mercoledì 20 ottobre 2021

Uici, mercoledì 20 ottobre, giornata nazionale del cane guida. «Liste d’attesa troppo lunghe»

Corriere della Sera del 20/10/2021

Barbuto, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti: «potenziare le scuole di addestramento per ridurre le liste di attesa per cui un cieco aspetta anche 2 anni per avere un cane guida».

Un cane è un amico fedele, si sa, ma per un non vedente è molto di più. È la sua vista, un punto di riferimento fondamentale per la sua libertà e autonomia, un rapporto che proprio a causa del forte legame di interdipendenza diventa prezioso. In Italia sono 360.000 i ciechi assoluti e oltre 1.500.000 le persone con deficit visivi gravissimi che grazie a un cane guida possono (per legge) entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico e di salire sui mezzi di trasporto, senza costi aggiuntivi. Per ricordare l’importanza del ruolo che ricopre il cane guida e l’impegno degli istruttori e delle famiglie nella formazione e socializzazione dei cuccioli che mercoledì 20 ottobre si celebra la giornata nazionale del cane guida.

Con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’importanza di questi amici a quattro zampe, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) dedica al Cane guida per ciechi una Giornata Nazionale di celebrazione con eventi e iniziative rivolte alla cittadinanza. La XVI edizione punta a far conoscere alle persone il percorso di addestramento del cane a partire dalle famiglie affidatarie, che con amore e solidarietà si prendono cura del cucciolo per i primi nove/dieci mesi di vita., riconsegnandolo a percorso concluso. L’invito dell’istituto è «potenziare le scuole di addestramento per ridurre le liste di attese per cui un cieco aspetta anche 2 anni per avere un cane guida, — ha commentato Mario Barbuto, presidente nazionale di UICI—, sollecitare la cittadinanza e le istituzioni ancora troppo spesso disattente verso la funzione preziosa dei nostri amici a quattro zampe, perché sovente ignorano le normative, rifiutano la presenza del cane, magari con la superficialità di chi non si rende conto di ostacolare la libertà e la vita della persona che si trova dietro la maniglia di quel cane».

Al ruolo delle famiglie affidatarie è dedicato l’evento principale delle celebrazioni della Giornata Nazionale del Cane guida, ospitato dalla Scuola di riferimento nazionale per l’addestramento, il Centro Cani Guida per Ciechi e Polo Nazionale per l’Autonomia «Helen Keller» di Messina istituito per volontà dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il sostegno anche della Regione Sicilia. L’evento si terrà mercoledì 20 ottobre a Messina a partire dalle ore 10:30, fruibile anche in modalità streaming via zoom e sulla pagina facebook dell’UICI.

«Con questa Giornata – dichiara il presidente del Centro H. Keller –Linda Legname — omaggiamo il grande atto di coraggio e forza d’animo di persone che sanno restituire il cucciolo dopo averlo coccolato, visto crescere nella loro casa, tra i loro affetti».

di Emily Capozucca

martedì 19 ottobre 2021

Didattica e disabilità al MAXXI di Roma

Artribune del 19/10/2021

ROMA. Parla di inclusione e di accessibilità il progetto messo a punto dal MAXXI di Roma che coniuga didattica e risorse digitali per rendere la propria offerta museale alla portata di tutti.

Il MAXXI è stato indiscutibilmente uno dei musei protagonisti della rivoluzione digitale del primo lockdown. Durante questo arresto inaspettato e prolungato ha preso forma un progetto importante, MIXT – Musei per tutti. Ce lo racconta Sofia Bilotta dell’Ufficio Public Engagement del museo romano.

Quando nasce il progetto sperimentale MIXT – Musei per tutti?

L’idea di MIXT nasce nel 2018 per un bando di Lazio Innova su proposta di due aziende informatiche: Mediavoice e DStech. Quando nel settembre del 2019 ci hanno comunicato che avevamo vinto abbiamo iniziato a lavorare, ma pochi mesi dopo ci siamo ritrovati in lockdown. Questa esperienza di isolamento e il lavoro in team da remoto hanno radicalmente cambiato il progetto. Tra febbraio e aprile ho ripensato gran parte dei contenuti, chiaramente all’interno di una cornice e un budget già approvati.

