domenica 14 ottobre 2018

XIII GIORNATA DEL CANE GUIDA

Carissime e carissimi,

per celebrare la XIII Giornata del Cane Guida, la Commissione Regionale Cani Guida della Lombardia Vi invita a partecipare, con i Vostri fedeli accompagnatori a quattro zampe, ad una iniziativa che si svolgerà a Cremona, Sabato 27 Ottobre, con il seguente programma:

ore 10,00   appuntamento alla stazione ferroviaria e partenza in corteo verso il centro città per raggiungere la piazza del Comune (distribuzione strada facendo opuscoli divulgativi sul Cane Guida e sulle leggi che ne tutelano i diritti);

ore 12,00   pranzo in un locale del centro;

ore 13,00   appuntamento al centro commerciale “Cremona Po” di via Castelleone 108, dove verrà posizionato un gazebo presso il quale riceveremo i visitatori, distribuendo materiale illustrativo e fornendo informazioni sul prezioso ruolo che il Cane Guida svolge a favore delle persone cieche e ipovedenti;

ore 17,00   dimostrazione di addestramento della Scuola del Servizio Cani Guida di Limbiate.

Vi esortiamo a partecipare numerosi, soprattutto perché le nostre fedeli e impareggiabili guide meritano di essere celebrate degnamente almeno una volta l’anno, benché, in realtà, andrebbero ringraziate ogni giorno per ciò che fanno per noi!

Per informazioni, potete rivolgervi a Flavia Tozzi e Claudio Mapelli, rispettivamente referente e coordinatore della Commissione regionale Cani Guida.

Arrivederci al 27 Ottobre!

Un caro saluto,

Flavia Tozzi e Claudio Mapelli.

giovedì 11 ottobre 2018

"A me gli occhi": c'è il dottore della vista

Il Tirreno del 11-10-2018

Il Meyer di Firenze eccellenza in centro Italia per il glaucoma e la cataratta congenita: per questa patologia si effettuano interventi anche su bambini al di sotto dei 6 mesi con un giorno di ricovero.

FIRENZE. Marco Sabia Il dottor Roberto Caputo è il primario del reparto di oftalmologia pediatrica del Meyer. Un'autorità quando si parla di occhi dei bambini.

Dottor Caputo, quando è consigliabile portare il proprio figlio alla prima visita oculistica?

«Ci sono delle tappe, ad esempio a 3 e 6 anni, in cui si fanno degli screening. È il pediatra che segue il bambino e che valuta se ha bisogno di ulteriori approfondimenti. Se c'è, però, una familiarità per determinate patologie, il mio consiglio è portare subito il bambino dall'oculista. Nei primi mesi di vita, invece, vengono eseguiti test importanti, come quello del "riflesso rosso", per escludere patologie gravi tipo il retinoblastoma e la cataratta congenita».

Ma la cataratta non è una patologia da anziani?

«Affatto. Se si nota il cristallino dell'occhio opaco, quello è un segno inequivocabile della cataratta congenita: il bambino da quell'occhio non vede e bisogna intervenire entro il secondo mese di vita».

Quali sono i problemi principali per la vista di un bambino?

«Abbiamo l'occhio pigro, lo strabismo, il nistagmo (movimenti involontari del bulbo oculare), il torcicollo oculare, la cataratta congenita, la miopia infantile e patologie rare come il glaucoma congenito. O alterazioni retiniche, come la retinopatia del prematuro. E ogni patologia segue un percorso diagnostico e clinico differente».

Spieghiamo.

«Partiamo dall'occhio pigro: l'occhio non è stimolato a funzionare. Noi andiamo a bendare l'occhio "buono", per "forzare" quello pigro a fare il suo compito. L'occhio pigro (ambliopia) va preso in tempo (anche ben prima dei 3 anni), perché nei casi gravi dopo i 6 anni è quasi intrattabile. Preso nel momento giusto, invece, si riesce a migliorare la vista fino ai 6-10 anni, poi l'occhio non migliora né peggiora».

