venerdì 7 agosto 2020

Si ritorna a scuola. Ecco come. Tutte le decisioni prese nel protocollo condiviso dai sindacati

Avvenire del 07/08/2020

Alla fine, messe nero su bianco e condivise dalle sigle sindacali (che hanno parlato «un momento storico»), le regole per la ripresa della scuola da settembre sono diventate realtà. Che poi è quello che mancava, a quasi 8 famiglie di italiani, per capire come rimescolare le carte del proprio futuro. Perché sapere a che ora un figlio entrerà in classe, e dove, e per quanto tempo, per mesi sono sembrati dettagli secondari in un dibattito politico e scientifico “alieno” alle concrete esigenze delle persone. A cominciare proprio dai più piccoli. Ora la strada è segnata, tranne l’ultimo nodo da sciogliere: quello delle mascherine da indossare o no quando si è seduti al banco, decisione che il Comitato tecnico scientifico prenderà soltanto a due settimane dal fatidico 14 settembre. Sulla carta, certo: le regole condivise ieri e che elenchiamo in questa pagina di servizio sono infatti tutte da applicare ora in ogni singola struttura d’Italia, da ogni preside e in base a ogni singolo accordo preso con gli enti locali e con chi, come in molti casi le parrocchie, hanno messo subito a disposizione spazi per colmare l’abisso aperto improvvisamente dal Covid. La sfida del governo è non fermarsi a questo: la ministra Azzolina ieri è tornata a parlare di “classi pollaio” da superare e di nuovi investimenti che alla scuola servono, ora più che mai.

Test, febbre contagi: con un caso di Covid non si chiude tutto.

L'aspetto sanitario sarà centrale nell’anno scolastico che riprende nel bel mezzo della pandemia, questo famiglie e studenti l’avevano messo in conto. Ma fino all’ultimo molti erano stati i dubbi su come gestire la salute dei ragazzi e dei docenti e nello stesso tempo garantire una “normalità” ai tempi e ai modi della scuola. Alla fine s’è scelto di seguire una linea prudente, ma non ossessiva. Niente controllo della temperatura all’ingresso, per esempio (salvo che la misura voglia essere adottata dai singoli plessi): la responsabilità sarà delle famiglie, a scuola semplicemente non si deve andare se si ha più di 37,5 o sintomi febbrili. Nel caso poi «in cui una persona presente nella scuola sviluppi febbre e/o sintomi di infezione respiratoria si dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria e provvedere quanto prima al ritorno a casa». Per rientrare servirà un certificato di «avvenuta negativizzazione», e questo sia per gli studenti che per i docenti.

Inoltre le nuove linee guida messe a punto da Iss e Ministero della salute stabiliscono che non sarà un solo caso a decretare la chiusura di un istituto: l’eventuale stop infatti sarà deciso «in base al numero dei casi confermati» e dunque al livello di trasmissione del virus. E in questo senso in ogni scuola è prevista la presenza di un referente ad hoc per il Covid. Altri punti fermi: test sierologici gratuiti, ma su base volontaria, per i docenti, e rispetto rigoroso delle misure igienico-sanitarie nelle scuole con disinfezione frequente delle mani, degli spazi comuni utilizzati, dei banchi, e con areazione delle aule e dei laboratori.

Arriva lo psicologo. E per le difficoltà c'è un "help desk".

Spunta l’inedita figura dello psicologo scolastico nel protocollo siglato ieri tra il ministero dell’Istruzione e i sindacati, che potrà assicurare sia al personale, sia agli alunni «un sostegno per fronteggiare situazioni di insicurezza, stress, ansia dovuta a eccessiva responsabilità, timore di contagio, rientro al lavoro in “presenza”, difficoltà di concentrazione, situazione di isolamento vissuta». Il Miur a questo proposito ha stipulato una apposita convenzione con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi in base alla quale gli Uffici scolastici regionali potranno fornire agli istituti la consulenza di professionisti abilitati alla professione psicologica e psicoterapeutica, con colloqui «effettuati in presenza o a distanza» e «comunque senza alcun intervento di tipo clinico».

Per superare eventuali disagi il Protocollo suggerisce pure «il rafforzamento degli spazi di condivisione e di alleanza tra scuola e famiglia, anche a distanza» e l’uso di sportelli di ascolto, soprattutto «nella gestione degli alunni con disabilità e di quelli con disturbi evolutivi specifici o altri bisogni educativi speciali».

