mercoledì 14 novembre 2018

"Guardare con le mani, toccare con gli occhi", ecco la mostra dei libri braille

Press-IN anno X / n. 2457

MonzaToday del 14-11-2018

"Guardare con le mani, toccare con gli occhi", ecco la mostra dei libri braille

LISSONE. “Guardare con le mani, toccare con gli occhi”. È il nome della mostra del libro tattile organizzata dal comune di Lissone da sabato 17 a sabato 24 novembre. Dal 17 al 25 novembre 2018 ricorre infatti "La settimana nazionale Nati per Leggere" istituita nel 2014 per promuovere il diritto alla lettura ed alle storie delle bambine e dei bambini. Il periodo coincide con la data del 20 novembre, giorno in cui ricorre la Giornata Internazionale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

In concomitanza con la ricorrenza, la Biblioteca propone momenti di lettura e condivisione attraverso l’esperienza del libro tattile con i bambini e le loro famiglie. 
Dai libri di stoffa per i più piccoli, ai cartonati, fino ai pop up e ai libri braille, Il libro, in tutte le sue declinazioni diventa un mezzo di conoscenza e di scoperta.Proprio i libri braille rappresentano un importante patrimonio che viene presentato all’utenza lissonese durante questo evento, restando sempre a disposizione dei bambini per la consultazione.

I libri braille, nel numero complessivo di sei volumi, sono stati donati alla Biblioteca di Lissone dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Prociechi – Onlus, nell’ambito del progetto “A spasso con le dita”. Il progetto nazionale è stato avviato nel novembre 2010 a sostegno dell’integrazione fra ragazzi ciechi, ipovedenti e vedenti, ideato dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Prociechi Onlus.

Il progetto ha previsto la fornitura gratuita di una collezione di 6 libri tattili a biblioteche pubbliche, reparti pediatrici, istituzioni impegnate nella promozione della lettura e istituzioni che operano per l’integrazione scolastica e sociale dei bambini minorati della vista. La biblioteca di Lissone è stata selezionata tra i beneficiari dal comitato scientifico del Progetto Nazionale Nati per Leggere. 
“Come negli anni precedenti si conferma l’attenzione della Biblioteca lissonese nell’avvicinare i bambini, sin da piccolissimi, alla conoscenza del libro come oggetto ed alla lettura. L’adesione, sempre entusiasta, dei bibliotecari al progetto nazionale “Nati per leggere” è uno degli aspetti del lavoro di sensibilizzazione che l’Amministrazione, proprio attraverso la sua biblioteca, porta avanti - dichiara l’Ass.re Tremolada alla Cultura - La donazione dei libri braille è un ulteriore riconoscimento che ci consente di implementare il patrimonio in direzione inclusiva”.

La mostra del libro tattile “Guardare con le mani, toccare con gli occhi”, è visitabile da sabato 17 fino a sabato 24 novembre con i seguenti orari: mart-ven 9.30 - 12.30 e 14.00 - 18.30; sab. 9.30 - 12.30 e 14.00 - 17.30.

"Lodi non è una città amica dei disabili"

Il Corriere della Sera del 13-11-2018

LODI. «Lodi una città a misura di disabile? Fatevi prima un giro in stazione». Percorsi per non vedenti che finiscono contro un muro, binari inaccessibili alle carrozzine, niente sconti sui parcheggi. Per le associazioni di invalidi e portatori di handicap la città è, se non da bocciare, almeno da rimandare a settembre. «E ciò solo perché il Comune - afferma Enrico Agosti, presidente lodigiano dell'Associazione Mutilati e Invalidi Civili - ci ha finalmente ascoltato, aprendo un tavolo che invocavamo da anni. Ma con altre istituzioni non c'è confronto». Il caso più eclatante riguarda la stazione ferroviaria, una trappola per tetraplegici e non vedenti. I primi per anni impossibilitati a raggiungere sottopassaggio e banchine dei binari interni per l'assenza di ascensori: quest'estate Rfi ne ha finalmente realizzato e messo in funzione uno, ma mancano gli altri tre, necessari a raggiungere i binari. I disabili con problemi motori (ma anche le mamme con i passeggini) grazie alla nuova piattaforma possono ora accedere al sottopassaggio attraverso l'atrio d'ingresso, ma da lì risalire alle banchine dei quattro binari interni - da cui passano la quasi totalità dei treni per Milano o Piacenza e la suburbana per Saronno - è un'impresa impossibile: niente ascensori, niente risalite, vale solo l'arte di arrangiarsi. Rfi ha in agenda il completamento degli ascensori mancanti, ma solo entro il 2026.

