martedì 4 agosto 2020

Promuovere lo sport paralimpico e i suoi valori: Cip e Rai siglano intesa triennale

SuperAbile INAIL del 04/08/2020

Tra i punti dell’accordo, la promozione sui canali Rai di campagne di sensibilizzazione su sport e disabilità, la valorizzazione degli atleti paralimpici e delle loro storie, la trasmissione dei Giochi paralimpici estivi di Tokyo del prossimo anno e le Paralimpiadi invernali di Pechino

ROMA. La Rai – Radiotelevisione Italiana e il Comitato Italiano Paralimpico rinnovano anche per i prossimi anni il percorso di collaborazione finalizzato a promuovere lo sport paralimpico e i suoi valori. L’intesa è stata sottoscritta dall’Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini e dal Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli e avrà durata sino al 31 dicembre del 2022. Per la terza volta consecutiva (il primo accordo risale al 2015) la Rai e il CIP svilupperanno congiuntamente iniziative volte a trasmettere l’importanza dello sport come strumento per il superamento di ogni barriera, fisica e culturale, anche al fine di favorire una diversa percezione della disabilità nel nostro Paese. L’accordo si articola su una serie di punti: fra questi vi è la promozione sui canali RAI di alcune campagne di sensibilizzazione su sport e disabilità, la valorizzazione degli atleti paralimpici e delle loro storie, la trasmissione dei Giochi che si svolgeranno nel periodo definito dal Protocollo, ossia le Paralimpiadi estive di Tokyo del prossimo anno e le Paralimpiadi invernali di Pechino. Il Cip, da parte sua, adotterà tutte le iniziative volte a valorizzare la partnership. In occasione degli eventi preliminari ai Giochi Paralimpici - secondo le modalità consentite dagli specifici regolamenti in materia - sulle maglie di tutte le Nazionali paralimpiche partecipanti sarà apposto il logo RAI. Lo stesso logo sarà presente nelle attività di comunicazione riguardanti i Giochi Paralimpici, nel rispetto delle regole poste dall’International Paralympic Committee. Tutte le Federazioni riconosciute dal CIP, inoltre, garantiranno la piena collaborazione nel rispetto dei contenuti previsti dall’intesa.

“Il rinnovo dell’intesa è la logica conseguenza di una collaborazione sempre più stretta - ha dichiarato l’Amministratore Delegato Rai, Fabrizio Salini - che ormai è parte dell’essenza stessa del servizio pubblico. Il rapporto col movimento paralimpico italiano esprime al meglio quell’impegno per la coesione sociale che è uno dei nostri compiti fondamentali. Bisogna far convivere le differenze e valorizzare le diversità; ed è proprio quello che in questi anni l’alleanza tra Servizio Pubblico e Comitato Paralimpico ha saputo mettere in atto. È per noi motivo di grande orgoglio vedere la Rai presente nuovamente sulle maglie degli atleti che saranno ambasciatori dei valori del servizio pubblico”.

“La Rai in questi anni ha dato un contributo fondamentale nella diffusione dei contenuti e dei valori dello sport paralimpico. Se oggi gran parte della popolazione ha maturato una diversa attenzione e una maggiore sensibilità al tema della disabilità molto lo si deve ai dirigenti, ai giornalisti, agli operatori e a tutti i dipendenti della Rai che hanno creduto nello sport paralimpico” dichiara Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico.

“Ricordo spesso, ai miei interlocutori, come Londra 2012 abbia rappresentato una svolta per il nostro movimento - aggiunge Pancalli - non soltanto per gli straordinari risultati sportivi conseguiti, ma per la eco pazzesca che tali imprese hanno avuto in Italia, permettendoci di proseguire su un percorso di crescita che ha portato a risultati incredibili in termini di conoscenza delle nostre attività, anche e soprattutto in campo sociale. Oggi possiamo dire con certezza che abbiamo dato vita, insieme, a una piccola rivoluzione culturale. Il percorso però non è terminato. Questo Protocollo è l’occasione per rilanciare le ambizioni di un movimento che vuole continuare ad essere protagonista e che vuole continuare a raccontare la disabilità da una prospettiva diversa”, prosegue Pancalli il quale rivolge un ringraziamento particolare a Fabrizio Salini: “Sono stati sufficienti pochissimi incontri perché intuisse le potenzialità del nostro mondo, creando un gruppo di lavoro che ci ha sostenuti con iniziative editoriali di altissimo profilo, coinvolgendo le varie testate, a partire da RAI Sport, allo scopo di entrare, con sempre maggiore efficacia, nelle case degli italiani. Fabrizio Salini ha dimostrato di credere in questo nuovo accordo che, mi auguro, possa portare frutti ancora più rigogliosi nei prossimi anni e affrontare, insieme, nuove sfide”.

