martedì 18 giugno 2019

COMUNICATO STAMPA - REGIONE LOMBARDIA AGGIORNA LE LINEE GUIDA RELATIVE AI SERVIZI DI SUPPORTO ALL’INCLUSIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ SENSORIALE

Proseguendo lungo il percorso avviato il 30 giugno 2017 con l’approvazione delle linee guida relative ai servizi di supporto all’inclusione scolastica rivolti agli alunni con disabilità sensoriale per ogni grado di istruzione e la contestuale riacquisizione delle competenze in materia (Delibera della Giunta Regionale X/6832), lo scorso 27 maggio, con la Delibera della Giunta Regionale XI/1682, Regione Lombardia ha aggiornato le medesime linee guida al fine di renderle maggiormente rispondenti alle reali esigenze degli alunni.

Mantenendo invariato il loro impianto originario, elaborato a suo tempo allo scopo di rendere i servizi uniformi su tutto il territorio regionale prevedendo precisi standard da rispettare da parte degli enti erogatori, con la Delibera adottata lo scorso 27 maggio Regione Lombardia ha introdotto alcuni miglioramenti che si ritiene vadano nella direzione da sempre auspicata dall’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) Lombardia, ovvero la predisposizione di una serie di servizi che tengano come punto di riferimento imprescindibile l’alunno con disabilità sensoriale inteso come persona con proprie inclinazioni, proprie aspirazioni e ovviamente anche con le proprie limitazioni e non come una mera voce di bilancio per la quale procedere ad una pianificazione puramente tecnica di risorse.

Ecco di seguito un quadro sintetico delle novità introdotte.

ALUNNI CON PLURIDISABILITÀ Viene meglio precisato il concetto di pluridisabilità, da intendersi come «doppia disabilità sensoriale o copresenza di una disabilità sensoriale con altra tipologia di disabilità».
Si pone così rimedio alle criticità createsi in precedenza a seguito di una errata interpretazione da parte di alcune ATS (Agenzie di Tutela della Salute), che consideravano con pluridisabilità solo gli alunni sordociechi, escludendo tutti i casi in cui l’alunno con disabilità sensoriale presenti minorazioni aggiuntive di natura fisico-motoria o intellettiva-relazionale.

ASSISTENZA A DOMICILIO Viene meglio precisato il concetto di attività svolta presso il domicilio dell’alunno, da intendersi come «l’attività svolta al domicilio finalizzata ad accompagnare l’alunno/studente nelle attività di apprendimento scolastico didattiche, - e stabilendo che - pertanto non sono ammissibili altre e diverse attività. In tal senso, contesti diversi dall’abitazione della famiglia sono da circoscrivere a particolari situazioni che rendono inopportuno il domicilio per svolgere le attività didattiche, che devono essere comunque realizzate in contesti adeguati (es. biblioteca o luoghi similari)».

MAGGIORE ATTENZIONE PER GLI STUDENTI FREQUENTANTI L’ULTIMO ANNO DEL PERCORSO FORMATIVO Agli studenti che, al termine dell’anno scolastico, sostengono l’esame di Stato dei percorsi di istruzione o l’esame di qualifica o diploma dei percorsi ordinamentali di istruzione e formazione professionale, può essere riconosciuto un monte ore aggiuntivo per un massimo rispettivamente di 15 ore nel caso dell’assistente alla comunicazione e di 4 ore nel caso del tiflologo/tifloinformatico (fermo restando il rispetto del tetto massimo previsto dal piano individuale).

INCREMENTO DEL MASSIMALE PER I PIANI INDIVIDUALI Il massimale previsto per il piano individuale standard passa da 5800,00 a 6300,00 euro.

ENTI EROGATORI Il contributo riconosciuto all’ente erogatore per garantire le necessarie azioni relative all’attuazione del piano individuale (incontri con la scuola, con gli specialisti, con la famiglia, predisposizione di specifico materiale), anche attraverso l’individuazione di una figura professionale responsabile del piano stesso, passa da 150,00 a 200,00 euro per ciascun piano (erogabile una sola volta).

