martedì 16 aprile 2019

LIBRO "Cammei: piccole storie di donne intrecciate alla grande storia del nostro Paese, 1960-2000" di Erica Monteneri

Il libro narra storie di donne qualunque inserite nella grande storia del nostro paese dagli anni '60 al 2000 ed evidenzia l'evoluzione del pensiero politico e sociale delle donne di fronte alle grandi svolte storiche: gli anni del boom economico, gli anni '70, gli anni di piombo e della contestazione, la crisi degli anni '90, il 2000 con le sue luci e ombre.

Qualche critico ha parlato di neorealismo sociale per la forma semplice ed oggettiva del discorso narrativo. Ti accludo le parole del critico cinematografico Giancarlo Zappoli:

“...Ci sono cammei nei cui pochi centimetri quadrati si vede un intero paesaggio. Così come nei racconti delle vite di Marina, Maria, Luciana, Teresa, Giulia e di tutte le altre figure femminili che abitano questo libro e che sono tutte amate da Erica che, con la consapevolezza del non essere politically correct, ha chiesto di fare la prefazione a un uomo. Forse però in cuor suo sapeva che chi scrive queste poche righe condivide una frase che lei pone a suggello di un ritratto: “Senza i nostri errori la vita sarebbe piuttosto monotona, ma senza le donne non sarebbe certo così colorata!”....”

Tutti i proventi ricavati dal libro sono destinati a sostenere il primo progetto di scrittura creativa rivolto a non vedenti e diretto dallo scrittore e giornalista di Repubblica Massimo Tallone. Il libro si può avere in forma cartacea a domicilio scrivendo su internet a Erica Monteneri e prenotandolo presso la libreria più comoda, o scrivendo alla e-mail: erica.monteneri@hotmail.it, fornendo l'indirizzo per avere il libro in formato mp3, previo pagamento di € 10,00 al conto postepay, IBAN: IT46F3608105138205528805534.

Grazie ai sostenitori di questo progetto!

"CHIEDIMI DI COSA HO BISOGNO" - Cinisello, Balsamo, mercoledì 8 maggio alle ore 10.00

La Bella Compagnia vi invita al forum del Teatro dell'Oppresso:

CHIEDIMI DI COSA HO BISOGNO, un workshop per operatori che lavorano per le persone con disabilita.

Attraverso la rappresentazione teatrale di problematiche, discuteremo apertamente delle difficoltà della relazione d'aiuto.
Per un sostegno che comprenda e rispetti le nostre reali necessità.

Iscrizione GRATUITA
INFO & ISCRIZIONI:
Scarica il volantino:

Una terapia ricreativa per fratelli e sorelle di bambini con disabilità

Superando.it del 15.04.2019

CASCINA (PI). All’interno di "A piccoli passi", progetto dell’Associazione di Promozione Sociale La RosaAmara di San Casciano di Cascina (Pisa), del quale ci siamo già occupati lo scorso anno su queste pagine, è nata ora l’iniziativa denominata Siblings, la solitudine dei supereroi, ovvero “Percorsi di terapia ricreativa per fratelli/sorelle di bambini con disabilità o gravemente malati”.

A tal proposito, un gruppo di lavoro composto da educatori, counselor, guide ambientali e psicologi sosterrà la crescita personale dei siblings, attraverso incontri ricreativi ed esperienziali individuali e di gruppo.

«Il termine inglese siblings – spiegano gli operatori de La RosaAmara – è utilizzato nel mondo anglosassone per indicare un semplice legame di fraternità, mentre qui in Italia, ormai da molti anni, esso è utilizzato per individuare i fratelli e le sorelle di bambini/e con disabilità o affetti da gravi malattie. Essi/e sono risorse uniche e preziosissime per l’intero nucleo familiare e allo stesso tempo “esseri speciali” bisognosi di cure e di attenzioni».

La relazione che lega il/la sibling al proprio fratello/sorella con disabilità è una relazione complessa che porta a sentimenti ambivalenti, «per questo è fondamentale – proseguono da La RosaAmara -prestare attenzione al loro sentire, al loro vissuto e a tutto il bagaglio emozionale che li accompagna sin dai primi momenti del vivere con il fratello. È essenziale che si dia voce a questi esseri speciali e alle loro emozioni che inevitabilmente sono “buone” e “cattive”.

Oltre infatti alle normali dinamiche tra fratelli, come la gelosia, l’invidia e la rivalità, entrano in scena altri stati emotivi, come il senso di responsabilità e quello di colpa, il bisogno di allontanarsi e quello di protezione. In parole povere, l’esperienza del sibling, che sarà comunque, inevitabilmente, la persona destinata a passare più tempo con il fratello, può essere molto faticosa in ogni fase della crescita. Ma è anche, indubbiamente, un’esperienza unica e ineguagliabile ed è responsabilità di tutto il tessuto sociale circostante quella di offrire a queste creature tutti gli strumenti possibili affinché le difficoltà si trasformino in possibilità di arricchimento. È importante, inoltre, che le famiglie di bambini affetti da disabilità o gravi malattie, sottoposte a immensi carichi di stress e di impegni, non vengano lasciate sole ad affrontare questo splendido e difficile “lavoro”».

Con questo nuovo progetto, dunque, l’Associazione cascinese vuole andare incontro alla richiesta di molti genitori, ma anche al bisogno che sempre più spesso emerge da parte dei fratelli di bambini affetti da disabilità di trovare una propria identità e di “sistemare” le proprie emozioni in uno spazio definito e accogliente. E intende farlo attraverso la cosiddetta peer sharing, la pratica della comunicazione tra pari, già efficacemente sperimentata sia nel contesto ospedaliero, che in quello scolastico.

In sostanza, le modalità e gli strumenti sono quelli della terapia ricreativa, e prevedono che ogni tematica, in ogni gruppo, sia affrontata e “manipolata” attraverso attività specifiche di teatro, arte e sport (nel caso specifico arrampicata, canoa ed escursionismo). (Simona Lancioni)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: a.p.s.larosaamara@gmail.com.

La presente nota riprende, per gentile concessione, un testo già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), con alcuni riadattamenti al diverso contenitore.

La Direttiva Europea sull'accessibilità: il puzzle è tutt'altro che completo

Superando.it del 15.04.2019

Il Parlamento Europeo ha approvato l’“European Accessibility Act” (“Direttiva Europea sull’Accessibilità”), che unificherà le diverse disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri, in materia di accessibilità dei prodotti e dei servizi. E tuttavia, in attesa dell’approvazione formale del Consiglio d’Europa, il Forum Europeo sulla Disabilità, battutosi a lungo per il miglior testo possibile, sottolinea ora che a fianco di alcuni aspetti positivi, restano gravi carenze e l’esclusione di aree essenziali, come i trasporti, l’ambiente edilizio e gli elettrodomestici.

BRUXELLES. Era il mese di ottobre del 2017, quando su queste pagine avevamo fatto il punto rispetto all’European Accessibility Act (“Direttiva Europea sull’Accessibilità”), norma anche meglio nota come Disability Act, che aveva tratto origine – come avevamo ampiamente riferito a suo tempo – dalla proposta di Direttiva avanzata nel dicembre del 2015 dalla Commissione Europea – l’“embrione”, appunto, dell’European Accessibility Act -, volta a unificare le diverse disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri, in materia di requisiti di accessibilità per prodotti e servizi. Il tutto con l’obiettivo di migliorare il funzionamento del mercato interno, all’insegna dell’accessibilità, rimuovendo le barriere create da legislazioni “divergenti”, facilitando l’attività delle imprese e arrecando quindi importanti vantaggi alle persone con disabilità e anziane dell’Unione.

