lunedì 7 giugno 2021

Disabilità, a Palermo nasce il Parco dei suoni

Redattore Sociale del 07/06/2021

All'interno dell'istituto dei ciechi Florio e Salamone un'oasi verde inclusiva e accessibile dove poter praticare in sicurezza attività ludico-motorie, di stimolazione sensoriale ed attività assistite con gli animali.

PALERMO. Nasce un'oasi verde, ricca di giochi e spazi diversi, pienamente inclusiva dentro il contesto urbano cittadino. Si tratta del Parco dei Suoni, che è stato realizzato nell'ampia area presso la corte esterna dello storico istituto dei Ciechi Florio e Salamone di Palermo. Il Parco dei Suoni, voluto dal consiglio di amministrazione dell'istituto, è stato riqualificato grazie alla collaborazione con l'associazione Vivi Sano onlus - già fondatrice del Parco della Salute - che ne coordinerà le diverse attività.

Dopo circa 20 anni, la corte esterna della sede dell'istituto, edificio costituito da un corpo centrale, nucleo originario risalente all'antica Villa del Pigno, è diventata un parco sportivo inclusivo polifunzionale, pienamente accessibile, dove poter praticare in sicurezza attività ludico-motorie, di stimolazione sensoriale ed attività assistite con gli animali. L'area, infatti, estesa per una superficie di 5000 metri quadrati, completata con lavori di riqualificazione, è dotata di arredi specifici per le persone con disabilità pluri-sensoriali e attrezzature inclusive.

Il Parco dei Suoni, sull'esempio del Parco della Salute, metterà in rete associazioni che svolgeranno le attività prendendosi anche cura del luogo con i propri volontari. Potranno partecipare alle attività gli ospiti dell'istituto: minori e giovani adulti con disabilità intellettivo-relazionale, persone con disabilità visive e/o uditive e con disturbi del neuro-sviluppo. Pur dando priorità a tutte le persone con disabilità, in un'ottica pienamente inclusiva, l'obiettivo del parco è quello di aprirsi a tutti divenendo punto di riferimento per le scuole e la città. Nel parco, per opera di familiari ed associazioni, sono stati piantati, inoltre, dieci alberi di ficus, ognuno dei quali è dedicato alla memoria di una persona deceduta.

"Il parco è organizzato in diverse aree - spiega l'architetto Pietro Silvestri dell'ufficio tecnico che ha seguito i lavori -. C'è uno spazio di pausa immerso tra alberi centenari in cui realizzeremo un sedile, ci sono degli spazi con alcuni strumenti particolari che se sollecitati hanno un suono diverso, c'è il parco giochi, l'area del tiro con l'arco e lo spazio degli sport di squadra per pallavolo, calcetto e basket. Abbiamo anche due percorsi tattili paralleli in cui il non vedente può percepire, anche senza scarpe, diversi materiali. Inoltre, sempre dentro il parco, ci sarà pure uno spazio dedicato alla terapia con gli animali: cani e pony. Infine c'è una piccola palestra al chiuso dedicata alle attività invernali".

"Ci apriamo alla città soprattutto con un'attenzione particolare rivolta alle persone con disabilità - ha detto il presidente dell'istituto dei ciechi Tommaso Di Gesaro -. La nostra principale finalità è quella di lavorare per l'inclusione e l'integrazione sociale, per l'attività ludico-ricreativa e anche per l'accesso alle discipline sportive di persone che hanno anche pluri-disabilità. La città, in questo modo, si arricchisce perché è uno spazio bello e privilegiato che può servire anche per attività sociosanitarie e riabilitative. Tra i principali fruitori abbiamo i nostri 70 giovani con disabilità che frequentano a vario titolo l'istituto. Fra questi, abbiamo 20 persone con disabilità complesse in età post scolare che provengono dal centro diurno convenzionato con l'azienda sanitaria provinciale, un altro gruppo di 30 non vedenti e ipovedenti che proviene da un centro socio-educativo e poi c'è un centro ambulatoriale, da o a 18 anni, dove le famiglie portano i bambini e ragazzi per una presa in carico di carattere generale".

"Proprio sul modello del Parco della Salute abbiamo voluto supportare il progetto - afferma Danile Gilberti amministratore delegato di Vivi Sano onlus - con tutto il nostro bagaglio esperienziale. Con l'istituto abbiamo una convenzione che ci permetterà, intanto in questi primi mesi, di coordinare le attività dei giovani autistici e la presenza delle altre associazioni che fruiranno del parco. L'istituto con la nostra collaborazione si aprirà gradualmente a tutto il territorio a partire dalle scuole vicine. Da settembre l'obiettivo sarà quello di aprire realmente a tutta la città. Tra le attività, pensiamo pure di portare avanti iniziative dedicate alle persone anziane finalizzate all'invecchiamento attivo".

Blocnotes mese di giugno 2021

Scaricabile al seguente link il numero di giugno del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES GIUGNO 2021 (formato .doc)

Youth World Blindness Summit, 26 giugno 2021, evento online

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 51/2021

La nostra Unione, su impulso dell’Unione Mondiale dei Ciechi, rivolge a tutti i giovani con disabilità visiva l’invito a partecipare all’evento online Youth World Blindness Summit che si terrà il 26 giugno 2021 dalle ore 16.00 alle ore 19.00 circa. Un evento organizzato contestualmente al Global Blindness Summit dall’Unione Mondiale dei Ciechi, dal Consiglio Internazionale per l’Educazione delle Persone con Disabilità Visiva e dalla Organizzazione Spagnola dei Ciechi ONCE.

Il Summit Mondiale dei Giovani offrirà la possibilità a tutte le persone tra i 18 e i 35 anni di confrontarsi su argomenti di loro particolare interesse: l’occupazione, l’impegno e la leadership, le pari opportunità uomo-donna, ecc. Durante il Summit verrà ufficialmente lanciato un video Manifesto.

I lavori si terranno in lingua inglese, francese e spagnola.

Per partecipare, si dovrà compilare il modulo di iscrizione online disponibile al seguente link:

https://forms.office.com/r/HMbNaQ8QYH

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, da sempre attenta e sensibile alle azioni internazionali relative alla disabilità visiva mondiale, si è adoperata con impegno nell’assicurare la rappresentanza europea nel Comitato per la Leadership e l’Empowerment dei Giovani dell’Unione Mondiale dei Ciechi, che ha organizzato l’evento.

Saremmo lieti di venire a conoscenza dell’avvenuta iscrizione dei nostri giovani al summit ricevendone informazione all’email inter@uici.it.

sabato 5 giugno 2021

Frida Bollani "Che paura al Quirinale ma al piano passa tutto"

La Repubblica del 05/06/2021

Musicista a 16 anni, figlia d'arte, in tour dopo l'esibizione da Mattarella.

Un Inno di Mameli malinconico, lunare. E il pubblico nel cortile d'onore del Quirinale che lì per lì non si rende conto di cosa sia il filo di suoni che scivola sottovoce tra le dita della pianista giovanissima. Tanto che tutti restano seduti.

Finché la musica non acquista un passo più solenne e il ritmo di marcia emerge. Allora ognuno scatta in piedi. «Che ansia suonare e cantare davanti al presidente Mattarella per la festa del 2 giugno» racconta Frida Bollani, ancora emozionata per un invito così inaspettato. «Nei giorni scorsi qualcuno dello staff del presidente ha letto di me sui giornali: da un momento all'altro eccomi nel cuore della Repubblica, in mondovisione, a suonare l'inno secondo la versione che ne ha dato Morricone e a cantare, arrangiate da me, La cura di Battiato e Caruso , io che sono abituata a far solo canzoni in inglese». Un successo social, «non sono passata che da poche ore in tv e i miei follower su Instagram stanno lievitando a più non posso. Quasi ventunomila, adesso». Ha 16 anni Frida, figlia d'arte e somma dei talenti di due punte della musica italiana: suo papà è Stefano Bollani, la mamma Petra Magoni. E un maestro, Paolo Razzuoli, non vedente, che l'ha aiutata fin da piccola a orientarsi negli spartiti in braille, dato che anche lei è ipovedente. Tra una decina di giorni la sua prima tournée: diciotto date fino a settembre attraverso quasi tutta la penisola. «Ma ancora non posso svelare le città che toccherò» dice, già smaliziata nel mestiere di tenere sulla corda l'intervistatore. Al momento è certa la partecipazione a Piano City Milano, tre giorni fitti fitti di musica nell'ultimo weekend di giugno: lei sarà il 27 alla Galleria d'arte moderna, ore 19.

Frida, questo giro di concerti è quasi un debutto, vero?

«Beh, sì. Avrei dovuto esordire nel marzo 2020. Poi è accaduto ciò che sappiamo. Meglio così, durante il lockdown ho consolidato il mio repertorio e mi sono allenata con le dirette Instagram. Credo che gioveranno ai miei concerti».

In che modo le dirette hanno potuto influire sul tuo far musica?

«Ho esercitato la capacità di presentare i pezzi. Instagram ha sbloccato il modo di pormi davanti al pubblico».

Però di fronte al presidente Mattarella ti è presa l'agitazione.

«Avevo la gola chiusa, vero. Specie per il superlavoro di preparazione della ripresa tv e perché in italiano non sono abituata a cantare. L'ansia arriva sempre quando mi confronto con qualcosa di nuovo: dapprima sto male, poi, seduta al piano, ogni cosa passa. Alla fine il presidente mi ha donato un mazzo di fiori, facendomi i complimenti».

Nella tua mini-tournée che pezzi porterai?

