domenica 24 ottobre 2021

Aquileia «Un museo accessibile non significa solo abbattere le barriere

Il Gazzettino del 24/10/2021

AQUILEIA. «Un museo accessibile non significa solo abbattere le barriere architettoniche, ma anche, e soprattutto, garantire a tutti esperienze di visita esaustive e appaganti, perché solo in questo modo il patrimonio culturale può essere davvero uno strumento di conoscenza e di crescita individuale e collettiva». È questa convinzione di fondo, espressa da Andreina Contessa e Marta Novello, direttore rispettivamente della Direzione regionale musei FVG e del Museo archeologico di Aquileia, che ha promosso la realizzazione di ulteriori e nuovi strumenti di fruizione della collezione del Man, pensati per specifiche categorie di pubblico, con disabilità fisiche, sensoriali e cognitive. I nuovi dispositivi, anche digitali, consentono la fruizione tattile e acustica del patrimonio del museo, in un percorso realizzato grazie a un progetto Art Bonus dedicato all'accessibilità e sostenuto dalla Fondazione Friuli. L'intervento presentato di recente, amplia quanto già realizzato due anni fa con la collaborazione di diversi soggetti del territorio.

IL PROGETTO. Allora è stata realizzata una mappa tattile accessibile a tutti e comprensiva dell'intero complesso espositivo, di un percorso tattile audio-descritto su reperti originali. L'esplorazione di ogni reperto ha a disposizione un'audiodescrizione, in italiano e inglese, fruibile con uno smarthphone messo a disposizione dal museo. Il sistema facilita l'esperienza di visita alle persone cieche o ipovedenti che possono esplorare così con il tatto e in autonomia il museo. Ora sono state aggiunte nuove postazioni, inserite organicamente nell'allestimento permanente su progetto di Giovanni Tortelli per l'esplorazione tattile di ulteriori reperti che per le loro caratteristiche dimensionali e/o materiche, non potevano essere toccati in originale.

GLI OGGETTI. Gli oggetti sono stati riprodotti in nylon con stampa 3D dopo un accurato rilievo con laser scanner a cura di digiArt di Rosanna Pesce. Alcuni di questi sono stati stampati mantenendone le dimensioni reali, per esempio nel caso del ritratto funerario di anziano, della testa della statua. In altri casi c'è stato un lavoro di ricomposizione e rielaborazione dell'oggetto rilevato per renderne più agevole la lettura tattile. Un particolare del mosaico con decorazione geometrica, ad esempio, è stato riproposto elaborando il volume di alcune tessere per comunicare con il rilievo la decorazione e la policromia della rappresentazione.

IL PERCORSO. La moneta dell'imperatore Diocleziano coniata ad Aquileia è stata ingrandita e scomposta in due supporti, che ne riproducono il dritto e il rovescio. In questo caso le legende e i soggetti impressi sui due lati sono stati rielaborati per semplificarne la lettura. Tutte le postazioni del percorso tattile sono state anche dotate da didascalie con pittogrammi, caratteri a contrasto e in braille. Non da ultimo, ogni testo di sala è stato dotato di un QR code che indirizza ad una pagina web con la trascrizione completa dei contenuti, che vengono così convertiti in parlato dai sintetizzatori vocali automatici.

IL PRESIDENTE. «Con questo museo abbiamo un rapporto storico e gratificante», ha considerato il presidente della Fondazione Friuli Giuseppe Morandini, intervenendo alla presentazione del nuovo intervento che ne amplia la fruibilità. «È fondamentale intervenire per garantire a tutti esperienze di vista piacevoli e appaganti ha aggiunto -. È stato un piacere per la Fondazione partecipare e sostenere la realizzazione di questo progetto». Il Museo archeologico di Aquileia è conoscibile anche attraverso la lingua dei segni poiché è stata prodotta la sua guida in Lis. I video, realizzati dall'interprete Fabio Zamparo, sono organizzati nella App «Aquileia. Guida in Lis» scaricabile dalle piattaforme Google e App store.

di Antonella Lanfrit

venerdì 22 ottobre 2021

Giornata europea della sordocecità, il messaggio di Francesco Mercurio

Cronache Ancona del 22/10/2021

Il presidente del Comitato delle persone sordocieche della Lega del Filo d’Oro auspica che «la risoluzione del Parlamento europeo volta ad introdurre una definizione comune di disabilità che guardi alla persona nella sua globalità e non solo alla sua minorazione» permetta che «queste persone possano ricevere un trattamento uniforme in Italia così come nel resto d'Europa».

