lunedì 25 gennaio 2021

L’indennità di accompagnamento non fa reddito. Consiglio di Stato, sentenza n. 07850, pubblicata il 10/12/2020

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 9/2021

Si richiama l’attenzione sull’ultima sentenza del Consiglio di Stato in materia di disabilità, la n. 07850 del 10 dicembre 2020, che ribadisce il principio secondo cui la pensione d’invalidità e l’indennità di accompagnamento cat. INVCIV esulano dalla nozione di “reddito”, in quanto non costituiscono incrementi di ricchezza, ma vanno considerati come emolumenti riconosciuti a titolo meramente compensativo o risarcitorio delle situazioni di disabilità.

In particolare, i magistrati del Consiglio di Stato hanno sostenuto che l’indennità di accompagnamento, al pari delle altre indennità con la medesima finalità, non può essere valutata come un reddito, in quanto essa “unitamente alle altre forme risarcitorie serve non a remunerare alcunché, nè certo all'accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un'oggettiva ed ontologica.... situazione d'inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale”. “Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com'è in uno svantaggio.... non determinano infatti una migliore situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tale situazione di svantaggio subìta da chi richiede la prestazione assistenziale e possiede i requisiti per accedervi”.

Segue un breve riassunto dei fatti di causa.

Veniva proposto ricorso contro il Comune di Parma, per l’illegittimità del Regolamento comunale n. 72/2018, che imponeva costi in compartecipazione, a carico dell’utente con disabilità, per la fruizione di interventi sociali e socio-sanitari. L’Amministrazione comunale, quindi, non si limitava a valutare la compartecipazione al “budget di progetto” in proporzione all’ISEE, ma - ai fini dell’ammissione alle prestazioni sociali e socio-sanitarie e della misura della loro corresponsabilità – applicava a carico dell’utente con disabilità un criterio economico aggiuntivo, che veniva individuato sulla base delle “entrate effettivamente disponibili”; in tal modo, addiveniva all’estensione in malam partem del concetto di “reddito”, considerando anche la pensione di invalidità cat. INVCIV e l’indennità di accompagnamento.

Il ricorso veniva accolto, con l’ordine al Comune di Parma di annullare il Regolamento in questione. Per il Consiglio di Stato, infatti, l’ISEE resta l’unico parametro di valutazione della condizione economica del richiedente quale criterio selettivo per la fruizione di progetti sociali e socio-sanitari. Pertanto, l’ISEE rappresenta il “livello essenziale delle prestazioni”, con la conseguenza che le leggi regionali e i regolamenti comunali devono considerare vincolanti le sue prescrizioni, ai fini di progettualità di carattere sociale e socio-sanitario rivolte a persone con disabilità, escludendo le ulteriori entrate non calcolate ai fini dell’ISEE, come, ad esempio, la pensione di invalidità e l’accompagnamento.

Al riguardo, ricordiamo che già nel 2016 il Consiglio di Stato aveva ampiamente argomentato la questione, pronunciandosi per ben tre volte in tali termini: “l’indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a remunerare alcunché, né certo all’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva e ontologica, cioè indipendente da ogni eventuale o ulteriore prestazione assistenziale attiva, situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com’è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest’ultimo e a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano infatti una “migliore” situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tale situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa. Pertanto, la «capacità selettiva» dell’ISEE, se deve scriminare correttamente le posizioni diverse e trattare egualmente quelle uguali, allora non può compiere l’artificio di definire reddito un’indennità o un risarcimento, ma deve considerarli per ciò che essi sono, perché posti a fronte di una condizione di disabilità grave e in sé non altrimenti rimediabile.” (sentenze n. 838, 841 e 842 del 2016).

Del resto, in virtù di tale principio, ispirato ai criteri di proporzionalità di cui agli artt. 3, 38 e 53 Cost., il legislatore aveva riformato il DPCM n. 159/2013 (legge n. 89 del 26 maggio 2016, art. 2 sexies; cfr. circolare INPS n. 13/2016), escludendo dal reddito disponibile di cui all’art. 5 D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 i trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari, comprese le carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilità, laddove non rientranti nel reddito complessivo ai fini dell’IRPEF (Cons. Stato, Sez. III, n. 6371/2018).

In conclusione, la sentenza del Consiglio di Stato n. 07850/2020 dichiara illegittima l’inclusione della pensione di invalidità cat. INVCIV e dell’indennità di accompagnamento tra i redditi utili, ai fini della valutazione di spettanza o meno degli interventi sociali e sociosanitari.

