martedì 21 settembre 2021

Il Milan da oggi è davvero per tutti

Vita del 21/09/2021

La società rossonera ha firmato due collaborazioni insieme alla Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano onlus, all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti onlus e all’Ente Nazionale Sordi. Un impegno che si tradurrà in investimenti e progetti concreti allo stadio e sulle piattaforme digital.

MILANO. AC Milan ha annunciato i rinnovi delle partnership insieme alla Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano Onlus, all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus e all’Ente Nazionale Sordi, con l’obiettivo di continuare a costruire un Club sempre più inclusivo, aperto e capace di rispondere alle esigenze e alle aspettative di tutti. Un impegno e un nuovo importante tassello all’interno della strategia di responsabilità sociale, valore fondante del Club.

Si rafforza così il percorso e il programma di inclusione “Il Milan per tutti”, che vede da sempre il Club in prima linea, attraverso progetti e iniziative concrete, dentro e fuori dal campo, riconosciuti anche come casi esemplari e di studio dalla UEFA.

«I nostri tifosi sono al centro di tutto ciò che facciamo, senza distinzioni. Perché il Milan è di tutti. Siamo dunque orgogliosi di firmare oggi questi due accordi, che testimoniano l’impegno concreto del Club nelle politiche di inclusione, in linea con il nostro Manifesto RespAct», ha spiegato il presidente AC Milan, Paolo Scaroni, «Insieme renderemo il Club ancora più accessibile, attraverso l’identificazione di nuove iniziative e soluzioni efficaci per garantire accessibilità a tutti i tifosi. Rafforzeremo così una best case che ci vede pionieri nel settore e che mettiamo a disposizione di tutto il sistema calcio italiano, in attesa che tutto il settore possa evolvere e fare un reale scatto in avanti in tema di inclusione sociale».

A partire dall'esperienza allo stadio, che rappresenta il momento ideale per abbracciare tutta la famiglia rossonera. Una partita a San Siro è in grado di generare passione, entusiasmo, condivisione ed emozioni uniche che meritano di essere vissute da tutti. In particolare per ciascuna partita in casa il Milan garantisce in media 250 ingressi gratuiti per tifosi con disabilità e i loro accompagnatori. Un’esperienza resa possibile grazie ad importanti investimenti effettuati a partire dal 2016 con l’obiettivo di aumentare il numero di postazioni dedicate, per migliorare la qualità delle stesse e offrire un servizio di steward dedicato. Nell'ambito di “San Siro per tutti”, il Club ha creato un settore esclusivo posto a livello del campo, dedicato ai tifosi non vedenti e ipovedenti, grazie alla collaborazione con la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano Onlus e all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus. Un nuovo servizio che prevede la presenza di due speaker che, dalla tribuna stampa dello stadio, raccontano ogni dettaglio di ciò che succede a San Siro durante la partita a tutti i tifosi che fanno richiesta del servizio. Il racconto, grazie alla collaborazione con Radio Rossonera, viene trasmesso ai sostenitori attraverso un segnale radio dedicato, grazie a un apparecchio audio che viene loro distribuito direttamente ai posti assegnati.

Grazie all’importante percorso di digitalizzazione e modernizzazione del Club, il Milan porta le emozioni di tutto mondo rossonero e l’atmosfera dello stadio ovunque, anche a casa, attraverso home device e canali digitali ufficiali AC Milan (sito e APP). In questa direzione vanno anche le partnership con Google e Alexa Amazon, che permettono di accedere a una serie di funzionalità che, non solo rendono le partite più intense, ma fanno vivere pienamente ai tifosi rossoneri la propria passione. Oltre alla telecronaca della partita: news, podcast, cori e molto altro.

Il Milan, inoltre, garantisce la fruibilità dei contenuti digitali per tifosi sordi: mediante l’accordo con L’Ente Nazionale Sordi, infatti, ogni settimana vengono sottotitolati e tradotti in LIS i video e le interviste più rilevanti. Inoltre, come unico Club in Italia, vengono trasmesse live in LIS tutte le conferenze stampa pre gara di Mister Pioli.

Per il consigliere della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano Onlus, Mario Barbuto, «la firma del protocollo di intesa fra AC Milan e la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano dà spessore e continuità all’impegno della società rossonera a voler far vivere la magia e le suggestioni del calcio in presenza alle persone con disabilità visiva. Per i tifosi non vedenti essere accolti con affetto e disponibilità allo stadio di San Siro, in occasione degli incontri, è un segnale molto bello e importante».

«Sono estremamente felice di comunicare il proseguimento anche per la stagione 2021/22 dell'appassionante collaborazione con AC Milan per la fruizione di prodotti video sottotitolati e tradotti in Lis e delle conferenze stampa pre partita di mister Pioli tradotte in lingua dei segni», ha aggiunto il Presidente del Consiglio Regionale lombardo dell'Ente Nazionale Sordi, Renzo Corti.

«Abbiamo ricevuto dai numerosissimi tifosi sordi rossoneri di tutta Italia grande consenso e soddisfazione per quanto finora scaturito dalla collaborazione», ha aggiunto, «In tanti ci hanno detto che finalmente si è avverato un sogno: grazie a questo servizio i tifosi sordi possono sentirsi un po’ più partecipi delle avventure della loro squadra del cuore che sono diventate loro accessibili. In qualità di Presidente ribadisco il motto: ENS sempre con i sordi per garantire il diritto di tutti al pieno accesso alla vita quotidiana del nostro Paese».

L’impegno del Club in progetti e iniziative di inclusione, rientra all’interno del più ampio Manifesto RespAct di AC Milan per equità sociale, uguaglianza e inclusività lanciato lo scorso anno. Un programma di iniziative che concretizza la visione e l'impegno del Club nella condivisione di valori positivi dello sport e della lotta ad ogni forma di pregiudizio e discriminazione, facendo leva sulla enorme potenzialità del Club di coinvolgere e connettere emotivamente i propri sostenitori e interlocutori di riferimento.

di Lorenzo Maria Alvaro

sabato 18 settembre 2021

Glaucoma, un piccolo intervento può risolvere il problema agli occhi

Corriere del Mezzogiorno del 18/09/2021

NAPOLI. I maggiori specialisti nel campo della chirurgia oculistica si sono ritrovati a Napoli per discutere delle innovazioni nella chirurgia mini invasiva per la cura del glaucoma. A organizzare questo rendez vous nazionale è stato il dottor Mario Sbordone (direttore dell’Unità Operativa di Oculistica dell’Ospedale Santa Maria delle Grazie), che in diretta streaming ha trasmesso alcuni interventi realizzati proprio con le nuove tecniche oggi disponibili. «Troppi pazienti con glaucoma ritardano l’intervento a causa di mancate diagnosi o, peggio ancora, dell’errata convinzione che evitare l’intervento chirurgico sia la scelta giusta. Oggi — ha spiegato — a differenza di qualche anno fa, esistono infatti delle tecniche chirurgiche mini-invasive che possono aiutare i pazienti affetti da glaucoma a preservare la vista senza dover sopportare gli effetti collaterali degli interventi tradizionali. Quindi, una chirurgia “light” ma efficace, che è preferibile ad un uso prolungato di colliri», ha detto Sbordone che da più di 15 anni si occupa di chirurgia mini-invasiva del glaucoma, facendo del Santa Maria delle Grazie un punto d’eccellenza anche per l’oculistica. «Queste tecniche - aggiunge - consentono oggi di evitare gli effetti collaterali degli interventi tradizionali, che pur avendo un ottimo rapporto di efficacia e sicurezza costringono ad un decorso post operatorio faticoso e sofferto per il paziente». Dunque, si punta oggi ad un minore rischio post operatorio e di conseguenza anche un minor disagio e una ripresa più rapida. Lo specialista spiega infatti che gli effetti collaterali che maggiormente si riscontrano dopo un intervento “tradizionale” sono l’ipotono e le emorragie. Interventi basati su tecniche mini invasive durano in media solo 15 minuti in un regine di day surgery, decisamente più “leggeri” rispetto a quanto avviene con la chirurgia tradizionale. Ma cosa avviene di preciso? «Semplificando non poco, lo scopo della chirurgia mini-invasiva per il glaucoma - spiega Sbordone - è quello di creare una piccola fistola che consenta il drenaggio dell’umore in eccesso dal bulbo oculare. Si adoperano degli stent piccolissimi per regolare il deflusso del liquido, device di altissima precisione che hanno uno spessore inferiore a quello di un capello. Parliamo di interventi di assoluta precisione che si fanno in anestesia locale, senza alcun dolore per il paziente». Questo il messaggio che si leva con forza da Napoli: oggi esistono tecniche che possono arrestare il glaucoma. Ma bisogna giocare d’anticipo.

di Roberto Russo

venerdì 17 settembre 2021

Scuola, il Tar boccia i nuovi piani di studio per i disabili: discriminatori

Corriere della Sera del 17/09/2021

I giudici amministrativi hanno dato ragione alle famiglie che avevano fatto ricorso contro l’esonero totale degli alunni da alcune materie. Un provvedimento che sarebbe stato «in contrasto con le norme internazionali di tutela della disabilità».

ROMA. Il Tribunale amministrativo del Lazio ha annullato il decreto 182/2020. La norma, emanata dal ministero dell’Istruzione in concerto con il ministero dell’Economia, modificava le modalità di assegnazione delle ore di sostegno per gli alunni disabili e ridisegnava il PEI. il Piano educativo individualizzato è il programma didattico da «cucire» sulle esigenze degli studenti con disabilità. Il ricorso è stato presentato da un gruppo di associazioni rappresentative delle famiglie e degli insegnanti di sostegno. Ed è stato pienamente accolto. La sentenza boccia il decreto sia dal punto di vista procedurale che di contenuto.