Trattamento simile è riservato a non vedenti e ipovedenti: il sentiero guidato lungo il marciapiede finisce dritto contro un muro, a decine di metri dall'ingresso principale. «Un disabile - afferma Daniela Monico, presidente della sezione di Lodi dell'Unione Italiana Ciechi - può al limite strisciare lungo le pareti per arrivare fino alla porta della biglietteria. Ammesso che sappia da che parte andare». Il percorso tattile-plantare poi riprende nell'atrio e conduce al primo binario. Ma a meno che non abbia appreso l'arte di passare attraverso i muri, un non vedente può solo seguire il proprio istinto lungo la parete e sperare di non inciampare nelle biciclette appoggiate all'esterno della stazione. «Quel percorso è una follia - rincara Agosti -, mi chiedo cosa sia passato in mente a chi lo ha realizzato ma anche perché nessuno investa quelle poche centinaia di euro che basterebbero ad allungarlo fino all'ingresso e alla biglietteria».

Sono solo alcuni dei problemi segnalati dalle associazioni -- Invalidi civili, Invalidi del lavoro, Unione ciechi ed Ente nazionale sordomuti - nel tavolo di confronto da poco aperto con il Comune di Lodi, il quale ha già destinato all'abbattimento delle barriere in città una quota fissa sugli oneri di urbanizzazione (70mila euro nel 2017): «Non c'è modo di sapere da Ferrovie - lamenta l'assessore ai Lavori Pubblici Claudia Rizzi - quando intendano completare l'ammodernamento della stazione e delle banchine. Proveremo a interessare la Regione».

Tra le questioni da risolvere anche l'accesso libero ai parcheggi cittadini da parte dei disabili. A Lodi i pass concessi sono circa 1.400 e i posti a loro riservati 230. «In alcune città come Piacenza, Parma o Cremona i disabili muniti di pass possono parcheggiare liberamente sulle strisce blu - rammenta Agosti -; a Lodi basterebbe la gratuità solo per la prima ora». Attualmente succede il contrario: prime due ore a tariffa piena, un euro o 1,50 a seconda delle zone, e gratis a seguire. Per i disabili dunque, Lodi resta un percorso a ostacoli. «E sarà sempre così - afferma Daniela Monico dell'UICI - finché faranno le opere senza mai chiedere alle nostre associazioni un'opinione su come farle meglio. Buttando via i soldi».

di Francesco Gastaldi

martedì 13 novembre 2018

Istruzione – Primi passi del sodalizio tra MIUR e UICI, di Marco Condidorio

Giornale UICI del 12-11-2018

A breve presenteremo al Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca il bando per il concorso rivolto a tutte le scuole di ogni ordine e grado “la scuola siamo noi, io come Lucio” del Premio Lucio Carassale, che avrà cadenza triennale; inoltre, è prossima la convocazione e dunque l’insediamento del comitato paritetico previsto all’articolo quattro del protocollo d’intesa MIUR-UICI ed enti collegati.

La sottoscrizione del Protocollo d’intesa Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca con oggetto “Inclusione scolastica in rete per una istruzione, educazione e formazione per tutti i bambini, alunni e studenti ciechi assoluti, parziali e ipovedenti e/o con minorazione aggiuntiva: servizi e risorse in rete”, ha sancito quel sodalizio tra Ministero e territorio attraverso la rete di servizi tiflologici di cui l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti sarà garante per tutti gli alunni, studenti frequentanti la scuola d’ogni ordine e grado, assieme agli enti collegati: Biblioteca per ciechi e ipovedenti Regina Margherita di Monza, la Federazione nazionale delle Istituzioni pro Ciechi, l’I.Ri.Fo.R. Istituto per la Ricerca la Formazione e la Riabilitazione per citare i più conosciuti.

Il 23 agosto u.s. è stato firmato il protocollo tra Miur e UICI ed enti collegati,traguardo storico, che pone al centro dei servizi tiflologici anzitutto l’alunno/studente in situazione di cecità assoluta, parziale e/o di ipovisione grave e comunque certificato alla luce della normativa vigente in materia di classificazione e certificazione della minorazione visiva legge 138/2001.