lunedì 3 agosto 2020

Disabilità Istituito il tavolo tecnico sul "Dopo di noi"

Redattore Sociale del 03/08/2020

Nasce grazie alle "maggiori risorse volute dal Presidente del Consiglio con il Decreto rilancio per favorire progetti di vita indipendente e di deistituzionalizzazione". Dovrà elaborare proposte migliorative degli aspetti giuridici e fiscali di attuazione della normativa e incentivare l'utilizzo degli strumenti previsti ROMA - Istituito il tavolo tecnico sul Dopo di noi. Lo ha costituito l'Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, tramite Decreto del 29 luglio 2020, per l'analisi degli aspetti giuridici e fiscali di attuazione della legge 22 giugno 2016, n.112, recante "Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare" (cosiddetta legge sul "Dopo di noi").

"Il tavolo tecnico nasce nel solco delle maggiori risorse volute dal Presidente del Consiglio con il Decreto rilancio - sottolinea una nota - per favorire progetti di vita indipendente e di deistituzionalizzazione, con lo scopo di elaborare possibili proposte migliorative della normativa in esame, al fine di incentivare l'utilizzo dei relativi strumenti previsti a favore delle persone con disabilità grave e delle loro famiglie (es. polizze assicurative, trust, vincoli di destinazione)".

È composto da rappresentanti della Presidenza del consiglio dei ministri, del Consiglio nazionale del Notariato e delle federazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità (Fand e Fish), e prevederà momenti di confronto con interlocutori istituzionali, del terzo settore e della società civile.

venerdì 31 luglio 2020

"Monopattini selvaggi un'insidia per disabili"

La Repubblica del 31/07/2020

ROMA. Sfrecciano silenziosamente per le strade della Capitale. Spesso contromano e con due persone a bordo. Per tanti un mezzo di trasporto comodo e smart, per molti altri, invece, un pericolo e un'ulteriore barriera architettonica.

Regole poco chiare anche sulle modalità della sosta, trasformano i monopattini elettrici in un ostacolo per disabili in carrozzina, non vedenti o ipovedenti. Per loro il rischio di rimanere bloccati sul marciapiede, di essere investiti o di inciamparci è concreto. Perchè i veicoli vengono ormai parcheggiati ovunque: davanti alle rampe per disabili, di fronte ai portoni, sugli attraversamenti pedonali o in mezzo ai marciapiedi. Vittima del parcheggio selvaggio è Luciano Domenicali, 74 anni e non vedente da quando ne ha 5: « Stavo camminando col mio bastone bianco sul marciapiede a destra che costeggia via Appia Nuova, tra piazza Re di Roma e San Giovanni - ricorda - quando a un tratto sono inciampato su qualcosa che mi ha sbilanciato in avanti e che si è scoperto poi essere un monopattino. Ho rischiato di cadere faccia a terra e di sbattere busto e costole contro il manubrio. Mi è già capitato in passato di prendere in pieno torace un manubrio di una moto parcheggiata male, mi è costato una contusione alla costola».

Luciano ne fa, ovviamente, una questione di incolumità. Che riguarda anche i mezzi in movimento. «I monopattini elettrici non sono rumorosi - spiega Giuliano Frittelli, presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Roma - e la loro silenziosità non sempre permette di accorgersi del loro arrivo ». Inoltre, «le piste ciclabili utilizzateda questi veicoli, se non delimitate fisicamente, diventano un pericolo per la sicurezza di chi non vede » . Da qui la richiesta dell'Uici alla giunta capitolina di « introdurre un rumore artificiale per i monopattini » . Stessa proposta lanciata dall'avvocato Giulio Nardone, presidente dell'associazione Disabili visibili onlus, che ripropone il tema della sosta: « Vanno trovati posti precisi » . Mobilità alternativa sì ma che non sia di intralcio per gli altri, anche lungo i percorsi dotati di avvisi pedo-tattili o sonori.

