lunedì 18 marzo 2019

Dalla Società Velica Caorle ASD: Corso di vela per ipo e non vedenti, 3/7 giugno

Con il comunicato n. 41/2017, la Sede Centrale UICI informa che la Società Velica Caorle ASD propone, dal 3 al 7 giugno, un corso scuola vela rivolto a persone non vedenti e ipovedenti.

Il corso si terrà a Caorle, presso la base a mare della S.V.C. sulla spiaggia di Levante, accanto alla chiesa della Madonnina adiacente al centro storico.

L'orario del corso è indicativamente dalle 9 alle 13, ma potrebbe variare in funzione delle condizioni meteo o da accordi presi con gli istruttori. Tuttavia, se l'orario venisse posticipato, l'albergo fornirà il cestino pranzo.

Il corso in mare si svolgerà a bordo di un natante a deriva mobile, il Tridente 16, con supporto di un gommone per la sicurezza.

Il numero dei partecipanti sarà da quattro a otto e saranno supportati da istruttori ed aiuto istruttori della Federazione Italiana Vela (F.I.V.).

Per ulteriori informazioni, consultare il comunicato in oggetto, raggiungibile al seguente url:

Scuola. Esame di stato nel II ciclo: indicazioni per alunni con disabilità, DSA e altri BES

Disabili.com del 14-03-2019

Pubblicata l’ordinanza sugli esami conclusivi del II ciclo di istruzione: date, modalità ed indicazioni operative, anche per alunni con BES.

ROMA. Sul sito del MIUR è disponibile l’OM n. 205 relativa all’Esame di Stato conclusivo del II ciclo di Istruzione e contenente alcune novità che entrano in vigore per effetto del D. Lgs n. 62/ 17. Nelle prossime settimane proseguiranno le simulazioni delle prove per consentire a insegnanti e studenti di testare i nuovi scritti previsti da tale decreto.

Le date.

La prima prova, di italiano, è calendarizzata per il 19 giugno. Il giorno dopo si terrà la seconda prova, diversa per ciascun indirizzo di studi. Vengono individuate anche le date per le eventuali prove suppletive. Per quanto riguarda la prova orale, l’ordinanza esplicita i vari passaggi e le modalità del colloquio. Nelle prossime settimane proseguiranno le simulazioni delle prove scritte. Il 26 marzo il MIUR pubblicherà una nuova simulazione della prova di italiano, il 2 aprile è in calendario la pubblicazione di ulteriori esempi della seconda prova.

L’ordinanza fornisce anche alcune indicazioni importanti in merito agli alunni con disabilità, con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) o con altri Bisogni Educativi Speciali (BES).

Esame dei candidati con disabilità.

Il consiglio di classe stabilisce la tipologia delle prove d'esame e se esse hanno valore equipollente all'interno del piano educativo individualizzato (PEI). La commissione d'esame, sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe relativa alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all'assistenza prevista per l'autonomia e la comunicazione, predispone una o più prove differenziate, in linea con gli interventi educativo-didattici attuati sulla base del PEI e con le modalità di valutazione in esso previste. Tali prove, ove di valore equipollente, determinano il rilascio del titolo di studio conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Per la predisposizione, lo svolgimento e la correzione delle prove d'esame, la commissione può avvalersi del supporto dei docenti e degli esperti che hanno seguito lo studente durante l'anno scolastico.

Per la correzione sono predisposte griglie di valutazione specifiche, in relazione alle prove differenziate. I testi delle prove scritte sono trasmessi dal Ministero anche in codice Braille, per candidati non vedenti. Per i candidati che non conoscono il codice Braille si possono richiedere ulteriori formati (audio e/o testo), oppure la Commissione può provvedere alla trascrizione su supporto informatico, autorizzando in ogni caso anche l’utilizzazione di altri ausili idonei, abitualmente in uso nel corso dell'attività scolastica ordinaria. Per i candidati ipovedenti, i testi delle prove scritte sono trasmessi in conformità alle richieste delle singole scuole in merito a tipologia, dimensione del carattere e impostazione interlinea.

La commissione può assegnare un tempo differenziato per l'effettuazione delle prove. In casi eccezionali, la commissione, tenuto conto della gravità della disabilità, della relazione del consiglio di classe e delle modalità di svolgimento delle prove durante l'anno scolastico, può deliberare lo svolgimento di prove equipollenti in un numero maggiore di giorni. Il colloquio si svolge con materiali predisposti in coerenza con il PEI. Agli studenti con disabilità, per i quali siano state predisposte prove non equipollenti, che non partecipano agli esami o che non sostengono una o più prove, viene rilasciato un attestato di credito formativo. Il riferimento all'effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nell'attestazione e non nelle tabelle affisse all'albo dell'istituto.

Esame dei candidati con DSA.

Gli studenti con disturbo specifico di apprendimento (DSA) sono ammessi a sostenere l'esame secondo quanto previsto dal piano didattico personalizzato (PDP). La commissione d'esame, considerati gli elementi fomiti dal consiglio di classe, tiene in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive e, in particolare, le modalità didattiche e le forme di valutazione individuate. Sulla base della documentazione, la commissione predispone le modalità di svolgimento delle prove. Nello svolgimento delle prove scritte, i candidati con DSA possono utilizzare tempi più lunghi di quelli ordinari e utilizzare gli strumenti compensativi previsti dal PDP e che siano già stati impiegati per le verifiche in corso d'anno o che comunque siano ritenuti funzionali allo svolgimento dell'esame, senza che venga pregiudicata la validità delle prove. I candidati possono usufruire di dispositivi per l'ascolto dei testi della prova registrati in formati "mp3".

Per la piena comprensione, la commissione può individuare un proprio componente che legga i testi delle prove scritte. Per i candidati che utilizzano la sintesi vocale, la commissione può provvedere alla trascrizione del testo su supporto informatico. Nel diploma non viene fatta menzione dell'impiego degli strumenti compensativi. I candidati che hanno seguito un percorso con esonero dall'insegnamento delle lingue straniere e che sono stati valutati dal consiglio di classe con l'attribuzione di voti e di un credito scolastico relativi unicamente allo svolgimento di tale percorso, sostengono prove differenziate, non equipollenti a quelle ordinarie, coerenti con il percorso svolto, finalizzate solo al rilascio dell'attestato di credito formativo.

Il riferimento all'effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nell'attestazione e non nelle tabelle affisse all'albo dell'istituto. Per i candidati che hanno seguito un percorso didattico ordinario, con la sola dispensa dalle prove scritte di lingua straniera, la commissione, nel caso in cui la lingua straniera sia oggetto di seconda prova scritta, predispone una prova orale sostitutiva e coerente con quanto previsto dal PDP. In tal caso, gli studenti che sostengono l’esame con esito positivo conseguono il diploma, su cui non viene fatta menzione della dispensa dalla prova scritta di lingua straniera.

Esame dei candidati con altri BES.

Per gli studenti con altri bisogni educativi speciali (BES), individuati dal consiglio di classe, devono essere fomite indicazioni per consentire di sostenere adeguatamente l'esame. La commissione, esaminate tali indicazioni e l’eventuale Piano Didattico Personalizzato, tiene in debita considerazione le specifiche situazioni soggettive. In ogni caso, per tali studenti non è prevista alcuna misura dispensativa, mentre è possibile concedere strumenti compensativi, in analogia a quanto previsto per studenti con DSA, se sono già stati impiegati per le verifiche in corso d'anno o comunque siano ritenuti funzionali allo svolgimento dell'esame. Gli studenti che sostengono con esito positivo l'esame di Stato a tali condizioni conseguono il diploma conclusivo.

giovedì 14 marzo 2019

Campus Internazionale sulla Comunicazione e l’Informatica per giovani ciechi e ipovedenti - ICC 2019 in Regno Unito

Con il comunicato n. 40/2019, la Sede Centrale informa che  anche quest’anno l’Unione desidera partecipare al Campus Internazionale sulla Comunicazione e l’Informatica per giovani ciechi e ipovedenti – ICC (http://www.icc-camp.info/).