Mentre in questi anni, quindi, il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), di cui fa parte anche il FID (Forum Italiano sulla Disabilità), impegnava molte delle proprie forze in una campagna serrata volta a convincere gli Eurodeputati ad adottare una versione del provvedimento realmente in grado di determinare una svolta positiva per le persone con disabilità dell’Unione Europea, si è arrivati ora, il 13 marzo scorso, all’approvazione definitiva del testo, da parte del Parlamento Europeo.

Ora dovrà essere il Consiglio dell’Unione Europea a dare la propria approvazione formale e la norma dovrà essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea. A quel punto gli Stati Membri dell’Unione avranno tre anni di tempo per recepirla nelle rispettive legislazioni nazionali e sei per renderla effettiva.

Qual è dunque, al momento, la posizione dell’EDF? Una posizione soddisfatta solo in parte, tanto da far manifestare al presidente del Forum, Yannis Vardakastanis, tutta la propria amarezza, nel constatare che «gli Stati Membri sono riusciti a ridurre sostanzialmente la portata della legge».

«L’approvazione del Parlamento Europeo – si legge infatti in una nota dello stesso Forum – è certamente importante, e tuttavia riteniamo che il lavoro dell’Unione Europea sia tutt’altro che concluso, poiché vogliamo una legislazione che assicuri parità di accesso alle persone con disabilità in tutti i settori della vita, mentre al momento la norma continua ad escludere aree essenziali, come il trasporto, l’ambiente edilizio e gli elettrodomestici».

Partiamo dunque dagli aspetti ritenuti positivi, ovvero la promessa di migliorare l’accessibilità di alcuni prodotti e servizi e di affidare alle Autorità Nazionali di Vigilanza del Mercato il compito di verificare l’adeguamento a tali prescrizioni da parte degli enti privati. «Il testo – sottolineano dall’EDF – ha anche accolto due importanti richieste del movimento delle persone con disabilità, vale a dire le telecomunicazioni elettroniche e il numero di emergenza 112 che dovranno diventare accessibili a tutti in tutta l’Unione Europea. Senza dimenticare le nuove norme sugli appalti pubblici per prodotti e servizi accessibili, in modo tale che le Autorità Pubbliche non dovranno più usare il denaro dei contribuenti in prodotti, servizi e strutture che discriminino le persone con disabilità».

Sull’altro fronte, però, restano gravi le carenze, come detto in precedenza, che vengono sintetizzate così dall’EDF: «La legge non soddisfa ancora alcune nostre richieste chiave. Essa, infatti, non garantirà affatto la piena accessibilità degli edifici e dei mezzi di trasporto, né include elettrodomestici quali le lavatrici o i forni a microonde. Ciò significa che milioni di persone con disabilità dovranno ancora affrontare difficoltà quotidiane, da una parte per uscire dalle proprie case, dall’altra per servirsi liberamente di apparecchiature di uso comune. Infine, riteniamo pure grave che le microimprese fornitrici servizi siano esentate dall’osservare i requisiti della legge».

«Continueremo quindi a batterci – conclude Vardakastanis -, per far sì che l’Unione Europea diventi realmente un esempio mondiale di piena accessibilità, ma a questo punto dovranno essere i singoli Governi a dimostrare maggiore ambizione, quando incorporeranno il Disability Act nella propria legislazione nazionale». (S.B.)

lunedì 15 aprile 2019

Massimiliano Salfi, l'informatico che salva la vista ai bambini

Il Corriere della Sera del 13.04.2019

Si è interessato di disabilità visiva quando la figlia si è ammalata. Ha fondato l’associazione vEyes e brevettato una app che consente diagnosi precoci.

MILO (CT). Per salvare la vista a un bambino potrebbe bastare una semplice fotografia. Scattata con un normale smartphone, per diagnosticare già alla nascita una cataratta congenita o un retino-blastoma. Patologie gravi e irreversibili, per le quali la diagnosi precoce con il test del riflesso rosso è fondamentale. Ma effettuare il test su un bimbo, ancor di più su un neonato, può essere complicato. E per un piccolo paziente persino fastidioso. Pensando a questo la onlus vEyes ha creato la app redEyes che «consente di effettuare il test con uno smartphone Android trasformandolo in uno strumento diagnostico»: come spiega Massimiliano Salfi, docente di Materie Informatiche presso l’Università di Catania e fondatore di vEyes.

«Il vantaggio per il bambino è che non serve la dilatazione farmacologica e basta tenere aperto l’occhio per 1/60 di secondo, inoltre lo specialista - aggiunge Salfi - ha una console al computer per analizzare le immagini prodotte da redEyes, scrivere e stampare il referto. Il test diventa quindi un esame di diagnostica per immagini digitali, archiviabili e consultabili nel tempo, visto che la sintomatologia può comparire in età prescolare».

Il progetto vEyes Rre (Red Reflex Examination), nato nel 2014 in collaborazione con l’Associazione Cataratta Congenita, ha iniziato la sperimentazione clinica un anno fa presso la clinica oculistica del Policlinico di Catania, diretta dal professor Avitabile. Ed è oggi protagonista di un progetto pilota presso la Unità operativa complessa di Oculistica dell’Ospedale Pediatrico «Bambin Gesù» di Roma e la neonatologia dell’ospedale «Santo Bambino» di Catania.

Peraltro la onlus catanese vEyes sviluppa tecnologie informatiche applicate alla disabilità per uso esclusivamente umanitario, secondo un modello open che rilascia gratuitamente tutto quello che progetta e sviluppa. Ciò significa che «conclusa la sperimentazione e certificato il sistema, la app redEyes verrà distribuita in una versione scaricabile gratuitamente dalle famiglie» sottolinea Salfi. Che si è accostato al mondo della disabilità visiva quando nel 2012 alla figlia di otto anni, Arianna, viene diagnosticata una «retinite pigmentosa sale e pepe». Da allora il professore e i suoi studenti hanno trasformato tesi di laurea in progetti concreti, tra cui Leonard: un «ausilio tecnologico capace di convertire il movimento delle mani del direttore d’orchestra in un clic, per rendere accessibili le orchestre anche ai musicisti non vedenti». Quindi anche ad Arianna, che nel frattempo è diventata una promettente violoncellista. Superando una problematica che di recente ha messo in evidenza la fiction Rai La compagnia del cigno.

Ed è un peccato che gli sceneggiatori non conoscessero Leonard, sarebbe stato un originalissimo snodo narrativo. Che c’è stato invece nella realtà. Con la vEyes Orchestra, nata nel 2017 «per fare dialogare musicisti vedenti e non, e per permettere ai maestri di musica di insegnare anche a bambini ciechi o ipovedenti con ausili appropriati. Perché la disabilità visiva è una condizione, non un limite: basta solo mettere le persone nelle condizioni giuste per agire». A tal fine in una grande struttura residenziale delle Figlie della Carità, a Milo, paese sull’Etna scelto già da Franco Battiato e Lucio Dalla come luogo della musica e dell’anima, sta prendendo vita vEyes Land, sede della onlus ma anche campus musicale, che Salfi sogna «di trasformare in un luogo di inclusione e integrazione, dove fare musica ma anche diagnosi e ricerca, un luogo dove vivere con normalità l’iter clinico». Accompagnati dai suoni della montagna e dei suoi boschi, che scendono fino al mare.

venerdì 12 aprile 2019

Ecco perchè una scuola inclusiva sarà anche una scuola migliore. Per tutti

Superando.it del 12.04.2019

ROMA. Si è tenuto qualche giorno fa, presso la LUISS di Roma (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali), l’importante convegno intitolato "Il coraggio di ripensare la scuola", organizzato dall’Associazione TreeLLLe, con la partecipazione di illustri esperti della stessa, della Fondazione Agnelli e della rivista «Tuttoscuola», oltreché dell’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer.

