lunedì 2 dicembre 2019

Apertura straordinaria Centro Regionale Tiflotecnico - mese di dicembre 2019

Comunichiamo che il Centro Tiflotecnico del Consiglio Regionale U.I.C.I. della Lombardia, gestito attualmente dalla TIFCOM di Marco Gasparini, rimarrà aperto fino al 20 dicembre p.v. eccezionalmente tutti i giorni, da lunedì a venerdì, dalle 9:30 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:30.

Dal 23 dicembre il Centro sarà invece chiuso e riaprirà martedì 7 gennaio 2020 con i consueti orari di apertura.

Vi aspettiamo per gli acquisti natalizi! 🎄🎅

domenica 1 dicembre 2019

Disabili e tecnologia: come si realizza un videogioco inclusivo?

Disabili.com del 01.12.2019

Microsoft suggerisce i fondamentali per la creazione di videogiochi inclusivi. Tra questi l'inserimento dei sottotitoli, mapping del controller e scelta di livelli di difficoltà.

I videogiochi devono divertire tutti gli utenti. E se creare un ambiente virtuale di intrattenimento accessibile a tutte le persone non è tecnicamente semplice, è sicuramente fattibile.

Recentemente Xbox ha deciso di pubblicare una serie di linee guida sull'accessibilità, per gli sviluppatori. Tali consigli vengono assemblati in una sorta di manuale dove vengono trattati diversi elementi che concorrono alla fruizione da parte di persone con disabilità: dalla visualizzazione del testo, alla navigazione dell'interfaccia utente, all'input, indicando anche quale tipo di giocatore trarrà il massimo beneficio da questi standard, e fornendo al contempo esempi da seguire.

LE LINEE GUIDA DI MICROSOFT.

Già nel 2017 Microsoft ha rilasciato una serie di indicazioni per garantire l'accessibilità dei propri prodotti video ludici, esortando i programmatori di videogiochi alla creazione di un prodotto di intrattenimento digitale tenendo conto fin da subito della delle esigenze di tutti i potenziali utilizzatori, e scegliendo quindi strategie di accessibilità, oltre alla creatività.

Per capire se un videogioco è accessibile ad un giocatore con disabilità, ovviamente il miglior test rimane sempre la sessione di prova fatta dagli utenti in carne ed ossa: i gruppi di gamer con disabilità sono degli ottimi giudici a cui sottoporre domande e richieste di miglioramento. Tuttavia, Microsoft fornisce anche un esempio di processo di revisione dei contenuti, utile a valutare il grado di accessibilità del proprio gioco, e suggerendo i cambiamenti che possono essere apportati per migliorarla. Tra gli elementi da considerare per definire l'accessibilità di un videogioco:

1. Trascrizione della chat di gioco.
Se il gioco consente ai giocatori di comunicare usando voce e messaggi di testo, la funzionalità di sintesi vocale e il riconoscimento vocale dovrebbero essere disponibili come opzioni. Anche avere la possibilità di digitare un testo nella finestra chat e convertire i messaggi in voce, può essere una buona soluzione.

2. Sottotitoli.
Pensando ai giocatori con disabilità uditive, si può offrire l'opzione di sottotitoli leggibili in modo che il gioco possa essere seguito anche senza audio. I dialoghi, l'audio e gli effetti sonori potranno essere visualizzati come testo sullo schermo.

3. Mapping dei controller.
I gamer con disabilità molto spesso hanno controller personalizzati che sono creati in modo da supportare le loro disabilità. Conoscere le diverse forme di disabilità e i rispettivi controller da utilizzare permette di rendere più accessibile il gioco ad un numero maggiori di utenti. I giocatori potranno poi collegare i diversi controller personalizzati, configurarli autonomamente e riassociare i tasti in base alle necessità. Giocheranno in modo più conforme alle proprie esigenze, oltre che alle proprie preferenze.

4. Grafica e interfaccia utente per daltonici.
Nella progettazione di un gioco per utenti daltonici la scelta dei colori dovrebbe essere orientata al daltonismo per il verde o il rosso e non facendo affidamento sui colori per la comunicazione degli oggetti del gioco. La soluzione più plausibile, altrimenti, rimane quella di dare la possibilità al player di scegliere la componente cromatica in autonomia.

5. Scelta più ampia di livelli di difficoltà.
Poichè non tutti i giocatori hanno lo stesso livello di abilità o le stesse abilità cognitive, è utile che la progettazione offra una scelta più ampia di livelli di difficoltà e il giusto grado di sfida nel quale più gamer con disabilità possano cimentarsi.

