martedì 13 aprile 2021

Assistenti vocali virtuali e privacy: le nuove linee guida EDPB

Altalex del 13/04/2021

Si parla sempre più spesso di assistenti vocali e di privacy, e d’altronde non potrebbe essere altrimenti: si stima che Google Assistant abbia circa 500 milioni di utenti attivi mensili, Siri oltre 370 milioni. Per quanto riguarda le installazioni, Cortana di Microsoft e DuerOS di Badu sono presenti in oltre 400 milioni di oggetti, mentre Alexa in oltre 200 milioni e Bixby di Samsung in oltre 160 milioni. Si tratta quindi di strumenti entrati nella quotidianità di milioni di persone che li usano per i motivi più disparati, spesso dimenticando di parlare ad un dispositivo che registra la propria voce, e quindi ogni parola che gli viene rivolta.

Anche per questo il Comitato europeo per la protezione dei dati personali (EDPB) è intervenuto sull’utilizzo degli assistenti vocali, pubblicando una serie di linee guida e raccomandazioni per risolvere i problemi nell’applicazione del Regolamento europeo n. 679 del 2016 a questo nuovo contesto tecnologico.

1. Cosa sono e come funzionano gli assistenti vocali virtuali?

L’assistente vocale virtuale (VVA) è un programma che interpreta il linguaggio naturale tramite algoritmi di intelligenza artificiale in grado di interloquire con gli esseri umani allo scopo di soddisfare diverse tipologie di richieste (rispondere a richieste di informazioni varie, fare ricerche su Internet, ricercare percorsi stradali, ecc.) o compiere determinate azioni (regolare la temperatura o l’illuminazione di un’abitazione, attivare elettrodomestici, ecc.).

Questo perché un VVA può essere suddiviso in moduli che consentono di svolgere compiti diversi: si pensi all’acquisizione e restituzione del suono, alla trascrizione automatica del parlato (da parlato a testo), all’elaborazione automatica del linguaggio, strategie di dialogo, accesso a fonti di conoscenza esterne, sintesi vocale (text to speech), ecc. Svolge quindi il ruolo di intermediario e gestore che dovrebbe facilitare lo svolgimento dei compiti dell'utente.

Per comprendere al meglio il funzionamento di questi strumenti, può essere particolarmente utile ed interessante conoscerne i passaggi funzionali.

L’assistente vocale è collocato in un’apparecchiatura che può essere uno smartphone o un altoparlante. Il VVA, se non viene avviato, è in standby seppur in ascolto costante, e fino a quando non viene rilevata un'espressione di sveglia specifica, non viene trasmesso alcun audio dal dispositivo che riceve la voce e non viene eseguita alcuna altra operazione. Quando l'utente pronuncia l'espressione di risveglio, il VVA confronta localmente l'audio con l’espressione, e se corrispondono, l’assistente apre un canale di ascolto e il contenuto audio viene immediatamente trasmesso. Una volta attivato, l’utente formula una richiesta che viene trasmessa al provider VVA. La sequenza del discorso pronunciato viene quindi trascritta automaticamente.

Utilizzando le tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale (NLP), il comando viene interpretato, le intenzioni del messaggio vengono estratte e le variabili informative (slot) vengono identificate. Viene quindi utilizzato un dialog manager per specificare lo scenario di interazione da implementare con l'utente fornendo lo schema di risposta appropriato. Se il comando coinvolge una funzionalità fornita da un'app di terze parti, il provider VVA invia allo sviluppatore dell'app le intenzioni e le variabili informative (slot) del messaggio.

Dopodiché viene identificata una risposta adattata alla richiesta dell’utente. Risposte come “non ho la risposta alla tua domanda”, sono standard nel caso in cui il VVA non sia in grado di interpretare correttamente la richiesta; invece, qualora vi riesca, viene creata una frase di risposta e/o viene identificata un’azione. Se necessario, vengono utilizzate risorse remote come database della conoscenza accessibili al pubblico (enciclopedie online, ecc.), oppure accessibili tramite autenticazione (conto bancario, applicazione musicale, account per acquisti online, ecc.). Infine, pronunciando l’espressione di spegnimento, il VVA torna in standby, in attesa che venga pronunciata ancora l’espressione di sveglia e la nuova richiesta dell’utente.

2. I rischi per i dati personali degli utenti (e non solo)

Se l’EDPB ha sentito la necessità di intervenire sul tema degli assistenti vocali virtuali, è per far fronte agli evidenti rischi che l’utilizzo di questi strumenti comportano.

