lunedì 22 luglio 2019

La storia di Giona: "Io, sordocieca, scalo montagne e suono il piano"

TrentoToday del 22.07.2019

Il racconto a Today della giovane che, nonostante la malattia, studia, va in montagna, suona e si impegna per superare le difficoltà.

RIVA DEL GARDA. Suona il pianoforte, arrampica in montagna e fa parte del comitato nazionale delle persone sordocieche della Lega del Filo d’Oro. A fare tutto questo è la giovane Giona, una delle 189mila persone sordocieche che vivono oggi in Italia. La ragazza, che oggi abita a Riva del Garda, ha voluto raccontare la sua straordinaria storia a Chiara Cecchini di Today.

Nata in Albania 22 anni fa, la giovane è arrivata in Italia insieme ai genitori quando aveva solo quattro anni e mezzo e oggi è iscritta al terzo anno di scienze del servizio sociale a Trento. Giona si definisce una persona riservata ma “molto forte, determinata quando lo desidera, con idee ben chiare". Tutto ciò nonostante le avversità che la vita le riserva. “Mi sono resa conto di quanto lavorare con le persone sia ciò che veramente desidero al di là di quello che sarà il mio lavoro futuro”, racconta la giovane, che in attesa di completare la triennale e di continuare gli studi con specializzazioni e corsi, sa già di voler diventare in futuro un'operatrice sociale, lavorando a contatto con le famiglie e i minori.

Giona e l'impegno verso l'indipendenza.

Dal punto di vista visivo, Giona ha una cecità assoluta (vede prevalentemente solo luci ed ombre), mentre dal punto di vista uditivo, ha una sordità profonda. Nella vita di tutti i giorni, tra studio e socializzazione, la ragazza è aiutata da una tecnologia sempre più precisa e specifica, come ad esempio l’impianto cocleare che le è stato installato e attivato nel maggio 2009: si tratta di un dispositivo sviluppato per persone con una perdita dell’udito da grave a profonda, che trasforma i suoni in segnali elettrici inviati direttamente al nervo acustico. L’impianto, afferma la ragazza, ha cambiato radicalmente la sua vita permettendole "di comunicare con gli altri ed entrando così maggiormente in relazione con il mondo circostante”.

Per studiare, Giona utilizza dei supporti informatizzati, come ad esempio la Barra Braille e la sintesi vocale, mentre nella vita quotidiana, ricorda, “faccio uso del bastone bianco in tratti brevi e conosciuti, telefono cellulare per socializzare, scrivere email, orientarmi nei momenti di difficoltà, riconoscere i colori e i soldi, il microonde per cucinare piatti semplici”. Durante il periodo di riabilitazione logopedica iniziato in seguito all’impianto cocleare, Giona ha iniziato a suonare il pianoforte, un’attività che da un lato le dà tranquillità e le permette di rilassarsi e dall’altro le consente di continuare a mantenere alta l’attenzione sulla modalità in cui percepisce i suoni, tenendo conto di altezze e frequenze.

In montagna, per trovare libertà e autonomia senza precedenti.

Dal 2013 Giona ha iniziato a praticare l’arrampicata sia in palestra sia in esterna, grazie a un gruppo della sua zona che frequentava e che accompagnava persone non vedenti e con difficoltà motorie in montagna e che ogni estate propone un corso di avvicinamento a questa disciplina. “Se penso a tutto ciò che l’arrampicata mi può dare, posso affermare con sicurezza che tale sport mi dia un senso di libertà e autonomia senza precedenti, ricaricandomi di energia piena, incoraggiandomi a superare i miei limiti dandomi un grandissimo senso di pace interiore – spiega Giona – . Tutto ciò mi permette di non farmi pensare, in maniera temporanea, a quel dolore che, spesso, mi porto appresso. In altre parole, toccare quegli appigli, pensare alle soluzioni per poter superare un passaggio e riuscire a mettere la corda in catena mi fanno sentire viva. Di una vitalità che mi ricorda quanto vale la pena provarci nella vita e tentare di affrontare tutto ciò che ci capita con tenacia e grinta. Mi dà quindi la possibilità di ‘guardare’, anche solo per un attimo, a ciò che sono e a tutto ciò che, di positivo possiedo, ricordandomi quindi, che non sono inutile e che valgo più di quanto possa pensare”.

Nel 2014 Giona è stata anche protagonista del docufilm 'Il colore dell’erba’, che racconta l’adolescenza di due giovani non vedenti: un progetto per lei molto importante e che le ha permesso di crescere molto. “Dalla persona chiusa che ero - racconta Giona -, ho iniziato a voler esplorare il mondo che mi stava attorno in maniera meno paurosa, con meno remore, permettendomi, in tal modo, di conoscere persone che credono in valori e principi più vicini a quella che io sono. Mi ha inoltre permesso di parlare davanti a delle persone che non conoscevo aprendomi così in maniera diversa e dando così quella che la mia esperienza e la mia testimonianza. Una testimonianza unica nel genere, per via delle mie esperienze, ma ricca di forza e di coraggio. Un coraggio nel voler cambiare sé stessi, potendo così, rendere un po’ migliore il mondo che ci circonda. Penso, inoltre, che quel progetto mi abbia motivata e spronata a non mollare, potendo in qualche modo, continuare a credere nei miei sogni”.

"Lavorerò con le persone, il mio potenziale sta nella relazione con gli altri".

Da gennaio 2018 Giona è anche membro del Comitato Nazionale delle Persone Sordocieche. “Il mio ruolo è quello di rappresentare quelli che sono i bisogni, le necessità e le domande poste dalle persone sordocieche affinché si possano trovare soluzioni e risposte risolutive comuni”, dice Giona, impegnata a far valere un principio per lei molto importante, quello di “promuovere la partecipazione attiva della persona sordocieca, sia all’interno dell’associazione stessa sia all’interno delle comunità di appartenenza".

Una vita piena, anche se difficile, quella di Giona, con tanti traguardi raggiunti finora. “Credo che fra quelli più importanti ci sia l’interagire in maniera sicura e serena con l’ambiente circostante e con le persone per me più significative, come per esempio i miei famigliari, portando avanti quelle che sono le mie passioni e i miei interessi, come ad esempio il percorso universitario che sto portando a termine. Credo di aver raggiunto tali obiettivi grazie al supporto e sostegno di persone per me significative, come per esempio i genitori, gli amici e tutte le figure educative che ho incontrato sul mio cammino. Figure che hanno potuto percorrere con me un tratto di strada in cui abbiamo appreso reciprocamente. Penso, inoltre, che tale benessere, sia stato raggiunto anche dall’ottenimento di un equilibrio uditivo sano acquisito attraverso l’impianto cocleare”.

Nel suo futuro, Giona sogna di continuare a scrivere (la scrittura per lei è molto importante), viaggiare per conoscere nuove culture e aprire la mente, scalare nuove vette e “portare avanti quello che è un percorso di vita autonoma e indipendente costruendo, passo dopo passo, anche un contesto famigliare personale, potendolo vivere affrontandolo con serenità e nel modo più normale possibile”.

“Ciò di cui sono sicura - afferma la giovane - è che in futuro lavorerò con le persone, perché il mio potenziale sta nella relazione con gli altri. Perciò, posso affermare che il sogno più grande è quello di prendermi cura delle storie degli altri, imparando a custodirle e farle mie, perché credo siano imprescindibili per il mio percorso di crescita personale oltre che professionale”.

di Chiara Cecchini

venerdì 19 luglio 2019

Un Osservatorio concreto e basato sui diritti umani

Superando.it del 18.07.2019

Dopo una prima fase preparatoria, l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità – importante organo consultivo e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità – ha approvato il programma delle proprie attività per il prossimo triennio, articolandolo su nove aree tematiche e tredici gruppi di lavoro. Un nuovo approccio, tutto basato sui diritti umani, e una grande concretezza ne caratterizzeranno le linee di lavoro, come sottolinea Giampiero Griffo, che vi coordina il Comitato Tecnico-Scientifico.