6. Test per l'epilessia.
Uno dei problemi più ostici che si pongono tra la realizzazione finale del videogioco e la sua accessibilità è il rischio di epilessia negli utenti sensibili. La fotosensibilità può essere testata anche grazie ad un sistema automatico che verifica l'eventuale presenza di stimoli che possono suscitare un attacco di epilessia (qui il link).

C'è, infine, da tenere conto che ognuna di queste scelte tecniche, se da un lato sono necessarie per i gamer con disabilità, possono al contempo rivelarsi interessanti e utili anche per tutti gli altri i player.

sabato 30 novembre 2019

Questa tecnologia traduce i meme per i non vedenti

Fanpage.it del 30.11.2019

Per riuscire a tradurre i meme anche per le persone non vedenti, i ricercatori della Carnegie Mellon University hanno messo a punto uno strumento in grado di identificare i meme e realizzare un ulteriore testo in grado di “spiegare” l’immagine nel suo complesso.

I meme rappresentano di certo una parte ormai fondamentale del web, tanto da essere diventati uno degli elementi principali del linguaggio comunicativo digitale degli ultimi anni. Almeno per le persone che non hanno problemi di vista. Se da un lato infatti il web si è avvicinato anche ai non vedenti per quanto riguarda la comunicazione testuale e la comprensione delle pagine web attraverso diversi strumenti, i meme restano ancora degli elementi visivi che difficilmente possono essere compresi da chi purtroppo non può guardarli. Almeno fino ad ora: grazie ad una nuova tecnologia anche i meme potranno essere "tradotti" per chi non può vederli.

Un compito di certo non facile, perché i meme nascono con un linguaggio che unisce il visivo con il testo: solitamente, infatti, coniugano un'immagine (vero fulcro di un determinato trend) con un testo che varia in base alla situazione ma restando sempre collegato all'elemento visivo di fondo. Insomma, è solo apparentemente una "semplice" immagine. Per riuscire a tradurre i meme anche per le persone non vedenti, i ricercatori della Carnegie Mellon University hanno messo a punto uno strumento in grado di identificare i meme e realizzare un ulteriore testo in grado di "spiegare" l'immagine nel suo complesso.

Ma i ricercatori non si sono fermati qui e, per preservare l'elemento comico, hanno deciso di sostituire in alcuni casi la "traduzione" dell'immagine con un suono, realizzando in questo modo una sorta di sostituto all'elemento visivo in grado di raccontare in maniera altrettanto efficace una determinata battuta. Con questa tecnologia, per esempio, il meme del Success Kid viene "tradotto" con un testo alternativo che ne indica sì le due scritte, ma anche la stessa immagine, cioè un bambino con un pugno chiuso e un'espressione compiaciuta. Questo testo è poi condivisibile sui social network, dove altri non vedenti possono godere dello stesso meme. Secondo uno studio, infatti, solo lo 0,1 percento dei tweet mostrano meme accompagnati da un testo di spiegazione.

"I meme vengono usati da un grande numero di persone" ha spiegato Jeff Bigham, professore del dipartimento che ha sviluppato la tecnologia. "È giusto renderli accessibili a tutti". Per questo i ricercatori vorrebbero far integrare questo sistema direttamente all'interno di Twitter. "Non vogliamo lasciare il peso della traduzione sugli utenti" ha spiegato Cole Gleason, dottorando della Carnegie Mellon University. Il suo team sta inoltre lavorando ad un'estensione browser per Twitter in grado di creare e aggiungere un testo alternativo per ogni immagine in maniera automatica.

di Marco Paretti

Alla "Carrara" sculture raccontate da persone non vedenti

My Valley.it del 30.11.2019

Scoprire la scultura grazie alla guida di mediatori ciechi e nel nome di due grandi storici dell’arte. È la proposta dell’Accademia Carrara di Bergamo che con il progetto “Valori tattili” vuole avvicinare le persone all’arte in modo innovativo.

