sabato 15 maggio 2021

Il ruolo del supporto psicologico nella disabilità

Disabili.com del 15/05/2021

L’importanza di un supporto psicologico deriva dall’essere affiancati in un percorso non solo di accettazione della disabilità, ma anche di crescita ed autonomia.

Quando una disabilità irrompe, le ripercussioni su tutti gli aspetti della vita sono molteplici, e possono investire anche il piano psicologico. Che arrivi in modo improvviso, a conseguenza di un evento traumatico come un incidente stradale, o a causa di una malattia, la disabilità è una condizione che può avere un grosso impatto anche sullo stato di benessere psicologico.

Depressione, scompensi generati dalla difficoltà di accettare la propria nuova condizione, problemi con la propria famiglia e più in generale nei rapporti sociali, sono tra le manifestazioni più comuni per le persone con disabilità. Il ruolo della psicologia in questi casi è fondamentale. Psicologi e psicoterapeuti, in sinergia con tutte le altre figure coinvolte (medici, insegnanti, famiglia etc), rappresentano la chiave di volta per evitare che la disabilità possa diventare un limite. Fanno sì che l’autonomia e la progettualità non siano precluse. Ma in cosa consiste la psicologia della disabilità e perché bisogna richiedere il supporto di psicologi specializzati?

Psicologia della disabilità: perché è così importante?

La psicologia della disabilità si occupa del percorso di accettazione della disabilità, della crescita e della conquista dell’autonomia personale. La progettualità ha soppiantato l’assistenzialismo e la medicalizzazione. Il grande vantaggio offerto da questo tipo di approccio è che focalizza l’attenzione sulle risorse e le potenzialità delle persone disabili ed è proprio su entrambe che struttura la quotidianità e la visione sul futuro.

L’obiettivo finale è far sì che i pazienti accettino in primo luogo la propria disabilità e imparino, con gli strumenti forniti, a conviverci sfruttando al meglio le proprie risorse, energie ed abilità nella vita di tutti i giorni. Altro aspetto importante è rappresentato dalla vita sociale. Ed anche in questo caso psicologi e psicoterapeuti si occupano di fornire i giusti strumenti per vivere con serenità il rapporto con gli altri. Superando i pregiudizi, la paura, l’ansia e tutte quelle emozioni che disorganizzano gli individui a livello cognitivo.

ICF: la globalità del soggetto e l’ambiente in cui vive

L’ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) è uno standard internazionale che viene utilizzato per misurare e classificare la salute e la disabilità. Rispetto ai criteri precedenti, l’ICF ha introdotto un nuovo modo di osservare la persona con disabilità. Non si guarda più soltanto alle menomazioni o i deficit per elaborare il percorso riabilitativo. Tiene conto della globalità del soggetto e dell’ambiente in cui vive. Dunque la valutazione è molto più ampia e focalizza l’attenzione anche sul contesto ambientale (culturale, norme sociali, istituzioni, etc) e sulla persona (genere, età, background sociale, condizione di salute, carattere, professione, etc). Ciò consente, in parole semplici, di non identificare più la persona disabile con la sua disabilità. Si fa leva sulle caratteristiche e qualità della persona, sulle sue potenzialità ed abilità e si educa l’ambiente circostante affinché superi il concetto di barriera psicologica (reazioni e accettazione della disabilità da parte della famiglia, della società). A parità di disabilità di partenza, infatti ogni individuo, a seconda del contesto ambientale, vive la propria condizione in modo diverso. L’obiettivo è fare in modo che il grado di handicap si riduca il più possibile, facendo leva sulle parti sane dell’individuo e le sue potenzialità. L’ICF mette inoltre in risalto l’importanza della famiglia della persona disabile nel percorso riabilitativo: il suupporto psicologico è essenziale anche per gli altri componenti del nucleo.

Come affrontare la disabilità?

Da quanto detto finora appare evidente che il supporto psicologico può essere estremamente utile per le persone disabili e per le loro famiglie. Ma dove trovare le figure specializzate nel settore? Supponiamo che tu viva a Varese, il modo più semplice per ottenere un elenco di psicologi di Varese è utilizzare portali tematici che in pochi secondi restituiscono i contatti utili per diverse città e province italiane. L’importante è che siano autorevoli. Basta far attenzione ad alcuni elementi:

- il sito offre contatti di psicologi e psicoterapeuti iscritti regolarmente all’albo;

- i contatti delle figure professionali proposte sono aggiornati;

- sono riportate le specializzazioni e le competenze dei professionisti.

Se il portale specializzato in psicologia rispetta i 3 punti su citati, hai trovato un ottimo punto di riferimento per la ricerca dello psicologo/psicoterapeuta.

Un ultimo consiglio: se la disabilità fa parte della tua vita o di quella di una persona a te cara, richiedi un supporto psicologico. Le prime barriere da abbattere sono proprio la paura e la rabbia per una condizione difficile da accettare.