«L’Osservatorio è il luogo privilegiato dell’elaborazione e del confronto fra attori che hanno molto da dire e da proporre sulla disabilità: Associazioni, Sindacati, Enti Territoriali, Ministeri e altri possono contribuire alla costruzione condivisa delle politiche future»: lo ha dichiarato proprio ieri, su queste stesse pagine, Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), riferendosi segnatamente a quell’importante organo consultivo e di supporto tecnico-scientifico per l’elaborazione delle politiche nazionali in materia di disabilità, che è appunto l’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità, attivo presso il Ministero per la Famiglia e le Disabilità, e al quale partecipano numerose organizzazioni impegnate in questo àmbito.

Come avevamo riferito a suo tempo, nel mese di maggio scorso l’Osservatorio ha riavviato i propri lavori e dopo una prima fase preparatoria ha approvato in questi giorni il programma delle attività per i prossimi tre anni, articolato su nove aree tematiche (Non discriminazione – Diritto alla vita adulta – Contrasto alla segregazione – Rete dei servizi per l’inclusione – Donne con disabilità – Accessibilità – Libertà, diritti civili e partecipazione – Monitoraggio – Cooperazione internazionale) e tredici gruppi di lavoro.

A coordinare i lavori del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio è Giampiero Griffo, attento animatore sin dagli Anni Settanta del movimento delle persone con disabilità a livello nazionale e internazionale, componente del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International), organizzazione della quale ha promosso la nascita della sezione italiana (DPI Italia).

Dal 2004 al 2006, Griffo ha fatto parte della delegazione italiana che ha portato alla definizione e alla successiva approvazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, affiancando nel 2007 l’allora ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero, all’atto della sottoscrizione del Trattato.

Oggi, oltre a rappresentare in vari appuntamenti europei il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), presiede la RIDS (Rete Italiana Disabilità e Sviluppo), alleanza strategica composta da organizzazioni non governative e da organizzazioni di persone con disabilità che si occupa di cooperazione allo sviluppo delle persone con disabilità in ambito internazionale.

Sin dal mese di maggio Griffo aveva parlato di «un programma ambizioso e condiviso», con tutte le condizioni necessarie a «svolgere un ottimo lavoro di squadra». Approfondiamo quindi con lui le basi su cui si fonderà il lavoro dell’Osservatorio.

«Innanzitutto – spiega – intendiamo basare il nostro lavoro su un approccio nuovo, ciò che si può sintetizzare con un paio di semplici formule: non una logica in cui “i diritti dipendono dalle risorse disponibili”, ma una logica legata ai diritti umani, concetto di fondo della Convenzione ONU, comparando su tutti i temi possibili la condizione delle persone con disabilità a quella delle persone non ancora disabili, per metterne in rilievo eventuali situazioni discriminatorie o di mancato rispetto delle pari opportunità».

Un cambio di rotta significativo, dunque. Ma dal punto di vista della capacità di incidere concretamente, fin dove può arrivare l’Osservatorio?

«Per sua stessa natura l’Osservatorio è un organo nato per proporre e nello specifico, per proporre come applicare nel migliore dei modi la Convenzione ONU e tutto quello che l’ha seguita, ovvero le Osservazioni all’Italia del Comitato ONU che segue l’implementazione della Convenzione nei vari Paesi e naturalmente il Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità (Decreto del Presidente della Repubblica del 12 ottobre 2017), riguardante proprio l’applicazione della Convenzione. In tempi più recenti, un ulteriore riferimento è dato dal Codice Unico sulla Disabilità già più volte annunciato dal presente Governo.

Pertanto, più le proposte dell’Osservatorio saranno attuabili e precise, più ne cresce il potere di incidere. E in tal senso intendiamo muoverci, elaborando cioè in questo triennio una serie di proposte estremamente concrete, come saprà certamente fare un gruppo comprendente alcune tra le competenze più elevate di questo settore presenti in Italia.

Su un altro versante, mi preme poi sottolineare che una “stella polare” costante, per il lavoro dell’Osservatorio, sarà quella della partecipazione attiva delle persone con disabilità, in sintonia con l’articolo 4, comma 3 della Convenzione ONU, che recita testualmente: “Nell’elaborazione e nell’attuazione della legislazione e delle politiche da adottare per attuare la presente Convenzione, così come negli altri processi decisionali relativi a questioni concernenti le persone con disabilità, gli Stati Parti operano in stretta consultazione e coinvolgono attivamente le persone con disabilità, compresi i minori con disabilità, attraverso le loro organizzazioni rappresentative”».

Le aree tematiche prescelte ci sembra parlino già da sé, nell’indicare alcuni argomenti che possiamo definire come “di seconda generazione della disabilità”. È un’impressione corretta?

«È proprio così. Oltre infatti ad alcune tematiche tradizionali, “di prima generazione”, per usare la vostra stessa espressione, dalle politiche sociali all’accessibilità, dalla salute all’educazione e al lavoro, intendiamo dare pieno spazio anche a questioni più innovative, quali la discriminazione multipla vissuta dalle donne con disabilità, il contrasto alla segregazione, il diritto a una vita adulta, i diritti civili e la partecipazione, gli strumenti da mettere in campo per garantire la tutela delle persone con disabilità, per citarne solo alcuni. E naturalmente la non discriminazione, strettamente connessa a quel nuovo approccio rivolto ai diritti umani di cui si parlava in precedenza, che sarà il filo conduttore di tutti i temi trattati».

Quali saranno ora i prossimi passi?

«Contiamo di partire con il lavoro dei vari gruppi sin dal prossimo mese di settembre, elaborando, innanzitutto un calendario delle priorità, insieme ai coordinatori dei gruppi di lavoro.

E a proposito dei gruppi di lavoro, mi preme segnalare, con rammarico, che le organizzazioni sindacali presenti nell’Osservatorio hanno ritirato tutte le loro candidature per il coordinamento degli stessi e anche quella sul gruppo riguardante il lavoro. Qui voglio dire con chiarezza che il sindacato è il naturale interlocutore e il coordinatore più opportuno del gruppo sul lavoro, per cui mi auguro che tale posizione possa essere rivista, portando al rinnovo di quella candidatura».

giovedì 18 luglio 2019

La campionessa racconta la sua storia di non vedente

Il Giornale di Vicenza del 18.07.2019

«Coinvolgiamo gli studenti in laboratori sensoriali Così la scuola diventa una vera palestra di vita»

VICENZA. Silvana Valente, fisioterapista non vedente, campionessa olimpionica e mondiale di tandem, è salita in cattedra in sei istituti di Vicenza e provincia e, accompagnata da alcuni soci del gruppo sportivo non vedenti di Vicenza e Verona, ha portato la sua testimonianza anche a una decina di gruppi giovanili e realtà locali. «È sempre più frequente la richiesta rivolta ad atleti non vedenti di portare nelle scuole la testimonianza delle esperienze maturate attraverso lo sport e il vivere quotidiano - spiega Silvana Valente, 55 anni di Schio -. Quando i ragazzi si sentono direttamente coinvolti si dimostrano attenti, incuriositi e vogliosi di calarsi nella quotidianità di noi ipo e non vedenti». Da vent'anni ormai Valente indossa i panni della prof. All'inizio si limitava a raccontare la propria vita quotidiana poi, con l'aiuto di amici e guide, ha formato una squadra affiatata e motivata con cui svolge attività di sensibilizzazione. Le "lezioni" vengono poi completate con laboratori pratici che permettono ai ragazzi di simulare la mancanza della vista e di vivere esperienze emozionanti. Gli studenti sono stati coinvolti anche in un piacevole laboratorio sensoriale che ha consentito loro di imparare a riconoscere e ad assaporare il cibo e le bevande senza vederli. «In alcune scuole primarie abbiamo portato anche dei cani guida - conclude Silvana Valente, premiata in diversi concorsi letterari -. In collaborazione con l'associazione "Puppy walker" mostriamo ai bambini quanto gli animali opportunamente addestrati siano in grado di entrare in simbiosi con il loro padrone, e spieghiamo cosa è opportuno sapere quando si incontra una persona non vedente con il proprio cane. Così la scuola diventa una vera palestra di vita e la vita una piacevole sfida».

