giovedì 22 luglio 2021

Glaucoma, nuovo test genetico 15 volte più efficace

La Stampa del 22/07/2021

Un nuovo studio pubblicato su Jama Ophthalmology mostra l’efficacia di un test genetico che si esegue su un campione di sangue o di saliva per individuare soggetti a rischio di glaucoma.

Più efficace di ben 15 volte rispetto ai test genetici già esistenti nell'identificare soggetti ad alto rischio di glaucoma. È la promessa di un nuovo test genetico le cui caratteristiche sono state analizzate in uno studio appena pubblicato su Jama Ophthalmology e realizzato grazie ad una collaborazione internazionale tra la Flinders University, il QIMR Berghofer Medical Research Institute e altri partner di ricerca in tutto il mondo che lavorano da anni per identificare i fattori di rischio genetici per il glaucoma, patologia che rappresenta la causa principale di cecità in tutto il mondo. In Italia ne soffrono 800mila persone, di cui il 2,5% ha oltre 40 anni di età.

Come si fa diagnosi di glaucoma

Il glaucoma è una malattia asintomatica: il paziente non si accorge di esserne affetto e lamenta sintomi molto vaghi come visione di aloni e urto di oggetti. Proprio per questo è difficile fare una diagnosi precoce. Ma come si fa attualmente una diagnosi? "La diagnosi clinica di glaucoma - spiega Luciano Quaranta, già ordinario di Malattie dell'apparato visivo dell'Università di Pavia e membro del consiglio direttivo della Società Oftalmologia Lombarda - è basata sulla goniosocopia per identificare il glaucoma ad angolo aperto e da chiusura d'angolo e sulla tonometria, cioè la misurazione della pressione intra-oculare".

Altri esami utili sono l'oftalmoscopia, cioè l'osservazione della testa del nervo ottico e la perimetria, cioè la valutazione del danno funzionale della capacità visiva spaziale. "Queste quattro indagini semeiologiche eseguite dall'oculista - prosegue Quaranta - permettono di fare una diagnosi accurata di glaucoma". E la diagnostica high-tech come l'Oct e l'Oct dell'angolo irido-corneale? "Può essere utile - risponde lo specialista - ma non fondamentale e solo complementare per una corretta diagnosi della malattia".

Uno strumento per lo screening

Secondo il principale autore dello studio su Jama, il professor Jamie Craig della Flinders University, questa nuova ricerca evidenzia il potenziale che il nuovo test genetico può avere per lo screening e la gestione del glaucoma. "Attualmente i test genetici non rientrano nella routine della diagnosi e della cura del glaucoma, ma questo test ha il potenziale per cambiare la situazione. Ora abbiamo la possibilità di iniziare a testarlo negli studi clinici", afferma l'oculista Craig che gestisce anche un programma internazionale di ricerca sul glaucoma presso la Flinders University, finanziato dal National Health and Medical Research Council australiano.

I risultati dello studio

Gli ultimi risultati presentati sulla rivista Jama hanno valutato le prestazioni dei test genetici su 2507 pazienti australiani con glaucoma e 411.337 individui con o senza glaucoma nel Regno Unito. Si stima che un australiano su 30 alla fine svilupperà il glaucoma, molti dei quali vengono diagnosticati tardivamente a causa della mancanza di sintomi. Il nuovo test, eseguito su un campione di sangue o saliva, ha il potenziale per identificare individui ad alto rischio prima che si verifichi una perdita irreversibile della vista. I membri del team di ricerca stanno anche lanciando una società spin-out per sviluppare un test accreditato da utilizzare negli studi clinici, con il reclutamento dei pazienti che dovrebbe iniziare nel 2022.

A che punto è la ricerca

Il glaucoma è una malattia in cui sono coinvolti più fattori di rischio. Ma al di là di questo studio, a che punto sono i test genetici per la diagnosi? "Non esiste un singolo biomarker specifico per il glaucoma e la diagnosi implica la valutazione delle caratteristiche cliniche della malattia", chiarisce Quaranta. "Sono stati identificati più di 100 geni correlati all'aumento del rischio di un soggetto di sviluppare glaucoma. La valutazione di un punteggio di rischio poligenico può permettere l'individuazione più precoce della malattia e dare un 'punteggio’ di severità di evoluzione della malattia stessa. Ad oggi però tranne che per il glaucoma congenito (gene CYP1B1), non esistono test genetici in grado di fare una diagnosi della malattia".

L'importanza della diagnosi precoce

Una volta diagnosticato, diverse opzioni di trattamento possono rallentare o arrestare la progressione della perdita della vista del glaucoma. "La diagnosi precoce di questa patologia può portare ad un trattamento salva-vista e le informazioni genetiche possono potenzialmente darci un vantaggio nel fare diagnosi precoci e prendere migliori decisioni terapeutiche", afferma Owen Siggs, specialista presso la Flinders University in South Australia e l'Istituto di ricerca medica Garvan di Sydney.

Concorda pienamente anche il professor Quaranta: "Oggi siamo in grado di fare una diagnosi sempre più precoce della malattia e di gestirla in maniera ottimale mediante trattamenti farmacologici, laser e chirurgici. Essendo però il glaucoma una malattia totalmente asintomatica nelle fasi iniziali, è di estrema importanza che vengano condotte campagne di sensibilizzazione per indurre la popolazione ad eseguire una visita oculistica almeno all'insorgenza della presbiopia che generalmente insorge verso 40/45 anni di età. Purtroppo, il danno causato dal glaucoma è irreversibile e quindi più precoce è la diagnosi e maggiori saranno le possibilità di evitare disabilità visive".

di Irma D’Aria

Riccardo, 10 anni, privo di vista, va in kayak Gareggia con i vedenti e conquista il podio

Messaggero Veneto del 22/07/2021

PORDENONE. Riccardo, originario del Sanvitese, è un bambino di dieci anni non vedente dalla nascita. Nonostante questo limite, dimostra ogni giorno che si può essere come gli altri, più degli altri, spesso anche divertendosi di più. Lui lo può fare grazie alla sezione di Pordenone dell'Unione ciechi e ipovedenti e al Gruppo Kayak canoa Cordenons Asd che hanno messo in piedi un progetto il cui regista è Mauro Baron, tecnico di grande esperienza che non per nulla è stato l'allenatore di Daniele Molmenti, campione olimpico di kayak a Londra 2012. Il piccolo Riccardo sale sui podi con i suoi amici vedenti, perché è con loro che vuole gareggiare e perché la mancanza della vista l'ha trasformata in una opportunità di sviluppo e potenziamento degli altri sensi da suscitare stupore.

Il progetto, racconta Baron, ha mosso i primi passi l'anno scorso, nonostante la pandemia. «Puntavamo a una inclusione vera e propria, facendo gareggiare vedenti e no insieme. Anche grazie a un allenamento al buio, così gli amici si rendono conto che cosa prova Riccardo quando pagaia. Si impara così a condividere la disabilità e le soluzioni che il non vedente trova». Il bambino, infatti, non utilizza le canoe sicure della categoria con disabilità, ma quelle di velocità, molto instabili, per dimostrare che si può.

«La cecità non impedisce di fare le cose, oltre i pregiudizi e i sentito dire». Di norma si pagaia in tandem, non vedente e vedente insieme, come in bicicletta, Riccardo no.

Ha imparato a distinguere i luoghi, grazie a una mappa tattile conosce ogni dettaglio del lago della Burida, dove si trovano il pontile e le boe. In base al calore del sole sulla guancia si orienta, l'istruttore (anche il padre ha accettato di fare il percorso guida), che lo segue a una decina di metri di distanza, lo invita a rallentare o accelerale, a dare due colpi a destra piuttosto che uno a sinistra per mantenersi in linea.

Messa alle spalle l'emergenza Covid, quando l'Italia cominciava a dipingersi di bianco, è partito il progetto. Una lezione in una piscinetta per riconoscere le forme e le dimensioni del kayak, un'altra per riconoscere il territorio grazie all'accompagnatore che lo descrive metro per metro («ha ridisegnato un lago che se lo sovrappone alla mappa di Google è praticamente identico»), quindi la scelta dell'attrezzatura e via, sul lago, con gli allenamenti, almeno due volte alla settimana.

Tanti allentamenti, dunque, tanto divertimento, sino alle prime gare, da un paio di mesi a questa parte, a San Giorgio di Nogaro, dove ha corso con i vedenti in due manifestazioni regionali. «Nella prima gara l'ho richiamato a correggere la direzione un paio di volte. Nella seconda, invece, non c'è stato bisogno di richiamarlo: 200 metri perfetti».

Lui si è divertito tanto, gli altri bambini hanno fatto il tifo per lui. «Speriamo - conclude Mauro Baron - che Riccardo possa essere di esempio e stimolo per altri bambini».

Riccardo dimostra che nulla è impossibile.

di Enri Lisetto

sabato 17 luglio 2021

Siracusa, inaugurata la mappa tattile al teatro Greco

Siracusa News del 17/07/2021

SIRACUSA. Una mappa tattile per abbattere le barriere sensoriali e consentire a una fetta sempre più ampia di persone, in questo caso i non vedenti e gli ipovedenti, di godere di un monumento che rappresenta Siracusa nel mondo. È stata inaugurata stamattina in prossimità dell’ingresso del teatro grazie a un’iniziativa congiunta che ha visto fianco a fianco l’associazione “Amici dell’Inda”, presieduta da Pucci Piccione, e l’associazione “Sicilia Turismo per Tutti” della presidente Bernadette Lo Bianco.

