giovedì 24 settembre 2020

Apple brevetta un cinturino per Apple Watch per leggere il Braille

Melamorsicata del 24/09/2020

Il brevetto di Apple per un cinturino capace di far leggere il Braille.

Il Braille fu inventato nel XIX secolo come linguaggio scritto per persone cieche. Consiste in simboli rappresentati con dei punti in rilievo in una matrice 3 x 2. Ogni simbolo ha da 1 a 6 punti in rilievo. Per esempio la lettera A ha 1 punto in rilievo.

È molto utile per leggere testi. L’Apple Watch integra Voice Over per tradurre in audio ciò che appare sotto forma scritta sullo schermo. Questo implica che l’audio deve essere sempre disponibile.

A tal proposito Apple sta pensando ad una soluzione per consentire di leggere il testo per avere un grado di privacy maggiore. Utile anche per chi ha problemi di udito. Si tratta di un cinturino per Apple Watch in grado di offrire delle sensazioni tattili per leggere il Braille.

Quindi i punti in rilievo saranno generati meccanicamente sotto il polpastrello appoggiato sul cinturino. L’Apple Watch invierà la traduzione in Braille al cinturino. L’utente dovrà semplicemente toccarlo per rilevare i punti.

Al centro del sistema ci sono degli attuatori elettrotermici, in grado di espandersi o restringersi in base agli impulsi ricevuti. Quindi nelle matrici di punti questi si posizioneranno in rilievo o meno in base agli impulsi elettrici ricevuti dall’orologio.

Il brevetto risale al 2016 ma approvato di recente. Non sappiamo quando sarà trasformato in un prodotto commerciale.

mercoledì 23 settembre 2020

Disabilità: serve concretezza, servono risorse, anche pensando al Recovery Fund

Superando del 23/09/2020

È stato il presidente del Consiglio Conte a presiedere la riunione dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, il cui Comitato Tecnico-Scientifico ha presentato per l’occasione un documento di obiettivi da raggiungere, basati sulla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. All’incontro ha partecipato anche la Federazione FISH, i cui rappresentanti hanno sottolineato innanzitutto la necessità, da parte del Governo, di riservare particolare attenzione alla disabilità, nel prossimo piano di utilizzo delle risorse fissate dal Recovery Fund europeo.

È stato lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte a presiedere ieri, 22 settembre, la riunione dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità – importante organo consultivo e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità (se ne legga ampiamente anche nel box in calce) – durante un incontro che ha visto la partecipazione dei rappresentanti delle principali organizzazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie e di altri Enti ed Istituzioni.

«Nel corso della riunione – si legge in una nota diffusa dall’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio -, è stata ribadita la necessità di investire sulla piena integrazione quale principale strumento di inclusione e di protezione delle persone con disabilità, favorendone la piena partecipazione alla vita sociale, economica, culturale e politica del Paese. In tal senso, il Presidente del Consiglio ha ricordato che sono stati già previsti alcuni obiettivi, quali il consolidamento delle tutele economiche nel quadro di una più ampia riforma dell’intero sistema, l’adozione di un Codice della Disabilità che promuova la considerazione della persona con disabilità nella sua multidimensionalità, l’aggiornamento della Legge sul cosiddetto “Dopo di Noi” e l’adozione della Direttiva Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act)».

«Dal canto nostro – ha dichiarato a margine della riunione Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – abbiamo innanzitutto sottolineato con forza al Presidente del Consiglio la necessità di prevedere risorse necessarie ad attuare politiche mirate a migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità, riferendoci in particolare alla prossima presentazione, da parte del Governo, del piano per l’utilizzo del Recovery Fund».

Quest’ultimo, va ricordato, è il nuovo strumento europeo per la ripresa approvato dal Consiglio Europeo Straordinario del 21 luglio scorso, secondo il quale i Capi di Stato e di Governo hanno previsto di incrementare il bilancio su base temporanea tramite nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari per un ammontare pari a 750 miliardi di euro (390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti). Esso prevede appunto che entro il 15 ottobre prossimo i Governi dei vari Stati presentino il proprio piano di utilizzo dei fondi.

«Abbiamo poi sottolineato una volta ancora – ha proseguito Falabella – la necessità di intervenire per la costruzione di un nuovo welfare che sia di riconoscimento dei diritti, anche alla luce della scarsa capacità di tutela, nei confronti delle fasce più deboli delle popolazione, dimostrata in questi mesi di emergenza sanitaria e sociale dall’esistente welfare di protezione».

«E ancora – ha aggiunto il Presidente della FISH – ci siamo soffermati su temi quali la lotta alla segregazione delle persone con disabilità, e l’implementazione dei progetti di vita indipendente, ciò che può finalmente portare a costruire un vero “Durante Noi”, senza trascurare naturalmente gli àmbiti della scuola, del lavoro e della salute. Per quanto riguarda infine il prospettato Codice della Disabilità, il nostro intendimento è certamente quello di interloquire propositivamente con chi lo elaborerà, a patto che tale strumento faccia parte di una riforma complessiva sulla disabilità. Tutti temi, per altro, presenti nell’ampio documento prodotto per l’occasione dal Comitato Tecnico-Scientifico dall’Osservatorio, sui quali la nostra Federazione concorda senza riserve».

