domenica 28 novembre 2021

All'Istituto Ciechi un centro diurno per ragazzi e ragazze

Chiesa di Milano del 28/11/2021

Dedicato a non vedenti e portatori di altre disabilità, è la novità dell'istituzione milanese che martedì 30 novembre riceve l'Arcivescovo nella sede di via Vivaio. Ne parla il presidente Rodolfo Masto.

MILANO. Un piccolo paese. Una volta l’istituto di via Vivaio era come un piccolo paese. Dal 1840 al 1975, quando i piccoli ospiti hanno iniziato ad andare alla scuola media con gli altri, l’istituto offriva tutto ed era autonomo: c’erano il fuochista, il panettiere, la poltrona del dentista, le macchine per le radiografie. Era una realtà autosufficiente, anche dal punto di vista religioso, perché la gestione era affidata a un prelato inviato dalla Diocesi che abitava all’interno e amministrava anche i sacramenti, dalla Comunione all’estrema unzione. Oggi sono ancora conservati abiti liturgici di un certo pregio. Tra studenti, ragazzi, suore e personale vivevano nella struttura anche 350 persone.

Ci vorranno almeno due ore all’Arcivescovo per visitare l’Istituto dei ciechi di Milano, in via Vivaio, con i suoi 20 mila metri quadrati. Monsignor Mario Delpini è quasi di casa, perché come i suoi predecessori, dice il presidente della Fondazione, Rodolfo Masto, «ha voluto confermare la tradizione, che da anni lega la Diocesi di Milano all’istituto, di incontrare i giornalisti in occasione del loro patrono San Francesco di Sales presso la nostra istituzione». La visita in programma martedì 30 novembre alle 10.30 culminerà nella benedizione del nuovo centro diurno per ragazzi e ragazze.

Un nuovo percorso museale

Per la prima volta, dunque, l’Arcivescovo visiterà tutti i servizi e le attività che si svolgono all’interno, incontrando i vari ospiti. «Anzitutto vedrà il centro che progetta e produce materiali tiflodidattici – spiega il presidente -, che sono strumenti utili allo sviluppo all’esplorazione aptica (riconoscimento degli oggetti, ndr): si va da semplici attrezzature come la tombola fino alle più complesse come la tavola della chimica». È qui che vengono realizzati anche quei dispositivi utilizzati nei musei per permettere ai non vedenti di accedere alle opere d’arte esposte.

Poi l’Arcivescovo si sposterà per vedere gli allestimenti del nuovo percorso museale dell’istituto. «Abbiamo deciso di riportare al ricordo dei visitatori tutte le attività che si svolgevano una volta all’interno dell’istituto – sottolinea Masto -.

Ora stiamo recuperando anche gli animali impagliati e il museo Braille con le varie strumentazioni utilizzate nel tempo, abbiamo ritrovato addirittura un sistema solare del 1850. A volte erano gli stessi rettori a inventare e realizzare queste cose. Si confrontavano anche con altri istituti dei ciechi d’Europa, quello di Milano è sempre stato un riferimento importante». I maggiori scambi avvenivano con gli istituti di Parigi, in particolare sulle politiche educative e formative realizzate nell’Oltralpe.

«La tappa più significativa di questa visita sarà l’apertura del nuovo centro diurno per 24 ragazzi e ragazze con disabilità visiva e altre complesse – dice il presidente -. Oltre a non vedere, per esempio sono spastici, per loro quindi occorre un’assistenza molto particolare». La piccola comunità di minori si trasferirà nei prossimi giorni. Delpini proseguirà il percorso fino alla casa di riposo dove lo attendono gli ospiti, poi attraverserà i corridoi della scuola media statale dove sarà accolto dagli studenti.

Masto, che ricorda la passione dell’Arcivescovo per gli organi, gli mostrerà quello storico di via Vivaio, da poco restaurato. La conclusione del tour è prevista nella prestigiosa Sala Barozzi per lo scambio di auguri natalizi e la benedizione finale.