La mappa è stata realizzata dalla Stamperia regionale Braille di Catania. Gli “Amici dell’Inda” ne hanno fatto dono al Comune che, attraverso il Parco archeologico, si è occupato della sua collocazione. Alla cerimonia stamattina, oltre a Piccione e Lo Bianco, c’erano il sindaco, Francesco Italia, il diretto del Parco, Carlo Staffile, l’assessore all’Inclusione del Comune, Rita Gentile, il presidente dell’Unione italiana ciechi di Siracusa, Carmelo Fangano, e il presidente del Movimento apostolico ciechi di Siracusa, Antonio Amore.

In una fase di ripartenza del turismo e della cultura, le associazioni “Amici dell’Inda” e “Sicilia Turismo per Tutti” si pongono ancora una volta in prima linea per fare di Siracusa un esempio di destinazione di eccellenza nel segno dell’accessibilità.

“Questa mappa – ha detto la presidente Lo Bianco – rappresenta un altro segnale importante per l’abbattimento delle barriere sensoriali che, come associazione, perseguiamo con impegno. Il turismo di qualità è accessibile, sostenibile e responsabile e deve consentire la fruizione degli spazi a tutte le persone, indipendentemente dalle esigenze di ciascuno. Obiettivo perseguito anche dall’associazione Amici dell’Inda e condivisa dal Comune che, ancora una volta, hanno dimostrato sensibilità alle tematiche dell’inclusione”.

Per il sindaco Italia “siamo di fronte a un altro gesto di grande civiltà, che si aggiunge alle altre mappe tattili già installate presso i principali siti di interesse turistico-culturale di Siracusa. Un impegno che unisce istituzioni, associazioni di categoria e comunità cittadina per raggiungere un unico obiettivo”.

“L’arte in tutte le sue manifestazioni – ha aggiunto il presidente Piccione – è un linguaggio e quindi una forma di comunicazione. Come atto comunicativo deve essere accessibile e fruibile e la fruizione dei beni culturali è una parte importante della formazione culturale di ogni individuo. La disabilità, temporanea o permanente, non dovrebbe costituire un ostacolo o essere motivo di esclusione per nessuno”.

venerdì 16 luglio 2021

Degenerazione maculare legata all’età, fondamentali una diagnosi accurata e un percorso terapeutico ad hoc

Osservatorio Malattie Rare del 16/07/2021

MILANO. Come si esegue una diagnosi di degenerazione maculare legata all’età? Qual è il paziente a rischio di tale malattia? Quali sono le possibilità di trattamento? Queste in estrema sintesi le domande a cui sono stati chiamati a rispondere alcuni tra i più autorevoli specialisti in oftalmologia, nel corso del webinar tenutosi di recente all’interno del percorso formativo di Floretina 2021 dal titolo “Neovascular AMD in real life”, presieduto dal Professor Edoardo Midena, Professore di Malattie dell’Apparato Visivo e Direttore della Scuola di Specializzazione in Oftalmologia dell’Università degli Studi di Padova, e dal Professor Stanislao Rizzo, Direttore dell'U.O.C. di Oculistica presso il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma, organizzato con il contributo non condizionato di Bayer.

La degenerazione maculare legata all’età (AMD - Age-related Macular Degeneration) è una malattia di grande rilevanza sociosanitaria ed è la prima causa di grave ipovisione centrale nei Paesi industrializzati, nei soggetti di età superiore ai 65 anni. In Italia si registrano ogni anno cinquantamila nuovi casi. I pazienti affetti dalla forma neovascolare (essudativa-umida) della maculopatia devono essere sottoposti a terapie farmacologiche somministrate mediante iniezioni intravitreali (farmaci anti-VEGF), trattamento che permette non solo di prevenire l’ulteriore perdita della vista ma, in molti casi, di recuperare l’acuità visiva perduta soprattutto quando si riesce a intervenire in tempo.

Una visita oculistica, tuttavia, non è sempre sufficiente per formulare una valutazione corretta. Per confermare la diagnosi e inquadrare la malattia sono, infatti, necessari alcuni esami strumentali, come la tomografia a coerenza ottica (OCT), moderna tecnica che ha permesso di analizzare le strutture retiniche con dettaglio e risoluzione sempre crescente.

“Il semplice OCT (OCT strutturale), però, non permette uno studio del microcircolo retinico, garantito invece dalle tecniche angiografiche (angiografia con fluoresceina - FA) con colorante e ora dalla nuova metodica diagnostica rappresentata dall’OCT-angiografia (OCTA) che, grazie ad un’innovativa tecnica di imaging, aumenta le già notevoli possibilità diagnostiche dell’OCT e fornisce informazioni anche sulla rete vascolare, basandosi sull’analisi dei cambiamenti di segnale durante ripetute scansioni retiniche”, dichiara il Professor Edoardo Midena.

La scelta dell’esame spetta, pertanto, allo specialista che deciderà, in base al quadro clinico riscontrato e alle necessità terapeutiche, di eseguire un singolo esame (ad esempio solo OCT o FA) oppure una combinazione di più esami (ad esempio OCT + FA). Le tecniche diagnostiche sono, dunque, fondamentali per avere un quadro clinico preciso e, di conseguenza, poter formulare un percorso terapeutico efficace. Dagli esami strumentali, infatti, possono emergere alterazioni che possono predire una gestione più difficoltosa della lesione in termini di acuità visiva, come la presenza di fluido intraretinico rispetto al fluido sotto-retinico.

“Partendo dall’assunto che i farmaci anti-VEGF, entrati ormai nella pratica clinica da circa 20 anni, sono efficaci e rappresentano il gold strandard per il trattamento dell’AMD - continua il Professor Midena - nel tempo abbiamo verificato che l’efficacia assoluta è correlata al numero delle iniezioni intra-vitreali effettuate nel corso dell’anno e l’efficienza di questo trattamento è legato sicuramente alle caratteristiche del regime di trattamento che noi scegliamo”.

Esistono due grandi categorie di schemi di trattamento, quello proattivo e quello reattivo. Quest’ultimo, detto anche PRN (Pro-Re-Nata), si basa sull’attività della neo-vascolarizzazione e necessita di un monitoraggio regolare, preferibilmente mensile. Per questo motivo risulta difficilmente applicabile nella pratica clinica. Nonostante abbia ampiamente dimostrato la propria efficacia, infatti, ha come conseguenza un sotto-trattamento dei pazienti se le visite di monitoraggio non vengono effettuate con regolarità.

Tra i trattamenti proattivi si ricordano quello “fisso” e il Treat & Extend (T&E), che hanno come caratteristica principale quella di trattare i pazienti indipendentemente dall’attività della neo-vascolarizzazione. Il trattamento fisso mensile permette di avere un ottimo guadagno funzionale, con il rischio di un sovra-trattamento e la conseguente impossibilità di utilizzarlo nella pratica clinica a causa di un burden eccessivo per i pazienti e per i caregiver. Alla luce di ciò, per poter portare avanti questa strategia terapeutica è stata proposta una riduzione del numero delle iniezioni. Il T&E, a differenza dello schema “fisso”, può adattare l’intervallo del trattamento in base alle caratteristiche della risposta funzionale e anatomica della neovascolarizzazione.

“Il T&E - afferma il Professor Midena - permette di individuare qual è la strategia e l’intervallo di trattamento giusto per ogni singolo paziente. Si basa su tre iniezioni consecutive. Successivamente, a seconda delle caratteristiche dell’attività della neo-vascolarizzazione, si può modificare l’intervallo di trattamento tra un’iniezione e l’altra: se la lesione presenta o meno segni di essudazione abbiamo la possibilità di estendere o accorciare l’intervallo tra le procedure. Queste strategie terapeutiche sono state applicate su tutti i farmaci anti-VEGF presenti sul mercato. Abbiamo visto, tuttavia, che i risultati possono essere differenti. Un buon guadagno di acuità visiva si è ottenuto, ad esempio, con aflibercept, con una media di 10,4 iniezioni in 24 mesi”.

Si è osservato, dunque, che il regime di trattamento ideale ha le caratteristiche di massimizzare e di mantenere l’acuità visiva in tutti i pazienti, individuare l’intervallo specifico tra i trattamenti e considerare le caratteristiche molecolari, farmacocinetiche e farmacodinamiche del farmaco che si sta utilizzando, sia quando si sceglie il trattamento pro-reattivo, che quello reattivo.

“Questi trattamenti, supportati dall’evidenza clinica, richiedono, tuttavia un’organizzazione ad hoc”, conclude il Professor Midena. “Nel caso specifico, il T&E ci permette di ridurre il numero di iniezioni, limitando quello delle visite (esigenza particolarmente sentita in questo periodo di pandemia), con il beneficio di ottenere un aumento dell’acuità visiva. Ma per poter portare avanti questa strategia terapeutica vi è la necessità di un’organizzazione ben strutturata del Centro specialistico di riferimento, con la possibilità di valutare l’attività della neo-vascolarizzazione, praticare l’iniezione intra-vitreale e programmare il trattamento successivo in base ai risultati, possibilmente in un’unica giornata. Questo facilita la programmazione del percorso terapeutico, adeguandolo anche alle esigenze del paziente”.

Questo obiettivo si potrebbe raggiungere più facilmente attraverso la creazione di Unità dedicate alla gestione della patologia maculare all’interno delle strutture ospedaliere dove il paziente maculopatico viene preso in carico, potendo effettuare tutto ciò di cui ha bisogno nell’arco di una sola giornata: dalla visita oculistica, alla diagnosi strumentale, all’erogazione della procedura iniettiva.

giovedì 15 luglio 2021

Malattie retina, al Gemelli terapia genica per prima paziente adulta

Fortune Italia del 15/07/2021

Ha poco più di 40 anni la prima paziente adulta che ha ricevuto al Policlinico Gemelli Irccs di Roma la prima terapia genica approvata e rimborsata in Italia per una rara forma di malattia ereditaria della retina.

