lunedì 6 luglio 2020

Blocnotes mese di luglio 2020

Scaricabile al seguente link il numero di luglio del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES LUGLIO 2020 (formato .doc)

Patologie della retina, un servizio di assistenza a 360 gradi

Il Sole 24 Ore del 06.07.2020

Una assistenza a 360 gradi, dalla passeggiata nel parco alla visita ai parenti. Ma soprattutto la garanzia di una guida esperta nei centri specializzati nelle patologie della retina in un momento delicato in cui tornare alla normalità significa anche tornare a curarsi. È il servizio fornito dalla start up UGO, il primo esempio in Italia di caregiving on demand in area oftalmica.

UGO e Novartis hanno stretto una partnership per assicurare tutto questo ai pazienti: l'accompagnamento, la gestione degli appuntamenti, il trasporto nei centri specializzati, garantendo il sostegno fisico, ma anche quello psicologico, un aspetto particolarmente delicato dopo mesi di quarantena a causa del Covid-19. Soprattutto nel caso di pazienti anziani e ipovedenti, come ha sottolineato anche Luca Vergari, Head of Franchise Ophta di Novartis Italia.

"L'obiettivo fondamentale è quello di riportare i pazienti presso le strutture ospedaliere affinchè possano avere accesso ai trattamenti farmacologici utili per tenere sotto controllo l'avanzamento della malattia. I pazienti si sono trovati fortemente in difficoltà nel trovare la strada per riaccedere alle terapie. Ed è ancora un bisogno molto forte quello di capire come tornare all'interno delle strutture ospedaliere".

"Noi tutti sappiamo che nelle malattie oftalmiche degenerative la tempestività dei trattamenti e l'aderenza regolare alla terapia sono fattori determinanti per il successo della cura. Ovviamente in questo momento saltare degli appuntamenti può avere effetti molto gravi sulla patologia".

Interamente gratuito e attivo nella fase pilota in quattro città (Milano, Monza, Genova e Foggia), UGO è rivolto ai pazienti con patologie croniche della retina quali il glaucoma, le retinopatie e la degenerazione maculare senile.

"La selezione del paziente è a carico del medico oculista. In nessun modo l'azienda può influenzare la selezione del paziente. Per cui è il medico a individuare la persona cui destinare il sostegno sulla base di criteri sia relativi alla fragilità fisica sia di carattere, psicologico, sociale ed economico".

Questa nuova iniziativa di Novartis nell'area oftalmologica va nella direzione di un impegno non solo sulle terapie ma anche sui servizi, contribuendo ad essi senza oneri organizzativi per il servizio sanitario.

"Per noi è fondamentale stare accanto alle istituzioni e ai nostri centri non soltanto fornendo opzioni terapeutiche innovative. Ma il fornire servizi utili al paziente, ai caregiver e ai nostri centri rappresenta la nostra missione nel presente e nel futuro".

venerdì 3 luglio 2020

Non confondiamo turismo sostenibile e turismo accessibile di Roberto Vitali

Superando.it del 03.07.2020

Perché il mondo del turismo, a parte pochi imprenditori illuminati, fatica ancora a credere nel turismo accessibile? La domanda fondamentale da porsi è questa, nonostante le piccole, grandi conquiste di questi ultimi vent’anni.

Proviamo a partire da alcuni “macro-temi”. Il 28 maggio scorso l’Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) – agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa del coordinamento delle politiche turistiche e che promuove lo sviluppo di un turismo responsabile e sostenibile – ha pubblicato le proprie Linee Guida per far ripartire il turismo post-coronavirus.
In esse ci si sofferma sostanzialmente su sette punti: garantire liquidità economica e proteggere i lavori; recuperare fiducia attraverso la sicurezza; favorire la collaborazione tra settore pubblico e settore privato per un’efficiente riapertura; aprire i confini con responsabilità; armonizzare e coordinare i protocolli e le procedure di sicurezza; conferire valore aggiunto ai lavori svolti all’insegna delle nuove tecnologie; basare le proprie azioni sui concetti di innovazione e sostenibilità.
Ebbene, a un’attenta lettura del documento, si rileva che esso, purtroppo, non spende una sola parola in più a favore dell’accessibilità e dell’inclusione. Si parla infatti sempre di sostenibilità e innovazione, ma le parole accessibilità e inclusione non compaiono una sola volta in un testo che tra l’altro è stato reso pubblico in un formato non leggibile da parte di una persona con disabilità visiva.
In realtà, come si accennava, negli ultimi anni il mondo del turismo professionale sta dando sempre più attenzione, anche a livello nazionale, al turismo accessibile, parlandone nei convegni, producendo documenti e istituendo anche un premio per i Paesi maggiormente impegnati in questo àmbito. E tuttavia, nel passaggio dalle dichiarazioni di principio ai fatti, manca sempre la parte pratica e applicativa, cosicché alla prima occasione in cui a livello mondiale si poteva parlare universalmente di accessibilità l’occasione è stata persa.