Resta inteso, però, che – fuori dalle ipotesi espressamente contemplate - mentre l’indennità di accompagnamento non rileva mai ai fini reddituali, la pensione di invalidità potrebbe avere rilevanza, quale forma di reddito da valutare, per alcune specifiche prestazioni previste dalla legge. Due esempi, tra tutti, sono il cd “incremento al milione” delle prestazioni cat. INVCIV e il reddito di cittadinanza (cfr. le casistiche riportate all’interno del comunicato UICI n. 147/2020). In tali fattispecie, infatti, l’inclusione della pensione d’invalidità civile – e non anche dell’accompagnamento - tra i redditi rilevanti è dovuta al fatto che l’“incremento al milione”, il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza sono, a loro volta, dei trattamenti di natura assistenziale.

Il testo della sentenza viene allegato al presente comunicato.

Il file .zip contenente il presente comunicato e l’allegata sentenza è scaricabile al seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2021/01/COMUNICATO%209.zip

venerdì 22 gennaio 2021

Premio Campiello – Partecipazione alla giuria popolare (domande entro lunedì 8 febbraio 2021)

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 7/2021

Nell’ambito della collaborazione con il Comitato di Gestione del Premio Campiello, la nostra Unione ha facoltà di proporre nominativi di componenti della Giuria dei Trecento Lettori alla quale compete scegliere l’Opera “Premio Campiello”, tra le cinque opere finaliste selezionate dalla “Giuria dei Letterati”.

Chi fosse interessato a partecipare alla Giuria, è invitato a far pervenire domanda di ammissione entro il prossimo 8 febbraio.

La Giuria dei Trecento è costituita da classi di lettori diverse per genere, età, zona di residenza e condizione professionale. Pertanto, la lista di candidati Giurati che presenteremo, non verrà utilizzata dal Comitato in unica soluzione, ma da essa si attingerà di anno in anno, fino al suo esaurimento.

Le domande di inserimento nella lista vanno formulate indicando:

• Nome

• Cognome

• Residenza (indirizzo, numero civico, codice di avviamento postale, comune, provincia)

• Recapito telefonico

• Indirizzo di posta elettronica

• Professione

• Sezione UICI di appartenenza e numero di tessera associativa.

Nella domanda, inoltre, occorrerà dichiarare di:

• Essere di cittadinanza italiana

• Essere maggiorenne

• Non aver mai fatto parte della Giuria dei Trecento.

Alla domanda va allegato il Consenso al trattamento dei dati, da fornire compilando e sottoscrivendo l’unita Nota Informativa (presente, in forma generica, alla pagina: https://www.uiciechi.it/Privacy/privacy.asp).

La domanda va inviata, via email, a:

archivio@uiciechi.it

Il Comitato di Gestione del Premio Campiello provvederà alla selezione e all’istruzione dei Giurati.

La registrazione audio delle cinque Opere Finaliste sarà curata dal nostro Centro Nazionale del Libro Parlato che provvederà a recapitare i relativi files ai giurati prescelti.

Il presente comunicato ed il modulo da allegare alla domanda sono scaricabili da qui

L’impegno di tutti, per rendere effettivi i diritti delle persone con disabilità di Helena Dalli

Superando del 22/01/2020

«Vivere in modo indipendente – scrive la Commissaria Europea Helena Dalli, in occasione del decennale dall’entrata in vigore nell’Unione Europea della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità -, studiare in un ambiente inclusivo e avere le giuste condizioni in cui lavorare sono necessità assolute: i milioni di persone con disabilità dell’Unione Europea hanno diritto di essere liberi da discriminazioni e stereotipi negativi. Per conseguire però questi ambiziosi obiettivi, occorrerà l’impegno di tutti e le persone con disabilità dovranno partecipare attivamente».

Dieci anni fa l’Unione Europea ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la prima Convenzione sui diritti umani di cui l’Unione Europea è diventata parte, dando così l’avvio a una nuova era in cui il rispetto e la responsabilità nei confronti dei diritti delle persone con disabilità costituisse un dovere al tempo stesso morale e giuridico.

Nell’ultimo decennio l’Unione e i suoi Stati Membri si sono adoperati per adempiere agli obblighi previsti dalla Convenzione, ciò che per l’Unione stessa significa garantire che le proprie norme, le politiche e i programmi siano inclusivi delle persone con disabilità, rispettino in pieno la Convenzione e promuovano appunto un’Europa inclusiva.

