alle aree disciplinari, si registra una prevalenza di studenti iscritti a corsi di area sociale (36%); seguono poi l'area scientifica (29%) e quella umanistica (26%). Meno frequentati, invece, i corsi di area medica (9%). Sono i primi risultati dell'indagine "Disabilità, Dsa e accesso alla formazione universitaria" realizzata dall'Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca).

Venendo ai servizi, il 77% degli atenei italiani organizza iniziative di orientamento specifico prima, durante e dopo il percorso di studi, e il 69% garantisce supporto alla didattica, come per esempio il tutoraggio tra pari e specializzato. Il trasporto da e per il domicilio degli studenti, invece, viene offerto solo dal 28% degli atenei. Sul versante economico, ammontano a oltre 11,3 milioni di euro le risorse impiegate nel sistema universitario, il 58% delle quali assorbite dai costi del personale interno ed esterno, dai servizi appaltati a soggetti pubblici, privati o del Terzo settore (23%) e dagli interventi per l'accessibilità (11%). Più marginali, invece, le spese per l'acquisto di tecnologie e altri interventi (8%). Le entrate risultano polarizzate in due macro-voci: finanziamento ministeriale (66%) e risorse messe a disposizione dai bilanci degli atenei (33%).

"La strada è ancora lunga - ha affermato il presidente dell'Anvur Antonio Uricchio -: servono risorse ulteriori per il tutorato, per l'acquisto di nuove tecnologie di sostegno e di comunicazione e nuovi servizi di trasporto. Il placement infine è fondamentale per un adeguato inserimento nel mondo del lavoro e per un accesso più agevole alla formazione post-laurea". L'Agenzia è intenzionata a dar seguito a questo primo report di rilevazione e gestione dei dati, al fine di monitorare l'andamento degli iscritti e dei laureati con disabilità e Dsa nelle università italiane. L'intenzione è quella di costruire un sistema di monitoraggio costante delle politiche per l'inclusione, continuando ad assumere un approccio aperto alla collaborazione interistituzionale.

"Gli studenti universitari con disabilità e disturbi specifici dell'apprendimento rappresentano una risorsa per l'Italia e il lavoro dell'Anvur ci aiuta a capire la multidimensionalità dell'inclusione sociale", ha commentato il ministro dell'Università e della ricerca Maria Cristina Messa alla luce dei servizi di supporto in cantiere, a partire dalla costituzione di un fondo per l'orientamento e il tutorato. Il ministro per le Disabilità Erika Stefani ha invece sottolineato come i dati raccolti costituiscano "un ottimo punto di partenza per valorizzare e migliorare sempre di più l'accesso delle persone con disabilità e Dsa alla formazione universitaria. Il diritto allo studio è fondamentale e rientrerà nelle agende future perché l'inclusione è un tema trasversale". Alla presentazione dei primi risultati ricerca sono intervenuti anche la presidente della Conferenza nazionale universitaria dei delegati per la disabilità Marisa Pavone, il coordinatore del Comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità Giampiero Griffo e Alessandro Solipaca dell'Istat. Il rapporto completo verrà presentato nei prossimi mesi. (mt)

martedì 4 maggio 2021

Frida Bollani: "Sono ipovedente ma considero la mia malattia un dono. Mi ha dato l'orecchio assoluto"

Il Fatto Quotidiano del 04/05/2021

“Sono ipovedente ma lo considero un dono, anzi. Proprio per questo la natura mi ha dato tante altre cose, come la capacità di ascoltare in modo diverso rispetto agli altri e l’orecchio assoluto. La fortuna di non vedere, o vedere pochissimo, mi ha permesso insomma di sviluppare e tenere allenato l’udito. Certo, potrebbe essere uno svantaggio a volte…”. A dirlo è Frida Bollani, la figlia del noto pianista Stefano e di Petra Magoni: a 16 anni è diventata una star dei social dopo essersi esibita al piano nell’ultima puntata di “Via dei Matti numero 0”, il programma condotto dal padre in onda su Rai Tre, e ora si racconta a cuore aperto in un’intervista al Corriere della Sera. “Credevo ci sarebbe stato un riscontro, ma non così tanto. È stata un’esplosione, anche sui social: sono rimasta sorpresa dall’affetto che ho ricevuto”, spiega.

Ha ereditato il talento musicale dei genitori, pianista il padre e cantante la madre, e non vive la sua malattia come un’ostacolo, anzi: “Sono abituata da subito a distinguere i suoni e, in automatico, trovo anche le note della cassa del supermercato, per dire. Quindi se le cose sono suonate con accordature diverse, per me hanno tutto un altro effetto… – racconta – Canto e suono il pianoforte, più o meno da quando ho due anni. Certo, in modo diverso rispetto ad allora.