“In Italia sono già stati trattati con Voretigene naparvovec diversi bambini affetti da distrofia retinica ereditaria causata da mutazione bialleliche del gene denominato RPE65. Tuttavia è la prima volta che la terapia viene somministrata a una paziente adulta, una giovane signora di quarant’anni con malattia a uno stadio piuttosto avanzato e bilaterlamente ipovedente”, ha spiegato Stanislao Rizzo, ordinario di Oftalmologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, e direttore Uoc di Oculistica Fondazione Policlinico Gemelli.

“Questo trattamento, attraverso un vettore virale inattivato, fornisce una copia funzionante del gene RPE65 che, attraverso un’unica somministrazione per singolo occhio, veicola l’informazione corretta nelle cellule retiniche malate, migliorando la capacità visiva di chi riceve la cura”.

Le malattie ereditarie della retina sono un gruppo di patologie rare geneticamente determinate che comportano una progressiva degenerazione dei fotorecettori della retina (coni e bastoncelli), con grave riduzione della capacità visiva nel corso degli anni. Le persone nate con mutazione in entrambe le coppie del gene RPE65 possono andare incontro a una perdita quasi totale della vista che può manifestarsi sin dalla tenera età e poi in qualunque fase della vita, con la maggior parte dei pazienti che arriva fino alla cecità totale. Si tratta pertanto di una malattia progressiva, che è responsabile di gravissima invalidità, sia sul piano della formazione scolastica che dell’inserimento nel mondo del lavoro.

“La paziente presentava le giuste caratteristiche anatomiche e funzionali in termini di residuo visivo per ricevere il trattamento e permettere di predire un buon risultato clinico – ha aggiunto Rizzo – A un solo mese dalla somministrazione sottoretinica della terapia, abbiamo già potuto riscontrare dei miglioramenti significativi rispetto al pre-operatorio. Attraverso i test Fst, che sono delle stimolazioni elettriche della retina, siamo infatti in grado di ricevere una risposta oggettiva ed evidente sulla funzionalità dei fotorecettori”.

“Molti aspetti della qualità della vita come il grado di autonomia, il benessere psicologico e la sfera delle relazioni con gli altri sono fortemente determinati dalla progressione della patologia – ha sottolineato Assia Andrao, Presidente Retina Italia Onlus – Questa terapia ha il potenziale di ridurre il notevolissimo onere fisico, emotivo ed economico che questa malattia ha sui pazienti e sulle loro famiglie e può davvero determinare un miglioramento sensibile sia della loro quotidianità che delle prospettive di vita”.

“Siamo particolarmente entusiasti che il nostro Centro possa scrivere questa nuova pagina della medicina – ha concluso Rizzo – Fino a oggi non avevamo terapie per il trattamento delle distrofie retiniche ereditarie, mentre attualmente non solo abbiamo in programma di intervenire sul secondo occhio della paziente appena trattata, ma due fratellini di tre e nove anni sono già stati candidati a ricevere la terapia dopo l’estate”.

mercoledì 14 luglio 2021

Ti presento Colombo al Galata Museo

Liguria Notizie del 14/07/2021

GENOVA. Da mercoledì 14 luglio al Galata Museo del Mare sarà presente una novità: la traduzione tattile del ritratto di Cristoforo Colombo allestita presso la sala al piano terra del Museo e dedicata interamente al grande navigatore.

Il progetto è stato sviluppato dall’Associazione Promotori Musei del Mare, che da 25 anni è al fianco dell’Istituzione Mu.MA e del Galata Museo del Mare nell’organizzare, promuovere e sostenere iniziative per la valorizzazione del patrimonio marittimo, ed è stato realizzato grazie al contributo di Donatella Basso e Federico Trianni – Fideuram Private Banker.

La traduzione tattile sarà uno strumento importante per le persone non vedenti e ipovedenti, che grazie a questo progetto potranno conoscere i lineamenti del volto di Colombo, ma rivolto a tutti i visitatori: per analizzare l’opera da un punto di vista inedito e approfondire dettagli e particolarità che arricchiscono la fruizione.

Il Mu.MA Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni, grazie al fondamentale supporto dell’Associazione Promotori Musei del Mare, è da tempo impegnato sui temi dell’accessibilità e della fruizione dei propri contenuti culturali da parte di pubblici diversi: temi sottolineati anche da ICOM – International Council of Museums, di cui l’Istituzione Mu.MA è Socio Istituzionale.

Proprio nel 2020, anno in cui è stato ideato il progetto, la Giornata Internazionale dei Musei – International Museum Day di ICOM era dedicata a “Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione”.

“Il Galata Museo del Mare si dota di uno strumento innovativo dedicato in primis alle persone non vedenti e ipovedenti, ma fruibile anche da tutti gli altri visitatori. Si tratta della traduzione tattile del ritratto di Cristoforo Colombo, grazie alla quale sarà possibile conoscere i lineamenti del volto del grande navigatore – spiega l’assessore alle Politiche culturali del Comune di Genova Barbara Grosso – Ringrazio lo studio ARCHH Associati per questo progetto, che conferma l’attenzione del Comune di Genova all’accessibilità delle strutture e alla fruibilità del patrimonio culturale”.

“È un grande segnale di cultura accessibile a tutti, di cultura senza barriere – commenta l’Assessore regionale Ilaria Cavo.

Aver scelto il ritratto di Cristoforo Colombo per questa traduzione tattile significa far passare il messaggio che sapere attuare una cultura che include significa sapere guardare lontano, avere visione, e oggi è di questo che abbiamo bisogno.

Da assessore alla cultura e alle politiche sociali ringrazio il Mu.MA e tutti coloro che hanno reso possibile questa innovazione, importante anche in vista del musei delle Migrazioni. Come Regione sosterremo sempre esempi come questi ma soprattutto continueremo ad applicare il principio, attuato nei bando del Fondo sociale europeo, della cultura come fattore di inclusione sociale”.

“Un museo inclusivo aperto a tutti, commenta la Presidente del Mu.MA Nicoletta Viziano, è il leitmotiv che dal 2004 caratterizza il Galata Museo del Mare e tutti i musei del Mu.MA.

L’attenzione dell’Istituzione che rappresento è da sempre concentrata sul proporre un’offerta culturale a 360° gradi: famiglie con bambini, adulti, scuole, associazioni, istituzioni e categorie fragili sono al centro del nostro programma culturale.

La novità che presentiamo oggi, arricchisce l’offerta del più grande museo marittimo del Mediterraneo con particolare riferimento alle persone con disabilità visiva.

A loro è già dedicata la mappa a rilievo tattile e con scritte in alfabeto braille – posizionata sulla terrazza Mirador al 4°piano del Museo vicino alla vetrata che si affaccia sulla Darsena – per scoprire il Porto e il panorama del Centro Storico”.

“Come Associazione Promotori, siamo orgogliosi di aver sviluppato e realizzato questo progetto che permetterà a tutti i visitatori di conoscere la fisionomia del nostro celebre esploratore – commenta Mauro Iguera, Presidente Associazione Promotori Musei del Mare – il 2021 è un anno particolarmente importante per noi: l’anniversario dei 25 anni della fondazione dell’Associazione.

Anche in questa occasione, siamo felici di aver portato il nostro contributo, come sempre al fianco dell’Istituzione Mu.MA e del Galata Museo del Mare: il supporto degli associati è prezioso e, negli anni, con il loro contributo abbiamo avuto la possibilità di sviluppare moltissimi progetti che si possono apprezzare all’interno del museo.”

“Ti presento Colombo è un progetto basato sull’ascolto e il dialogo, rivolto all’inclusività – commenta Anna Dentoni, Segretario Generale Associazione Promotori Musei del Mare – per impostarlo abbiamo svolto due focus group con il direttore del Mu.MA, le guide di dialogo nel buio e la responsabile dell’accessibilità del Galata.

Ci siamo quindi rivolti allo studio ARCHH Associati che, grazie alla collaborazione con lo scultore digitale Simone Rasetti, ha prodotto la traduzione tattile.

Il processo è stato messo a punto dopo i fondamentali riscontri con le guide ipovedenti e non vedenti del museo, che hanno permesso di verificare la validità del lavoro di traduzione e poi di individuare la scala corretta per poter percepire al meglio tutti i dettagli dell’opera.

Noi siamo davvero soddisfatti del risultato ottenuto e ringraziamo Donatella Basso e Federico Trianni per aver accettato questa sfida e averci dato le risorse per portarlo a compimento.”

All’interno del Museo, le già presenti dotazioni di mappe tattili, audioguide, induzione magnetica, visite virtuali e riproduzioni 3D, vengono così integrate con la traduzione tattile del ritratto di Cristoforo Colombo.

Il progetto è stato realizzato dallo studio ARCHH Associati – Genova, con la consulenza delle guide specializzate nella fruizione di visitatori non vendenti e ipovedenti della Cooperativa Solidarietà e Lavoro: dopo una fase di modellazione 3D, in cui i lineamenti del viso sono stati elaborati partendo dal quadro, scelto poi il materiale più idoneo per la resa, il modello è stato realizzato con la tecnica della Stampa 3D.

Le guide specializzate hanno testato alcuni campioni per verificarne la leggibilità e il risultato è stato poi ottimizzato sulla base delle osservazioni emerse in questo dialogo, anche per perfezionare in fase di finitura diverse texture che contribuiscono a far percepire al tatto gli elementi più rappresentativi del quadro e per la scelta del posizionamento.

La riproduzione è stata poi montata sul supporto più idoneo e installata a lato del quadro, con didascalia in Braille.

