domenica 29 dicembre 2019

I primi risultati della campagna nazionale di prevenzione delle malattie retiniche e del nervo ottico

Libero Quotidiano.it del 29.12.2019

Il 40 per cento dei soggetti esaminati ha evidenziato patologie in atto o sospette e degne di approfondimenti ulteriori. I primi dati confermano la prevenzione come uno strumento fondamentale di contrasto delle patologie.

ROMA. Presentati a Roma, alla Camera dei Deputati, i primi risultati della Campagna Vista in salute, il programma itinerante di prevenzione delle malattie ottico-retiniche, che il Ministero della Salute ha affidato alla gestione dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione delle Cecità – IAPB Italia Onlus, sulla base di un finanziamento triennale approvato dal Parlamento nella Legge di Bilancio 2019. La Campagna, nell’arco di tre anni, interesserà tutte le regioni italiane e, già nella prima fase pilota, che nei mesi di settembre, ottobre e novembre ha interessato 9 città in Lombardia, Abruzzo e Campania, ha fatto registrare dati importanti che confermano l’assoluta utilità e importanza dell’iniziativa. Basti pensare che, su una popolazione di età compresa tra i 40 e i 90 anni, età media 63 anni, nel 40 per cento dei soggetti che si sono sottoposti agli esami diagnostici - mirati principalmente alla ricerca del glaucoma, della retinopatia diabetica e delle maculopatie - sono stati rilevati segni di malattia in atto o di sospetta malattia o, ancora, di premonizione di malattia. “Una percentuale elevata che, anche se rappresentativa di un campione casuale e non strutturato, ci fa comprendere quanto diffuse siano le minacce che gravano sulla nostra vista e delle quali purtroppo non abbiamo troppo spesso consapevolezza – ha dichiarato l’avvocato Giuseppe Castronovo, presidente di IAPB Italia Onlus - la vista è un bene prezioso, un enorme patrimonio che ereditiamo e dobbiamo preservare e questa campagna va nella direzione giusta: quella di elevare la cultura della prevenzione e di stimolare l’assunzione di misure adeguate di contrasto”.

L’utilizzo di strumentazione diagnostica hi-tech, con apparecchiature estremamente sofisticate, montate a bordo di una struttura mobile dotata di tre ambulatori, ha consentito di effettuare un grande numero di refertazioni delle immagini della tomografia ottica computerizzata (OCT) e delle fotografie del fondo oculare. Il professor Filippo Cruciani, referente scientifico di IAPB Italia, afferma che “il sospetto di glaucoma è stato rilevato nel 12,8 per cento dei soggetti esaminati, la degenerazione maculare senile nel 6 circa, la sindrome dell’interfaccia vitreo-retinica nel 12,1, la corio-retinosi miopica nel 3,24, i drusen (piccole formazioni proteico-lipidiche che si formano sotto la retina) nel 11,35, l’atrofia nel 4,14 per cento, solo per citare le patologie più frequentemente emerse”.

Commentando questi primi risultati, l’onorevole Guido De Martini, oculista e membro della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, ha sottolineato: “Il glaucoma, chiamato per l’assenza di sintomi ‘ladro silenzioso della vista’, colpisce in Italia 1 milione di persone, di cui ben la metà non sa di essere ammalata. La prevenzione è quindi elemento fondamentale e questa campagna traccia la strada per migliorare, tramite una diagnosi precoce, l’evoluzione di questa patologia, così come anche nel caso della degenerazione maculare senile e della retinopatia diabetica”.

L’iniziativa di cui si è fatta carico l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione delle Cecità – IAPB Italia Onlus, oltre a mirare a definire un modello diagnostico replicabile, finalizzato alla prevenzione delle malattie ottico-retiniche e al possibile abbattimento, in prospettiva, delle liste di attesa, si prefigge altri specifici obiettivi: accrescere la consapevolezza della pubblica opinione sulle principali patologie oculari causa di cecità e ipovisione nella popolazione, elevare il livello di priorità della prevenzione oftalmica nell’agenda sanitaria delle regioni, sperimentare un modello di tele-diagnostica, finalizzato alla prevenzione e al monitoraggio della retinopatia diabetica negli ambulatori e nei centri di diabetologia e, infine, utilizzare i dati raccolti per avviare la costituzione di una banca dati nazionale finalizzata a conoscere l’impatto delle patologie. “L’insieme dei dati, delle informazioni e degli spunti che saranno raccolti e sistematizzati con questa campagna triennale, ci consentiranno di disporre di una piattaforma solida sulla quale far poggiare nuove e più efficaci scelte di politica sanitaria per la tutela visiva – ha dichiarato l’onorevole Paolo Russo, anch’egli oculista e presidente dell’Inter-gruppo Parlamentare per la Tutela della Vista – ce lo impone il fatto che l’allungamento della vita media porta inevitabilmente ad un aumento delle patologie della vista per le quali l’argine più efficace è sicuramente la prevenzione, anche per la sostenibilità della spesa sanitaria”. Per info: www.vistainsalute.it

di Eugenia Sermonti

venerdì 27 dicembre 2019

Blocnotes mese di dicembre 2019

Scaricabile al seguente link il numero di dicembre del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES DICEMBRE 2019 (formato .doc)

martedì 24 dicembre 2019

Una mappa tattile del centro storico di Empoli per i 900 anni dell'incastellamento

La Nazione del 24.12.2019

EMPOLI. Anche gli studenti del Liceo Virgilio di Empoli hanno partecipato alle celebrazioni dei novecento anni dall'incastellamento di Empoli. Gli allievi dei tre indirizzi del liceo hanno creato una mappa tattile del centro cittadino, che è stata inaugurata su una delle aiuole di piazza Don Minzoni, all'ingresso della città dallo scalo ferroviario. Alla realizzazione vera e propria del modello tridimensionale, relativo al centro storico della città, hanno lavorato gli studenti del liceo artistico, coordinati dalle insegnanti Carla Bagnoli, Antonella Bertelli e Sabrina Bianchini.

"Il modello è stato pensato ritenendo primarie le necessità delle persone cieche e ipovedenti - spiega la dirigente dell'Istituto Virgilio, Barbara Zari - Per questo motivo è stato fondamentale il rapporto costante che gli studenti e la scuola hanno tenuto con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti e il supporto della Stamperia Braille".

Il lavoro si è sviluppato in tre fasi che hanno visto, inizialmente, la progettazione e la realizzazione di un modello tridimensionale con il programma AUTOCAD 3D, nel quale sono evidenziate le emergenze architettoniche, artistiche e culturali del centro storico di Empoli. Successivamente è stato realizzato il prototipo della mappa 3D in carton-legno (base di supporto) e in PLA (stampa 3D degli isolati, dell'emergenze architettoniche e delle scritte in braille). Infine si è giunti alla versione definitiva della mappa tattile. La fusione in ottone, avvenuta presso la Nuova Fonderia B.M.S. a Carbonile di Pelago, consentirà la sua esposizione all'esterno. Questa ultima fase del lavoro è stata possibile solo grazie al contributo del Lions Club Empoli Ferruccio Busoni.

Gli artefici del progetto sono però gli studenti degli indirizzi Architettura e Ambiente Arti Figurative, che meritano di essere qui ricordati: Alesso Matilde, Baldacci Niccolò, Bernardi Anna, Caiella Duccio, Cammarata Lucia, Ciuffini Viola, Corsi Marco, D'Abbundo Gianmarco, Fusco Martina, Gerace Simone, Lopez Cristian, Marchetti Lorenzo, Meacci Matteo, Micheloni Ginevra, Pasquinucci Giulia, Piccini Cristan, Pistolesi Niccolò, Polidori Luca, Porte Angela, Scali Ilaria, Astuti Alessia, Bertini Sara, Burato Barbara, Cappelli Francesco, Ciardi Martina, Collana Rachele, De Rosa Alessia, Frosali Debora, Fulignati Giulio, Galbo Silvia, Groppuso Rita, Guevarra John Gared, Kasaj Klea, Lin Qihan, Pierotti Giulia, Reyes Ciara May, Signorini Cecilia.