Come vi siete mossi per creare la ricchissima rete di collaborazioni sia istituzionali (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Ente Nazionale Sordi ecc.) sia con attori e artisti che hanno prestato la loro voce?

Proprio durante il lockdown abbiamo tessuto e ampliato la rete di collaborazioni decisive per MIXT. Attraversare questi mesi per molte persone con disabilità è stato particolarmente faticoso, per questo abbiamo cercato un modo per stare loro più vicini. Nascono così i progetti Collezione da ascoltare e Collezione in LIS per il palinsesto digitale #iorestoacasa con il MAXXI. Per alcune settimane ho lavorato tutti i giorni con due soci dell’Unione Ciechi di Roma alla scrittura dei testi successivamente letti dagli attori e con l’Ente Nazionale Sordi - CR Lazio per la redazione e la produzione delle video guide in Lingua dei Segni Italiana. Il lavoro sulle opere della collezione svolto a distanza con le tecnologie disponibili nelle nostre case è stato un mattone fondamentale per la successiva produzione di contenuti di MIXT. Gli attori invitati a partecipare sono stati di una straordinaria disponibilità nell’aderire gratuitamente al progetto per le persone con disabilità visiva.

IL PROGETTO MIXT

Come siete riusciti a far dialogare i diversi protagonisti con lo staff del museo, con gli informatici, con il Dipartimento comunicazione ecc.?

Uno dei punti di forza di MIXT è il suo carattere multidisciplinare fondato sulla collaborazione di professionalità diverse. L’Ufficio Public Engagement usa metodologie partecipative con l’obiettivo di facilitare l’incontro e lo scambio tra persone diverse con esperienze diverse, permettendone la piena espressione e rappresentazione nei progetti. Il team di progetto conta oltre 40 persone, ma in questo caso i key-player sono stati i 12 narratori con disabilità, 6 sordi, 3 ipovedenti e 3 ciechi. Con loro, e intorno a loro, si è strutturato il percorso collettivo.

Se dovessi scegliere due momenti particolarmente emozionanti e arricchenti di questo percorso durato oltre un anno e mezzo, quali sarebbero?

Devo ammettere che i momenti emozionanti sono stati tanti, per farsene un’idea basta ascoltare le narrazioni sul sito del progetto. Uno che mi torna subito in mente è quello in cui una delle partecipanti cieche durante l’esplorazione tattile della Galleria 2 a museo chiuso, in pieno lockdown, mi dice: “Questa è la porta di acciaio del montacarichi, è lo stesso che sale dalla hall al piano terra”, dimostrandomi non solo di sapere esattamente dove si trovasse ma anche di aver letto e ricostruito la sezione dell’edificio con la sua complicatissima struttura. Orientarsi all’interno del MAXXI è una sfida per qualunque visitatore. Serve tornare e ritornare, esplorando palmo a palmo lo spazio per comprenderne il funzionamento, esattamente come fa una persona cieca, per questo abbiamo chiesto a loro di aiutarci a raccontarlo a tutti. MIXT è un progetto di accessibilità universale ma costruito dalle persone con disabilità per tutti noi, invece del contrario.

E il secondo?

Il secondo momento coincide con la testimonianza di una delle partecipanti sorde alla quale era stato chiesto di raccontare brevemente in un video cosa significasse il MAXXI per lei. La sua risposta in Lingua dei Segni, praticamente intraducibile, è stata di una sintesi e una potenza che mi hanno lasciata impressionata. Si trova sulla homepage del sito. Mentre le mani segnano il segno-nome MAXXI, che allude alla forma sinuosa della Galleria 5, il volto comunica interesse e stupore per quell’oggetto, le mani quindi si alzano per segnare la parola “arte” mentre lo sguardo le segue e il volto diventa ispirato, in quel momento le mani scendono e si uniscono sul petto in un segno di interiorizzazione e appropriazione totale mentre la mediatrice sorride. Ecco, per me quei pochi segni rappresentano tutto il senso del lavoro fatto.