«Il repertorio da pianista-cantante, autori prediletti come Aretha Franklin e l'israeliano Oren Lavie. Anche una canzone in inglese scritta da me, la prima di altre su cui ancora sto lavorando. E non escludo composizioni classiche, il territorio in cui ho mosso i primi passi».

Dal classico sembra che ti sia svincolata, per conquistare una maggior libertà...

«Mettiamola così: ciò che faccio a scuola serve ad accrescere conoscenza, poi per conto mio rielaboro quanto imparato lì per divertirmi sul serio. Ma se non avessi una solida base classica, me lo sognerei di far certe cose».

Come hai cominciato a maneggiare note?

«Su Instagram ho postato un mio video al piano di quando avevo due anni, con papà: buttavo le mani sui tasti e strillavo un po’. Più avanti cercavo di creare a orecchio piccoli pezzi jazz. Verso i sei, sette anni ho incontrato Paolo Razzuoli, a Lucca, mi ha instradato nello studio sistematico e agli spartiti in braille, che dovevamo ordinare con mesi di anticipo in tipografie specializzate a Monza, a Milano. Poi sono venute le scuole a indirizzo musicale, le medie e ora il liceo a Pisa, dove frequento la terza e studio canto lirico».

I tuoi genitori ti sono stati maestri?

«Ho seguito i loro concerti. Ho visto come si comporta un professionista sul lavoro, come funziona il dietro le quinte. Con mamma ho suonato insieme al suo duo, con papà in un gruppo di musicisti brasiliani. Ma soprattutto, i miei mi hanno insegnato ad ascoltare. Di tutto, però sempre e soltanto le cose giuste».

Ci sono ascolti giusti e ascolti sbagliati?

«Sono giusti quelli che poi capisci essere adatti a te».

di Gregorio Moppi

Banche, online l’audioguida che aiuta a confrontare i costi dei conti correnti

Corriere della Sera del 05/06/2021

È online l’audioguida con informazioni semplici ed essenziali per facilitare i cittadini nella comprensione dell’Indicatore dei costi complessivi (ICC) che consente di confrontare le varie proposte di conti di pagamento, utile per coloro che vogliono aprire un nuovo conto e valutare quello più adatto alle proprie esigenze. Sviluppata dall’ABI in collaborazione con il Centro nazionale del Libro parlato dell’UICI, l’audioguida è concepita con un linguaggio semplice e immediato e con informazioni pratiche, ed è a supporto delle persone cieche e ipovedenti grazie al suo format pienamente fruibile. L’iniziativa rientra nel quadro delle azioni previste dal protocollo d’intesa tra ABI - Associazione bancaria italiana e U.I.C.I. - Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus APS, per la realizzazione di attività congiunte e progetti sperimentali di informazione ed educazione finanziaria. L’impegno del settore bancario in tema di accessibilità, in linea con le principali indicazioni contenute nell’Atto europeo sull’accessibilità, si sviluppa nell’ambito delle attività promosse dall’ABI per favorire l’inclusione finanziaria e sociale dei cittadini.

Gratuito e in formato digitale, questo nuovo strumento propone in formato audio i principali contenuti dell’info-grafica dedicata all’Indicatore di costi complessivi, realizzata da ABI con le Associazioni dei Consumatori che partecipano con ABI e le banche al progetto Trasparenza semplice. L’ICC è l’indicatore previsto dalle Disposizioni in materia di Trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari aggiornate dalla Banca d’Italia, in sostituzione dell’Indicatore sintetico di costo, e ha la finalità di mostrare al cittadino il costo indicativo annuo del conto di pagamento, espresso in euro, per diversi profili di operatività. L’ICC del conto è indicato nel Documento informativo sulle spese, fornito dalla banca assieme al Foglio informativo del Conto e al documento di sintesi, e nel Riepilogo delle spese di fine anno, fornito assieme all’estratto conto.

L’audioguida rappresenta il sesto appuntamento di questo percorso congiunto avviato sin dal 2013, che vede insieme ABI e UICI impegnate nella produzione di audio libri su argomenti di educazione bancaria e finanziaria di interesse per le persone con disabilità visiva. Sono già disponibili online, infatti, le audioguide: per agevolare nell’utilizzo degli sportelli automatici Atm e dei Pos; sui consigli utili per la prevenzione contro le truffe, con un focus specifico per le persone anziane e con scarsa alfabetizzazione finanziaria; sulle principali caratteristiche del servizio Conto di base; sul nuovo quadro regolamentare dato dal recepimento della Direttiva europea MiFID2 sui servizi di investimento; sulle nuove regole europee in materia di classificazione dei debitori in “default”; e su come siano cambiati i pagamenti online con la direttiva europea Psd2.

venerdì 4 giugno 2021

Inaugurato il roseto senza barriere: a Monza, guidati da profumi, tatto e braille

Il Cittadino MB del 04/06/2021

Un progetto di Inner Wheel di Monza: nuovi percorsi e descrizioni in braill e con i caratteri ingranditi delle rose della collezione del roseto Niso Fumagalli alla Villa reale. Inaugurato alla presenza del presidente italiano ed europeo dell’Unione Ciechi.

MONZA. Un roseto senza barriere. Il Roseto di Monza che dal 2003 è uno dei pochissimi al mondo ad aver ricevuto il “Garden of Excellence Award” dalla World Federation of Rose Societies è anche il solo in Italia ad una esperienza sensoriale e inclusiva per persone non vedenti o ipovedenti. Il merito è di un progetto di Inner Wheel di Monza che ha predisposto nuovi percorsi e descrizioni in braille delle rose della collezione inaugurato nel pomeriggio del 3 giugno alla presenza del presidente italiano ed europeo dell’Unione Ciechi.

Il nuovo percorso pensato per persone con deficit visivi è stato realizzato da Inner Wheel in collaborazione con Il Consorzio della Reggia di Monza, il presidente dell’associazione Italiana della Rosa, Silvano Fumagalli e Nicola Stilla, presidente della sezione monzese dell’Unione Italiana Ciechi, associazione che quest’anno celebra il centenario dalla fondazione. «La missione di Inner wheel è quella di promuovere con coerenza e determinazione ideali servizio volontario da offrire alla società in ambito sociale, culturale ed umanitario - ha esordito la presidente Inner Wheel Mara Comi - è per questo che dopo un anno e mezzo di pandemia abbiamo voluto porre l’attenzione su un’eccellenza della nostra città, una risorsa preziosa di natura e di bellezza. Abbiamo quindi pensato a tutti coloro che non ne possono godere pienamente, offrendo a persone con disabilità visive l’opportunità di vivere l’esperienza di un accesso alla natura più inclusivo ed allargato».

All’ingresso un pannello in braille e a caratteri ingranditi presenta la storia del roseto e il percorso in 15 tappe che permette di conoscere la storia e le curiosità di alcune tra le 700 varietà raccolte in questo giardino di profumi e colori realizzato nel 1964 dal patron della Candy Niso Fumagalli. «Abbiamo studiato un percorso che fosse anche agevole per le persone con disabilità motoria - spiega Silvano Fumagalli, figlio di Niso e presidente dell’Associazione Italiana della Rosa - questo luogo è nato per portare la cultura della rosa in Italia ed è bello che la platea dei visitatori si allarghi sempre più».

Una tappa imperdibile è quella al “Giardino Segreto del Profumo” che riunisce le rose più profumate vincitrici delle 51 edizioni del Concorso internazionale che si è tenuto a Monza dal 1965 al 2015 con madrine d’eccezione come la Principessa Grace Kelly o il Premio Nobel Rita Levi Montalcini. In questo luogo è soprattutto il profumo ad accompagnare la visita, mentre il tatto permette di immaginare la corolla e di apprezzare le varietà con i petali più vellutati. «Ad ogni tappa –spiega Nicola Stilla, presidente della sezione monzese dell’Unione Italiana Ciechi- è possibile grazie ad un QRcode scaricare un testo con le notizie di ogni varietà che può essere ascoltato dal proprio smartphone con una app di sintesi vocale».

Si può dunque scoprire, in italiano e in inglese, la storia e le caratteristiche di varietà notissime come la “Bella di Monza” ibridata nell’800 da Luigi Villoresi, giardiniere dell’Arciduca Ferdinando proprio per la Reggia di Monza.

«Avete scelto un luogo suggestivo per tornare alla vita dopo mesi di pandemia- ha detto Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana Ciechi - un giardino che oggi accoglie oggi grazie alla tecnologia ciechi e ipovedenti senza difficoltà».

di Rosella Redaelli

Lions e Unione italiana ciechi per gli studenti con disabilità visiva

L’Huffington Post del 04/06/2021

Sono oltre 4000 gli studenti con disabilità visiva in Italia e per la maggior parte di loro l’impatto delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza legata al Covid-19 è stato drammatico. Centinaia di ragazzi e bambini costretti a studiare in totale “isolamento didattico” o impossibilitati a partecipare alle sessioni in DAD per mancanza di strumenti assistivi, o ancora penalizzati dal distanziamento fisico che ha impedito loro l’uso del tatto che di fatto è il loro unico strumento di apprendimento ed esplorazione del mondo. Per non parlare del peso che questa situazione ha avuto sulle famiglie, e in particolare sui genitori che a causa della pandemia hanno dovuto affrontare situazioni economiche molto disagiate. Una vera e propria emergenza che ha rischiato di tagliare fuori dalla scuola ragazzi e bambini non vedenti, ipovedenti e con disabilità aggiuntive per i quali già studiare in condizioni di normalità richiede un sacrificio e un impegno di gran lunga superiore a quello degli altri studenti.

