sabato 19 gennaio 2019

"L'arte accessibile a tutti"

Corriere Adriatico del 17-01-2019

Il bilancio. Ancora un segno più per gli ingressi del Museo Tattile Statale Omero di Ancona Il presidente Aldo Grassini: «Quest'anno ci sarà l'avvio della galleria dedicata al made in Italy».

ANCONA. Il 2018 è stato per il Museo Tattile Omero di Ancona un anno molto positivo dal punto di vista numerico. Gli ingressi hanno infatti raggiunto quota 35 mila, con un incremento del 9% rispetto al 2017. E ad aumentare è stato in particolare il pubblico proveniente dall'estero (+59,6%), seguito da quello arrivato da fuori regione (+25,9%), anche se non sono mancati i visitatori di Ancona e provincia, saliti del 17%.

Cresce il consenso.

«Il fatto che il pubblico continui a rispondere è certamente motivo di soddisfazione dichiara il presidente del museo, Aldo Grassini -. Tuttavia, ciò che per noi più conta è la qualità di quello che si fa». E nel 2018 sono state fatte cose davvero importanti. In totale sono stati 60 gli eventi organizzati all'interno del museo. Tra questi ben 9 mostre molto diverse sia per forma che per contenuti: da quella dedicata alle opere scultoree di un artista molto conosciuto come Ligabue, all'omaggio a Carlo Urbani, il medico marchigiano scopritore della Sars, fino alla Tavola Celeste, istallazione interattiva tra gioco e approfondimento scientifico riservata a un pubblico di famiglie. Ci sono poi gli oltre 10 convegni e corsi di formazione sul tema dell'accessibilità museale organizzati alla Mole per i professionisti del settore, oppure svolti direttamente all'interno delle istituzioni interessate, dal Salone del Restauro di Firenze al Parco Archeologico del Colosseo. Il personale del Museo Omero è stato infatti spesso chiamato in Italia e all'estero a fare formazione e fornire il proprio aiuto per l'allestimento di percorsi museali accessibili. A ottobre Andrea Socrati e Aldo Grassini hanno formato su questi temi gli operatori dei principali musei di Beirut. A dicembre Grassini e la coordinatrice Annalisa Trasatti sono stati invitati in Giappone per una conferenza al Museo dell'Arte della Prefettura Yamanashi nella città di Kofu. Nello stesso mese hanno inaugurato insieme alla Soprintendenza di Roma un percorso visivo-tattile dedicato alla Tomba di Giulio II, all'interno della Basilica di San Pietro in Vincoli.

Un argomento di moda.

«Il tema dell'accessibilità delle opere d'arte è diventato di moda sottolinea Grassini -. Ovunque gli operatori si sforzano di rendere la cultura ad appannaggio di tutti. Però spesso questo viene fatto allestendo percorsi specifici per i disabili, quando è invece importante non creare separazione. Il nostro Museo è fruibile da tutti allo stesso modo. Anche perché l'accesso all'arte tramite uno strumento alternativo come il tatto ha sì rilevanza sociale, in quanto permette ai ciechi di accedere a luoghi dove in genere la norma è quella del vietato toccare, ma ha anche rilevanza culturale in quanto sfata il dogma che l'arte sia soltanto visiva, tanto che una schiera crescente di artisti contemporanei crea opere fruibili attraverso tutti i sensi». Proprio di questo si parlerà nel corso della mostra convegno di novembre dedicata a Bruno Munari e Maria Montessori, due personalità che in campi diversi come l'arte e la pedagogia hanno sottolineato l'importanza dell'approccio multisensoriale. Il 2019 vedrà inoltre l'avvio del museo dedicato al Made in Italy promosso da Diego della Valle e lo svolgimento della VIII edizione della Biennale Arteinsieme, che approderà in primavera ad una mostra composta dai lavori degli studenti di 200 scuole ispirati alle opere dell'artista testimonial Rabarama.

di Michele Rocchetti

«La mia vita a occhi chiusi Amo fare le immersioni lì non ci sono barriere», di Giuseppe Recca

La Sicilia del 08-01-2019

La storia del saccense Stefano Turturici, non vedente dall'età di 18 anni a causa di una rara patologia genetica e più forte anche di un grave incidente stradale. «Chi ha una minoranza visiva è in grado di fare cose in apparenza eccezionali: non è una sfida, basta crederci»

