martedì 13 aprile 2021

Assistenti vocali virtuali e privacy: le nuove linee guida EDPB

Altalex del 13/04/2021

Si parla sempre più spesso di assistenti vocali e di privacy, e d’altronde non potrebbe essere altrimenti: si stima che Google Assistant abbia circa 500 milioni di utenti attivi mensili, Siri oltre 370 milioni. Per quanto riguarda le installazioni, Cortana di Microsoft e DuerOS di Badu sono presenti in oltre 400 milioni di oggetti, mentre Alexa in oltre 200 milioni e Bixby di Samsung in oltre 160 milioni. Si tratta quindi di strumenti entrati nella quotidianità di milioni di persone che li usano per i motivi più disparati, spesso dimenticando di parlare ad un dispositivo che registra la propria voce, e quindi ogni parola che gli viene rivolta.

Anche per questo il Comitato europeo per la protezione dei dati personali (EDPB) è intervenuto sull’utilizzo degli assistenti vocali, pubblicando una serie di linee guida e raccomandazioni per risolvere i problemi nell’applicazione del Regolamento europeo n. 679 del 2016 a questo nuovo contesto tecnologico.

1. Cosa sono e come funzionano gli assistenti vocali virtuali?

L’assistente vocale virtuale (VVA) è un programma che interpreta il linguaggio naturale tramite algoritmi di intelligenza artificiale in grado di interloquire con gli esseri umani allo scopo di soddisfare diverse tipologie di richieste (rispondere a richieste di informazioni varie, fare ricerche su Internet, ricercare percorsi stradali, ecc.) o compiere determinate azioni (regolare la temperatura o l’illuminazione di un’abitazione, attivare elettrodomestici, ecc.).

Questo perché un VVA può essere suddiviso in moduli che consentono di svolgere compiti diversi: si pensi all’acquisizione e restituzione del suono, alla trascrizione automatica del parlato (da parlato a testo), all’elaborazione automatica del linguaggio, strategie di dialogo, accesso a fonti di conoscenza esterne, sintesi vocale (text to speech), ecc. Svolge quindi il ruolo di intermediario e gestore che dovrebbe facilitare lo svolgimento dei compiti dell'utente.

Per comprendere al meglio il funzionamento di questi strumenti, può essere particolarmente utile ed interessante conoscerne i passaggi funzionali.

L’assistente vocale è collocato in un’apparecchiatura che può essere uno smartphone o un altoparlante. Il VVA, se non viene avviato, è in standby seppur in ascolto costante, e fino a quando non viene rilevata un'espressione di sveglia specifica, non viene trasmesso alcun audio dal dispositivo che riceve la voce e non viene eseguita alcuna altra operazione. Quando l'utente pronuncia l'espressione di risveglio, il VVA confronta localmente l'audio con l’espressione, e se corrispondono, l’assistente apre un canale di ascolto e il contenuto audio viene immediatamente trasmesso. Una volta attivato, l’utente formula una richiesta che viene trasmessa al provider VVA. La sequenza del discorso pronunciato viene quindi trascritta automaticamente.

Utilizzando le tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale (NLP), il comando viene interpretato, le intenzioni del messaggio vengono estratte e le variabili informative (slot) vengono identificate. Viene quindi utilizzato un dialog manager per specificare lo scenario di interazione da implementare con l'utente fornendo lo schema di risposta appropriato. Se il comando coinvolge una funzionalità fornita da un'app di terze parti, il provider VVA invia allo sviluppatore dell'app le intenzioni e le variabili informative (slot) del messaggio.

Dopodiché viene identificata una risposta adattata alla richiesta dell’utente. Risposte come “non ho la risposta alla tua domanda”, sono standard nel caso in cui il VVA non sia in grado di interpretare correttamente la richiesta; invece, qualora vi riesca, viene creata una frase di risposta e/o viene identificata un’azione. Se necessario, vengono utilizzate risorse remote come database della conoscenza accessibili al pubblico (enciclopedie online, ecc.), oppure accessibili tramite autenticazione (conto bancario, applicazione musicale, account per acquisti online, ecc.). Infine, pronunciando l’espressione di spegnimento, il VVA torna in standby, in attesa che venga pronunciata ancora l’espressione di sveglia e la nuova richiesta dell’utente.

2. I rischi per i dati personali degli utenti (e non solo)

Se l’EDPB ha sentito la necessità di intervenire sul tema degli assistenti vocali virtuali, è per far fronte agli evidenti rischi che l’utilizzo di questi strumenti comportano.

I VVA non interagiscono soltanto con l’audio dell’utente, ma possono catturare accidentalmente anche l'audio di persone che non intendevano utilizzare un servizio. Innanzitutto, perché l'espressione del risveglio può essere modificata: gli individui che non sono a conoscenza di questo cambiamento potrebbero utilizzare accidentalmente l'espressione di attivazione aggiornata. In secondo luogo, i VVA possono rilevare l'espressione del risveglio anche per errore, ma è altamente improbabile che la regola madre del consenso sia applicabile in caso di attivazione accidentale. Inoltre, il consenso come definito nel GDPR deve essere "l'indicazione inequivocabile dei desideri dell'interessato". Pertanto, è difficile ipotizzare che un'attivazione accidentale possa essere interpretata come un consenso valido. Se i responsabili del trattamento dei dati vengono a conoscenza (ad esempio tramite revisione automatica o umana) che il servizio VVA ha elaborato accidentalmente dati personali, devono verificare che esista una base giuridica valida per ciascuna finalità del trattamento di tali dati. In caso contrario, i dati raccolti dovrebbero essere cancellati.

Tuttavia, non si tratta soltanto di una questione legata al consenso, ma anche di un problema quantitativo e qualitativo.

Dalla richiesta iniziale alla relativa risposta, il primo inserimento di dati personali genererà dati personali successivi. Ciò include i dati primari. I VVA utilizzano il parlato per mediare tra gli utenti e tutti i servizi connessi ma, a differenza di altri intermediari, i VVA possono avere pieno accesso al contenuto delle richieste e di conseguenza fornire al progettista un’ampia varietà e quantità di dati personali. Inoltre, si tratta spesso di informazioni particolarmente delicate come preferenze e abitudini relative a stili di vita, consumi, interessi, posizione, percorsi abituali, domicilio, indirizzo del posto di lavoro e stati emotivi.

3. L’intervento dell’EDPB

Nel documento del 9 marzo scorso l’EDPB si è soffermato su una pluralità di questioni.

Innanzi tutto, il Comitato ha ritenuto che il framework normativo di riferimento sia costituito dal GDPR e dalla e-Privacy Directive, la quale riporta la definizione di apparecchi terminali, “terminal equipment”, in cui rientrano i VVA. Ciò significa che il titolare del trattamento, quando chiede il consenso per la memorizzazione o per ottenere l'accesso alle informazioni ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 3, della Direttiva e-Privacy, dovrà informare l'interessato su tutte le finalità del trattamento (ovvero il "trattamento successivo”), quindi il consenso ai sensi dell'articolo 6 GDPR sarà generalmente la base giuridica più adeguata a coprire il successivo trattamento dei dati personali. Pertanto, il consenso costituirà probabilmente la base giuridica sia per l'archiviazione e l'accesso alle informazioni già ottenute, sia per il trattamento dei dati personali a seguito delle operazioni di raccolta.

Sempre in tema di consenso, una problematica presa in considerazione dall’EDPB e già anticipata nel precedente paragrafo, è data dai casi di attivazione accidentale. In tali ipotesi di avviamento del servizio, che dovrebbe essere riconosciuto come tale tramite controlli umani o automatizzati, il fornitore dovrebbe cancellare al più presto i dati raccolti per errore. Un focus è posto anche sulle diverse tipologie di dati trattati, che ricomprendono i “primary data” (registrazioni vocali, cronologia delle richieste), gli “observed data” (dati del dispositivo e attività online) e gli “inferred or derived data” (come i dati dedotti dalla profilazione dell’utente). Tali dati possono riguardare tanto i soggetti interessati diretti (generalmente i membri di una famiglia che utilizzano un assistente vocale), quanto gli interessati accidentali (che interagiscono inconsapevolmente, ad esempio pronunciando per caso l’espressione di sveglia). Inoltre, la questione si lega anche ad una problematica ulteriore data dalla diffusione dei dati. Il trattamento dei dati, in considerazione del fatto che gli assistenti vocali si interconnettono con altri device o servizi offerti da terze parti, può avvenire anche da parte di altri soggetti esterni all’assistente vocale utilizzato.

Di conseguenza, secondo l’EDPB, emerge la necessità di gestire attentamente i ruoli in tema di privacy, alla luce della catena di stakeholders coinvolti nel processo. Le considerazioni dell’EDPB evidenziano la necessità di implementare adeguate misure di sicurezza e di garanzia, di applicare i principi di privacy by design e di privacy by default, e di ricorrere agli strumenti di accountability previsti espressamente dal GDPR. Inoltre, il provider dei servizi VVA dovrebbe fornire agli interessati tutte le informazioni previste dal GDPR ai sensi dell’articolo 13 e del Considerando 58, in una forma semplice, chiara e accessibile. Tali informazioni dovrebbero essere rilasciate non solo agli utenti registrati ai servizi VVA, ma anche a chi non è registrato ed agli utenti accidentali - per quanto, nella pratica, quest’ultima condizione sia difficile da rispettare.

4. Conclusioni

Come ogni strumento tecnologico caratterizzato da una forte e rapida diffusione, un utilizzo pressoché quotidiano ed una incidenza importante sui dati personali, anche gli assistenti vocali virtuali hanno reso necessario un intervento volto ad informare gli utenti ed a cercare di controllare il flusso dei dati attraverso queste tecnologie.