"La realizzazione di questa mappa tattile rappresenta un tassello importante per l'accoglienza turistica della nostra città - ha spiegato l'assessore alla cultura Giulia Terreni - soprattutto per promuovere uno sviluppo di un turismo culturale accessibile, responsabile e fruibile da parte di tutte le persone. La collocazione nella piazza di fronte alla stazione, nodo nevralgico del nostro territorio, è fondamentale".

lunedì 23 dicembre 2019

Sostegno a scuola, maxi risarcimenti ai disabili esclusi

Il Messaggero del 23.12.2019

Il Tar apre a maxi-risarcimenti per il sostegno negato nella scuola. Sentenza-pilota a Napoli: 300 euro al mese di danni ad una bimba con handicap grave che aveva solo 12 ore di sostegno a settimana pur avendo diritto a 40 ore. E adesso i ricorsi si moltiplicano.

La scuola italiana, infatti, soffre molto la carenza di insegnanti di sostegno.

Sentenza-pilota a Napoli: 300 euro al mese di danni ad una bimba con handicap grave.

ROMA. In arrivo una valanga di risarcimenti per tutti quegli studenti a cui non viene dato il sostegno in classe, pur avendone diritto. Il Tar di Napoli ha riconosciuto 300 euro al mese a una ragazza gravemente disabile che aveva solo 12 ore di sostegno a settimana pur avendo diritto a 40 ore. E adesso i ricorsi si moltiplicano con risarcimenti che nei casi più gravi arrivano anche a 1000 euro al mese. Se tutte le famiglie dei ragazzi senza sostegno facessero ricorso, i risarcimenti da parte del ministero dell'istruzione ammonterebbero a 500 milioni di euro all'anno. Basti pensare che oggi un docente di sostegno su tre è precario e uno studente su tre, tra quelli con disabilità, non ottiene le ore di sostegno previste dalla certificazione medica.

LE CARENZE.
Nell'anno scolastico 2019- 2020 infatti sono circa 150mila i posti di sostegno complessivi e, tra questi, quelli in deroga sono oltre 50mila: un docente su tre, quindi, è un supplente, ha un contratto fino alla fine delle lezioni. Un problema che non riguarda solo i docenti ma anche migliaia di studenti e famiglie. Sempre nell'anno in corso, infatti, i ragazzi con disabilità di vario tipo e comunque tutti aventi diritto al sostegno sono circa 260mila: la metà presenta una disabilità grave quindi dovrebbe avere un docente di sostegno al fianco, con un rapporto di 1 a 1. L'altra metà, quindi circa 130mila ragazzi, dovrebbe avere il sostegno con un rapporto di un docente per due studenti. Quindi si tratta di altri 65mila insegnanti. Vale a dire che nella scuola dovrebbero essere presenti circa 195mila docenti di sostegno. Ma non è così, ne mancano all'appello quasi la metà. E per coprire questa carenza vengono dati a supplenza solo 50mila cattedre.
I conti non tornano: mancano infatti 45mila posti. L'assenza viene spalmata, togliendo ore dove ne servirebbero di più. «Stimiamo spiega Marcello Pacifico, segretario dell'Anief che circa un ragazzo su tre con disabilità non ha tutte o in parte le ore di sostegno a cui avrebbe invece diritto. Si susseguono sempre più frequentemente i ricorsi in tribunale da parte di famiglie che vogliono far valere i loro diritti e i giudici non possono che avallare le richieste di assegnazione dell'organico in base alla certificazione dell'alunno e alle necessità riscontrate attraverso la stesura del PEI, piano educativo individuale. Tante decine di migliaia di famiglie con alunni disabili si ritroveranno sempre più costrette a chiedere l'intervento di un giudice e il legittimo risarcimento, che va dai 300 ai mille euro: si aggira sui 500 euro al mese di media».

I RICORSI.
Quindi sono quasi 90mila i ragazzi che, pur avendone diritto, restano senza il sostegno: se chiedessero un risarcimento di 500 euro di media ciascuno, per 10 mesi l'anno, si arriverebbe a quasi mezzo miliardo di euro complessivi. Se non di più, visto che ci sono anche casi in cui il sostegno non viene garantito neanche ai ragazzi con grave disabilità: nel caso di Napoli, ad esempio, la ragazzina gravemente disabile aveva diritto a 40 ore settimanali ma in realtà ne riceveva solo 12. Quindi il danno da mancato insegnante di sostegno dovrà essere risarcito dal ministero dell'istruzione con un importo di 1320 euro complessivi per i 4 mesi di scuola trascorsi senza le ore necessarie di sostegno. Il ricorso ai giudici è sempre più frequente e il Miur deve farci i conti, nel senso letterale del termine. La scuola prova a correre ai ripari ma è ancora lontana dalla soluzione. Nella Legge di Bilancio 2020, infatti, è previsto il consolidamento in organico di diritto di mille posti sul sostegno, tra quelli che ogni anno vengono assegnati in deroga quindi a supplenza, ma è ancora troppo poco. Una goccia nell'oceano. Stabilizzarne un migliaio è un primo passo ma non risolve assolutamente il problema. Senza contare che sono in aumento anche i ragazzi che necessitano di sostegno: quest'anno sono 260mila , ben 44mila in più rispetto all'anno scolastico 2015-2016: 11mila in più ogni anno.

di Lorena Loiacono

Con un occhio di riguardo

Abitare.it del 23.12.2019

Nell’era della realtà virtuale la vista è al centro di un filone di ricerca che punta a implementare la percezione e a catturare ogni nostro battito di ciglia, anche a scopo commerciale. Tra le novità più utili, i sensori per non vedenti e l’occhiale che emette un segnale sonoro se il guidatore dell’auto si addormenta.

Gli occhi sono al centro di un rinnovato interesse di esperti di tecnologia e designer, che vogliono farci vedere sempre più cose, cercano di usare la vista per nuove forme di interazione e sfruttano l’innovazione per consentire a chi non vede di superare la propria disabilità. L’epoca del web e di Instagram ci ha già proiettato in un’esistenza in cui i nostri occhi fanno un continuo ping-pong tra realtà tangibile e immagini immateriali, per questo il prossimo passo, sostengono gli esperti, sarà unire i due elementi in modo che, affiancandoli, appaiano alla vista indistinguibili l’una dalle altre. È il futuro prossimo della realtà aumentata, che si otterrà con occhiali come Magic Leap, utili per disegnare di fronte a noi oggetti che sembrano reali, ma anche per immergerci in simulazioni o testare pezzi d’arredamento (virtuali) nel nostro salotto. A studiare la vista si possono ottenere dati preziosi, grazie a strumenti come quelli dell’azienda svedese Tobii Pro: i suoi occhiali sono dotati di telecamera, microfono, giroscopio e accelerometro e permettono di eseguire l’eye tracking, cioè registrare l’immagine davanti a noi e stabilire con precisone in quale punto di essa stiamo guardando.

Lo strumento fa gola ai ricercatori, che vogliono capire cosa (e come) guardiamo prima di comprare al supermercato o sul web, ma può essere utile anche per il training e la revisione del lavoro di operai, medici e atleti, oltre che per testare prodotti e dare ai designer feedback sull’esperienza d’uso. Naturalmente la tecnologia viene in soccorso anche di chi ha problemi agli occhi o la vista l’ha persa. In attesa di fare appello all’occhio bionico in fase di studio all’Università del Minnesota, altre soluzioni innovative vengono proposte da giovani designer e ricercatori: Clara Fessler ha vinto il James Dyson Award grazie a Rey, un cerchietto hi-tech che una volta indossato non solo traduce in parole tutto ciò che è inquadrato dalla telecamera frontale (testi, colori, emozioni facciali), ma permette anche di navigare l’ambiente seguendo le vibrazioni che indicano se andare a destra o sinistra.