«Sono felice, affronto la cecità come una compagna di vita e in modo assolutamente normale». Per Stefano Turturici, saccense non vedente alle porte dei 50 anni, la vita è una scoperta continua di cose e dettagli che ai vedenti sfuggono. Non una sfida, ci tiene a precisarlo, ma una quotidiana esplorazione di un mondo che solo con lo sviluppo completo dei quattro sensi si può pienamente apprezzare. Stefano va in barca, fa immersioni subacquee, esplora grotte, va in montagna a sciare, cucina, organizza eventi. E non si ferma mai. Con un dinamismo incredibile e una vivacità che nel corso della nostra chiacchierata abbiamo pure invidiato, promuove tante attività in favore dei disabili come lui, specialmente in mare. Stefano ci accoglie con una precisazione: «Le persone come me con una minorazione visiva, hanno la possibilità di gestirsi e per tantissime cose non devono dipendere da altri. Siamo nelle condizioni di vivere una vita normale e fare le cose che apparentemente possono sembrare eccezionali». Stefano Turturici è rappresentante della sezione di Sciacca dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e componente del direttivo della Lega Navale Italiana della stessa città. La sua voglia di vivere non si è fermata quando all'età di 18 anni gli è stata diagnosticata una retinite pigmentosa, una rara malattia genetica caratterizzata da una degenerazione progressiva della retina in entrambi gli occhi. E non si è fermata nemmeno dieci anni dopo, quando è rimasto vittima di un incidente stradale in moto che lo ha costretto a sottoporsi a due delicati interventi chirurgici alla testa, quelli che con molta probabilità hanno accelerato la progressione della malattia e che oggi lo rendono completamente cieco. «Il momento più traumatico è stato quando mi hanno diagnosticato, in modo forse un po ' brusco, la malattia. Poi non è mai stato un problema, ha prevalso la mia concezione della vita, cioè che una patologia invalidante si può affrontare facendo crescere tutte le attività sensoriali. Io non mi sono mai chiesto perché proprio a me. Certo, nascere cieco è cosa diversa che diventarlo, io sono stato avvantaggiato dal fatto che avevo già visto quello che oggi tocco con mano». Sfruttando il suo amore per il mare, la possibilità di averlo a due passi da casa e la sua presenza nel consiglio direttivo della locale Lega Navale, Turturici promuove ogni anno decine di iniziative. «Abbiamo fatto escursioni in barca con i ragazzi disabili assistiti dalle associazioni cittadine, promosso incontri per la conoscenza della fauna ittica e della gastronomia marinara, abbiamo fatto provare l'emozione della pesca con la lenza, raduni di auto d'epoca, tutte attività con cui a diversi disabili della vista e con minorazioni aggiuntive abbiamo permesso di vivere intensamente il mare, il luogo dove più facile è sprigionare libertà e serenità d'animo. Non a caso il mare viene scientificamente ritenuto un prezioso strumento terapeutico, con noi si divertono e gioiscono ragazzi pluriminorati che a scuola ad esempio hanno problemi ad interagire». Il suo amore per il mare Stefano lo ha voluto approfondire meglio provando le immersioni subacquee: «Quando un esperto sub come Santo Tirnetta mi ha detto che aveva il brevetto di istruttore per disabili, non ci ho pensato un attimo a frequentare un corso. Oggi sono in possesso del brevetto di sub di primo e secondo livello. Ho fatto esperienze bellissime nei fondali di Sciacca, mi sono immerso ad Ustica e a Scilla, in Calabria, ho partecipato a ricerche archeologiche in mare. Esperienze incredibili, in acqua non ci sono barriere architettoniche, mi sento al sicuro, " vedo " ciò che gli altri ritengono superficiale, puoi giocare con un polipo, puoi toccare una gorgonia a 30 metri di profondità. Il mondo sommerso è bellissimo». E non è tutto: Stefano ha voluto far parte del gruppo dei portatori del simulacro di Maria Santissima del Soccorso, la patrona della città. Opportunamente guidato, insieme a cento marinai da 14 anni porta a spalla per le vie della città il simulacro della Madonna come segno di fede e devozione. E poi ha pure voluto frequentare un corso BLS di primo soccorso e imparare le tecniche di rianimazione cardio-polmonare ed altre manovre a supporto delle funzioni vitali. «Con grande soddisfazione sono pure riuscito a mettere in pratica parte di quanto ho imparato quando in autobus un ragazzo ha avuto una crisi epilettica e sono intervenuto in attesa dell'arrivo di un medico». Stefano Turturici fino a poco tempo fa usciva con un cane guida, oggi l'animale è avanti con l'età e lui lo accudisce. Lavora come centralinista nel locale Centro per l'impiego. Non è quello che sognava di fare, ma quando esce fuori dall'ufficio corre dagli amici della Lega Navale per organizzare nuove iniziative, programmare le prossime immersioni in acqua della stagione estiva e si confronta con amici e conoscenti. Una passione contagiosa quando Stefano ci racconta quello che ha fatto ed i tanti progetti ancora nella sua testa. «Il prossimo obiettivo sono dei corsi di protezione civile, insegnare a noi non vedenti ed a quanti hanno varie disabilità, come comportarsi in caso di calamità naturale». Una vita dinamica, a 100 all'ora, di un individuo che non è affatto imprigionato in un mondo di colore nero come si potrebbe facilmente immaginare. Un uomo che oltrepassa ogni giorno la porta del disagio e che lancia continui messaggi a quelle famiglie che tengono chiusi i loro figli in casa pensando che siano un peso per la società. E ci lascia con un suo motto: «Mi sento ogni giorno una risorsa, non un problema».