L’edizione 2019 si terrà a Hereford (Regno Unito) dal 22 al 31 luglio 2019, e accoglierà numerose delegazioni provenienti da tanti Paesi europei ed extraeuropei, tra le quali il nostro gruppo di giovani italiani con disabilità visiva tra i 16 e i 20 anni con il loro coordinatore e un assistente vedente. Possibili eccezioni ai limiti di età saranno valutate caso per caso.

Per proporre la propria candidatura a partecipare al campus occorrerà inviare:

- i propri dati personali (nome e cognome, data di nascita, visus, recapito email e telefonico, indirizzo di residenza);

- un testo in lingua inglese di almeno 200 parole con una propria presentazione, hobbies, preferenze, motivazioni, ecc.

Scrivere al Coordinatore Nazionale per ICC 2019 Alessandro Bordini a info@alessandrobordini.com e in copia a Francesca Sbianchi, Coordinatrice dell’Ufficio Relazioni Internazionali a inter@uiciechi.it al più presto e comunque preferibilmente entro il 10 aprile 2019.

Il file .zip contenente il comunicato in oggetto e la scheda di presentazione del progetto è scaricabile al seguente url:

Il progetto pilota per formare sommelier non vedenti

Il Sole 24 Ore del 14-03-2019

C’è un’attenzione crescente che il mondo del food indirizza ai diversamente abili. Ora anche quello della sommellerie ha intrapreso un’iniziativa per chi è colpito da handicap visivo. È di pochi giorni fa la firma del primo protocollo d'intesa nazionale tra l'ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) e l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

Il primo corso omologato.

Dopo il successo dei corsi sperimentali attivati a Verona e Brescia nel 2018, con una proposta curricolare speciale riservata a non vedenti e ipovedenti, le due associazioni hanno infatti deciso di confermare la collaborazione.

I responsabili del progetto hanno studiato dunque il primo corso per assaggiatori di vino omologato in tutta Italia dedicato ai soci UICI. Si tratta di moduli composti da 9 lezioni di 3 ore, dove docenti qualificati guideranno gli aspiranti sommelier alla scoperta del mondo del vino, supportati dal testo di studio tradizionale tradotto in braille o in formato audio. Il tutto a un costo ridotto.

“La scelta di avviare una collaborazione – dichiara il presidente UICI Mario Barbuto – nasce dal desiderio di offrire a tutti i nostri associati la possibilità di accedere a un percorso formativo degustativo su una delle eccellenze del nostro Paese, il vino. La disponibilità e la sensibilità con cui i dirigenti dell'ONAV si sono avvicinati al nostro mondo porterà alla nascita di un nuovo sbocco occupazionale con percorsi aggiuntivi specializzanti”. La collaborazione Onav-Uici prevede al momento l'attivazione di corsi speciali di avvicinamento al vino dedicati a ciechi e ipovedenti.

“Tutto è nato da un evento organizzato da ONAV in occasione di Vinitaly 2016 – ricorda la vicepresidente Pia Donata Berlucchi, che si dedica con passione al coordinamento dei progetti sociali – L'esperienza di degustazione guidata per alcuni gruppi di non vedenti arrivati da Brescia e da Verona è stata entusiasmante e da quel momento abbiamo iniziato a lavorare su un progetto comune”. Al momento è stato adeguato solo il primo livello, ma non si esclude di evolvere (con manuali in braille e docenti specializzati) anche i livelli successivi.

“Per il momento accontentiamoci di apprendere i primi rudimenti per riconoscere gli aromi e il gusto di quello che molto spesso ci servono a tavola”, dichiara Barbuto, “ma il sogno di evolvere le competenze per chi ha spesso una sensibilità più acuta dei normo-vedenti potrebbe essere a portata di mano”.

I corsi saranno attivati, sulla base del protocollo, dalle delegazioni territoriali ONAV nelle rispettive aree di riferimento, in collaborazione con l'Uici (il calendario verrà comunicato attraverso il sito ONAV).

di Giambattista Marchetto

mercoledì 13 marzo 2019

Il turismo oggi è davvero accessibile a tutti?

Solo Ecologia del 13-03-2019

I numeri del turismo accessibile al giorno d’oggi non devono tenere conto unicamente dei soggetti che soffrono di una disabilità fisica. Tale mercato, infatti, include un mondo più ampio e per certi versi più generico, quale quello dei bisogni: non tutte le persone, infatti, hanno disabilità riscontrabili ed evidenti. Si pensi, per esempio, alle donne in gravidanza, ai bambini o ai genitori con passeggini, così come agli anziani: essi ovviamente non sono disabili, eppure hanno caratteristiche o esigenze speciali che richiedono delle accortezze particolari.

Un vero turismo per tutti, poi, deve considerare anche le persone che hanno una disabilità sensoriale, come quelle non vedenti e quelle non udenti, senza dimenticare i disagi degli ipovedenti e degli ipoudenti.

Molti sono gli individui che hanno specifiche necessità alimentari, non solo dovute a problemi fisici – la celiachia è il più classico degli esempi, ma la casistica delle intolleranze e delle allergie è molto più ampia – ma anche basate su ragioni culturali e religiose

La domanda di turismo accessibile.

E, ancora, ci sono gli obesi, le persone che soffrono di autismo, i disabili cognitivi e i disabili motori: tra questi ci sono coloro che hanno difficoltà di deambulazione e i soggetti che per muoversi hanno bisogno di una sedia a motore, di una sedia a rotelle o di un girello.

La domanda potenziale di turismo accessibile in Europa, secondo i dati che vengono forniti da Eurostat, parla di più di 127 milioni di persone: di queste, circa 46 milioni soffrono di una o più forme di disabilità, mentre gli altri 81 milioni di persone sono semplicemente anziani che hanno superato i 65 anni di età.

Non è una nicchia.

Come è facile intuire da questi dati, di conseguenza, quello del turismo accessibile non può certo essere considerato un settore di nicchia, in quanto solo nel Vecchio Continente coinvolge il 17% della popolazione.

Il continuo invecchiamento della popolazione stessa, peraltro, è un fattore che non può essere trascurato, ed è anche per questo motivo che le destinazioni turistiche si dovrebbero impegnare per promuovere, implementare e migliorare il proprio livello di accessibilità.

Un invecchiamento costante che non è correlato solo all’incremento dell’aspettativa di vita, ma anche alla riduzione delle nascite. Si calcola, sulla base delle stime che sono state messe a disposizione dall’Oms, che entro il 2040 oltre il 28% della popolazione in Europa Occidentale avrà più di 65 anni, mentre nel nostro Paese questa percentuale sarà ancora più elevata, arrivando a sfiorare il 33%, per un’età media di ben 52 anni.

Le persone coinvolte.

Quando si parla di turismo accessibile, d’altro canto, è bene tenere in considerazione che quasi sempre gli individui che hanno una o più disabilità necessitano di un accompagnatore che consenta loro di muoversi. La quantità di persone coinvolte, dunque, aumenta in misura radicale.

Per ogni disabile che disponga delle possibilità fisiche ed economiche per viaggiare devono essere calcolati due accompagnatori, che in molti casi sono parenti e amici.

Se la spesa media per vacanza di una persona è pari a 620 euro, un rapido calcolo permette di intuire come il turismo accessibile sia in grado di generare un reddito potenziale pari a 166 miliardi di euro, frutto del coinvolgimento di 268 milioni di persone fruitrici di servizi di questo settore.

Cosa rende accessibile il turismo.

Non rimane, a questo punto, che identificare con precisione il turismo accessibile, definito come l’insieme di strutture e servizi che consentono la fruizione del tempo libero e delle vacanze a chi ha bisogni speciali, nelle migliori condizioni di comfort, di sicurezza e di autonomia, sulla base del principio di uguaglianza e – soprattutto – con dignità.

di Daniele Grattieri

martedì 12 marzo 2019

Iniziativa di cooperazione internazionale – raccolta materiali tiflodidattici e per l’autonomia

Con il comunicato n. 37/2019, la Sede Centrale informa che l’UICI ha lanciato una raccolta di materiali tiflodidattici e per l’autonomia quotidiana a favore di due associazioni di ciechi dell’estero con cui la nostra Unione ha un legame particolare: la prima è l’Unione dei Ciechi d’Albania, con cui l’Unione da molti anni ha iniziato un percorso di accompagnamento, e la seconda è l’Unione Nazionale delle Associazioni per la Promozione dei Ciechi e degli Ipovedenti in Burkina Faso, con cui l’Unione ha di recente firmato un accordo di gemellaggio che stimola l’Unione ad intervenire in questo paese africano con interventi diversificati, tra cui la presente raccolta materiali da destinare al centro per bambini non vedenti di Tenkodogo.