Ho cominciato a studiare la LIS per riuscire a entrare nel merito dei contenuti che stavamo sviluppando con la comunità segnante e questo mi ha permesso di comprendere le dinamiche della lingua visivo-gestuale e il suo enorme potenziale narrativo e descrittivo. Per me, che sono una storica dell’arte che vive di immagini e forme, è stata una scoperta straordinaria e ricca di possibili sviluppi.

ACCESSIBILITÀ E INCLUSIONE

Il progetto MIXT è un esempio di “buona prassi” per la completezza dei prodotti ideati, il coinvolgimento degli utenti finali (sordi e disabili visivi) ma anche per l’unione tra digitale ed esperienza multisensoriale. Questo permette di sottolineare e ribadire il ruolo di primo piano dell’Italia nel panorama internazionale dal punto di vista dell’accessibilità culturale e al patrimonio. Avete anche voi questa sensazione?

Sicuramente esistono molte buone pratiche anche a livello internazionale, purtroppo non è sempre facile scoprirle per la scarsa comunicazione che ne viene data. Per questo cerco di portare avanti la mappatura dei casi di studio e la ricerca continua sulle buone pratiche insieme all’Università La Sapienza, presso la cui Scuola di Specializzazione in beni storico artistici insegno Didattica del Museo e del Territorio, e alle istituzioni preposte alla difesa dei diritti delle persone con disabilità. Proprio tramite l’Ente Nazionale Sordi è recentemente arrivata una valutazione importante di MIXT. Il 25 settembre scorso, in occasione della Giornata Mondiale del Sordo, festeggiata al MAXXI, le cariche istituzionali dell’ENS hanno visitato il percorso MIXT con un membro del board della World Federation of the Deaf, l’associazione internazionale che riunisce le istituzioni dei singoli Paesi. Il progetto è stato riconosciuto dal consigliere della WFD come una buona pratica unica nel suo genere per la partecipazione attiva delle persone sorde e per la rilevanza del percorso nel museo articolato in 11 aree permanenti con schermi per le video guide in LIS e IS (International Sign). Il team di progetto è stato quindi invitato a presentare MIXT alla conferenza quadriennale della WFD che si terrà in Corea del Sud nel 2024!

Quindi qual è il senso ultimo del progetto?

La piena fruibilità per le persone sorde italiane e straniere è uno degli obiettivi del progetto e che la comunità segnante lo senta proprio e ne faccia un effettivo strumento di formazione culturale e di orgoglio nazionale è significativo.

Il senso che anima il progetto credo lo abbiano riassunto bene Giuliano Frittelli e Camilla Capitani, presidente e consigliera dell’UICI Roma, quando il 23 settembre, in occasione della presentazione ufficiale di MIXT, hanno ricordato il motto del movimento mondiale delle persone con disabilità: “Niente su di noi senza di noi”. Dobbiamo solo cominciare ad applicarlo come principio di metodo.

di Annalisa Trasatti

lunedì 18 ottobre 2021

"Io, non vedente, gioco a golf e vi spiego come": Palmieri e l'Open d'Italia

La Stampa del 18/10/2021

Roveri racconta la sua nuova vita: "Ho perso la vista in un incidente d'auto ma sul green sono rinato. Voglio essere un esempio". "Sono andato fuori strada per rispondere al telefonino".

FOLLONICA. "A 30 anni ho perso la vista in un incidente stradale. Da lì si è iniziata la mia seconda vita, bellissima. Anche perché gioco a golf". Stefano Palmieri, 49 anni, 13° all'Open d'Italia Disabili organizzato al Royal Park I Roveri, veste la maglia della Nazionale Paralimpica "con orgoglio". Una passione nata per caso, sul campo vicino a casa, a Follonica, scelta per curare la depressione dopo quell'incrocio sfortunato con il destino. "Ero in auto, ho risposto al cellulare e sono finito fuori strada". Un botto terribile, 17 ore in sala operatoria e 29 giorni in rianimazione. "Quando sono uscito dall'ospedale ero a terra. Poi ho capito che il golf mi offriva una via di uscita e ho visto la luce in fondo al tunnel. Ho iniziato a far pratica, mi sono appassionato e sono riuscito a raggiungere un alto livello".