Un vero e proprio help desk con numero verde dedicato sarà attivo dal 24 agosto (ore 9-13 e 14-18, da lunedì a sabato) per raccogliere quesiti e segnalazioni sull’applicazione delle misure di sicurezza e supportare le scuole nella delicata fase del rientro, compresa un’apposita assistenza amministrativa per gestire le risorse legate all’emergenza e superare ogni criticità. In parallelo funzioneranno Tavoli di monitoraggio negli Uffici scolastici regionali e un Tavolo nazionale con sindacati e rappresentanti dei ministeri dell’Istruzione e della Salute.

Ingressi e uscite, si va a scaglioni (e un solo genitore).

Cambia la geografia degli spostamenti all’interno della scuola. Il Protocollo stabilisce infatti che entrate e uscite «saranno differenziati» e si dovranno «evitare assembramenti con un’opportuna segnaletica e con una campagna di sensibilizzazione e informazione». Alle scuole sarà pure lasciata la scelta «ove lo si ritenga opportuno» di utilizzare «accessi alternativi»; da differenziare anche i percorsi interni all’edificio, con «predisposizione di adeguata segnaletica orizzontale sul distanziamento necessario e sui percorsi da effettuare». C’è, in questo senso, chi ha già modificato passi carrai, chi aperto nuovi varchi in muratura. Chi invece, e i presidi lo hanno sottolineato ancora una volta ieri, non ha alternative e chiede aiuto.

Il regolamento d’istituto dovrà poi essere modificato con integrazioni che prevedano anche una «ordinata regolamentazione nel caso di file per l’entrata e l’uscita, al fine di garantire l’osservanza delle norme sul distanziamento sociale». Sarà limitato l’accesso ai visitatori e a qualunque “esterno”, mamme e papà degli alunni inclusi; infatti lo studente potrà essere accompagnato da un solo genitore (o altro maggiorenne delegato), il quale dovrà indossare la mascherina «durante tutta la permanenza all’interno della struttura». Gli altri visitatori potranno entrare solo per effettiva necessità, previa prenotazione e annotando su un apposito registro i propri dati e recapiti. Una misura che creerà difficoltà soprattutto alle materne e alle elementari. Per quanto riguarda il rientro degli studenti già risultati positivi all’infezione da Covid-19, la classica “giustificazione” dei genitori non basta più: deve esserci «una preventiva comunicazione con la certificazione medica».

Tutti a un metro, in classe o altrove. Gli orari? Dipende.

Compagno di banco addio. Con le misure post-Covid, ribadite anche dal Protocollo, sarà vietato nel prossimo anno scolastico sedere a fianco dell’amico del cuore. In classe e comunque negli ambienti scolastici vige l’obbligo di «mantenere il distanziamento fisico di un metro», come ormai è prescritto in tutti i luoghi chiusi, e precisamente «tra le rime buccali», cioè tra le bocche.

Anche negli spazi comuni (mense, palestre, aule dedicate) «l’accesso deve essere contingentato, per un tempo limitato allo stretto necessario e con il mantenimento della distanza di sicurezza». Essendo questa la norma che probabilmente ha creato maggiori difficoltà ai responsabili scolastici (dove trovare infatti luoghi alternativi per tutti?), viene data loro facoltà di agire sui tempi: si potranno ad esempio «alternare le presenze degli studenti con lezioni da remoto, in modalità didattica digitale integrata» oppure «prevedere l’erogazione dei pasti per fasce orarie differenziate».

Distanze obbligatorie pure nelle aule professori e nelle zone dove si trovano i distributori automatici di bevande o snack. Gli insegnanti di sostegno, che in molti casi non possono evidentemente osservare il distacco fisico, sono autorizzati a proteggersi con dispositivi aggiuntivi: guanti, occhiali, protezioni trasparenti sul viso.