Suranga Nanayakkara, dell’Augmented Human Lab di Auckland ha sviluppato invece Finger Reader, un anello low cost da indossare sull’indice della mano, che include una telecamera ed è in grado di fornire un’audio-descrizione: puntando una banconota, un giornale, un prodotto del supermercato e così via, si potrà ascoltare una descrizione del tipo di oggetto, del colore e sapere cosa c’è scritto sopra. La lituana Gražina Bockute propone invece Sensus, un sensore di prossimità a raggi infrarossi che la persona con difficoltà visive può indossare su un dito, un abito o un bastone, e che vibra in maniera progressivamente maggiore man mano che ci si avvicina a un ostacolo.

Rivoluzioni anche nel mondo dell’occhiale, che si trasforma in accessorio smart, come nel caso di Oakley Radar Pace. Nato dalla collaborazione tra Luxottica e Inteloffre agli atleti di ogni livello uno strumento che monitora e analizza le prestazioni come un personal coach. Ma tra tanti modelli che ci promettono di essere più efficienti, ce ne sono anche alcuni che potranno salvarci la vita: è il caso degli occhiali di Ellcie Healthy, che includono vari sensori tra cui quelli di luce ambientale, umidità, temperatura, raggi ultravioletti e così via, senza però che la montatura perda la propria linea slanciata. Se gli accelerometri rilevano da uno sbadiglio o dal movimento della testa che stiamo per addormentarci alla guida, gli occhiali mandano un segnale sonoro, luminoso e una vibrazione per avvertirci del pericolo, e un messaggio allo smartphone dei passeggeri. Una soluzione adatta agli anziani soli: in caso di caduta, gli occhiali invieranno l’allarme a chi può chiamare i soccorsi.

Occhiali fai-da-te.
Un kit di 25 lenti di policarbonato graduate (da -8 a +10 diottrie), un cavo d’acciaio flessibile e, per piegarlo, un’apparecchiatura che non richiede energia elettrica, né manutenzione. Infine un protocollo per formare in soli 14 giorni degli operatori ottici. Sono questi gli ingredienti del progetto One Dollar Glasses che consente di offrire un paio di occhiali al prezzo di un solo dollaro, ideato dall’organizzazione no-profit tedesca EinDollarBrille, da anni impegnata nel fornire cure oculistiche low cost a chi vive nei villaggi più remoti di Burkina Faso, India o Bolivia.

Sono ben 150 milioni infatti le persone senza i mezzi logistici o finanziari per comprare un paio di occhiali. One Dollar Glasses – che consente a un team di sei produttori di creare con la stessa macchina fino a 50 mila paia d’occhiali l’anno – vede ora il contributo del giovane studio tedesco Haus Otto, che sta arricchendo il sistema anche dal punto di vista estetico. (Alice Piciocchi)

di Marco Consoli

domenica 22 dicembre 2019

Mite, il rally aperto anche ai ciechi "Come navigatori sono i migliori"

Il Giornale di Vicenza del 22.12.2019

Il pilota Turri: «Hanno una sicurezza che fatico a trovare nei vedenti Forse perché si preparano di più».

Pozza: «E abbiamo vinto 42 gare».

Come fa una persona che non vede a dire dove andare a una persona che ci vede?

Se nel rally questo è possibile, lo si deve soprattutto grazie al Progetto MITE a cui ha dato vita, nel 1998, Gilberto Pozza, vicentino di nascita e bresciano di adozione. Il nome è un acronimo formato dalle iniziali del termine "insieme" in quattro lingue, d'altronde «pilota e navigatore stanno insieme così tante ore che devono necessariamente andare d'accordo- commenta Pozza, che è anche consigliere delegato dell'Unione Italiana Ciechi- perché si vince e si perde in due».

Il presidente della scuderia bresciana iscritta all'Aci Vicenza ha scelto di raccontare il lavoro svolto negli anni con la proiezione nella sala civica Bressan di Cavazzale di un cortometraggio dal titolo "Il Circuito", realizzato da Daniele Costa, che ha avuto come protagonisti Elisa Moscato, 37enne padovana che ha perso la vista da otto anni per una malattia alla retina, e il pilota vicentino Sandro Martini, che da un anno non corre più per la scuderia. Ha portato la sua testimonianza anche il pilota Giacomo Turri, vincitore di numerose gare. «Quando arriva un pilota nuovo in scuderia - ha spiegato - viene fatto entrare gradualmente in questo mondo incredibile e affascinante. Dopo tre anni faccio ancora fatica a trovare la definizione. Dalla prima nota che mi è stata data ho sentito chiaramente di potermi fidare. I navigatori del Progetto Mite hanno una sicurezza che faccio fatica a trovare nei navigatori vedenti, forse perché si preparano di più, perché hanno un sesto senso che li guida, in macchina con loro si viaggia sicuri in qualsiasi condizione atmosferica. Non c'è mai un momento di dubbio, di esitazione, ogni volta che corro con loro imparo qualcosa di nuovo, c'è un rapporto particolare di fiducia tra pilota e navigatore». Inseguono un obiettivo comune, ma per Moscato anche qualcosa di più. «Mio papà mi ha trasmesso la passione per i motori fin da piccola - racconta - e, siccome a 18 anni non ho potuto guidare, ho trasferito questo desiderio, il gustare il carico di adrenalina che mi permette di guidare anche se non sono al volante».

Gilberto Pozza, da quanti anni vive a Brescia?

Sono nato a Conco nel 1951. Il lavoro non c'era. Avevo una zia a Brescia e mi sono trasferito là. Nel 1977 sono diventato ipovedente per un'atrofia ottica. Ho lavorato per 30 anni come centralinista al tribunale di Brescia, ora sono in pensione da dieci anni.

Come è nato il progetto Mite?

Ho la passione per le auto fin da piccolo, prima della malattia guidavo. Nel 1997 ho partecipato a un raduno a Rab e mi sono divertito tanto. Ho pensato "perché non far divertire anche qualcun altro". Ho fatto una piccola gara come navigatore con un mio amico di Brescia. Con la fotocopiatrice dell'ufficio ho ingrandito il radar in modo da riuscire a vederci.

Come fa un navigatore ipovedente a dare indicazioni al pilota?

Ricevo dagli organizzatori in anticipo il roadbook, poi mia figlia Barbara, istruttore di orientamento e mobilità per ciechi, traduce i crittogrammi in sequenze di frasi in braille. Le note devono essere sintetiche. Per chi vede poco e male vengono ingrandite le immagini, per chi è più tecnologico si utilizza la barra braille che può contenere, in una riga, al massimo 40 caratteri. Normalmente un cieco è accompagnato, o da un bastone, o da una persona o da un cane. In questo caso in auto comanda lui, è lui che fa la guida al pilota che ci vede.

Quanti navigatori ha la scuderia?

Nell'arco del progetto abbiamo avuto 50 navigatori, ora sono una decina che fanno gare. E quest'anno abbiamo avuto 42 vittorie assolute.

venerdì 20 dicembre 2019

Tutti i vantaggi di pensare all'accessibilità sin dall'inizio

Superando.it del 20.12.2019

TORINO. Se l’accessibilità è integrata sin dalle origini in un progetto espositivo, la si può riutilizzare con ottimi risultati in altre iniziative analoghe: è certamente questo il migliore insegnamento che arriva da quanto è stato a suo tempo realizzato a Torino dalle Associazioni +Cultura Accessibile e Tactile Vision per la mostra Leonardo. Disegnare il Futuro, come avevamo ampiamente raccontato, e che ora viene riproposto nella nuova esposizione Il tempo di Leonardo. 1452-1519, inaugurata il 10 dicembre scorso e aperta fino all’8 marzo del nuovo anno ai Musei Reali-Biblioteca Reale di Torino.