Perché possano trovare piena cittadinanza i principi ispiratori del sodalizio firmato in agosto, sarà necessario ripensare, pianificare e progettare, per poi realizzare nuovi e maggiormente efficaci percorsi di formazione e costruzione di servizi tesi a garantire figure professionali, non adattate ma, professionalmente pensate e costruite a partire dal curriculo attraverso cui sia possibile l’acquisizione del certificato attestante le conoscenze e competenze in campo tiflologico.

E così, la formazione specifica dei docenti curricolari e per il sostegno e degli educatori, quali professionisti della didattica e dell’educazione in favore dell’inclusione scolastica dei bambini, degli alunni e degli studenti ciechi assoluti, parziali e ipovedenti gravi e con minorazioni aggiuntive, non potrà che essere efficacie per ricerca, analisi, studio circa gli approcci metodologici afferenti la didattica e l’educazione e per l’utilizzo appropriato di materiali e strumenti secondo un approccio tiflologico.

Ma, anche gli strumenti e materiali ad uso e consumo degli alunni o studenti ciechi assoluti o ipovedenti gravi, richiedono una profonda analisi circa la loro destinazione che, se pure li inquadra secondo una classificazione meramente materialistica, rappresentano il fine o qualità definiti, quella cioè d’essere accessibili e fruibili dal punto di vista tiflologico e che a loro volta consentono l’accesso alla didattica, allo studio, dunque alla cultura, che significa anche libertà di pensiero e da una situazione di svantaggio sensoriale.

Ecco che, l’accessibilità e fruibilità, che rappresentano l’applicazione della normativa vigente in materia di accessibilità e fruibilità dei siti web e dei materiali per persone in situazione di minorazione visiva non possono restare mero annuncio della norma, solo per il fatto d’essere parte sostanziale della massima ma, debbono tradursi in azione e dunque Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, assieme all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, proporranno al tavolo del comitato paritetico, di recente istituzione tra Miur e UICI, per effetto del protocollo, di tradurre in concreto quanto previsto dalla legge 4 del 9 gennaio 2004 pensata dal legislatore proprio per rispondere alle criticità afferenti la fruizione di piattaforme web, tecnologie e strumenti e materiali, tra cui i testi scolastici in forma digitale, accessibili per persone cieche assolute, ipovedenti gravi e/o parziali; quando parliamo di “fruibilità” bisogna intendere nel senso di “utilizzabilità in termini di accessibilità e fruibilità” delle tecnologie.

E tutto questo per comprendere che, alla luce delle innumerevoli criticità, manifestatesi nei più svariati ambiti della vita scolastica, lavorativa e sociale delle persone cieche assolute, ipovedenti gravi e/o in situazione di pluriminorazione,che hanno viste le stesse persone discriminate riguardo ai loro diritti si dovrà operare per la riaffermazione e garanzia di taluni principi:

quello di fruire, accedere liberamente e autonomamente all’istruzione, all’educazione, alla cultura e formazione e di consolidare l’uso e la diffusione di strumenti e tecnologie accessibili e fruibili per alunni e studenti ciechi assoluti, parziali o ipovedenti gravi come, libri di testo in Brailleo e in caratteri ingranditi per gli ipovedenti; come è noto, per gli alunni e studenti, la produzione dei testi scolastici dipende dalla scelta del consiglio di classe o dal dipartimento disciplinare e dall’approvazione del collegio docenti; modalità e tempi di questa procedura di selezione e scelta, spesso giunge troppo tardi agli enti preposti alla trascrizione in braille o in caratteri ingranditi. Tutto questo determina disagio per l’alunno o studente perché non ha al pari dei compagni di classe il libro sul banco a inizio anno.

Lo stesso dicasi per i docenti non vedenti o ipovedenti gravi che, sempre nei termini del diritto mancato, vi è quello all’uso delle tecnologie e ai siti web per ragioni lavorative, dunque per poter svolgere al pari dei colleghi la professione docente: Registri elettronici per i quali vi è l’obbligo di utilizzo da parte dei docenti, per tutte le ragioni di carattere giuridico, amministrativo e non ultimo di quelli di tipo didattico e legati alla programmazione disciplinare, giudizi e assenze; libri di testo, sia in versione cartacea che digitale, inutilizzabili e quindi non accessibili né fruibili per il docente cieco assoluto o ipovedente grave. E ancora, quello relativo all’uso autonomo, mediante strumenti e tecnologie appropriate per chi è cieco assoluto, ipovedente grave e/o con minorazione aggiuntiva, nel desiderio di volersi aggiornare al pari dei colleghi vedenti, per poter restare in graduatoria e acquisire ulteriori crediti/punteggi come ogni professionista della scuola e non rischiare d’essere emarginato o peggio, escluso da eventuali scelte del dirigente scolastico, possa invece concorrere in piena autonomia e libertà alla prova concorsuale, per se stesso e in funzione dell’avanzamento di carriera.