Uno degli aspetti più controversi era la questione dell’esonero. Il nuovo PEI prevedeva l’ipotesi di esonerare totalmente gli alunni con disabilità dal frequentare le lezioni di una determinata materia, per assegnarli ad attività di laboratorio separate. Una misura discriminante per il fronte raccolto sotto lo slogan #NoEsonero. Il TAR ha dato loro ragione, ritenendo l’«esonero generalizzato» in contrasto con le norme internazionali in materia di tutela della disabilità. Ugualmente in contrasto con la normativa italiana e internazionale sarebbe il meccanismo per l’assegnazione delle ore di sostegno. Il TAR la definisce una «predeterminazione rigida e rigorosa del range delle ore di sostegno attribuibili». In base alla definizione del grado di disabilità, lo studente avrebbe avuto diritto a un range prestabilito di ore di sostegno. A titolo di esempio: a fronte di un grado lieve di disabilità, l’alunno ha diritto a un numero di ore di sostegno tra zero e sei. Si tratta di un automatismo che contrasta con il principio di assegnare le risorse in base alle effettive necessità e che lascia spazio ad uno scenario di assegnazione di ore «al ribasso». Magari per far fronte a vincoli di bilancio. Sul punto il TAR ha sottolineato come «le esigenze di finanza pubblica non possano giustificare restrizioni alle tutele da riservarsi agli studenti disabili […] Ciò non significa che ogni disabilità comporti l’automatica attribuzione del massimo delle ore di sostegno […] ma neppure è ammissibile che esigenze di finanza pubblica possano indebitamente limitare detta assegnazione, riducendola oltre modo rispetto a quanto sarebbe invece necessario per il raggiungimento dello scopo». Scopo che rimane la piena inclusione.

Oggi, l’attribuzione delle ore di sostegno passa attraverso una proposta del GLO, il Gruppo di Lavoro Operativo. Una proposta quindi condivisa da dirigente scolastico, insegnanti, famiglia e professionisti esterni. Anche la composizione e i poteri di questo organo sono stati oggetto di ricorso. Le associazioni avevano denunciato una penalizzazione delle famiglie confermata dal pronunciamento del TAR. Non solo la disciplina sul GLO non rientrava tra i temi della legge delega, ma con il decreto bocciato si conferivano eccessivi poteri al dirigente scolastico. Ad esempio per ciò che concerne l’autorizzazione di pareri di specialisti nominati dalla famiglia dell’alunno con disabilità. «Praticamente tutti i nostri rilievi sono stati accolti – dice Evelina Chiocca, del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno, una delle associazioni che hanno presentato il ricorso – Queste criticità le avevamo fatte presenti: la misura dell’esonero, la revisione dell’orario, la messa all’angolo della famiglie. Misure che tradiscono lo stesso spirito della legge. L’esonero, uno degli aspetti più gravi, non può esistere in una scuola dell’inclusione. L’abbiamo affermato dal primo giorno».

E ora che succede? Nei fatti cambierà poco o nulla. Il decreto 182 prevedeva da gennaio l’adozione facoltativa del nuovo modello di PEI. Un’ipotesi del tutto teorica. L’operatività vera scattava da questo nuovo anno scolastico. «Ho visto titoli abbastanza catastrofisti – continua la Chiocca - I PEI sono stati fatti e i Gruppi di lavoro hanno lavorato. Si prosegue come prima, in continuità con quello che si è fatto a maggio/giugno 2021. Salvo che il ministero non dia delle nuove indicazioni coerenti e chiare. Noi siamo disponibili a un confronto. Ci interessa solo che i diritti degli alunni con disabilità siano garantiti».

di Francesco Sellari

giovedì 16 settembre 2021

Inclusione scolastica e nuovo Pei, Fish sulla bocciatura del Tar: "Il nodo è la formazione"

Redattore Sociale del 16/09/2021

L'annullamento del decreto da parte del Tar Lazio ha creato "grave disorientamento nel mondo della scuola, ma la nostra impressione è che l'organo ministeriale interverrà emanando un regolamento, ristabilendo serenità nelle scuole e sicurezza per migliorare la qualità inclusiva".

ROMA. "Disorientamento", ma anche fiducia, perché per l'inclusione si continuerà a lavorare: così Fish interviene commentando la sentenza del Tar Lazio del 14 settembre, che ha annullato l'intero decreto interministeriale n. 182/2020 con cui si individuava la disciplina per la compilazione dei nuovi modelli di Pei, i piani educativi ministeriali personalizzati per gli alunni e le alunne con disabilità. "Molte famiglie e tutti coloro che operano per l'inclusione scolastica, oggi si interrogano su quali siano le ricadute che la sentenza potrà comportare per l'anno scolastico che è appena cominciato", riferisce Fish, ricordando che i Pei devono essere elaborati e redatti entro il 31 ottobre e verificati alla fine dell'anno scolastico, ossia la fine di giugno, allo stesso tempo, devono essere soggetti a verifiche periodiche durante l'anno. "Tali scadenze sono previste dal decreto legislativo 66/201 - osserva Fish -, non nel decreto ministeriale 182 che ora è stato annullato dal Tar Lazio". E quindi, precisa Vincenzo Falabella, presidente della Fish. "queste scadenze restano pienamente in vigore anche dopo la sentenza del Tar. Così come rimangono le norme sul Glo, in particolare i commi 10 e 11 dell'art. 15 della L. 104 modificata dal Dl 96 del 2019. Così come resta anche invariata la previsione del Glo, cioè il gruppo operativo sull'inclusione, di cui fanno parte tutti i docenti, non solo l'insegnante di sostegno, così come ne fanno parte i genitori e lo stesso studente per le scuole superiori, oltre a quelle figure professionali specifiche interne ed esterne all'istituzione scolastica che interagiscono con la classe e l'alunno con disabilità che possono portare elementi informativi utili per la costruzione condivisa ed ampia del Pei".

Tuttavia, continua Falabella, "la sentenza del Tar Lazio ha provocato un grave disorientamento nel mondo della scuola, poiché l'impegno profuso dal Ministero per la formulazione dei nuovi Pei da adottare da quest'anno è stato notevole con webinar e numerose faq di chiarimenti forniti agli istituti scolastici; dunque, c'era stata di certo una ampia consultazione tra le associazioni e le scuole circa le modalità di inclusione degli alunni con disabilità", dichiara Falabella. Va anche detto che "quasi tutte le modifiche che avevamo chiesto al decreto n.182 e che oggi sono state recepite dal Tar, anche se in maniera disorientante, erano state ottenute già con un lungo dialogo tra le associazioni aderenti alla federazione e il ministero dell'Istruzione, che tuttavia non è stato pronto a trasformarle in atto normativo. Tuttavia - continua il presidente della Fish - siamo fiduciosi. Perché nonostante quest'anno si sarebbero dovuti iniziati ad usare i nuovi modelli di Pei, oggi annullati, questo non determina, automaticamente, che non si possa, così come da decenni avviene, poter in ogni caso procedere alla redazione di un piano personalizzato per ciascun alunno con disabilità, anche senza le nuove indicazioni modellate da parte del decreto".

Fa ancora notare Falabella: "Il Tar ha posto l'accento sul fatto che il decreto avesse agito in 'eccesso di delega’ (per esempio intervenendo su come determinare la quantità dei sostegni) rispetto alle modalità di redazione del Pei e di coordinamento degli interventi che il decreto legislativo 66/2017 richiedeva. In sostanza, la nostra impressione è che l'organo ministeriale interverrà emanando un regolamento, ristabilendo serenità nelle scuole e sicurezza per migliorare la qualità inclusiva. Quello che è certo, comunque, è che la sentenza non interferisce per nulla con i corsi di aggiornamento obbligatorio di 25 ore che dovranno svolgersi proprio per favorire la presa in carico del progetto inclusivo da parte di tutti i docenti curriculari. Il nostro auspicio, però, non può che essere quello che si metta fine una volta per tutte ai provvedimenti di tipo emergenziali - conclude Falabella -A quella cultura normativa di mettere una toppa, una pezza, che poi si rivela in certi casi peggiore del buco. Perché il nodo fondamentale è la mancata formazione, a monte, di tutti i docenti, sulla didattica inclusiva".

Ed è proprio sul tasto dell'inclusione scolastica che oggi la Fish oggi torna a battere, chiedendo l'immediata istituzione di una classe di concorso per il sostegno, una per ogni ordine e grado di istruzione. "Perché è sempre più concreto il rischio che circa un terzo degli alunni con disabilità cominci il nuovo anno scolastico non avendo docenti specializzati - osserva Fish -, una circostanza ancora di più aggravata dal fatto che la normativa attuale consente agli insegnanti di ruolo di sostegno di passare su cattedra comune dopo soli cinque anni di permanenza su cattedra di sostegno. In questo senso, continuiamo a rifiutare l'idea che per oltre un terzo dei quasi 300 mila studenti con disabilità italiani i docenti per il sostegno continueranno ad essere dei semplici badanti. E, pertanto, continuerà a lavorare per l'inclusione scolastica di tutti gli alunni con disabilità. Infatti, tornando alla sentenza del Tar, pur rilevando molti dei rilievi espressi nel ricorso, Fish aveva scelto proprio per questo un confronto collaborativo per fare in modo che il ministero modificasse tutti gli aspetti assolutamente critici che avessero potuto restringere i diritti degli alunni con disabilità e delle loro famiglie. Dunque, l'obiettivo era proprio quello di evitare che si determinasse un arresto così importante come quello che oggi impone il Tar rispetto agli elementi innovativi del decreto, che, invece, erano importanti".