Ma perché il turismo accessibile va considerato come un’innovazione? Perché esso racchiude in sé più di un elemento di estremo valore.
Facciamo riferimento, ad esempio, ai 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile presenti nell’Agenda ONU 2030 e vediamo in quali di essi si parla espressamente di inclusione:
– Obiettivo n. 4: Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti.
– Obiettivo n. 8: Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti.
– Obiettivo n. 11: Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili.
– Obiettivo n. 16: Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l’accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficaci, responsabili e inclusivi a tutti i livelli.

In ognuno di questi Obiettivi si parla espressamente di “inclusione” e per quanto riguarda il turismo accessibile, sicuramente ci sentiamo a nostro agio con l’Obiettivo n. 11, senza però escludere tutti gli altri.
L’approccio che viene proposto, però, è sempre quello dell’etica, mentre io vorrei tentare di spostare lo sguardo dall’Etica (pur con la E maiuscola) al Business (Business Travel), così come viene descritto, ad esempio, da Taleb Rifai, segretario generale UNWTO.
«L’accessibilità – ha dichiarato infatti – è un elemento centrale per qualsiasi politica di turismo responsabile e sostenibile. È un imperativo in àmbito di diritti umani, ma anche un’eccezionale opportunità commerciale. Soprattutto bisogna capire che il turismo accessibile non giova solo alle persone con disabilità o in generale con bisogni speciali, ma è un vantaggio per tutti noi».

Pubblicando alla fine dello scorso anno la sua graduatoria sui principali trend commerciali per il 2020, l’organizzazione Euromonitor International ha inserito al quarto posto proprio l’inclusione per tutti, con la seguente motivazione: «Le disabilità si presentano in una miriade di forme e le persone hanno spesso esigenze specifiche per poter affrontare la vita di tutti i giorni. Le aziende, nei loro modelli di business, tendono ad evitare di prestare attenzione a quello che richiedono questi clienti, ma dovrebbero prestar loro più attenzione, perché essi esprimono esigenze più complesse. Invece le aziende che comprendono le esigenze di questi consumatori, mettendo la comunità delle persone con disabilità al centro dello sviluppo dei loro prodotti, sono più attente all’ascolto di tutti i clienti e creano prodotti per tutti. La diversità diventerà una misura della pertinenza di un Marchio e Inclusive for All sarà la nuova norma».

A questo possiamo aggiungere alcuni dati.
Nel 2019 il 18% della popolazione mondiale aveva più di 65 anni (701,5 milioni di persone), mentre 676 milioni di bambini e bambine avevano meno di 4 anni, tendenze in crescita. In Europa si stima che nel 2030 saranno il 33% le persone con più di 65 anni.
Sono circa un miliardo le persone con una qualche forma di disabilita`.
Vi sono poi tutte le persone con disabilità temporanee dovute a incidenti, interventi chirurgici o altro.
Molte persone, infine, hanno disabilità cosiddette “invisibili”.

Restando al nostro Paese, ci sono imprenditori, come Marco Maggia, proprietario dell’Ermitage Bel Air Medical Hotel di Abano Terme (Padova), che segnalano questo: «Negli ultimi tre anni l’incidenza nei ricavi del segmento Turismo Accessibile è passata dal 5% al 25% e l’aumento complessivo è stato del 20% nel triennio. La permanenza media in hotel di questi clienti è del doppio rispetto agli altri ospiti, con una disponibilità all’acquisto di servizi superiore del 30%.».
Dal canto suo, Gianfranco Vitali, proprietario dell’Holiday Village Florenz di Comacchio (Ferrara) sottolinea che «l’incidenza dei ricavi nel segmento del Turismo Accessibile è pari all’11%, con un aumento, nell’ultimo quinquennio, dell’8,5% annuo».
Né si può dimenticare che vi sono interi territori i quali hanno scelto di diventare Destination4All (“destinazione per tutti”), come la località di Bibione (Venezia), dove l’Organizzazione di Gestione della Destinazione Turistica (DMO di Bibione e San Michele al Tagliamento) ha deciso di investire in un progetto pluriennale finalizzato ad acquisire le conoscenze e le competenze sul turismo accessibile, da parte di imprenditori e collaboratori del sistema della ristorazione e del commercio, nonché del sistema dei trasporti intermodali e di coloro che creano i prodotti turistici [se ne legga già ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.].