Novità in materia di invalidità. Pubblicazione del Decreto Ministeriale in materia di IVA ridotta al 4 per cento per l’acquisto di sussidi tecnici e informatici e nuove disposizioni INPS nei confronti degli assenti a visita di revisione

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 41/2021

In breve le ultime novità in materia di invalidità, contenute nel Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 7 aprile 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 4 maggio 2021, n. 10.

L’art. 29 bis del Decreto Legge n. 76 del 16 luglio 2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 120 dell’11 settembre 2020, ha introdotto, nei confronti delle persone con disabilità, nuove misure di accesso alle agevolazioni fiscali sui sussidi tecnici e informatici di comune reperibilità; rinviava, però, a un apposito decreto ministeriale, per individuarne le modalità operative, al fine di superare quelle attualmente in vigore, disciplinate dal DM del 14 marzo 1998, secondo cui, per ottenere l’IVA agevolata al 4 percento, era richiesto, unitamente al verbale di riconoscimento della disabilità, una “specifica prescrizione autorizzativa rilasciata dal medico specialista della azienda sanitaria locale di appartenenza dalla quale risulti il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico e informatico e la menomazione (…) [motoria, visiva, uditiva o del linguaggio]”.

A questo scopo, il DM del 7 aprile 2021, entrato in vigore lo scorso 4 maggio, prevede all’art. 1, lett. a) che “Ai fini dell’applicazione dell'aliquota del 4 per cento per le cessioni di sussidi tecnici e informatici effettuate direttamente nei loro confronti, le persone con disabilità, al momento dell’acquisto, producano copia del certificato attestante l’invalidità funzionale permanente rilasciato dall’azienda sanitaria locale competente o dalla commissione medica integrata”.

Detto Decreto stabilisce, in particolare, che i verbali collegiali INPS dovranno riportare, oltre alle voci relative al contrassegno disabili e alle agevolazioni fiscali sui veicoli (IVA al 4 percento e detrazione IRPEF al 19 percento), anche una ulteriore voce, che faccia esclusivo riferimento al diritto alle agevolazioni sui sussidi tecnici e informatici, volti all’autonomia e all’autosufficienza. Conseguentemente, se prima spettava al medico specialista della azienda sanitaria locale il compito di certificare il collegamento funzionale fra prodotto e disabilità, ora tale incombenza spetterà alle Commissioni di accertamento ASL/INPS.

Sul punto, siamo ancora in attesa delle istruzioni operative dell’INPS che – con apposito messaggio – avrà modo di chiarire meglio le modalità applicative e la corrispondente dicitura, che verrà riportata a verbale. Tali novità, che dovranno essere inserite nella procedura informatica dell’INPS utilizzata anche dalle Commissioni ASL, richiederanno tempi, che non si prospettano brevi.

A ogni modo, per fugare alcune perplessità, precisiamo quanto segue:

1. nel caso in cui il verbale non riporti la corrispondente voce relativa alle agevolazioni IVA sui sussidi tecnici ed informatici (condizione riferita a tutti i verbali attualmente in vigore), la prescrizione autorizzativa potrà essere rilasciata direttamente dal medico curante, senza più l’obbligo di rivolgersi a un medico specialista della ASL. Viene, infatti, previsto alla lett. b) dell’art. 1 che: “I certificati di cui al comma 2, dai quali non risulti il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico-informatico e la menomazione permanente (…) sono integrati con la certificazione, da esibire in copia all'atto dell'acquisto, rilasciata dal medico curante contenente la relativa attestazione, richiesta per l'accesso al beneficio fiscale”.

2. Il suddetto DM non interessa gli ausili, le protesi e le ortesi riportati all’interno del Nomenclatore tariffario che restano a carico del Servizio Sanitario Nazionale e per i quali valgono le consuete modalità.

INPS, messaggio n. 1835 del 6 maggio 2021.

A decorrere dal 6 maggio scorso, sono entrate in vigore le nuove istruzioni operative per le visite di revisione, in materia di accertamento della permanenza dei requisiti sanitari.

L’INPS, a cui è demandata la competenza nelle materie di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, ha previsto che l’assenza a visita di revisione alla prima chiamata determinerà la sospensione provvisoria della prestazione economica, con effetto dal primo giorno del mese successivo a quello di mancata presentazione a visita; ciò, in ogni caso, “a prescindere dall’esito della comunicazione postale”

Sul punto, potrebbero profilarsi gli estremi di un eccesso di potere decisionale, da parte dell’Istituto), oltre che una miriade di ricorsi da parte degli interessati.

Con apposita lettera abbiamo già segnalato al Ministro alle disabilità Erika Stefani la problematica, richiedendo l’applicazione corretta e legittima delle norme in vigore che prevedono la eventuale revoca della prestazione soltanto al termine del processo di revisione.