Purtroppo ancora oggi, il candidato non vedente o ipovedente grave corre il rischio di vedersi negato tale diritto di fronte all’inadempienza dell’istituzione pubblica, che lo pone dinanzi all’inaccessibilità delle piattaforme web, dove enti di formazione accreditati dal MIUR, tengono corsi i cui materiali sono, come le stesse piattaforme assolutamente preclusi ai docenti precari e non, che siano in situazione di cecità assoluta, parziale, ipovedenti gravi e/o con minorazione aggiuntiva.

A questo punto chiederemo a codesto Ministero l’opportunità di prevedere, nel bando di accreditamento, il “criterio di piena accessibilità e fruibilità” per candidati ciechi assoluti, parziali, ipovedenti gravi e/o con minorazione aggiuntiva, sia delle piattaforme web che dei contenuti corsuali, proposti da gli enti i quali, partecipano al bando di richiesta di tale accreditamento;

ciò eviterebbe ai candidati non vedenti o ipovedenti gravi l’umiliazione di sentirsi esclusi da quel diritto d’ognuno di poter partecipare in prima persona alla crescita del paese e conseguentemente alla propria; e, cosa imprescindibile per ogni paese civile che si rispetti, l’applicazione della normativa vigente in materia di accessibilità e fruibilità dei siti della pubblica amministrazione, conosciuta come legge Stanca n4 del 9 gennaio 2004.

L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, attraverso la rete dei servizi a sostegno dei bambini, alunni e studenti in situazione di minorazione visiva e del loro diritto allo studio;

con la cooperazione e la messa in campo delle figure professionali, che specificatamente operano nell’area delle tiflo-tecnologie, dell’informatica e dell’web;

mediante la cooperazione dell’Ente nazionale I.Ri.Fo.R. Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione, accreditato dal Miur;

grazie alla progettazione e realizzazione di percorsi formativi svolti dalle università, presso i dipartimenti di scienze della formazione primaria e/o dell’educazione attraverso master studiati e proposti dal Network per l’Inclusione scolastica, istituito dal Coordinamento degli enti dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti nell’aprile 2016, inserito nell’ipotesi di protocollo di intesa citato al punto (1) del documento, oggi sarà possibile avere figure professionali debitamente e specificatamente preparate per l’area del sostegno e dell’educazione in favore dei bambini, alunni e studenti ciechi assoluti, parziali e ipovedenti.

L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti chiederà a Codesto Ministero il riconoscimento/accreditamento di queste figure, nell’ipotesi di istituzionalizzarne il percorso formativo (curricolo), che possa trovare così una propria e legittima collocazione nell’offerta formativa dei percorsi universitari.

In ragione di quanto scritto sin qui e nella consapevolezza che, oggi sia l’intesa tra gli enti MIUR e UICI a rendere fattiva l’inclusione scolastica di tutti i bambini, alunni e studenti frequentanti la scuola pubblica d’ogni ordine e grado che si trovino in situazione di minorazione visiva,l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti rinnova a tutte le strutture, partner della rete dei servizi a favore dell’Istruzione, della Ricerca e per la formazione tiflopedagogica, la cooperazione politica ed operativa proposta attraverso il protocollo di intesa per favorire e realizzare nei tempi e nelle modalità, secondo gli approcci metodologico-didattici, tiflologicamente studiati; idonei aconsentire per ogni discente il pieno raggiungimento degli obiettivi scolastici, alla luce di una istruzione libera e di una educazione adeguata alle esigenze, senza alcuna limitazione alle potenzialità e aspirazioni personali; valorizzando così attitudini e scelte dell’alunno e dello studente, qualsiasi sia la minorazione visiva in cui egli è costretto a vivere.

Ascoli Piceno – Pluri-disabilità, le parole e le cure che fanno la differenza

Giornale uici del 12-11-2018

Sala gremita, nell’aula consiliare, per il seminario che ha concluso a San Benedetto del Tronto il tour nazionale promosso dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti. Presenti anche gli studenti dell’Iis. Nicola Panocchia: “Il 49 per cento dei decessi ospedalieri di persone con disabilità, sono morti che potevano essere evitate”.