Oggetto dell’incontro è stato uno studio elaborato dall’Associazione TreeLLLe su auspicabili riforme della scuola, ormai mature per renderla veramente adeguata agli attuali tempi.

È emerso in sostanza che la nostra scuola – fondamentalmente di stampo ancora gentiliano – si fonda su una visione selettiva della classe dirigente, orientata alla formazione dei singoli e non all’educazione dei giovani a lavorare in gruppo, come è sempre più richiesto dall’organizzazione attuale del lavoro.

A tal proposito sono state avanzate alcune proposte, tutte presenti nello studio dell’Associazione:

1. Estensione dell’obbligo scolastico anche alla scuola dell’infanzia, perché fase fondamentale per una precoce educazione sociale degli alunni, con contemporanea riduzione a quattro anni delle scuole superiori.

2. Ampliamento del tempo prolungato almeno al biennio della scuola superiore, per attività di libera scelta degli alunni, per lo svolgimento di progetti, per attività di volontariato.

3. Pluralità degli sbocchi valutativi del profitto degli alunni con certificazioni corrispondenti alle competenze acquisite, che possono consistere non solo nel diploma, ma anche in semplici certificazioni di competenze.

4. Formazione iniziale dei docenti, che comprenda maggiore attenzione alla pedagogia e alla didattica, ove necessario, riducendo il numero di crediti formativi di talune discipline.

5. Valutazione di soggetti terzi, relative alla qualità del servizio scolastico offerto.

6. Altre proposte concernenti la migliore organizzazione dello spazio-tempo della scuola, il migliore utilizzo dei docenti e una loro migliore retribuzione, oltre a una più sapiente organizzazione dell’autonomia scolastica ecc.

Per chi come me si occupa da decenni della normativa inclusiva degli alunni con disabilità, le proposte sono sembrate assai importanti e già in parte realizzate nelle norme concernenti il diritto allo studio degli stessi alunni con disabilità. Infatti:

1. Almeno dal 1992, anno di entrata in vigore della Legge 104, la Legge Quadro sui diritti delle persone con disabilità, l’articolo 12, commi 1 e 2 di tale norma stabilisce che la scuola dell’infanzia – considerata per tutti come non scuola dell’obbligo – costituisca per gli alunni con disabilità oggetto di un diritto soggettivo, quindi reclamabile di fronte alla Magistratura in caso di rifiuto di accettazione. Anzi a maggior garanzia di tale diritto, l’articolo 3, comma 3 della Legge 104 precisa che gli alunni con disabilità in situazione di gravità hanno diritto di «priorità nell’accesso a tutti i servizi previsti dalla vigente legge» e quindi anche a questo segmento scolastico.

2. Sin dai tempi della Legge 517/77 è previsto il tempo pieno e il tempo prolungato per gli alunni con disabilità. E anche per l’accesso ad essi, come già detto sopra, tali alunni hanno diritto di priorità di accesso.

3. Già dal 1987 la Corte Costituzionale, con la Sentenza 215/87, ha stabilito che gli alunni con disabilità hanno diritto di frequentare anche le scuole superiori. In esecuzione di tale decisione, almeno dal 2001, con l’emanazione dell’Ordinanza Ministeriale 90/01, sono stati previsti, in base all’articolo 15 di quest’ultima, differenti percorsi di studio per le scuole superiori, e cioè quello ordinario, quello semplificato per raggiungere il diploma in caso di disabilità non gravi e quello differenziato per alunni con disabilità molto gravi. Quest’ultimo si conclude con un attestato comprovante i crediti formativi maturati.

4. Per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità, è stato previsto che il loro piano degli studi sia formulato da tutto il Consiglio di Classe nelle scuole di ogni ordine e grado; tra i docenti è presente pure un docente specializzato proprio per “sostegno” ai colleghi curricolari e all’inclusione dell’alunno con disabilità coi compagni.

Per ottenere questo risultato, la normativa ha previsto la frequenza di un corso di specializzazione per i docenti di sostegno e una formazione iniziale sulle didattiche inclusive per i docenti curricolari. Questo, però, è avvenuto a partire dal Decreto Ministeriale 249/10 per i docenti curricolari di scuola dell’infanzia e primaria, per i quali è previsto nel corso di laurea magistrale lo studio di 31 crediti formativi sulle didattiche inclusive e un tirocinio, più altri 60 crediti, previsti dal Decreto Legislativo 66/17 (articolo 12), da inserire in tutto o in parte nell’arco del quinquennio di laurea.

Quanto invece ai docenti curricolari di scuola secondaria di primo e secondo grado, si incontrano forti difficoltà, per obiezioni proposte specie dai docenti disciplinari. Infatti il Decreto Legislativo 59/17 aveva previsto un aumento dei crediti formativi per i docenti per il sostegno e solo 6 crediti formativi sulle didattiche inclusive come requisito di accesso ai concorsi per tutti i futuri docenti. Purtroppo il Decreto 59/17 è stato sostanzialmente svuotato di queste novità e le Associazioni – come quelle aderenti alle Federazioni FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) – stanno discutendo con grande difficoltà col mondo accademico, per ottenere un numero adeguato di crediti formativi per i docenti curricolari, ma ancora senza successo.

Una migliore formazione iniziale dei docenti curricolari eviterebbe la delega degli stessi ai soli docenti per il sostegno, riducendo anche l’eccessivo numero di ore di sostegno richiesto dalle famiglie, a causa dell’abbandono a se stessi degli studenti con disabilità, quando non è presente il docente per il sostegno.

5. A proposito della valutazione della qualità dell’offerta formativa, il citato Decreto Legislativo 66/17 ha previsto all’articolo 4 l’obbligo per l’INVALSI [Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione, N.d.R.] di individuare una batteria di indicatori idonei a misurare il livello di qualità inclusiva realizzata nelle singole classi e nelle singole scuole.

6. Quanto infine ad un migliore utilizzo dell’autonomia scolastica, già l’articolo 14 della Legge 104/92 prevedeva la possibilità di frequenza, per gli alunni con disabilità, di “classi aperte” e il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 275/99 (articolo 4), così come le Linee Guida Ministeriali del 4 agosto 2009, hanno previsto un’amplia flessibilità delle classi e della personalizzazione dei percorsi formativi per tali alunni.

Come si vede, quindi, alcune delle principali proposte sono già presenti nella normativa relativa ai soli alunni con disabilità. Si tratterebbe pertanto di renderle fruibili, istituzionalmente, da parte di tutti gli alunni, poiché si sono rivelate preziose per la qualità del diritto allo studio e per una scuola inclusiva. Per questo sono grato all’Associazione TreeLLLe e alla LUISS, per averne fornito un’ampia illustrazione, in una sede accademica tanto prestigiosa.

E in ogni caso, chi volesse leggere per esteso i risultati e le proposte presenti nella ricerca di TreeLLLe, può trovarli sul «Quaderno n. 15» della stessa, pubblicato in questo mese di aprile, a cura di Attilio Oliva e Antonino Petrolino.

di Salvatore Nocera

Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), della quale è stato vicepresidente nazionale. Responsabile per l’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

Esami di Stato Scuole Secondarie di Primo Grado per alunni con disabilità, DSA e altri BES: ecco le novità

Disabili.com del 11.04.2019

Nelle scorse settimane ci siamo occupati dell’OM n. 205/19, pubblicata in marzo e riguardante le indicazioni fornite dal MIUR sugli esami di Stato delle Scuole Secondarie di Secondo Grado. Una novità importante, quest’anno, riguarda gli studenti con altri BES, i quali potranno utilizzare gli strumenti compensativi, se sono già stati impiegati per le verifiche in corso d'anno o comunque siano ritenuti funzionali allo svolgimento dell'esame.