La Delibera assunta lo scorso 27 maggio, infine, prevede l’ampliamento dei servizi anche a favore dei bimbi frequentanti gli asili nido e a tal fine si procederà alla sperimentazione di un modello di offerta adeguato alla fascia di età tra 0 e 36 mesi, che garantisca interventi precoci e adeguate stimolazioni sensoriali, così da facilitare l’inserimento dei bambini nei successivi percorsi educativi e formativi.

“La Delibera recentemente adottata da Regione Lombardia – dichiara il Presidente Regionale UICI Nicola Stilla – arriva dopo quasi 2 anni dalla prima approvazione delle linee guida in materia di servizi di supporto all’inclusione scolastica. Già nel 2017 eravamo perfettamente consapevoli che le linee guida, pur rappresentando un grande risultato, erano solo l’inizio di un lungo e complesso percorso. In questi 2 anni – prosegue Stilla – l’UICI della Lombardia ha prodotto il massimo sforzo nell’instaurare e mantenere vivo un confronto aperto e costruttivo con Regione Lombardia e credo che la Delibera del 27 maggio ne sia il risultato tangibile. Rivolgo un sentito ringraziamento all’Assessore Regionale alle Politiche Sociali, Abitative e Disabilità Stefano Bolognini per la disponibilità all’ascolto e al dialogo dimostrata nei numerosi incontri svoltisi. L’istruzione e la formazione, non ci stancheremo mai di ribadirlo, sono il primo passo verso una concreta inclusione sociale e l’ampliamento dei servizi anche a favore dei bimbi frequentanti gli asili nido costituisce un ulteriore punto di forza delle linee guida. Auspico pertanto che si proceda con celerità alla definizione delle modalità applicative delle linee guida, così da poter assicurare ai nostri alunni e alle loro famiglie un inizio anno scolastico più sereno, riducendo al minimo i ritardi nell’erogazione dei servizi che troppo spesso rendono questo momento colmo di incertezze e di interrogativi”.

Mostra "LOVE IS BLIND / BLIND FOR LOVE" - Venezia

"LOVE IS BLIND / BLIND FOR LOVE"
Fino al 29 settembre 2019
PALAZZO TIEPOLO PASSI - VENEZIA

La mostra, che Caroline Lépinay presenta a Venezia in occasione della Cinquantottesima Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale negli spazi di uno storico palazzo veneziano sul Canal Grande, propone una serie di creazioni tattili allestite in forma di "opera": ognuna di esse fa parte della storia ed è associata a una musica. "Love is Blind / Blind for Love" si compone di nove momenti ispirati al mito di Amore e Psiche raccontato da Apuleio nelle Metamorfosi e a grandi maestri nel campo della musica, della letteratura, del cinema e dell'arte.

L'artista intende farci scoprire un nuovo modo di vedere per sensibilizzare le persone sulla necessità di imparare a guardare non solo con la vista, ma anche con gli altri sensi per aprirsi agli altri e superare le barriere delle differenze. La mostra infatti vuole mettere in risalto le diversità tra la percezione esteriore, quella della vista fisica, e la percezione interiore resa possibile dagli altri sensi, tatto, udito, olfatto, invitando i visitatori a scoprire cosa si vede veramente con "gli occhi del corpo".

"Nell'arte come nell'amore è tutta questione di vibrazione"

Le modifiche al Decreto sull'inclusione scolastica: altre riflessioni

Superando.it del 18.06.2019

Il dibattito in relazione alle modifiche del Decreto sull’inclusione scolastica, avviato da «Superando.it», è interessante ed evidenzia aspetti positivi e negativi da diversi punti di vista.