Grazie infatti a quanto definito in sede di progettazione, anche questa nuova mostra – che prosegue le celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario dalla morte del genio di Vinci – recupera le tavole multisensoriali che hanno reso accessibile Leonardo. Disegnare il Futuro, con quattro dei nove disegni esposti che sono fruibili anche dalle persone con disabilità, grazie alla collocazione di tavole multisensoriali con rdisegno in rilievo e testo in Braille ad alta leggibilità. I contenuti, inoltre, sono disponibili tramite l’utilizzo della tecnologia Qr-code, che attiva un video sottotitolato e in LIS (Lingua dei Segni Italiana) con approfondimenti.

Per quanto concerne i contenuti dell’esposizione, essa ripercorre oltre sessant’anni di storia italiana ed europea, un periodo di grande fermento culturale in cui si incrociarono fatti, destini e storie di grandi protagonisti del Rinascimento, da Michelangelo a Cristoforo Colombo, da Savonarola a Cesare Borgia, con la caduta dell’Impero Romano d’Oriente, fino all’avvento del Protestantesimo e all’invenzione della stampa.

Il percorso si snoda nelle due sale al piano interrato della Biblioteca Reale di Torino, con la Sala Leonardo che accoglie una selezione di opere di artisti italiani contemporanei a Leonardo, accanto al Codice sul volo degli uccelli di quest’ultimo, per un totale di nove disegni autografi di Leonardo stesso, che ne accompagnano il celebre Autoritratto.

La seconda sala, invece, presenta manoscritti miniati, incunaboli (opere stampate prima dell’anno 1500), cinquecentine (opere stampate nel Cinquecento), preziose carte geografiche antiche, disegni e incisioni, affiancati da un ricco corredo didascalico, per illustrare i personaggi e i principali eventi storici verificatisi durante la vita di Leonardo. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: torino.culturaccessibile@gmail.com; info@tactilevision.it.

giovedì 19 dicembre 2019

IRIFOR Centrale: Attività formative anno 2020 – Evento formativo nazionale per Fisioterapisti e Massofisioterapisti

Si comunica che l’I.Ri.Fo.R. Nazionale, su proposta del Comitato Tecnico Scientifico Nazionale Fisioterapisti e Massofisioterapisti dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, organizzerà un evento formativo accreditato nell’ambito del Programma nazionale di Educazione Continua in medicina (E.C.M.) dal titolo “Anatomia Palpatoria e Funzionale – L’utilizzo della Visione Tattile e dei Test Maggiori per la Valutazione e il Trattamento in Riabilitazione”.

Il corso di anatomia palpatoria e funzionale ha un’impostazione prevalentemente pratica dal momento che nasce dall’esigenza di poter confrontare la base teorica dell’apprendimento anatomico con la funzionalità e la riabilitazione vera e propria dei distretti corporei che vengono trattati, attraverso una manualità che adopera una visione tattile sempre più raffinata.

Finalità
L’esame di alcuni parametri, come trofismo, mobilità, estensibilità, temperatura, circolazione, permette di valutare ogni distretto anatomico separandolo e riconnettendolo con l’intero sistema funzionale-strutturale della motricità.
L’esame palpatorio si compone di due fasi: la palpazione e la mobilizzazione tissutale, questi due tempi sono tra loro collegati da manovre localizzate o estese, statiche o dinamiche. Questi processi permettono una valutazione della sensibilità, in particolare quella tattile epicritica e protopatica che concerne le sensazioni tattili e algiche, e allo stesso tempo della motricità, attraverso l’utilizzo di test neuromuscolari e artico L’obiettivo principale del corso sarà quello di analizzare in modo accurato ogni singolo distretto fisico tenendo conto dei punti di repère anatomici e dell’applicazione nella pratica quotidiana dei principi e delle procedure dell’Evidence Based practice (EBM-EBN-EBPh).
I discenti ottempereranno al bisogno formativo per l’anno 2020 a norma del triennio 2020/2022 del piano di aggiornamento continuo in medicina individuato dal Ministero della Salute per i professionisti sanitari.

Obiettivi e mappatura delle competenze
La formazione didattica mira al miglioramento sia qualitativo che quantitativo della pratica attuata dal Fisioterapista, che sarà in grado di:
- Impostare una corretta sequenza palpatoria
- Riconoscere i principali reperi ossei e articolari
- Riconoscere e palpare i principali muscoli, i legamenti e le inserzioni tendinee oltre che delineare i limiti dei muscoli superficiali
- Rapportare la topografia di nervi e vasi con i reperi osteo-muscolari
- Identificare i muscoli implicati nel movimento (agonisti, antagonisti, stabilizzatori, fissatori) e valutarne il deficit di forza
- Misurare i ROM articolari e mobilizzare passivamente le principali articolazioni
- Individuare le principali strutture anatomiche, in particolare dell’apparato locomotore.
Al termine del corso saranno chiare le relazioni tra strutture anatomiche superficiali e profonde, il nesso tra la forma articolare, l’origine, l’inserzione muscolare e il movimento, il rapporto tra funzionalità normale e patologica e l’estrinsecazione dell’atto motorio.
Il corso fornisce conoscenze e competenze qualificanti per il fisioterapista, che sarà in grado di muoversi abilmente attraverso le varie strutture anatomiche: ossa, legamenti, tendini, masse muscolari e aree vascolo-nervose, identificandole con precisione e valutandone il tonotrofismo, la consistenza e la mobilità, conoscenze e competenze essenziali per ogni processo valutativo e terapeutico

Il Corso Formativo è rivolto a:
- Fisioterapisti non vedenti e ipovedenti;
- Laureandi fisioterapisti non vedenti e ipovedenti con certificazione di avvenuto completamento del percorso di studi e in attesa di effettuare la discussione della tesi (max. 1 unità);
- Equipollenti e Equivalenti non vedenti e ipovedenti ex D.M. 27.07.2000;
- Massofisioterapisti non vedenti e ipovedenti post 1999 che non hanno la necessità di presentare crediti ECM;
- Fisioterapisti vedenti (massimo 4 all’interno dei 22 posti previsti – pari alla quota del 20%).

L’iniziativa avrà una durata complessiva di 36 ore formative suddivise in due stage di 18 ore formative ciascuno, secondo la seguente articolazione:
1° Stage
Sabato 16 Maggio 2020 – ore 08.30/19.30
Domenica 17 Maggio 2020 – ore 08.30/19.30
2° Stage
Sabato 20 giugno 2020 – ore 08.30/19.30
Domenica 21 giugno 2020 – ore 08.30/19.30

Sede del Corso Formativo
Istituto per Ciechi “Francesco Cavazza” – Via Castiglione, 71 – 40124 Bologna

Docenza
La docenza sarà svolta dalla Dott.ssa FT Martina LAUDADIO affiancata, nel ruolo di Direttore Tecnico Scientifico per conto di I.Ri.Fo.R., dalla Dott.ssa FT Nadia ZOBOLI.
Il Responsabile Segreteria I.Ri.Fo.R. sarà il Dott. Giovanni CANCELLIERE.