Il Miur è tornato ancora sul tema del Bisogni Educativi Speciali, con la nota n. 562 del 3 aprile: l’inclusione scolastica, si sottolinea in essa, rappresenta un valore primario nell'ambito delle politiche scolastiche nazionali. Essa si ispira ai principi costituzionali di eguaglianza e pari dignità sociale di ogni cittadino. Si evidenziano poi le principali norme di riferimento.

Il 4 aprile, poi, con la nota n. 5772 il Miur ha fornito indicazioni in merito allo svolgimento degli Esami di Stato nelle scuole del primo ciclo di istruzione e alla certificazione delle competenze.

ESAME FINALE PER ALUNNI CON BES – Nella nota si fa riferimento alle precedenti indicazioni e si forniscono informazioni sulle commissioni di esame. Seguono poi alcune osservazioni riguardanti gli alunni con disabilità, DSA e altri BES: il D. Lgs. n. 62/17 e il DM n. 741/17 nel fornire indicazioni operative in materia di modalità di svolgimento e di valutazione delle prove di esame conclusivo del primo ciclo di istruzione, fanno riferimento ai candidati con disabilità certificata ai sensi della legge 104/92 e con Disturbo Specifico dell'Apprendimento certificato ai sensi della legge 170/10, per i quali possono essere utilizzati specifici strumenti compensativi o possono essere attivate misure dispensative. Per gli alunni con bisogni educativi speciali che non rientrano nelle tutele della L. n. 104/92 e della L. n. 170/10, ma sono comunque in possesso di una certificazione clinica, non sono previste misure dispensative ma possono essere utilizzati strumenti compensativi qualora sia stato redatto un PDP che ne preveda l'utilizzo, se funzionali allo svolgimento della prova assegnata.

PROVE INVALSI – Le prove si svolgeranno nel periodo compreso tra il 10 e il 18 aprile. Qualora si verificassero situazioni straordinarie che non consentano lo svolgimento completo delle prove entro il 18 aprile, l'INVALSI procederà a individuare ulteriori date, non oltre la prima decade di maggio. Le prove, si rammenta, sono requisito di accesso all'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Gli strumenti compensativi e/o le misure dispensative sono riservati agli alunni con disabilità certificata ai sensi della legge n. 104/92 o con DSA certificati ai sensi della legge n. 170/10. Per gli alunni con disabilità il Consiglio di Classe può prevedere adeguati strumenti compensativi e/o misure dispensative per lo svolgimento delle prove INVALSI e, ove non fossero sufficienti, può predisporre specifici adattamenti della prova - che sarà esclusivamente cartacea - ovvero l'esonero da una o più prove.

Per gli alunni con DSA sono previsti strumenti compensativi, se indicati nel PDP e abitualmente utilizzati nel percorso scolastico. Se la certificazione di DSA prevede la dispensa dalla prova scritta relativa alle lingue straniere, ovvero l'esonero dall'insegnamento delle lingue straniere, la prova INVALSI di lingua inglese non sarà sostenuta. Si richiama l'attenzione dei Dirigenti scolastici affinché esercitino la massima attenzione nell'attribuzione delle predette misure dispensative o degli strumenti compensativi, anche in considerazione del loro riflesso sulla certificazione delle competenze rilasciata dall'INVALSI. Si ricorda che gli alunni dispensati da una o più prove INVALSI, o che sostengono una o più prove differenziate in forma cartacea, secondo quanto previsto dal consiglio di classe, non riceveranno la relativa certificazione delle competenze da parte di INVALSI. In tali casi, sarà cura del consiglio di classe integrare, in sede di scrutinio finale, la certificazione delle competenze rilasciata dalla scuola con puntuali elementi di informazione.

Gli alunni con altri BES che non rientrano nelle tutele della legge n. 104/92 e della legge n. 170/10, ma sono comunque in possesso di una certificazione clinica, svolgono le prove senza misure dispensative, con la sola possibilità di avvalersi di strumenti compensativi, qualora siano stati indicati nel PDP ed effettivamente utilizzati in corso d'anno.

CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE – I modelli di certificazione delle competenze al termine della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado sono stati emanati con IL DM n. 742/17 e fanno riferimento alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, concernente le competenze chiave per l'apprendimento permanente. iL 22 maggio 2018 il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato una nuova Raccomandazione sulle competenze chiave per l'apprendimento permanente che modifica parzialmente la precedente Raccomandazione.

lunedì 8 aprile 2019

Lavoro e disabilità: è grave non disporre di dati aggiornati e attendibili, di Marino Bottà*

Superando.it del 08.04.2019

«Il mondo del lavoro – scrive Marino Bottà – è in rapida trasformazione. È quindi molto grave non disporre di dati aggiornati e attendibili, volendo avviare una riforma dei Centri per l’Impiego e dei Servizi per il Collocamento Disabili. È pertanto urgente e indispensabile realizzare quella fantomatica Banca Dati Nazionale di cui si parla da anni, riformare le modalità di raccolta dati ed elaborazione delle statistiche. In attesa di questo, però, i soggetti sociali interessati dovrebbero cominciare a chiedere, almeno a livello locale, dati oggettivi, chiari e facilmente decodificabili».

Il linguaggio dei numeri nell’era della “post-verità” ha acquisito un ruolo determinante. Le statistiche sono la base su cui si fonda l’azione sociale. La loro conoscenza e interpretazione condiziona la vita quotidiana di tutti noi.

Purtroppo questo non vale per le persone con disabilità, in quanto non possiamo avvalerci di dati utili per i loro bisogni occupazionali. Infatti, pur essendo nell’era dei computer, dell’informatica, di internet, non disponiamo di dati aggiornati relativi al collocamento dei disabili. Non abbiamo nessun riscontro statistico sui singoli provvedimenti normativi, introdotti dal gennaio del 2000, ovvero dalla Legge 68/99 in poi. Mancano dati sulle ottemperanze e sulle evasioni, sulle sanzioni e sugli esoneri, sugli iscritti e sui collocati, sull’uso dei part-time e dei tempi determinati ecc. ecc.

Ciò non ci deve sorprendere, considerato che in vent’anni non siamo riusciti ad avere una Banca Dati Nazionale. Non abbiamo statistiche aggiornate su nulla, pur disponendo di istituti competenti e professionalità in grado di realizzare qualsiasi tipo di indagine.

Ma allora dove sta il problema? Sorge purtroppo il dubbio che ci sia disinteresse o volontà nel lasciare fra le nebbie l’intero mondo della disabilità/lavoro.

Anche dall’VIII Rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge per il diritto al lavoro delle persone disabili, traspare la volontà di utilizzare i numeri solo per esaltare i risultati conseguiti e non per offrire una valutazione reale della situazione in cui versa il sistema del collocamento delle persone con disabilità.

I dati presentati – relativi agli anni 2014-2015 – sono più che obsoleti e non consentono di programmare strategie, azioni, procedure e servizi utili, per fare uscire la Legge 68/99 dalle secche in cui si trova da oltre un decennio.

In attesa di politiche efficaci, basate su dati reali e utili, è bene ricordare che i disabili-abili continuano a trovare lavoro autonomamente, mentre gli altri girano fra aziende e servizi alla ricerca di un lavoro, fino a quanto sfiduciati rinunciano. Molti altri nemmeno ci provano. Di conseguenza, i soggetti più deboli rimangono inseriti nelle graduatorie del Collocamento Disabili per anni, senza ricevere alcuna proposta di lavoro, e i nuovi arrivati vanno a sedimentarsi sui vecchi iscritti.