Il messaggio INPS del 6 maggio 2021, purtroppo, supera, infatti, le precedenti indicazioni del messaggio n. 2002 del 19 marzo 2015, secondo cui, invece, l’esito della spedizione della convocazione alla visita di revisione risultava rilevante; tant’è che l’Istituto di previdenza procedeva, ricorrendone le condizioni giustificative, a una seconda convocazione.

Secondo le nuove disposizioni, invece, l’interessato sottoposto a revisione, impossibilitato a presenziare alla prima chiamata a visita collegiale, avrà 90 giorni di tempo per fornire alla Sede INPS di riferimento una idonea giustificazione di natura amministrativa o sanitaria che verrà valutata senza che siano stati definiti e chiariti i criteri della “idoneità” della giustificazione stessa, lasciando quindi intravedere situazioni di ampia discrezionalità.

Infatti, solo se il motivo dell’assenza sarà ritenuto fondato da INPS, verrà disposta una seconda convocazione a visita collegiale, altrimenti l’Istituto procederà automaticamente alla revoca definitiva della prestazione di invalidità, a decorrere dalla data di revisione.

In buona sostanza, la revoca definitiva delle prestazioni Cat. INVCIV avverrà nelle seguenti ipotesi:

• mancato invio della giustificazione dell’assenza entro la scadenza dei 90 giorni dalla data della visita;

• valutazione negativa dell’idoneità della giustificazione da parte dell’INPS;

• assenza anche alla seconda convocazione.

Il provvedimento di revoca verrà spedito all’indirizzo dell’interessato.

Stanti dette condizioni, con l’auspicio che gli opportuni interventi possano portare a una modifica del provvedimento, riteniamo comunque essenziale fin da ora che le persone affette da cecità assoluta richiedano, in sede di visita collegiale di riconoscimento, che sia riportata a verbale la specifica voce relativa all’esonero dalle visite di revisione, tenuto conto del fatto che la cecità assoluta rientra, per legge, tra le patologie stabilizzate e ingravescenti, ai sensi e per gli effetti del Decreto Ministeriale del 2 agosto 2007 (al punto 11), e che, pertanto, dà titolo a tale esonero.

In allegato, il testo sia del DM del 7 aprile 2021, che del messaggio INPS n. 1835 del 6 maggio 2021.

Il file .zip contenente il presente comunicato ed i relativi allegati può essere scaricato da qui 

giovedì 13 maggio 2021

Dispositivi in aiuto a persone non vedenti, accordo tra comune e associazione ciechi

La Voce di Mantova del 13/05/2021

Se il Comune di Mantova ha pensato di adottare dei servizi per aiutare le persone non udenti, per quanto riguarda i soggetti ipovedenti, al contrario, già sono stati adottati alcuni accorgimenti. La giunta, infatti, ha approvato l’accordo di collaborazione tra il comune di Mantova e l’Associazione Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Mantova riguardo l’acquisto di alcuni particolari dispositivi. L’Associazione, infatti, ha presentato una proposta di collaborazione, da realizzarsi nel corso del biennio 2021-2022, in virtù della quale intende portare avanti alcuni progetti quali l’ottimizzazione dell’erogazione dei tanti servizi già in atto ed acquistare, come detto, alcuni dispositivi Alexa. Dispositivi che poi verranno distribuiti alle persone anziane e sole per promuovere l’autonomia nella ricerca di informazioni, di intrattenimento, comunicazioni e altro ancora. Inoltre, intende acquistare anche strumenti informatici accessibili (tablet) e distribuirli a giovani studenti e/o lavoratori in condizioni di necessità, allo scopo di supportarne al meglio lo sviluppo delle abilità, la formazione e l’apprendimento scolastico e lavorativo. Si tratta di un’iniziativa utile, sicuramente, per tutta la comunità.

«Si rimane colpiti da questo luogo»

Lucemagazine del 13/05/2021

Giovedì 13 maggio, la Ministra per le Disabilità Erika Stefani e l’Assessora della Regione Lombardia Alessandra Locatelli hanno visitato l’Istituto dei Ciechi di Milano, nell’ambito di un ciclo di incontri con diverse realtà che operano nel sociale, organizzato dall’assessorato regionale a Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari Opportunità.

Ad accogliere le due personalità c’erano Rodolfo Masto, presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, i dirigenti e i dipendenti dell’Ente e alcuni rappresentanti dell’UICI, tra cui il presidente della sezione regionale lombarda Giovanni Battista Flaccadori, Nicola Stilla e, in collegamento web da remoto, il presidente nazionale Mario Barbuto.

Molti i luoghi visitati all’interno della sede di via Vivaio : l’organo di Sala Barozzi, da pochi mesi ritornato a suonare dopo un lungo e complicato intervento di restauro; il centro di progettazione e produzione del materiale didattico, che ha continuato a funzionare durante tutto il periodo della pandemia per distribuire supporti didattici agli studenti con disabilità visiva frequentanti le scuole della Lombardia; il Museo Louis Braille dove si trovano gli strumenti e gli esempi dei metodi di scrittura e lettura utilizzati nel tempo dai non vedenti; l’Archivio storico dove si conservano le carte e i documenti storici dell’Istituto a partire dalla sua Fondazione nel 1840.

