sabato 14 luglio 2018

Dal Sant'Alessio primo test per misurare l'intelligenza non verbale dei bambini disabili visivi

Agenpress del 14-07-2018

ROMA. Un test “aptico” per la misurazione dell’intelligenza non verbale dei bambini in età evolutiva (10/16 anni) con disabilità visiva è stato messo a punto dal Centro Regionale Sant’Alessio per i ciechi di Roma, con il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica dell’Università Sapienza e la collaborazione del Polo Scientifico IAPB. La ricerca, unica in Italia e terza al mondo, mira a valutare con esattezza le abilità cognitive del minore, scongiurando così diagnosi errate di ritardi cognitivi nei bambini ciechi o ipovedenti che, a causa della loro disabilità maturano strategie cognitive individuali e diverse rispetto ai coetanei vedenti.
“Il test, ancora in fase di sperimentazione, è l’unico dedicato ai minori che si avvale dell’esplorazione tattile per la misurazione dell’intelligenza, al di là degli apprendimenti scolastici e culturali – dichiara Carolina Cassar, psicologa e dottore di ricerca in psicologia dinamica e clinica, che ha svolto lo studio scientifico -. Abbiamo selezionato due campioni di bambini, con disabilità visiva e vedenti, ai quali abbiamo somministrato delle prove cognitive, procurando di bendare i vedenti e gli ipovedenti, in modo da realizzare condizioni standardizzate – spiega Cassar –. I soggetti, presi singolarmente, hanno esplorato delle matrici tattili e completato l’organizzazione sulla base di correlazioni logiche. La ricerca, durata tre anni, ha dimostrato che lo strumento ha attendibilità e validità elevate e quindi è utile per valutare le abilità logiche, di rappresentazione mentale dello spazio, di apprendimento esperienziale e di coping nel minore con disabilità visiva – ha concluso Cassar”.
“Conoscere le effettive potenzialità cognitive di un bambino non vedente o ipovedente permette di effettuare un intervento riabilitativo mirato – ha dichiarato Maria Macrì, neuropsichiatra infantile e direttore medico del Centro Regionale Sant’Alessio.

giovedì 12 luglio 2018

L'esperienza del vino per i non vedenti

Brescia – Consegnati i diplomi ai partecipanti non vedenti ed ipovedenti al corso per assaggiatori di vino organizzato dall’ONAV in collaborazione con la locale Sezione UICI.

Bresciaoggi del 12-07-2018
L'esperienza del vino per i non vedenti

BRESCIA. Prosegue l'impegno dell'O- nav, l'associazione degli assaggiatori di vino, in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Brescia. Questa sera dalle 19.30 all'Azienda Agricola Cobue, a Pozzolengo è in programma la serata dedicata agli ipo e non vedenti, divenuti Assaggiatori Vino, insieme ad altri partecipanti del corso classico. Gli allievi dell'Uici di Brescia riceveranno i diplomi Onav, dopo aver sostenuto la prova finale e concluso i percorsi formativi a loro dedicati e concepiti per eliminare qualsiasi tipo di barriera nell'enologia. I neo-assaggiatori hanno superato brillantemente la verifica teorica scritta e quella pratica di degustazione di cinque vini, entrambe condotte, come i corsi sostenuti, attraverso l'utilizzo di pubblicazioni appositamente redatte in Braille dall'Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino.
Si tratta di un'iniziativa unica nel suo genere che, ancora una volta, sottolinea l'impegno di Onav per una cultura del vino veramente aperta a tutti, che consenta l'abbattimento di ogni barriera. I corsi erano partiti a febbraio, prima nella provincia di Verona e poi in quella di Brescia, in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, seguendo il progetto coordinato della vicepresidente nazionale Onav Pia Donata Berlucchi. Proprio la vicepresidente Onav parla del «valore delle differenze»: «Se da una parte oggi, grazie a questi percorsi formativi avviati per la prima volta a Verona e a Brescia, possiamo dire che i ciechi sono più vicini alla cultura del vino, dall'altra il mondo enologico può dire di vedere e sentire se stesso con una sensibilità nuova e più matura. Stasera - sottolinea Berlucchi - si mescoleranno tutte queste diverse sensibilità: vedenti, ipo e non vedenti, tutti quanti insieme, verso un'integrazione vera e un arricchimento culturale reciproco».