OSIMO. Oggi, 22 ottobre, si celebra la Giornata Europea della sordocecità, istituita per l’anniversario della fondazione della European Deafblind Union (EDbU), federazione di associazioni nazionali di e per le persone sordocieche. La pandemia da Covid-19 e le conseguenti misure di distanziamento sociale hanno messo in evidenza la condizione di isolamento che già vivevano quotidianamente le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali – 189 mila in Italia e circa 2,5 milioni in Europa (0,8 milioni sotto i 65 anni) – che comunicano e si orientano prevalentemente con il tatto. Nonostante il crescente impulso verso un cambiamento più inclusivo innescato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e dall’adozione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile, che hanno sottolineato l’importanza di non lasciare indietro nessuno, la complessa sfida imposta dalla crisi sanitaria ha confermato come nelle prime fasi emergenziali si sia completamente spenta la luce sui bisogni delle persone con disabilità, in particolar modo di quelle sordocieche, che a livello mondiale rappresentano tra lo 0,2% e il 2% 3 della popolazione e si trovano ad affrontare molteplici barriere, come la mancanza di accesso ai servizi di supporto e alle informazioni accessibili.

In molti Paesi europei, la sordocecità non è ancora riconosciuta come disabilità specifica e questo ha contribuito a una persistente invisibilità statistica che finora ha rallentato il processo di analisi e di comparazione dei bisogni specifici delle persone sordocieche, delle barriere e delle disuguaglianze che sono costrette ad affrontare. In questo contesto, l’Italia si trova a metà strada tra i Paesi più virtuosi, come quelli scandinavi, e quelli meno attenti all’inclusione delle persone con sordocecità, ma un importante slancio in avanti, nell’ultimo anno, è avvenuto grazie al riconoscimento della Lis (Lingua dei Segni Italiana), della List (Lingua dei Segni Italiana Tattile) – malgrado il grave ritardo che l’aveva portata ad essere l’ultimo dei Paesi europei a non aver riconosciuto la propria lingua dei segni nazionale – e della figura dell’interprete, un sostegno fondamentale per la vita di chi non vede e non sente. Un traguardo molto importante, coadiuvato dalla recente risoluzione approvata dal Parlamento europeo che invita l’Unione europea ad adottare una definizione comune di disabilità e ad introdurre una Carta europea della disabilità per il riconoscimento comune di tale condizione.

«La Giornata Europea della sordocecità rappresenta una ricorrenza molto importante che ci consente di mettere in luce la situazione vissuta in Italia rispetto all’Europa da chi non vede e non sente. Nell’ultimo anno il nostro Paese ha fatto qualche significativo passo in avanti, innanzitutto inserendo le persone sordocieche fra le categorie prioritarie da vaccinare e poi riconoscendo ufficialmente la Lis e Lis Tattile, che permetteranno a chi è nato sordo di accedere più facilmente, speriamo, all’interpretariato – sottolinea Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle persone sordocieche della Fondazione Lega del Filo d’Oro Onlus – Tuttavia, il problema che ancora oggi ci colloca indietro rispetto ai Paesi più virtuosi è la concezione strettamente sanitaria che l’Italia attribuisce alla disabilità, rendendo centrale la minorazione. Ma a restituire a tutti noi un po’ di speranza per il futuro è la recente risoluzione del Parlamento europeo, che suggerisce agli Stati membri di adottare finalmente una carta europea e una concezione di disabilità condivisa definita come il rapporto che la persona con minorazione ha con l’ambiente nel quale vive. Questo significa considerare la persona nella sua globalità e non per la sua disabilità, concetto da sempre caro alla Lega del Filo d’Oro e che speriamo possa portare da ora in poi queste persone a ricevere un trattamento uniforme in Italia così come nel resto d’Europa».

Ogni persona con sordocecità si relaziona, comunica e sperimenta il mondo in modo diverso, affrontando restrizioni che sono influenzate dal livello di supporto e dalle barriere presenti nel proprio ambiente, dalla gravità delle minorazioni legate alla vista e all’udito e dall’età dell’insorgenza, che influiscono sulla vita sociale, la comunicazione, l’accessibilità alle informazioni, l’orientamento e la mobilità. È quindi fondamentale che queste persone accedano a servizi che soddisfino le esigenze di ciascun individuo e non ad una combinazione di questi pensati per i non vedenti o per i non udenti. Per partecipare equamente a una società che si affida sempre più alle competenze digitali, il Parlamento europeo ha inoltre chiesto misure concrete per le persone con disabilità, come la fornitura da parte degli enti pubblici di informazioni nel linguaggio dei segni, in braille e con testi di facile lettura. Inoltre, l’interpretazione del linguaggio dei segni dovrebbe essere introdotta per gli eventi orali pubblici e gli edifici governativi dovrebbero essere facilmente accessibili.