È peraltro prevedibile che, vista l’annunciata assunzione temporanea di 50.000 tra docenti e personale ausiliario, i dirigenti torneranno a considerare le convenzioni con enti esterni – tra cui associazioni, parrocchie, oratori, scuole paritarie, eccetera – che dispongano di spazi liberi per ospitare le lezioni, così da poter eventualmente “sdoppiare” le classi senza obbligarle a faticosi turni o alle lezioni a distanza. (V.D.)

giovedì 6 agosto 2020

Siena – Mostra Love is Blind – Blind for Love

Giornale UICI del 06.08.2020

Santa Maria della Scala, Siena – Palazzo del Duomo

13 agosto-1 novembre 2020

tutti i giorni 10.30-18.00 – 1 novembre 10.30-17.00

La mostra che Caroline Lépinay presenta al Santa Maria della Scala, già allestita a Venezia negli spazi di Palazzo Tiepolo Passi durante la 58ma Esposizione Internazionale, propone una serie di creazioni tattili allestite in forma di ‘opera’. Love is Blind/Blind for Love si compone di nove momenti ispirati, nella narrazione, al mito di Amore e Psiche celebrato da Apuleio nelle Metamorfosi e, nelle opere, alle suggestioni trasmesse all’artista da grandi maestri della musica, della letteratura, del cinema e dell’arte.

Attraverso il suo personale racconto emozionale Lèpinay intende farci scoprire un nuovo modo di ‘vedere’, sensibilizzando le persone sulla necessità di imparare a guardare con tutti i sensi, superando le barriere delle differenze. La mostra vuole infatti mettere in risalto la diversità tra la percezione esteriore della vista fisica, degli ‘occhi del corpo’, e quella interiore dell”occhio dell’anima’, resa possibile grazie a tatto, udito, olfatto.

“È la materia che mi chiama. Mi assorbe in un silenzio finché nella mia testa non inizio ad udire una musica, e si definiscono forme, volumi, valori, colori, contrasti e alla fine i corpi parlano, raccontano una storia, la storia della vita, la storia dell’amore” così Caroline Lépinay definisce il suo percorso creativo, che nel progetto Love is Blind/Blind for Love ha dato vita ad una vera e propria opera. In essa musica, scultura, pittura, video permettono di vivere un’esperienza sensoriale totale, in cui ripercorrere il mito classico di Amore alla riscoperta dei valori fondanti del nostro essere. Attraverso il ricordo, forza vitale e costruttiva, infatti, si vince l’oblio e si permette alla memoria di trasmettere conoscenza ed emozioni.

L’opera creata da Caroline Lèpinay si compone di nove momenti, nei quali la narrazione di Apuleio si trasfigura nel racconto di Psiche, donna amata e desiderata, ma anche anima alla ricerca di sé e di Eros che si sostanzia nell’idea di Amore/Agape incondizionato.

Il tatto e la carezza, attraverso asperità e dolcezza, accompagnano in un percorso interiore; la musica, interpretata in mostra dalla voce generosa di Luciano Pavarotti, asseconda e amplifica l’esperienza tattile; i profumi abbracciano il viaggiatore e lo guidano attraverso i diversi momenti della percezione.

Dopo Palazzo Tiepolo Passi l’opera di Caroline Lépinay, nel suo pellegrinaggio che la porterà anche oltreoceano, fa tappa nell’antico ospedale senese. Qui sarà proprio uno dei pellegrinai storici, il pellegrinaio di valle Piatta, ad accogliere il dipanarsi del suo racconto sensoriale, all’insegna delle due parole chiave che uniscono l’ospedale e l’artista: accoglienza e accessibilità.

Accoglienza e accessibilità appaiono infatti come il percettibile fil rouge che lega le opere di Caroline Lépinay, tra di loro, alle opere degli artisti ospiti, allo spazio ospitante. Con la mostra di Caroline Lèpinay il Santa Maria della Scala prosegue il suo personale percorso verso un’accoglienza e un’accessibilità universale, che hanno trovato fondamenta l’una nell’interrotta storia della struttura ospedaliera, l’altra nel continuo arricchimento e scambio di opere, percorsi, racconti destinati ad ogni tipologia di pubblico.

La mostra, ospitata nella sala san Pio, può essere visitata, nel rispetto delle attuali norme previste per il contenimento del covid19, sia autonomamente, sia bendati attraverso un percorso guidato, condotto da personale vedente e non vedente appositamente formato. Nel periodo dell’esposizione saranno inoltre organizzati eventi speciali, in cui le visite guidate saranno condotte dagli artisti stessi.

La mostra, patrocinata dalla Fondazione Pavarotti, è realizzata in collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – sezione di Siena.