A questo punto torniamo alla nostra domanda iniziale: perché il mondo del turismo, a parte pochi imprenditori illuminati, fatica a credere nel turismo accessibile?
Abbiamo visto più volte Bandi Europei o Ministeriali (Tax Credit), Bandi Camerali ecc., voluti per incentivare l’accessibilità, andare letteralmente deserti, nonostante la disponibilità di risorse economiche, mentre tutti si “mettono in fila” per ricevere contributi destinati alla sostenibilità.
La sostenibilità, questa parola magica che muove milioni di persone, ma non sempre con le giuste intenzioni. Pensiamo semplicemente al greenwashing, ovvero a quella strategia di comunicazione volta a sostenere e valorizzare la reputazione ambientale di un’impresa tramite un uso disinvolto di richiami all’ambiente nella comunicazione istituzionale e di prodotto, non supportato, però, da risultati reali e credibili sul fronte del miglioramento dei processi produttivi adottati o dei prodotti realizzati. A tal proposito, quante sono le etichette e i riconoscimenti che vengono dati basandosi sulla sola autocertificazione, senza che poi nessuno controlli la veridicità di quanto viene affermato? In alcuni casi estremi, si arriva a promuovere la semplice sostituzione di qualche lampadina, di qualche pannello solare o l’installazione di cestini per i rifiuti colorati…
Ogni rispetto, naturalmente, va alla parte ambientale della sostenibilità, ma ben pochi sono quelli che arrivano fino alla parte dell’accessibilità e dell’inclusione.
Non facciamo quindi confusione tra turismo accessibile e turismo sostenibile: se quest’ultimo, infatti, è quello attento al consumo delle risorse ambientali e all’inquinamento di un territorio, il turismo accessibile coinvolge i diritti umani e dovrebbe essere l’elemento centrale di ogni politica di turismo sostenibile e responsabile, come sottolineato dal citato Taleb Rifai.

* Cofondatore e amministratore delegato del Network V4A®.

Collocamento sospeso. Per i disabili ostacoli doppi nella corsa all'assunzione

Avvenire del 03.07.2020

APPELLO DEI SINDACATI AL GOVERNO. C'è una categoria doppiamente penalizzata dall'emergenza coronavirus. Si tratta delle persone con disabilità che, oltre a subire più pesantemente gli effetti del blocco e dell'isolamento in questi mesi di pandemia, rischiano di vedere ulteriormente frustrata la loro aspirazione a una piena partecipazione e inclusione lavorativa.

Già da metà marzo, l'articolo 40 del Decreto legge n.18 ha infatti stabilito la sospensione per due mesi degli obblighi connessi agli adempimenti relativi al collocamento mirato, previsto dalla legge 68 del 1999. Bloccate, in sostanza «(...) le procedure di avviamento a selezione... nonché i termini per le convocazioni da parte dei centri per l'impiego per la partecipazione ad iniziative di orientamento». E l'articolo 76 del Decreto Rilancio ha poi aggiunto altri due mesi di sospensione degli stessi obblighi, arrivando così fino alla fine di luglio.

Una situazione particolarmente difficile quella per i disabili, dunque, su cui Cgil, Cisl e Uil hanno sollecitato il governo a confrontarsi e intervenire. «Abbiamo chiesto unitariamente al Ministero del Lavoro di istituire un tavolo tecnico per rilanciare con provvedimenti concreti, sostenuti da risorse adeguate, le politiche occupazionali per le persone con disabilità - spiega Nina Daita, responsabile nazionale delle politiche a favore dei disabili della Cgil -. Già prima della pandemia, infatti, erano quasi 800mila gli uomini e le donne con disabilità iscritti al collocamento obbligatorio. E ora non sappiamo neppure quantificare quanti altri abbiano già perso o perderanno nei prossimi mesi il lavoro». Il primo obiettivo dei sindacati, quindi, è che nella discussione sul Decreto Rilancio rientrino anche le persone con disabilità e che il confronto con il ministero del Lavoro porti a potenziare la formazione mirata e i servizi di inserimento lavorativo per le persone con disabilità. (F.Ricc.)