«La sordocecità viene spesso sottovalutata o fraintesa e ciò contribuisce ad aumentare le barriere che le persone sordocieche devono affrontare, ma come Lega del Filo d’Oro siamo schierati in prima linea affinché in Italia l’iter per la revisione e la piena applicazione della legge 107/2010 sul riconoscimento della sordocecità non si fermi – dichiara Rossano Bartoli, presidente della Lega del Filo d’Oro – Il nostro lavoro è da sempre orientato a valorizzare le potenzialità di ciascuna persona, andando oltre i limiti tracciati dalla minorazione e la recente risoluzione del Parlamento europeo, che ridefinisce il concetto stesso di disabilità, ci spinge ad avere più fiducia verso il futuro di chi non vede e non sente. Per questo partecipiamo attivamente a progetti internazionali con l’obiettivo di garantire autonomia e inclusione alle persone sordocieche, mettendo in rete competenze e risorse mirate al raggiungimento di maggiore specializzazione, più servizi e alla diffusa cultura della disabilità, perché crediamo fermamente che una persona sordocieca partecipe possa essere un beneficio per l’intera Società».

LA RETE INTERNAZIONALE PER LA SORDOCECITÀ. A livello internazionale, la Lega del Filo d’Oro è membro del Deafblind International, Associazione internazionale che promuove e supporta lo sviluppo di servizi per migliorare la qualità della vita delle persone sordocieche e dell’European Deafblind Union, organismo che ha come obiettivo principale l’uguaglianza e la piena partecipazione sociale delle persone sordocieche in tutta Europa. Con altri 10 Paesi europei fa parte anche del gruppo di lavoro Mdvi Euronet (Multiple Disabilities and Visual Impairment), impegnato a sviluppare e condividere le conoscenze delle buone prassi nell’educazione di bambini e ragazzi con una grave disabilità visiva unita a disabilità aggiuntive. Inoltre, l’Ente fa parte del DbI ICF Working Group, insieme ad altri Paesi come Spagna, Canada, India e Australia, con l’obiettivo di Sviluppare uno standard specifico Core Set ICF (Indice di Classificazione internazionale di Funzionamento CS) per un processo riconosciuto di valutazione, certificazione e intervento sulla sordocecità.

La Lega del Filo d’Oro è attualmente impegnata in diversi progetti sulla sordocecità, tra cui: “Social haptic signs for deaf and blind in education”, che ha l’obiettivo di raccogliere e rendere accessibili i segni tattili sociali (il cosiddetto sistema haptico) utilizzati nei quattro Paesi partecipanti (Estonia, Italia, Portogallo e Svezia) e di catalogarli e renderli disponibili in un dizionario online. “Social skills make inclusive life easier too – Smile too”, che intende, invece, rafforzare le abilità sociali, di fondamentale importanza per l’inclusione, di bambini e ragazzi con problematiche visive e altre disabilità e/o con sordocecità, attraverso la formazione di chi li educa: genitori, insegnanti, professionisti. Infine, è stato approvato anche un terzo progetto europeo promosso dal Centre pour le Développement des compétences relatives à la vue (Lussemburgo) dal titolo “Open Eye Tracker Application for multiple disable visually impaired”, che ha l’obiettivo di sviluppare applicazioni utilizzabili da parte delle persone con disabilità visive o multidisabilità sensoriali attraverso un sistema di tracciamento oculare.

LEGA DEL FILO D’ORO. Oggi la Lega del Filo d’Oro è presente in dieci regioni e segue ogni anno oltre 950 utenti provenienti da tutta Italia svolgendo le sue attività di assistenza, educazione e riabilitazione delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali nei Centri e Servizi Territoriali di Osimo, Sede principale dell’Ente, Lesmo (MB), Modena, Molfetta (BA) e Termini Imerese (PA) e nelle Sedi territoriali di Novara, Padova, Pisa, Roma e Napoli. Per maggiori informazioni visita: www.legadelfilodoro.it

mercoledì 20 ottobre 2021

Uici, mercoledì 20 ottobre, giornata nazionale del cane guida. «Liste d’attesa troppo lunghe»

Corriere della Sera del 20/10/2021

Barbuto, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti: «potenziare le scuole di addestramento per ridurre le liste di attesa per cui un cieco aspetta anche 2 anni per avere un cane guida».