Ma a cosa deve fare attenzione un genitore?

«È difficile da dire, perché un bimbo con un occhio completamente cieco può non adottare comportamenti tali da far pensare che ci sia qualcosa che non va. Possiamo però evidenziare alcuni campanelli d'allarme: lo strabismo, la cefalea, una postura anomala della testa, l'arrossamento oculare e la lacrimazione, la chiusura di un occhio o il fatto che il piccolo ne strizzi uno per mettere a fuoco».

Quali sono le vostre "armi" contro le patologie dell'occhio dei bambini?

«Innanzitutto la visita, che consiste in due fasi: nella prima vengono svolti test soggettivi, come la valutazione della motilità, dell'acuità visiva e della visione binoculare; poi la pupilla viene dilatata con gocce, per bloccare la messa a fuoco. Così possiamo valutare i difetti refrattivi come la miopia, l'astigmatismo e l'ipermetropia e riusciamo anche a studiare il fondo oculare, cioè la retina e il nervo ottico. Dopo ci sono i trattamenti, compreso quello chirurgico: per strabismo e nistagmo di solito operiamo in day hospital, per la cataratta congenita al di sotto dei 6 mesi serve un giorno di ricovero e per il glaucoma congenito ne servono 2. Nel centro Italia siamo un punto di riferimento per queste ultime due patologie. Il nostro segreto è lavorare in team: con il reparto di neurologia per la neuro-oftalmologia; con l'allergologia, ad esempio per la congiuntivite primaverile, che dovrebbe essere rara ma noi trattiamo circa 1000 casi l'anno. Con la reumatologia seguiamo le uveiti, patologie infiammatorie spesso associate a malattie reumatologiche come l'artrite idiopatica giovanile, che ha gravi conseguenze per l'occhio».

E la ricerca?

«Adesso sta progredendo a livello di genetica oculare: siamo agli inizi ma riusciamo a fare diagnosi molto accurate, che poi possono portare a sperimentazioni cliniche, come sta accadendo in America, dove abbiamo un rapporto diretto soprattutto con il Children's Hospital di Philadelfia».

E la miopia?

«È un'epidemia: il 40% di chi è nato dal 2000 in poi ne soffre. Ci sono studi che stimano che nel 2050 ci saranno 5 miliardi di miopi».

Colpa di smartphone e tablet?

«Non è stato ancora provato con certezza che ci sia una correlazione tra l'utilizzo intensivo di questi dispositivi e l'insorgere di danni o difetti visivi. Credo che serva un utilizzo consapevole di questi strumenti: da questo punto di vista è fondamentale lo sport, che obbliga i ragazzi a tenerli in borsa per qualche ora. Sembra, infatti, che la riduzione dell'attività all'aperto possa compartecipare nel peggioramento della miopia».

mercoledì 10 ottobre 2018

Giornata mondiale della vista, la prevenzione può essere "low cost"

Redattore Sociale del 10-10-2018

Mario Barbuto, presidente dell'UICI, evidenzia quanto sia "necessario, importante e conveniente prevenire le patologie visive, piuttosto che curare la cecità. Dal governo 1 milione alle regioni per centri di prevenzione: chiediamo 5 milioni. A Bologna, il 16% dei bambini delle elementari ha rivelato problemi di vista, in alcuni casi seri".