Alunni con disabilità vittime di discriminazioni: tutelati da una legge poco usata

Disabili.com del 12-07-2018
Alunni con disabilità vittime di discriminazioni: tutelati da una legge poco usata

Una legge del 2006 prevede tutela inibitoria e risarcitoria per le persone con disabilità vittime di discriminazioni, ma è stata poco applicata nelle vicende giudiziarie, anche scolastiche.
Spesso i genitori di bambini o ragazzi con disabilità raccontano, soprattutto nelle pagine dei social network, episodi riguardanti i loro figli che nella vita scolastica subiscono micro o macro esclusioni, o anche episodi più o meno gravi di vere e proprie discriminazioni. Si tratta di vicende molto eterogenee, che spaziano dalla routine scolastica alle uscite didattiche, dalle relazioni con i pari a quelle con i docenti, con i dirigenti ecc. e che, naturalmente, turbano profondamente la serenità ed il benessere dei loro figli. Non è raro che riportino anche atteggiamenti di chiusura o di palese ostilità da parte degli altri genitori, soprattutto se la situazione di disabilità vissuta dai loro figli è causa di comportamenti che vengono da essi percepiti come azione di disturbo delle attività scolastiche.
Molte famiglie cercano di informarsi, di capire se i loro figli siano effettivamente vittime di atteggiamenti discriminatori. Per tale ragione, acquisiscono nel tempo maggiori conoscenze, anche di tipo normativo, che comportano una maggiore consapevolezza dei diritti dei loro ragazzi, nella vita scolastica ed extrascolastica. Molti genitori, dunque, riescono oggi a rigettare richieste illecite come la non partecipazione ad una gita o la riduzione del tempo scuola, che inibiscono l’esercizio del diritto alla piena partecipazione alle attività scolastiche. Al tempo stesso, ricorrono spesso ai tribunali amministrativi quando invece non viene tutelato il diritto alla presenza adeguata del docente per le attività di sostegno se le amministrazioni assegnano risorse non sufficienti.
Tuttavia vi è un’importante legge che, benché nata proprio per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, ha trovato fino ad oggi scarsa applicazione, anche in ambito scolastico. Si tratta della L. n. 67/06, che ha introdotto in Italia un vero e proprio mezzo per ottenere tutela dalle discriminazioni verso le persone disabili. Essa prevede che, se accertata la discriminazione, il giudice possa ordinare il risarcimento del danno subito e la cessazione della discriminazione (se ancora in corso). Può inoltre adottare provvedimenti idonei a rimuovere gli effetti della discriminazione ed ordinare la rimozione delle discriminazioni accertate. Le azioni di discriminazione contro cui è possibile ricorrere sono quella diretta – trattamento meno favorevole per motivi connessi alla disabilità – e quella indiretta – in cui un fatto apparentemente neutro mette una persona con disabilità in posizione di svantaggio. Inoltre, si può reagire anche contro le molestie e contro quei comportamenti posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona o creano un clima di intimidazione ed umiliazione nei suoi confronti.
Questa legge, però, è stata fino ad ora poco usata nei tribunali italiani, come abbiamo avuto modo di ricordare anche in questo nostro articolo. I dati del Centro antidiscriminazione Bomprezzi (CAFB) della Ledha, infatti, evidenziano che i ricorsi basati sulla legge 67 in oltre dieci anni sono stati solo 64. Tra luglio 2015 e giugno 2018 state oltre tremila le segnalazioni arrivate al centralino del CAFB e il 33% di esse ha riguardato proprio la scuola. La prevalenza di segnalazioni relativa al tema dell’inclusione scolastica è dovuta, da una parte, al buon livello di consapevolezza sui propri diritti raggiunto dalle famiglie su questo tema. Dall’altro, dalla presenza di un ampio quadro normativo cogente e vincolante, che ha consentito a numerosi Tribunali di accertare diverse condotte discriminatorie e di condannare i relativi responsabili, spiega l’avvocato L. Abet.
Tuttavia, i processi celebrati in base alla L. 67 sono pochissimi. Si tratta di uno strumento utile ed efficace per il contrasto alle discriminazioni, di cui però non sono state ancora sfruttate tutte le potenzialità. È importante, perciò, che le persone con disabilità e le loro famiglie possano conoscerlo e chiederne l’applicazione, qualora ravvisino atteggiamenti e comportamenti discriminatori lesivi verso la propria persona o quella di un loro congiunto, a scuola, nella vita lavorativa e sociale, nelle relazioni pubbliche o nell’esercizio dei diritti di cittadinanza.
di Tina Naccarato