Per fronteggiare questa situazione e consentire agli studenti non vedenti di poter studiare con pari opportunità degli altri i Lions Clubs Multidistretto 108 Italy e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), con il supporto dei Centri di Consulenza Tiflodidattica coordinati dell’UICI, hanno dato vita a un grande e concreto Progetto: “Lions e Uici: la solidarietà che costruisce”, che prevede la donazione di ausili e di supporto all’inclusione scolastica. Sono stati coinvolti studenti e studentesse e individuate scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale. Si è prestata particolare attenzione a quegli alunni che oltre alla disabilità visiva, registrano condizioni economiche svantaggiate o “particolari”, come nel caso dell’esclusione dal sistema del Servizio Sanitario Nazionale per ragioni di cittadinanza, e a scuole situate in zone periferiche sprovviste di questi strumenti. Il Progetto ha inoltre coinvolto anche bambini con disabilità aggiuntive oltre alla mancanza della vista, dando attenzione anche ai supporti dedicati all’apprendimento delle materie artistiche, prime fra tutte la musica, alla quale i bambini ciechi accedono con maggiore difficoltà perché spesso gli insegnanti non dispongono degli strumenti specifici.

Il Progetto ha coinvolto 48 ragazzi e 12 scuole in tutta Italia, da nord a sud ed è stato Interamente finanziato dai Lions Clubs Multidistretto 108 Italy. Le dotazioni riguardano ausili tiflodidattici (sussidi per l’area linguistica, tecnico-espressiva, scientifica, storica e geografica, di rappresentazione spaziale) e tifloinformatici (per leggere, scrivere e fare calcoli) e supporti al disegno, alla musica, alla postura. Tra questi: Dattilo Braille, Dislpay Braille, Pc/iPad, banchi ergonomici, kit per il disegno artistico e geometrico a rilievo, software per la scrittura e la gestione autonoma della matematica. Particolarmente innovative le soluzioni pensate per i bambini con disabilità plurime con il pavimento interattivo riabilitativi con DPA, e il software di nuova generazione BME2, ideale per studiare musica.

“Con questo progetto – ha dichiarato Leonardo Di Noi, Governatore del distretto 108 Ta1 e Delegato al Progetto con Uici - i Lions Club italiani continuano a impegnarsi nella loro attività di sostegno ai bisogni di chi è stato maggiormente colpito dalla pandemia, con l’intento di essere parte attiva del benessere civile, culturale, sociale e morale della comunità”.

“Due realtà storiche che hanno fatto del servizio la propria missione - ha commentato il Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Mario Barbuto – danno vita a un’iniziativa innovativa, concreta ed efficace per una vera crescita dei nostri ragazzi protagonisti di oggi e di domani. Sono certo che farà riflettere tutti sulla necessità di garantire pienamente l’inclusione scolastica dei non vedenti.”

In Italia sono attivi 19 Centri di Consulenza Tiflodidattica istituiti dall’UICI, dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi e dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi. Il compito di questa rete di eccellenza è supportare gli studenti ciechi e ipovedenti nei loro percorsi di studio e di aiutare gli educatori nella valutazione delle potenzialità dei ragazzi con disabilità, orientando la programmazione degli itinerari didattici. Insegnanti, studenti e genitori possono prendere visione del materiale didattico disponibile e delle diverse modalità di utilizzo presso i singoli Centri o contattare direttamente l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti www.uiciechi.it.

giovedì 3 giugno 2021

Microsoft sceglie gli Accessibility Days per lanciare Soundscape in Italia

Giornale UICI del 03/06/2021

La nuova app che supporta la mobilità delle persone con deficit visivo è stata rilasciata durante la tre giorni dedicata all’accessibilità. Ecco il bilancio, più che positivo, dell’evento italiano che ha superato anche i confini europei

“Il risultato che non ti aspetti? Quando ci siamo resi conto che Microsoft non stava ‘solo’ presentando ‘Soundscape’ in diretta dagli Accessibility Days, ma che aveva scelto proprio il nostro palcoscenico virtuale per lanciare e rilasciare in Italia la nuova app che supporta la mobilità delle persone con deficit visivo. Quell’istante ci ha ripagato di tutto lo sforzo compiuto per l’organizzazione della nostra tre giorni che quest’anno è stata particolarmente impegnativa e che è riuscita a centrare obiettivi persino fuori portata”.

Sauro Cesaretti, cofondatore insieme a Stefano Ottaviani degli Accessibility Days, il più grande appuntamento italiano sull’accessibilità e l’inclusività delle tecnologie digitali, tira le somme della quinta edizione, in rete dal 20 al 22 maggio scorsi, che è riuscita a superare i confini europei conquistando consensi e adesioni anche dagli Stati Uniti. “Pensiamo a quando questo evento è nato, nel 2017 ad Ancona, e lo guardiamo oggi, con tutte le restrizioni dell’ultimo anno ma anche con le grandi opportunità offerte dal web, e ci sentiamo orgogliosi per i risultati ottenuti”.

I numeri

Oltre 1.200 iscritti, più di 50 sessioni, 115 speaker, 50 ore di diretta: Accessibility Days 2021 ha superato in tutto le edizioni precedenti, anche nelle adesioni. “La presenza di alte cariche dello Stato, come il Ministro per la Disabilità, e di aziende internazionali come Facebook e Microsoft dagli Stati Uniti e dal Regno Unito – sottolinea Stefano Ottaviani –, insieme alla ormai storica collaborazione con Rai Accessibilità e all’intervento di prestigiose Università italiane ci hanno permesso di offrire agli iscritti sessioni di altissima qualità, in cui le informazioni e gli aggiornamenti si sono fusi perfettamente con progetti e proposte tesi a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità”.

L’Accessibility Game

“Siamo molto soddisfatti per i risultati ottenuti con la prima edizione dell’Accessibility Game – spiega Ottaviani –, la sfida che abbiamo lanciato a tutti i professionisti che progettano e sviluppano applicazioni di qualità chiedendo di mettersi alla prova con i nostri esperti per verificare se davvero i loro siti sono fruibili da tutti. Abbiamo ricevuto 50 proposte, un risultato che ha superato le nostre aspettative per un progetto che contiamo di ripetere ogni anno”.

I servizi per l’accessibilità

“È stato uno degli obiettivi primari: fornire servizi per l’accessibilità. E siamo felici di averlo raggiunto – racconta Sauro Cesaretti –. Quindi non solo parlare di accessibilità ma realizzare l’accessibilità. Il nostro è uno dei pochi eventi gratuiti a includere una serie di servizi pensati per garantire la fruizione a tutti: dalla traduzione nella lingua italiana dei segni alla sottotitolazione manuale, alla traduzione in lingua italiana delle sessioni in inglese, per tutte le conferenze. Servizi svolti da professionisti coinvolti grazie al supporto di sponsor e donazioni che mai come in questa edizione hanno contribuito all’evento. Noi stessi siamo riusciti a utilizzare nuovi strumenti che aumentano a dismisura l’autonomia delle persone con disabilità. Dietro le quinte degli Accessibility Days ci sono organizzatori con deficit visivo, come me, e proprio grazie a questi prodotti anche nella fase organizzativa siamo riusciti a lavorare in autonomia, che è stata la parola chiave di quest’anno e che rappresenta il baricentro di ogni edizione”.

Tutti i contenuti saranno disponibili sul canale YouTube https://www.youtube.com/accessibilitydays

lunedì 31 maggio 2021

Io, atleta non vedente, vi racconto la mia gara di sopravvivenza

Action Magazine del 31/05/2021

La nostra Giusy Parisi racconta in questo articolo la sua gara di sopravvivenza e orienteering da non vedente, nei boschi della Calabria.

PARCO DEL POLLINO. Maggio 2021: si inizia a respirare aria di ripresa… I locali e i cinema riaprono gradualmente, e sempre gradualmente riprende lo sport non agonistico. In tutti arde la speranza che questa sia davvero la volta buona, il passo che ci porterà piano piano a riprenderci la nostra normalità.

Fortunatamente, in questi ultimi mesi almeno lo sport agonistico non si è fermato, pur rispettando tutte le norme vigenti di sicurezza. Proprio questo “motore” ha fatto scattare negli istruttori di Calabria Survival, Angelo e Gianfranco, l’idea di una gara nazionale di sopravvivenza e orientering. Si è trattato di una gara pilota, pertanto non ci sono stati realmente vincitori e vinti, ma speriamo possa essere solo il primo passo verso una nuova, sana e rigenerante competizione sportiva in mezzo alla natura, che richiami atleti – normodotati e non – da tutta Italia.

Conoscevo Angelo e Gianfranco perché avevo già avuto occasione di provare i loro corsi. Autorizzata dallo CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale) Calabria, questa gara si è tenuta nel weekend del primo e due maggio. All’invito hanno risposto in totale sette atleti, due dei quali – io ed il mio amico Agostino – per la categoria disabili.

La prima giornata si è svolta presso il Comune di Laino Borgo, all’interno del Parco Nazionale del Pollino, ai confini con la Basilicata. In mattinata, prima di dedicarci alle attività competitive, abbiamo fatto un utile ripasso dei corsi di BLSD (acronimo di Basic Life Support and Defibrillation, ovvero primo soccorso con l’impiego di defibrillatore semiautomatico, rianimazione cardiopolmonare, manovre di disostruzione delle vie aeree) e PTC (Prehospital Trauma Care, ovvero come comportarsi con chi ha subito traumi importanti come delle fratture).