In effetti, le linee guida proposte dall’EDPB sono coerenti con i rischi che questa tecnologia comporta. Tuttavia, non hanno solamente la funzione di controllare il fenomeno, ma anche quella di rendere gli utenti consapevoli delle potenzialità di questi strumenti, poiché proteggere i propri dati è prima di tutto compito degli stessi utilizzatori attraverso un uso informato delle nuove tecnologie.

Lo stesso Garante italiano per la protezione dei dati personali, con una nota sul proprio sito, si è espresso sulla materia fornendo una serie di consigli utili agli utenti per un utilizzo dei VVA a prova di privacy. In particolare, l’Autorità si è soffermata su una serie di abitudini quotidiane da acquisire per proteggersi al meglio, come disattivare l’assistente vocale prima di dormire o più in generale quando non lo si utilizza, evitare di condividere un quantitativo eccessivo di informazioni, soprattutto quelle più sensibili, e cancellare periodicamente la cronologia delle ricerche. Il tutto, come sempre, accompagnato da un’importante attività di informazione circa l’uso dei propri dati da parte dell’assistente vocale, dalla raccolta all’archiviazione, fino alla cessione degli stessi a terzi.

di Marco Martorana

lunedì 12 aprile 2021

Ultime novità INPS. Decreto “Sostegni”. Misure di sostegno per i lavoratori con disabilità e per chi presta assistenza a familiare con disabilità grave

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 30/2021

Facciamo il punto sulle ultime novità provenienti dall’INPS e, sul piano normativo, dalla decretazione d’urgenza, che interessano sia i lavoratori con disabilità, sia i lavoratori che assistono familiari con disabilità grave.

Lavoratori dipendenti: nuovo congedo parentale Covid-19, prorogato fino al 30 giugno 2021 (INPS, messaggio n. 1276 del 25/03/2021, all 1). Il Decreto Legge 13 marzo 2021, n. 30, ha previsto un nuovo congedo parentale per i lavoratori dipendenti con figli affetti da Covid-19, in quarantena da contatto, oppure nei casi di sospensione dell’attività didattica in presenza o di chiusura dei centri diurni assistenziali. Il nuovo congedo è indennizzato al 50 per cento della retribuzione e spetta ai genitori lavoratori dipendenti pubblici e privati, alternativamente tra loro (non negli stessi giorni), per figli conviventi minori di anni 14. Per poter fruire del congedo in esame per la cura di figli con disabilità grave (art. 3, comma 3, legge n. 104/1992), non sono richiesti il requisito della convivenza e del limite di 14 anni di età.

Per la domanda del congedo, si avvisa che i genitori lavoratori dipendenti privati, i quali, solitamente, si avvalgono dei canali telematici INPS per la presentazione delle domande di permessi e/o congedi, dovranno, al momento, formalizzare la richiesta direttamente al datore di lavoro, perché l’INPS non ha ancora rilasciato il nuovo sistema per la presentazione delle domande. È, comunque, già possibile fruire del congedo in argomento con richiesta al datore di lavoro, regolarizzando la medesima, successivamente, presentando l’apposita domanda telematica all’INPS. Sul punto, l’Ente previdenziale diramerà un nuovo messaggio.

I genitori lavoratori dipendenti pubblici, invece, continueranno a presentare la domanda di congedo direttamente alla propria Amministrazione pubblica datrice di lavoro, secondo le consuete indicazioni.

Per i genitori di figli di età compresa tra i 14 e i 16 anni, è previsto il diritto di astenersi dal lavoro senza corresponsione di retribuzione o indennità, e senza contribuzione figurativa (assenza assimilabile all’aspettativa dal lavoro), per la cui fruizione deve essere presentata domanda ai soli datori di lavoro e non all’INPS.

Lavoratori fragili (Decreto “Sostegni”). L’art. 15 del Decreto Legge 22 marzo 2021, n. 41, estende fino al 30 giugno 2021 le tutele disposte a favore dei lavoratori fragili dal Decreto “Cura Italia”. In particolare, viene prorogata fino al 30 giugno 2021 la possibilità per i dipendenti (pubblici o privati) con immunodeficienze, affetti da patologie oncologiche e/o da disabilità grave di svolgere l’attività in modalità di lavoro agile.

Viene prorogata fino al 30 giugno 2021, per i dipendenti pubblici e privati, l’equiparazione delle assenze dal lavoro al ricovero ospedaliero (art. 26 del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18). Viene, altresì, confermato che tali periodi di assenza dal servizio non sono computabili ai fini del periodo di comporto. E, ancora, che in questi casi agli interessati spetterà una indennità sostitutiva corrisposta dall’INPS, di importo inferiore rispetto alla ordinaria retribuzione del datore di lavoro, secondo le modalità indicate nel messaggio 2584 del 24/06/2020 (all. 2).

Sotto quest’ultimo aspetto, tenuto conto dell’importo più basso dell’indennità sostitutiva rispetto allo stipendio, rinnoviamo l’invito a far uso dell’assenza per malattia equiparata al ricovero ospedaliero solo in caso di effettiva necessità.

L’art. 34 del Decreto “Sostegni” istituisce un Fondo denominato “Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità”. Occorrerà attendere uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per conoscere meglio i criteri e le modalità per l’utilizzazione delle risorse a disposizione (per il 2021, si parla di una dotazione di 100 milioni di Euro), volte a finanziare progetti per l’inclusione, l’accessibilità e il sostegno a favore delle persone con disabilità.

Permessi assistenziali legge n. 104/1992 (art. 3 e 6) e lavoro a tempo parziale di tipo verticale o di tipo misto. Nuove istruzioni (INPS, circolare n. 45 del 19/03/2021, all. 3). Con questa circolare, l’INPS fornisce nuove indicazioni relative al riproporzionamento della durata dei permessi fruiti da lavoratori dipendenti in part-time verticale o misto alla luce degli orientamenti della Corte di Cassazione, che con due decisioni (sentenze 29 settembre 2017, n. 22925 e 20 febbraio 2018, n. 4069) ha statuito che la durata dei permessi, qualora la percentuale del tempo parziale di tipo verticale superi il 50 percento del tempo pieno previsto dal contratto collettivo, non debba subire decurtazioni in ragione del ridotto orario di lavoro; ciò vale per i permessi L. 104/92 a giorni (3 giorni al mese) e per quelli a ore (2 ore al giorno).

L’Ente previdenziale conferma, altresì, le disposizioni fornite al par. 2 del messaggio n. 3114/2018 sia per il part-time orizzontale sia per il part-time verticale e di tipo misto fino al 50 percento. Pertanto, i tre giorni al mese o le due ore giornaliere di permesso non andranno riproporzionati in caso di part-time orizzontale; lo saranno per il part-time verticale o misto secondo il calcolo riportato nel messaggio prima indicato.

Il file .zip contenente il presente comunicato ed i relativi allegati può essere scaricato tramite il seguente url:

http://www.uiciechi.it/archivio/circolari/2021/04/COMUNICATO%2030.zip

Disabili e vaccini, prenotazioni nel caos, crescono le proteste

BresciaOggi del 12/04/2021

La procedura per prenotare le vaccinazioni dei soggetti disabili, dei fragili e dei vulnerabili in Lombardia sta funzionando male: un disguido inaccettabile. Le associazioni hanno segnalato i tanti casi alla Regione che alla fine si è mossa. Vanno segnalati i nominativi di chi ha avuto problemi per essere ammessi alle liste.

BRESCIA. Da venerdì sono state aperte le possibilità di prenotazione della vaccinazione anti-Covid alle persone vulnerabili o con grave disabilità non in carico ad una struttura ospedaliera, ai sensi della legge 104 del 1992 che dà priorità all'accesso ai servizi sanitari ai soggetti fragili. Ma qualcosa non ha funzionato e le segnalazioni di protesta si sono susseguite a pieno ritmo. Il portale (prenotazionevaccinicovid.regione.lombardia.it gestito da Poste italiane) ha infatti rifiutato molte persone rientranti in queste categorie, nel Bresciano ma pure nelle altre provincie lombarde. Per esempio per quel che riguarda chi ha disabilità visiva «nella sola giornata di venerdì sono state oltre una decina le segnalazioni che ci sono pervenute di soci che non sono stati accettati dal portale della Regione», conferma Sandra Inverardi, presidente della sezione bresciana dell'Unione ciechi e ipovedenti (Uici). Tra questi Nicola Stilla, che, oltre ad essere socio Uici, è presidente regionale di Fand (Federazione delle associazioni nazionali delle persone con disabilità). Stilla ha provato a prenotare già il primo giorno ma «sul portale non sono stato accettato perché non risultavo rientrante nella categoria, sebbene sia nella fascia d'età considerata, cioè dai 16 ai 70 anni e con l'attestazione della legge 104 - spiega -. In qualità dei ruoli che ricopro ho subito fatto attivare un'indagine, dalla quale si è capito il motivo del disguido: i dati non aggiornati dell'Inps».Per comprendere che cosa non sia andato per il verso giusto bisogna sapere che il portale della Regione fa riferimento alle liste inviate dall'Inps nelle quali risulta se una persona ha qualche disabilità riconosciuta dalla legge 104 e, nello specifico, in riferimento all'articolo 3 comma 3: «Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici». Il problema è che i dati in possesso dell'Inps iniziano dal 2010, quindi chi ha avuto il riconoscimento in data anteriore (e si tratta della maggioranza dei casi) non viene accolto dal portale regionale della vaccinazione perché non rientrante nelle liste della categoria che, appunto, non sono affatto complete. Una volta trovato il motivo Stilla si è messo in contatto con la Regione: «Ho sentito gli assessori alla disabilità Alessandra Locatelli e al welfare Letizia Moratti per segnalare la questione e insieme abbiamo trovato la soluzione: non appena alla Regione arriveranno i nominativi delle persone che sono state escluse per questo motivo legato alle liste Inps, i tecnici sono pronti ad inserirli e, quindi, a far venir meno l'ostacolo burocratico ed informatico». L'appello è quindi quello di prendere contatti con le associazioni territoriali di riferimento alla propria disabilità e segnalare il proprio caso: l'Uici per esempio è già attiva ad accogliere i nominativi «anche di chi non è socio ma è ipo o non vedente», precisa Stilla. Prima si compilano questi elenchi prima il problema dovrebbe essere risolto, ponendo rimedio ad un'altra situazione che ha creato disagio in fase di prenotazione in Lombardia. 

domenica 11 aprile 2021

Musei, una ripartenza nel segno dell'accessibilità

InVisibili Blog del 11/04/2021

Tempo di pandemia, la cultura si reinventa. Emblematico è il caso dei musei, fisicamente chiusi ma visitabili virtualmente, con modalità che si avvicinano molto a quelle utilizzate dalle persone con disabilità che incontrando ostacoli a volte insuperabili, da sempre devono usare il Web per coltivare le loro passioni. Ma perché non sfruttare questo periodo sospeso per costruire una ripartenza all’insegna della piena accessibilità? Alcune esperienze dimostrano che è possibile ma cominciamo snocciolando qualche dato.