La piattaforma unica nazionale dei Contrassegni CUDE

Superando del 16/09/2021

La creazione della “Piattaforma unica nazionale informatica del contrassegno unificato disabili europeo” (CUDE) consentirà alle persone con disabilità di presentare al proprio Comune di residenza la richiesta del codice univoco associato al CUDE stesso. La versione digitale di quest’ultimo dispenserà quindi le persone con disabilità dal dover verificare le modalità di accesso alle ZTL dei Comuni diversi dal proprio; inoltre, consentirà loro di circolare liberamente nei Paesi dell’Unione Europea. Non da ultimo, diventerà più difficile commettere abusi

Com’è ben noto, nel settembre 2012, come riferito anche su queste pagine, era stato introdotto in Italia il nuovo contrassegno di parcheggio per disabili, di colore azzurro, che aveva sostituito quello arancione, ed era conforme al CUDE (Contrassegno Unificato Disabili Europeo), previsto dalla Raccomandazione del Consiglio Europeo 98/376/CE (prodotta nel 1998) e valido anche negli altri Paesi aderenti all’Unione Europea. E tuttavia la versione cartacea del contrassegno non aveva in realtà semplificato la vita delle persone con disabilità come avrebbe dovuto, obbligandole a registrarsi, ad esempio, ogni volta che dovevano entrare in una ZTL (Zona a Traffico Limitato) fuori dal proprio Comune.

Ora l’iter che prevede la creazione di una banca dati unica dei CUDE è stato completato dal Decreto del 5 luglio scorso (Istituzione della piattaforma unica nazionale informatica dei contrassegni unici), emanato dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili di concerto con i Dicasteri dell’Economia e delle Finanze e dell’Interno.

La Piattaforma unica nazionale informatica del contrassegno unificato disabili europeo si trova nell’Archivio Nazionale dei veicoli tenuto dalla Motorizzazione e dovrebbe sostituire le banche dati dei singoli Comuni.

La versione digitale del CUDE ha il duplice vantaggio di dispensare le persone con disabilità dal dover verificare le modalità di accesso alle ZTL dei Comuni diversi dal proprio in cui intendono recarsi, e di consentire loro di circolare liberamente nel Paesi dell’Unione Europea (mentre prima poteva accadere che alcuni Stati non riconoscessero la validità dei documenti cartacei italiani).

Per ottenere il CUDE digitale, la persona con disabilità deve presentare al proprio Comune di residenza la richiesta del codice univoco associato al CUDE. Questa procedura può essere effettuata anche per via telematica, tramite lo SPID o la carta d’identità digitale. Quindi deve compilare un apposito modulo previsto nel Decreto Ministeriale, indicando, «secondo un criterio di priorità di preferenza, il numero di targa di uno o più veicoli, fino ad un massimo di due», che intende utilizzare per muoversi.

La circostanza che il CUDE sia personale consente alla persona titolare di fruirne su qualsiasi veicolo abbia a disposizione, ma quando viaggia su un veicolo che non aveva registrato, deve comunicarne di volta in volta la targa, inde evitare che le arrivino multe per infrazioni rilevate da sistemi automatici. Ricevuta la richiesta, il Comune inserirà i dati, aggiornando la piattaforma unica. Dal canto suo il CED (Centro Elaborazione Dati) della Motorizzazione genererà il codice univoco e da quel momento il CUDE diventa operativo.

Poiché la piattaforma sarà aggiornata anche con il collegamento automatico tra il CED e l’ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), sarà indubbiamente più difficile commettere abusi come, ad esempio, l’utilizzo del contrassegno di una persona defunta. (Simona Lancioni)

La presente nota è già apparsa nel sito di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa) e viene qui ripresa, con minime modifiche dovute al diverso contenitore, per gentile concessione.

mercoledì 15 settembre 2021

A Roma il corso di golf per non vedenti, la magia va in buca: «Giocando ci sentiamo più forti»

Leggo del 15/09/2021

ROMA. La pallina va in buca e scatta l’applauso. Può sembrare una cosa semplice, invece è un grande risultato. A impugnare il ferro numero 7, infatti, è Alessandro, 15 anni, non vedente. Ma riesce a giocare senza problemi. È il risultato di “Liberi di sbagliare”, corso di golf che accoglie adulti e ragazzi non vedenti facendoli allenare a colpi di swing nei campi del Circolo del Golf Casal Palocco, organizzato con il patrocinio della Federazione Golf Lazio, del Sant’Alessio, istituto per persone con disabilità visiva, e del Rotary club Ostia. Cosa significhi calcare il campo da golf lo spiega bene Aldo, uno dei partecipanti: «Colpire quella pallina è magico dà un senso di libertà grandissima, la disabilità scompare e dimentichi di essere non vedente». Infatti si tratta anche di uno dei pochi momenti in cui i ragazzi si muovono da soli.

Il maestro Riccardo Valeri, ideatore del progetto spiega: «Adottiamo dei dispositivi sonori per individuare la zona dove mandare la pallina, e con l’aiuto di una persona, mettiamo il giocatore davanti alla pallina seguendo il classico movimento dello swing: così piano piano i nostri ragazzi riescono a colpirla». La mascotte del gruppo è Alessandro, 15 anni: «È molto bello giocare a golf, mi dà una sensazione di tranquillità e calma». Anna Licausi, la mamma gli fa eco: «Quando torna a casa è felice, mi dice, mamma ho fatto buca ed è incredibile come riescano a colpire la palla pur non vedendo».

Stefano, uno dei giocatori, racconta: «Per me giocare a golf significa sentirmi vivo e mi fa pensare: vai avanti puoi farcela ancora».

«Ci insegnano a vivere delle emozioni bellissime e ci riempiono il cuore di gioia - sottolinea Pierluigi Iorio, direttore del Circolo del Golf Casal Palocco - durante la lezione imparano, ad esempio, a concentrarsi sul movimento, a immaginare la traiettoria e infine il colpo». «Prima di tutto si divertono e stanno all’aperto e tutto diventa una grande terapia» aggiunge Amedeo Piva, presidente del Sant’Alessio.

Non c’è difficoltà, insomma, che non possa essere superata dall’emozione di calcare il green e colpire l’asta della bandierina della buca. «Lo sport del golf è integrazione e solidarietà, impegnandosi ogni giorno si può raggiungere qualsiasi obiettivo», spiega Mattia Marchetti, presidente del Circolo del Golf Casal Palocco.

I partecipanti al corso di golf hanno anche ricevuto una maglietta a loro dedicata, da parte del Rotary Club Ostia.

di Cristina Montagnaro

Università Italiane: Test di accesso preclusi alle persone con disabilità visiva e non solo…

Giornale UICI del 15/09/2021

“Bisogna ritrovare la forza di indignarci quando la sensibilizzazione e la promozione della consapevolezza dimostrano di essere inutili chimere. Indignarci quindi ed agire di conseguenza in tutte le sedi istituzionali” è il fermo commento di Mario Barbuto, presidente nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, di fronte ad una ennesima situazione discriminante, rilevata dall’UICI e dall’Agenzia Iura, che riguarda in questo caso l’accesso ai corsi universitari. “Non stiamo parlando di un videogame – prosegue Barbuto – È il test che rende possibile iscriversi all’università e provare a costruire un futuro di dignità. Un test che, nonostante decenni di norme e standard nazionali ed internazionali continua a risultare ancora non accessibile”.

Ma veniamo ai fatti che evocano responsabilità di alto livello e su cui già UICI anticipa, solo per iniziare, interrogazioni parlamentari alla Ministra competente (Maria Cristina Messa). Ormai da qualche anno l’accesso a molti corsi universitari è condizionato da test di ingresso. Il sistema prevalente per la propedeutica fornitura di materiali di preparazione, la simulazione di test e poi la sua esecuzione è la Piattaforma SEB (Safe Exam Browser) e poi il Test Online CISIA (TOLC). Il candidato studente si iscrive alla piattaforma, si prepara al test e poi lo esegue (anche da remoto). Sempre che non sia cieco. Infatti, per stessa ammissione di chi di recente ha adottato il sistema, SEB (un browser che si scarica sul proprio PC) e TOLC non sono accessibili, non rispondono cioè agli standard fissati in Italia già nel 2004. Il sistema è gestito e fornito agli atenei italiani dal Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso (CISIA), consorzio senza fini di lucro, formato esclusivamente da Atenei statali. 53 Atenei e le Conferenze di Ingegneria, Architettura e Scienze. Il che riguarda la stragrande maggioranza degli studenti italiani.

Di fronte a questa evidenza – che UICI ha presentato al CISIA e alla Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità – non si sono ottenute risposte circa il motivo della scelta di un sistema realizzato nel mancato rispetto degli standard nazionali ed internazionali di accessibilità. Si è al contrario proposto quello che impropriamente è definito un “accomodamento ragionevole”: consentire al candidato cieco o ipovedente di svolgere la prova su un modulo PDF accessibile appositamente realizzato dal CISIA. Perché un modulo PDF sia accessibile è necessario rispettare alcune regole di base sufficientemente note e consolidate presso i professionisti. Orbene, alla prima prova dei fatti nemmeno il cosiddetto “l’accomodamento ragionevole” ha funzionato. Il 13 settembre u.s. un candidato cieco si è presentato presso una sede dell’Ateneo patavino, per la concordata esecuzione del test su modulo PDF. E questo si è rivelato, agli stessi responsabili dell’Ateneo, inaccessibile per chiunque e quindi la persona non vedente non ha potuto eseguire il test.

