sabato 15 maggio 2021

Il ruolo del supporto psicologico nella disabilità

Disabili.com del 15/05/2021

L’importanza di un supporto psicologico deriva dall’essere affiancati in un percorso non solo di accettazione della disabilità, ma anche di crescita ed autonomia.

Quando una disabilità irrompe, le ripercussioni su tutti gli aspetti della vita sono molteplici, e possono investire anche il piano psicologico. Che arrivi in modo improvviso, a conseguenza di un evento traumatico come un incidente stradale, o a causa di una malattia, la disabilità è una condizione che può avere un grosso impatto anche sullo stato di benessere psicologico.

Depressione, scompensi generati dalla difficoltà di accettare la propria nuova condizione, problemi con la propria famiglia e più in generale nei rapporti sociali, sono tra le manifestazioni più comuni per le persone con disabilità. Il ruolo della psicologia in questi casi è fondamentale. Psicologi e psicoterapeuti, in sinergia con tutte le altre figure coinvolte (medici, insegnanti, famiglia etc), rappresentano la chiave di volta per evitare che la disabilità possa diventare un limite. Fanno sì che l’autonomia e la progettualità non siano precluse. Ma in cosa consiste la psicologia della disabilità e perché bisogna richiedere il supporto di psicologi specializzati?

Psicologia della disabilità: perché è così importante?

La psicologia della disabilità si occupa del percorso di accettazione della disabilità, della crescita e della conquista dell’autonomia personale. La progettualità ha soppiantato l’assistenzialismo e la medicalizzazione. Il grande vantaggio offerto da questo tipo di approccio è che focalizza l’attenzione sulle risorse e le potenzialità delle persone disabili ed è proprio su entrambe che struttura la quotidianità e la visione sul futuro.

L’obiettivo finale è far sì che i pazienti accettino in primo luogo la propria disabilità e imparino, con gli strumenti forniti, a conviverci sfruttando al meglio le proprie risorse, energie ed abilità nella vita di tutti i giorni. Altro aspetto importante è rappresentato dalla vita sociale. Ed anche in questo caso psicologi e psicoterapeuti si occupano di fornire i giusti strumenti per vivere con serenità il rapporto con gli altri. Superando i pregiudizi, la paura, l’ansia e tutte quelle emozioni che disorganizzano gli individui a livello cognitivo.

ICF: la globalità del soggetto e l’ambiente in cui vive

L’ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) è uno standard internazionale che viene utilizzato per misurare e classificare la salute e la disabilità. Rispetto ai criteri precedenti, l’ICF ha introdotto un nuovo modo di osservare la persona con disabilità. Non si guarda più soltanto alle menomazioni o i deficit per elaborare il percorso riabilitativo. Tiene conto della globalità del soggetto e dell’ambiente in cui vive. Dunque la valutazione è molto più ampia e focalizza l’attenzione anche sul contesto ambientale (culturale, norme sociali, istituzioni, etc) e sulla persona (genere, età, background sociale, condizione di salute, carattere, professione, etc). Ciò consente, in parole semplici, di non identificare più la persona disabile con la sua disabilità. Si fa leva sulle caratteristiche e qualità della persona, sulle sue potenzialità ed abilità e si educa l’ambiente circostante affinché superi il concetto di barriera psicologica (reazioni e accettazione della disabilità da parte della famiglia, della società). A parità di disabilità di partenza, infatti ogni individuo, a seconda del contesto ambientale, vive la propria condizione in modo diverso. L’obiettivo è fare in modo che il grado di handicap si riduca il più possibile, facendo leva sulle parti sane dell’individuo e le sue potenzialità. L’ICF mette inoltre in risalto l’importanza della famiglia della persona disabile nel percorso riabilitativo: il suupporto psicologico è essenziale anche per gli altri componenti del nucleo.

Come affrontare la disabilità?

Da quanto detto finora appare evidente che il supporto psicologico può essere estremamente utile per le persone disabili e per le loro famiglie. Ma dove trovare le figure specializzate nel settore? Supponiamo che tu viva a Varese, il modo più semplice per ottenere un elenco di psicologi di Varese è utilizzare portali tematici che in pochi secondi restituiscono i contatti utili per diverse città e province italiane. L’importante è che siano autorevoli. Basta far attenzione ad alcuni elementi:

- il sito offre contatti di psicologi e psicoterapeuti iscritti regolarmente all’albo;

- i contatti delle figure professionali proposte sono aggiornati;

- sono riportate le specializzazioni e le competenze dei professionisti.

Se il portale specializzato in psicologia rispetta i 3 punti su citati, hai trovato un ottimo punto di riferimento per la ricerca dello psicologo/psicoterapeuta.

Un ultimo consiglio: se la disabilità fa parte della tua vita o di quella di una persona a te cara, richiedi un supporto psicologico. Le prime barriere da abbattere sono proprio la paura e la rabbia per una condizione difficile da accettare.

Novità in materia di invalidità. Pubblicazione del Decreto Ministeriale in materia di IVA ridotta al 4 per cento per l’acquisto di sussidi tecnici e informatici e nuove disposizioni INPS nei confronti degli assenti a visita di revisione

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 41/2021

In breve le ultime novità in materia di invalidità, contenute nel Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 7 aprile 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 4 maggio 2021, n. 10.

L’art. 29 bis del Decreto Legge n. 76 del 16 luglio 2020, convertito con modificazioni dalla legge n. 120 dell’11 settembre 2020, ha introdotto, nei confronti delle persone con disabilità, nuove misure di accesso alle agevolazioni fiscali sui sussidi tecnici e informatici di comune reperibilità; rinviava, però, a un apposito decreto ministeriale, per individuarne le modalità operative, al fine di superare quelle attualmente in vigore, disciplinate dal DM del 14 marzo 1998, secondo cui, per ottenere l’IVA agevolata al 4 percento, era richiesto, unitamente al verbale di riconoscimento della disabilità, una “specifica prescrizione autorizzativa rilasciata dal medico specialista della azienda sanitaria locale di appartenenza dalla quale risulti il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico e informatico e la menomazione (…) [motoria, visiva, uditiva o del linguaggio]”.

A questo scopo, il DM del 7 aprile 2021, entrato in vigore lo scorso 4 maggio, prevede all’art. 1, lett. a) che “Ai fini dell’applicazione dell'aliquota del 4 per cento per le cessioni di sussidi tecnici e informatici effettuate direttamente nei loro confronti, le persone con disabilità, al momento dell’acquisto, producano copia del certificato attestante l’invalidità funzionale permanente rilasciato dall’azienda sanitaria locale competente o dalla commissione medica integrata”.

Detto Decreto stabilisce, in particolare, che i verbali collegiali INPS dovranno riportare, oltre alle voci relative al contrassegno disabili e alle agevolazioni fiscali sui veicoli (IVA al 4 percento e detrazione IRPEF al 19 percento), anche una ulteriore voce, che faccia esclusivo riferimento al diritto alle agevolazioni sui sussidi tecnici e informatici, volti all’autonomia e all’autosufficienza. Conseguentemente, se prima spettava al medico specialista della azienda sanitaria locale il compito di certificare il collegamento funzionale fra prodotto e disabilità, ora tale incombenza spetterà alle Commissioni di accertamento ASL/INPS.

Sul punto, siamo ancora in attesa delle istruzioni operative dell’INPS che – con apposito messaggio – avrà modo di chiarire meglio le modalità applicative e la corrispondente dicitura, che verrà riportata a verbale. Tali novità, che dovranno essere inserite nella procedura informatica dell’INPS utilizzata anche dalle Commissioni ASL, richiederanno tempi, che non si prospettano brevi.

A ogni modo, per fugare alcune perplessità, precisiamo quanto segue:

1. nel caso in cui il verbale non riporti la corrispondente voce relativa alle agevolazioni IVA sui sussidi tecnici ed informatici (condizione riferita a tutti i verbali attualmente in vigore), la prescrizione autorizzativa potrà essere rilasciata direttamente dal medico curante, senza più l’obbligo di rivolgersi a un medico specialista della ASL. Viene, infatti, previsto alla lett. b) dell’art. 1 che: “I certificati di cui al comma 2, dai quali non risulti il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico-informatico e la menomazione permanente (…) sono integrati con la certificazione, da esibire in copia all'atto dell'acquisto, rilasciata dal medico curante contenente la relativa attestazione, richiesta per l'accesso al beneficio fiscale”.

2. Il suddetto DM non interessa gli ausili, le protesi e le ortesi riportati all’interno del Nomenclatore tariffario che restano a carico del Servizio Sanitario Nazionale e per i quali valgono le consuete modalità.

INPS, messaggio n. 1835 del 6 maggio 2021.

A decorrere dal 6 maggio scorso, sono entrate in vigore le nuove istruzioni operative per le visite di revisione, in materia di accertamento della permanenza dei requisiti sanitari.

L’INPS, a cui è demandata la competenza nelle materie di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, ha previsto che l’assenza a visita di revisione alla prima chiamata determinerà la sospensione provvisoria della prestazione economica, con effetto dal primo giorno del mese successivo a quello di mancata presentazione a visita; ciò, in ogni caso, “a prescindere dall’esito della comunicazione postale”

Sul punto, potrebbero profilarsi gli estremi di un eccesso di potere decisionale, da parte dell’Istituto), oltre che una miriade di ricorsi da parte degli interessati.

Con apposita lettera abbiamo già segnalato al Ministro alle disabilità Erika Stefani la problematica, richiedendo l’applicazione corretta e legittima delle norme in vigore che prevedono la eventuale revoca della prestazione soltanto al termine del processo di revisione.

