martedì 30 giugno 2020

Un’occasione di incontro tra aziende e candidati lavoratori con disabilità

Superando.it del 30.06.2020

Dedicata all’inclusione lavorativa delle persone con fragilità, l’iniziativa “Inclusion Job Day” diffonde da una parte cultura, formazione e buone pratiche inclusive, creando dall’altra occasioni di incontro diretto tra candidati e aziende partner, sulla base di concrete opportunità di lavoro. Il prossimo evento, in programma il 3 luglio e completamente online, si soffermerà in particolare sulle persone con disabilità e su quelle in generale appartenenti alle “categorie protette” nell’area di Milano e dintorni, mentre in ottobre la base di una nuova iniziativa sarà a Roma

Promossa dalla Società Cesop HR Consulting Company e dall’Agenzia Interaction Farm, l’iniziativa Inclusion Job Day è dedicata all’inclusione lavorativa delle persone con fragilità, diffondendo da una parte cultura, formazione e buone pratiche inclusive, creando dall’altra occasioni di incontro diretto tra candidati e aziende partner, sulla base di concrete opportunità di lavoro.
Il prossimo evento, in programma venerdì 3 luglio da Milano (ore 9.30-17.30), si soffermerà in particolare sulle persone con disabilità e su quelle in generale appartenenti alle “categorie protette” nell’area di Milano e dintorni, mentre in ottobre la base di una nuova iniziativa sarà a Roma.

Completamente online, l’incontro del 3 luglio viene presentato così dai promotori: «Da sempre lavoriamo per favorire l’occupabilità e l’inclusione lavorativa dei giovani che dopo il diploma o la laurea desiderano cominciare il loro percorso nel mondo del lavoro, con un’attenzione particolare alle categorie di persone più vulnerabili. Il Covid-19 ha messo in difficoltà tutti, ma ha creato ulteriori ostacoli a chi già deve affrontarne quotidianamente. Per questo abbiamo voluto mettere tecnologia e opportunità al servizio di chi – a causa della pandemia – è ulteriormente vulnerabile. E a tal proposito l’Inclusion Job Day vuole anche segnare una tappa fondamentale in un vero e proprio percorso di cyber inclusion, dove l’incontro tra le persone e il talento trovano nella tecnologia un alleato che fa la differenza».
A2A, Accenture, Ferrovie dello Stato Italiane, FINECOBANK SpA, Lavorando.com, NTT Data, Omron Electronics S.p.A, RB: sono queste le prime aziende che hanno aderito all’iniziativa, ma l’elenco è ulteriormente destinato a crescere.

A dare il via alla giornata, dunque, sarà una tavola rotonda (ore 9.30-10.30) dedicata alle buone pratiche di inclusione lavorativa delle persone con disabilità e appartenenti alle categorie protette. Protagoniste ne saranno le Istituzioni, le Associazioni, le Università e le Aziende e i casi di inclusione lavorativa che possono rappresentare un esempio da emulare. Vi parteciperanno tra gli altri anche Alessandro Pepino, segretario della CNUDD (Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità), e i rappresentanti del Comune di Milano e dell’Azienda AFOL Metropolitana.
Successivamente inizieranno gli incontri tra le aziende e ai candidati, tramite una serie di strumenti virtuali che nulla avranno di meno, dal punto di vista dell’efficacia, rispetto a un evento in presenza. (S.B.)

Per ogni approfondimento sull’Inclusion Job Day del 3 luglio, accedere a questo link. Per ulteriori informazioni: contatti@inclusionjobday.com.

Libri tattili e sensoriali per stimolare i bambini

Corriere Adriatico del 30.06.2020

Activity book, Busy, Quiet: hanno nomi inglesi, ma sono di origini marchigiane e si ispirano al metodo di Maria Montessori.

Hanno nomi inglesi ma sono di origini marchigiane. C'è chi le chiama Activity book, chi Busy, chi ancora Quiet. Sono dei libri tattili, sensoriali, che stimolano i più piccoli, aumentano la loro concentrazione, li fanno rilassare e calmare. Sono fantastici per stimolare anche i neonati e si ispirano al metodo di Maria Montessori, nata a Chiaravalle nell'Anconetano, oggi applicato in migliaia di scuole nel mondo.

Come realizzare libri tattili.

«Gli elementi da utilizzare per realizzare un libro sono davvero tanti - spiega Elena Mariotti di Elisir Creativo - cotone, lana, plastica, seta, raso, velluto, bottoni, cerniera». Nel suo atelier di Potenza Picena li realizza in tessuto su ordinazione. Ogni suo libro è un capolavoro. È un'artista del patchwork e del quilting (la tecnica di assemblare tessuti per realizzare racconti geometrici e figurati). «Chi me li ordina mi dà un tema o, se vuole, gliene suggerisco uno. Faccio un progetto su carta e, una volta approvato, lo realizzo e lo consegno entro due settimane». Un libro ultimato di recente è stato dedicato al Conero. «Mi è stato richiesto da una neomamma che lavora a Berlino ma originaria delle Marche. Voleva portare il blu del mare e il verde del monte al suo bambino».

Creatività, manualità e gioco.

I suoi punti di forza sono la creatività e la manualità ma anche la consapevolezza che il libro in tessuto deve essere un oggetto sicuro e non frustrante. «Sono oggetti destinati a bimbi molto piccoli, tutto deve essere bene attaccato per evitare che alcune parti si stacchino rischiando di essere ingoiate». Poi cura molto l'aspetto ludico stando attenta a non creare delle occasioni di frustrazione. «Il bimbo non deve rimanere male perché ci sono degli ostacoli come un'asola che limita l'azione di aprire e chiudere una tasca o perché è stato inserito uno scomparto che non consente di far uscire o di rimettere al suo posto un oggettino». Ma quello che le piace più di tutto è che i suoi libri sono letti da tutti i bambini anche da quelli nati speciali e che hanno bisogno, molto più degli altri, di attenzione. Dal progetto alla consegna, le sue creazioni richiedono 15 giorni di lavoro e ha un prezzo democratico per un libro unico, personalizzato, che il bambino si ricorderà anche da adulto.

Per i neofiti.

Per chi vuole realizzarne uno e non è pratico di ago e filo, Elena consiglia di usare fogli di feltro e colla a caldo. «È il materiale ideale commenta - perché piacevole al tatto, colorato, reagisce in modo ottimale alla colla, si buca facilmente ed è resistente». Fondamentale creare una storia, un percorso, decidere il numero di pagine che comporranno il libro e saranno inserite in un anello tipo quello dei portachiavi. Usare forme, tessuti e materiali molto diversi. L'astuzia per crearne uno che davvero funzioni: ragionare come un bimbo e immaginare il suo tocco.

di Véronique Angeletti

Servizio tiflologico: pronti per il nuovo anno scolastico

Tratto dalla rivista web Lucemagazine

Negli ultimi mesi di emergenza sanitaria, il servizio di inclusione scolastica della Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano ha offerto un indispensabile supporto agli studenti con disabilità visiva e alle loro famiglie. I nostri tiflologi sono stati vicini ai ragazzi operando a diversi livelli, dall’assistenza informatica nella didattica a distanza fino al sostegno psicologico alle famiglie in difficoltà. Ne parliamo con Franco Lisi, direttore scientifico dell’Istituto.

Come è cambiato negli ultimi mesi il servizio di supporto allo studio per i ragazzi con disabilità visiva?

La nostra istituzione storicamente si è sempre occupata di inclusione scolastica, mettendo al centro i temi dell’autonomia, dell’educazione e della crescita personale. Ai primi di marzo, non appena si è capito che la chiusura delle scuole sarebbe durata per molte settimane, abbiamo iniziato a strutturare modalità di intervento specifiche per aiutare gli studenti nella didattica a distanza.