Per ulteriori informazioni, si rinvia al comunicato in oggetto, raggiungibile all’url di seguito riportato. All’interno della pagina troverete anche il link per il download del comunicato e del documento allegato, nel quale vengono specificati gli strumentidi cui i 2 enti necessitano.

L'ennesimo no alle "classi pollaio" ove vi siano alunni con disabilità, di Gianluca Rapisarda

Superando.it del 11-03-2019

Una recente Sentenza prodotta dal TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) della Sicilia ha evidenziato una volta ancora che il deprecabile fenomeno delle cosiddette “classi pollaio”, ove in presenza di studenti con disabilità, il numero degli alunni ecceda quello previsto dalle norme vigenti, non solo viola la normativa sulla sicurezza e sulla prevenzione antincendio, ma, soprattutto, non garantisce la qualità della didattica, inficiando ogni tentativo di personalizzazione degli insegnamenti destinati prevalentemente agli alunni con disabilità.

Nei mesi scorsi, un gruppo di genitori di studenti di una scuola superiore di secondo grado di Palermo aveva impugnato un provvedimento con cui quella stessa scuola aveva disposto la formazione, per il presente anno scolastico, di una classe con 26 allievi e, dunque, con un numero di alunni – in presenza di persone con disabilità – eccedente le disposizioni normative vigenti.

Sulla vicenda si è espresso qualche giorno fa il TAR della Sicilia (Tribunale Amministrativo Regionale), tramite l’Ordinanza 252/19, riconoscendo che l’eccessivo numero di alunni per classe non consente di disporre della metratura adatta per ospitare un’intera scolaresca, impedendo quindi il rispetto dei limiti di densità previsti dal Decreto Ministeriale del 18 dicembre 1975 che prevedono invece 1,96 metri quadrati per alunno nel caso di attività didattiche “normali”.

Il TAR siciliano ha ravvisato anche, da parte della scuola palermitana, la mancata ottemperanza del Decreto Ministeriale del 26 agosto 1992, riguardante l’affollamento previsto dalle norme di prevenzione degli incendi per l’edilizia scolastica.

«Ritengo davvero importante – commenta Gianluca Rapisarda, consigliere della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi – e di portata “strategica” questa Sentenza dei Giudici Amministrativi siciliani, in quanto ha tenuto ad evidenziare, ove ce ne fosse ulteriore bisogno, che il deprecabile fenomeno tutto italiano delle cosiddette “classi pollaio” non solo viola la normativa sulla sicurezza e sulla prevenzione antincendio, ma, soprattutto, non garantisce la qualità della didattica, inficiando ogni tentativo di personalizzazione degli insegnamenti destinati prevalentemente agli alunni con disabilità. A tal proposito, vale la pena rammentare che in merito alla formazione delle classi, il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 81/09 (articolo 5, comma 2), successivamente confermato nell’agosto 2017 dalla Nota del Ministero 1553, stabilisce che, in caso di presenza di alunni con disabilità, il numero degli allievi non debba superare, di norma, i 20 per classe. In definitiva, il numero massimo di alunni di una classe delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, in presenza di studenti con disabilità, dovrebbe essere al massimo di 20».

«L’occasione di questa Ordinanza – aggiunge Rapisarda – mi è anche propizia per rinnovare al Ministero dell’Istruzione la pressante richiesta di superare l’attuale generica dicitura fissata dalle parole “di norma”. Infatti, tale formula aleatoria ha finora determinato troppa discrezionalità ed eccessive incomprensibili “deroghe” nell’applicazione, costringendo le famiglie a ricorrere sempre più frequentemente ai Giudici per ottenere il riconoscimento dei diritti dei loro figli». (S.B.)

lunedì 11 marzo 2019

Autonomia scolastica e inclusione degli alunni con disabilità, di Gianluca Rapisarda*

Superando.it del 09-03-2019

«Esattamente vent’anni fa – scrive Gianluca Rapisarda – veniva prodotto il Decreto contenente il Regolamento che fissava l’autonomia didattica e organizzativa delle scuole, stabilendo una flessibilità che avrebbe potuto e dovuto essere anche il principale strumento a supporto del processo di inclusione degli alunni con disabilità. E tuttavia un’autentica “rivoluzione” nell’àmbito dell’attuale sistema di inclusione si potrà avere solo con il definitivo passaggio dal docente di sostegno al “sostegno del contesto”». Le profonde innovazioni di sistema che hanno investito la scuola italiana a partire dagli Anni Novanta si sono sviluppate attorno a un evento legislativo “periodizzante”, ossia il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 275/99, varato esattamente vent’anni fa e cioè l’8 marzo del 1999. Tale norma “strategica” è stata emanata ai sensi dell’articolo 21 della Legge 59/97, istitutiva dell’autonomia scolastica e proprio dell’autonomia costituisce il Regolamento, dettandone le specificità e le declinazioni.

In particolare, all’articolo 4, comma 2, quel Decreto demanda alle scuole l’autonomia didattica e all’articolo 5, comma 1, l’autonomia organizzativa, allo scopo di diversificare l’offerta formativa sulla base delle esigenze del contesto di riferimento e per rispondere in modo puntuale alle richieste formative dei genitori e degli alunni. Il Regolamento dell’autonomia rappresenta il documento dei nuovi investimenti didattici, sorta di nuovo “Statuto” della scuola italiana, che ogni istituzione scolastica deve adeguatamente sfruttare, per garantire a ciascun alunno ampi spazi di autonomia e di flessibilità, ora per intervenire nel rendere flessibile l’assetto organizzativo dei tempi, degli spazi, delle classi, dei gruppi d’apprendimento, oltreché l’utilizzo funzionale dei docenti, ora per attivare insegnamenti opzionali, facoltativi e aggiuntivi, ora per innovare il campo delle metodologie e delle risorse strumentali, ora per tentare efficaci protocolli di ricerca e sperimentazione.

Conseguenza diretta dell’autonomia scolastica è il Piano dell’Offerta Formativa (POF, come da articolo 3 del DPR 275/99). Infatti, se la norma assegna a tutte le istituzioni scolastiche l’autonomia didattica e organizzativa, va da sé che esse si debbano dotare di un documento costitutivo della loro identità culturale e progettuale, che ne espliciti le scelte in materia di progettazione curricolare, extracurricolare, organizzativa e didattica. La flessibilità organizzativa e didattica – rafforzata ulteriormente dalla più recente Legge 107/15 (cosiddetta La Buona Scuola) – è, per così dire, la caratteristica “essenziale” della scuola dell’autonomia e quindi potrebbe e dovrebbe essere il principale strumento a supporto del processo di inclusione degli alunni con disabilità, in quanto è il mezzo indispensabile per adattare il curricolo alle necessità formative dell’allievo, rendendo possibili articolazioni organizzative diverse, nell’ottica di una personalizzazione e specializzazione della didattica, sviluppando processi inclusivi di insegnamento-apprendimento e fornendo risposte adeguate a tutti e ciascuno.

In pratica, l’autonomia scolastica dovrebbe perseguire l’obiettivo di favorire la trasversalità delle prassi di inclusione nei diversi àmbiti degli insegnamenti curricolari ed extracurricolari, delle strategie didattico-educative, della gestione delle classi, dell’organizzazione dei tempi e degli spazi, nella prospettiva di una presa in carico globale da parte dell’intera comunità educante di tutti gli studenti, ivi compresi quelli con disabilità.

E pur tuttavia e nonostante il recente Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione, attuativo della legge 105/17, questa nuova prospettiva inclusiva della scuola italiana stenta ancora a decollare e, cosa ancor più grave, il più delle volte non è percepita adeguatamente nemmeno dai genitori dei nostri ragazzi. Essi, infatti, continuano erroneamente a ritenere che l’unica soluzione e “panacea” ai “mali” scolastici dei loro figli sia rappresentata dall’esclusiva risorsa del docente per il sostegno e non da un contesto più “flessibile”, dando per scontata l’equazione: più ore di sostegno uguale, necessariamente, più qualità dell’inclusione.