Ma come può una persona senza vista giocare a golf? "Mi affido alla guida Stefano Bertola, i miei occhi sul green", risponde sorridendo. "Lui mi spiega la distanza dalla buca e io conto i passi per capire", dice Palmieri. E aggiunge: "Decido io però quale forza dare alla pallina. Penso al colpo e tiro. Per chi come me gioca senza vedere, è fondamentale essere in sintonia con la guida".

Ne ha fatta di strada Stefano, da quel giorno maledetto. Prima dell'incidente faceva il parrucchiere. "Con un socio, l'attività era ben avviata. Poi ho dovuto lasciare e mi sono inventato una nuova vita. Grazie alla mia decisione sono rinato. Ho iniziato a camminare, a farmi la barba e a gioire dei piccoli gesti quotidiani. Ma soprattutto ho dovuto riconquistare le persone. Perché un cieco fa paura. Molti scelgono di stare distanti, temono di ferirti". La forza l'ha aiutato a reagire. "Dove l'ho presa? Da mio padre, morto due mesi prima dell'incidente. Ma ha lottato come un leone con un attaccamento alla vita che mi è rimasto dentro. E la mia vittoria più grande è aver dato coraggio ad altri non vedenti che hanno iniziato a giocare sulla scia dei miei successi internazionali".

di Daniela Cotto

venerdì 15 ottobre 2021

Nella Giornata Nazionale del Cane Guida il racconto di Claudio, oltre 40 anni al buio guidato dai suoi “occhi” a quattro zampe

“Al mio Eliot non potrei mai rinunciare. Rinunciare a lui sarebbe come dover rinunciare alla mia autonomia. Che non baratto con nulla”.

A parlare è Claudio Mapelli, 69 anni, presidente della sezione bergamasca dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Eliot è il settimo cane guida di Claudio che a 22 anni ha perso la vista a causa di un incidente di caccia. Ma grazie ai cani, che da sempre Claudio ha amato e che lo hanno accompagnato fin dalla sua infanzia, non hai perso la sua autonomia e la sua libertà.

I suoi sette cani (quattro pastori tedeschi e tre labrador) sono stati, prima ancora che i suoi occhi, i suoi compagni di vita che, malgrado la cecità, gli hanno permesso di condurre un’esistenza senza barriere. Lavoro, viaggi, spostamenti, divertimenti per Claudio non sono mai stati un impedimento, proprio grazie a questi straordinari amici a quattro zampe addestrati per diventare la vista di chi vive nel buio.

Claudio decide di raccontare la sua vita sempre accompagnato dai suoi cani guida, proprio in occasione della Giornata Nazionale del cane guida che si celebra il 16 ottobre. Una Giornata istituita dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti nel 2006 per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sui diritti umani delle persone con disabilità visiva, e far comprendere che il cane guida sono “gli occhi di chi vive nel buio”.

“La scelta del cane guida è arrivata per caso – racconta – Grazie a Francesco, un amico non vedente che, già negli anni Settanta, ne aveva preso uno in Germania. Ho deciso di fare lo stesso, ed è stata una delle scelte più azzeccate della mia vita. Non posso vivere senza il mio cane guida”.

Eliot, così come i suoi predecessori, accompagna Claudio in tutti i momenti della giornata: la passeggiata per andare al lavoro a piedi (attraversando anche strade molto trafficate), le lunghe giornate in ufficio, e poi in ogni momento di svago e di socialità.

“Sui mezzi pubblici il cane guida richiama sempre l’attenzione e le coccole dei passeggeri – prosegue Mapelli – Tanti si fermano, mi fanno domande, lo accarezzano. Eliot è più grande rispetto ai mie precedenti cani guida e sui pullman spesso le persone mi chiedono permesso per passare: è un gigante buono color miele”.