La prima fase ha richiesto un grande sforzo in termini organizzativi, perché è stato necessario redigere nuovi piani individuali per gli studenti (mettendo da parte quelli già predisposti a settembre 2019), con tutte le difficoltà nell’affrontare le procedure burocratiche in smartworking e in videoconferenza.

Ci sono stati aspetti positivi in questo nuovo approccio?

Certamente sì! Grazie alla capacità dei nostri tiflologi siamo riusciti a essere efficaci e utili presso quelle famiglie che usavano poco la tecnologia e avevano ragazzi poco autonomi da questo punto di vista. Attraverso Team viewer (un software per la gestione remota del pc ndr) i nostri tifloinformatici sono intervenuti direttamente sui computer degli studenti per renderli adeguati, soprattutto dal punto di vista dell'accessibilità, alle loro esigenze di apprendimento.

Nei casi dove lo studente non era autonomo è stato svolto un lavoro altrettanto prezioso di sostegno psicologico, trasferendo alcune buone prassi da applicare in situazioni estreme. Anche una semplice telefonata in quei momenti è stata utile. In sintesi, abbiamo unito approccio tecnologico e contatto umano.

L’utilizzo delle tecnologie digitali da parte dei nostri studenti ha fatto un balzo in avanti di dieci anni, facendo emergere un altro tema: quanto i non vedenti possono essere proattivi con queste tecnologie?

Quali sono le difficoltà specifiche per i non vedenti nella didattica a distanza?

Fermi restando gli aspetti positivi, nella didattica a distanza è venuta meno la relazione in presenza che, nel caso di studenti con disabilità visiva, è prioritaria. Si pensi al tiflologo che guida le mani del bambino all’apprendimento del codice braille o alla lettura di un’illustrazione tattile.

Nella comunicazione fatta tramite piattaforme digitali, si usano molto le immagini e le proiezioni di slide, ma soprattutto la mimica gioca un ruolo dominante. Tutto ciò rappresenta un limite per chi non vede.

Quali sono le prospettive per i prossimi mesi?

A Regione Lombardia abbiamo chiesto e ottenuto la proroga di questi progetti, per poterli prolungare almeno fino all’inizio del periodo estivo. Perché una persona disabile rimane tale anche in estate...

Quanti ragazzi ha in carico la Fondazione?

Seguiamo 400 ragazzi e il numero è in crescita, perché sono sempre di più le famiglie che si orientano verso i servizi tiflologici dell’istituto. A questa richiesta corrisponde un impegno di risorse notevole. Per seguire le pratiche burocratiche connesse al servizio sono necessarie 10 persone nell’ambito gestionale, mentre per il lavoro sul campo sono impegnati direttamente una trentina di tiflologi più altri 70 operatori freelance e altrettante cooperative. Questa rete lavora capillarmente sul territorio sotto il coordinamento dell’Istituto dei Ciechi.

Come vi state attrezzando per affrontare il prossimo anno?

Con un po’ di preoccupazione e molto entusiasmo.

Molto tempo verrà dedicato al supporto alle famiglie per l’adesione al servizio, che è una fase delicata e richiede il massimo dell’attenzione. L’obiettivo rimane quello di offrire un servizio di qualità nel rispetto di tutte le individualità. Volendo trarre beneficio da questa esperienza, abbiamo idea di proporre la didattica a distanza come uno strumento ulteriore per la compilazione dei piani didattici individuali. Una modalità che in alcuni casi potrebbe renderci più tempestivi nelle risposte ai bisogni dei ragazzi.

di Marco Rolando

lunedì 29 giugno 2020

Una retina artificiale liquida, la prima è italiana

La Repubblica del 29.06.2020

Retinite pigmentosa e degenerazione maculare: sono solo due delle malattie che possono trarre giovamento dalla realizzazione della protesi con nano-particelle di carbonio che saranno disponibili in 5 anni.

La prima retina artificiale liquida è italiana: è una protesi formata da una soluzione acquosa in cui sono sospese nano-particelle foto attive, in grado di adempiere alle funzioni dei fotorecettori naturali della retina, quando questi sono danneggiati da malattie neurodegenerative e dall’invecchiamento. La ricerca è il frutto di una collaborazione tra i ricercatori del Center for Synaptic Neuro-science dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, coordinato da Fabio Benfenati, e un team del Center for Nano Science dell’IIT di Milano, coordinato da Guglielmo Lanzani, con la Clinica Oculistica dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar.

Professor Lanzani, quali sono le malattie che possono trarre giovamento dalla vostra ricerca?

Sono soprattutto due malattie: la prima è la retinite pigmentosa. È un difetto dei fotorecettori che si degradano, che parte dalla periferia perché attacca prima i bastoncelli, ovvero i fotorecettori che permettono la visione in condizioni di scarsa luminosità. Infatti è anche chiamata “la malattia del buio”. Ha origine genetica, e può derivare anche da denutrizione, ad esempio se la dieta è povera di carotenoidi. Quando la malattia progredisce, si perde prima la visione periferica e poi via via anche la visione centrale. Può colpire presto, anche a 20 anni, oppure dopo i 50/60 anni. E tocca una persona su 3000.

L’altra malattia invece è la degenerazione maculare. Questa è una degenerazione dei fotorecettori che al contrario parte dal centro della retina, e poi si allarga a tutta la retina. È una malattia che colpisce tipicamente le persone anziane: oltre gli 80 anni diventa abbastanza comune.

Come funziona la vostra retina liquida?

La nostra protesi è una soluzione in cui sono sospese nano-particelle fatte di un polimero a base di carbonio che assorbe la luce. È un polimero che viene usato anche per le celle fotovoltaiche. Quando le nano-particelle assorbono la luce che entra nell’occhio, la convertono in un segnale biolettrico che stimola le cellule. Anche i fotorecettori naturali (detti coni e bastoncelli) che abbiamo sulla retina convertono la luce in un segnale elettrico: la funzione delle nostre nano-particelle è esattamente la stessa. Il meccanismo però con cui funzionano non è proprio lo stesso perché in natura ovviamente le cose sono più complicate, e c'è una cascata di processi biochimici e di neurotrasmettitori che in questo caso non ci sono. Il nostro è un processo più semplice e diretto: è una specie di effetto fotovoltaico.

Come fate a posizionare le nano-particelle nell’occhio?

La soluzione viene iniettata con una siringa nello spazio tra l'epitelio pigmentato e le cellule bipolari, cioè esattamente nello strato dove ci sono di solito i fotorecettori. È richiesto un piccolo intervento chirurgico per aprire la sclera, ovvero la parte più esterna dell’occhio, e creare una tasca nella coroide in cui viene infilato l’ago per iniettare la soluzione. È comunque un processo molto meno invasivo di quelli richiesti per le attuali protesi della retina.

Quali risultati avete ottenuto finora nella sperimentazione?

Finché non verrà sperimentato sull'uomo, non abbiamo la certezza al 100% che funzioni. Però tutti i test che noi abbiamo fatto finora dimostrano non solo la sensibilità alla luce riacquistata, ma anche l'acuità visiva, cioè la capacità di distinguere i dettagli. E abbiamo misurato anche il segnale nella corteccia visiva, cioè la parte del cervello che è associata all'occhio. Abbiamo verificato che se illuminiamo l’occhio, il cervello risponde, cioè riceve correttamente un segnale visivo.

Quali sono i vantaggi di questo approccio, rispetto alle soluzioni già esistenti?