Il messaggio INPS del 6 maggio 2021, purtroppo, supera, infatti, le precedenti indicazioni del messaggio n. 2002 del 19 marzo 2015, secondo cui, invece, l’esito della spedizione della convocazione alla visita di revisione risultava rilevante; tant’è che l’Istituto di previdenza procedeva, ricorrendone le condizioni giustificative, a una seconda convocazione.

Secondo le nuove disposizioni, invece, l’interessato sottoposto a revisione, impossibilitato a presenziare alla prima chiamata a visita collegiale, avrà 90 giorni di tempo per fornire alla Sede INPS di riferimento una idonea giustificazione di natura amministrativa o sanitaria che verrà valutata senza che siano stati definiti e chiariti i criteri della “idoneità” della giustificazione stessa, lasciando quindi intravedere situazioni di ampia discrezionalità.

Infatti, solo se il motivo dell’assenza sarà ritenuto fondato da INPS, verrà disposta una seconda convocazione a visita collegiale, altrimenti l’Istituto procederà automaticamente alla revoca definitiva della prestazione di invalidità, a decorrere dalla data di revisione.

In buona sostanza, la revoca definitiva delle prestazioni Cat. INVCIV avverrà nelle seguenti ipotesi:

• mancato invio della giustificazione dell’assenza entro la scadenza dei 90 giorni dalla data della visita;

• valutazione negativa dell’idoneità della giustificazione da parte dell’INPS;

• assenza anche alla seconda convocazione.

Il provvedimento di revoca verrà spedito all’indirizzo dell’interessato.

Stanti dette condizioni, con l’auspicio che gli opportuni interventi possano portare a una modifica del provvedimento, riteniamo comunque essenziale fin da ora che le persone affette da cecità assoluta richiedano, in sede di visita collegiale di riconoscimento, che sia riportata a verbale la specifica voce relativa all’esonero dalle visite di revisione, tenuto conto del fatto che la cecità assoluta rientra, per legge, tra le patologie stabilizzate e ingravescenti, ai sensi e per gli effetti del Decreto Ministeriale del 2 agosto 2007 (al punto 11), e che, pertanto, dà titolo a tale esonero.

In allegato, il testo sia del DM del 7 aprile 2021, che del messaggio INPS n. 1835 del 6 maggio 2021.

Il file .zip contenente il presente comunicato ed i relativi allegati può essere scaricato da qui 

giovedì 13 maggio 2021

Dispositivi in aiuto a persone non vedenti, accordo tra comune e associazione ciechi

La Voce di Mantova del 13/05/2021

Se il Comune di Mantova ha pensato di adottare dei servizi per aiutare le persone non udenti, per quanto riguarda i soggetti ipovedenti, al contrario, già sono stati adottati alcuni accorgimenti. La giunta, infatti, ha approvato l’accordo di collaborazione tra il comune di Mantova e l’Associazione Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Mantova riguardo l’acquisto di alcuni particolari dispositivi. L’Associazione, infatti, ha presentato una proposta di collaborazione, da realizzarsi nel corso del biennio 2021-2022, in virtù della quale intende portare avanti alcuni progetti quali l’ottimizzazione dell’erogazione dei tanti servizi già in atto ed acquistare, come detto, alcuni dispositivi Alexa. Dispositivi che poi verranno distribuiti alle persone anziane e sole per promuovere l’autonomia nella ricerca di informazioni, di intrattenimento, comunicazioni e altro ancora. Inoltre, intende acquistare anche strumenti informatici accessibili (tablet) e distribuirli a giovani studenti e/o lavoratori in condizioni di necessità, allo scopo di supportarne al meglio lo sviluppo delle abilità, la formazione e l’apprendimento scolastico e lavorativo. Si tratta di un’iniziativa utile, sicuramente, per tutta la comunità.

«Si rimane colpiti da questo luogo»

Lucemagazine del 13/05/2021

Giovedì 13 maggio, la Ministra per le Disabilità Erika Stefani e l’Assessora della Regione Lombardia Alessandra Locatelli hanno visitato l’Istituto dei Ciechi di Milano, nell’ambito di un ciclo di incontri con diverse realtà che operano nel sociale, organizzato dall’assessorato regionale a Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari Opportunità.

Ad accogliere le due personalità c’erano Rodolfo Masto, presidente della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, i dirigenti e i dipendenti dell’Ente e alcuni rappresentanti dell’UICI, tra cui il presidente della sezione regionale lombarda Giovanni Battista Flaccadori, Nicola Stilla e, in collegamento web da remoto, il presidente nazionale Mario Barbuto.

Molti i luoghi visitati all’interno della sede di via Vivaio : l’organo di Sala Barozzi, da pochi mesi ritornato a suonare dopo un lungo e complicato intervento di restauro; il centro di progettazione e produzione del materiale didattico, che ha continuato a funzionare durante tutto il periodo della pandemia per distribuire supporti didattici agli studenti con disabilità visiva frequentanti le scuole della Lombardia; il Museo Louis Braille dove si trovano gli strumenti e gli esempi dei metodi di scrittura e lettura utilizzati nel tempo dai non vedenti; l’Archivio storico dove si conservano le carte e i documenti storici dell’Istituto a partire dalla sua Fondazione nel 1840.

La visita si è conclusa nei nuovi locali del Centro Diurno Disabili (CDD), che entrerà in funzione già dal prossimo settembre. «L’apertura di questo nuovo centro va vista come un segno di ripresa dopo le difficoltà vissute a causa della pandemia» ha detto il presidente Masto. «L’Istituto dei Ciechi, nonostante la gravità dei problemi causati dalla crisi sanitaria, ha fatto di tutto per garantire la continuità e la qualità dei servizi rivolti agli utenti disabili visivi».

«Si rimane colpiti da questo luogo - ha dichiarato la ministra - È incredibile come una struttura così maestosa e carica di storia continui a essere all’avanguardia nell’offrire servizi alle persone con disabilità visiva.» La ministra ha poi sottolineato l’importanza storica dell’occasione offerta dal Recovery plan per le persone disabili: «Sono stati stanziati 6 miliardi di euro tra i vari interventi, che avranno ricadute dirette sul mondo della disabilità. Questo ministero svolgerà un ruolo trasversale, di supervisione, affinché le altre amministrazioni pongano attenzione alle problematiche della disabilità».

L’Assessora regionale Alessandra Locatelli ha ribadito l’attenzione che Regione Lombardia rivolge alla formazione dei bambini con disabilità sensoriale, sottolineando la necessità di proporre occasioni di relazione per i giovani, soprattutto in questo delicato momento. «Puntiamo molto sui centri estivi e per questo la regione ha appena lanciato un bando inclusivo per incentivare le attività con i ragazzi disabili da parte degli enti locali».

Il Presidente Rodolfo Masto alla fine dell’incontro si è detto molto soddisfatto: «L’iniziativa va nel segno della contaminazione culturale fra le tante realtà, frutto della filantropia, che operano nel sociale e nel mondo della disabilità. La presenza delle istituzioni è un segno di riconoscimento di queste eccellenze, che meritano di essere sostenute per continuare a offrire servizi di qualità».

Il libro Braille, feticcio tattile che ha costruito la cultura dei ciechi

Superando del 13/05/2021

«Il libro Braille – scrive tra l’altro Giuseppe di Grande, nella bella ricognizione storica e sociale che proponiamo oggi – è stato lo strumento che ha portato la cultura e la parola tra le persone con disabilità visiva. Le persone native del Braille, cioè tutti i disabili visivi congeniti o acquisiti prima dell’avvento massivo dell’informatica, sentono e toccano nel libro Braille il feticcio della propria emancipazione, trasportati da un sentimento pari a quello delle persone normo-vedenti che provano emozioni per l’odore e la forma di un libro a stampa comune».

La passione per il “famigerato” odore della carta fa da corollario alle conversazioni di coloro che vogliono scongiurare l’impoverimento sensoriale a causa della parola elettronica. E così, in quell’eterno gioco duale che caratterizza i dialoghi, leggiamo appassionati innamoramenti verso il libro di carta, accese prese di posizione a favore della sua forma, del suo colore, del suo odore.

L’essere umano ha da sempre sentito l’esigenza di comunicare con gli altri individui della sua specie. Dopo la comunicazione mediante il linguaggio parlato, l’attenzione dell’uomo si è rivolta alla parola scritta, per poter trasferire e tramandare informazioni e conoscenza agli altri individui in modo indiretto. Il linguaggio parlato e scritto ha avuto sempre un ruolo centrale; non è stato solo il veicolo principale della comunicazione, ma è stato – ed è anche – il propulsore dell’evoluzione degli esseri umani. Pertanto la parola è stata ed è lo strumento di interazione tra persone al fine di trasmettere un messaggio.

In Occidente il processo di massificazione della parola è iniziato nel 1455, quando l’orafo e tipografo tedesco Johannes Gutenberg stampò 180 copie del primo libro (La Bibbia) utilizzando una macchina di sua costruzione. In più di cinquecento anni di diffusione del libro, questo medium ha reso accessibile la parola stampata a tutti gli esseri umani, diffondendo e distribuendo informazioni e conoscenza. Artefice della coesione sociale di un mondo in rapida espansione, ha tramandato sociologicamente credenze, tradizioni, superstizioni, riti religiosi, cultura.

