lunedì 24 giugno 2019

È italiano il percorso tattile all'Egizio del Cairo

Agenzia ANSA del 24.06.2019

IL CAIRO. L'emozione di toccare un capolavoro dell'arte faraonica, di entrare in contatto fisico con 4.000 anni fa smettendo di doverlo solo immaginare sulla base delle parole di altri e senza violare divieti ma, anzi, con la tranquillità di essere autorizzati a farlo in uno dei più celebri complessi museali al mondo: è quanto da oggi, su iniziativa italiana, offre ai non vedenti il museo egizio del Cairo. È stato infatti inaugurato un percorso che consentirà ai non-vedenti di conoscere attraverso il tatto 12 opere celebri del museo di piazza Tahrir, tutti a livello di libri di storia dell'arte, tra cui una sfinge di Amenemhat III risalente al Medio Regno, XII dinastia (quindi circa 1.800 a.C.). L'esperienza è completata da tabelle bilingue (arabo e inglese) in braille e da una speciale penna-audioguida. A disposizione sono opere fatte di pietra dura, come granito e grovacca che possono essere toccate senza subire danni. L'iniziativa, inedita per il prestigioso museo egizio, è inserita nel programma "Vivere all'italiana" della Farnesina ed è stata promossa dall'Ambasciata d'Italia al Cairo grazie all'azione del Centro archeologico dell'Istituto italiano di cultura in collaborazione con il "Museo Tattile Statale Omero" di Ancona (www.museoomero.it). Fra le altre opere a disposizione di ciechi e ipovedenti, cui viene fornita una selezione di testimonianze dell'intero arco della storia faraonica, ci sono anche un colosso di Ramses II, una tavola per la mummificazione, la ieraticamente commovente coppia formata da Sennefer e sua moglie che si sostengono a vicenda con la braccia dietro le spalle, una statua del faraone Amenhotep II con la dea Meretseger e una della dea-leonessa Sekhmet. All'inaugurazione, connotata da una forte e un po’ caotica presenza di media, hanno partecipato il ministro delle Antichità egiziane, Khaled el-Anany, la ministra al Turismo egiziana Rania Al Mashate e l'ambasciatore d'Italia al Cairo, Giampaolo Cantini. Ma a provare per primo l'emozione del viaggio tattile nel profondo passato, assieme a ciechi egiziani provenienti anche da scuole elementari per non-vendenti, è stato Aldo Grassini, il creatore del Museo Omero. "È qualcosa di indescrivibile", di "straordinario", di "molto emozionante", ha detto Grassini in dichiarazioni all'ANSA. "Noi, per conoscere queste cose, non abbiamo le possibilità che hanno i vedenti" come "le fotografie, i filmati. Noi sentiamo parlare di queste cose ma, se non le tocchiamo, di fatto non ne abbiamo una conoscenza" e "dobbiamo lavorare di immaginazione", ha aggiunto Grassini, quasi ottantenne e cieco da quando era bambino. "Invece, toccare queste opere ci dà la possibilità, finalmente, di creare un rapporto concreto, fisico, con questi grandi capolavori", ha aggiunto. "Non tutto può essere toccato, ma non tutto può essere vietato", ha detto Grassini parlando alla Rai. "Se il divieto" è fondato su "ragioni vere, scientifiche" va bene, "ma molto spesso in un museo la prima cosa che si fa è mettere
il cartello 'vietato toccare’ a prescindere, e questa è una cosa che noi cerchiamo di superare" anche utilizzando ad esempio "guanti di lattice" o mani ben pulite con gel: "ci sono tanti modi di toccare" e il museo di Ancona "è il primo" che, dal 1993, "ha aperto questa strada", ha ricordato il suo fondatore.

di Rodolfo Calò

venerdì 21 giugno 2019

Lavoro: riflessioni dopo il convegno all’Istituto dei Ciechi di Milano di venerdì 30 Novembre 2018

Giornale UICI del 21-06-2019

Sono ormai spente le luci sul convegno “Istruzione, formazione e lavoro, un approccio integrato per vincere la sfida dell’occupazione per le persone con disabilità visiva” che ha avuto luogo all’Istituto dei Ciechi di Milano venerdì 30 novembre 2018.

Guardare da qui a quella giornata è come se il tempo non fosse mai trascorso, tali sono ancor oggi vivide le emozioni provate e lusingati come siamo per gli attestati di merito ricevuti dai partecipanti che a vario titolo hanno varcato la soglia della sala Barozzi.