BERGAMO. Gli storici dell’arte sono da una parte Bernard Berenson, a cui si deve l’ispirazione per il titolo del progetto, dall’altra Federico Zeri per la donazione a favore di Accademia Carrara della sua collezione di sculture. Sono proprio sei opere della Collezione Zeri a diventare protagoniste di un percorso tattile condotto da mediatori non vedenti appositamente formati grazie a un periodo dedicato allo studio e all’esplorazione delle sculture con un lavoro di progressiva memorizzazione di forme e contenuti.
Tutt’altro che una visita guidata tradizionale ma un’esperienza coinvolgente e sorprendente per vedenti e non vedenti, un momento di conoscenza e approfondimento per tutti che prende avvio con un racconto per proseguire attraverso l’esperienza del tatto. Il progetto è stato supervisionato da Valeria Bottalico, esperta di accessibilità museale, in stretta collaborazione con l’area scientifica e didattica del museo.

Randolph Rogers, Giovane pescatrice indiana, Collezione Federico Zeri

Diversi gli obiettivi per un progetto che ha già dato interessanti risultati in musei internazionali. Anzitutto, la conoscenza del patrimonio museale da parte del pubblico non vedente e parallelamente la sperimentazione di approcci e metodi nell’ambito della mediazione delle opere d’arte. Poi l’acquisizione, da parte degli educatori museali coinvolti, di competenze specifiche nell’ambito dell’educazione al patrimonio per pubblici con disabilità visive. Da sottolineare anche la sperimentazione di attività inclusive, che prevedono l’interazione tra pubblico non vedente e vedente, anche di fasce d’età diverse. Inoltre, l’attivazione di contatti e collaborazioni con enti e istituzioni del territorio, aumentando il coinvolgimento dei “non pubblici” del museo. Infine, l’apertura del museo a nuove interpretazioni del patrimonio e la costruzione di una sensibilità condivisa dallo staff per i temi dell’accessibilità museale in chiave inclusiva.

«La visita condotta dai mediatori ciechi presenta una lettura nuova delle opere scultoree collezionate da Federico Zeri – sottolinea Valeria Bottalico -. Sopraffatti come siamo dal senso della vista, in modo talvolta inconsapevole, non distinguiamo le sensazioni percepite dagli altri sensi e le loro potenzialità. L’obiettivo è quello di accogliere un altro modo di concepire la fruibilità dell’arte e andare sempre più verso il superamento dei percorsi “speciali” destinati alle persone con disabilità, ma aprirsi e far conoscere una collezione attraverso altri linguaggi».

«L’idea di far parte di questo progetto mi ha affascinato fin da subito – osserva Francesco, mediatore non vedente -. È molto bello fare approcciare all’arte in egual modo le persone vedenti e quelle non vedenti, in particolar modo a una collezione di opere scultoree. Solitamente, infatti, l’approccio è diversificato, evidenziando implicitamente la disabilità dei non vedenti rispetto agli altri, permettendo l’uso del tatto ai primi e impedendola ai secondi, quasi come a dire che al vedente basta la vista per capire a fondo una scultura, mentre il non vedente cerca di supplire a tale gap con l’uso del tatto. L’esplorazione tattile invece fa sì che la fruizione dell’opera d’arte sia la stessa. Il tatto resta pur sempre il senso che meglio ci permette di comprendere un’opera d’arte scultorea, restituendoci molte più emozioni rispetto allo sguardo».

Il progetto “Valori Tattili” è realizzato con il patrocinio di Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Bergamo e sostenuto da Lions Club Bergamo Host. «I Lions sono conosciuti come “Cavalieri della luce” per il servizio ai non-vedenti e a quanti hanno gravi problemi di vista, e questo a partire dal 1925 – spiega Piero Caprioli, presidente del Lions Club Bergamo Host -. Oggi i Lions di tutto il mondo sono impegnati nel supporto e l’aiuto ai non vedenti e ipovedenti oltre che per la cura e la prevenzione della cecità curabile. Tra queste iniziative di sostegno e assistenza ai non vedenti e ipovedenti i Lions Club Bergamo Host, Bergamo San Marco e il Leo Club Bergamo Host hanno ritenuto che il progetto Valori Tattili, proposto dalla Fondazione Accademia Carrara, rispondesse pienamente agli obiettivi di cui si è appena detto e si sono quindi impegnati per sostenerne la realizzazione».

«Sono estremamente grata ai promotori di quest’iniziativa Valori Tattili che supera il mantra del vietato toccare e pone al centro il racconto e la dimensione tattile. Attraverso questo progetto la nostra città unisce il binomio arte e inclusione, parole strettamente connesse con l’accoglienza e la bellezza», conclude Marcella Messina assessore Politiche Sociali Comune di Bergamo.