ROMA. Controllare la vista, per non rischiare di perderla: è questo, in sintesi, l'appello che rivolge l'Unione italiana ciechi e ipovedenti, in occasione della Giornata mondiale della vista, che si celebra l'11 ottobre. Una ricorrenza che, come ci spiega il presidente Mario Barbuto, “ha un obiettivo altissimo: sradicare dal mondo il problema della cecità. Quasi un miliardo di persone, secondo l'Oms, convivono con la cecità o con difetti visivi molto gravi – riferisce ancora Barbuto - La maggior parte di queste situazioni nasce dalle condizioni di indigenza e povertà nelle aree geografiche del mondo più povere. Ci sono poi le cosiddette malattie rare, o ereditarie, o genetiche, diffuse nei paesi più ricchi come in quelli più poveri, come il glaucoma e la retinite”. Cruciale, per queste ultime patologie e in particolare per il glaucoma, potrebbe essere in un futuro non troppo remoto il ruolo delle nuove tecnologie: “ultimamente iniziano a esserci i primi impianti di microchip – ci spiega infatti Barbuto - che attraverso sistemi diversi, forniscono al cervello impulsi elettrici che permettono di avere una sorta di visione bionica della realtà: è il cosiddetto occhio bionico. Possiamo dire che in questo momento sono in corsa gli oculisti e gli ingegneri elettronici: e questi ultimi rischiano di arrivare prima”.

Se tanto possono quindi le tecnologie, ancor di più però può la prevenzione, che è il tema centrale della Giornata. “In tutto il mondo, ogni anno, la Giornata mondiale serve per promuovere conoscenza e sensibilizzazione su questa tematica, perché riteniamo che, come in tanti altri settori della vita sociale, che prevenire possa non solo aiutare le persone, ma anche indirizzare meglio le risorse pubbliche e private”. Se infatti da un lato è vero che prevenire costa e che la prevenzione incrocia, dunque, il tema della “povertà sanitaria”, sempre più diffusa anche nel nostro Paese, è vero anche che la cura è assai più onerosa e che quindi sarebbe proficuo indirizzare più risorse pubbliche proprio alla prevenzione. “Un lungo percorso di cura di una persona colpita da cecità ha costi altissimi per i contribuenti: sarebbe quindi molto più efficace e meno dispendiosa un 'azione di prevenzione, che passi anche per visite '"ow cost" e accessibili a tutti”.

Barbuto indica quindi alcuni possibili impegni che da un lato lo Stato, dall'altro le associazioni potrebbero e dovrebbero assumersi. Dal punto di vista delle istituzioni, occorre innanzitutto un maggiore impegno finanziario: “La legge 286 del 1997 ha istituito centri regionali dedicati proprio alla prevenzione dei problemi di vista – ricorda Barbuto - Nell'arco degli anni, però, la disponibilità era a scesa a meno di 100 mila euro: come UICI, ci siamo adoperati chiedendo un fondo di 5 milioni di euro. Lo scorso anno abbiamo ottenuto 1 milione, continueremo a lavorare per ottenere un ulteriore incremento. Da quel che ci risulta, le regioni hanno utilizzato le risorse disponibili a questo scopo, attivando servizi di prevenzione a costo zero, ma con le ben note liste di attesa”.

Un'altra opportunità di "prevenzione low cost", che l'UICI sta rafforzando, è quella di “offrire ambulatori oculistici di base nelle nostre sezioni: ce ne sono già in molte città. Qui l'accesso alla visita è molto rapido, aperto a tutti e costa tra i 25 e i 30 euro. Un'altra possibilità che attiviamo quando possibile, grazie alla collaborazione di medici oculisti volontari, è quella di utilizzare unità mobili, che in diversi giorni dell'anno si collocano in una piazza importante della città ed effettuano screening oculistici di 10-15 minuti. Infine, importanti sono le iniziative nelle scuole, come gli screening di massa che abbiamo svolto in alcune città e da cui sono emersi dati non rassicuranti: qualche anno fa a Bologna, per esempio, sono stati controllati tutti i bambini delle elementari e oltre il 16% aveva problemi oculari, che rischiavano in alcuni casi di diventare, negli anni, anche patologie serie. È un dato che ci fa ribadire quanto sia necessaria un'attenzione da parte delle strutture pubbliche, della politica e degli amministratori, per potenziare le attività di prevenzione.