La mia gara di sopravvivenza da non vedente comincia con una mappa accessibile

Durante i turni di prova pratica degli altri partecipanti, io, Gianfranco e Agostino studiavamo un metodo di mappatura in rilievo del percorso che avremmo fatto il giorno dopo, durante il quale avrei seguito appunto la mia mappa accessibile.

Nel pomeriggio, ci siamo dedicati alla gara di tiro con l’arco e di attraversamento della corda, che consiste appunto nell’attraversare, quasi stendendovisi sopra e lasciando una gamba penzoloni per mantenere l’equilibrio, una corda tesa fra due alberi. Fortunatamente, come dicevo, si è trattato più di un esperimento che di una competizione vera e propria. Altrimenti Agostino mi avrebbe di gran lunga battuto questa volta!

A causa del coprifuoco, non si è potuta svolgere la parte più entusiasmante (almeno secondo me) dell’evento, ovvero la costruzione di un rifugio e il conseguente bivacco notturno in sopravvivenza.

L’indomani mattina, il ritrovo era fissato invece nelle vicinanze del comune di Orsomarso, dove abbiamo intrapreso il primo dei due percorsi da fare durante la giornata,”armati” di cartina e bussola. Ad accompagnarci, oltre ovviamente agli istruttori, è arrivato il presidente regionale dello CSEN, rimasto poi con noi fino a fine giornata.

Il sentiero che costeggia il fiume Argentino si presenta ben battuto e piuttosto facile. Era tempo di sperimentare l’utilizzo della mia mappa in rilievo, composta da più fogli, su ognuno dei quali era riportato, con cordoncino sottile, una parte del percorso (500 metri circa). Devo dire che questa, sia per me che per gli istruttori, è stata un’esperienza nuova.

Proseguendo lungo il percorso, si provava ad implementare la mappa con migliorie da aggiungere: da punti di riferimento, come grossi alberi, staccionate, costoni di montagna… a piccole etichette che indicassero la scala della mappa, i metri percorsi, le coordinate geografiche e via dicendo.

L’altezza di una cascata si misura a orecchio

Dopo circa 3 km, prima di ritornare indietro, breve sosta presso una cascata, con un salto, stimato ad orecchio, di poco meno di 10 metri. Sulla strada del ritorno, abbiamo invece fatto una sosta istruttiva, in cui abbiamo appreso come costruire delle barelle di emergenza, utilizzando due grossi rami resistenti e ciò che può essere utilizzato di quello che si porta con sè: una lunga corda resistente, una coperta o tre giacche in fila, abbottonate, con i bastoni passanti attraverso le maniche rivoltate verso l’interno.

Tornati al punto di partenza, era tempo di pranzare. Il mio pasto, da brava osservatrice del manuale dei corsi di sopravvivenza, consisteva in cibo in scatola e barrette, che ovviamente mi ero portata dietro da Milano. Subito dopo ci siamo recati ai piedi del monte Trincello, nei pressi di Verbicaro (Cosenza), dove avremmo affrontato il secondo percorso della giornata.

Alla mia gara di sopravvivenza da non vedente non poteva mancare il fuoco

Leggermente più impegnativo del precedente, il percorso mi stimolava ad immaginare un modo per poterlo affrontare in autonomia, con mappa, utilizzando entrambi i bastoncini da trekking sia per l’equilibrio, sia per individuare ostacoli o buche e bordi di precipizi. Magari in un futuro poco lontano noi non vedenti potremo utilizzare ausili che possano rilevare tutto questo.

Arrivati al punto da cui saremmo tornati indietro, era il momento per me e Agostino di cimentarci nell’accensione del fuoco. Dopo aver raccolto rametti e sterco di mucca che avrebbero fatto da combustibile, ci siamo appostati al riparo dal vento e abbiamo tirato fuori i nostri kit da sopravvivenza. Devo dire che più che una competizione, almeno questa volta tra me e il mio amico si è trattato di una collaborazione.

Dopo aver fatto provare l’esperienza a chi ci accompagnava, era tempo di tornare indietro. Saluti e chiacchiere di rito, e poi l’intero evento non poteva che concludersi con una degustazione: due abbondanti calici dell’ottimo vino di Verbicaro.

Dattilo Braille e software musicali per aiutare a studiare i ragazzi non vedenti di Irma D’Aria

La Repubblica del 31/05/2021

Il progetto dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e del Lions Clubs international che dona ausili didattici, anche ad alta tecnologia, ad alunni e studenti con disabilità visiva.

Dattilo Braille, Display Braille, Pc/iPad, banchi ergonomici, kit per il disegno artistico e geometrico a rilievo, software per la scrittura e la gestione autonoma della matematica, ma anche pavimenti interattivi e il “Braille music editor”, uno strumento che permette al non vedente musicista di scrivere in autonomia spartiti. Sono alcuni degli ausili ricevuti da 48 ragazzi con disabilità visiva grazie al progetto ‘La solidarietà che costruisce’ realizzato dal Lions Clubs International, Multidistretto 108 Italy, e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (Uici), con il supporto dei Centri di Consulenza Tiflodidattica coordinati dell’Uici. Un dono particolarmente prezioso per questi ragazzi e le loro famiglie che hanno sofferto ancora di più con la didattica a distanza.

Il peso della didattica a distanza

In Italia ci sono oltre 4000 studenti con disabilità visiva e per la maggior parte di loro l’impatto delle misure di contenimento e di gestione dell’emergenza legata al Covid-19 è stato drammatico. Centinaia di ragazzi e bambini costretti a studiare in totale ‘isolamento didattico’ o impossibilitati a partecipare alle sessioni in DAD per mancanza di strumenti di assistenza, o penalizzati dal distanziamento fisico che gli ha impedito l’uso del tatto, fondamentale per loro visto che rappresenta l’unico strumento di apprendimento ed esplorazione del mondo. Difficoltà enormi anche per le famiglie e in particolare per i genitori che a causa della pandemia hanno dovuto affrontare situazioni economiche molto disagiate.

Il progetto di solidarietà

Insomma, un’emergenze nell’emergenza che ha rischiato di tagliare fuori dalla scuola ragazzi e bambini non vedenti, ipovedenti e con disabilità aggiuntive, per i quali studiare in condizioni di normalità richiede già un impegno maggiore rispetto a quello degli altri studenti. Proprio per consentire agli studenti non vedenti di poter studiare con pari opportunità degli altri, il Lions Clubs International, Multidistretto 108 Italy, e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, con il supporto dei Centri di Consulenza Tiflodidattica coordinati dell’Uici, hanno dato vita al progetto: “La solidarietà che costruisce”, che prevede la donazione di ausili e di supporto all’inclusione scolastica.

Aiutare chi è più in difficoltà

Sono stati coinvolti studenti e studentesse e individuate scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale con una particolare attenzione a quegli alunni che registrano, oltre alla disabilità visiva, condizioni economiche svantaggiate o “particolari”, come nel caso dell’esclusione dal sistema del Servizio Sanitario Nazionale per ragioni di cittadinanza, e a scuole situate in zone periferiche sprovviste di questi strumenti. Il Progetto ha inoltre coinvolto anche bambini con disabilità aggiuntive oltre alla mancanza della vista, dando attenzione anche ai supporti dedicati all’apprendimento delle materie artistiche, prime fra tutte la musica, alla quale i bambini ciechi accedono con maggiore difficoltà perché spesso gli insegnanti non dispongono degli strumenti specifici.

Aiuti concreti per lo studio

Il progetto ha coinvolto 48 ragazzi e circa 12 scuole in tutta Italia, da nord a sud, ed è stato interamente finanziato dai Lions Clubs International, Multidistretto 108 Italy. Le dotazioni riguardano ausili tiflodidattici (sussidi per l’area linguistica, tecnico-espressiva, scientifica, storica e geografica, di rappresentazione spaziale) e tifloinformatici (per leggere, scrivere e fare calcoli) e supporti al disegno, alla musica, alla postura. Ai ragazzi sono arrivati ausili specifici per le loro esigenze di studio e apprendimento. Per esempio, le DattiloBraille Perkins, macchine da scrivere in Braille che sostituiscono punteruolo e tavoletta e consentono di ottenere una maggiore velocità di scrittura e immediatezza nella lettura.

Immagini in 3D e musica

Un altro strumento prezioso anche per le insegnanti è il Zy-Fuse Heather, una macchina che consente di trasformare una vasta gamma di disegni in immagini tattili, leggibili da persone non vedenti e ipovedenti. I libri in Braille per bambini generalmente non contengono immagini in rilievo o al massimo ne contengono solo alcune, sia perché si aggraverebbero ulteriormente i costi già di per sé elevati, sia perché la voluminosità dei testi risulterebbe poco gestibile da un bambino di scuola primaria. E poi ancora lettori Braille dello schermo a 20 - 40 caratteri (conosciuti come barre Braille); Pc/iPad dotati di sintesi vocale e software ingrandenti (zoom text); banchi ergonomici con lampada per evitare che gli ipovedenti assumano posture sbagliate e il Funtronic Med, un pavimento interattivo riabilitativo con sintesi vocale. Molto gradito anche il software di nuova generazione Braille Music Editor 2, ideale per studiare musi ca.