Quota di partecipazione
- Fisioterapisti non Vedenti/Ipovedenti € 420,00
- Equipollenti non Vedenti/Ipovedenti € 420,00
- Massofisioterapisti post-99(NO ECM) € 420,00
- Fisioterapisti Vedenti (Max 4 Discenti) € 630,00
- Laureando/a von Vedente/Ipovedente € 420,00

Pagamento della Quota Ripartita
I partecipanti non vedenti e ipo vedenti che si iscriveranno entro il 29 febbraio 2020, potranno pagare la quota prevista in due rate da € 210,00. La seconda rata dovrà essere versata entro il 30 aprile 2020.
I partecipanti vedenti che si iscriveranno entro il 29 febbraio 2020 potranno pagare la quota prevista in due rate da € 315,00. La seconda rata dovrà essere versata entro il 30 aprile 2020.

Riepilogo Quote ripartite
– Prima Rata entro il 29 febbraio 2020 – Causale: Prima Rata Corso FT 2020;
– Seconda Rata entro il 30 aprile 2020 – Causale: Seconda Rata Corso FT 2020.

Pagamento della Quota Intera
Saranno soggetti al pagamento della quota intera tutti coloro che invieranno la Scheda di iscrizione con il versamento effettuato dopo il 29 febbraio 2020.

Modalità di Pagamento
Il versamento della quota di partecipazione, intera o ripartita, potrà essere effettuato tramite
a) bonifico bancario (codice IBAN IT 35 J 02008 05181 000400164414)
b) bonifico postale (codice IBAN IT 15 H 07601 03200 000034340000)
c) Conto Paypal: pagamentipaypal@irifor.eu
Attivazione del Corso
Il corso sarà attivato se, alla data del 30 aprile 2020, sarà stato raggiunto il numero minimo di 16 (sedici) iscritti che avranno inviato le schede di iscrizioni e le relative ricevute di pagamento all’indirizzo mail corso.ft2020@irifor.eu
Note organizzative
La data di arrivo delle adesioni, potrà essere considerata quale criterio di ammissione nel caso di un elevato numero di richieste.
Come anticipato, il Corso sarà attivato solo nel caso in cui, alla data del 30 aprile 2020, saranno pervenute almeno 16 iscrizioni valide.
Il numero degli iscritti in esubero rispetto ai 22 programmati, entreranno in lista attesa in caso di recessi motivati da ragioni di salute.
Ai fini della restituzione della quota già versata i recessi saranno considerati validi solo se accompagnati da certificazione medica emessa da strutture del Sistema Sanitario Nazionale.
Coloro che per la prima volta si iscrivono ad un corso nel quadriennio 2017/2020, dovranno presentare oltre alla scheda di iscrizione e alla copia di pagamento della quota anche la certificazione di invalidità superiore ai 2/3 con classificazione a norma della legge 138 del 2001, Artt. 2,3,4.
Le spese di viaggio, vitto e alloggio sono a carico dei singoli partecipanti, così come a carico dei partecipanti è l’onere della prenotazione alberghiera che potrà essere effettuata direttamente presso la struttura convenzionata Residence Cavazza via Arieti, 8 Bologna, tel. 3336725864; e-mail: info@residenzacavazza.it o, a propria discrezione, presso altra struttura non convenzionata.
Per ogni ulteriore informazione si potrà fare riferimento al Dott. Giovanni Cancelliere, tramite la mail segreteria.corso.ft2020@gmail.com o direttamente al numero telefonico presente nel file .zip (Lunedì/Venerdì ore 17.00 – 20.00).

Si allegano:
Allegato n.1 Programma del Corso Formativo
Allegato n.2 Scheda di Iscrizione
Allegato n.3 Convenzione Alberghiera

Il file .zip contenente il presente comunicato ed i relativi allegati è scaricabile al seguente indirizzo:

Non si possono più ignorare i diritti delle donne con disabilità

Superando.it del 19.12.2019

Proprio in questi giorni la CEDAW, ovvero la Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna compie quarant’anni, essendo stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1979. Qui in Italia se ne parla poco, ma in Inghilterra l’organizzazione non governativa WEI (Women Enabled International) ha voluto celebrare la ricorrenza, invitando ad includere le donne con disabilità nell’Agenda per l’attuazione della Convenzione stessa.

Il 18 dicembre 1979 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW) – ratificata dall’Italia con la Legge 132/85 e che dunque proprio in questi giorni compie i suoi primi quarant’anni.

Nel nostro Paese se ne parla poco, ma in Inghilterra l organizzazione non governativa WEI (Women Enabled International), costituitasi nel 2012 per colmare le lacune dei movimenti tradizionali delle donne e dei movimenti di persone con disabilità che spesso lasciano indietro donne e ragazze con disabilità, ha voluto celebrare la ricorrenza invitando ad includere le donne con disabilità nell’Agenda per l’attuazione della Convenzione stessa.

A tal proposito, in un post pubblicato sul blog della WEI, a firma di Amanda McRae (40 Years of CEDAW: Keeping Women with Disabilities on the Agenda), viene sottolineata l’importanza della ricorrenza, giacché la CEDAW è un trattato sui diritti umani che ha contribuito a trasformare il mondo fornendo, ai molti Paesi che l’hanno ratificato, un quadro giuridico per garantire il rispetto, la protezione e il riconoscimento dei diritti di tutte le donne e ragazze, comprese quelle con disabilità. Tuttavia, osserva McRae, per gran parte di questi quarant’anni, le donne e le ragazze con disabilità sono state escluse dall’Agenda sui Diritti delle Donne in quasi tutti i Paesi.

Dal canto suo, il Comitato CEDAW – il gruppo di esperti/e che monitora la CEDAW nel mondo – ha da tempo riconosciuto la specificità della discriminazione cui sono soggette le donne con disabilità e ha invitato gli Stati a includerle nei loro sforzi sulla parità di genere e a raccogliere dati su questo gruppo di persone. Infatti, WEI ha constatato che le donne con disabilità sono quasi sempre invisibili nelle leggi, nelle politiche, nei programmi e negli sforzi di raccolta dei dati che gli Stati mettono in atto per garantire i diritti delle donne e delle persone con disabilità.

Nello scorso mese di febbraio, la stessa McRae ha partecipato all’incontro periodico del Comitato CEDAW nel Regno Unito, constatando di persona come gli Stati rendano invisibili le donne con disabilità. Quindi WEI e Sisters of Frida, un collettivo di donne con disabilità con sede nel Regno Unito, hanno lavorato per riferire sugli abusi contro le donne con disabilità nel loro Paese, ma nonostante il loro sforzi, i rappresentanti britannici non hanno fatto tesoro delle indicazioni fornite, e all’incontro di revisione della CEDAW, tenutosi a Ginevra, in Svizzera, hanno continuato a citare dati statistici sulle donne e sulle persone con disabilità, senza però avere troppe informazioni sulla situazione specifica delle donne con disabilità.

Se essere state ignorate è stato demoralizzante, tuttavia di positivo vi è stato che le preoccupazioni espresse venissero riconosciute e promosse dai maggiori esperti mondiali sui diritti delle donne. «Non sono sicura che le donne con disabilità sarebbero state così fortemente incluse nell’Agenda sui Diritti delle Donne quarant’anni fa», osserva McRae.

Qualcosa, per altro, è cambiato lo scorso anno, quando – come avevamo riferito a suo tempo – la prima donna con disabilità, Ana Peláez Narváez, proveniente dalla Spagna, è stata eletta come esperta nel Comitato CEDAW, influenzando il lavoro del Comitato stesso nel richiamare la responsabilità degli Stati a garantire i diritti di tutte le donne e ragazze, incluse le donne e le ragazze con disabilità.

La sua presenza nel Comitato sta dimostrando agli Stati che non possono ignorare le donne con disabilità, e sta anche iniziando a mostrare alle donne con disabilità che le loro voci e i loro contributi sono annoverati nell’àmbito dei diritti delle donne. (Simona Lancioni).