Caroline Lèpinay, madre italo-francese e padre francese, cresce in un ambiente culturale molto vario e vivace in cui l’amore per l’altro, la trasmissione di valori e del bello sono aspetti dominanti. Conseguita una laurea in scienze politiche si specializza in strategia e gestione delle crisi. Oltre all’attività artistica è impegnata come consigliere per politici ed industriali. Ha collaborato con il gruppo La Bélle Epoque in qualità di artista e direttrice artistica. Nel 2009 realizza a Montréal la mostra Violon et errance; del 2017 è l’esposizione a Ginevra Fra due silenzi, scritta in forma di opera, in cui ogni creazione è associata ad una musica. La mostra Love is Blind/Blind for Love, presentata alla 58ma Esposizione Internazionale d’arte di Venezia, rappresenta un ulteriore evoluzione del suo percorso creativo.

Fred Berthold, nato a Ginevra nel 1966 da genitori tedeschi, cresce all’ombra della fabbrica di materiali metallici fondata dal padre. Diplomato come tecnico meccanico, dopo aver viaggiato a lungo, entra nella ditta di famiglia che attualmente dirige. Nel 1996 progetta con Roger Pfund il prototipo di un grande orologio ad acqua, nel 2005 collabora con René Broissard alla realizzazione di numerose opere. La prima serie di opere che rispondono al suo bisogno di esprimersi attraverso la scultura si intitolano “Essere interiore”. Dalla collaborazione con caroline Lèpinay nascono opere realizzate a quttro mani, alcune delle quali parte del progetto Love is Blind/Blind for Love.

Philippe Nicolas, dopo aver studiato all’École Boulle e all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, nel 2004 apre il suo primo laboratorio di intagliatore a Ivry sur Seine; nel 2008 è nominato maestro d’arte. Si trasferisce a Parigi e nel 2010 viene invitato a realizzare un laboratorio all’interno della Maison Cartier in cui trasmettere il suo sapere. Nel 2016 riceve l’onoreficenza di cavaliere delle Arti e delle Lettere. Incidere e scolpire è un’arte del vivere, una passione che Nicolas ha sempre praticato. Nel 2018 è invitato a presentare la sua opera a Venezia all’interno della mostra sull’artigianato artistico Homo Faber.

Domenico Sorrentino, originario di Boscotrecase, piccolo paese incastonato alle pendici del Vesuvio che guarda pigramente e disincantato la grande meraviglia naturale del golfo di Napoli, si trasferisce nella Riviera del Brenta disseminata di dimore della nobiltà veneziana. Qui realizza numerose decorazioni d’interni e vedute veneziane del tutto originali per qualità artistica e per libertà espressiva. L’incontro artistico con Caroline Lépinay che lo chiama al suo fianco nel percorso sviluppato per l’esposizione senese, avviene nelle stanze di Palazzo Tiepolo Passi sul Canal Grande dove era allestita la mostra dell’artista.

Blocnotes mese di agosto 2020

Scaricabile al seguente link il numero di agosto del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES AGOSTO 2020 (formato .doc)

martedì 4 agosto 2020

Promuovere lo sport paralimpico e i suoi valori: Cip e Rai siglano intesa triennale

SuperAbile INAIL del 04/08/2020

Tra i punti dell’accordo, la promozione sui canali Rai di campagne di sensibilizzazione su sport e disabilità, la valorizzazione degli atleti paralimpici e delle loro storie, la trasmissione dei Giochi paralimpici estivi di Tokyo del prossimo anno e le Paralimpiadi invernali di Pechino

ROMA. La Rai – Radiotelevisione Italiana e il Comitato Italiano Paralimpico rinnovano anche per i prossimi anni il percorso di collaborazione finalizzato a promuovere lo sport paralimpico e i suoi valori. L’intesa è stata sottoscritta dall’Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini e dal Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli e avrà durata sino al 31 dicembre del 2022. Per la terza volta consecutiva (il primo accordo risale al 2015) la Rai e il CIP svilupperanno congiuntamente iniziative volte a trasmettere l’importanza dello sport come strumento per il superamento di ogni barriera, fisica e culturale, anche al fine di favorire una diversa percezione della disabilità nel nostro Paese. L’accordo si articola su una serie di punti: fra questi vi è la promozione sui canali RAI di alcune campagne di sensibilizzazione su sport e disabilità, la valorizzazione degli atleti paralimpici e delle loro storie, la trasmissione dei Giochi che si svolgeranno nel periodo definito dal Protocollo, ossia le Paralimpiadi estive di Tokyo del prossimo anno e le Paralimpiadi invernali di Pechino. Il Cip, da parte sua, adotterà tutte le iniziative volte a valorizzare la partnership. In occasione degli eventi preliminari ai Giochi Paralimpici - secondo le modalità consentite dagli specifici regolamenti in materia - sulle maglie di tutte le Nazionali paralimpiche partecipanti sarà apposto il logo RAI. Lo stesso logo sarà presente nelle attività di comunicazione riguardanti i Giochi Paralimpici, nel rispetto delle regole poste dall’International Paralympic Committee. Tutte le Federazioni riconosciute dal CIP, inoltre, garantiranno la piena collaborazione nel rispetto dei contenuti previsti dall’intesa.