I VVA non interagiscono soltanto con l’audio dell’utente, ma possono catturare accidentalmente anche l'audio di persone che non intendevano utilizzare un servizio. Innanzitutto, perché l'espressione del risveglio può essere modificata: gli individui che non sono a conoscenza di questo cambiamento potrebbero utilizzare accidentalmente l'espressione di attivazione aggiornata. In secondo luogo, i VVA possono rilevare l'espressione del risveglio anche per errore, ma è altamente improbabile che la regola madre del consenso sia applicabile in caso di attivazione accidentale. Inoltre, il consenso come definito nel GDPR deve essere "l'indicazione inequivocabile dei desideri dell'interessato". Pertanto, è difficile ipotizzare che un'attivazione accidentale possa essere interpretata come un consenso valido. Se i responsabili del trattamento dei dati vengono a conoscenza (ad esempio tramite revisione automatica o umana) che il servizio VVA ha elaborato accidentalmente dati personali, devono verificare che esista una base giuridica valida per ciascuna finalità del trattamento di tali dati. In caso contrario, i dati raccolti dovrebbero essere cancellati.

Tuttavia, non si tratta soltanto di una questione legata al consenso, ma anche di un problema quantitativo e qualitativo.

Dalla richiesta iniziale alla relativa risposta, il primo inserimento di dati personali genererà dati personali successivi. Ciò include i dati primari. I VVA utilizzano il parlato per mediare tra gli utenti e tutti i servizi connessi ma, a differenza di altri intermediari, i VVA possono avere pieno accesso al contenuto delle richieste e di conseguenza fornire al progettista un’ampia varietà e quantità di dati personali. Inoltre, si tratta spesso di informazioni particolarmente delicate come preferenze e abitudini relative a stili di vita, consumi, interessi, posizione, percorsi abituali, domicilio, indirizzo del posto di lavoro e stati emotivi.

3. L’intervento dell’EDPB

Nel documento del 9 marzo scorso l’EDPB si è soffermato su una pluralità di questioni.

Innanzi tutto, il Comitato ha ritenuto che il framework normativo di riferimento sia costituito dal GDPR e dalla e-Privacy Directive, la quale riporta la definizione di apparecchi terminali, “terminal equipment”, in cui rientrano i VVA. Ciò significa che il titolare del trattamento, quando chiede il consenso per la memorizzazione o per ottenere l'accesso alle informazioni ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 3, della Direttiva e-Privacy, dovrà informare l'interessato su tutte le finalità del trattamento (ovvero il "trattamento successivo”), quindi il consenso ai sensi dell'articolo 6 GDPR sarà generalmente la base giuridica più adeguata a coprire il successivo trattamento dei dati personali. Pertanto, il consenso costituirà probabilmente la base giuridica sia per l'archiviazione e l'accesso alle informazioni già ottenute, sia per il trattamento dei dati personali a seguito delle operazioni di raccolta.

Sempre in tema di consenso, una problematica presa in considerazione dall’EDPB e già anticipata nel precedente paragrafo, è data dai casi di attivazione accidentale. In tali ipotesi di avviamento del servizio, che dovrebbe essere riconosciuto come tale tramite controlli umani o automatizzati, il fornitore dovrebbe cancellare al più presto i dati raccolti per errore. Un focus è posto anche sulle diverse tipologie di dati trattati, che ricomprendono i “primary data” (registrazioni vocali, cronologia delle richieste), gli “observed data” (dati del dispositivo e attività online) e gli “inferred or derived data” (come i dati dedotti dalla profilazione dell’utente). Tali dati possono riguardare tanto i soggetti interessati diretti (generalmente i membri di una famiglia che utilizzano un assistente vocale), quanto gli interessati accidentali (che interagiscono inconsapevolmente, ad esempio pronunciando per caso l’espressione di sveglia). Inoltre, la questione si lega anche ad una problematica ulteriore data dalla diffusione dei dati. Il trattamento dei dati, in considerazione del fatto che gli assistenti vocali si interconnettono con altri device o servizi offerti da terze parti, può avvenire anche da parte di altri soggetti esterni all’assistente vocale utilizzato.

Di conseguenza, secondo l’EDPB, emerge la necessità di gestire attentamente i ruoli in tema di privacy, alla luce della catena di stakeholders coinvolti nel processo. Le considerazioni dell’EDPB evidenziano la necessità di implementare adeguate misure di sicurezza e di garanzia, di applicare i principi di privacy by design e di privacy by default, e di ricorrere agli strumenti di accountability previsti espressamente dal GDPR. Inoltre, il provider dei servizi VVA dovrebbe fornire agli interessati tutte le informazioni previste dal GDPR ai sensi dell’articolo 13 e del Considerando 58, in una forma semplice, chiara e accessibile. Tali informazioni dovrebbero essere rilasciate non solo agli utenti registrati ai servizi VVA, ma anche a chi non è registrato ed agli utenti accidentali - per quanto, nella pratica, quest’ultima condizione sia difficile da rispettare.

4. Conclusioni

Come ogni strumento tecnologico caratterizzato da una forte e rapida diffusione, un utilizzo pressoché quotidiano ed una incidenza importante sui dati personali, anche gli assistenti vocali virtuali hanno reso necessario un intervento volto ad informare gli utenti ed a cercare di controllare il flusso dei dati attraverso queste tecnologie.