Ciò denota come il messaggio della “normale” didattica inclusiva sia solo “in nuce” nella scuola italiana e che la scommessa dell’autonomia sia ancora tutta da vincere, perché non di rado ci capita di scontrarci desolatamente con interventi didattici inclusivi esclusivamente episodici, con il solo carattere dell’urgenza e dell’emergenza e non del “contesto”. In altre parole, voglio dire che la sola assegnazione dell’insegnante di sostegno (anche con un numero congruo di ore), agli alunni/studenti con disabilità non è sufficiente a garantirne il successo scolastico e formativo, se non affiancata da un contesto veramente “inclusivo”, capace cioè di rendere gli allievi con disabilità il più possibile autonomi e indipendenti nello studio e nella vita, a prescindere dalla presenza o meno dell’insegnante di sostegno.

La nomina del docente per il sostegno con un numero adeguato di ore – pur rappresentando un sacrosanto diritto assolutamente esigibile dai nostri ragazzi e dalle loro famiglie – da sola rischia di essere quasi inutile e di ripetere le “distorsioni” e gli sbagli dell’attuale modello, rappresentati dai deprecabili fenomeni della deresponsabilizzazione dei docenti curricolari rispetto ai loro alunni con disabilità e della “perversa” delega al solo collega di sostegno dei loro insegnamenti e delle loro valutazioni. Proprio per tale motivo, chi scrive, già da tempo, rivendica per gli allievi con disabilità, oltre alla presenza dell’insegnante specializzato, anche e soprattutto l’indispensabile progettazione e realizzazione, all’interno degli Istituti di ogni ordine e grado, di ambienti veramente “autonomi e flessibili”, quali: l’apertura di classi aperte e parallele; l’utilizzo della metodologia dell’apprendimento cooperativo; l’attivazione di gruppi omogenei ed eterogenei; lo svolgimento di attività individualizzate di recupero, potenziamento e di laboratorio e di iniziative di continuità e orientamento scolastico e professionale; la fruizione di strumenti informatici compensativi; la creazione di strutture accessibili e prive di barriere architettoniche e sensoriali; l’uso funzionale e proficuo dell’organico dell’autonomia; il supporto di assistenti alla comunicazione, pedagogisti e psicologi. Soltanto se l’imminente riforma del sostegno, preannunciata dal Governo in carica, promuoverà l’organizzazione di siffatti contesti accoglienti e inclusivi – dove tra l’altro il PAI (Piano Annuale per l’Inclusione) non sia un documento esclusivamente “sulla carta”, ma al contrario sia parte integrante della progettazione, della didattica e della valutazione delle Istituzioni Scolastiche, e dunque anche dei loro Piani Triennali dell’Offerta Formativa -, si potranno realisticamente garantire per ogni allievo, anche con disabilità, quelle condizioni di pari opportunità nel raggiungimento del massimo possibile dei traguardi individualizzati e personalizzati d’istruzione, tanto decantate dalla recente normativa italiana sull’autonomia scolastica.

Pertanto, come auspicato a suo tempo da Luciano Paschetta su queste stesse pagine, l’autentica “rivoluzione” dell’autonomia scolastica sarebbe quella di sancire, nell’àmbito dell’attuale sistema di inclusione, il definitivo passaggio dal docente di sostegno al “sostegno del contesto”. * Gianluca Rapisarda,
Consigliere della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi.

venerdì 8 marzo 2019

Ragazze e donne con disabilità: non più invisibili e ignorate!

Superando.it del 08-03-2019

«Le ragazze e le donne con disabilità sono particolarmente svantaggiate: subiscono infatti discriminazioni dovute sia al loro genere, sia alla loro disabilità. Questa “doppia discriminazione” si traduce tra l’altro in una maggiore probabilità di essere vittime di abusi e violenze sessuali, minore accesso ai servizi per la salute e a quelli riproduttivi e un più alto tasso di disoccupazione. Ecco perché oggi vogliamo dare particolare evidenza al nostro lavoro in questo àmbito, con l’obiettivo di fare avanzare i diritti delle donne e delle ragazze con disabilità».

È questo il messaggio diffuso oggi, 8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna, dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che per l’occasione ha innanzitutto reso pubblico un Position Paper, ovvero un documento ufficiale di sintesi sul tema dei Diritti delle donne e delle ragazze con disabilità nella sfera della salute sessuale e riproduttiva.

Ne evidenziamo le conclusioni principali, che sono le seguenti:

«1. Le decisioni delle donne sul proprio corpo sono personali e private e nessuno dovrebbe interferire con le scelte autonome delle donne con disabilità.

2. Gli Stati devono garantire che le donne con disabilità siano bene informate sui loro diritti e ogni decisione dovrebbe essere presa previamente con il loro consenso pienamente informato.

3. Quanto sopra si applica anche all’interruzione di gravidanza: in tal senso, gli Stati dovrebbero depenalizzare l’aborto in tutte le circostanze e legalizzarlo in modo da rispettare pienamente l’autonomia delle donne con disabilità.

4. Gli Stati devono assicurare la fine di ogni forma di discriminazione e abuso ciò che fa riferimento sia alla sterilizzazione che all’aborto o alla contraccezione forzata, sia la mutilazione genitale femminile che l’incesto.

5. Gli Stati devono garantire che tutte le donne con disabilità abbiano pieno accesso alla giustizia.

6. Gli Stati devono assicurare che tutte le donne con disabilità abbiano accesso ad un’adeguata assistenza sessuale e riproduttiva e all’istruzione».

Ad elaborare tale documento, oltre a promuovere ogni altra iniziativa in favore delle donne con disabilità, compresa la prossima regolare uscita di una nuova newsletter mensile (l’«EDF Women’s Voice», la “Voce delle donne dell’EDF”) è il Comitato delle Donne dell’EDF, presieduto da Ana Peláez Narváez, e comprendente altre dieci donne, tra le quali anche la nostra connazionale Luisella Bosisio Fazzi.

Di una delle sue componenti, la finlandese Pirkko Mahlamäki, membro anche del Comitato Esecutivo dell’EDF, il Forum diffonde oggi un’interessante testimonianza diretta, riguardante una discriminazione vissuta personalmente in àmbito di salute.

In questa sede, per altro, ci piace sottolineare alcuni passaggi del suo racconto, relativi in generale alla situazione della Finlandia, ove si evocano temi sin troppo familiari anche nel nostro Paese.
«Nel mio Paese – racconta infatti Mahlamäki – una delle questioni più scottanti per le donne con disabilità è la povertà. Dopo anni di austerità, il costo della vita è in aumento, mentre contemporaneamente si riducono i benefìci sociali come il sostegno alla disoccupazione. Ciò colpisce soprattutto le donne con disabilità, poiché hanno maggiori probabilità di essere disoccupate rispetto agli uomini».«Un altro grande problema – aggiunge – è quello della cura: i servizi di assistenza in Finlandia vengono sempre più privatizzati e il costo è il principale fattore decisivo. Ciò si traduce sostanzialmente in meno servizi di qualità peggiore e questo è un grave problema per le donne con disabilità, perché servizi peggiori possono coincidere con rischi crescenti di negligenza e di abusi».

E da ultimo, ma non certo ultimo, sempre in questa Giornata dell’8 Marzo l’EDF intende ancora una volta sottolineare con forza l’importante ruolo assunto nella primavera dello scorso anno dalla propria vicepresidente Ana Peláez Narváez – che è anche, come detto, presidente del Comitato Donne del Forum – divenuta la prima donna con disabilità a far parte del Comitato ONU CEDAW, ovvero dell’organismo che verifica l’attuazione della Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW, appunto), adottata nel 1979 dall’Assemblea delle Nazioni Unite ed entrata in vigore il 3 settembre 1981.

«Credo che dovremo fare di più per riflettere le varie dimensioni della diversità umana nel Comitato CEDAW – aveva dichiarato Peláez Narváez al momento della sua elezione, cui anche il nostro giornale aveva dato ampio rilievo – e in particolare includere persone provenienti da gruppi di popolazione invisibili e ignorati, come lo sono le donne con disabilità». (Stefano Borgato)

Ringraziamo per la collaborazione Luisella Bosisio Fazzi.