Secondo campo estivo con cani guida a Giffoni Sei Casali (Sa) dal 13 al 21 settembre 2019 – “IL CANE GUIDA, COMPAGNO DI VITA DA CONOSCERE E AUSILIO ALLA MOBILITÀ”

Con il comunicato n. 93/2019, la Sede Centrale UICI informa che la Commissione Nazionale Cani Guida UICI e l’I.Ri.Fo.R. Nazionale propongono per l’estate 2019 a tutti i soci il CAMPO CON CANI GUIDA, che si svolgerà a Giffoni Sei Casali in Provincia di Salerno, presso l’agriturismo “Il Casale San Pietro”, consulta il sito: http://www.ilcasalesanpietro.it.

Dopo il successo riscosso dai quattro campi realizzati in provincia di Pordenone, è stato deciso di cercare una seconda struttura con diversa posizione geografica per ripetere ancora l’esperienza.

Si tratta di un soggiorno estivo ideato per persone con disabilità visiva che possiedono il cane guida e per chi desidera avvicinarsi a questa realtà.

Attraverso la presenza di operatori specializzati, l’iniziativa si pone due importanti obiettivi:

  • offrire al team Conduttore/Cane l’opportunità di condivisione e confronto sulle varie problematiche che tale “coppia” affronta quotidianamente;

  • permettere ai partecipanti, che non conoscono il cane come animale in senso generale e nel suo particolare ruolo di guida, quale fondamentale ausilio alla mobilità, di raccogliere informazioni provenienti dagli operatori e da persone con disabilità visiva che ne fanno esperienza diretta ogni giorno nei più vari contesti di vita.

Tutto questo avverrà in un luogo accogliente, ricco di stimoli e di spazi idonei che consentono momenti di socializzazione e di relax, anche per i nostri amici a quattro zampe. Il soggiorno si svolge in una struttura immersa nel verde, recintata, dotata di ampi spazi, piscina e cucina con sapori locali.

Il personale specializzato coadiuverà gli ospiti con disabilità visiva nel potenziare le loro capacità, puntando a migliorare le competenze di mobilità di ognuno, in una cornice di condivisione e svago, tramite la gestione della relazione con il cane nei diversi contesti.

Per ulteriori informazioni circa le attività proposte e le modalità di adesione, si rinvia al comunicato in oggetto, consultabile alla pagine

Concorso europeo di temi sul Braille

Con il comunicato n. 92/2019, la Sede Centrale UICI informa che l’Unione Europea dei Ciechi organizza anche quest’anno il Concorso Europeo di Temi sul Braille, sponsorizzato dalla Società Onkyo e dalla rivista “Braille Mainichi” giapponesi.

Come negli anni passati, il concorso propone una pluralità di temi tra i quali scegliere:

- “Storie divertenti sul Braille”

- “Il futuro del Braille”

- “Vantaggi e svantaggi del Braille a confronto con l’uso della sintesi vocale e di documenti e libri registrati”

- “Il Braille e l’arte”

- “Il Braille e la musica”

- “Il Braille e l’accesso al turismo”

- “Esperienze che cambiano la vita/Come il Braille cambia la vita”

- “Ricordi profondamente legati allo scopo della vita”

- “Episodi della vita quotidiana”

- “Lavoro basato sull’esperienza motivato dalla passione per la pace e l’educazione”

- “Il Braille e il voto”

L'elenco non ha carattere restrittivo e i partecipanti al concorso hanno facoltà di trattare un tema di loro scelta relativo all’uso del Braille.

La lunghezza degli elaborati di tipo narrativo deve essere tra le 800 e le 1000 parole (con una tolleranza massima del 10 percento in meno o in più). Se selezionati dalla giuria italiana, potranno concorrere alla selezione europea anche elaborati di tipo non narrativo quali lettere, poesie, ecc.… di lunghezza inferiore.

I concorrenti saranno comunque liberi di trattare il tema scelto interpretandolo secondo la propria immaginazione e sono altresì incoraggiati alla creatività personale, al di là della semplice narrazione della storia della propria vita, magari con un testo sotto forma di lettera, poesia o intervista.

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti collaborerà allo svolgimento del concorso, provvedendo alla diffusione delle informazioni a livello nazionale e svolgendo funzioni di segreteria durante la fase iniziale di selezione delle composizioni dei concorrenti italiani.

Le composizioni, in formato elettronico accessibile, dovranno pervenire entro l’11 agosto 2019 all’Ufficio Relazioni Internazionali della Sede Centrale UICI, tel. 06 69988388/375, e-mail: inter@uiciechi.it.

Il file .zip contenente il comunicato in oggetto e l’allegato regolamento del concorso può essere scaricato alla pagina

Arezzo apre al calcio raccontato ai non vedenti

Avvenire del 18.07.2019

Il club toscano dal prossimo torneo di C mette a disposizione per ogni tifoso non vedente un biglietto di tribuna e una radiolina per la radiocronaca della gara.

AREZZO. Liverpool, stadio Anfield, 11 dicembre 2018, minuto 34. Salah beffa Ospina con il solito magico sinistro e porta avanti i Reds sul Napoli: i tifosi esplodono e a gioire in tribuna c'è anche Michael Kearney, un ragazzo non vedente. Di fianco a lui è seduto suo cugino, che si avvicina a Michael e gli racconta l'azione del gol, secondo per secondo. Proprio guardando questo video Luigi Alberto Dini, responsabile della comunicazione dell'SS Arezzo, si chiede: perché lasciare questa possibilità alla buona volontà dei singoli? Dalla risposta nasce un'idea brillante: mettere a disposizione dei tifosi ciechi delle radioline, un modo per permettere loro di vivere la partita seguendo lo svolgimento dell'azione vivendo l'atmosfera dello stadio. Una proposta subito accolta dalla dirigenza e concretizzata grazie alla disponibilità della squadra. Così, dopo l'esperimento perfettamente riuscito nelle ulti- me tre partite casalinghe della scorsa stagione, quest'anno il progetto diventerà pienamente operativo. L'iniziativa si chiama "Viviamo la partita" ed è frutto della collaborazione tra l'Arezzo, squadra che milita nel campionato di Serie C di Lega Pro, e l'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici) del capoluogo toscano. In ogni partita interna dieci tifosi non vedenti avranno a disposizione un biglietto d'ingresso e una radiolina per ascoltare la radiocronaca della partita stando seduti in tribuna. Un'idea che è piaciuta fin da subito anche ai giocatori, a cominciare dal capitano Aniello Cutolo, attaccante tutto mancino, proprio come il Salah di cui sopra. Lui per primo, infatti, ha acquistato uno dei portachiavi ideati dall'ufficio comunicazione per raccogliere i fondi necessari all'acquisto delle radioline. La stessa cosa hanno fatto gli altri giocatori e i componenti dello staff, dando così il via al primo passo di "Viviamo la partita". Il riscontro è stato positivo fin da subito, come dimostrano anche alcuni video disponibili sul canale You-Tube dell'Arezzo che ricordano quello di Michael Kearney, anche se l'atmosfera, per forza di cose, non è quella della Champions. E la speranza, ora, è di poter allargare il bacino di tifosi non vedenti anche nella prossima stagione facendo conoscere ancor di più l'iniziativa. «Per noi è un modo di restituire qualcosa ai tifosi e alla città - spiega il responsabile della comunicazione Dini - lo abbiamo fatto questa volta e cerchiamo di farlo anche coinvolgendo scuole e disabili nei nostri progetti, perché il calcio deve essere un veicolo per trasmettere valori sociali».