In effetti, le linee guida proposte dall’EDPB sono coerenti con i rischi che questa tecnologia comporta. Tuttavia, non hanno solamente la funzione di controllare il fenomeno, ma anche quella di rendere gli utenti consapevoli delle potenzialità di questi strumenti, poiché proteggere i propri dati è prima di tutto compito degli stessi utilizzatori attraverso un uso informato delle nuove tecnologie.

Lo stesso Garante italiano per la protezione dei dati personali, con una nota sul proprio sito, si è espresso sulla materia fornendo una serie di consigli utili agli utenti per un utilizzo dei VVA a prova di privacy. In particolare, l’Autorità si è soffermata su una serie di abitudini quotidiane da acquisire per proteggersi al meglio, come disattivare l’assistente vocale prima di dormire o più in generale quando non lo si utilizza, evitare di condividere un quantitativo eccessivo di informazioni, soprattutto quelle più sensibili, e cancellare periodicamente la cronologia delle ricerche. Il tutto, come sempre, accompagnato da un’importante attività di informazione circa l’uso dei propri dati da parte dell’assistente vocale, dalla raccolta all’archiviazione, fino alla cessione degli stessi a terzi.

di Marco Martorana

lunedì 12 aprile 2021

Ultime novità INPS. Decreto “Sostegni”. Misure di sostegno per i lavoratori con disabilità e per chi presta assistenza a familiare con disabilità grave

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 30/2021

Facciamo il punto sulle ultime novità provenienti dall’INPS e, sul piano normativo, dalla decretazione d’urgenza, che interessano sia i lavoratori con disabilità, sia i lavoratori che assistono familiari con disabilità grave.

Lavoratori dipendenti: nuovo congedo parentale Covid-19, prorogato fino al 30 giugno 2021 (INPS, messaggio n. 1276 del 25/03/2021, all 1). Il Decreto Legge 13 marzo 2021, n. 30, ha previsto un nuovo congedo parentale per i lavoratori dipendenti con figli affetti da Covid-19, in quarantena da contatto, oppure nei casi di sospensione dell’attività didattica in presenza o di chiusura dei centri diurni assistenziali. Il nuovo congedo è indennizzato al 50 per cento della retribuzione e spetta ai genitori lavoratori dipendenti pubblici e privati, alternativamente tra loro (non negli stessi giorni), per figli conviventi minori di anni 14. Per poter fruire del congedo in esame per la cura di figli con disabilità grave (art. 3, comma 3, legge n. 104/1992), non sono richiesti il requisito della convivenza e del limite di 14 anni di età.

Per la domanda del congedo, si avvisa che i genitori lavoratori dipendenti privati, i quali, solitamente, si avvalgono dei canali telematici INPS per la presentazione delle domande di permessi e/o congedi, dovranno, al momento, formalizzare la richiesta direttamente al datore di lavoro, perché l’INPS non ha ancora rilasciato il nuovo sistema per la presentazione delle domande. È, comunque, già possibile fruire del congedo in argomento con richiesta al datore di lavoro, regolarizzando la medesima, successivamente, presentando l’apposita domanda telematica all’INPS. Sul punto, l’Ente previdenziale diramerà un nuovo messaggio.

I genitori lavoratori dipendenti pubblici, invece, continueranno a presentare la domanda di congedo direttamente alla propria Amministrazione pubblica datrice di lavoro, secondo le consuete indicazioni.

Per i genitori di figli di età compresa tra i 14 e i 16 anni, è previsto il diritto di astenersi dal lavoro senza corresponsione di retribuzione o indennità, e senza contribuzione figurativa (assenza assimilabile all’aspettativa dal lavoro), per la cui fruizione deve essere presentata domanda ai soli datori di lavoro e non all’INPS.

Lavoratori fragili (Decreto “Sostegni”). L’art. 15 del Decreto Legge 22 marzo 2021, n. 41, estende fino al 30 giugno 2021 le tutele disposte a favore dei lavoratori fragili dal Decreto “Cura Italia”. In particolare, viene prorogata fino al 30 giugno 2021 la possibilità per i dipendenti (pubblici o privati) con immunodeficienze, affetti da patologie oncologiche e/o da disabilità grave di svolgere l’attività in modalità di lavoro agile.

Viene prorogata fino al 30 giugno 2021, per i dipendenti pubblici e privati, l’equiparazione delle assenze dal lavoro al ricovero ospedaliero (art. 26 del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18). Viene, altresì, confermato che tali periodi di assenza dal servizio non sono computabili ai fini del periodo di comporto. E, ancora, che in questi casi agli interessati spetterà una indennità sostitutiva corrisposta dall’INPS, di importo inferiore rispetto alla ordinaria retribuzione del datore di lavoro, secondo le modalità indicate nel messaggio 2584 del 24/06/2020 (all. 2).