L’odore dei libri è stato analizzato anche chimicamente; pare che sia dovuto al degrado della carta, contenente cellulosa, e al conseguente rilascio di sostanze organiche. Ma sensorialmente un libro è più del suo odore, perché coinvolge almeno altri due sensi: la vista e il tatto. In più un libro è potenzialmente fonte di emozioni per via della parola che porta tra le sue pagine. I sentimenti delle parole stampate si imprimono nella mente del lettore che, come in un processo di transfert inconsapevole, reifica la parola nel libro, nel medium concreto che tiene tra le mani; libro che àncora nella mente del lettore e della lettrice le emozioni trasmesse dalle parole stampate anche attraverso l’olfatto e la vista.

Per il primo libro Braille si deve andare avanti nella storia di ben quattrocento anni. Infatti, solo nel 1827 la parola vede la luce sotto un altro aspetto: i puntini. I glifi della stampa a caratteri mobili per la lettura delle persone cieche non sono utili, si inizia appena a capire che è necessario adottare un altro sistema. Per vedere i punzoni di una stampante Braille in azione si deve ancora andare avanti nel tempo di altri centocinquant’anni. Qualche anno prima, infatti, l’austriaco Alois Senefelder inventa una nuova tecnica di stampa che chiama “stampa chimica su pietra”: nasce la stampa litografica.

La litografia dopo qualche anno ha una buona diffusione quasi in tutta Europa; già nel 1831 si possono contare una sessantina di stabilimenti, mentre la Francia, la stessa in cui in quegli anni Louis Braille fatica a far capire il suo sistema, mobilita il Governo per sostenerne lo sviluppo.

Il medium resta sempre il libro, diventato nel frattempo più resistente della pietra. Per il Braille ciò che cambia è il sistema di lettura e scrittura. Non si può parlare di stampa in Braille, perché ancora non esiste, sebbene ci siano dei tentativi di goffratura dei caratteri su carta umida. La stampa in Braille vera e propria comincerà ad affacciarsi nella scena nel Novecento, mutuando la tecnica forse dalle lastre di zinco utilizzate in litografia al posto delle lastre di pietra.

Il Braille è rivoluzionario, è diverso, come a voler ulteriormente sottolineare la diversità dei ciechi in seno alla società. I ciechi col libro Braille è come se nascessero per la prima volta, almeno con la parola scritta. Prima del Braille, l’unico sistema che avevano avuto per comunicare era stata la parola parlata. Da metà Ottocento, la nuova scrittura Braille viene proposta in via sperimentale ai ragazzi ciechi che frequentano gli istituti; i vantaggi che essa procura sono di gran lunga superiori agli svantaggi. Una rivoluzione paragonabile a quella del Braille si avrà con l’avvento dell’informatica, negli Anni Novanta del Ventesimo secolo. Nel 1878 il Congresso Internazionale di Parigi dichiara il Braille “codice ufficiale di scrittura e lettura per non vedenti in tutti gli Stati”.

Per quanto neonato sia il sistema, il Braille, nella storia delle persone cieche, colma un’esigenza, un enorme buco nero culturale che mai prima era stato avvicinato. Da reietti della società, col Braille i ciechi dispongono dello strumento per emergere dal limbo sociale in cui erano stati relegati nei secoli bui. È importante capire che è grazie al Braille che i non vedenti di oggi godono di cultura, lavoro, tecnologia. Direttamente e indirettamente, il Braille ha formato e condizionato l’evoluzione e l’emancipazione di tutti i ciechi del mondo ed è conseguenza del Braille che oggi le persone con disabilità visiva hanno organizzazioni che difendono i loro interessi, fondate per la prima volta nei primi decenni del Novecento. Se prima i ciechi vivevano ai margini, dopo il Braille la loro storia è un continuo susseguirsi di conquiste, culturali, giuridiche, tecnologiche.

Il Novecento vede sempre più diffondersi il libro Braille. Le principali modalità di distribuzione sono tre: il prestito, lo studio, la vendita. I ciechi diventano non vedenti, la cultura si amplia, la sensibilità cresce. Il sentimento di disgusto verso la disabilità si attenua, fino quasi a sparire; sentimento prima sostituito dalla benevolenza cristiana di fine Ottocento, quando benefattori più o meno illustri sovvenzionavano i primi istituti per giovani ciechi, poi da una politica di umanità egualitaria, dove gradualmente si giunge a riconoscere che caratteristiche profondamente radicate nella persona non costituiscono una base legittima per la sistematica subordinazione giuridica di essa: in altre parole, si comincia a discutere di diritti e di assistenza.

A tutt’oggi esiste uno stigma e un pregiudizio associati alla classificazione della persona con disabilità visiva; la differenza tra ieri ed oggi è nella consapevolezza che le caratteristiche della persona con disabilità spesso non hanno alcuna relazione con la sua capacità di agire o di partecipare alla società.

Il libro Braille fa parte di questo graduale processo di sensibilizzazione e inclusione, perché è stato lo strumento che ha portato la cultura e la parola tra le persone con disabilità visiva. Perciò, per chiudere il cerchio e tornare al tema iniziale, le persone native del Braille, cioè tutti i disabili visivi congeniti o acquisiti prima dell’avvento massivo dell’informatica, sentono e toccano nel libro Braille il feticcio della propria emancipazione, trasportati da un sentimento pari a quello delle persone normovedenti che provano emozioni per l’odore e la forma di un libro a stampa comune.

Il libro Braille proietta al di fuori di esso le parole punzonate che contiene, informazioni e cultura con cui i ciechi hanno un rapporto tattile ancor più diretto rispetto alla vista, più intimo e sensuale, perché la parola si esprime attraverso il senso per eccellenza, quando si vuole entrare in contatto con qualcosa o con qualcuno: il tatto. L’olfatto viene coinvolto in minima parte, perché non viene stimolato dagli inchiostri che reagiscono chimicamente con la cellulosa della carta, in quanto il Braille non necessita di simili soluzioni; entra in gioco il tatto, dato che il Braille si tocca, si palpa, si accarezza, si percorre con le dita, trasmette emozioni e cultura attraverso un’intima esperienza tattile che fa del lettore, del libro e della parola un unicum.

È probabile che il libro in futuro sarà sostituito da un medium più usabile. Già oggi si diffondono sempre più dispositivi elettronici chiamati e-Book reader o tablet che hanno la forma di un libro, ma contengono una quantità di libri equiparabile a un’intera biblioteca.

I nativi digitali sono le persone che riescono oggi a godere appieno di questo nuovo medium atto a contenere la parola. Senz’altro una parola asettica, meno coinvolgente per i sensi, una parola non più stampata, ma proiettata su uno schermo digitale, e pur tuttavia incommensurabilmente più utilizzata. Anche per il Braille si prospetta un futuro simile. Oggi il Braille si esprime anch’esso con l’elettronica e l’informatica, anche se il passaggio da un medium all’altro si realizzerà completamente solo quando la scena culturale mondiale avrà quasi solo lettori nativi digitali. In più il mondo digitale deve ancora introdurre una tecnologia che per il Braille diventerà lo spartiacque tra il Braille cartaceo-elettronico di prima e il Braille digitale del dopo, cioè gli schermi aptici in grado di offrire un nuovo e favoloso medium tridimensionale in cui realizzarsi e introiettarsi intimamente nel lettore e nella lettrice, in forme più varie del Braille tradizionale su carta.

Ma forse la scienza e la tecnica in futuro potranno donare ai ciechi anche altre meraviglie: la vista.

di Giuseppe Di Grande,

Autore e sviluppatore del software gratuito Biblos, utilizzato per stampare in Braille e in grafica tattile. Analista programmatore non vedente ed esperto in accessibilità e usabilità, cura giornalmente un blog dedicato alla disabilità visiva all’interno del proprio sito.

L’INPS si attribuisce il diritto a sospendere e revocare la pensione d’invalidità

Giornale UICI del 13/05/2021

L’assenza a visita di revisione determinerà in ogni caso la sospensione cautelativa della prestazione economica.

Oggi, 13 maggio in collegamento dall’Istituto dei Ciechi Di Milano il Presidente Nazionale Mario Barbuto con i componenti della Direzione ha incontrato il Ministro per la disabilità Erika Stefani.

Diversi i temi trattati ma quello che il Presidente Nazionale ha desiderato portare all’attenzione del Ministro il provvedimento comunicato con messaggio INPS 1835 del quale riproduciamo ampio stralcio in coda a questa nostra nota. Dice Barbuto: “Detto provvedimento appare una misura ai limiti della vessazione, proprio quando prevede per i beneficiari della pensione di invalidità eventualmente assenti alla prima visita, la sospensione immediata della pensione, dopo due giorni dalla data della visita, senza altra procedura. La sanzione sarà accompagnata dalla revoca della pensione non solo in caso di assenza anche alla seconda visita, ma anche nell’ipotesi in cui non sia reputata idonea la motivazione della prima assenza.

Qui si evoca un altro delicato aspetto relativo a INPS che non ha titolo a valutare e giudicare in modo arbitrario circa le motivazioni dell’assenza.

