giovedì 12 settembre 2019

Le diverse discriminazioni nei confronti delle donne con disabilità

Superando.it del 12.09.2019

Le definizioni in tema di discriminazione delle donne con disabilità, che qui elenchiamo, come le ha proposte il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (l’organo di esperti indipendenti che monitora l’attuazione della Convenzione ONU), appaiono utili e necessarie, giacché alcune forme di discriminazione si riconoscono abbastanza facilmente, come la discriminazione diretta, mentre altre, per essere riconosciute, richiedono competenza e capacità critiche. Tra queste, ad esempio, vi sono la discriminazione strutturale o sistemica e la discriminazione per associazione.

Il Comitato ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità è l’organo di esperti indipendenti che monitora l’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità da parte degli Stati che l’hanno ratificata (l’Italia, con la Legge 18/09, è tra questi).

Nel Commento Generale n. 3 – disponibile in inglese e in altre lingue, ma non in italiano -, il Comitato si occupa delle donne con disabilità, poiché la Convenzione dedica proprio ad esse uno specifico articolo (il sesto), e numerosi richiami in molte altre parti del Trattato.

Adottato nel 2016, il Commento in questione contiene numerose e preziosissime indicazioni – di principio e operative – riguardo a come debba essere intesa la parità di genere alla luce Convenzione ONU e tra le tante indicazioni contenute nel documento, vi è anche l’individuazione delle diverse forme di discriminazione alle quali sono soggette le donne e le ragazze con disabilità.

Alcune forme di discriminazione, oltre ad essere definite, sono corredate da un esempio che aiuta a focalizzarle concretamente. Vediamo dunque quali sono, nei diversi punti del Commento in esame.

L’espressione discriminazione multipla si riferisce a una situazione in cui una persona subisce una discriminazione per due o più motivi, e si produce una discriminazione composta o aggravata. Tra i motivi di discriminazione possiamo individuare l’età, la disabilità, l’origine etnica, indigena, nazionale o sociale, l’identità di genere, l’opinione politica o di altro genere, la razza, lo status di rifugiato, lo status di richiedente asilo o di migrante, la religione, il sesso e l’orientamento sessuale (punto 4 del Commento Generale n. 3 del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità).

Con discriminazione intersezionale si intende una situazione nella quale i diversi motivi di discriminazione si influenzano reciprocamente in modo da risultare inseparabili (punto 4). «Il concetto di discriminazione intersezionale – si legge nel punto 16 – riconosce che gli individui non subiscono discriminazioni come membri di un gruppo omogeneo, ma, piuttosto, come individui con strati multidimensionali di identità, stati e circostanze della vita. Riconosce le realtà vissute e le esperienze di accresciuto svantaggio degli individui causato da forme multiple e intersecanti di discriminazione, che richiedono l’adozione di misure mirate in relazione alla raccolta disaggregata dei dati, alla consultazione, all’elaborazione delle politiche, all’applicabilità delle politiche di non discriminazione, e alla fornitura di rimedi efficaci».

La discriminazione diretta si verifica quando le donne con disabilità sono trattate in modo meno favorevole di un’altra persona in una situazione simile per ragioni vietate.

Essa comprende anche atti od omissioni dannosi sulla base di ragioni vietate delle quali non esiste una situazione analoga comparabile. Ad esempio, la discriminazione diretta si verifica quando le testimonianze di donne con disabilità intellettive o psicosociali che affermano di essere vittime di violenza vengono respinte nei procedimenti giudiziari, a causa di eventuali limitazioni della capacità di agire giuridicamente, impedendo loro di avere giustizia e di ottenere risposte efficaci alla violenza subita (punto 17).

La discriminazione indiretta si riferisce a leggi, politiche o pratiche che appaiono neutrali se prese alla lettera, ma che tuttavia hanno un impatto sproporzionatamente negativo sulle donne con disabilità. Ad esempio, le strutture sanitarie possono apparire neutre, ma in realtà sono discriminatorie quando non includono lettini accessibili alle donne con disabilità per effettuare gli screening ginecologici.

La discriminazione per associazione riguarda le persone sulla base del loro legame con una persona con disabilità. Spesso le donne che svolgono il ruolo di caregiver subiscono discriminazioni per associazione. Ad esempio, la madre di un bambino con disabilità può essere discriminata da un potenziale datore di lavoro per il timore che questa sia una lavoratrice meno coinvolta o disponibile a causa degli impegni di cura nei confronti del figlio (punto 17).

Anche negare un accomodamento ragionevole è una forma di discriminazione. Essa si verifica quando modifiche e aggiustamenti necessari e opportuni (che non impongono un onere sproporzionato o indebito) vengono negati, nonostante siano necessari per garantire che le donne con disabilità godano, su base di uguaglianza con gli altri, dei loro diritti umani e delle libertà fondamentali. Ad esempio, a una donna con disabilità può essere negato un accomodamento ragionevole se non può sottoporsi a una mammografia in un centro sanitario a causa dell’inaccessibilità fisica dell’ambiente costruito (punto 17).

C’è, infine, la discriminazione strutturale o sistemica che si concretizza in schemi nascosti o palesi di comportamento istituzionale discriminatorio, tradizioni culturali discriminatorie e norme e/o regole sociali discriminatorie. Lo stereotipo dannoso relativo al genere e alla disabilità, che può portare a tale discriminazione, è indissolubilmente legato alla mancanza di politiche, regolamenti e servizi specifici per le donne con disabilità. Ad esempio, a causa degli stereotipi basati sull’intersezione di genere e disabilità, le donne con disabilità possono incontrare barriere nel denunciare la violenza (come non essere credute ed essere liquidate dalla polizia, dai pubblici ministeri e dai tribunali). Allo stesso modo, le pratiche dannose sono fortemente connesse e rafforzano i ruoli di genere e le relazioni di potere costruiti socialmente che possono riflettere percezioni negative o credenze discriminatorie riguardo alle donne con disabilità, come la convinzione che gli uomini con HIV/AIDS possano essere curati attraverso rapporti sessuali con donne con disabilità. La mancanza di consapevolezza, formazione e politiche per prevenire stereotipi dannosi sulle donne con disabilità da parte di funzionari pubblici – siano essi insegnanti, fornitori di servizi sanitari, agenti di polizia, pubblici ministeri o giudici – e da parte del pubblico in generale, può spesso portare alla violazione dei diritti (punto 17).

Le definizioni e le esemplificazioni in tema di discriminazione proposte dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità appaiono quanto mai utili e necessarie, giacché alcune forme di discriminazione si riconoscono abbastanza facilmente, come ad esempio la discriminazione diretta, mentre altre, per essere riconosciute, richiedono competenza e capacità critiche.

Ora, se consideriamo che la “non discriminazione”, la “parità di opportunità” e la “parità tra uomini e donne” sono tre dei Princìpi generali sui quali si basa la citata Convenzione ONU (Princìpi generali individuati nell’articolo 3, ma vincolanti e riferibili, trasversalmente, a tutti gli articoli della Convenzione stessa), diventa evidente che, se davvero vogliamo attuare la Convenzione, dobbiamo imparare a riconoscere e a contrastare le discriminazioni in tutte le loro forme e non solo in quelle più facili da individuare.

a cura di Simona Lancioni,

Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente approfondimento è già apparso. Viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

In relazione al Commento Generale n. 3 del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, segnaliamo anche testo di Simona Lancioni intitolato Commento Generale del Comitato ONU sulle donne con disabilità, presente anch’esso nel sito di Informare un’h.