«C’è ancora tanta strada da fare – ha dichiarato durante la riunione Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservare – per arrivare a una piena e concreta applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, sulla quale si basa il lavoro del nostro Osservatorio, oltreché, “a cascata”, sulle Osservazioni Conclusive al primo rapporto dell’Italia, espresse nel 2016 dal Comitato ONU sui Diritti delle persone con Disabilità, in riferimento all’applicazione della Convenzione nel nostro Paese, nonché, naturalmente, sul secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità [Decreto del Presidente della Repubblica del 12 ottobre 2017, N.d.R.]».

Oltre poi a ribadire la necessità da parte del Governo di riservare particolare attenzione alla disabilità, nel presentare il piano per l’utilizzo del Recovery Fund, ci sono altri due passaggi dell’intervento di Griffo che qui preme sottolineare, il primo dei quali fa riferimento a uno specifico comma (il quinto) contenuto nel quarto articolo della Convenzione (Obblighi generali), il quale recita che «le disposizioni della presente Convenzione si estendono a tutte le unità costitutive degli Stati federali senza limitazione ed eccezione alcuna». «Tale prescrizione – secondo Griffo – va certamente considerata come un obbligo anche per le nostre Regioni a non sottrarsi alle norme della Convenzione».

Rispetto quindi al Codice della Disabilità, a parere del Coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio, esso «non dovrà essere un semplice “raggruppamento dell’esistente”, ovvero delle varie norme già esistenti sulla disabilità, ma dovrà caratterizzarsi come uno strumento nuovo, tenendo conto di nuove categorie emerse in questi anni, quali, per fare solo alcuni esempi, le multidiscriminazioni riguardanti le persone con disabilità, gli “accomodamenti ragionevoli” – termine costantemente presente nella Convenzione – oltre alla stessa definizione di disabilità».

A proposito del documento citato in precedenza, presentato dal Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio, rimandando i Lettori alla versione integrale del testo (disponibile a questo link), elenchiamo qui di seguito le tematiche di cui si occupano i tredici Gruppi di Lavoro che lo hanno elaborato, allo scopo di fornire un utile quadro di riferimento:

° Gruppo 1: Non discriminazione, riconoscimento della disabilità, definizione delle persone con disabilità, e di persone che necessitano di sostegno intensivo in linea con la definizione della Convenzione ONU.

° Gruppo 2: Armonizzare, riordinare e semplificare disposizione legislative in materia di disabilità.

° Gruppo 3: Diritto alla vita adulta, progetto personalizzato, empowerment e consulenza alla pari, caregiver.

° Gruppo 4: Contrasto alla segregazione, vita indipendente, violenza e trattamenti inumani.

° Gruppo 5: Salute e diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione, ausili, consenso informato.

° Gruppo 6: Politiche sociali, LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza Sociale), servizi di abilitazione, riorganizzazione interventi monetari, orientamento alle famiglie, advocacy.

° Gruppo 7: Educazione, competenze personale, accessibilità, orientamento, università.

° Gruppo 8: Lavoro e occupazione, interventi legislativi, collocamento mirato, interventi tecnici, congedi parentali.

° Gruppo 9: Donne con disabilità, contrasto alla discriminazione, prevenzione violenza, occupazione, genitorialità.

° Gruppo 10: Accessibilità, uffici e servizi, ambienti privato, formazione, monitoraggio fondi strutturali, trasporti, informazione e comunicazione, emergenza.

° Gruppo 11: Libertà, diritti civili e partecipazione, voto, espressione della volontà, vita pubblica, organo consultivo permanente.

° Gruppo 12: Monitoraggio.

° Gruppo 13: Cooperazione internazionale.

(S.B.)

Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità

Leggiamo nel portale del Governo allo spazio dedicato a tale organismo: «Istituito dalla Legge 18/09 di ratifica da parte dell’Italia della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, l’Osservatorio ha funzioni consultive e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità, con la finalità di fare evolvere e migliorare l’informazione sulla disabilità nel nostro Paese e, nel contempo, di fornire un contributo al miglioramento del livello di efficacia e di adeguatezza delle politiche.

In particolare ai sensi dell’articolo 3, comma 5 della Legge 18/09, esso si occupa di:

1. Promuovere l’attuazione della Convenzione ONU di cui all’articolo 1 ed elaborare il rapporto dettagliato sulle misure adottate di cui all’articolo 35 della stessa Convenzione, in raccordo con il Comitato Interministeriale dei Diritti Umani.

2. Predisporre un programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, in attuazione della legislazione nazionale e internazionale.

3. Promuovere la raccolta di dati statistici che illustrino la condizione delle persone con disabilità, anche con riferimento alle diverse situazioni territoriali.

4. Predisporre la relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità, di cui all’articolo 41, comma 8, della Legge 104/92, come modificato dal comma 8 del presente articolo.