Tutti i Paesi dell’Unione Europea sono vincolati dalla Convenzione, nonché dalle norme comunitarie in materia di non discriminazione e accessibilità. Ciò significa che gli Stati Membri devono garantire sistemi di istruzione inclusivi per le persone con disabilità e disporre di una legislazione che vieti la discriminazione sul posto di lavoro. Essi, inoltre, devono adoperarsi per far sì che i trasporti e gli edifici pubblici siano accessibili.

La Strategia sulla Disabilità 2010-2020 ha guidato l’azione dell’Unione Europea negli ultimi dieci anni, ponendo la disabilità tra le priorità dell’agenda elaborata dall’Unione stessa e apportando miglioramenti tangibili.

La Legge Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act), imprescindibile punto di riferimento nel proprio àmbito, prevede, ad esempio, che i prodotti e i servizi fondamentali come i telefoni, i computer, gli e-book, i servizi bancari e le comunicazioni elettroniche siano resi accessibili, in modo tale da poter essere utilizzati da tutte le persone con disabilità.

Le norme dell’Unione in materia di diritti dei passeggeri garantiscono alle persone con disabilità l’accesso al trasporto aereo, navale e su strada.

E ancora, l’Unione ha svolto un ruolo fondamentale nella promozione dell’inclusione delle persone con disabilità su scala mondiale grazie alle proprie politiche umanitarie e di sviluppo.

La pandemia di Covid-19 ha messo in luce nuove disuguaglianze cui le persone con disabilità si trovano a dover far fronte e un impatto maggiore, rispetto alle altre persone, anche a causa di tali diseguaglianze. Con le scuole chiuse e le lezioni online, il materiale didattico e le attrezzature non sono sempre accessibili agli studenti e alle studentesse con disabilità.

Inoltre, le teleconferenze, il telelavoro e gli acquisti online possono costituire un ostacolo per alcuni. Persino l’accesso alle informazioni sullo stesso virus si è rivelato problematico. Pertanto, nella strategia di risposta alla crisi, l’Unione Europea intende fare dell’uguaglianza un aspetto prioritario del proprio programma d’azione, adottando il pacchetto di incentivi più ambizioso della propria storia al fine di promuovere la ripresa.

La nostra bussola per una ripresa giusta dopo il Covid punta sull’inclusione delle persone con disabilità affinché possano vivere con dignità e autonomia e avere accesso a servizi che permettano loro di partecipare a pieno al mercato del lavoro e alla società.

Nel prossimo mese di aprile, la Presidenza portoghese dell’Unione riunirà la Commissione e gli Stati Membri per un dialogo politico di alto livello sui diritti delle persone con disabilità al fine di tracciare il cammino da seguire per il futuro.

In tal senso stiamo intensificando i nostri sforzi per evitare che gli effetti del Covid blocchino i progressi realizzati per quanto riguarda le persone con disabilità: per garantire una ripresa realmente resiliente ed equa, le politiche dovrebbero essere concepite in modo inclusivo per tutti.

Dopo una serie di ampie consultazioni presenterò una nuova Strategia dell’Unione rafforzata sui diritti delle persone con disabilità per il periodo 2021-2030, che si baserà sui risultati conseguiti negli ultimi dieci anni e offrirà soluzioni per affrontare i problemi futuri.

Tale Strategia riguarderà tutti gli aspetti della Convenzione ONU, dando attuazione ai diritti sanciti dalla stessa e fornendo un quadro solido per i prossimi anni, al fine di garantire che nessuno sia lasciato indietro.

Vivere in modo indipendente, studiare in un ambiente inclusivo e avere le giuste condizioni in cui lavorare e prosperare sono necessità assolute: i milioni di persone con disabilità dell’Unione Europea hanno diritto di essere liberi da discriminazioni e da stereotipi negativi.

Per conseguire, però, questi ambiziosi obiettivi, occorrerà l’impegno di tutti. La citata Strategia, infatti, dovrà costituire il punto di riferimento per l’Unione Europea, per tutti i governi, per le parti sociali, per la società civile e per il settore privato. Essa renderà più facile lavorare insieme per realizzare i nostri impegni, anche nel quadro del dialogo e del partenariato con le persone con disabilità. Garantirà che queste ultime possano partecipare in modo paritario a tutti gli aspetti della vita.