Indubbiamente ci sono passaggi condivisibili, come il tentativo di coinvolgere le famiglie, gli studenti con disabilità. Allo stesso tempo, però, si aprono contraddizioni e passaggi critici, come è stato evidenziato da diversi interventi apparsi su queste stesse pagine, ma soprattutto da quello di Flavio Fogarolo e Giancarlo Onger perché, assieme alle riflessioni come quelle riguardanti l’istruzione domiciliare, ha evidenziato l’assenza dei princìpi inclusivi.
L’inclusione.

L’articolo 1 del nuovo schema di Decreto, su Principi e finalità inclusive viene contraddetto dall’articolo 2, asserendo che l’intervento è rivolto esclusivamente a chi è certificato come persona con disabilità.

Questa categorizzazione crea una differenza in negativo, cioè, un gruppo altro. Ne consegue che il principio dell’includere assume la forma di un’azione esterna (certificazione) con categorie fissate che neutralizzano il senso inclusivo.

In questa dimensione si producono differenze sulla diversità in negativo, inglobando tutti in uno spazio anonimo e collettivo dove l’individualità viene annullata.

«Si è riconosciuti come soggetto non a causa di ciò che si è o di quello che si ha positivamente, ma in ragione di, o in seguito a, ciò di cui si è privati o separati, esclusi, rifiutati» (Pierre Macherey, Il soggetto delle norme, Ombre Corte, 2017, p. 210).

L’inclusione non richiede le categorie del deficit come proprietà interna alla persona, bensì l’idea che le differenze hanno una loro visione del mondo, modalità e strategie originali e differenti per viverci.

In sintesi, non viene posto il tema delle differenze imbrigliate nella classica interpretazione e rappresentazione di “distanza dalla norma o di identità”, ma come condizione essenziale per dare un significato alle relazioni.

Inoltre, il superamento della locuzione “disabilità certificata” è stata una scelta corretta, ma con le parole «accertata la condizione di disabilità al fine dell’inclusione scolastica» ha aggiunto due problemi: il primo conferma sia la categorizzazione che la certificazione sopra spiegate e il secondo mette in discussione il concetto dell’inclusione per tutti. Ne deriva che le alunne, gli alunni, studentesse e studenti con disabilità non sono inclusi in “tutti”, ma sono solo una partizione del “tutti”, fra deficitario e non deficitario.

Tale prospettiva, che ondeggia fra inserimento e integrazione, suppone, quindi, che per la maggior parte esista una categoria di alunne, alunni, studentesse e studenti già inclusa in quanto non deficitaria. Ma l’inclusione non è questa: essa è per tutti: “Eccellenze”, “Bisogni Educativi Speciali”, l’abbandono scolastico, la “normalità”, la “fatica di apprendere, l’eccellenza… tutti”!

Un ultimo sguardo agli strumenti: PEI (Piano Educativo Individualizzato), Piano per l’Inclusione, Progetto Individuale, la collaborazione tra più soggetti (che riprende il Piano di Zona previsto dalla Legge 328/00), perché mancano indicazioni chiare su come essi possano effettivamente fare emergere le barriere al processo inclusivo. Infatti, il Profilo di Funzionamento come punto di partenza per l’elaborazione del PEI deve contenere indicazioni per poter identificare e rimuovere le barriere alla partecipazione.

Cosa manca

Come è possibile decretare norme per la promozione dell’inclusione scolastica se si mantiene il silenzio sulle scuole speciali e sulle classi potenziate la cui presenza è stata evidenziata da Giovanni Merlo nel testo L’attrazione speciale.

Minori con disabilità: integrazione scolastica, scuole speciali, presa in carico, welfare locale (Maggioli, 2015), con attenzione alle famiglie?