Nel frattempo le aziende, per avere candidati da selezionare, sono costrette a ricorrere a consulenti, agenzie di somministrazione, servizi socio sanitari locali e cooperative sociali; eccezion fatta per i pochi servizi per il Collocamento Disabili che offrono azioni di matching [“accompagnamento al lavoro”, N.d.R.] più o meno efficaci.

Anche il lettore dei dati statistici si è disabituato ad interrogarsi sulla natura e qualità degli stessi; non si chiede come sono stati raccolti e quale sia la fonte informativa, quali domande siano state poste e soprattutto quali sottaciute.

Ad esempio, nessuno spiega – e nemmeno viene richiesto – come mai le convenzioni con le Cooperative Sociali di tipo B rappresentano il 4% degli occupati e le convenzioni di cui all’articolo 12 della Lg 68/99 sono allo 0,6%; così come non viene richiesta la reale quantificazione dell’uso dei par-time e dei tempi determinati, e come mai, in genere, vengano presentati dati quantitativi e non qualitativi. A questo si aggiunga il fatto che, a volte, i servizi interpellati, per carenza di sistemi informatici, di personale o di voglia di impegnarsi, rispondono improvvisando i dati richiesti.

Facciamo un esempio concreto: un Servizio per il Collocamento Disabili segnala di avere promosso tre avviamenti al lavoro in una Cooperativa Sociale, tramite una convenzione di cui all’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/03. Il dato è vero, ma a fronte di un’attenta verifica, si scoprirebbe che i primi due lavoratori si sono immediatamente dimessi, tornando ad essere disoccupati e rientrando così nel computo dei nuovi iscritti in corso d’anno, mentre il terzo finalmente ottiene un’assunzione part-time a tempo determinato. C’è quindi una certa differenza fra il numero degli avviamenti al lavoro e il numero delle persone realmente occupate, di quelle persone dimesse e dei nuovi iscritti e così via.

Ci si trova quindi alla solita conferenza stampa, dove politici nazionali o amministratori locali presentano i dati di cui non hanno alcuna conoscenza e competenza. Ad esempio si vantano che il numero degli iscritti continui a crescere rispetto agli anni precedenti. Dati che si prestano a interpretazioni diametralmente opposte. Nel frattempo, il disoccupato disabile presente in sala, si interroga sul perché, da anni, è senza lavoro.

Ora il problema si pone con carattere d’urgenza in quanto siamo entrati in una fase estremamente delicata. Forse, a fatica, stiamo uscendo da una grave crisi economica ed è in atto una radicale trasformazione del sistema produttivo e del mercato del lavoro. Il mondo del lavoro è in rapida e perenne trasformazione. È quindi particolarmente grave non disporre di dati aggiornati e attendibili nel momento in cui si vuole avviare una riforma dei Centri per l’Impiego e dei Servizi per il Collocamento Disabili.

È pertanto urgente e indispensabile realizzare quella fantomatica Banca Dati Nazionale di cui si parla da anni, riformare le modalità di raccolta dati ed elaborazione delle statistiche. Serve un sistema funzionale di monitoraggio che consenta una periodicità di rilevazione e un’inter-operatività dei dati raccolti.

In attesa che tutto ciò si realizzi, i soggetti sociali interessati dovrebbero cominciare a chiedere che vengano pubblicati, almeno a livello locale, dati oggettivi, chiari e facilmente decodificabili. Dati in grado di rappresentare una fotografia aggiornata e concreta della realtà.

Infatti, come detto all’inizio, nell’era della “post-verità” i numeri dicono quello che i relatori vogliono, a volte contrapposti. Ai soggetti interessati spetta il compito di imparare a leggerli, utilizzarli e, se necessario, a confutarli.
Tutti: la classe politica, i mass-media e i soggetti sociali interessati dovrebbero essere coscienti dell’importanza di avere dati aggiornati per perseguire e realizzare politiche veramente inclusive.

Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco (marino.botta@umana.it).

Chiara, Irene e Diego. L'atletica nel segno dell'inclusione

Il Cittadino del 06.04.2019

MONZA. Due atleti non vedenti e una guida ai campionati italiani indoor. Un'intesa perfetta nata giorno dopo giorno, sulla pista della "Forti e Liberi" di Monza dove si allenano solo una volta alla settimana. E una sincronia, scoperta per obbligo solamente pochi giorni fa, che funziona a meraviglia. Chiara Verzolla è una dolce e determinata monzese di 13 anni, che frequenta la scuola media Zucchi. È non vedente e i suoi occhi, in pista, sono quelli di Irene Bellapianta, 18enne di Nova Milanese. L'intesa le ha condotte la scorsa settimana ai Campionati italiani indoor di atletica ad Ancona, dove, di fatto al loro debutto in una gara di alto livello, hanno subito conquistato una medaglia d'argento nei 60 metri della categoria T12 (ipovedenti gravi). E pensare che così, come ad Ancona, loro non avevano mai corso: «I giudici - spiega Chiara - ci hanno obbligate a correre con il cordino. Non lo avevamo mai fatto; in allenamento Irene mi sta accanto e mi segue, punto e basta. Quindi abbiamo avuto paura di non farcela, di non correre coordinate». Ma poi tutto è stato naturale. E il secondo posto sul podio è arrivato con grande gioia per tutti e per la società Asd FreeMoving, che ha fatto incontrare Chiara e Irene e si impegna per offrire occasioni di sport e inclusione a tante altre persone non vedenti. Irene, la guida, è al quarto anno della scuola "King" di Muggiò. Proprio grazie all'istituto superiore ha conosciuto l'Unione ciechi di Monza e Brianza, dove con altri compagni ha trascorso un periodo di alternanza scuola-lavoro. Luca Aronica, presidente non vedente dell'Unione, è stato ben più di una guida per gli studenti. Con la compagna ipovedente Antonella Inga, Aronica ha fondato Freemoving nel 2016. Ed è stata la sua determinazione a portare la studentessa, una volta terminato il periodo di alternanza, a iniziare un cammino come volontaria nella società sportiva. Qui, l'incontro con Chiara, grazie anche all'allenatrice Giulia Gargantini: ogni sabato pomeriggio Irene prende l'autobus da Nova e arriva a Monza, per affiancare Chiara. Un'armonia che è segno distintivo dell'intera società con atleti non vedenti dai 6 agli 84 anni. Alchimia unica che ha catapultato anche Diego Levato, 13 anni di Macherio, ad Ancona. Il ragazzo, che frequenta la terza media alla Bareggia di Lissone, è sceso in pista come Chiara sui 60 metri. «Con grande emozione - racconta - Quando ho sentito il primo sparo e mi sono preparato ai blocchi, ho percepito il tifo dagli spalti e il cuore batteva forte. Poi, sono partito e in un attimo mi sono ritrovato all'arrivo». La medaglia non è arrivata, ma la prova è servita per fare capire che c'è stoffa da vendere. Diego corre senza guida. Anche perché non è facile trovare qualcuno che possa stare al suo ritmo. Gambe chilometriche, voglia di fare e caparbietà, lo porteranno lontano. Mamma Doriana gli è accanto, orgogliosa: «Questi ragazzi si sono messi in gioco senza riserve. Non è da tutti».

venerdì 5 aprile 2019

Esame maturità per studenti con disabilità: organizzazione e svolgimento in sintonia con il PEI

OrizzonteScuola.it del 05.04.2019

L’Esame di Stato conclusivo del percorso di istruzione della scuola Secondaria di II grado per gli studenti con disabilità deve essere organizzato in sintonia con quanto previsto nel Piano Educativo Individualizzato (PEI), in relazione agli interventi educativo-didattici e alle modalità e ai criteri di valutazione utilizzati nel corso dell’anno.