Sotto quest’ultimo aspetto, tenuto conto dell’importo più basso dell’indennità sostitutiva rispetto allo stipendio, rinnoviamo l’invito a far uso dell’assenza per malattia equiparata al ricovero ospedaliero solo in caso di effettiva necessità.

L’art. 34 del Decreto “Sostegni” istituisce un Fondo denominato “Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità”. Occorrerà attendere uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per conoscere meglio i criteri e le modalità per l’utilizzazione delle risorse a disposizione (per il 2021, si parla di una dotazione di 100 milioni di Euro), volte a finanziare progetti per l’inclusione, l’accessibilità e il sostegno a favore delle persone con disabilità.

Permessi assistenziali legge n. 104/1992 (art. 3 e 6) e lavoro a tempo parziale di tipo verticale o di tipo misto. Nuove istruzioni (INPS, circolare n. 45 del 19/03/2021, all. 3). Con questa circolare, l’INPS fornisce nuove indicazioni relative al riproporzionamento della durata dei permessi fruiti da lavoratori dipendenti in part-time verticale o misto alla luce degli orientamenti della Corte di Cassazione, che con due decisioni (sentenze 29 settembre 2017, n. 22925 e 20 febbraio 2018, n. 4069) ha statuito che la durata dei permessi, qualora la percentuale del tempo parziale di tipo verticale superi il 50 percento del tempo pieno previsto dal contratto collettivo, non debba subire decurtazioni in ragione del ridotto orario di lavoro; ciò vale per i permessi L. 104/92 a giorni (3 giorni al mese) e per quelli a ore (2 ore al giorno).

L’Ente previdenziale conferma, altresì, le disposizioni fornite al par. 2 del messaggio n. 3114/2018 sia per il part-time orizzontale sia per il part-time verticale e di tipo misto fino al 50 percento. Pertanto, i tre giorni al mese o le due ore giornaliere di permesso non andranno riproporzionati in caso di part-time orizzontale; lo saranno per il part-time verticale o misto secondo il calcolo riportato nel messaggio prima indicato.

Il file .zip contenente il presente comunicato ed i relativi allegati può essere scaricato tramite il seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2021/04/COMUNICATO%2030.zip

Disabili e vaccini, prenotazioni nel caos, crescono le proteste

BresciaOggi del 12/04/2021

La procedura per prenotare le vaccinazioni dei soggetti disabili, dei fragili e dei vulnerabili in Lombardia sta funzionando male: un disguido inaccettabile. Le associazioni hanno segnalato i tanti casi alla Regione che alla fine si è mossa. Vanno segnalati i nominativi di chi ha avuto problemi per essere ammessi alle liste.

BRESCIA. Da venerdì sono state aperte le possibilità di prenotazione della vaccinazione anti-Covid alle persone vulnerabili o con grave disabilità non in carico ad una struttura ospedaliera, ai sensi della legge 104 del 1992 che dà priorità all'accesso ai servizi sanitari ai soggetti fragili. Ma qualcosa non ha funzionato e le segnalazioni di protesta si sono susseguite a pieno ritmo. Il portale (prenotazionevaccinicovid.regione.lombardia.it gestito da Poste italiane) ha infatti rifiutato molte persone rientranti in queste categorie, nel Bresciano ma pure nelle altre provincie lombarde. Per esempio per quel che riguarda chi ha disabilità visiva «nella sola giornata di venerdì sono state oltre una decina le segnalazioni che ci sono pervenute di soci che non sono stati accettati dal portale della Regione», conferma Sandra Inverardi, presidente della sezione bresciana dell'Unione ciechi e ipovedenti (Uici). Tra questi Nicola Stilla, che, oltre ad essere socio Uici, è presidente regionale di Fand (Federazione delle associazioni nazionali delle persone con disabilità). Stilla ha provato a prenotare già il primo giorno ma «sul portale non sono stato accettato perché non risultavo rientrante nella categoria, sebbene sia nella fascia d'età considerata, cioè dai 16 ai 70 anni e con l'attestazione della legge 104 - spiega -. In qualità dei ruoli che ricopro ho subito fatto attivare un'indagine, dalla quale si è capito il motivo del disguido: i dati non aggiornati dell'Inps».Per comprendere che cosa non sia andato per il verso giusto bisogna sapere che il portale della Regione fa riferimento alle liste inviate dall'Inps nelle quali risulta se una persona ha qualche disabilità riconosciuta dalla legge 104 e, nello specifico, in riferimento all'articolo 3 comma 3: «Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici». Il problema è che i dati in possesso dell'Inps iniziano dal 2010, quindi chi ha avuto il riconoscimento in data anteriore (e si tratta della maggioranza dei casi) non viene accolto dal portale regionale della vaccinazione perché non rientrante nelle liste della categoria che, appunto, non sono affatto complete. Una volta trovato il motivo Stilla si è messo in contatto con la Regione: «Ho sentito gli assessori alla disabilità Alessandra Locatelli e al welfare Letizia Moratti per segnalare la questione e insieme abbiamo trovato la soluzione: non appena alla Regione arriveranno i nominativi delle persone che sono state escluse per questo motivo legato alle liste Inps, i tecnici sono pronti ad inserirli e, quindi, a far venir meno l'ostacolo burocratico ed informatico». L'appello è quindi quello di prendere contatti con le associazioni territoriali di riferimento alla propria disabilità e segnalare il proprio caso: l'Uici per esempio è già attiva ad accogliere i nominativi «anche di chi non è socio ma è ipo o non vedente», precisa Stilla. Prima si compilano questi elenchi prima il problema dovrebbe essere risolto, ponendo rimedio ad un'altra situazione che ha creato disagio in fase di prenotazione in Lombardia. 