A questo link è disponibile (in lingua inglese) la versione integrale della Newsletter dell’EDF diffusa in occasione della Giornata Internazionale della Donna di oggi, 8 Marzo, e centrata in particolare sui diritti delle ragazze e donne con disabilità.

Per ulteriori informazioni: André Félix (andre.felix@edf-feph.org).

Per approfondire ulteriormente il tema Donne e disabilità, oltreché fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, si può anche accedere al sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), alle Sezioni dedicate rispettivamente ai temi: Donne con disabilità, La violenza nei confronti delle donne con disabilità e Tutto sul Secondo Manifesto Europeo sui Diritti delle Donne e Ragazze con Disabilità.

giovedì 7 marzo 2019

Blocnotes mese di marzo 2019, notiziario del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I.

Scaricabile al seguente link il numero di marzo del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES MARZO 2019 (formato .doc)

mercoledì 6 marzo 2019

Assistenza, Consiglio di Stato: "Illegittimo dare fondo a risparmi dei disabili"

Redattore Sociale del 06-03-2019

Vicenda nata dal ricorso di una giovane disabile contro una delibera del comune di Milano del 2015. Il testo prevedeva di dare fondo ai propri risparmi "fino a che queste risorse saranno ridotte all'importo di 5 mila euro". Prima il Tar, ora il Consiglio di Stato danno torto a Milano. Sentenza definitiva. Ledha: "Soddisfazione, ora parlino con le associazioni".

MILANO. È illegittimo chiedere alle persone con disabilità di dare fondo ai propri risparmi per pagare le spese di assistenza. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato respingendo il ricorso presentato dal Comune di Milano contro una sentenza del Tar Lombardia, che ha dichiarato illegittima una delibera sull'uso dei risparmi privati di disabili e famiglie fino a 5 mila euro, perché contraria alla normativa nazionale sull'Isee.

Si tratta di una delibera dell'amministrazione milanese del dicembre 2015 e relativa a spese per assistenza e servizi di residenzialità per i disabili. Un testo con cui il Comune di Milano chiedeva a persone con disabilità e ai loro famigliari di dare fondo ai propri risparmi “fino a che queste risorse, impiegate per il sostegno all'utente in forma privata, non si saranno ridotte all'importo di 5 mila euro”, prima che l'amministrazione comunale intervenisse con l'erogazione dei propri servizi sociali e socio-sanitari.

È stata ritenuta illegittima dal Tar Lombardia a gennaio 2018, dopo il ricorso presentato da una giovane con disabilità, il suo amministratore di sostegno, Ledha Milano e Anfass Milano. Illegittima perché in contrasto con la normativa nazionale e regionale, che prevedono come l'accesso e la compartecipazione ai costi delle prestazioni socio-sanitarie siano già regolamentati sulla base dell'Isee. C'è stato più di un attrito fra la Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha Milano) e il Comune quando il 12 luglio 2018 l'amministrazione meneghina ha annunciato di voler ricorrere al Consiglio di Stato, proprio a ridosso dei termini, contro la decisione dei giudici amministrativi lombardi. A infastidire “Il fatto che la Giunta comunale abbia votato a favore del ricorso mentre l’assessorato alle politiche sociali discuteva con noi ci lascia interdetti”, ha detto all'epoca Roberto Morali, direttore di Ledha Milano.

“Anche Ledha non ci ha avvisati quando ha deciso di andare in causa sulla compartecipazione di spesa – ha risposto a distanza Claudio Minoia, Direttore centrale delle Politiche sociali per il Comune di Milano – e questo non deve portare a nessuna acrimonia fra le parti: è così che lavorano gli avvocati” e invitando allo stesso tempo a evitare il “gioco al massacro” sui “conti del Comune” che rischia “di lasciare fuori altre famiglie dal sostegno pubblico”.

Il 4 marzo il massimo organo della giustizia amministrativa si è pronunciato definitivamente, dando ragione a Ledha, Anfass e la giovane disabile, patrocinata dall’avvocato Massimiliano Gioncada. La sentenza annulla definitivamente la parte di delibera dove si prevede che “nel caso in cui l’utente possieda beni immobili oltre la cifra di 5mila euro, l’amministratore comunale differirà l’intervento fino a che queste risorse, impiegate per il sostegno all’utente in forma privata, non si saranno ridotte all’importo di 5mila euro”. Per i giudici “tale disposizione si pone in contrasto con la normativa sovraordinata”.

“Siamo molto soddisfatti per l’esito di questa sentenza, che non è per noi una sorpresa – commenta Enrico Mantegazza, presidente di Ledha Milano e vice presidente di Ledha – e non dovrebbe cogliere di sorpresa nemmeno il Comune di Milano. Abbiamo più volte fatto presente al Comune come la delibera non fosse rispondente al dettato normativo, tuttavia siamo dovuti arrivare alle aule del tribunale”. Ha aggiunto: “Speriamo ora che il Comune finalmente si sieda al tavolo con le associazioni e decida finalmente di dotarsi di un regolamento comunale unico per la compartecipazione alla spesa, che sia coerente con il dettato normativo nazionale”. Si unisce alla soddisfazione il Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, che esprime la sua completa adesione a quanto stabilito dalle sentenza, escludendo in modo inequivocabile l'esistenza di una “potestà di deroga normativa in capo ai Comuni – dice Laura Abet, avvocato del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi –. In nessuna parte del decreto, infatti, è previsto un meccanismo simile a quello che molti Comuni pretendono di adottare: vale a dire 'consumare’ tutte le proprie sostanze fino al valore di 5mila euro, soglia al di sotto della quale si giustifica e si prevede la possibilità dell’intervento comunale a sostegno del pagamento della retta. L’invito a leggere attentamente i regolamenti comunali è quindi d’obbligo”.

di Francesco Floris

Donne con disabilità: serve l'accessibilità, ma anche molto altro, di Simona Lancioni*

Superando.it del 06-03-2019

«Mentre la Giornata Internazionale della Donna dell’8 Marzo si avvicina – scrive Simona Lancioni -, fa piacere constatare come anche le donne con disabilità siano considerate all’interno di una ritualità collettiva. Questo dato ha un importantissimo significato simbolico nel promuovere la loro inclusione anche a livello culturale. E tuttavia, passata la ricorrenza dedicata, è necessario andare oltre il rito e dare risposte concrete alle loro istanze, e per farlo serve una riflessione articolata, che tenga conto delle tante variabili che entrano in gioco».

Anche in Italia, sebbene a rilento, si inizia a parlare delle donne con disabilità, e della discriminazione multipla a cui sono esposte in ragione del loro essere simultaneamente donne e persone con disabilità. Si svolgono più eventi tematici che in passato, e non è più così raro trovare iniziative specifiche rivolte ad esse nell’àmbito delle diverse ricorrenze dedicate alle donne, quali la Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo, la Festa della Mamma (seconda domenica di maggio) e la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne del 25 novembre.

Il movimento Non Una di Meno, ad esempio, nell’appello che in occasione dell’imminente 8 Marzo invita tutte le donne a scioperare, interrompendo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita, contro la violenza, i ruoli e le gerarchie di genere, contiene un riferimento alla «discriminazione e [alla] violenza sulle donne disabili» e all’abilismo. «Contro l’abilismo che discrimina le persone disabili rivendichiamo l’autodeterminazione e i desideri di tutti i soggetti», scrivono. Segnali significativi del cambiamento in atto.

Qualche volta i diversi aspetti relativi alla disabilità femminile vengono approfonditi con competenza (accade più frequentemente nei congressi e nei seminari), altre volte, più spesso (come nell’appello citato), si rimane in superficie, ma anche quei piccoli flash sono un vitale antidoto all’invisibilità che sino ad oggi ha caratterizzato le donne con disabilità.

Si tende a semplificare, a mettere in rilievo gli aspetti più salienti e problematici e a tralasciare gli altri. È normale che sia così, soprattutto quando la comunicazione deve avere un taglio divulgativo e ci sono esigenze di sintesi. Ma è necessario prestare attenzione che semplificazioni e sintesi non generino pericolosi fraintendimenti.