“Questo accade oggi nel nostro Paese a distanza di quasi vent’anni dalla Legge sugli standard sull’accessibilità (2004), a dodici dalla ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e mentre la UE continua a ribadire la priorità dell’accessibilità di luoghi e strumenti. Questa vicenda è emblematica e non può finire qui” conclude Barbuto ribadendo:1. che le Leggi dello Stato vanno rispettate sempre e comunque;2. che la nostra associazione e le sue diramazioni tecniche da sempre sono a disposizione e hanno dichiarato la propria disponibilità ad offrire consulenza e assistenza tecnica gratuita.

Università, la denuncia: "Test di accesso preclusi alle persone con disabilità"

Redattore Sociale del 15/09/2021

Barbuto (Uici) segnala l' "ennesima situazione discriminante": "Il test, nonostante decenni di norme e standard nazionali ed internazionali continua a risultare ancora non accessibile". L'associazione annuncia "solo per iniziare, interrogazioni parlamentari".

ROMA. "Bisogna ritrovare la forza di indignarci quando la sensibilizzazione e la promozione della consapevolezza dimostrano di essere inutili chimere. Indignarci quindi ed agire di conseguenza in tutte le sedi istituzionali". È il commento di Mario Barbuto, presidente nazionale dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, che denuncia l' "ennesima situazione discriminante", rilevata dall'Uici e dall'Agenzia Iura nell'accesso ai corsi universitari. Non stiamo parlando di un videogame - prosegue Barbuto - È il test che rende possibile iscriversi all'università e provare a costruire un futuro di dignità. Un test che, nonostante decenni di norme e standard nazionali ed internazionali continua a risultare ancora non accessibile".

L'associazione annuncia "solo per iniziare, interrogazioni parlamentari alla ministra competente (Maria Cristina Messa)" e ricostruisce i fatti.

"Ormai da qualche anno l'accesso a molti corsi universitari è condizionato da test di ingresso. - spiega l'organizzazione - Il sistema prevalente per la propedeutica fornitura di materiali di preparazione, la simulazione di test e poi la sua esecuzione è la Piattaforma Seb (Safe Exam Browser) e poi il Test online cisia (Tolc). Il candidato studente si iscrive alla piattaforma, si prepara al test e poi lo esegue (anche da remoto). Sempre che non sia cieco. Infatti, per stessa ammissione di chi di recente ha adottato il sistema, Seb (un browser che si scarica sul proprio pc) e Tolc non sono accessibili, non rispondono cioè agli standard fissati in Italia già nel 2004. Il sistema è gestito e fornito agli atenei italiani dal Consorzio interuniversitario sistemi integrati per l'accesso (Cisia), consorzio senza fini di lucro, formato esclusivamente da Atenei statali. 53 Atenei e le Conferenze di Ingegneria, Architettura e Scienze. Il che riguarda la stragrande maggioranza degli studenti italiani".

"Di fronte a questa evidenza, che Uici ha presentato al Cisia e alla Conferenza nazionale universitaria dei delegati per la disabilità, - prosegue - non si sono ottenute risposte circa il motivo della scelta di un sistema realizzato nel mancato rispetto degli standard nazionali ed internazionali di accessibilità. Si è al contrario proposto quello che impropriamente è definito un 'accomodamento ragionevole’: consentire al candidato cieco o ipovedente di svolgere la prova su un modulo Pdf accessibile, appositamente realizzato dal Cisia. Perché un modulo Pdf sia accessibile è necessario rispettare alcune regole di base sufficientemente note e consolidate presso i professionisti. Orbene, alla prima prova dei fatti nemmeno il cosiddetto 'accomodamento ragionevole’ ha funzionato".

L'Uici racconta che "il 13 settembre un candidato cieco si è presentato presso una sede dell'Ateneo patavino, per la concordata esecuzione del test su modulo Pdf. E questo si è rivelato, agli stessi responsabili dell'Ateneo, inaccessibile per chiunque e quindi la persona non vedente non ha potuto eseguire il test".

"Questo accade oggi nel nostro paese a distanza di quasi vent'anni dalla Legge sugli standard sull'accessibilità (2004), a dodici dalla ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e mentre la Ue continua a ribadire la priorità dell'accessibilità di luoghi e strumenti. Questa vicenda è emblematica e non può finire qui", conclude Barbuto ribadendo che "le Leggi dello Stato vanno rispettate sempre e comunque" e che l'associazione e le sue diramazioni tecniche "da sempre sono a disposizione e hanno dichiarato la propria disponibilità ad offrire consulenza e assistenza tecnica gratuita".

martedì 14 settembre 2021

Senzaspine, un Don Giovanni senza precedenti

La Repubblica del 14/09/2021

BOLOGNA. Un "Don Giovanni" da ascoltare, ma anche da toccare. L'ultima sfida dell'Orchestra Senzaspine, il collettivo di musicisti guidati da Tommaso Ussardi e Matteo Parmeggiani, è proporre Mozart a chi non può sentirlo e raccontarlo a chi non può vederlo.

La strada verso il Teatro Duse, dove il 5, 6 e 7 novembre è di scena il capolavoro mozartiano, è ancora lunga. E proprio per questo ieri mattina al Mercato Sonato, il quartier generale dell'Orchestra Senzaspine, è cominciata la chiamata a raccolta di numerose realtà associative che macinano sforzi quotidiani per favorire l'inclusività e l'accessibilità culturale a favore di non udenti e non vedenti, dall'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza alla Fondazione Gualandi, dall'Ens ( Ente Nazionale Sordi) a Fiadda Emilia- Romagna ( Associazione per i diritti delle persone sorde). Nel preparare lo spettacolo - che vedrà a sua volta la collaborazione dell'Accademia di Belle Arti per le scene e dell'Antoniano per i costumi - i Senzaspine organizzeranno laboratori sulla percezione per avvicinare alla musica di Mozart chi con i soli sensi non potrebbe arrivarci.

«Si tratta di aiutare a sviluppare sensibilità diverse - spiega Tommaso Ussardi, sul podio dell'Orchestra Senzaspine per questa nuova produzione -. I modi sono i più svariati: attraversando i luoghi del palcoscenico, toccando i tessuti, mostrando gli attrezzi di scena e il dietro le quinte, ma anche organizzando laboratori di canto senza l'uso della voce, guardando i gesti delle mani e i movimenti delle labbra. Queste sono solo alcune delle forme alternative per la decodificazione di linguaggi, spesso inaccessibili. Nel farlo, cercheremo di non essere semplicemente didascalici, ma proveremo a restituire il significato più profondo dell'opera».

Anche il libretto del Don Giovanni sarà pensato per essere usufruito da tutti, con una storia illustrata e semplificata della trama accanto alla traduzione in caratteri braille. E per i non udenti ci sarà la possibilità di accedere a una descrizione audio e video nella lingua dei segni tramite un Qr Code inserito nel libretto.

L'opera sarà preceduta da una tre giorni di musica al Giardino Parker Lennon (via del Lavoro, dal 17 al 19 settembre), con spettacoli di circo, danza, teatro e hip hop, commistioni di generi e linguaggi ibridi accessibili anche alle persone con disabilità sensoriali. «L'abbiamo chiamata Mozart Fest ispirandoci al nome Wolf-Gang: ci piace giocare con immaginari opposti, tra musica classica e cultura popolare» . Nessuna sorpresa, quindi, se si vedranno show di free style a suon d'orchestra o lezioni di break dance e street art a tema mozartiano. Il catalogo è ancora tutto da scrivere. (lu.bac.)

I deficit della vista aumentano il rischio di demenza

La Repubblica del 14/09/2021

Cataratta, maculopatie e retinopatia diabetica (ma non il glaucoma) sono correlate ad un aumento del rischio di demenza così come alcune patologie sistemiche tra cui infarto e depressione.

Se la vista inizia a dare problemi attenzione al cervello: potrebbe essere uno dei primi segni di demenza e - se si riducono gli stimoli sensoriali visivi - la sua progressione aumenta. A suggerirlo sono alcuni studi dai quali emerge un legame tra alcune delle patologie oculari più diffuse - come degenerazione maculare senile, cataratta, malattie oculari legate al diabete e glaucoma - e deterioramento cognitivo. L'incidenza di queste condizioni oftalmiche aumenta con l'età, così come l'incidenza di condizioni sistematiche come diabete, ipertensione, malattie cardiache, depressione e ictus, che sono fattori di rischio accettati per la demenza. Lo rivela un lavoro pubblicato sul British Journal of Ophthalmology e condotto da Xianwen Shang, della Guangdong Academy of Medical Sciences, Guangzhou in Cina.

Con la retinopatia diabetica rischio del 61%

Gli esperti hanno considerato un campione di 12.364 adulti di 55-73 anni arruolati nello studio britannico Biobanca. I partecipanti sono stati monitorati tra 2006 e 2010, fino al 2021. Durante tutto il periodo sono stati registrati 2.304 casi di demenza. È emerso che rispetto alle persone senza patologie visive all'inizio dello studio, il rischio di ammalarsi di demenza è del 26% maggiore per coloro che soffrono di degenerazione maculare, 11% maggiore per quelli che hanno la cataratta, il 61% maggiore per quelli che soffrono di retinopatia diabetica. Il glaucoma, invece, non è risultato associato ad un aumento del rischio di malattia di Alzheimer, ma ad un rischio maggiore di demenza vascolare.