venerdì 18 gennaio 2019

La coscienza politica, di Marco Condidorio

Giornale UICI del 17-01-2019

La coscienza politica di chi ha avuto la responsabilità di scrivere leggi e decreti legge in materia di istruzione e formazione, ha segnata la via maestra dell’integrazione e dell’inclusione…

Ancora oggi, se da un lato dobbiamo molto alla scrittura di leggi pionieristiche in riferimento ad una scuola che fosse per tutti e non solo per alcuni, oggi quelle stesse leggi andrebbero adeguate ad un lessico maggiormente rispettoso della condizione di disabilità delle cittadine e dei cittadini.

Ultimamente ho letto un articolo su “I diritti violati dei bambini e dei ragazzi con disabilità” articolo del quotidiano «La Stampa» del 6 gennaio 2019.

Uno scritto che denuncia una sacrosanta verità a cui dovremo opporre una altrettanto sacrosanta verità: il diritto passa attraverso il registro linguistico più appropriato ed attuale. E così l’idea di scrivere un pezzo immediatamente prende forma e non per contraddire il frammento ma, al contrario per sottolinearne alcuni elementi, dirò taluni angoli bui che meritano invece d’essere illuminati per comprendere che, la discriminazione può originarsi già a partire dalla forma con la quale la norma è scritta e di come questo possa contribuire a perpetrare una certa discriminazione a svantaggio dei nostri bambini, alunni e studenti in condizioni di disabilità, di cui penso non sia responsabilità solo della Scuola, ma…

Nell’articolo si parla di “numeri tristi”, precisamente quattro. Ai quattro punti, mi permetto di aggiungerne un quinto ed un sesto.

Manca una formazione sociale/civile rivolta alle famiglie e i cittadini tutti, ivi compresi i docenti della nostra scuola mediante cui far giungere una immagine dinamica, creativa e costruttiva di chi nonostante viva la condizione di una qualche disabilità, produce e costruisce, sia per sé che per gli altri. E, la normativa vigente ancora gode di un lessico per nulla rispettoso della persona in condizione di disabilità né ne valorizza potenzialità e attitudini. Questi sono angoli bui per l’integrazione dei nostri discenti, ma non solo: lo è per tutta la società, che vive quotidianamente di relazioni veloci e tese al solo assistenzialismo.

Quanti sanno che la normativa vigente in materia di integrazione/inclusione fa uso di un lessico che oggi risulta anacronistico sino a ad essere discriminante e per nulla al passo con i tempi?

Forse, il decreto legislativo 66/2017 sull’inclusione scolastica introduce qualche novità a riguardo a partire dal titolo e dai primi articoli:

Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, introduce un nuovo approccio sia educativo che didattico oltre che anche di tipo lessicale.

I primi due articoli infatti recitano partendo dai principi e dalle finalità

L’inclusione scolastica:

a) riguarda le bambine e i bambini, le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti, risponde ai differenti bisogni educativi e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole, nella prospettiva della migliore qualità di vita;

b) si realizza nell’identità culturale, educativa, progettuale, nell’organizzazione e nel curricolo delle istituzioni scolastiche, nonché’ attraverso la definizione e la condivisione del progetto individuale fra scuole, famiglie e altri soggetti, pubblici e privati, operanti sul territorio;

c) è impegno fondamentale di tutte le componenti della comunità scolastica le quali, nell’ambito degli specifici ruoli e responsabilità, concorrono ad assicurare il successo formativo delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti.