Ma c’è di più: sospensione e successiva revoca potranno essere applicate a prescindere dall’esito della comunicazione postale relativa alla convocazione a visita. In parole semplici, infatti, INPS si attribuisce il diritto a sospendere e revocare la pensione d’invalidità, anche se e quando il beneficiario non si presenti alla visita di revisione, per esempio, per non aver ricevuto l’avviso. Cosa che purtroppo potrà verificarsi spesso, considerati i frequenti disguidi nei servizi di recapito e l’aggiornamento non sempre puntuale degli archivi. La sospensione in automatico della pensione, disposta da INPS trascorsi solo due giorni dall’assenza a visita, non può essere accettata dalle Associazioni rappresentative delle persone con disabilità, perché vessatoria e perché in aperto contrasto con il disposto dell’Art.25, co. 6-bis, DL 90/2014, convertito in L. 114/2014 che prevede il Diritto per l’interessato alla conservazione di tutti i benefici riconosciuti a seguito di verbali rivedibili, fino alla conclusione della procedura di revisione.

L’attuale provvedimento INPS di semplificazione, invece, prevede in caso di assenza alla prima visita, l’invio da parte dell’INPS all’interessato della comunicazione di immediata sospensione della pensione, con l’invito a presentare, entro novanta giorni, idonea giustificazione dell’assenza. Nel caso in cui l’interessato presenti una giustificazione sanitaria o amministrativa ritenuta “fondata”, sarà riavviato il processo di revisione dell’accertamento sanitario, con la comunicazione della nuova data di visita medica: qualora l’interessato risulti assente anche a questa seconda convocazione, l’istituto provvederà alla revoca del beneficio economico, a partire dalla data di sospensione.

La revoca è invece disposta in via immediata, senza diritto alla seconda convocazione alla visita medica, nel caso in cui l’Inps giudichi inidonea la motivazione dell’assenza, che deve essere di natura sanitaria e amministrativa. Poiché INPS procederà alla sospensione della prestazione a prescindere dall’esito della comunicazione postale, difficilmente eventuali disguidi nel recapito risulteranno utili per evitare la revoca della pensione, anche perché il provvedimento INPS non illustra i criteri secondo i quali una giustificazione sanitaria o amministrativa possa ritenersi fondata, di fatto riservandosi un’enorme discrezionalità in merito.

Pur con tutte le buone intenzioni di semplificazione e snellimento dei procedimenti amministrativi, il provvedimento INPS non può mettersi in contrasto con la legge. La notizia di convocazione a visita deve essere rappresentata all’interessato con mezzi certi e idonei; in caso contrario si potrebbero verificare innumerevoli disguidi e si aprirebbe sicuramente la via a una miriade di ricorsi, anche tenuto conto che, soprattutto le persone molto anziane, vivono una situazione di maggior disagio a causa della difficoltà a gestire tempestivamente e in autonomia le comunicazioni, la propria posta e gli avvisi, in modo da poter rispondere sempre con puntualità e precisione.

Un atteggiamento di legittimità e ragionevolezza che richiediamo a INPS riguarda l’osservanza delle norme e dei diritti dei cittadini, soprattutto quelli in condizione di maggior fragilità, procedendo a eventuali revoche solo e sempre dopo la conclusione dei percorsi e dei processi di rivedibilità che rimangono comunque quanto mai opportuni.

Da ultimo, ma certo non meno importante, un profondo rammarico va espresso per la mancata consultazione delle associazioni rappresentative delle persone con disabilità, prima di adottare misure che determinano un impatto spesso profondo sulla vita quotidiana di centinaia e centinaia di migliaia di cittadini. Un’abitudine e una pratica dura a morire che esige interventi di tutela dell’autorità politica.

Messaggio INPS 1835

Articolo 25, comma 6-bis, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90. Semplificazione delle attività di gestione degli assenti a visita di revisione

Testo completo del messaggio

Premessa

Il comma 6-bis dell’articolo 25 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, inserito dalla legge di conversione 11 agosto 2014, n. 114, ha introdotto importanti modifiche in materia di accertamento sanitario di revisione nelle materie di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, stabilendo che “nelle more dell’effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità conservano tutti i diritti acquisti in materia di benefici, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura” e che “la convocazione a visita, nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità, è di competenza dell’Istituto nazionale della previdenza sociale”.

L’Istituto ha quindi dettato le istruzioni operative per la gestione delle relative attività amministrative e sanitarie, compresa una specifica disciplina delle assenze a visita basata sugli esiti della convocazione postale (cfr. il messaggio n. 2002/2015).

1. Nuove indicazioni procedurali

Al fine di semplificare ulteriormente il procedimento di revisione e renderlo più coerente con l’impianto normativo di riferimento in materia di accertamento della permanenza dei requisiti sanitari (cfr. l’articolo 37 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e l’articolo 20, comma 2, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, che rinvia all’articolo 5, comma 5, del Regolamento di cui al D.P.R. 21 settembre 1994, n. 698), a far data dalla pubblicazione del presente messaggio la sospensione della prestazione avverrà dalla data della convocazione a visita, nel caso in cui il soggetto convocato non si presenti a visita nel giorno indicato nell’invito di convocazione.

Pertanto, a prescindere dall’esito della comunicazione postale, l’assenza a visita di revisione determinerà in ogni caso la sospensione cautelativa della prestazione economica, senza necessità di altro intervento da parte degli operatori delle Strutture territoriali.

Più precisamente, trascorsi 2 giorni dall’assenza a visita – che non dovrà più essere registrata con l’apposizione dello specifico flag – dalla procedura “CIC” in automatico sarà disposto l’inserimento della Fascia 80 di sospensione sul DB Pensioni.

La sospensione opererà anche per le posizioni di revisione inserite manualmente nella procedura “CIC”.

L’effetto del mancato incasso della prestazione si produrrà il primo mese successivo a quello della sospensione.

Tale automatismo consentirà una gestione più omogenea del processo, nonché una riduzione delle prestazioni non dovute.

Per effetto dell’assenza a visita di revisione, l’interessato riceverà la comunicazione dell’avvenuta sospensione della prestazione con l’invito a presentare, entro 90 giorni, alla Struttura INPS territorialmente competente idonea giustificazione dell’assenza.

Nel caso in cui l’interessato presenti una giustificazione sanitaria o amministrativa ritenuta fondata, sarà riavviato il processo di revisione dell’accertamento sanitario con la comunicazione della nuova data di visita medica. Nel caso in cui l’interessato risulti assente anche a questa seconda convocazione, si provvederà alla revoca del beneficio economico dalla data di sospensione.

A conclusione del processo di revisione, con un nuovo verbale sanitario, in automatico sarà inserita la fascia 81 sul DB Pensioni.

Diversamente, ossia in mancanza di provata motivazione dell’assenza a visita nel termine di 90 giorni ovvero nel caso in cui questa motivazione non sia giudicata idonea, si procederà automaticamente alla revoca definitiva della prestazione di invalidità civile a decorrere dalla data della sospensione.

Il provvedimento di revoca sarà formalizzato con una seconda comunicazione al cittadino.

Il Direttore Generale – Gabriella Di Michele

Roma, 13 maggio 2021

Pubblicato il 13/05/2021.

mercoledì 12 maggio 2021

Come dovrà essere la nuova Carta Europea sulla Disabilità

Superando del 12/05/2021

Dopo il progetto pilota che ha riguardato otto Stati e i settori della cultura, del tempo libero, dello sport e del turismo, nella nuova Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità, la Commissione Europea ha annunciato la nascita, entro la fine del 2023, di una “Carta Europea sulla Disabilità”, che dovrà riguardare tutti gli Stati Membri. A lanciare il dibattito sul tema è il Forum Europeo sulla Disabilità, ritenendo che molti aspetti siano ancora da definire, per arrivare ad un documento che faciliti realmente la libera circolazione delle persone con disabilità nell’Unione.

BRUXELLES. «La Commissione Europea proporrà di creare l’European Disability Card, ossia una “Carta Europea della Disabilità” entro la fine del 2023, che dovrà essere riconosciuta in tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea»: è quanto si legge al punto 3.1. della nuova Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, varata all’inizio di marzo dalla Commissione Europea e alla quale abbiamo già dedicato un ampio servizio in altra parte del giornale.

«È un’iniziativa – commentano dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità – che accogliamo calorosamente, perché chiediamo una Carta di questo tipo già da quasi dieci anni, tramite le nostre campagne».

La “storia” della Disability Card, infatti, risale al 2013 e vale la pena di ripercorrerla, facendo riferimento a quando la Commissione Europea, a seguito delle istanze provenienti appunto dal movimento delle persone con disabilità, istituì uno specifico Gruppo di Lavoro, insieme ad un gruppo di Stati Membri dell’Unione, che vide l’EDF ricoprire il ruolo di osservatore.

Ne è nato un progetto pilota, svoltosi dal 2016 al 2018, che ha coinvolto otto Paesi (Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Italia, Malta, Romania, Slovenia), producendo benefìci ritenuti superiori ai costi.

«Quel progetto pilota – spiegano dall’EDF – ha funzionato partendo dal presupposto che i Paesi Membri riconoscano lo stato di disabilità del titolare della carta su base reciproca. Quindi, se qualcuno con una Carta di Disabilità belga va in vacanza a Cipro, può mostrare la Carta e ricevere gli stessi vantaggi di un titolare di Carta locale, senza dover certificare la propria disabilità o fare affidamento sulla buona volontà degli interlocutori».

Ora però, in vista della diffusione di una nuova Disability Card in tutta l’Unione Europea, c’è molto da lavorare, in quanto quel progetto pilota è stato sì un ottimo punto di partenza, limitandosi però a toccare una serie di vantaggi e benefìci concernenti i settori della cultura, del tempo libero, dello sport e del turismo.