Che succede quando una persona con disabilità entra in ospedale? Quanto è importante il ruolo della famiglia? Cosa può fare ognuno di noi e cosa dovrebbero fare le istituzioni per garantire a tutti la giusta assistenza? Ne hanno parlato gli esperti chiamati a raccolta a San Benedetto del Tronto nel seminario “Pluri-disabilità – Formazione ed educazione alla Famiglia”: l’incontro che ieri ha concluso il tour nazionale promosso dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici) e dalla Commissione Pluri-disabilità, in collaborazione con la Sezione territoriale di Ascoli Piceno, e che proprio dal capoluogo piceno aveva preso il via a settembre toccando altre città italiane.

“Quando entrano in ospedale – ha sottolineato Liliana La Sala, dirigente medico e titolare dell’Ufficio 6 della Direzione generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute – le persone con disabilità hanno una probabilità doppia di trovare strutture inadeguate al loro stato, tripla di vedersi negare le cure e quadrupla di non trovare un trattamento idoneo. Il mio intervento, oggi, è come dirigente del Ministero ma, soprattutto, come mamma di due figli, tra cui una bambina con grave disabilità. È importantissimo aprire un dialogo e ascoltare le persone perché solo chi vive sulla propria pelle questi problemi può indicare il percorso più adatto a risolverli”.

In un’aula consiliare piena di studenti (presenti alcune classi dell’Ottico dell’Iis), le relazioni che si sono succedute hanno evidenziato una situazione molto complessa e la necessità di interventi urgenti.

“Le parole sono importanti – ha spiegato Nicola Panocchia, dirigente medico del Policlinico ‘Gemelli’ di Roma e Coordinatore scientifico della Carta dei Diritti delle Persone con disabilità – ed è importante usare quelle corrette. No a ‘invalido’ o ‘handicappato’, il termine giusto è ‘persona con disabilità’. C’è bisogno di sottolinearlo perché in questo modo si contrasta una tendenza che nega all’individuo con disabilità lo status di ‘persona’. Gli studi dimostrano che le persone con autismo muoiono in media 16 anni prima del resto della popolazione. E se si associa disabilità intellettiva, la morte avviene 30 anni prima. Ma non c’è una causa direttamente legata alla disabilità. Il problema è la mancanza di cure adeguate. Disabilità non vuol dire malattia, ma spesso alla disabilità sono associate patologie che devono essere curate. I dati sono molto significativi: il 49 per cento dei decessi ospedalieri, sono morti che potevano essere evitate”.

“Le persone con disabilità – ha sottolineato il dott. Panocchia presentando la Carta dei diritti – non hanno diritti speciali, hanno gli stessi diritti di tutti e la necessità di strumenti speciali per poter usufruire di questi diritti. È un dovere della società creare le condizioni perché questi diritti vengano riconosciuti e fruiti, perché l’ingiustizia non è un destino”.

Incisivo anche l’intervento del sottosegretario alla Famiglia, Vincenzo Zoccano, che ha introdotto i lavori insieme al senatore Giorgio Fede, al consigliere regionale Fabio Urbinati e a Eugenio Saltarel, dell’Ufficio di presidenza Uici, che ha portato i saluti del presidente nazionale, Mario Barbuto. Tra i relatori: Angela Pimpinella, Direzione nazionale Uici, Maria Antonietta Longo e Daniela Ricci, Neuropsichiatra infantile, Don Antonio Mastantuono, vice Assistente ecclesiastico generale dell’Azione Cattolica, Luca Labianca, specialista in Ortopedia e Traumatologia, Mirco Fava, presidente dell’associazione Idroterapisti italiani e Chiara Mastantuono, terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva. Ha moderato Domenico Fanesi, coordinatore Ambito territoriale sociale XXII.

Inclusione scolastica: domande e risposte

Superando.it del 12-11-2018

Nato quattro anni fa, il Gruppo Facebook “Normativa Inclusione” conta oggi su ben ventimila iscritti e ha già fornito migliaia di risposte a a genitori e insegnanti. Gli amministratori di quello stesso gruppo, Flavio Fogarolo e Giancarlo Onger, hanno ora pubblicato il libro “Inclusione scolastica: domande e risposte. La normativa per genitori e insegnanti”, che raccoglie oltre duecento tra i quesiti giunti in questi anni, divisi in venti capitoli e ordinati per argomento. Il volume verrà presentato il 15 novembre, presso la Libreria Erickson di Roma, alla presenza degli Autori.