I ritmi frenetici dei preparativi, il compiacimento per le adesioni agli inviti che i relatori confermavano con sorprendente sollecitudine, la selezione degli argomenti da trattare, la composizione dei workshop pomeridiani, le registrazioni on-line che salivano in barba ad ogni più rosea previsione, sono stati momenti indelebili che ora fanno indissolubilmente parte di noi organizzatori.

Formazione, Istruzione, Accessibilità, Normativa, Autonomia, Inclusione, naturalmente Lavoro, non sono già lontane “voci alte e fioche disperse nell’etere senza tempo tinta”, bensì l’intero di un puzzle costruito con tenacia e pazienza, con dedizione e consapevolezza.

Guardare da qui a quella giornata si ha come la sensazione di ascoltare gli strumenti di una composizione, di soffermarsi sulle sue parti, di analizzarne i contenuti.

La certezza che ogni risultato sia frutto di un’azione corale, di una convergenza di intenti, di un’assunzione di responsabilità individuale e collettiva, rappresenta il tesoro più grande, il valore più alto, il regalo più bello che ciascuno dei presenti potrà declinare e conservare a lungo nel proprio bagaglio esperienziale.

La consapevolezza che non esiste “catena più forte del suo anello più debole” è stata la “mano invisibile” all’origine di ogni intenzione e di ogni azione.

Ecco l’arcano del successo dell’iniziativa di quel venerdì all’Istituto: la professionalità e il senso di appartenenza del suo personale.

Allora, quando diverse competenze operano in convergenza per un obiettivo condiviso, quando la spinta prorompente della collaborazione sinergica della Pubblica Amministrazione, del Mondo Accademico, dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, dell’Istituto dei Ciechi di Milano è sostenuta dalla medesima visione, è possibile parlare dell’occupazione dei disabili senza il timore di cadere nella retorica, nella demagogia e in una finta moralità.

Trecento partecipanti alla manifestazione, 40 relatori intervenuti, 10 workshop monotematici organizzati, 20 aziende coinvolte, 50 colloqui individuali, testimoniano la concretezza e l’efficacia dei servizi dell’Istituto dei Ciechi di Milano e, soprattutto, la gioia di sapere che anche le vette dei monti più alti possono essere scalate e conquistate.

Gli intervenuti hanno affrontato il tema del lavoro da diverse angolazioni, mettendo in luce i requisiti indispensabili e le condizioni necessarie perché i processi di inclusione delle persone con disabilità visiva possano definirsi compiuti e pienamente riusciti.

Ancora una volta, ahinoi, abbiamo “toccato con mano” che alla disabilità non vengono fatti sconti. Abbiamo visto che la persona con disabilità può realizzare il sogno di avere un lavoro rispondente alle proprie competenze e alle proprie attitudini a patto che sia capace di soddisfare le aspettative del mercato. Abbiamo ascoltato che per vincere la sfida dell’occupazione per le persone con disabilità visiva occorre un approccio integrato che sviluppi le credenziali necessarie per presentarsi all’ingresso del mondo del lavoro. Ma tutto ciò non basta!

Non va dimenticato e non va fatto dimenticare, in tutta onestà, che la disabilità porta inesorabilmente con sé, dentro di sé, la grande componente della “fragilità”, dinanzi alla quale non è concesso abbassare la testa in nome dell’uguaglianza, delle pari opportunità, del valore delle differenze. Di qui il perenne conflitto dialettico di questo millennio tra uguaglianza e diversità che si sta peraltro consumando in ogni dove ed in tutti i contesti per rispondere al quesito: uguali o diversi?

Al gruppo Dirigente il compito e la responsabilità di convincere attraverso la forza travolgente del potenziale tradotto in azione, di promuovere l’immagine della disabilità come “differente normalità”, di adoperarci per tessere una rete di relazioni sociali sempre più ampia che condividi gli stessi obiettivi.

Io non so se questa battaglia dovrà essere giocata attorno ad un tavolo, su un campo di battaglia o su entrambi gli scenari. Penso che i non vedenti non debbano correre il rischio di essere lasciati soli per nessun motivo ed in nessun luogo a fronteggiare un futuro disseminato di incognite, di muri, di pregiudizi, di pretese.

È un compito che deve caricare di tensione e di enorme adrenalina il nostro tessuto associativo.