La visita si è conclusa nei nuovi locali del Centro Diurno Disabili (CDD), che entrerà in funzione già dal prossimo settembre. «L’apertura di questo nuovo centro va vista come un segno di ripresa dopo le difficoltà vissute a causa della pandemia» ha detto il presidente Masto. «L’Istituto dei Ciechi, nonostante la gravità dei problemi causati dalla crisi sanitaria, ha fatto di tutto per garantire la continuità e la qualità dei servizi rivolti agli utenti disabili visivi».

«Si rimane colpiti da questo luogo - ha dichiarato la ministra - È incredibile come una struttura così maestosa e carica di storia continui a essere all’avanguardia nell’offrire servizi alle persone con disabilità visiva.» La ministra ha poi sottolineato l’importanza storica dell’occasione offerta dal Recovery plan per le persone disabili: «Sono stati stanziati 6 miliardi di euro tra i vari interventi, che avranno ricadute dirette sul mondo della disabilità. Questo ministero svolgerà un ruolo trasversale, di supervisione, affinché le altre amministrazioni pongano attenzione alle problematiche della disabilità».

L’Assessora regionale Alessandra Locatelli ha ribadito l’attenzione che Regione Lombardia rivolge alla formazione dei bambini con disabilità sensoriale, sottolineando la necessità di proporre occasioni di relazione per i giovani, soprattutto in questo delicato momento. «Puntiamo molto sui centri estivi e per questo la regione ha appena lanciato un bando inclusivo per incentivare le attività con i ragazzi disabili da parte degli enti locali».

Il Presidente Rodolfo Masto alla fine dell’incontro si è detto molto soddisfatto: «L’iniziativa va nel segno della contaminazione culturale fra le tante realtà, frutto della filantropia, che operano nel sociale e nel mondo della disabilità. La presenza delle istituzioni è un segno di riconoscimento di queste eccellenze, che meritano di essere sostenute per continuare a offrire servizi di qualità».

Il libro Braille, feticcio tattile che ha costruito la cultura dei ciechi

Superando del 13/05/2021

«Il libro Braille – scrive tra l’altro Giuseppe di Grande, nella bella ricognizione storica e sociale che proponiamo oggi – è stato lo strumento che ha portato la cultura e la parola tra le persone con disabilità visiva. Le persone native del Braille, cioè tutti i disabili visivi congeniti o acquisiti prima dell’avvento massivo dell’informatica, sentono e toccano nel libro Braille il feticcio della propria emancipazione, trasportati da un sentimento pari a quello delle persone normo-vedenti che provano emozioni per l’odore e la forma di un libro a stampa comune».

La passione per il “famigerato” odore della carta fa da corollario alle conversazioni di coloro che vogliono scongiurare l’impoverimento sensoriale a causa della parola elettronica. E così, in quell’eterno gioco duale che caratterizza i dialoghi, leggiamo appassionati innamoramenti verso il libro di carta, accese prese di posizione a favore della sua forma, del suo colore, del suo odore.

L’essere umano ha da sempre sentito l’esigenza di comunicare con gli altri individui della sua specie. Dopo la comunicazione mediante il linguaggio parlato, l’attenzione dell’uomo si è rivolta alla parola scritta, per poter trasferire e tramandare informazioni e conoscenza agli altri individui in modo indiretto. Il linguaggio parlato e scritto ha avuto sempre un ruolo centrale; non è stato solo il veicolo principale della comunicazione, ma è stato – ed è anche – il propulsore dell’evoluzione degli esseri umani. Pertanto la parola è stata ed è lo strumento di interazione tra persone al fine di trasmettere un messaggio.

In Occidente il processo di massificazione della parola è iniziato nel 1455, quando l’orafo e tipografo tedesco Johannes Gutenberg stampò 180 copie del primo libro (La Bibbia) utilizzando una macchina di sua costruzione. In più di cinquecento anni di diffusione del libro, questo medium ha reso accessibile la parola stampata a tutti gli esseri umani, diffondendo e distribuendo informazioni e conoscenza. Artefice della coesione sociale di un mondo in rapida espansione, ha tramandato sociologicamente credenze, tradizioni, superstizioni, riti religiosi, cultura.

L’odore dei libri è stato analizzato anche chimicamente; pare che sia dovuto al degrado della carta, contenente cellulosa, e al conseguente rilascio di sostanze organiche. Ma sensorialmente un libro è più del suo odore, perché coinvolge almeno altri due sensi: la vista e il tatto. In più un libro è potenzialmente fonte di emozioni per via della parola che porta tra le sue pagine. I sentimenti delle parole stampate si imprimono nella mente del lettore che, come in un processo di transfert inconsapevole, reifica la parola nel libro, nel medium concreto che tiene tra le mani; libro che àncora nella mente del lettore e della lettrice le emozioni trasmesse dalle parole stampate anche attraverso l’olfatto e la vista.