L’Italia dei musei conta un patrimonio quantificabile in quasi 5 mila istituzioni aperte al pubblico, diffuse capillarmente: in un comune italiano su tre è presente almeno una struttura museale, alcuni paesi con meno di 2 mila abitanti arrivano a contare sino a 5-6 piccole istituzioni di carattere storico-artistico (dati Istat). Le regioni più “ricche” sono Toscana (553), Emilia-Romagna (454), Lombardia (433), Piemonte (411), Lazio (357) e Veneto (304). Avviata ma ancora incompleta la digitalizzazione del patrimonio. Solo il 10% dispone di un catalogo digitale e soltanto un’istituzione su dieci è visitabile in modo virtuale. Limitato l’utilizzo di tecnologie interattive, meno della metà fornisce ai visitatori supporti come smartphone o tablet, sale multimediali, tecnologia QR Code e percorsi di realtà aumentata.

Meglio sul fronte comunicazione: oltre la metà ha un sito Web dedicato e un account sui social media. Parecchio da fare anche sul fronte accessibilità. Malgrado questo patrimonio di bellezza e cultura sia in grado di mobilitare più di 128 milioni di visitatori l’anno, nonostante il nostro Paese vanti eccellenze assolute come Pompei per tutti, il più grande itinerario archeologico fruibile del mondo, numerose realtà presentano barriere fisiche e sensoriali che impediscono alle persone con disabilità il pieno accesso delle risorse disponibili.

Appena il 53% dei musei italiani è attrezzato con rampe, bagni accessibili ed elevatori (Umbria, Emilia-Romagna, Lombardia e Lazio le più virtuose), poco più di uno su dieci (12%) offre percorsi tattili e informativi per ipovedenti e non vedenti, principalmente in Puglia, Veneto, Sardegna e Lazio, mentre per quanto riguarda l’assistenza specializzata le strutture più fruibili si trovano in Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e nella provincia autonoma di Bolzano.

L’indagine Istat non fa cenno alle barriere della comunicazione che impediscono la partecipazione alla cultura delle persone sorde. Qualcosa ultimamente si è mosso, ed è bello che sia capitato proprio nel 2020, l’anno primo della pandemia. È accaduto nel cuore dell’Emilia, a Parma, nel Museo d’Arte Cinese ed Etnografico e nel Museo Diocesano. Con il progetto congiunto Insieme al Museo, nel maggio scorso si sono aggiudicati il secondo posto nel bando promosso dal Comune nell’ambito di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020-2021. L’iniziativa che hanno elaborato si rivolge alle persone con deficit cognitivi e ai loro caregiver. Attraverso un’esperienza multisensoriale e interattiva, guidata da operatori formati appositamente, si potranno visitare gli spazi espositivi delle due realtà, concludendo il percorso con una pausa caffè insieme, per vivere il museo come luogo di convivialità. Per sedimentare il ricordo, verrà consegnato materiale fotografico da portare a casa. Va detto che entrambe le storiche istituzioni della città ducale sono da tempo impegnate in progetti di inclusione.

Le sale espositive del Museo Cinese ed Etnografico, restaurate nel 2012, sono prive di barriere architettoniche e dotate di pannelli ed espositori ad altezza adatta alle persone in sedia a rotelle; nel 2017 il Museo Diocesano è stato oggetto di un’iniziativa per potenziare l’accessibilità del complesso monumentale di Piazza Duomo a Parma, comprendente anche la Cattedrale e il Battistero, mediante un percorso tattile con modelli 3D. Finiti i tempi del museo luogo statico che conserva ed espone, oggi diventa un serbatoio che promuove l’inclusione nella vita civile, sociale e culturale, fornendo nuovi stimoli di relazione al di fuori degli ambienti di cura e domestici.

di Stefania Delendati

giovedì 8 aprile 2021

Iva agevolata anche quando non ci sono i documenti

Il Sole 24 Ore del 08/04/2021

Il disabile che al momento dell’acquisto di una autovettura non presenta la documentazione al venditore per poter fruire dell’Iva agevolata al 4% (in luogo del 22%) non perde necessariamente l’incentivo. È possibile produrre i documenti anche successivamente, a patto che il disabile abbia già avviato il procedimento per richiederli e i presupposti per ottenere il beneficio siano verificati alla data dell’acquisto del veicolo. Per esempio, possono essere desumibili dal certificato della Commissione medica locale. Tutto questo è stato chiarito dall’agenzia delle Entrate nella risposta a interpello n. 69 del 1° febbraio 2021).

Nel caso in cui il cliente non presenti la documentazione all’atto dell’acquisto, il venditore è comunque tenuto ad applicare in prima battuta l’Iva ordinaria. Ma può emettere una nota di variazione in diminuzione al ricevimento della documentazione attestante il possesso dei requisiti richiesti alla data dell’acquisto dell’autovettura.

Resta fermo che la nota di credito può essere emessa solo entro un anno dalla cessione; in alternativa, il venditore può richiedere il rimborso entro due anni dal versamento o dal verificarsi del presupposto per la restituzione (articolo 30-ter del DPR 633/1972).

La platea dei soggetti interessati è ampia e comprende i disabili con ridotte o impedite capacità motorie a condizione che i veicoli siano appositamente adattati; i soggetti non vedenti o non udenti; i soggetti con handicap psichico o mentale titolari di indennità di accompagnamento e, infine, i disabili con grave limitazione delle capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni. L’acquisto del veicolo può essere effettuato anche da un familiare, se il disabile è a suo carico fiscalmente.

I veicoli oggetto dell’incentivo sono le autovetture, gli autoveicoli per il trasporto promiscuo e gli autoveicoli specifici nuovi o usati, rispettivamente lettera a), c) e f) del comma 1 dell’articolo 54 del Dlgs 285/1992 (il Codice della strada). Tali veicoli devono avere cilindrata fino a 2.000 centimetri cubici se con motore a benzina (anche ibrido) e 2.800 se con motore diesel (anche ibrido) oppure potenza non superiore a 150 kiloWatt se con motore elettrico.

Sono agevolabili anche le motocarrozzette, i motoveicoli per trasporto promiscuo, i motoveicoli per trasporti specifici, definiti dalle lette b), c) e f) del comma 1 dell’articolo 53 del Codice, con le medesime limitazioni sulla cilindrata e la potenza massima. Ma in questo caso la platea è un po’ più ristretta rispetto agli autoveicoli: sono esclusi i non vedenti e i non udenti.

È altresì richiesto che il beneficiario non abbia già acquistato nel quadriennio precedente un altro veicolo con la stessa agevolazione, salvo furti e demolizioni risultanti dal Pra. Quest’ultima condizione potrà essere attestata mediante dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Tra la documentazione da fornire vi è il certificato della Commissione medica attestante la condizione di disabilità e per i disabili psichici o mentali anche il certificato di attribuzione dell’indennità di accompagnamento. In aggiunta, per i soggetti con ridotte o impedite capacità motorie non affetti da grave limitazione alla capacità di deambulazione, serve la patente di guida speciale e la prescrizione degli adattamenti. Infine, nel caso dell’acquisto da parte del familiare, occorre anche una copia della dichiarazione dei redditi.

di Stefano Sirocchi

«Così mettiamo in cattedra i disabili»

Avvenire del 08/04/2021

La Cei vara il Regolamento del Servizio nazionale. La responsabile suor Donatello: una rete vitale tra le realtà ecclesiali che se ne prendono cura.

Occuparsi della persona con disabilità a 360 gradi, e non circoscrivere l'impegno al percorso di iniziazione cristiana. È il compito del «Servizio nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità» (Snppd), istituito nel settembre 2019, di cui il Consiglio episcopale permanente della Cei ha approvato il Regolamento nella recente sessione di fine marzo: «Il Snppd - recita la premessa del Regolamento - sposta lo sguardo sulla persona nella sua interezza e assume la disabilità come condizione esistenziale da sostenere, nell'ottica del progetto di vita, e non più come condizione da cui guarire». Lo conferma la responsabile del Snppd, suor Veronica Amata Donatello: «La premessa del Regolamento già dice tutto - spiega -. Per anni si è lavorato solo in un aspetto, che sembrava il più cruciale trent'anni fa, quello della catechesi, che ha smosso tutte le istanze della vita. Credo che sia molto bello assumere una visione olistica, anche una visione antropologica chiara, il guardare l'altro nella sua interezza ». Significa anche far riconoscere «la dignità di ogni persona con disabilità»: «Vogliamo - continua suor Donatello - mettere in atto una cultura di sinergie e di collaborazioni che eviti sempre più sia la 'cultura dello scarto’ denunciata da papa Francesco ma anche la cultura - dico io - dei compartimenti stagni, o della pastorale della delega. Questo Servizio aiuta un po’ a fare rete, tesse le maglie tra le congregazioni, le associazioni, i movimenti, le parrocchie, le diocesi. Stiamo realizzando un lavoro molto bello di mappatura. E a volte c'è più di quello che sappiamo».