L'idea messa a punto dall'Arezzo potrebbe essere un caso di studio per le società calcistiche italiane delle categorie superiori. Infatti, una normativa della Fifa renderà presto obbligatorie le radioline per i tifosi non vedenti negli stadi. Anfield compreso.

di Antonio Cardarelli

lunedì 15 luglio 2019

Disabilità: TAR boccia Comune di Vigevano su compartecipazione delle spese

Redattore Sociale del 15.07.2019

MILANO. Il regolamento prevedeva che il Comune di Vigevano dovesse contribuire alle spese per l'accoglienza delle persone disabili in strutture residenziali, solo se la famiglia aveva meno di 5 mila euro in banca e nel caso fosse in possesso di immobili si doveva procedere con la vendita. Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia (Tar) ha dichiarato illegittimo questo regolamento così draconiano che costringeva le persone con disabilità e le loro famiglie a essere povere o a far da sole.

Non è l'unico comune lombardo ad aver adottato un regolamento del genere. Ma ancora una volta un tribunale ha sancito questo principio: "È illegittimo chiedere alle persone con disabilità e ai loro familiari di dare fondo ai propri risparmi o vendere i propri beni immobili", commenta la Lega per i diritti delle persone con disabilità (Ledha), che aveva presentato il ricorso contro il Comune di Vigevano.

"Il Tar ha dichiarato illegittimo il regolamento comunale nella parte in cui prescrive le condizioni affinché il Comune stesso possa intervenire nell'integrazione delle rette dovute alle strutture residenziali che ospitano le persone con disabilità - spiega la Ledha -. Il testo del regolamento, infatti, prevedeva l'intervento del Comune a integrazione della retta "solo se il patrimonio mobiliare dell'assistito risulta inferiore ad euro 5.000". In caso di presenza di un patrimonio immobiliare, invece, il regolamento prevedeva l'obbligo di alienazione o la locazione per destinare i proventi al rimborso dell'integrazione anticipata dal Comune, con la precisazione che, in mancanza di accordo tra il Comune e l'assistito (o i suoi rappresentanti), l'ente locale avrebbe potuto rivalersi sulla futura eredità".

I giudici hanno evidenziato che il regolamento comunale è in contrasto con la normativa nazionale di compartecipazione alla spesa (Dpcm 159/2013), sottolineando come "in nessuna norma è previsto che, se superiore a determinati limiti, il patrimonio immobiliare debba essere interamente destinato alla copertura della retta; né è previsto che i Comuni possano imporre agli assistiti la messa a reddito del loro patrimonio immobiliare al fine di destinare i proventi al pagamento della retta stessa, o addirittura la rivalsa sull'eredità".

Ancora più importante, sottolinea l'avvocato Fancesco Trebeschi che ha patrocinato in giudizio il ricorso di Ledha, è il richiamo nel dispositivo della sentenza, della possibilità dei Comuni di "prevedere, accanto all'ISEE, criteri ulteriori di selezione volti ad identificare specifiche platee di beneficiari, tenuto conto delle disposizioni regionali in materia e delle attribuzioni regionali specificamente dettate in tema di servizi sociali e socio-sanitari" (così l'art. 2 co. 1 del Dpcm n. 159/2013). Ma questi "criteri ulteriori" non possono essere di "natura economica" bensì solo "sociale" perché, diversamente, significa che ogni Comune potrebbe individuare criteri di accesso e compartecipazione che violano il decreto Isee, mentre questo indicatore, nello stesso articolo, è individuato quale "livello essenziale" per l'accesso e la determinazione della compartecipazione.

"In nessuna parte del decreto ISEE, infatti, è previsto un meccanismo simile a quello che molti Comuni pretendono di adottare: vale a dire 'consumare’ tutte le proprie sostanze fino al valore di 5mila euro, soglia al di sotto della quale si giustifica e si prevede la possibilità dell'intervento comunale a sostegno del pagamento della retta -commenta l'avvocato Laura Abet del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi -. L'invito a leggere attentamente i regolamenti comunali è quindi d'obbligo".

I criteri stabiliti dalla legge statale, insomma, devono trovare uniforme applicazione su tutto il territorio nazionale. "Siamo molto soddisfatti di questa sentenza, che rappresenta un ulteriore riconoscimento di un principio importante che LEDHA, attraverso l'attività svolta in questi anni dai legali del Centro Antidiscriminazione Franco Bomprezzi, ribadisce da anni - commenta Alessandro Manfredi, presidente di LEDHA -. I regolamenti comunali, che pur formalmente recepiscono la normativa nazionale, ma non ne danno corretta applicazione, sono illegittimi". (dp)

Fabio, il fantino cieco che colleziona record e gareggia contro chi vede

Il Corriere della Sera del 15.07.2019

Ha perso la vista all’età di 18 anni a causa del glaucoma. In sella al suo cavallo, Indagato di Gallura, indossa un caschetto speciale e via radio segue le indicazioni dell’istruttore.

FIRENZE. È un fantino cieco che gareggia contro cavalieri che ci vedono benissimo. E vince. Si chiama Fabio Ulivastri e, in sella al suo Indagato di Gallura (già cavallo del Palio di Siena e suo compagno di avventure sportive dal 2013), partecipa a maratone di endurance equestre sui 30 km. Lui preferisce partecipare a gare tout court, non paralimpiche. Lo fa perché l’endurance non è ancora una disciplina dei giochi olimpici per atleti con disabilità. Lì si può gareggiare al dressage che non è, però, la sua passione. È una scelta che l’ha condotto lungo un percorso impegnativo, ma ricco di soddisfazioni.

Questo impiegato dell’Agenzia delle Entrate diventato cieco all’età di 18 anni a causa di un glaucoma ha, infatti, già collezionato due record: primo atleta con disabilità visiva a entrare nella classifica regionale di una gara della Fise (Federazione Italiana Sport Equestri); primo a montare un cavallo da corsa sperimentando la Chatter Box: caschetto da equitazione creato da Emanuele Ricciardi del Centro ipovisione di Firenze, aggiungendo una radio che riceve le indicazioni sul percorso trasmesse dall’istruttore. Questi successi, tuttavia, non gli bastano ancora. Fabio ha un altro obiettivo: vuole tentare una gara sui 60 km. Per farlo, però, ha bisogno di una struttura adatta a lui, alla sua allenatrice Francesca Gentile e al Centro Equestre Fiorentino dove si allena.

Per questo, ha creato una pagina su Facebook: «Il sogno di Fabio». Attraverso post e video sulle imprese realizzate assieme a Indagato, vorrebbe far conoscere i suoi progetti e trovare così chi li voglia sostenere. Ciò che farebbe la differenza sul lavoro sarebbe un campo ippico coperto da 20x40 metri dotato di Chatter Box, per potersi allenare in autonomia e sicurezza anche col freddo invernale. Uno spazio fornito di varie Chatter Box che, poi, potrebbe servire anche agli altri fantini con disabilità che frequentano il centro equestre. Ulivastri è, infatti, la punta di diamante e il solo ad aver potuto sperimentare questo dispositivo grazie al contributo dei tassisti fiorentini.

di Simona Petaccia

mercoledì 10 luglio 2019

Nasce in città l'autobus a misura di non vedente

La Repubblica del 10.07.2019

TRIESTE. Il Progetto pilota a livello nazionale. Un sistema che consentirà a tutti i non vedenti e ipovedenti di accedere agli autobus cittadini in maggior sicurezza. È quanto è stato presentato ieri mattina nella sede della Regione FVG in via dell'Orologio. Un sistema, denominato Letismart, che darà modo a tutti gli autobus della Trieste Trasporti di dialogare con i bastoni bianchi in dotazione alle persone con ridotta capacità visiva. Come? Grazie a un microsistema di comunicazione installato nell'impugnatura del bastone, questo dispositivo darà modo alle persone non vedenti di ricevere informazioni vocali sullo stato della linea richiesta e sul tempo di arrivo degli autobus. Contemporaneamente sarà possibile prenotare la fermata del mezzo pubblico in arrivo attivando, sempre tramite il bastone, un segnalatore acustico che il conducente del mezzo riceverà in corrispondenza del posto di guida. Non solo: una volta che l'autobus sarà giunto alla fermata, il conducente aprirà la porta del mezzo e un segnale acustico guiderà il non vedente a bordo. Il dispositivo, installato nell'impugnatura del bastone, ha al suo interno dei componenti della grandezza comparabile a quella di un granello di zucchero, pertanto non comporta aggravi di peso. «Questo è il punto di partenza di un progetto validissimo e che verrà potenziato nei prossimi mesi - ha spiegato il presidente di Trieste Trasporti Piergiorgio Luccarini - siamo orgogliosi come Trieste Trasporti e come città di essere i primi in Italia ad aver investito in quello che è un vero e proprio progetto pilota».