Si avverte un respiro di uguaglianza per un approccio teso a realizzare da subito un ambiente “inclusivo”.

Seguiamo ancora il testo: Il presente decreto promuove la partecipazione della famiglia, nonché’ delle associazioni di riferimento, quali interlocutori dei processi di inclusione scolastica e sociale.

Già da queste prime righe è possibile scorgere un approccio linguistico maggiormente rispondente agli scopi del decreto legge e al fatto che il soggetto cui rivolge l’attenzione occupi la parte centrale della scena.

Leggiamo ancora: Ambito di applicazione

Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano esclusivamente alle bambine e ai bambini della scuola dell’infanzia, alle alunne e agli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, alle studentesse e agli studenti della scuola secondaria di secondo grado con disabilità certificata ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di promuovere e garantire il diritto all’educazione, all’istruzione e alla formazione.
L’inclusione scolastica è attuata attraverso la definizione e la condivisione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) quale parte integrante del progetto individuale di cui all’articolo 14 della legge 8 novembre 2000, n. 328, come modificato dal presente decreto”.
Ma, gli articoli 1 e 3 della legge 104/92 che lessico ci propongono ancora oggi?

A partire dal titolo della stessa legge possiamo leggere che le persone in condizioni di disabilità sono:

legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate

E agli articoli 1 e 3:. Partiamo dalle finalità La Repubblica:

      a) garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società: come?

Noi impartiamo lezioni di cittadinanza avendo cura di utilizzare un lessico appropriato come per esempio:

Tutti gli uomini sono eguali di fronte alla legge; nel nostro paese tutti i cittadini hanno pari diritti e proviamo a formulare un elenco perché ci aiuti nella trasmissione dei principi o valori sociali.

Per esempio: tutte le persone disabili, gli immigrati ecc. Non utilizziamo termini, volutamente offensivi o che comunque nel tempo hanno acquisita una connotazione discriminante quali “negri” o handicappati.

Procediamo con la lettura:

      b) previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché’ la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali.

Quale ruolo può sperare di perseguire una persona che, sulle certificazioni e/o in forza di una normativa vigente vien classificata come “handicappata”?

Nel marzo del 2006 il legislatore offrirà ai cittadini in condizioni di disabilità una norma che li tuteli contro ogni tipo di discriminazione, la legge 67.

TITOLO: Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni

Art. 1. (Finalità e ambito di applicazione)

1.La presente legge, ai sensi dell’articolo 3 della Costituzione, promuove la piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di garantire alle stesse il pieno godimento dei loro diritti civili, politici, economici e sociali. Il richiamo all’articolo 3 della legge 104/92 è legittimo, ovviamente per i principi in esso richiamati; meno per la forma utilizzata; la 67 rispecchia il cambiamento di un registro concettuale e lessicale superato, il testo richiamato è invece abbondantemente sorpassato.

Sentite la fluidità del comma 2 sempre della 67/2006 “Restano salve, nei casi di discriminazioni in pregiudizio delle persone con disabilità relative all’accesso al lavoro e sul lavoro, le disposizioni del decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 216, recante attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”.

Ma procediamo con i commi della 104/92

      c) persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché’ la tutela giuridica ed economica della persona handicappata.

Su questo comma ci sarebbe da scrivere un’enciclopedia ma…

      d) predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata.

Quest’ultimo passaggio trattato pone un ulteriore quesito:

Ma a questo punto, non sarebbe opportuna una riscrittura dell’intero testo della legge 104/92, considerate tra le altre cose le diverse modifiche succedutesi dalla sua entrata in vigore?

Leggiamo come veniamo definiti in virtù del godimento di un diritto:

Soggetti aventi diritto

E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
Anche su questo ci sono molte cose da dire, per esempio:

perché continuiamo a mantenere in vigore una definizione di persona in condizione di disabilità come da punto 1 del presente articolo 3 ex lege 104/92?

Come se non fossero state scritte né la convenzione ONU sui diritti delle persone in condizione di disabilità, ratificata dal nostro Parlamento nel 2009 con la legge numero 18; o come se non esistesse l’ICF.

La persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.
Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale, correlata all’età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.
Fermo restando il positivo carattere sociale che pone la persona al centro di provvedimenti utili ad alleviarne la condizione di disagio fisico, sociale ed ambientale; l’orientamento della norma si caratterizza per essere una norma fortemente assistenzialistica e poco riabilitativa, sia dal punto di vista psico-fisico che sociale ed ambientale.