Il nostro impegno e la nostra azione in questo settore politico rappresenteranno un altro passo avanti verso un’Unione dell’Uguaglianza. Pertanto collaborerò strettamente con gli Stati Membri per rendere l’Unione Europea un modello in àmbito di inclusione, accessibilità e diritti umani. Le persone con disabilità parteciperanno attivamente a tale dialogo e processo: niente di quanto le riguarda, infatti, dovrebbe essere deciso senza la loro partecipazione. Ed è proprio questo il significato autentico del motto Uniti nella diversità.

Commissaria Europea per l’Uguaglianza e la Parità di Genere.

La Convenzione ONU dieci anni dopo la ratifica da parte dell’Unione Europea

Superando del 22/01/2021

«Dieci anni sono un traguardo importante – scrivono dal Forum Europeo sulla Disabilità, a proposito del decennale dalla ratifica della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità da parte dell’Unione Europea – ma come possono testimoniare cento milioni di persone con disabilità in Europa, ratificare una Convenzione non basta: infatti, fino a quando le persone con disabilità non avranno concretamente gli stessi diritti degli altri in tutti i settori della vita, la Convenzione va ancora considerata come un “cantiere aperto” e su questo si dovrà lavorare a fondo negli anni a venire».

Oggi, 22 gennaio, coincide con il decennale della ratifica da parte dell’Unione Europea della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

L’Unione Europea è stata l’unica organizzazione di integrazione regionale ad avere ratificato la Convenzione, un fatto rivoluzionario, un segno di leadership globale, che ha portato a grandi cambiamenti nel modo in cui i diritti delle persone con disabilità vengono trattati a livello internazionale, sia in àmbito dell’Unione Europea che dei singoli Stati Membri.

Dieci anni sono un traguardo importante, ma come possono testimoniare cento milioni di persone con disabilità in Europa, ratificare una Convenzione non basta: infatti, fino a quando le persone con disabilità non avranno gli stessi diritti degli altri, il medesimo livello di occupazione, di istruzione, di inclusione sociale, il diritto di viaggiare, lavorare e studiare all’interno dell’Unione Europea come tutti gli altri, la possibilità di vivere in modo indipendente e di far parte a pieno titolo della propria comunità, la Convenzione dev’essere ancora considerata come un “cantiere aperto”.

La prossima Strategia Europea sulla Disabilità, che sarà l’Agenda Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità 2020-2030 (European Disability Rights Agenda), dovrà essere un’opportunità per gettare le basi di una piena attuazione della Convenzione a livello continentale.

«L’impatto del Covid-19 sulle persone con disabilità ha cambiato tutto – sottolinea in tal senso il nostro Presidente Yannis Vardakastanis [Presidente dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, N.d.R.] -: la discriminazione, l’esclusione e l’impoverimento delle persone con disabilità in Europa sono stati messi al centro dell’attenzione. Tutte le persone con disabilità che hanno perso la vita, i loro familiari, i loro mezzi di sussistenza, i contatti con gli amici, la famiglia e la loro rete di sostegno richiedono da noi e dalle Istituzioni dell’Unione Europea di trasformare completamente il nostro lavoro, includendo le persone con disabilità. Non ci dovranno essere più scuse. La Convenzione è in vigore da dieci anni: è tempo dunque di assicurarsi che le leggi vengano applicate e che vengano investiti fondi adeguati. L’imminente Strategia sui Diritti delle Persone con Disabilità dovrà porre le basi per una vera uguaglianza, trasformando i diritti in realtà».

Ma ecco quelli che riteniamo una serie di motivi per cui abbiamo ancora e sempre bisogno della Convenzione ONU.

1. Niente di Noi senza di Noi: la Convenzione ha obbligato i Governi a coinvolgere in modo significativo le persone con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative in tutte le questioni che le riguardano. E tuttavia, nonostante ciò, manca ancora un dialogo significativo e la maggior parte delle organizzazioni di persone con disabilità non dispone di risorse adeguate per svolgere il proprio ruolo. L’articolo 4 (Obblighi generali), comma 3 della Convenzione e il Commento Generale n. 7 sono fondamentali per richiedere la consultazione e il coinvolgimento delle organizzazioni di persone con disabilità.