Per il primo libro Braille si deve andare avanti nella storia di ben quattrocento anni. Infatti, solo nel 1827 la parola vede la luce sotto un altro aspetto: i puntini. I glifi della stampa a caratteri mobili per la lettura delle persone cieche non sono utili, si inizia appena a capire che è necessario adottare un altro sistema. Per vedere i punzoni di una stampante Braille in azione si deve ancora andare avanti nel tempo di altri centocinquant’anni. Qualche anno prima, infatti, l’austriaco Alois Senefelder inventa una nuova tecnica di stampa che chiama “stampa chimica su pietra”: nasce la stampa litografica.

La litografia dopo qualche anno ha una buona diffusione quasi in tutta Europa; già nel 1831 si possono contare una sessantina di stabilimenti, mentre la Francia, la stessa in cui in quegli anni Louis Braille fatica a far capire il suo sistema, mobilita il Governo per sostenerne lo sviluppo.

Il medium resta sempre il libro, diventato nel frattempo più resistente della pietra. Per il Braille ciò che cambia è il sistema di lettura e scrittura. Non si può parlare di stampa in Braille, perché ancora non esiste, sebbene ci siano dei tentativi di goffratura dei caratteri su carta umida. La stampa in Braille vera e propria comincerà ad affacciarsi nella scena nel Novecento, mutuando la tecnica forse dalle lastre di zinco utilizzate in litografia al posto delle lastre di pietra.

Il Braille è rivoluzionario, è diverso, come a voler ulteriormente sottolineare la diversità dei ciechi in seno alla società. I ciechi col libro Braille è come se nascessero per la prima volta, almeno con la parola scritta. Prima del Braille, l’unico sistema che avevano avuto per comunicare era stata la parola parlata. Da metà Ottocento, la nuova scrittura Braille viene proposta in via sperimentale ai ragazzi ciechi che frequentano gli istituti; i vantaggi che essa procura sono di gran lunga superiori agli svantaggi. Una rivoluzione paragonabile a quella del Braille si avrà con l’avvento dell’informatica, negli Anni Novanta del Ventesimo secolo. Nel 1878 il Congresso Internazionale di Parigi dichiara il Braille “codice ufficiale di scrittura e lettura per non vedenti in tutti gli Stati”.

Per quanto neonato sia il sistema, il Braille, nella storia delle persone cieche, colma un’esigenza, un enorme buco nero culturale che mai prima era stato avvicinato. Da reietti della società, col Braille i ciechi dispongono dello strumento per emergere dal limbo sociale in cui erano stati relegati nei secoli bui. È importante capire che è grazie al Braille che i non vedenti di oggi godono di cultura, lavoro, tecnologia. Direttamente e indirettamente, il Braille ha formato e condizionato l’evoluzione e l’emancipazione di tutti i ciechi del mondo ed è conseguenza del Braille che oggi le persone con disabilità visiva hanno organizzazioni che difendono i loro interessi, fondate per la prima volta nei primi decenni del Novecento. Se prima i ciechi vivevano ai margini, dopo il Braille la loro storia è un continuo susseguirsi di conquiste, culturali, giuridiche, tecnologiche.

Il Novecento vede sempre più diffondersi il libro Braille. Le principali modalità di distribuzione sono tre: il prestito, lo studio, la vendita. I ciechi diventano non vedenti, la cultura si amplia, la sensibilità cresce. Il sentimento di disgusto verso la disabilità si attenua, fino quasi a sparire; sentimento prima sostituito dalla benevolenza cristiana di fine Ottocento, quando benefattori più o meno illustri sovvenzionavano i primi istituti per giovani ciechi, poi da una politica di umanità egualitaria, dove gradualmente si giunge a riconoscere che caratteristiche profondamente radicate nella persona non costituiscono una base legittima per la sistematica subordinazione giuridica di essa: in altre parole, si comincia a discutere di diritti e di assistenza.

A tutt’oggi esiste uno stigma e un pregiudizio associati alla classificazione della persona con disabilità visiva; la differenza tra ieri ed oggi è nella consapevolezza che le caratteristiche della persona con disabilità spesso non hanno alcuna relazione con la sua capacità di agire o di partecipare alla società.

Il libro Braille fa parte di questo graduale processo di sensibilizzazione e inclusione, perché è stato lo strumento che ha portato la cultura e la parola tra le persone con disabilità visiva. Perciò, per chiudere il cerchio e tornare al tema iniziale, le persone native del Braille, cioè tutti i disabili visivi congeniti o acquisiti prima dell’avvento massivo dell’informatica, sentono e toccano nel libro Braille il feticcio della propria emancipazione, trasportati da un sentimento pari a quello delle persone normovedenti che provano emozioni per l’odore e la forma di un libro a stampa comune.