Dobbiamo proteggere, difendere, fortificare i confini che ci aiutano a delineare, circoscrivere e marcare la specificità della disabilità visiva, in campo didattico (nelle metodologie e didattiche tiflologiche), in campo tecnologico (nel disporre di adeguata tecnologia assistiva e nella fruizione di procedure/applicativi accessibili), in campo strettamente personale e psicologico (nelle autonomie, nell’orientamento e mobilità, nell’abbattimento delle barriere architettoniche e nel rispetto della normativa vigente).

Quando ti affacci alla finestra della specificità e ti appresti ad osservare il mondo con gli occhi della mente, è come ritrovarsi sul ciglio di un’autostrada a 8 corsie: vedi gente che va, gente che viene, accelerazioni improvvise e velocità sostenute, sorpassi e rientri. Ti accorgi che ognuno è concentrato sulla propria traiettoria, quasi fosse solo su quel tracciato e quasi non esistesse altro al mondo che quel tracciato; è totalmente ignaro di quel che accade e che si muove oltre la finestra, ormai lontana, sullo sfondo, dietro le spalle.

Dobbiamo sostenere i nostri ragazzi nel farsi largo, passo dopo passo, sulla via dell’integrazione, nell’affilare le “armi” della conoscenza, dell’indipendenza, della competizione.

È necessario il sostegno della conoscenza per affermare la ragione dei diritti e per rivendicarli con la consapevolezza e la coscienza di chi sa di poter affermare la propria esistenza quale uomo tra gli uomini con orgoglio e dignità; è necessario possedere l’arma dell’indipendenza, per mettere in luce la ragione dei doveri, per assumersi la responsabilità del proprio ruolo e degli obiettivi prefissati; è necessario affidarsi alla competizione, per reclamare a gran voce la ragione delle pari opportunità, per invogliare a desiderare il superamento dei propri limiti secondo il dilemma “vivere per migliorare o per diventare se stessi” e a porsi in continuazione nuovi traguardi.

Si tratta di punti di forza particolarmente apprezzati da qualsiasi organizzazione aziendale e non preclusi ad alcuno; ragioni da sventolare a quelle finestre spalancate sull’affollato ed anonimo mondo del lavoro, un non luogo, come sembra essere diventato, da umanizzare con i valori della diversità, della solidarietà, della passione; doni, questi ultimi, che la persona con disabilità condivide con il team dei colleghi e la rendono capace di esaltare la propria autonomia (libertà di pensiero) e unicità di persona; strumenti che aprono le porte alla magia dell’incontro, del dialogo, del confronto, della crescita.

Guardare da qui al giorno del Convegno ci fa rivivere l’atmosfera indimenticabile di quegli istanti legati da aspettative, da parole, da prospettive.

L’attenzione rivolta ai candidati non vedenti da Presidenti, Amministratori Delegati, Responsabili delle Risorse Umane, è il primo risultato non casuale di un cammino contrassegnato da studi, fatiche, progetti, ricerche, contatti, sogni! Opportunità da cogliere, da coltivare, da cui imparare. Opportunità che rivestono di uguaglianza e che chiedono di continuare a resistere per proiettarti in avanti, con rinnovata speranza, verso un domani ancora da venire.

L’attesa di una convocazione e di un finanziamento adeguato, l’individuazione della mansione adatta, i sopralluoghi per la verifica dell’accessibilità delle procedure e per la conoscenza del contesto aziendale, la progettazione e la realizzazione di un percorso di formazione mirata, sono alcuni ulteriori passi che separano dal traguardo, da un futuro lontano, forse vicino, vicino ma tanto lontano!

Il fiato incomincia a farsi corto; sono in agguato pensieri depotenzianti del tipo “io non ce la faccio”, “sono uno sfigato”, “è tutta una messa in scena”, ecc.; vengono avanti la rassegnazione e la voglia di mollare.

La capacità di volgere anche in quest’ultimo tratto di salita stati d’animo limitanti in sentimenti potenzianti di determinazione, autostima, fiducia può fare la differenza e sicuramente aiuta a mantenere un atteggiamento positivo verso le cose, verso chi ci circonda, verso la vita.

L’Istituto dei Ciechi di Milano è impegnato ad aprire varchi, a spianare la via, a fornire tutti gli strumenti necessari per rendere il cammino verso la vetta gradevole, stimolante, arricchente.