“Il rinnovo dell’intesa è la logica conseguenza di una collaborazione sempre più stretta - ha dichiarato l’Amministratore Delegato Rai, Fabrizio Salini - che ormai è parte dell’essenza stessa del servizio pubblico. Il rapporto col movimento paralimpico italiano esprime al meglio quell’impegno per la coesione sociale che è uno dei nostri compiti fondamentali. Bisogna far convivere le differenze e valorizzare le diversità; ed è proprio quello che in questi anni l’alleanza tra Servizio Pubblico e Comitato Paralimpico ha saputo mettere in atto. È per noi motivo di grande orgoglio vedere la Rai presente nuovamente sulle maglie degli atleti che saranno ambasciatori dei valori del servizio pubblico”.

“La Rai in questi anni ha dato un contributo fondamentale nella diffusione dei contenuti e dei valori dello sport paralimpico. Se oggi gran parte della popolazione ha maturato una diversa attenzione e una maggiore sensibilità al tema della disabilità molto lo si deve ai dirigenti, ai giornalisti, agli operatori e a tutti i dipendenti della Rai che hanno creduto nello sport paralimpico” dichiara Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico.

“Ricordo spesso, ai miei interlocutori, come Londra 2012 abbia rappresentato una svolta per il nostro movimento - aggiunge Pancalli - non soltanto per gli straordinari risultati sportivi conseguiti, ma per la eco pazzesca che tali imprese hanno avuto in Italia, permettendoci di proseguire su un percorso di crescita che ha portato a risultati incredibili in termini di conoscenza delle nostre attività, anche e soprattutto in campo sociale. Oggi possiamo dire con certezza che abbiamo dato vita, insieme, a una piccola rivoluzione culturale. Il percorso però non è terminato. Questo Protocollo è l’occasione per rilanciare le ambizioni di un movimento che vuole continuare ad essere protagonista e che vuole continuare a raccontare la disabilità da una prospettiva diversa”, prosegue Pancalli il quale rivolge un ringraziamento particolare a Fabrizio Salini: “Sono stati sufficienti pochissimi incontri perché intuisse le potenzialità del nostro mondo, creando un gruppo di lavoro che ci ha sostenuti con iniziative editoriali di altissimo profilo, coinvolgendo le varie testate, a partire da RAI Sport, allo scopo di entrare, con sempre maggiore efficacia, nelle case degli italiani. Fabrizio Salini ha dimostrato di credere in questo nuovo accordo che, mi auguro, possa portare frutti ancora più rigogliosi nei prossimi anni e affrontare, insieme, nuove sfide”.

lunedì 3 agosto 2020

Disabilità Istituito il tavolo tecnico sul "Dopo di noi"

Redattore Sociale del 03/08/2020

Nasce grazie alle "maggiori risorse volute dal Presidente del Consiglio con il Decreto rilancio per favorire progetti di vita indipendente e di deistituzionalizzazione". Dovrà elaborare proposte migliorative degli aspetti giuridici e fiscali di attuazione della normativa e incentivare l'utilizzo degli strumenti previsti ROMA - Istituito il tavolo tecnico sul Dopo di noi. Lo ha costituito l'Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, tramite Decreto del 29 luglio 2020, per l'analisi degli aspetti giuridici e fiscali di attuazione della legge 22 giugno 2016, n.112, recante "Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare" (cosiddetta legge sul "Dopo di noi").

"Il tavolo tecnico nasce nel solco delle maggiori risorse volute dal Presidente del Consiglio con il Decreto rilancio - sottolinea una nota - per favorire progetti di vita indipendente e di deistituzionalizzazione, con lo scopo di elaborare possibili proposte migliorative della normativa in esame, al fine di incentivare l'utilizzo dei relativi strumenti previsti a favore delle persone con disabilità grave e delle loro famiglie (es. polizze assicurative, trust, vincoli di destinazione)".