La presente nota riprende, per gentile concessione, un testo già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), con alcuni riadattamenti al diverso contenitore.

Per approfondire il tema Donne e disabilità, si può fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, oltreché alla Sezione Donne con disabilità, nel sito del Centro Informare un’h.

mercoledì 18 dicembre 2019

Le regole di Franco Bomprezzi per informare bene sulla disabilità

Superando.it del 18.12.2019

Proprio oggi, 18 dicembre, sono incredibilmente già passati cinque anni da quando non è più con noi Franco Bomprezzi, direttore responsabile di questo giornale sin dagli inizi e fino al giorno della sua scomparsa, avvenuta appunto il 18 dicembre 2014.

Per ricordarlo, abbiamo scelto di riproporre ai Lettori uno dei tanti suoi testi che a distanza di anni continuano ad essere di stringente attualità, indicando la strada in questo caso a chi si occupa di informazione e comunicazione sulla disabilità e non solo.

Purtroppo!», direbbe forse Franco, aggiungendo magari che «essere ancora attuali con un testo scritto nel 2014 significa che i problemi stanno ancora tutti lì»…

«Con un sobbalzo di sorpresa ho scoperto che in un bel gruppo di Facebook, nato attorno al desiderio di diffondere i princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, è stato pubblicato un mio ormai antico scritto, visto che risale a più di quindici anni fa, un presuntuoso Decalogo della buona informazione che, in verità avevo scritto ad uso di un dossier realizzato a suo tempo dal Segretariato Sociale della RAI, quando si cercava, ante litteram, di promuovere un approccio corretto alla comunicazione radiotelevisiva e giornalistica sulla disabilità.

A tanti anni di distanza, la mia sorpresa di smemorato (avevo quasi rimosso questo lavoro non semplice) si è unita alla constatazione che i dieci punti da me elencati potrebbero – o almeno mi pare – essere stati scritti adesso, tanto la loro corretta applicazione appare ancora lontana da un esito condiviso e diffuso tra i colleghi e nei programmi.

Ecco perché adesso lo riprendo, affidando ogni riflessione ai Lettori:

Decalogo della buona informazione sulla disabilità

1) Considerare nell’informazione la persona disabile come fine e non come mezzo.

2) Considerare la disabilità come una situazione “normale” che può capitare a tutti nel corso dell’esistenza.

3) Rispettare la “diversità” di ogni persona con disabilità: non esistono regole standard né situazioni identiche.

4) Scrivere (o parlare) di disabilità solo dopo avere verificato le notizie, attingendo possibilmente alla fonte più documentata e imparziale.

5) Utilizzare le immagini, nuove o di archivio, solo quando sono indispensabili e comunque corredandole di didascalie corrette e non offensive della dignità della persona. Quando la persona oggetto dell’immagine è chiaramente riconoscibile, chiederne il consenso alla pubblicazione.

6) Ricorrere al parere dei genitori o dei familiari solo quando la persona con disabilità non è dichiaratamente ed evidentemente in grado di argomentare in modo autonomo, con i mezzi (anche tecnologici) a sua disposizione.

7) Avvicinare e consultare regolarmente, nell’àmbito del lavoro informativo, le associazioni, le istituzioni e le fonti in grado di fornire notizie certe e documentate sulla disabilità e sulle sue problematiche.

8) Ospitare correttamente e tempestivamente le richieste di precisazione o di chiarimento in merito a notizie e articoli pubblicati o diffusi.

9) Considerare le persone con disabilità anche come possibile soggetto di informazione e non solo come oggetto di comunicazione.

10) Eliminare dal linguaggio giornalistico (e radiotelevisivo) locuzioni stereotipate, luoghi comuni, affermazioni pietistiche, generalizzazioni e banalizzazioni di routine. Concepire titoli che riescano ad essere efficaci e interessanti, senza cadere nella volgarità o nell’ignoranza e rispettando il contenuto della notizia.

Correva l’anno 1998 e la Convenzione ONU era ancora lontana dal vedere la luce. A ispirarmi, in parte, fu la Carta di Treviso, uno dei documenti più lungimiranti prodotti dall’Ordine dei Giornalisti a tutela dell’informazione sui minori.

In realtà, in quelle dieci avvertenze per l’uso, c’era tutto il mio imbarazzo di giornalista – allora – nel constatare quotidianamente il modo superficiale e sciatto (privo di professionalità) da parte di molti colleghi anche autorevoli, che sulle testate di appartenenza – giornalistiche o radiotelevisive -, ritenevano di poter scrivere sulla disabilità senza il bisogno di saperne di più, di attingere a fonti autorevoli e verificate, di rispettare la dignità delle persone.

Molta acqua è passata sotto i ponti, e il nostro mestiere, oggi, è sottoposto ancor più di prima al logorio della fretta e della concorrenza al ribasso. Il “copia e incolla” del web comporta inoltre un ulteriore impoverimento delle fonti e della qualità della scrittura e dell’approccio. I programmi televisivi, come documentiamo spesso, alternano fiammate di lucidità e di grande qualità a cadute rovinose nello stereotipo e nel pregiudizio.

Ecco perché oggi mi sono sommessamente permesso di riproporre questo decalogo, non per apparire un “vecchio barbagianni”, ma semplicemente un giornalista che non è mai contento del lavoro svolto e che cerca sempre di imparare, di apprendere, di ascoltare, prima di scrivere».

Franco Bomprezzi, 9 aprile 2014

Cinque anni senza Franco Bomprezzi. Cosa è cambiato, la sua eredità e cosa resta da fare di Antonio Giuseppe Malafarina

InVisibili del 18.12.2019

Cinque anni senza la firma di Franco Bomprezzi e trovo che troppi neppure sappiano chi sia. Era il più grande giornalista in materia di disabilità del nostro Paese. Non lo ricordo, se non brevemente, per quello che ha fatto, cerco di capire cosa sia cambiato in questi cinque anni.

Franco Bomprezzi, con la sua osteogenesi imperfetta dalla nascita, nell’anno di grazia 1952, era giornalista per davvero. Io sono un giornalista prestato alla causa, lui era passato dalla cronaca al sociale deliberatamente. Non ci torno sopra, ne ho scritto a sufficienza in altre sedi e Wikipedia può fare il resto.

Come detto, se esistesse un giornalismo della disabilità lui sarebbe il numero uno. Ma non esiste ed è un male perché, come per il giornalismo della politica, della religione, dello sport e via dicendo, la comunicazione della disabilità ha le sue regole, i suoi fatti e le sue competenze che ne richiedono una specifica trattazione.

A proposito di giornalismo dell’ultimo lustro, il blog ha smarrito l’efficacia di un tempo. Ma non si è estinto, infatti InVisibili gode ancora di un discreto credito. I social network sono più diffusi e diversificati. L’immagine prevale in crescendo, ma il suono sta riscuotendo un nascente successo. Il messaggio video si va accorciando e i giovani rincorrono forme comunicative immediate e imprevedibili, quasi effimere. La televisione è in agonia come da decenni. E tutto questo ha i suoi effetti sulla disabilità.

Il riversarsi dell’informazione su nuove piattaforme e con nuovi linguaggi rischia di tagliare fuori dalla vita sociale le persone che non riescono a stare al passo tecnologico con i tempi.

Se fino a cinque anni fa l’accessibilità tecnologica riguardava quasi esclusivamente ciò che si trovava sul pc, oggi l’ampliata gamma di dispositivi informatici vede allontanarsi il traguardo della perfetta accessibilità. E per raggiungere un più vasto numero di utenti bisogna essere presenti sulla maggior quantità di piattaforme possibile. Sperando che l’utente disabile sia presente su almeno una di queste piattaforme.