martedì 16 novembre 2021

Legge Delega sulla disabilità: FISH e FAND in audizione alla Camera

Superando del 16/11/2021

ROMA. «Nella Missione 5 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza viene riportato: “L’obiettivo principale della riforma è quello di modificare la legislazione sulle disabilità e promuovere la deistituzionalizzazione (vale a dire il trasferimento dalle istituzioni pubbliche o private alla famiglia o alle case della comunità) e l’autonomia delle persone con disabilità”. Tale azione dovrà comportare: I) il rafforzamento dell’offerta di servizi sociali; II) la semplificazione dell’accesso ai servizi sociali e sanitari; III) la riforma delle procedure di accertamento delle disabilità; IV) la promozione di progetti di vita indipendente; V) la promozione del lavoro di gruppi di esperti in grado di sostenere le persone con disabilità con esigenze multidimensionali. Da qui la necessità di arrivare quanto prima ad una legge delega e per questo con la presente Memoria, esprimiamo parere positivo sul complessivo impianto di questo Disegno di legge, che è volto ad introdurre una chiara declinazione dei princìpi che stanno alla base del nuovo modo di intendere la condizione di disabilità, basato sul modello dei diritti umani, previsto dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e dagli altri atti internazionali ed europei sul punto [grassetti nostri nella citazione, N.d.R.]».

Si apre così l’ampia e approfondita Memoria (disponibile integralmente a questo link), presentata ieri, 15 novembre, dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), in occasione di un’audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera, cui la stessa Federazione ha partecipato insieme alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), sul Disegno di Legge Delega al Governo in materia di disabilità (Atto C. 3347), approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, come avevamo segnalato anche sulle nostre pagine.

Su tale Disegno di Legge, la FISH, tramite le parole del proprio Presidente Vincenzo Falabella, aveva espresso un parere in generale positivo, «apprezzando l’assunzione di responsabilità da parte del Governo, che aveva recepito, tra l’altro, le istanze della nostra Federazione». «Continuando a produrre nostra documentazione – aveva concluso -, guarderemo ora con attenzione ai Decreti Attuativi che dovranno dare corpo e sostanza ai princìpi affermati con l’approvazione di questo Disegno di Legge Delega».

La Memoria citata, dunque, che contiene anche una serie di proposte emendative al testo presentato dal Governo, è il primo tassello di quella documentazione preannunciata dal Presidente della FISH.

Durante l’audizione, oltre a sottolineare con forza i punti della Memoria citati inizialmente, Falabella ha voluto dare particolare evidenza a quella che viene ritenuta «una raccomandazione centrale, anch’essa presente nella Convenzione ONU, quella cioè in cui si chiede di porre in atto garanzie del mantenimento del diritto a una vita autonoma e indipendente in tutti i territori di uno Stato, ossia, nello specifico, in tutte le Regioni del nostro Paese. E per raggiungere questo obiettivo occorre appunto reindirizzare le risorse dell’istituzionalizzazione a servizi radicati nelle comunità e aumentare il sostegno economico».

Al centro poi dell’intervento della FISH in Commissione Affari Sociali della Camera, vi sono stati altri due passaggi ritenuti fondamentali, vale a dire innanzitutto la definizione di “condizione di disabilità”, con il conseguente riconoscimento di essa, «utile a determinare l’approntamento dei giusti sostegni per le persone con disabilità – come è stato sottolineato -, affinché possano seguire il proprio percorso di vita, liberamente scelto, ancorché supportato nel superare ogni tipo di barriera (fisiche, organizzative e culturali) che nei vari contesti di vita si frappongono alla fruizione libera e su base di uguaglianza rispetto agli altri dei diritti umani, sociali, civili».

Riprendendo quindi uno dei concetti-chiave della Convenzione ONU, ci si è soffermati sulla «definizione di “accomodamento ragionevole”, non pensato come ragionevole contenimento della spesa, ma come individuazione degli accorgimenti, degli adattamenti e delle modifiche da mettere in campo in modo adeguato e pertinente, per raggiungere gli obiettivi di sostegno del percorso di vita di ciascuna persona con disabilità».

A questo punto, nel rimandare i Lettori e le Lettrici ad un testo allegato alla Memoria della FISH (disponibile a questo link), che “isola” ed esplicita i principali punti nodali di cui, secondo la Federazione, si dovrà tenere conto nell’iter della Legge (se ne legga l’indice nel box in calce), va ricordato in conclusione che nello strutturare le proposte emendative, la FISH, insieme alla FAND, ha anche tenuto conto del fatto che la Commissione Affari Sociali della Camera ha stabilito di svolgere congiuntamente l’analisi del Disegno di Legge con altre due Proposte di Legge (Atto C. 424: Norme per garantire la vita indipendente delle persone con disabilità e Atto C. 1884: Istituzione dell’Autorità garante della persona disabile), sulla seconda delle quali la FISH ha espresso in audizione la propria contrarietà. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione: ufficiostamnpa@fishonlus.it.