Mia mamma (Petra Magoni) fa la cantante e sono salita sul palco la prima volta quando ancora ero in pancia. Ho unito il suo talento a quello di mio papà e sfrutto, insieme, i loro due strumenti: piano e voce. Ma vorrei diventare presto polistrumentista. Dopo il periodo della chitarra e dell’armonica, sogno di imparare a suonare la batteria. Poi il basso”, conclude Frida Bollani, con un’entusiasmo travolgente.

PNRR, ecco le strategie sulla disabilità

Start Magazine del 04/05/2021

PNRR e Strategia Europea sulla disabilità, un cammino comune a tutela dei cittadini con disabilità.

Viva il PNRR! Si potrebbe dire alla luce di diversi passaggi del testo, dedicati alle persone con disabilità, che sono inseriti tra le pagine del corposo documento inviato dal Governo al Parlamento lo scorso 26 aprile per essere approvato in un batter d’ali. E sinceramente ci spero.

“L’attenzione per le persone con disabilita` caratterizza tutto il PNRR, in linea con la convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilita`.” recita il documento che “Stando ai dati del 2019” dichiara che “in Italia le persone con disabilità – ovvero che soffrono a causa di problemi di salute e di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali – sono 3 milioni e 150 mila, pari a circa il 5 per cento della popolazione.”

Prima di tutto chiariamo i numeri. Quando si parla di persone con disabilità occorre essere precisi, si parla di “persone” non di cose.

Facciamo un passo indietro. Come noto l’Inps per effetto della legge 102/09 ha assunto una funzione centrale nella materia delle prestazioni assistenziali, economiche e non a favore delle persone con disabilità invalide civili, ciechi , ipovedenti e sordi. La materia della disabilità si è dunque aggiunta a quella previdenziale diventando parte essenziale delle funzioni che la legge attribuisce all’Inps.

Dunque l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale diviene la vera fonte informativa per capire chi sono, dove sono, quanti sono i Cittadini con disabilità nel nostro Paese e dunque poter, di conseguenza, valutare i loro bisogni in relazione alle loro condizioni di invalidità, sociali, economiche, occupazionali ed ai servizi loro dedicati e, non da ultimo, cercare anche di comprendere quali sia il dato numerico necessario a definire la platea dei caregiver familiari individuati secondo i parametri forniti dall’articolo 1, comma 255, della legge 205 del 2017, cioè la legge di bilancio per l’anno 2018.

Un dato quantitativo, non di tipo statistico ma in termini esatti di persone con disabilità che in Italia quotidianamente si confrontano con l’impatto che la normativa vigente produce sulle loro vite e che dunque anche con quanto il PNRR produrrà in termini di miglioramento delle qualità complessiva delle loro vite, ci viene fornito dall’analisi dei dati del Pre Rendiconto sociale Inps 2020, pubblicati lo scorso 17 marzo 2021 (determinazione n. 3) e approvati dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza.

Secondo il documento dell’Inps, le prestazioni a titolo d’invalidità civile, totale o parziale, per ciechi assoluti e ipovedenti, per i sordi, etc, che sono pari a 2.772.238 persone.

A tali dati dell’Inps, se vogliamo una visione a livello di Paese, devono poi essere aggiunte anche le 565.924 persone titolari di rendita diretta Inail, per l’anno 2020, pagata dall’Istituto in presenza di specifici requisiti di accertamento dell’invalidità motoria, psichica, sensoriale, cardio-respiratoria o altro, in conseguenza di infortunio sul lavoro.

Il totale complessivo in Italia per l’anno 2020 è quindi di 3.338.162 persone con invalidità con percentuale tale da determinare un sostegno mensile di natura economica da parte dell’Inps o dell’Inail, quindi circa 188 mila unità in più rispetto a quelle dichiarate nel PNRR. A questa platea di persone, devono aggiungersi anche tutti coloro che pur non avendo ancora riconosciuta una condizione di invalidità, sono colpiti da patologie invalidanti progressive o cronicizzate o, pur in presenza di invalidità accertate, non raggiungono i requisiti soggettivi per percepire indennizzi a carattere economico.

Nel complesso in Italia sono circa 7,5 milioni le persone con forme di disabilità o non autosufficienza media o grave calcolata dalla soglia minima del 34 al 100% (dati Inps, Inail, Provincie Autonome con gestione non in convenzione).

Il pre Rendiconto sociale 2020, evidenzia in ogni caso che i fruitori di invalidità civile, pensioni e indennità di accompagnamento, nel 2020 hanno registrato una flessione di poco più di 52 mila unità rispetto al 2019. E che nel 2020 la spesa per le prestazioni di invalidità civile è stata di poco superiore a 19 miliardi di euro.