A volte, ad esempio, soprattutto quando si parla di servizi (di assistenza, sanitari, antiviolenza, per la mobilità ecc.), sembra che l’unico problema riscontrato dalle donne con disabilità sia quello dell’accessibilità e che, risolto questo, non ci siano altre questioni da affrontare e da risolvere.

Le cose, però, non stanno esattamente così e qualche esempio può aiutare a capire.

Stando alla letteratura internazionale, una delle aree nelle quali le donne con disabilità sono maggiormente discriminate è quella dell’accesso ai servizi sanitari, e in particolare a quelli inerenti la salute sessuale e riproduttiva (ginecologia e ostetricia). Al riguardo, le donne con disabilità motoria spesso lamentano di avere difficoltà a raggiungere il lettino per le visite.

Ora, è evidente che dotare gli ambulatori di lettini regolabili in altezza, e poter contare sulla presenza di sollevatori, semplificherebbe notevolmente l’accesso ai servizi sanitari a queste donne, ma poter accedere fisicamente ad un servizio non dà automaticamente alcuna garanzia circa il fatto che quel servizio sia appropriato a quella donna con disabilità in particolare.

Alcuni farmaci anticoncezionali testati solo su donne senza disabilità, ad esempio, potrebbero funzionare in modo diverso nei casi in cui alcune funzioni (cardiaca, respiratoria ecc.) siano compromesse o comunque alterate a causa della presenza di una disabilità. In questi casi, perché vi sia una prescrizione appropriata, è necessario che il/la ginecologo/a abbia competenza sia di ginecologia sia della disabilità in questione, cosa abbastanza infrequente.

Un altro esempio interessante ci viene dai Servizi Antiviolenza. La Sardegna ha recentemente introdotto il “Reddito di libertà”, una misura di sostegno economico per favorire l’autonomia e l’emancipazione delle donne vittime di violenza domestica in condizioni di povertà (Legge Regionale 33/18. Il “Reddito di libertà” consiste in un patto tra la Regione e la donna vittima di violenza, con o senza figli minori, mediante il quale la beneficiaria, in cambio del sostegno garantito dalla misura introdotta, si impegna a partecipare a un progetto personalizzato finalizzato all’acquisizione o alla riacquisizione della propria autonomia e indipendenza personale, sociale ed economica.

In questa misura possiamo individuare due elementi degni di nota: il primo è che la misura è accessibile in modo indiscriminato anche alle donne con disabilità vittime di violenza e in condizione di povertà; il secondo è la personalizzazione dei progetti. Si tratta di due elementi molto importanti e necessari affinché qualunque donna (non solo con disabilità) che risponda ai requisiti richiesti possa trarre beneficio dal reddito di libertà. E tuttavia essi – non tenendo in considerazione che le donne con disabilità sono più esposte a violenza rispetto alle altre donne, che hanno solitamente minori possibilità di difesa, e che sono soggette a discriminazione multipla – non eliminano, né attenuano, il maggiore svantaggio di queste donne, lasciando di fatto invariata la loro maggiore discriminazione.

Insomma, anche nelle situazioni di violenza le donne non sono tutte uguali e una misura che voglia essere anche equa non può limitarsi ad essere accessibile e personalizzabile, dovrebbe infatti contenere anche un elemento di contrasto alle maggiori discriminazioni.

Questa modifica è stata introdotta in un momento successivo con un emendamento (articolo 5, comma 68 della Legge Regionale 40/18 (Disposizioni finanziarie e seconda variazione al bilancio 2018-2020), che ha esteso anche alle donne con disabilità la priorità di accesso alla misura originariamente accordata solo alle madri di figli minori e alle madri di figli con disabilità (si legga a tal proposito, su queste stesse pagine, l’ampio approfondimento curato da chi scrive).

Questi due semplici esempi ci fanno capire che per affrontare in modo concreto il tema Genere e Disabilità è necessario occuparsi di accessibilità quale elemento imprescindibile, ma anche di appropriatezza, personalizzazione/flessibilità, contrasto alla discriminazione multipla e, altra parolina magica, autodeterminazione.

Mentre la Giornata Internazionale della Donna dell’8 Marzo si avvicina, fa piacere constatare come anche le donne con disabilità siano considerate all’interno di una ritualità collettiva. Questo dato ha un importantissimo significato simbolico nel promuovere la loro inclusione anche a livello culturale. E tuttavia, passata la ricorrenza dedicata, è necessario andare oltre il rito e dare risposte concrete alle loro istanze, e per farlo serve una riflessione articolata, che tenga conto delle tante variabili che entrano in gioco.

* Simona Lancioni,
Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito la presente riflessione è già apparsa. Viene qui ripresa, con alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

Per approfondire ulteriormente il tema Donne e disabilità, oltre a fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, e oltre a suggerire caldamente la lettura di Sara Carnovali, Il corpo delle donne con disabilità. Analisi giuridica intersezionale su violenza, sessualità e diritti riproduttivi, prefazione di Ilaria Mazzei, Roma, Aracne Editrice, 2018 (se ne legga anche una nostra presentazione), si può fare riferimento alla Sezione Donne con disabilità nel sito del Centro Informare un’h.

martedì 5 marzo 2019

Anche gli astrofili della Bisalta a Roma per una "divulgazione inclusiva" dell'astronomia

TargatoCN del 05-03-2019

Il presidente Alberto Andreis: "Al momento il progetto "stelle per tutti" conta 19 gruppi presenti sul territorio nazionale che, come noi, si impegnano a collaborare con le varie associazioni di categoria presenti sul proprio territorio".

ROMA. Oltre 50 persone, tra astrofili, professionisti di astronomia, didattica, tiflologia e rappresentanti di Istituti di ricerca e Università, hanno preso parte al primo Convegno nazionale di divulgazione inclusiva dell’astronomia. L’iniziativa, unica nel suo genere, è stata organizzata dal 2 al 3 marzo dal gruppo “Divulgazione inclusiva” dell’Unione Astrofili Italiani (UAI), in collaborazione con il Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia per i Ciechi, presso la sede del Centro a Roma.

Questo evento è stato organizzato dagli Astrofili Bisalta, Astrofili di Latina e Rocca di Papa (Roma).

I partecipanti si sono organizzati in gruppi di lavoro con l’obiettivo di condividere ed esaminare le attività finora offerte a persone con disabilità visive, auditive, motorie, intellettive e cognitive, e di definire best practice a livello nazionale per lo sviluppo di metodologie divulgative e strumenti. “Tantissime le esperienze condivise, le idee per il futuro sostanziate da azioni concrete e obiettivi temporali sia per i prossimi mesi che per un orizzonte più lungo, e soprattutto gli spunti per ulteriori sviluppi”, ha commentato Cesare Pagano, membro del gruppo UAI – Divulgazione inclusiva. “La suggestiva sede del centro regionale Sant'Alessio è stata perfetta, per i suoi spazi e la sua posizione, per questo fluido incontrarsi di idee e passioni”.

Considerevole la partecipazione degli astrofili, provenienti da tutta Italia e afferenti al gruppo “UAI- Divulgazione inclusiva”. Rappresentate, in particolare, l’Associazione Pontina di Astronomia, l’Associazione Tuscolana di Astronomia, l’Associazione Astrofili Bisalta, l’Associazione Cascinese Astrofili, l’Associazione Astrofili Nuorese, il Gruppo Astrofili GBA, l’Associazione Astrofili Bolognesi, C.R.A. Lecce e il Circolo Astrofili Veronesi. Tanti e appassionati anche i membri del gruppo AstrofiLIS, gli astrofili sordi - come vogliono essere chiamati - i quali per l'occasione hanno deciso di unirsi al gruppo “UAI-Divulgazione Inclusiva” per contribuire ai lavori futuri.

Prevista, nell’ambito del Convegno, anche la visita alla meridiana di S. Maria degli Angeli a cura della Dott.ssa Antonietta Guerrieri, Responsabile delle attività didattiche dell’UAI. L’attività è stata resa fruibile anche ai non vedenti grazie a un modello tattile progettato e costruito dal Magg. Andrea Miccoli dell'APA. Un momento significativo, di applicazione delle metodologie e degli strumenti della divulgazione inclusiva.