5. Promuovere la realizzazione di studi e ricerche che possano contribuire ad individuare aree prioritarie verso cui indirizzare azioni e interventi per la promozione dei diritti delle persone con disabilità.

Il cambio di prospettiva culturale, giuridica e scientifica, introdotto dalla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite, a livello nazionale, europeo e mondiale, introduce un approccio alla disabilità fortemente basato sui diritti umani e, di conseguenza, impone all’Osservatorio la necessità di introdurre elementi di innovazione nel modo di leggere e intervenire sulle diverse tematiche che riguardano la disabilità e le persone con disabilità».

Bundesliga, i radiocronisti dei non vedenti

Avvenire del 23/09/2020

GERMANIA. «L'obiettivo è far partecipare anche i tifosi non vedenti e ipovedenti alla partita e alle sue emozioni». Florian Schneider è il Blinden-reporter del SV Darmstadt, club della Germania centrooccidentale che milita in Zweite Bundesliga, la seconda divisione tedesca. Schneider, che ha cominciato come moderatore nella radio dei tifosi, è l'uomo che racconta agli appassionati non vedenti e ipovedenti le partite dei "Gigli". «Non è una radiocronaca spiega Schneider - In quella commenti, in un Blinden-reportage devi descrivere. Devi dare allo spettatore tutti i dettagli possibili, soprattutto quello che lui non può percepire. Gli devi trasmettere, raccontare quello che succede in campo ma anche l'atmosfera». Il Darmstadt non è l'unico club tedesco che offre questa possibilità ai tifosi non vedenti, riuniti dal 1991 a livello nazionale nel "Fanclub Seehunde", letteralmente "le foche". «La prima società è stata nel 1999 il Bayer Leverkusen racconta Schneider - ora tutti i club di Bundesliga e di seconda divisione danno questa possibilità, oltre a otto società di terza serie e alcune delle categorie inferiori».

«Normalmente - prosegue Florian i tifosi non vedenti ascoltano allo stadio i racconti delle partite in apposite postazioni dotate di cuffie o ai loro posti con dispositivi portatili simili. In alcuni casi, ma dipende dalle singole società, possono farlo pure da casa, con il live streaming». Un'opportunità che è stata fondamentale durante la pandemia, quando il calcio tedesco, il primo a ripartire, ha chiuso le porte degli stadi. «Molte società - dice Schneider - hanno messo a disposizione gratis sui loro siti i Blinden-reportage in tempo reale delle partite della loro squadra». Il racconto per i tifosi con disabilità visiva è anche il cuore dell'attività di T_Ohr, un progetto di Awo-Passgenau, ramo dedicato alle iniziative per i tifosi della Awo, importante realtà del no profit tedesco. «Siamo partiti nell'aprile 2018 - spiega Florian Schneider, che del progetto è uno dei referenti insieme a Maximilian Mohr - il nostro obiettivo è quello di far conoscere la realtà dei Blinden-reportage, di diffonderla e di migliorarla». «Se un club volesse iniziare con i racconti delle partite per le persone non vedenti o ipovedenti - precisa Schneider - ci può contattare e noi li incontriamo e li assistiamo. Tutto gratuitamente. Sotto il profilo tecnico non servono attrezzature né molto sofisticate né costose».

"T_Ohr", il cui nome richiama la parola tedesca Ohr, orecchio, e che gioca sull'assonanza con il termine Tor, gol, si occupa di chi racconta le partite. «Abbiamo pubblicato un manuale preparato tra gli altri con alcuni studiosi dell'università di Amburgo - racconta Florian - ma periodicamente ci incontriamo con le istituzioni con cui collaboriamo, con gli esperti e i Blindenreporter». Il futuro di T_Ohr, nominato nel 2019 per il premio tedesco per l'integrazione, è ambizioso. «Oltre ai progetti in ambito educativo - conclude Schneider - vorremmo estendere i Blinden-reportage a più società di 3.Liga e ad altri sport, per esempio basket e pallamano, di cui nel 2019 abbiamo raccontato i Mondiali maschili». Perché come recita lo slogan del progetto: «In futuro i tifosi non vedenti o ipovedenti si dovrebbe poter domandare non se possono partecipare, ma se vogliono farlo».

di Roberto Brambilla

Santorso: Parco Rossi è ancora più inclusivo e interattivo

Il Popolo Veneto del 23/09/2020

Si inaugurano domenica 27 settembre le novità di Parco Rossi for all, il progetto di valorizzazione accessibile del parco storico di Villa Rossi: il gioco interattivo e multimediale INgame e il modello 3D, tattile e parlante, della Villa.

L’intervento è stato realizzato dal Comune di Santorso nell’ambito del progetto GATE finanziato dall’EU e Interreg Italia-Austria ed è frutto di un’equipe multidisciplinare di lavoro capitanata da La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale e DonQ.

SANTORSO. Un consorzio di 6 partner italiani e austriaci, 2 anni di lavoro e un’equipe multidisciplinare composta da esperti di accessibilità, sviluppatori web, drammaturghi, videomaker, traduttori, doppiatori e interpreti: nasce così il nuovo “Parco Rossi for all”, il progetto di valorizzazione inclusiva del parco storico che sta per essere inaugurato dal Comune di Santorso.