Legge Delega in materia di disabilità: i punti nodali secondo la FISH

1. Riferimento internazionale di cui tenere conto: Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.

2. Quanto prevede il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sulla Legge Quadro sulla disabilità.

3. Riforma degli accertamenti delle condizioni invalidanti in direzione del riconoscimento della condizione di disabilità.

4. Unità di Valutazione Multidimensionale per individuare la condizione di disabilità nei vari contesti della persona e conseguente progettazione.

5. Autodeterminazione.

6. Progettazione in Amministrazione Condivisa con Terzo Settore e Comunità.

7. Deistituzionalizzazione e sostegni e servizi per l’abitare.

8. Budget di Progetto al posto del Budget di Salute.

9. Portabilità del progetto individuale e del progetto di vita indipendente.

10. Accesso ai servizi – livelli essenziali.

11. Interventi di sistema.

domenica 14 novembre 2021

Il battistero sensoriale ora si può «toccare»

Il Giorno del 14/11/2021

VARESE. Il Battistero di Varese si sdoppia: da ieri c'è una novità a disposizione di varesini e visitatori, che consiste in un modello tattile che riproduce in piccolo la forma dello storico monumento. Il modellino è stato realizzato in legno e si può ammirare proprio all'interno del Battistero di San Giovanni. Una rappresentazione da guardare, ma anche, e soprattutto, da toccare: l'obiettivo è quello di rendere la struttura più inclusiva, a favore anche di persone cieche o ipovedenti.

Il progetto vuole dare al monumento varesino ancora più rilevanza architettonica, con uno strumento in grado di valorizzarlo e renderlo accessibile a tutte le tipologie di visitatori. L'iniziativa è stata promossa dal Museo Tattile di Varese, realtà culturale presente dal 2011 in città presso i locali di Villa Baragiola. «Questo, come ogni modello tattile, è uno strumento utile per non vedenti e ipovedenti, ma non solo - ha spiegato la responsabile del museo Livia Cornaggia - i modelli tattili hanno infatti una funzione conoscitiva per tutti, in particolare per chi ha una sensibilità contraddistinta da fragilità o limitazioni di ordine cognitivo e sensoriale». L'idea ha visto la fattiva collaborazione della sezione varesina di Italia Nostra, che da tempo si occupa dell'apertura al pubblico del Battistero in settimana e nei weekend. «Abbiamo accolto subito il progetto - ha detto il presidente Carlo Mazza - il modellino resterà qui permanentemente in esposizione». Il modello è stato realizzato dall'artigiano varesino Giorgio Caporale. All'iniziativa ha collaborato anche il Comune di Varese, presente all'inaugurazione con gli assessori Enzo Laforgia (cultura) e Roberto Molinari (servizi sociali). «Auspico vengano riprodotti presto anche altri beni architettonici di interesse storico e artistico della nostra città», ha detto Laforgia, mentre Molinari ha sottolineato l'aspetto dell'inclusività. «È importante lavorare in questo senso di apertura, a partire da luoghi come questo, per una città aperta, accogliente e inclusiva a tutti i livelli». Per la comunità pastorale infine è intervenuto don Corrado Bardella, che ha ringraziato tutti i promotori del progetto. Il modello tattile sarà a disposizione dei visitatori del Battistero, e sono previste anche visite guidate a carattere inclusivo.

di Lorenzo Crespi

venerdì 12 novembre 2021

Barriere architettoniche, la Lombardia dà il via libera alle linee guida per i Piani per l'accessibilità

Redattore Sociale del 12/11/2021

La Giunta della regione Lombardia ha approvato le linee guida per la redazione dei Piani per l'accessibilità, l'inclusione e il benessere ambientale (Peba). I destinatari sono i comuni, con particolare riferimento a quelli fino a 5 mila abitanti, che hanno bisogno di un maggiore supporto per la realizzazione dei Piani e delle opere fondamentali per migliorare l'accessibilità degli spazi pubblici.

MILANO. La Giunta di Regione Lombardia, su proposta dell'assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Alessandra Locatelli, ha approvato le linee guida per la redazione dei Piani per l'accessibilità, l'inclusione e il benessere ambientale (Peba).