2. Accessibilità: l’accessibilità sta diventando sempre più un aspetto centrale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, grazie a iniziative dell’Unione Europea come la Legge Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act) o la Direttiva sull’Accessibilità del Web (Web Accessibility Directive). Le persone con disabilità possono trovare più facilmente dispositivi accessibili, come computer o smartphone, ma devono comunque ancora affrontare grandi ostacoli nell’ambiente costruito, nei servizi di trasporto o nei prodotti di uso quotidiano, quali, ad esempio, gli elettrodomestici. Inoltre, le persone con disabilità sono ancora a maggior rischio rispetto agli altri, durante le situazioni di emergenza, poiché le informazioni pubbliche e la comunicazione con numeri di contatto dedicati spesso sono ancora inaccessibili. L’articolo 9 (Accessibilità) e l’articolo 21 (Libertà di espressione e opinione e accesso all’informazione) della Convenzione e il Commento Generale n. 2 impongono all’Unione Europea di intensificare la propria azione in questi àmbiti.

3. Parità di trattamento: le persone con disabilità sono protette contro la discriminazione nel campo dell’occupazione e della formazione professionale attraverso la legislazione dell’Unione Europea contro la discriminazione. Ad oggi, però, l’Unione non vieta esplicitamente la discriminazione basata sulla disabilità nell’accesso all’istruzione, alla salute e all’accesso a beni e servizi. Vi è dunque bisogno che si proibisca la discriminazione basata sulla disabilità in tutti i settori della vita. L’articolo 5 (Uguaglianza e non discriminazione) della Convenzione e il Commento Generale n. 6 stabiliscono obblighi fondamentali per garantire l’uguaglianza e la non discriminazione di tutte le persone con disabilità.

4. Diritti delle donne: le donne e le ragazze con disabilità continuano ad affrontare rischi di subire violenza più elevati rispetto alle altre donne, più discriminazione rispetto agli uomini con disabilità nell’accesso al lavoro, all’istruzione e alla salute e sono esposte a violazioni dei diritti umani come la sterilizzazione forzata. L’articolo 6 (Donne con disabilità) della Convenzione e il Commento Generale n. 3 obbligano l’Unione Europea a fare di più anche su tali questioni.

5. Vita indipendente: si stima che circa un milione e mezzo di persone nell’Unione Europea vivano ancora in istituti. Nonostante il fatto che i regolamenti dell’Unione vietino gli investimenti nell’assistenza istituzionale, non vi sono regole per impedire l’investimento di fondi nella ristrutturazione delle istituzioni esistenti per migliorarne l’efficienza energetica, o per la costruzione di nuove strutture di assistenza che rimangano di natura istituzionale. Il Covid-19 ha fornito un cupo promemoria dei pericoli che corrono le persone con disabilità in quelle strutture e dovrebbe diventare una sorta di catalizzatore per l’azione. L’articolo 19 (Vita indipendente ed inclusione nella società) della Convenzione e il Commento Generale n. 5 descrivono nel dettaglio ciò che gli Stati dovrebbero mettere in atto per rendere la vita indipendente una realtà.

6. L’assistenza sanitaria è principalmente di competenza dei Governi Nazionali, con l’Unione Europea che svolge un ruolo di sostegno. E tuttavia, nelle azioni intraprese anche durante la pandemia da Covid-19, è stata data poca o nessuna considerazione alle persone con disabilità. L’articolo 11 (Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie) e l’articolo 25 (Salute) della Convenzione richiedono che l’Unione Europea garantisca una risposta alle emergenze che sia inclusiva della disabilità, nonché l’accesso all’assistenza sanitaria per tutte le persone con disabilità.

7. Libertà di movimento e programma di scambio europeo: in questo àmbito si sono fatti molti progressi tramite la legislazione sui diritti dei passeggeri nell’Unione Europea. Quest’ultima, però, non garantisce viaggi liberi e indipendenti, non copre i trasporti urbani o gli autobus a breve distanza e consente ancora, in alcune circostanze, il divieto di imbarco alle persone con disabilità. La Disability Card dell’Unione Europea è stata creata, ma è disponibile e riconosciuta solo in nove Stati Membri, non consentendo quindi alle persone di far riconoscere la propria disabilità in diversi altri Stati. L’articolo 20 (Mobilità personale) della Convenzione richiede che le persone con disabilità possano avere il diritto di muoversi con la massima indipendenza possibile.

8. I giovani con disabilità sono sottorappresentati nei programmi dell’Unione Europea per i giovani, quali l’Erasmus +, dove meno del 2,5% sono persone con disabilità. Il sostegno finanziario insufficiente, l’impossibilità di trasferire i servizi, l’inaccessibilità e la mancanza di informazioni sulle misure disponibili per le persone con disabilità sono ostacoli per i giovani con disabilità. L’Unione Europea, quindi, dovrebbe garantire l’accessibilità delle informazioni e un sostegno finanziario sufficiente per consentire alle persone con disabilità di partecipare su base di parità come gli altri giovani ai programmi di cui si è detto. E questo è fondamentale ai sensi dell’articolo 20 (Mobilità personale) e dell’articolo 24 (Educazione) della Convenzione.