Per la retinite pigmentosa ci sono degli approcci genetici, che però funzionano poco e male, perché è una malattia che ha molti ceppi genetici, ed è difficile quindi individuare i geni giusti su cui agire. C’è poi un approccio farmacologico, ma le molecole utilizzate funzionano solo per qualche ora e poi l’effetto scompare. Ci sono poi delle protesi che sono fatte di silicio, che vengono inserite nella stessa posizione in cui noi iniettiamo le nano-particelle e stimolano la retina attraverso elettrodi metallici. Queste protesi hanno bisogno di un'alimentazione. Nei primi modelli c'era addirittura un cavo, adesso invece sono alimentate in maniera wireless, però richiedono degli occhiali. Queste protesi sono in commercio e costano circa 100 mila euro, compresa l'operazione: danno una sensibilità alla luce, la capacità di riconoscere magari una porta aperta illuminata o delle grosse lettere retroilluminate, ma hanno delle prestazioni molto povere.

Inoltre la vostra retina artificiale è più biocompatibile, giusto?

Sì, perché invece del silicio usiamo il carbonio. E la molecola che noi abbiamo realizzato è molto simile alle molecole biologiche, ai carotenoidi, alla vitamina A che poi è quella che finisce naturalmente nella retina. Quindi il nostro è un approccio molto bioa-fffine.

La vostra protesi liquida dovrebbe rendere gli interventi più brevi e meno traumatici…

La protesi planari richiedono un intervento invasivo che si può fare una sola volta, è difficile da rimuovere e comporta delle reazioni infiammatorie maggiori, almeno all'inizio. Inoltre la protesi di tipo planare, compresa quella al silicio, è limitata alla posizione dove la si inserisce, e all’area che ha. Invece la nostra protesi liquida, dopo l’iniezione, si distribuisce uniformemente, diffondendosi su tutta la retina. Sarebbe impossibile ottenere la stessa “copertura” con una protesi non liquida.

C'è stato un momento “Eureka” in questa ricerca? Come è nata l'idea delle nano-particelle?

L'idea iniziale era, pressappoco, “Mettiamo una cella fotovoltaica nell’occhio!”. E su questa strada, tre anni fa avevamo realizzato una protesi planare. Ma poi ci siamo accorti non serviva una struttura complicata, non serviva né un substrato né un elettrodo: per convertire la luce in uno stimolo per le cellule della retina, bastava il polimero da solo. Allora abbiamo pensato alle nano-particelle perché chiaramente è più facile introdurle.

Se tutto va bene dal punto di vista della sperimentazione clinica, tra quanto saranno disponibili le “retine artificiali liquide”?

Io direi 5 anni. Una preoccupazione tipica degli studi che riguardano le nano-particelle è assicurarsi che queste non vadano in giro dove non devono. Nel nostro caso siamo più fortunati perché l'occhio è un sistema abbastanza chiuso, circoscritto: è difficile che qualcosa esca. Per cui siamo abbastanza fiduciosi.

di Giuliano Aluffi

Incontro nazionale genitori

Con il comunicato n. 110/2020, la Sede Centrale UICI informa che Il comitato nazionale dei genitori, soci tutori UICI desidera incontrare in modalità virtuale tutti i genitori per conoscersi, approfondire e condividere esperienze e in particolare parlare degli aspetti che incidono direttamente e profondamente sulla vita dei nostri ragazzi: scuola, tempo libero, affettività, vita di relazione, normative ecc.
L’incontro si svolgerà su piattaforma zoom, Venerdì 03 Luglio 2020 dalle 17.30 alle 19:30 con la partecipazione degli operatori dei Centri di Consulenza Tiflodidattica, la Coordinatrice Nazionale e i coordinatori del progetto “Stessa strada per crescere insieme”.
Per ulteriori informazioni circa le modalità di partecipazione, si rinvia al comunicato in oggetto, scaricabile da qui

sabato 27 giugno 2020

Giornata Nazionale delle persone sordo-cieche, la difficile ripartenza dopo il lockdown

Il Fatto Quotidiano del 27.06.2020

Abbiamo riscontrato molte difficoltà a rimanere in contatto con i nostri associati chiusi nelle loro case, a reperire i vari Dpi ma non abbiamo smesso di provare a stare al loro fianco” racconta Rossano Bartoli, presidente della Lega del Filo d’Oro. Le persone che già prima della pandemia vivevano una condizione difficile non devono essere dimenticate" afferma Mario Barbuto, presidente dell'Unione ciechi.

Il 27 giugno si tiene la Terza Giornata Nazionale delle persone sordocieche e nonostante le condizioni complesse dovute al Covid-19, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) e la Lega del Filo d’Oro hanno voluto organizzarla utilizzando una piattaforma telematica inclusiva per tutti. Quest’anno l’evento è stato celebrato 24 ore prima con una conferenza online accessibile al 100%, dove si è parlato soprattutto delle criticità vissute durante la pandemia ed è stato sottolineato l’importanza che avrà ancora di più il volontariato. “Per i soggetti sordociechi la cosiddetta fase della ripartenza non è cosi immediata e sono ancora tanti i timori” dicono le organizzazioni. La Giornata ha l’obiettivo di portare all’attenzione del dibattito pubblico e istituzionale le istanze delle persone con sordo-cecità e omaggia la nascita di Helen Keller (27 giugno 1880), sordocieca dall’età di 19 mesi, divenuta un modello per il mondo associativo e protagonista anche di uno spettacolo teatrale intitolato “Anna dei Miracoli”.

In occasione dell’evento sono stati evidenziati i principali problemi emersi nella quarantena, come il distanziamento fisico che ha portato spesso all’isolamento sociale, l’assenza di servizi assistenziali a domicilio, l’impossibilità per oltre due mesi di uscire insieme all’accompagnatore per fare la spesa, oltre alle tante barriere connesse alla comunicazione e il caso dell’inaccessibilità per i non vedenti del sito dell’Inps. “Abbiamo riscontrato molte difficoltà a rimanere in contatto con i nostri associati chiusi nelle loro case, a reperire i vari Dpi ma non abbiamo smesso di provare a stare al loro fianco” racconta Rossano Bartoli, presidente della Lega del Filo d’Oro. L’emergenza sanitaria in corso ha avuto ripercussioni gravi sulla qualità di vita e ha imposto una condizione di isolamento nell’isolamento. “Nei nostri 5 centri l’attività rivolta agli utenti in regime di residenzialità non si è fermata e non abbiamo fatto mancare il sostegno, seppur a distanza, neanche ai tanti genitori lasciati soli nella gestione delle gravi disabilità dei figli senza il supporto di attività come quelle offerte dai Centri Diurni, molti dei quali ancora chiusi”. Il prossimo futuro è ricco di incognite. “Ci aspettiamo un forte incremento delle liste di attesa per accedere alle nostre strutture” aggiunge Bartoli.

Secondo un recente studio condotto dall’Istat, si stima che oggi in Italia le persone affette da problematiche legate sia alla vista che all’udito siano circa 189mila. “La sordo-cecità è la punta dell’iceberg e una delle forme più gravi tra le pluri-disabilità e per questo necessita di risposte specifiche, coraggiose e innovative – dice Mario Barbuto, presidente UICI–. Siamo impegnati su questo fronte nel realizzare modelli di educazione e formazione dedicati e attività di supporto, sostegno e accoglienza”. Per le associazioni più che mai serve trovare soluzioni a tutti quei bisogni socio-assistenziali e di inclusione che tuttora non trovano tutele adeguate. “Le persone che già prima della pandemia vivevano una condizione difficile non devono essere dimenticate – afferma Bartoli -. È importante ribadire la piena attuazione della legge 107/2010 che riconosce la sordo-cecità come una disabilità unica e specifica e il riconoscimento della LIS e della LIS Tattile, che permetterebbe loro di abbattere le barriere della comunicazione anche in condizioni di emergenza, potrebbero agevolare questo processo, rappresentando un punto di partenza decisivo”.

di Renato La Cara

venerdì 26 giugno 2020

Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e Lega del Filo d’Oro: "Le persone sordocieche non siano lasciate indietro"

L'Opinionista del 26.06.2020

ROMA. Che impatto ha avuto l’emergenza Covid-19 sulla vita delle persone sordocieche e delle loro famiglie? Di quale supporto hanno bisogno queste persone e cosa si può concretamente fare per sostenerle? Quale sarà il ruolo dei volontari da ora in avanti? Sono questi alcuni dei temi che hanno animato l’evento online organizzato e promosso da Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e Lega del Filo d’Oro alla vigilia della III Giornata Nazionale delle persone sordocieche, con l’obiettivo di portare all’attenzione del dibattito pubblico e istituzionale le istanze delle persone con sordocecità. In particolare, tutti quei bisogni che tuttora non trovano ancora oggi risposte e tutela adeguate, soprattutto alla luce della grave emergenza sanitaria ancora in corso, che ha imposto loro una condizione di totale isolamento dalla realtà. Perché le persone sordocieche utilizzano prevalentemente il tatto per comunicare e conoscere l’ambiente circostante, e in un momento in cui la raccomandazione è ancora quella di mantenere la distanza di sicurezza, questo rappresenta per loro e le loro famiglie un ulteriore, enorme, ostacolo.