Claudio non riesce a immaginare la sua vita senza il cane guida. “Trascorro più tempo con il cane guida che con mia moglie – prosegue ironicamente -. Certo avere il cane guida è un impegno. Il cane, rispetto al semplice bastone bianco che, tornato a casa, viene riposto sulla cassapanca ha bisogno di attenzione e cure. Il cane è parte della famiglia: va pulito, spazzolato, lavato, nutrito e coccolato. Ma quello che dà un cane, e in questo caso un cane guida, non ha prezzo. Inoltre facilita e velocizza gli spostamenti: è lui che mi guida”. Preservandolo da pericoli e ostacoli che, altrimenti, Claudio dovrebbe “intercettare” con il suo bastone.

Claudio ricorda con affetto i predecessori di Eliot, tutti presi in Italia. L’ultima Ghea, 13 anni, è andata in pensione e il suo posto è stato preso da Eliot che arriva da una scuola di addestramento svizzera. “L’addestratore lo ha portato a casa mia ed è rimasto con noi per una decina di giorni per spiegarmi e affiancarmi nelle attività quotidiane con Eliot – prosegue -. Purtroppo in Italia le lista d’attesa per avere il cane guida sono lunghe, Eliot è arrivato dopo otto mesi”.

Non dimentichiamo che, come ricorda la Legislazione garantisce al cane guida molti diritti quali l’accesso a tutti gli esercizi pubblici; l’esonero dell’obbligo di portare la museruola (a meno che non sia richiesto in una data situazione); l’esonero del proprietario di avere paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni. Il cane guida sale gratis sui mezzi pubblici, può accompagnare la persona non vedente anche su traghetti e aerei sia in Italia sia all’estero; può viaggiare sul sedile posteriore insieme alla persona cieca senza incappare in sanzioni.

16 ottobre Giornata Nazionale del Cane Guida Ciechi

Gli occhi di chi non vede nascono in Brianza

Il 16 ottobre si celebra la Giornata Nazionale del cane guida, istituita dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti nel 2006 per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sui diritti umani delle persone con disabilità visiva, e far comprendere che il cane guida sono “gli occhi di chi vive nel buio”.

Un amico a quattro zampe molto speciale che, perfettamente addestrato, diventa la vista di colui che non vede più: gli permette di vivere in totale autonomia, di andare al lavoro, di prendere i mezzi, di andare al ristorante, e di viaggiare senza bisogno di aiuto.

E proprio in Brianza da decenni c'è un'eccellenza del settore. Sorge, infatti, a Limbiate, il Servizio Cani Guida dei Lions, Ente morale istituito nel 1959, dove ogni anno vengono consegnati in comodato gratuito 50 cani addestrati.

Sono 2.240 i cani che dall'inizio di quest'avventura - avviata a Milano dall’ingegner Maurizio Galimberti, rimasto cieco durante un gravissimo incidente di volo e che aveva preso un cane guida addestrato in Germania - sono stati consegnati a persone non vedenti in tutta Italia. Ma purtroppo sono ancora 130 le persone non vedenti attualmente in attesa di riceverne uno.

“Ogni volta che consegniamo un cane guida è una grandissima emozione - racconta Giovanni Fossati, presidente del Servizio Cani Guida Lions di Limbiate -. Non è semplicemente restituire la vista, ma come molti ci raccontano è restituire la vita”. Il cane guida diventa perciò amico fedele e inseparabile della persona non vedente: la segue e la accompagna ovunque.

“Molti ci raccontano che i colleghi, sul luogo di lavoro, non considerano il cane guida un semplice animale, ma un collega a tutti gli effetti”, aggiunge Fossati.