Le altre patologie

All'inizio dello studio, ai partecipanti è stato chiesto anche se avessero mai avuto infarto, angina, ictus, ipertensione o diabete, e sono stati valutati per verificare se soffrissero di depressione. Al termine dello studio, gli esperti hanno potuto osservare che il rischio di demenza cresce ulteriormente se le persone soffrono anche di malattie quali diabete, problemi cardiovascolari e depressione. Soffrire di una di queste patologie e anche di un problema oftalmico aumentava ulteriormente il rischio di demenza che risultava ancora maggiore quando si verificava una malattia oculare correlata al diabete insieme ad una condizione sistemica. Inoltre, il rischio di demenza risultava maggiore tra gli individui con più condizioni oftalmiche.

I limiti dello studio

Trattandosi di uno studio osservazionale, non si può stabilire una relazione di causa/effetto, e gli autori evidenziano anche diversi potenziali limiti, principalmente legati all'acquisizione dei dati. Le condizioni oftalmiche, infatti, sono state definite sulla base dei dati auto-riferiti e dei registri dei pazienti ricoverati. Ciò significa che potrebbe trattarsi di una sottostima, che le cartelle cliniche e i registri dei decessi potrebbero non aver individuato tutti i casi di demenza e che alcune casi di declino cognitivo documentati durante il follow-up potrebbero essersi verificati prima delle malattie oculari. “Resta il fatto - concludono i ricercatori - che degenerazione maculare senile, cataratta e malattie oculari legate al diabete, ma non il glaucoma, sono associate ad un aumentato rischio di demenza”.

di Irma D'Aria

lunedì 13 settembre 2021

La Regione Lombardia modifica le Linee Guida sul trasporto a scuola.

Superando del 13/09/2021

«La Regione Lombardia potrà riconoscere un rimborso straordinario della spesa di trasporto da casa a scuola e viceversa, nel caso in cui questa sia sostenuta dalla famiglia»: lo ha stabilito una Deliberazione della Giunta Regionale Lombarda, adottata dopo un’istanza posta dalla Federazione LEDHA, adeguando in tal modo le Linee Guida Regionali del 2017 sul trasporto scolastico degli studenti con disabilità, dopo che il Tribunale di Milano aveva condannato il Comune di Milano e la stessa Regione Lombardia per discriminazione in riferimento al trasporto scolastico di una ragazza con disabilità.

Come avevamo riferito all’inizio di luglio, la LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) aveva inviato una lettera agli Assessori di competenza della propria Regione, per chiedere di integrare le Linee Guida Regionali del 2017 relative al trasporto scolastico degli studenti con disabilità, garantendo il loro diritto all’inclusione scolastica e specificando che alle famiglie si sarebbero dovute rimborsare integralmente le spese sostenute per il trasporto stesso, come stabilito dall’Ordinanza prodotta il 3 giugno dalla Prima Sezione Civile del Tribunale di Milano (anche di essa si legga sulle nostre pagine), che aveva portato alla condanna del Comune di Milano e della Regione Lombardia per discriminazione in riferimento al trasporto scolastico di una ragazza con disabilità.

Ebbene, tramite la Deliberazione della Giunta Regionale Lombarda XI/5139, approvata il 2 agosto scorso, è arrivata appunto, come richiesto dalla LEDHA, l’integrazione a quelle Linee Guida.

Come spiegano dalla Federazione lombarda, «tale Deliberazione prevede che, al fine di garantire un’inclusione scolastica “priva di ogni onere aggiuntivo per le famiglie”, la Regione Lombardia potrà riconoscere un rimborso straordinario della spesa di trasporto da casa a scuola e viceversa, nel caso in cui questa sia sostenuta dalla famiglia. Il Comune competente potrà richiedere questo contributo straordinario in fase di rendicontazione, motivando adeguatamente la richiesta».

«Oltre all’assenza di autonomia dello studente e al possesso di diagnosi funzionale – si legge ancora nella Delibera -, nella quale sia esplicitata la necessità di trasporto, occorre documentare: le ragioni per cui è la famiglia a sostenere la gestione e il costo del servizio; l’esito dell’espletamento di procedure concorsuali per l’aggiudicazione del servizio, nel rispetto dei princìpi di efficacia, efficienza ed economicità; l’impossibilità da parte del Comune di individuare soluzioni alternative per la gestione del servizio».

E infine, «il rimborso straordinario riconosciuto da Regione Lombardia al Comune “potrà equivalere a una quota supplementare del 50% rispetto a quanto spettante” e già previsto dalle precedenti linee guida con la DGR 3163/2020». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).

«Bastoni intelligenti» e radiofari per non vedenti

Corriere della Sera del 13/09/2021

Letismart è un sistema innovativo che permette alle persone con disabilità visiva di orientarsi e interagire con l'ambiente urbano muovendosi in autonomia. A Mantova sono stati installati i primi 16 radiofari che «dialogano» con i bastoni bianchi utilizzati dalle persone non vedenti, dotati di dispositivi tecnologici (microchip di appena 8 grammi) che si attivano in corrispondenza delle antenne segnalando dove ci si trova e in quale direzione andare per raggiungere la destinazione desiderata. I radiofari sono stati posizionati vicino all'entrata dell'ospedale vecchio e lungo il tragitto che porta in centro storico, all'ingresso della sede dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (Uici), all'entrata dell'ufficio postale in piazza Martiri di Belfiore, del municipio in via Roma e dell'infopoint turistico in piazza Mantegna. Quando si arriva a una ventina di metri dall'antenna, il «bastone intelligente» vibra e, attraverso un altoparlante, emette un messaggio vocale per avvisare la persona non vedente che sta per arrivare in un determinato luogo. A questo punto è possibile prenotarsi premendo un pulsante sull'impugnatura del bastone per attivare il radiofaro e produrre impulsi sonori che consentono alla persona di arrivare a destinazione. Il progetto Letismart è nato da un'idea di Marino Attini, dirigente nazionale Uici. Il dispositivo, sperimentato per la prima volta a Trieste e in Friuli Venezia Giulia sui semafori e sui mezzi pubblici, a Mantova questo sistema è stato implementato dall'assessorato comunale ai Lavori pubblici. Ogni dispositivo costa circa 700 euro.

di Giovanni Vigna

sabato 11 settembre 2021

Madre Czacka, l'aristocratica cieca che dedicò la vita ai non vedenti

Avvenire del 11/09/2021

UCRAINA. La straordinaria vita di madre Elzbieta (al secolo Róza) Czacka, fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Ancelle della Croce - o Francescane Ancelle della Croce di Laski - inizia il 22 ottobre 1876 a Biala Cerkiew, negli ex territori orientali della Repubblica di Polonia, oggi in Ucraina. Nata in una famiglia aristocratica, riceve un'educazione domestica all'altezza del suo censo, con un'adolescenza segnata però da una brutta caduta da cavallo che indebolisce pericolosamente la sua vista. Ed essa scompare del tutto quando Róza ha solo 22 anni. Il mondo per lei all'improvviso diventa buio e avrebbe potuto diventarlo anche il suo cuore se la fede non fosse rimasta accesa come una lampada interiore. Seguendo anche la parola ispirata del suo medico oculista, Róza decide di dedicare le sue energie a migliorare il destino dei ciechi in Polonia, dei quali allora nessuno si prendeva realmente cura. Impara così l'alfabeto Braille e soprattutto a muoversi in un "mondo nuovo" in relativa autonomia. Si reca in centri per non vedenti in Svizzera, Austria, Germania e Francia. Nel 1908 apre a Varsavia i primi istituti dedicati e nel 1910 fonda la Società per la Tutela dei Ciechi. Negli stessi anni matura in lei anche il desiderio di consacrarsi a Dio e di fondare di una comunità religiosa per il servizio dei ciechi. La Congregazione delle Suore Francescane Ancelle della Croce viene costituita a Varsavia il 1° dicembre 1918 fra lo scetticismo di molti ma con il sostegno convinto dell'arcivescovo di Varsavia Aleksander Kakowski e con la stima per la fondatrice da parte del nunzio apostolico Achille Ratti, poi papa Pio XI. Nel 1921 la Società per la Tutela dei Ciechi trasferisce le sue attività nel villaggio di Laski, vicino a Varsavia, facendolo diventare un punto di riferimento nel settore in tutta l'Europa centrale. Un ruolo importante nel plasmare la spiritualità di quel luogo lo ricopre padre Wladyslaw Kornilowicz (1884-1946), uno dei pionieri del rinnovamento liturgico in Polonia, impegnato anche nel dialogo il mondo accademico di Varsavia. Costui diventa il direttore spirituale della congregazione e dei collaboratori laici, orientando madre Czacka a offrire la sua vita in espiazione non solo per i ciechi in senso fisico ma anche per quelli in senso spirituale. L'atmosfera che si crea a Laski, con una casa per ritiri ancora esistente, attrae importanti artisti come Zbigniew Herbert, Antoni Slonimski, Zygmunt Kubiak e Jerzy Liebert. Vi fanno visita filosofi e teologi come Jacques Maritain e il futuro cardinale Charles Journet. Nel 1926 madre Czacka incontra a Laski anche un giovane sacerdote, Stefan Wyszynski, portato lì dal suo padre spirituale. Tra i due si crea un forte legame spirituale e una collaborazione che si intensifica durante la guerra.