Per approfondire poi i temi trattati nel presente testo, oltreché fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, si può anche accedere sempre al sito di Informare un’h, a Donne con disabilità: quadro teorico di riferimento, nonché alla Sezione generale dedicata a Donne con disabilità.

La natura e la disabilità visiva

Superando.it del 12.09.2019

«Consentire alle persone con disabilità visiva di vivere pienamente le meraviglie naturali del nostro pianeta e promuovere l’importanza di creare esperienze inclusive e sensoriali nei parchi nazionali e nei giardini di tutto il mondo»: sono gli obiettivi con cui Evan Barnard, giovane studioso americano, ha realizzato il sito web “Nature for the blind”, che raccoglie oltre 200 percorsi all’aperto fruibili da persone con disabilità visiva, tra itinerari dedicati, sentieri facilmente percorribili e giardini sensoriali, in trentacinque Paesi di tutto il mondo. E c’è spazio anche per l’Italia.

C’è un sito web americano che raccoglie più di duecento percorsi all’aperto fruibili da persone con disabilità visiva, tra itinerari dedicati, sentieri facilmente percorribili e giardini sensoriali sparsi in trentacinque Paesi di tutto il mondo.
Per realizzarlo, come leggiamo nel sito di «SuperAbile INAIL», «sono state fondamentali la volontà e l’impulso di Evan Barnard, un giovane da sempre appassionato di natura, che ha iniziato a collaborare con la comunità ipovedente degli Stati Uniti all’età di 12 anni, quando aiutò a risistemare il sentiero Big Pine Braille, nella foresta Marshall, i cui pannelli in rilievo erano stati rubati. Volontario per il Georgia Council of the Blind (“Consiglio dei Ciechi della Georgia”), Barnard si è poi adoperato per dar vita al Whispering Woods Braille Trail: corde guida per indicare il percorso, cartelli tattili, nessun ostacolo in cui poter inciampare e la possibilità di accarezzare e annusare alberi e piante sono stati i piccoli trucchi per renderlo accessibile alle persone non vedenti e non solo. Da qui la curiosità di voler capire cosa succedesse al di fuori degli Stati Uniti».

Il sito si chiama Nature for the blind e Barnard, che oggi studia Ecologia all’Università della Georgia, ha via via scoperto che esistono numerose esperienze naturalistiche per persone con disabilità visiva nelle parti più disparate del globo, come il Touch ‘N’ Smell Garden all’interno dell’Istituto Nazionale di Ricerca Botanica di Lucknow in India, il Giardino Sensoriale di Rio de Janeiro in Brasile o il sentiero accessibile a tutti del Parco Nazionale di Carara in Costa Rica, fino a un percorso a tema in Braille nel Tennessee (Stati Uniti), nel Warrior’s State Park di Kingsport, basato sulla serie di libri per ragazzi delle Cronache di Narnia.

«Il sito web – spiega lo stesso Barnard – offre la possibilità di godersi l’aria aperta ovunque si viva o si voglia andare in vacanza. L’obiettivo è quello di consentire alle persone con disabilità visiva di vivere pienamente le meraviglie naturali del nostro pianeta e di promuovere l’importanza di creare esperienze inclusive e sensoriali nei parchi nazionali e nei giardini di tutto il mondo».

E l’Italia? Al momento, nel nostro Paese, Nature for the blind segnala due itinerari accessibili ai non vedenti, il primo dei quali in Trentino Alto Adige, all’interno del Parco Naturale Puez-Odle, partendo dal parcheggio della Malga Zannes in Val di Funes (Bolzano), il secondo in Friuli Venezia Giulia, ovvero il Sentiero Didattico Pian dei Ciclamini nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie, con partenza dall’Hotel ai Ciclamini di Lusevera (Udine), entrambi percorribili anche in carrozzina.

Il sito, inoltre, menziona anche il Giardino Sensoriale dell’Orto Botanico di Lucca e il Museo Tattile e Olfattivo dell’Orto Botanico di Napoli.

E tuttavia, come scrive Michela Trigari sempre in «SuperAbile INAIL», «non si tratta delle uniche esperienze naturalistiche per ciechi in Italia. Dalla segnaletica in Braille sulle Orobie bergamasche al percorso odoroso del Parco dei Mulini di San Pietro al Tanagro (Salerno), dal Giardino Sensoriale Helen Keller dell’Orto Botanico del Salento a Lecce al sentiero tattile del Parco dei Briganti di Santeramo in Colle (Bari), dal percorso per non vedenti del Giardino Sensoriale del Polo Tattile a Roma al Giardino Sensoriale del Polo Tattile Multimediale di Catania, anche nella nostra Penisola non mancano “sentieri alternativi”». (S.B.)

Ringraziamo per la segnalazione Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa).

"Retina in salute": il nuovo canale che parla di cura degli occhi

La Repubblica del 12.09.2019

Repubblica e la Società Oftalmologica Italiana insieme per un canale tematico dedicato alle informazioni su come proteggersi la vista con un focus sui problemi della retina come la degenerazione maculare senile che colpisce almeno 200 milioni di persone in tutto il mondo. Aggiornamenti e notizie sullo stato della ricerca, le risposte degli esperti, sezioni dedicate alla prevenzione, alle terapie e alle testimonianze.

Sono la "macchina fotografica" del nostro cervello e ci consentono di vedere tutto ciò che ci circonda. Sono gli occhi, l’organo della vista che spesso diamo per scontato e di cui non sempre ci prendiamo cura nel modo giusto. Anzi, proprio i ritmi di vita e di lavoro a cui li sottoponiamo, con lunghe ore davanti a vari dispositivi, li mettono a dura prova.

Proprio agli occhi è dedicato il nuovo canale “Retina in salute. Come proteggersi la vista” interamente dedicato alla conoscenza dell’organo della vista con un focus sulle malattie della retina che colpiscono in prevalenza gli over 60, fascia di popolazione in costante aumento per l’allungamento della speranza di vita. Le maculopatie, per esempio, sono una causa importantissima di perdita della visione centrale nei Paesi più avanzati, tra cui l’Italia. In particolare, la degenerazione maculare senile colpisce almeno 200 milioni di persone in tutto il mondo e circa in 1/5 di questi casi la malattia progredisce allo stadio avanzato che comporta forti di disabilità visive.


Il sito, realizzato con il patrocinio della Società Oftalmologica Italiana e in collaborazione con l'Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia Onlus, si compone di otto sezioni per fornire ai lettori tante informazioni a cominciare dall’anatomia dell’occhio e dal meccanismo con cui avviene la messa a fuoco. Spazio anche alle spiegazioni sui sintomi delle varie malattie che possono mettere a rischio la vista, la prevenzione, le cure innovative e gli esperti che rispondono alle domande dei lettori. E poi ci saranno le storie di chi ogni giorno convive con disturbi della vista che possono mettere a rischio la qualità della vita e a volte anche la piena autonomia delle persone.