Quanto si amplia lo sguardo, tanto si ampliano finalità e compiti del Snppd, tra cui «consolidare nelle comunità ecclesiali una cultura dell'inclusione». «Non è una prassi ordinaria - ammette suor Donatello -, ma ci sono esperienze sempre più diffuse: nella catechesi questo è già più in atto, e in molte comunità c'è sempre maggiore presenza anche di adulti con disabilità nel tessuto parrocchiale». Anche sostenere i familiari è tra gli obiettivi: «La famiglia - commenta suor Donatello - deve fare un cammino di decentramento, guardare in alto in un'ottica di progettualità, perché non è scontato per tutti. Più un figlio ha disabilità complesse più è da accompagnare anche la famiglia a una sana genitorialità. Non è facile per i genitori, né per i fratelli, però è un cammino in cui si cresce insieme. Credo che dobbiamo anche cambiare punto di vista, dando voce alla persona con disabilità: questo tempo di pandemia è faticoso per la famiglia, ma è più faticoso per tutte le persone con disabi-lità: sono loro che hanno perso tanto, non solo in termini di servizi che mancano. Ma questo tempo, dove è stato possibile, ha messo in moto risposte belle delle comunità. E lavoriamo con le strutture - sia di ordine parrocchiale sia opere grandi - sulla progettualità di vita: perché al centro dobbiamo mettere le persone con disabilità». Il Regolamento del Servizio prevede una Consulta nazionale: «Non è ancora costituita, ma da due anni - aggiunge suor Donatello - c'è un gruppo di lavoro che collabora con me, ognuno con una competenza specifica». Di questo gruppo fanno parte don Diego Pancaldo, assistente spirituale della Fondazione Maic (Maria Assunta in Cielo) di Pistoia, e Roberto Franchini, docente di Progettazione delle attività educative speciali presso il Dipartimento di Pedagogia dell'Università Cattolica a Brescia. «Le persone con disabilità hanno un carisma e una ricchezza - osserva don Pancaldo - che devono essere poste all'interno della realtà ecclesiale con sempre maggiore apertura, perché la preghiera dei ragazzi disabili e la relazione che hanno con il mistero sono un grande segno di speranza per tutti». «L'ostacolo - spiega Franchini - è un pregiudizio sotterraneo che abbiamo tutti noi: che i disabili intellettivi non capiscano, per cui non sarebbe necessario proporre loro un cammino di fede. Questo è un errore grande perché la spiritualità è qualcosa di diverso dalla razionalità. La presenza delle persone con disabilità intellettiva e disturbi del neuro-sviluppo è molto importante dentro la comunità cristiana, perché porta il dono di una fede immediata e senza tanti fronzoli». Conferma don Pancaldo: «Più sto con questi ragazzi e adulti, più mi rendo conto che Dio opera cose stupende: nella preghiera hanno a volte intuizioni per cui uno si domanda da dove gli vengano. Quando pregano esprimono una ricchezza capace di stupire e di creare gioia, e un clima spirituale pieno di letizia, che i giovani intuiscono. Da anni, insegnando in un liceo, cerco di creare ponti tra il mondo dei giovani e quello della disabilità: c'è uno scambio di doni da valorizzare». «Tutti noi sappiamo, e il Papa lo ripete sempre, che le periferie vanno in cattedra e che i poveri ci salveranno - sottolinea suor Donatello - ma non ci mettiamo mai alla loro scuola». «Il Snppd - ricorda Franchini - promuove la qualità della vita globale della persona con disabilità attraverso tutti gli strumenti a disposizione. E quindi interlocutori sono, oltre al mondo ecclesiale, anche tutte le strutture, le residenze, i centri diurni, il mondo professionale che corre invece il rischio di fermarsi all'aspetto tecnico, senza lo sguardo pastorale».

di Enrico Negrotti

Blocnotes mese di aprile 2021

Scaricabile al seguente link il numero di aprile del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES APRILE 2021 (formato .doc)

LA FRAGILITÀ TRA ETICA ED ECONOMIA - Verso un benessere condiviso

La rete di progetto “Essere In-Intrighi di Montagna”, finanziata da Regione Lombardia e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Risorse per il Terzo Settore Regione Lombardia decreto n.13879 del 30 settembre 2019), vi invita venerdì 9 aprile dalle ore 17:00 alle 19:00 all’evento online gratuito “La fragilità tra etica ed economia. Verso un benessere condiviso” trasmesso in diretta sul canale YouTube di TeleUnica: https://www.youtube.com/channel/UCrgUR-pTN1jO07HT5T24D6w  

Le associazioni “dappertutto” con Anffas Sondrio, FabLab Sondrio, UICI-Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti, UILDM-Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare ed ENS-Ente Nazionale Sordi con la collaborazione e il sostegno del Centro di Servizio per il Volontariato Monza Lecco Sondrio e la mediapartnership di TeleUnica intendono offrire a tutti i cittadini un momento di riflessione e confronto che muoverà da tre parole chiave: fragilità, etica ed economia.

Per farlo, i promotori si sono affidati a 4 ospiti d’eccezione:

- Domenico Iannacone, giornalista di RAI 3

“Comunicare l’etica”

- Marco Rasconi, presidente nazionale di UILDM-Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare

“Un’economia inclusiva”

- Sabrina Paravicini, attrice, autrice, regista originaria di Morbegno e mamma di Nino

“Trasformare la fragilità in risorsa”

- Vito Mancuso, teologo

“Etica, economia, fragilità: quale scelta per un benessere condiviso?”

L’evento vedrà anche il coinvolgimento dei giovani per capire qual è il loro punto di vista sulle tematiche affrontate.

Le associazioni hanno avviato una stretta collaborazione con alcune classi delle scuole superiori della provincia formando ed informando studenti e insegnanti, anche attraverso testimonianze in prima persona, su caratteristiche, stereotipi, approcci, bisogni, risorse ed emozioni circa l'attività e le esperienze proposte dalle associazioni del territorio che tutelano le persone con disabilità e i loro familiari.

La parte dedicata ai giovani sarà introdotta dal dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale Fabio Molinari.

L’evento potrà contare sulla moderazione di Fabio Panzeri, direttore di Unica TV.

“Il nostro obiettivo è riscoprire e dimostrare che la fragilità rappresenta una parte naturale della società con il preciso scopo di mantenerne in equilibrio il valore. È un enorme autogol mettere ai margini le persone con fragilità – spiega Walter Fumasoni, presidente di dappertutto, associazione capofila della rete progettuale – la pandemia ci ha fatto scoprire tutti un po’ più fragili, ha permesso a tutti di capire cosa vuol dire non avere una cura, dover rimanere chiusi a casa, ha rimescolato le carte. Noi vogliamo lanciare il messaggio che si può ripartire in maniera diversa, cominciando da quello che abbiamo perso in termini di inclusione e facendo tesoro di quello che abbiamo imparato.

Come si può creare a partire da questo tempo di pandemia una società migliore?”

L’evento fornirà quattro diverse chiavi di lettura: quella di un giornalista, di una persona del mondo dello spettacolo, di un presidente di un’associazione di volontario con alle spalle studi di economia e di un teologo. I giovani offriranno il quinto sguardo.

“Economia, etica e fragilità insieme diventano progresso ed evoluzione e permettono uno sviluppo economico sociale e civile – sottolinea Fumasoni – l'economia per essere etica deve produrre benessere. La fragilità può fare da collante tra etica ed economia perché ha in sé dei valori importanti. Crediamo fortemente che nessuno debba essere lasciato da parte e che le persone più fragili abbiano tanto da interrogare la cosiddetta normalità perché possono offrire orizzonti differenti di senso. Si può ricostruire una comunità partendo dalle sue fragilità”.

L’incontro è rivolto a tutta la cittadinanza, di ogni età. Vuole essere un’occasione di conoscenza, riflessione e confronto. Una pausa di ristoro e di incontro, sia pur a distanza.

Info: i.pusterla@csvlombardia.it

mercoledì 7 aprile 2021

Campagna 5 x 1000

Carissime e Carissimi,

siamo entrati anche quest'anno nel periodo delle dichiarazioni dei redditi... e come ogni anno vi ricordiamo che devolvere il 5 X 1000 alla I.A.L.C.A. significa promuovere la ricerca scientifica e l’assistenza clinica nel campo dell’amaurosi congenita di Leber negli ambiti della diagnosi, terapia, follow-up, riabilitazione ed assistenza

ai bambini affetti da tale patologia e ai loro familiari, quindi... mi raccomando: diffondete tra amici e parenti! :)

Il codice fiscale da indicare alla voce "Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale..." è: 96036310181.

Un grosso abbraccio! 

(Nell'immagine "Dammi un Cinque!", con sotto disegnata una mano e la scritta 5 x mille con il codice fiscale dell'Associazione)

martedì 30 marzo 2021

Le tappe fondamentali dello sviluppo della vista nel bambino

Pubblicato sul sito web iapb.it il 30/03/2021

Cosa vede un bambino alla nascita e quali esami è opportuno fare entro i 3 anni di vita del bambino.

