domenica 26 giugno 2022

Persone sordocieche, Lega del Filo D'Oro: garantire inclusione e diritti

Conquiste del Lavoro del 24/06/2022

MILANO. La Lega del Filo d'Oro e l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti accendono nuovamente i riflettori sulla Legge 107 del 2010 "Misure per il riconoscimento dei diritti alle persone sordocieche" puntando il dito su "alcune incongruenze nel testo di legge" che "ancora oggi" lo "rendono inadeguato al fine di una tutela giuridica collettiva capace di includere tutte le persone con disabilità aggiuntive" soprattutto perché "assottigliano notevolmente il numero dei sordociechi che possono essere riconosciuti tali".

Secondo La Lega del Filo D'Oro e l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, sono circa 189 mila gli italiani affetti da problematiche legate sia alla vista che all'udito siano 189 mila. Di queste, circa 108 mila sono di fatto confinate in casa, non essendo in grado di provvedere autonomamente a sè stesse a causa della comorbilità di altre forme di disabilità. A livello comunitario, con l'approvazione della Dichiarazione sui diritti delle persone sordocieche (1° aprile 2004), il Parlamento europeo ha riconosciuto la sordocecità quale disabilità distinta, invitando gli Stati membri a riconoscere la specificità di questa disabilità complessa e a garantire alle persone che ne sono colpite i diritti e le tutele normative che ne conseguono. Raccomandazioni che hanno trovato attuazione nel nostro Paese grazie alla Legge 107/2010 "Misure per il riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche", che riconosce la sordocecità come disabilità specifica unica (in precedenza si riferiva alla sommatoria delle due minorazioni).

Questo è "un primo, fondamentale, passo per il riconoscimento dei diritti delle persone con sordocecità", affermano le due associazioni. Il problema, sottolineano, è che in Italia "una persona si può definire sordocieca se oltre alla minorazione visiva - che può essere insorta durante tutto l'arco della vita - si aggiunge anche una disabilità uditiva purché la minorazione sia congenita o, se acquisita, insorga durante l'età evolutiva e sia tale da aver compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato". Risultato: "Non sono quindi considerate sordocieche le persone che, pur non vedenti, siano diventate sorde dopo il dodicesimo anno di età, o coloro che, nati senza alcuna minorazione sensoriale, siano stati colpiti da sordocecità in età successiva ai dodici anni".

Un "limbo normativo - denunciano ancora la Lega del Filo d'Oro e l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - che di fatto esclude il riconoscimento di un numero elevato di sordociechi, soprattutto se si considera che, secondo l'ISTAT, buona parte delle persone con problemi legati alla vista e all'udito riscontra tali minorazioni in età avanzata. Inoltre, stando alle ultime rilevazioni INPS richieste dalla Lega del Filo d'Oro (settembre 2021), nonostante le persone pluriminorate che percepiscono contemporaneamente le prestazioni di invalidità civile, di cecità e di sordità siano 664 e siano oltre 8000 i certificati medici di sordocecità prodotti dai medici legali INPS dal 2016 ad oggi, attualmente in Italia il numero di persone sordocieche riconosciute da INPS è pari a zero". È perciò "necessario e urgente rendere la legislazione vigente più attuale, adattandola a un contesto sociale in evoluzione in cui i moderni strumenti di comunicazione e di conoscenza devono garantire un processo inclusivo, dando la possibilità a tutte le persone sordocieche di realizzare sè stesse e di accedere al mondo del lavoro".

"L'attenzione a queste particolari situazioni è massima e deve essere quotidiana, non soltanto in occasione della giornata odierna. - ha dichiarato Erika Stefani, Ministro per le disabilità - Bisogna lavorare al fine di modernizzare i sistemi di tutela e di assistenza, affinché questi siano sempre più inclusivi e riescano a raggiungere tutti i cittadini che ne hanno diritto, risanando così le criticità conosciute e aggiungendo nuovi diritti a quelli già esistenti".

venerdì 24 giugno 2022

Arte a occhi chiusi - I quadri scultura di Fulvio Morella che è vietato non toccare

Linkiesta del 24/06/2022

In occasione del 200esimo anniversario dall’invenzione della scrittura Braille, Fulvio Morella ha realizzato la serie di sculture Blind Wood che riproducono vere architetture tattili.