Bilancio, quindi, molto positivo per il Convegno, che getta le basi per le azioni future nell’ambito della divulgazione inclusiva. “Questo convegno è stato un inizio: è stata la prima volta in cui attori di aree diverse, ma tutti appassionati e attivi nella divulgazione inclusiva dell'astronomia, si sono messi assieme per lavorare”, conclude Pagano. “Le premesse ci sono tutte perché questo seme si sviluppi, non solo nella comunità di astrofili, ma in tutte le organizzazioni che hanno partecipato e in altre”.

"Al momento il progetto "stelle per tutti" conta 19 gruppi presenti sul territorio nazionale che, come noi, si impegnano a collaborare con le varie associazioni di categoria presenti sul proprio territorio" - spiega Alberto Andreis presidente dell'associazione Astrofili Bisalta - "per sviluppare attività di divulgazione astronomica inclusiva certificata, frutto della collaborazione e condivisione di informazioni e best practices contenute nei numerosi momenti di incontro tra associazioni di Astrofili e istituti nazionali di competenza."

Si invita tutte le persone interessate all'iniziativa a consultare il sito internet www.astrofilibisalta.it.

Matematica, chimica, fisica: non più tabù per le persone con disabilità visiva

Superando.it del 05-03-2019

Intervista di Stefania Leone ad Anna Capietto*

«Una delle parole chiave che il mio staff ed io usiamo maggiormente è “tecnologia”, grazie alla quale, oggi, è possibile avere strumenti accessibili che consentono ai nostri studenti con disabilità visiva di studiare come gli altri»: a dirlo, nell’intervista che presentiamo oggi, curata da Stefania Leone, è Anna Capietto, docente al Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino, e responsabile di un Laboratorio che dimostra con i fatti come le discipline scientifiche, a partire dalla matematica, non debbano più essere considerate un tabù per gli studenti con disabilità visive.

TORINO. Non è la prima volta che «Superando.it» ha l’occasione di imbattersi felicemente nella professoressa Anna Capietto, che nel Dipartimento di Matematica Giuseppe Peano dell’Università di Torino, è responsabile del Laboratorio Sergio Polin per la Ricerca e la Sperimentazione di Nuove Tecnologie Assistive per le STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica), oltreché referente per la Disabilità nel Dipartimento stesso. E il titolo dell’articolo in cui ne aveva parlato Luciano Paschetta era stato sin troppo eloquente, La matematica e i non vedenti: ora il sogno è davvero realtà.

Ma andiamo a scoprirne di più, grazie all’intervista alla stessa Anna Capietto, curata da Stefania Leone, membro del gruppo di esperti ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) dell’EDF (European Disability Forum), con delega sulle medesime problematiche per l’ADV, l’Associazione Disabili Visivi federata alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). (S.B.)

Gentile Professoressa, ci siamo conosciute qualche anno fa a Bologna in occasione di HANDImatica, la mostra convegno organizzata dall’ASPHI, Fondazione che si occupa di Avviamento e Sviluppo di Progetti per il superamento dell’Handicap mediante l’Informatica.

«Certamente, ricordo. Ero allo stand del Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino e si presentava un progetto di inclusione nell’università e nel lavoro».

Lei è la referente per la disabilità nel Dipartimento di Matematica Giuseppe Peano dell’Università di Torino, dunque le farò qualche domanda sulle possibilità e le opportunità che grazie a lei e al suo staff, l’Ateneo offre agli studenti con disabilità, in particolare ciechi e ipovedenti. Innanzitutto, annualmente, di quanti studenti si tratta?

«Sono referente solo per il Dipartimento di Matematica, al quale fa capo un piccolo corso di laurea. In generale, il numero di studenti con disabilità visive che affrontano studi scientifici è ancora troppo basso. Uno dei nostri obiettivi è che la percentuale, rispetto al totale degli iscritti, si alzi e arrivi a quella degli iscritti ai corsi di laurea di carattere umanistico. Teniamo comunque presente che anche in corsi di laurea di carattere non scientifico, come ad esempio quelli di taglio economico, vi sono esami di matematica finanziaria, economia aziendale, statistica ecc.».

Le discipline scientifiche solitamente sono considerate un tabù per studenti con disabilità visive. Secondo lei è possibile affrontarle, ovvero esistono gli strumenti adatti per frequentare le lezioni, studiare e quindi superare gli esami fino a laurearsi?

«Certamente. Una delle parole chiave che il mio staff ed io usiamo maggiormente è “tecnologia”; oggi, grazie ad essa, è possibile avere strumenti accessibili che consentono ai nostri studenti di studiare su testi contenenti formule convertiti in formato pdf accessibile. A tal proposito, dal 2012 abbiamo avviato il Progetto Per una matematica accessibile e inclusiva, proprio sul tema dell’accesso, anche da parte di studenti con disabilità visive, a testi contenenti grafici, formule e tabelle».

È anche responsabile di un Laboratorio inaugurato recentemente nel suo Dipartimento. Di che cosa si tratta?

«Si tratta del Laboratorio Sergio Polin per la Ricerca e la Sperimentazione di Nuove Tecnologie Assistive per le STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Stiamo anche lavorando all’accessibilità “fisica” dello stabile che ospita il Dipartimento di Matematica: pensiamo infatti, oltre all’abbattimento delle barriere architettoniche per persone con problematiche motorie, anche all’abbattimento delle barriere sensopercettive mediante l’inserimento dei percorsi tattilovocali LVE e dei sensori beacon per la guida dei ciechi all’interno degli ambienti del dipartimento. Su questi ultimi aspetti ci sono ancora dei ritardi, dovuti al fatto che il Dipartimento è situato in un palazzo storico; confidiamo tuttavia di ottenere presto una soluzione».

Il Laboratorio, invece, è già operativo?

«Sì, è stato inaugurato nello scorso mese di novembre. Per me e per tutto lo staff (circa quindici persone) è stata una soddisfazione enorme, un gran bel lavoro di squadra. Nel gruppo di lavoro vi è una sola risorsa (assegnista di ricerca) dedicata interamente al Laboratorio. Tutti gli altri (come la sottoscritta) sono docenti e tecnici della ricerca dell’Università di Torino, insegnanti di scuola secondaria, professionisti presso aziende private e sette sperimentatori con disabilità visive. Fra questi ultimi, tutti, tranne uno, ci tengo a sottolinearlo, operano a livello rigorosamente volontario».

Quali strumenti sono presenti nel Laboratorio?

«Abbiamo sei postazioni informatiche totalmente accessibili su cui sono installate le più avanzate tecnologie assistive; sperimentiamo inoltre nuove possibilità presenti e future».

Ha detto che il materiale didattico, ovvero i testi contenenti formule, sono resi accessibili. Ci racconta in che modo?

«Quando nel 2012 abbiamo avviato il progetto, abbiamo scannerizzato alcune pagine di un testo di matematica per trasformarlo in un file pdf. Esso non risultava accessibile, quindi (usando InftyReader, l’unico OCR [Optical Character Recognition, N.d.R.] in grado di trattare testi contenenti formule), si poteva giungere ad un file in formato html e quindi ad un file in formato Lambda, che è accessibile tramite le tecnologie assistive. Il processo richiede interventi non minimi di editazione.

Contemporaneamente, ho scoperto che in Germania esiste un Centro Uiversitario, presso il Politecnico di Karlsruhe, in cui due operatori prendono il materiale didattico e mettono in condizione le persone cieche e ipovedenti di accedere ai testi. Il Centro gode di importanti finanziamenti da parte di aziende private».

In Italia, da allora, il suo Dipartimento come si è regolato?

«Attualmente, a cinque anni dall’avvio del progetto, utilizziamo l’editor matematico LaTeX (si legge latec). Esso è il sistema più diffuso al mondo, totalmente gratuito e utilizzato sia da studenti che da professori in àmbito scientifico. Le formule (che normalmente visivamente non sono in linea) si scrivono in linea; questo è un grande vantaggio quando si utilizzano sintesi vocale e display Braille».

Quindi un file scritto in LaTeX è già un pdf accessibile?