È l'informazione ai cittadini che deve arrivare: è importante controllarsi, spendere 10 minuti del proprio tempo, perché la vista è un bene troppo prezioso. E se lo dicono i ciechi, potete crederci!”. (cl)

Una Sanità più attenta a chi non vede

Superando.it del 09-10-2018

TORINO. Una Sanità più attenta alle necessità di chi non vede o vede poco: è questo l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e dall’UICI del capoluogo piemontese (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), accordo che prevede una serie di accorgimenti dedicati alle persone con disabilità visiva, che potranno ricevere assistenza durante tutto il percorso sanitario, dalla prenotazione delle visite fino all’accesso in ospedale.

Inviare infatti un’impegnativa medica tramite mail o fax, prenotare una visita ambulatoriale, sono azioni che per le persone con una minorazione visiva possono rappresentare un ostacolo. D’ora in poi, quindi, telefonando agli URP (Uffici Relazioni col Pubblico) dei vari presìdi sanitari facenti capo alla Città della Salute, sarà possibile concordare ad esempio le modalità di invio dell’impegnativa (se richiesta) e ricevere assistenza nella prenotazione di esami, visite o trattamenti sanitari.

Ma non solo: l’Azienda Ospedaliera torinese si è impegnata infatti a ridurre le barriere architettoniche all’interno delle proprie strutture, oltre ad istituire un servizio di accompagnamento negli ambulatori oculistici, consentendo a chi non vede o vede poco di richiedere un aiuto per muoversi all’interno delle strutture stesse e trovare, ad esempio, l’ambulatorio desiderato. Verrà inoltre installata anche una cartellonistica adatta agli ipovedenti, con caratteri ingranditi e ad alto contrasto.

L’accordo prevede poi un’altra importante innovazione: sempre all’interno del Servizio di Oculistica, al secondo piano dell’Ospedale San Lazzaro di Via Cherasco, è stato aperto uno sportello informativo, gestito dall’UICI, che permetterà alle persone di ricevere tutti i lunedì (ore 9-12) assistenza su vari aspetti riguardanti la riabilitazione visiva e l’autonomia personale tramite gli ausili tecnologici, dall’istruzione al lavoro.

Lo sportello è stato inaugurato alla presenza del direttore sanitario del Presidio Molinette, Antonio Scarmozzino e di Franco Lepore e Titti Panzarea, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’UICI di Torino.

«È un nostro dovere – dichiara Silvio Falco, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino – mettere le persone con disabilità nelle condizioni migliori di accedere alle strutture ospedaliere e ai servizi. Il protocollo d’intesa sottoscritto con l’UICI nasce proprio da queste necessità, per migliorare e rendere più fruibili l’accesso e il percorso sanitario nei nostri ospedali. Il tutto all’insegna dell’umanizzazione della Sanità e delle cure».

«Cura e riabilitazione – aggiunge dal canto suo Franco Lepore – sono due facce di un medesimo percorso. Con il nuovo sportello informativo abbiamo un’opportunità in più per mettere le nostre competenze al servizio di chi ne ha bisogno. Così, in un unico luogo, i pazienti con disabilità potranno incontrare la professionalità di oculisti e ortottisti, ma anche scoprire strategie utili e capire di non essere soli ad affrontare le sfide quotidiane». «Più in generale – conclude – siamo felici dell’attenzione e della sensibilità dimostrata dalla Città della Salute. La Sanità è un aspetto fondamentale della vita ed è giusto che anche chi ha una disabilità possa affrontare il percorso di cura con serenità e, per quanto possibile, in autonomia». (L.M.e S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficio.stampa@uictorino.it (Lorenzo Montanaro)

martedì 9 ottobre 2018

Sede Centrale - Istruzione - Istituito il servizio ProntoScuola!

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 144/2018

ProntoScuola! Al numero 06 6998 8387!
Presso la Presidenza Nazionale dell’Unione è istituito da oggi il Servizio ProntoScuola.