Sempre il Rendiconto pone tuttavia in rilievo come gli attuali sistemi organizzativi (fase sanitaria in convenzione con Inps o in gestione da parte delle regioni) per il riconoscimento delle prestazioni d’invalidità civile non riescono a far fronte, in tempi congrui, al flusso delle domande generando così un consistente arretrato e che, al 31 dicembre 2019 le persone in attesa di essere convocate a visita erano 1.261.373, mentre alla stessa data del 2020 le persone in attesa di visita erano 1.819.028, di cui 827.184 (45,47%) di competenza INPS e 991.844 (54,53%) di competenza delle Regioni.

Per una valutazione sull’adeguatezza dei sistemi organizzativi occorre evidenziare che l’arretrato al 31 dicembre 2019, per il 39% era di responsabilità Inps mentre per il 61% è di responsabilità della gestione diretta, della fase sanitaria, da parte delle regioni.

I dati del pre Rendiconto sociale 2020 dell’Inps, pongono quindi in evidenza, non solo un aggravio dell’arretrato a causa della situazione pandemica da Covid-19, ma richiamano alla necessità di un efficientamento delle procedure di accertamento delle invalidità civili, anche mediante una valorizzazione del ruolo dei diversi attori che prendono parte all’intero processo, dall’apertura fase sanitaria alla fase amministrativa, al netto dei tempi di liquidazione che possono superare nel 14,7% dei casi, come evidenzia il documento, anche i 360 giorni. I tempi medi del procedimento, presi a riferimento, scendono dai 145 giorni del 2015 ai 120 del 2019 per risalire nel 2020 a 154 giorni, con il relativo impatto sul carico degli arretrati e sul contenzioso che vede a livello generale di INPS un costo complessivo per il 2020 di oltre 200 milioni di euro. Per i soli giudizi relativi all’invalidità civile, la relazione pone in evidenza come al 31.12.2020 siano 218.817 i giudizi da definire, 160.689 siano quelli definiti di cui 87.893 a favore di Inps (il 68%) e 41.082 a favore dell’utenza (il 32%), mentre per 31.714 vi sono state altre modalità definizione del giudizio.

Dal complesso dei dati sopra riportati si evince non solo la vasta platea di Cittadini con disabilità che sono di riferimento per l’attuazione la progettazione di ogni politica pubblica in materia di disabilità, ma anche come le persone che “entrano” per la prima volta in una fase della loro vita per sopraggiunte condizioni di disabilità non solo sono gravate da uno stravolgimento delle loro abitudini, che le porta a ricercare un adattamento alla nuova condizione in relazione alla differenza di opportunità di vita e lavorative correlate all’ambiente che le circonda anche in termini di accessibilità generale e di servizi, ma come queste intraprendono il percorso, spesso non facile, del riconoscimento delle loro condizioni di invalidità, i cui ritardi sono spesso causa di sofferenza e contenzioso.

Va da se che se 7,5 milioni di Italiani sono persone con disabilità e assumendo che la quasi totalità di questi viva in un nucleo familiare, possiamo affermare che un terzo della popolazione nazionale si confronta ogni giorno con problematiche di varia natura, legate alla condizione di disabilità del proprio congiunto che assiste, anche in via continuativa, sopperendo spesso alla carenza o meno dei servizi pubblici dedicati alla persona fragile e alla famiglia in cui questa convive.

Il familiare che assiste in modo continuativo il proprio congiunto convivente con disabilità grave, rientra in quella platea di caregiver familiari (che non sono assimilabili alle altre figure di lavoratori e addetti ai servizi a sostegno della famiglia) che resta tuttavia ancora indeterminata, sia per la mancanza di norme regolamentari che completino la disciplina vigente in modo da consentire una individuazione corretta del numero dei Caregiver familiari, attraverso una valutazione multidisciplinare e multidimensionale a partire dal carico della cura continuativa da loro svolta in favore di uno o più congiunti conviventi con disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 o che presentino disturbi dell’età evolutiva o siano in condizione di non autosufficienza grave come definita all’Allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013 n. 159, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità. Sul punto il Parlamento dovrebbe battere, rapidamente, un colpo visto che il disegno di legge n. 1461 giace fermo in Senato da anni e sul quale, nel febbraio scorso, la Ragioneria Generale dello Stato si è espressa duramente, determinandone per molti motivi la non prosecuzione dell’iter parlamentare, affinché il testo sia rivisto e l’iter possa ripartire su una base ampiamente condivisa dalle forze politiche e concordata anche con le Associazioni Nazionali per la tutela delle persone con disabilità e dei loro caregiver familiari.