"L'obiettivo - ha spiegato l'assessore - è agevolare la redazione dei Piani e aumentare significativamente il numero dei comuni che li adottano in ottica di accessibilità e inclusione sociale. I destinatari sono i comuni, con particolare riferimento a quelli fino a 5.000 abitanti, in quanto hanno bisogno di un maggiore supporto per la realizzazione dei 'Peba' e delle opere fondamentali per migliorare l'accessibilità degli spazi pubblici".

Nello specifico, è prevista l'istituzione all'interno del comune di due strumenti di riferimento: un Ambito di consultazione permanente sull'accessibilità cittadina, che sia un luogo di ascolto, proposta, partecipazione e condivisione di tutti gli attori e dei portatori di interesse e un Ambito di coordinamento e riferimento tecnico per l'accessibilità, che avrà il compito di divenire riferimento tecnico interno del Comune per favorire l'iter di tutte le fasi utili per l'elaborazione del Piano.

Per facilitarne la redazione e lo sviluppo efficace, inoltre, si propone un'articolazione in più fasi, che va da quella preliminare, alla definizione delle strategie e degli obiettivi, all'analisi delle criticità, fino alla presentazione alla cittadinanza.

"Le linee guida approvate - ha concluso l'assessore - non sono solo delle norme a cui attenersi, ma un vero e proprio strumento per affiancare i Comuni nell'elaborazione di un piano che possa integrarsi con le politiche già attive sul territorio, che sia condiviso dalle associazioni e dalla cittadinanza e che possa accelerare il processo di adozione di misure preziose che rendano le nostre città più inclusive".

Disability card, dopo anni di attesa arriva anche in Italia: ecco cos’è e come funziona

Il Fatto Quotidiano del 12/11/2021

Arriva anche in Italia la Disability card dopo l’ok del Garante della Privacy. È un nuovo strumento che potrà essere utilizzato per migliorare l’inclusione nei Paesi UE delle persone con disabilità. Si può ottenerla facendo richiesta gratuita online sulla piattaforma dell’Inps. Ad annunciarlo il 10 novembre è il ministro per le Disabilità Erika Stefani che ha spiegato come la carta “si inserisce in un percorso di semplificazione e sburocratizzazione, richiesto dalle famiglie e dalle associazioni”. Contattata da Ilfattoquotidiano.it la ministra Stefani spiega che “la Disability card permette l’accesso gratuito o a tariffe agevolate, a beni servizi e luoghi della cultura ma non solo, ed è anche uno strumento utile a sostituire i verbali cartacei che attestano la condizione di disabilità”. Si tratta di un primo passo ufficiale, un po’ tardivo, atteso da anni dalle associazioni e previsto dall’Unione Europea per implementare vari programmi a sostegno dei diritti delle persone disabili. La Disability card è richiedibile ma andrà “riempita” con i servizi annessi che verranno poi formalizzati attraverso futuri accordi e convenzioni tra lo Stato e altri enti pubblici/privati che vi aderiranno.

Come funziona la Disability card – Grazie ad un QR code riportato sul retro della carta, tutte le persone con uno smartphone potranno riconoscere e certificare la condizione di disabilità del titolare. La procedura per il rilascio della card è possibile tramite il sito dell’Inps e la richiesta potrà essere inoltrata dagli aventi diritto o anche dalle Associazioni maggiormente rappresentative delle persone con disabilità, abilitate dall’Inps all’uso del canale telematico. Nella domanda online, ad esempio, dovranno essere inseriti il nome e cognome del richiedente, codice fiscale, domicilio della persona con disabilità o quello del suo tutore, curatore, procuratore o di altro rappresentante previsto dalla legge, oltre che l’indirizzo di residenza, indirizzo di spedizione, numero di telefono fisso o cellulare. Si dovrà anche allegare una fotografia in formato tessera. Una volta verificati dall’Inps i dati inseriti e la correttezza dei requisiti per il rilascio, la tessera verrà spedita al richiedente presso l’indirizzo indicato, e la procedura sarà completata entro 60 giorni dalla richiesta. Nel caso in cui la carta si dovesse deteriorare o venga smarrita o rubata si dovrà rifare una nuova richiesta sempre online all’Inps. È importante inoltre sottolineare che in caso di furto o smarrimento sarà necessario allegare la relativa denuncia all’autorità competente, perché la Disability card ha valore sia di documento di identità, in quanto fornito di dati e di fototessera, che di documento di riconoscimento dell’invalidità. La tessera è riprodotta dall’Istituto Poligrafico della Zecca di Stato, anche in codice braille, apponendo nella parte frontale la sigla dello Stato emittente, un ologramma metallizzato riportante la bandiera UE ed avrà una ulteriore indicazione nel caso in cui la persona che l’abbia richiesta sia un soggetto che necessiti di accompagnatore.