Il servizio riguarda gli alunni e gli studenti in situazione di disabilità visiva anche con eventuali minorazioni aggiuntive i quali, in tanti, troppi, soffrono delle inadempienze più disparate e subiscono le discriminazioni peggiori:

– ritardo nell’assegnazione del docente per il sostegno;
– scarsa formazione dei docenti assegnati;
– mancata consegna dei testi scolastici entro l’inizio delle lezioni;
– inserimento in classi superiori ai 20 alunni, sino a numeri improponibili e fuori dalle norme;
– servizi insufficienti e/o male organizzati: trasporti, materiale didattico inesistente, obsoleto o inadeguato;
– difficoltà nel dialogo scuola-famiglia;
– e tanto, tanto altro ancora…

Da oggi, la Presidenza Nazionale mette a disposizione ProntoScuola!

Un servizio telefonico di consultazione e di informazione che cercherà di contribuire ad alleviare il disagio dei nostri ragazzi e di dare più celere soluzione ai tanti problemi che insidiano il percorso di inclusione scolastica.

Il servizio, per il momento, sarà attivo tre giorni la settimana:
martedì 15.00 – 18.00
mercoledì 15.00 – 18.00
giovedì 9.00 – 12.00

Le persone interessate (genitori, insegnanti, operatori, ecc…) potranno formulare quesiti su tutti gli argomenti e rappresentare le varie criticità da affrontare, in particolare:

– trascrizione testi scolastici;
– certificazione e PEI;
– piano Individuale;
– assegnazione insegnanti di sostegno e altri operatori;
– formazione docenti per il sostegno;
– progetti in favore dell’inclusione scolastica promossi dal MIUR;
– prove Invalsi, percorsi didattici e strumenti;
– progetti Indire;
– alternanza scuola-lavoro;
– normativa vigente in materia di inclusione scolastica;
– e ogni altra problematica individuale o di gruppo.

Il servizio ProntoScuola! Prevede anche una segreteria telefonica attiva dal lunedì al venerdì che consentirà di lasciare messaggi e segnalazioni in attesa di essere richiamati.

Marco Condidorio e Marinica Mecca, rispettivamente coordinatore e segretaria della commissione nazionale istruzione, sono responsabili del servizio e risponderanno al telefono negli orari indicati, oltre che elaborare e dare risposte alle segnalazioni in segreteria telefonica.

Raccomandiamo conversazioni brevi e segnalazioni rapide così che il servizio possa svolgersi in modo snello e senza eccessivo ingolfamento di linee telefoniche.

Il primo anno avrà carattere sperimentale e ci darà maggiori strumenti di valutazione per una eventuale stabilizzazione del servizio per il futuro.

Istruzione - Il binomio didattico tra docente disciplinare e quello per il sostegno… di Marco Condidorio

Giornale UICI del 09-10-2018

Cosa fa in aula il docente?

Per rispondere alla domanda proviamo a individuarne l’origine:

La famiglia chiede insistentemente ore di sostegno nella certezza di poter assicurare così il diritto allo studio del proprio figlio ma, davvero è così?

La risposta è sì! Ma, evidentemente non in senso assoluto e comunque vi sono variabili da cui dipende il successo scolastico del nostro discente: i tempi d’assegnazione del docente per il sostegno; la formazione specifica dello stesso e le competenze educative oltre a quelle didattiche; la motivazione del docente a restare sul sostegno o comunque le ragioni della scelta e l’attitudine all’esercizio dell’empatia.

Il docente sul sostegno didattico, si sostituisce al collega di materia?

Certo che no!

Debbono assolutamente cooperare e relazionarsi entrambi con l’alunno/studente.

Chi fa e cosa?

Il docente per il sostegno didattico deve vigilare affinché sia attuato il PEI in tutte le sue parti e deve garantire quanto previsto nel documento ai fini dell’integrazione scolastica del discente.