Nel 1948 madre Czacka viene colpita da un ictus, non sarà l'ultimo, e nel 1950 si dimette dall'incarico di superiora generale. Gli ultimi 10 anni sono segnati dalla sofferenza. Muore il 15 maggio 1961.

La guarigione miracolosa che ora la porta sugli altari riguarda una bambina rimasta vittima di un gravissimo incidente il 29 agosto 2010. Le ferite alla testa riportate erano tali che i medici prevedevano danni permanenti se anche la piccola non fosse morta. La famiglia, la parrocchia e le Francescane Serve della Croce pregarono madre Czacka, per la sua intercessione. Il 13 settembre 2010 la bambina iniziò improvvisamente a riprendersi e oggi è completamente sana.

(Red.Cath.)

Ma il Leone delle emozioni va già a "Il Cieco che non voleva vedere Titanic"

L’Huffington Post del 11/09/2021

VENEZIA. Quando cala il sipario su un Festival capita sempre di fare un proprio bilancio privato di emozioni. I film a volte li dimentichi, le emozioni restano. Le mie emozioni più forti sono legate a un piccolo film finlandese che molti qui si sono persi perché confinato in una sottosezione (Orizzonti Extra), ma che si può trovare in sala e in streaming - su IWONDERFULL.IT- dal 14 settembre.

“Il cieco che non voleva vedere Titanic” (The Blind Man Who Did Not Want To See Titanic), del pluripremiato Teemu Nikki, dura appena 81 minuti. Abbastanza per farti scoprire quanta ironia, intelligenza, tenerezza e sorpresa può riservarti l’esistenza vista da un appassionato di cinema che la sclerosi multipla ha condannato alla cecità e alla sedia a rotelle.

Titoli di testa in Braille, per raccontarci le giornate di Jaakko (Petri Poikolainen), che tra esilaranti battute sull’universo del cinema conosciuto e chiacchierate al telefono con Sirpa - una girl friend che non ha mai potuto incontrare - riesce comunque ad affrontare la vita con ottimismo. E può ballare con Sirpa : basta mettere un disco. Può accarezzarla a distanza, sognare di lei.

Jaakko tra le montagne di DVD della sua vita di prima ha anche una copia di “Titanic”, ma ancora incellofanata : ama solo il Cameron pre-incassi faraonici. E noi guardiamo il mondo attraverso i suoi occhi : è un mondo sfocato, di luce, di ombre e di voci.

La grande avventura di Jaakko sarà intraprendere l’impossibile viaggio per incontrare l’amata lontana, avvilita dalla sua malattia terminale : taxi, tre ore di treno, di nuovo taxi. E tutto da solo. Sarà come vivere in prima persona uno dei suoi action movie del cuore (John Carpenter è la sua vera icona), con tanto di pessimo incontro con due mascalzoni. Ma se scommetti sull’aiuto del prossimo tuo rendi il mondo migliore.

Perdonate lo spoiler, ma un cartello finale ti stritola il cuore : il fantastico attore del film è realmente affetto da sclerosi multipla, cieco e in carrozzella. Non è stato però il ricatto emotivo a scatenare qui al Lido una standing ovation da record in sala (vera però, non come quelle cronometrate dalle grandi etichette munite di clacque). È il sorriso che questo film ti regala.

Nota di biasimo per la civiltà di Venezia : incontrando la stampa per le interviste, Petri Poikolainen doveva servirsi del bagno. Non esisteva un bagno per disabili nel raggio di un chilometro. Meno tappeti rossi, per favore, e più attenzione alle cose che contano.

di Teresa Marchesi, Critica cinematografica e regista

venerdì 10 settembre 2021

Una buona prassi per comunicare l’arte a tutti in modo semplice e inclusivo

Superando del 10/09/2021

«Questi dieci supporti sono in grado di comunicare l’opera d’arte in modo semplice e inclusivo, rivolgendosi a un pubblico il più ampio possibile, per età e abilità, con una particolare attenzione alle persone con difficoltà sensoriali»: vengono presentate così le dieci schede multisensoriali presentate dalla GAM di Torino (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea) e realizzate anche in collaborazione con alcune Associazioni, che d’ora in poi renderanno sempre più inclusiva questa pinacoteca.

TORINO. Come abbiamo segnalato nei giorni scorsi, d’ora in poi il percorso del Novecento visitabile alla GAM di Torino (Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea) sarà ancora più inclusivo, grazie alle dieci schede multisensoriali che proprio questa mattina, 10 settembre, sono state pubblicamente presentate nel corso di una conferenza stampa.

L’iniziativa è stata finanziata dalla Fondazione CRT (Cassa di Risparmio di Torino), nell’àmbito del bando Esponente, che sostiene le attività espositive e di riordino delle collezioni dei musei che tengano conto di una maggiore fruibilità da parte del pubblico, soprattutto dei giovani, e che pongano un’attenzione particolare allo sviluppo di strumenti operativi per favorire l’accessibilità alla cultura di persone con disabilità e con bisogni speciali. Dal canto suo, il Dipartimento Educazione della GAM, da sempre attivo nel garantire l’accessibilità all’arte e nel proporre progetti per l’inclusione sociale, ha partecipato a quel bando ed è stato appunto selezionato con questo progetto, denominato GAM for ALL.

La realizzazione, infine, è stata attuata con la collaborazione dell’Associazione Tactile Vision, dell’Istituto dei Sordi di Torino e dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), nel quadro del progetto itinerante Operatori museali e disabilità, sostenuto e ideato anch’esso dalla Fondazione CRT con la Fondazione Paideia, allo scopo di formare agli operatori del GAM stesso nel condurre un’iniziativa che migliorasse e aumentasse l’accessibilità, tentando in qualche misura di “annullare” qualsiasi tipo di disabilità.

Vediamo nel dettaglio, insieme al Dipartimento Educazione della GAM, in cosa consistono esattamente le schede multisensoriali realizzate.

«GAM for ALL – viene spiegato – ha impegnato il nostro Dipartimento, insieme al Direttore e agli esperti del settore dell’accessibilità, nell’identificazione di otto opere pittoriche della collezione che potessero essere fruibili da tutti, con una particolare attenzione alle persone con difficoltà sensoriali (ciechi, ipovedenti, sordi, ipoacusici). Altre due schede raccontano invece il progetto, l’allestimento del Novecento e la storia della GAM. È stato necessario, a tal proposito, un lungo lavoro di stesura e traduzione di testi con caratteristiche specifiche di alta leggibilità, registrazione di audiodescrizioni in italiano e inglese, riprese video con traduzioni in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e realizzazione di immagini in rilievo».

A proposito delle collaborazioni con le Associazioni sopra citate, «le traduzioni in LIS – viene sottolineato – sono state realizzate da insegnanti sordi dell’Istituto: non si tratta quindi di una trasposizione dall’italiano al LIS, ma di una descrizione che segue le regole grammaticali e le tempistiche della Lingua dei Segni perché realizzate appunto da persone “madrelingua”. Inoltre, l’apporto e la collaborazione con Tactile Vision e con alcuni soci dell’UICI ha permesso di verificare la qualità e la comprensione tattile delle immagini e, sul piano linguistico, la validità dei testi che guidano l’esplorazione. Attraverso accorgimenti di natura multimediale e multisensoriale, quindi, questi dieci supporti sono in grado di comunicare l’opera d’arte in modo semplice e inclusivo, rivolgendosi a un pubblico il più ampio possibile, per età e abilità, con una particolare attenzione alle persone con difficoltà sensoriali».

«Il nostro Dipartimento – si aggiunge ancora – propone quotidianamente attività rivolte a diverse tipologie di disabilità, fisiche e cognitive e tuttavia il tema dell’accessibilità è un argomento più complesso, che comprende ad esempio anche l’agevolazione sul prezzo del biglietto, per consentire a tutta la cittadinanza di accedere al museo, e per favorire una cultura di inclusione e accoglienza. Queste stesse schede, infatti, sono a disposizione di tutto il pubblico, a uso gratuito, e si possono utilizzare in completa autonomia con il solo ausilio di un comune cellulare».

«I musei – è la conclusione – sono sempre più chiamati a immaginare metodi e azioni efficaci per arricchire la qualità dei servizi a favore di tutti i pubblici. Questo progetto, realizzato anche grazie al supporto delle nuove tecnologie, non è che un altro piccolo tassello per raggiungere grandi obiettivi». (S.B.)

Le dieci schede multisensoriali realizzate alla GAM di Torino

In formato A3, in materiale leggero e agili da consultare, esse contengono:

- Immagine visiva ad alta qualità dell’opera selezionata a colori (o di mappe se si parla della struttura museale).

- Immagine dell’opera in rilievo, realizzata con una resina trasparente, per agevolare l’esperienza tattile delle persone ipovedenti e cieche.

- Testo ad alta leggibilità (sia per il carattere e il font utilizzato sia per il lessico semplificato ed essenziale), contenente informazioni sull’opera o sul museo.

- Titoli e autori tradotti in Braille.

- QR code o NFC (sensori di prossimità Near Field Communication), per accedere a contenuti di audiodescrizione per persone non vedenti o per chiunque sia agevolato all’ascolto di un audio piuttosto che alla lettura di un testo, in italiano e inglese.

- QR code o NCF per accedere al video descrittivo in LIS (Lingua dei Segni Italiana).