Il calendario prevede 8 appuntamenti (tutti alle 15): 30 novembre, 14 dicembre, 18 gennaio, 22 febbraio, 21 marzo, 18 aprile, 9 maggio e 6 giugno con visita guidata e prenotazione obbligatoria. Ingresso 12 euro, ridotto per persone con disabilità, gratuito per accompagnatori. Per informazioni: 035 234396 # 2 oppure servizieducativi@lacarrara.it

giovedì 28 novembre 2019

Fondazione Gimbe. LEA, il 26,3% dei fondi non ha prodotto servizi tra 2010 e 2017. Baratro tra le Regioni...

Il Sole 24 Ore del 28.11.2019

Emilia Romagna al top con il 92,5% di adempienza, Campania al 53,9%.

ROMA. Oltre un quarto (il 26,3%) delle risorse assegnate negli anni dallo Stato alle Regioni per garantire i Livelli essenziali di assistenza ai cittadini, cioè le prestazioni che il servizio sanitario nazionale dà gratuitamente o dietro pagamento di un ticket, è andato a vuoto non producendo servizi. È quanto rileva la Fondazione Gimbe nel suo monitoraggio sui Lea tra 2010 e 2017, l’ultimo anno su cui esistono dati completi, fotografando anche una «inaccettabile» disuguaglianza tra le Regioni nella performance complessiva che è pari al 73,7%: al top per l’erogazione delle prestazioni è l’Emilia Romagna con il 92,5% di adempimento, in coda la Campania con il 53,9%. Tra le prime cinque Regioni anche Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia, mentre nell’ultimo quartile subito sopra alla Campania compaiono Pa di Bolzano, Sardegna, Calabria e Valle d’Aosta. Nel complesso, tutte le Regioni a statuto speciale che sono escluse dal monitoraggio Lea (tranne la Sicilia) riportano performance basse.

Il check pluriennale preliminare di Gimbe (che per il momento esclude i primi due anni 2008 e 2009 per la frammentarietà dei dati) arriva nei giorni caldi del dibattito sul nuovo Patto per la salute, che vede il gelo tra Stato e Regioni sull’ipotesi di nuovi commissariamenti, anche per inadempienza sui Lea . Proprio oggi gli assessori alla Sanità si incontreranno a Firenze per definire una linea comune. Una partita fondamentale per cui servono strumenti adeguati, mentre «negli anni - avvisa il presidente Gimbe Nino Cartabellotta – soglie e indicatori così come lo score minimo di adempimento fermo a 160 su 225 punti non hanno subito variazioni. La griglia Lea si è progressivamente appiattita e non è più uno strumento adeguato per verificare la reale erogazione dei Livelli essenziali di assistenza e la loro effettiva esigibilità da parte dei cittadini». Per questo secondo la Fondazione il miglioramento complessivo della performance di tutte le Regioni dal 64,1% del 2010 all’81,3% del 2017 risulterebbe "sovrastimato".

In ogni caso, è tempo che la griglia Lea ceda il passo al Nuovo sistema di garanzia (Nsg). «La nostra valutazione – afferma ancora Cartabellotta – fornisce numerosi spunti per definire le regole di implementazione del Nuovo sistema di garanzia che, salvo ulteriori ritardi, dovrebbe mandare in soffitta la griglia Lea dal gennaio 2020. Infatti, se il nuovo strumento Nsg è stato sviluppato per meglio documentare gli adempimenti regionali, oltre a mettere in atto strategie per prevenirne il progressivo "appiattimento", è necessario utilizzarlo per rivedere interamente le modalità di attuazione dei Piani di rientro e permettere al Ministero di effettuare "interventi chirurgici" selettivi sia per struttura, sia per indicatore, evitando di paralizzare con lo strumento del commissariamento l’intera Regione. In un momento storico per il Ssn – conclude Cartabellotta – in cui il Ministro Speranza ha ripetutamente dichiarato che l’articolo 32 è il faro del suo programma di Governo, i dati del nostro report parlano chiaro. Senza una nuova stagione di collaborazione politica tra Governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei Lea, sarà impossibile ridurre diseguaglianze e mobilità sanitaria e il diritto alla tutela della salute continuerà ad essere legato al CAP di residenza delle persone».