Press-IN anno X / n. 1606

Superando.it del 12-07-2018

Invalidita' civile e minorazione visiva: un esempio da seguire 

a cura dell'UICI di Modena* 

Grazie all’impegno dell’UICI di Modena (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), d’ora in poi, nella città emiliana, sarà facile e finalmente possibile prenotare l’esame specialistico del campo visivo presso l’Azienda Sanitaria Pubblica, con totale copertura delle spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale e farlo con la metodica più corretta. Vediamo come si è arrivati a questo risultato tramite un percorso che costituisce un esempio da seguire.

MODENA. La Metodica CV% Zingirian-Gandolfo è oggi poco conosciuta e supportata. Com’è noto, infatti, la minorazione visiva viene oggi valutata non solo sulla base del residuo visivo dell’interessato (espresso in frazioni), ma anche su quella del suo «campo visivo perimetrico binoculare» (espresso in percentuale), come esplicitato dalla Legge 138/01 (Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e norme in materia di accertamenti oculistici), presa ormai a riferimento dalle Commissioni di Prima Istanza per l’accertamento dell’invalidità INPS.
Quando anche il Ministero delle Finanze, nel 2004, assunse come riferimento la citata legge, per quanto concerne la valutazione del deficit visivo, esso fece proprio il punto di vista scientifico espresso in una relazione del professor Roberto Ratiglia, oculista esperto del Consiglio Superiore di Sanità. In tale relazione, Ratiglia indicava il programma CV% Zingirian-Gandolfo quale metodica più efficace per il corretto calcolo del campo visivo perimetrico binoculare, rispetto allo standard fino a quel momento utilizzato, ovverossia il Metodo Estermann. Il programma CV% Zingirian-Gandolfo puntava infatti sulla funzionalità del residuo visivo del paziente e non tanto sulla semplice percezione dello stimolo luminoso, risultando più preciso e scientificamente corretto. Fino a qui, nessun problema.
Le difficoltà, tuttavia, sono nate nel momento in cui le Commissioni di Prima Istanza, seppur lentamente, si sono avviate a richiedere ai pazienti la quantificazione del campo visivo perimetrico binoculare secondo appunto la Metodica CV% Zingirian-Gandolfo: si è infatti appurato che sono ben pochi gli oculisti che la conoscono e ben poche anche le attrezzature oculistiche in circolazione, i cosiddetti “perimetri”, che la supportano. Risulta infatti che presso le strutture sanitarie di intere Regioni italiane non esistano perimetri idonei al calcolo del residuo perimetrico con il programma CV% e che anche laddove questi esistano, i medici che li utilizzano non sono in grado di estrapolare dati che consentano una certificazione nello standard richiesto dalla Circolare Ministeriale.
Morale della favola: in mezzo a tanti altri problemi che le persone con disabilità visiva devono risolvere, si aggiunge anche questo, apparentemente banale, ma di non facile soluzione nella realtà, perché sensibilizzare gli operatori in proposito, con i tempi di “caccia alle streghe” che corrono, non è per niente semplice.