Per rendere accessibile a tutti il grande cinema italiano

Superando.it del 10.07.2019

Restauro e digitalizzazione di grandi opere del cinema italiano, resa accessibile alle persone con disabilità sensoriali, cognitive e intellettive, nonché alfabetizzazione al cinema delle giovani generazioni: sono le caratteristiche di un’importante collaborazione tra la Cineteca Nazionale di Roma e il progetto di autonomia culturale “Cinemanchìo”, inaugurata a Torino con la proiezione accessibile a tutti del film di Francesco Rosi “Le mani sulla città”, a cura dell’Associazione Torino + Cultura Accessibile, una delle promotrici di “Cinemanchìo”.

TORINO. Il primo titolo è stato Le mani sulla città, celebre opera del 1963 di Francesco Rosi, restaurato dalla Cineteca Nazionale di Roma e reso accessibile grazie a un accordo di collaborazione tra la stessa e l’Associazione Torino + Cultura Accessibile, una delle promotrici del noto progetto di autonomia culturale Cinemanchìo.

La proiezione del film si è avuta nel maggio scorso a Torino, in occasione del 4° Corso Formativo per il Cinema Accessibile, conclusosi con successo alla fine di marzo e organizzato da Torino + Cultura Accessibile, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema e Film Commission Torino Piemonte.

Ma in realtà si è trattato solo di un primo passo, se è vero che l’importante collaborazione con la Cineteca Nazionale si pone come obiettivo quello di rendere accessibili numerose opere restaurate, che verranno riproposte in una circuitazione nazionale aperta anche a tutti coloro che hanno disabilità sensoriali, cognitive e intellettive, per le quali gli ausili di sottotitolazione e audiodescrizione potranno appunto rendere fruibile il prodotto audiovisivo.

L’iniziativa è strettamente connessa al progetto Film Social Lab, che ha come scopo l’alfabetizzazione al cinema delle giovani generazioni e nell’àmbito del quale verranno promosse proiezioni aperte alle scuole, con l’intervento di professionisti del cinema e di figure coinvolte nelle specifiche tematiche, che accompagneranno i giovani studenti in un lavoro di approfondimento e conoscenza della cultura cinematografica e storica.

Film Social Lab si svolgerà a partire dal prossimo autunno e i primi tre titoli selezionati sono capolavori della cinematografia italiana connessi a temi molto importanti, quel il già citato Le mani sulla città, che introdurrà gli studenti ai temi della corruzione e della speculazione edilizia e più in generale all’uso che l’uomo fa del territorio, Una giornata particolare di Ettore Scola (1977), che tratta un tema delicato come la relazione di coppia e l’omosessualità immergendolo nel contesto della Roma fascista, e La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani (1982), grande affresco della Resistenza vissuta dalla gente comune. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@cinemanchio.it.


martedì 9 luglio 2019

Martina principessa Pitti: al museo per le cure salva-vita

Il Corriere della Sera del 09.07.2019

Ha 10 anni ed è seguita all’ospedale Meyer di Firenze da quando aveva 5 mesi per un tumore all’ipotalamo che l’ha resa cieca. Toccare le opere d’arte la rende felice.

FIRENZE. Martina ha una carica che travolge. È una fucina di parole che hanno imparato a prendere il posto degli occhi, tesse con le dita il mondo che esplora, come se lo ridisegnasse a grande velocità. Nella scuola dell’ospedale Martina non studia e basta: è una campionessa di Braille, sì certo. Ma con la sua maestra Susy fa tanto altro. Duetta, costruisce: un piatto di plastica lavorato con forbici e scotch in pochi minuti diventa una luna. E allora quella stanza, la scuola del Meyer, diventa una «luneria». Premessa: per raccontare la storia di Martina non si può fare a meno di infrangere la regola giornalistica della «giusta distanza», perché riavvolgere il nastro senza farsi travolgere è davvero difficile.

Martina ha 10 anni ed è seguita all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze da quando aveva 5 mesi per una malattia neuro-oncologica. Al Meyer ha trascorso la maggior parte dei giorni della sua vita, e per questo l’ospedale è diventato anche la sua scuola. Martina per la sua malattia ha purtroppo perso la vista. Quindi tocca, esplora, immagina e crea con tutti gli altri sensi che ha a disposizione. «Non è mai stata libera dalla malattia», dice Iacopo Sardi, pediatra oncologo che la segue da sempre. Martina ha un tumore inoperabile, all’ipotalamo: questo l’ha resa cieca nei primi mesi di vita e ha determinato un arresto della crescita che poteva esserle fatale. E ora, a causa di alcune complicazioni, ogni 28 giorni è necessaria una puntura «difficile» che le dà molto dolore e tantissima paura. Andare al Meyer per quell’appuntamento mensile era diventato un incubo, e procedere con questa cura salva-vita era diventato quasi impossibile.

Così è nata un’idea: abbinare a quelle spiacevoli gite a Firenze (da Massa Carrara) un appuntamento gioioso, alla scoperta delle bellezze della città. Per ogni puntura, un’esperienza tra Palazzo Pitti, Giardino di Boboli e Galleria di Arte moderna, dove Martina tocca con mano opere e costumi d’epoca. Le accarezza, si emoziona e ne riproduce la forma nel suo immaginario. Un tuffo nell’arte e nel bello, che le dà la forza di affrontare poi, nello stesso giorno, la dolorosa puntura. Palazzo Pitti è diventato così il suo castello e Martina la principessa Pitti, sempre accompagnata da una bacchetta magica a forma di stella, con sopra scritta una filastrocca inventata da lei, che è anche un inno al coraggio: «Stella che buca la paura/e che fa venir bella ogni avventura».

L’immaginazione si è fatta affabulazione, la favola ha creato un mondo e costruito relazioni. A questo progetto, che presto sarà esteso ad altri piccoli pazienti, hanno lavorato con professionalità e passione la maestra Susy e il team della scuola del Meyer d’intesa con il dipartimento per l’Educazione degli Uffizi. Accanto a Martina, oltre ai suoi genitori, tre figure speciali: Laura Prelazzi e Gabriele Morandi, assistenti alla fruizione degli Uffizi, e la maestra Susy. Che dice: «Laura e Gabriele sono state preziose guide illuminate, capaci di ascolto e di grandi possibilità, di flettere la loro conoscenza ai bisogni di Martina. Tutte le avventure sono state progettate per lei, a misura delle sue esigenze non solo fisiche ma anche relazionali ed emotive», spiega Susy. La scuola interna al pediatrico Meyer, oltre a garantire la continuità didattica dei bambini costretti a lunghi ricoveri, sta così creando ponti con istituzioni culturali esterne come gli Uffizi, e questo lavoro di squadra sta aiutando con successo il personale sanitario a superare criticità che persino una medicina così avanzata avrebbe difficoltà a fare.