Alla luce di quanto sopra, appare chiaro che la platea di persone sulle quali le disabilità, in modo diretto o indiretto, producono un impatto sulle loro vite, è considerevole e che forme di tutela debbano essere garantite sul tutto il territorio nazionale in modo omogeneo.

In tal senso appare prioritario, ad avviso di chi scrive, ed in parallelo alle altre riforme che impatteranno sul settore della disabilità, anche sulla base delle valutazioni che si possono trarre dal documento delll’NPS, da un lato valorizzare maggiormente il ruolo dei soggetti a cui le norme attribuiscono, a ciascuno per il proprio ambito, il ruolo di patrocinante, di intermediario, di tutela e rappresentanza, come previsto dalla legislazione vigente o di rappresentante collettivo, definendo modalità operative “dedicate” per garantire servizi all’utenza che permettano di operare evitando un ritardo nell’erogazione delle prestazioni a favore dei destinatari dei provvedimenti, anche mediante una rivisitazione e semplificazione delle procedure di accertamento e verbalizzazione, dall’altro occorre avviare (ed il PNRR ne delinea i contorni) un rafforzamento delle reti dei servizi e di supporto territoriale alla persona con disabilità e al suo nucleo familiare anche privilegiando il ruolo degli organismi del Terzo Settore e le Associazioni che operano storicamente nel campo della tutela delle persone con disabilità.

Per quanto riguarda l’Inps si suggerisce, sommessamente, al fine di dare attuazione all’articolo 4, comma 3, della Convenzione delle Nazioni Unite, ed in conseguenza dell’attribuzione con la legge 102/09 all’Inps della funzione centrale nella materia delle prestazioni assistenziali sopra ricordata, l’integrazione nel Consiglio di Vigilanza dell’Inps con i rappresentanti delle Associazioni Nazionali di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità, i cui compiti istituzionali sono definiti per legge, individuate sulla base di criteri omogenei di rappresentatività ed effettiva diffusione territoriale, consentendo in tal modo l’adeguamento ed il superamento dell’originaria impostazione tripartita del CIV Inps, che prevedeva, in linea con le funzioni precedentemente attribuite all’Istituto, la nomina dei soli rappresentanti delle Istituzioni, delle parti datoriali e dei lavoratori.

Il PNRR come approvato, tuttavia e per quanto riguarda le misure dedicate alle disabilità, va attentamente collocato, e deve camminare in parallelo, nel solco della nuova strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 COM(2021) 101 final dello scorso 3 marzo 2021 che, sulla base dei risultati della precedente strategia 2010-2020, afferma che “l’Unione europea è ancorata ai valori dell’uguaglianza, dell’equità sociale, della liberta`, della democrazia e dei diritti umani. Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea forniscono le basi per combattere tutte le forme di discriminazione, fissando l’uguaglianza quale pietra angolare delle politiche dell’UE”. In tal senso l’Italia, con il suo PNRR, nel rispetto e delle proprie radici e valori identitari, non può che condividere tale visione, pur riconoscendo che il cammino per combattere tutte le forme di discriminazione è ancora lungo e richiede un forte, coeso e rinnovato impegno di tutte le sue forze politiche e delle diverse espressioni della società civile per edificare sulla “pietra angolare” dell’uguaglianza un’Italia più equa, più giusta, più a misura di cittadino anche con disabilità, tanto più in relazione alle sfide epocali che il nostro Paese sta affrontando in conseguenza della crisi pandemica da Covid-19.

La nuova strategia europea sulla disabilità, che è declinata nei seguenti macro-temi, deve quindi integrarsi nel PNRR e vice versa, ed in ogni progetto che ne formerà parte, in primis per quanto riguarda il tema dell’accessibilità, intesa in senso ampio e universale e non limitata all’abbattimento delle barriere fisiche o culturali.

L’accessibilità – indica la nuova Strategia europea per la disabilità – agli ambienti fisici e virtuali, alle tecnologie, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ai beni e ai servizi, compresi i trasporti e le infrastrutture, e` un fattore abilitante dei diritti e un prerequisito per la piena partecipazione delle persone con disabilità su un piano di parità con gli altri e deve essere anche per il nostro PNRR, la chiave di volta per porre in cantiere e nella giusta prospettiva, le riforme di settore e intersettoriali annunciate, atte a garantire alle persone con disabilità una mobilità intesa anche come libertà di circolazione su mezzi accessibili e inclusivi, per favorire e sostenere un turismo accessibile, per favorire la dignità della vita e l’accesso ai mezzi e agli strumenti per garantire una vita indipendente e autonoma, per garantire una piena accessibilità ai servizi intesi anche come servizi alla persona con disabilità a livello di comunità come elementi centrali per la coesione territoriale e sociale e per lo sviluppo. La strategia punta a favorire l’accessibilità alle nuove competenze, alle nuove tecnologie e ai sistemi assistivi, ad una pubblica amministrazione digitale accessibile e inclusiva, per una informazione pubblica e privata accessibile ed inclusiva, per un’istruzione sempre più inclusiva e di qualità dove la scuola, la formazione professionale, l’università e l’alta formazione, garantiscano percorsi accessibili e personalizzati a partire dalla didattica, nonché servizi di orientamento scolastico, professionale ed universitario finalizzati anche all’occupabilità delle persone con disabilità mediante l’accesso ai posti di lavoro sostenibili e di qualità.