La vista ci guida in ogni aspetto della nostra esistenza e così ognuno di noi riesce a valutare se qualcosa gli piace o meno in pochi istanti. Ma siamo sicuri di non perderci qualcosa? Fulvio Morella, dopo anni di ricerca materica anche in ambito del design, ha cominciato a riflettere con le sue opere più recenti sulla superficialità e ingannevolezza della vista. Noto per aver portato la tornitura del legno nell’arte contemporanea, dal 2021 sta sviluppando il progetto artistico Blind Wood che integra la percezione visiva dell’opera d’arte con gli altri sensi, principalmente il tatto, ma anche il gusto grazie a un esperimento con il multiplo d’artista in cioccolato e braille realizzato con il maitre chocolatier Guido Castagna.

Finora l’artista ha dato vita a circa trenta quadri-scultura che a prima vista possono sembrare opere astratte. Morella combina metallo e legno, cerchi, quadrati, ovali, a creare armonie che non ci sembra di comprendere, ma che in realtà ripropongono oggetti e luoghi reali, visti da angolazioni insolite: un uccello, uno specchio ma anche l’Arena di Verona o il Pantheon di Roma. Lo spettatore riesce a recuperare il senso dell’opera attraverso il tatto. Unico problema? Sapere leggere il braille che decora e completa ogni quadro. Fulvio Morella ci mette così di fronte ai limiti che ciascuno di noi ha, invitandoci a unire gli sforzi per raggiungere una inedita conoscenza approfondita della realtà. Da soli non riusciamo così a comprendere l’opera, metafora della complessità della realtà in cui viviamo. Abbiamo bisogno dell’aiuto e della complementarietà degli altri: nessuno ha una conoscenza universale che permetta di cogliere e distinguere la realtà.

L’opera di Morella è così un’opera tanto bella esteticamente quanto intrigante ma anche in qualche modo crudele: sfugge ai nostri schematismi gnoseologici con un’infinità di rimandi multi-sensoriali. Dopo i primi istanti infatti ci si apre un mondo che non sempre riusciamo del tutto a cogliere, fatto di noi e del nostro vissuto, che l’opera ci fa rivivere; è affascinante anche avere la possibilità di ascoltare e assistere alla fruizione di queste opere d’arte da parte del pubblico.

Il tatto è un senso istintivo per lo più non mediato da sovrastrutture socio-culturali: vivendo e toccando le opere di Morella, ce chi lo fa persino bendato, è così frequente avere dei flash della propria infanzia o di esperienze lontane, dei colori e delle forme dei tavoli della nonna su cui si mangiava da bambini, delle porte toccate di notte per andare in bagno senza accendere la luce o ancora delle panchine del parco. Questa riappropriazione dell’aspetto più viscerale che caratterizza il nostro esistere si sposa con un’armonia di colori e forme sempre presente nelle opere di Fulvio Morella. I suoi quadri scultura possono così definirsi opere mature cariche di quella capacità di sintesi tra forma e contenuto che caratterizza le più riuscite opere d’arte contemporanea.

Chi è Fulvio Morella? L’artista è nato in Valtellina nel 1971. Si può dire che sia cresciuto con il legno: fin dall’infanzia ha imparato ad amare questa nobile materia nella falegnameria del padre, che produceva per lo più infissi. Dalla fine degli anni 90 Morella lascia le tecniche della lavorazione del legno imparate in famiglia per approcciare la tornitura del legno, alla base di tutte le sue opere. Selezionato per i suoi progetti di design-scultura Deep Oval per il Fuorisalone 2020 e poi con Square the Circle per il 1° Dezeen Virtual. Nel 2021 gli viene dedicata la mostra personale Pars Construens al Gaggenau DesignElementi di Milano. Il 21 febbraio 2022 in occasione della Giornata Nazionale del Braille il Museo del Braille acquisisce una sua opera a conclusione della mostra FIAT LUX all’Istituto dei Ciechi di Milano.

martedì 21 giugno 2022

Le conseguenze della separazione dal proprio cane guida per una persona con disabilità visiva

State of Mind del 21/06/2022

Le emozioni provate dal proprietario al termine del rapporto con un cane guida sono paragonabili a quelle sperimentate per la perdita di un caro amico. In uno studio del 2021, Lloyd e colleghi hanno esaminato come i sentimenti alla fine della collaborazione con un cane guida possano influenzare le relazioni dei loro padroni con i cani successivi.