Un progetto multimediale, interattivo, multisensoriale, multimodale, multilingue; un parco che si racconta, attraverso una drammaturgia itinerante, un gioco interattivo e un modello 3D di Villa Rossi, tattile e parlante.

Strumenti progettati secondo i principi del design for all, per offrire al maggior numero possibile di visitatori un’esperienza divertente e in sicurezza.

L’appuntamento è per domenica 27 settembre, dalle ore 10 alle ore 18, con una giornata di visite dedicate proprio a tutti: bambini, adulti, anziani, famiglie, persone con disabilità visiva, uditiva e con ridotta mobilità, grazie alla proposta di un’esperienza personalizzata, in cui ciascuno potrà scegliere la modalità più funzionale per sé.

L’intervento è stato possibile grazie al progetto di cooperazione transfrontaliera GATE – Granting Accessible Tourism for Everyone, finanziato dal Programma EU Interreg V-A Italia-Austria 2014–2020, di cui il Comune di Santorso è partner insieme a Fondazione Dolomiti Unesco (capofila, Belluno), Cooperativa sociale Independent L. (Merano), CAI Alpago (Belluno), Università di Innsbruck e Salzburg Research (Austria).

L’obiettivo di GATE è di rendere il turismo sempre più inclusivo, consentendo ad un numero crescente di persone di immergersi nella natura, al di là degli ostacoli ambientali, fisici e linguistici.

In un territorio – quello alpino e prealpino – di immenso valore naturale, paesaggistico, geologico, in parte anche riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Insieme al territorio dell’Alpago, al GEOparc del Bletterbach in Sudtirolo e ad un progetto partecipato nel salisburghese, Parco Rossi è uno dei 4 siti pilota di un progetto che ha sviluppato prodotti e tecnologie innovative per la fruizione culturale e paesaggistica, in particolare per il turismo accessibile.

L’intervento ha incorporato il percorso di visita esistente, realizzato nel 2016, in un sistema ancora più inclusivo e interattivo: all’audioguida teatrale e alla mappa tattile e parlante, si aggiungono infatti due nuovi prodotti.

Il primo, INgame, è un gioco multimediale per smartphone e tablet, per esplorare il parco tra racconti, quiz, giochi, realtà aumentata e video di rievocazione storica.

Guidato di missione in missione dall’assistente virtuale Arac, ciascun giocatore potrà scegliere, sulla base delle proprie necessità e caratteristiche, il percorso preferito fra i 3 proposti, ciascuno con differenti livelli di accessibilità; la lingua preferita tra italiano, tedesco, inglese e LIS; la modalità di interazione più adatta a sé tra audio, testo e video.

Il secondo è il modello 3D audio-tattile di Villa Rossi, installato all’inizio della galleria che conduce dal Parco alla Villa e progettato per consentire a tutti, comprese le persone non vedenti e ipovedenti, di conoscere la storia dell’edificio, esplorare la sua architettura e immergersi nella storia dei suoi abitanti. Un dispositivo da leggere con gli occhi, le mani e le orecchie, composto da una superficie tattile a caratteri a contrasto e Braille a rilievo, modelli 3D che rappresentano la facciata della Villa e i suoi dettagli, e una serie di sensori capacitivi che vengono attivati dal tocco delle dita per fornire informazioni audio in italiano e in inglese.

INgame è stato realizzato da La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale per quanto riguarda i contenuti narrativi e drammaturgici, e DonQ per lo sviluppo dell’innovativa webapp che supporta il gioco. Hanno inoltre collaborato Wolfim per la realizzazione delle animazioni grafiche per la realtà aumentata e dei video di rievocazione storica, e Veasyt per la semplificazione dei testi per le persone sorde e la realizzazione dei video in LIS. Il modello 3D è invece stato realizzato da Tooteko, spin off dell’Università IUAV di Venezia che ha come obiettivo migliorare la qualità della vita di persone ipo e non vedenti attraverso la ricerca e lo sviluppo di prodotti basati su tecnologie digitali. Il pannello è stato realizzato con il supporto di Tactile Vision Torino, La Piccionaia, New Metal Sas, FRA-RUF sas e grazie alla consulenza tiflologica di Deborah Tramentozzi e Anna Spina. L’intero intervento è stato coordinato e supportato dalla consulenza per il design for all di Diana De Tomaso.

Informazioni:

La partecipazione alla giornata del 27 settembre è gratuita, con prenotazione obbligatoria a info@parcorossi.it o 0445 649518. Le visite sono a numero limitato, con partenza ogni ora. Si ricorda di portare con sé il proprio smartphone o tablet.

Dopo l’inaugurazione, Parco Rossi e le sue proposte for all rimangono fruibili il sabato e la domenica dalle 10 alle 19, ad ingresso gratuito.