L’incoraggiamento ad accrescere l’intimo desiderio dell’Uomo di perseguire ciò che più ama è l’aiuto migliore, il servizio più elevato, l’essenza più autentica del ruolo delle nostre istituzioni.

Forse, la vita ci regala l’apoteosi dell’esistenza, la massima espressione di felicità, il godimento della pura e vera bellezza, quando le persone fanno quello che amano di più…

Lavorare è una delle due attività – l’altra è dormire – che facciamo per più tempo nella nostra vita. È bello e stimolante pensare al lavoro non come fatica, come necessità, come must, ma come risposta ad una libera scelta, ad una inclinazione, ad una vocazione, la chiamata della passione, di quello che ami, di ciò che ti fa battere il cuore…

“Forse, una grande opportunità del nostro tempo – contraddistinto dall’incertezza più assoluta – consiste proprio nella scelta di quello che ami maggiormente, se non altro per apparire il più bello del mondo, sulle note di una vita felice!” – A scuola di PNL Raffaele Tovazzi.

Quando Dostoevskij scrisse «la bellezza salverà il mondo», forse intendeva proprio questo.

L'inclusione scolastica e alcune osservazioni su quel testo correttivo

Superando.it del 21.06.2019

Certificazione di disabilità, scuola e tessuto territoriale, accomodamento ragionevole e riduzione necessaria del numero di alunni per classe: sono i temi affrontati da Salvatore Nocera, in questa sua riflessione, che si inserisce nell’ampio dibattito proposto in queste settimane dal nostro giornale, sul testo correttivo al Decreto Legislativo 66/17, riguardante l’inclusione scolastica, recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri.

Leggo in «Superando.it» l’interessante intervento dei componenti del Laboratorio di Ricerca Disability Studies (GRIDS) dell’Università Roma 3, nell’àmbito dell’ampio dibattito promosso dal giornale sul testo correttivo al Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione scolastica.

In proposito mi permetto di sottoporre alla loro attenzione alcune osservazioni che cercano di smussare le critiche al correttivo stesso.

Gli studiosi condividono le critiche – espresse già in «Superando.it» dai formatori Flavio Fogarolo e Giancarlo Onger -, sostenendo che il nuovo testo, anziché realizzare una vera inclusione consistente nel non separare per categorie, ribadisce la separazione degli alunni con disabilità, in quanto sia in esso che nello stesso Decreto 66/17 ci si occupa solo di alunni con disabilità certificata.

Mi permetto di precisare – senza voler essere un difensore d’ufficio dei redattori del testo correttivo – che il Decreto 66/17 e il nuovo schema di Decreto sono stati emanati esclusivamente per integrare e arricchire la Legge 104/92, concernente i soli alunni con disabilità certificata; gli altri casi di alunni con DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento) e con ulteriori BES (Bisogni Educativi Speciali) sono pertanto esclusi dall’àmbito normativo del testo correttivo, poiché per essi continuano a valere rispettivamente la Legge 170/10 (Nuove norme in materia di Disturbi Specifici di Apprendimento in ambito scolastico) e la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 (Strumenti d’intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica) le quali per il momento non richiedono modifiche.

So bene, poi, che l’inclusione scolastica è un aspetto del progetto globale di vita delle persone con disabilità. Ma per questi aspetti extra-scòlastici servono i Piani di Zona richiamati nell’articolo 9 sui GIT (Gruppi per l’Inclusione Territoriale) del Decreto 66/17 e nell’articolo 19 della Legge 328/00 (quest’ultima espressamente citata nello stesso Decreto 66/17).

Il Decreto 66/17, quindi, e il nuovo testo di modifica non vogliono separare la scuola dal proprio tessuto territoriale, ma quando si formulano delle norme correttive, ci si preoccupa solo di correggere quelle che si ritengono carenti, lasciando inalterate le altre che si ritengono accettabili, almeno per il momento.

E ancora, nelle osservazioni proposte dai componenti del GRIDS, si lamenta che venga richiamato nel testo correttivo il principio dell’“accomodamento ragionevole” di cui all’articolo 2 della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall’Italia con la Legge 18/09, senza però darne un’ulteriore precisazione contenutistica e operativa.