«Il tandem con gli Uffizi ci ha confermato, una volta di più, quanto sia importante fare rete a sostegno dei bambini - spiega il direttore generale del Meyer, Alberto Zanobini - Poter contare su un partner di tale livello ci ha permesso di offrire a Martina un progetto di cura globale: abbiamo potuto mettere le meraviglie museali al servizio del benessere della bambina, e la bellezza del territorio si è fatta terapeutica». «Di solito si dice che la bellezza è negli occhi di chi guarda, questa esperienza commovente e incoraggiante dimostra che è radicata ancora più profondamente nell’animo umano», aggiunge il direttore degli Uffizi Eike Schmidt.

È un buon momento, per Martina: è in fase di follow up, ha finito il programma di chemioterapia che nei mesi scorsi l’ha obbligata a tantissimi day hospital. La stabilizzazione è uno degli obiettivi terapeutici, nella sua malattia, e in questo momento è raggiunto. Adesso è cominciata una nuova avventura: però, visto che le punture proseguiranno ancora per un po’, allora non finisce nemmeno il bello da esplorare per provare a sopportarle meglio. Dai primi di giugno la Principessa Pitti ha cominciato una serie di uscite al Museo Galileo Galilei, sempre a Firenze. «Questa cosa mi riempie di gioia, perché vedo Martina entusiasta - racconta Sonia, la mamma - Così riesce ad affrontare le sue paure, che altrimenti sembravano insormontabili, e trova la forza di affrontare queste cure dolorose».

Letismart, il nuovo compagno fedele di chi non vede

Trieste All News del 09.07.2019

Con Trieste Trasporti la prima implementazione in Europa.

TRIESTE. È il primo esempio in Europa dell’applicazione di questa tecnologia; e Letismart non è "nient’altro" che il bastoncino bianco che siamo già abituati a vedere in mano ai ciechi e agli ipovedenti. Ma con un cuore tecnologico che lo trasforma in uno strumento capace di avvertire il mondo che lo circonda, realizzando un’esperienza di realtà aumentata d’assistenza, dove il protagonista non è l’immagine ma è la voce, e dove il vedere lascia il posto all’interagire. È uno strumento semplice nell’aspetto, geniale nell’idea, complesso nella realizzazione, ma facile nell’uso, e avvicina il mondo di chi non vede, o è fortemente limitato nelle capacità visive e soffre di una disabilità, a quello di chi può avere una vita normale. È stato presentato ufficialmente questa mattina 9 luglio 2019 nella sede della Regione Friuli Venezia Giulia in Piazza Unità d’Italia, a Trieste.

Progettato dall’ingegner Marino Attini, presidente della sezione di Trieste dell’Unione Italiana Ciechi, viene realizzato dalla triestina Scen, una società leader in Italia nella prototipazione e sviluppo di campionature di un tipo particolare di componente del grande mondo dell’elettronica, gli assemblaggi di circuiti stampati di ultima generazione o PCBA. E va a costituire un mattoncino fondamentale di una Trieste che si avvia a diventare Smart City. “Letizia era il nome di mia moglie, scomparsa prematuramente”, racconta con emozione Marino Attini, “ed è a lei che ho voluto dedicare questa idea: ringrazio tutti coloro che mi hanno affiancato permettendomi oggi di realizzarla”. Oltre all’idea, e alla realizzazione dei primi prototipi, il bastoncino Letismart, brevettato e certificato da Irifor e dall’Aniomap, aveva bisogno di una palestra d’allenamento, di una situazione reale in cui dimostrare le proprie capacità, testare l’affidabilità e trovarsi di fronte a problemi reali da affrontare e risolvere per uno sviluppo completo: la palestra, la sfida rappresentata dalla vita reale Letismart l’ha trovata sugli autobus e nel sistema di trasporto pubblico locale di Trieste Trasporti, che ha lavorato assieme ad Attini e a Scen per due anni nella sperimentazione e messa a punto della tecnologia che permette di essere più autonomi e sicuri. “Un risultato di grandissima valenza etica. Un progetto innovativo che emoziona”, ha dichiarato il presidente di Trieste Trasporti, Pier Giorgio Luccarini; “L’iniziativa”, così l’assessore Graziano Pizzimenti, assessore regionale per l’Infrastruttura e il Territorio, “ha la mia più profonda ammirazione e tutto il mio consenso. Non solo sotto il profilo tecnico, ma anche e soprattutto sotto il profilo sociale”; lode all’importanza sociale e alla grande capacità di iniziativa e di sostegno ai più deboli espressa da Trieste Trasporti anche da parte dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Trieste, Carlo Grilli.

Come funziona?

È semplice. Chi non vede o vede molto poco attiva il bastoncino grazie a una serie di comandi integrati nell’impugnatura; i comandi a loro volta inseriscono una delle diverse modalità di funzionamento, ciascuna adatta a una particolare situazione: sia essa il non vedente che si muove anteponendo il bastoncino ai suoi passi, o chi ha accanto a sé il cane guida, o ancora l’ipovedente che ha bisogno di un ausilio alla sua visione ridotta e può usare la sola impugnatura in modalità audio attraverso cuffia. E una volta attivato, il bastoncino Letismart inizia a interrogare i sensori disposti nello spazio che lo circonda, a ricevere da loro informazioni e a parlare a chi lo impugna. Avvisando, ad esempio, di essere prossimo all’attraversamento pedonale, o un ostacolo sul cammino, ad esempio di un cantiere sul marciapiede – se il cantiere è dotato di sensori di risposta. O segnalandogli che è arrivato al negozio o all’ufficio dove voleva recarsi, o informandolo dell’arrivo dell’autobus alla fermata, confermandogli anche che si tratta di quello giusto su cui avrebbe voluto salire. In quest’ultimo caso, Letismart preavvisa anche il conducente, che sa, così, di doversi preparare a far salire a bordo una persona con disabilità visiva. Il segnale acustico che viene emesso dai sensori e recettori del dialogo con Letismart, e che guida ad esempio il non vedente mentre sale a bordo, è stato particolarmente studiato per essere molto direzionale, evitando così di risultare fonte di disturbo, e di essere chiaramente distinto fra gli altri e percepito con chiarezza da chi ne ha bisogno. Le potenzialità, una volta iniziata l’implementazione, sono enormi, e le idee su come esso possa svilupparsi, intriganti e straordinarie: immaginiamo la possibile interattività di strumenti di questo genere con impianti collegati alle terminazioni nervose, o con particolari occhiali: cose molto lontane dalla fantascienza: il seme è stato gettato. L’intera infastruttura di Letismart, che sostituisce l’obsoleto infrarosso – pur essendo un enorme passo avanti rispetto al nulla, l’infrarosso presentava una serie di problemi tecnici difficilmente risolvibili che ne impedivano un maggiore sviluppo – già oggi può essere gestita e aggiornata da remoto. Attraverso la tecnologia di comunicazione a larga banda 5G Wireless potrebbe, e anche qui è chi scrive a immaginarlo, ma anche a dirsi: ‘perché no’, diventare in un vicino domani parte di un’infrastruttura IoT o Internet of Things, e dialogare interagendo con moltissime altre cose e facendo anche molto altro.

Trieste Trasporti, dopo la sperimentazione avviata a gennaio su dieci autobus Man della linea 5 fra Roiano e Piazza del Perugino, ha iniziato a installare la versione definitiva di Letismart nello scorso mese di giugno, e, presa la decisione di acquisire i primi 300 kit prodotti da Scen, entro ottobre 2019 ne sarà dotata tutta la flotta. Semafori, negozi, viabilità urbana, cantieri e luoghi di pubblica utilità sono ancora tutti da attrezzare; però questo si può fare, e non è tecnicamente complesso. Richiederà decisioni da parte dell’amministrazione pubblica e dei privati, tempo e investimenti, ma il limite tecnico sta scomparendo e se oggetti come Letismart, che attualmente ha un’autonomia di circa 10 ore ed è alimentato da batteria ricaricabile, diventeranno uno standard, cosa per cui l’Unione Italiana Ciechi intende adoperarsi, ed entreranno nella produzione di massa, il loro costo diventerà irrisorio, con un enorme passo avanti verso l’autonomia personale e la gestione in libertà dei propri movimenti e delle proprie giornate. È un domani che vogliamo immaginare vicinissimo.

di Roberto Srelz

Percorsi per i non vedenti: Museo Tattile Omero di Ancona e Museo Egizio del Cairo insieme

Artribune.com del 09.07.2019

Collaborazione del Museo Tattile Statale di Ancona con il Museo Egizio del Cairo che rientra nel programma “Vivere all’italiana” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per l’accessibilità dei non vedenti alle opere più belle dell’antichità.