A livello nazionale, la traduzione tattile del ritratto di Colombo è stata segnalata tra le iniziative della IX edizione della Biennale #Arteinsieme – cultura e culture senza barriere”, promossa dal Museo Tattile Statale Omero – TACTUS Centro per le Arti Contemporanee, la Multisensorialità e l’Intercultura, in collaborazione con la Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali – Servizio I – Centro per i Servizi Educativi (Sed), e con Direzione Generale Creatività Contemporanea e la Direzione Generale Musei – Servizio II – Sistema Museale Nazionale del Ministero della Cultura.

In occasione della Biennale, tutti i Musei e i Luoghi della cultura nazionali sono stati invitati a realizzare nel periodo Luglio – Dicembre 2021 iniziative accessibili e inclusive finalizzate a favorire la più ampia partecipazione delle persone con disabilità e provenienti da culture altre.

Arteinsieme 2021 – Cultura e culture senza barriere

IL QUADRO

Il ritratto attribuito a Ridolfo, figlio di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio (1483 – 1561) costituisce l’immagine che con il tempo si è affermata come il “volto” del Navigatore”.

Il dipinto fu reperito a metà dell’800 sul mercato antiquario di Firenze dall’artista genovese Giambattista Cevasco, che ipotizzò si trattasse del ritratto del navigatore per le analogie con ritrattistica colombiana e per le lettere “VS” riportate nel quadro in alto a sinistra, verosimilmente parte di una originale didascalia presente in buona parte dei ritratti.

LA SALA DEDICATA A CRISTOFORO COLOMBO

Nella sala a lui dedicata i curatori del Museo hanno deciso di provare a rispondere alle domande maggiormente ricorrenti: con che navi navigava? quali strumenti e tecniche utilizzava? quanti viaggi ha fatto? qual era la sua concezione del mondo?

Ed ancora: qual era l’aspetto del Navigatore? E, infine, era davvero genovese?

Il video collocato a lato del dipinto attribuito al Ghirlandaio aiuta a comprendere meglio la sterminata iconografia di Colombo, ma ne denuncia anche i limiti artistici e formali.

A paragone degli altri ritratti, quello esposto al Galata emerge come un dipinto d’autore e giustifica come mai, negli anni, nell’immaginario collettivo questo sia il suo volto.

L’immagine è di grande qualità e il confronto con le altre opere di Ridolfo Bigordi stabilisce interessanti somiglianze, alla ricerca di quella prova decisiva che ancora non c’è.

A completare l’allestimento dedicato al Grande Navigatore, una selezione dei documenti “genovesi” di Colombo.

Sulle orme del lavoro di Paolo Emilio Taviani – a cui è dedicata la sala – e di Aldo Agosto, lo staff scientifico del Museo ha selezionato alcune lettere originali, come quelle indirizzate a Oderico e al Banco di San Giorgio, custodite in teche che si illuminano al passaggio del visitatore per evitare che prendano inutilmente luce.

Altre, invece, custodite negli archivi di stato di Genova, di Savona e alla Biblioteca Apostolica Vaticana, sono presenti virtualmente.

In un grande monitor, il visitatore può selezionare il documento, la lingua in cui vuole vedere la traduzione e poi ascoltarne il testo in lingua originale: il latino medievale dei notai genovesi, l’italiano arcaico e lo spagnolo del ‘500, la lingua in cui si esprimeva Cristoforo Colombo.

A lato del video si trova la firma autografa in rilievo di Colombo.

La sua è una firma molto particolare che secondo alcune interpretazioni degli storici dimostra la sua profonda fede e sembrerebbe che egli abbia voluto attribuire un preciso significato simbolico e profetico alla sua firma: Xpo FERENS – in grecolatino Cristoforo – significa “colui che porta a Dio”.

Le lettere X, M, Y rappresentano le iniziali delle tre religioni monoteiste (Cristiani, Musulmani ed Ebrei), mentre le lettere S disposte a triangolo come il triangolo rappresentato dalla A, indicano la Trinità.

Prima di proseguire il viaggio per mare alla scoperta della Galea genovese, il visitatore con il proprio smartphone o tablet, può fotografare il QR Code di suo interesse per crearsi una guida su misura e una volta tornato a casa, scaricare immagini e testi.

L’applicazione consente di navigare su pagine web dedicate o leggere ed ascoltare le didascalie e i commenti.

ll Galata Museo del Mare è aperto tutti i giorni: durante i giorni feriali l’orario di apertura è dalle 11 alle 19, durante il week-end e nei giorni festivi l’orario di apertura sarà: dalle 10 alle 19. Tutti i giorni l’ultimo ingresso è alle ore 18. Per info e prenotazioni www.galatamuseodelmare.it

PROMOTORI MUSEI DEL MARE – da 25 anni Sostenitori della Cultura del Mare

L’Associazione Promotori Musei del Mare è una Onlus nata nel 1996 per promuovere i valori della marineria, che riunisce oltre 70 aziende e imprese appartenenti al mondo dello Shipping genovese con un respiro internazionale, con un modello associazionistico che si ispira alle Fondazioni Culturali no-profit di tradizione anglosassone.

L’Associazione sostiene il patrimonio pubblico rappresentato dal Mu.MA Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni, che comprende Galata Museo del Mare, Complesso Monumentale della Lanterna di Genova, Commenda di San Giovanni di Pré e Museo Navale di Pegli.

Numerose sono le iniziative organizzate, promosse e sostenute in questi anni:

- l’Associazione contribuisce al progetto dell’apertura e allo sviluppo del Galata Museo del Mare, che diventa il più grande museo marittimo del Mediterraneo, con allestimenti museali (tra cui, in particolare, la Sala degli Armatori, la sala dedicata a Beppe Croce, il Mirador), creando percorsi coinvolgenti e narrativi per raccontare le radici della marineria genovese e lavorando perché la memoria storica diventi ispirazione per le nuove generazioni, promuovendo anche tecnologie innovative applicate alla fruizione museale (come nella sala dei Globi dedicata a Jack Clerici e recentemente nella realizzazione di tour virtuali 3D di alcune sale del museo).

L’Associazione organizza e ospita inoltre mostre d’arte sul tema del mare all’interno della Saletta dell’Arte. E ancora, conferenze, incontri, pubblicazioni, eventi e iniziative speciali, come l’impresa complessa e straordinaria di trasporto ed entrata in darsena del sommergibile Nazario Sauro, resa possibile attraverso la rete degli Associati.

Per approfondimenti: www.promotorimuseimare.org

sabato 10 luglio 2021

I ciechi pronti a fare causa al Comune per i monopattini

CronacaQui del 10/07/2021

TORINO. Dopo appelli e audizioni a cui non sono seguite risposte, i ciechi di Torino passano alle vie legali. Il fenomeno del noleggio dei monopattini da anni crea situazioni di pericolo per i non vedenti: capita sempre più spesso che qualcuno inciampi o cada a causa di veicoli parcheggiati dove non bisognerebbe lasciarli. E visto che gli incontri a Palazzo di città non sono serviti, la sezione di Torino dell’Unione italiana ciechi si è rivolta allo studio legale Ambrosio e Commodo per perseguire due obiettivi: ottenere di partecipare al tavolo della mobilità sostenibile e attivarsi in maniera immediata, con cause giudiziarie, ogni qualvolta un cieco inciamperà su un monopattino.

«La situazione è disastrosa – spiega Giovanni Laiolo, presidente dell’Unione ciechi di Torino – troviamo sui marciapiedi e sulle strisce pedonali monopattini e cadiamo. Una signora recentemente ha rotto il bastone contro uno di questi mezzi. La cosa grave è che molti di noi, e siamo un migliaio tra città e provincia, non escono più di casa: sapendo che le nostre vie non sono sicure, preferiscono evitare di camminare. Si tratta di una grave lesione della nostra autonomia, di un passo indietro nel tempo». «Ci siamo rivolti a uno studio legale – prosegue – perché ci hanno ricevuti, ascoltati, ma come si fa in politichese: nessuno ha intrapreso soluzioni concrete dopo i nostri incontri».

«Il car sharing dei monopattini sta creando molti problemi – spiega l’avvocato Stefano Commodo – si parla di politiche di miglioramento della qualità dell’aria, e nessuno discute il proposito, ma se la modalità è creare un ambiente invivibile per i cittadini e per chi è fragile allora non si è fatto un buon lavoro. Il quadro normativo su noleggio e monopattini è molto frastagliato e dibattuto. Il Comune nella prospettiva di creare rapporti con nuovi gestori ha comunicato la volontà di costituire un tavolo di lavoro. L’Unione italiana ciechi ci ha chiesto di fare una nota con cui affermiamo la volontà di parteciparvi: l’abbiamo mandata tempo fa ma nessuno ci ha risposto». «Da oggi in poi – annuncia l’avvocato Renato Ambrosio – interverremmo ogni volta che un non vedente inciamperà su un monopattino. Chiameremo subito i vigili, affinché registrino il fatto. E ci recheremo in ospedale, per avere un referto. Con questi atti in mano agiremo a livello giudiziario, senza escludere alcuna via. Chiederemo i danni a chi ha più solvibilità». E il Comune sarà il primo della lista.

di Elisa Sola

giovedì 8 luglio 2021

Accessibile alle persone con disabilità visiva il più grande insettario d’Italia

Superando del 08/07/2021

Un’innovativa app per rendere le mostre e i contenuti fruibili tramite modalità sensoriali ed emozionali: così il Museo degli Insetti Viventi Esapolis di Padova, la struttura espositiva più grande d’Italia dedicata a questo tipo di animali, è diventato accessibile anche alle persone con disabilità visiva, nell’àmbito di un progetto europeo che comprende anche realtà museali di Polonia, Slovenia e Spagna. E tra le altre novità recentemente presentate da Esapolis, vi è anche un software dedicato ai bambini – e non solo – che crea un luogo magico in cui la fantasia prende vita.