Vetusto, antiquato e superato buona parte del lessico; oltre al fatto che, la stessa Organizzazione mondiale della salute, come appena citato, ha stabiliti programmi e protocolli sociali e scientifici, tra cui l’ICF, che consentono di modificare lo stesso approccio sociale alla condizione di disabilità.

Torno alla traccia del documento:

Leggo che: Quattro numeri sono tristemente eloquenti sulla condizione dei bambini che necessitano di insegnanti di sostegno che frequentano le nostre scuole.

1° solo il 32% delle scuole garantisce l’accessibilità a chi ha problemi motori.

2° solo l’1,6% delle scuole garantisce l’accesso di tipo senso-percettivo cioè con segnali acustici per non vedenti o segnalazioni visive per sordi/non udenti, mappe a rilievo o percorsi tattili.

3° il 36% degli insegnanti non è qualificato per svolgere attività di sostegno.

4° la maggioranza dei bambini con problemi non partecipano a gite scolastiche. E, come già espresso sopra,

5° manca una formazione sui temi legati alla condizione di disabilità rivolta alle famiglie, alla scuola di tipo sociale e culturale.

6° e non perché meno importante, come scritto già sopra, riproporrei quello relativo alla necessità di modificare, meglio aggiornare il linguaggio col quale scriviamo la normativa riferita alle persone in condizioni di disabilità, ove lo stesso termine “disabilità, personalmente lo abolirei!

Dunque anche la terminologia della legge ha il proprio peso; si aggiunga poi che, quel che fa la differenza, in negativo si intende, è l’applicazione della norma in virtù di disponibilità economiche o di risorse umane professionalmente indicate disponibili o no, triste primato tutto italiano!

Dirò che, mentre pian piano sta prendendo sempre più forma nella mente degli attori della politica il tema dell’abbattimento barriere architettoniche quale principio di accessibilità per cui si progettano ambienti e siti urbani che tengono conto d’ogni cittadino, ivi compreso quello in situazione di disabilità sensoriale; quando parliamo di alunni o studenti in condizioni di disabilità sensoriale, per cui necessiterebbero di ulteriori ed specifici allestimenti ambientali che ne consentano l’autonomia, ancora siamo molto lontani; al più vediamo posizionare qua e là sistemi tattilo-plantari senza alcuna ratio e con un dispendio di risorse economiche davvero vergognoso.

Tutto questo produce un modello distorto di società, che speravamo superato e che invece sembra prepotentemente ritornare, o meglio riemergere dall’inconscio collettivo, quello di un certo “darwinismo sociale”; e che, nonostante leggi all’avanguardia, cito: “tra cui ancora la L.104, non stiamo realmente garantendo il diritto di accesso alla scuola, alla qualità dell’istruzione, alla socialità a questi bambini”.

Ecco, la legge 104/92 non è più una legge all’avanguardia, tutt’al più possiamo considerarla pioneristica perché pioneristico fu il documento Falcucci da cui ebbe origine la stessa legge, anch’essa pioneristica come la 517/77.

Altri dati sulla scuola:

gli alunni/studenti sono 272 mila in totale, dalla scuola per l’infanzia alle secondarie superiori, secondo l’Istat. Il 13% è rappresentato da bambini di nazionalità diversa da quella italiana, che stanno peggio degli altri.

Possibile che ci debbano essere, ancora oggi bambini, alunni e studenti che oltre a doversi inserire, cosa non facile, devono aver il problema anche di arrivare fisicamente a scuola e muoversi liberamente al suo interno?

Possibile che in più di un terzo dei casi non venga loro garantita la qualità di insegnamento necessaria, e siano affidati a insegnanti non formati che nella maggior parte dei casi cambiano l’anno successivo? Il 46% di questi bambini ha una disabilità mentale, il 25% problemi di sviluppo, il 20% di linguaggio, il 19% di apprendimento, l’11% problemi motori, il 10% sensoriali. La situazione è più difficile, come sempre, al Sud. Ma non è che il Nord sia poi così più avanti. Non basta che i diritti siano scritti sulla carta, devono realizzarsi nella vita quotidiana, e soprattutto a scuola, prima frontiera di inclusione sociale per i bambini, cittadini anch’essi a tutti gli effetti.

Ecco, se la scuola, come è giusto che sia è “frontiera sociale”, aggiungerei con un pizzico di “criticismo storico” che, oggi è il tempo di ripensare alcuni concetti da cui inevitabilmente dipende e discende un atteggiamento sociale, sia nella scrittura del DNA politico del Legislatore che dell’Esecutivo ma anche nella formazione e nell’azione del cittadino.