Il libro Braille proietta al di fuori di esso le parole punzonate che contiene, informazioni e cultura con cui i ciechi hanno un rapporto tattile ancor più diretto rispetto alla vista, più intimo e sensuale, perché la parola si esprime attraverso il senso per eccellenza, quando si vuole entrare in contatto con qualcosa o con qualcuno: il tatto. L’olfatto viene coinvolto in minima parte, perché non viene stimolato dagli inchiostri che reagiscono chimicamente con la cellulosa della carta, in quanto il Braille non necessita di simili soluzioni; entra in gioco il tatto, dato che il Braille si tocca, si palpa, si accarezza, si percorre con le dita, trasmette emozioni e cultura attraverso un’intima esperienza tattile che fa del lettore, del libro e della parola un unicum.

È probabile che il libro in futuro sarà sostituito da un medium più usabile. Già oggi si diffondono sempre più dispositivi elettronici chiamati e-Book reader o tablet che hanno la forma di un libro, ma contengono una quantità di libri equiparabile a un’intera biblioteca.

I nativi digitali sono le persone che riescono oggi a godere appieno di questo nuovo medium atto a contenere la parola. Senz’altro una parola asettica, meno coinvolgente per i sensi, una parola non più stampata, ma proiettata su uno schermo digitale, e pur tuttavia incommensurabilmente più utilizzata. Anche per il Braille si prospetta un futuro simile. Oggi il Braille si esprime anch’esso con l’elettronica e l’informatica, anche se il passaggio da un medium all’altro si realizzerà completamente solo quando la scena culturale mondiale avrà quasi solo lettori nativi digitali. In più il mondo digitale deve ancora introdurre una tecnologia che per il Braille diventerà lo spartiacque tra il Braille cartaceo-elettronico di prima e il Braille digitale del dopo, cioè gli schermi aptici in grado di offrire un nuovo e favoloso medium tridimensionale in cui realizzarsi e introiettarsi intimamente nel lettore e nella lettrice, in forme più varie del Braille tradizionale su carta.

Ma forse la scienza e la tecnica in futuro potranno donare ai ciechi anche altre meraviglie: la vista.

di Giuseppe Di Grande,

Autore e sviluppatore del software gratuito Biblos, utilizzato per stampare in Braille e in grafica tattile. Analista programmatore non vedente ed esperto in accessibilità e usabilità, cura giornalmente un blog dedicato alla disabilità visiva all’interno del proprio sito.

L’INPS si attribuisce il diritto a sospendere e revocare la pensione d’invalidità

Giornale UICI del 13/05/2021

L’assenza a visita di revisione determinerà in ogni caso la sospensione cautelativa della prestazione economica.

Oggi, 13 maggio in collegamento dall’Istituto dei Ciechi Di Milano il Presidente Nazionale Mario Barbuto con i componenti della Direzione ha incontrato il Ministro per la disabilità Erika Stefani.

Diversi i temi trattati ma quello che il Presidente Nazionale ha desiderato portare all’attenzione del Ministro il provvedimento comunicato con messaggio INPS 1835 del quale riproduciamo ampio stralcio in coda a questa nostra nota. Dice Barbuto: “Detto provvedimento appare una misura ai limiti della vessazione, proprio quando prevede per i beneficiari della pensione di invalidità eventualmente assenti alla prima visita, la sospensione immediata della pensione, dopo due giorni dalla data della visita, senza altra procedura. La sanzione sarà accompagnata dalla revoca della pensione non solo in caso di assenza anche alla seconda visita, ma anche nell’ipotesi in cui non sia reputata idonea la motivazione della prima assenza.

Qui si evoca un altro delicato aspetto relativo a INPS che non ha titolo a valutare e giudicare in modo arbitrario circa le motivazioni dell’assenza.

Ma c’è di più: sospensione e successiva revoca potranno essere applicate a prescindere dall’esito della comunicazione postale relativa alla convocazione a visita. In parole semplici, infatti, INPS si attribuisce il diritto a sospendere e revocare la pensione d’invalidità, anche se e quando il beneficiario non si presenti alla visita di revisione, per esempio, per non aver ricevuto l’avviso. Cosa che purtroppo potrà verificarsi spesso, considerati i frequenti disguidi nei servizi di recapito e l’aggiornamento non sempre puntuale degli archivi. La sospensione in automatico della pensione, disposta da INPS trascorsi solo due giorni dall’assenza a visita, non può essere accettata dalle Associazioni rappresentative delle persone con disabilità, perché vessatoria e perché in aperto contrasto con il disposto dell’Art.25, co. 6-bis, DL 90/2014, convertito in L. 114/2014 che prevede il Diritto per l’interessato alla conservazione di tutti i benefici riconosciuti a seguito di verbali rivedibili, fino alla conclusione della procedura di revisione.