Istituita nel 2018 dall’Unione Europea dei Sordociechi (EDbU), fissata per il 27 giugno e promossa in Italia dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti in collaborazione con la Lega del Filo d’Oro, la III Giornata Nazionale delle persone sordocieche vuole fare luce sulla condizione delle persone che vivono con questa disabilità sensoriale nel nostro Paese, al fine di garantire loro maggiore inclusione sociale, autodeterminazione e autonomia. All’evento organizzato in occasione della III Giornata Nazionale delle persone sordocieche sono intervenuti Mario Barbuto, Presidente dell’UICI “L’impegno della Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti a favore dei sordociechi”; Rossano Bartoli, Presidente della Lega del Filo d’Oro “La sordo-cecità ai tempi del coronavirus”; Angelina Pimpinella, coordinatrice della Commissione Pluri-disabilità dell’UICI “Non temete i momenti difficili il meglio viene da lì”; Francesco Mercurio, presidente del Comitato delle Persone Sordocieche della Lega del Filo d’Oro “Per le persone sordocieche il tatto è tutto”; Massimiliano Imparato, Anna Maria Magrini, Belinda Mancini e Simona Spirito, volontari dell’UICI “Accompagniamoci nella vita: storie di incontri unici”; Daniele Orlandini, membro del Comitato dei Familiari della Lega del Filo d’Oro “La vita delle famiglie durante il lockdown e la ripartenza nelle fasi 2 e 3 dell’emergenza”.

Secondo un recente studio condotto dall’ISTAT in collaborazione con la Lega del Filo d’Oro, si stima che oggi in Italia le persone affette da problematiche legate sia alla vista che all’udito siano 189 mila. Circa 108 mila persone sono di fatto confinate in casa, non essendo in grado di provvedere autonomamente a sé stesse a causa di altre gravi forme di disabilità che spesso si aggiungono ai problemi di vista e udito. Secondo lo scenario emerso dallo studio, infatti, il 64,8% delle persone sordocieche è donna, mentre l’87,9% ha più di 65 anni. Il 31,2% vive nelle regioni del Nord, il 30,6% vive in quelle del Sud, il 21,4% nel Centro e il 16,8% nelle Isole.

“Se questo è stato per tutti noi un momento molto duro, sono le persone che già prima della pandemia vivevano una condizione estremamente difficile, quelle che non devono essere dimenticate e lasciate indietro. È importante ribadire che alle persone sordocieche servono risposte concrete, che partano innanzitutto dal diritto all’inclusione. La piena attuazione della legge 107/2010 che riconosce la sordo-cecità come una disabilità unica e specifica e il riconoscimento della LIS e della LIS Tattile, che permetterebbe loro di abbattere le barriere della comunicazione anche in condizioni di emergenza, potrebbero agevolare questo processo, rappresentando un punto di partenza decisivo – dichiara Rossano Bartoli Presidente della Lega del Filo d’Oro – L’emergenza sanitaria ancora in corso ha avuto ripercussioni gravi sulla vita di queste persone e delle loro famiglie e ha imposto loro una condizione di isolamento nell’isolamento. Nei nostri 5 Centri l’attività rivolta agli utenti in regime di residenzialità non si è mai fermata e non abbiamo mai fatto mancare il sostegno, seppur a distanza, ai tanti genitori lasciati soli nella gestione delle gravi disabilità dei figli senza il supporto di attività come quelle offerte dai Centri Diurni o dai Servizi Territoriali, molti dei quali ancora chiusi per decisione delle Regioni in cui si trovano”.

Grazie alla Legge 107/2010, realizzata sulla base degli indirizzi contenuti nella dichiarazione sui diritti delle persone sordocieche del Parlamento europeo del 12 aprile 2004, la sordo-cecità è stata riconosciuta come disabilità specifica unica (in precedenza si riferiva alla sommatoria delle due minorazioni). Eppure, oggi appare inadeguata al fine di una tutela giuridica collettiva che includa tutte le persone con disabilità aggiuntive. È dunque necessario e urgente renderla più attuale, adattandola a un contesto sociale in evoluzione in cui i moderni strumenti di comunicazione e di conoscenza devono garantire un processo inclusivo, dando la possibilità a tutte le persone sordocieche di realizzare sé stesse e di accedere al mondo del lavoro.

“La sordo-cecità è la punta dell’iceberg e una delle forme più gravi tra le pluri-disabilità e per questo necessita di risposte specifiche, coraggiose e innovative – spiega Mario Barbuto, Presidente di Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Come UICI siamo impegnati su questo fronte nel realizzare modelli di educazione e formazione dedicati e attività di supporto, sostegno e accoglienza, estesi anche alle famiglie, grazie alla nostra rete di 107 sezioni provinciali sul territorio, strutture di ascolto, servizi di orientamento e assistenza psicologica, centri di consulenza tiflodidattica. Ma dobbiamo puntare ad un ulteriore passo in avanti che guardi alle necessità delle persone sordocieche e con disabilità plurime oltre l’età scolare o giovanile e che possa sostenerle in una logica di lungo periodo. Per questo stiamo immaginando la creazione di strutture di accoglienza a carattere permanente che possano accompagnare le persone sordocieche e con pluri-disabilità anche in età adulta affinché possano individuare e costruire il loro progetto di vita, in autonomia e dignità”.

Bisogna tenere in considerazione, inoltre, che più del 55% dei disabili sensoriali sperimenta importanti restrizioni alla propria autonomia non potendo uscire di casa a causa di altre forme di disabilità che si sommano a quelle di vista e udito. Secondo i dati emersi dallo studio ISTAT, la metà circa delle persone sordocieche (il 51,7% del totale) presenta anche una disabilità motoria. Per 4 disabili su 10, invece, si riscontrano danni permanenti legati ad insufficienza mentale, mentre disturbi del comportamento e malattie mentali riguardano quasi un terzo dei sordociechi (il 32,5% dei casi).