Per Dario Dongo, paraplegico e presidente di Égalité onlus, le tavole in sharing sono anche una risorsa: « Combattono l'inquinamento atmosferico e non sono impossibili da spostare per chi non ha gravi lesioni alle braccia » . E la sosta selvaggia? «È una questione di inciviltà » , taglia corto. Come a voler sottolineare che spesso le barriere culturali, sono peggio di quelle architettoniche. Ma restano gli incidenti e gli ostacoli da raggirare. Senza regole precise, la possibilità che il monopattino si trasformi in una mina vagante è quasi una certezza.

di Laura Barbuscia

lunedì 27 luglio 2020

L’Unione ottiene un riconoscimento europeo per le buone prassi sull’accessibilità dei siti web

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 120/2020

L’Unione Europea dei Ciechi, riconoscendo il valore e l’originalità di alcune iniziative realizzate in Italia in materia di accessibilità digitale, ha deciso di assegnare alla nostra associazione, che ha illustrato queste iniziative in un elaborato apposito, il terzo premio del concorso europeo finalizzato a segnalare le migliori prassi in ambito comunitario relative all’accessibilità dei siti internet pubblici. Il commento della giuria ha evidenziato l’ampiezza dell’approccio italiano alla tematica, che ha spaziato dall’ambito giuridico a quello della normazione fino a quello del concreto supporto in termini di know-how per la costruzione di siti accessibili.

I mille euro del premio, come ormai tradizione, verranno destinati a incrementare il Fondo per il Sostegno ai Paesi in Difficoltà, istituito dall’Unione Europea dei Ciechi.

Questo risultato positivo è il giusto riconoscimento dell’impegno dei nostri Enti Pubblici, ma anche della continua attività di sensibilizzazione e monitoraggio condotta quotidianamente dagli esperti della nostra Unione e dell’Istituto Nazionale Valutazione Ausili e Tecnologie ai quali va tutta la gratitudine dei ciechi e degli ipovedenti italiani.

Malattie dell’occhio: sono tante e possono colpire a tutte le età


Osservatorio Malattie Rare del 27/07/2020

Essere coscienti di queste patologie è utile per proteggere la vista da problemi anche gravi.

In qualunque fase della vita, la salute degli occhi va tutelata con una dieta e uno stile di vita equilibrati. Assicurarsi di riposare molto, ridurre il tempo speso davanti agli schermi, fare esercizio fisico e sottoporsi regolarmente a controlli oculistici sono gli accorgimenti da avere per proteggere la vista. Inoltre, è importante essere consapevoli delle diverse condizioni che possono colpire l’occhio nell’arco dell’intera vita, partendo dalla nascita fino alla vecchiaia.

NASCITA E PRIMA INFANZIA

Durante il primo anno di vita la vista si sviluppa molto velocemente, ma ci vogliono diversi mesi prima che i neonati siano in grado di mettere a fuoco. Poiché la vista si sviluppa proprio in questi primi mesi critici, non è strano che lo sguardo del neonato sia perso o poco focalizzato.

Strabismo

Lo "squint" è il disallineamento degli occhi dovuto alla momentanea incapacità dei muscoli oculari di lavorare insieme. Può essere identificato nei neonati di circa 4 mesi, qualora i loro occhi non riescano a guardare nella stessa direzione.

Glaucoma infantile primario

Questo tipo di glaucoma è tipico dell’età dello sviluppo e può derivare da difetti congeniti. Solitamente si manifesta prima dei 3 anni di età, e deriva da un’ostruzione nell’occhio derivante da uno sviluppo anormale. I sintomi includono scarsa visione periferica, cornea appannata, occhi particolarmente grandi e sensibilità visiva alla luce.

Morbillo

Anche se il morbillo non è una malattia caratteristica dell’occhio, può causare perdita della vista e anche cecità, dal momento che può danneggiare la cornea, rendendola offuscata e scolorita. Per questo motivo, vaccinare il proprio bambino contro il morbillo (solitamente attraverso un vaccino complessivo che include anche parotite e rosolia) è vitale per assicurare che la sua vista sia protetta.

Congiuntivite

Questa condizione è particolarmente comune quando i bambini iniziano a frequentare la scuola materna, poiché è causata da un’infezione derivante da un virus o da un batterio. La congiuntivite è una patologia molto comune, in cui l’occhio diventa rosso e irritato, con una frequente fuoriuscita acquosa che può diventare appiccicosa e accumularsi in prossimità delle ciglia. La congiuntivite viene solitamente trattata con efficacia mediante la somministrazione di specifici antibiotici in gocce o di unguenti.