Chi ne ha diritto? È una misura già prevista dal programma dell’UE 2014-2020 in materia di disabilità – Finalmente anche l’Italia si dota di una carta di questo tipo e che consentirà l’accesso a tutte le agevolazioni di beni e servizi che saranno però attivati tramite protocolli d’intesa o convenzioni tra l’Ufficio per le Politiche a favore delle persone con disabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e soggetti pubblici e privati. “Ringrazio in particolare il presidente Tridico per la sensibilità dimostrata e per l’impegno costante da parte degli uffici di Inps al progetto. Stiamo stipulando diverse convenzioni con strutture pubbliche e private, e prevediamo i primi rilasci delle card entro l’anno”, dice il ministro Stefani. Ne hanno diritto tutte le persone con disabilità dal 67 al 100% di invalidità. La durata della carta è di un massimo di 10 anni, poi deve essere rinnovata. Il Centro Studi Giuridici di HandyLex spiega che “la Disability card è parte integrante di un percorso indicato dal Regolamento UE n. 1381/2013, che nell’àmbito del programma “Diritti, Uguaglianza e cittadinanza per il periodo 2014/2020”, prevedeva come obiettivo specifico la promozione e la protezione dei diritti delle persone con disabilità”. Secondo HandyLex la Disability Card può essere considerato “uno strumento per semplificare il processo di inclusione sociale, consentendo un accesso molto più spedito e rapido ai servizi ed alle agevolazioni per le persone con disabilità”. Viene anche specificato che “la Carta Europea della Disabilità si colloca tra le misure adottate su base volontaria dagli Stati Membri per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia dell’UE 2010/2020 in materia di disabilità, finalizzata all’introduzione di una tessera che permetta l’accesso delle persone con disabilità a servizi in coerenza reciproca con gli altri Paesi dell’UE, per consentire la piena inclusione nella vita sociale della comunità”. La notizia è stata commentata con positività dal presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, Vincenzo Falabella. La FISH è da anni che si stava impegnando con le istituzioni preposte alla creazione della carta. “Esprimo una certa soddisfazione”, dice al Fatto.it Falabella, “per l’introduzione di questa tessera unica, che permetterà l’accesso alle persone con disabilità a vari servizi, consentendone un importante passo avanti rispetto all’inclusione nella vita sociale della comunità. Lo Stato italiano si adegua a quanto già stabilito dall’UE”.

di Renato La Cara

giovedì 11 novembre 2021

Cultura e arte accessibili a tutti - Una rivista per non vedenti

L’Eco di Bergamo del 11/11/2021

Roboante Magazine, rivolta anche a ipovedenti e a chi ha disturbi specifici di apprendimento. Realizzata da un collettivo di under 35. Previsti pure progetti di inclusione nella vita sociale.