Per questo motivo il territorio gioca un ruolo essenziale per garantire in modo capillare servizi che assicurino crescita, cultura e inclusione alle persone sordocieche. Ed è fondamentale sensibilizzare sul tema, anche a livello regionale, visto che la legge 107 lascia alle Regioni le competenze e il potere di decidere se e come intervenire. L’obiettivo è anche ottenere che tutti possano esercitare il diritto di affidarsi ai servizi che ritengono più adeguati e che questi servizi vengano replicati in tutte le regioni senza più disuguaglianze territoriali. Per questo è necessario adoperarsi affinché non solo tutti i distretti italiani siano presidiati da interventi ad hoc, ma è altresì opportuno mettere a sistema un metodo che dia valore aggiunto a questi servizi, creando una modalità unificata e condivisa, facendo sì che i pluri-disabili e le loro famiglie possano utilizzare gli stessi servizi ovunque, senza doversi spostare dal proprio domicilio subendo importanti disagi logistici.

giovedì 25 giugno 2020

Servizio di assistenza nazionale su Ausili e Tecnologie tramite l'app per smartphone Be My Eyes

Con il comunicato n. 106/2020, la Sede Centrale UICI rende noto che grazie all’impegno della Commissione Nazionale Ausili e Tecnologie, a partire dal 25 giugno sarà possibile fruire del servizio tecnologico offerto tramite la piattaforma internazionale "Be My Eyes". Il servizio sarà attivo tutti i giorni da lunedì a venerdì, dalle ore 16,00 alle ore 20,00 dei giorni feriali lavorativi e consentirà di offrire un aiuto ad ampio raggio sulle tecnologie attualmente utilizzate da Ciechi e Ipovedenti. Il servizio sarà erogato tramite Be My Eyes, un'applicazione di semplice uso con smartphone che offrirà, in questo caso, assistenza tecnica e tecnologica.

Be My Eyes e un’applicazione rilasciata nel 2015 che offre gratuitamente assistenza visiva, mettendo in contatto utenti non vedenti e ipovedenti con volontari da tutto il mondo. A questa funzione si affianca il servizio di assistenza specializzata che permette agli utenti di rivolgersi direttamente al servizio clienti di organizzazioni e aziende.

L’applicazione si può scaricare gratuitamente dal Play Store su Android:


e dall’Apple Store:


Per una dimostrazione pratica del servizio, collegarsi alla pagina:


Per scegliere l'operatore più adatto a risolvere la problematica che interessa, si può leggere il Curriculum Vitae di tutti gli operatori nella sezione del nostro sito, alla pagina:

mercoledì 24 giugno 2020

Non c'è barriera peggiore dell'isolamento!

Superando.it del 24.06.2020

«Le persone con disabilità vivono una condizione di particolare vulnerabilità che il forzato distanziamento fisico non può che esacerbare. Come ricorda la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la loro vulnerabilità è data dall’interazione tra la minorazione e le barriere frapposte dalla società, e non c’è barriera peggiore dell’isolamento»: lo scrive il Comitato Nazionale per la Bioetica in “Covid-19: salute pubblica, libertà individuale, solidarietà sociale”, documento che si sofferma sulle varie questioni sollevate sia dalla pandemia che dalle misure di contrasto ad essa.

«Per governare l’incertezza, abbiamo bisogno di un dialogo fra i diversi saperi e l’esperienza sociale, così come di una collaborazione a livello»: lo si legge nella presentazione del documento Covid-19: salute pubblica, libertà individuale, solidarietà sociale, pubblicato qualche giorno fa dal Comitato Nazionale per la Bioetica, che con tale parere «intende offrire una cornice di riferimento bioetico alle molte questioni che sia la pandemia da Covid-19 che le misure di contrasto sollevano». Il tutto prendendo atto «dell’eccezionalità della minaccia alla salute dell’individuo e della collettività rappresentata dal Covid-19, che richiama a una rinnovata riflessione: sulla salute, nelle sue molteplici dimensioni (fisica, psichica, sociale), sul rapporto fra salute individuale e salute pubblica, nonché sul rapporto fra il principio di libertà e l’autonomia dell’individuo nella gestione della propria salute e il principio di solidarietà».

Il documento, si legge ancora, «tiene presente l’esperienza accumulata nei primi mesi della pandemia, nella duplice direzione di: un bilancio degli insegnamenti appresi (con riferimento alla preparazione e agli squilibri del Servizio Sanitario Nazionale); una ricognizione delle sfide che ancora ci stanno di fronte, con la valutazione dell’impatto delle misure pubbliche di contenimento sui diritti fondamentali, sulle disuguaglianze fra cittadini/e, per verificare che non si accentuino quelle già esistenti, o non se ne creino di nuove, oppure che le differenze non si traducano in disuguaglianze. In questo àmbito, un’attenzione particolare è riservata ai gruppi particolarmente vulnerabili (dai bambini, alle persone con disabilità, agli anziani, ai detenuti e altri)».

In particolare, rispetto alle persone con disabilità, nel documento si legge tra l’altro: «Nell’emergenza il prezzo più alto è pagato dai minori con disabilità. Il timore è che senza scuole, senza terapie, senza assistenza domiciliare, bambini e adolescenti con diversi gradi di disabilità regrediscano, dal momento che non è stata prevista per loro alcuna didattica speciale a distanza. Da qui un’ulteriore discriminazione segnalata dalle famiglie, per cui i soggetti più fragili stanno pagando le debolezze del sistema scolastico italiano».
E ancora: «Le persone con disabilità, siano minori o adulti, vivono una condizione di particolare vulnerabilità che il forzato distanziamento fisico non può che esacerbare. Come ricorda la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, quest’ultima è data dall’interazione tra la minorazione e le barriere frapposte dalla società, e non c’è barriera peggiore dell’isolamento. L’inclusione sociale è infatti parte integrante del processo di riabilitazione che, come notato nel parere Bioetica e riabilitazione [Comitato Nazionale di Bioetica, 2006, N.d.R.] deve sempre essere rivolto alla persona secondo un approccio non meramente medico, ma bio-psico-sociale. L’attenzione, già presente nel nostro Paese sulla condizione delle persone con disabilità nell’attuale emergenza, deve quindi essere di volta in volta mirata a calibrare le misure di supporto secondo le diverse disabilità, tenendo presente come anche misure apparentemente neutre, quali l’uso delle mascherine, possano, per alcune disabilità mentali, essere difficilmente accettabili, e come la difficoltà di accesso ai supporti telematici, là dove non siano dotati di adeguati facilitatori, rafforzi per molte persone condisabilità il rischio di emarginazione».

Il Comitato Nazionale di Bioetica auspica in conclusione che «vi sia un ripensamento complessivo del nostro sistema di welfare, ed un suo potenziamento dopo anni di tagli; che si tenga conto del fatto, risalente, che l’alterazione degli ecosistemi ha favorito e favorisce il diffondersi di patogeni prima sconosciuti; che nel pianificare le misure di prevenzione per le fasi successive al lockdown, ritornino in primo piano le politiche “ordinarie” di salute pubblica, le quali si basano sulla consapevolezza dei cittadini e delle cittadine come elemento fondamentale per la tutela della salute». (S.B.)

martedì 23 giugno 2020

III giornata Nazionale delle persone sordocieche - 26 giugno 2020

Con il comunicato n. 107/2020, la Sede Centrale UICI informa che per celebrare la terza Giornata Nazionale delle persone Sordocieche, il 26 giugno 2020 l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e la Lega del Filo d’Oro organizzano un evento online e in diretta per accendere i riflettori sulla condizione delle persone sordocieche, anche alla luce dell’emergenza sanitaria ancora in corso.

Come hanno vissuto le persone sordocieche e le loro famiglie i giorni di chiusura e confinamento e le fasi 2 e 3 dell’emergenza?

Di quali ausili hanno bisogno e cosa si può fare per sostenerle?

Quale sarà il ruolo dei volontari che aiutano le persone con pluridisabilità e le loro famiglie da ora in avanti?