La relazione con un cane guida

I cani guida sono ausili primari per la mobilità destinati a migliorare lo stile di vita delle persone con disabilità visiva (cieche o ipovedenti), facilitando gli spostamenti in autonomia. Tra gli ulteriori vantaggi offerti al proprietario del cane guida vi sono l’amicizia, la compagnia, l’aumento delle funzioni sociali e il miglioramento dell’autostima e della fiducia in sé stessi (Lloyd et al., 2008). La letteratura scientifica si è occupata di studiare molti aspetti di questo rapporto, tra cui i benefici per la mobilità e il benessere, il funzionamento degli addestramenti, la salute e la riproduzione, ma pochissimi studi hanno esplorato l’esperienza di possedere un cane guida (York e Whiteside, 2018).

I pochi studi presenti sono stati condotti da Lloyd e colleghi (2008), che hanno valutato la compatibilità, il successo o l’insuccesso della relazione tra una persona e il suo primo cane guida e la complessità degli abbinamenti tra cani guida e padroni. Tali studi affermano che è necessario considerare alcuni fattori, oltre alle abilità di orientamento e mobilità, come il comportamento sociale del cane all’interno e all’esterno dell’ambiente domestico.

Esistono pochissimi studi, però, che analizzano le conseguenze della separazione di un proprietario cieco o ipovedente dal suo cane guida, a causa della sua morte, della restituzione all’istituto di addestramento o qualsiasi altro motivo.

La fine di una collaborazione così intensa può portare non solo a una riduzione dell’orientamento e della mobilità di una persona, ma potrebbe avere anche effetti psicosociali a causa della perdita di autostima e dell’esperienza del lutto (Schneider, 2005).

La fine del rapporto con un cane guida

Uno studio di Nicholson e colleghi del 1995, per esempio, dopo aver esaminato i sentimenti causati dal termine di un rapporto con un cane guida, ha concluso che le emozioni provate dal proprietario potessero essere paragonabili a quelle sperimentate per la perdita di un amico, un parente stretto o addirittura al momento in cui hanno perso la vista. Talvolta queste emozioni sono esperite anche dopo la morte di un cane da compagnia. Un ulteriore studio che ha analizzato le conseguenze del lutto nei proprietari dei cani, ha evidenziato come molto frequentemente questi animali vengono umanizzati tanto che la loro perdita può causare una visione negativa della vita.

La teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969) fornisce un modo per comprendere le relazioni degli esseri umani con gli animali da compagnia, ovvero il concetto che ci leghiamo emotivamente ai nostri animali in modo simile a quanto facciamo con le persone. Il legame uomo-animale esiste da migliaia di anni, tanto che l’American Veterinary Medical Association (AVMA, 2021) lo definisce come “una relazione dinamica e reciprocamente vantaggiosa tra persone e animali, influenzata da comportamenti essenziali per la salute e il benessere di entrambi. Ciò comprende, tra l’altro, le interazioni emotive, psicologiche e fisiche tra persone, animali e ambiente”. Infatti, i cani (e altri animali) aiutano da secoli le persone con disabilità fisiche e forniscono supporto emotivo.