Contatti per il pubblico:

info@parcorossi.it

Comune di Santorso – Ufficio Cultura 0445 649518

www.parcorossi.it

www.comune.santorso.vi.it

martedì 22 settembre 2020

Quando il tatto è molto più che una semplice alternativa alla vista

Superando del 22/09/2020

Scommessa vinta, nonostante le difficoltà di questi mesi, per lo scultore non vedente Andrea Bianco e per la Sacred Art School di Firenze, rispettivamente ideatore e realizzatrice del corso di formazione pluriennale in arti plastiche per artisti non vedenti, denominato “I Passi dell’Arte”, il cui primo modulo ha visto la partecipazione di tredici persone provenienti da varie parti d’Italia. «Strutturata in questo modo – sottolinea Bianco – con una parte artistica cui si affianca quella scientifica, si tratta di un’iniziativa decisamente nuova in Italia e forse anche a livello internazionale».

FIRENZE. «Oggi tutto purtroppo è in bilico, ma noi vogliamo essere positivi e sperare di riuscire a portare a termine questo progetto, che ho personalmente ideato e che dovrebbe portare a vivere un’esperienza pluriennale»: a dirlo, in piena emergenza coronavirus, era stato nell’aprile scorso Andrea Bianco, apprezzato scultore non vedente di Bolzano, già spesso presente sulle pagine del nostro giornale. Ma a cosa si riferiva, parlando di una vera e propria «scommessa che cercheremo di vincere anche in un periodo così difficile»?

Al corso di formazione pluriennale in arti plastiche per artisti non vedenti, denominato I Passi dell’Arte, nuova, bella iniziativa promossa dalla Sacred Art School di Firenze – ente nato con l’obiettivo di promuovere la creatività nell’arte e nell’artigianato artistico, con un’apertura senza confini sul mondo del sacro – della quale avevamo già segnalato, nel 2015, una prima analoga realizzazione, che anche in quell’occasione aveva visto Bianco quale ideatore.

Ebbene, la scommessa è stata vinta pienamente, se è vero che nei giorni scorsi si è felicemente concluso a Firenze il primo modulo di quel corso di scultura pluriennale per artisti non vedenti. «Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia – racconta Bianco – e i conseguenti vincoli, l’iniziativa ha preso vita ed è stato un forte stimolo per i partecipanti e per la comunità intera».

Sono state tredici le persone che hanno aderito all’iniziativa, provenendo da varie parti d’Italia, che hanno preso parte dapprima alle lezioni di anatomia tenute da Massimo Gulisano, quindi a quelle di modellazione dei particolari del volto, con gli insegnanti Fernando Cidonca, Nicola Hornaecker, Giorgia Petrone e Fabio Deiana.

Nel corso poi di alcune conferenze, Emanuela Marinelli si è soffermata sul Volto di Cristo nella Sindone, Giancarlo Polenghi ha spiegato il ruolo della scuola e ha analizzato i vari stili artistici, mentre Giovanni Guidetti ha descritto la storia della città di Firenze. Lo stesso Andrea Bianco ha tenuto una lectio magistralis, esponendo le motivazioni del corso e le prospettive artistiche e formative.

E da ultime, ma non ultime, vi sono state anche due visite tattili ad altrettanti musei fiorentini.

«A questo modulo – sottolinea ancora Bianco – ne seguiranno altri nei prossimi anni, per studiare questa volta il busto, gli arti superiori e inferiori del corpo, in modo da riuscire in pochi anni ad avere un quadro completo del corpo umano».

«Strutturata in questo modo – conclude – con una parte prettamente artistica cui si affianca quella scientifica, si tratta con tutta probabilità della prima iniziativa del genere in Italia e forse anche a livello internazionale, da vivere come possibile spunto per aprire nuove vie». (S.B.)

Uno scrigno di fiori ed essenze rare, da odorare, toccare e anche assaggiare di Lorenza Vettor

Superando del 22/09/2020

«Questo non è soltanto un orto botanico spalmato su un pendio appena a nord di Asiago, ma uno scrigno di fiori e di essenze rare da odorare, toccare o addirittura assaggiare a più di mille metri di quota»: lo ha detto Aldo Primon, “anima organizzativa” di una recente escursione al Giardino Botanico Alpino di Asiago (Vicenza) e lo hanno confermato le tante persone con disabilità visiva che vi hanno partecipato, tra le quali Lorenza Vettor, che racconta con entusiasmo i vari momenti vissuti.

ASIAGO. Questo è il racconto di un’escursione svoltasi in un assolato sabato di settembre al Giardino Botanico Alpino di Asiago (Vicenza), che ha avuto per protagonisti il Gruppo Alpini Guida di Bassano del Grappa, a cui va tutta la personale ammirazione e gratitudine di chi scrive, e il Gruppo Sportivo Non Vedenti di Vicenza.