«Certo – considerano dall’EDF – quei vantaggi sono certamente importanti, ma ora avremo bisogno di una Carta che vada oltre quegli stessi obiettivi, per facilitare realmente la libera circolazione delle persone con disabilità nell’Unione Europea. A tal proposito, infatti, la nuova Strategia Europea è molto vaga sull’aspetto che potrebbe avere una Carta di questo tipo, sui benefìci che potrebbe portare, sulla forma giuridica necessaria per istituirla e su chi ne avrà diritto. Tutti temi che dovranno essere definiti con chiarezza».

«Alla luce di tutto ciò – concludono dal Forum – stiamo pianificando una serie di incontri ed eventi per determinare la nostra posizione e sviluppare ulteriormente la nostra visione su come vorremmo fosse l’European Disability Card. Bisogna infatti ricordare sempre che le procedure decisionali dell’Unione Europea richiedono tempo e tutto sommato il 2023 non è così lontano. Il nostro lavoro, dunque, è appena iniziato!».

C’è già, per altro, una prima data in cui l’EDF discuterà della Carta Europea sulla Disabilità ed è quella del 16 settembre prossimo, per la cui mattinata è già stato previsto un incontro online. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@edf-feph.org.

Accademia sensoriale per chi non vede

Il Cittadino MB del 12/05/2021

Dalla collaborazione con gli esperti dell’azienda Vinhood, nasce il progetto con cui i disabili visivi verranno guidati (online o in presenza nella sede di Monza) da esperti enologi e sommellier ad apprezzare il mondo del vino attraverso un viaggio esperienziale che toccherà gusto, tatto, ascolto e olfatto.

MONZA. Un’accademia sensoriale per guidare chi non vede alla scoperta del vino. L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Monza Brianza e l’azienda Vinhood lanciano il progetto per disabili visivi di avvicinamento al mondo enologico in cui i partecipanti verranno guidati da esperti enologi e sommellier ad apprezzare il vino attraverso un viaggio esperienziale che attraversa gusto, tatto, ascolto e olfatto, grazie a un approccio tecnologico e metodologico che mette al centro la persona. Gli esperti di Vinhood accompagneranno a riconoscere profumi, suoni ed aromi per meglio degustare i vini ed abbinare ricette e piatti in modo divertente sia a distanza che in presenza. Ma con quale modalità? Si riceveranno a casa una wine box contenente 6 bottiglie da etichette selezionate e un kit composto da spezie e biscottini, finalizzati all’allenamento del palato. Gli incontri si terranno online a partire dal 25 maggio, per quattro martedì successivi. Sarà però possibile seguire anche in presenza, attraverso una sala che è stata appositamente attrezzata nella sede dell’Unione ciechi di Monza Brianza di via Tonale a Monza, nel rispetto delle normative anti Covid. «Abbiamo conosciuto Vinhood- spiega Nicola Stilla, consigliere nazionale e commissario straordinario per la sezione Monza Brianza Uici -che ci ha presentato un’iniziativa significativa per accompagnare attraverso gusto, tatto, ascolto e olfatto le persone con disabilità visiva a un percorso esperienziale e sensoriale per un avvicinamento al vino fatto in modo più consapevole. Per noi può rappresentare l’inizio di un percorso non solo dedicato al vino». «Studiare insieme i sensi in maniera approfondita- conclude Matteo Parisi di Vinhood - ci ha portati a scoprire mondi diversi dai nostri, molte volte più difficili da affrontare nel quotidiano e molto lontani da noi. Conoscendo l’Unione ciechi abbiamo apprezzato l’operato di un’associazione che fa della comprensione dell’altro uno dei pilastri della propria mission: ci hanno arricchito e hanno arricchito il modo con cui noi costruiamo gli eventi e spieghiamo il vino e altri prodotti. La vera ricchezza risiede nella diversità». Molte cantine (Dei Principi di Spadafora, La Scolca, Marchesi di Barolo, Piccini 1882, Tasca d’Almerita) hanno scelto di condividere in modo volontario il percorso con Uici.

Info. Uici Monza e Brianza

039.2326644

lunedì 10 maggio 2021

Amaurosi congenita di Leber: la storia di Rosa, una mamma che non si arrende

Osservatorio Malattie Rare del 10/05/2021

Il suo obiettivo è trovare altri pazienti con la stessa mutazione genetica della figlia Jasmine: “Più siamo e più c’è speranza che si cominci una sperimentazione”.

Finché c’è vita c’è speranza. E Rosa non si arrende. Ha passato buona parte degli ultimi 15 anni a cercare una risposta, una cura, una prospettiva per sua figlia Jasmine, oggi 15enne, che all’età di due anni ha manifestato un problema della vista e, qualche anno dopo, un disturbo dell’udito. Ma sono occorsi anni e infiniti peregrinaggi da un ospedale all’altro per ottenere, solo all’inizio dello scorso gennaio, una diagnosi: variazione a insorgenza de novo p.Arg391Cys in eterozigosi nel gene TUBB4B, una mutazione associata, in letteratura, ad amaurosi congenita di Leber con ipoacusia autosomica dominante, come attestato dalla genetista Maria Piccione, coordinatrice del Centro Regionale Malattie Rare della Sicilia, Ospedale V. Cervello di Palermo. “Non mi aspetto il miracolo, ma almeno un miglioramento”, dice Rosa. “Soprattutto, confido di trovare altre persone che abbiano subito la stessa mutazione. Perché altri, come è accaduto a noi, potrebbero ancora brancolare nel buio. E perché più siamo e più c’è speranza che la malattia venga studiata e, magari, si cominci anche una sperimentazione”.

“Fino a poco tempo fa era difficile ottenere una diagnosi genetica perché presentava tempi troppo lunghi di indagine”, commenta la presidente dell’Associazione Retina Italia, Assia Andrao. “Individuare una malattia non è sufficiente, bisogna identificare qual è la mutazione genetica che l’ha determinata. Ogni caso potrebbe avere un’evoluzione diversa in funzione della specifica mutazione”, precisa Andrao. “L’iter diagnostico è comunque sempre lo stesso: ai primi sospetti, spesso rafforzati dalla presenza di altri casi famiglia, l’oculista, dopo una diagnosi clinica, prescrive un’indagine genetica, ma purtroppo non tutti riescono ad avere una diagnosi molecolare: ben il 40% dei pazienti non trova la mutazione. Inoltre, anche sul fronte delle terapie ancora non è stato trovato il modo per fermare o rallentare gli effetti della malattia” E poi c’è il problema del rapporto medico-paziente ovvero di come viene comunicata la diagnosi: “A volte ciò accade in maniera piuttosto violenta, senza dare alle famiglie speranza di una buona qualità della vita, specie quando si tratta di bambini. È un problema molto serio - insiste la presidente di Retina Italia - perché spesso i primi momenti sono determinanti rispetto al modo in cui i pazienti e le loro famiglie affronteranno la malattia”.

“Io e mio marito abbiamo notato le prime anomalie quando Jasmine aveva due anni e mezzo”, racconta Rosa, che si occupa di Jasmine anima e corpo. “Si può considerare figlia unica, visto che suo fratello aveva 23 anni quando è nata e oggi è anche lui padre di due bambine”. A destare sospetti nei genitori fu il fatto che, mentre giocava sul pavimento, la piccola cercava i giocattoli più piccoli a tentoni, perlustrando la superficie con le mani. “Quel tastare il pavimento con le dita ci appariva strano”, prosegue la madre. “Per questo le facemmo fare una visita oculistica da cui risultò una grave ipermetropia e nulla di più”. Nonostante i controlli frequenti, i primi tempi la situazione di Jasmine sembra stabile: i genitori riportano una sua difficoltà a orientarsi nella penombra, ma i medici trovano la cosa in linea con un’ipermetropia così pronunciata. “Finché all’età di otto anni, una dottoressa della ASL nota qualcosa che non le tornava. Prescrive subito un esame del fondo oculare, che rivela la presenza di retinite pigmentosa”. Da qui l’inizio di un peregrinaggio tra medici e ospedali di tutta Italia, fino a che la famiglia non trova un punto di riferimento nel Centro Ipovisione e Riabilitazione Visiva promosso dall’Associazione dei Retinopatici e Ipovedenti Siciliani (ARIS) di Palermo, dove vivono Jasmine e i suoi genitori.

“Col tempo la situazione di Jasmine è peggiorata e negli ultimi anni il suo campo visivo si è ristretto di molto”, ricorda la mamma. “Nel frattempo si è presentato il problema della sordità, che in un primo tempo avevamo attribuito agli effetti di un antibiotico. Ulteriori accertamenti, però, hanno messo in evidenza una perdita di udito neurosensoriale del 50% non adducibile all’uso di medicinali e compatibile, invece, con amaurosi congenita di Leber, nel caso di variazione p.Arg391 in eterozigosi del gene TUBB4B”. Oggi Jasmine è al secondo anno del Liceo delle Scienze Umane, che frequenta con ottimo profitto grazie all’amore per lo studio, la spiccata intelligenza e la buona memoria. “Certo, ha qualche difficoltà di relazione per via della sua mancanza di autonomia”, sottolinea sua madre. “È sempre insieme a me, non è indipendente nei movimenti. Sconta anche le difficoltà delle persone ipovedenti, che non vedono bene, ma non sono cieche, e per questo è come se si muovessero in un limbo dove non si sentono né carne né pesce. Ma noi proviamo in tutti i modi a garantirle una vita normale: a scuola ha un insegnante di sostegno e un assistente alla comunicazione, studia su libri stampati a caratteri ingranditi e, grazie all’utilizzo di vari ausili, riesce a superare la maggior parte delle difficoltà. Purtroppo, a complicare le cose è arrivata la didattica a distanza che, con l’utilizzo intensivo degli schermi, ha determinato un peggioramento della vista”. Ma Rosa e Jasmine non si scoraggiano, confortate dall’idea che forse un giorno la ricerca riuscirà a migliorare le cose. “La condizione di mia figlia è unica, per quello che io so”, conclude Rosa. “Ma forse, in giro per l’Italia e per il mondo, ci sono persone nella sua stessa situazione: è questo che mi piacerebbe sapere”.