Per l’occupazione delle persone con disabilità, il PNRR dovrebbe prevedere, nel novero delle riforme che impatteranno sulla pubblica amministrazione e non solo, procedure per la valutazione delle abilità residue delle persone con disabilità, assicurando loro anche l’accessibilità dei percorsi di progressione di carriera e favorendo la riduzione del divario occupazionale di genere.

L’accessibilità va intesa quindi anche come pilastro della protezione sociale, delle parità di opportunità e della non discriminazione, della libertà di accesso alla cultura, all’informazione, all’istruzione, allo sport, alle attività ricreative e al tempo libero, alla sanità, alla giustizia, al lavoro, alla protezione giuridica, all’esercizio dei diritti civili e politici e alla sicurezza della persona, soprattutto contro la violenza di genere, sulle donne e sui minori con disabilità.

La parola accessibilità, dunque nella sua declinazione e trasversalità è il perno della strategia europea sulla disabilità 2021-2030, e, coerentemente, nel PNRR l’accessibilità e l’inclusione e la coesione sociale seguono ed interpretano l’affermazione fondamentale in esso contenuta ”L’attenzione per le persone con disabilità caratterizza tutto il Pnrr” la dove si illustrano le differenti azioni e missioni che dovrebbero realizzare, in pochi anni, un Paese migliore, anche a misura di persona con disabilità.

Occorre comprendere che per le persone con disabilità tutto ciò che non è “accessibile” a loro, non esiste nel mondo reale, ma se ciò che non è a loro accessibile “esiste” ed è accessibile alle persone senza disabilità, questa differenza diviene una forma di discriminazione contro la quale il Parlamento per primo e lo Stato ogni sua espressione, devono adottare, per quanto possibile e come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilita`, ogni ragionevole accomodamento atto a rimuovere la discriminazione, a limitare e ridurre il divario, anche territoriale, tra le persone con disabilità e senza disabilità per realizzare una società giusta, equa, solidale, fortemente coesa e inclusiva.

La strategia europea per la disabilità 2021-2030 e il PNRR sono quindi gli strumenti ideali per dare una svolta al nostro cammino europeo, non sciupiamo questa occasione.

di Francesco Alberto Comellini

sabato 1 maggio 2021

Circolazione nell’Unione Europea in sicurezza: quel Certificato sia accessibile!

Superando del 01/05/2021

Presentata in marzo dalla Commissione Europea, la proposta di un Certificato Verde Digitale (“Digital Green Certificate”), per la libera circolazione in sicurezza dei cittadini dell’Unione Europea, durante la pandemia, non affrontava sufficientemente l’accessibilità delle informazioni sulla salute personale. Ora il Parlamento Europeo ha approvato quella proposta, adottando però una serie di richieste emendative avanzate dal Forum Europeo sulla Disabilità, riferite appunto all’accessibilità di quel documento, delle quali si dovrà tenere conto all’atto di emanazione del regolamento definitivo.

BRUXELLES. Nel mese di marzo scorso la Commissione Europea aveva presentato una proposta volta a creare un Certificato Verde Digitale (Digital Green Certificate), allo scopo di agevolare la libera circolazione in sicurezza dei cittadini dell’Unione Europea, durante la pandemia, ovvero una prova digitale attestante la vaccinazione, un tampone negativo o l’avvenuta guarigione dal coronavirus. Tale proposta, però, come denunciato dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, non affrontava sufficientemente l’accessibilità delle informazioni sulla salute personale, in riferimento alle persone con disabilità.

Ieri, 29 aprile, il Parlamento Europeo ha discusso e adottato quella proposta, adottando tra l’altro una serie di richieste emendative avanzate dall’EDF stesso, distribuite in precedenza a tutti i membri dell’Intergruppo sulla Disabilità del Parlamento Europeo.

Si tratta di emendamenti riferiti esplicitamente all’accessibilità del certificato digitale e cartaceo, per garantire appunto che le persone con disabilità abbiano uguale accesso alle proprie informazioni sanitarie personali come qualsiasi altro cittadino.