Rendere la cultura e l'arte accessibili a tutti. È con questo spirito che ha preso vita Roboante Magazine, la rivista accessibile anche a non vedenti e ipovedenti presentata a Bergamo lo scorso 30 ottobre: una fanzine autoprodotta che vuole dare dignità a tutte quelle tematiche che per definizione sono roboanti e quindi altisonanti, tanto da venir evitate o ignorate. «Roboante è la diffusa variante non corretta del termine reboante: fortemente rimbombante, dotato di profonda risonanza - si legge nell'editoriale del numero zero del magazine -. Spesso si definisce roboante ciò che è altisonante, ampolloso ma senza alcuna sostanza. Questa fanzine ha per protagonisti tutti quei temi considerati futili o sgradevoli, che non vale la pena trattare ma che, allo stesso tempo, è impossibile ignorare. La redazione attribuisce all'aggettivo roboante una interpretazione più ampia e quindi slegata al solo mondo del sonoro. Roboante è tutto ciò che rimbomba nella sua peculiare bellezza di elemento visivo, olfattivo, sonoro, tattile... I valori di Roboante si radicano profondamente nel tentativo di rendere la cultura un bene accessibile a tutte le persone». Tutto nasce da un'idea di Arianna Lenzi, giovane da sempre attenta alle persone e al sociale grazie ad una sensibilità respirata in famiglia fin da piccola, che ha pensato di unire il suo lavoro in campo culturale con i suoi interessi in ambito di volontariato. «La scorsa primavera abbiamo iniziato a pensare all'idea di come l'estetico può essere reso godibile a tutti, anche a chi non può vederlo - racconta Arianna -. Le fanzine vanno molto di moda tra i giovani, allora ci siamo chiesti chi non poteva accedervi: non vedenti, ipovedenti, persone affette da disturbi specifici dell'apprendimento (Dsa). Abbiamo pensato alla nostra fanzine perché anche queste persone potessero accedervi». Il progetto ha pian piano preso piede e suscitato l'interesse di molti, tanto che dietro a Roboante oggi c'è un collettivo di under 35 che negli ultimi mesi si è dedicato all'autoproduzione della fanzine. Ma anche a dar corpo e forma a progetti di inclusione e di accessibilità grazie ai quali giovani non vedenti possano entrare in contatto con giovani vedenti creando scambi, relazioni e creazioni culturali. In particolare Roboante ha l'obiettivo di coinvolgere attivamente persone non vedenti, soprattutto giovani, all'interno della vita culturale e sociale di Bergamo. Le persone del gruppo, infatti, credono fortemente in una cultura inclusiva: grazie all'impaginazione, curata da Dario Carta, la rivista risulta consultabile anche alle persone ipovedenti, mentre per i non vedenti è stato creato un podcast gratuito, disponibile anche su Spotify, dove i contenuti della fanzine sono narrati e interpretati da due doppiatrici e da due attori della compagnia teatrale Figli Maschi. Fondamentale la collaborazione con l'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Bergamo, che ha da subito sostenuto la proposta e ha fornito ai giovani suggerimenti importanti dati dalla decennale esperienza associativa. «Il loro contributo è stato fondamentale per orientarci. Un esempio su tutti è quello del braille: volevamo scrivere tutta la rivista in braille ma ci hanno spiegato che non tutti i giovani non vedenti lo conoscono, perché la tecnologia vocale lo ha spesso sostituito - racconta Lenzi -. Questo ci ha portato alla scelta di creare un podcast che accompagna la rivista, ma abbiamo comunque scelto di trascrivere l'editoriale in braille come forma di sensibilizzazione». Non solo: sempre grazie all'Unione ciechi il collettivo è entrato in contatto con due tiflologi esperti in narrazione di elementi visivi per non vedenti che hanno dato un contributo importante nella realizzazione dei podcast e ha conosciuto la tecnologia minolta, fogli con effetto vellutato che consentono di creare immagini in rilievo per permettere la lettura delle immagini con le mani. Il progetto, realizzato anche in collaborazione con le Associazioni Omero e Bambini in Braille, ora si prepara ad una 2ª edizione grazie a laboratori mensili che aiutano i 10 giovani redattori, metà vedenti e metà non vedenti, a creare contenuti originali e a sviluppare le loro idee. E non si ferma alla fanzine: l'obiettivo è di far nascere relazioni tra giovani vedenti e non, attivandoli perché possano essere artisti e rendere la cultura fruibile a tutti. Per saperne di più visitare la pagina Facebook o il profilo Instagram «roboante.zine».

martedì 9 novembre 2021

Spoleto, alla Rocca Albornoz la mostra “Toccar con mano i Longobardi”

Umbria Domani del 09/11/2021

SPOLETO. Continuano le celebrazioni per il decennale del sito seriale ‘I longobardi in Italia’ come Patrimonio Mondiale UNESCO, con la mostra itinerante “Toccar con mano i Longobardi” che sarà inaugurata venerdì 12 novembre alle ore 15.30 alla Rocca Albornoz – Museo nazionale del ducato di Spoleto, dopo le tappe di Ancona, Benevento e Monte Sant’Angelo.

L’esposizione, che sarà visitabile fino al 6 marzo, è stata realizzata in collaborazione con il ‘Museo Tattile Statale Omero’ di Ancona e finanziata dal Ministero della Cultura a valere della L.77/2006, si pone l’obiettivo di far conoscere la straordinarietà e la complessità del sito UNESCO attraverso un percorso tattile e una gamma differenziata di opzioni di fruizione che ne facilitano la comprensione, assicurando a tutti un’esperienza multisensoriale ottimale.