"Nato quattro anni fa per rispondere a dubbi e domande di insegnanti e genitori sul complesso tema dell’inclusione scolastica, e in particolare delle norme che la regolano, il Gruppo Facebook Normativa Inclusione conta oggi su ben ventimila iscritti e le varie risposte date, al ritmo di qualche decina al giorno, sono diventate migliaia.

Oggi gli amministratori di quel gruppo, Flavio Fogarolo e Giancarlo Onger – “firme” ben note anche ai Lettori di «Superando.it» – hanno dato alle stampe per i tipi di Erickson il libro Inclusione scolastica: domande e risposte. La normativa per genitori e insegnanti, che raccoglie oltre duecento tra i quesiti giunti al Gruppo, divisi in venti capitoli e ordinati per argomento: dal tempo scuola alla frequenza scolastica, dal diritto all’informazione e all’accesso ai documenti a quello alla riservatezza, dagli usi impropri dell’aula di sostegno alle visite di istruzione, dall’individuazione degli alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali) alla redazione di PDP (Piani Didattici Personalizzati), dalla personalizzazione della valutazione alla validità del titolo di studio, dagli interventi possibili per gli alunni con problemi di comportamento alla liceità delle punizioni disciplinari.

«Questo volume – scrive nella presentazione Raffaele Iosa, già maestro, direttore didattico e ispettore scolastico – raccoglie e dà un senso interpretativo al successo di un’iniziativa social che ha ricevuto migliaia di richieste, oggi seguita da moltissime persone e che sembra rispondere a un bisogno di chiarezza fin troppo diffuso. È quindi utilissimo per comprendere, grazie all’analisi sistematica delle domande pervenute, l’aria che tira nelle scuole e i principali punti critici nella gestione operativa dell’inclusione».

Si tratta pertanto di un libro di grande utilità, per insegnanti, genitori, dirigenti, educatori, specialisti, formatori e associazioni.

Inclusione scolastica: domande e risposte verrà presentato nel pomeriggio del 15 novembre (ore 17.30), presso la Libreria Erickson di Roma (Via Etiopia, 20), dove gli autori Fogarolo e Onger risponderanno alle domande di Stefania Stellino, presidente dell’ANGSA Lazio (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), e Iacopo Balocco, docente di sostegno e formatore, in rappresentanza del vasto mondo di genitori e insegnanti che popolano il Gruppo Facebook.

Flavio Fogarolo, formatore, si occupa di didattica inclusiva. È stato per diversi anni referente per la disabilità e i DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) presso l’Ufficio Scolastico Territoriale di Vicenza. Con Erickson collabora, oltre che come Autore, nella progettazione di materiali compensativi e giochi didattici. Giancarlo Onger ha cominciato la propria avventura scolastica nel 1974 come maestro di recupero per gli alunni in difficoltà. È stato insegnante di sostegno specializzato, referente per l’Area del Disagio e della Disabilità presso Uffici Scolastici Provinciali e Regionali, docente nei corsi di specializzazione. Ha svolto, e svolge, un’intensa attività di formazione. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Algisa Gargano (Mara Vitali Comunicazione), algisa@mavico.it.

sabato 10 novembre 2018

Nascono i gruppi di auto-aiuto per sostenere gli ipovedenti

Il Mattino di Padova del 09-11-2018

Il responsabile del Centro per la riabilitazione visiva Giovanni Sato e il facilitatore Cristiano Draghi hanno presentato il nuovo progetto.