L’EDF ha sottolineato inoltre l’importanza di coinvolgere le persone con disabilità e le loro organizzazioni rappresentative nello sviluppo di questo documento e che le persone non vaccinabili, a causa di preesistenti condizioni di salute, non vengano discriminate sulla base di esso. «In tal senso – annotano dal Forum – accogliamo con favore il fatto che il relativo regolamento non limiti in alcun modo la libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea e ribadisca il nostro invito a rendere la vaccinazione e i test Covid-19 accessibili e alla portata delle persone con disabilità».

«Una volta che il Parlamento e il Consiglio Europeo avranno concordato un regolamento definitivo – concludono dall’EDF -, la Commissione svilupperà le specifiche tecniche del Certificato, rispettando, nel frattempo, tutti i più avanzati requisiti e standard di accessibilità». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: alejandro.moledo@edf-feph.org.

venerdì 30 aprile 2021

Differenza tra invalidità civile, handicap e disabilità

SuperAbile INAIL del 30/04/2021

Non sempre risulta chiara la differenza tra invalidità civile, situazione di handicap e disabilità. Ognuna di queste voci corrisponde ad una precisa definizione e l’accertamento è effettuato da commissioni mediche diverse.

Non sempre risulta chiara, a chi non ha dimestichezza con i termini utilizzati dalla normativa, la differenza tra invalidità civile, situazione di handicap e disabilità. Ognuna di queste voci, e che corrisponde ad una precisa definizione, sono contemplate da normative differenti e l’accertamento è effettuato da commissioni mediche diverse. Sebbene la commissione operante nella visita di prima istanza è di regola competenza dell’Asl, per ogni accertamento la composizione di tali commissioni è diversa secondo il tipo di accertamento da effettuare e per la visita medica dovrà essere presentata specifica domanda, sbarrando l’apposita casella. Si precisa che lo stesso certificato medico, così come la domanda, possono essere utilizzati per la richiesta di diversi accertamenti, per esempio: invalidità civile e handicap, handicap e disabilità, invalidità civile e disabilità e, perfino, le tre voci contemporaneamente.

Riassumendo, gli accertamenti che vengono effettuati dalle commissioni mediche dell’Asl sono: d’invalidità civile, di handicap e per la disabilità. L’invalidità civile si riferisce all’accertamento che dà luogo ad una percentuale secondo i tipo e gravità della patologia; l’handicap fa riferimento alla difficoltà d’inserimento sociale dovuta alla patologia o menomazione di cui è affetta la persona interessata (Legge 104/1992) e, infine, la disabilità esamina la capacità d’inserimento lavorativo secondo la patologia riscontrata (Legge 68/199).

Invalidità civile

Può presentare domanda di visita di accertamento per l’invalidità civile qualsiasi persona, maggiorenne o minorenne che abbia una menomazione, perdita o anomalia di una struttura o di una funzione, sul piano anatomico, fisiologico, psicologico. Come sopra indicato, questo accertamento dà luogo ad una verifica dell’invalidità che sarà espressa in termini di percentuale; tali percentuali vanno da un minimo del 33% fino ad un massimo del 100%.

Il Decreto Legislativo 23 novembre 1988, n. 509, stabilisce che la determinazione della percentuale di riduzione della capacità lavorativa deve basarsi anche sull'importanza che riveste la perdita o diminuzione delle funzioni dell'organo o l'apparato sede del danno anatomico. Questo accertamento valuta la riduzione della capacità lavorativa che è il concetto che deve essere valutato per determinare la percentuale d'invalidità, individuando anche in questo modo la capacità lavorativa residua. Tale riduzione non comporta l'impossibilità di un inserimento lavorativo, bensì la difficoltà di eseguire una determinata attività nei modi e nei limiti considerati normali per un individuo. Pertanto, il riconoscimento di un’invalidità civile totale (100%, con o senza diritto all'indennità di accompagnamento) non preclude a priori la possibilità di un inserimento lavorativo.

Infatti, ad oggi molte persone disabili, i loro familiari, ma talvolta anche tecnici ed operatori, pensano che il riconoscimento di invalidità totale (100%) sia incompatibile con l'inserimento lavorativo. A questo proposito riteniamo che sia fuorviante la dicitura che, ancora oggi, viene riportata nei verbali d’invalidità civile: di fronte all'attribuzione di una percentuale pari al 100%, corrisponde la voce "totale e permanente inabilità lavorativa".

Anche il riconoscimento del diritto all'indennità di accompagnamento, che presuppone l'incapacità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore e/o di compiere gli atti quotidiani della vita, non impedisce la possibilità di svolgere attività lavorativa (art. 1, comma 3, della Legge 21 novembre 1988, n. 508).