La necessità di disporre di una Legge come la 138/01 non è derivata tanto e non soltanto dall’esigenza di adeguare i criteri valutativi italiani a quelli della medicina internazionale, ma dal fatto che nella nostra Associazione [UICI di Modena – Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, N.d.R.] abbiamo ripetutamente riscontrato, svolgendo la nostra attività di assistenza a giovani ciechi e ipovedenti, situazioni anomale e inaccettabili. Vi erano infatti soggetti che, considerando unicamente l’acuità visiva, risultavano privi dei requisiti in base ai quali chiedere l’intervento dell’Ente Pubblico.
Si hanno validi motivi per sperare che la misurazione dell’ampiezza del campo visivo – talvolta limitatissima anche in soggetti con buona acuità visiva – ci permetterà di evitare esclusioni dolorose.
L’UICI ha rivolto da tempo un accorato appello a tutti coloro che sono in qualche modo interessati a questo problema, affinché tali direttive siano quanto prima correttamente recepite e rese fruibili, in modo da offrire a tutti gli operatori un preciso indirizzo per un’applicazione equa e corretta delle disposizioni di legge. L’attuale situazione, infatti, caratterizzata dall’adozione di criteri disomogenei, crea forti sperequazioni da Provincia a Provincia, da Regione a Regione.

Oggi sono passati più di diciassette anni dall’approvazione della Legge 138/01, quando già negli anni precedenti l’UICI era stata fortemente impegnata per far sì che l’istituto dell’invalidità civile per ciechi fosse revisionato, superando l’assioma che voleva la funzione visiva identificata soltanto con la visione centrale.
La 138 fu subito salutata come una buona Legge, che andava a colmare un vuoto normativo. Essa non solo inseriva tra le categorie di cecità – come si è detto – coloro che avevano perso la visione periferica, ma anche e soprattutto riconosceva ufficialmente l’esistenza degli “ipovedenti”, sino ad allora ignorati dalla legislazione italiana.

Partendo da tali premesse, il Ministero della Salute ha espresso il parere che «la classificazione e la quantificazione del danno visivo, ai sensi della Legge 3 aprile 2001 n. 138 sia presa a riferimento in tutti gli ambiti in cui si effettua una valutazione medico-legale da danno funzionale a carico dell’apparato visivo» e, quindi, anche in sede di accertamento della cecità per causa civile ai fini della concessione dei relativi benefìci, sia di carattere economico che socio-assistenziale.
Ormai la strada da seguire era stata tracciata e il problema di trovare strutture pubbliche che assicurassero tale prestazione diagnostica (perimetria – campo visivo computerizzato con Metodo Gandolfo CV 100%) era da affrontare. Ancora oggi, ribadiamo infatti, sono pochi i perimetri che dispongono di tale programma. Le ASL, le Aziende Ospedaliere e Universitarie e anche gli studi oculistici privati non hanno provveduto in tal senso.

Proprio per queste ragioni di immobilismo, la nostra Sezione UICI di Modena “Mariangela Lugli” si è fatta carico della questione e ha intrapreso nei mesi scorsi un percorso di interlocuzione e incontri istituzionali con l’Azienda Ospedaliera di Modena, che ha avuto ad oggetto l’opportunità di assicurare a quanti soffrano di disabilità visive di prenotare un esame fondamentale – appunto il campo visivo con Metodo Gandolfo (per la precisione, “residuo perimetrico binoculare”) – che la medicina internazionale considera come parametro legale alternativo al visus, per il riconoscimento della cecità.
Il risultato finalmente è stato raggiunto: a Modena sarà facile e finalmente possibile prenotare l’esame specialistico del campo visivo presso l’Azienda Sanitaria Pubblica, con totale copertura delle spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale: questa è la sintesi dell’Accordo raggiunto dal Presidente della nostra Sezione, Ivan Galiotto, con l’Azienda Ospedaliera modenese.
Qui di seguito riassumiamo brevemente i dettagli di tale Accordo:
° non sarà necessaria l’impegnativa del medico curante;
° l’esame del campo visivo con il Metodo Gandolfo potrà essere richiesto direttamente dal cittadino per tramite del patronato dell’UICI di Modena, che ne redigerà la richiesta all’Azienda USL;
° tutti coloro che sono in possesso di tale richiesta per il campo visivo con Metodo Gandolfo potranno contattare il numero verde dell’AUSL di Modena (800 239123);
° l’esame del campo visivo con Metodo Gandolfo presso l’AUSL sarà gratuito;
° è stata individuata nell’Ambulatorio Oculistico del Distretto di Modena (Via del Pozzo, 71/b) una sede dedicata all’effettuazione degli esami con Metodo Gandolfo, anche per semplificarne la logistica in sede di calendarizzazione degli appuntamenti.