«No. Ma è sufficiente aggiungere nel file LaTeX il pacchetto aggiuntivo Axessibility da noi realizzato nel 2018, per ottenere un pdf accessibile. È sufficiente digitare \usepackage{axessibility}. Grazie a tale pacchetto aggiuntivo, i più diffusi screen reader, quali NVDA e Jaws for Windows o Voiceover per dispositivi Apple consentono di accedere ad un testo anche contenente formule».

Ci fa un esempio di formula linearizzata e di come poi verrà letta dallo screen reader se si usa il pacchetto Axessibility?

«Ad esempio la frazione “due terzi” ovvero 2/3, in LateX è scritta “\frac{2}{3}”. Lo screen reader leggerà “inizio frazione numeratore 2 fine numeratore, inizio denominatore 3 fine denominatore” (o espressioni semplificate)».

Geniale! Come si trova questo pacchetto aggiuntivo e come si utilizza?

«Il nostro pacchetto Axessibility è gratuito e scaricabile dal sito del Laboratorio Polink».

Le faccio ora una domanda un po’ cattiva: so che molti tra gli studenti non vedenti utilizzano ancora il prodotto Lambda che lei ci ha nominato per le formule matematiche. Che ne pensa?

«Penso che fino ad ora Lambda era l’unico prodotto in grado di consentire lo studio della matematica a persone con disabilità visive. Lambda, infatti, è stato redatto specificamente per non vedenti; questo fatto lo rende poco inclusivo. Oggi non accade sovente che nelle scuole un professore sappia utilizzare Lambda. Un allievo con disabilità visive che utilizzi Lambda per scrivere formule risulta costretto a non usare gli stessi strumenti dei suoi compagni di classe. LaTeX invece è un prodotto gratuito usato nello standard internazionale per la matematica, con la stessa diffusione che ha Microsoft Word per la scrittura».

Possiamo dunque azzardare un’analogia, affermando che il rapporto tra Lambda e LaTeX è più o meno come quello tra un testo scritto in Braille cartaceo, leggibile solo da ciechi e addetti ai lavori, e un testo scritto in formato word, leggibile sia da ciechi che da qualunque vedente dal proprio PC?

«Direi che il confronto a grandi linee può reggere».

Si può allora dire che il pacchetto Axessibility è un traduttore?

«No. È uno strumento per scrivere e accedere alle formule in maniera autonoma e accessibile».

E può essere usato solo per la matematica pura, ovvero quella a livello universitario?

«No, anche per la matematica che si studia nelle secondarie di primo e di secondo grado».

Per gli interessati più tecnici, può spiegare come funziona il processo di trascrizione di un testo dal formato standard, ovvero cartaceo, pieno di parole e formule, fino al formato che può essere letto al computer con screen reader, quindi accessibile, ma soprattutto usabile e dunque comprensibile da sintesi vocale o display Braille?

«Se si è già in possesso e si è in grado di usare il file in formato digitale LaTeX, questo viene già letto dallo screen reader perché in linea. Tuttavia, per i meno addetti ai lavori, questo approccio può risultare difficile. Il pacchetto Axessibility fa in modo che il pdf ottenuto compilando il file LaTeX interagisca bene con lo screen reader che lo legge nel linguaggio matematico comunemente usato da chi legge delle formule. Se invece il testo di partenza non fosse in LaTeX, ma ad esempio in Word, bisogna usare dei convertitori (disponibili in rete) per ottenere un file LaTeX e procedere come spiegato sopra; se invece ancora si dispone solo del formato cartaceo, o del file pdf ottenuto dopo una scansione, bisogna utilizzare un software OCR che lo converte direttamente nel formato editabile LaTeX. Se infine il testo contiene formule, bisogna usare il software OCR InftyEditor (realizzato da un consorzio di università giapponesi), specifico per i testi contenenti formule. Controllati eventuali errori di trascrizione e inserito il pacchetto Axessibility, il file è pronto!».

Come si può ottenere e a chi ricorrere per un testo accessibile?

«È purtroppo ben noto agli utenti con disabilità visive che ottenere il pdf di un testo è sovente un problema (soprattutto in relazione alla questione del copyright); finora, inoltre, i testi contenenti formule messi a disposizione nel cosiddetto “formato digitale” non sono accessibili tramite screen reader e display Braille. Stiamo diffondendo tra le principali associazioni, le stamperie, gli istituti specifici per riabilitazione visiva e nel mondo della scuola la nostra risposta al problema dell’accesso a testi contenenti formule.

Noi, come Laboratorio Universitario, non siamo in grado di fare direttamente le trascrizioni. Abbiamo erogato ed erogheremo invece corsi di formazione sull’uso del pacchetto Axessibility (che è gratuito). Due corsi rivolti a trascrittori sono stati tenuti, in collaborazione con l’IRIFOR [l’Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione dell’UICI-Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, N.d.R.], dal gruppo di ricerca che oggi fa capo al Laboratorio Polin nel settembre 2015 e nel settembre 2016. Lo staff del Laboratorio Polin è anche impegnato nella diffusione della cultura dell’accessibilità presso tutte le università italiane».

Per cos’altro può essere utilizzato il laboratorio?

«Il Laboratorio è al servizio della cittadinanza. Un’altra parola chiave del gruppo di lavoro è “NOI”: siamo una squadra che sta cercando di fare, tutti insieme, qualcosa “fuori dal coro”. Nel Laboratorio abbiamo messo il metodo matematico, non solo questioni di matematica pura. Pensiamo che sia questa la chiave per tenere vive queste attività. Vogliamo che il Laboratorio – oltre che per quanto finora descritto – sia utilizzato per testimoniare e far conoscere anche in pratica (relazionandoci con allievi ciechi e insegnanti di scuola secondaria), come sia oggi possibile studiare e lavorare al PC in maniera accessibile. Per questo è indispensabile curare la relazione con il mondo della scuola, che ha il compito di far conoscere le moderne possibilità; a volte, purtroppo, succede invece ancora che gli studenti più intraprendenti che si vogliano affacciare alle materie scientifiche vengano scoraggiati. A tal proposito ringraziamo due insegnanti, nostri collaboratori volontari, che ci aiutano a far conoscere il LaTeX a scuola. Infatti, i comandi base del LaTeX (quelli relativi per esempio a frazione, potenza, sommatoria) si possono già insegnare a scuola e per i ragazzi si tratta di un’attività molto veloce e fattibile. Chiunque legga queste nostre righe può farsi parte attiva per divulgare quanto sopra riportato».

Quali sono i problemi?

«Sono principalmente economici. L’Università di Torino ha sostenuto in maniera significativa il Laboratorio, mentre le aziende non considerano la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie assistive una fonte di guadagno significativa. Si tratta di una questione simile a quella relativa ai cosiddetti “Farmaci Orfani”».

Ci sono nuovi obiettivi nel progetto?

«Abbiamo diversi obiettivi: il primo (che si sta già concretizzando) è quello di realizzare una biblioteca digitale accessibile. Attualmente esiste già sul nostro sito un testo di analisi matematica (in formato pdf), ottenuto dopo avere inserito nel file LaTeX sorgente (reso disponibile dall’autore) il pacchetto Axessibility. Esso è scaricabile gratuitamente (da questo link).

Abbiamo poi due progetti a lungo termine: la realizzazione di un Laboratorio di Chimica Accessibile (ne esiste uno a Pittsburgh) e un Laboratorio di Fisica Accessibile».

Complimenti, professoressa, sia per il suo lavoro che per il suo Laboratorio e complimenti al suo staff!

«Giro questi suoi complimenti a tutto lo staff del Laboratorio Polin. E grazie a lei per aiutarci a farci conoscere».

Anna Capietto è responsabile del Laboratorio Sergio Polin per la Ricerca e la Sperimentazione di Nuove Tecnologie Assistive per le STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) nel Dipartimento di Matematica Giuseppe Peano dell’Università di Torino, oltreché referente per la Disabilità nel Dipartimento stesso.

Stefania Leone è membro del gruppo di esperti ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) dell’EDF (European Disability Forum), con delega sulle medesime problematiche per l’ADV, l’Associazione Disabili Visivi federata alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). La presente intervista – qui ripresa con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – è già stata resa pubblica all’interno dell’audiorivist «Megabytes», curata dall’ADV.