Sono questi alcuni dei temi al centro dell’incontro previsto per venerdì 26 giugno alle ore 10.30 al quale gli interessati potranno accedere sulle pagine Facebook dell’Unione e della Lega del Filo D’Oro e su Slash Radio Web in diretta al link:

PROGRAMMA
Modera: Sara De Carli, giornalista di Vita
Intervengono:
• Mario Barbuto presidente Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti “L’impegno dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti a favore delle persone con sordocecità”
• Rossano Bartoli presidente Lega del Filo d’Oro “La sordocecità ai tempi del coronavirus”
• Angelina Pimpinella coordinatrice commissione pluridisabilità UICI “Non temete i momenti difficili il meglio viene da lì”
• Francesco Mercurio presidente del Comitato delle Persone sordocieche della Lega del Filo d’Oro “Per le persone sordocieche il tatto è tutto”
• Massimiliano Imparato, Anna Maria Magrini, Belinda Mancini, Simona Spirito testimonianze volontari “Accompagniamoci nella vita: storie di incontri unici”
• Daniele Orlandini membro del Comitato dei Familiari della Lega del Filo d’Oro “La vita delle famiglie durante il lockdown e la ripartenza nelle fasi 2 e 3 dell’emergenza”.

lunedì 22 giugno 2020

Cassioli, il campione che non può vedere i suoi ori

La Stampa del 22.06.2020

Nato cieco, 33 anni, è il più forte sciatore nautico di tutti i tempi: ha vinto 25 Mondiali e 25 Europei. Giovedì 25 giugno sarà ospite degli Incontri in Blu del Galata Museo del Mare di Genova: diretta online dalle 18.

GENOVA. «Se ti piace lo sci sulla neve vedrai quello sull’acqua ti piacerà di più», gli aveva detto un’amica di sua madre. «L’unico dettaglio è che, non avendo mai visto una gara di sci nautico, non avevo proprio idea di quello che mi aspettava», racconta oggi Daniele Cassioli.

Trentatré anni, romano, nato cieco a causa di una retinite pigmentosa di origine genetica, Daniele è il più forte sciatore nautico paralimpico di tutti i tempi. Nel suo palmarès ci sono 25 ori mondiali, altrettanti ori europei e 39 titoli italiani, oltre ai record mondiali nelle tre discipline in cui gareggia, slalom, figure e salto. Il campione sarà ospite giovedì 25 giugno del Galata Museo del Mare, da cui ripartiranno gli “Incontri in Blu 2020” dopo il debutto con Chris Bertish e la pausa forzata dei mesi scorsi per il lockdown: l’evento sarà trasmesso in diretta streaming dalle ore 18 sui canali Facebook e Youtube del museo.

Cassioli cresce a Gallarate, in provincia di Varese, con il padre Luigi, militare, collaudatore di aerei ed elicotteri, la madre Brunella e il fratello maggiore Davide. Sono i genitori ad avviarlo allo sport. Nuoto, karate, sci sulla neve e poi, nel 1995, a 9 anni, lo sci nautico. Un anno dopo entra nella nazionale paralimpica, nel 1997 i campionati italiani, nel 1998 l’esordio internazionale ai campionati europei e del Medio Oriente e la prima medaglia d’argento nello slalom. I primi ori arrivano nel 2000, agli Europei di Milano, nello slalom e nelle figure; nel 2001 il primo titolo italiano e nel 2003 il primo titolo iridato, l’oro nello slalom ai Mondiali in Florida. Da allora, non si è più fermato.

È stato eletto per tre volte atleta mondiale dell’anno dall’International Waterski & Wakeboard Federation, categoria disabili (2008, 2010, 2014) ed è stato l’unico atleta europeo paralimpico ad essere invitato nel maggio scorso agli Usa Masters Water Ski & Wakeboard Tournament in Georgia, il più prestigioso torneo di sport acquatici al mondo. È stato insignito del collare d’oro dal Comitato italiano paralimpico, di cui è ambassador e fa parte del Consiglio nazionale. Tre le medaglie d’oro al valore atletico del Coni.

Nella vita privata, ha conseguito il diploma al Conservatorio in Teoria e Solfeggio, suona il pianoforte e si è laureato cum laude in Fisioterapia, specializzandosi successivamente in Osteopatia, disciplina che ha esercitato per 10 anni come libero professionista. Oggi è formatore aziendale e mental coach. Testimonial di Avis e Telethon, è in prima linea nella promozione dello sport tra i bambini non vedenti. Ha anche vinto il titolo italiano di calcio a 5 non vedenti con il Crema.

Di recente, ha annunciato di pensare di dedicarsi al surf, per poter partecipare alle Paralimpiadi di Parigi 2024, non essendo lo sci nautico tra gli sport ammessi, così da poter coronare il sogno olimpico. Intanto, guarda agli Europei di slalom, figure e salto che dovrebbero tenersi a settembre in Italia (pandemia permettendo) e ai Mondiali previsti nel 2022 in Australia. «Lo sport – dice – può diventare quel pezzo di strada che c’è tra noi e la felicità. Quando pratico lo sci nautico non trovo quelle barriere architettoniche e culturali che incontro quando cammino per strada. Con gli sci ai piedi sono molto più libero di quando passeggio e indosso le scarpe».

Nel marzo del 2016, costretto a uno stop forzato a causa di un infortunio a una spalla ha cominciato a scrivere “Il vento contro”, il libro in cui racconta la sua storia, pubblicato da DeaPlaneta nel gennaio scorso. «Il vento a sfavore è una condizione che ti rallenta, che ti condiziona – ha detto Daniele -. Per me è la cecità, ma a chiunque può capitare di dover affrontare una condizione sfavorevole. Ma proprio quella condizione può rivelarsi inaspettatamente il trampolino di lancio per raggiungere nuovi obiettivi. Grazie alla mia cecità ho vissuto esperienze che altrimenti non avrei mai sperimentato. All’inizio è stata dura, ma senza questa disabilità non sarei io, sarei un altro e non è detto che sarei migliore e più felice. Gli aquiloni non si librano in aria proprio grazie al vento che spira in senso contrario?».

Gli Incontri in Blu.

«Per noi è un segnale importante di ripartenza anche se solo online, che segue la riapertura del Galata Museo del Mare. I nostri personaggi in blu sono donne e uomini che sono andati oltre le difficoltà. Mai come in questo momento c’è bisogno di ascoltare testimonianze di questo valore», dice Nicoletta Viziano, presidente del Mu.Ma Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni.

Gli “Incontri in Blu” ripartono il 25 giugno con Cassioli, in diretta streaming, evento a cui interverranno anche il presidente dell’Istituto David Chiossone Claudio Cassinelli e il vicepresidente e ad di Villa Montallegro e medico Francesco Berti Riboli. Il 2 luglio un altro incontro online nell’ambito dell’edizione live di Blue Economy Summit 2020 e poi un calendario più intenso tra settembre e dicembre. Gli “Incontri in Blu” sono voluti da Mu.Ma, Costa Edutainment, Associazione Promotori Musei del Mare e sono sostenuti da Gruppo Cambiaso Risso, Confindustria Nautica, Slam, Casa di Cura Villa Montallegro, dimora storica Hotel Palazzo Grillo, Genova Rent, Associazione Culturale Sintes, Immobiliare Courmayeur, Marmoinox, Reccotiles Natural Design, Tarros. I patrocinatori: Marina Militare, Regione Liguria (anche sostenitore), Federazione Italiana Vela, Yacht Club Italiano, One Ocean Foundation e Sky Ocean Rescue.

di Fabio Pozzo

Costruire una rete permanente di protezione sociale

Superando.it del 22.06.2020

«Una parte significativa delle risorse del “Recovery Plan” europeo dovrà servire a creare una rete permanente di protezione sociale che metta in connessione i bisogni delle persone e delle comunità con le Istituzioni e il Terzo Settore. Va infatti valorizzato il ruolo sociale ed economico del Terzo Settore per il quale è indispensabile prevedere misure di sostegno alla capitalizzazione del sistema e ai processi di innovazione tecnologica e organizzativa»: lo ha dichiarato Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore, durante il suo intervento agli Stati Generali dell’Economia

«Una parte significativa delle risorse del Recovery Plan [il Piano per la ripresa dell’Europa, in discussione presso la Commissione Europea, N.d.r.] dovrà essere dedicata alla creazione di una rete permanente di protezione sociale che metta in connessione i bisogni delle persone e delle comunità con le Istituzioni e il Terzo Settore. Serve infatti una valorizzazione del ruolo sociale ed economico del Terzo Settore per il quale è indispensabile prevedere misure di sostegno alla capitalizzazione del sistema e ai processi di innovazione tecnologica e organizzativa».
Lo ha dichiarato Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, durante il suo intervento agli Stati Generali dell’Economia, che ha coinciso con la presentazione di un documento, da parte del Forum stesso, per il rilancio del Paese.