Un cane è un amico fedele, si sa, ma per un non vedente è molto di più. È la sua vista, un punto di riferimento fondamentale per la sua libertà e autonomia, un rapporto che proprio a causa del forte legame di interdipendenza diventa prezioso. In Italia sono 360.000 i ciechi assoluti e oltre 1.500.000 le persone con deficit visivi gravissimi che grazie a un cane guida possono (per legge) entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico e di salire sui mezzi di trasporto, senza costi aggiuntivi. Per ricordare l’importanza del ruolo che ricopre il cane guida e l’impegno degli istruttori e delle famiglie nella formazione e socializzazione dei cuccioli che mercoledì 20 ottobre si celebra la giornata nazionale del cane guida.

Con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’importanza di questi amici a quattro zampe, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) dedica al Cane guida per ciechi una Giornata Nazionale di celebrazione con eventi e iniziative rivolte alla cittadinanza. La XVI edizione punta a far conoscere alle persone il percorso di addestramento del cane a partire dalle famiglie affidatarie, che con amore e solidarietà si prendono cura del cucciolo per i primi nove/dieci mesi di vita., riconsegnandolo a percorso concluso. L’invito dell’istituto è «potenziare le scuole di addestramento per ridurre le liste di attese per cui un cieco aspetta anche 2 anni per avere un cane guida, — ha commentato Mario Barbuto, presidente nazionale di UICI—, sollecitare la cittadinanza e le istituzioni ancora troppo spesso disattente verso la funzione preziosa dei nostri amici a quattro zampe, perché sovente ignorano le normative, rifiutano la presenza del cane, magari con la superficialità di chi non si rende conto di ostacolare la libertà e la vita della persona che si trova dietro la maniglia di quel cane».

Al ruolo delle famiglie affidatarie è dedicato l’evento principale delle celebrazioni della Giornata Nazionale del Cane guida, ospitato dalla Scuola di riferimento nazionale per l’addestramento, il Centro Cani Guida per Ciechi e Polo Nazionale per l’Autonomia «Helen Keller» di Messina istituito per volontà dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il sostegno anche della Regione Sicilia. L’evento si terrà mercoledì 20 ottobre a Messina a partire dalle ore 10:30, fruibile anche in modalità streaming via zoom e sulla pagina facebook dell’UICI.

«Con questa Giornata – dichiara il presidente del Centro H. Keller –Linda Legname — omaggiamo il grande atto di coraggio e forza d’animo di persone che sanno restituire il cucciolo dopo averlo coccolato, visto crescere nella loro casa, tra i loro affetti».

di Emily Capozucca

Giornata nazionale del cane guida: l'invito di Uici a diventare "puppy walker"

Redattore Sociale del 20/10/2021

MESSINA. Un grande appello sarà lanciato oggi alla scuola di addestramento Helen Keller di Messina per celebrare l'importanza del cane guida, l'impegno degli istruttori e la generosità delle famiglie affidatarie che si prendono cura dei cuccioli di cane per 10-12 mesi prima che inizino la scuola come cani guida. Infatti, prima del periodo di addestramento in apposite scuole dove il cane è sottoposto a un percorso di educazione con personale personalizzato, il cucciolo viene affidato ad una famiglia che gli insegna le regole fondamentali di comportamento. L'evento coinvolge 5 di queste famiglie affidatarie, la cui importanza è fondamentale: grazie alla loro generosità e al dono che fanno nel curare questi cani, nel futuro faranno del bene nei confronti di un cieco che ne ha bisogno.

Come afferma Mario Barbuto, presidente UICI, è importante "potenziare le scuole di addestramento per ridurre le liste di attesa per cui un cieco aspetta anche 2 anni per avere un cane guida, sollecitare la cittadinanza e le istituzioni ancora troppo spesso disattente verso la funzione preziosa dei nostri amici a quattro zampe, perché sovente ignorano le normative, rifiutano la presenza del cane, magari con la superficialità di chi non si rende conto di ostacolare la libertà e la vita della persona che si trova dietro la maniglia di quel cane". Per queste ragioni, oltre a sottolineare le necessità di potenziare la capacità operativa delle scuole nazionali di addestramento, l'UICI invita cittadini e famiglie a donare un po’ del loro tempo e del loro amore per educare i cuccioli di cani guida a contribuire a regalare a un non vedente la gioia di questo amico speciale. Al ruolo delle famiglie affidatarie è dedicato dunque l'evento principale delle celebrazioni della Giornata nazione del cane guida, ospitato dalla scuola di riferimento nazionale per l'addestramento, il centro cani guida per ciechi e polo nazionale per l'autonomia Helen Keller di Messina istituito per volontà dall'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, con il sostegno anche della regione Sicilia.