È composto da rappresentanti della Presidenza del consiglio dei ministri, del Consiglio nazionale del Notariato e delle federazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità (Fand e Fish), e prevederà momenti di confronto con interlocutori istituzionali, del terzo settore e della società civile.

venerdì 31 luglio 2020

"Monopattini selvaggi un'insidia per disabili"

La Repubblica del 31/07/2020

ROMA. Sfrecciano silenziosamente per le strade della Capitale. Spesso contromano e con due persone a bordo. Per tanti un mezzo di trasporto comodo e smart, per molti altri, invece, un pericolo e un'ulteriore barriera architettonica.

Regole poco chiare anche sulle modalità della sosta, trasformano i monopattini elettrici in un ostacolo per disabili in carrozzina, non vedenti o ipovedenti. Per loro il rischio di rimanere bloccati sul marciapiede, di essere investiti o di inciamparci è concreto. Perchè i veicoli vengono ormai parcheggiati ovunque: davanti alle rampe per disabili, di fronte ai portoni, sugli attraversamenti pedonali o in mezzo ai marciapiedi. Vittima del parcheggio selvaggio è Luciano Domenicali, 74 anni e non vedente da quando ne ha 5: « Stavo camminando col mio bastone bianco sul marciapiede a destra che costeggia via Appia Nuova, tra piazza Re di Roma e San Giovanni - ricorda - quando a un tratto sono inciampato su qualcosa che mi ha sbilanciato in avanti e che si è scoperto poi essere un monopattino. Ho rischiato di cadere faccia a terra e di sbattere busto e costole contro il manubrio. Mi è già capitato in passato di prendere in pieno torace un manubrio di una moto parcheggiata male, mi è costato una contusione alla costola».

Luciano ne fa, ovviamente, una questione di incolumità. Che riguarda anche i mezzi in movimento. «I monopattini elettrici non sono rumorosi - spiega Giuliano Frittelli, presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Roma - e la loro silenziosità non sempre permette di accorgersi del loro arrivo ». Inoltre, «le piste ciclabili utilizzateda questi veicoli, se non delimitate fisicamente, diventano un pericolo per la sicurezza di chi non vede » . Da qui la richiesta dell'Uici alla giunta capitolina di « introdurre un rumore artificiale per i monopattini » . Stessa proposta lanciata dall'avvocato Giulio Nardone, presidente dell'associazione Disabili visibili onlus, che ripropone il tema della sosta: « Vanno trovati posti precisi » . Mobilità alternativa sì ma che non sia di intralcio per gli altri, anche lungo i percorsi dotati di avvisi pedo-tattili o sonori.

Per Dario Dongo, paraplegico e presidente di Égalité onlus, le tavole in sharing sono anche una risorsa: « Combattono l'inquinamento atmosferico e non sono impossibili da spostare per chi non ha gravi lesioni alle braccia » . E la sosta selvaggia? «È una questione di inciviltà » , taglia corto. Come a voler sottolineare che spesso le barriere culturali, sono peggio di quelle architettoniche. Ma restano gli incidenti e gli ostacoli da raggirare. Senza regole precise, la possibilità che il monopattino si trasformi in una mina vagante è quasi una certezza.

di Laura Barbuscia

lunedì 27 luglio 2020

L’Unione ottiene un riconoscimento europeo per le buone prassi sull’accessibilità dei siti web

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 120/2020

L’Unione Europea dei Ciechi, riconoscendo il valore e l’originalità di alcune iniziative realizzate in Italia in materia di accessibilità digitale, ha deciso di assegnare alla nostra associazione, che ha illustrato queste iniziative in un elaborato apposito, il terzo premio del concorso europeo finalizzato a segnalare le migliori prassi in ambito comunitario relative all’accessibilità dei siti internet pubblici. Il commento della giuria ha evidenziato l’ampiezza dell’approccio italiano alla tematica, che ha spaziato dall’ambito giuridico a quello della normazione fino a quello del concreto supporto in termini di know-how per la costruzione di siti accessibili.

I mille euro del premio, come ormai tradizione, verranno destinati a incrementare il Fondo per il Sostegno ai Paesi in Difficoltà, istituito dall’Unione Europea dei Ciechi.

Questo risultato positivo è il giusto riconoscimento dell’impegno dei nostri Enti Pubblici, ma anche della continua attività di sensibilizzazione e monitoraggio condotta quotidianamente dagli esperti della nostra Unione e dell’Istituto Nazionale Valutazione Ausili e Tecnologie ai quali va tutta la gratitudine dei ciechi e degli ipovedenti italiani.