«Abbiamo voluto questa escursione che ha rappresentato anche un’occasione per scoprire angoli poco noti del nostro Altopiano. Questo, infatti, non è soltanto un orto botanico spalmato su un pendio appena a nord di Asiago, ma uno scrigno di fiori e di essenze rare da odorare, toccare o addirittura assaggiare a più di mille metri di quota». A dirlo è l’alpino Aldo Primon, uno degli organizzatori e, a parere di chi scrive, la vera anima di tutte le iniziative che da circa tre anni a questa parte vedono una sempre più folta partecipazione per un sabato al mese. Importanti, infatti, i numeri della giornata: una novantina di partecipanti, più di 20 mezzi utilizzati, 1.196 chilometri percorsi da guide e accompagnatori, 4 ricognizioni per realizzare l’escursione e 3 visite per sistemare il crescente numero delle presenze, tutto con la ben nota esperienza, maestria e bravura degli Alpini.

Altri protagonisti: la famiglia Cantele, padre e figlia, entrambi botanici e biologi, che ci hanno accompagnato alla scoperta di erbe, frutti e fiori; Luca Baù, assessore nel Comune di Asiago; la Sezione Alpini di Asiago, con il vice presidente Amerigo Baù; Gianni Celi, presidente dell’Associazione Oncologica San Bassiano; le Presidenti dell’UICI di Belluno e di Verona (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), rispettivamente Luciana Dalle Molle e Patrizia Mirandola, Rino Piccoli, presidente dei Veterani dello Sport di Bassano del Grappa e Carlo Rastello, rappresentante dell’UICI di Padova.

A fare gli onori di casa sono stati Loris Bordin, presidente del Gruppo Sportivo Non Vedenti di Vicenza e Alessandro Cavallin, caporedattore del giornale per non vedenti «Sgresende».

Il pranzo, ottimamente preparato dallo chef Paolo della Baita Al Maddarello, ha soddisfatto tutti i convenuti, fatti accomodare su tavoli abbondantemente rispettosi delle regole anti-Covid-19.

Hanno chiuso la giornata il tradizionale “terzo tempo” con intramontabili brani musicali, squisiti dolci e la consegna a chi ci accoglie, come sempre ad ogni fine escursione o incontro, di una “sgresenda”, ovvero di una scheggia di pietra prelevata dall’Altopiano di Asiago e da Cima Grappa su cui abbiamo inciso una penna d’Alpino e che poggia su una tavoletta di pino stroncato dalla tempesta Vaia.

«L’emozione provata nel raccogliere queste pietre che ancora coprono coloro che su questi luoghi hanno combattuto – sottolinea ancora Primon -, ha suggerito dei versi che accompagnano questo dono povero nel materiale, ma ricco di riconoscenza».

«La realtà parte sempre da un sogno – racconta ancora, ricordando gli inizi del progetto – e il nostro Gruppo Alpini Guida è nato da un’intuizione, rispondendo ad un annuncio apparso sul “Giornale di Vicenza” dove si cercavano piloti tandem per ciclisti non vedenti. I primi incontri con l’UICI e con il Gruppo Sportivo Non Vedenti di Vicenza sono stati ricchi di entusiasmo, ma a causa della privacy non è stato facile recuperare i dati per contattare le persone non vedenti cui proporre il progetto Insieme si Può. Per testare la fattibilità dell’idea, abbiamo quindi organizzato un’escursione risalendo le rive del Brenta a Bassano e un percorso sul massiccio del Grappa. Incoraggiati dalla presenza e dalla grande voglia di partecipazione che traspariva, hanno preso la giusta dimensione una serie di proposte per fare aderire una quantità maggiore di persone. E alla fine, per realizzare concretamente il tutto, ecco il coinvolgimento degli amici Alpini e delle loro consorti impegnatisi nel ruolo di guide, con il supporto di un periodo di formazione comportamentale, oltreché dei consigli “sul campo” da parte delle persone non vedenti sul “campo” e da tanta buona volontà».

«Un’organizzazione precisa – conclude Primon salutandomi, con l’auspicio che questo progetto possa diffondersi anche in altre realtà -, le ricognizioni per saggiare i percorsi da proporre, i giusti ritmi da tenere, hanno permesso di camminare su strade, carrarecce e sentieri in assoluta tranquillità. Abbiamo per altro voluto fin da subito dotarci di una sorta di divisa che ci aiutasse nella promozione di questa attività, indossando il cappello alpino, magliette e felpe per tutte le guide, con ricamato sul petto il nostro simbolo di Alpini Guida per Non Vedenti, raffigurante un’aquila dorata con le ali spiegate e gli artigli che sorreggono una penna d’Alpino, in fase di atterraggio su un nastro tricolore».

Ringraziamo sentitamente per la collaborazione Aldo Primon e Alessandro Cavallin.

Giornata Internazionale del Lascito solidale

Giornale UICI del 22/09/2020

PIÙ PREOCCUPATI MA PIÙ GENEROSI: L’ITALIA POST COVID-19 SI RISCOPRE ALTRUISTA

Quasi 5 milioni e mezzo di italiani pensano ad un lascito solidale

Oggi – dopo il lockdown e in pieno allarme pandemia – il 20% degli over 50 dichiara di aver fatto o di essere orientato a fare un lascito solidale in favore di un’organizzazione no profit, l’8% in più rispetto al 2018. Lo rivela la ricerca su “Gli italiani e la solidarietà dopo il Coronavirus” promossa dal Comitato Testamento Solidale. E se sono quasi 7 italiani su 10 che dichiarano di avere fatto una donazione almeno una volta nella vita, nel primo semestre di quest’anno la percentuale di chi ha compiuto un gesto concreto è salita al 28%, rispetto al 21% dell’anno precedente. Un raggio di luce in uno scenario complessivo di grande preoccupazione e incertezza per il futuro.