"Con questa giornata - dichiara Linda Legname, presidente del centro H. Keller - omaggiamo il grande atto di coraggio e forza d'animo dei puppy walker, persone che sanno restituire il cucciolo dopo averlo coccolato, visto crescere nella loro casa, tra i loro affetti; averci giocato assieme, averlo accudito, curato e portato a spasso per la città a imparare i primi trucchi del mestiere di cane guida. ll loro non è un lavoro, ma l'espressione di un impegno sociale sensibile, ricco di umanità, per il quale non sapremo dire mai grazie a sufficienza. Per questo invitiamo tutti i cittadini, ad accogliere cuccioli che da grandi diventeranno cani guida". In Italia si contano circa 360.000 ciechi assoluti e oltre 1.500.000 persone con deficit visivi gravissimi. L'accesso libero dei cani guida nelle nostre città per ciechi è sancito dalla legge n.37 del 1974, integrata e modificata dalle leggi n. 376/1988 e n. 60 del 2006. Queste disposizioni consentono al non vedente di entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico e di salire sui mezzi di trasporto, senza costi aggiuntivi o limitazioni, fatto salvo l'obbligo della museruola. In questo quadro, l'Unione italiana ciechi e ipovedenti ha anche elaborato un decalogo specifico su come comportarsi presenza di un cane guida. "Ma oltre a essere un momento di celebrazione - prosegue Linda Legname - la Giornata è anche l'occasione per ribadire il ruolo fondamentale delle scuole di addestramento che rappresentano per il paese un importante patrimonio di competenze e valore sociale, ma che necessitano di essere potenziate in termini di capacità operativa per poter ridurre i tempi entro i quali sono in grado di consegnare al non vedente il suo prezioso compagno di vita, con liste di attesa che oggi toccano i 2 anni. Per questo ci rivolgiamo alle istituzioni affinché si adoperino per sostenere queste strutture e siano a fianco di UICI anche nel promuovere una cultura del rispetto delle regole. Non si contano infatti gli episodi di discriminazione del cane guida e del suo conduttore a cui ancora oggi può venir negato l'accesso a mezzi o luoghi pubblici, mentre è indispensabile affermare una cultura di accoglienza in cui sia possibile per entrambi convivere e integrarsi nelle comunità e tra la popolazione".

L'evento si concluderà con la cerimonia di rientro a scuola dei cuccioli affidati alle famiglie che poi completeranno il percorso di addestramento.

martedì 19 ottobre 2021

Didattica e disabilità al MAXXI di Roma

Artribune del 19/10/2021

ROMA. Parla di inclusione e di accessibilità il progetto messo a punto dal MAXXI di Roma che coniuga didattica e risorse digitali per rendere la propria offerta museale alla portata di tutti.

Il MAXXI è stato indiscutibilmente uno dei musei protagonisti della rivoluzione digitale del primo lockdown. Durante questo arresto inaspettato e prolungato ha preso forma un progetto importante, MIXT – Musei per tutti. Ce lo racconta Sofia Bilotta dell’Ufficio Public Engagement del museo romano.

Quando nasce il progetto sperimentale MIXT – Musei per tutti?

L’idea di MIXT nasce nel 2018 per un bando di Lazio Innova su proposta di due aziende informatiche: Mediavoice e DStech. Quando nel settembre del 2019 ci hanno comunicato che avevamo vinto abbiamo iniziato a lavorare, ma pochi mesi dopo ci siamo ritrovati in lockdown. Questa esperienza di isolamento e il lavoro in team da remoto hanno radicalmente cambiato il progetto. Tra febbraio e aprile ho ripensato gran parte dei contenuti, chiaramente all’interno di una cornice e un budget già approvati.

Come vi siete mossi per creare la ricchissima rete di collaborazioni sia istituzionali (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Ente Nazionale Sordi ecc.) sia con attori e artisti che hanno prestato la loro voce?