Daltonismo

I casi di daltonismo si possono riconoscere dalla difficoltà del bambino nel differenziare i colori. Il daltonismo si presenta in due forme: la prima è caratterizzata dalla difficoltà di identificare la luminosità in determinati colori, la seconda dall’incapacità di riconoscere le tonalità di diversi colori (di solito rosso, blu e giallo).

Affaticamento agli occhi da esposizione a dispositivi digitali

Un problema che si sta presentando sempre più frequentemente tra i bambini di tutte le età è l’esposizione prolungata agli schermi, senza pause. Ciò può causare un affaticamento agli occhi provocato dai riflessi di luce provenienti dallo schermo. É importante controllare e limitare il tempo speso di fronte allo schermo, facendo pause regolari o dedicandosi anche ad altre attività (idealmente all’aperto).

ADOLESCENZA

Un primo fattore chiave a cui prestare attenzione tra gli adolescenti è rappresentato dagli infortuni, che possono essere conseguenza di sport o di uno stile di vita particolarmente attivo e che possono causare anche traumi agli occhi.

Difetto di rifrazione

I difetti di rifrazione compaiono solitamente prima della pubertà e i tempi di sviluppo sono correlati alla presenza o meno di altri casi in famiglia. Sebbene gli errori rifrattivi possano spesso risultare in ipermetropia e astigmatismo, è possibile avere anche casi di miopia. I sintomi di un difetto rifrattivo includono visione sfocata a determinate distanze o problemi di vista più generali.

Cheratocono

Il cheratocono è un assottigliamento progressivo o un cambiamento di forma da parte della cornea, che risulta in una visione sfocata o distorta e in una sensibilità particolare alla luce. Il cheratocono è comunemente trattato con degli occhiali o delle lenti a contatto speciali, che il proprio specialista di fiducia può prescrivere.

Cataratta traumatica e distacco retinico

Quando i teenager diventano più attivi, eventuali infortuni possono provocare dei traumi agli occhi, tra cui la cataratta o il distacco della retina. Il modo migliore per fronteggiare questa situazione è la prevenzione: proteggere gli occhi mentre si pratica un’attività come lo sport può davvero fare la differenza.

ETÁ ADULTA: 20-40 ANNI

Con l’età adulta termina la fase di sviluppo dell’occhio ma rimangono comunque delle misure e degli accorgimenti da adottare per proteggere la vista. Oltre a mantenere uno stile di vita sano, seguendo una dieta equilibrata e ricca di antiossidanti, evitando di fumare e facendo regolare attività fisica, ci sono alcune malattie dell’occhio a cui prestare attenzione.

Affaticamento oculare da luci blu

Alcune lunghezze d’onda delle luci blu, emanate dalla maggioranza dei dispositivi digitali, possono causare affaticamento e stanchezza agli occhi. È possibile acquistare degli occhiali speciali, in grado di proteggere gli occhi, o dei software per computer e telefoni cellulari che filtrano alcune di queste luci blu.

Neurite ottica / Neurite ottica retrobulbare

La neurite ottica, infiammazione del nervo ottico, può manifestarsi da sola o come conseguenza della sclerosi multipla. È solitamente più comune nelle donne rispetto agli uomini. I sintomi includono perdita della vista, perdita della capacità di percepire i colori o dolore nel roteare gli occhi, ed è importante rivolgersi al proprio specialista non appena si avvertono questi sintomi.

Retinite pigmentosa

La retinite pigmentosa è una malattia che colpisce la retina. È causata da mutazioni genetiche e determina una perdita graduale della vista, compromettendo inizialmente la capacità di vedere in presenza di scarsa illuminazione e la visione periferica.

ETÁ ADULTA: 40-60 ANNI

Quando si raggiunge la mezza età, tra i cambiamenti più comuni nella vista vi è una diminuzione della capacità di vedere da vicino, che spesso risulta in una difficoltà a leggere. Questo problema prende il nome di presbiopia e progredisce con il tempo. Per coloro che già indossano occhiali o lenti a contatto sarà possibile correggere questo difetto con lenti multifocali. La presbiopia non va confusa con sintomi quali sfocatura generale, sensibilità alla luce, secchezza e infiammazione, che possono essere associati ad altre patologie come, ad esempio, cataratta e glaucoma.