Secondo il Forum, «il primo passo dovrà essere quello di definire i LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni, previsti dalla Costituzione e mai attuati, indispensabili per configurare un piano di azione sociale omogeneo e attento ai soggetti più fragili. Quest’ultimo dovrà anche essere l’occasione per far evolvere il potenziale sociale, economico ed occupazionale di alcuni settori di attività del Terzo Settore, come quelli della cultura e dello sport sociale spesso in prima linea proprio nei territori più deboli. Né va sottovalutato il ruolo della cooperazione sociale e dell’impresa sociale nelle politiche attive per il lavoro a favore delle persone più deboli nell’accesso al mercato del lavoro».
“Per questo – ha spiegato Fiaschi durante il confronto – siamo convinti che oggi sia assolutamente necessaria l’attivazione di un piano pluriennale, che permetta al Paese di assumere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dettati dall’Agenda ONU 2030 ».

«Rappresentato da oltre 350.000 organizzazioni, 5 milioni e mezzo di volontari e 850.000 dipendenti, il Terzo Settore – ha aggiunto la Portavoce del Forum – è un attore principale dell’economia sociale del Paese. Rappresentiamo circa il 4% del Prodotto Interno Lordo e possiamo contribuire attivamente nella definizione e nell’attuazione delle politiche in diversi àmbiti. Il nostro modello di economia sociale sostiene i cittadini e i territori più fragili, opera per la riduzione di povertà e diseguaglianze e per la crescita di fiducia, coesione sociale e democrazia».

«Siamo quindi convinti – ha concluso Fiaschi – che sia importante predisporre un modello di sviluppo, all’interno del quadro internazionale, che inserisca l’economia sociale come pilastro fondamentale per lo sviluppo dell’Europa». (S.B.)

A questo link è disponibile l’elenco dei soci (tra i quali la FISH-Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e degli aderenti al Forum Nazionale del Terzo Settore. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@forumterzosettore.it (Anna Monterubbianesi).

mercoledì 17 giugno 2020

Come fare per rendere meno ardua la vita di chi non vede o vede poco di Flavia Tozzi

Superando.it del 17.06.2020

Nella fase di ripresa in seguito all’emergenza causata dal Covid-19, una delle categorie che maggiormente risulta penalizzata è senza dubbio quella delle persone con disabilità, costrette a far fronte a numerose difficoltà in vari ambiti della loro vita quotidiana. In particolare, le persone con disabilità visiva devono faticare maggiormente per riuscire a conservare la propria dignità e autonomia di movimento, che le pur giuste normative, necessarie per mantenere la protezione contro il virus, rischiano purtroppo di compromettere. Per questo, come UICI [Sezione di Cremona dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, N.d.R.], intendiamo focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica, delle Istituzioni, delle Autorità e delle persone comuni, facendo appello al buonsenso e alla sensibilità di tutti affinché si individuino modalità per superare le criticità e contribuire a rendere meno ardua l’esistenza di chi non vede o vede poco. In questo senso, per supportare le Amministrazioni sull’adozione di provvedimenti utili, mettiamo a disposizione la nostra capacità di proposta accumulata in decenni di esperienza.

Nell’emergenza del Covid-19, la possibilità da parte di chi è affetto da disabilità visiva di poter continuare a muoversi in autonomia dipenderà molto non solo dal comportamento e dalle decisioni che Istituzioni, Autorità e persone comuni adotteranno, ma anche dalla chiarezza e incisività dei messaggi di cui si servirà la categoria, nel presentare e rappresentare le proprie istanze di libertà di movimento. A tal proposito è opportuno che la nostra Associazione faccia sentire la propria voce ai soggetti sopra menzionati, ricorrendo a tutti gli strumenti comunicativi che siamo in grado di adottare e/o di mettere direttamente in campo.
Una cruciale rilevanza assumono le barriere architettoniche e sensoriali, destinate ad essere incrementate in previsione di una più ampia estensione dell’uso di suolo pubblico da parte degli esercizi commerciali, per garantire e garantirsi affluenza di clientela e distanziamento di sicurezza. Queste ulteriori barriere, molto prevedibilmente, potranno creare difficoltà aggiuntive alle persone cieche o ipovedenti, rischiando di divenire persino pericolose per la loro incolumità, oltreché un intralcio alla loro autonomia di movimento. Se a questo aggiungiamo la particolarità delle città e dei paesi della nostra Provincia [Cremona, N.d.R.], tutti con centri storici sicuramente belli e gradevoli, ma anche con strade anguste e relativi marciapiedi stretti, sui quali spesso vi è l’abitudine di posizionare ostacoli di ogni tipo, possiamo facilmente affermare che la condizione della nostra categoria corre dei veri rischi di arretramento sociale.

Ricordiamo inoltre che recentemente la Regione Lombardia ha approvato il Progetto di Legge n. 53 (Adozione del Registro Elettronico sui PEBA-Piani di eliminazione delle barriere architettoniche), che pur non essendo ancora completamente esauriente in tema di barriere, impegna la Regione, oltre che a dotarsi degli strumenti elettronici a supporto, ad emanare Linee Guida minime per la redazione dei PEBA, e nei diciotto mesi successivi all’implementazione del registro telematico regionale da parte dei Comuni [se ne legga già ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.].
La nostra organizzazione, dunque, intende sorvegliare affinché in ogni Comune, grande o piccolo della nostra Provincia, vengano presi provvedimenti e previsti fondi nel bilancio, per ottemperare alle norme di legge e redigere regolarmente il PEBA, affinché i disagi delle persone con fragilità, e in particolare quelli di chi ha una disabilità visiva possano essere ridotti.

Ecco quindi alcune esortazioni che rivolgiamo alle Amministrazioni Locali:
- le nuove concessioni di suolo pubblico dovranno in ogni caso tenere nella giusta considerazione i bisogni di mobilità dell’“utenza debole” (persone con disabilità visiva, con ridotta capacità motoria, mamme con passeggini ecc.), lasciando libero, a titolo indicativo e non esaustivo, lo spazio che corre lungo i muri di almeno un metro;
- per le concessioni già in essere, verificare, laddove possibile, se anche per esse si riesca ad ottenere lo spazio indicato al punto precedente;
- Vigili Urbani: chiediamo alle Autorità di Polizia Municipale di monitorare il rispetto delle norme sulle concessioni di suolo pubblico e di intervenire con tempestività in caso di trasgressione anche su segnalazioni delle Associazioni di persone con disabilità.

Il presente contributo, infine, vuole anche essere un’esortazione, un’indicazione per Autorità, Istituzioni, entità varie, persone comuni ecc., con cui le persone con disabilità visiva impattano quotidianamente, affinché non venga leso e compromesso il loro diritto di muoversi liberamente per strada senza mettere a repentaglio la propria incolumità e la propria sicurezza. Dal canto loro, ciechi e ipovedenti dovranno osservare alcune norme di comportamento, al fine di rendere più facile agli altri essere loro d’aiuto e non di ostacolo. Chi utilizza il bastone bianco, ad esempio, dovrà portarlo con sé e tenerlo aperto anche quando è accompagnato, dando in questo modo l’opportunità alle altre persone di distanziarsi e/di o capire lo stato di persona con disabilità visiva, che potrebbe aver bisogno di aiuto.
A tal proposito, è opportuno ricordare che l’articolo 9 del Decreto del Presidente del Consiglio prodotto il 17 maggio scorso ricorda che chi accompagna una persona con disabilità non è tenuto a rispettare le norme di distanziamento.
Per quanto riguarda invece il cane guida, esso non è veicolo di contagio e non può esserne vietato l’ingresso nei luoghi pubblici, poiché nessuna modifica è stata apportata alla legislazione vigente. E anche le persone cieche e ipovedenti sono tenute ad indossare la mascherina ogni volta che escono o accedono a luoghi chiusi dove si trovano altre persone, e noi consigliamo di indossare anche un paio di occhiali, onde evitare possibili vie di contagio.