Ammissione all’esame.

Gli studenti con disabilità sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione secondo quanto disposto nell’art. 13 del D.lgs n.62/2017, come sottolineato nell’art.2 comma 3 dell’ OM n.205/2019

Nel succitato art.13 si prevede, per tutti gli studenti, il possesso dei seguenti requisiti ,indispensabili per l’ammissione all’esame di Stato:

a) frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, fermo restando quanto previsto dall’art.14 comma 7 del DPR n.122/2009, dove si stabilisce quanto segue:

“A decorrere dall’anno scolastico di entrata in vigore della riforma della scuola secondaria di secondo grado, ai fini della validità dell’anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato. Le istituzioni scolastiche possono stabilire, per casi eccezionali, analogamente a quanto previsto per il primo ciclo, motivate e straordinarie deroghe al suddetto limite. Tale deroga è prevista per assenze documentate e continuative, a condizione, comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni interessati. Il mancato conseguimento del limite minimo di frequenza, comprensivo delle deroghe riconosciute, comporta l’esclusione dallo scrutinio finale e la non ammissione alla classe successiva o all’esame finale di ciclo”

c) votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi.

Nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, l’ammissione all’esame conclusivo del secondo ciclo.

Predisposizione prove d’esame.

Il consiglio di classe stabilisce la tipologia delle prove d’esame e se le stesse hanno valore equipollente all’interno del Piano Educativo Individualizzato (PEI).

La commissione d’esame, sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe, relativa alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all’assistenza prevista per l’autonomia e la comunicazione, predispone una o più prove differenziate, in linea con gli interventi educativo-didattici attuati sulla base del PEI e con le modalità di valutazione in esso previste.

Tali prove, ove di valore equipollente, determinano il rilascio del titolo di studio conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Nel diploma finale non deve essere fatta menzione dello svolgimento di prove differenziate.

Per la predisposizione, lo svolgimento e la correzione delle prove d’esame, la commissione può avvalersi del supporto dei docenti e degli esperti che hanno seguito lo studente durante l’anno scolastico.

Il docente di sostegno e le eventuali altre figure a supporto dello studente con disabilità vengono nominati dal Presidente della commissione sulla base delle indicazioni del documento del consiglio di classe, acquisito il parere della commissione.

Per la correzione delle prove d’esame sono predisposte griglie di valutazione specifiche, in relazione alle prove differenziate.

Prove ministeriali per studenti non vedenti o ipovedenti.

In presenza di studenti non vedenti o ipovedenti che devono sostenere l’esame di Stato, le prove d’esame devono essere predisposte in maniera funzionale alle loro esigenze e possibilità.

Per i candidati non vedenti i testi della prima e della seconda prova scritta devo essere trasmessi dal MIUR anche in codice Braille, ove vi siano scuole che le richiedano per candidati non vedenti. Per i candidati che non conoscono il codice Braille si possono richiedere ulteriori formati (audio e/o testo), oppure la commissione può provvedere alla trascrizione del testo ministeriale su supporto informatico, mediante scanner fornito dalla scuola, autorizzando in ogni caso anche la utilizzazione di altri ausili idonei, abitualmente in uso nel corso dell’attività scolastica ordinaria.

Per i candidati ipovedenti, i testi della prima e della seconda prova scritta devono essere trasmessi in conformità alle richieste delle singole scuole le quali indicano su apposita funzione SIDI tipologia, dimensione del carattere e impostazione interlinea

Organizzazione dell’esame: è possibile stabilire tempi più lunghi.

La commissione d’esame può assegnare un tempo differenziato per l’effettuazione delle prove da parte del candidato con disabilità, in sintonia con quanto previsto nell’art.20 comma 4 del D.lgs n.62/2017 e ribadito nell’art.20 comma 6 dell’OM n.205/2019

I tempi più lunghi nell’effettuazione delle prove scritte, anche in modalità grafica o scrittografica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica, e del colloquio, previsti dall’art.16 comma 3 della Legge n. 104/1992, non possono di norma comportare un maggior numero di giorni rispetto a quello stabilito dal calendario degli esami. In casi eccezionali, la commissione, tenuto conto della gravità della disabilità, della relazione del consiglio di classe, delle modalità di svolgimento delle prove durante l’anno scolastico, può deliberare lo svolgimento di prove equipollenti in un numero maggiore di giorni.

Colloquio d’esame.

Il colloquio dei candidati con disabilità si svolge nel rispetto di quanto previsto dall’art. 20 del D.lgs. n.62/2017. A ciascun candidato la commissione sottopone i materiali selezionati, in sintonia con quanto prevede l’art. 19, comma 1 dell’OM n.205/2019, predisposti in coerenza con il PEI, da cui dovrà prendere avvio il colloquio.

Studenti con programmazione differenziata.

Agli studenti con disabilità, per i quali sono state predisposte dalla commissione prove non equipollenti a quelle ordinarie sulla base del PEI o che non partecipano agli esami o che non sostengono una o più prove, viene rilasciato un attestato di credito formativo recante gli elementi informativi relativi all’indirizzo e alla durata del corso di studi seguito, alle discipline comprese nel piano di studi, con l’indicazione della durata oraria complessiva destinata a ciascuna delle valutazioni, anche parziali, ottenute in sede di esame.

I suddetti studenti, qualora non svolgano una o più prove scritte, sono ammessi alla prova orale, con l’indicazione sul tabellone dei risultati delle prove scritte, rapportati in quarantesimi.

Il punteggio complessivo delle prove scritte risulterà a verbale e potrà essere calcolato in automatico con l’utilizzo dell’applicativo “Commissione web” o, in alternativa, determinato proporzionalmente.

Per questi studenti il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nell’attestazione e non nelle tabelle affisse all’albo dell’istituto.

di Giovanna Onnis

giovedì 4 aprile 2019

XIV Giornata Nazionale del Cane Guida

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (ONLUS) sezione di Bergamo, organizza, in collaborazione con Proloco Bergamo, Teamitalia, altre Associazioni canine provinciali, aziende del settore zoologico e con il Patrocinio del Comune di Bergamo e della Regione Lombardia, la 14° Giornata nazionale del Cane Guida nonché  la 7° Corridog città di Bergamo, che si svolgera a Bergamo, in Piazza della Libertà, il giorno domenica 14 aprile 2019.

L’UICI intende, nell’occasione, sottolineare in particolare l’importanza del cane guida per l’autonomia e la mobilità delle persone non vedenti e, nello stesso tempo, denunciare le gravi difficoltà economiche in cui versano, da tempo, le diverse scuole di addestramento nazionali, con conseguenti ripercussioni sugli utenti, che si vedono costretti ad affrontare tempi sempre più lunghi di attesa per l'assegnazione del cane guida.

Inoltre, si intende sensibilizzare i cittadini sulla necessità che le scuole cani guida hanno di poter affidare i cuccioli a persone o famiglie, fino alla loro età utile per l'addestramento.

La giornata, all’insegna dell’allegria in compagnia dei nostri amici a quattro zampe, prevede in mattinata una passeggiata lungo le Mura di Città Alta (poco più di 2km), mentre nel pomeriggio sarà possibile assistere a dimostrazioni pratiche da parte degli addestratori delle Scuole Cani Guida di:

- Scuola Nazionale cani guida di Scandicci (Firenze);
- Scuola cani guida Lions di Limbiate (Milano).