La cultura che non si vede si può toccare. La Fondazione Coronini lancia la sua sfida

Messaggero Veneto del 03.07.2020

Le copie 3D delle due Teste di carattere di Messerschmidt sono solo il primo passo dell'iniziativa dedicata ai disabili visivi.

GORIZIA. Sono comunemente chiamate "Lo starnuto" e "L'uomo che guarda il sole": le due "Teste di carattere" conservate a Palazzo Coronini-Cronberg paiono essere state fatte apposta per venire strette tra le mani. Le dita appoggiate sul volto delle opere realizzate da Franz Xaver Messerschmidt danno un senso a quelle smorfie così uniche da sembrare capolavori dell'arte contemporanea. Le teste risalgono, invece, alla seconda metà del Settecento. Per la sua ricerca del lato oscuro dell'essere umano, l'artista bavarese è stato accostato a nomi come quelli di William Blake e Francisco Goya. Dei 100 busti previsti, Messerschmidt ne realizzò 64, ma solo 49 sono giunti a noi e, di questi, gli unici presenti in Italia sono i due di Gorizia. La Fondazione Coronini-Cronberg può quindi contare su una coppia d'assi, ma nel moderno allestimento realizzato a fine 2016 nella villa di viale 20 Settembre, in realtà, le teste sono quattro. I due originali sono bene illuminati e si trovano sotto vetro, ad accompagnarli ci sono le riproduzioni realizzate con stampanti 3D. "Lo starnuto" e "L'uomo che guarda il sole" sono parte del percorso "Gorizia con Tatto". L'iniziativa promossa da Italia Nostra e Unione italiana ciechi - con il sostegno della Fondazione Carigo e del Comune di Gorizia - comprende, tra le altre cose, anche le mappe tattili del castello e della chiesa di Sant'Ignazio. Ma le teste rappresentano anche il primo passo di quello che all'interno del palazzo vorrebbe essere un percorso tattile più ampio . «Abbiamo tutto da costruire - spiega Valentina Randazzo, referente del progetto di inclusività della Fondazione -. Le teste sono un buon inizio, ma la villa non è un museo di statue: è una casa arredata con gli oggetti di un collezionista e la cosa è un po’ più complicata». Per il momento la Fondazione Coronini Cronberg ha effettuato delle visite sperimentali con micro-gruppi e tra gli ospiti ha avuto anche la campionessa paralimpica di scherma Simonetta Pizzuti. La difficoltà è legata al fatto che il rapporto guida/visitatore deve essere di 1 a 1. Ad aiutare Valentina ci sono quindi due collaboratrici, Simonetta Brazza e Agnese Monferà. Nell'era Covid c'è però un'ulteriore difficoltà: le distanze. È infatti l'operatore che guida le mani del disabile visivo nel corso dell'esperienza. «La visita è qualcosa di coinvolgente, come il progetto, ma non sono cose che si fanno in due minuti», osserva Valentina. Ci vuole dunque tempo. Intanto si può partire dal coinvolgimento dei normodotati. «Partecipando ai corsi dell'Istituto ciechi "Cavazza" di Bologna ho imparato che lo sguardo è presuntuoso e che il tatto è umile. Certe volte crediamo di vedere, ma non è così; inoltre non ci fidiamo delle nostre mani». Coinvolgere chi vede per far comprendere il "punto di vista" di chi non vede è dunque il primo passo di questa ambiziosa sfida. «L'associazione Rittmeyer di Trieste organizza le cene al buio, noi vorremmo partire da qui per poi organizzare delle conferenze con Loretta Secchi, una vera e propria luminare sul tema, e dei laboratori tattili. La difficoltà è però quella di non mescolare l'aspetto ludico con il messaggio da veicolare», osserva Valentina. Enrico Graziano, direttore della Fondazione Coronini Cronberg, sostiene il progetto. Nel ricordare l'ottimo lavoro realizzato dall'Università di Trieste e dalla ditta Loudlab di Sacile per le teste di Messerschmidt osserva: «È un modo per stare vicino a chi presenta deficit visivi. Le persone che hanno partecipato ai nostri "esperimenti" sono uscite tutte contente».