La tecnologia ha messo a disposizione delle persone con disabilità maggiori facilitatori: videogames per aiutare le persone con problemi relazionali, robot che possono aiutare persone anziane o con disturbi dello spettro autistico. Rispetto a cinque anni fa abbiamo una tecnologia più diffusa e amichevole, tuttavia non sempre accessibile.

Cresce la fruibilità del nostro patrimonio culturale, con progetti in tutta Italia per rendere le strutture in linea con i principi della progettazione universale. Gli imprenditori hanno capito che ci sono margini di guadagno. I musei non di rado abbinano coscienza morale a convenienza economica e creano progetti inclusivi.

La disabilità sta diventando di moda. A differenza di quanto sosteneva Bomprezzi, che diceva che non lo sarebbe mai stata. Aveva ragione: fino a cinque anni fa era irreale pensare qualcosa di diverso.

Oggi Bebe Vio fa tendenza, tanto che esiste una Barbie come lei, è testimonial di diverse campagne pubblicitarie che non c’entrano con la disabilità e la sua notorietà è planetaria. E le case di cosmetici non cercano solo lei: la pubblicità investe sulla disabilità. La moda non ancora del tutto. Se Tommy Hilfiger ha lanciato una linea di moda che prende in considerazione le persone con disabilità da noi non ne vedo traccia. La Nike fa solette per le protesi da corsa ed è vicina allo sport paralimpico.

Siamo presenti nei film ben più di un tempo. Talvolta vedo fra le comparse persone con disabilità. Segno di un’idea di persone con disabilità visibili sul territorio. Ma le barriere architettoniche sono ancora tante, benché stiano crescendo i Comuni che parlano di piani per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

La cronaca racconta di disabili lasciati a terra dagli aerei oppure che non possono prendere il treno o i mezzi di trasporto urbani. La progettualità di città sempre più prive di traffico, inoltre, rischia di impedire la circolazione ai mezzi delle persone con disabilità. Se un tempo il problema dei parcheggi riservati era legato prevalentemente all’occupazione impropria oggi emerge tuonante il problema dell’insufficienza di stalli pubblici dedicati.

Gli stereotipi dilagano. Si parla molto di autismo, e in troppi lo associano al costrutto affetto da, verbo improprio perché l’autismo non è una malattia. Abbiamo tanto da lavorare sul linguaggio.

Quest’anno si sono tenuti diversi corsi di aggiornamento sul linguaggio della disabilità a beneficio dei comunicatori. Franco si batteva per il giusto linguaggio, ovvero per la diffusione della mentalità della classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (Icf). Documento dell’Oms che ha superato la cultura dell’handicap.

Cultura che, sebbene più diffusa tra i giovani, non ci ha reso immuni dal bullismo. Che non è fatto solo dagli studenti a scuola, ma anche dai genitori che non agevolano la riuscita di gite scolastiche inclusive. Le barriere mentali sono tristemente ben presenti fra noi.

Lo sono in politica. Abbiamo avuto un ministero sulla disabilità, possibilità che se ricordo bene lasciava Bomprezzi perplesso, perché avrebbe potuto prestarsi a un’interpretazione ghettizzante della materia. Il ministero non c’è più, qualcosa si è fatto, ma una politica che si limita a fare il suo non è una politica nuova.

E infatti continuano a mancare gli insegnanti di sostegno. Gli assistenti delle persone con disabilità gravissima, cioè i loro familiari, ovvero i cosiddetti caregiver, hanno visto riconosciuta una loro presenza sociale, ma non c’è una politica sociale a loro favore. Idem la vita indipendente, il diritto di ogni persona con disabilità a vivere in autonomia. Anche in questo caso le persone patiscono la piena esigibilità del diritto alla propria autodeterminazione. Autodeterminazione a poter vivere in autonomia alla scomparsa dei propri cari che la legge sul dopo di noi non ha soddisfatto, quantomeno il sottoscritto.

Cinque anni per un bilancio che evidenzia un andamento disomogeneo della considerazione della disabilità. La popolazione conosce meglio le persone con disabilità, ma non abbastanza da considerarle persone di pari dignità. E l’abilismo persiste.

I giovani che si affacciano ora alla disabilità troveranno tanto da fare. Spero non commettano l’errore di dimenticare quanto è stato fatto. Loro partono un passo avanti. Proprio grazie a persone come Franco Bomprezzi, che con le sue battaglie e con il suo stile amichevole, competente e severo ha cambiato almeno un po’ la società, rendendo le persone disabili un po’ meno invisibili. Se oggi tutti stiamo un po’ meglio è anche merito suo. Grazie Franco, maestro mio.

martedì 17 dicembre 2019

Quell'ossessione chiamata terapia

InVisibili del 17.12.2019

Perchè tutto ciò che ruota attorno alla disabilità deve essere, per forza, ridotto a terapia? Arteterapia se si dipinge o scolpisce, ippoterapia se si vuole fare una passeggiata a cavallo, o terapia occupazionale se si “fa un giro per negozi”. Perché si portano i ragazzi “normodotati” a corsi di musica per sviluppare le loro capacità e si portano quelli con esigenze speciali a fare musicoterapia? Non ci sono forse bambini e adolescenti con disabilità che sono veri artisti pieni di talento?

E qui dobbiamo fare un passo indietro a un piccolo evento che ho organizzato il 23 e 24 novembre a Milano, il Festival delle Abilità. Una manifestazione che riuniva artisti con disabilità (nella prossima edizione, organizzata con Francesco Caprini, anche senza disabilità) di talento Il sottotitolo recitava chiaro: Arte, musica e poesia. Ovvero le persone e le loro capacità musicali, lessicali o figurative. Una due giorni di concerti, performance teatrali e dibattiti. Ed è proprio durante uno di questi, dal titolo Fatti di-versi, che uno degli spettatori alza la mano e chiede: «Ma non ho capito, quindi non stiamo parlando di arteterapia, musicoterapia…?». Una domanda che mi scuote e mi fa riflettere.

Da circa un’ora infatti stavamo discutendo di musica, recitazione, scultura e pittura con artisti e attori che, grazie al loro talento, vivono della loro arte. Se ne dibatteva con lo scultore Felice Tagliaferri, col cantante rock Alex Cadili e quelli lirici Matteo Tiraboschi e Luca Casella. Si dialogava con Antonio Giuseppe Malafarina, pensiero e penna fine protagonista di questo blog, e Vainer Broccoli, giornalista esperto di musica. Infine con Francesca Cinanni, direttrice artistica dell’Accademia romano-milanese L’arte nel cuore. Tutti artisti con disabilità (tranne Francesca che però scopre e plasma i talenti di alcuni studenti disabili) che non appare nelle loro performance, nelle statue come nelle canzoni: sono opere che ascoltereste, ammirereste indipendentemente dalla condizione di chi le ha create. Non esiste l’arte disabile, esiste l’arte. Da qui la sorpresa a quella domanda.

Una cultura mancante.
Perché ridurre tutto a un trattamento? Mi viene quindi un sospetto che molto spesso sia più comodo immaginare e vivere nell’alveo dorato del mondo riabilitativo dove sono gli altri a condurre il gioco, dove non ci si deve impegnare troppo, dove tutto è un ovattato gioco di nome terapia, piuttosto che confrontarsi con la realtà. Più facile che metterci faccia e cuore dovendo fronteggiare tante sconfitte per ogni vittoria. Una quotidianità che non obbliga a strappare con le unghie e coi denti quel pezzetto di successo a cui tutti aspiriamo. Chiedetelo ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro che si sono spaccati la testa sui libri per 20 anni (scuole dell’obbligo, liceo, università e i master) per poi elemosinare un posto precario. Chiedetelo a quegli uomini e donne che a metà della loro vita vengono espulsi dal ciclo produttivo e devono raggranellare il pane da portare in tavola la sera.