L’emergenza Coronavirus ha cambiato molte cose, tra queste anche la propensione degli italiani verso il testamento e il lascito solidale. Lo rivela l’ultima ricerca su “Gli italiani e la solidarietà dopo il Coronavirus”, diffusa in occasione della Giornata Internazionale del Lascito Solidale (13 settembre) e condotta nell’ultima settimana di giugno 2020 da Walden Lab per Comitato Testamento Solidale, di cui fanno parte 22 organizzazioni no profit – ActionAid, AIL, AISM, Associazione Luca Coscioni, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, CBM, Greenpeace, Istituto Pasteur Italia, Fondazione Cenci Bolognetti, Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Mission Bambini, Progetto Arca, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma, UICI e Vidas – con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato.

L’indagine, che ha coinvolto un campione di 1000 casi rappresentativo dei circa 40 milioni di italiani di età compresa tra i 25 e i 75 anni, mostra che tra gli over 50, l’11% dichiara di aver pensato a un lascito solidale in seguito all’emergenza Covid-19, e sono 2 su 10 gli over 50 che hanno fatto o sono propensi a fare un lascito solidale in favore di un’organizzazione no profit, un totale di quasi 5 milioni e mezzo di persone. L’incremento rispetto al passato è importante: nel 2018 la percentuale di chi prendeva in considerazione l’idea di un lascito solidale era inferiore di ben 8 punti, al 12%. Come dire: la pandemia ha cambiato la nostra visione della vita, ma non in peggio, visto che aumenta l’attitudine a pensare al futuro “degli altri”.

Parallelamente cresce in modo significativo la percentuale di chi dichiara di avere fatto testamento o di essere orientato a farlo: in 4 anni (dal 2016) si è passati dal 13% al 21%.

IL LASCITO SOLIDALE, QUESTO EX SCONOSCIUTO

Il 72% della popolazione italiana adulta (25-75 anni) sa cosa sia un lascito solidale. Tra gli over 50, il segmento di popolazione più orientato all’idea di fare testamento, la crescita è molto netta: nel 2020 ha raggiunto l’80% (nel 2016 la conoscenza del lascito era pari al 55% e nel 2018 al 58%), segno evidente dell’efficacia delle campagne portate avanti in questi ultimi anni dalle principali Onp e dal Comitato Testamento Solidale per colmare il gap culturale registrato nelle precedenti indagini.

Peraltro la ricerca ribalta l’immaginario di una terza età distante dalla tecnologia e dalla rete mostrando una popolazione “silver” sempre più a suo agio con il web. Infatti, se aumenta la percentuale di quanti si dichiarano interessati a ricevere informazioni sul lascito solidale (un balzo di ben 6 punti rispetto al 2016 – dal 30% al 36%), internet e i siti delle organizzazioni risultano i canali più “graditi” per saperne di più (14%, contro il 7% del 2016), seguiti da e-mail e newsletter (14%, contro il 5% del 2016). La comunicazione cartacea, un tempo in cima alle preferenze, risulta fanalino di coda, in nettissimo calo rispetto al 2016 (passa dal 13 al 6%). Ma c’è anche un solido 8% che si affida al notaio e al commercialista (era il 5% quattro anni fa).

“Dal 2013, con il Comitato Testamento Solidale siamo impegnati nel fare cultura su questo importante strumento di donazione. L’emergenza coronavirus ha reso gli ambiti dei nostri interventi ancora più critici e il sostegno che le organizzazioni non profit possono dare a tante cause sociali dal contrasto della povertà alla lotta alla fame, dalla cura delle persone con malattie degenerative e disabilità, alla ricerca scientifica, dalla salvaguardia dell’ambiente alla difesa dei diritti umani è oggi ancora più decisivo – sostiene Rossano Bartoli portavoce del Comitato Testamento Solidale e presidente della Lega del Filo d’Oro. – Predisporre un testamento solidale è una scelta di cui tante persone parlano apertamente con i propri famigliari, non è necessario disporre di grandi patrimoni e si può valutare di destinare ad un’organizzazione no profit anche una piccola somma per aiutare gli altri”.

1 ITALIANO SU 2 È PIÙ POVERO MA PIÙ ALTRUISTA

La buona notizia è che la paura e lo choc per quanto vissuto non ci hanno resi più egoisti: 1 italiano su 2 si sente personalmente più sensibile alle sofferenze e alle difficoltà degli altri; più preoccupato per il bene comune (49%); disponibile a sostenere una buona causa facendo volontariato (31%) o donazioni (25%). Inoltre, rispetto agli ambiti più importanti ai quali dedicare più cure e attenzioni nel prossimo futuro, se sembrano quasi scontate le risposte che riguardano la salute (66%) e i risparmi (47%), una tendenza più intimista e orientata agli affetti denotano le risposte su famiglia (61%) e amici (40%).