Qui non va dimenticato che la Convenzione ONU riguarda tutti i Paesi aderenti alle Nazioni Uniti, molti dei quali hanno una normativa inclusiva assai meno sviluppata di quella maturata in Italia da oltre cinquant’anni ad oggi. Il fatto, quindi, che in Italia non si scenda più in dettaglio su tale definizione deriva dalla considerazione che la nostra normativa è molto più dettagliata in tantissimi aspetti. Pertanto l’accomodamento ragionevole è una “clausola di chiusura” applicabile dai Giudici, qualora in un caso concreto si incontrino difficoltà per la soluzione di problemi che ostacolano di fatto la realizzazione dei diritti degli alunni con disabilità. In Italia questi casi dovrebbero essere estremamente eccezionali, dal momento che la nostra normativa inclusiva continua a garantire – spesso con il contributo della Corte Costituzionale e delle Magistrature di legittimità e di merito – il diritto allo studio degli alunni con disabilità.

In conclusione, pur apprezzando il richiamo ai valori dell’inclusione, sollecitato dagli esperti del GRIS, la nostra normativa non può, attualmente, prescindere dalle certificazioni diversamente graduate, dati i problemi delle scarse risorse di bilancio che debbono essere comunque garantite a chi è in maggiori difficoltà, fermo restando il diritto di tutti e di ciascuno di contare su un’inclusione che non comporti maggiori oneri finanziari.

Non per nulla la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) si è sempre battuta e si batte per la riduzione del numero di alunni per classe, specie in presenza di alunni con disabilità; e ciò non solo a vantaggio degli alunni con disabilità, ma anche dei compagni i quali pure devono vedere realizzato il proprio diritto allo studio tramite l’inclusione personalizzata.

* Salvatore Nocera,
Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), della quale è stato vicepresidente nazionale. Responsabile per l’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

giovedì 20 giugno 2019

Stella dell'Arte Ucai all'artista non vedente Felice Tagliaferri

Gonews.it del 20.06.2019

"Felice Tagliaferri, non è solo un grande scultore internazionale, ma anche una bella persona. - spiega Fabrizio Mandorlini, presidente Ucai San Miniato.

"A lui non vedente dall'età di 14 anni, non permettevano di toccare il «Cristo velato», l’opera di Giuseppe Sanmartino che si trova nella Cappella di Sansevero, perchè per Tagliaferri vedere è toccare. Gli dissero che il marmo si sarebbe rovinato. Da qui l'idea di realizzare un suo Cristo, che fosse per tutti perchè l’arte non deve essere preclusa a nessuno, anche chi ha una disabilità deve poterne godere. Quel Cristo per lui doveva essere per tutti, doveva «rivelarsi». E si mise al lavoro.

La sua opera da alcuni anni sta girando l'Italia, esempio tangibile che l'arte può essere per tutti e deve essere per tutti. Con la sua scultura fa vedere l'arte al mondo, perché anche chi ha una disabilità deve poterne godere". Felice Tagliaferri ha intrapreso da oltre vent’anni un percorso artistico molto personale e particolare da lui stesso riassunto nello slogan “Dare forma ai sogni”. Le sue creazioni sono infatti sculture non viste, che prima nascono nella sua mente e poi prendono forma attraverso l’uso sapiente delle mani, guidate da incredibili capacità tattili. Si destreggia abilmente fra i più diversi materiali: per la sua arte utilizza creta, marmo, legno o pietra. Ogni materiale viene trattato e plasmato con tecniche diverse, dalla forza impressa per scolpire il marmo alla gentilezza della plasticità espressa nel modellare la creta. La sua arte è stata definita da diversi esperti del settore “arte sociale” per l'impegno che caratterizza le sue mostre. Ha unito l’esposizione delle sue opere in molte città italiane con la collaborazione con prestigiosi musei come il Museo Tattile Statale Omero, il Museo di Arte Contemporanea di Roma, i Musei Vaticani, l’Accademia di Brera, l’Accademia di Roma, la Collezione Guggenheim di Venezia, Ca’ la Ghironda Modern Art Museum.

Il suo “Cristo rivelato”, una scultura tattile, è stato “toccato” da migliaia di persone. Di recente ha incontrato Papa Francesco. Con la Stella dell'Arte a Felice Tagliaferri si conclude il percorso di Ucai San Miniato che ha visto nel 2019 la consegna del riconoscimento nelle scorse settimane a Lino Guanciale (per il teatro), al card. Lorenzo Baldisseri (per la musica), ad Antonio Interguglielmi (per la letteratura), a If Design Franco Tagliabue (per l'architettura).