PADOVA. Non solo restituire l'autonomia a persone ipovedenti grazie alle cure del Centro per la riabilitazione visiva dell'ipovisione, una delle eccellenze della sanità padovana guidata da Giovanni Sato, ma anche far sì che le persone colpite da questa disabilità non si abbattano dal punto di vista psicologico e non cadano in depressione. È questo lo scopo del gruppo di auto-mutuo-aiuto per ipovedenti, patrocinato dall'Unione italiana ciechi e ipovedenti onlus, sezione di Padova, dall'Unità operativa di oculistica della Usl 6 Padova e dall'associazione Psicologo di Strada. Si tratta di incontri organizzati tra gruppi di persone che hanno lo stesso problema, sono appunto ipovedenti, a cui viene data la possibilità di condividere informazioni, idee, sentimenti ed emozioni. Una modalità di sostegno che non ha bisogno della presenza di uno psicologo ma che si fonda sull'aiuto che arriva dallo scambio di esperienze tra persone accomunate da una difficoltà. A coordinare il gruppo sarà il facilitatore o counsellor, il dottor Cristiano Draghi. «Per ora ci troveremo una volta al mese nel complesso socio sanitario dei Colli. Il primo appuntamento è giovedì 29 novembre alle 10 nell'aula del Sert. Chiunque volesse partecipare sarà il benvenuto». Ieri mattina Draghi e Sato hanno parlato davanti a un pubblico di una trentina di ipovedenti proprio di questo auto mutuo aiuto, suscitando l'interesse dei presenti. Tanto che in una quindicina di persone ha già aderito al primo appuntamento. «È possibile aderire in qualsiasi momento e ottenere informazioni telefonando al 347 - 244 06 85»: La partecipazione al gruppo è libera e gratuita. «Il nostro obbiettivo è anche quello di raggiungere quelle persone ipovedenti che ancora non conoscono la nostra realtà», ha spiegato il dottor Giovanni Sato, direttore del Centro per la riabilitazione visiva dell'ipovisione.«I pazienti ipovedenti di solito sono persone che portano l'esito di patologie come ictus, tumore al cervello, maculopatia, retinopatia, miopia degenerativa, distacco della retina o glaucoma. Noi lavoriamo per far sì che riprendano a fare quello che facevano prima grazie a tecnologie di ultima generazione».

di Alice Ferretti

giovedì 8 novembre 2018

Prendere in prestito la voce di qualcuno? Con la sintesi vocale è possibile

Wired.it del 06-11-2018

La sintesi vocale ha fatto grandi passi in avanti e ormai, dall’auto-motive fino al doppiaggio, ha applicazioni quasi fantascientifiche.

In stazione, in macchina, al telefono e al supermercato: le voci artificiali o sintetiche sono praticamente ovunque. Alcune sembrano così realistiche da spingere qualcuno a domandarsi se ci sia davvero una persona all’altro capo della diffusione. Abbiamo provato a capire come funziona la sintesi vocale e di quali scenari sarà (o già è) protagonista.

Attenzione perché non parliamo di semplici registrazioni, ma di potenti software che permettono pronunciare qualsiasi frase si voglia, senza la necessità di avere una persona che fisicamente produca i suoni. Si digita la frase e le voci artificiali pronunciano i suoni corrispondenti.

Piero Cosi, ricercatore all’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, ci ha raccontato innanzitutto come si è evoluta questa tecnologia. “Inizialmente la sintesi vocale prevedeva l’unione di un’infinità di piccoli pezzetti di voce registrati, chiamati tecnicamente difoni. Una volta uniti i pezzetti, si interveniva poi per sistemare elementi prosodici come l’intonazione della frase e la durata di alcuni suoni.

"Questo avveniva grossomodo tra gli anni Sessanta e Ottanta e il risultato era piuttosto innaturale".

Dai difoni, cioè l’unione fra metà di un fonema e metà del fonema che lo segue, si è poi passati alle unità variabili. “Queste erano molto più numerose rispetto ai difoni. La sintesi veniva realizzata estraendo da un database le unità che potevano rendere al meglio la frase scritta. La voce ottenuta era molto più umanizzata per quanto riguarda il timbro, ma al contrario della prima, difficilmente modificabile”. Le unità potevano essere costituite da pezzi più piccoli di un fonema, ma anche da intere parole o frasi. Aumentavano così le possibilità combinatorie perché nel primo caso per il difono ma esisteva un solo esemplare, nel secondo molte alternative. “Per capire il risultato di questo processo diffuso negli anni Novanta, basta pensare alla voce che è presente nelle stazioni”.

Nel nuovo millennio si è approdati a tecniche basate su modelli statistici. “Recentemente si è arrivati alla creazione di voci grazie alle reti neurali, sistemi di elaborazione che sia per il riconoscimento sia per la sintesi vocale hanno superato le precedenti tecnologie. In questo caso sono le Deep Neural Network che caratterizzano le unità di suono e scelgono quelle più adatte”.