Proprio durante il lockdown abbiamo tessuto e ampliato la rete di collaborazioni decisive per MIXT. Attraversare questi mesi per molte persone con disabilità è stato particolarmente faticoso, per questo abbiamo cercato un modo per stare loro più vicini. Nascono così i progetti Collezione da ascoltare e Collezione in LIS per il palinsesto digitale #iorestoacasa con il MAXXI. Per alcune settimane ho lavorato tutti i giorni con due soci dell’Unione Ciechi di Roma alla scrittura dei testi successivamente letti dagli attori e con l’Ente Nazionale Sordi - CR Lazio per la redazione e la produzione delle video guide in Lingua dei Segni Italiana. Il lavoro sulle opere della collezione svolto a distanza con le tecnologie disponibili nelle nostre case è stato un mattone fondamentale per la successiva produzione di contenuti di MIXT. Gli attori invitati a partecipare sono stati di una straordinaria disponibilità nell’aderire gratuitamente al progetto per le persone con disabilità visiva.

IL PROGETTO MIXT

Come siete riusciti a far dialogare i diversi protagonisti con lo staff del museo, con gli informatici, con il Dipartimento comunicazione ecc.?

Uno dei punti di forza di MIXT è il suo carattere multidisciplinare fondato sulla collaborazione di professionalità diverse. L’Ufficio Public Engagement usa metodologie partecipative con l’obiettivo di facilitare l’incontro e lo scambio tra persone diverse con esperienze diverse, permettendone la piena espressione e rappresentazione nei progetti. Il team di progetto conta oltre 40 persone, ma in questo caso i key-player sono stati i 12 narratori con disabilità, 6 sordi, 3 ipovedenti e 3 ciechi. Con loro, e intorno a loro, si è strutturato il percorso collettivo.

Se dovessi scegliere due momenti particolarmente emozionanti e arricchenti di questo percorso durato oltre un anno e mezzo, quali sarebbero?

Devo ammettere che i momenti emozionanti sono stati tanti, per farsene un’idea basta ascoltare le narrazioni sul sito del progetto. Uno che mi torna subito in mente è quello in cui una delle partecipanti cieche durante l’esplorazione tattile della Galleria 2 a museo chiuso, in pieno lockdown, mi dice: “Questa è la porta di acciaio del montacarichi, è lo stesso che sale dalla hall al piano terra”, dimostrandomi non solo di sapere esattamente dove si trovasse ma anche di aver letto e ricostruito la sezione dell’edificio con la sua complicatissima struttura. Orientarsi all’interno del MAXXI è una sfida per qualunque visitatore. Serve tornare e ritornare, esplorando palmo a palmo lo spazio per comprenderne il funzionamento, esattamente come fa una persona cieca, per questo abbiamo chiesto a loro di aiutarci a raccontarlo a tutti. MIXT è un progetto di accessibilità universale ma costruito dalle persone con disabilità per tutti noi, invece del contrario.

E il secondo?

Il secondo momento coincide con la testimonianza di una delle partecipanti sorde alla quale era stato chiesto di raccontare brevemente in un video cosa significasse il MAXXI per lei. La sua risposta in Lingua dei Segni, praticamente intraducibile, è stata di una sintesi e una potenza che mi hanno lasciata impressionata. Si trova sulla homepage del sito. Mentre le mani segnano il segno-nome MAXXI, che allude alla forma sinuosa della Galleria 5, il volto comunica interesse e stupore per quell’oggetto, le mani quindi si alzano per segnare la parola “arte” mentre lo sguardo le segue e il volto diventa ispirato, in quel momento le mani scendono e si uniscono sul petto in un segno di interiorizzazione e appropriazione totale mentre la mediatrice sorride. Ecco, per me quei pochi segni rappresentano tutto il senso del lavoro fatto.

Ho cominciato a studiare la LIS per riuscire a entrare nel merito dei contenuti che stavamo sviluppando con la comunità segnante e questo mi ha permesso di comprendere le dinamiche della lingua visivo-gestuale e il suo enorme potenziale narrativo e descrittivo. Per me, che sono una storica dell’arte che vive di immagini e forme, è stata una scoperta straordinaria e ricca di possibili sviluppi.

ACCESSIBILITÀ E INCLUSIONE

Il progetto MIXT è un esempio di “buona prassi” per la completezza dei prodotti ideati, il coinvolgimento degli utenti finali (sordi e disabili visivi) ma anche per l’unione tra digitale ed esperienza multisensoriale. Questo permette di sottolineare e ribadire il ruolo di primo piano dell’Italia nel panorama internazionale dal punto di vista dell’accessibilità culturale e al patrimonio. Avete anche voi questa sensazione?