Il Decreto sottolinea spesso la centralità della famiglia e dell’impatto problematico della disabilità, ma la condizione di solitudine delle alunne, alunni, studentesse e studenti rispetto al sociale, la percezione dell’abbandono, l’autoreferenzialità dell’istituzione scolastica sin dalla prima infanzia, e la sua difficoltà nella gestione degli alunni con disabilità più o meno complesse, l’assenza di reti sociali costringono le famiglie alla ricerca di una tutela attraverso strutture dedicate. Questo elenco, non esaustivo, ci permette di comprendere le cause della sopravvivenza delle strutture non integrative e non inclusive.

Questo silenzio incontra anche l’articolo 4 dello schema di Decreto (Valutazione della qualità dell’inclusione scolastica), strumento utile per coinvolgere le famiglie, la scuola, il territorio, le alunne, alunni, studentesse e studenti. Invece lo troviamo inerte, delegato all’INVALSI [Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, N.d.R.], debole e generico nei criteri.

Come, allora, si possono individuare e superare gli ostacoli alla partecipazione di tutti nell’apprendimento e nelle relazioni sociali scolastiche ed extrascolastiche? Quali criteri si indicano? Quali pratiche si possono applicare, a partire dalla scuola d’infanzia? Interrogativi centrali, questi, perché la scelta dei criteri e degli indicatori e delle pratiche non è un’operazione neutra, ma ispirata da visioni dell’educazione, del percorso formativo e delle differenze: ed è su questo terreno che si possono mettere a confronto le diverse prospettive e le diverse modalità di analisi, riconducendole alle matrici teoriche che ne ispirano l’utilizzo.

Un’altra assenza la ritroviamo nell’articolo 5/b, che fa riferimento al «profilo di funzionamento secondo i criteri del modello bio-psico-sociale»“(ICF [la Classificazione internazionale del Funzionamento, Salute e Disabilità, elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, N.d.R.]), uno strumento, questo, la cui osservazione deve fare riferimento al sociale.

Ma dove troviamo il rapporto tra scuola e il sociale del territorio in termini concreti? Ci sono riferimenti di tipo burocratico, deleghe e relazione fra servizi e scuola (naturalmente utili), ma più in una prospettiva assistenziale, senza criteri che portano ad un progetto sociale attraverso il quale si costruiscono e potenziano relazioni amicali e di collaborazione nei contesti scolastici ed extrascolastici.

Alcuni penseranno che stiamo parlando di extra-scuola e che usciamo dal tema, ma se si parla di inclusione, non dobbiamo ragionare nell’approccio individuale, bensì nel sistemico, nei legami, nelle reti e nella responsabilità.

Spunti sull’accomodamento ragionevole

Il concetto di “accomodamento ragionevole” è richiamato dal nuovo testo, ma è utilizzato in modo fuorviante: il richiamo operato sembra infatti il frutto più di un’esigenza di “allineamento linguistico” che di una reale comprensione di cosa sia e come funzioni lo strumento citato.

Si tenga presente che l’accomodamento ragionevole è definito all’interno della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità così come segue: «Accomodamento [o soluzione] ragionevole indica le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati che non impongano un onere sproporzionato o eccessivo adottati, ove ve ne sia necessità in casi particolari, per garantire alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di uguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali» (articolo 2, Definizioni).

In breve, l’accomodamento ragionevole ha una serie di caratteristiche: primo, si tratta di una soluzione estremamente individualizzata; secondo, l’accomodamento viene individuato instaurando un dialogo fra il soggetto tenuto a predisporre la modifica e la persona con disabilità interessata.

Non si tratta, perciò, di una soluzione standard valida per un insieme indeterminato e ampio di individui. Inoltre, perché possa instaurarsi un dialogo efficace, è necessario che vi sia un luogo istituzionale o meglio uno spazio entro cui attivare il confronto tra i soggetti coinvolti. Da un punto di vista strettamente giuridico, è necessario individuare una procedura attraverso cui, per poter essere ottenuto, l’accomodamento ragionevole venga richiesto.