Un nuovo servizio di prenotazione telefonica è iniziato lo scorso 21 maggio (per chi ne volesse sapere di più, contattare il patronato dell’UICI di Modena, tel. 059 300012, ore 9-12, presso il quale sarà anche possibile richiedere l’esame del campo visivo con Metodo Gandolfo, richiesta che andrà poi presentata all’AUSL al momento della visita).

Anche la Presidenza Nazionale dell’UICI ha lodato lo spirito di iniziativa della nostra Sezione, con un elogio al Presidente di essa e al personale della stessa, che entusiasticamente si è messo a disposizione, per aggiungere un altro fondamentale tassello ai servizi già resi dall’Associazione.
Iniziative come queste devono essere da esempio per le altre strutture dell’Unione, nella costruzione di una rete di servizi di assistenza, che risponda concretamente alle necessità primarie dei cittadini con difficoltà visive.
Dal canto suo l’Azienda USL di Modena ha correttamente interpretato e reso fruibili le istanze dell’UICI e questo è più importante risultato tangibile, che crea il primo caso italiano di erogazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale della prestazione richiesta con un percorso dedicato e in tempi molto ridotti.
«Bella questa Sezione territoriale che fa squadra e guadagna conquiste!», ha dichiarato Ivan Galiotto, manifestando plauso e grande soddisfazione per l’operato svolto e il risultato ottenuto, integrando i temi a lui più cari in un dibattito che da tempo è in atto.

Occorre poi spendere una parola in più per il servizio interno di patronato della nostra Sezione, e in particolare sul fatto che esso si rivolge indistintamente a tutta la cittadinanza, offrendo servizi e prestazioni a costo zero in materia di previdenza, lavoro e assistenza.
Prende il via da queste premesse una nuova immagine dell’UICI, per così dire “multifunzionale” nei confronti della cittadinanza, delle persone con disabilità visiva e delle loro famiglie. L’obiettivo è certamente quello di promuovere più servizi senza scopi di lucro, che corrispondano alle esigenze dell’utente in termini di qualità e di tempestività, con la speranza di rinforzare una relazione fiduciaria tra l’UICI e i propri sostenitori. Tutti, infatti, possono rivolgersi liberamente presso la nostra Sezione, dove troveranno personale sempre disponibile a fornire una consulenza completa, competente e del tutto gratuita in materia contributiva e previdenziale, informazioni e orientamento su questioni riguardanti il lavoro, l’invalidità e la salute.
Da dire, in conclusione, che l’Accordo d’Intesa con l’UICI verrà divulgato dall’Azienda Ospedaliera di Modena a tutti i Patronati di Modena e Provincia, per informarli del nuovo percorso creato.

Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (uicmo@uiciechi.it).

martedì 10 luglio 2018

L’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica torna in scena. Miur e inclusione scolastica: sodalizio complesso, non impossibile…