Cataratta

Percepita come un annebbiamento delle lenti dell’occhio, questa condizione, di solito, è segno di invecchiamento ed è molto comune nei più anziani. La cataratta può anche manifestarsi prematuramente a causa di certe condizioni mediche o di alcuni medicinali, come gli steroidi. I sintomi possono includere visione offuscata, colori sfocati, sensibilità alla luce, riduzione della capacità di vedere di notte e visione doppia.

Glaucoma

Il glaucoma può rimanere nascosto per diverso tempo a causa dei suoi sintomi minimi. Anche se la patologia può manifestarsi in chiunque, alcune categorie di persone sono soggette a un maggior rischio di glaucoma, come i più anziani, le persone discendenti da famiglie africane, caraibiche o asiatiche, gli individui che hanno casi di glaucoma in famiglia e quelli che soffrono di diabete, miopia (glaucoma ad angolo aperto) o ipermetropia (glaucoma ad angolo chiuso). La condizione emerge come risultato di un’eccessiva pressione intraoculare, e può risultare in diversi sintomi che variano a seconda del tipo di glaucoma.

Occhio secco

L’occhio secco è una condizione che vede l’alterazione del film lacrimale che idrata l’occhio e protegge la vista. Per questo motivo, l’occhio si secca e si irrita, con conseguente impatto sulla vista. Comunemente, la patologia comporta fastidi agli occhi, sensazione di bruciore o di presenza di particelle negli occhi, prurito, infiammazione, sensibilità al fumo e accumulo di muco negli occhi, specialmente la mattina. Non c’è cura per questa condizione, che però può essere tenuta sotto controllo con gocce di collirio, su prescrizione, e alcuni unguenti.

Uveite

L’uveite è un’infiammazione dell’occhio che può essere acuta o cronica e che ha diverse forme, tra cui anteriore, intermedia e posteriore, ognuna con specifici sintomi e trattamenti. La più comune è l’uveite anteriore: anche se può manifestarsi a qualunque età, è più comune tra gli adulti in età lavorativa. I fattori di rischio includono infortuni e condizioni infiammatorie o autoimmuni, come la malattia di Crohn o la sarcoidosi.

ETÁ AVANZATA: 60 ANNI O PIÚ

Gli ultrasessantenni possono manifestare una degradazione della vista dovuta all’età. La presbiopia continua in questa fascia d’età, spingendo al bisogno di occhiali per la lettura o di lenti a contatto multifocali.

Degenerazione maculare dovuta all’età

La degenerazione maculare, comune tra le persone tra i 50 e i 60 anni, non ha cause primarie conosciute, anche se si sa che i fattori di rischio includono il fumo, la pressione alta e l’essere in sovrappeso, oltre alla presenza di altri casi della stessa condizione in famiglia. La patologia riduce la capacità di leggere e di riconoscere i visi, poiché colpisce la visione centrale più che quella periferica, e si manifesta con una visione sfocata o distorta. Anche la perdita della vista è possibile, e si possono percepire linee dritte come storte e ondulate. Gli oggetti, inoltre, possono sembrare più piccoli di quanto siano e i colori meno luminosi. La degenerazione maculare può peggiorare progressivamente.

Adesione vitreo-maculare sintomatica

Nella maggior parte delle persone che invecchiano, il gel che riempie l’occhio, conosciuto come vitreo, diventa liquido e perde la sua forma. Questo causa il suo distanziamento dalla retina, conosciuto anche come distacco posteriore del vitreo. Può capitare che questa separazione sia incompleta e che alcune porzioni del gel vitreo rimangano attaccate a parte della retina (la macula). Questo può rendere la visione distorta e, nei casi più gravi, causare la perdita della visione centrale. La condizione viene solitamente monitorata e, in caso di bisogno, trattata attraverso la rimozione chirurgica del gel vitreo dal resto dell’occhio.