Ancor prima di ciò, è fondamentale individuare quale sia il soggetto tenuto alla predisposizione dell’adattamento. L’accomodamento deve inoltre avere il carattere della necessità che è distinto da quello dell’appropriatezza: necessario è ciò che rende possibile l’esercizio del diritto o della libertà altrimenti preclusi; appropriato significa invece parametrato sulle esigenze specifiche della persona considerata. Dunque, la valutazione dev’essere compiuta rispetto ai bisogni da soddisfare, non in base al maggiore o minore impatto sulle risorse.

Nell’esperienza nazionale, l’“accomodamento ragionevole” è stato più volte richiamato in giurisprudenza, per esempio al fine di giustificare l’attribuzione di un certo numero di ore di sostegno a un alunno con disabilità per garantirgli in concreto il diritto allo studio (Tribunale di Milano, 10 gennaio 2011 e 19 marzo 2011; Tribunale della Spezia, 28 marzo 2011; Tribunale di Messina, 29 dicembre 2011). In sostanza, si è utilizzata una nuova definizione per qualcosa che era già previsto dalla legislazione italiana (nell’esempio concreto, un numero adeguato di ore di sostegno).

In questo modo è mancato completamente il dialogo preventivo, che la Convenzione ONU implicitamente richiede, teso ad individuare la migliore soluzione al caso concreto.

Punti problematici dell’accomodamento ragionevole sono:

1. nei testi normativi non è presente alcuna articolazione espressa di ciò che debba essere considerato accomodamento ragionevole;

2. per sua natura, l’accomodamento ragionevole non è esteso a tutte le persone con disabilità, trattandosi di un rimedio singolare e personalizzato;

Ma, soprattutto:

3. non è un istituto ben compreso da soggetti tenuti a porre in essere gli adattamenti, né dalle persone con disabilità potenzialmente interessate alla creazione di meccanismi di adeguamento ad esigenze specifiche, né dagli operatori legali che dovrebbero o potrebbero sfruttarne appieno le potenzialità. La mancanza di conoscenza è tale che, nell’uso dei giudici italiani, l’accomodamento ragionevole è anche diventato una “categoria logica” dell’argomentare giuridico e non – come invece è – una concreta modifica di un servizio (nel caso della scuola).

Si legga, ad esempio, quanto di seguito riportato: «la Corte [Costituzionale] ha […] chiarito che il sistema normativo (a seguito dell’introduzione della l. n. 67/2006) è caratterizzato dalla concreta valutazione di tutti gli interessi, sia di quelli dei portatori di handicap, che di soggetti terzi, e che il bilanciamento tra tali contrapposti interessi, tutti di pari rango, deve essere realizzato in sede contenziosa dall’autorità giurisdizionale mediante un “ragionevole accomodamento” che non imponga un onere sproporzionato ed eccessivo» (Tribunale di Reggio Emilia, Ordinanza del 7 ottobre 2011).

Ebbene, questa decisione rivela come il Giudice abbia (mal) compreso l’istituto, leggendolo attraverso i canoni della tradizionale ragionevolezza di stampo costituzionale, interpretando il nuovo strumento a disposizione come un richiamo al bilanciamento di interessi contrapposti. Ciò che l’accomodamento ragionevole cui si riferisce la Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 non è.

Infatti, con il termine accomodamento – adjustment in lingua inglese – si indicano vere e proprie modifiche o, comunque, adattamenti di beni (quindi oggetti fisici) o servizi (potrebbe trattarsi di procedure che rendono accessibile ad un determinato soggetto qualcosa che altrimenti sarebbe a questi precluso); perciò, non si tratta di ponderare interessi, ma di modificare l’ambiente (materiale o immateriale, quindi istituzionale), che allo stato considerato porta all’esclusione del soggetto con disabilità.