Museo Tattile Statale Omero di Ancona - Mostra "L'arte risveglia l'anima"

L'ARTE RISVEGLIA L'ANIMA 
26 gennaio - 23 febbraio

Inaugura sabato 26 gennaio alle ore 17 al Museo Tattile Statale Omero di Ancona "L' arte risveglia l'anima", la mostra itinerante che invita a conoscere abilità e varietà espressive delle persone autistiche.

Il percorso espositivo, promosso dalle associazioni L'immaginario, Autismo Firenze e Amici del Museo Ermitage con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità, è curato dalla storica dell'arte Cristina Bucci e consta di oltre 60 tra dipinti, illustrazioni e una piccola selezione di ceramiche realizzati da 24 artisti italiani – di cui uno marchigiano - con storie, potenzialità e percorsi artistici differenti, a testimonianza delle tante sfumature dello spettro autistico.

Giunto alla sesta tappa dalla sua inaugurazione a Firenze nel 2017, il progetto di inclusione sociale e culturale mette in evidenza il ruolo fondamentale dell'arte e dello spazio museale nella costruzione di nuovi linguaggi, di relazioni umane, nonché nel superamento dei pregiudizi nei confronti della condizione autistica. 

Una rassegna di grande valore educativo oltre che artistico che fino ad oggi ha chiamato al confronto importanti istituzioni culturali del territorio nazionale e avvia il 2019 insieme al Museo Omero, realtà unica e specializzata in pubblici alternativi.

La varietà di temi e di segni accompagnerà il visitatore lungo il percorso evidenziando ora soggetti di pura fantasia, ora autobiografici o di reinterpretazione di capolavori della storia dell’arte, ai quali va ad aggiungersi l'installazione site specific, non permanente, di Roberta Biondini dal titolo “Te mi temi tocca me (opera a consumo rapido)”. L’opera della giovane artista, allieva dell’Accademia Carrara di Bergamo, si propone come veicolo delle tematiche del museo attraverso una serie di terrecotte da toccare e consumare col tatto.
Ad arricchire la mostra disegni e terrecotte di giovani marchigiani nello spettro autistico, lavori nati all'interno del progetto Sensibilmente, attivato dal Dipartimento Educazione del Museo Omero in collaborazione con il Comune di Ancona dal 2016 al 2018.

INFO MOSTRA
Orario: dal martedì al venerdì 16 - 19; domenica e festivi 10 - 13 e 16 - 19.
Ingresso libero.
Visite guidate alla mostra per le scuole (su richiesta), a cura del Dipartimento Educazione del Museo Omero. Le attività sono gratuite. Posti limitati. È necessaria la prenotazione a: didattica@museoomero.it 
Tel. e WhatsApp: 335 569 69 85 

Ancora invisibili ai datori di lavoro e alla società

Superando.it del 17-01-2019

Ad un recente incontro intitolato Le persone con disabilità come capitale umano: il loro contributo all’economia e alla società, promosso dal Gruppo di Studio sulla Disabilità del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) – organo consultivo dell’Unione Europea che comprende rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori, dei datori di lavoro e di altri gruppi d’interesse – hanno partecipato anche esponenti della Commissione Europea e dell’EDF (Forum Europeo sulla Disabilità), nonché di due imprese continentali che impiegano con successo persone con disabilità.

Ebbene, anche in tale sede è emerso con chiarezza che le persone con disabilità potrebbero certamente far valere il proprio diritto a una completa inclusione sociale, ma tuttora mancano, per loro, le giuste opportunità.

In particolare sul fronte del lavoro, si è evidenziato l’impatto decisamente positivo dell’occupazione di persone con disabilità, che deve però fare i conti con il diffuso pregiudizio e stigma, che continua a contribuire in modo sostanziale alla loro esclusione.

In tal senso, i vari relatori presenti hanno concordato sul fatto che, pur essendo state molte le azioni volte a fornire un quadro giuridico di sostegno per l’assunzione di persone con disabilità, il divario resta ancora molto accentuato, con le statistiche più recenti che mostrano ad esempio una differenza di 26 punti percentuali tra i livelli di occupazione delle persone con e senza disabilità, dato, questo, che per le donne con disabilità è ancora più basso (solo il 18% di occupate nel 2015). Non si è nemmeno mancato di sottolineare, inoltre, il divario retributivo tra le persone con disabilità e quelle senza.