PADOVA. Il Museo degli Insetti Viventi Esapolis di Padova, la struttura espositiva più grande d’Italia dedicata a questo tipo di animali, è diventato accessibile anche alle persone con disabilità visiva, grazie a un finanziamento del programma Europa Creativa e al progetto europeo Mus.Net. (MUSeum NETwork). La nuova possibilità di fruizione sensoriale e altre iniziative dedicate ai più piccoli, sono state protagoniste di una giornata aperta al pubblico, tenutasi nel giugno scorso, in una sorta di gemellaggio virtuale con tutti i Musei che partecipano a Mus.Net. Oltre infatti alla Provincia di Padova, capofila del progetto e alla Butterfly Arc di Montegrotto Terme (Padova) (Parco Casa delle Farfalle e Bosco delle Fate), la rete museale vede anche il coinvolgimento del Museo di Lebork in Polonia, del RIS Dvorec Rakican per la Slovenia e della Fundación Santa María la Real del Patrimonio Histórico per la Spagna. La giornata aperta di giugno ha così potuto collegare simbolicamente insieme le varie realtà museali, presentando a Padova e in Europa le novità di Esapolis.

Tra queste ultime, da segnalare un’innovativa app nata in collaborazione con Filippo Visentin, dipendente della Provincia di Padova e consulente per l’accessibilità del progetto. «Tale strumento – spiega egli stesso – rende le mostre e i contenuti di Esapolis pienamente accessibili anche alle persone con disabilità visiva tramite modalità sensoriali ed emozionali. La visita, infatti, viene integrata da una preziosa audioguida che include la descrizione e il commento delle immagini riproducibili tramite la sintesi vocale di un qualsiasi smartphone con sistema IOS o Android».

È stato inoltre allestito un nuovo Kids Corner, un “angolo dei bambini” dove è possibile utilizzare il software Disegna e Anima, che crea un luogo magico in cui la fantasia prende vita. Bimbi e bimbe, quindi – e non solo loro – si possono immergere nella realtà virtuale delle figure da loro stessi disegnate che fluttuano in uno schermo in 3D.

All’iniziativa, va detto, hanno aderito anche la Sezione di Padova e il Consiglio Regionale del Veneto dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), che hanno contribuito con preziosi suggerimenti.

Durante l’Open Day, a presentare l’evento, i nuovi strumenti e le attività per il pubblico sono stati Fabio Bui, presidente della Provincia di Padova ed Enzo Moretto, direttore di Esapolis, con la partecipazione della giornalista e conduttrice televisiva Maria Luisa Cocozza.

«Ciò che ha fatto Esapolis – ha dichiarato per l’occasione Bui – è l’esempio di come si possano utilizzare i fondi europei per attività concrete, iniziative che si toccano con mano e che ci danno la possibilità di modernizzare i nostri Musei. I progetti richiedono anche una serie di adempimenti non facili da seguire e la Provincia di Padova da anni ha un ufficio che si occupa proprio di dare un supporto concreto a Comuni, Enti, Istituzioni, Associazioni e altre realtà, sulle tante opportunità concesse dall’Unione Europea». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: segreteria@micromegamondo.com.

Degenerazione maculare degli anziani, dagli esami alle cure: le risposte degli esperti

Notizie del 08/07/2021

ROMA. Come si esegue una diagnosi di degenerazione maculare legata all'età? Qual è il paziente che rischia la malattia? Quali sono le possibilità di trattamento? Queste, in sintesi, le domande a cui sono stati chiamati a rispondere alcuni tra i più autorevoli specialisti in oftalmologia, nel corso del webinar tenutosi di recente all'interno del percorso formativo di Floretina 2021, sul tema "Neovascular Amd in real life!, presieduto da Edoardo Midena, docente di Malattie dell'apparato visivo e direttore della Scuola di specializzazione in Oftalmologia dell'università degli Studi di Padova, e da Stanislao Rizzo, direttore dell'Unità operativa complessa di Oculistica del Policlinico universitario A. Gemelli Irccs di Roma, organizzato con il contributo non condizionato di Bayer.

La degenerazione maculare legata all'età è una malattia di grande rilevanza sociosanitaria ed è la prima causa di grave ipovisione centrale nei Paesi industrializzati, nelle persone con più di 65 anni. In Italia si registrano ogni anno 50mila nuovi casi. I pazienti affetti dalla forma neovascolare (essudativa-umida) della maculopatia devono essere sottoposti a iniezioni intravitreali (farmaci anti Vegf), trattamento che permette non solo di prevenire l'ulteriore perdita della vista, ma, in molti casi, di recuperare l'acuità visiva perduta soprattutto quando si riesce a intervenire in tempo.

Una visita oculistica, tuttavia, non è sempre sufficiente per formulare una valutazione corretta. Per confermare la diagnosi e inquadrare la malattia sono, infatti, necessari alcuni esami strumentali, come la tomografia a coerenza ottica (Oct), moderna tecnica che ha permesso di analizzare le strutture retiniche con dettaglio e risoluzione sempre crescente.

"La semplice Oct, però, non permette – spiega Midena – uno studio del microcircolo retinico, garantito invece dalle tecniche angiografiche con colorante (angiografia con fluoresceina, Fa) e ora dalla nuova metodica diagnostica rappresentata dall'Oct angiografia (Octa) che, grazie a un'innovativa tecnica di imaging, aumenta le già notevoli possibilità diagnostiche dell'Oct e fornisce informazioni anche sulla rete vascolare, basandosi sull'analisi dei cambiamenti di segnale durante ripetute scansioni retiniche".

La scelta dell'esame spetta pertanto allo specialista, che deciderà, in base al quadro clinico riscontrato e alle necessità terapeutiche, di eseguire un singolo esame (ad esempio solo Oct o Fa) oppure una combinazione di più esami (ad esempio Oct più Fa).

"Partendo dall'assunto che i farmaci anti-Vegf, entrati ormai nella pratica clinica da circa 20 anni, sono efficaci e rappresentano il gold strandard per il trattamento dell'Amd – continua Midena – nel tempo abbiamo verificato che l'efficacia assoluta è correlata al numero delle iniezioni intravitreali effettuate nel corso dell'anno e l'efficienza di questo trattamento è legato sicuramente alle caratteristiche del regime di trattamento che noi scegliamo".

Esistono due grandi categorie di schemi di trattamento, quello proattivo e quello reattivo. Tra i trattamenti proattivi si ricordano quello "fisso" e il Treat & Extend (T&E), che hanno come caratteristica principale quella di trattare i pazienti indipendentemente dall'attività della neo-vascolarizzazione. "Questi trattamenti terapeutici, supportati dall'evidenza clinica, richiedono, tuttavia un'organizzazione ad hoc – prosegue l'esperto – Nel caso specifico, il T&E ci permette di ridurre il numero di iniezioni, limitando quello delle visite (esigenza particolarmente sentita in questo periodo di pandemia), con il beneficio di ottenere un aumento dell'acuità visiva".

"Ma per poter portare avanti questa strategia terapeutica – precisa Midena – vi è la necessità di un'organizzazione ben strutturata del centro specialistico di riferimento, con la possibilità di valutare l'attività della neo-vascolarizzazione, praticare l'iniezione intra-vitreale e programmare il trattamento successivo in base ai risultati, possibilmente in un'unica giornata. Questo facilita la programmazione del percorso terapeutico, adeguandolo anche alle esigenze del paziente". Un obiettivo che si potrebbe raggiungere più facilmente attraverso la creazione di Unità' dedicate alla gestione della patologia maculare all'interno delle strutture ospedaliere dove il paziente maculopatico viene preso in carico, potendo effettuare tutto ciò di cui ha bisogno nell'arco di una sola giornata: dalla visita oculistica, alla diagnosi strumentale, all'erogazione della procedura iniettiva.

mercoledì 7 luglio 2021

L’aula di sostegno è contraria alla pedagogia dell’inclusione e, forse, è anche una pratica illegittima

La Tecnica della Scuola del 07/07/2021

Quello dell’inclusione è un tema molto complesso e anche carico di contraddizioni; in non pochi casi, ci sono anche pratiche didattiche che, pur messe in atto con ottime intenzioni, risultano alla fine ben poco inclusive.

Una di queste è quasi certamente quella dell’aula di sostegno che non poche scuole allestiscono anche con una certa enfasi e con un significativo impiego di risorse economiche.

Ne parliamo con tre esperti della materia, per conoscere il loro parere.

“L’inclusione scolastica degli alunni e delle alunne con disabilità – afferma per esempio Evelina Chiocca, presidente del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno – si realizza nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado: è quanto stabilisce la legge 104/92 all’art. 12 comma 2. Eppure, nonostante queste chiare indicazioni, nelle scuole italiane persiste la presenza di aule ‘destinate al sostegno’, ovvero riservate ai soli alunni con disabilità. E questo mette in evidenza come il processo inclusivo sia decisamente distante da quell’idea di compartecipazione di condivisione auspicato e promosso fin dagli albori”.

“Da sempre – aggiunge Chiocca – i pedagogisti stigmatizzano questi spazi che allontanano gli alunni con disabilità dalle loro classi e dai loro compagni e che ricordano, molto bene, le classi speciali o le classi differenziali, che sono state abrogate da circa cinquant’anni”.

“Le cosiddette ‘Aule H” presenti in diverse forme e quantità in molte scuole – sostiene Raffaele Iosa, ex ispettore tecnico e responsabile per molti anni dell’Osservatorio nazionale sull’handicap – sono segno di cattiva e finta inclusione. Questo non vuol dire che non si debba pensare a ‘spazi flessibili’ oltre le rigide aule frontali per svolgere attività laboratoriali, di piccoli gruppi, di relax”.