Insegnante di sostegno, sì alla anzianità pre-ruolo anche in assenza di specializzazione

Il Sole 24 Ore del 20.06.2019

Agli effetti della ricostruzione della carriera, il riconoscimento del servizio non di ruolo prestato dai docenti con il possesso del titolo di studio prescritto è applicabile all'insegnamento su posto di sostegno, anche se svolto in assenza del titolo di specializzazione. A tale conclusione è giunta la Sezione lavoro della Cassazione con la sentenza 16174, depositata ieri, che ha fornito una lettura coordinata dell'articolo 485 comma 6 del Dlgs 297/1994 (Testo unico in materia di istruzione) e dell'articolo 7 comma 2 della legge 124/1999 (Disposizioni in materia di personale scolastico), dirimendo un contrasto giurisprudenziale formatosi sul punto.

La vicenda.

All'origine della questione c'è la ricostruzione dell'anzianità di servizio di una docente, alla quale in un primo momento erano stati riconosciuti nove anni di pre-ruolo e in seguito soltanto cinque, con relativa domanda di restituzione di indebito da parte del Miur. Al centro della disputa vi era l'esatta portata applicativa delle norme relative alla riconoscibilità del servizio non di ruolo prestato su posti di sostegno da insegnante privo del titolo di specializzazione in anni scolastici antecedenti all'entrata in vigore della legge 124/1999. Sul punto vi era un orientamento della giurisprudenza amministrativa che consentiva la valutazione del servizio pre-ruolo sui posti di sostegno soltanto se il docente era in possesso del titolo di specializzazione, visto il carattere innovativo della norma di cui all'articolo 7 comma 2 della legge 124/1999

La decisione.

Ebbene, dopo un lungo excursus sull'evoluzione della disciplina dell'insegnamento di sostegno e sulla normativa in tema di disabilità, la Cassazione fuga ogni dubbio sule diverse letture fornite dalla giurisprudenza ed estende il tenore letterale della norma anche ai periodi antecedenti, in quanto le novelle legislative del 1994 hanno "reso esplicito e chiarito un principio già desumibile dal precedente quadro normativo".

Per i giudici di legittimità, in sostanza, l'unica condizione imprescindibile per il riconoscimento è il possesso del titolo di studio e non anche il titolo di specializzazione, trovando tale previsione giustificazione nella "particolarità della funzione docente affidata all'insegnante di sostegno". D'altra parte, precisa il Collegio, una diversa lettura finirebbe "per introdurre una disparità di trattamento fra situazioni che non presentano alcun profilo di diversità quanto all'aspetto che le qualifica, ossia l'essere l'attività resa in difetto di titolo specializzante".

di Andrea Alberto Moramarco

Lucilla, designer cieca che insegna a "toccare" l'arte

Popolis.it del 20.06.2019

ROMA. C’era anche Lucilla D’Antilio, artista, designer e insegnante cieca, allo IED Factory 2019, 14 laboratori multidisciplinari e performance dal vivo, in cui i giovani creativi dell’Istituto, coinvolti in un innovativo progetto di open education, in partnership con il MACRO Asilo, lavorano al fianco di professionisti del settore e artisti di fama internazionale.

Tra questi, c’era appunto Lucilla D’Antilio, alla quale era stato affidato il laboratorio “Design e percezione atipica: vedere con le mani”. Alla base del laboratorio, un principio che è anche e sopratutto l’esperienza vissuta da Lucilla: la comunicazione non è solo visiva, il colore si sente anche con le mani.

Lucilla D’Antilio non vuole dirci la sua età, ma aveva circa 35 anni quando la sua vista iniziò ad annebbiarsi, fino a spegnersi del tutto. Un dramma per lei, appassionata di arte, diplomata in disegno grafico e da una decina d’anni insegnante presso un istituto d’arte.

“È stata una banale congiuntivite virale, non riconosciuta dal medico, a portarmi rapidamente alla cecità. Lo sconforto è stato grande: per un periodo abbastanza lungo, sono stata convinta di non poter fare più nulla, io che ero abituata a lavorare con la vista. Poi ho conosciuto delle associazioni che si occupavano di visite accessibili in musei di arte antica, moderna e contemporanea, tramite sussidi tattili che permettono di leggere opere e sculture a chi non vede. Mi si è aperto un altro mondo: ho iniziato a capire che almeno avrei potuto ancora fruire dell’arte, che tanto amavo e di cui sentivo forte la mancanza”.