Non esistono bambini troppo piccoli per essere visitati e i medici possono ricavare tantissime informazioni attraverso una visita oculistica ai neonati. È a partire da questa evidenza che si è sviluppato il web talk di venerdì 26 marzo, “Come si sviluppa la vista nel neonato”, moderato da Tommaso Vesentini, giornalista e divulgatore scientifico. Alla diretta streaming ha partecipato il Prof. Filippo Cruciani, Referente Scientifico di IAPB Italia Onlus, che ha risposto alle domande delle mamme blogger, Olga Zappalà, Laura Anzano, Angelica Montagner e Ottavia Vallese, per aiutare i genitori a sostenere lo sviluppo visivo del bambino. Ad introdurre i lavori è stato l’Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente di IAPB Italia Onlus, che ha rimarcato l’impegno dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della cecità nella prevenzione visiva del bambino, anche attraverso la riabilitazione visiva effettuata presso il Polo Nazionale Ipovisione.

Al momento della nascita, il bambino passa da un ambiente protetto al mondo esterno, uno spazio che deve assolutamente conoscere in tutti i suoi particolari. Il mezzo principale per farlo è la vista: nell’uomo, l’80 per cento delle informazioni provenienti dall’ambiente passa attraverso questo canale, un mezzo fondamentale perché il bambino possa comprendere ciò che lo circonda.

Sono diverse, quindi, le tappe fondamentali per lo sviluppo della vista e sono tanti i segnali che medico e genitori possono cogliere per intervenire. Il recupero della vista, infatti, può esserci solo entro il terzo anno di vita del bambino: superato questo limite non è più possibile recuperare la piena funzionalità visiva. Vediamo allora come si sviluppa la vista nei primi anni di vita del bambino.

A che livello è lo sviluppo del sistema visivo del bambino alla nascita?

“L’occhio è pronto dal punto di vista anatomico, ma da un punto di vista funzionale è una tabula rasa, come un computer in cui sono presenti solo programmi, ma ancora nessuna informazione. L’occhio deve imparare a vedere, che è un’arte che si apprende molto lentamente attraverso la stimolazione continua. La vista si forma solo al terzo anno di vita raggiungendo la piena maturazione funzionale. È un processo lento che si sviluppa giorno per giorno ed è importante che ci sia una stimolazione precisa, senza ostacoli, affinché l’apparato visivo possa svilupparsi”.

Cosa vede un neonato alla nascita? Riesce a riconoscere il volto delle persone?

“L’occhio è pronto, ma deve iniziare a funzionare e ad avere gli strumenti per farlo. Il bambino vede, ma non sa cosa e deve piano, piano conoscere quello che osserva. Soltanto gradualmente alcune immagini gli diventeranno familiari”.

Quando posso portare mio figlio a fare una visita oculistica? Può essere visitato anche se non vede ancora bene?

“I bambini si visitano a qualsiasi età e non c’è nessun problema. Grazie alla visita completa, siamo in grado di scoprire un eventuale difetto della vista. L’occhio si forma dal punto di vista refrattivo e può modificarsi; ad esempio, alla nascita c’è sempre una ipermetropia che poi si riduce.

Il momento fondamentale è comunque la nascita per escludere malformazioni, come la cataratta congenita o altre patologie. Una volta la cecità era soprattutto infantile e causata dalle malattie infettive. Oggi, prevenzione e igiene hanno fatto sì che scomparisse l’enorme numero di bambino non vedenti, ma restano le malattie di natura genetica o acquisite durante la gravidanza.

Per questo, insistiamo alla nascita con una visita completa e con il test del riflesso rosso, che eseguono anche i pediatri.

Fondamentale, poi, è una visita completa da un oculista entro i 3 anni. Se sono evidenti alcuni segnali, però, è meglio anticipare il controllo visivo. Prima si fa e meglio è; la visita serve per definire lo stato anatomico e funzionale dell’occhio. Una volta c’era la convinzione errata che il bambino dovesse collaborare per eseguire la visita, ma non è così. Anche se non collabora, riusciamo ad eseguire appieno l’esame visivo”.

A volte mi sembra che le pupille del bambino si muovano, come in un tremolio, è normale?

“Questo tremolio ritmico degli occhi può esserci quando il bambino tende a fissare un oggetto ed è come se l’occhio cominciasse a muoversi in maniera continua. Questo è un segno neurologico e significa che prima della nascita c’è stata una sofferenza nell’apparato visivo. Ci sono malattie come l’albinismo che tipicamente lo causano e i bambini che ne sono affetti presentano questo movimento ritmico orizzontale, raro, ma sintomatico del nistagmo”.

Posso usare dei colliri per calmare gli arrossamenti dopo il pianto?

“Il collirio è un farmaco topico usato localmente e deve essere utilizzato con molta cautela. Non prendete iniziative con i bambini: meno prodotti utilizzate e meglio è. Il collirio, infatti, può creare bruciore e disturbo e nell’infanzia va usato dietro prescrizione medica. Oggi si usano molto le lacrime artificiali, che sono utili nell’adulto, ma se nel bambino non c’è una precisa indicazione può rivelarsi qualcosa che lo allontana dalle visite. L’uso del collirio per dilatare la pupilla è sempre un momento duro per il bambino, che deve essere preparato, perché il farmaco crea sempre bruciore agli occhi”.

Rivivi la diretta “Come si sviluppa la vista nel neonato” su www.proteggilasuavista.it.

Zaino per non vedenti: l’intelligenza artificiale aiuta il movimento

Digitalic del 30/03/2021

USA. Un prototipo di zaino per non vedenti è stato sviluppato dall’università della Georgia. Si tratta di uno zaino da spalla, della grandezza e dall’aspetto di un normale zaino, che racchiude all’interno un concentrato di tecnologia che potrebbe rivoluzionare la vita di molte persone. Perché ha una peculiarità fondamentale. Migliora la possibilità di movimento e la percezione del mondo nelle persone non vedenti grazie all’intelligenza artificiale. Come?

Lo zaino ha il compito di rilevare segnali stradali, ostacoli sospesi, strisce pedonali, oggetti in movimento e variazioni di quota, il tutto in modo efficiente. All’interno dello zaino trovano posto un’unità GPS insieme a un computer, ad esempio un notebook, mentre la persona non vedente o con gravi disabilità visive non deve far altro che indossare un giubbotto dotato di una fotocamera intelligente e una sorta di marsupio in cui c’è un pacco batteria capace di alimentare il sistema per circa otto ore.

Zaino per non vedenti, come funziona

Il cuore di questo sistema è una fotocamera spaziale Luxonis OAK-D con intelligenza artificiale (si basa su una VPU Intel Movidius e il toolkit Intel Distribution of OpenVINO) inserita nel giubbotto e collegata al computer nello zaino. Tre piccoli fori nel giubbotto consentono a OAK-D di vedere il mondo esterno.

OAK-D è in grado di eseguire reti neurali avanzate fornendo allo stesso tempo funzioni di visione artificiale accelerate e una mappa di profondità in tempo reale: si basa infatti su due videocamere stereoscopiche e una in grado di riprendere a risoluzione 4K.

Mentre un auricolare Bluetooth permette alla persona non vedente di interagire con il sistema tramite domande e comandi vocali e il sistema risponde con informazioni verbali. Mentre la persona si muove nell’ambiente, il sistema trasmette in modo udibile le informazioni sugli ostacoli comuni, inclusi segnali, rami degli alberi e pedoni. Avvisa anche di imminenti strisce pedonali, marciapiedi, scale e ingressi.

L’OMS stima che in tutto il mondo vi siano 285 milioni di ipovedenti. I sistemi di assistenza visiva per muoversi nell’ambiente sono piuttosto limitati e vanno dalle app per smartphone con assistenza vocale basate sul GPS a bastoni da passeggio intelligenti con una fotocamera. Anche se al momento il sistema è solo un prototipo, gli ingegneri dell’Università della Georgia stanno lavorando alacremente per offrire nuove possibilità alle persone non vedenti o ipovedenti, così che possano, un giorno, muoversi autonomamente.

da Francesco Marino,

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic.

Inclusione scolastica: una ricorrenza che non dev’essere una banale celebrazione di Salvatore Nocera

Superando del 30/03/2021

«Cinquant’anni fa – scrive Salvatore Nocera -, proprio oggi, 30 marzo, venne approvata la Legge 118/71, che introdusse timidamente, per la prima volta in Italia, il principio dell’inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità nella scuola di tutti e con tutti. Per far sì che tale ricorrenza non diventi una pura celebrazione, ci si augura di superare questo periodo in cui molte scuole delle “Zone Rosse”, disattendendo le norme ministeriali, hanno di fatto ripristinato le “classi speciali” e che gli alunni e le alunne con disabilità tornino ad essere una vera opportunità per i compagni»

Cade proprio oggi, 30 marzo, il cinquantesimo anniversario dall’approvazione della Legge 118/71 (Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5, e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili), che introdusse timidamente, per la prima volta in Italia, il principio dell’inclusione degli alunni e delle alunne con disabilità nelle sezioni e nelle classi comuni, limitandola inizialmente solo agli alunni e alle alunne con disabilità fisiche non gravi e solo per la scuola elementare e media. Ciò grazie alle famiglie, che a partire dal 1968 avevano cominciato una lunga lotta pacifica, ma intransigente, sul diritto allo studio in situazione di uguaglianza ed effettiva inclusione con i compagni.

Tale lotta è proseguita in tutti gli anni successivi, riuscendo a coinvolgere anche docenti, dirigenti scolastici, funzionari amministrativi e ministri, ottenendo conquiste legislative, amministrative e giurisprudenziali, arrivate anche e soprattutto dalla Corte Costituzionale.