Giornale UICI del 10-07-2018
di Marco Condidorio

Come noto ai più, il Decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 66, afferente l’inclusione scolastica, prevede una serie di adempimenti per circa nove deleghe per le quali sono necessari altrettanti regolamenti attuativi la cui definizione, secondo quanto disposto all’art. 15 dello stesso decreto, deve ottenere il parere obbligatorio, “non vincolante”, dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, di cui ricordiamo ai lettori lo stesso viene costituito con DM del 31.08.2017 e che recentemente si è riunito per dare seguito ai lavori preparatori dei provvedimenti in parola, costituendo ben sette tavoli tecnici per la stesura dei decreti attuativi: Individuazione degli indicatori per la valutazione della qualità dell’inclusione scolastica in coerenza con i quadri di riferimento del Sistema nazionale di valutazione; Elaborazione di proposte per la redazione del modello di PEI; Proposte relative alle modalità di funzionamento del GIT e GLIR; Definizione dei piani di studio e delle modalità, attuative ed organizzative del Corso di specializzazione per le attività di sostegno didattico nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria; definizione delle Linee Guida contenenti i criteri, i contenuti e le modalità di redazione della certificazione della disabilità in età evolutiva e del profilo di funzionamento; individuazione dei criteri per una progressiva uniformità su tutto il territorio nazionale della definizione dei profili professionali del personale destinato all’assistenza all’autonomia e la comunicazione personale le linee guida per l’alternanza scuola-lavoro; valutazione, certificazione;
Questi alcuni dei temi sul tavolo dell’Osservatorio, che ora sono oggetto di studio presso i gruppi di lavoro al fine di realizzare un percorso quanto più possibile condiviso e che tenga conto delle realtà territoriali e soprattutto delle competenze e delle esperienze maturate dalle scuole e dalle amministrazioni periferiche; non solo, noi che in questa importante assise siamo la voce degli alunni/studenti e dei loro docenti, la Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione rafforza maggiormente la propria azione d’ascolto e confronto manifestando la volontà di avere uno scambio di idee con i Referenti regionali per l’inclusione scolastica e le Associazioni maggiormente rappresentative sul territorio nazionale, perché la voce d’ogni alunno e studente che non si senta sufficientemente tutelato trovi in noi attori la garanzia di un presidio di legalità, che ne garantisca libertà di pensiero, d’azione e dia voce al silenzio sempre più rumoroso, teso ad avvantaggiare arroganza e prepotenza di chi si crede migliore.
E così il 15 maggio e il 27 giugno di quest’anno l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica del MIUR torna a riunirsi ed a presiederlo è il direttore generale Giovanna Boda. Si respira da subito l’approccio innovativo al tavolo del Ministero, che già dalle prime battute dello stesso Direttore Boda, presenta i caratteri del cambiamento, quasi a voler rompere col recente passato, mantenendone però le fondamenta.
Il Direttore generale G. Boda è fortemente motivata a perseguire gli obiettivi affidati all’osservatorio e per i quali ritiene opportuno coinvolgere in maniera impegnante ed impegnativa ognuno dei presenti al fine di perseguire efficacemente e con competenza quanto scritto all’ordine del giorno.
Per questa ragione non ci stanchiamo di scrivere che, i lavori dell’osservatorio rappresentano l’occasione irrinunciabile per le associazioni storiche, tra cui le stesse federazioni FAND FISH, per tutte le figure professionali quali: insegnanti per il sostegno, curriculari; per gli assistenti alla comunicazione, educatori; non sono escluse le famiglie, per portare direttamente dentro il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca senza alcun filtro, la scuola ed il territorio; tutto ciò al fine di instaurare tra il ministero e le parti sociali, come detto sopra, quel dialogo utile e necessario e di farlo coi protagonisti in modo diretto e simultaneo: i direttori generali dei diversi dipartimenti; con il Ministro, il Sottosegretario, l’Ufficio di Gabinetto sui temi maggiormente strategici ai fini della realizzazione dell’inclusione scolastica e dell’esercizio effettivo del diritto allo studio dei nostri alunni/studenti.