Uno studio sulla perdita del proprio cane guida

Sebbene quindi la reazione a un lutto per la perdita di un cane, sia di assistenza sia da compagnia, sia ancora sottovalutata, visto il numero crescente di cani guida o da servizio utilizzati in tutto il mondo, comprenderla è di grande importanza per il benessere delle persone che ne scelgono la compagnia (Zapf e Rough, 2002). Per tali ragioni, uno studio di Lloyd e colleghi del 2021, ha esaminato come i sentimenti alla fine della collaborazione con un cane guida possano influenzare le relazioni dei loro padroni con i cani successivi. Gli autori hanno esplorato inoltre come la perdita di un cane assistenziale influenzi la qualità della vita delle persone cieche o ipovedenti. Nello studio sono state analizzate le esperienze e i sentimenti di 36 persone che hanno vissuto la fine di una o più collaborazioni con un cane guida (77 coppie in totale), al fine di esplorare i problemi che emergono al termine della collaborazione e il modo in cui ciò può influire sulle relazioni con i cani successivi. I risultati dello studio dimostrano che l’esistenza del legame cane-padrone è importante per il benessere sia di uno che dell’altro, in quanto influenza il modo in cui le persone si sentono riguardo all’acquisto di un successivo cane guida e la relazione che si forma nella diade, oltre ad avere un impatto diretto sul benessere dei proprietari al termine della collaborazione. I dati indicano infatti che la maggior parte dei padroni ha sperimentato una riduzione della qualità della vita dopo la fine della relazione a causa della diminuzione della mobilità indipendente, seguita da sentimenti di perdita di un amico o compagno, da una riduzione delle interazioni sociali, e una perdita di autostima o fiducia in se stessi. La fine della relazione ha colpito le persone in modi diversi: alcuni hanno “accettato” la fine della collaborazione, altri si sono sentiti in colpa o arrabbiati, soprattutto con gli allevamenti dei cani che glieli avevano sottratti. La maggior parte ha richiesto subito un altro cane, poiché il bisogno di mobilità era elevato, mentre altri hanno preferito aspettare e un numero minore non ha ripresentato la domanda. I sentimenti provati dopo il primo allontanamento hanno influenzato anche le relazioni dei padroni con i cani guida successivi: oltre un quarto di loro ha sperimentato un effetto negativo. Inoltre, sembra che il ritiro di un cane guida (per qualsiasi motivo) non sia difficile solo per il conduttore, ma anche per la sua famiglia, gli amici, i colleghi e, infine, per il cane. In aggiunta, molti proprietari hanno espresso sentimenti di estremo dolore quando la collaborazione è finita, indipendentemente dal fatto che abbia avuto successo o meno. Infine, dopo la perdita del primo cane i partecipanti hanno sperimentato sentimenti di estremo dolore e la profondità dell’emozione è risultata essere paragonabile alla perdita di un familiare o di un’altra persona cara, come emerso in alcune relazioni tra persone e animali domestici.

Una migliore comprensione dei problemi legati alla fine di tale relazione, compreso il legame uomo-animale, aiuterà il settore dei cani guida a capire come supportare al meglio i clienti in questo periodo e nel passaggio da un cane all’altro.

di Carlotta D'Acquarone

giovedì 16 giugno 2022

Le bellezze del Romanico illustrate ai non vedenti

La Nuova Sardegna del 16/06/2022

ARDARA. È la chiesa palatina di Nostra Signora del Regno di Ardara la chiesa scelta come modello per il progetto di fruizione turistica inclusiva "Romanico tattile". Si tratta di un progetto di fruibilità pensato per i non vedenti e gli ipovedenti promosso dalla fondazione Sardegna Isola del Romanico con l'istituto superiore Othoca di Oristano.

Gli studenti del corso informatico hanno presentato nei giorni scorsi il primo risultato: un modellino della basilica dotato di sensori tattili e tecnologie Arduino capace di interagire con il visitatore, anche ipovedente, che spiega, attraverso un file audio, le caratteristiche architettoniche dell'edificio. Il manufatto è stato realizzato, grazie al nuovo FabLab della scuola (un laboratorio per la realizzazione di fabbricazioni digitali), dagli studenti del corso informatico coordinati dal docente Angelo Marras, che hanno anche creato le basi del progetto, che nei prossimi anni scolastici produrrà la realizzazione di altri modellini simili di altre chiese inserite nel circuito della Fondazione Isola del Romanico. Il modellino, creato nell'officina della scuola e realizzato con l'ausilio della stampante 3D, è dotato di sensori sensibili al tatto che attivano i files audio delle spiegazioni. Basta quindi sfiorare l'oggetto e, per ogni sua parte, viene fornita una dettagliata spiegazione di quella parte della chiesa. Per la sua creazione è stato fondamentale per i ragazzi il confronto non solo con gli esperti della Fondazione ma anche con l'Unione Italiana Ciechi, che ha illustrato agli studenti le esigenze di ciechi e ipovedenti al fine di riuscire a realizzare al meglio il modello di chiesa. Il lavoro è stato presentato nei giorni scorsi in una cerimonia alla presenza del presidente della Fondazione Sardegna Isola del Romanico Antonello Figus, del presidente della Unione Italiana Ciechi di Oristano Aldo Zaru, del dirigente scolastico Franco Frongia e di tutti i docenti e alunni coinvolti nella realizzazione del manufatto, per il quale ci si è avvalso anche della collaborazione dell'azienda di rilievi aerei Aeronike srl, che ha fornito il modello digitale della chiesa di Ardara.