Attua la didattica appropriata all’esigenze del discente e assicura una metodologia di valutazione degli apprendimenti ai fini dell’attestazione delle conoscenze e delle competenze acquisite dall’alunno/studente.

Non si sostituisce all’assistente alla comunicazione o per l’autonomia né al personale ausiliario; figure quest’ultime di cui si deve comunque e sempre prevedere l’intervento nel PEI.

L’assistente alla comunicazione o per l’autonomia ex lege 104/92 art.13 com.3 non svolge alcuna attività didattica disciplinare, ma di supporto e guida alla comunicazione.

Per alunni/studenti in situazione di cecità assoluta, di ipovisione grave o lieve la figura è l’educatore tiflologico, esperto in scienze tiflologiche di cui parleremo; oggi solitamente si fa riferimento, per i nostri alunni/studenti alla figura dell’assistente alla comunicazione.

La famiglia vive direttamente preoccupazioni e timori, per cui la domanda “Cosa faccia il docente in aula” deve poter essere esplicata sondando tutte le sfaccettature interne ed esterne al mondo della scuola, ma senza perdere mai di vista il significato didattico ed educativo che svolge il professionista quale docente.

Qualsiasi sia la ragione per cui un docente è in aula, quella dominante riguarda comunque la trasmissione dei saperi quali contenuti delle diverse discipline: italiano, storia, matematica, geografia, educazione motoria, musica; insomma, opera al fine di trasmettere contenuti mentali da sé al discente, da una testa ad un’altra.

Non li racconta semplicemente ma, adotta un metodo che chiamiamo “didattica”.

C’è differenza tra il docente disciplinare e quello per il sostegno?

Sostanzialmente no.

Entrambi trasmettono contenuti disciplinari da una persona ad un’altra, da loro al discente ma, evidentemente con metodologie differenti ovvero con didattiche afferenti, il primo alla disciplina, il secondo all’alunno o discente in situazione di disabilità.

Il docente di italiano avrà necessariamente una didattica attraverso cui impartire i contenuti disciplinari: per esempio la didattica che poggia sul criterio fono-sillabico/ortografico: didattica che si basa sulla sillaba in quanto facile da isolare. Generalmente consiste nell’associare ad ogni sillaba un simbolo figurativo.

O, il metodo globale: caratterizzato dall’enfatizzazione di una lettura il cui fine sia la comprensione del testo o parola letta.Il metodo presenta alcune difficoltà tra cui quella di un accesso diretto al lessico, tema su cui mi riservo di discuterne dettagliatamente in una sede dedicata specificatamente alla didattica della letto/scrittura.

Il docente per il sostegno dovrà applicare una didattica specifica che, nel rispetto di quella proposta dal docente disciplinare, afferente appunto alla materia di italiano per esempio, tenga conto delle criticità sensoriali e/o fisiche che di fatto impediscono all’alunno/studente di ricevere in modo paritario i medesimi contenuti trasmessi ai suoi compagni, con tempi però diversi e tecnologie appropriate alle sue stesse potenzialità.

Il docente per il sostegno dunque svolge attività didattica disciplinare, sì ma, con l’impiego di strumenti e/o tecnologie utilizzabili direttamente dall’alunno/studente per cui lo stesso, autonomamente poi sia nella condizione di gestire quanto appreso per potersi esercitare e mostrare così il proprio percorso di apprendimento ed essere valutato dall’insegnante per il sostegno e dai colleghi di materia.

Il momento della verifica, infatti, è assolutamente decisivo ai fini della valutazione degli apprendimenti che, nel caso di un alunno o studente cieco assoluto, ipovedente lieve o grave saranno resi manifesti agli occhi dei docenti attraverso metodologie e strumenti direttamente fruibili ed utilizzabili dall’alunno o studente in situazione di minorazione visiva, fosse anche solo la sua stessa voce o mani che scrivono utilizzando strumenti tecnologici appropriati, vedi la dattilo Braille o il pc munito di display Braille.