Il metodo di analisi.
• Sono stati analizzati i 10 monitoraggi annuali del Ministero della Salute pubblicati dal 2008 al 2017.
• Dal report preliminare sono stati esclusi gli anni 2008 e 2009 che richiedono analisi complesse attualmente in corso; pertanto, i risultati sono relativi al periodo 2010-2017, 8 anni durante i quali ciascuna Regione poteva raggiungere un punteggio massimo di 1.800.
• Utilizzando i dati regionali relativi a ciascun indicatore e la griglia di attribuzione dei punteggi disponibili nei monitoraggi ministeriali, sono stati calcolati per gli anni 2010-2016 i punteggi per le Regioni non sottoposte a verifica degli adempimenti (Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Valle D’Aosta, Province autonome di Trento e di Bolzano) e per tutte le Regioni per gli anni 2010-2011 per cui il Ministero non riporta il punteggio totale, ma solo lo status adempiente/non adempiente.
• Le "percentuali di adempimento" delle 21 Regioni e Province autonome sono state calcolate come rapporto tra punteggio cumulativo ottenuto nel periodo 2010-2017 e punteggio massimo raggiungibile.
• Non sono stati considerati criteri e soglie per rinviare le Regioni al Piano di rientro, sia perché modificate nel tempo, sia per evitare bias di interpretazione.
• La classifica finale è stata elaborata secondo le percentuali cumulative di adempimento 2010-2017 e suddivisa, attraverso la definizione dei quartili, in quattro gruppi.

di Barbara Gobbi

Dare voce e mezzi alle persone con disabilità del mondo

Superando.it del 28.11.2019

Dare voce e mezzi alle persone con disabilità del mondo, con un’attenzione particolare ad alcuni Paesi in via di sviluppo e alla discriminazione vissuta dalle donne con disabilità: è sostanzialmente questo l’obiettivo di “Bridging the Gap II – Inclusive policies and services for equal rights of persons with disabilities” (“Colmare il divario – Politiche e servizi inclusivi per i pari diritti delle persone con disabilità”), progetto della Commissione Europea che ha recentemente vissuto a Roma il proprio evento annuale, durante il quale si è detto più volte: «Nessuno deve rimanere indietro».

ROMA. Ampiamente presentato anche sulle nostre pagine, si è svolto un paio di settimane fa a Roma, presso la Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, l’evento annuale di Bridging the Gap II – Inclusive policies and services for equal rights of persons with disabilities (letteralmente: “Colmare il divario – Politiche e servizi inclusivi per i pari diritti delle persone con disabilità”), progetto della Commissione Europea che a livello generale punta a sviluppare strumenti utili a facilitare l’attuazione degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile presenti nell’Agenda ONU 2030, in parallelo con la diffusione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), rivolgendo più specificamente lo sguardo all’attuazione della Convenzione stessa in cinque Paesi di Africa e Sudamerica (Etiopia, Burkina Faso, Sudan, Ecuador e Paraguay*), attraverso la sensibilizzazione pubblica e istituzionale, lo sviluppo delle competenze delle Istituzioni preposte e l’empowerment (“crescita della consapevolezza”) delle organizzazioni di persone con disabilità.

Uno dei temi centrali dell’incontro svoltosi questa volta in Italia è stato anche, come avevamo segnalato, la discriminazione multipla delle donne con disabilità.

«Il convegno di livello internazionale – spiegano i promotori -, ha rappresentato anche un’occasione di formazione, informazione e scambio di esperienze e buone prassi, a partire dagli standard internazionali ed europei di inclusione delle persone con disabilità, tra cui la recente UNDIS (United Nations Disability Inclusion Strategy), nel superamento di modelli assistenziali o di “medicalizzazione”, verso un’ottica di mainstreaming della disabilità, ovvero dell’inserimento di tale tema in tutti gli interventi volti allo sviluppo dei Paesi a basso e medio reddito».

«Il fatto che l’Italia sia da sempre un Paese all’avanguardia nella produzione della legislazione sulla disabilità – ha dichiarato per l’occasione Luca Maestripieri, direttore dell’AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo) – ha rafforzato l’impegno dell’AICS in questo settore attraverso un approccio partecipativo e inclusivo. Abbiamo infatti aggiornato agli standard internazionali le Linee Guida per la disabilità e l’inclusione sociale negli interventi di cooperazione (2018), siamo stati precursori del criterio adottato dall’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per identificare criticità e difficoltà nell’applicazione di un accordo di mainstreaming che assicuri un’ottica di trasversalità. Abbiamo inoltre realizzato una ricerca sulle iniziative finanziate nel 2016-2017, i cui risultati saranno pubblicati il prossimo 3 dicembre in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità».