Il canale, realizzato con il contributo non condizionato di Novartis, sarà online da domani ed affronta il tema del rientro al lavoro e a scuola che sottopone la vista a sforzi maggiori per la continua esposizione a migliaia di stimoli digitali. Con un’intervista, Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana, spiega come prendersi cura degli occhi anche quando si lavora per tante ore al giorno davanti al computer. I lettori avranno anche la possibilità di inviare le domande agli oculisti di ‘Retina in salute’ oppure segnalarci la testimonianza di qualcuno che soffre di una patologia oculare scrivendo alla casella di posta elettronica retinainsalute@repubblica.it.

di Irma D'Aria

mercoledì 11 settembre 2019

Sci nautico, nuovo record mondiale per Daniele Cassioli nello slalom

La Gazzetta dello Sport del 11.09.2019

NOVARA. Ai campionati italiani di sci nautico a Recetto, in provincia di Novara, Daniele Cassioli, non vedente dalla nascita, il più grande sciatore nautico paralimpico di sempre, nella prova di slalom ha stabilito il nuovo record mondiale girando la boa con corda a 11 a 58km/h.

Un nuovo trionfo per il campione di sci nautico che in questi campionati nazionali è sceso in acqua nelle figure, salto e slalom e si è ripreso il record in slalom (5.5 boe con corda a 12.25 metri, a 58 km/h) dopo che gli era stato soffiato lo scorso luglio durante gli ultimi mondiali in Norvegia.

Solo 5 settimane fa durante i Mondiali di Skarnes, in Norvegia, Daniele, nonostante una costola incrinata, aveva comunque vinto 3 ori nelle specialità di salto, figure e combinata non vedenti e 2 argenti nelle specialità di slalom e combinata assoluta portando a quota 25 gli ori mondiali vinti finora.

CHE PALMARES!. Daniele Cassioli ad oggi ha vinto 25 medaglie d’oro ai Campionati Mondiali di Sci Nautico, 25 a quelli Europei e 35 agli Italiani. Detiene i record del mondo nelle specialità di: salto (21,10 metri), figure (2010 punti) e il nuovo segnato in slalom (1 boa con corda a 11 metri, a 58 km/h). Per tre volte è stato eletto atleta mondiale dell’anno dall’International Waterski & Wakeboard Federation, categoria disabili: 2008, 2010, 2014. Nel 2003, 2013 e 2015 ha ricevuto dal Coni la medaglia d’oro al valore atletico. Nel 2012 e nel 2014 è stato premiato agli Italian Sport Awards come sportivo paralimpico dell’anno. Il 15 agosto 2018 ha ricevuto la medaglia d’oro al merito sportivo dal Comitato Paralimpico Italiano.

PER E CON I BAMBINI. Oltre all’eccezionale risultato di Cassioli quest’anno si è fissato un nuovo speciale record, infatti per la prima volta due bambini non vedenti sotto i 14 anni hanno partecipato ai campionati italiani di sci nautico paralimpico. Questo straordinario risultato è stato raggiunto anche grazie al grande impegno che Daniele mette fuori dall’acqua per avvicinare i bambini non vedenti a questa disciplina e allo sport in generale.

di Gian Luca Pasini

Giocando si impara: giostre e altalene accessibili nei parchi italiani per diffondere l’inclusione

Il progetto, ideato da UILDM, si propone di difendere il diritto al gioco realizzando strutture inclusive in cui la disabilità non sia un ostacolo al divertimento dei bambini.

Giocare è un diritto, sancito sia dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità sia dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo. Eppure non sempre questa tappa, fondamentale nel processo di crescita, riesce a concretizzarsi. Basta andare in un qualsiasi parco giochi della nostra penisola per rendersi conto che le giostre, le altalene e tutti gli altri giochi presenti il più delle volte non sono adatti ai bambini disabili. Negli 8000 comuni, che compongono l’Italia, sono solo 350 i parchi inclusivi.

L’assenza di strutture ludiche adeguate a tutte le necessità ha spinto la UILDM Unione Lotta alla Distrofia Muscolare, tra le Associazioni Amiche di Fondazione Telethon, ad ideare nel 2017 il progetto “Giocando si impara” per sostenere e difendere il diritto al gioco dei bambini, che sono costretti a convivere con una disabilità fisica o intellettiva. Grazie ai fondi raccolti nel corso dell’anno e alla collaborazione con le istituzioni locali, l’Associazione è riuscita nel 2018 ad acquistare, trasportare ed installare giostre, altalene e altri giochi accessibili e fruibili da tutti. Si è iniziato con l’inaugurazione del parco giochi, accessibile e inclusivo, dei Giardini Montanelli a Milano. Si è passati poi all’inaugurazione di un’altalena inclusiva, con il suo pavimento smorza cadute e 2 pannelli ludici sensoriali al Parco Pertini di Arezzo. Ultima, ma solo per il momento, l’inaugurazione a Milano del parco giochi di Villa Finzi, 280 mq con pavimentazione anti-trauma colorata e 11 giochi completamente accessibili. Ma la realizzazione di strutture ludiche inclusive non finisce qui. Nei prossimi mesi “Giocando si impara” arriverà con i suoi giochi adatti a tutti anche a Gorizia, Parma, Vicenza, Pesaro-Urbino e Milano.

«La prima volta che sono salito su un’altalena accessibile ho pensato: se mi diverto io, figurati un bambino di 5 anni – spiega Marco Rasconi, Presidente di UILDM - Così abbiamo deciso di dar vita al progetto “Giocando si impara”. Non basta però regalare le giostre e i giochi, bisogna che i bambini capiscano anche che questi sono un bene di tutti, per poterli rispettare. Per questo da settembre abbiamo ampliato l’iniziativa con gli incontri nelle scuole. La diversità spinge chiunque ad alzare delle barriere, soprattutto quando si comincia a crescere, ecco perché dobbiamo far capire ai bambini e ai ragazzi che questa altro non è che un pezzo di cui si compone il mondo. Solo così potranno inglobare la diversità nella loro quotidianità ed avere un atteggiamento inclusivo verso le differenti realtà che li circondano».

“A scuola di inclusione: giocando si impara”, realizzato grazie alla vincita del bando “unico” del Ministero del lavoro e delle politiche sociali previsto dalla riforma del Terzo settore, prevede la collaborazione e il lavoro in rete di una serie di soggetti attivi tra cui le 66 sezioni di UILDM, 17 amministrazioni locali e gli studenti di 17 scuole sul territorio italiano. Oltre all’installazione di nuovi giochi accessibili nei comuni aderenti, il progetto prevede anche una serie di incontri con bambini e ragazzi tra i banchi di scuola. In queste circostanze l’Associazione avrà la possibilità di sensibilizzare le nuove generazioni sul tema della disabilità, proprio lì dove troppe volte ancora, per paura o scarsa conoscenza, si tende a vedere la diversità come un limite e non come una ricchezza.

«Quando abbiamo dato vita al progetto “Giocando si impara” le prime giostre ci sono state regalate, poi con il passare del tempo ci hanno chiesto di regalarle, spero quindi che prima o poi si arrivi al momento in cui ci chiederanno come regalarle. Vorrebbe dire che le comunità locali hanno finalmente scelto di essere inclusive. Sarebbe bello vedere in ogni città una giostra o un parco accessibile”. Giocando si impara ad accettare sé stessi e gli altri con i propri limiti e le proprie qualità. Giocando si impara ad essere autonomi, ma allo stesso tempo a stare in gruppo. Giocando si impara a crescere e a diventare adulti consapevoli.