Sicuramente esistono molte buone pratiche anche a livello internazionale, purtroppo non è sempre facile scoprirle per la scarsa comunicazione che ne viene data. Per questo cerco di portare avanti la mappatura dei casi di studio e la ricerca continua sulle buone pratiche insieme all’Università La Sapienza, presso la cui Scuola di Specializzazione in beni storico artistici insegno Didattica del Museo e del Territorio, e alle istituzioni preposte alla difesa dei diritti delle persone con disabilità. Proprio tramite l’Ente Nazionale Sordi è recentemente arrivata una valutazione importante di MIXT. Il 25 settembre scorso, in occasione della Giornata Mondiale del Sordo, festeggiata al MAXXI, le cariche istituzionali dell’ENS hanno visitato il percorso MIXT con un membro del board della World Federation of the Deaf, l’associazione internazionale che riunisce le istituzioni dei singoli Paesi. Il progetto è stato riconosciuto dal consigliere della WFD come una buona pratica unica nel suo genere per la partecipazione attiva delle persone sorde e per la rilevanza del percorso nel museo articolato in 11 aree permanenti con schermi per le video guide in LIS e IS (International Sign). Il team di progetto è stato quindi invitato a presentare MIXT alla conferenza quadriennale della WFD che si terrà in Corea del Sud nel 2024!

Quindi qual è il senso ultimo del progetto?

La piena fruibilità per le persone sorde italiane e straniere è uno degli obiettivi del progetto e che la comunità segnante lo senta proprio e ne faccia un effettivo strumento di formazione culturale e di orgoglio nazionale è significativo.

Il senso che anima il progetto credo lo abbiano riassunto bene Giuliano Frittelli e Camilla Capitani, presidente e consigliera dell’UICI Roma, quando il 23 settembre, in occasione della presentazione ufficiale di MIXT, hanno ricordato il motto del movimento mondiale delle persone con disabilità: “Niente su di noi senza di noi”. Dobbiamo solo cominciare ad applicarlo come principio di metodo.

di Annalisa Trasatti

lunedì 18 ottobre 2021

"Io, non vedente, gioco a golf e vi spiego come": Palmieri e l'Open d'Italia

La Stampa del 18/10/2021

Roveri racconta la sua nuova vita: "Ho perso la vista in un incidente d'auto ma sul green sono rinato. Voglio essere un esempio". "Sono andato fuori strada per rispondere al telefonino".

FOLLONICA. "A 30 anni ho perso la vista in un incidente stradale. Da lì si è iniziata la mia seconda vita, bellissima. Anche perché gioco a golf". Stefano Palmieri, 49 anni, 13° all'Open d'Italia Disabili organizzato al Royal Park I Roveri, veste la maglia della Nazionale Paralimpica "con orgoglio". Una passione nata per caso, sul campo vicino a casa, a Follonica, scelta per curare la depressione dopo quell'incrocio sfortunato con il destino. "Ero in auto, ho risposto al cellulare e sono finito fuori strada". Un botto terribile, 17 ore in sala operatoria e 29 giorni in rianimazione. "Quando sono uscito dall'ospedale ero a terra. Poi ho capito che il golf mi offriva una via di uscita e ho visto la luce in fondo al tunnel. Ho iniziato a far pratica, mi sono appassionato e sono riuscito a raggiungere un alto livello".

Ma come può una persona senza vista giocare a golf? "Mi affido alla guida Stefano Bertola, i miei occhi sul green", risponde sorridendo. "Lui mi spiega la distanza dalla buca e io conto i passi per capire", dice Palmieri. E aggiunge: "Decido io però quale forza dare alla pallina. Penso al colpo e tiro. Per chi come me gioca senza vedere, è fondamentale essere in sintonia con la guida".

Ne ha fatta di strada Stefano, da quel giorno maledetto. Prima dell'incidente faceva il parrucchiere. "Con un socio, l'attività era ben avviata. Poi ho dovuto lasciare e mi sono inventato una nuova vita. Grazie alla mia decisione sono rinato. Ho iniziato a camminare, a farmi la barba e a gioire dei piccoli gesti quotidiani. Ma soprattutto ho dovuto riconquistare le persone. Perché un cieco fa paura. Molti scelgono di stare distanti, temono di ferirti". La forza l'ha aiutato a reagire. "Dove l'ho presa? Da mio padre, morto due mesi prima dell'incidente. Ma ha lottato come un leone con un attaccamento alla vita che mi è rimasto dentro. E la mia vittoria più grande è aver dato coraggio ad altri non vedenti che hanno iniziato a giocare sulla scia dei miei successi internazionali".

di Daniela Cotto

venerdì 15 ottobre 2021

Nella Giornata Nazionale del Cane Guida il racconto di Claudio, oltre 40 anni al buio guidato dai suoi “occhi” a quattro zampe

“Al mio Eliot non potrei mai rinunciare. Rinunciare a lui sarebbe come dover rinunciare alla mia autonomia. Che non baratto con nulla”.