In breve, l’accomodamento ragionevole non è la soluzione per l’inclusione dei disabili come gruppo omogeneo, che invece è garantita dalla progettazione universale e dal rispetto del principio del mainstreaming [inserimento dei provvedimenti riguardanti la disabilità all’interno di tutti i provvedimenti più generali, N.d.R.]. Il reasonable adjustment è la soluzione – a ben guardare più di fatto che di diritto –, che consente di garantire l’inclusione ad una specifica persona con disabilità in una situazione determinata.

Angelo D. Marra, Roberto Medeghini, Simona D’Alessio, Valentina Migliorini, Fabio Bocci, Giuseppe Vadalà ed Enrico Valtellina, componenti del Laboratorio di Ricerca Disability Studies (GRIDS) e Inclusione Scolastica e Sociale, Dipartimento di Scienze della Formazione, Università Roma 3.

La direttiva europea sull’accessibilità di prodotti e servizi: punti di forza e punti di debolezza

Disabili.com del 18.06.2019

È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, lo scorso 7 giugno, la Direttiva (UE) 2019/882 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 aprile 2019 (https://www.disabili.com/images/pdf/Direttiva-UE.pdf). La Direttiva, che entrerà in vigore a tutti gli effetti il prossimo 27 giugno 2019, introduce definitivamente lo European Accessibility Act - “Atto Europeo sull’Accessibilità” che mira a migliorare il funzionamento del mercato interno per prodotti e servizi accessibili eliminando gli ostacoli creati dalla legislazione divergente e contenente i requisiti di accessibilità di detti prodotti e dei servizi.

La legge europea sull'accessibilità riguarda i prodotti e i servizi elencati di seguito che sono stati identificati come quelli che presentano il rischio più elevato di avere requisiti molto di accessibilità diversi tra i diversi paesi dell'UE:
• computer e sistemi operativi;
• bancomat, biglietterie e macchine per il check-in;
• smartphone;
• apparecchiature televisive relative ai servizi di televisione digitale;
• servizi di telefonia e relative apparecchiature;
• servizi di media audiovisivi come la trasmissione televisiva e le relative apparecchiature di consumo;
• servizi relativi al trasporto aereo, di autobus, ferroviari e passeggeri per via d'acqua;
• servizi bancari;
• e-book;
• e-commerce.

Secondo le intenzioni dell’UE, l’Atto dovrebbe far sì che le aziende traggano beneficio da norme comuni sull'accessibilità nell'UE che portano alla riduzione dei costi, un commercio transfrontaliero più fluido e maggiori opportunità di mercato per i loro prodotti e servizi accessibili. Sempre nell’intenzione del legislatore, le persone con disabilità e gli anziani beneficeranno di prodotti e servizi più accessibili sul mercato, prezzi più competitivi per questi prodotti, minori ostacoli nell'accesso all'istruzione e al mercato del lavoro aperto, più posti di lavoro disponibili in cui è necessaria la competenza in materia di accessibilità.
A partire da questo, il FID-Forum Italiano sulla Disabilità ha prodotto una sintesi in italiano dei principali punti di forza e delle più evidenti criticità della norma, a partire dall’analisi fatta dall’EDF-European Disability Forum, disponibile in versione integrale solo in inglese.

PUNTI DI FORZA
• I requisiti di accessibilità per i prodotti e i servizi inclusi nella Direttiva sono obbligatori per gli appalti pubblici.
• Per prodotti e servizi non inclusi nell’Atto, la Direttiva fornisce un elenco di requisiti di accessibilità che possono aiutare a dimostrare la conformità alle disposizioni sull’accessibilità stabilite nella legislazione dell’Unione Europea attuale e futura (ad esempio i regolamenti sui Fondi dell’Unione Europea).
• Gli operatori economici sono obbligati a mettere in atto misure correttive immediate, o a ritirare il prodotto, se esso non soddisfa i requisiti di accessibilità della Direttiva.
• Se uno Stato membro ritira dal mercato un prodotto non accessibile, gli altri devono seguirne l’esempio.
• Le autorità di vigilanza del mercato hanno un ruolo preminente e le Organizzazioni Non Governative, le Autorità Nazionali o altri organismi possono rappresentare le singole persone in giudizio ai sensi della Legislazione Nazionale.
• La Commissione Europea può adottare ulteriori misure che integrino i requisiti di accessibilità e le disposizioni della Direttiva.
• Infine, è estremamente positivo che le Organizzazioni rappresentative delle persone con disabilità agiscano con le Autorità Nazionali, le altre parti interessate e la Commissione Europea, per fornire la propria opinione durante il procedimento di attuazione della Direttiva. Saranno anche coinvolte nelle future revisioni della Direttiva stessa.