L’attuale provvedimento INPS di semplificazione, invece, prevede in caso di assenza alla prima visita, l’invio da parte dell’INPS all’interessato della comunicazione di immediata sospensione della pensione, con l’invito a presentare, entro novanta giorni, idonea giustificazione dell’assenza. Nel caso in cui l’interessato presenti una giustificazione sanitaria o amministrativa ritenuta “fondata”, sarà riavviato il processo di revisione dell’accertamento sanitario, con la comunicazione della nuova data di visita medica: qualora l’interessato risulti assente anche a questa seconda convocazione, l’istituto provvederà alla revoca del beneficio economico, a partire dalla data di sospensione.

La revoca è invece disposta in via immediata, senza diritto alla seconda convocazione alla visita medica, nel caso in cui l’Inps giudichi inidonea la motivazione dell’assenza, che deve essere di natura sanitaria e amministrativa. Poiché INPS procederà alla sospensione della prestazione a prescindere dall’esito della comunicazione postale, difficilmente eventuali disguidi nel recapito risulteranno utili per evitare la revoca della pensione, anche perché il provvedimento INPS non illustra i criteri secondo i quali una giustificazione sanitaria o amministrativa possa ritenersi fondata, di fatto riservandosi un’enorme discrezionalità in merito.

Pur con tutte le buone intenzioni di semplificazione e snellimento dei procedimenti amministrativi, il provvedimento INPS non può mettersi in contrasto con la legge. La notizia di convocazione a visita deve essere rappresentata all’interessato con mezzi certi e idonei; in caso contrario si potrebbero verificare innumerevoli disguidi e si aprirebbe sicuramente la via a una miriade di ricorsi, anche tenuto conto che, soprattutto le persone molto anziane, vivono una situazione di maggior disagio a causa della difficoltà a gestire tempestivamente e in autonomia le comunicazioni, la propria posta e gli avvisi, in modo da poter rispondere sempre con puntualità e precisione.

Un atteggiamento di legittimità e ragionevolezza che richiediamo a INPS riguarda l’osservanza delle norme e dei diritti dei cittadini, soprattutto quelli in condizione di maggior fragilità, procedendo a eventuali revoche solo e sempre dopo la conclusione dei percorsi e dei processi di rivedibilità che rimangono comunque quanto mai opportuni.

Da ultimo, ma certo non meno importante, un profondo rammarico va espresso per la mancata consultazione delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità, prima di adottare misure che determinano un impatto spesso profondo sulla vita quotidiana di centinaia e centinaia di migliaia di cittadini. Un’abitudine e una pratica dura a morire che esige interventi di tutela dell’autorità politica.

Messaggio INPS 1835

Articolo 25, comma 6-bis, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90. Semplificazione delle attività di gestione degli assenti a visita di revisione

Testo completo del messaggio

Premessa

Il comma 6-bis dell’articolo 25 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, inserito dalla legge di conversione 11 agosto 2014, n. 114, ha introdotto importanti modifiche in materia di accertamento sanitario di revisione nelle materie di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, stabilendo che “nelle more dell’effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità conservano tutti i diritti acquisti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura” e che “la convocazione a visita, nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità, è di competenza dell’Istituto nazionale della previdenza sociale”.

L’Istituto ha quindi dettato le istruzioni operative per la gestione delle relative attività amministrative e sanitarie, compresa una specifica disciplina delle assenze a visita basata sugli esiti della convocazione postale (cfr. il messaggio n. 2002/2015).

1. Nuove indicazioni procedurali

Al fine di semplificare ulteriormente il procedimento di revisione e renderlo più coerente con l’impianto normativo di riferimento in materia di accertamento della permanenza dei requisiti sanitari (cfr. l’articolo 37 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e l’articolo 20, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, che rinvia all’articolo 5, comma 5, del Regolamento di cui al D.P.R. 21 settembre 1994, n. 698), a far data dalla pubblicazione del presente messaggio la sospensione della prestazione avverrà dalla data della convocazione a visita, nel caso in cui il soggetto convocato non si presenti a visita nel giorno indicato nell’invito di convocazione.

Pertanto, a prescindere dall’esito della comunicazione postale, l’assenza a visita di revisione determinerà in ogni caso la sospensione cautelativa della prestazione economica, senza necessità di altro intervento da parte degli operatori delle Strutture territoriali.

Più precisamente, trascorsi 2 giorni dall’assenza a visita – che non dovrà più essere registrata con l’apposizione dello specifico flag – dalla procedura “CIC” in automatico sarà disposto l’inserimento della Fascia 80 di sospensione sul DB Pensioni.

La sospensione opererà anche per le posizioni di revisione inserite manualmente nella procedura “CIC”.

L’effetto del mancato incasso della prestazione si produrrà il primo mese successivo a quello della sospensione.

Tale automatismo consentirà una gestione più omogenea del processo, nonché una riduzione delle prestazioni non dovute.

Per effetto dell’assenza a visita di revisione, l’interessato riceverà la comunicazione dell’avvenuta sospensione della prestazione con l’invito a presentare, entro 90 giorni, alla Struttura INPS territorialmente competente idonea giustificazione dell’assenza.