Grande soddisfazione per la scelta della basilica di Nostra Signora del Regno come chiesa "pioniera" di questo bel progetto è espressa dal sindaco di Ardara Francesco Dui, che lodando l'ottimo lavoro dei ragazzi ha ribadito l'importanza dell'adesione di Ardara al circuito della fondazione Isola del Romanico ma ha anche sottolineato come «questo progetto «è in linea e qualifica in un centro senso l'impegno della nostra amministrazione nel segno della sensibilità verso tematiche come l'inclusività e l'attenzione nei confronti delle esigenze delle persone con le più varie disabilità». Il progetto, presentato a Oristano, sarà presentato a breve anche ad Ardara proprio nella basilica.

di Barbara Mastino

mercoledì 15 giugno 2022

Studio di fase 3 su una nuova terapia per la retinite pigmentosa

Corriere della Sera del 15/06/2022

Nuovo prodotto genico contro la retinite pigmentosa legata al cromosoma X e dovuta a mutazioni del gene RPGR: 32 centri in tutto il mondo tra cui l’IRCCS Fondazione Bietti di Roma, l’Ospedale San Paolo di Milano e le Università di Napoli (Centro coordinatore) e Firenze.

ROMA. L’IRCCS Fondazione Bietti di Roma sarà una dei 4 centri italiani a partecipare ad un Trial di fase 3 per misurare l’efficacia di un nuovo prodotto genico contro la retinite pigmentosa legata al cromosoma X e dovuta a mutazioni del gene RPGR. Gli altri centri sono l’Ospedale San Paolo di Milano e le Università di Napoli (Centro coordinatore) e Firenze.

Le prospettive

In tutto il mondo saranno 32 i centri coinvolti a studiare la nuova terapia contro questa patologia che causa una forma grave e progressiva di distrofia retinica; una malattia rara e genetica dell’occhio che colpisce esclusivamente gli uomini (si stima 1 su 25.000) e causa cecità entro la terza decade di vita. Quando la patologia è causata dalla mutazione di un singolo gene – e quindi dalla mancanza della proteina per la quale il gene codifica – è ora possibile, in un numero crescente di situazioni, veicolare un gene sostitutivo nelle cellule del corpo umano, utilizzando un vettore derivato da un virus inattivato. La retinite pigmentosa legata al cromosoma X e dovuta a mutazioni del gene RPGR potrebbe essere, nei prossimi anni, una di queste.

Il trial

Il gene RPGR è la responsabile del 75% dei casi ed è il gene oggetto del Trial di fase 3, sponsorizzato dalla casa farmaceutica MeiraGTx che, in collaborazione con Janssen di Johnson & Johnson, ha finanziato gli studi pre-clinici di fase 1 (su modelli animali), e di fase 2 su una corte molto ristretta di persone per valutare la tolleranza e sicurezza del prodotto genico. Verrà iniettato un prodotto genico con un vettore virale Adenovirus-associato di tipo 5 (AAV5-hRKp.RPGR). La somministrazione di questo prodotto avverrà attraverso un’iniezione sottoretinica preceduta da vitrectomia standard bilaterale.

I risultati

I pazienti arruolati nei 32 centri mondiali coinvolti saranno 66, selezionati secondo parametri molto stringenti. Saranno divisi in due gruppi. Il primo riceverà il trattamento appena dopo l’arruolamento, il secondo fungerà da gruppo di controllo per il primo anno sottoponendosi alla terapia genica solo nel secondo anno del trial. Solo alla fine dei due anni di studio potremo conoscere i risultati completi. L’outcome principale sarà la misurazione delle variazioni del campo visivo dei pazienti per mezzo della perimetria statica.