Per informazioni sul progetto, potete scrivere a :

venerdì 6 settembre 2019

LA TRAVIATA, Concerto Inaugurale delle Celebrazioni per i 100 anni dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS - APS

25 ottobre 2019, ore 21.00 - Teatro Dal Verme
Via San Giovanni sul Muro, 2 - Milano

Concerto Inaugurale delle Celebrazioni per i 100 anni
dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ONLUS - APS

La Traviata

di Giuseppe Verdi, selezione in forma semiscenica

con la partecipazione di

Amici del Loggione del Teatro alla Scala e Ensemble Testori

BIGLIETTI da 15 a 20 euro (esclusa prevendita)
INFORMAZIONI E PREVENDITA Aragorn: 02 465.467.467 (lunedì/venerdì, ore 10-13 e 14-17)
Amici del Loggione del Teatro alla Scala: 02 806.806.12 (lunedì/sabato, ore 16/19.30) – via Silvio Pellico 6 Milano

Blocnotes mese di settembre 2019

Scaricabile al seguente link il numero di settembre del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES SETTEMBRE 2019 (formato .doc)

PA digitale, per i disabili l'accesso è ancora difficile: che resta da fare

Agenda Digitale del 06.09.2019

Documenti, link, applicazioni e interi siti della pubblica amministrazione risultano spesso incompatibili con la tecnologia assistiva. Per questo serve che i responsabili per la transizione digitale ricevano un’adeguata formazione. Così da rispettare le Linee Guida del W3C e garantire la fruizione dei servizi a tutti.

Accessibilità e pubblica amministrazione, quanto è difficoltoso ancora oggi – nel 2019 – l’accesso ai servizi digitali da parte delle persone con disabilità.

Il 9 agosto l’Agid ha messo in consultazione le nuove linee guida sull’accessibilità degli strumenti informatici ma resta che lo scenario attuale è deludente.

Eppure nella PA digitale fra i compiti – e doveri – del Responsabile per la Transizione Digitale vi è quello di garantire l’accessibilità dei documenti informatici, dei siti web, delle app e dei “servizi digitali” più in generale messi a disposizione dei cittadini.

Nonostante l’Italia sia stata una delle prime nazioni all’interno dell’Unione Europea a dotarsi di una normativa sull’accessibilità, ancora oggi sono molteplici i problemi che le persone con disabilità incontrano. Penso alla mole di documenti che, quotidianamente, vengono prodotti all’interno di una PA. Una parte di questi, anche nel rispetto degli obblighi previsti dalla normativa in termini di Trasparenza Amministrativa, vengono pubblicati on-line sui siti web istituzionali.

Niente di male in questo, se non che – in molti casi (non in tutti, ovviamente) – le informazioni contenute all’interno di questi documenti nonN possono essere fruite dalle persone con disabilità. Per disabilità mi riferisco, ad esempio, a quelle persone con problemi di vista, o di udito.

Occorre sapere, infatti, che una persona non vedente (o ipovedente) utilizza dei particolari software – chiamati Screen Reader – che letteralmente “leggono” il contenuto presente all’interno di un documento o di una pagina web.

Indice degli argomenti.

PA digitale, la definizione di “accessibilità”.

Per aiutare a capire realmente cosa sia l’accessibilità, riporto le parole di Vincenzo Zoccano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con deleghe del Governo Conte a Famiglia e Disabilità del 13 giugno 2018 (c’è un suo video su YouTube). “L’accessibilità digitale è qualcosa che riguarda tutti. Ciò che è accessibile a una persona con disabilità lo è anche per tutti gli altri appartenenti alla comunità”.

Si è visto più volte che siti, applicazioni, hardware e software che rispecchiano i criteri standard di accessibilità sono fruibili maggiormente anche da tutto il resto delle persone. Il punto di partenza è l’accessibilità universale: la tecnologia, oggi più di ieri, ci permette di rendere il web, oltre che le applicazioni, “responsive”. I sistemi di comunicazione e le TV diventano sempre più smart, ma per essere ancora più smart devono essere fruibili con facilità da tutti i cittadini, a prescindere dalla condizione fisica della singola persona.

Le Linee Guida elaborate e ratificate dall’Unione Europea sull’accessibilità garantiscono una Pubblica Amministrazione più amica e più vicina ai cittadini. Qualsiasi sia l’età o la condizione fisica, ogni persona avrà modo di accedere agevolmente al Sistema Pubblico. L’uso quotidiano risulta semplificato, l’accesso è più semplice e per semplicità non intendiamo banalità, ma possibilità per tutti i cittadini.

Accessibilità per i siti della PA: le persone non vedenti.

Le parole dell’onorevole mi aiutano ad introdurre la testimonianza di Laura, una ragazza non vedente che ci ha raccontato le difficoltà che incontra quando deve accedere ai servizi digitali offerti dalla Pubblica Amministrazione: “Incontro problemi comuni in siti web, documenti o applicazioni, che risultano inaccessibili o parzialmente accessibili. Siti web strutturati in modo non Screen Reader friendly: mancanti di intestazioni o con intestazioni non appropriate e ridondanti, con link e pulsanti non etichettati o immagini senza un testo alternativo appropriato. Più in generale, siti web (o applicazioni) strutturati in modo da rendere difficoltosa e inefficiente la navigazione utilizzando una tecnologia assistiva. Incontro anche documenti, in particolare PDF, formattati in modo non accessibile, spesso perché frutto di scansioni di documenti cartacei, di conseguenza basati su immagini, che gli Screen Reader non possono riconoscere”.

Insieme a Laura, abbiamo incontrato Cristina, una persona che dedica parte del suo tempo ad aiutare le persone con disabilità con l’utilizzo delle tecnologie assistive: “Nel corso della mia esperienza lavorativa all’unione dei ciechi, ho potuto toccare con mano le difficoltà riscontrate da non vedenti e ipovedenti nell’accesso ai siti web della Pubblica Amministrazione. Capita spesso di aprire documenti PDF provenienti da scansioni, che di fatto sono immagini. Chi si avvale dell’ausilio di Screen Reader ha necessità di farlo per accedere e utilizzare i siti web; tuttavia l’uso di scansioni comporta notevoli difficoltà e azzera la possibilità che gli Screen Reader siano efficaci”.

“Tutte le difficoltà possono essere risolte, semplicemente – continua Cristina – mettendo in pratica gli accorgimenti e i processi corretti per trasformare un documento Word in PDF in modo che sia accessibile anche allo Screen Reader e, di conseguenza, alle persone con disabilità. Le difficoltà degli Screen Reader si estendono anche ai link, così come ai campi da compilare che non vengono “nominati” nel modo corretto e quindi risultano non identificabili. Tutto questo causa molteplici problemi di fruibilità per le persone che devono interfacciarsi ai siti web del settore pubblico”.

Per capire meglio le parole di Cristina, invito a scaricare uno dei vari software gratuiti disponibili in rete (NVDA, ad esempio) che mostra, oltre a quanto sia “complicato” ascoltare un software che legge i contenuti presenti all’interno di un documento o di una pagina web, come risulti impossibile per un software leggere i contenuti presenti in un documento scansionato o interpretare i contenuti non formattati nel modo corretto.

Web e accessibilità: chi la governa.

Prima di parlarti dei requisiti “tecnici” necessari a garantire l’accessibilità di un sito web (o di un’applicazione per smartphone e tablet), vorrei aiutarti a capire il significato di alcune delle sigle “strane” che capita spesso di sentire legate al mondo del web, ma basilari per comprendere l’evoluzione dell’accessibilità universale digitale.