Tutto ciò dovrebbe essere ricordato in quest’anno in cui invece, a causa della pandemia, nonostante le Associazioni abbiano continuato a lottare duramente, anche ottenendo norme speciali, per mantenere il diritto all’inclusione dei propri figli «in situazione di effettiva inclusione con gruppetti di compagni a rotazione», questo lungo cammino di affermazione dei diritti umani delle persone con disabilità ha subìto un grave arresto. Infatti, è accaduto che moltissime scuole abbiano disatteso le apposite norme ministeriali, costringendo gli alunni, specie con disabilità intellettive e relazionali, alla perdita dell’istruzione, con l’inutilità della didattica a distanza o con l’umiliante presenza di essi da soli a scuola, privi cioè del gruppetto di compagni che la normativa consentiva o, peggio, ghettizzati tutti insieme in un’unica classe, con il ripristino, di fatto, delle “classi speciali” che proprio a partire dalla Legge 118/71 erano state abbandonate in massa dagli alunni e dalle alunne con disabilità, per iniziare finalmente la vita di tutti e con tutti.

Ora, con l’approssimarsi degli scrutini e degli esami si ripropone un anno dopo lo stesso problema: promuovere o bocciare a causa della perdita di scolarizzazione forzata.

Lo scorso anno, mentre saggiamente il Ministero aveva adottato il principio che tutti gli alunni fossero ammessi agli esami o promossi alla classe successiva, per recuperare a settembre, per i soli alunni e alunne con disabilità fu varata una norma, apparentemente favorevole, ma sostanzialmente discriminatoria e umiliante, e cioè che potessero tutti e tutte essere indistintamente bocciati, a richiesta delle famiglie. Sempre lo scorso anno, tra l’altro, i corsi di recupero non furono in molti casi realizzati, data l’improvvisazione e l’inatteso scoppio dell’epidemia.

Adesso, però, dopo oltre un anno di esperienze e tentativi, oltreché di ampie discussioni condotte dagli esperti, ripetere quanto fatto nel 2020 sarebbe errato e, perseverando, diabolico.

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha giustamente detto che occorrerà svolgere recuperi già dall’estate e proseguirli all’inizio dell’autunno, mettendo in atto proposte maturate durante questo lungo periodo di tentativi di non far soccombere la scuola sotto l’urto terribile della pandemia.

Ci si augura pertanto che proprio nel cinquantenario della Legge 118/71, gli alunni e le alunne con disabilità riescano a diventare una vera opportunità per i compagni, ottenendo da tutte le scuole il diritto all’inclusione scolastica in presenza con gruppetti di compagni, che potrebbero moltiplicarsi, anche in locali diversi dalle scuole, avviando così, nei fatti, la riforma che lo stesso ministro Bianchi sembra voler avviare, «superando – per usare le sue stesse parole – una didattica ottocentesca solo frontale, in “classi pollaio”, tramite una didattica, una logistica e un’inclusione rinnovate».

FISH

(Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

lunedì 29 marzo 2021

Ma i fondi europei favoriranno l’inclusione oppure l’esclusione scolastica?

Superando del 29/03/2021

«È un’ineludibile sfida educativa per modernizzare il nostro sistema di istruzione – scrive Salvatore Nocera -, quella di cui parla il ministro dell’Istruzione Bianchi, sull’utilizzo dei fondi in arrivo dall’Europa nell’àmbito della scuola. Ma cosa avverrà delle centinaia di migliaia di alunni e alunne con disabilità presenti nelle nostre scuole, dei quali non si dice nulla, né se ne parla politicamente, se non all’interno delle nostre Associazioni di rappresentanza? È questo un grande problema che occorre affrontare rapidamente, seriamente, razionalmente, concretamente e organizzativamente».

Ho avuto modo di leggere, nella rivista online «InTerris.it», l’articolo di Annamaria Bax intitolato Come il Recovery plan sosterrà scuola e ricerca, riguardante l’articolazione dei fondi europei da destinare alla scuola, così come è stata illustrata dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi nella sua recente comunicazione al Parlamento.

Già nel suo recente libro Nello specchio della scuola, il Ministro aveva dimostrato, con ampia documentazione di dati, come l’arretramento economico italiano rispetto alle altre economie europee e mondiali sia dovuto all’arretramento tecnologico e come questo vada di pari passo con l’arretramento del nostro sistema di istruzione.

Coerentemente, dunque, con quanto esposto in quel libro, Bianchi ha suddiviso i fondi europei con particolare riferimento a:

– il rinnovamento della vecchia didattica ottocentesca, anche grazie a una ristrutturazione della vecchia logica dell’edificazione delle scuole, che non facilita il lavoro di piccoli gruppi e di molti nuovi laboratori;

– un forte potenziamento digitale delle scuole e della didattica;

– l’orientamento tecnologico della didattica verso la futura vita di impresa degli studenti.

Tutto ciò sembrerebbe pienamente condivisibile, se fosse però esplicitato come questa ineludibile sfida educativa potrebbe riuscire a non emarginare gli alunni e le alunne con disabilità che, ormai, non sono più nelle “scuole speciali”, ma sono presenti in quasi tutte le classi con la percentuale del 3,5%. Di tali alunni e alunne, infatti, non vi è cenno né nel libro, sinceramente molto interessante, né nel piano predisposto per l’approvazione da parte dell’Europa.

Come dare dunque a questo piano un taglio “inclusivo”?

Nel suo libro, il ministro Bianchi, citando giustamente sin dall’inizio la Costituzione, fa molto riferimento alla riduzione delle disuguaglianze educative, sia dal punto di vista del rapporto Nord-Sud (quest’ultimo fortemente arretrato rispetto al Nord, come dimostrato dai risultati delle prove INVALSI, delle quali si può dire ogni male, ma che comunque permettono di confrontare i libelli apprenditivi fondamentali delle scuole dei Paesi più industrializzati del mondo), sia nei rapporti tra studenti “tutelati” (di famiglie benestanti culturalmente ed economicamente) e studenti «in continua e crescente dispersione scolastica» (di famiglie deprivate culturalmente ed economicamente, numericamente in grande crescita, che stanno subendo un fortissimo “discensore sociale”).

Questa attenzione è giustissima. Ma, con questa inevitabile riforma radicale del modo di fare scuola, cosa avverrà delle centinaia di migliaia di alunni e alunne con disabilità presenti nelle nostre scuole?

Come già detto, ciò che preoccupa di più è il fatto che nel progetto per l’Europa non se ne dica nulla, né se ne parli politicamente, tranne che all’interno delle nostre Associazioni di rappresentanza, cosa che è politicamente inutile, se non coinvolge il dibattito politico e se da esso non scaturiscono risposte di natura “inclusiva”, evitando quella “separata ed esclusiva” alla quale la logica efficientistica è solitamente orientata.

Questo è il grande problema che occorre affrontare, e farlo rapidamente, seriamente, razionalmente, concretamente e organizzativamente.

Sarà pertanto indispensabile che sia nell’Osservatorio Ministeriale Permanente per l’Inclusione Scolastica, sia nell’Osservatorio Nazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità, frutto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, tale questione venga immediatamente posta all’ordine del giorno, prima cioè che venga chiuso il piano italiano per i finanziamenti in arrivo dall’Europa.

di Salvatore Nocera,

FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Hancicap).

Strategia Europea sulla Disabilità: sia realmente l’inizio di una nuova strada!

Superando del 29/03/2021

Come già il Forum Europeo sulla Disabilità, anche il CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) esprime apprezzamento per la nuova Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, varata dalla Commissione Europea, chiedendo che diventi realmente il punto di partenza di un’Unione Europea in cui l’uguaglianza, l’inclusione e la non discriminazione siano la norma, ma avvertendo anche che essa dovrà certamente tenere conto degli effetti devastanti della pandemia sulle persone con disabilità, che hanno fatto crescere le disuguaglianze già esistenti.

«Abbiamo accolto favorevolmente la nuova Strategia dell’Unione Europea sulla disabilità. Nell’Unione sono circa 87 milioni le persone che hanno una qualche forma di disabilità e oltre la metà si sente discriminata. Alla luce di questa situazione, i diritti delle persone con disabilità sono estremamente importanti per il nostro organismo»: a dirlo è stata Christa Schweng, presidente del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), importante organo consultivo della Commissione Europea, nel suo intervento introduttivo all’incontro dedicato nei giorni scorsi dal CESE stesso alla Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, varata all’inizio di questo mese di marzo dalla Commissione Europea e alla quale abbiamo già dedicato un ampio servizio in altra parte del giornale. «Sono molto lieta di constatare – ha aggiunto Schweng – che questa nuova Strategia dell’Unione Europea sulle persone con disabilità tiene conto di molte raccomandazioni fra quelle formulate in passato dal nostro Comitato».

A tal proposito, oltre ad insistere sulla piena attuazione nell’Unione Europea della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, sia in propri Pareri, come quello sul tema Definire l’Agenda dell’UE sui Diritti delle Persone con Disabilità 2020-2030, sia attraverso i lavori del proprio gruppo di studio tematico sui diritti delle persone con disabilità, istituito per monitorare l’attuazione della Convenzione stessa negli Stati membri, il CESE si è anche strettamente occupato di questioni come il diritto di voto per tutte le persone con disabilità alle elezioni europee, chiedendo, nello specifico – come avevamo riferito anche sulle nostre pagine – una modifica della legge elettorale dell’Unione, per garantire appunto che d’ora in poi tutte le elezioni europee siano accessibili ai cittadini e alle cittadine con disabilità.

All’incontro ha partecipato Helena Dalli, commissaria Europea per l’Uguaglianza e la Parità di Genere, affermando che «la Strategia adottata comprende una serie di nuove iniziative e proposte legislative volte a migliorare in modo significativo la vita dei cittadini e delle cittadine europee con disabilità in molti settori, come l’occupazione, l’accessibilità, l’inclusione sociale, l’istruzione, la sistemazione abitativa e i diritti dei lavoratori».

«Purtroppo– ha proseguito – i dati sono sconfortanti, mostrando che il divario occupazionale tra persone con e senza disabilità si attesta pericolosamente sul 25 %, aumentandone quindi il rischio di finire in povertà. Rispetto infatti ai loro coetanei senza disabilità, i giovani con disabilità hanno il doppio delle probabilità di abbandonare precocemente gli studi».