La consulenza tiflodidattica

In Italia sono attivi 19 Centri di Consulenza Tiflodidattica istituiti dall’Uici, dalla Biblioteca Italiana per i Ciechi e dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi. Il loro compito è quello di supportare gli studenti ciechi e ipovedenti nei loro percorsi di studio e di aiutare gli educatori nella valutazione delle potenzialità dei ragazzi con disabilità, orientando la programmazione degli itinerari didattici. Insegnanti, studenti e genitori possono prendere visione del materiale didattico disponibile e delle diverse modalità di utilizzo presso i singoli Centri o contattare direttamente l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (www.uiciechi.it).

domenica 30 maggio 2021

«Disabili, non eterni ragazzi»

Avvenire del 30/05/2021

Meno assistenzialismo e più promozione di una vita il più possibile autonoma e indipendente, perché le persone disabili non sono "eterni ragazzi" ma manifestano le stesse esigenze e hanno gli stessi desideri di tutti gli altri. In sostanza, si tratta di favorire l'affermazione di un nuovo paradigma in cui la persona con disabilità viene riconosciuta in quanto cittadino, con tutti i diritti che questo status comporta. Questo non significa ovviamente negare la disabilità che equivarrebbe a negare anche i bisogni di assistenza e tutela - ma salvaguardare una visione capacitante e non solo, appunto, assistenzialistica.

Di questo si è parlato nella due giorni del convegno online "Sono adulto. Disabilità diritto alla scelta e progetto di vita", promosso nei giorni scorsi dalla casa editrice Erickson di Trento, con la partecipazione di esperti, studiosi e rappresentanti delle associazioni. «Per difendere davvero l'adultità dell'altro - ha sottolineato Fabio Folgheraiter, docente di Sociologia all'Università Cattolica, introducendo i lavori del convegno - è necessario che io lo rispetti autenticamente, vale a dire che io lo rispetti davvero così come io rispetto me stesso. È necessario che io non sia semplicemente "buono" con lui. È necessario che io sia convinto di essere mediamen- te pari a lui (e perciò, in varie cose, che io riconosca tranquillamente di essere inferiore a lui)».

Invece, non sempre questo avviene, come ha testimoniato Iacopo Melio, giornalista, scrittore, politico e attivista per i diritti umani e civili: «Le persone disabili sono persone, e così le dobbiamo trattare per abbattere barriere che non sono solo architettoniche, ma anche sociali e culturali». Ostacoli alzati anche da chi, in buona fede, pensa, invece, di "aiutare". «La parola "accompagnare" - ha sottolineato Andrea Canevaro, professore emerito di Pedagogia speciale all'Università di Bologna - non avrebbe senso se non ci fossero dei luoghi da cui partire e dove sperare di arrivare. E in questo cammino, l'educatore - la figura deputata ad accompagnare la persona con disabilità nello sviluppo del proprio progetto di vita - ha un ruolo complesso: non è facile stabilire quando l'aiuto diventa sostituirsi all'altro e, quindi, impedimento al suo sviluppo».

E poi ci sono i problemi della vita quotidiana, che per i disabili sono, molto spesso se non sempre, amplificati. Lo ha raccontato Alessandro Solipaca, esperto di disabilità dell'Istat, attraverso i dati che "fotografano" la condizione dei 3 milioni e 150mila disabili che vivono in Italia (pari al 5,2% della popolazione). Il 61% è in cattive condizioni di salute e 1,4 milioni di over 65 non sono in grado di badare a se stessi nemmeno per le operazioni più ordinarie, come alzarsi dal letto o farsi una doccia. Appena il 31,3% dei disabili tra i 15 e i 64 anni ha un lavoro, rispetto al 57,8% dei normodotati e la maggior parte di chi ha un'occupazione è assunto dalla Pubblica amministrazione. E ancora: oltre 600mila persone con disabilità vivono in grave isolamento senza alcuna rete su cui poter contare in caso di bisogno, appena il 18,1% va al cinema o a teatro e soltanto il 20,7% pratica sport.

Anche lo Stato non fa fino in fondo la propria parte. Ogni anno investe 23 miliardi in trasferimenti assistenziali e altri 14 in trasferimenti previdenziali. Sembrano tanti soldi, ma, invece, come ha ribadito Solipaca, sono «largamente insufficienti ». Mediamente, si tratta di 4.524 euro pro capite, meno del 18% dei reddito medio familiare. Tra i disabili, inoltre, il 50% percepisce soltanto una pensione legata alla disabilità, quindi sono circa due milioni le persone disabili che vivono con meno di 515 euro lordi al mese. Se si considerano anche i contributi regionali (in media 987 euro all'anno per disabile) e comunali (2.852 euro annui a testa), si arriva a un reddito familiare di 17.476 euro, inferiore del 7,8% al reddito di famiglie dove non sono presenti disabili.

Alla luce di questa situazione economica, si capisce perché il 50% delle famiglie con disabili consideri pesante il carico economico per le visite mediche, il 43% per l'acquisto di medicinali e il 24.4% è costretta a ricorrere a servizi privati, il 13,6% a collaboratori domestici e il 6,7% a persone che assistono il disabile. «Sono spese - ha osservato Solipaca - che peggiorano le condizioni economiche delle persone disabili». Così, il 27,5% delle famiglie in cui sono presenti disabili arriva a fine mese con difficoltà, il 19,5% con «grande difficoltà»; non può permettersi una vacanza di 7 giorni il 68,% delle famiglie in cui c'è un disabile e non può affrontare una spesa imprevista di 800 euro il 52,5% delle famiglie, mentre non può riscaldare adeguatamente le casa il 22,2% e non si alimenta in modo adeguato il 20,3%.

Infine, ad aggravare ulteriormente la situazione, lo scorso inverno è arrivato il Covid, che per tanti disabili, ha significato lunghi mesi di vera e propria «segregazione». «La situazione sanitaria - hanno ricordato Giampiero Griffo, Co-direttore del Center for governmentality and disability studies Robert Castel dell'Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli; Giovanni Merlo, direttore Ledha; Ciro Tarantino, sociologo dell'Università della Calabria - ha colpito in maniera sproporzionata le persone con disabi-lità, facendo emergere criticità nell'accesso ai diritti e nei sostegni alla loro partecipazione ».

di Paolo Ferrario

venerdì 28 maggio 2021

Il TAR può revocare la promozione se "danneggia" l’alunno

Il Sole 24 Ore del 28/05/2021

Così come la bocciatura non è una sanzione e nemmeno una punizione, la promozione di un ragazzo alla classe successiva in alcuni casi può costituire tutt'altro che un vantaggio per lui, anzi, a ben vedere, un vero e proprio “danno”. Con la sentenza 559/2021, il Tar Toscana ha affrontato il singolare ricorso dei genitori di un alunno non per la bocciatura bensì per la sua promozione con superamento degli esami di terza media.

I genitori in questione sostenendo che l'Istituto scolastico si fosse voluto “liberare” del figlio ne avevano impugnato i provvedimenti di promozione ignorando la loro istanza di trattenimento alla classe III senza aver prima verificato che il minore fosse davvero pronto al passaggio alle scuole superiori. L'istituto avrebbe insomma erroneamente interpretato la disciplina emergenziale ritenendo vigente una sorta di “promozione automatica” di tutti gli alunni, disabili compresi.

La normativa emergenziale

A ben vedere la normativa emergenziale non contempla alcuna deroga rispetto al possesso dei requisiti sulla valutazione delle alunne e degli alunni con disabilità e disturbi specifici dell'apprendimento. L'ammissione di tali alunni all'esame conclusivo del primo ciclo di istruzione, resta subordinata alla verifica del raggiungimento degli obiettivi del piano educativo individualizzato.

Nella didattica erogata a tali alunni i docenti perseguono l'obiettivo dell'integrazione scolastica che è funzionale allo sviluppo delle potenzialità della persona disabile nell'apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione.

Una volta elaborato il piano educativo individualizzato, con il concorso degli operatori delle unità sanitarie locali e delle famiglie, alla fine di ogni anno devono essere svolte verifiche per controllare gli effetti dei diversi interventi. E nell'individuare le modalità “derogatorie” causa Covid, nulla è previsto per la valutazione finale con riferimento agli alunni con disabilità. Si prevede espressamente che per gli alunni con disabilità certificata si deve procedere alla valutazione sulla base del piano educativo individualizzato. Anzi è stato disposto che i dirigenti scolastici, sulla base di specifiche e motivate richieste da parte delle famiglie degli alunni con disabilità, sentiti i consigli di classe e acquisito il parere del Gruppo di lavoro operativo per l'inclusione a livello di istituzione scolastica, valutino l'opportunità di consentire la reiscrizione dell'alunno al medesimo anno di corso qualora sia accertato il mancato conseguimento degli obiettivi didattici.