9. Attuazione della Convenzione: i diritti delle persone con disabilità sono ora inclusi in molti nuovi àmbiti della politica e le istituzioni dell’Unione Europea hanno prestato maggiore attenzione alla Convenzione. Nel 2019, ad esempio, si è potuto assistere, per la prima volta, alla nomina di un Commissario per la Parità. E tuttavia, è molto importante che l’Unione istituisca un’Unità specificamente dedicata alla Convenzione e un piano globale per coordinare l’attuazione della stessa. Si tratta di un meccanismo richiesto dall’articolo 33 (Applicazione a livello nazionale e monitoraggio) della Convenzione.

10. Oltre l’Unione Europea: l’Unione deve garantire coerenza tra le proprie politiche interne sulle persone con disabilità e tutto quello che svolge nelle azioni verso l’esterno. Ad esempio, nessun finanziamento dell’Unione dovrebbe essere utilizzato per costruire infrastrutture che non siano accessibili o sovvenzionare Istituzioni in Paesi al di fuori dell’Unione stessa. Quest’ultima deve collaborare con organizzazioni di persone con disabilità nei Paesi in cui sviluppa propri progetti e garantire che tutti i propri programmi siano accessibili e inclusivi. Questo è un aspetto chiave dell’articolo 32 (Cooperazione internazionale) della Convenzione.

11. Responsabilità e rendicontazione: l’Unione Europea e tutti i suoi Stati Membri si sono impegnati a favore della Convenzione e questo può essere considerato come un risultato storico. A tutt’oggi, però, né l’Unione né sei Stati Membri hanno ancora ratificato il Protocollo Opzionale alla Convenzione, il che significa che le persone con disabilità non possono presentare reclami al Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Inoltre, alcuni Paesi non presentano nei tempi richiesti il proprio rapporto sull’applicazione della Convenzione, evitando in tal modo di modificare ciò che lo richiederebbe. L’articolo 35 (I rapporti degli Stati Parti) della Convenzione prescrive una tempestiva comunicazione al Comitato ONU, da parte di tutti gli Stati che hanno ratificato il Trattato.

di EDF, European Disability Forum.

Over the View, quando la tecnologia supera le disabilità sensoriali

Vita del 22/01/2021

Un progetto di Sardegna Ricerche e CRS4 rende accessibile e piacevole per tutti l’esperienza di una visita di un’esposizione museale. Esperti di diversi settori si sono confrontati con un corretto approccio alla progettazione universale, per trovare nuove soluzioni nell'ottica di una reale integrazione sociale e culturale. Le esperienze di Cagliari e Villanovaforru.

Negli ultimi anni il settore turistico ha conosciuto una serie di trasformazioni nei suoi paradigmi tradizionali: in particolare, dal turismo basato sul “vedere” si è passati prima al turismo del “fare” e poi del “sentire”. Oggi il turista desidera entrare in contatto con la destinazione e stabilire con essa un rapporto autentico e sincero. I ricercatori che operano nel campo dell’interazione naturale hanno sperimentato nuove modalità di interazione uomo-computer (gestuali, tattili, vocali) riuscendo così a sfruttare tutta la ricchezza dell’espressività umana. "Over the View" è una di queste modalità innovative. Si tratta di un progetto finanziato da Sardegna Ricerche attraverso il programma ‘Azioni cluster top-down’, nell’ambito del POR FESR Sardegna 2014-2020. I progetti cluster sono attività di trasferimento tecnologico condotte da organismi di ricerca pubblici con l’attiva collaborazione di gruppi di piccole e medie imprese del settore, per risolvere problemi condivisi e portare sul mercato le innovazioni sviluppate nei laboratori. "Over the View", che avra` una complessiva durata di 36 mesi, salvo proroghe scadrà a marzo 2021, dunque è già tempo di bilanci.

«Questo progetto – sottolinea Giacomo Cao, amministratore unico del CRS4 – si inserisce nelle numerose attività che il Centro pone in essere nei confronti di tutte le disabilità, attraverso l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia che fanno capo alle competenze acquisite in altri settori. Over the View ha lo scopo di valutare le tecnologie e la loro integrazione, per individuare tutte le soluzioni che rendono interessante, piacevole e educativa l’esperienza di una visita di un’esposizione museale anche per le persone con disabilità sensoriali. Abbiamo inoltre condiviso le recenti raccomandazioni per l’accessibilità al patrimonio culturale emanate dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, nell’ottica dell’integrazione degli aspetti tecnologici con un’analisi sulle metodologie da adottare nelle progettazioni di esposizioni e nelle forme di comunicazione».