Occlusione della vena centrale della retina

Può accadere che la vena centrale della retina si blocchi causando una fuoriuscita di sangue, il quale, accumulandosi nella macula (parte della retina) ne provoca il rigonfiamento, determinando visione offuscata e perdita della vista. Le persone con diabete e ipertensione corrono un rischio maggiore di sviluppare questa condizione. Consultare un medico è particolarmente importante perché l’occlusione della vena centrale della retina può portare allo sviluppo del glaucoma neovascolare, che necessita di essere sempre monitorato poiché può causare dolore, visione ridotta e cecità permanente.

di Roshni Patel,
si é laureata in Optometria nel 2004, presso il College degli Optometristi a Londra. La sua esperienza professionale si divide tra gli aspetti clinici e commerciali dell’optometria, dal fornire un training professionale agli optometristi pre-registrati fino a ricoprire ruoli nel settore universitario e in collaborazione con il College degli Optometristi, oltre a collaborare con esperti alla sperimentazione di nuove tecnologie nel campo dell’optometria.

giovedì 23 luglio 2020

Il welfare di protezione deve diventare un welfare dei diritti

Superando.it del 23.07.2020

«Sono passi avanti», commenta il presidente della FISH Falabella, riferendosi ai provvedimenti del “Decreto Semplificazioni” sull’accessibilità telematica, il contrassegno unico a livello nazionale e gli interventi riguardanti le barriere negli edifici. «E tuttavia – dichiara – le Istituzioni e il mondo della politica devono fare ben altro e ben di più, ovvero modificare sostanzialmente il sistema di welfare del nostro Paese, basato sulla protezione, in favore di un welfare di riconoscimento dei diritti, che dia risposte essenziali ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie».

«Questi sono passi avanti, frutto delle richieste delle Associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie, ma l’impegno forte sul fronte della disabilità è urgente e deve ancora venire. L’accessibilità, del resto, è un elemento fondamentale, come da anni ribadiamo, per rilanciare il confronto con le Amministrazioni perché c’è una legge da tempo [dal 2004, N.d.R.], la cosiddetta “Legge Stanca”, pochissimo applicata, tant’è che ci sono Amministrazioni che continuano a produrre documenti in formato non accessibile. Per quanto poi riguarda il contrassegno unico, vedremo che cosa succederà. Fino ad oggi le persone con disabilità hanno dovuto fare comunicazioni ai Comuni ogni volta che si spostavano, e molte segnalazioni non andavano a buon fine, per cui arrivavano le multe e si doveva fare ricorso. Tutto un aggravio di costi sociali in capo alle famiglie».
Lo ha dichiarato alla testata «Vita» Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commentando alcuni provvedimenti previsti dall’articolo 29 del Decreto Legge 76/20, il cosiddetto “Decreto Semplificazioni”, pubblicato nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale, a partire dalle disposizioni per favorire l’accesso delle persone con disabilità agli strumenti informatici, estendendo l’obbligo di rendere accessibili i siti web e le applicazioni per smartphone e tablet ad altri soggetti pubblici e anche a privati che forniscono servizi di rilevanza per il pubblico.
Il medesimo articolo prevede anche – come riferiamo in altra parte del giornale – un unico permesso nazionale per accedere con il contrassegno nelle ZTL (Zone a Traffico Limitato) di tutta Italia, nonché il fatto che gli interventi all’interno dei condomìni per l’abbattimento delle barriere architettoniche vadano considerati, in tutti i casi, come «non voluttuari», prescrivendo che l’unico divieto ad essi sia quando si reca pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato.

Ora però, secondo Falabella, «c’è da fare ben altro e ben di più – ha dichiarato sempre a “Vita” -: dobbiamo ricostruire il sistema di welfare del nostro Paese che è basato su un sistema di protezione e non su una logica di riconoscimento dei diritti. Guardando tuttavia alla pandemia di quest’anno, quella protezione “non ha protetto chi avrebbe dovuto proteggere” e le tante morti nella popolazione più vulnerabile ne sono la prova provata. Tanto per ricordarlo, la prima persona deceduta per Covid-19 era una persona con disabilità e pochissimo se n’è detto. Occorre dunque intervenire in maniera significativa, subito, pensando anche alle cronache di questi giorni, che raccontano di un uomo uccisosi insieme alla figlia di 31 anni, persona con grave disabilità [se ne legga già anche sulle nostre pagine, N.d.R.]: ebbene, tragedie come questa significano anche che la stessa Legge 112/16, sul “Dopo di Noi” o “sul Durante e Dopo di Noi” non ha dato le risposte attese. È quindi opportuno che ci si fermi e si inizi a programmare un sistema che dia risposte ai bisogni essenziali delle persone con disabilità e alle loro famiglie».