«A dieci anni dalla ratifica della Convenzione ONU da parte dell’Unione Europea – ha concluso – è giunto dunque il momento di intensificare l’azione dell’Unione nel campo delle politiche in materia di disabilità. L’obiettivo è apportare cambiamenti positivi alla vita delle persone con disabilità all’interno e all’esterno dell’Unione stessa, in modo che abbiano le medesima opportunità di partecipazione, a parità di condizioni con gli altri e senza eccezioni».

Di seguito, quindi, i passaggi evidenziati dalla commissaria Dalli sui quali in particolare la nuova Strategia Europea concentrerà l’attenzione, tenendo conto anche delle raccomandazioni espresse dal CESE:

- Potenziare l’accessibilità in quanto fattore cruciale per i diritti, l’autonomia e l’uguaglianza delle persone con disabilità. In tal senso verrà istituito il Centro Europeo delle Risorse, denominato AccessibleEU, per aumentare la coerenza tra le politiche in materia di accessibilità in tutta l’Unione Europea;

- Aumentare il tasso di occupazione delle persone con disabilità, promuovendo politiche occupazionali inclusive ed egualitarie;

- Creare la tessera europea di disabilità (Disabilioty Card), per ampliare la portata del riconoscimento reciproco dello status di disabilità in settori quali la mobilità dei lavoratori e le prestazioni sociali;

- Appoggiare la deistituzionalizzazione, la vita indipendente e l’inclusione nella comunità, per consentire a ogni persona con disabilità di scegliere dove e con chi vivere, nonché per alleggerire l’onere finanziario dei costi abitativi, che assorbono il 40% del reddito delle persone con disabilità;

- Assicurare un’istruzione realmente inclusiva, anche al fine di prevenire l’abbandono scolastico precoce delle persone con disabilità;

- Garantire la partecipazione politica e l’accessibilità delle elezion;

- Promuovere i diritti delle persone con disabilità a livello mondiale e tramite l’esempio, incoraggiando la diversità nelle istituzioni europee.

- Creare la piattaforma sulla disabilità che riunirà i punti focali nazionali della Convenzione ONU, le organizzazioni delle persone con disabilità e la Commissione Europea, allo scopo di sostenere l’attuazione delle strategie a livello nazionale ed europeo, nominando i vari “Coordinatori per le Disabilità” nelle Istituzioni.

«Naturalmente adesso – ha sottolineato Helena Dalli – si dovrà passare alla fase di attuazione. È chiaro infatti che gli obiettivi di questa Strategia possono essere raggiunti solo attraverso interventi a livello sia nazionale che europeo, con gli Stati Membri che devono impegnarsi a fondo per dare attuazione alle azioni proposte. Per questo è nostra intenzione collaborare strettamente non solo con le Istituzioni comunitarie e gli Stati Membri, ma soprattutto con la società civile e le organizzazioni che rappresentano le persone con disabilità, la cui opinione e il cui aiuto sono fondamentali per un’attuazione efficace».

Nel corso del dibattito, i vari componenti del CESE hanno espresso apprezzamento per la nuova Strategia, segnalando altresì che nella fase di attuazione della stessa, l’Unione Europea e gli Stati Membri dovranno tenere conto degli effetti devastanti della pandemia sulle persone con disabilità, in particolare per quel che concerne l’occupazione e l’istruzione, dato che le disuguaglianze esistenti si stanno purtroppo amplificando.

«La pandemia – ha dichiarato ad esempio Yannis Vardakastanis, vicepresidente del Gruppo Diversità Europa del CESE e relatore per il Comitato del Parere sulla nuova Strategia, oltreché presidente dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità – ha accentuato le disuguaglianze già esistenti, l’esclusione, la povertà e la discriminazione. La nuova Strategia Europea dovrebbe creare un’Unione in cui l’uguaglianza, l’inclusione e la non discriminazione delle persone con disabilità siano la norma. Il CESE e il suo Gruppo Diversità Europa sono impegnati ad assicurarne la piena attuazione».

Dal canto suo, Pietro Barbieri, presidente del Gruppo di Studio Tematico del CESE sui diritti delle persone con disabilità, ha affermato che «la Strategia rappresenta un elemento cruciale per le persone con disabilità al fine di promuoverne i diritti fondamentali, ma ne dovrebbero essere rivisti due aspetti: essa infatti dovrebbe riconoscere e affrontare l’impatto della pandemia sull’integrazione delle persone con disabilità nei mercati del lavoro dell’Unione Europea. L’inclusione, infatti, è la chiave di tutto e di conseguenza, i cosiddetti “punti focali” (Focal Points) in tutte le Amministrazioni dell’Unione devono essere garantiti in modo vincolante, affinché i diritti delle persone con disabilità diventino una questione trasversale in tutte le politiche dell’Unione stessa».

Stefano Mallia, presidente del Gruppo Datori di lavoro del CESE, ha sottolineato ancora la necessità di includere le persone con disabilità nel mercato del lavoro, perché «esse sono una risorsa per la nostra economia e l’Unione Europea dovrebbe continuare ad essere in prima linea nella promozione della diversità all’interno dei mercati del lavoro. Se le persone con disabilità vengono incluse nel mondo del lavoro e si permette alle loro potenzialità e ai loro talenti di sbocciare, a trarne beneficio non saranno soltanto queste persone, oltre che la competitività e la crescita economica dell’Europa, ma anche l’intera società».

Successivamente, Fernando Mauricio de Carvalho, membro del Gruppo Lavoratori del CESE, ha posto l’accento sull’accessibilità, ritenendola «una questione trasversale che richiede una pianificazione continua e integrata. Ora che stiamo già entrando nell’era digitale, è della massima importanza e urgenza adattare non solo gli spazi fisici, gli edifici, le strade e i trasporti, ma anche gli strumenti virtuali a nostra disposizione».

E da ultimo, ma non ultimo, Krzysztof Pater, che ha elaborato la citata relazione informativa sul diritto di voto delle persone con disabilità alle elezioni europee, ha sottolineato che «la Strategia non affronta il problema del diritto di voto dei cittadini con disabilità» e ha avvertito che «tale fondamentale questione non deve essere ignorata». (S.B.)

Ringraziamo Daniela Marangoni per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: press@eesc.europa.eu.

domenica 28 marzo 2021

Come viene visto il mondo da chi è affetto da patologie oculari? L’iniziativa di Lenstore

Artribune del 28/03/2021

L’azienda specializzata in vendita di lenti a contatto ha lanciato sul proprio sito web una piattaforma che consente di osservare alcuni dei panorami più iconici al mondo attraverso gli occhi di chi è affetto da patologie oculari. Un progetto votato alla sensibilizzazione sul tema e alla prevenzione.

In che modo le persone affette da patologie oculari riescono a percepire, attraverso la vista, ciò che li circonda? E soprattutto, i loro occhi che tipo di immagini restituiscono del mondo? Queste sono le domande su cui poggia un progetto lanciato recentemente da Lenstore, azienda specializzata nella vendita di lenti a contatto: una piattaforma web che consente di osservare alcuni dei panorami più iconici al mondo attraverso gli occhi di chi è affetto da patologie oculari.

Vista a 360 gradi, è questo il nome dell’iniziativa, offre ai normovedenti la possibilità di osservare il mondo attraverso sguardi differenti, con lo scopo di sensibilizzare la collettività sui temi della disabilità visiva e della prevenzione: “trovo che sensibilizzare le persone su temi come quello delle disabilità visive sia molto importante e significativo”, spiega Roshni Patel di Lenstore. “Attraverso questo strumento digitale possiamo finalmente conoscere da più vicino questi problemi, facendone esperienza sulla nostra pelle”.

VISTA A 360 GRADI, L’INIZIATIVA DIGITALE DI LENSTORE

Sul sito web di Lenstore, alla pagina dedicata a Vista a 360 gradi, è possibile scegliere tra sette paesaggi urbani – Parigi, Venezia, Londra, Hong Kong, Dubai, New York, Sydney – e selezionare la “modalità” di visione tra normale, daltonismo, degenerazione maculare, cataratta, mio-desopsie, glaucoma, visione a tunnel, cecità notturna. Quando viene selezionata una patologia, sullo schermo appare una finestra che spiega in cosa consiste il tipo di disturbo e quali sono i sintomi. “Tutte le patologie oculari analizzate variano in termini di sintomi, cause e cure ed è importante diventare più consapevoli di quelli che possono esserne i sintomi per prevenire qualunque danno”, continua Roshni Patel. “Infatti, molte delle patologie analizzate possono essere curate semplicemente riducendo la presenza di sintomi, se individuate in tempo da un medico od optometrista. Ci auguriamo che questo strumento possa non solo aiutare le persone a vedere il mondo da un altro paio di occhi, ma anche a prestare attenzione ai diversi sintomi, per riuscire a curarsi in tempo”.

di Desirée Maida

sabato 27 marzo 2021

Accessibilità dei servizi digitali: dalle sanzioni alle opportunità

Forum Pubblica Amministrazione del 27/03/2021

L’accessibilità può essere un’occasione di miglioramento della qualità dei servizi e non solo un obbligo da rispettare per evitare una sanzione dirigenziale nel caso delle pubbliche amministrazioni o una sanzione fino al 5% del fatturato per le grandi aziende. Vediamo perché.