di Stefano Bizzi

Dal Passo alla malga Cassinelli mappe tattili sul sentiero

L'Eco di Bergamo del 03.07.2020

CASTIONE. Un tassello in più nella rete dei percorsi per rendere concreto il concetto di «Montagna per tutti». Il sentiero 315 che dal Passo della Presolana sale al rifugio Carlo Medici, alla malga Cassinelli, nel territorio di Castione, da poco sistemato e migliorato nei tratti più malconci e dissestati, da sabato disporrà anche di tre mappe tattili e di quattro panchine. «È un altro importante traguardo nella realizzazione del nostro progetto - afferma il neo presidente del Rotary club Città di Clusone, Roberto Bennice -. Inauguriamo le mappe tattili appositamente studiate per accrescere l'esperienza sensoriale di persone ipovedenti, non vedenti e in generale a mobilità limitata che decideranno di raggiungere il rifugio Medici tramite il sentiero 315». Un intervento voluto dal Rotary e dall'Unione bergamasca sezioni e sottosezioni del Club alpino italiano. Quella di domani non sarà un'inaugurazione vera e propria ma, spiegano i promotori, «un incontro di amici che responsabilmente, stante la situazione Covid-19, manterranno la distanza di sicurezza». Alle 10 il ritrovo al Passo della Presolana, sul piazzale posto all'inizio del sentiero. Alle 10,30 il benvenuto e il disvelamento della prima mappa tattile, realizzata dalla Happy vision, società di Seriate che studia soluzioni per rendere le persone non vedenti il più possibile autonome e sicure nei propri spostamenti, sia per lavoro sia per svago. Quindi la salita al rifugio, con arrivo previsto alle 12,30 e un rinfresco a base di formaggella e salame. «Le tre mappe - spiega il fondatore di Happy vision, Federico Zonca, 51 anni, dall'età di 6 affetto da retinite pigmentosa - descrivono all'inizio il sentiero, quella posta a metà i fossili della Presolana e, quella all'arrivo, l'area del rifugio Medici. Questo sentiero l'ho percorso più volte, ma dopo gli interventi di sistemazione è migliorato decisamente, in particolare nel tratto del bosco, dove sono state rimosse le maggiori asperità e ora risulta meno difficoltoso. Siamo comunque su un itinerario di montagna, su cui si è intervenuti per renderlo percorribile nel modo più facile possibile al maggior numero di persone». Un obiettivo che viene sottolineato anche dal presidente provinciale del Cai, Paolo Valoti: «Va nella direzione di rendere l'esperienza della montagna alla portata di tutti, per godere della bellezza che ci circonda. Un risultato raggiunto in cordata dal Rotary e da altre realtà, con la posa delle mappe tattili alla vigilia della prima Giornata regionale delle montagne che verrà celebrata il 5 luglio». Il progetto era partito all'indomani dello storico Abbraccio della Presolana del luglio 2017. Il Rotary si era fatto portavoce delle esigenze di alcuni escursionisti non vedenti che avevano raggiunto il rifugio Medici proprio in quell'occasione. «È stato un lungo lavoro preparatorio - spiega Paolo Fiorani, che insieme al presidente del Rotary Clusone nel periodo 2019-2020, Antonio Gonella, ha seguito il progetto -. La fase della definizione delle autorizzazioni è stata laboriosa, ma ce l'abbiamo fatta e ora si può disporre di questo sentiero rivolto non soltanto alle persone non vedenti, ma anche alle famiglie, agli anziani e a chi fa fatica a muoversi». Il grado di difficoltà è escursionistico, molto semplice, però si raccomanda comunque un abbigliamento adeguato e, possibilmente, l'utilizzo di racchette o bastone.

La mano sapiens della scultrice cieca

SuperAbile.it del 03.07.2020

ROMA. Lucilla D’Antilio era artista e insegnante di disegno, quando perse la vista per una congiuntivite. “Ho vissuto dieci anni senza arte, poi ho capito che potevo tornare ad abbracciarla grazie al tatto. E ora cerco di insegnare questa possibilità agli studenti non vedenti”. Lucilla D’Antilio non dice la sua età, «ma mi sento come se avessi 15 anni: sono ancora nella fase di scoperta del mondo, perché nella mia vita ho dovuto ricominciare almeno tre o quattro volte», spiega nell’articolo che le dedica il magazine SuperAbile Inail. La prima è stata quando, nel 1995, una congiuntivite virale ha iniziato gradualmente a toglierle la vista. Era giovane, laureata, “l’arte era la mia passione e il mio mestiere”, racconta. “Insegnavo disegno professionale e progettazione grafica. Lavoravo con gli occhi, insomma: così, quando iniziai a capire cosa mi stesse succedendo, pensai che avrei dovuto rinunciare alla mia passione, prima o poi. Così ci rinunciai subito: iniziai a vivere senza l’arte, che tanto avevo amato”.