Chi volesse mettersi in contatto con Rosa può inviare una mail all'indirizzo lettere@osservatoriomalattierare.it, indicando come oggetto "Amaurosi di Leber".

di Antonella Patete

venerdì 7 maggio 2021

Riavviare il confronto, a tutela degli alunni e delle alunne con disabilità

Superando del 07/05/2021

«Chiediamo un rilancio del confronto sulle future politiche della scuola per la disabilità, perché seppure esista già un riferimento ideale e politico nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, è altrettanto vero che gli alunni e le alunne con disabilità continuano a incontrare ostacoli nella loro partecipazione all’educazione scolastica e a subire violazioni dei loro diritti in ogni parte d’Italia»: lo hanno scritto le Federazioni FISH e FAND al ministro dell’Istruzione Bianchi, auspicando in un prossimo incontro, che possa appunto «riavviare il confronto istituzionale».

«Riteniamo prioritario che la ripartenza del Paese, a seguito dell’emergenza, si basi su un rilancio del confronto attorno alle future politiche della scuola per la disabilità e agli aspetti organizzativi e funzionali necessari alla loro realizzazione, perché seppure esista già un riferimento ideale e politico nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, è altrettanto vero che gli alunni e le alunne con disabilità continuano a incontrare ostacoli nella loro partecipazione all’educazione scolastica e a subire violazioni dei loro diritti in ogni parte d’Italia»: lo hanno scritto le organizzazioni FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), in una lettera inviata al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, lamentando che «l’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Scolastica, luogo deputato a quel confronto, non stia evidentemente producendo la necessaria unitarietà di intenti».

A tal proposito le Federazioni ribadiscono ancora una volta quanto sia importante «garantire alle organizzazioni di persone con disabilità e dei loro familiari, da un lato di partecipare agli organismi che possono proporre azioni al Governo e dall’altro di essere ascoltate in modo consultivo dalle autorità di Governo, prima che esse procedano ad attuare misure di intervento».

La richiesta posta dunque da FISH e FAND al ministro Bianchi è quella di un incontro, «per poter avviare il confronto istituzionale nell’interesse degli alunni e delle alunne con disabilità», per evitare il rischio che essi «continuino ad essere sostanzialmente ignorati». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it (Gaetano De Monte).

giovedì 6 maggio 2021

Blocnotes mese di maggio 2021

Scaricabile al seguente link il numero di maggio del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES MAGGIO 2021 (formato .doc)

Verso le Olimpiadi Invernali 2026 per promuovere accessibilità e inclusione

Lucemagazine del 06/05/2021

Promuovere lo sport fra le persone non vedenti e ipovedenti, sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della disabilità visiva, migliorare l’accessibilità di spazi e servizi. Sono alcuni degli obiettivi contenuti nel protocollo di intesa fra Fondazione Milano Cortina 2026 e Istituto dei Ciechi di Milano, firmato in questi giorni in preparazione del grande appuntamento delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali del 2026. Diventa dunque ufficiale il coinvolgimento del nostro Ente nel percorso di pianificazione di iniziative finalizzate alla promozione dei valori olimpici e paralimpici sul territorio nazionale.

Dopo l’esperienza di EXPO 2015 - dove l’Istituto ha presenziato al Padiglione Italia con l’esperienza di “Mercato al buio” condotta da accompagnatori non vedenti - l’Ente di via Vivaio è pronto a mettersi a disposizione di un altro grande evento internazionale, con l’obiettivo di portare all’attenzione del grande pubblico i valori legati allo sport e alla solidarietà, con particolare riferimento alle persone con disabilità visiva.

Nel corso della sua storia, l’Istituto milanese ha sempre incentivato lo sport fra i suoi allievi non vedenti. Sin dai tempi del convitto l’attività motoria era una materia importante fra quelle che componevano il percorso formativo dei giovani ciechi. In anni più recenti, con la diffusione dello sport nella società e l’affermarsi del movimento paralimpico, l’attività sportiva è diventata sempre di più un elemento fondamentale di quel cammino verso l’autonomia e l’integrazione condotto dai ciechi.

Per questo motivo, l’Istituto sostiene le attività del Gruppo Sportivo Dilettantistico Non Vedenti di Milano, che da oltre quarant’anni opera per promuovere le discipline sportive praticabili dalle persone con disabilità visiva. Tiro con l’arco, baseball, sci alpino, nuoto, vela, tennis, arrampicata, showdown: sono solo alcune delle attività portate avanti dai soci del gruppo, che rendono l’idea di quanto entusiasmo e voglia di mettersi in gioco circolino in questo ambiente.

Nelle fila dei soci del GSD non vedenti sono cresciuti campioni come Silvia Parente medaglia d’oro di sci alpino alle Paralimpiadi invernali di Torino 2006, Graziana Saccocci, oro nel canottaggio a Pechino 2008, Martina Rabbolini, laureatasi campionessa italiana di nuoto paralimpico ai campionati di Lignano Sabbiadoro lo scorso marzo 2021.

Accanto ai fuoriclasse, ci sono tantissimi altri sportivi privi della vista che non si sono voluti arrendere alle difficoltà della propria condizione. Magari non hanno vinto medaglie, ma a loro modo sono campioni, per la grinta, per il coraggio, per la voglia di stare insieme. Ed è questo il podio più bello conquistato dal gruppo sportivo: essere riusciti negli anni a coinvolgere centinaia di praticanti, persone che attraverso lo sport hanno saputo guardare avanti, nonostante la mancanza della vista, trovando lo stimolo, il coraggio e la fiducia in sé stessi per migliorare, nello sport come nella vita.

L’Istituto dei Ciechi intende rimanere a fianco di tutte queste persone che praticano sport, facendo loro il tifo, offrendo spazi e supporto, ma soprattutto valorizzando la diversità e promuovendo l’inclusione.

Siamo certi che un evento così importante come Milano Cortina 2026, con la conseguente attenzione mediatica e di pubblico, potrà dare forza a questo messaggio, per promuovere una cultura attenta all’accessibilità e in grado di vedere le qualità e i talenti di tante persone con disabilità.

Marco Rolando

mercoledì 5 maggio 2021

Quasi 37 mila studenti disabili: 2 atenei su 3 non garantiscono trasporto a domicilio

Redattore Sociale del 05/05/2021

ROMA. Sono 36.816 gli studenti con disabilità e disturbi specifici dell'apprendimento iscritti all'anno accademico 2019-20 presso le università italiane, statali e non statali (comprese quelle telematiche), pari a circa il 2% del totale degli studenti. Le ragazze sono poco più della metà (53%), gli iscritti alla laurea triennale il 72%, alla magistrale il 15%, mentre l'11% frequenta corsi a ciclo unico. Quanto alle aree disciplinari, si registra una prevalenza di studenti iscritti a corsi di area sociale (36%); seguono poi l'area scientifica (29%) e quella umanistica (26%). Meno frequentati, invece, i corsi di area medica (9%). Sono i primi risultati dell'indagine "Disabilità, Dsa e accesso alla formazione universitaria" realizzata dall'Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca).

Venendo ai servizi, il 77% degli atenei italiani organizza iniziative di orientamento specifico prima, durante e dopo il percorso di studi, e il 69% garantisce supporto alla didattica, come per esempio il tutoraggio tra pari e specializzato. Il trasporto da e per il domicilio degli studenti, invece, viene offerto solo dal 28% degli atenei. Sul versante economico, ammontano a oltre 11,3 milioni di euro le risorse impiegate nel sistema universitario, il 58% delle quali assorbite dai costi del personale interno ed esterno, dai servizi appaltati a soggetti pubblici, privati o del Terzo settore (23%) e dagli interventi per l'accessibilità (11%). Più marginali, invece, le spese per l'acquisto di tecnologie e altri interventi (8%). Le entrate risultano polarizzate in due macro-voci: finanziamento ministeriale (66%) e risorse messe a disposizione dai bilanci degli atenei (33%).

"La strada è ancora lunga - ha affermato il presidente dell'Anvur Antonio Uricchio -: servono risorse ulteriori per il tutorato, per l'acquisto di nuove tecnologie di sostegno e di comunicazione e nuovi servizi di trasporto. Il placement infine è fondamentale per un adeguato inserimento nel mondo del lavoro e per un accesso più agevole alla formazione post-laurea". L'Agenzia è intenzionata a dar seguito a questo primo report di rilevazione e gestione dei dati, al fine di monitorare l'andamento degli iscritti e dei laureati con disabilità e Dsa nelle università italiane. L'intenzione è quella di costruire un sistema di monitoraggio costante delle politiche per l'inclusione, continuando ad assumere un approccio aperto alla collaborazione interistituzionale.