Lettura tattile opera da parte del prof. Aldo Grassini agli operatori dei principali musei del Cairo durante il corso di formazione.

Chiudete gli occhi. Immaginate la suggestione delle forme geometriche, la spiritualità dei marmi sprigionate da alcune delle più note opere dell’antichità conservate al Museo Egizio del Cairo. Ora l’incontro con queste opere è possibile anche alle persone non vedenti grazie al percorso tattile sviluppato in collaborazione con l’italiano Museo Tattile Statale Omero di Ancona.

LE OPERE SCELTE.

Dodici le opere scelte per la lettura tattile, tra le più note al mondo, tra le quali: il faraone Amenhotep II (1428-1397 a.C.) con la dea Meretseger; la statua seduta della dea Sekhmet, dal tempio di Mut entrambe da Karnak (Luxor); la sfinge del faraone Amenemhat III (1842-1794 a.C.); la triade del faraone Menkaura (2494-2472 a.C.), da Giza. D’ora in poi queste opere si potranno toccare, e saranno corredate dalle relative targhe didascaliche in Braille inglese, arabo e italiano; inoltre ogni opera sarà fornita di reading pen con i file audio nelle tre lingue con le relative didascalie e descrizioni. Oltre a ciò viene consegnata una mappa a rilievo del museo con l’indicazione della posizione delle opere e relativa legenda in Braille inglese e arabo.

I CORSI DI FORMAZIONE.

Nei giorni dell’inaugurazione, Aldo Grassini, presidente del Museo Omero, insieme ai due operatori Andrea Socrati ed Annalisa Trasatti, sono stati docenti di un corso di formazione per gli operatori museali egiziani per creare un sistema di accessibilità per le persone con disabilità visiva, affrontando temi che vanno dall’educazione dei sensi, alla formazione dell’immagine tattile e valutazione estetica, fornendo quindi anche tecnologie e strumenti per futuri sviluppi. Durante il corso le esercitazioni sulla lettura tattile si sono articolate su quattro elementi: la scultura, l’architettura, la pittura, l’archeologia. È stato poi progettato e condiviso un percorso di accessibilità del museo, definendo attività educative specifiche e una corretta comunicazione e studiando possibili sinergie con il territorio per la migliore inclusione culturale e sociale delle persone con disabilità visiva.

IL PROGRAMMA DEL MINISTERO.

Il coinvolgimento del Museo Omero rientra nel programma “Vivere all’italiana” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale coordinato dall’Istituto Italiano di Cultura diretto da Paolo Sabbatini e dal Centro Archeologico Italiano del Cairo con la manager Giuseppina Capriotti Vittozzi.

Uno scambio Italia- Egitto di esperienze altamente professionali, che colpisce positivamente per la sensibilità delle autorità egiziane nei confronti dell’accessibilità ai beni culturali, benché, si spera, la cultura possa portare anche maggiore sensibilità su altri temi.

di Annalisa Filonzi

Un "videogioco" accessibile per giocare oltre i limiti

Altreconomia.it del 09.07.2019

Un gruppo di studenti ha sviluppato “BlindConsole” che permette alle persone non vedenti di divertirsi in uno spazio virtuale, grazie all’uso dell’udito e del tatto. Sfidando (anche) i propri amici normodotati, ad armi pari.

Immaginate di chiudere gli occhi e di indossare un paio di cuffie collegate al vostro cellulare. In mano avete un piccolo controller, un oggetto poco più grande di un telecomando, anch’esso collegato allo smartphone tramite un’apposita app che vi “proietta” davanti a un tavolo di ping-pong virtuale ma che non potete vedere. Grazie all’audio a 360 gradi potete invece sentire tutti i rumori attorno a voi: i movimenti dell’avversario, il suono della pallina che rimbalza sul tavolo e, quando la colpite con la vostra racchetta per rispedirla nel campo avversario, oltre al suono, potrete percepire l’impatto attraverso la console, con una particolare vibrazione.

L’insieme di sensazioni uditive e tattili permette di superare il limite dello schermo di un tradizionale videogame e di immergersi nel mondo creato da “BlindConsole”, un “videogioco” per non vedenti messo a punto da un gruppo di studenti del Politecnico e dell’università di Torino che si sono incontrati a febbraio 2018 durante un corso della School of Entrepreneurship and Innovation della città di Torino.

Dall’incontro tra quattro giovani, con competenze e formazione diverse, è nata l’idea di sviluppare un videogioco che potesse essere usato “oltre i limiti”: “Le persone non vedenti sono tradizionalmente escluse dal mondo dei videogiochi”, spiega Flavio Accossato, CEO di Novis, la startup che ha dato vita al progetto sviluppando l’app da collegare al proprio smartphone (e che permette di trasformarlo in una console virtuale) e il controller. Grazie all’investimento di SocialFare Seed, il veicolo finanziario dell’acceleratore di startup ad impatto sociale “SocialFare”, “Novis” ha potuto realizzare i primi prototipi della console.

Fondamentale in questo senso per lo sviluppo di “BlindConsole” è stata la co-progettazione assieme a persone con disabilità visiva: i ragazzi della polisportiva della sezione torinese dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti (UICI) e con “Apri”, un’associazione che lavora con i giovani affetti da retinopatia. “Per chi, come me, ha una disabilità visiva si tratta di una novità assoluta”, spiega Mara La Verde, 21 anni, che ha partecipato alle fasi di co-sviluppo del “videogioco”. “Abbiamo testato il prototipo e la sua accessibilità: sia per quanto riguarda il controller, sia per quanto riguarda l’attivazione e la gestione della app -spiega Mara La Verde-. Per chi è ipovedente come me, ad esempio, è importante che i colori e i font usati abbiano determinate caratteristiche di leggibilità e ho dato qualche consiglio su come intervenire per migliorare questo aspetto”.

Tre i giochi attualmente a disposizione (il ping pong, un gioco musicale e uno “sparatutto”) ma con diverse idee già in cantiere per svilupparne di nuovi: giochi da tavolo, di ruolo e per la simulazione di guida. “Il nostro obiettivo principale è stato quello di creare un prodotto inclusivo, che non fosse rivolto solo alle persone non vedenti, chiunque può giocarci. E soprattutto, un ragazzo con disabilità visiva può giocare con i propri amici alla pari -spiega Flavio Accossato-. Anzi, all’inizio una persona non vedente può essere avvantaggiata. Ma poi con il tempo e l’allenamento si arriva a giocare ad armi pari”.

“Di solito siamo noi disabili visivi ad ‘adattarci’ a quello che fanno le persone senza disabilità -riflette Mara-. Con questo strumento, invece, abbiamo la possibilità di invitare gli altri nel nostro mondo. A mio avviso si tratta di un’esperienza che permette di scoprire una realtà diversa, di immergersi in un mondo dominato dal senso dell’udito”. Dall’8 luglio sarà possibile acquistare le prime 30 “BlindConsole” in occasione del lancio del progetto sulla piattaforma “Kickstarter”.

di Ilaria Sesana

Blocnotes mese di luglio 2019

Scaricabile al seguente link il numero di luglio del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES LUGLIO 2019 (formato .doc)

lunedì 8 luglio 2019

Tecnologia inclusiva. Aumentano i videogiochi per non vedenti

StartupItalia! del 08.07.2019

L'inclusione passa anche per il divertimento. Perché tutti vogliono e hanno il diritto di (video)giocare. E gli sviluppatori italiani sono in prima linea.