Non a caso è la stessa Legislazione che garantisce al cane guida molti diritti quali l'accesso a tutti gli esercizi pubblici; l’esonero dell’obbligo di portare la museruola (a meno che non sia richiesto in una data situazione); l'esonero del proprietario di avere paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni. Il cane guida sale gratis sui mezzi pubblici, può accompagnare la persona non vedente anche su traghetti e aerei sia in Italia sia all'estero; può viaggiare sul sedile posteriore insieme alla persona cieca senza incappare in sanzioni.

Ma prima di essere consegnato al suo nuovo compagno di vita c'è un lungo e impegnativo percorso di addestramento che avviene proprio a Limbiate. È lì che c’è l’allevamento con cinque sale parto, dove lavorano 16 professionisti, dove sono stati realizzati quattro mini appartamenti dove la persona non vedente e il suo accompagnatore soggiornano prima di ritornare a casa con il cane guida, per apprendere i comandi e conoscere da vicino quello che diventerà gli occhi dell'uomo o della donna con disabilità visiva. “All’inizio venivano addestrati solo pastori tedeschi – prosegue Fossati -. Adesso la maggior parte sono labrador e golden retriever che si sono dimostrati ottime guide per i ciechi”.

All'età di tre mesi i cuccioli vengono affidati a famiglie selezionate, chiamate Puppy Walker, che li allevano per il primo anno di vita. Poi parte l’addestramento che dura circa sette mesi, fino alla fase finale quando il cane viene affiancato al non vedente, imparando a vivere in perfetta simbiosi con lui.

Una realtà, quella del Servizio Cani Guida Lions, che va avanti grazie al sostegno dei benefattori: Lions, Leo, aziende e cittadini che hanno preso a cuore questo progetto. Un progetto che, come ricorda l’Uici “non è solo un aiuto per l’autonomia, ma soprattutto un compagno di libertà”.

L'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e il Servizio cani Guida Lions terranno alta l'attenzione non solo durante la Giornata nazionale del 16 ottobre.

“La nostra Associazione, unitamente al Servizio cani Guida Lions – afferma Giovanni Battista Flaccadori, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus-APS - terranno alta l’attenzione non solo durante la Giornata nazionale del 16 ottobre. Prossimamente verrà infatti organizzata sul territorio una dimostrazione di addestramento: cani guida e istruttori scenderanno in piazza per mostrare ai cittadini il grande lavoro che c’è dietro alla preparazione del cane, ma anche e soprattutto la perfetta sintonia che lega la persona cieca al suo cane. Un amico a quattro zampe che restituisce libertà e autonomia, oltre ad affetto e compagnia”.

giovedì 14 ottobre 2021

Giornata dei cani guida: alla scoperta del centro d’eccellenza di Limbiate

Il Cittadino di Monza e Brianza del 14 ottobre 2021 

Sono 50 i cani guida che ogni anno il centro gestito dai Lions a Limbiate mette a disposizione di non vedenti o ipovedenti dopo un attento addestramento: alla scoperta del servizio in occasione della Giornata nazionale dedicata ai cani guida.

Il 16 ottobre si celebra la Giornata nazionale del cane guida, istituita dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti nel 2006 per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sui diritti delle persone con disabilità visiva e per far comprendere l’importanza rivestita dal cane guida che costituisce “gli occhi di chi vive nel buio”.

In Brianza da decenni c’è un’eccellenza del settore. Sorge, infatti, a Limbiate, il Servizio cani guida dei Lions, ente morale istituito nel 1959, dove ogni anno vengono consegnati in comodato gratuito 50 cani addestrati. Sono 2.240 i cani che dall’inizio di quest’avventura - avviata a Milano dall’ingegnere Maurizio Galimberti, rimasto cieco durante un gravissimo incidente di volo e che aveva preso un cane guida addestrato in Germania - sono stati consegnati a persone non vedenti in tutta Italia. Ma purtroppo ci sono ancora 130 persone non vedenti in attesa di riceverne uno.