L’inclusione scolastica necessita di interlocutori consapevoli, consci cioè delle priorità per cui ogni alunno/studente manifesti un proprio disagio derivante dalle condizioni ambientali, famigliari, sociali, fisiche e/o sensoriali (nello specifico, per quanto attiene alla nostra area di competenza, le condizione di cecità, sordità e/o pluriminorazione).
Al tavolo dell’Osservatorio possono prendere forma e diventare progetti: riflessioni; idee; divergenza d’opinione, convergenza di bisogni e buone prassi; ascoltare; accogliere e comprendere aiuta ciascuno a chiarire le proprie idee e posizioni che, talvolta rischiano di ergersi a guisa di barriere comunicative, impedendo così ogni sviluppo possibile in percorsi che, se condivisi potrebbero rappresentare la soluzione non solo per il nostro problema ma a anche di quello altrui.
Le parti sociali che siedono al tavolo hanno la responsabilità di rappresentare concretamente tutte quelle barriere, che costituiscono l’ostacolo contro cui il diritto allo studio, il successo formativo, il perseguimento degli obiettivi progettati e strutturati al fine di realizzare la piena inclusione umana, sociale e scolastica si infrangono.
Troppe, sono le difficoltà che si presentano lungo il percorso scolastico dei nostri alunni/studenti:
INACCESSIBILITÁ e FRUIBILITÁ dei materiali didattici; degli strumenti e delle tecnologie.
La carente e inadeguata FORMAZIONE iniziale e in itinere dei docenti per il sostegno e per quelli curriculari
Le scarse CONOSCENZE e COMPETENZE dei dirigenti scolastici afferenti la disabilità.
L’assenza di una rete di professionalità a sostegno dei servizi per l’inclusione scolastica; che spesso si traduce con l’opportunistico ed incondizionato affidamento totale e assoluto delle consegne al solo docente per il sostegno; quando invece il vero esercizio al sostegno scolastico che possa tradursi in inclusione scolastica è patrimonio anzitutto della scuola che deve realizzarsi come sistema educativo e didattico per un’istruzione davvero inclusiva e “non esclusiva”.
Obiettivo complesso perché frutto di un “sodalizio” altrettanto difficile ma, per la natura stessa della relazione, non impossibile.
L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, assieme alle altre grandi associazioni, tutte unite sotto le bandiere intrecciate di FAND e FISH, ha dato il proprio contributo professionale per permettere la progettazione di interventi efficaci, utili a costruire la rete dei servizi a sostegno dell’inclusione scolastica.
Ora auspichiamo che, la compagine governativa, di cui il MIUR è parte integrante assieme ai due rami del Parlamento faccia la sua parte tenendo in debita considerazione quanto condiviso durante le riunioni plenarie dell’Osservatorio e di quanto discusso ai tavoli tecnici.
Ricordiamo quanto scritto all’inizio: il parere delle parti sociali è doveroso per parte nostra e, il Ministero è obbligato ad ascoltarci ma, tale parere non è vincolante. Certo, questo è l’anello debole di buona parte dei processi che tutti assieme formano il tessuto democratico; tuttavia, quando i risultati rafforzano competenze ed esperienze condivise tra le parti sociali e i tecnici del ministero, grazie anche al consenso e il sostegno della classe politica, allora vuol dire che vi è stato ascolto attivo da tutte le parti, privilegiando, nel nostro caso i valori dell’educazione, dell’istruzione e della formazione professionale.
A questo punto, sentiamo il desiderio di sottolineare, in quanto persone impegnate nei processi educativi, che: la didattica, in quanto relazione educativa tra discente e pedagogo si presenta sin dalla sua origine universale, accessibile e fruibile; patrimonio a tutela della libera diffusione della trasmissione del sapere, delle singole conoscenze, al fine di consentire ad ogni essere umano di accogliere ed elaborare autonomamente le esperienze e la storia del pensiero umano, prodotto che fa di “una civiltà” la custode liberale per i diritti civili e politici; democratica per quelli sociali; entrambe lo Stato di diritto.