Il W3C (World Wide Web Consortium) è un’organizzazione non governativa internazionale composta da aziende del settore informatico che si occupa di stabilire gli standard di riferimento per il web e ha come scopo quello di sviluppare tutte le potenzialità del World Wide Web. Va ricordato che il Web ormai non è più uno strumento per appassionati, ma è parte integrante della vita quotidiana. Oggi esistono vari tipi di apparecchi in grado di permettere l’accesso a internet e tutti questi apparecchi possono farlo solo grazie a un linguaggio specifico che permette la comunicazione tra server, PC e altri dispositivi informatici/tecnologici.

Il W3C si occupa di aggiornare costantemente e creare le specifiche del linguaggio che ci permette di usare gli strumenti tecnologici che abbiamo a disposizione. Il Web ha un potenziale illimitato e apre strade nuove ai portatori di handicap, che spesso sono impossibilitati a raggiungere fisicamente luoghi come il proprio Comune. Il Web deve dare la possibilità a chi non può muoversi di accedere comunque ai propri diritti e di usufruire dei servizi che gli spettano.

L’intervento del W3C è esattamente focalizzato su questo obiettivo: studiare i metodi per rendere più agevole l’accesso al Web da parte delle categorie svantaggiate. Ricordiamo che il Web è unico perché è libero, affinché chiunque possa creare un documento in formato HTML, caricarlo online e accederci, anche comodamente dalla propria abitazione.

La WAI (Web Accessibility Iniziative) nasce dall’esigenza di migliorare l’accessibilità del WWW (World Wide Web) alle persone disabili. Per difficoltà non intendo solo quelle che un diversamente abile può incontrare utilizzando il computer, ma anche quelle che incontra navigando sul Web. Le persone con disabilità, infatti, utilizzano dispositivi e browser non-standard.

L’obiettivo della WAI è proprio quello di creare siti web più facili e fruibili portando beneficio a un vastissimo numero di utenti e ampliando la gamma di dispositivi da loro utilizzabili, compresi i dispositivi mobili. Tutto ciò è possibile grazie allo sviluppo di Linee Guida basate sullo stesso processo che viene utilizzato dal W3C.

L’ultima delle sigle di cui avevo la necessità di parlare è: WCAG. Sono le Web Content Accessibility Guidelines, ossia Linee Guida per l’accessibilità dei siti web, pubblicate dalla WAI. Qui ci troviamo di fronte a una vera e propria sequenza evolutiva di processi migliorativi. Il consorzio per il Web (W3C) nasce dall’esigenza di mettere insieme le competenze di vari esperti di settore per creare un Web fruibile alla maggioranza degli utenti.

Per rendere possibile questo utilizzo su larga scala viene creata la WAI che pone le basi per migliorare l’accessibilità e lo fa grazie a delle Linee Guida ben strutturate e studiate che si configurano nel WCAG, ossia nella guida all’accessibilità dei contenuti web. In questo modo, gli sviluppatori di contenuti hanno la possibilità di affidarsi a queste Linee Guida per creare, valutare e pubblicare contenuti web accessibili, veloci ed intuitivi per TUTTI.

Accessibilità: i 12 requisiti “tecnici”

Per poter garantire l’accessibilità alle persone con disabilità, i siti web (e le applicazioni) devono necessariamente rispettare tutti i requisiti “tecnici” stabiliti all’interno delle WCAG. Alcuni di questi requisiti sono prettamente tecnici e sarà cura degli sviluppatori garantirne la corretta applicazione. Il rispetto di altri, invece, sarà “a carico” delle Pubbliche Amministrazioni.

Oggi, infatti, la maggior parte dei siti web vengono realizzati grazie all’utilizzo di software che consentono di gestire i contenuti pubblicati online in maniera semplice ed intuitiva, senza la necessità di conoscenze particolari in ambito di programmazione Web.

Se, da una parte, le Pubbliche Amministrazioni hanno il vantaggio di poter gestire internamente la pubblicazione dei contenuti sui proprio siti web, dall’altra è necessario che le persone incaricate di tale compito ricevano adeguata formazione, anche in termini di accessibilità.

Sarà compito loro, infatti, adottare tutti quegli accorgimenti necessari per rispettare i requisiti previsti dalle Linee Guida, garantendo la possibilità di accedere alle informazioni a qualsiasi persona, indipendentemente dal grado di disabilità.

È per questo motivo che abbiamo fortemente voluto inserire anche l’accessibilità all’interno del progetto di formazione e affiancamento dedicato ai Responsabili per la Transizione Digitale nei comuni con meno di 25.000 abitanti. Vediamo insieme quali sono i 12 requisiti “tecnici”:

- ALTERNATIVE TESTUALI: qualsiasi contenuto di natura non testuale (Immagini, Link, Tabelle, Grafici, ecc..) dev’essere reso disponibile anche sotto forma di testo: questo testo potrà essere convertito in caratteri Braille, in caratteri più grandi o letto grazie ai sintetizzatori vocali;

- CONTENUTI AUDIO, VIDEO E ANIMAZIONI: per qualsiasi contenuto di questa tipologia dev’essere fornita un’alternativa testuale, come ad esempio dei sottotitoli o le trascrizioni dei video pubblicati;

- ADATTABILITÀ: indipendentemente dal software utilizzato dall’utente o dalla modalità di presentazione, i contenuti devono essere presentati senza perdita di struttura o di informazioni;

- DISTINGUIBILITÀ: i contenuti devono essere facilmente distinguibili, rendendone più semplice la visione o l’ascolto, separando i contenuti in primo piano dallo sfondo;

- ACCESSIBILITÀ DA TASTIERA: tutte le funzionalità presenti all’interno dei contenuti devono essere accessibili e utilizzabili anche tramite tastiera;

- ADEGUATA DISPONIBILITÀ DI TEMPO: ci sono persone che necessitano di più tempo per completare determinate operazioni o fruire dei contenuti; per questo motivo è necessario prevedere tempistiche più ampie, senza che ci siano scadenze temporali (laddove possibile) o aggiornamenti automatici delle pagine;

- CRISI EPILETTICHE: non devono essere sviluppati contenuti che possano provocare crisi epilettiche (ad esempio, contenuti lampeggianti);

- NAVIGABILITÀ: devono essere presenti funzionalità per navigare tra i contenuti, trovare contenuti e determinare la propria posizione all’interno del sito web e delle pagine; in presenza di contenuti;

- LEGGIBILITÀ: i contenuti devono essere presentati in maniera leggibile e comprensibile, anche e soprattutto dalle tecnologie assistive;

- PREVEDIBILITÀ: le pagine devono essere strutturate aiutando gli utenti a muoversi in maniera prevedibile; le azioni da poter compiere devono essere comprensibili in modo semplice e veloce da tutti;

- ASSISTENZA NELL’INSERIMENTO DI DATI E INFORMAZIONI: è estremamente importante fornire tutte le informazioni necessarie agli utenti per compilare e correggere con facilità gli eventuali errori;

- COMPATIBILITÀ: i contenuti devono garantire la massima compatibilità con i software utilizzati dagli utenti e con le tecnologie assistive.

Il responsabile per la transizione digitale e l’accessibilità.