“Però – sottolinea ancora Iosa – il valore di questi spazi sta se mantengono caratteri di comunità, utili per tutti, magari angoli interni ed esterni anche scelti dagli alunni stessi; diventano invece un ghetto isolante se sono spazi chiusi con il solo alunno con disabilità e il solo insegnante di sostegno, magari per molte ore al giorno. L’assenza di relazioni tra pari non é scuola, ma un parcheggio isolante dannoso per tutti”.

E a chi fa osservare che talora l’”aula H” viene creata proprio per offrire agli alunni con disabilità uno spazio più adeguato, Iosa risponde: “Si tratta di comode soluzioni messe in atto quando non c’è un progetto pedagogico vero; anzi in alcuni casi rappresenta una paradossale offerta di ‘aiuto’ perché lì verrebbero protetti. Insomma, aule H quasi come gli antichi manicomi pre legge-Basaglia”.

“In questa fase – afferma per parte sua Marisa Faloppa, del Comitato torinese per l’integrazione – dobbiamo diffondere strategie che sostengano l’integrazione con i compagni di classe. Le aule di sostegno non ci sembrano per nulla utili; ancora più sbagliata è la pratica di delegarne la gestione agli insegnanti di sostegno e riservarne l’accesso agli allievi disabili”.

“Senza dimenticare – conclude Faloppa – un aspetto importantissimo: le indicazioni delle Linee Guida del 2009 secondo ‘è contraria alle disposizioni della Legge 104/92 la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell’anno scolastico’ sono tuttora valide e vanno rispettate”.

di Reginaldo Palermo

Un altro Tribunale sentenzia: i cani guida dovevano accedere alle scale mobili

Superando del 07/07/2021

Dopo la Sentenza prodotta lo scorso anno dalla Corte d’Appello di Venezia – che dopo una lunga battaglia giudiziaria aveva condannato il Comune di Belluno e la Società di gestione della scala mobile che porta al centro storico della città, per discriminazione nei confronti di quelle persone con disabilità visiva accompagnate dai loro cani guida, alle quali era stato vietato di accedere a quella stessa scala mobile -, anche il Tribunale di Treviso ha sentenziato in modo analogo. La parola, per una decisione definitiva, passerà ora alla Corte di Cassazione.

BBELLUNO. È una storia molto lunga, quella incominciata a Belluno nel 2015, che forse qualche Lettore o Lettrice di «Superando.it» ha voluto seguire, con pazienza, anche sulle pagine del nostro giornale, visto che l’abbiamo raccontata passo dopo passo, non sempre raccogliendo l’approvazione dell’Ente Locale coinvolto.

Ricapitolando rapidamente l’accaduto, era successo in sostanza che alcune persone con disabilità visiva, accompagnate dal proprio cane guida, si erano visto negare l’accesso alla scala mobile di Lambioi, che porta al centro storico di Belluno, di fronte a un cartello indicatore di divieto, recante la scritta Inclusi i cani guida.

Il momento più “caldo” si era avuto esattamente il 9 maggio 2015, quando un cospicuo gruppo di persone, provenienti da varie città d’Italia, si erano recate con i loro cani guida ai piedi di quella stessa scala mobile, chiedendo di salire, nel rispetto delle Leggi, e con l’intento dimostrativo «di far vedere che gli animali sono perfettamente in grado di prendere le scale mobili in tutta sicurezza, oltre che per rivendicare la libertà di movimento e il rispetto della dignità». Ciò aveva portato al blocco dell’impianto, da parte della Società Bellunum che lo gestiva, e anche all’arrivo della Polizia, lasciando le persone momentaneamente bloccate sulla scala mobile, senza la possibilità di salire né di scendere in sicurezza e lasciando anche in sospeso la situazione, tra polemiche varie e preannunciate azioni legali.

Dal canto nostro avevamo ricordato in più occasioni che quel divieto si collocava in palese violazione delle Leggi vigenti (Legge 37/74, aggiornata dalla Legge 60/06), che obbligano ad accogliere i cani guida in ogni luogo pubblico o aperto al pubblico.

Le persone coinvolte, dunque – e discriminate, aggiungiamo – avevano presentato una denuncia agli organi competenti, basata anche sulla violazione di un’ulteriore norma, quella Legge 67/06 che vieta ogni tipo di discriminazione contro le persone con disabilità. In prima istanza, però, il Tribunale di Belluno aveva rigettato il tutto.

Dopo anni di battaglie legali, finalmente, si era arrivati lo scorso anno a una svolta positiva, quando con la Sentenza n. 1146/20 del 28 aprile, la IV Sezione Civile della Corte d’Appello di Venezia, aveva accolto tutte le istanze presentate dalle persone con disabilità visiva, condannando il Comune di Belluno e la Società Bellunum al risarcimento del danno morale subito, nonché alla cessazione delle condotte discriminatorie nei loro confronti.

«Si tratta di una Sentenza importantissima – aveva commentato per l’occasione Chiara Frare, legale patrocinante -, di un grande passo in avanti per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità, vittime di discriminazioni. Se infatti il danno risarcibile, come in questo caso, si configura per una lesione anche solo potenziale della sfera di diritto del disabile, è evidente che siamo di fronte ad una prova del danno in re ipsa [“nella stessa natura della cosa”, N.d.R.], certamente liquidabile, come nel caso in esame, in via equitativa».

Riferendosi poi alla Legge 67/06, Frare ne aveva voluto sottolineare l’importanza, parlando di «uno strumento di tutela potente per situazioni di questo tipo, che deve però essere più conosciuto e pubblicizzato e soprattutto applicato secondo buon senso e secondo i princìpi che la legge stessa intende tutelare, vale a dire il diritto per le persone con disabilità di non essere discriminate rispetto agli altri, proprio in ragione della propria disabilità».

Palese, ovviamente, era stata la soddisfazione delle persone con disabilità visiva – condivisa pienamente anche dal nostro giornale – ovvero di coloro che in quei giorni del 2015 erano stati bloccati davanti o addirittura sui gradini di quelle scale mobili. «Tutti noi – avevano affermato – siamo appagati dal risultato ottenuto, poiché quel giorno, assieme ai nostri cani guida, ci siamo ritrovati a subire su quelle scale mobili un’umiliazione e una discriminazione, in quanto persone con disabilità visiva che hanno scelto un cane guida come ausilio per la propria libertà di vivere autonomamente. Questa Sentenza rappresenta un importante traguardo contro la lotta alle discriminazioni».

Tutto finito, dunque? Niente affatto, se è vero che per il Comune di Belluno è arrivata alla fine di maggio una nuova condanna, questa volta dal Tribunale di Treviso al quale la Corte d’Appello di Venezia aveva assegnato la competenza territoriale in riferimento a una delle donne con disabilità visiva di quel gruppo del 2015, residente appunto in provincia di Treviso.

Il Foro di Treviso, dunque, come già lo scorso anno la Corte d’Appello di Venezia, ha giudicato come discriminatori gli atti compiuti nel 2015 dal Comune bellunese e dalla Società Bellunum, condannandoli entrambi a un risarcimento di 500 euro, oltre al pagamento delle spese processuali e alla pubblicazione a spese del Comune su un giornale a tiratura nazionale, tra quelli di maggior diffusione nel territorio di pertinenza del provvedimento.

In realtà la vicenda, va detto in conclusione, non è ancora conclusa, poiché la Sentenza della Corte d’Appello di Venezia è stata impugnata dal Comune di Belluno e dovrà essere giudicata dalla Corte di Cassazione. Il Comune stesso, inoltre, potrebbe decidere a questo punto di impugnare anche la Sentenza del Tribunale di Treviso. Resta tuttavia la grande importanza di quei due provvedimenti, che hanno anche smentito il Parere dell’Ufficio Speciale Trasporti Impianti Fissi di Venezia, interpellato al proposito dal Comune di Belluno, il quale aveva negato la possibilità di consentire l’accesso alle scale mobili anche ai cani-guida addestrati, essendo la pendenza della struttura tale da farla rientrare tra gli impianti di risalita e quindi inaccessibile agli animali per questioni di sicurezza.

E in ogni caso non mancheremo di continuare a informare i Lettori e le Lettrici sugli ulteriori sviluppi giudiziari, con l’augurio che questa volta si possa veramente parlare di decisioni definitive. (Stefano Borgato)

Ringraziamo Massimiliano Bellini per la collaborazione.

Blocnotes mese di luglio 2021

Scaricabile al seguente link il numero di luglio del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES LUGLIO 2021 (formato .doc)

domenica 4 luglio 2021

Midena (Sir), "Maculopatia, con farmaci solo 6-8 % pazienti perde vista"

Today del 04/07/2021

ROMA. "La degenerazione maculare dovuta all'età colpisce il 50% della popolazione sopra i 65-70 anni, ma grazie ai nuovi trattamenti farmacologici solo il 6-8% riporta una perdita visiva. Tuttavia, la malattia può fare la sua comparsa già dopo i 55 anni. Il fumo è il principale fattore di rischio perché la maculopatia colpisce i piccolissimi vasi della retina, quindi bisogna stare molto attenti". Così Edoardo Midena, segretario generale della Società italiana della retina, in occasione del Congresso nazionale Sir che si è svolto a Venezia dal 1 al 2 luglio per fare il punto su screening, fattori di rischio e diagnosi differenziali delle patologie che colpiscono la retina, ma anche per parlare di novità dal punto di vista terapeutico e chirurgico.