domenica 11 aprile 2021

Musei, una ripartenza nel segno dell'accessibilità

InVisibili Blog del 11/04/2021

Tempo di pandemia, la cultura si reinventa. Emblematico è il caso dei musei, fisicamente chiusi ma visitabili virtualmente, con modalità che si avvicinano molto a quelle utilizzate dalle persone con disabilità che incontrando ostacoli a volte insuperabili, da sempre devono usare il Web per coltivare le loro passioni. Ma perché non sfruttare questo periodo sospeso per costruire una ripartenza all’insegna della piena accessibilità? Alcune esperienze dimostrano che è possibile ma cominciamo snocciolando qualche dato.

L’Italia dei musei conta un patrimonio quantificabile in quasi 5 mila istituzioni aperte al pubblico, diffuse capillarmente: in un comune italiano su tre è presente almeno una struttura museale, alcuni paesi con meno di 2 mila abitanti arrivano a contare sino a 5-6 piccole istituzioni di carattere storico-artistico (dati Istat). Le regioni più “ricche” sono Toscana (553), Emilia-Romagna (454), Lombardia (433), Piemonte (411), Lazio (357) e Veneto (304). Avviata ma ancora incompleta la digitalizzazione del patrimonio. Solo il 10% dispone di un catalogo digitale e soltanto un’istituzione su dieci è visitabile in modo virtuale. Limitato l’utilizzo di tecnologie interattive, meno della metà fornisce ai visitatori supporti come smartphone o tablet, sale multimediali, tecnologia QR Code e percorsi di realtà aumentata.

Meglio sul fronte comunicazione: oltre la metà ha un sito Web dedicato e un account sui social media. Parecchio da fare anche sul fronte accessibilità. Malgrado questo patrimonio di bellezza e cultura sia in grado di mobilitare più di 128 milioni di visitatori l’anno, nonostante il nostro Paese vanti eccellenze assolute come Pompei per tutti, il più grande itinerario archeologico fruibile del mondo, numerose realtà presentano barriere fisiche e sensoriali che impediscono alle persone con disabilità il pieno accesso delle risorse disponibili.

Appena il 53% dei musei italiani è attrezzato con rampe, bagni accessibili ed elevatori (Umbria, Emilia-Romagna, Lombardia e Lazio le più virtuose), poco più di uno su dieci (12%) offre percorsi tattili e informativi per ipovedenti e non vedenti, principalmente in Puglia, Veneto, Sardegna e Lazio, mentre per quanto riguarda l’assistenza specializzata le strutture più fruibili si trovano in Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e nella provincia autonoma di Bolzano.

L’indagine Istat non fa cenno alle barriere della comunicazione che impediscono la partecipazione alla cultura delle persone sorde. Qualcosa ultimamente si è mosso, ed è bello che sia capitato proprio nel 2020, l’anno primo della pandemia. È accaduto nel cuore dell’Emilia, a Parma, nel Museo d’Arte Cinese ed Etnografico e nel Museo Diocesano. Con il progetto congiunto Insieme al Museo, nel maggio scorso si sono aggiudicati il secondo posto nel bando promosso dal Comune nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020-2021. L’iniziativa che hanno elaborato si rivolge alle persone con deficit cognitivi e ai loro caregiver. Attraverso un’esperienza multisensoriale e interattiva, guidata da operatori formati appositamente, si potranno visitare gli spazi espositivi delle due realtà, concludendo il percorso con una pausa caffè insieme, per vivere il museo come luogo di convivialità. Per sedimentare il ricordo, verrà consegnato materiale fotografico da portare a casa. Va detto che entrambe le storiche istituzioni della città ducale sono da tempo impegnate in progetti di inclusione.