Il tempo di analisi di un’opera dura tra i cinque e i sette minuti e le dieci schede sono collocate in appositi contenitori ad altezza agevole, posizionati nelle sale della collezione permanente del Novecento accanto all’opera esposta.

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it (Daniela Matteu).

giovedì 9 settembre 2021

Per un rientro a scuola in sicurezza e rispettando i diritti di tutti e tutte

Superando del 09/09/2021

Alcune richieste sono state avanzate dal Gruppo Scuola della Federazione lombarda LEDHA al Tavolo di Lavoro permanente per l’emergenza Covid del proprio Ufficio Scolastico Regionale, per garantire a tutti gli alunni e le alunne, con e senza disabilità, un rientro a scuola in condizioni di sicurezza e rispettoso dei diritti di tutti. Tra le varie istanze anche quella riguardante la necessità di verificare una situazione lamentata da molte famiglie, ovvero la mancata convocazione dei GLO (Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione), che avrebbero dovuto svolgersi entro fine giugno.

Una serie di richieste sono state avanzate dal Gruppo Scuola della LEDHA (la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), al Tavolo di Lavoro permanente per l’emergenza Covid dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, per garantire a tutti gli alunni e le alunne, con e senza disabilità, un rientro a scuola in condizioni di sicurezza e rispettoso dei diritti di tutti.

La prima richiesta riguarda la necessità di verificare l’adozione da parte di tutte le istituzioni scolastiche paritarie e non paritarie – compresi i CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti) e i servizi educativi 0-3 anni – di tutte le misure indicate dalla normativa nazionale per la prevenzione del contagio e la ripresa delle attività educative e didattiche in presenza e in sicurezza, tra cui l’obbligo di possesso e dovere di esibizione del Green Pass, rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, nonché l’utilizzo della mascherina.

Il Gruppo Scuola della LEDHA ha chiesto inoltre che ogni dirigente comunichi, ad esempio tramite una Circolare indirizzata a tutte le famiglie, di avere verificato il possesso e l’esibizione del Green Pass da parte del personale scolastico.

Sempre rispetto al Green Pass, è stata espressa l’istanza che venga fatta chiarezza sull’obbligatorietà o meno di questo certificato anche per gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, «in analogia con il personale educativo dei nidi», alla luce dei pareri negativi espressi in merito da rappresentanti sindacali ed esperti.

Infine, nell’ipotesi che sia necessario sospendere di nuovo l’attività scolastica in presenza, facendo ricorso alla didattica digitale integrata, il Gruppo Scuola della LEDHA ha chiesto che gli alunni e le alunne con disabilità continuino a frequentare le lezioni in presenza «in situazioni di reale inclusione, affiancati da compagni non disabili, appartenenti alla stessa classe o alla stessa sezione, coinvolti a rotazione».

Sempre per quanto riguarda gli alunni e gli studenti con disabilità, la richiesta all’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia è di svolgere una rilevazione in merito a una situazione lamentata da molti genitori, ovvero la mancata convocazione dei GLO (Gruppi di Lavoro Operativi per l’Inclusione), prescritti per legge, che avrebbe dovuto svolgersi entro fine giugno.

«Il GLO – viene sottolineato infatti – rappresenta un momento importante del percorso scolastico degli alunni e delle alunne con disabilità, in cui viene redatto il PEI provvisorio (Piano Educativo Individualizzato) per gli alunni e le alunne di nuova certificazione e in cui si svolge la verifica finale dei PEI degli alunni e delle alunne già certificati».

«È diritto della famiglia partecipare a tale incontri – concludono dal Gruppo Scuola della LEDHA – e se il GLO non è stato convocato, è pure diritto delle famiglie chiedere alla scuola il rilascio di un documento ufficiale che attesti quante ore di sostegno didattico e/o di assistenza per l’autonomia e la comunicazione sono state richieste dal Dirigente Scolastico per il figlio/figlia e se è stata segnalata anche la necessità del trasporto e dell’assistente igienico/personale. Oltre poi alla richiesta di tale documento, la famiglia può chiedere che venga convocato con urgenza il GLO, per stabilire gli obiettivi per l’anno scolastico 2021-2022 e le conseguenti integrazioni di richieste di sostegno. In ogni caso, entro il 31 ottobre prossimo dovrà essere approvato il PEI definitivo». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).

I disegni tattili di Tizio Tiziano: «Così ho ritrovato la mia arte oltre la cecità»

InVisibili Blog del 09/09/2021

Rendere i disegni tattili, dare sostanza a forme e immaginazione. Anche questa è inclusione: riuscire a “mostrare” alle persone cieche l’arte, rendere accessibili le opere. E quando l’idea arriva da un artista che grazie alla tattilità dei disegni ha ricostruito la propria vita da artista è ancora più significativa.

Il suo nome in arte è Tizio Tiziano e il suo è stato per molti anni un percorso artistico da vedente. Poi una retinite pigmentosa, malattia degenerativa della retina, lo ha reso quasi cieco. L’arte è sempre stata al centro della sua vita, divisa tra graffiti e tele. Ha collaborato con alcune etichette indipendenti. Nel corso degli anni la vista è peggiorata. E lui ha gradualmente abbandonato il disegno. «Il problema non è stato solo la difficoltà nel continuare a disegnare. Un disegnatore prende spunto dal proprio contesto: ogni giorno siamo bombardati dalle immagini che stimolano la nostra fantasia. Non riuscire più a vedere rappresenta per questo un ostacolo alla creatività» spiega l’artista. All’arte però, Tizio Tiziano non ha mai rinunciato. Ha quindi ricominciato gli studi, dedicandosi stavolta alla musica e al contrabbasso. La passione per le arti è così diventata musica mentre il disegno sembrava non potesse più far parte della sua vita.

Nel 2018 la svolta. «Mi è stato chiesto di collaborare ad un progetto collettivo, un racconto con disegni» spiega. Da lì l’idea: provare a riprodurre le immagini con del cartoncino. Ne sono nati dei disegni a collage, quasi tridimensionali, che possono essere toccati. Per crearli l’artista segue le forme con le mani, trovando nel tatto il metodo di espressione più adatto ad esprimere la propria creatività. Le cromie sono basilari, i colori molto accesi.

Da allora Tizio Tiziano non ha più smesso di raccontare le sue storie, con testi, musica e collage. Nei giorni 11 e 12 settembre al Festival delle Abilità sarà in mostra con una nuova novella dal titolo “La gatta che credeva di avere le ali”. «Ciò che conta per me è trovare il modo di far bene quello che ci piace, dare sempre il meglio di noi» afferma l’artista.

«Il bello dell’arte è che riesce ad aprire le menti e i cuori di chi ne fruisce. Siamo tutti un po’ diversi senza esserlo realmente, artisti con e senza disabilità. L’arte non ha limiti o confini, gli ostacoli sono solo quelli che ci poniamo noi e che solo noi possiamo imparare a superare».

di Giulia Polito

mercoledì 8 settembre 2021

Disabilità, al via tavolo di confronto Inps-Associazioni

Il Messaggero del 08/09/2021

Al via ieri, martedì 7 settembre, l'istituzione del Tavolo di confronto sulla disabilità tra l'Inps e le associazioni di categoria rappresentative delle persone con disabilità: l'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili (ANMIC), l'Ente Nazionale Sordi ONLUS APS (ENS), l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti - ONLUS APS (UICI) e l'Associazione Nazionale Famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale - Anffas Onlus (ANFFAS).

In un incontro alla presenza del presidente dell'Istituto Pasquale Tridico, del Direttore Generale Gabriella di Michele e dei vertici delle associazioni - chiarisce una nota - è stato firmato il documento che formalizza la collaborazione strutturata tra le parti con l'obiettivo di rendere sistematico il confronto sulle questioni riguardanti la disabilità, per il miglioramento dei servizi e delle prestazioni resi dall'Istituto in materia di invalidità civile, sordità, sordocecità e cecità civile, handicap, disabilità in età evolutiva ai fini scolastici e disabilità ai fini lavorativi, nonché assistenza e previdenza in favore delle persone con disabilità.

Le riunioni, convocate dalla Direzione inclusione sociale e invalidità civile dell'Inps, avverranno con cadenza bimestrale ponendo in discussione per la riunione gli argomenti definiti, tenendo conto delle richieste dei componenti.

Il tavolo - prosegue la nota - "istituzionalizza l'impegno per aumentare ulteriormente il coordinamento con le associazioni rappresentative, oltre ad accogliere concretamente la raccomandazione della Commissione europea, che raccomanda alle istituzioni dell'UE di includere le questioni relative alla disabilità nelle loro politiche e azioni e di promuove il coinvolgimento e la consultazione delle persone con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative. Già nei mesi scorsi si sono svolte riunioni di allineamento e condivisione di confronto costruttivo sui temi".

"Questa collaborazione conferma il proficuo dialogo già esistente con il mondo delle associazioni della disabilità - ha detto il Presidente Pasquale Tridico - e ribadisce il ruolo di servizio pubblico dell'Istituto, in particolare a supporto dei cittadini più fragili. La semplificazione, l'adozione di procedure, strumenti e mezzi che permettano un migliore accesso alle prestazioni sono l'obiettivo che perseguiamo e che sarà reso più efficace attraverso il costante confronto con le associazioni".