"La maculopatia legata all'età è diffusa nella popolazione più anziana - afferma Midena, che è anche direttore della Scuola di specializzazione in Oftalmologia dell'Università degli Studi di Padova - ma le lesioni della retina possono fare la loro comparsa anche prima, ovvero sopra i 55 anni. Non esiste un identikit del paziente-tipo, chiunque al di sopra dei 65 anni può essere colpito dalla maculopatia legata all'invecchiamento. I sintomi si manifestano tardi, quando la malattia c'è già, e includono: riduzione della vista, distorsione delle immagini (il profilo della porta non è più dritto e le righe di un testo di un giornale o di un libro fanno 'le onde'). In questo caso i segni della malattia, se uno guarda dentro l'occhio, ci sono da molto tempo. Inoltre, bene sapere che la maculopatia può colpire anche soggetti sani, che non sono cioè sottoposti ad altre terapie perché non hanno nessun tipo di disturbo".

Fondamentali la visita oculistica, controlli periodici in base allo stato iniziale e screening diagnostici "per escludere che ci siano altri problemi oltre ad una maculopatia", avverte Midena che aggiunge: "Siamo ancora in una fase in cui le foto sono importanti, ci dicono se c'è qualcosa, ma non sono sufficienti. Dobbiamo puntare di più sulla tecnologia diagnostica, specialmente in questo periodo per recuperare il tempo perso. E' fondamentale l'utilizzo dell'Oct. Durante i vari lockdown questi pazienti, così come tutte le persone con una patologia della retina, sono rimasti 'al buio'. Per oltre un anno, purtroppo, dal punto di vista clinico gli occhi non sono stati considerati importanti".

Dalla degenerazione maculare si può guarire. "Se fino a 10 anni fa non si poteva fare nulla - sottolinea il segretario generale della Sir - grazie alle nuove categorie di farmaci che vengono somministrati direttamente dentro l'occhio, la malattia viene bloccata. Si tratta dei cosiddetti farmaci intra-vitreali sempre più efficaci e sicuri, ma che se assunti per via generale avrebbero enormi effetti collaterali sui pazienti perché sono stati inizialmente studiati e sviluppati per malattie oncologiche, non per malattie oculari. Invece, alle dosi appropriate - e già abbondantemente studiate - una volta iniettati direttamente nell'occhio sono in grado di bloccare l'evoluzione della malattia. Questi farmaci sono oggi l'arma più importante: possono essere iniettati anche una volta al mese i primi 3 mesi, poi ogni 2-3 mesi. Per il paziente una terapia a lunga durata, ma più facile da seguire".

Dal Congresso Sir sono emerse diverse novità proprio in campo terapeutico. "Stiamo cercando di elaborare dei protocolli - conclude Midena - affinché la terapia non interferisca più di tanto nella vita delle persone. In altre parole, stiamo studiando la possibilità di effettuare un numero di iniezioni equilibrato da eseguire in strutture che permettano il trattamento e il ritorno immediato del paziente a casa. Inoltre, noi medici vogliamo essere pronti, sebbene non avremo per motivi statistici una pandemia ricorrente, per evitare quel blackout che oltre al lockdown abbiamo avuto per queste terapie".

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Mariotti (Sir), "Interventi in 3D nuova frontiera per chirurgia retina"

Terapia genica, cellule staminali e innovazione tecnologica sono le armi a disposizione degli esperti in campo oftalmologico contro le patologie dell'occhio. E' quanto emerso in occasione dell'ultimo Congresso della Società italiana della retina. "Grazie a nuovi schermi tridimensionali che utilizzano una digitalizzazione dell'immagine dell'occhio, la chirurgia della retina è diventata finalmente hi-tech. Con le immagini in 3D oggi è più facile effettuare vitrectomie perfette, fare cose che prima erano molto difficili con un margine di errore ormai ridotto. Questo sistema tridimensionale ci porterà a poter fare a meno del microscopio in sala operatoria sostituendolo con delle telecamere. Tutto poi può essere registrato, rivisto, analizzato. Non solo, questa metodica ci permette di poter fare delle terapie iniettive mirate e personalizzate perché la tecnologia è molto più precisa rispetto a pochi anni fa".

Così Cesare Mariotti, presidente della Società italiana della retina, nel suo intervento in occasione del Congresso nazionale Sir che si è svolto a Venezia dal 1 al 2 luglio. Obiettivo della due giorni: fare il punto su screening, fattori di rischio, diagnosi differenziali, tecniche chirurgiche e nuovi farmaci per le patologie che colpiscono la retina, in particolare la retinopatia diabetica e la degenerazione maculare dovuta all'invecchiamento.

"Per quanto riguarda la chirurgia della degenerazione maculare legata all'età - sostiene Mariotti, anche direttore della Clinica oculistica dell'Università Politecnica delle Marche, Aou Ospedali Riuniti di Ancona - ad oggi abbiamo a disposizione molteplici terapie già collaudate e sicuramente si sta delineando una promettente terapia genica endo-vitriale, che utilizza un virus adeno-associato (Aav) come veicolo per trasferire geni a cellule specifiche. Si tratta di un trattamento che rappresenta un grosso miglioramento della qualità di vita per chi soffre di questa malattia, ovvero il 50% della popolazione over 65. Così come è fondamentale la chirurgia delle grosse emorragie. La degenerazione maculare produce una grossa emorragia sotto-retinica. Grazie alle nuove metodiche possiamo sciogliere l'emorragia con una particolare sostanza e continuare la nostra terapia con le iniezioni, oppure tagliare la retina per eliminare il grosso coagulo di sangue. Molto importante il trapianto di cellule staminali così come lo è il trapianto autologo di coroide. Quest'ultimo è un intervento complesso che consiste nel trapianto di un lembo di coroide prelevato dalla periferia dello stesso occhio e posizionato al centro della retina, in modo da ripristinare l’apporto metabolico alla macula".

Della degenerazione maculare ne esistono due tipi, 'secca' e 'umida', entrambe legate all'invecchiamento dell'occhio. Quella umida si caratterizza soprattutto per la formazione anomala di nuovi vasi sanguigni che danneggiano le cellule della retina. "La buona notizia per i pazienti affetti da degenerazione maculare umida - tiene a precisare il presidente della Sir - è che possiamo contare su una classe di farmaci inibitori di Vegf (Vascular endothelial growth factor) che inibiscono la formazione dei vasi sanguigni anomali e impediscono la perdita della vista, con una buona percentuale di successo. Per quanto riguarda la degenerazione maculare di tipo secco ci sono farmaci ancora oggetto di studio, ma su questo fronte stiamo ancora lavorando. Una cosa è certa: i pazienti con degenerazione maculare legata all'età costretti all'intervento chirurgico sono pochi, meno del 10%, perché fortunatamente riusciamo a trattarli con le terapie farmacologiche".

Per i pazienti affetti da retinopatia diabetica, invece, la sala operatoria rappresenta una maggiore possibilità. "Nel 30% dei casi questi pazienti, soprattutto uomini, vanno operati - spiega Mariotti, tra i primi in Italia a utilizzare tecniche all'avanguardia nella chirurgia della retina - perché togliere il vitreo ad un paziente diabetico riduce enormemente il rischio delle patologie vitro-retiniche. Ma è vero anche il contrario. Una volta tolto il vitreo, se usiamo i farmaci utilizzati per il trattamento della degenerazione maculare, noteremmo che il tempo di attività di queste terapie si riduce. Sono purtroppo meno efficaci proprio perché non c'è più il vitreo. Quindi vanno valutate tutte le opzioni. Sicuramente si dovrebbe fare di tutto per evitare che il paziente diabetico arrivi in sala operatoria. Grazie al miglioramento degli esami pre-operatori, al sistema integrato tra interventi in 3D, digitalizzazioni delle immagini e Oct intraoperatorio, riusciamo a capire quando possiamo eseguire un intervento di routine, come quello per rimuovere l'edema maculare diabetico, l'accumulo di liquidi nella macula, la parte centrale della retina, e quando invece dobbiamo occuparci del distacco della retina, poiché i pazienti nel frattempo non si sono curati adeguatamente".

Sull'impiego di cellule staminali, Mariotti non ha dubbi: "Il loro trapianto oggi è molto richiesto, fortunatamente abbiamo i mezzi per farlo. Ma si tratta - avverte - di una chirurgia particolare, attraverso la quale le cellule staminali vengono introdotte sotto la retina con aghi specifici, quindi può eseguirla solo chi ha già una lunga esperienza di chirurgia vitro-retinica".

La chirurgia, però, va intesa come estrema ratio, è il pensiero di Mariotti: "Deve intervenire quando le patologie si complicano con le componenti emorragiche. La politica giusta - conclude - è quella di trovare dei centri dove il paziente trovi tutte le informazioni, sin dall'inizio del suo percorso diagnostico-terapeutico. Il nostro obiettivo, infatti, è di vedere sempre meno pazienti con retinopatia diabetica in sala operatoria. Per questo motivo è fondamentale che il diabetologo indirizzi il paziente immediatamente dall'oculista".

venerdì 2 luglio 2021

Creare forme di interazione che coinvolgano più sensi, accessibili anche a persone con disabilità

La Repubblica del 02/07/2021

Sulla scorta delle Raccomandazioni per l'accessibilità al patrimonio culturale emanate dal MiBACT, "Over the view" vuole estendere l'accessibilità dell'esperienza a quante più persone possibili, utilizzando il supporto del digitale.

CAGLIARI. Oltre alla vista, ci sono mille altri modi per fare un'esperienza, e il mondo del turismo non è esente da questa trasformazione. Se per molto tempo ci si aspettava di riportare indietro da viaggi immagini splendide, poi l'esigenza di conservare ricordi di esperienze ha determinato una crescente richiesta di un turismo del fare, approfittando delle offerte dei servizi locali. Ora l'onda è ancora cambiata, con crescenti aspettative sull'autenticità dell'esperienza turistica: sentirsi calati nelle tradizioni e nelle abitudini del territorio, nei gusti e negli odori tipici, almeno per il tempo di permanenza; in poche parole, partecipare alla vita autentica di chi e con chi quei luoghi li costruisce e li vive tutto l'anno.