In alcune sintesi più recenti si parte addirittura direttamente dall’onda sonora. “Si dà in pasto a una grossa rete neurale una frase e la rete ne estrae tutti i parametri di interesse per poi generare la frase in uscita. Con la tecnologia più recente è possibile addirittura cambiare il timbro della voce con un processo che tecnicamente si chiama voice morphing. Alcuni algoritmi sono in grado di trasformare una voce neutra in quella desiderata, cioè quella di un’altra persona, registrando solo una cinquantina di frasi”. È quello che ognuno può provare anche di persona sul sito della start up Mivoq: ci si registra, si leggono alcune frasi e si ottiene una voce digitale personalizzata in grado di dire qualsiasi cosa si desideri.

Non è una startup, ma una multinazionale, Nuance, società statunitense che della sintesi vocale ha fatto il suo core business. Nella sede torinese lavorano ingegneri, informatici e linguisti, che sotto la guida di Paolo Coppo, hanno creato oltre 120 voci in 56 lingue diverse per realtà di mezzo mondo.

Il processo di creazione, qui semplificato per ovvie ragioni, prevede innanzitutto la selezione di uno speaker. Questo deve avere caratteristiche precise: “sono più adatti coloro che hanno un certo controllo della voce come gli attori o i conduttori radiofonici” spiega Coppo.

Individuata la voce naturale, ci si reca in uno studio di registrazione e inizia una fase impegnativa in termini sia di tempi sia economici. Le frasi da registrare variano, infatti, da circa 3mila, operazione che richiede una settimana, a 20mila.

L’enorme quantità di materiale audio viene quindi sottoposto grazie a degli algoritmi a una pulizia che elimina i rumori di sottofondo o altre eventuali imperfezioni della voce. Si aspira così a uno standard acustico che rimane alto per tutte le voci prodotte. Oltre a quello acustico c’è anche uno standard linguistico specifico. “Ad esempio, per il Vietnam sappiamo che dobbiamo fare riferimento all’accento della parte settentrionale del paese” specifica Coppo.

La registrazione pulita viene poi trascritta sia con l’alfabeto normale sia con un metodo che annota il suono dei fonemi corrispondenti. Devono essere annotati non solo i suoni, ma anche informazioni prosodiche: accenti, andamento della frase, durata particolare di alcuni suoni. Terminato questo processo, la rete neurale, che tra l’altro auto-apprende diverse nozioni, è in grado di riprodurre con la voce registrata qualsiasi frase digitata nel software.

E il risultato è sorprendente. Abbiamo provato a eseguire un test in cui occorreva individuare fra due registrazioni, quale fosse quella originale e quale quella sintetica. Beh, in tre tentativi su tre abbiamo sbagliato, scambiando quella artificiale per quella naturale.

Grazie a questa tecnologia è perfino possibile cambiare lo stile di una voce. Così, ad esempio, la voce del navigatore di un’automobile, solitamente accomodante e gentile, nel momento in cui nota che l’autista si sta addormentando può cambiare tono e intimargli di prendere il controllo del veicolo. O la voce che vi informa sul risultato della partita della vostra squadra del cuore può cambiare espressione e diventare triste nel caso in cui abbia perso, esultante in caso contrario.

Ma le applicazioni non finiscono qui: ci sono addirittura personaggi dello spettacolo che hanno chiesto di creare una versione digitale della propria voce da sfruttare per alcune iniziative di marketing. E anche alcuni politici hanno chiesto questo servizio, forse per rendere più onnipresente la loro attività.

Ciò che profuma di fantascienza è la possibilità di ricreare la voce di qualcuno potenzialmente anche a sua insaputa. Cosa che di fatto è stata chiesta a Nuance per raggiungere uno scopo nobile: la cattura di un noto delinquente.

Le possibilità che derivano dal voice morphing nel campo del doppiaggio diventano sorprendenti. Si possono modificare l’altezza, il timbro e la velocità della voce registrata, creando così di fatto una voce nuova. Partendo da una voce qualsiasi, è possibile così creare quasi tutte le voci di un cartone animato, ad esempio, oppure di un film doppiato. “Ce lo stanno chiedendo paesi in cui attualmente vengono utilizzati i sottotitoli nel doppiaggio. E questo può essere un problema se si considera che magari parte della popolazione è analfabeta”. Grazie a questa tecnologia, infatti, una voce maschile può diventare femminile, una giovane diventare novantenne grazie soltanto a una settimana di click.

di Michele Razzetti