Il primo presidente non vedente alla Fondazione Casa del Cieco di Civate

Superando del 08/09/2021

Intervista di Patrizia Zucchi a Franco Lisi

È Franco Lisi, che è anche direttore scientifico della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano e curatore della nota mostra “Dialogo nel buio”, oltreché “firma” del nostro stesso giornale. «Credo molto – sottolinea tra l’altro in questa intervista – nell’introduzione delle tecnologie, che siano anche tecnologie comuni, semplici, che possono però restituire un’impagabile autonomia alle persone, anzitutto cieche, ma anche semplicemente anziane. Un ambiente adeguato alle persone con disabilità, del resto, è un ambiente confortevole per tutti».

58 anni, sposato, una figlia, Franco Lisi di Valmadrera (Lecco) è il primo non vedente a presiedere la Fondazione Casa del Cieco di Civate (Lecco).

Qual è il suo programma?

«I ciechi, prima: questo è scritto nello statuto e, con me, sicuramente accadrà nei fatti. Lavorerò con il Consiglio di Amministrazione e il Direttore, affinché venga rafforzata la specificità di questa struttura, che è un gioiello, parzialmente collocata in luoghi che risalgono al IX secolo, inoltre in un contesto ambientale straordinario, dove l’ospite può mantenere un’autonomia impensabile in città e vivere il paese, spostarsi nella natura, fino a San Pietro al Monte».

Pur non vedendo?

«Beh, personalmente ho girato queste montagne tutte, ho persino guidato la Vespa! Sono cieco dall’asilo e, come si usava negli Anni Settanta, ho frequentato scuole inizialmente speciali, ma poi ho fatto il liceo classico a Lecco, quindi ho conseguito il diploma di programmatore a Bologna e poi due lauree, in Sociologia e in Scienze Politiche, quest’ultima a Urbino; muoversi è una sfida che il cieco supera con molteplici strumenti. Bisogna renderli alla portata di tutti, anzitutto dei più fragili: dunque, anche degli anziani».

Lei, per altro, è già direttore scientifico della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano: manterrà questo ruolo?

«Sì. So che a Civate avrò tutto l’appoggio per poterlo fare. A Milano curo anche attività come la mostra Dialogo nel buio, che ha avvicinato milioni di persone vedenti, al mondo dei non vedenti. Verso questi ultimi, la sfida è diffondere la cultura dell’accessibilità in tutti gli àmbiti. Il mio percorso mi ha portato, dai limiti della disabilità, a essere ciò che sono e, ora, a restituire agli altri un po’ di quanto ho imparato, attraverso le sfide, appunto, di una realtà in trasformazione».

L’ultima di queste trasformazioni è la pandemia, che ha avuto un enorme impatto sulle strutture residenziali. A Civate, come va?

«Sui 95 posti, a causa delle limitazioni nei nuovi inserimenti, siamo scesi fino a 70 ospiti soltanto, mentre 88 è la linea di galleggiamento per non andare in rosso. Dunque, la Casa del Cieco, seppur gestita benissimo, a causa del Covid ha accumulato 300.000 euro di disavanzo. Ora, con la bussola dei conti in ordine e della caratterizzazione forte, bisogna andare verso un cambio di passo».

Perché i due aspetti sono collegati?

«Monsignor Edoardo Gilardi ha fondato una Casa del Cieco in anni in cui il tema era l’assistenza ai disabili adulti, ma non è che i ciechi ora non ci siano più: la struttura di Civate non deve perdere, ma anzi accentuare la specificità sulla disabilità visiva e farsi conoscere per questo, presentandosi a tutti i livelli, dalle Istituzioni, alla Federazione Ciechi, ai bandi per finanziamenti, ai quali può ambire proprio in quanto RSA [Residenza Sanitaria Assistita, N.d.R.] con una vocazione precisa».

Le risorse, che finalità avranno?

«Il circolo dev’essere virtuoso: investimenti creano migliorie, che attraggono utenti. Si va, banalmente, dal rifacimento del tetto all’introduzione di tecnologie, in cui credo molto: non pensiamo a computer complicati, che poi gli anziani non usano; immaginiamo, invece, di dotare la Casa del Cieco di una domotica semplice, tipo Alexa, attraverso cui il cieco possa ottenere le prestazioni più diverse (dall’accendere la luce, all’ascoltare la musica) o programmi come Audible, per la lettura, eccetera. Sono tecnologie comuni, che restituiscono però un’impagabile autonomia alla persona, anzitutto cieca, ma anche semplicemente anziana. Un ambiente adeguato alle persone con disabilità, del resto, è un ambiente confortevole per tutti».

Ma la tecnologia risolve ogni cosa?

«Certamente no. Per fare la differenza serve anche la formazione. Non ci si improvvisa, nel rapporto col disabile, nemmeno se già si è infermieri o operatori: col Consiglio di Amministrazione (in cui rientrano anche Diocesi, Unione Regionale Ciechi e Ipovedenti e Movimento Apostolico Ciechi) e il Direttore, lavoreremo affinché il capitolato non deresponsabilizzi rispetto ai fini statutari, ma anzi: per il personale della cooperativa che garantisce i diversi servizi dovrà essere sempre prevista la formazione specifica per il deficit visivo».

Cosa cambierà, dunque?

«La priorità è far sentire il cieco una persona, poi queste attenzioni creano un valore aggiunto a quello che già è, di per sé, un gioiello e rendono la RSA attrattiva, per avere nuovi ospiti, donazioni e altri finanziamenti».

E il rapporto col territorio?

«Non vogliamo una Casa del Cieco chiusa, bensì fare rete: con le altre RSA, con servizi che possiamo esportare al territorio (come l’assistenza domiciliare, e altri) e con ciò che ci può provenire da esso: intendiamo aprirci alle relazioni, alle collaborazioni, agli oratori, alle scuole».

Il presente servizio è già apparso sulla testata «La Provincia di Lecco» e viene qui ripreso, con minimi riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.

lunedì 6 settembre 2021

Non vedenti, un bastone «parlante» e un microchip per muoversi in autonomia

Corriere della Sera del 06/09/2021

Il dispositivo è stato ideato dal triestino Marino Attini. Un microchip permette di dialogare con l’ambiente. Intercetta dei segnalatori dislocati ad hoc sul territorio.

La tecnologia a supporto dell’indipendenza dei non vedenti. È questa l’idea alla base di LETIsmart, dispositivo applicato al tradizionale bastone bianco per ciechi che permetterà ai disabili visivi di orientarsi e interagire con l’ambiente urbano muovendosi in autonomia: «L’innovazione tecnologica può migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità visiva, ma non si tratta di spazzare quanto acquisito fino ad oggi. Non bisogna mitizzarla ricordando sempre che continuerà ad essere affiancata da soluzioni tradizionali come il bastone bianco, il cane guida e il metodo Braille per l’istruzione e la lettura, che restano insostituibili. Il bastone, però, può essere implementato con un aiuto digitale che fornisce informazioni preziose come lo stato dei semafori, il numero autobus in arrivo, i binari del treno e altro», spiega Mario Barbuto, presidente nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. A fare da apripista nazionale è stata la città di Trieste, dove il dispositivo è stato anche ideato e sviluppato e da cui prende il via il percorso di implementazione su scala nazionale.

L’Uici ha assunto LETIsmart come standard di riferimento nazionale sottoscrivendo un accordo di compartecipazione allo sviluppo con la triestina Scen. Il sistema LETIsmart, tramite l’apposizione di un minuscolo microchip (pesa 8 grammi), consente di mettere in comunicazione il tradizionale bastone bianco con i diversi punti di interesse e di dialogare con l’ambiente sotto diversi aspetti: dall’individuazione e interazione con i mezzi pubblici e i semafori, all’orientamento in negozi, scuole, uffici, inclusa la gestione di situazioni difficili come lavori in corso, uscite di sicurezza e ogni altro punto che si debba individuare e raggiungere con precisione.

La soluzione si avvale della tecnologia dei radiofari e fornisce informazioni con un altoparlante integrato, senza ricorrere allo smartphone. Per questo il LETIsmart è alla portata di tutti e integrabile con gli strumenti di orientamento di uso comune come i sistemi tattilo-plantari, il bastone bianco o il cane guida per ciechi, ma aumenta le capacità di autonomia e di movimento indipendente al milione e mezzo di persone non vedenti, ipovedenti gravi e ipovedenti presenti in Italia, e anche nel caso di disabilità motorie o in condizioni ridotte di visibilità, perché si auto illumina quando fa buio.

Bastano due pulsanti sul manico per selezionare il tipo di utilizzo (semafori e vie, autobus, esercizi commerciali o interni), inoltre un menu di impostazioni permette di parametrizzare la velocità di pronuncia, il volume, scegliere una delle sei lingue e altri parametri che si possono configurare collegando il bastone a un pc.

La ricarica della batteria avviene tramite presa microUSB. Il dispositivo è stato ideato dal triestino Marino Attini, esperto di elettronica ipovedente, e realizzato come progetto etico dalla Scen, azienda del settore prototipizzazione snella con microcomponenti elettronici.

Dopo l’esperienza di Trieste l’Uici sta diffondendo il sistema in altre città. LETIsmart sarà a breve disponibile a Mantova e Como, nei campus della Protezione Civile in Toscana, all’università Bocconi e nel centro di alcune città come Milano, Matera, Padova, Torino e Firenze: «Oltre a città e mezzi pubblici il sistema verrà adottato da siti archeologici e turistici come quello di Paestum - conclude il presidente - per offrire a non vedenti e ipovedenti informazioni storiche e turistiche».

di Giulia Cimpanelli