Il progetto è coordinato da Gavino Paddeu, responsabile per il CRS4 del programma Tecnologie per l’interazione naturale e la gestione della conoscenza. «Partecipano a Over the View – spiega Paddeu – imprese che provengono dal mondo ICT e dal turismo, associazioni di disabili e imprese che si occupano di integrazione dei disabili nella società. Tutti hanno approfondito le rispettive conoscenze in tema di esposizioni museali accessibili con un approccio alla progettazione universale, in modo tale da poter gestire in autonomia o in collaborazione tra loro la progettazione e la realizzazione di allestimenti accessibili, con particolare riguardo verso le disabilità sensoriali».

Tutto è passato per un confronto serrato con i curatori museali e gli operatori che gestiscono i luoghi della cultura, le amministrazioni locali o gli enti di competenza che conoscono tutte le difficoltà nella realizzazione degli spazi accessibili, gli operatori turistici che desiderano proporre vacanze esperienziali per tutti, e le imprese tecnologiche che si candidano a fornire nuove soluzioni. «Nella nostra prospettiva di progettazione universale – spiega Andrea Ferrero, tecnologo del CRS4 e non vedente – è necessario confrontarsi con chi opera per l’integrazione sociale e culturale delle altre disabilità, comprese quelle non sensoriali, ma anche anziani, bambini e donne con un passeggino. Occorre coinvolgere la pubblica amministrazione, soprattutto i Comuni che coordinano le iniziative sul territorio, però la progettazione universale implica pure il superamento delle barriere culturali. In estrema sintesi, tutti devono poter vedere da un altro punto di vista. L’accessibilità in fondo è soprattutto un problema culturale»

Le installazioni nate dal progetto attualmente sono tre e si trovano al Museo archeologico di Villanovaforru, al Museo archeologico di Cagliari e alla Pinacoteca nazionale di Cagliari. Nei due musei ci sono i plastici interattivi: quello di Villanovaforru rappresenta l’area archeologica di Genna Maria, mentre quello di Cagliari propone l’area archeologica di Santa Vittoria di Serri. In entrambi i siti è possibile toccare il plastico che, grazie ad una serie di sensori, interagisce con il visitatore indicando l’area interessata e rispondendo ad eventuali domande sulla zona archeologica. Alla Pinacoteca di Cagliari, presso la Cittadella dei musei, c’è Aptica: un dispositivo interattivo che permette di interagire per voce e tatto con le copie 2D e 3D di alcuni retabli custoditi nella Pinacoteca. Posizionando le diverse tavole tattili all’interno di Aptica è possibile esplorarle visivamente e in modalità tattile: il sistema è in grado di dire cosa si sta toccando e prevede una sintesi vocale che interagisce con l’utente (sia esso vedente o disabile visivo) oltre a un display che rende visibile la descrizione tramite testo, utile per gli utenti sordi.

di Luigi Alfonso

mercoledì 20 gennaio 2021

Facebook, Intelligenza Artificiale per migliorare la descrizione delle foto

Punto Informatico del 20/01/2021

Facebook ha sviluppato una nuova versione della tecnologia che permette di generare la descrizione delle foto sfruttando l'intelligenza artificiale.

Tra i contenuti più condivisi su Facebook ci sono ovviamente le foto. Purtroppo non tutti gli utenti possono vederle, quindi l’azienda di Menlo Park ha sviluppato nel 2016 una tecnologia, denominata ATT (Automatic Alternative Text, testo alternativo automatico in italiano), che permette di generare la descrizione dell’immagine. Questa tecnologia è stata ora migliorata grazie all’intelligenza artificiale.

Facebook: IA per “vedere” le immagini

Ipovedenti e non vedenti possono utilizzare gli screen reader per conoscere il contenuto delle immagini attraverso una voce sintetica, ma solo se sono state pubblicate con l’attributo “alt text“. Dato che molte foto sono prive del testo alternativo, Facebook ha sviluppato la tecnologia ATT che sfrutta il riconoscimento degli oggetti per generare la descrizione delle immagini.