Nelle sale saranno esposti sette modellini tridimensionali in scala dei monumenti architettonici che rappresentano maggiormente il sito seriale longobardo e sette modellini relativi alle aree in cui sono situati i monumenti, per permettere l’esplorazione tattile dei loro contesti di provenienza. A rendere il percorso ancor più accessibile saranno le audio descrizioni (in italiano e inglese), registrate dagli attori della Compagnia #SIneNOmine della Casa di Reclusione di Maiano a Spoleto, da ascoltare tramite NFC e QR code, nonché un catalogo in Braille e uno in large print in libera consultazione, infine, per consentire una fruizione dei modelli inclusiva, sono stati realizzati dei video con la tecnica del compositing nella LIS – Lingua dei Segni Italiana, insieme ad immagini e animazioni, sottotitoli e audio.

La mostra "Toccar con mano i longobardi", permette di conoscere e “toccare” le sette eccellenze architettoniche del sito seriale "I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.)", da dieci anni riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale, un itinerario dei luoghi del potere Longobardo che, oltre alla Basilica di San Salvatore a Spoleto (PG), ricomprende: l’area della Gastaldaga e il complesso episcopale a Cividale del Friuli (UD), l’area monumentale con il Monastero di San Salvatore – Santa Giulia a Brescia, il Castrum con la Torre di Torba e la Chiesa di Santa Maria foris portas a Torba e a Castelseprio (VA), il Tempietto del Clitunno a Campello sul Clitunno (PG), il Complesso di Santa Sofia a Benevento e il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo (FG).

L’esposizione è curata dall’Associazione Italia Langobardorum – struttura di gestione del sito seriale – che fa parte del circuito della IX edizione della Biennale “Arteinsieme – cultura e culture senza barriere” un gruppo di musei e luoghi della cultura che promuovono attività finalizzate a favorire la partecipazione delle persone con disabilità e con esigenze speciali in generale o provenienti da culture altre, valorizzando il patrimonio artistico contemporaneo, l’accessibilità dell’arte e dei beni culturali, nella convinzione del forte potere sociale che ha l’arte, che si vive ed esperisce insieme.

INFO: Mostra “Toccar con Mano i Longobardi”

Inaugurazione: venerdì 12 novembre, ore 15.30

Indirizzo Rocca Albornoz-Museo Nazionale del Ducato di Spoleto | Piazza Bernardino Campello 1, Spoleto (PG)

orari: dal lunedì alla domenica: 9.30-18.00, chiuso il mercoledì

info e prenotazioni: +39 0743.22 30 55

di Luana Pioppi

Delega sulla disabilità: verso servizi capaci di adattarsi ai bisogni

Vita del 09/11/2021

Il 27 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge delega in materia di disabilità. Si dà così attuazione a quella riforma prevista dal Pnrr alla Missione 5 – componente 2, dove si parla di una “Legge quadro per le disabilità”: l'obiettivo principale della riforma, si legge sul sito Italia Domani, «è modificare la normativa sulla disabilità e promuovere la deistituzionalizzazione, ovvero il trasferimento dalle istituzioni pubbliche o private alle loro famiglie o in comunità, e l'autonomia delle persone con disabilità». Il disegno di legge farà il suo percorso di conversione in legge alla Camera, dove è stato annunciato nella seduta del 3 novembre (Atto Camera 3347): dovrà essere convertito in legge entro il 31 dicembre. Alla recente riunione dell'Osservatorio Giampiero Griffo, coordinatore del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Osservatorio, ha ricordato che si tratta di «un Disegno di Legge da considerare come epocale, in quanto per la prima volta porterà a una concreta applicazione dei princìpi e delle prescrizioni della Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità. In particolare è la prima volta che in un Paese europeo si introduce il riconoscimento della condizione di disabilità basandosi sulla definizione della Convenzione stessa». Una tappa importante del confronto sarà la prossima Conferenza Nazionale sulla Disabilità, fissata per il 13 dicembre. Perché si è scelto il veicolo della legge delega, dopo che negli ultimi anni era invece stato annunciato un Codice della disabilità, poi un Testo unico e – ancora nella stesura del Pnrr – una legge quadro? Qual è la vera portata delle novità che si profilano? Ne parliamo con Vincenzo Falabella, presidente della Fish.