Sucessivamente Dimostreranno nella stessa area, le scuole:

- Dog 4 Live con i propri cani addestrati per la pet-therapy.
- Argo dell’Associazione Nazionale Alpini di Bergamo con i propri cani di soccorso per calamità naturali.

Le iscrizioni alla Corridog vengono effettuate in  piazza della Libertà prima della partenza.

La quota di iscrizione, fissata in euro 8,00 per ogni cane, verrà totalmente devoluta a favore dell’Unione stessa, con lo scopo di sostenere le iniziative in favore dei disabili visivi bergamaschi.

Possono partecipare alla camminata non competitiva tutti i cani di qualsiasi razza e taglia. Ogni animale può essere accompagnato anche da più persone, così come ogni padrone può portare più di un cane.

Programma della giornata:
  • Dalle ore 9,00: ritrovo in piazza della Libertà con la consegna dei gadgets e delle pettorine Corridog. I cani devono essere muniti di guinzaglio, il conducente deve obbligatoriamente essere dotato di paletta con sacchetto per la raccolta di eventuali deiezioni del proprio cane e si richiede che il conducente (ad eccezione dei non vedenti con cane guida) porti con sé la museruola (da far indossare all'animale in caso di necessità);
  • Ore 10,30: Partenza verso le Mura percorrendo via Vittorio Emanuele fino a Porta S. Agostino, girando a sinistra verso Porta S. Giacomo, salita per via S. Giacomo sino a Piazza Mercato delle Scarpe, discesa per via Porta Dipinta sino allo stop per il ristoro dei nostri cani sugli spalti della Fara, partenza di nuovo per porta S. Agostino, si prosegue per via Vittorio Emanuele ed infine rientro in piazza della Libertà;
  • Ore 12,30: Estrazione premi offerti dalle Associazioni presenti e dagli Sponsor;
  • Nel primo pomeriggio dimostrazioni pratiche dell’addestramento dei cani, nelle varie discipline e in particolare quelle dei cani guida delle scuole sopracitate;
  • Sempre in piazza della Libertà, durante tutta la giornata, presso gli stand delle varie Associazioni canine e delle aziende di settore, sarà possibile ottenere informazioni dettagliate sulla cura, il mantenimento e la salute del cane, sui vari tipi di addestramenti e ricevere depliant e gadget.

La manifestazione si concluderà alle ore 18,00.

Vi aspettiamo numerosi in compagnia del Vostro caro amico peloso a quattro zampe!

Portate anche tanti bambini!

Perché ad amare gli animali si impara da piccoli.

mercoledì 3 aprile 2019

All’Istituto Italiano di Tecnologia: UVIP day, di Marco Pronello

Giornale UICI del 03-04-2019

Lo scorso 27 marzo si è tenuta a Genova, presso l’Istituto Italiano di Tecnologia, la prima edizione dell’UVIP day. Il gruppo UVIP (Unit for Visually Impaired People) è nato all’interno dell’Istituto Italiano di Tecnologia nel 2015 da una sinergia tra psicologi ed ingegneri esperti in tecnologia umanoide, cioè tecnologia al servizio dell’uomo. L’idea di fondo è quella di far comunicare la psicologia evolutiva e dell’apprendimento con l’ingegneria per sviluppare tecnologie che, in base alla concreta conoscenza del modus operandi del cervello umano nell’apprendere, nell’evolversi e nel ritenere informazioni, possa essere utile alle persone, bambini, ma anche adulti, con minorazione visiva per la vita di tutti i giorni. Questo, nella filosofia di UVIP, fa la differenza: spesso infatti, molti produttori di ausili che vorrebbero essere innovativi e risolutivi, in realtà forniscono prototipi che alla prova sperimentale non sembrano particolarmente utili ai disabili visivi, perché danno informazioni troppo ridondanti ed ingenerano confusione, essendo stati concepiti senza un confronto sia preliminare che in corso d’opera con gli utenti finali. Quindi, lo scopo di UVIP è quello di intercettare i bisogni delle persone con disabilità visiva e capire, partendo dalla scienza, come modellare la tecnologia per venire incontro a questi bisogni. Con il gruppo collaborano UICI, I.Ri.Fo.R. e molti enti finanziatori, istituti di riabilitazione e molte università in Italia e all’estero, ma soprattutto collaborano persone non vedenti e normodotate che volontariamente testano i dispositivi concepiti dall’unità UVIP e che forniscono consigli e strategie concrete per il miglioramento delle tecnologie. Questa giornata è stata pensata, ha dichiarato la dottoressa Monica Gori, psicologa e team leader dell’unità UVIP, per incontrare le persone che da più di dieci anni collaborano con l’Istituto Italiano di Tecnologia, per illustrare lo stato dell’arte dei progetti, e anche per far conoscere questa realtà a chi ancora non la conosce e che potrebbe unirsi in futuro ai già molti collaboratori.

Retina artificiale.

All’interno dell’Istituto Italiano di Tecnologia ci sono anche altri gruppi di lavoro che si occupano di disabilità visiva. Uno di questi, che ha aperto i lavori di questo open day, è l’unità guidata dal professor Fabio Benfenati, con la quale collaborano tra gli altri Guglielmo Lanzani dell’IIT di Milano e i chirurghi e oftalmologi Grazia Pertile e Maurizio Mete, e che si occupa di nanotecnologie e attualmente ha allo studio un progetto di retina artificiale atto a impiantare i fotorecettori in retine con degenerazioni da retinite pigmentosa o, in futuro, maculari legate all’età.

La novità rispetto ad altri progetti paralleli, ha spiegato il prof. Benfenati, è che qui vengono usati i polimeri di carbonio, utilizzando quindi quella che si chiama l’elettronica organica, che rispetto al silicio, cioè all’elettronica inorganica, ha il vantaggio di essere biocompatibile con la retina non causando rigetti, di essere in grado di attivarsi autonomamente alla luce a contatto con i neuroni della retina e quindi di non necessitare di telecamere, computer e cavi di alimentazione. La risoluzione è paragonabile agli impianti non organici, ossia garantisce la possibilità di orientarsi seguendo una linea sul terreno e di vedere flash luminosi, ma di fatto non di distinguere chiaramente le forme. Ci si trova in una fase ancora sperimentale su ratti e maiali, ma si spera di poter presto iniziare la sperimentazione sull’uomo. Un ulteriore sviluppo prevede di aumentare la risoluzione e portarla, quantomeno nei soggetti ipovedenti, ad un livello paragonabile a soggetti normovedenti, riducendo questi polimeri in nanoparticelle che possono essere iniettate sotto la retina. Gli esperimenti sui ratti ipovedenti hanno dimostrato che l’impianto si diffonde molto bene decorando tutta la retina senza essere distrutto dall’organismo ospitante.

Blindpad.

Ora veniamo nello specifico alle attività di UVIP, all’interno del quale c’è un team, guidato dal professor Luca Braida e con il quale collaborano diversi centri di riabilitazione tra cui il Chiossone di Genova, l’Istituto dei Ciechi di Milano e l’Istituto Cavazza di Bologna, nonché il centro di riabilitazione dell’Asl 1 di Cuneo e l’Istituto Giuseppe Garibaldi di Reggio Emilia, che ha sviluppato e sperimentato un dispositivo hardware che si chiama Blindpad.
Un tablet dotato di puntini piezoelettrici come quelli delle barre braille, che è in grado, mediante un suo software a bordo, di rappresentare in rilievo contenuti grafici. L’impiego è molteplice: dall’apprendimento delle forme geometriche e delle mappe da parte dei bambini, alla visualizzazione in rilievo delle mappe di Google riportate nella memoria del dispositivo, alla rappresentazione di grafici, allo studio del braille in età scolare, ecc. Il vantaggio rispetto alla modalità tradizionale su supporto cartaceo o in termoform è che su una sola superficie possono apparire le raffigurazioni che servono sul momento, risparmiando spazio, eliminando gli sprechi, riducendo i rifiuti e, una volta ammortizzati i costi, abbattendo le spese. Il progetto Blindpad è cofinanziato dall’Unione Europea, è ancora in fase di prototipo e si presume che, una volta in produzione, dovrà costare dai 2.000 ai 3.000 euro.