Spesso si dimentica che la tecnologia non è sempre inclusiva. E che può non essere facile trovare un modo di passare il tempo libero quando i giochi e i videogiochi tradizionali alzano involontarie barriere virtuali che impediscono la fruizione a particolari categorie di utenti.

Per fortuna, però, i videogames realizzati appositamente per ipo e non vedenti sono sempre più numerosi. Abbiamo realizzato un breve excursus che conta, possiamo dirlo con orgoglio, diverse esperienze frutto della creatività di sviluppatori italiani.

Storie di tecnologia inclusiva.

Tra i primi esperimenti nel settore fatti nel nostro Paese occorre citare Eymerich inquisitore: La peste, di TiconBlu dello sviluppatore italiano Ivan Venturi. Un videogioco uscito nel 2013 dalle tinte fortemente gotiche che rimandavano al romanzo Nel nome della Rosa, con protagonista il personaggio ideato dallo scrittore Valerio Evangelisti.

Il titolo era stato doppiato interamente per consentire la fruizione dell’opera anche ai non vedenti. Andando ancora più indietro e cambiando Paese, si può risalire a Shades of Doom di GMA Games, che aveva l’ambizioso obiettivo di immergere i non vedenti in uno sparatutto che rimandava all’iconico Doom. A guidare il giocatore, seppure con qualche inciampo, era l’audio.

Un interessante esperimento dalle tinte horror fu BlindSide, un “audio adventure game” sviluppato a Boston per smartphone: dopo aver calcato le cuffie immergeva il giocatore all’interno di un mondo spaventoso che veniva fatto vivere per mezzo di suoni, grida e versi infernali.

Sempre su smartphone uscì, circa quattro anni fa, A Blind Legend. Epica avventura cavalleresca sviluppata dalla francese Dowino nella quale si impersonava il mai domo cavaliere Edward Blake, rimasto cieco durante un violento scontro contro il signore di High Castle Island, Sir Thork che, non contento di avergli cavato gli occhi, gli aveva anche rapito la moglie. Tornando in Italia abbiamo Echoes From Levia Soulbound, sviluppato da Cloverbit, startup videoludica di Treviglio, in Lombardia. Raccontammo la loro storia proprio su StartupItalia un po’ di tempo fa.

Al via il crowdfunding per BlindConsole.

Esistono altri esempi di tecnologia inclusiva, con titoli sviluppati appositamente per non e ipovedenti. Noi in questa sede ci siamo limitati a presentare quelli che consideriamo i più solidi o significativi. A questa rassegna presto si aggiungerà anche BlindConsole, sviluppato dalla startup innovativa Novis accelerata da SocialFare, che per sostenere il progetto ha avviato una campagna di crowdfunding proprio oggi, lunedì 8 luglio.

Per giocare basta scaricare l’app gratuita e connettere il proprio smartphone al joystick messo a punto dai ragazzi del Politecnico di Torino che guida il giocatore tramite vibrazioni tattili e suoni spazializzati. Il primo videogioco sviluppato è un ping-pong virtuale e riproduce, pad in pugno, il movimento della racchetta che impatta la pallina.

Non ci resta che fare i nostri migliori auguri a questo giovanissimo team alle prese con una missione tanto importante.

di Carlo Terzano, @Carlo_theThird

giovedì 4 luglio 2019

Lavoro e disabilità. Decreto, "tampone parziale a situazione drammatica"

Redattore Sociale del 04.07.2019

Fish commenta la notizia del decreto firmato dal ministro Fontana e analizza lo stato di salute dell'inserimento lavorativo in Italia: leggi, risorse, numeri. "Mancano ancora linee guida, la politica batta un colpo".

ROMA. 12 milioni in più destinati al "Fondo per il diritto al lavoro dei disabili" sono soltanto "l'ennesimo tampone parziale ad una situazione che è, in tutta evidenza, drammatica e che impatta sulle reali assunzioni delle persone con disabilità". Così Fish smorza l'entusiasmo del ministro Fontana, che ieri si era detto "soddisfatto" dopo aver firmato il decreto che incrementa le risorse destinate all'assunzione delle persone con disabilità. Per Fish, ci vuole ben altro per rendere reale un diritto proclamato e riconosciuto ma tuttora solo parzialmente attuato. E per questo propone una dettagliata analisi delle normative, dei meccanismi e delle procedure per gli incentivi alle assunzioni dei lavoratori con disabilità.

Inserimento lavorativo, la storia.

All'origine, c'è la legge 68/99, che prevedeva già allora alcuni incentivi per le aziende che assumono persone con disabilità. "Ma queste agevolazioni ricorda Fish - sono state decisamente rafforzate nel 2015 (decreto legislativo 151 applicativo del Jobs Act), che prevede un incentivo che arriva al 70% della retribuzione mensile lorda nel caso di assunzione di persone con più del 79% di invalidità. Il contributo è per 36 mesi che salgono a 60 nel caso di persone con disabilità intellettiva o psichica, cioè quelle maggiormente escluse dal mondo del lavoro". Buona la teoria, ma la realtà delude: "A fronte di questo ambizioso impegno, tuttavia, la copertura finanziaria è assai limitata - osserva Fish - Si tenga presente che il Fondo dovrebbe servire anche per progetti sperimentali di inclusione lavorativa (ad oggi lettera morta)".

Un segnale positivo ma insufficiente arriva nel 2016, con l'attribuzione al Fondo di 20 milioni di euro. Ora poi, nell'ultima legge di stabilità, il Parlamento ha aumentato quella cifra a 30 milioni di euro. "Il Fondo dovrebbe essere integrato anche dalle somme versate dai datori di lavoro che hanno chiesto e ottenuto gli esoneri dall'obbligo di assunzione - ricorda Fish - Questo il quadro: impegno teorico significativo, impegno finanziario insufficiente. Tanto che, nel febbraio 2018, Inps informava il ministero del Lavoro che 'le risorse non sono sufficienti per riconoscere l'incentivo alle assunzioni per l'anno 2018'. La sofferenza fu parzialmente compensata a maggio 2018 - riferisce ancora Fish - con un decreto che destinava a Inps circa un milione e mezzo di residui e 7 milioni e mezzo dei 'proventi’ dagli esoneri".

2019, risorse esaurite.

Arriviamo così all'anno in corso: "A gennaio Inps comunica che per il 2019 ha già esaurito le risorse: nessuna nuova assunzione potrà fruire di quelle agevolazioni - fa sapere Fish - Si ripete allora la sceneggiatura dello scorso anno: il decreto firmato in queste ore dai ministri del Lavoro e delle politiche sociali di concerto con quello per la Famiglia e le disabilità e dell'Economia e delle finanze stanzia, in modo aggiuntivo, ad Inps poco meno di 12 milioni (che arrivano dall'ultima legge di stabilità) e poco più di 7 milioni (che derivano dal pagamento per gli esoneri)". Uno stanziamento che Fish considera, appunto, solo "un tampone parziale".

In attesa delle Linee guida.

Ma non sono solo le risorse a scarseggiare: ciò che manca è una politica e delle prassi strutturate e condivise per l'inserimento lavorativo delle persone co n disabilità. Fish denuncia infatti "lacune in termini di percorsi di sostegno all'inclusione lavorativa, al deciso ripensamento dei servizi per l'impiego, all'accompagnamento in questi processi a supporto dei singoli e delle aziende". Soprattutto, Fish denuncia, a questo proposito, la "morosità del ministero del Lavoro rispetto a quanto previsto già nel 2015 (decreto legislativo 151): mancano ancora, dopo 4 anni, le linee guida per l'inclusione lavorativa e manca ancora l'attivazione della banca dati sull'inclusione lavorativa. Due strumenti essenziali, il primo per servizi più efficaci, il secondo per politiche più oculate". Di qui l'appello finale della Fish: "La politica, parlamentare e governativa, batta un colpo. In fretta".