Le sale espositive del Museo Cinese ed Etnografico, restaurate nel 2012, sono prive di barriere architettoniche e dotate di pannelli ed espositori ad altezza adatta alle persone in sedia a rotelle; nel 2017 il Museo Diocesano è stato oggetto di un’iniziativa per potenziare l’accessibilità del complesso monumentale di Piazza Duomo a Parma, comprendente anche la Cattedrale e il Battistero, mediante un percorso tattile con modelli 3D. Finiti i tempi del museo luogo statico che conserva ed espone, oggi diventa un serbatoio che promuove l’inclusione nella vita civile, sociale e culturale, fornendo nuovi stimoli di relazione al di fuori degli ambienti di cura e domestici.

di Stefania Delendati

giovedì 8 aprile 2021

Iva agevolata anche quando non ci sono i documenti

Il Sole 24 Ore del 08/04/2021

Il disabile che al momento dell’acquisto di una autovettura non presenta la documentazione al venditore per poter fruire dell’Iva agevolata al 4% (in luogo del 22%) non perde necessariamente l’incentivo. È possibile produrre i documenti anche successivamente, a patto che il disabile abbia già avviato il procedimento per richiederli e i presupposti per ottenere il beneficio siano verificati alla data dell’acquisto del veicolo. Per esempio, possono essere desumibili dal certificato della Commissione medica locale. Tutto questo è stato chiarito dall’agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 69 del 1° febbraio 2021).

Nel caso in cui il cliente non presenti la documentazione all’atto dell’acquisto, il venditore è comunque tenuto ad applicare in prima battuta l’Iva ordinaria. Ma può emettere una nota di variazione in diminuzione al ricevimento della documentazione attestante il possesso dei requisiti richiesti alla data dell’acquisto dell’autovettura.

Resta fermo che la nota di credito può essere emessa solo entro un anno dalla cessione; in alternativa, il venditore può richiedere il rimborso entro due anni dal versamento o dal verificarsi del presupposto per la restituzione (articolo 30-ter del DPR 633/1972).

La platea dei soggetti interessati è ampia e comprende i disabili con ridotte o impedite capacità motorie a condizione che i veicoli siano appositamente adattati; i soggetti non vedenti o non udenti; i soggetti con handicap psichico o mentale titolari di indennità di accompagnamento e, infine, i disabili con grave limitazione delle capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni. L’acquisto del veicolo può essere effettuato anche da un familiare, se il disabile è a suo carico fiscalmente.

I veicoli oggetto dell’incentivo sono le autovetture, gli autoveicoli per il trasporto promiscuo e gli autoveicoli specifici nuovi o usati, rispettivamente lettera a), c) e f) del comma 1 dell’articolo 54 del Dlgs 285/1992 (il Codice della strada). Tali veicoli devono avere cilindrata fino a 2.000 centimetri cubici se con motore a benzina (anche ibrido) e 2.800 se con motore diesel (anche ibrido) oppure potenza non superiore a 150 kiloWatt se con motore elettrico.

Sono agevolabili anche le motocarrozzette, i motoveicoli per trasporto promiscuo, i motoveicoli per trasporti specifici, definiti dalle lette b), c) e f) del comma 1 dell’articolo 53 del Codice, con le medesime limitazioni sulla cilindrata e la potenza massima. Ma in questo caso la platea è un po’ più ristretta rispetto agli autoveicoli: sono esclusi i non vedenti e i non udenti.

È altresì richiesto che il beneficiario non abbia già acquistato nel quadriennio precedente un altro veicolo con la stessa agevolazione, salvo furti e demolizioni risultanti dal Pra. Quest’ultima condizione potrà essere attestata mediante dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Tra la documentazione da fornire vi è il certificato della Commissione medica attestante la condizione di disabilità e per i disabili psichici o mentali anche il certificato di attribuzione dell’indennità di accompagnamento. In aggiunta, per i soggetti con ridotte o impedite capacità motorie non affetti da grave limitazione alla capacità di deambulazione, serve la patente di guida speciale e la prescrizione degli adattamenti. Infine, nel caso dell’acquisto da parte del familiare, occorre anche una copia della dichiarazione dei redditi.

di Stefano Sirocchi

«Così mettiamo in cattedra i disabili»

Avvenire del 08/04/2021

La Cei vara il Regolamento del Servizio nazionale. La responsabile suor Donatello: una rete vitale tra le realtà ecclesiali che se ne prendono cura.