Il riconoscimento di un’invalidità civile dà luogo a diversi benefici tra cui le prestazioni economiche secondo la percentuale attribuita e la categoria di appartenenza. Infatti, nell'invalidità civile si distinguono tre diverse categorie: invalidi civili, ciechi civili e sordi civili che hanno diritto a benefici economici diversi. In tutti i casi, comunque, l’accertamento sanitario è effettuato con le stesse modalità.

Handicap (Legge 104/1992)

Nel riconoscimento dello stato di handicap, invece, viene presa in considerazione la difficoltà d'inserimento sociale dovuta alla patologia o menomazione riscontrata. Il concetto di handicap - sempre come definito dalla Legge n. 104/92 - esprime la condizione di svantaggio sociale che una persona presenta nei confronti delle altre persone ritenute normali e tale valutazione si differenzia dalla menomazione (fisica, psichica o sensoriale) che da quella condizione ne è la causa. In altre parole, lo stato di handicap per la sua valutazione tiene conto della difficoltà d'inserimento sociale della persona disabile, difficoltà che è dovuta alla patologia o menomazione di cui una questa persona risulta affetta.

Di conseguenza, la diversità dei criteri di valutazione tra l'invalidità civile e la situazione di handicap è fondamentale dal momento che essa può determinare che ad una percentuale di invalidità inferiore al 100%, corrisponda contemporaneamente il riconoscimento della situazione di handicap grave (ai sensi dell'art. 3, comma 3 della Legge 104/92). Espresso in un altro modo, questo significa che anche in alcuni casi dove la malattia o menomazione non abbia dato luogo a un 100%, è possibile avere un riconoscimento di handicap grave nel caso in cui la patologia comporti serie difficoltà nella vita di relazione e inserimento sociale (art.3, comma 3 L. 104/1992). Si pensi, per esempio, ad alcune forme di epilessia, che non danno luogo ad un’invalidità totale (100%), ma l’imprendibilità delle crisi comporta notevoli difficoltà d’inserimento in ambito sociale e nella vita quotidiana.

Pertanto, essendo diversi i criteri di valutazione dei due accertamenti, l'uno non è legato all'altro né in maniera proporzionale né consequenziale, al punto che si può ottenere lo stato di handicap grave anche in assenza di un riconoscimento d'invalidità civile.

Il riconoscimento della situazione di handicap non dà luogo a provvidenze economiche ma è la condizione indispensabile per poter usufruire di varie agevolazioni tra cui i permessi lavorativi, concessi ai lavoratori disabili e a coloro che assistono un familiare con disabilità; e il congedo retribuito di due anni solo per i familiari che assistono persone disabili riconosciute in situazione di gravità.

Il requisito della situazione di gravità si considera soddisfatto quando sul verbale è sbarrata la voce: HANDICAP GRAVE ai sensi dell’art. 3, comma 3 della Legge 104/92.

Sul verbale compaiono anche le voci:

- Persona non handicappata che, come è ovvio, non dà diritto ad alcuna agevolazione;

- Persona con handicap (articolo 3, comma 1, Legge 104/1992) che dà diritto ad alcune agevolazioni. Per esempio l’handicap non grave di cui all’art. 3 comma 1 legge 104 unitamente all’invalidità civile superiore ai due terzi (67%) comporta agevolazioni su scelta e trasferimento della sede di lavoro per i dipendenti della pubblica amministrazione (art. 21 legge 104/92).

Disabilità (legge n. 68/99)

L'accertamento delle condizioni di disabilità rientra tra le misure per agevolare l'inserimento mirato e la ricerca del posto di lavoro più adatto alla singola persona disabile. Pertanto, l'attività della commissione di accertamento è finalizzata in questo caso ad individuare la capacità globale, attuale e potenziale per il collocamento lavorativo della persona disabile.

Il collocamento obbligatorio o "collocamento mirato", previsto dalla legge n. 68 del 1999, impone alle aziende che occupano più di 15 dipendenti di assumere una percentuale di persone con disabilità. Ha lo scopo di facilitare l’occupazione per quelle persone che, a causa della disabilità incontrano maggiori difficoltà di inserimento nel mercato del lavoro.

Per accedere al sistema del collocamento mirato è richiesto l’accertamento della disabilità.

Si tratta di uno specifico accertamento sanitario, diverso da quello di handicap e d’invalidità. Inoltre, per poter essere assunti come disabili ai sensi della legge 68/1999 è richiesta l’iscrizione alle liste speciali del collocamento mirato e l’accertamento della disabilità, insieme a quello di invalidità, è indispensabile per iscriversi a tali liste.