È quindi evidente che la disciplina emergenziale obbliga i dirigenti scolastici ad effettuare una prudente istruttoria e una attenta valutazione al fine di valutare la possibile re-iscrizione dell'alunno disabile al medesimo anno trascorso. Tutto ciò – si badi - nell'intento di salvaguardare in via prioritaria, non tanto la continuità del percorso scolastico, quanto piuttosto la sua efficacia sotto il profilo inclusivo e psicologico, ancor prima che didattico.

di Pietro Alessio Palumbo

giovedì 27 maggio 2021

In un terzo di millimetro l’innovazione contro il glaucoma

La Discussione del 27/05/2021

MILANO. È stato presentato alla stampa per la prima volta in Italia iStent inject W, uno dei più piccoli dispositivi medici impiantabili ad oggi noto, (misura 360 micrometri, circa un terzo di millimetro). Il dispositivo in titanio, prodotto da Glaukos, già approvato negli Usa e in Europa per la chirurgia micro invasiva del glaucoma, viene impiantato nella struttura dell'occhio deputata al deflusso dell'umor acqueo, per ripristinarne la naturale funzionalità e ridurre la pressione intraoculare in modo sicuro ed efficace. Con un profilo di sicurezza analogo a quello della chirurgia della cataratta, l'impianto di iStent inject W rappresenta un'innovazione micro-invasiva e indolore nelle terapie del glaucoma che può consentire l'interruzione o la riduzione delle terapie farmacologiche in gocce. La revisione della letteratura proposta, tra gli altri, da Antonio Maria Fea, Mario Sbordone e Luca Cesari, e pubblicata su Clinical Ophtalmology nel 2020, evidenzia dati incoraggianti sull'utilizzo delle tecnologie MIGS – Micro Invasive Glaucoma Surgery: eliminazione/riduzione delle terapie farmacologiche, profilo di sicurezza eccellente, brevissimi tempi di recupero e procedure di impianto semplificate. Indagini osservazionali ancora più recenti hanno confermato l'efficacia di iStent inject sia nel breve sia nel lungo periodo: i follow up a 4 e a 5 anni dall'impianto non rilevano alcun evento avverso in fase operatoria o risposta infiammatoria post operatoria e mostrano una riduzione stabile della pressione oculare, nella maggior parte dei casi – oltre il 90% – senza alcuna terapia e nessuna necessità di re-intervento. Acuità visiva e campo visivo si mostrano altrettanto stabili, evidenziando un profilo rischi/benefici eccellente. "In Italia, la terapia farmacologica è ancora la terapia di prima scelta nei pazienti affetti da glaucoma: è in grado di ridurre efficacemente la pressione intraoculare ma spesso richiede l'uso di più principi attivi. L'associazione di più farmaci, oltre a non essere maneggevole specie per i pazienti più anziani, può associarsi a numerosi effetti collaterali (infiammazione oculare, prurito, disturbi della visione) che tendono a ridurre l'aderenza e quindi l'efficacia delle terapie. Alcuni studi controllati hanno dimostrato che una percentuale variabile tra il 30 ed il 70% dei pazienti non è aderente alla terapia e il 50% la abbandona dopo solo 6 mesi", spiega il professor Antonio Maria Fea, professore associato di Malattie dell'Apparato Visivo, presso l'Università degli Studi di Torino. "Con alcuni colleghi nel 2020 ci siamo chiesti perché, nonostante siano entrate nella pratica clinica di molti Paesi, l'utilizzo delle soluzioni chirurgiche mininvasive per il glaucoma sia così basso in Italia e abbiamo messo a confronto la letteratura disponibile sulle terapie "non mediche" in uso. Forse potrebbe essere il momento di accogliere e riconoscere, anche in oftalmologia, quell'enorme salto tecnologico che in altre specialità – eminentemente la cardiologia, l'oncologia, la gastroenterologia – ha permesso una vera e propria "svolta" verso la mininvasività delle procedure, cogliendo un'occasione importante per dare ai nostri pazienti uno spettro di trattamenti più ampio e personalizzato e vincendo quella che a me sembra una resistenza "culturale" più che scientifica", aggiunge il dottor Mario Sbordone, direttore del dipartimento di Oculistica dell'Ospedale S. Maria delle Grazie di Pozzuoli. "L'effetto sulla qualità della vita dei pazienti che questa nuova generazione di dispositivi genera fa la differenza. Ogni anno circa 550mila pazienti italiani si sottopongono alla chirurgia della cataratta. Una percentuale variabile tra il 5% e il 10% di queste persone, ha o svilupperà il glaucoma. Senza aumentare il tempo operatorio e con un profilo di sicurezza sovrapponibile questi pazienti potrebbero risolvere il problema del controllo della pressione oculare con l'impianto di un device per la MIGS: guardiamo a questo gruppo per un cambiamento nella presa in carico dei pazienti con glaucoma – persone con un grado di malattia lieve o moderato potrebbero avere a disposizione un'opzione rapida, indolore e che riduce il ricorso ai farmaci", conclude il dottor Luca Cesari, direttore dell'Unità di Oculistica dell'Ospedale Civile di San Benedetto del Tronto e di Ascoli Piceno.

Incontro con INPS – 26 maggio 2021

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 49/2021

Mercoledì 26 maggio, si è tenuto un incontro con la Direzione Centrale Invalidità Civile dell’INPS, il Coordinamento Generale Medico Legale e le Associazioni storiche che rappresentano il mondo della disabilità, tra le quali l’Unione.

All’incontro è intervenuto anche il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico e, in rappresentanza del Ministero alla Disabilità, il consigliere Antonio Caponetto.

Si è trattato di un incontro fortemente voluto da tutti noi, dopo la pubblicazione del messaggio INPS n. 1835 del 6 maggio scorso, in materia di accertamento della permanenza dei requisiti sanitari. Come già segnalato nel comunicato UICI n. 41 del 13 maggio, fanno discutere le nuove disposizioni dell’INPS secondo cui l’assenza a visita di revisione alla prima chiamata determinerà la sospensione provvisoria della prestazione economica, con effetto dal primo giorno del mese successivo a quello di mancata presentazione a visita; ciò, in ogni caso, “a prescindere dall’esito della comunicazione postale”.

Il confronto è stato aperto e ogni Associazione ha ribadito i punti di criticità del sopramenzionato messaggio. L’orientamento unanimemente condiviso è stato quello che l’INPS dovrà correggere, con urgenza, la propria posizione, prevedendo di mettere in atto tutta una serie di iniziative volte a garantire la massima conoscibilità della data di revisione, da parte dell’interessato (per esempio, a mezzo di una comunicazione, per posta e via SMS, con un congruo preavviso, una telefonata da parte di operatori previamente formati, e via dicendo).

Da parte dell’INPS, c’è stata un’apertura in tal senso. Attendiamo, quindi, fiduciosi un nuovo messaggio, a rettifica del precedente.

L’incontro è stato anche l’occasione per discutere dell’istituzione di un tavolo tecnico permanente sulle problematiche dell’invalidità, cecità e sordità, che porterebbe l’UICI e le altre Associazioni di categoria a riunirsi e consultarsi con

l’INPS a cadenza bimestrale o trimestrale. Tale iniziativa ci consente di portare avanti un dialogo diretto con l’Ente previdenziale, in un’ottica di maggior sinergia tra le parti.

Naturalmente, vi terremo sempre aggiornati.

mercoledì 26 maggio 2021

Caso o perseveranza?

Lucemagazine del 26/05/2021

Notizia

Nell’ultimo periodo, nonostante la pesante situazione pandemica, sono stati assunti sei allievi che hanno frequentato corsi di formazione presso la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano onlus (da ora in poi Fondazione): tre persone presso Aler Milano, importante azienda del territorio e tre persone presso DHL, azienda leader mondiale nei servizi di logistica. Le mansioni ricoperte sono nell’area del Servizio Clienti.

Si tratta di una notizia sicuramente sperata, comunque forse inaspettata, anche in considerazione del periodo che stiamo vivendo, che inorgoglisce chi scrive e che rende merito a chi ci ha creduto fin dall'inizio.

Competenze, perseveranza, contaminazione, fortuna

Nel riportare la storia della costruzione di questo successo, riteniamo utile analizzare le relazioni "causa-effetto" che hanno contribuito a favorirne la realizzazione.

Va detto, a onor del vero, che i temi dell'inserimento nel mondo del lavoro e della riqualificazione professionale delle persone con disabilità visiva richiedono competenze trasversali e multidisciplinari che necessitano in modo ineludibile del coinvolgimento di più soggetti qualificati.

I cosiddetti Servizi al lavoro, area della Fondazione, nascono circa 15 anni or sono come raggruppamento accreditato presso Regione Lombardia con il Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e con le sezioni provinciali di Brescia e Varese.

Storia della notizia

In occasione dei corsi professionali di Centralino e Professioni Equipollenti (esperto di telemarketing), nel 2018 abbiamo contattato alcune aziende del territorio, tra cui ALER MILANO e DHL, al fine di offrire ai nostri allievi un confronto pratico e concreto con realtà aziendali del territorio che, all'interno della loro organizzazione, avessero un’area dedicata al servizio clienti.

Questa innovazione nei corsi professionali ha origine dalla consapevolezza che l'evoluzione del mercato del lavoro, accelerata dallo sviluppo inarrestabile delle piattaforme digitali, propaga la sua onda lunga sulla ridefinizione radicale dei processi lavorativi e sull'aggiornamento dei profili professionali. L'ampliamento senza confine della rete non può prescindere dalla complementarietà degli enti di formazione, dal dialogo tra enti pubblici, organizzazioni aziendali e sindacali con le associazioni di categoria, dalla valorizzazione delle relazioni umane e professionali e, naturalmente, dall’attivo coinvolgimento di tutti gli stakeholders.

Le nostre attività in questo senso sono volte ad organizzare scambi di visite nei luoghi di lavoro, incontri dimostrativi con aziende del territorio, seminari di sensibilizzazione; tutte azioni utili e doverose, anche se non sempre tutte le iniziative hanno un seguito concreto e tangibile.

Questa volta invece abbiamo introdotto un elemento innovativo e qualificante nel percorso formativo dei corsi professionali. L’Azienda ALER ha aderito al nostro invito con molta semplicità ma con grande professionalità mettendosi a disposizione per organizzare il 15 novembre 2018 un'intensa ed interessante opportunità: un “experience Day”. Abbiamo dedicato un’intera giornata di corso, con l’intervento di 3 Responsabili Aler e di sei operatrici del Call Center che, dotate della strumentazione necessaria, hanno svolto la loro attività presso le aule dei nostri corsi professionali. In questo modo gli allievi, in ascolto, hanno potuto avere un'esauriente dimostrazione del lavoro e delle tematiche affrontate dal Servizio Clienti, creando, così, coerente connessione con le attività formative.