Occuparsi della persona con disabilità a 360 gradi, e non circoscrivere l'impegno al percorso di iniziazione cristiana. È il compito del «Servizio nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità» (Snppd), istituito nel settembre 2019, di cui il Consiglio episcopale permanente della Cei ha approvato il Regolamento nella recente sessione di fine marzo: «Il Snppd - recita la premessa del Regolamento - sposta lo sguardo sulla persona nella sua interezza e assume la disabilità come condizione esistenziale da sostenere, nell'ottica del progetto di vita, e non più come condizione da cui guarire». Lo conferma la responsabile del Snppd, suor Veronica Amata Donatello: «La premessa del Regolamento già dice tutto - spiega -. Per anni si è lavorato solo in un aspetto, che sembrava il più cruciale trent'anni fa, quello della catechesi, che ha smosso tutte le istanze della vita. Credo che sia molto bello assumere una visione olistica, anche una visione antropologica chiara, il guardare l'altro nella sua interezza ». Significa anche far riconoscere «la dignità di ogni persona con disabilità»: «Vogliamo - continua suor Donatello - mettere in atto una cultura di sinergie e di collaborazioni che eviti sempre più sia la 'cultura dello scarto’ denunciata da papa Francesco ma anche la cultura - dico io - dei compartimenti stagni, o della pastorale della delega. Questo Servizio aiuta un po’ a fare rete, tesse le maglie tra le congregazioni, le associazioni, i movimenti, le parrocchie, le diocesi. Stiamo realizzando un lavoro molto bello di mappatura. E a volte c'è più di quello che sappiamo».

Quanto si amplia lo sguardo, tanto si ampliano finalità e compiti del Snppd, tra cui «consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura dell'inclusione». «Non è una prassi ordinaria - ammette suor Donatello -, ma ci sono esperienze sempre più diffuse: nella catechesi questo è già più in atto, e in molte comunità c'è sempre maggiore presenza anche di adulti con disabilità nel tessuto parrocchiale». Anche sostenere i familiari è tra gli obiettivi: «La famiglia - commenta suor Donatello - deve fare un cammino di decentramento, guardare in alto in un'ottica di progettualità, perché non è scontato per tutti. Più un figlio ha disabilità complesse più è da accompagnare anche la famiglia a una sana genitorialità. Non è facile per i genitori, né per i fratelli, però è un cammino in cui si cresce insieme. Credo che dobbiamo anche cambiare punto di vista, dando voce alla persona con disabilità: questo tempo di pandemia è faticoso per la famiglia, ma è più faticoso per tutte le persone con disabi-lità: sono loro che hanno perso tanto, non solo in termini di servizi che mancano. Ma questo tempo, dove è stato possibile, ha messo in moto risposte belle delle comunità. E lavoriamo con le strutture - sia di ordine parrocchiale sia opere grandi - sulla progettualità di vita: perché al centro dobbiamo mettere le persone con disabilità». Il Regolamento del Servizio prevede una Consulta nazionale: «Non è ancora costituita, ma da due anni - aggiunge suor Donatello - c'è un gruppo di lavoro che collabora con me, ognuno con una competenza specifica». Di questo gruppo fanno parte don Diego Pancaldo, assistente spirituale della Fondazione Maic (Maria Assunta in Cielo) di Pistoia, e Roberto Franchini, docente di Progettazione delle attività educative speciali presso il Dipartimento di Pedagogia dell'Università Cattolica a Brescia. «Le persone con disabilità hanno un carisma e una ricchezza - osserva don Pancaldo - che devono essere poste all'interno della realtà ecclesiale con sempre maggiore apertura, perché la preghiera dei ragazzi disabili e la relazione che hanno con il mistero sono un grande segno di speranza per tutti». «L'ostacolo - spiega Franchini - è un pregiudizio sotterraneo che abbiamo tutti noi: che i disabili intellettivi non capiscano, per cui non sarebbe necessario proporre loro un cammino di fede. Questo è un errore grande perché la spiritualità è qualcosa di diverso dalla razionalità. La presenza delle persone con disabilità intellettiva e disturbi del neuro-sviluppo è molto importante dentro la comunità cristiana, perché porta il dono di una fede immediata e senza tanti fronzoli». Conferma don Pancaldo: «Più sto con questi ragazzi e adulti, più mi rendo conto che Dio opera cose stupende: nella preghiera hanno a volte intuizioni per cui uno si domanda da dove gli vengano. Quando pregano esprimono una ricchezza capace di stupire e di creare gioia, e un clima spirituale pieno di letizia, che i giovani intuiscono. Da anni, insegnando in un liceo, cerco di creare ponti tra il mondo dei giovani e quello della disabilità: c'è uno scambio di doni da valorizzare». «Tutti noi sappiamo, e il Papa lo ripete sempre, che le periferie vanno in cattedra e che i poveri ci salveranno - sottolinea suor Donatello - ma non ci mettiamo mai alla loro scuola». «Il Snppd - ricorda Franchini - promuove la qualità della vita globale della persona con disabilità attraverso tutti gli strumenti a disposizione. E quindi interlocutori sono, oltre al mondo ecclesiale, anche tutte le strutture, le residenze, i centri diurni, il mondo professionale che corre invece il rischio di fermarsi all'aspetto tecnico, senza lo sguardo pastorale».

di Enrico Negrotti

Blocnotes mese di aprile 2021

Scaricabile al seguente link il numero di aprile del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES APRILE 2021 (formato .doc)