A parlare è Claudio Mapelli, 69 anni, presidente della sezione bergamasca dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Eliot è il settimo cane guida di Claudio che a 22 anni ha perso la vista a causa di un incidente di caccia. Ma grazie ai cani, che da sempre Claudio ha amato e che lo hanno accompagnato fin dalla sua infanzia, non hai perso la sua autonomia e la sua libertà.

I suoi sette cani (quattro pastori tedeschi e tre labrador) sono stati, prima ancora che i suoi occhi, i suoi compagni di vita che, malgrado la cecità, gli hanno permesso di condurre un’esistenza senza barriere. Lavoro, viaggi, spostamenti, divertimenti per Claudio non sono mai stati un impedimento, proprio grazie a questi straordinari amici a quattro zampe addestrati per diventare la vista di chi vive nel buio.

Claudio decide di raccontare la sua vita sempre accompagnato dai suoi cani guida, proprio in occasione della Giornata Nazionale del cane guida che si celebra il 16 ottobre. Una Giornata istituita dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti nel 2006 per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sui diritti umani delle persone con disabilità visiva, e far comprendere che il cane guida sono “gli occhi di chi vive nel buio”.

“La scelta del cane guida è arrivata per caso – racconta – Grazie a Francesco, un amico non vedente che, già negli anni Settanta, ne aveva preso uno in Germania. Ho deciso di fare lo stesso, ed è stata una delle scelte più azzeccate della mia vita. Non posso vivere senza il mio cane guida”.

Eliot, così come i suoi predecessori, accompagna Claudio in tutti i momenti della giornata: la passeggiata per andare al lavoro a piedi (attraversando anche strade molto trafficate), le lunghe giornate in ufficio, e poi in ogni momento di svago e di socialità.

“Sui mezzi pubblici il cane guida richiama sempre l’attenzione e le coccole dei passeggeri – prosegue Mapelli – Tanti si fermano, mi fanno domande, lo accarezzano. Eliot è più grande rispetto ai mie precedenti cani guida e sui pullman spesso le persone mi chiedono permesso per passare: è un gigante buono color miele”.

Claudio non riesce a immaginare la sua vita senza il cane guida. “Trascorro più tempo con il cane guida che con mia moglie – prosegue ironicamente -. Certo avere il cane guida è un impegno. Il cane, rispetto al semplice bastone bianco che, tornato a casa, viene riposto sulla cassapanca ha bisogno di attenzione e cure. Il cane è parte della famiglia: va pulito, spazzolato, lavato, nutrito e coccolato. Ma quello che dà un cane, e in questo caso un cane guida, non ha prezzo. Inoltre facilita e velocizza gli spostamenti: è lui che mi guida”. Preservandolo da pericoli e ostacoli che, altrimenti, Claudio dovrebbe “intercettare” con il suo bastone.

Claudio ricorda con affetto i predecessori di Eliot, tutti presi in Italia. L’ultima Ghea, 13 anni, è andata in pensione e il suo posto è stato preso da Eliot che arriva da una scuola di addestramento svizzera. “L’addestratore lo ha portato a casa mia ed è rimasto con noi per una decina di giorni per spiegarmi e affiancarmi nelle attività quotidiane con Eliot – prosegue -. Purtroppo in Italia le lista d’attesa per avere il cane guida sono lunghe, Eliot è arrivato dopo otto mesi”.

Non dimentichiamo che, come ricorda la Legislazione garantisce al cane guida molti diritti quali l’accesso a tutti gli esercizi pubblici; l’esonero dell’obbligo di portare la museruola (a meno che non sia richiesto in una data situazione); l’esonero del proprietario di avere paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni. Il cane guida sale gratis sui mezzi pubblici, può accompagnare la persona non vedente anche su traghetti e aerei sia in Italia sia all’estero; può viaggiare sul sedile posteriore insieme alla persona cieca senza incappare in sanzioni.