«Ogni volta che consegniamo un cane guida è una grandissima emozione - racconta Giovanni Fossati, presidente del Servizio Cani Guida Lions di Limbiate -. Non è semplicemente restituire la vista, ma come molti ci raccontano è restituire la vita. Il cane guida diventa un amico fedele e inseparabile della persona non vedente: la segue e la accompagna ovunque». La legge garantisce al cane guida molti diritti quali l’accesso a tutti gli esercizi pubblici; l’esonero dell’obbligo di portare la museruola (a meno che non sia richiesto in una data situazione); l’esonero del proprietario di avere paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni.

Il cane guida sale gratis sui mezzi pubblici, può accompagnare la persona non vedente anche su traghetti e aerei sia in Italia sia all’estero; può viaggiare sul sedile posteriore insieme alla persona cieca senza incappare in sanzioni. Ma prima di essere consegnato al suo nuovo compagno di vita, per il cane c’è un lungo e impegnativo percorso di addestramento che avviene proprio a Limbiate. È lì che c’è l’allevamento con cinque sale parto, dove lavorano 16 professionisti, dove sono stati realizzati quattro mini appartamenti dove la persona non vedente e il suo accompagnatore soggiornano prima di ritornare a casa con il cane guida, per apprendere i comandi e conoscere da vicino quello che diventerà gli occhi dell’uomo o della donna con disabilità visiva.

«All’inizio venivano addestrati solo pastori tedeschi – prosegue Fossati -. Adesso la maggior parte sono labrador e golden retriever che si sono dimostrati ottime guide per i ciechi». All’età di tre mesi i cuccioli vengono affidati a famiglie selezionate, chiamate Puppy Walker, che li allevano per il primo anno di vita. Poi parte l’addestramento che dura circa sette mesi, fino alla fase finale quando il cane viene affiancato al non vedente, imparando a vivere in perfetta simbiosi con lui. Una realtà, quella del Servizio Cani Guida Lions, che va avanti grazie al sostegno dei benefattori: Lions, Leo, aziende e cittadini che hanno preso a cuore questo progetto. Un progetto che, come ricorda l’Uici «non è solo un aiuto per l’autonomia, ma soprattutto un compagno di libertà».

Un trekking sull’Appenino Bolognese adatto anche ai non vedenti

Action Magazine del 14/10/2021

Quattro giorni sui sentieri dell’Appenino Bolognese, tra natura e antichi borghi. Ce lo racconta la nostra Giusi Parisi, non vedente.

Un trekking davvero inclusivo, quello sull’Appennino bolognese a cui ho partecipato. Un percorso della durata di quattro giorni, organizzato dall’associazione di promozione sociale La Girobussola, in collaborazione con il tour operator Viaggi e Miraggi. L’itinerario, da Marzabotto a Riola, è stato pensato per essere accessibile a persone con disabilità visiva come me, ma naturalmente è consigliato a tutte le gambe, anche a quelle non particolarmente allenate.

Vi ho raccontato di recente della mia escursione “adattata” sul Monte Caio, nel Parmigiano. Adesso vi parlerò di un’altra bella esperienza esperienza di trekking del tutto accessibile a chi – come me – è non vedente.

Partiamo da Marzabotto, piccola cittadina che conserva un prestigioso patrimonio culturale, risalente al periodo etrusco. Prima tappa del percorso è proprio il museo etrusco, dove purtroppo abbiamo la possibilità di toccare appena un paio di oggetti. La situazione migliora all’interno del parco che circonda il museo, costruito esattamente dove sorgeva l’antica città di Kainua, di cui si possono ammirare i pochi resti dell’acropoli e della necropoli, poco fuori le rovine della porta della città.

Il primo giorno il pranzo è velocissimo, e ci mettiamo subito in cammino per raggiungere il parco del Monte Sole. Costeggiamo per un tratto il fiume Reno, per poi attraversarlo e immetterci nei boschi. Il sentiero, all’inizio abbastanza dolce, ci accoglie fra equiseti (o code di cavallo), alberi di nocciolo e noci. Raggiungiamo il borgo di Sperticano, dove ci fermiamo solo per una breve sosta.