Nella sua nuova vita “al buio”, il primo problema fu la comunicazione: “Non potendo vedere in faccia le persone, non riuscivo neanche a capire quando si rivolgessero a me e questo mi metteva in imbarazzo. Poi, col tempo, ho affinato le altre percezioni e, grazie al bastone bianco e al cane guida, ho riconquistato quasi completamente la mia autonomia”.

È stato però grazie al Sant’Alessio di Roma se Lucilla ha ritrovato ciò che di più prezioso aveva perso. “Ho seguito un corso di orientamento e mobilità e un percorso per il recupero della manualità. È così che ho iniziato a scoprire le potenzialità degli altri sensi, primo fra tutti il tatto. E questo mi ha permesso di riavvicinarmi alla mia grande passione artistica”. Lucilla scoprì infatti la possibilità di approcciare l’arte a livello tattile: “Capii che le mani e gli altri sensi potevano ottemperare egregiamente alla mancanza della vista, pur non sostituendola. Ricordo l’emozione quando l’insegnante mi mise per la prima volta davanti un pezzo di creta, chiedendomi di realizzare la copia di un soggetto. Riuscii a farlo e fu una grande gioia. Piano piano, iniziai a cimentarmi con lavori più impegnativi, a rappresentare volti e corpi: era come se avessi di nuovo una matita tra le mani. Così, dopo dieci anni in cui avevo lasciato l’arte fuori dalla mia vita, riuscii a spalancarle di nuovo la porta”.

Oggi Lucilla D’Antilio non solo scolpisce e realizza opere, ma si è data una vera e propria missione: aprire il mondo dell’arte anche a chi non vede. E lo fa innanzitutto attraverso la propria esperienza, che ha unito a quella di altri artisti come lei. “Insieme ad altre quattro scultrici non vedenti, abbiamo creato l’associazione Mano sapiens: realizziamo le nostre opere e a volte organizziamo esposizioni. Viviamo lontane, chi a Roma, chi a Milano, chi a Cattolica, ma non abbiamo bisogno di incontrarci: parliamo attraverso Skype, per noi è lo stesso, tanto non ci vedremmo comunque!”.

Oltre a realizzare mostre collettive, le “mani sapienti” si sono date un ambizioso obiettivo: incoraggiare le persone non vedenti a indagare nel settore artistico creativo e a fruire del patrimonio artistico accessibile. “Un patrimonio che si sta arricchendo anno dopo anno», fa notare Lucilla, «anche grazie all’impegno di tante associazioni. Tra queste, vera e propria pioniera è l’associazione Museum, che ha iniziato questo lavoro già negli anni Ottanta. Peccato che spesso i percorsi tattili, all’interno di mostre e musei, siano così poco frequentati”.

Colpa di una cultura e di un pregiudizio che Lucilla D’Antilio vuole combattere. Come? A partire dalle scuole e in particolare dagli insegnanti. “Spesso gli studenti ciechi vengono esonerati dalle materie artistiche perché si ritiene che non possano produrre nulla. Questa è una limitazione molto grave, perché in tal modo sono esclusi da un settore espressivo importante soprattutto per chi non vede dalla nascita, che nell’arte può trovare uno strumento di conoscenza e comprensione di forme altrimenti difficili da immaginare. Pensiamo a un albero, a una casa, a una collina: grazie all’esplorazione tattile di un’opera, una persona nata cieca può associare un’immagine a questi nomi”.

È soprattutto per questo che oggi Lucilla D’Antilio si impegna, realizzando corsi di formazione per gli insegnanti: “Sono stata contattata dall’istituto Romagnoli di Roma, un tempo scuola speciale per non vedenti, oggi centro di formazione per insegnanti: qui, dal 2017, tengo un corso di approccio all’arte per insegnanti di sostegno e di educazione artistica. Si chiama “Vivere l’arte” e comprende due incontri teorici con la direttrice del museo tattile Anteros di Bologna, sei con me e un incontro finale presso un museo con percorso tattile. Io mi soffermo sulla metodologia di approccio allo studente non vedente e presento tutto il materiale didattico di supporto, che ho realizzato io stessa attingendo alla mia esperienza di progettista. Con questi sussidi”, assicura, “riesco a far comprendere perfino la prospettiva a una persona che non l’ha mai vista. E a spalancare agli studenti ciechi quella porta che, per dieci anni, io ho tenuto chiusa, sempre con l’intimo desiderio di riaprirla”.