Nel caso in cui l’interessato presenti una giustificazione sanitaria o amministrativa ritenuta fondata, sarà riavviato il processo di revisione dell’accertamento sanitario con la comunicazione della nuova data di visita medica. Nel caso in cui l’interessato risulti assente anche a questa seconda convocazione, si provvederà alla revoca del beneficio economico dalla data di sospensione.

A conclusione del processo di revisione, con un nuovo verbale sanitario, in automatico sarà inserita la fascia 81 sul DB Pensioni.

Diversamente, ossia in mancanza di provata motivazione dell’assenza a visita nel termine di 90 giorni ovvero nel caso in cui questa motivazione non sia giudicata idonea, si procederà automaticamente alla revoca definitiva della prestazione di invalidità civile a decorrere dalla data della sospensione.

Il provvedimento di revoca sarà formalizzato con una seconda comunicazione al cittadino.

Il Direttore Generale – Gabriella Di Michele

Roma, 13 maggio 2021

Pubblicato il 13/05/2021.

mercoledì 12 maggio 2021

Come dovrà essere la nuova Carta Europea sulla Disabilità

Superando del 12/05/2021

Dopo il progetto pilota che ha riguardato otto Stati e i settori della cultura, del tempo libero, dello sport e del turismo, nella nuova Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità, la Commissione Europea ha annunciato la nascita, entro la fine del 2023, di una “Carta Europea sulla Disabilità”, che dovrà riguardare tutti gli Stati Membri. A lanciare il dibattito sul tema è il Forum Europeo sulla Disabilità, ritenendo che molti aspetti siano ancora da definire, per arrivare ad un documento che faciliti realmente la libera circolazione delle persone con disabilità nell’Unione.

BRUXELLES. «La Commissione Europea proporrà di creare l’European Disability Card, ossia una “Carta Europea della Disabilità” entro la fine del 2023, che dovrà essere riconosciuta in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea»: è quanto si legge al punto 3.1. della nuova Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, varata all’inizio di marzo dalla Commissione Europea e alla quale abbiamo già dedicato un ampio servizio in altra parte del giornale.

«È un’iniziativa – commentano dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità – che accogliamo calorosamente, perché chiediamo una Carta di questo tipo già da quasi dieci anni, tramite le nostre campagne».

La “storia” della Disability Card, infatti, risale al 2013 e vale la pena di ripercorrerla, facendo riferimento a quando la Commissione Europea, a seguito delle istanze provenienti appunto dal movimento delle persone con disabilità, istituì uno specifico Gruppo di Lavoro, insieme ad un gruppo di Stati Membri dell’Unione, che vide l’EDF ricoprire il ruolo di osservatore.

Ne è nato un progetto pilota, svoltosi dal 2016 al 2018, che ha coinvolto otto Paesi (Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Italia, Malta, Romania, Slovenia), producendo benefìci ritenuti superiori ai costi.

«Quel progetto pilota – spiegano dall’EDF – ha funzionato partendo dal presupposto che i Paesi Membri riconoscano lo stato di disabilità del titolare della carta su base reciproca. Quindi, se qualcuno con una Carta di Disabilità belga va in vacanza a Cipro, può mostrare la Carta e ricevere gli stessi vantaggi di un titolare di Carta locale, senza dover certificare la propria disabilità o fare affidamento sulla buona volontà degli interlocutori».

Ora però, in vista della diffusione di una nuova Disability Card in tutta l’Unione Europea, c’è molto da lavorare, in quanto quel progetto pilota è stato sì un ottimo punto di partenza, limitandosi però a toccare una serie di vantaggi e benefìci concernenti i settori della cultura, del tempo libero, dello sport e del turismo.

«Certo – considerano dall’EDF – quei vantaggi sono certamente importanti, ma ora avremo bisogno di una Carta che vada oltre quegli stessi obiettivi, per facilitare realmente la libera circolazione delle persone con disabilità nell’Unione Europea. A tal proposito, infatti, la nuova Strategia Europea è molto vaga sull’aspetto che potrebbe avere una Carta di questo tipo, sui benefìci che potrebbe portare, sulla forma giuridica necessaria per istituirla e su chi ne avrà diritto. Tutti temi che dovranno essere definiti con chiarezza».

«Alla luce di tutto ciò – concludono dal Forum – stiamo pianificando una serie di incontri ed eventi per determinare la nostra posizione e sviluppare ulteriormente la nostra visione su come vorremmo fosse l’European Disability Card. Bisogna infatti ricordare sempre che le procedure decisionali dell’Unione Europea richiedono tempo e tutto sommato il 2023 non è così lontano. Il nostro lavoro, dunque, è appena iniziato!».

C’è già, per altro, una prima data in cui l’EDF discuterà della Carta Europea sulla Disabilità ed è quella del 16 settembre prossimo, per la cui mattinata è già stato previsto un incontro online. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@edf-feph.org.