Restando alla pandemia da coronavirus, nei giorni scorsi il Presidente della FISH è stato sentito in Commissione Affari Sociali della Camera, ove si è soffermato su come l’emergenza abbia impattato nei confronti delle famiglie che hanno al proprio interno una persona con disabilità, riprendendo sostanzialmente quanto già esposto nel mese di giugno scorso, in sede di Stati Generali dell’Economia: «Anche questo intervento – afferma – si è basato sulla necessità di una nuova visione, non risarcitoria, ma di riconoscimento dei diritti. E per questo sta oggi alla politica fare un salto di qualità, assumendosi precise responsabilità».
A tal proposito Falabella torna a soffermarsi anche sull’aumento delle pensioni di invalidità, sottolineando che «a intervenire è stata la Corte Costituzionale, di fronte a una politica silente. Ora, quindi, dev’essere proprio la politica a decidere se attenersi al diktat della Corte o se scegliere di mettere mano a tutto l’impianto delle provvidenze economiche, aumentando la cifra della pensione non solo per chi è invalido al 100% ma per tutti coloro che la ricevono. Altrimenti succederà a breve che ci sarà un ricorso da parte chi ha un’invalidità diversa, senza un’assunzione di responsabilità politica. Questi, infatti, non devono essere interventi risarcitori, ma è riconoscere che con quell’emolumento economico le persone con disabilità possono superare gli ostacoli che ne limitano la partecipazione».

Significativo è anche quanto dichiarato da Falabella a «Vita» sui mesi del lockdown, definiti come «aberranti, con famiglie abbandonate a se stesse, soprattutto per il fatto che i servizi erano disegnati in maniera così “ingessata” da non riuscire a rispondere alle esigenze. E anche gli interventi previsti con il Governo, che andavano nella direzione di dare risposte immediate, poi sono stati difficilissimi da attuare. Per tutti penso all’articolo 26 del Decreto Legge 18/20, cosiddetto “Cura Italia”*, che l’INPS ha inspiegabilmente interpretato in maniera restrittiva, creando di fatto una non applicabilità della norma».
«Non possiamo continuare ad essere presi in ostaggio dalla burocrazia – ha concluso il Presidente della FISH – e la nuova sfida deve partire da quello che è successo nei mesi scorsi. Oggi abbiamo infatti l’occasione di cambiare, ricostruendo un pezzo importante del futuro del nostro Paese, ma per farlo, torno a ripetere, serve una modifica sostanziale del welfare di protezione, in favore di un welfare dei diritti». (S.B.)

*L’articolo 26 del Decreto “Cura Italia” (comma 2), successivamente convertito con modifiche nella Legge 27/20, disponeva che per i lavoratori dei settori privato e pubblico in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità (articolo 3, comma 3 della Legge 104/92) o in possesso del riconoscimento di disabilità (articolo 3, comma 1 della Legge 104/92), l’intero periodo di assenza dal servizio debitamente certificato, fino al termine del 31 luglio 2020, fosse equiparato a degenza ospedaliera. Ma come abbiamo riferito anche sulle nostre pagine, tale norma è stata interpretata dall’INPS in maniera restrittiva.

martedì 21 luglio 2020

Il mondo sembra andare verso la “scuola di tutti per tutti”

Superando.it del 21.07.2020

«Un’inclusione di qualità deve riguardare tutti e non solo gli alunni e le alunne con disabilità»: è uno dei punti più qualificanti dell’importante Rapporto Globale su “Che cosa significa un’educazione inclusiva, equa e di qualità”, prodotto dall’IDA (International Disability Alliance), ideale base di lavoro sulla quale gli Stati dovranno impegnarsi nei prossimi anni, per rendere realmente inclusivo il proprio sistema educativo. E il documento registra anche una tendenza che va consolidandosi, ovvero l’allontanamento da modelli di istruzione speciali, verso “una scuola di tutti per tutti”.