Lucilla ha iniziato così a “recuperare un nuovo rapporto con l’arte, che si è rinforzato grazie al percorso riabilitativo che ho svolto presso il Sant’Alessio di Roma. Ho iniziato a toccare e a modellare la creta e ho scoperto che ero in grado di riprodurre forme anche complesse usando le mani e senza usare gli occhi. Per me, che avevo sempre disegnato, è stato come ritrovare la matita attraverso il mezzo plastico tridimensionale”.

L’esperienza e soprattutto la passione di Lucilla ha presto incontrato quella di altri artisti come lei: “Abbiamo fatto gruppo. Oggi siamo cinque artisti ciechi che fanno arte con le mani, per questo ci chiamiamo ‘Mano sapiens’. Abbiamo fatto già diverse esposizioni”.

Grazie a questa esperienza e alle nuove scoperte fatte attraverso il tatto, Lucilla ha ritrovato anche la sua vocazione didattica. “Ho iniziato a pensare che fosse utile portare questa nostra esperienza ai giovani. Spesso nelle scuole i ragazzi con disabilità visiva sono esonerati dall’attività artistica. Questa è un’ esclusione gravissima, perché l’arte è una forma di conoscenza ed è per tutti.

Ho conosciuto ragazzi ciechi di 18 anni intelligenti e sensibili, incapaci di usare le mani, perché nessuno li aveva messi nelle condizioni di usarle in modo artistico. Così, spontaneamente, dopo una mostra, una persona dell’Istituto statale Romagnoli di Roma, che forma gli insegnanti, mi ha proposto di tenere corsi di aggiornamento per insegnanti di sostegno e di materie artistiche.

Ora sono due anni che tengo questi corsi, in cui decodifico concetti da verbali a tattili. In pratica, progetto e preparo slide tattili, che servono a far capire, soprattutto ai ragazzi ciechi congeniti nozioni come il colore, o la prospettiva, che non hanno mai sperimentato.

L’esperienza tattile li mette allo stesso livello degli altri compagni. Questo è possibile proponendo ai ragazzi esperienze artistiche che siano uguali per tutti, non differenziate, come spesso accade quando in classe c’è uno studente cieco. Propongo soprattutto esperienze tattili, che anche i compagni vedenti fanno senza poter vedere: non li bendo, percHé non amo far vivere questa esperienza e questo ai giovani, ma li faccio lavorare, per esempio, con le mani in una scatola, in modo che siano costretti a utilizzare solo il tatto”.

Attraverso il tatto, l’arte diventa per tutti strumento di conoscenza: “Chi non vede, ha così la possibilità di acquisire concetti altrimenti inaccessibili: capire cos’è una collina, per esempio, toccandone una riproduzione. Anche per chi non vede, però, l’esperienza tattile completa quella visiva, perché il tatto analizza elementi che la vista non sa notare”.

martedì 18 giugno 2019

COMUNICATO STAMPA - REGIONE LOMBARDIA AGGIORNA LE LINEE GUIDA RELATIVE AI SERVIZI DI SUPPORTO ALL’INCLUSIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ SENSORIALE

Proseguendo lungo il percorso avviato il 30 giugno 2017 con l’approvazione delle linee guida relative ai servizi di supporto all’inclusione scolastica rivolti agli alunni con disabilità sensoriale per ogni grado di istruzione e la contestuale riacquisizione delle competenze in materia (Delibera della Giunta Regionale X/6832), lo scorso 27 maggio, con la Delibera della Giunta Regionale XI/1682, Regione Lombardia ha aggiornato le medesime linee guida al fine di renderle maggiormente rispondenti alle reali esigenze degli alunni.

Mantenendo invariato il loro impianto originario, elaborato a suo tempo allo scopo di rendere i servizi uniformi su tutto il territorio regionale prevedendo precisi standard da rispettare da parte degli enti erogatori, con la Delibera adottata lo scorso 27 maggio Regione Lombardia ha introdotto alcuni miglioramenti che si ritiene vadano nella direzione da sempre auspicata dall’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) Lombardia, ovvero la predisposizione di una serie di servizi che tengano come punto di riferimento imprescindibile l’alunno con disabilità sensoriale inteso come persona con proprie inclinazioni, proprie aspirazioni e ovviamente anche con le proprie limitazioni e non come una mera voce di bilancio per la quale procedere ad una pianificazione puramente tecnica di risorse.

Ecco di seguito un quadro sintetico delle novità introdotte.