Torino, trasmettiamo dalla sede Rai e tutti potranno seguirci


La Stampa del 10/07/2018
Franca Cassine

«Buongiorno a tutti e benvenuti». Il conduttore parla nel vecchio microfono dell'Eiar ed è una provocazione. «Mi sentite?». Qualcuno sì. Qualcuno no. Quel vecchi microfono è pieno di suggestioni e nostalgie: ma per qualcuno è solo simbolo di un mondo inaccessibile. Perché è enorme, copre la bocca: impossibile interpretare il labiale per i non udenti.
Da quell'oggetto di modernariato, la Rai ne ha fatti di passi avanti per venire incontro a tutte le disabilità. E un passo importante è stato presentato ieri al Museo della Radio e della Televisione di Torino, dove sono stati presentato i nuovi percorsi. Decisamente più inclusivi.
È un'esposizione da toccare, da scoprire grazie a una spiegazione dettagliata di un avatar e, tra qualche tempo, anche da ammirare virtualmente accompagnati da un robottino. L'esperienza inizia all'ingresso: ad accogliere i visitatori è un totem multimediale che spiega come scegliere i differenti percorsi tenendo conto non solo delle necessità, ma anche dei gusti. «Così le 14 teche presenti nel museo si raccontano ai non udenti e ai non vedenti attraverso l'utilizzo di un sistema audio o video descrizione attivabile dallo smartphone o dal tablet semplicemente scaricando un'app dedicata e inquadrando il Qr-Code»: dice Guido Rossi, direttore del centro produzione Rai. A guidare i non udenti lungo il percorso è un attore virtuale che si esprime nella lingua dei segni, mentre per i portatori di impianto cocleare o di apparecchio acustico la spiegazione arriverà direttamente al proprio impianto. Per le persone cieche e ipovedenti, oltre al percorso dedicato, ci sono postazioni di ascolto con cuffie e dei QR-Code in rilievo e, grazie a una stampante 3D, sarà possibile riprodurre alcuni reperti esposti.
Tra preziose radio d'epoca e microfoni dalle forme incredibili, sarà possibile vivere un'avventura alla scoperta di quelle misteriose scatole magiche, antenate di radio e tv, un'avventura da percorrere seguendo percorsi differenti: «Il grigio per la narrazione classica, il rosso per avere approfondimenti tecnici, il giallo con aneddoti e curiosità, il blu per visitatori con impianto cocleare o apparecchio acustico - dice Alberto Morello, del Centro Ricerche Rai - E poi ancora il verde per visitatori sordi segnati e oralisti e il nero per visitatori ciechi e ipovedenti». Tutto nasce dalla collaborazione tra il Centro Ricerche e il Centro di Produzione Rai che si inserisce nell'iniziativa della Città che promuove l'accessibilità dei musei, presentato dai vertici dell'azienda e di Città e Regione, un progetto realizzato grazie al fondamentale supporto di varie associazioni quali l'Ens, Adv, Uici e Apic. Il museo è aperto dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 19 (ingresso gratuito).

lunedì 9 luglio 2018

La Rai "accessibile": nuovo percorso per non vedenti e non udenti nel museo di Torino

Giornale dello Spettacolo del 09-07-2018

Presentate le iniziative per rendere accessibili a tutti le 14 teche: ci saranno tablet con un avatar che usa la lingua dei segni e un percorso per non vedenti con QR code.
TORINO. Una Rai accessibile anche per i non vedenti e non udenti. È l'obiettivo del nuovo percorso presentato oggi del Museo della Radio e della Televisione della Rai a Torino. Grazie alle nuove tecnologie, con un sistema di audio o video descrizione attivabile da smartphone e tablet grazie a una apposita app, sarà garantita a tutti la completa fruibilità delle 14 teche del museo oltre che dell'Auditorium Rai.
Il museo contiene preziose testimonianze sulla storia e sull'evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa dell'ultimo secolo, prima dell'avvento di internet. Ad aiutare i visitatori ci sarà un nuovo totem, posizionato all'ingresso, con una mappa tattile e tutte le indicazioni sul museo.
"Abbiamo dedicato questa giornata all'accessibilità - ha commentato Guido Rossi, direttore del Centro di produzione Rai di Torino - con un momento pubblico e uno di studio. Questo percorso ha due novità: i tablet con un avatar che usa la lingua dei segni e un percorso per non vedenti con QR Code".
"Si tratta di novità straordinarie. Per i non udenti - ha spiegato Rossi - su ogni vetrina è presente un tablet con un avatar che utilizza la lingua dei segni, mentre per i non vedenti è disponibile un Qr code che permette di scaricare le descrizioni della vetrina e seguire un percorso guidato. Questo deve diventare un luogo aperto alla città, perché la Rai dimostri di essere un'azienda pubblica del territorio".
Previsti 6 percorsi fra cui quello per portatori di impianto cocleare o acustico che permette di collegarli via Bluetooth allo smartphone per ricevere le informazioni direttamente al proprio apparecchio. Per quanto riguarda i non vedenti alcuni oggetti, reali o stampati in 3D, verranno messi al di fuori delle teche.
Il nuovo allestimento nasce anche grazie alla collaborazione con Ens, l'Ente nazionale sordi, Adv, Associaione disabili visivi, Uici, Unione italiana ciechi e ipovedenti, Apic, Associazione portatori impianto cocleare. Importante anche il contributo della Città della salute e della scienza, l'Università di Torino, il Politecnico e l'associazione Asphi.