Come ho anticipato all’inizio di questo articolo, è il Responsabile per la Transizione Digitale la figura che, all’interno dell’ente, deve assicurarsi che vengano rispettati tutti i requisiti di accessibilità relativi all’Hardware e al Software presenti all’interno dell’ente e a tutto ciò che viene presentato “digitalmente” verso l’esterno: documenti informatici, siti web e applicazioni.

Ma l’accessibilità è solo uno dei compiti e delle funzioni assegnate al Responsabile per la Transizione Digitale che, ad esempio, dovrà anche essere in grado di:

- progettare e coordinare lo sviluppo dei servizi in rete per cittadini e imprese;

- semplificare e riorganizzare i processi “analogici” esistenti e i servizi digitalizzati;

- garantire l’integrazione e l’interoperabilità tra i sistemi dell’amministrazione;

- coordinare i processi interni all’ente in tema di digitalizzazione e adozione del documento informatico.

Per questo motivo la scelta del Responsabile per la Transizione Digitale non può essere fatta “a caso” ma deve seguire una strategia ben precisa. La sua figura sarà determinante nel percorso di digitalizzazione che l’Ente deciderà di intraprendere.

Gianluca Kovarich,
Consulente Trasformazione Digitale PA

Andrea Marella,
Consulente trasformazione digitale PA.

Lo sguardo di un cane

Oggi Scienza del 06.09.2019

Lo sguardo tra cani ha significati precisi, in genere legati alla minaccia. Eppure, nella loro evoluzione insieme a noi, hanno imparato a ricambiare i nostri sguardi. Ma cosa succede quando il proprietario è non vedente?

Due cani si fissano negli occhi sostenendo lo sguardo in maniera costante: si direbbe che sono in cerca di guai, perché nella loro comunicazione intraspecifica lo sguardo fisso ha il significato di una minaccia. Ecco perché durante l’incontro di due cani che non si conoscono – e che intendono dirsi “non sono minaccioso, non voglio litigare con te” – vedremo comparire solo brevi sguardi interrotti negli occhi l’uno dell’altro e soprattutto esibire uno dei più chiari segnali “di calma”: distoglieranno lo sguardo in maniera evidente, voltando la testa dalla parte opposta rispetto all’altro cane. A questo si aggiungono il socchiudere leggermente gli occhi durante lo scambio di sguardi e lo sbattere le ciglia spesso: lo sguardo amichevole tra cani non è mai diretto e sostenuto.

Eppure chi ha un cane starà pensando “ma con me il mio cane lo fa e sono certo non sia una minaccia”. È assolutamente vero.

Questione di sguardi.

I cani di famiglia, nel corso di migliaia di anni di convivenza con noi, si sono evoluti in funzione della vita insieme e hanno iniziato a eseguire in maniera “umana” alcuni atteggiamenti, sapendo gestire in due modi diversi la comunicazione con noi o con i loro simili. Tanto che addirittura lo “sguardo da cucciolo” che fanno i cani (adulti) sarebbe frutto di questa convivenza. Secondo una ricerca condotta dall’Università di Plymouth, che ha confrontato 33 cani domestici e 13 lupi selvatici, la nascita di quel tipo di sguardo avrebbe una spiegazione scientifica: si tratterebbe della comparsa di un “nuovo” muscolo facciale attorno agli occhi, che consente ai cani di produrre l’espressione infantile e tenera che tanto ci piace. La comparazione tra comportamento e anatomia facciale di cani e lupi selvatici ha permesso a questi ricercatori di suggerire che l’anatomia del cane ha subito dei cambiamenti evolutivi per comunicare meglio con noi.

Durante la prima analisi anatomica i ricercatori hanno scoperto che la muscolatura facciale di entrambe le specie è simile, tranne che per un piccolo muscolo sopra gli occhi che consente ai cani di alzare molto intensamente il sopracciglio interno. I lupi non lo hanno. Secondo i ricercatori questo movimento, che fa apparire gli occhi dei cani più simili a quelli di un bambino che chiede cure, stimola l’impulso epimeletico dell’essere umano, cioè la sua istintiva propensione a prendersi cura dei piccoli e bisognosi.

I ricercatori hanno anche studiato il comportamento dei 33 cani e 13 lupi, esponendo entrambi alla presenza di un essere umano per due minuti: i cani hanno sollevato le sopracciglia più intensamente e più spesso. Secondo Juliane Kaminski, prima autrice dello studio, “I risultati suggeriscono che le sopracciglia espressive nei cani possono essere il risultato delle preferenze inconsce dell’essere umano, che hanno influenzato la selezione durante la domesticazione. Quando i cani fanno quel movimento, sembra che per noi scaturisca un forte desiderio di prendercene cura. Questo darebbe ai cani capaci di muovere maggiormente le sopracciglia un vantaggio di selezione rispetto agli altri, rafforzando il tratto ‘occhi da cucciolo’ per le generazioni future”.

In passato la dottoressa Kaminski ha anche osservato che i cani alzano le sopracciglia più spesso e intensamente quando sanno di essere osservati da noi: questo movimento, definito AU101, potrebbe anche servire a creare l’illusione di una comunicazione più simile a quella umana. Così i cani scelgono di comunicare con noi in modo più efficace, usando lo sguardo e differenziandone il significato. In quelli di famiglia, infatti, lo sguardo è sempre più una richiesta: di amore, di cibo, di aiuto. E oggi sappiamo che possiamo scambiare sguardi dolci e prolungati con il cane di famiglia senza che ci sia alcun intento minaccioso. Lo abbiamo incentivato, spesso anche inconsapevolmente, premiandolo quando ci guarda.

Quando non possiamo ricambiare.

Cosa succede quando non possiamo ricambiare lo sguardo del nostro cane? In questo contesto si inseriscono le ricerche condotte con i cani guida per persone non vedenti dal Laboratorio di Etologia Canina dell’Università di Napoli Federico II. “I cani guida – racconta a OggiScienza Biagio D’Aniello, professore di Zoologia e autore di diversi studi sull’argomento – sono particolarmente interessanti perché interagiscono con persone che, a differenza degli altri umani, non possono ricambiare lo sguardo. Inoltre, per la natura del loro compito, devono imparare a essere meno concentrati sul conduttore e più concentrati sull’ambiente: far evitare buche, ostacoli o pericoli, anche se il conduttore spinge in quella direzione. Così diventano più ‘indipendenti’ dalla persona”.

Già nel 2015 un gruppo di lavoro – composto da D’Aniello, Scandurra, Aria, Valsecchi e Prato-Previde – aveva pubblicato uno studio con i cani guida (principalmente Golden Retriever e Labrador) basato sul cosiddetto “compito impossibile”. Al cane veniva presentato un compito semplice, come prendere un bocconcino disposto sotto a un apparato facilmente removibile. In una sessione successiva al cane veniva richiesto lo stesso compito, ma in quell’occasione l’apparato veniva preventivamente bloccato dallo sperimentatore. “In quel momento, nell’esperimento come nella vita reale, il cane si trova davanti a una scelta: cercare di risolvere da solo il problema e arrangiarsi nel compiere lo sforzo di portare a termine il compito oppure chiedere aiuto agli esseri umani attraverso lo sguardo”.