ALUNNI CON PLURIDISABILITÀ Viene meglio precisato il concetto di pluridisabilità, da intendersi come «doppia disabilità sensoriale o copresenza di una disabilità sensoriale con altra tipologia di disabilità».
Si pone così rimedio alle criticità createsi in precedenza a seguito di una errata interpretazione da parte di alcune ATS (Agenzie di Tutela della Salute), che consideravano con pluridisabilità solo gli alunni sordociechi, escludendo tutti i casi in cui l’alunno con disabilità sensoriale presenti minorazioni aggiuntive di natura fisico-motoria o intellettiva-relazionale.

ASSISTENZA A DOMICILIO Viene meglio precisato il concetto di attività svolta presso il domicilio dell’alunno, da intendersi come «l’attività svolta al domicilio finalizzata ad accompagnare l’alunno/studente nelle attività di apprendimento scolastico didattiche, - e stabilendo che - pertanto non sono ammissibili altre e diverse attività. In tal senso, contesti diversi dall’abitazione della famiglia sono da circoscrivere a particolari situazioni che rendono inopportuno il domicilio per svolgere le attività didattiche, che devono essere comunque realizzate in contesti adeguati (es. biblioteca o luoghi similari)».

MAGGIORE ATTENZIONE PER GLI STUDENTI FREQUENTANTI L’ULTIMO ANNO DEL PERCORSO FORMATIVO Agli studenti che, al termine dell’anno scolastico, sostengono l’esame di Stato dei percorsi di istruzione o l’esame di qualifica o diploma dei percorsi ordinamentali di istruzione e formazione professionale, può essere riconosciuto un monte ore aggiuntivo per un massimo rispettivamente di 15 ore nel caso dell’assistente alla comunicazione e di 4 ore nel caso del tiflologo/tifloinformatico (fermo restando il rispetto del tetto massimo previsto dal piano individuale).

INCREMENTO DEL MASSIMALE PER I PIANI INDIVIDUALI Il massimale previsto per il piano individuale standard passa da 5800,00 a 6300,00 euro.

ENTI EROGATORI Il contributo riconosciuto all’ente erogatore per garantire le necessarie azioni relative all’attuazione del piano individuale (incontri con la scuola, con gli specialisti, con la famiglia, predisposizione di specifico materiale), anche attraverso l’individuazione di una figura professionale responsabile del piano stesso, passa da 150,00 a 200,00 euro per ciascun piano (erogabile una sola volta).

La Delibera assunta lo scorso 27 maggio, infine, prevede l’ampliamento dei servizi anche a favore dei bimbi frequentanti gli asili nido e a tal fine si procederà alla sperimentazione di un modello di offerta adeguato alla fascia di età tra 0 e 36 mesi, che garantisca interventi precoci e adeguate stimolazioni sensoriali, così da facilitare l’inserimento dei bambini nei successivi percorsi educativi e formativi.

“La Delibera recentemente adottata da Regione Lombardia – dichiara il Presidente Regionale UICI Nicola Stilla – arriva dopo quasi 2 anni dalla prima approvazione delle linee guida in materia di servizi di supporto all’inclusione scolastica. Già nel 2017 eravamo perfettamente consapevoli che le linee guida, pur rappresentando un grande risultato, erano solo l’inizio di un lungo e complesso percorso. In questi 2 anni – prosegue Stilla – l’UICI della Lombardia ha prodotto il massimo sforzo nell’instaurare e mantenere vivo un confronto aperto e costruttivo con Regione Lombardia e credo che la Delibera del 27 maggio ne sia il risultato tangibile. Rivolgo un sentito ringraziamento all’Assessore Regionale alle Politiche Sociali, Abitative e Disabilità Stefano Bolognini per la disponibilità all’ascolto e al dialogo dimostrata nei numerosi incontri svoltisi. L’istruzione e la formazione, non ci stancheremo mai di ribadirlo, sono il primo passo verso una concreta inclusione sociale e l’ampliamento dei servizi anche a favore dei bimbi frequentanti gli asili nido costituisce un ulteriore punto di forza delle linee guida. Auspico pertanto che si proceda con celerità alla definizione delle modalità applicative delle linee guida, così da poter assicurare ai nostri alunni e alle loro famiglie un inizio anno scolastico più sereno, riducendo al minimo i ritardi nell’erogazione dei servizi che troppo spesso rendono questo momento colmo di incertezze e di interrogativi”.