Con l'obiettivo di soddisfare questa esigenza, e al tempo stesso di rendere il patrimonio culturale accessibile a tutti, nasce Over the view, un progetto finanziato dalla Regione Sardegna CON SARDEGNA RICERCHE E CRS4, con il contributo del Fondo europeo per lo sviluppo regionale 2014-2020. La sfida che ci si propone di affrontare è quella di creare delle forme di interazione virtuale che coinvolgano più sensi, e che possano essere accessibili anche alle persone con disabilità sensoriali.

Sulla scorta delle recenti Raccomandazioni per l'accessibilità al patrimonio culturale emanate dal MiBACT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), Over the view vuole estendere l'accessibilità di questa esperienza a quante più persone possibili, utilizzando il supporto del digitale.

Attraverso incontri di approfondimento sono state trasmesse le conoscenze digitali alle organizzazioni e alle imprese coinvolte nel progetto e sono stati realizzati alcuni scenari dimostrativi, ciascuno composto da cinque componenti: un luogo, lo spazio fisico in cui verrà realizzato; il contenuto cioè la rappresentazioni artistiche culturali oggetto dello scenario; la metodologia e le motivazioni delle scelte individuate; la tecnologia o le tecnologie che rendono possibile la realizzazione dello scenario, come le stampanti 3D, computer vision, sensori, segnalazioni acustiche; e infine la user experience, quale esperienza e quali sensazioni si desidera far vivere al visitatore e attraverso quale modalità di interazione.

Le istallazioni create con il progetto sono tre. Due plastici interattivi ospitati dal museo archeologico di Villanovaforru e dal museo archeologico di Cagliari, riproducono l'area archeologica di Genna Maria, e quella di Santa Vittoria di Serri. La novità è che non troveremo più cartellini che avvertono di non toccare le opere, al contrario attraverso l'istallazione di alcuni sensori, i plastici comunicano con i visitatori quando vengono toccati. Le aree di interesse vengono evidenziate da luci e una voce registrata illustra le loro peculiarità.

La terza installazione è quella Aptica, un nome che già suggerisce che bisogna usare le mani. Una serie di tavole che possono essere fruite anche in modalità tattile danno accesso agli archivi e ai magazzini della Pinacoteca nazionale di Cagliari, offrendo a vedenti e non vedenti un'esperienza originale dell'opera, una voce accompagna la fruizione descrivendo le caratteristiche dell'opera di cui si sta facendo esperienza, e per i non udenti, un display proietta la descrizione per iscritto.

Tutto questo in un'ottica inclusiva e innovativa. A guidare lo sviluppo del progetto c'è l'obiettivo di tracciare alcuni possibili scenari che sperimentano una fruizione culturale adatta anche a chi convive con una disabilità sensoriale.

Il progetto è realizzato con il contributo della Commissione Europea. Dei contenuti editoriali sono ideatori e responsabili gli autori degli articoli. La Commissione non può essere ritenuta responsabile per qualsivoglia uso fatto delle informazioni e opinioni riportate.

di Roberta Paoletti

Dalla cantoniera alla presolana

L’Eco di Bergamo del 02/07/2021

VALLE SERIANA. È una «Montagna no limits», dal titolo del servizio pubblicato sulla rivista Orobie di giugno, quella che propone il sentiero per tutti realizzato in alta Valle Seriana. È l'itinerario che dal passo della Presolana raggiunge il rifugio Carlo Medici, ai Cassinelli, sistemato per consentire di percorrerlo anche ai ciechi e alle persone con difficoltà motorie. Sono oltre due chilometri fino ai piedi della «Regina delle Orobie», che la rivista ha salito con Federico Zonca, non vedente. Le montagne bergamasche dispongono quindi di un «Sentiero per tutti», un progetto di cultura dell'inclusione e della diversità voluto dal Rotary club Città di Clusone, che lo ha realizzato con il coinvolgimento dell'Unione bergamasca del Club alpino italiano, della Rotary foundation e della Fondazione della comunità bergamasca onlus. Alla partenza e all'arrivo sono poste due mappe tattili che spiegano le caratteristiche del percorso. Parte dalla Cantoniera (1.290 metri), al confine tra Castione della Presolana e Colere. Si può parcheggiare lungo l'ex strada statale 671. All'imbocco della salita si trova la prima mappa tattile che consente anche alle persone non vedenti di avere informazioni sul percorso che segue il sentiero 315. All'inizio è su asfalto, poi sterrato. Alla biforcazione si sceglie la via più diretta, seguendo per malga Cassinelli (0,45 ore), malga Cornetto-via del Latte (1,30) e Grotta dei Pagani (2). Il percorso ora è in una pineta (1.325 metri), in salita, con brevi tratti con il battibastone per agevolare i ciechi. Ci sono punti in cui la pendenza è maggiore, con il fondo a volte roccioso. Il progetto «Sentiero per tutti» lo ha livellato dove pietre e radici degli alberi, affiorando, rendevano problematico il passaggio. Si incontra un traliccio dell'alta tensione elettrica, a cavallo del percorso, a circa un terzo del suo sviluppo (1.385 metri). Rientriamo nel bosco e proseguiamo fino ad arrivare, dopo circa 1,2 chilometri, a metà itinerario, a una panchina e al pannello tattile che riproduce quattro fossili della Presolana: turitella, voltzia, ammonite e gasteropode. Quando gli alberi lasciano la vista libera, tra piani e leggere salite, lo sguardo spazia tra il passo e, sulla destra, le rocce e le guglie della Presolana. Intorno a quota 1.500 metri attraversiamo un prato ed entriamo nel bosco. Al termine, anziché seguire la traccia sul crinale prativo camminiamo a sinistra, di nuovo tra gli alberi, fino alla strada lastricata per il rifugio Medici (1.568 metri). Poco oltre, nel prato, una panchina e la seconda mappa tattile segnalano il capolinea del «Sentiero per tutti». Questa realizzazione avvicina anche le persone meno allenate alla montagna. Pur nel suo breve sviluppo, il tracciato consente di immergersi nella natura e tra le vette, lasciandosi incantare dai paesaggi.

giovedì 1 luglio 2021

Kellogg, sulle confezioni di cereali una tecnologia per ciechi e ipovedenti

Agenzia AdnKronos del 01/07/2021

Uno speciale codice rende accessibili, in forma audio, le informazioni su ingredienti, allergeni e riciclaggio di ciascun prodotto specifico.

Un passo significativo verso una shopping experience più inclusiva: Kellogg Europa annuncia l’avvio di un progetto paneuropeo che renderà, entro la fine del 2022, tutti i pack di cereali dell’azienda più accessibili ai non vedenti e agli ipovedenti, grazie all’integrazione della tecnologia NaviLens, sviluppata per le persone con disabilità visive.

Il progetto, partito l’ottobre scorso con un test pilota in UK che ha ottenuto una percentuale di gradimento da parte dei soggetti interessati uguale al 97%, è pronto a raggiungere gli scaffali dei supermercati di tutta Europa già a gennaio 2022 con i pacchi di Special K, per diventare parte integrante di tutte le confezioni di cereali Kellogg entro la fine del 2022.

La tecnologia NaviLens si basa sulla scansione, attraverso il proprio smartphone, di uno speciale codice integrato nel design delle confezioni del prodotto: così vengono rese accessibili, in forma audio, le informazioni su ingredienti, allergeni e riciclaggio di ciascun prodotto specifico. La tecnologia NaviLens è realizzata con colori ad alto contrasto per l’individuazione anche da parte degli ipovedenti e può essere inquadrata fino a un massimo di tre metri di distanza. Inoltre il consumatore non ha bisogno di sapere esattamente dove si trova il codice sul pacco perché la tecnologia funziona anche senza un'inquadratura "a fuoco".

"L’integrazione della nostra tecnologia nelle confezioni di cereali Kellogg è un passo importante verso la realizzazione di un’esperienza di shopping più inclusiva per le persone con disabilità visive, aiutandoli a diventare più indipendenti e autonomi anche nella scelta dei prodotti", commenta Javier Pita, Ceo di NaviLens.

"In Italia, come nel resto d’Europa, le persone cieche e ipovedenti non sono ancora autonome nel fare la spesa o nell’avere accesso a informazioni fondamentali sui prodotti, come quelle relative alla shelf life o agli allergeni - spiega Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - Per questo, l’iniziativa di Kellogg rappresenta un passo molto importante, poiché per la prima volta contribuisce a migliorare non solo l’esperienza di spesa, ma anche la gestione dei prodotti a casa. Si tratta di un cambiamento che, se adottato su larga scala, potrebbe davvero restituire ai clienti non vedenti la stessa libertà, autonomia e indipendenza che hanno i clienti vedenti. Progettare un packaging in modo che 'funzioni per tutti’ è un impegno fondamentale se vogliamo costruire una società più inclusiva, e speriamo che altri marchi seguano l'esempio di Kellogg nel rendere le informazioni sulle confezioni più accessibili".

"In linea con i valori del nostro fondatore W. K. Kellogg, continua il nostro impegno per contribuire a creare una società guidata da principi di equità, diversità e inclusione. In Europa ci sono oltre 30 milioni di persone che convivono con disabilità visive, la cui shopping experience può essere migliorata da soluzioni come NaviLens. Sono estremamente orgoglioso che Kellogg sia la prima azienda food al mondo ad utilizzare questa tecnologia", conclude Giuseppe Riccardi, General Manager di Kellogg Italia.