«Esistono molte prove – ha dichiarato Catherine Naughton dell’EDF – del fatto che il costo della vita per le persone con disabilità è più alto e che il loro salario è più basso. Si può dire infatti che esse guadagnino mediamente l’11% in meno dei loro pari senza disabilità. Senza dimenticare che queste persone corrono un rischio maggiore di esclusione sociale e povertà».

Eppure, è ormai dimostrato – come è stato ribadito anche durante l’incontro promosso dal CESE – che le persone con disabilità spesso rendono sul lavoro più dei colleghi senza disabilità e garantiscono anche una presenza superiore. Molti datori di lavoro, però, esitano ancora a utilizzarne le prestazioni, a prescindere dal fatto che il costo per adeguare il posto di lavoro alle loro esigenze sia spesso minimo o addirittura pari a zero.

«Esistono ancora troppe paure e stereotipi negativi – ha sottolineato Krzysztof Pater, capo dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro del CESE – impressi nella mente dei responsabili delle decisioni, delle persone che decidono chi assumere, ed è proprio la mentalità delle persone il problema principale».

«Più di ogni altra cosa – ha affermato dal canto suo Elena Schubert della Direzione Generale per il Lavoro, gli Affari Sociali e l’Inclusione della Commissione Europea – sarebbe importante distaccarsi dalla percezione” medica “delle persone con disabilità, dal viverle come dei “malati”, incapaci di integrarsi nella società. Si dovrebbe infatti incominciare a percepirle come persone che, se sostenute in modo adeguato, possono fare molte cose».

«Dobbiamo dunque rimuovere questo stigma – è intervenuta Madi Sharma del CESE – e a tal proposito sappiamo che molti datori di lavoro sarebbero disposti ad assumere persone con disabilità. Non sappiamo però dove e come trovarli, per dare loro questa opportunità».

«La Commissione Europea – è stata la risposta di Schubert – prevede di avviare un’indagine indipendente sull’efficacia dell’attuale Strategia dell’Unione Europea in materia di disabilità, che si basa sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata ormai otto anni fa dalla stessa Unione Europea».

Tra i principali responsabili della scarsa inclusione nel mondo del lavoro delle persone con disabilità, è stato individuato anche il loro modesto accesso complessivo all’istruzione e alla formazione inclusiva. «L’istruzione – hanno ricordato in tal senso gli esponenti del CESE – dovrebbe essere adattata individualmente, per soddisfare le esigenze specifiche di ogni persona con disabilità, e allo stesso tempo essere inclusiva sin dalla più tenera età».

All’incontro, come accennato inizialmente, hanno partecipato anche i rappresentanti di due società che hanno dimostrato con chiarezza quali ottimi risultati si potrebbero ottenere, spostando l’attenzione dalle limitazioni alle competenze.

Si tratta del gruppo spagnolo di impresa sociale ILUNION, che in cinquanta diverse aree d’affari impiega quasi 35.000 persone, il 40% delle quali hanno una disabilità.

Quindi, la società belga Passwerk, che occupa con successo ingegneri con disturbo dello spettro autistico, in particolare per testare i software informatici, ciò che grava in modo assai limitato sui costi di assunzione. «La diversità – ha voluto puntualizzare Dirk Rombaut, direttore di Passwerk – è certamente un valore aggiunto sul posto di lavoro e aziende come la nostra creano speranza per un numero enorme di persone. (S.B.)

Ringraziamo Pietro Barbieri per la collaborazione.

giovedì 17 gennaio 2019

Sede Centrale - Pellegrinaggio in Terra Santa

In riferimento a quanto reso noto col comunicato n.171 del 20/12/2018, contrariamente a quanto divulgato, col comunicato n. 9/2018 la Sede Centrale UICI rende noto che, considerato l’elevato interesse suscitato, ma le poche iscrizioni dovute alla stringente  tempistica, il Pellegrinaggio in oggetto è stato rinviato al prossimo mese di settembre 2019. Esattamente dal 12 al 19 settembre 2019.

Volendo rendere il viaggio maggiormente fruibile si cercherà di realizzare un gruppo non molto numeroso, per cui  le prenotazioni saranno accettate fino a riempimento dello stesso.

Per formalizzare la propria partecipazione sarà necessario inviare una mail all’indirizzo info@terresante.org Inserendo nome e cognome del partecipante, eventuali accompagnatori, aeroporto di partenza e copia del bonifico dell’acconto.