LA FRAGILITÀ TRA ETICA ED ECONOMIA - Verso un benessere condiviso

La rete di progetto “Essere In-Intrighi di Montagna”, finanziata da Regione Lombardia e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Risorse per il Terzo Settore Regione Lombardia decreto n.13879 del 30 settembre 2019), vi invita venerdì 9 aprile dalle ore 17:00 alle 19:00 all’evento online gratuito “La fragilità tra etica ed economia. Verso un benessere condiviso” trasmesso in diretta sul canale YouTube di TeleUnica: https://www.youtube.com/channel/UCrgUR-pTN1jO07HT5T24D6w  

Le associazioni “dappertutto” con Anffas Sondrio, FabLab Sondrio, UICI-Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, UILDM-Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare ed ENS-Ente Nazionale Sordi con la collaborazione e il sostegno del Centro di Servizio per il Volontariato Monza Lecco Sondrio e la mediapartnership di TeleUnica intendono offrire a tutti i cittadini un momento di riflessione e confronto che muoverà da tre parole chiave: fragilità, etica ed economia.

Per farlo, i promotori si sono affidati a 4 ospiti d’eccezione:

- Domenico Iannacone, giornalista di RAI 3

“Comunicare l’etica”

- Marco Rasconi, presidente nazionale di UILDM-Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

“Un’economia inclusiva”

- Sabrina Paravicini, attrice, autrice, regista originaria di Morbegno e mamma di Nino

“Trasformare la fragilità in risorsa”

- Vito Mancuso, teologo

“Etica, economia, fragilità: quale scelta per un benessere condiviso?”

L’evento vedrà anche il coinvolgimento dei giovani per capire qual è il loro punto di vista sulle tematiche affrontate.

Le associazioni hanno avviato una stretta collaborazione con alcune classi delle scuole superiori della provincia formando ed informando studenti e insegnanti, anche attraverso testimonianze in prima persona, su caratteristiche, stereotipi, approcci, bisogni, risorse ed emozioni circa l'attività e le esperienze proposte dalle associazioni del territorio che tutelano le persone con disabilità e i loro familiari.

La parte dedicata ai giovani sarà introdotta dal dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale Fabio Molinari.

L’evento potrà contare sulla moderazione di Fabio Panzeri, direttore di Unica TV.

“Il nostro obiettivo è riscoprire e dimostrare che la fragilità rappresenta una parte naturale della società con il preciso scopo di mantenerne in equilibrio il valore. È un enorme autogol mettere ai margini le persone con fragilità – spiega Walter Fumasoni, presidente di dappertutto, associazione capofila della rete progettuale – la pandemia ci ha fatto scoprire tutti un po’ più fragili, ha permesso a tutti di capire cosa vuol dire non avere una cura, dover rimanere chiusi a casa, ha rimescolato le carte. Noi vogliamo lanciare il messaggio che si può ripartire in maniera diversa, cominciando da quello che abbiamo perso in termini di inclusione e facendo tesoro di quello che abbiamo imparato.

Come si può creare a partire da questo tempo di pandemia una società migliore?”

L’evento fornirà quattro diverse chiavi di lettura: quella di un giornalista, di una persona del mondo dello spettacolo, di un presidente di un’associazione di volontario con alle spalle studi di economia e di un teologo. I giovani offriranno il quinto sguardo.

“Economia, etica e fragilità insieme diventano progresso ed evoluzione e permettono uno sviluppo economico sociale e civile – sottolinea Fumasoni – l'economia per essere etica deve produrre benessere. La fragilità può fare da collante tra etica ed economia perché ha in sé dei valori importanti. Crediamo fortemente che nessuno debba essere lasciato da parte e che le persone più fragili abbiano tanto da interrogare la cosiddetta normalità perché possono offrire orizzonti differenti di senso. Si può ricostruire una comunità partendo dalle sue fragilità”.

L’incontro è rivolto a tutta la cittadinanza, di ogni età. Vuole essere un’occasione di conoscenza, riflessione e confronto. Una pausa di ristoro e di incontro, sia pur a distanza.

Info: i.pusterla@csvlombardia.it

mercoledì 7 aprile 2021

Campagna 5 x 1000

Carissime e Carissimi,

siamo entrati anche quest'anno nel periodo delle dichiarazioni dei redditi... e come ogni anno vi ricordiamo che devolvere il 5 X 1000 alla I.A.L.C.A. significa promuovere la ricerca scientifica e l’assistenza clinica nel campo dell’amaurosi congenita di Leber negli ambiti della diagnosi, terapia, follow-up, riabilitazione ed assistenza

ai bambini affetti da tale patologia e ai loro familiari, quindi... mi raccomando: diffondete tra amici e parenti! :)

Il codice fiscale da indicare alla voce "Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale..." è: 96036310181.

Un grosso abbraccio! 

(Nell'immagine "Dammi un Cinque!", con sotto disegnata una mano e la scritta 5 x mille con il codice fiscale dell'Associazione)