PUNTI DI DEBOLEZZA
• L’ambito dei servizi e dei prodotti coperti è molto limitato. I servizi sanitari, l’istruzione, i trasporti, l’alloggio e gli elettrodomestici sono stati esclusi dalla Direttiva.
• Sono previste alcune esenzioni anche in caso di prodotti e servizi coperti dalla Direttiva. Ad esempio, quando il servizio è collegato al trasporto urbano, suburbano e regionale, o è fornito da una piccola impresa, è esente dai requisiti della Direttiva.
• I requisiti riguardanti l’ambiente costruito relativi ai servizi contemplati dalla Direttiva sono lasciati alla decisione degli Stati Membri.
• Esistono disposizioni che consentono ulteriori esenzioni basate su una modifica fondamentale del prodotto o del servizio o a causa di un onere sproporzionato per l’operatore economico. Inoltre, è spiacevole che il solido meccanismo di applicazione del contenzioso – vale a dire ricorrere in giudizio per conto di una singola persona in base alla Legislazione Nazionale – non si applichi ai casi di infrazione commessi dalle Autorità Pubbliche.
• Il periodo di recepimento da parte degli Stati membri è lungo e per alcuni dei prodotti e servizi l’attuazione è sproporzionatamente lunga.
“L’approvazione del Parlamento Europeo – ha fatto sapere l’EDF – è certamente importante, e tuttavia riteniamo che il lavoro dell’Unione Europea sia tutt’altro che concluso, poiché vogliamo una legislazione che assicuri parità di accesso alle persone con disabilità in tutti i settori della vita, mentre al momento la norma continua ad escludere aree essenziali, come il trasporto, l’ambiente edilizio e gli elettrodomestici».

di Alessandra Babetto

Al Museo Tattile dodici nuovi modelli dedicati all’arte

Varese News del 18.06.2019

VARESE. La bellezza è contagiosa? Domenica 16 giugno al Museo Tattile Varese, è parso proprio di sì! L’occasione era l’inaugurazione del progetto “La Grande bellezza”, con il quale sono stati realizzati 12 modelli e schede tattili, finalizzati appunto a permettere un diverso ed inclusivo modo di conoscere, studiare e approfondire la storia dell’arte.

Come è caratteristico della Associazione Controluce (che sta a capo del Museo Tattile Varese), il progetto è nato dalla volontà di permettere l’accesso al mondo dell’arte (anche e soprattutto nell’ambito scolastico) a tutti coloro che non vedono o che vedono poco, ma - come sempre accade – il risultato si dimostra di enorme utilità per tutte le tipologie di studenti, appassionati, e studiosi.