Sorge spontanea la domanda: chi educa l’alunno/studente alla conoscenza e all’uso degli strumenti e dei materiali affinché sia autonomo pari ai compagni?

Come detto sopra, Lo vedremo oltre.

Torniamo al docente per il sostegno di cui a questo punto sottolineiamo il termine “didattica”. Perché?

Semplice quanto essenziale, perché il docente per il sostegno è docente per il sostegno alla didattica specifica.

Sottolineare poi il ruolo del docente per il sostegno didattico rispetto al contesto classe è assolutamente necessario alla comprensione del concetto di “sistema didattico-educativo” nel quale opera, non solo il docente per il sostegno didattico, ma anche quello curricolare.

Le due figure si completano o e non si sostituiscono, come già scritto, rispetto alla specificità dei ruoli anzi, evitando ogni tipo di delega, i risultati migliori in termini di apprendimenti li raggiungono solo nella cooperazione e nell’esercizio della professione docente attraverso una sintesi didattica che rispetti e operi in funzione dei tempi e degli apprendimenti d’ogni singolo discente, compreso quello in situazione di minorazione sensoriale e/o con minorazione aggiuntiva.

Il docente dunque ha competenze didattiche sì, ma anche educative in quanto dev’essere competente nell’educazione dei sentimenti e delle emozioni, la letteratura per esempio è generalmente un modello di didattica nel senso che presenta sottoforma di poesia, racconti situazioni emozionali di diversa natura.

E così, il nostro docente di sostegno alla didattica, non ha solo il ruolo di trasmettere contenuti disciplinari, ma anche di educare il discente all’esercizio del sé in relazione al mondo con la conoscenza di questi.

Ecco, il discente deve poter costruire due mappe essenziali per la crescita e la sua maturità: quella cognitiva e quella emotiva.

Per quella cognitiva necessita di una didattica specifica, non speciale; un approccio metodologico rispettoso dei tempi e delle sue potenzialità; di una didattica pensata quasi su misura ma che lo lasci libero ed autonomo nella elaborazione dei contenuti trasmessi dal maestro, dal docente; la didattica, quando appropriata non condiziona ma consegna; attraverso l’insegnamento di contenuti specifici il discente acquisisce un sapere che, se sta percorrendo adeguatamente il proprio cammino di alunno/studente potrà diventare il bagaglio culturale da cui attingere per e in ogni occasione della vita.

Mentre la didattica non appropriata non consegna, ma segna e dunque condiziona il discente ad un “sentire del mondo” alterato rispetto alla realtà, relegandolo ai margini di un analfabetismo cognitivo ed emotivo.

Ecco perché il docente per il sostegno didattico, pari al docente di materia, deve possedere quella formazione utile per essere un buon insegnante.

Relativamente alla mappa emotiva, cioè per la costruzione della capacità di conoscere e gestire l’emozioni, l’insegnante deve agire sul ciò che del mondo noi cogliamo, sentiamo, ovviamente dopo averci guidati nella comprensione di ciò che il mondo è e di come e cosa conosciamo.

In sintesi, è l’insegnante a determinare il valore esecutivo o passivo di queste due dimensioni:

quella cognitiva: come e cosa conosciamo del mondo, il modo in cui conosciamo il mondo medesimo;

e quella emotiva: il modo in cui risuonano dentro di in noi gli eventi del mondo, quel che lo stesso mondo ci trasmette.

Non è sufficiente la mera trasmissione di un contenuto, ma la comprensione e l’effetto dello stesso in noi, nella mente e di quanto rimbalzi nel cuore.

L’insegnante curriculare, così pure quello per il sostegno didattico, hanno il ruolo di far conoscere l’emozioni e di guidare il discente nella gestione e differenza che tra l’una e l’altra passa nei diversi istanti della quotidianità.

Giunto ai dieci, undici anni un alunno è pronto ad assumere il ruolo di studente e di passare dunque alla scuola secondaria di primo grado.