Gli organi preposti ad effettuare l’accertamento della disabilità si differenziano in relazione al tipo di invalidità. Infatti, l'articolo 1 ( commi 4, 5 e 6 della Legge n. 68 del 1999) distingue in tre grandi gruppi le categorie di lavoratori disabili, da sottoporre a questo accertamento:

- gli invalidi civili, ciechi civili e sordi civili;

- invalidi del lavoro (Inail);

- invalidi di guerra e per causa di servizio.

Accertamento della disabilità per invalidi civili, ciechi civili, sordi civili

L’accertamento delle condizioni di disabilità, previsto dall’art. 1 – comma 4 della legge 68/99 è riservato agli invalidi civili, ciechi civili e sordi civili ed è effettuato, secondo le modalità indicate nel D.P.C.M. 13/01/2000, dalle commissioni operanti presso le ASL o presso l’inps per il riconoscimento dell'invalidità, integrate da un operatore sociale e un esperto nei casi da esaminare (come previsto dall’art. 4 Legge 5 febbraio 1992, n. 104). Il verbale rilasciato è denominato relazione conclusiva.

L'accertamento delle condizioni di disabilità rientra tra le misure per agevolare l'inserimento mirato e la ricerca del posto di lavoro più adatto alla singola persona disabile, pertanto, l'attività della commissione è finalizzata ad individuare la capacità globale, attuale e potenziale per il collocamento lavorativo della persona disabile (diagnosi funzionale).

Infatti secondo l’art. 2 della legge n. 68/99 per collocamento mirato dei disabili si intende quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione.

L'accertamento è eseguito secondo una apposita scheda per la definizione delle capacità lavorative residue che può contenere suggerimenti su eventuali forme di sostegno e strumenti tecnici necessari per l'inserimento o il mantenimento al lavoro della persona con disabilità. La relazione conclusiva viene trasmessa alla persona con disabilità e al Comitato tecnico presso i Centri per l’impiego. Sulla base di tale relazione, viene individuato il percorso di inserimento più adeguato.

Accertamento della disabilità per gli invalidi del lavoro

L’accertamento della disabilità per gli invalidi del lavoro è effettuato dall’INAIL.

Con la circolare n. 66 del 10 luglio 2001, il Ministero del Lavoro ha fornito alcune indicazioni operative in materia di accertamenti sanitari per il collocamento mirato dei disabili.

In particolare la circolare si preoccupa di estendere il sistema di accertamento previsto per gli invalidi civili, ciechi civili e sordi civili alle altre categorie di invalidi che si avvalgono del collocamento mirato anche allo scopo di evitare disparità di trattamento tra gli iscritti negli elenchi del collocamento obbligatorio.

La circolare prevede che l'INAIL, in possesso di idonei strumenti tecnici e operativi e dotato delle necessarie professionalità, svolga l'accertamento dello stato invalidante ed il controllo sulla permanenza di tale stato con criteri e modalità aderenti a quanto delineato nel D.P.C.M. 13 gennaio 2000.

Accertamento della disabilità per gli invalidi di guerra e per servizio

La circolare ministeriale n. 66/2001 rileva, inoltre, che per quanto riguarda gli invalidi di guerra e per servizio, il dettato normativo appare più stringente e tale da non consentire operazioni di adeguamento in via amministrativa. È tuttavia auspicabile, ferma restando la modalità di accertamento dello stato di disabilità, che i servizi preposti al collocamento si adoperino anche in questo caso per assicurare, nei limiti di quanto consentito dalla differenziazione dell'accertamento stesso, forme di collocamento mirato compatibili con i percorsi indicati dalla legge.

Pertanto gli invalidi di guerra e di servizio possono iscriversi alle liste del collocamento mirato con il verbale di accertamento della invalidità rilasciato dalle commissioni mediche ospedaliere.

Riferimenti normativi

Legge 5 febbraio 1992, n. 104: Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (GU n. 39 del 17-2-1992 - Suppl. Ordinario n. 30)

Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale Circolare n. 66/2001 del 10 luglio 2001: Assunzioni obbligatorie. Indicazioni operative in materia di accertamenti sanitari e di assegno di incollocabilità.

Legge 12 marzo 1999, n. 68: Norme per il diritto al lavoro dei disabili (GU n. 68 del 23-3-1999 - Suppl. Ordinario n. 57)

Decreto Legislativo 23 novembre 1988, n. 509: Norme per la revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti, nonché dei benefici previsti dalla legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, della legge 26 luglio 1988, n. 291 (GU n. 278 del 26-11-1988)

di Gabriela Maucci e Alessandra Torregiani