"Gli studenti universitari con disabilità e disturbi specifici dell'apprendimento rappresentano una risorsa per l'Italia e il lavoro dell'Anvur ci aiuta a capire la multidimensionalità dell'inclusione sociale", ha commentato il ministro dell'Università e della ricerca Maria Cristina Messa alla luce dei servizi di supporto in cantiere, a partire dalla costituzione di un fondo per l'orientamento e il tutorato. Il ministro per le Disabilità Erika Stefani ha invece sottolineato come i dati raccolti costituiscano "un ottimo punto di partenza per valorizzare e migliorare sempre di più l'accesso delle persone con disabilità e Dsa alla formazione universitaria. Il diritto allo studio è fondamentale e rientrerà nelle agende future perché l'inclusione è un tema trasversale". Alla presentazione dei primi risultati ricerca sono intervenuti anche la presidente della Conferenza nazionale universitaria dei delegati per la disabilità Marisa Pavone, il coordinatore del Comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità Giampiero Griffo e Alessandro Solipaca dell'Istat. Il rapporto completo verrà presentato nei prossimi mesi. (mt)

martedì 4 maggio 2021

Frida Bollani: "Sono ipovedente ma considero la mia malattia un dono. Mi ha dato l'orecchio assoluto"

Il Fatto Quotidiano del 04/05/2021

“Sono ipovedente ma lo considero un dono, anzi. Proprio per questo la natura mi ha dato tante altre cose, come la capacità di ascoltare in modo diverso rispetto agli altri e l’orecchio assoluto. La fortuna di non vedere, o vedere pochissimo, mi ha permesso insomma di sviluppare e tenere allenato l’udito. Certo, potrebbe essere uno svantaggio a volte…”. A dirlo è Frida Bollani, la figlia del noto pianista Stefano e di Petra Magoni: a 16 anni è diventata una star dei social dopo essersi esibita al piano nell’ultima puntata di “Via dei Matti numero 0”, il programma condotto dal padre in onda su Rai Tre, e ora si racconta a cuore aperto in un’intervista al Corriere della Sera. “Credevo ci sarebbe stato un riscontro, ma non così tanto. È stata un’esplosione, anche sui social: sono rimasta sorpresa dall’affetto che ho ricevuto”, spiega.

Ha ereditato il talento musicale dei genitori, pianista il padre e cantante la madre, e non vive la sua malattia come un’ostacolo, anzi: “Sono abituata da subito a distinguere i suoni e, in automatico, trovo anche le note della cassa del supermercato, per dire. Quindi se le cose sono suonate con accordature diverse, per me hanno tutto un altro effetto… – racconta – Canto e suono il pianoforte, più o meno da quando ho due anni. Certo, in modo diverso rispetto ad allora.

Mia mamma (Petra Magoni) fa la cantante e sono salita sul palco la prima volta quando ancora ero in pancia. Ho unito il suo talento a quello di mio papà e sfrutto, insieme, i loro due strumenti: piano e voce. Ma vorrei diventare presto polistrumentista. Dopo il periodo della chitarra e dell’armonica, sogno di imparare a suonare la batteria. Poi il basso”, conclude Frida Bollani, con un’entusiasmo travolgente.

PNRR, ecco le strategie sulla disabilità

Start Magazine del 04/05/2021

PNRR e Strategia Europea sulla disabilità, un cammino comune a tutela dei cittadini con disabilità.

Viva il PNRR! Si potrebbe dire alla luce di diversi passaggi del testo, dedicati alle persone con disabilità, che sono inseriti tra le pagine del corposo documento inviato dal Governo al Parlamento lo scorso 26 aprile per essere approvato in un batter d’ali. E sinceramente ci spero.

“L’attenzione per le persone con disabilita` caratterizza tutto il PNRR, in linea con la convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilita`.” recita il documento che “Stando ai dati del 2019” dichiara che “in Italia le persone con disabilità – ovvero che soffrono a causa di problemi di salute e di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali – sono 3 milioni e 150 mila, pari a circa il 5 per cento della popolazione.”

Prima di tutto chiariamo i numeri. Quando si parla di persone con disabilità occorre essere precisi, si parla di “persone” non di cose.

Facciamo un passo indietro. Come noto l’Inps per effetto della legge 102/09 ha assunto una funzione centrale nella materia delle prestazioni assistenziali, economiche e non a favore delle persone con disabilità invalide civili, ciechi , ipovedenti e sordi. La materia della disabilità si è dunque aggiunta a quella previdenziale diventando parte essenziale delle funzioni che la legge attribuisce all’Inps.

Dunque l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale diviene la vera fonte informativa per capire chi sono, dove sono, quanti sono i Cittadini con disabilità nel nostro Paese e dunque poter, di conseguenza, valutare i loro bisogni in relazione alle loro condizioni di invalidità, sociali, economiche, occupazionali ed ai servizi loro dedicati e, non da ultimo, cercare anche di comprendere quali sia il dato numerico necessario a definire la platea dei caregiver familiari individuati secondo i parametri forniti dall’articolo 1, comma 255, della legge 205 del 2017, cioè la legge di bilancio per l’anno 2018.

Un dato quantitativo, non di tipo statistico ma in termini esatti di persone con disabilità che in Italia quotidianamente si confrontano con l’impatto che la normativa vigente produce sulle loro vite e che dunque anche con quanto il PNRR produrrà in termini di miglioramento delle qualità complessiva delle loro vite, ci viene fornito dall’analisi dei dati del Pre Rendiconto sociale Inps 2020, pubblicati lo scorso 17 marzo 2021 (determinazione n. 3) e approvati dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza.

Secondo il documento dell’Inps, le prestazioni a titolo d’invalidità civile, totale o parziale, per ciechi assoluti e ipovedenti, per i sordi, etc, che sono pari a 2.772.238 persone.

A tali dati dell’Inps, se vogliamo una visione a livello di Paese, devono poi essere aggiunte anche le 565.924 persone titolari di rendita diretta Inail, per l’anno 2020, pagata dall’Istituto in presenza di specifici requisiti di accertamento dell’invalidità motoria, psichica, sensoriale, cardio-respiratoria o altro, in conseguenza di infortunio sul lavoro.

Il totale complessivo in Italia per l’anno 2020 è quindi di 3.338.162 persone con invalidità con percentuale tale da determinare un sostegno mensile di natura economica da parte dell’Inps o dell’Inail, quindi circa 188 mila unità in più rispetto a quelle dichiarate nel PNRR. A questa platea di persone, devono aggiungersi anche tutti coloro che pur non avendo ancora riconosciuta una condizione di invalidità, sono colpiti da patologie invalidanti progressive o cronicizzate o, pur in presenza di invalidità accertate, non raggiungono i requisiti soggettivi per percepire indennizzi a carattere economico.

Nel complesso in Italia sono circa 7,5 milioni le persone con forme di disabilità o non autosufficienza media o grave calcolata dalla soglia minima del 34 al 100% (dati Inps, Inail, Provincie Autonome con gestione non in convenzione).

Il pre Rendiconto sociale 2020, evidenzia in ogni caso che i fruitori di invalidità civile, pensioni e indennità di accompagnamento, nel 2020 hanno registrato una flessione di poco più di 52 mila unità rispetto al 2019. E che nel 2020 la spesa per le prestazioni di invalidità civile è stata di poco superiore a 19 miliardi di euro.

Sempre il Rendiconto pone tuttavia in rilievo come gli attuali sistemi organizzativi (fase sanitaria in convenzione con Inps o in gestione da parte delle regioni) per il riconoscimento delle prestazioni d’invalidità civile non riescono a far fronte, in tempi congrui, al flusso delle domande generando così un consistente arretrato e che, al 31 dicembre 2019 le persone in attesa di essere convocate a visita erano 1.261.373, mentre alla stessa data del 2020 le persone in attesa di visita erano 1.819.028, di cui 827.184 (45,47%) di competenza INPS e 991.844 (54,53%) di competenza delle Regioni.

Per una valutazione sull’adeguatezza dei sistemi organizzativi occorre evidenziare che l’arretrato al 31 dicembre 2019, per il 39% era di responsabilità Inps mentre per il 61% è di responsabilità della gestione diretta, della fase sanitaria, da parte delle regioni.

I dati del pre Rendiconto sociale 2020 dell’Inps, pongono quindi in evidenza, non solo un aggravio dell’arretrato a causa della situazione pandemica da Covid-19, ma richiamano alla necessità di un efficientamento delle procedure di accertamento delle invalidità civili, anche mediante una valorizzazione del ruolo dei diversi attori che prendono parte all’intero processo, dall’apertura fase sanitaria alla fase amministrativa, al netto dei tempi di liquidazione che possono superare nel 14,7% dei casi, come evidenzia il documento, anche i 360 giorni. I tempi medi del procedimento, presi a riferimento, scendono dai 145 giorni del 2015 ai 120 del 2019 per risalire nel 2020 a 154 giorni, con il relativo impatto sul carico degli arretrati e sul contenzioso che vede a livello generale di INPS un costo complessivo per il 2020 di oltre 200 milioni di euro. Per i soli giudizi relativi all’invalidità civile, la relazione pone in evidenza come al 31.12.2020 siano 218.817 i giudizi da definire, 160.689 siano quelli definiti di cui 87.893 a favore di Inps (il 68%) e 41.082 a favore dell’utenza (il 32%), mentre per 31.714 vi sono state altre modalità definizione del giudizio.

Dal complesso dei dati sopra riportati si evince non solo la vasta platea di Cittadini con disabilità che sono di riferimento per l’attuazione la progettazione di ogni politica pubblica in materia di disabilità, ma anche come le persone che “entrano” per la prima volta in una fase della loro vita per sopraggiunte condizioni di disabilità non solo sono gravate da uno stravolgimento delle loro abitudini, che le porta a ricercare un adattamento alla nuova condizione in relazione alla differenza di opportunità di vita e lavorative correlate all’ambiente che le circonda anche in termini di accessibilità generale e di servizi, ma come queste intraprendono il percorso, spesso non facile, del riconoscimento delle loro condizioni di invalidità, i cui ritardi sono spesso causa di sofferenza e contenzioso.