Auto posteggiate sulle strisce un pericolo per gli ipovedenti

La Provincia di Como del 15/06/2022

Macchine parcheggiate sulle strisce pedonali. Sono state segnalate in particolare nella zona di via Milano, via Leoni e via Anzani. Oltre a essere una pratica vietata dal codice della strada, a fare le spese di questa cattiva abitudine sono soprattutto i pedoni, in particolare quelli più fragili. Come fatto notare al giornale da Domenico Cataldo, residente ipovedente della zona, la situazione rappresenta un pericolo per chi gira a piedi perchè, nel cercare di evitare l'ostacolo, è obbligato a scendere a bordo strada, rischiando di essere investiti dalle automobili in corsa. «Questa consuetudine -aggiunge Cataldo - rappresenta un ulteriore pericolo per i portatori di disabilità visive dotati di bastone o cane guida, e di disabilità motorie che per potersi muovere devono fare ricorso all'utilizzo di una carrozzina». Le segnalazioni al comando dei vigili non sempre vanno a buon fine. E, magari, una volta arrivata la pattuglia, la macchina incriminata è già andata via. Fino a qualche anno fa, i marciapiedi e le porzioni di strada riservate ai pedoni, costituivano un passaggio relativamente sicuro per chi camminava, «ma attualmente - continua Cataldo - la cosiddetta svolta ecologica mal gestita, e un sempre crescente atteggiamento di inciviltà di taluni, hanno reso anche tali spazi una vera e propria giungla». Sempre secondo Domenico Cataldo, «oltre a quanto descritto ci si imbatte quotidianamente in biciclette e monopattini che sfrecciano sui marciapiedi ad alta velocità per poi essere abbandonati nei punti di passaggio dei pedoni». Anche questa pratica danneggia gli utenti della strada più fragili, mettendone seriamente a rischio l'incolumità: «È già accaduto - conclude Cataldo - che i portatori di cecità abbiano rischiato di infortunarsi colpendo inavvertitamente contro questi mezzi di trasporto pseudo sostenibili». A. Qua.

sabato 11 giugno 2022

Verona più inclusiva con l’ App turistica MI, dedicata a persone non vedenti e/o non udenti

Verona Sociale del 11/06/2022

VERONA. Una Verona sempre più inclusiva ed accessibile a tutti. È questo l’obiettivo della nuova App turistica MI, dedicata a persone non vedenti e/o non udenti.

Gratuita ed accessibile a tutti da dispositivi mobili tablet e smartphone, la App offre infatti l’opportunità di visitare la città supportati da una facile ed intuitiva guida informativa multimediale.

L’App, realizzata dall’associazione Rotary Club Verona International in collaborazione con il Comune, è nata dall’idea di migliorare l’accessibilità dei monumenti e per accrescere il bagaglio culturale di cittadini e turisti. Un aiuto completamente gratuito, così facile e intuitivo da poter supportare chiunque fosse interessato a visitare la città.

La nuova App, ora accessibile solo da dispositivi mobili Android e a breve anche da Apple, è stata presentata dall’assessore a Smart city e Innovazione tecnologica insieme al presidente Rotary Club Verona International – Distretto 2060 Ugo Tutone e al consigliere delegato all’accessibilità dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Cristian Dal Cero, che ha personalmente testato il nuovo servizio. Presente anche Enrico Giordano di Makarenalabs, la società che ha curato lo sviluppo dell’App MI.

“Si tratta di un bellissimo progetto – spiega l’assessore –, che per il suo sviluppo e realizzazione ha visto il coinvolgimento di una squadra coesa e convinta sull’obiettivo da raggiungere. Un’idea nata qualche anno fa, ma poi rallentata nello sviluppo a causa del Covid. Oggi entriamo ufficialmente nel vivo, con l’attivazione di un servizio gratuito e accessibile a tutti. Sono per ora consultabili, solo da Android, le prime proposte di visita, con percorsi che saranno via via aggiornati ed ampliati, per garantire la più articolata offerta culturale e turistica della città”.

“Da più di due anni – sottolinea Tutone – lavoriamo per raggiungere questo importante traguardo. Una App utile a tutti e, in particolare, a quanti non hanno oggi la possibilità di muovendosi autonomamente nella visita e scoperta delle tante bellezze di Verona. Un ringraziamento al Comune per il sostegno e la fiducia riposti in questa idea che, oggi, diventa ufficialmente realtà”.

“Facile da utilizzare – evidenzia Dal Cero – l’App consente di visitare la città e d’essere supportati, gratuitamente, da una serie di informazioni utili. Ho sperimentato personalmente il servizio, veramente funzionale”. (G.R.)