Questa circostanza è stata anche occasione per valutare brevemente l'accessibilità delle procedure, per far conoscere i nostri allievi e, soprattutto, mostrare le loro modalità operative attraverso l'uso della tecnologia assistiva.

Un altro incoraggiamento alla costruzione meticolosa della rete lo abbiamo avuto nella visita effettuata con le classi di allievi presso le sale operative di DHL, azienda leader nel settore. La visita ha permesso agli allievi di osservare e condividere da vicino, quasi a livello individuale, il lavoro svolto dagli operatori.

Entrambi questi due significativi momenti hanno creato i presupposti per ulteriori occasioni di approfondimento e conoscenza. Dagli “Experience Days” abbiamo ritrovato entrambe le aziende in occasione del Convegno Lavoro organizzato il 30 novembre 2018 dalla Fondazione a conclusione e a sostegno delle attività corsuali nell'ambito dell'iniziativa “Lombardia Plus 2016-2018”.

Durante i lavori gli allievi dei corsi hanno avuto l’opportunità di sostenere presso la nostra sede colloqui di lavoro con varie aziende tra le quali, naturalmente, ALER e DHL.

Se anche la "fortuna più cieca" ha qualche correlazione con le azioni passate, non è un caso che nel marzo 2019 le due aziende abbiano sottoscritto una manifestazione di interesse al nuovo progetto formativo della Fondazione per l'occupazione dei disabili presentato a Regione Lombardia. La nostra perseveranza, infatti, ha avuto un ulteriore incoraggiamento in occasione del bando che prevedeva la possibilità di condividere la progettazione del percorso formativo, denominato “Addetto Customer Care”, con le aziende interessate alla tematica, oltreché una partecipazione di personale aziendale in qualità di docente per la realizzazione di unità didattiche specifiche.

Nello stesso periodo ALER esprimeva l'intenzione di avviare tre tirocini con ragazzi disabili visivi, da selezionare in collaborazione con la Fondazione, tra le persone conosciute nei nostri corsi professionali.

DHL, inoltre, procedeva, nell’immediato e successivamente, all’assunzione di tre persone disabili visive al termine di una selezione effettuata in collaborazione con la Fondazione.

L'adeguamento costante delle norme e delle linee guida in materia di Politiche attive del lavoro per i disabili, il ruolo dei Centri per l'impiego, le molteplici linee di finanziamento ai progetti, costituiscono di fatto ulteriori determinanti elementi imprescindibili per poter ragionevolmente perseguire l'inclusione dei disabili nel mondo del lavoro.

Alla luce di quanto sopra, ogni passo compiuto sul percorso dell'inclusione lavorativa delle persone con disabilità visiva è la sintesi di una moltitudine di approcci, è frutto della convergenza di diverse volontà, è il risultato diretto o indiretto di articolati progetti finanziati, del dialogo con il mondo datoriale, del passa-parola fra le aziende, dell'incoraggiamento, del sostegno e della collaborazione reciproca fra le parti.

Ogni esperienza acquisita è un ulteriore mattone posto sui precedenti, è un vero e proprio corollario che richiama ed integra le certezze già acquisite ed attinge dall'ingente bagaglio esperienziale maturato fino a quel momento. Anche per questa ragione, il modello di interventi costituisce l'humus più esteso e più fertile per costruire condizioni ancora maggiormente favorevoli per il tramite di nuove azioni virtuose.

L'applicazione pedissequa di "linee guida" per nuovi percorsi inclusivi ascritte in documenti formali o informali, considerati a mo’ di "manualistica di riferimento", è garanzia certamente di "buone prassi", ma da sola risulterebbe un esercizio insufficiente e non in grado di assicurare il successo delle specifiche attività intraprese.

Il rapporto fiduciario con l’azienda ed il contatto costante con gli allievi aiutano ad intercettare e aprono alla risoluzione di problematiche che possono sorgere e frenare il cammino anche quando è imminente l’ingresso in azienda e “le cose sembrano fatte”.

Nell’esperienza Aler e DHL, infatti, nei diversi sopralluoghi preliminari conoscitivi in azienda, oltre a riscontrare ed affrontare la parziale accessibilità delle procedure aziendali, come accade nella maggior parte delle aziende, è emersa in ALER un’ulteriore problematica che ha ostacolato e ritardato, inaspettatamente, l’ingresso dei tirocinanti.

Nonostante la sala operativa del call center/centralino si trovasse all’ottavo piano, in un ambiente strutturalmente semplice e lineare, di facile raggiungimento, senza barriere architettoniche, un Responsabile della Sicurezza, particolarmente “preoccupato” o “alquanto premuroso”, esprimeva “parere” che i disabili visivi dovessero essere trasferiti al seminterrato per raggiungere agevolmente le uscite di sicurezza in caso di necessità.

La lettura delle combinazioni dell'elevata quantità di variabili in gioco da considerare innanzi ad ogni attività di matching tra le caratteristiche dei candidati lavoratori e gli ambienti aziendali, esce quindi dal controllo ragionieristico-numerico-gestionale ed esula da modelli messi a punto in precedenza, non ritrovandovi una univoca chiave interpretativa e indicatori inequivocabili per una codifica adeguata alle nuove circostanze.

Ciò porta a ritenere che l'analisi e la valutazione del contesto attenzionato debbano far capo ad un gruppo di professionisti qualificati, capaci in forma sinergica di farsi carico del percorso di inserimento lavorativo dal proprio livello di osservazione, mettendo in gioco le proprie competenze, le proprie sensibilità, le proprie volontà, in sintesi, l'intimo convincimento che l'inclusione nel nuovo mercato del lavoro sia possibile.

Alla fine, lieto fine, dopo 18 mesi di tirocinio in Aler e un periodo di prova in DHL, questo percorso lungo e a volte tortuoso, si concretizza in sei assunzioni.

Queste ultime due esperienze segnano un’altra tappa importante del lungo percorso scritto dai Servizi al Lavoro che ci fa rivivere l’entusiasmo vissuto nell’indimenticabile, complesso ed ambizioso progetto di qualche anno fa, che ha visto l’assunzione di 10 operatori disabili visivi nella sala operativa di AWP (Allianz Worldwide Partners), ex Mondial Assistance.

Sottolineiamo che questi progetti, di grande risonanza, sono frutto di anni di esperienza pregressa, di errori commessi e di risultati acquisiti. Decine sono stati infatti i progetti di inserimento e di riqualificazione sviluppati sul territorio, sia grazie a finanziamenti pubblici, sia in situazione di rapporti privatistici.

Ogni azione di riqualificazione e di inserimento ci consegna un enorme bagaglio di esperienze e di informazioni che consentono l’estensione di un modello flessibile e replicabile in ogni nuova situazione.

In questi mesi il nostro sguardo è rivolto a numerosi altri progetti di indubbio significato formativo ed esperienziale.

Continuiamo ad operare, infatti, senza soluzione di continuità, realizzando progetti di inserimento mirato con diverse realtà aziendali. Tutte queste azioni sono finanziate sia per il tramite di strumenti delle politiche attive del lavoro (DUL - Doti Uniche Disabili) sia mediante accordi privatistici stipulati direttamente con le aziende.

Attualmente sono attivi una quindicina di percorsi di inserimento e di riqualificazione professionale.

Un importante impulso alla costruzione della rete arriva anche dal progetto "Lavoro in Vista" sostenuto da Fondazione Cariplo. Lo scopo è l’orientamento e l’inserimento lavorativo di persone con disabilità visiva disoccupate e inoccupate residenti in Lombardia, lo scouting delle aziende nonché l’attività di matching tra domanda e offerta.

Il progetto è tanto più complesso e stimolante in quanto sono stati presi in carico un centinaio di utenti con l'obiettivo di collocare al termine delle attività previste (ottobre 2022) una quarantina di persone.

Il progetto, della durata di due anni, è svolto in partenariato tra l'agenzia per il lavoro Galdus, il Consiglio Regionale Lombardo e le sezioni territoriali dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano onlus.

Abbiamo raccontato questo successo con l’intento di divulgare e trasferire sul territorio modelli di intervento pragmatici e positivi, utili a fornire elementi di valutazione al mondo aziendale e agli operatori impegnati nell’area delle politiche attive per la riqualificazione e l’inserimento professionale nel mondo del lavoro delle persone con disabilità.

Abbiamo raccontato questo successo per incoraggiare i giovani ad investire nel loro percorso formativo, perché solide competenze sono comunque elemento fondamentale per realizzare qualsiasi processo inclusivo e avere successo lavorativo.

Abbiamo raccontato, ancora, questo successo perché chi eroga i finanziamenti e scrive le regole di accesso ai bandi consideri che la disabilità visiva non è un “di cui” ma può essere una risorsa a tutti gli effetti quando viene attenzionata in modo specifico, permettendo a tutti di partecipare. Ci riferiamo a tutte quelle persone, e sono molte, che, per mancanza di requisiti adeguati o per età, rimangono escluse e quindi non possono beneficiare di pari opportunità. La spinta innovativa non può dimenticare che anche i più fragili tra i disabili visivi debbano poter accedere a percorsi formativi anche propedeutici che rispondano alle loro caratteristiche e, nel contempo, alle logiche del mercato del lavoro. In questo senso l’auspicio è che la Legge 113/85 non venga disattesa e che si possano riproporre percorsi che, pur aggiornati, soddisfino questi bisogni.

di Franco Lisi - Direttore dell’Area Scientifica della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano

con il contributo di Ivana Cavallini e Francesco Cusati – operatori dei Servizi al lavoro

martedì 25 maggio 2021

Ricerca. Quasi cieco rivede la luce con tecnica rivoluzionaria: l'era dell'opto-genetica

Avvenire del 25/05/2021

Grazie a proteine sensibili alla luce sintetizzate nell'occhio da un gene inserito con vettore virale, un 58enne colpito da grave retinite pigmentosa riesce a vedere alcuni oggetti. Speranza per molti.