Se il vostro fornitore di servizi digitali, durante una riunione operativa, vi chiedesse: “quali utenti volete escludere dai vostri servizi?” probabilmente sobbalzereste sulla sedia dicendo: “nessuno!”. Questa è la normale reazione che ognuno di noi avrebbe ad una proposta del genere, in quanto è pensiero comune che un servizio digitale sia fatto per raggiungere il maggior numero di utenti possibili, al fine di proporre informazioni, servizi o prodotti commerciali. Ma se il vostro fornitore non ve lo chiedesse e, per sua ignoranza o capacità lasciasse fuori parte dell’utenza, creandovi un danno che potrebbe andare dalla perdita di potenziali utenti sino ad una sanzione che può raggiungere il 5% del vostro fatturato? Questa imbarazzante situazione è purtroppo largamente diffusa sia nel settore delle PA che nel settore privato e deriva da una problematica di cui si parla da anni ma sempre girandoci intorno: le competenze digitali, sia di chi fornisce che di chi acquista prodotti ICT. Nello specifico sto parlando di competenze in tema di accessibilità informatica, ossia l’acquisto di soluzioni ICT (hardware, software, documenti, app mobili, ecc.) sviluppate secondo criteri internazionali (standard) in modo che possano garantire di essere utilizzate dalla maggior parte degli utenti, comprese le persone con disabilità. Si, perché proprio questa fascia di utenza è quella oggetto di discriminazione da parte di servizi della PA e di aziende del settore privato.

Accessibilità, autonomia e standard

Per comprendere meglio il problema partiamo da due concetti di base: autonomia e standard.

L’autonomia delle persone con disabilità è sacrosanta, e deve essere garantita in quanto le persone con disabilità non sono utenti di serie b e quindi devono avere le medesime possibilità che abbiamo noi di ottenere informazioni e servizi da siti web della PA così come prodotti e servizi da aziende del settore privato, il tutto in completa autonomia. Se un utente con disabilità desidera utilizzare un servizio della PA (esempio: poter richiedere documenti come un referto medico, pagare un servizio on line) deve poterlo fare in autonomia, senza richiedere aiuto a terzi, anche a tutela della riservatezza delle informazioni a cui accede. Allo stesso modo se un cliente con disabilità intende fruire di un servizio (es: home banking, accesso ad aree riservate di compagnie di telecomunicazioni, assicurazioni, prenotazioni alberghiere, taxi, ecc.) o vuole conoscere meglio un prodotto e acquistarlo on line (tramite servizi e-commerce), deve poterlo fare in autonoma, senza alcuna discriminazione rispetto agli altri utenti. Impedire l’autonomia delle persone con disabilità significa discriminarle rispetto agli altri utenti e ciò fornisce la possibilità alla persona discriminata di agire contro il soggetto che la discrimina grazie alla LEGGE 1 marzo 2006, n. 67 “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni”. Basta una veloce ricerca con Google per vedere quanti siano i casi anche nel nostro paese, anche di risalto mediatico, come il recente caso dell’app IO che non consentiva agli utenti non vedenti, in autonomia, di poter richiedere il bonus vacanze. Questa norma non solo impone la rimozione della barriera (fisica o digitale) riscontrata dall’utente con disabilità ma prevede pure un risarcimento per tale soggetto discriminato.

E gli standard? Esistono da anni, tanti, troppi per utilizzare ancora oggi la scusa: questo tema dell’accessibilità è complicato, una cosa di nicchia, che fa realizzare prodotti brutti e di pessima qualità. Le prime regole di accessibilità nate per il web risalgono al 5 maggio 1999. Sono quasi 22 (ventidue) anni quindi che il tema dell’accessibilità è pubblico e ben documentato per chi sviluppa soluzioni web. E questo tema si è sviluppato nel corso degli anni, con la pubblicazione dell’ultima versione delle regole di accessibilità (WCAG 2.1) il 5 giugno 2018, portando i maggiori player che operano nel settore della produzione di strumenti di sviluppo a rendere accessibili i prodotti. Da Microsoft a Google, Apple, sino alle community di prodotti opensource come WordPress si sono adoperate per garantire strumenti che consentano il rispetto di questi standard, aiutando quindi a garantire una maggiore inclusione degli utenti con disabilità. Attualmente in Europa lo standard di riferimento per l’acquisto dei prodotti ICT si chiama EN 301549 v. 2.1.2, in Italia disponibile gratuitamente sul sito dell’ente di normazione nazionale (previa registrazione) come UNI 301549:2018. In questo standard sia il committente che il fornitore possono trovare tutte le informazioni utili a capire quali siano i requisiti di accessibilità da applicare ai propri prodotti.

La pandemia e la discriminazione digitale

Durante il periodo pandemico, c’è stata una forte crescita del miglioramento dell’accessibilità da parte dei grandi player per alcune specifiche disabilità. Pensiamo solo al diffondersi delle dirette on line su social come Facebook in cui venivano condivise informazioni importanti, che ha portato Facebook a garantire una sottotitolazione in tempo reale per ogni diretta consentendo quindi alle persone sorde di poter comprendere tali contenuti.

Purtroppo, lato PA e aziende, non vi è stata medesima attenzione. In rete si possono riscontrare ancora oggi moltissime pubblicazioni effettuate in modo discriminatorio, a partire da documenti scansionati pubblicati nei siti delle PA, all’impossibilità di fruire di servizi on line sia nel settore pubblico che nel settore privato.

Pensiamo ad esempio al periodo di lockdown forte, in cui era vietato spostarsi oltre qualche centinaio di metri da casa, che ha portato quindi alla diffusione di soluzioni e-commerce sia da parte dei piccoli commercianti che delle grandi catene di distribuzione. Purtroppo, in quest’ultimo caso molti servizi risultavano non essere accessibili ed impedivano a clienti con disabilità di procedere all’acquisto di prodotti e servizi. Non meglio se la passa la PA dove gran parte dei servizi implementati “last minute” per soddisfare le richieste dell’utenza erano totalmente inaccessibili: la prenotazione di un appuntamento presso gli uffici, di un esame, del vaccino sono state vere e proprie barriere.

Perché capita tutto questo?

Tornando all’inizio dell’articolo ripongo la domanda: perché nascono soluzioni che non sono per tutti, e discriminano utenti, facendo perdere nel settore privato anche potenziali clienti? La risposta è poco confortante: perché vi è una pessima qualità delle forniture ICT. Si, utilizzo proprio il termine qualità in quanto l’accessibilità è una delle caratteristiche di qualità di un prodotto e, in assenza di essa, un prodotto non si può definire di qualità. Rievocando le parole di Tim Berners-Lee, inventore del web, il web fu inventato per consentire a tutti, indipendentemente dalle disabilità di poterlo utilizzare.

Tutto questo capita nonostante vi siano normative ben chiare sia per la PA che per il settore privato. Per la PA esiste la Legge 4/2004, conosciuta come Legge Stanca che obbliga, pena nullità, a inserire il tema dell’accessibilità nei contratti di fornitura. Obbliga pure le PA ad effettuare una dichiarazione pubblica di accessibilità (entro il 23 settembre per i siti web a partire dallo scorso anno ed entro il 23 giugno per le app mobili a partire da quest’anno), ovvero di conformità dei propri servizi rispetto alle regole internazionali citate sopra. La responsabilità del tema a livello centrale di ogni PA ricade sul Responsabile per la Transizione Digitale (RTD), che chiaramente dovrà “suddividerla” con i vari responsabili interni all’amministrazione in quanto il tema impatta in ogni attività (dalla gestione documentale, agli acquisti, alla trasparenza amministrativa, ecc.).

Attenzione che questo vale anche per il settore privato, attualmente per le aziende con fatturato superiore ai 500 milioni di euro di media nell’ultimo triennio. Per questi ultimi, a seguito di segnalazione di inaccessibilità da parte di utenti all’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) viene fissato un termine di adeguamento che, se non rispettato, comporta una sanzione amministrativa che può arrivare al 5% del fatturato.

Come si verifica l’accessibilità

La domanda più frequente che mi viene posta è sempre la stessa: ma come verifico l’accessibilità? E la mia risposta è sempre la stessa: dipende. Dipende dalla tipologia di sito web, di servizio erogato. In alcuni casi ci si può aiutare con degli strumenti automatizzati di verifica che però non possono garantire un’analisi completa di tutti i criteri necessari per definire un servizio accessibile. Vi è pertanto necessità di competenze interne e/o acquisizione di consulenti esterni con capacità di valutazione di siti web, applicazioni web e app mobili.

È importante anche il coinvolgimento degli utenti con disabilità, in quanto una verifica meramente tecnica non consente di identificare eventuali criticità nell’uso dei prodotti ICT da parte delle persone con disabilità. È per tale motivo che la normativa vigente prevede anche delle verifiche di usabilità con il coinvolgimento delle persone con disabilità.

Che succederà in futuro

Quanto detto sopra è già vigente, ricordando che l’utente con disabilità può sempre utilizzare la legge n. 67 del 2006 per una tutela diretta verso qualsiasi tipo di PA o azienda, anche se l’azienda non rientra nel fatturato superiore ai 500 milioni di euro.

In un futuro non lontano (entro giugno 2025) come previsto dall’European Accessibility Act, tutti i prodotti e servizi ICT immessi sul mercato europeo dovranno essere accessibili. Ciò significa che già da oggi, chi non ha ancora pensato al tema dell’accessibilità ha pochi anni per adeguare le soluzioni ICT e la necessità di adeguamento chiaramente ricade sia nel cliente finale ma soprattutto nel fornitore che dovrà pianificare una transazione verso soluzioni conformi.

Oggi l’accessibilità non è più come nel 1999, dove per garantire una soluzione accessibile era necessario creare qualcosa di “brutto” o “parallelo” al servizio principale. Con le regole di accessibilità vigenti è possibile creare siti web di alta qualità, aggiungendo delle caratteristiche “invisibili” agli utenti che non necessitano di tecnologie assistive. Oggi il design for all esiste, basta applicarlo nel modo corretto.

di Roberto Scano,

Presidente IWA Italy (International Web Association Italia)