I ricercatori hanno osservato che i cani guida sono decisamente più autonomi nel risolvere il problema. Rivolgevano lo sguardo al loro conduttore raramente o molto più tardi rispetto agli altri cani non addestrati. “Questo studio aveva già messo in luce gli aspetti ontogenetici del comportamento dei cani”, precisa D’Aniello. “Lo sguardo, in un momento come quello, costituisce una chiara richiesta di aiuto al conduttore o all’estraneo presente. I cani guida in quel momento, guardando di rado o comunque più tardi il loro conduttore o l’estraneo, ci hanno indicato una loro maggiore ‘indipendenza’, utile a eseguire il loro compito di guida nella vita quotidiana”.
Approfondire sguardi e relazioni.

Nell’ultimo studio di D’Aniello, condotto con i colleghi Mongillo, Aterisio, Scandurra, Marinell e Eatherington e recentemente pubblicato su Applied Animal Behavour, i ricercatori hanno eseguito un ulteriore test per indagare gli aspetti dell’attenzione dei cani verso l’essere umano e il valore della distrazione. I cani – una parte cani guida addestrati, un’altra cani guida che vivevano da un anno con il loro umano non vedente – sono stati messi di fronte a degli stimoli molto interessanti: una pallina o una ciotola di cibo. Contemporaneamente, si chiedeva loro di eseguire un compito apparentemente semplice (il “resta”) disturbato però dalla presenza dello stimolo.

Di fronte alla possibilità della distrazione, cani guida abituati a vivere con l’umano cieco non cercavano lo sguardo del loro umano ma piuttosto cercavano di guardare altri umani sconosciuti, il che normalmente è abbastanza raro. Nel 2010 Mongillo e altri avevano già dimostrato quanto sia impressionante la preferenza dei cani nel guardare il loro proprietario e non uno sconosciuto in caso di bisogno, mentre Horn e altri avevano precisato quanto sia rilevante la stabilità della relazione in questo senso rispetto alla sola familiarità, in uno studio pubblicato su Animal Cognition.

“Il nostro lavoro”, precisa D’Aniello, “ci ha permesso di capire che, in qualche modo, i cani sapevano che non aveva senso guardare il loro proprietario, anche se non siamo in grado di dire che avessero consapevolezza del tipo di disabilità del proprietario”. Sappiamo però che, mentre in una famiglia normo-vedente spesso lo sguardo è incentivato perché diventa affiliativo – lui ti guarda, tu lo accarezzi, è incentivato a guardarti ancora se vuole attenzioni – ciò non accade per i cani guida.

“La persona non vedente non incentiva mai lo scambio di sguardi, né in senso positivo né in senso negativo. È un aspetto che nella relazione, di fatto, non esiste. In questo modo abbiamo dimostrato l’aspetto ontogenetico nella comunicazione del cane: l’animale si adatta alle caratteristiche del soggetto con il quale vive. Sa distinguere tra un estraneo (o il trainer) e la persona non vedente e agisce di conseguenza, capendo che con il non vedente ricambiare lo sguardo, guardare per chiedere aiuto o il permesso di fare qualcosa, non ha utilità. Sa anche che con il trainer alcune marachelle non se le può permettere, mentre può scamparla se è con il suo proprietario!”.

Pannello tattile in braille alla Galleria Borghese di Roma, un primo passo...

ArtsLife del 06.09.2019

un primo passo per un rifacimento degli spazi museali dedicati all’accoglienza.

ROMA. Per proseguire nel coinvolgimento dei visitatori con disabilità e fragilità diverse nelle attività della Galleria Borghese e nell’ambito dell’ampio programma di accessibilità avviato dal Museo, mercoledì 4 settembre è stato collocato nell’area esterna, di fronte alla facciata della palazzina che è il punto interessato dai più intensi flussi turistici, un pannello tattile con la rappresentazione della facciata e la planimetria dell’edificio, accompagnato da un testo sia in braille sia con carattere ingrandito per le persone cieche, ipovedenti e con normale riduzione della facoltà visiva.

Questa è la prima tappa di un più vasto progetto che prevederà la collocazione di materiali tattili negli spazi interni della Galleria Borghese, secondo il progetto di completo rifacimento degli spazi museali dedicati all’accoglienza e ai servizi (biglietteria, guardiania, accesso disabili, sala didattica, bookshop, caffetteria, ristorante) attualmente in corso.

Sono questi i nuovi strumenti di cui si sta dotando il Museo per facilitare la comprensione, da parte delle persone cieche, dell’ambiente in cui ci si trova, anche dal punto di vista della ricostruzione spaziale, aspetto di primaria importanza per l’orientamento.

Il pannello tattile, ausilio pensato per essere utilizzato da tutti, anche dalle persone che hanno scarsa consuetudine con la lettura di piante e planimetrie, fornisce brevi informazioni in lingua italiana e inglese sulla Villa e sul Casino nobile realizzati dal cardinaleScipione Borghese, nipote di papa Paolo V, all’inizio del XVII secolo.

In occasione della posa in opera del pannellotattile,sabato 21 settembrela Galleria Borghese propone un percorsospeciale con il quale il museo partecipa alle Giornate Europee del Patrimonio 2019. Un itinerario che dal cuore della Villa raggiunge il Museo e si conclude presso il pannello, per raccontare la storia dell’ambizioso progetto di Scipione, legando insieme vicende storiche, materiali d’archivio e testimonianze dei viaggiatori del tempo. Al percorso verranno invitati non solo gli abitanti del quartiere che frequentano abitualmente la villa (le famiglie, gli sportivi, i turisti, i proprietari di cani, coloro che attraversano il parco per andare al lavoro), ma anche i minori non accompagnati del Centro CivicoZero e le persone che frequentano un centro di salute mentale della ASL Roma 1, con i quali sono in corso progetti, insieme a persone con disabilità diverse, non vedenti, sorde e con problemi motori, che collaborano con la Galleria. Alcuni di loro parteciperanno in veste di narratori svelando particolari inediti che vogliono ricostruire il genius loci della Villa attraverso il racconto delle tante passioni di Scipione.

Il percorso sarà accessibile anche alle persone sorde perché si avvale della traduzione in LIS, lingua italiana dei segni, di una storica dell’arte ‘segnante’ che già collabora con la Galleria Borghese per Racconti da Museo, progetto per persone sorde e udenti insieme che ha riscosso un grande successo e viene riproposto con una serie di appuntamenti a partireda giovedì 12 settembre.

Il pannello tattile è stato realizzato in stretta collaborazione tra la Galleria Borghese e Archimedia181 s.r.l.s.

giovedì 5 settembre 2019

RIAPERTURA CENTRO REGIONALE TIFLOTECNICO DELLA LOMBARDIA

Martedì 10 settembre 2019 riaprirà i battenti il Centro Regionale Tiflotecnico della Lombardia che sarà gestito dalla ditta “TIFCOM di Gasparini Marco”.

Il Centro Regionale Tiflotecnico sarà aperto nei giorni di martedì, giovedì, il secondo sabato del mese e, su appuntamento, altre due giornate al mese (gli appuntamenti dovranno essere concordati direttamente con il nuovo gestore), con i seguenti orari:
- martedì e giovedì, dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00,
- secondo sabato del mese dalle 9.00 alle 12.30.

Telefonicamente, il Centro Regionale Tiflotecnico è raggiungibile tutti i giorni (eccetto, ovviamente, i giorni festivi) al numero 02.76.02.39.22.