FRANCIA. Sono speciali proteine attivate dalla luce: sintetizzate nelle cellule nervose dell'occhio, insieme a occhiali speciali, hanno permesso un 58enne francese che da 40 anni aveva perso quasi totalmente la vista a causa della retinite pigmentosa di tornare a distinguere alcuni oggetti. Il paziente ha riferito anche di essere in grado di individuare le strisce bianche degli attraversamenti pedonali, secondo quanto riportato sulla rivista scientifica Nature Medicine.

Si tratta del primo caso di terapia efficace contro una malattia neurodegenerativa grazie all'opto-genetica. Questa tecnica estremamente complessa utilizza luce di diversi colori per controllare l'attività delle cellule in precedenza modificate per rispondere agli stimoli di diversa lunghezza d'onda.

Le proteine fotosensibili sono state originariamente tratte da alcune alghe e con un vettore virale (un po’ come nel caso del vaccino anti-Covid AstraZeneca) i geni che codificano per la loro produzione vengono inseriti nei neuroni. Finora lo si è fatto negli animali, con risultati straordinari, ma nell'essere umano il rischio di effetti collaterali sembrava ancora troppo alto. Limitando l'intervento alle cellule del sistema oculare si è riusciti ad avere un risultato molto promettente senza disturbi secondari apparenti.

La retinite pigmentosa è una malattia genetica degenerativa dell'occhio che causa la morte delle cellule che raccolgono la luce nella retina. Attualmente, non vi sono cure approvate, se non la terapia genica tradizionale (che sostituisce una versione difettosa di un gene con una sana) la quale funziona ai primi stadi della malattia e ha avuto successo solo in un particolare tipo della patologia. Ora un gruppo di ricerca dell'Università di Pittsburgh e dell'Università di Basilea, guidato da José Sahel e Botond Roska, con la società privata GenSight Biologics, ha iniettato in un singolo globo oculare un virus, reso inoffensivo, trasformato in "navetta" per trasportare il gene della proteina batterica ChrimsonR, che rende le cellule sensibili agli impulsi luminosi.

Il virus ha infettato le cellule gangliari della retina, connesse al nervo ottico, rendendole capaci di rispondere di nuovo alla stimolazione della luce. "Poiché la luminosità naturale non è sufficiente ad attivarle, gli studiosi hanno adottato una soluzione ingegnosa - ha spiegato all'agenzia Ansa Fabio Benfenati, dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova -. Hanno fatto indossare al paziente occhialini hi-tech, equipaggiati con una telecamera capace di riprendere l'ambiente e di trasformare le immagini in impulsi luminosi e di proiettarli sulla retina in tempo reale. In questo modo, vengono attivate le cellule modificate in precedenza". Il paziente non può vedere senza gli occhiali speciali anche perché gli impulsi continui di luce ambrata sono necessari alle cellule gangliari, che rispondono soprattutto a cambiamenti di luce. Se la luce è costante, le cellule non mandano segnali.

L'intervento è stato ben tollerato dal malato che, come detto, con l'occhio trattato è riuscito a riconoscere, contare e localizzare diversi oggetti di 10-20 centimetri. Il limite di questo tipo di terapia è che può essere usato per le malattie dei fotorecettori come la degenerazione maculare (che colpisce decine milioni di persone nel mondo), ma non per il glaucoma o la retinopatia diabetica, in cui vengono danneggiate proprio le cellule gangliari della retina, né per chi ha già perso definitivamente la capacità di vedere.

Ulteriori risultati dalla sperimentazione saranno necessari per avere un quadro più chiaro sulla sicurezza e l'efficacia della tecnica, dato che si tratta di uno studio pilota. Si sa che negli animali l'optogenetica ha mostrato di poter essere efficace contro il Parkinson, l'epilessia e aiutare nella riabilitazione post-ictus. In generale, la possibilità di inserire nel sistema nervoso umano le proteine che rispondono con estrema precisione alla stimolazione luminosa (grazie a una fibra ottica, se sono cellule interne) potrebbe permettere interventi per il trattamento di malattie psichiatriche finora incurabili. Ma si ipotizzano anche fantascientifiche manipolazioni della memoria, cambiando o rimuovendo specifici ricordi (per esempio, quelli spiacevoli o traumatici), come si è già riuscito a fare nei topi. Per questo l'opto-genetica si presenta come una straordinaria opportunità ma anche un ambito in cui sembra necessaria un'attenta valutazione dei risvolti etici implicati.

di Andrea Lavazza

sabato 22 maggio 2021

Monteverde abbatte le barriere con AbleUpp e il progetto «tutti inclusi»

Corriere della Sera del 22/05/2021

Il sistema «AbleUpp» connette un bastone smart a un percorso tattile-plantare-vocale che guida le persone non vedenti e dà informazioni anche sui servizi collegati. Sabato la presentazione al pubblico. L’Unione italiana ciechi: «Va replicato»

MONTEVERDE. Si chiama «Un paese accessibile» il progetto che verrà annunciato sabato a Monteverde (Av) e che, per la prima volta in Italia, promette di rendere barriere-free, per dirla in stile Covid, una località intera. Un miracolo per un centro di 770 abitanti che vuole abbattere la distinzione stessa fra disabili e normodotati, reso possibile da un piccolo ingrediente segreto: l’entusiasmo. L’intera comunità, infatti, incarnando alla perfezione lo spirito dell’iniziativa, si è prodigata in una gara di volontariato senza la quale, probabilmente, non si sarebbe mai arrivati in fondo. La tecnologia presentata domani, sotto la direzione dell’ingegner Giovanni Caliendo, è rivolta a ipovedenti e non vedenti. Grazie a un sistema denominato AbleUpp, che connette un bastone smart a un percorso tattile-plantare-vocale (L-V-E), è infatti possibile ricevere non solo informazioni relative al percorso stesso, ma anche a tutti i servizi collegati, compresa la descrizione delle bellezze naturalistiche e artistiche.

Mappe tattili e audioguide accompagnano chi non può vedere

Non si tratta dunque di una rete generalista di informazioni (come quella fruibile collegandosi ad esempio a Google maps), ma di un sistema autonomo, i cui gangli si diramano sotto il manto stradale, dotato di mappe tattili e adioguide, capace di guidare una persona non vedente all’interno di una stazione, fino al punto esatto di salita di una specifica carrozza, ma anche di permettere a un ristoratore di aggiornare in tempo reale il proprio menù. Le tecnologie utilizzate sono varie e, grazie a quella fornita da Huawei, la «sessione utente» viene mantenuta sempre attiva nonostante il passaggio da un «access point Wifi» all’altro, consentendo assoluta libertà di movimento.

Un progetto nato dal basso che ha coinvolto studenti, artisti, scienziati

L’idea iniziale nacque nel 2006 da una collaborazione fra il Comune di Monteverde e l’Istituto Scolastico Superiore «A.M. Maffucci» di Calitri (Av), con l’intento di esportare sul territorio le pratiche di inclusione già utilizzate all’interno della scuola. Per rompere il dualismo disabilità/incapacità, prima a scuola e poi a Monteverde, furono invitate persone diversamente abili, distintesi per le loro straordinarie capacità: Simona Atzori, danzatrice/pittrice priva delle braccia; Claudio Imprudente, scrittore e presidente del centro studi Accaparlante, spastico/distonico, che comunica con una lavagnetta in plexiglass, muovendo solo gli occhi; la band musicale I ladri di Carrozzelle; lo scienziato Fulvio Frisone, esperto mondiale di fusione fredda, cui la Rai ha dedicato il film Il Figlio della Luna. Importantissimo il ruolo svolto dalle associazioni, in particolare da I.Ri.Fo.R. (Formazione, ricerca e riabilitazione per la disabilità), nella persona del direttore per la Campania Vincenzo Del Piano, e dall’U.I.C.I. (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), attraverso il presidente nazionale Mario Barbuto: «Il modello Monteverde - ha detto Barbuto - va seguito e replicato, come esempio di buona prassi che favorisce la fruizione del territorio da parte delle persone con disabilità, in una logica inclusiva che non lascia indietro nessuno».

Dalla Ue il premio per l’inclusione Access City Award

Quella di Monteverde è insomma una vera e propria proposta di turismo accessibile, capace di muovere l’economia e di trasformare la disabilità in risorsa. Per questo, nel 2018, il Comune ha ricevuto l’Access City Award , riconoscimento assegnato dall’Unione Europea ai migliori progetti di inclusione: «Grazie anche ai fondi Europei abbiamo realizzato un piccolo villaggio turistico ad accessibilità totale e siamo orgogliosi di essere fra i pionieri di un modello innovativo, che coniuga sviluppo economico e progresso sociale», spiega Franco Ricciardi, sindaco di questo «paese per tutti» che, insieme al vicesindaco Tonino Vella, è stato infaticabile sostenitore di un’iniziativa volta anche a ribaltare il rassegnato luogo comune per il quale i piccoli centri interni del Mezzogiorno sarebbero ineluttabilmente condannati al silenzio e allo spopolamento. Monteverde vive, prospera e il suo nome è destinato a varcare altri confini.

di Flavio Pagano (scrittore)