Va da se che se 7,5 milioni di Italiani sono persone con disabilità e assumendo che la quasi totalità di questi viva in un nucleo familiare, possiamo affermare che un terzo della popolazione nazionale si confronta ogni giorno con problematiche di varia natura, legate alla condizione di disabilità del proprio congiunto che assiste, anche in via continuativa, sopperendo spesso alla carenza o meno dei servizi pubblici dedicati alla persona fragile e alla famiglia in cui questa convive.

Il familiare che assiste in modo continuativo il proprio congiunto convivente con disabilità grave, rientra in quella platea di caregiver familiari (che non sono assimilabili alle altre figure di lavoratori e addetti ai servizi a sostegno della famiglia) che resta tuttavia ancora indeterminata, sia per la mancanza di norme regolamentari che completino la disciplina vigente in modo da consentire una individuazione corretta del numero dei Caregiver familiari, attraverso una valutazione multidisciplinare e multidimensionale a partire dal carico della cura continuativa da loro svolta in favore di uno o più congiunti conviventi con disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 o che presentino disturbi dell’età evolutiva o siano in condizione di non autosufficienza grave come definita all’Allegato 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013 n. 159, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità. Sul punto il Parlamento dovrebbe battere, rapidamente, un colpo visto che il disegno di legge n. 1461 giace fermo in Senato da anni e sul quale, nel febbraio scorso, la Ragioneria Generale dello Stato si è espressa duramente, determinandone per molti motivi la non prosecuzione dell’iter parlamentare, affinché il testo sia rivisto e l’iter possa ripartire su una base ampiamente condivisa dalle forze politiche e concordata anche con le Associazioni Nazionali per la tutela delle persone con disabilità e dei loro caregiver familiari.

Alla luce di quanto sopra, appare chiaro che la platea di persone sulle quali le disabilità, in modo diretto o indiretto, producono un impatto sulle loro vite, è considerevole e che forme di tutela debbano essere garantite sul tutto il territorio nazionale in modo omogeneo.

In tal senso appare prioritario, ad avviso di chi scrive, ed in parallelo alle altre riforme che impatteranno sul settore della disabilità, anche sulla base delle valutazioni che si possono trarre dal documento delll’NPS, da un lato valorizzare maggiormente il ruolo dei soggetti a cui le norme attribuiscono, a ciascuno per il proprio ambito, il ruolo di patrocinante, di intermediario, di tutela e rappresentanza, come previsto dalla legislazione vigente o di rappresentante collettivo, definendo modalità operative “dedicate” per garantire servizi all’utenza che permettano di operare evitando un ritardo nell’erogazione delle prestazioni a favore dei destinatari dei provvedimenti, anche mediante una rivisitazione e semplificazione delle procedure di accertamento e verbalizzazione, dall’altro occorre avviare (ed il PNRR ne delinea i contorni) un rafforzamento delle reti dei servizi e di supporto territoriale alla persona con disabilità e al suo nucleo familiare anche privilegiando il ruolo degli organismi del Terzo Settore e le Associazioni che operano storicamente nel campo della tutela delle persone con disabilità.

Per quanto riguarda l’Inps si suggerisce, sommessamente, al fine di dare attuazione all’articolo 4, comma 3, della Convenzione delle Nazioni Unite, ed in conseguenza dell’attribuzione con la legge 102/09 all’Inps della funzione centrale nella materia delle prestazioni assistenziali sopra ricordata, l’integrazione nel Consiglio di Vigilanza dell’Inps con i rappresentanti delle Associazioni Nazionali di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità, i cui compiti istituzionali sono definiti per legge, individuate sulla base di criteri omogenei di rappresentatività ed effettiva diffusione territoriale, consentendo in tal modo l’adeguamento ed il superamento dell’originaria impostazione tripartita del CIV Inps, che prevedeva, in linea con le funzioni precedentemente attribuite all’Istituto, la nomina dei soli rappresentanti delle Istituzioni, delle parti datoriali e dei lavoratori.

Il PNRR come approvato, tuttavia e per quanto riguarda le misure dedicate alle disabilità, va attentamente collocato, e deve camminare in parallelo, nel solco della nuova strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 COM(2021) 101 final dello scorso 3 marzo 2021 che, sulla base dei risultati della precedente strategia 2010-2020, afferma che “l’Unione europea è ancorata ai valori dell’uguaglianza, dell’equità sociale, della liberta`, della democrazia e dei diritti umani. Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea forniscono le basi per combattere tutte le forme di discriminazione, fissando l’uguaglianza quale pietra angolare delle politiche dell’UE”. In tal senso l’Italia, con il suo PNRR, nel rispetto e delle proprie radici e valori identitari, non può che condividere tale visione, pur riconoscendo che il cammino per combattere tutte le forme di discriminazione è ancora lungo e richiede un forte, coeso e rinnovato impegno di tutte le sue forze politiche e delle diverse espressioni della società civile per edificare sulla “pietra angolare” dell’uguaglianza un’Italia più equa, più giusta, più a misura di cittadino anche con disabilità, tanto più in relazione alle sfide epocali che il nostro Paese sta affrontando in conseguenza della crisi pandemica da Covid-19.

La nuova strategia europea sulla disabilità, che è declinata nei seguenti macro-temi, deve quindi integrarsi nel PNRR e vice versa, ed in ogni progetto che ne formerà parte, in primis per quanto riguarda il tema dell’accessibilità, intesa in senso ampio e universale e non limitata all’abbattimento delle barriere fisiche o culturali.

L’accessibilità – indica la nuova Strategia europea per la disabilità – agli ambienti fisici e virtuali, alle tecnologie, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ai beni e ai servizi, compresi i trasporti e le infrastrutture, e` un fattore abilitante dei diritti e un prerequisito per la piena partecipazione delle persone con disabilità su un piano di parità con gli altri e deve essere anche per il nostro PNRR, la chiave di volta per porre in cantiere e nella giusta prospettiva, le riforme di settore e intersettoriali annunciate, atte a garantire alle persone con disabilità una mobilità intesa anche come libertà di circolazione su mezzi accessibili e inclusivi, per favorire e sostenere un turismo accessibile, per favorire la dignità della vita e l’accesso ai mezzi e agli strumenti per garantire una vita indipendente e autonoma, per garantire una piena accessibilità ai servizi intesi anche come servizi alla persona con disabilità a livello di comunità come elementi centrali per la coesione territoriale e sociale e per lo sviluppo. La strategia punta a favorire l’accessibilità alle nuove competenze, alle nuove tecnologie e ai sistemi assistivi, ad una pubblica amministrazione digitale accessibile e inclusiva, per una informazione pubblica e privata accessibile ed inclusiva, per un’istruzione sempre più inclusiva e di qualità dove la scuola, la formazione professionale, l’università e l’alta formazione, garantiscano percorsi accessibili e personalizzati a partire dalla didattica, nonché servizi di orientamento scolastico, professionale ed universitario finalizzati anche all’occupabilità delle persone con disabilità mediante l’accesso ai posti di lavoro sostenibili e di qualità.

Per l’occupazione delle persone con disabilità, il PNRR dovrebbe prevedere, nel novero delle riforme che impatteranno sulla pubblica amministrazione e non solo, procedure per la valutazione delle abilità residue delle persone con disabilità, assicurando loro anche l’accessibilità dei percorsi di progressione di carriera e favorendo la riduzione del divario occupazionale di genere.

L’accessibilità va intesa quindi anche come pilastro della protezione sociale, delle parità di opportunità e della non discriminazione, della libertà di accesso alla cultura, all’informazione, all’istruzione, allo sport, alle attività ricreative e al tempo libero, alla sanità, alla giustizia, al lavoro, alla protezione giuridica, all’esercizio dei diritti civili e politici e alla sicurezza della persona, soprattutto contro la violenza di genere, sulle donne e sui minori con disabilità.

La parola accessibilità, dunque nella sua declinazione e trasversalità è il perno della strategia europea sulla disabilità 2021-2030, e, coerentemente, nel PNRR l’accessibilità e l’inclusione e la coesione sociale seguono ed interpretano l’affermazione fondamentale in esso contenuta ”L’attenzione per le persone con disabilità caratterizza tutto il Pnrr” la dove si illustrano le differenti azioni e missioni che dovrebbero realizzare, in pochi anni, un Paese migliore, anche a misura di persona con disabilità.

Occorre comprendere che per le persone con disabilità tutto ciò che non è “accessibile” a loro, non esiste nel mondo reale, ma se ciò che non è a loro accessibile “esiste” ed è accessibile alle persone senza disabilità, questa differenza diviene una forma di discriminazione contro la quale il Parlamento per primo e lo Stato ogni sua espressione, devono adottare, per quanto possibile e come previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilita`, ogni ragionevole accomodamento atto a rimuovere la discriminazione, a limitare e ridurre il divario, anche territoriale, tra le persone con disabilità e senza disabilità per realizzare una società giusta, equa, solidale, fortemente coesa e inclusiva.

La strategia europea per la disabilità 2021-2030 e il PNRR sono quindi gli strumenti ideali per dare una svolta al nostro cammino europeo, non sciupiamo questa occasione.

di Francesco Alberto Comellini