Il sostegno didattico consegna nel tempo al discente la capacità di accogliere, elaborare e restituire contenuti disciplinari: la fisica, la matematica, la geometria piana e solida, l’esplorazione di cartine geografiche fisiche e politiche, la letteratura, le lingue straniere saranno contenuti filtrati attraverso un metodo, che egli stesso avrà acquisito e imparato a gestire, quello di saper intuire, cogliere, analizzare, disporre in sequenza logica,comprendere e di fare sintesi dei singoli concetti per sistemare nella propria mente le nuove conoscenze. Dunque non più un sostegno didattico, ma la capacità di applicare un metodo didattico, acquisito, per fruire di qualsiasi sapere.

Lo studente ben equipaggiato, in quanto possiede un sufficiente bagaglio di esperienze cognitive ed emotive, potrà superare ogni tipo di sfida, sia disciplinare, didattica che emotiva.

Diversamente non sarà in grado né di scegliere e né di discriminare un tipo d’azione da un’altra.

Non saprà emozionarsi perché non riconoscerà le emozioni, perché nessuno lo ha mai saputo o voluto guidare nella costruzione della mappa emotiva.

L’insegnante è colui il quale incide l’animo del discente; colui che segna il nostro cammino, lo segna nel bene e nel male.

Ogni animo ha avuto almeno un maestro che lo abbia forgiato alle conoscenze del mondo e delle leggi che lo governano come per esempio, quello di causa-effetto, di non contraddizione.



lunedì 8 ottobre 2018

Sede Centrale - Opportunità di Servizio Volontario Europeo in Belgio

Candidature entro il 20 ottobre 2018, ore 12.00.

Con il comunicato n. 142/2018, la Sede Centrale UICI rende noto che il gruppo giovani Views Italia – UICI ricerca un giovane non vedente o ipovedente che abbia desiderio di partire in un progetto di Servizio di Volontariato europeo adattato e coordinato dall’associazione Views International in Belgio nella città di Liegi.

L’associazione ospitante presso la quale il giovane presterà il suo servizio di volontariato è la “Coordination de Sainte Marguerite & Orchidée Rose”, il coordinamento di diverse associazioni di quartiere della città di Liegi. Il volontario collaborerà alla conduzione dei corsi di francese rivolti agli stranieri (compatibilmente alle sue competenze linguistiche e comunque mai da solo), si occuperà di redigere articoli per il giornale di quartiere e potrà organizzare attività sociali e ricreative o collaborare all’organizzazione della festa del quartiere.

Il volontario alloggerà in un appartamento assieme ad altri due giovani con disabilità visiva che svolgono il loro Servizio di Volontariato Europeo presso altre associazioni. Per facilitare l’autonomia e l’orientamento del volontario con disabilità visiva nel nuovo contesto, Views International organizza, secondo i bisogni del partecipante, lezioni di orientamento e di autonomia personale, in particolare durante i primi giorni del soggiorno.

Il periodo di volontariato inizierà il prima possibile (previo accordo con l’associazione di invio, quella di coordinamento e quella ospitante) e durerà fino al 30 giugno 2019. Tale progetto è rivolto a giovani con disabilità visiva di età compresa tra i 18 ed i 30 anni in possesso almeno del livello base di francese (A2) e con abilità di orientamento e di autonomia personale sufficienti a permettergli di muoversi in maniera indipendente negli spazi dopo averli conosciuti e di gestire in maniera soddisfacente le questioni domestiche. 

I costi del viaggio di andata e ritorno saranno coperti fino ad un massimo di 275 Euro. I costi relativi all’alloggio sono coperti dal finanziamento del programma Erasmus+ e il volontario riceverà un contributo mensile per il vitto.

Le candidature devono essere inviate entro e non oltre sabato 20 Ottobre 2018 alle ore 12.00 a info@viewsitalia.com

Per ulteriori informazioni si rinvia al comunicato in oggetto, consultabile al seguente url