Tra gli altri intervenuti, vi era anche Giampiero Griffo, presidente della RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), l’alleanza strategica avviata nel 2011 da due organizzazioni non governative – l’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) e EducAid – insieme a due organizzazioni di persone con disabilità, quali DPI Italia (Disabled Peoples’ International) e la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), con l’obiettivo di occuparsi di cooperazione allo sviluppo delle persone con disabilità, in àmbito internazionale.

Griffo ha voluto sottolineare l’importanza dell’empowerment (crescita dell’autoconsapevolezza) delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni, ha ricordato l’impegno in prima linea dell’Italia nella redazione della Convenzione ONU, evidenziando lo stato avanzato degli strumenti legislativi italiani, citando ad esempio l’educazione inclusiva.

Dal canto suo, Ana Lucia Arellano, presidente dell’IDA (International Disability Alliance), ha ricordato la necessità di valorizzare il ruolo delle donne con disabilità o madri di persone con disabilità, come agenti di cambiamento, mentre Toyin Janet Aderemi-Ige, incaricata dell’ONU per la protezione dei rifugiati palestinesi e vincitrice del premio internazionale Her Abilities, ha testimoniato la situazione drammatica della Striscia di Gaza.

E ancora, Federico Martire, coordinatore di Bridging the Gap, ha sottolineato la necessità di capitalizzare i risultati raggiunti al di là dello sforzo finanziario. In questa prospettiva, la diversità dei contesti e degli attori è stata considerata come una ricchezza dai partecipanti.

«Il progetto Bridging the Gap – è stato sottolineato durante l’incontro – vuole dare voce e mezzi alle persone con disabilità, per un maggior protagonismo nella revisione delle politiche pubbliche, nel superamento delle barriere all’accesso (salute, istruzione, impiego), nella disseminazione di buone prassi, rafforzando le capacità e il protagonismo delle Associazioni locali, con particolare attenzione alle donne e alle ragazze, per affrontare una condizione che, secondo un rapporto congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Banca Mondiale, coinvolge il 15% della popolazione mondiale, di cui l’82% si trova in Paesi in via di sviluppo».

«L’iniziativa – ha aggiunto Maestripieri – è anche una delle prime realizzate dall’AICS nell’ottica dell’attuazione congiunta di progetti di sviluppo tra Agenzie di Sviluppo europee, e che prevede forme di collaborazione, sia sul piano finanziario che di contenuto, individuate nel documento di orientamento Working Better Together».

A dare voce, quindi, alla fondamentale esperienza sul campo, sono stati i rappresentati dei cinque Paesi citati in precedenza, ritenuti centrali per Bridging the Gap, ovvero Shitaye Asrawes (Etiopia), che ha denunciato l’“invisibilità” delle donne con disabilità nelle società patriarcali, seguita dal segretario generale del Consiglio delle Persone con Disabilità del Sudan, Badredeen Ahmed Hassan Mohamed.

A sua volta, sempre riguardo al Sudan, Vincenzo Racalbuto, titolare della Sede AICS di Khartoum, ha illustrato le attività in quel Paese, volte principalmente alla promozione dell’equo accesso all’istruzione, alla formazione professionale e al mercato del lavoro delle persone con disabilità, ciò che richiede un maggiore investimento nel coinvolgimento del settore privato.

«Rispondendo alle Linee Guida dell’AICS e alla Strategia dell’Unione Europea sulla Disabilità 2010-2020 – ha affermato Racalbuto – la nostra sede di Khartoum adotta un duplice strategia di approccio, che considera la disabilità sia come tema centrale, sia come tema trasversale a più iniziative, volano di democrazia e maggiore rispetto dei diritti».

«Nessuno deve rimanere indietro», è stato più volte ripetuto durante l’evento romano di Bridging the Gap e la modalità di intervento è importante: la strada giusta, infatti, è quella che prevede il coinvolgimento delle persone con disabilità sia nella fase di raccolta delle informazioni, sia in quella di attuazione delle decisioni. (S.B.)


*Etiopia, Burkina Faso, Sudan, Ecuador e Paraguay hanno ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità rispettivamente il 7 luglio 2010, il 23 luglio 2009, il 24 aprile 2009, il 3 aprile 2008 e il 3 settembre 2008.

Blocnotes mese di novembre 2019

Scaricabile al seguente link il numero di novembre del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES NOVEMBRE 2019 (formato .doc)