Per ogni ulteriore informazione, si rinvia alla consultazione del comunicato in oggetto all’url di seguito riportato; all’interno della pagina è altresì presente il link per il download del file .zip contenente il comunicato stesso ed i relativi allegati

Fumetti e altre storie, da gustare in voce

Superando.it del 11-01-2019

«Prendendo atto che i fumetti per definizione non sono facilmente fruibili da chi non vede, abbiamo creato un radiodramma che racconti le storie come nei fumetti, usando effetti audio, dialoghi e descrizioni al posto delle immagini»: così Elena Brescacin e Germano Carella, persone non vedenti, appassionate di racconti di fantasia, libri e serie TV, raccontano la più recente iniziativa di DramaBooks, Associazione che crea audiolibri, audioracconti e poesie sceneggiate, in un’ottica di collaborazione tra attori, registi, effettisti, speaker e sceneggiatori con e senza disabilità visiva.

«Siamo due persone non vedenti, appassionate di racconti di fantasia, libri e serie TV»: si presentano così Elena Brescacin, Inclusive Designer per professione – letteralmente “progettista di inclusione” – e con la passione per i blog, e Germano Carella, sviluppatore di mestiere e attore professionista diplomato all’Accademia di Arti Drammatiche Pietro Scharoff, nonché fondatore dell’Associazione Culturale DramaBooks che si occupa di creare audiolibri, audioracconti e poesie sceneggiate, in un’ottica di integrazione e collaborazione tra attori, registi, effettisti, speaker e sceneggiatori con e senza disabilità visiva.

Così spiegano il loro più recente progetto: «Prendendo atto che i fumetti per definizione non possono essere resi facilmente fruibili da chi non vede, abbiamo avviato un esperimento: creare un voice comic [letteralmente “fumetto in voce”, N.d.R.], un radiodramma che racconti le storie come nei fumetti, usando effetti audio, dialoghi e descrizioni al posto delle immagini. In più è in fase di studio un protocollo per poter inserire anche le vignette e il testo scritto, in modo da rendere voice comic e audioracconti più vicini al fumetto e soprattutto permettendone la fruizione in un contesto più inclusivo possibile».

«DramaBooks – proseguono – ha già recitato alcune poesie, una storia di Sherlock Holmes e alcune favole di Trilussa, mentre dal novembre scorso, quando cioè abbiamo iniziato a collaborare insieme, è stata inaugurata la Sezione Drama crime, con L’uomo giusto, racconto scritto dall’autrice Annalisa Rizzi, che ci ha dato il via libera per sceneggiarlo. In dicembre, infine, siamo partiti con un contenuto “DramaBooks original”, ovvero Giangi Bombatomica, un supereroe “diversamente in forma”, che nascosto a casa di un amico, usa la rete internet per stanare e neutralizzare i cattivi del web: odiatori, bulli digitali, criminali informatici. Si tratta di un voice comic che si propone di portare l’educazione digitale in una dimensione un po’ più appetibile rispetto a tante lezioni, convegni e pubblicità progresso, ovvero facendo riflettere e divertire allo stesso tempo».

Giangi Bombatomica è stato ideato da Elena Brescacin ispirandosi a una canzone di Elio e le Storie Tese, con Germano Carella nella parte del protagonista e la voce narrante di Francesco Vercillo, speaker radiofonico con esperienza anche in RAI, «che con grande empatia – spiegano i promotori dell’iniziativa – descrive le scene come un occhio sempre pronto a fare al lettore la telecronaca di quanto accade, come se fosse lui lì presente vivendo la scena; altri attori, poi, interpretano le parti dei vari personaggi protagonisti, mentre tramite i programmi di montaggio audio, si includono le musiche e gli effetti, come fosse un vero e proprio film realizzato solo con la voce».

«Insieme a DramaBooks – concludono Brescacin e Carella – la nostra ambizione è quella di far crescere il settore del voice comic e del racconto sceneggiato, riuscendo a creare sottoforma di radiodramma anche altre realtà come Dylan Dog e altri super eroi più o meno simpatici, nonché permettere ad altri autori indipendenti di racconti, di far conoscere le proprie opere con una modalità nuova». (S.B.)

Per riuscire a sviluppare questa meritoria iniziativa, è stata anche avviata una raccolta fondi nel web, che sarà attiva fino al 26 marzo (a questo link: http://tinyurl.com/voicecomic oppure a questo link: http://tinyurl.com/fb-voicecomic). Per poter invece ascoltare le opere già realizzate nell'ambito del progetto di DramaBooks, accedere al sito di quest’ultimo, dove si potrà scegliere la sezione di maggiore interesse.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@dramabooks.it.