Disegnare col suono.

Disegnare è un’operazione intuitiva per chi vede, ma non per chi non ha mai visto e non ha idea dei colori e della trasposizione dal tridimensionale del tatto al bidimensionale di un’immagine. Il disegno per un bambino vedente è un ottimo modo per prendere coscienza dello spazio riproducendo, e quindi memorizzando, un ambiente. UVIP ha sviluppato un prototipo per “disegnare col suono”: è un tablet con molte casse, ognuna delle quali al tocco riproduce un suono. Il bambino può quindi imparare a memorizzare la posizione dei singoli suoni sul tablet e, in una versione più avanzata, può anche toccare più casse contemporaneamente, riproducendo veri e propri paesaggi sonori con varie combinazioni di più suoni. ABBI.

ABBI è un braccialetto sonoro, la cui concezione parte dall’idea che la percezione dello spazio sia da migliorare costantemente, sia nelle persone non vedenti che nelle persone vedenti. Dietro ABBI c’è l’unione tra il movimento e il suono: aiuta le persone con disabilità visiva a muoversi meglio nello spazio, ma direi soprattutto a sapere esattamente dove si trovano altre persone od oggetti rispetto a loro. È un’evoluzione del classico braccialetto con i campanellini che suonano quando chi lo indossa si muove. ABBI può servire molto ai bambini che devono imparare a conoscere il proprio corpo e la sua allocazione nello spazio, per esempio ad imparare la destra e la sinistra. La sperimentazione di questo dispositivo fatta all’istituto Chiossone è consistita infatti nel far indossare il braccialetto al bambino in modo da insegnargli, facendogli muovere il braccio con ABBI che emetteva un suono, a distinguere il braccio destro e il braccio sinistro.

È sicuramente un dispositivo versatile che può avere vari usi anche in ambito domestico. I suoni possibili non sono assolutamente invasivi per l’orecchio, poi ovviamente dipende dai singoli decidere come usarlo per ottenere le massime performance. Simile ad ABBI è un piccolo dispositivo indossabile al dito che serve ai soggetti affetti da scotoma (sostanzialmente un buco nel campo visivo) ad individuare in quale punto del campo visivo questo si trovi. Questo dispositivo emette un suono ed è dotato di led: il soggetto segue con lo sguardo il led e quando non sarà più in grado di vederlo, ma sentirà ancora il suono, allora vuol dire che è arrivato al punto dove si trova lo scotoma.
Insegnare ai bambini a programmare.

La programmazione informatica è stata da poco tempo introdotta nella scuola italiana. UVIP si sta anche attivando da pochi mesi nella progettazione di un software che insegna ai bambini a programmare o comunque a risolvere alcuni problemi con l’uso dell’informatica.

Il piano cartesiano.

All’interno del progetto europeo We Draw, appena conclusosi, che ha per oggetto l’insegnamento della matematica e della geometria ai bambini mediante sensi diversi dalla vista, nascono alcune tecnologie per l’apprendimento del piano cartesiano. La prima tecnologia si basa sulla realtà virtuale aptica ed uditiva: con una pennetta si esplora un campo virtuale dove ci sono dei palloncini, sempre virtuali. Ognuno di questi palloncini ha delle coordinate, quindi quando li si individua con la pennetta, questi scoppiano e una voce recita le ascisse e le ordinate corrispondenti.

La seconda tecnologia sui piani cartesiani è una versione per gli ipovedenti, sempre in realtà virtuale, che consiste in una sorta di tiro con l’arco in cui si deve tirare una freccia e colpire un bersaglio, entrambi segnalati con colori molto vividi, e il bersaglio avrà le sue coordinate che vengono visualizzate quando viene colpito. Ci sono ancora tanti altri progetti in itinere che UVIP sta sviluppando, sempre tenendo come prerogativa fondamentale l’ascolto dei bisogni e la loro trasposizione in scienza e tecnologia. L’auspicio dei ricercatori del gruppo è che questo primo open day possa servire a sviluppare nuove idee partendo dalle necessità espresse dal gran numero di persone che hanno voluto prendere parte a questa giornata. A tal fine ci saranno altre giornate di confronto nell’arco dell’anno. Continueremo a seguire lo stato dell’arte degli studi di UVIP: la collaborazione continua.

Per informazioni ed approfondimenti, visitare il sito del gruppo UVIP: www.iit.it › Home › Ricerca › Linee di Ricerca.

Per avere ulteriori e più dettagliate informazioni, contattare Marco Pronello: marco.pronello@gmail.com

A Cuneo la Torre civica diventa interattiva per assistere i disabili

La Stampa del 02.04.2019

Quattro pannelli tattili con scrittura Braille indicano i "punti notevoli". Alla scoperta dell'orologio secolare.

CUNEO. La Torre civica di Cuneo aperta a tutti, per una vista panoramica senza eguali sui tetti della città e sulle Alpi. Senza barriere architettoniche, con strumenti interattivi adatti a ogni disabilità, in ogni weekend (il sabato con orario dalle 16 alle 19, domenica 10-13), ma anche al venerdì (da giugno a settembre) e in eventi particolari (dall'Illuminata alla Fiera del marrone).

Ieri mattina è stata presentata la prima fase del restyling da 40 mila euro finanziato da Fondazione Crc e Comune: totem interattivo con un filmato in 4 lingue (nel video c'è anche il linguaggio dei segni per i non udenti) oltre a quattro pannelli tattili con scrittura Braille che indicano i «punti notevoli» che si vedono da 52 metri di altezza.

Dalla skyline del punto più alto del centro storico spuntano soltanto altri tre edifici: il faro della Stazione ferroviaria, il campanile del Cuore Immacolato e il Palazzo degli uffici finanziari. Ieri mattina erano presenti i curatori del progetto, il sindaco Federico Borgna, l'assessore comunale Domenico Giraudo e il presidente della Fondazione Crc Giandomenico Genta.

Ci sono 132 scalini.

La Torre ha muri spessi 2 metri e per salire in cima ci sono 132 scalini (o ascensore adatto alle sedie a rotelle): lungo il percorso i meccanismi originali dell'orologio che scandisce la vita cittadina da almeno otto secoli e anche le grandi lancette che un tempo erano sulla facciata e per anni sono state esposte in una vetrina sotto i portici di via Roma.

I documenti più antichi conservati nell'Archivio storico comunale riferiscono che già nel 1240 il Consiglio cittadino veniva convocato al suono della campana civica; un incendio all'allora Palazzo comunale la danneggiò nel 1627 (facendo crollare le due grandi campane in bronzo). Nel tempo la Torre è stata prigione, ma anche peso pubblico, ospitò pure un fioraio.

Le prossime fasi del restyling prevedono nuova illuminazione e messa in sicurezza dei gradini, poi la possibilità di salire oltre la campana sulla cima dalla Torre, dove si vorrebbe installare un pavimento in vetro. La visita guidata a cura di Insite Tours (con otto guide specializzate) dura mezz'ora, il costo del biglietto è di 3 euro. Per prenotarsi: 339.49 71 686.