Alla presentazione hanno partecipato: il Dottor Carlo Massironi, di Fondazione Comunitaria del Varesotto, che è stata lo ‘sponsor’ economico dell’intero progetto e che da sempre si dimostra particolarmente attenta alle tematiche di inclusione, l’Architetto Elena Brusa Pasquè Presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Varese, l’Architetto Angelo del Corso, storico dell’Architettura, la Dottoressa Paola Benetti dell’Ufficio Scolastico territoriale di Varese e l’Ingegner Carlo Mazza Presidente di Italia Nostra Varese. Tutti i relatori – nei loro brevi ma estremamente interessanti interventi – hanno avuto modo di sottolineare l’importanza del progetto e la necessità di rendere la bellezza dell’arte quanto più possibile ‘contagiosa’. L’incontro si è concluso con una serie di stimolanti domande da parte del pubblico presente, a dimostrazione di come il tema sia davvero di interesse per tutti.

lunedì 17 giugno 2019

Sci nautico per ipovedenti, 15 ragazzi a scuola da Cassioli

Giornale UICI del 17-06-2019

PLURICAMPIONE MONDIALE INSEGNA SPORT IN PARCO DEL TEVERE A ROMA

Una giornata speciale per 15 bambini e bambine, ragazze e ragazzi, non vedenti, seguiti dal Centro regionale Sant’Alessio – Margherita di Savoia, che si sono cimentati nello sci nautico insieme a Daniele Cassioli, campione del mondo di sci d’acqua, ospiti del Parco del Tevere Extreme a Roma. Una prima volta tutta da ridere, fra tuffi, scivolate e tentativi di reggersi in equilibrio mentre si scia sull’acqua. Il maestro è di quelli che capitano raramente: Cassioliha all’attivo 22 medaglie d’oro ai Mondiali e da tempo si impegna sul fronte della sensibilizzazione e della diffusione della cultura e della pratica paralimpica nel nostro Paese, in una continua sfida. Quella di proporre pratiche nuove e innovative di approccio allo sport che vuole essere realmente integrato.

L’iniziativa di questa mattina, patrocinata dal Comitato italiano paralimpico, ne è un esempio. I ragazzi, tutti al di sotto dei 18 anni, si sono messi gli sci e hanno provato a solcare l’acqua sotto la guida di Daniele.

“Io ho cominciato a fare sci nautico a 9 anni – ha ricordato Cassioli – ma solitamente le discipline paralimpiche si approcciano tardi. Anche per questo motivo, portare 15 giovanissimi non vedenti con le loro famiglie al Parco del Tevere Extreme a Roma rappresenta un’occasione speciale. Direi un ‘format’ unico di relazione e socializzazione oltre le barriere. Avere il patrocinio del Cip è perciò un onore che mi spinge a continuare su questa strada. Secondo me portare bambini che non vedono a sciare vuol dire proprio fargli vedere e fargli toccare con mano quello che si può fare. È vero manca la vista, è un casino, ma è anche vero che se non si esce di casa, se non si provano esperienze come questa, la vita diventa veramente molto dura. Lo sport può essere quel pezzo di strada che c’è tra noi e la felicità e tramite giornate come queste sicuramente sarà più facile sorridere e conoscersi”.

articolo pubblicato su Dire.it il 13 giugno 2019.

domenica 16 giugno 2019

Dal Movimento Apostolico Ciechi: Premio Munoz 2019

Il Movimento Apostolico Ciechi, al fine di promuovere il valore culturale e sociale della qualità della formazione e dell'inclusione nella scuola delle persone con disabilità, e in esecuzione del legato, indice, il Premio "Antonio Muñoz".

Possono partecipare gli studenti con disabilità visiva che hanno frequentato per l’anno scolastico 2018/2019 la scuola primaria o la scuola secondaria di I e II grado.

Il termine di scadenza per la presentazione delle domande di partecipazione è fissato al 31 luglio 2019.

Per partecipare occorre compilare la domanda direttamente online sul sito o, in alternativa, compilare l'apposito modulo "MOD. A) - Domanda di partecipazione" scaricabile dal sito. In questo ultimo caso il modulo, una volta compilato, va restituito al centro nazionale, in base a quanto definito nel regolamento del premio.

Per richiedere copia del bando e del regolamento, è possibile rivolgersi alla Sezione UICI di appartenenza.

In alternativa, tutte le informazioni necessarie sono reperibili alla pagina