Da qui infatti inizia la parte più impegnativa della giornata. Dopo un altro breve tratto facile, imbocchiamo il cosiddetto “sentiero del postino”, che con una discreta pendenza ci porta sulla sella fra il Monte Sole e il Monte Caprara, dopo aver aggirato il monte Abelle. Siamo ormai nel cuore del parco del Monte Sole, e dopo aver percorso circa 8 km e un dislivello di 500 metri ci fermiamo al rifugio del Poggiolo, dove ceniamo e alloggiamo.

Il nostro trekking per non vedenti sulle tracce della storia

Il mattino seguente lo dedichiamo interamente alla memoria della strage del 1944, compiuta ad opera dei nazisti. Raggiungiamo la Scuola di Pace Monte Sole , dove ripercorriamo la storia di quel periodo.

Dopo aver esplorato la mappa tattile del parco, con Stefano (la nostra guida) ci rechiamo di persona nei luoghi in cui sono avvenute le stragi. Tra questi il cimitero di Casaglia, dove è ancora presente una croce di ferro forata dai proiettili della mitragliatrice piazzata dai nazisti. Ascoltiamo, ognuno preso dalle proprie emozioni, la lettura di uno stralcio del racconto di una sopravvissuta. Dopo riflessioni e dibattiti, ci spostiamo al vicino monastero dei monaci Dossettiani, che ci coinvolgono nella loro preghiera delle 12:30.

Poco dopo pranzo, ci incamminiamo per raggiungere il borgo di Grizzana Morandi. Ci aspettano altri tratti in salita, circondati stavolta da pini, pini silvestri, castagni… Percorriamo dunque il crinale tra la valle del Reno e la valle del Setta, sorvolati di tanto in tanto da qualche rapace. Lungo il sentiero incontriamo anche un salice monumentale, albero molto raro in zona.

Dopo aver aggirato il monte Termine, raggiungiamo il nostro punto di ristoro all’interno del borgo, dopo un percorso di circa 10 km con 500 metri di dislivello.

Terzo giorno di trekking, destinazione Riola

Il programma del terzo giorno prevede circa 16 km di cammino per raggiungere Riola, nella valle del Reno. Ci incamminiamo dunque verso il monte Stanco, percorrendo in parte strada asfaltata e in parte boschi, dove ammiriamo fra la flora alcune querce, cerri, erica e ginepro. Una breve sosta nel piccolo borgo di Collina.

Riprendiamo quindi il cammino, dirigendoci verso il parco di Montovolo, diventata oasi WWF grazie al suo particolare microclima. Attraversiamo poi il crinale tra monte Vigese e Montovolo, da cui ad un certo punto – come ci descrivono le guide – si può ammirare il monte di Corno alle Scale, una delle cime più alte dell’Appennino tosco-emiliano.

Continuando a scendere e aggirando Montovolo, ci fermiamo nel cinquecentesco borgo de La Scola, caratterizzato da stretti viottoli, case-torri e altre antiche architetture. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato. La giornata si conclude scendendo lungo il torrente Limentra per raggiungere Riola, la nostra destinazione finale.

Una giornata dedicata alla cultura

L’ultimo giorno è dedicato interamente alla cultura. Visitiamo infatti l’eccentrica Rocchetta Mattei, una specie di castello delle fiabe posizionato tra i boschi dell’Appennino. Scopriamo alcuni pezzi d’arte toccandoli con le mani, così come particolari decorazioni presenti nel palazzo.

Subito dopo ci rechiamo alla vicina chiesa di Santa Maria Assunta, l’unica opera dell’architetto finlandese Alvar Aalto presente in Italia. Grazie alle mappe tattili e ai plastici, riusciamo ad avere un’idea della particolarità dei monumenti.

Poco dopo pranzo, è tempo di salutare i miei compagni di viaggio e le guide, che ringrazio per l’avventura vissuta insieme. I ringraziamenti vanno naturalmente anche al tour operator Viaggi e Miraggi, che probabilmente inserirà l’itinerario fra le sue proposte, e alla chiesa Valdese, finanziatrice del progetto.

di Giusi Parisi