* Flavia Tozzi,
Presidente dell’UICI di Cremona (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) (uiccr@uiciechi.it).

martedì 16 giugno 2020

Disabilità: le potenzialità e i rischi dell’intelligenza artificiale

Superando.it del 16.06.2020

La disciplina dell’intelligenza artificiale riveste e ancor più rivestirà in futuro un’influenza crescente sulla vita di tutti i cittadini e anche le persone con disabilità ne possono e ne potranno trarre importanti benefìci in alcuni casi. Tuttavia, si tratta di una disciplina che ha anche il potenziale per aumentare la discriminazione nei loro confronti. Per questo il Forum Europeo sulla Disabilità ha voluto inviare alcune raccomandazioni alla Commissione Europea, nell’ambito della consultazione pubblica che ha portato all’elaborazione di un “Libro Bianco sull’intelligenza artificiale”

Come da definizione di Wikipedia, «l’intelligenza artificiale è una disciplina appartenente all’informatica riguardante i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana».
Si tratta, segnatamente, di un tema che riveste e ancor più rivestirà in futuro un’influenza crescente sulla vita di tutti i cittadini. «E anche le persone con disabilità – come viene sottolineato dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità – ne possono e ne potranno trarre importanti benefìci in alcuni casi». Tuttavia, sempre secondo il Forum, è una disciplina che ha anche «il potenziale per aumentare la discriminazione nei loro confronti».

Alla luce di tale consapevolezza, l’EDF ha voluto pronunciarsi nell’àmbito della consultazione pubblica promossa dalla Commissione Europea, che ha portato all’elaborazione di un Libro Bianco sull’intelligenza artificiale, consistente in un insieme di raccomandazioni volte a garantire un’intelligenza artificiale etica.
Tra le istanze espresse dal Forum, particolare evidenza viene data alla necessità di «sensibilizzare sulla materia tutti i cittadini, compresi quelli con disabilità, durante lo sviluppo e l’implementazione dell’intelligenza artificiale», e in particolare «sul processo decisionale automatizzato e su come i dati personali sensibili possono essere utilizzati dalle tecnologie basate su tale disciplina».
Per valutare inoltre «le potenziali lacune nella legislazione sui diritti umani», l’EDF ha chiesto che venga «sviluppata una legislazione specifica, in linea con le leggi e gli standard europei, contro la discriminazione, per regolare gli appalti pubblici e per l’accessibilità».
Un messaggio, quindi, improntato in generale all’esigenza di «controllo umano, responsabilizzazione e meccanismi di ricorso per tutti i cittadini», per evitare appunto che una delle basi dei futuri sviluppi tecnologici possa diventare un’ulteriore fonte di discriminazioni e disuguaglianze. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Ufficio Comunicazioni con l’Esterno dell’EDF (André Felix), andre.felix@edf-feph.org.

Più stazioni accessibili e stop alla prenotazione dell’assistenza 48 ore prima

Superando.it del 16.06.2020

Nei mesi scorsi, più di 60.000 persone hanno firmato una petizione lanciata dal Forum Europeo sulla Disabilità, voluta per chiedere più stazioni accessibili nell’Unione Europea, una migliore assistenza alle persone con disabilità che viaggiano in treno e la cancellazione dell’obbligo di prenotazione con 48 ore di preavviso degli stessi servizi di assistenza. Ora i promotori di tale iniziativa hanno inviato quelle firme all’europarlamentare Bogusław Liberadzki, che dovrà negoziare le riforme al “Regolamento Europeo relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario”

Nei mesi scorsi, più di 60.000 persone hanno firmato la petizione denominata Train travel for all! (“Viaggi in treno per tutti”), lanciata dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, per chiedere una migliore assistenza alle persone con disabilità e con mobilità ridotta che viaggiano in treno e la cancellazione dell’obbligo di prenotazione con quarantotto ore di preavviso dei servizi di assistenza.
Ieri, 15 giugno, i promotori di tale iniziativa hanno inviato quelle firme all’europarlamentare Bogusław Liberadzki, che dovrà negoziare le riforme al Regolamento Europeo relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario.

«Il preavviso per l’assistenza e la mancanza di accessibilità delle stazioni – ha scritto Yannis Vardakastanis, presidente dell’EDF, nella lettera inviata a Liberadzki – rappresentano una chiara, sistematica discriminazione contro le persone con disabilità. L’Unione Europea ha l’obbligo di correggere questa situazione, dal momento che ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
L’obbligo di preavviso dei servizi di assistenza entro quarantott’ore dalla partenza rappresenta una discriminazione ai danni delle persone con disabilità dal momento che «impedisce effettivamente alle persone di utilizzare il treno per viaggi urgenti o non pianificati, limitando la scelta a opzioni più costose (e inquinanti)», denuncia l’EDF. «Molti Paesi europei – ha sottolineato a tal proposito Vardakastanis – si oppongono ancora a questo cambiamento: ci stanno letteralmente lasciando indietro! Faccio quindi affidamento al Parlamento Europeo, perché sappia difendere i suoi cittadini in questi negoziati».

Ma cosa chiedono le persone con disabilità? Semplicemente la possibilità di presentarsi ai binari come tutti gli altri cittadini e di poter prendere un treno senza dover prenotare i servizi di assistenza con quarantotto ore di anticipo. Perché anche le persone con disabilità devono fare i conti con le esigenze della vita di tutti i giorni: appuntamenti di lavoro, visite a familiari e amici, viaggi di piacere, talvolta imprevisti che non è possibile pianificare con il necessario preavviso.
«In Europa, una persona su sei ha una disabilità. La maggior parte dei treni e delle stazioni in Europa non sono accessibili. Di conseguenza, 80 milioni di cittadini europei con disabilità e milioni di passeggeri con mobilità ridotta non possono viaggiare in Europa in autonomia», scrive Vardakastanis, che è cieco e non può guidare. Per lui il treno potrebbe essere l’opzione più comoda ed efficace. Purtroppo, spesso non è così. «Se decidessi di approfittare di una bella giornata di sole per andare al mare, non potrei andarci in treno. Se avessi un problema di famiglia urgente da risolvere e dovessi andare in un’altra città dove vivono i miei familiari non potrei andarci in treno. Lo stesso se avessi urgenza di fare una visita medica in un’altra città. È frustrante, fastidioso e fa perdere tempo. In una parola, è inaccettabile».

L’esperienza di alcuni Paesi dimostra per altro che è possibile cambiare questa situazione, eliminando il preavviso di quarantotto ore o riducendolo significativamente. In Spagna, ad esempio, il preavviso è stato cancellato per i viaggiatori in arrivo e in partenza da sessantotto stazioni, mentre per tutte le altre stazioni che servono treni a media e lunga percorrenza il preavviso stesso è ridotto a dodici ore. In Olanda, invece, è previsto il preavviso di un’ora per tutte le stazioni, mentre in Belgio esso è stato ridotto a tre ore in quarantuno stazioni e a ventiquattr’ore nelle restanti centotrentadue stazioni. (I.S.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@ledha.it (Ilaria Sesana).