La versione più recente della tecnologia è in grado di rilevare un numero di contenuti fino a dieci volte superiore e genera una descrizione più dettagliata con l’indicazione di attività, simboli, tipi di animali e altro, ad esempio “Può essere un selfie di due persone, all’aperto, con la Torre Pendente di Pisa“. Sono state inoltre aggiunte informazioni sulla posizione e le dimensioni relative degli elementi, ad esempio “Può essere un’immagine di cinque persone, due al centro e tre situate ai lati“.

La prima versione di ATT è stata sviluppata usando dati etichettati dall’uomo che servivano per addestrare la rete neurale convoluzionale. Il modello poteva però riconoscere solo 100 concetti, come albero, montagna e all’aperto. La versione attuale utilizza invece un modello basato su dati scarsamente supervisionati, ovvero miliardi di immagini pubbliche di Instagram, provenienti da diverse aree geografiche, e i corrispondenti hashtag scritti in varie lingue.

I vari miglioramenti hanno permesso di riconoscere oltre 1.200 concetti. Facebook ha infine modificato la tecnologia ATT per fornire una descrizione predefinita per tutte le foto e una più dettagliata per le foto di interesse specifico, come quelle di amici e familiari. Le descrizioni sono oggi disponibili in 45 lingue.

martedì 19 gennaio 2021

Disabilità e permessi: alcuni chiarimenti dall’INPS

Superando del 19/01/2021

«La sospensione delle visite per l’accertamento sanitario degli stati di invalidità e disabilità, determinata dalla fase emergenziale legata alla crisi da COVID-19, ha comportato il dilatarsi dei tempi di attesa per il cittadino e il moltiplicarsi delle domande dei benefìci presentate nelle more dell’iter sanitario di revisione»: si apre così un recente messaggio dell’INPS, che intende fornire una serie di chiarimenti ai lavoratori con disabilità in situazione di gravità che abbiano presentato per la prima volta, o in revisione, la domanda per i vari benefìci legati alla loro condizione.

Come segnala l’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio, l’INPS ha prodotto il 13 gennaio il Messaggio n. 93, fornendo una serie di chiarimenti rivolti ai lavoratori con disabilità in situazione di gravità che abbiano presentato per la prima volta, o in revisione, la domanda per i benefìci legati alla loro condizione, vale a dire i permessi ai sensi dell’articolo 33 della Legge 104/92, ovvero la riduzione dell’orario lavorativo o tre giorni mensili di congedo per i lavoratori con disabilità, e le misure di cui all’articolo 42 del Decreto Legislativo 151/01, cioè il prolungamento del congedo parentale, i riposi orari alternativi al precedente, nonché il congedo straordinario.

Da sottolineare la premessa del Messaggio diffuso dall’Istituto, ove si scrive che «la sospensione delle visite per l’accertamento sanitario degli stati di invalidità e disabilità, determinata dalla fase emergenziale legata alla crisi epidemiologica da COVID-19, ha comportato il dilatarsi dei tempi di attesa per il cittadino e il moltiplicarsi delle domande dei benefìci […] presentate nelle more dell’iter sanitario di revisione [grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]».

Per quanto riguarda dunque i lavoratori che presentano per la prima volta la domanda, tra la data di scadenza del verbale rivedibile e il completamento dell’accertamento sanitario di revisione, e che quindi non risultano precedentemente autorizzati alle prestazioni di cui si è detto, la domanda stessa «sarà accolta provvisoriamente in attesa della conclusione dell’iter sanitario di revisione. Qualora all’esito della revisione sia confermato lo stato di disabilità con connotazione di gravità, in presenza degli altri requisiti normativamente previsti, la domanda sarà accolta con decorrenza dalla data di presentazione della relativa istanza. Diversamente, qualora all’esito della revisione non risulti confermata la disabilità con connotazione di gravità, si procederà al recupero del beneficio fruito».

Per quanto concerne, invece, i lavoratori già titolari dei benefìci, in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità, essi conservano, nel periodo che intercorre tra la scadenza della prestazione e la visita di accertamento (già prenotata), « tutti i diritti acquisiti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura», potendo quindi continuare a usufruirne anche prima della conclusione del procedimento di revisione.

«Le Strutture territoriali [dell’INPS, N.d.R.] – conclude il Messaggio – avranno cura di riesaminare, alla luce di tali chiarimenti, i provvedimenti già adottati e le istanze già pervenute e non ancora definite, relativamente ai rapporti non esauriti, intendendosi come tali quelle situazioni giuridiche per le quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato o la prescrizione del diritto». (S.B.)