Dopo un lavoro protrattosi per ben due anni, l’IDA (International Disability Alliance) – che dal 2014 è rappresentante ufficiale della minority disabilità presso le Nazioni Unite, ciò che permette a tale organizzazione di interloquire direttamente con gli uffici competenti, per inserire i diritti delle persone con disabilità in ogni azione dell’ONU – ha pubblicato il proprio Rapporto Globale sull’educazione, intitolato What an inclusive, equitable, quality education means to us (“Che cosa significa per noi un’educazione inclusiva, equa e di qualità”), importante documento concepito ed elaborato tenendo due vere e proprie “stelle polari” di riferimento, quali il quarto Obiettivo per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030 (Istruzione di qualità), nonché la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
«Con questo Rapporto Globale – si legge nella presentazione dello stesso – intendiamo informare tutte le parti interessate nel settore dell’istruzione sulle priorità concordate dal movimento per i diritti della disabilità, fornendo al tempo stesso agli attivisti impegnati sui diritti delle persone con disabilità e alle organizzazioni che le rappresentano una serie di messaggi e raccomandazioni essenziali, per unificare e rafforzare la difesa verso riforme efficaci e accelerate del settore dell’istruzione».

Rimandando i Lettori interessati alla consultazione del testo integrale del Rapporto (disponibile in inglese a questo link), preme qui sottolinearne alcuni punti di particolare interesse, il primo dei quali fa riferimento alla sostanziale coincidenza temporale tra la pubblicazione del documento e quella del Rapporto GEM (Global Education Monitoring) sull’educazione inclusiva prodotto dall’Unesco.
In quest’ultimo, infatti, si scrive tra l’altro che «pur essendo spesso il concetto di educazione inclusiva comunemente associato ai bisogni delle persone con disabilità, l’inclusione in realtà deve riguardare tutti, dal momento che gli stessi meccanismi che escludono gli studenti con disabilità lo fanno anche con altri gruppi emarginati a causa di genere, età, posizione sociale, povertà, etnia, lingua, religione, migrazione o status di sfollati».
È un elemento, questo, che accomuna il Rapporto dell’Unesco a quello dell’IDA, ove infatti uno dei messaggi chiave è dato dalla «necessità di considerare l’educazione inclusiva come base per una trasformazione educativa generale e non come componente aggiuntivo pensato solo per gli studenti e le studentesse con disabilità». Nulla di “speciale”, quindi, riservato a una singola e specifica categoria, quella delle persone con disabilità, ma politiche e azioni che garantendo effettivamente l’inclusione, lo facciano anche per le persone con disabilità.

Entrambi i Rapporti, inoltre, richiedono agli Stati una serie di iniziative definite come fondamentali, quali l’investimento nella formazione degli insegnanti, la raccolta di dati affidabili, l’applicazione del design universale negli edifici dedicati all’insegnamento e nella didattica, finanziamenti mirati per interventi precoci e anche un particolare impegno sul cosiddetto “contesto”, ovvero nei confronti della comunità, delle famiglie e della società civile.

C’è quindi un altro passaggio particolarmente significativo, sottolineato con forza ad esempio da Joseph Murray, uno dei componenti del gruppo di lavoro che ha portato al Rapporto dell’IDA, il quale ha dichiarato: «Siamo lieti di constatare che vi è un crescente consenso sull’allontanamento da modelli di istruzione speciali, per arrivare a scuole veramente inclusive».
A quanto pare, quindi, si tratta di una tendenza verso “la scuola di tutti per tutti”, che sembra consolidarsi sempre più a livello internazionale.

Nel commentare poi il lungo processo di due anni che ha portato al documento dell’IDA, Praveena Sukhraj-Ely, altra componente del gruppo di lavoro, ha affermato: «Eravamo consapevoli dell’urgenza di rendere pubblica una posizione che tenesse conto delle diverse prospettive e delle esigenze uniche di milioni di studenti e studentesse con disabilità, ma siamo felici di avere ora una base su cui costruire i prossimi passi». E che questo Rapporto sia un punto di partenza ideale per iniziative concrete che nei prossimi anni dovranno impegnare tutti gli Stati nel settore dell’istruzione, lo dimostrano altri due elementi, a partire dal fatto che la stessa IDA prevede di sviluppare a breve e medio termine i contenuti del documento, per riflettere ancor più e meglio le tante differenze presenti nel variegato mondo della disabilità.
Inoltre, la pandemia da coronavirus, esplosa proprio nei mesi conclusivi dell’elaborazione, ha rivelato e accentuato ulteriori situazioni di disuguaglianza tra gli studenti, rendendo necessario “correggere il tiro” su alcuni aspetti, in particolare attirando l’attenzione sulla necessità e sulla possibilità di muoversi diversamente di fronte a situazioni “eccezionali” di emergenza. (S.B.)