Auspichiamo che il servizio possa andare incontro alle necessità e alle richieste di tutti i nostri Associati. 

martedì 3 settembre 2019

Sostegno, sarà boom di supplenti: oltre 60 mila non sono abilitati

Il Corriere della Sera del 03.09.2019

Anche quest'anno, complici la mancanza di candidati adatti e i posti lasciati scoperti dai pensionati per quota 100, la supplentite affligge l'inizio dell'anno scolastico.

Un insegnante su cinque che entrerà in classe quest’anno sarà un supplente: parliamo di 170 mila docenti che, secondo le stime dei sindacati, avranno una cattedra solo fino a giugno. Torna come ogni anno la supplentite, e le stime, nonostante i concorsi facilitati degli ultimi anni, sono sempre più alte, complice la riforma di quota 100 che ha aggiunto 17 mila posti vacanti al numero di cattedre disponibili. Ma come si arriva da 17 mila «buchi» a una carenza di dieci volte tanto? Semplicemente sommando. Per cominciare, delle 53 mila assunzioni annunciate dal ministero dell’Istruzione, sono 23 mila quelle impossibili per mancanza di aspiranti. Poi vanno considerati i circa 6 mila posti vacanti ed esuberi per cui il ministero delle Finanze non ha autorizzato lo stanziamento delle risorse. Si arriva così a 29 mila posti «di diritto» scoperti: ovvero cattedre certe, che non variano sulla base della composizione delle classi.

A questi vanno aggiunti i 15.232 docenti dell’organico di fatto, cioè quel personale che ogni anno varia appunto per numero di studenti e caratteristiche delle classi, e che non può rimanere fisso. Poi ci sono le cosiddette deroghe del sostegno: ovvero, una platea di circa 65mila insegnanti che sulla base di decisioni del tribunale e istanze delle famiglie vanno a rafforzare l’organico a supporto di studenti disabili e con difficoltà dell’apprendimento, sempre poco facilmente calcolabili. Bisogna anche considerare i posti lasciati vuoti dai prossimi presidi, che hanno vinto il concorso: poco meno di 2 mila. Gli altri circa 40 mila sono disseminati tra comandi, distacchi, trasferimenti, malattie. Per capirci, significa che alla fine dei conti ci sono alcune regioni dove solo metà dei prof sarà di ruolo: la situazione è critica soprattutto in Emilia Romagna, Lombardia, Sardegna, e nelle scuole secondarie di I e II grado, visto che il concorso per infanzia e primaria ha portato un po’ di linfa nuova. Mancano prof di matematica e italiano alle medie: nonostante graduatorie infinite, non esistono insegnanti in grado di occupare quei posti.

di Valentina Santarpia

lunedì 2 settembre 2019

Annaclara, sub non vedente: "Il mare è uno spettacolo. Lo esploro col tatto"

La Repubblica.it del 02.09.2019

Nel mondo sommerso di Ischia, Annaclara Farace - 25 anni, sorriso contagioso, subacquea per passione - fluttua come se non ci fosse un domani. "Qui non ci sono ostacoli in cui inciampare, né gradini che ti facciano cadere", racconta. Cieca per una mutazione genetica: glaucoma con aniridia e nistagmo è la sentenza inappellabile, l'iride è incompleto. "Una malattia degenerativa, da piccola ero ipovedente. A sei anni si è spento tutto". Letteralmente, non metaforicamente. "Perché il bicchiere è mezzo pieno", spiega convinta. "E a chi mi dice che sott'acqua posso godere solo del 15% di quel che c'è, rispondo: mi basta ed è impagabile. Tocco quel che posso toccare, esploro con il tatto". L'abbiamo intervistata mentre, con Pietro Sorvino dell'Ans Diving Ischia, si prepara per un'immersione dell'incanto della Secca delle Formiche, tra Ischia e l'isolotto di Vivara.

di Sara Ficocelli

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Dal mare di Ischia, parla la 25enne cieca a causa di una mutazione genetica: "A chi ha un handicap come il mio dico: la paura è naturale e riguarda quel che non conosciamo, ma i limiti si superano".

Annaclara si sente libera, lì sotto. Profondo blu, le dicono. E lei lo immagina, nuotando spensierata. "C'è una cernia", le fa Pietro, l'istruttore del diving. "Com'è, com'è?", chiederà curiosa. E lui non lesina dettagli. Poi la conduce sul fondale, dove c'è una stella marina. Comunicano col tatto, allieva e istruttore. "Puoi toccare, ora".

Nel mondo sommerso di Ischia, Annaclara Farace - 25 anni, sorriso contagioso, subacquea per passione - fluttua come se non ci fosse un domani. "Qui non ci sono ostacoli in cui inciampare, né gradini che ti facciano cadere", racconta. Cieca per una mutazione genetica: glaucoma con aniridia e nistagmo è la sentenza inappellabile, l'iride è incompleto. "Una malattia degenerativa, da piccola ero ipovedente. A sei anni si è spento tutto". Letteralmente, non metaforicamente. "Perché il bicchiere è mezzo pieno", spiega convinta. "E a chi mi dice che sott'acqua posso godere solo del 15% di quel che c'è, rispondo: mi basta ed è impagabile. Tocco quel che posso toccare, esploro con il tatto. E se passa qualche pesce inafferrabile, aspetto che sia il mio istruttore a descriverlo". L'arma potente dell'immaginazione, l'appassionato desiderio di conoscenza e, non ultimo, un pizzico di coraggio.

Annaclara, sub non vedente che esplora il mare col tatto: "Qui non ci sono ostacoli".

"Il mare ce l'avevo dentro - racconta - perché mio zio Giuseppe è fotografo subacqueo e in famiglia si immergono tutti, in particolare per la pesca d'apnea. Volevo sperimentare, nonostante il limite. Ed è iniziato tutto nell'estate 2014, in una mia estate sull'isola d'Ischia. Merito del primo istruttore, Alessandro Verzetti, che mi ha trattato come una normodotata. Non è stato facile: dalle prime immersioni in spiaggia al gommone. Che bello, buttarsi dal gommone: forse il momento più emozionante. Ho imparato la gestualità per comunicare con lui: lì sotto non ci sono parole e i segni convenzionali non posso vederli. Nuotiamo palmo contro palmo, lui mi comunica la profondità e la pressione, mi dà informazioni sulla durata dell'immersione o mi suggerisce di migliorare l'assetto. Tutto con il tatto. E poi ci sono gli incontri con la fauna: spugne e gorgonie, persino uno scorfano che si lascia accarezzare. Uno spettacolo per pochi. E per apprezzarlo non serve vedere".

Dice proprio così, Annaclara, mentre con Pietro Sorvino dell'Ans Diving Ischia si prepara per un'immersione dell'incanto della Secca delle Formiche, tra Ischia e l'isolotto di Vivara. Una nuova avventura nel torrido agosto dell'isola alla quale, napoletana, è da sempre legata. "Oggi vivo a Roma, dove faccio la centralinista. Roma non è una città semplice per una cieca". Meglio il mare, ça va sans dire. "A chi ha un handicap come il mio dico soltanto una cosa: la paura è naturale e riguarda quel che non conosciamo. È dunque naturale essere titubante, ma i limiti si superano. Eccome. Oggi io ho provato persino con la vela e il windsurf: sensazioni impagabili". Sport e natura, la sfida di Annaclara è guardare il mondo senza vederlo: ogni immersione, una scoperta. E ritrovarsi libera, nel blu più profondo, immaginandolo.

di Pasquale Raicaldo