Metterci la faccia e il cuore.
Essere disabili non significa essere esenti dalla sconfitte, ma obbliga a usare tutte le proprie abilità per diventare il più possibile autonomi. Come ha sempre dimostrato Franco Bomprezzi, di cui il 18 dicembre cade il quinquennale della morte, che negli anni in cui lavorava per il Resto del Carlino si recava sui luoghi dei delitti- seguiva la cronaca nera – con i bastoni o in carrozzina. Un esempio di come non basti fermarsi a guardare (e criticare) il mondo che ci circonda perché questo ci integri, bisogna fare qualche passo nella direzione della società, fare per primi uno sforzo per integrarsi, per costruire insieme questa società inclusiva. Iniziare a vivere da persone normali, lontani dal mondo della terapia, per essere considerati come gli altri. Nel bene e nel male.

di Simone Fanti

Merita ampia diffusione il recente messaggio di Papa Francesco sulla disabilità, di Salvatore Nocera

Superando.it del 17.12.2019

«Densissimo e degno di ampia diffusione – scrive Salvatore Nocera -, il messaggio di Papa Francesco in occasione della recente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità è fortemente permeato dallo spirito che informa la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità. Alla luce di esso, le Associazioni di persone con disabilità e i loro familiari chiedono alla Santa Sede di ratificare la Convenzione, apponendo eventualmente le proprie “riserve”, che tuttavia non possono prevalere sullo spirito di ampia e sentita condivisione profuso in quel messaggio».

Il messaggio di Papa Francesco in occasione della recente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre è stato a mio parere densissimo e merita un’ampia diffusione.

Esso prende le mosse dai diritti all’inclusione e alla non discriminazione delle stesse persone con disabilità, per denunciare come esista ancora una mentalità dello “scarto” e dell’esclusione che costituisce un vero e proprio «peccato sociale».

Invita inoltre fortemente a promuovere ovunque norme di riconoscimento di tali diritti e di lotta alle discriminazioni, insistendo sul fatto che tutto ciò comunque non basta, perché occorre realizzare una cultura di accoglienza di pari dignità, per arrivare davvero alla «piena partecipazione attiva di tali persone alla vita sociale ed ecclesiale», ancora lontana dall’essere realizzata, malgrado le leggi e le nuove tecnologie.

Il Papa ha denunciato la permanenza tuttora di un grande isolamento e solitudine delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Ricordo che proprio pochi giorni fa siamo stati duramente colpiti dal dramma familiare di un’anziana mamma che ha ucciso la figlia adulta con grave disabilità, ossessionata dall’angoscia del “Dopo di Noi” [se ne legga anche sulle nostre pagine, N.d.R.]“. E ricordo anche che secondo una recente pubblicazione dell’ISTAT, la disabilità è la prima causa di povertà nel mondo.

Ricordo ancora che pure in campo ecclesiale taluni sacerdoti continuano a rifiutare l’Eucaristia a bambini con disabilità intellettiva, malgrado il grande impegno dell’Ufficio Catechistico della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), nel rinnovamento della Pastorale verso le persone con disabilità.

Il messaggio di Papa Francesco si conclude con un pressante appello affinché ogni comunità nazionale si impegni per l’inclusione e la qualità della vita delle persone con disabilità.

Questo messaggio è fortemente permeato dallo spirito che informa la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, Convenzione che la Santa Sede non ratificò per alcune riserve su taluni articoli.

Alla luce, dunque, anche delle parole di Papa Francesco le Associazioni di persone con disabilità e i loro familiari chiedono alla Santa Sede di voler ratificare la Convenzione, apponendo quelle “riserve”, procedura prevista dalla Convenzione, che certamente non possono prevalere sullo spirito di ampia e sentita condivisione profuso in questo messaggio.

Salvatore Nocera,
Presidente del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), già Presidente del Movimento Apostolico Ciechi.

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Il messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre

Nella ricorrenza della Giornata Mondiale delle Persone con Disabilità, rinnoviamo il nostro sguardo di fede che vede in ogni fratello e sorella la presenza di Cristo stesso, che ritiene fatto a sé ogni gesto d’amore verso uno dei fratelli più piccoli (cfr. Vangelo di Matteo 25,40). In questa occasione, vorrei ricordare come oggi la promozione dei diritti alla partecipazione abbia un ruolo centrale per contrastare le discriminazioni e promuovere la cultura dell’incontro e della vita di qualità.

Si sono fatti grandi progressi verso le persone con disabilità in àmbito medico e assistenziale, ma ancora oggi si constata la presenza della cultura dello scarto e molti di loro sentono di esistere senza appartenere e senza partecipare. Tutto questo chiede non solo di tutelare i diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie ma ci esorta a rendere più umano il mondo rimuovendo tutto ciò che impedisce loro una cittadinanza piena, gli ostacoli del pregiudizio, e favorendo l’accessibilità dei luoghi e la qualità della vita, che tenga conto di tutte le dimensioni dell’umano.

Occorre prendersi cura e accompagnare le persone con disabilità in ogni condizione di vita, avvalendosi anche delle attuali tecnologie ma senza assolutizzarle; con forza e tenerezza farsi carico delle situazioni di marginalità; fare strada insieme a loro e “ungerle” di dignità per una partecipazione attiva alla comunità civile ed ecclesiale. È un cammino esigente e anche faticoso, che contribuirà sempre più a formare coscienze capaci di riconoscere ognuno come persona unica e irripetibile.

E non dimentichiamoci dei tanti “esiliati nascosti”, che vivono all’interno delle nostre case, delle nostre famiglie, delle nostre società (cfr Angelus, 29 dicembre 2013; Discorso al Corpo Diplomatico, 12 gennaio 2015). Penso a persone di ogni età, soprattutto anziani, che, anche a motivo della disabilità, sono sentite a volte come un peso, come “presenze ingombranti”, e rischiano di essere scartate, di vedersi negate concrete prospettive lavorative per partecipare alla costruzione del proprio avvenire.

Siamo chiamati a riconoscere in ogni persona con disabilità, anche con disabilità complesse e gravi, un singolare apporto al bene comune attraverso la propria originale biografia. Riconoscere la dignità di ciascuno, ben sapendo che essa non dipende dalla funzionalità dei cinque sensi (cfr Colloquio con i partecipanti al Convegno della CEI sulla disabilità, 11 giugno 2016). Questa conversione ce la insegna il Vangelo. Occorre sviluppare gli anticorpi contro una cultura che considera alcune vite di serie A e altre di serie B: questo è un peccato sociale! Avere il coraggio di dare voce a quanti sono discriminati per la condizione di disabilità, perché purtroppo in alcune Nazioni, ancora oggi, si stenta a riconoscerli come persone di pari dignità, come fratelli e sorelle in umanità.

Infatti, fare buone le leggi e abbattere le barriere fisiche è importante, ma non basta, se non cambia anche la mentalità, se non si supera una cultura diffusa che continua a produrre disuguaglianze, impedendo alle persone con disabilità la partecipazione attiva nella vita ordinaria.

In questi anni si sono messi in atto e portati avanti processi inclusivi, ma non è ancora sufficiente, perché i pregiudizi producono, oltre alle barriere fisiche, anche limiti all’accesso all’educazione per tutti, all’occupazione e alla partecipazione. Una persona con disabilità, per costruirsi, ha bisogno non solo di esistere ma anche di appartenere ad una comunità.

Incoraggio tutti coloro che lavorano con le persone con disabilità a proseguire in questo importante servizio e impegno, che determina il grado di civiltà di una nazione. E prego perché ogni persona possa sentire su di sé lo sguardo paterno di Dio, che afferma la sua piena dignità e il valore incondizionato della sua vita.