In generale, il 56% degli italiani pensa che dedicherà più attenzione alla natura e all’ambiente; il 50% si dichiara disposto ad accettare sacrifici; il 49% dedicherà più attenzione al senso civico e al rispetto delle regole; il 45% si sente personalmente più propenso alla solidarietà verso il prossimo.

“I valori in cui crediamo sono parte integrante della nostra vita e possono continuare a definire la nostra identità anche dopo di noi. La legge ci offre uno strumento che consente di realizzare ciò, proiettandoci nel futuro facendo del bene: è il lascito solidale – ha spiegato Gianluca Abbate, Consigliere Nazionale del Notariato con delega al Sociale e al Terzo Settore. – Per questo motivo il Consiglio nazionale del Notariato, anche in un anno difficile come questo, ha rinnovato il proprio impegno al fianco di Testamento Solidale al fine di promuovere la conoscenza dei lasciti. Il notaio rappresenta un punto di riferimento, umano e professionale, per dare corretta attuazione alle disposizioni testamentarie, anche ispirate da solidarietà sociale.”

INVERSIONE DI TENDENZA: RISALGONO LE DONAZIONI

Il lascito dunque è un aspetto di una più generale tendenza: l’emergenza Covid-19 ha spinto in alto la generosità degli italiani e il loro senso di solidarietà verso il prossimo. Sono più di 6 su 10 coloro che dichiarano di essere stati – almeno una volta nella vita – donatori o sostenitori di cause benefiche; nel corso del 2019, il 21% ha donato a una Onp per una causa solidale, mentre nel primo semestre del 2020 la percentuale raggiunge il 28%, con un incremento di ben 7 punti. A trainare le donazioni, ça va sans dire, le donazioni in favore di cause legate all’emergenza sanitaria: i tre quarti dei donatori (il 21%, pari al 77% dei donatori nel 2020) dichiarano infatti di avere donato per sostenere la Protezione Civile ed altri enti coinvolti nelle risposte all’emergenza sanitaria. Anche la donazione media aumenta lievemente, dato anche questo in controtendenza rispetto agli ultimi anni: da 70 euro nel 2018 arriva a 77 euro del 2020.

In generale, tra chi ha donato negli ultimi 2 anni, la ricerca medico-scientifica e l’aiuto alle persone indigenti in Italia aprono la classifica, ma anche le cause “globali” continuano a smuovere la generosità degli italiani: emergenze umanitarie, aiuti contro fame e povertà e adozioni a distanza resistono, a dimostrazione del fatto che gli italiani, nonostante la crisi, continuano anche a interessarsi a ciò che avviene fuori dai confini nazionali. Figurano tra le cause più amate anche la protezione dell’ambiente e degli animali.

SPAVENTATI E PREOCCUPATI, MA NON RASSEGNATI

Più in generale, guardando al futuro del Paese, 1 italiano su 3 ritiene che oggi le persone siano più sensibili alle sofferenze e alle difficoltà degli altri; la stessa percentuale di quanti pensano che ci sarà più attenzione per il bene comune; mentre il 31% ritiene che gli italiani saranno più disposti a impegnarsi personalmente per una buona causa.

In generale, se c’è un 41% di persone convinto che la società italiana sarà uguale a prima, sono 32 su 100 gli italiani che credono che sarà migliore, contro i 27 su 100 che prevedono che sarà peggiore. A destare più sfiducia è, semmai, la situazione personale: passando dai destini del Paese a quelli privati, la visione si fa più pessimista. A fronte di un 30% convinto che la propria posizione sia destinata a peggiorare, solo un 25% vede il proprio futuro in risalita. Per il restante 46% tutto resterà com’è.

In generale, aumenta la preoccupazione per il futuro (che riguarda il 75% del campione) e diminuisce la prospettiva di benessere economico (per il 43%).

IL NO PROFIT FA LA DIFFERENZA

Nel momento della crisi, il Terzo settore ha un ruolo chiave a supporto dell’emergenza socio-sanitaria: 65 su 100 pensano che le organizzazioni del no profit abbiano fatto e stiano facendo molto, e sono pochi di più (69 su 100) coloro che credono che potrebbero fare di più, con un differenziale minimo fra attualità e potenzialità. Anche le PMI sono percepite come attori sociali importanti per la ripresa: il 55% degli intervistati pensa che abbiano fatto bene la loro parte, il 68% è convinto che possano ancora giocare un ruolo decisivo.

CREARE CULTURA DEL LASCITO: IL COMITATO TESTAMENTO SOLIDALE

Il Comitato Testamento Solidale, coordinamento di 22 tra le più importanti organizzazioni attive in Italia nel Terzo Settore – ha lo scopo di promuovere la cultura e i valori del lascito solidale in Italia.

Accedendo al sito www.testamentosolidale.org è possibile avere un’esaustiva panoramica sui progetti e le iniziative realizzate dalle associazioni non profit e scaricare la Guida ai lasciti solidali che offre informazioni ampie e dettagliate sull’argomento.