Partiamo dai tempi: quali sono le prossime scadenze?

La legge delega va approvata entro il 31 dicembre dal Parlamento e so che la ministra Stefani si è già confrontata con i capigruppo. La discussione avverrà presso la Camera. Approvata la delega, ci saranno 20 mesi per scrivere i decreti attuativi. Il movimento associativo è stato coinvolto fin dalle primissime fasi e come Fish abbiamo avviato al nostro interno un confronto con tutta la nostra base associativa per posizionarci rispetto alle richieste che potevamo avanzare in questa delega. Inizialmente si parlava di Codice, poi nel PNRR si è scritto di una legge quadro: il 3 marzo la Commissione europea ha adottato la Strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030 e ha invitato gli stati membri ad adottare strategie nazionali per favorire l’attuazione della Convenzione Onu, con tempistica molto ridotta. Quindi non c’erano i tempi per arrivare a una legge quadro o per costruire un Codice sulla disabilità, così il Governo ha deciso per la legge delega al cui interno tuttavia ci sono aspetti importanti rispetto all’attuazione del secondo Programma di azione biennale, in particolare la linea 1 relativa alla valutazione della disabilità e la linea 3 relativa alla vita indipendente. È vero, la legge quadro è cosa ben diversa dalla proposta di legge delega, ma sta di fatto che nella delega si è cercato di inserire gli aspetti fondamentali di una eventuale legge quadro.

Quali vantaggi dà il collegamento con il Pnrr?

Il disegno di legge di delega costituisce l’attuazione della citata riforma di cui alla Missione 5, Riforma 1.1, del PNRR. Quindi c’è una investitura importante della riforma come riforma strategica per il Paese. Oltre che la certezza dei tempi per i decreti attuativi: senza riforma si bloccano i finanziamenti del Pnrr.

Quali gli aspetti soddisfacenti e quali i punti critici?

Direi che nella delega si vede chiaramente l’intento della nostre sollecitazioni: il linguaggio consono rispetto alla chiave della Convenzione Onu, la revisione della definizione della disabilità secondo la Convenzione, la possibilità di arrivare a una valutazione della disabilità con il superamento dell’accertamento della disabilità, come era nella linea 1 del secondo Programma di Azione. E poi tutta la parte della valutazione multidimensionale e dei progetti personalizzati e di vita indipendente. La criticità riguardano l’istituzione della figura del Garante nazionale della disabilità, è una figura in cui non ci ritroviamo e auspichiamo che su questo aspetto il testo si possa migliorare. Poi c’è l’aspetto delle disposizioni finali e transitorie, dove devono esserci risorse importanti per attuare la delega e i decreti attuativi, dal momento che stiamo rifondando in maniera esponenziale il mondo delle norme che impattano sulla disabilità. Dal 2009, da quando cioè l’Italia ha rarificato la Convenzione Onu, questa è la prima norma che in maniera trasversale impatterà sulla vita vissuta delle persone con disabilità, dalla valutazione alla riqualificazione dei servizi pubblici, dall’inclusione all’accessibilità. Nel PNRR non dimentichiamo che ci sono 500 milioni per la deistituzionalizzazione. Il tutto centrato sulla costruzione di progetti personalizzati e di vita indipendente, con il passaggio dal welfare di protezione al riconoscimento dei diritti. Non avremo più servizi standardizzati a cui le persone devono adattarsi, ma stiamo costruendo un livello essenziale delle prestazioni che vada verso il riconoscimento del bisogno specifico delle persone. Si innovano i servizi mettendo al centro i bisogni, costruendo servizi capaci di adattarsi ai bisogni.

Perché no al Garante nazionale? Quale proposta alternativa?

Secondo noi andrebbe rafforzato il ruolo dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità: i garanti regionali, là dove sono stati istituiti, non è che abbiano prodotto un particolare beneficio concreto a favore delle persone con disabilità.

In questa prospettiva, non sarebbe meglio una riforma che parta dal basso?

Ripeto, noi stiamo lavorando da giugno-luglio insieme al Ministero del Lavoro, della Salute, della Disabilità, alle Regioni e ad Anci. Abbiamo portato sempre l’esperienza delle associazioni, quello che le nostre associazioni vivono sui territori. Al confronto interno hanno partecipato oltre 25 organizzazioni nazionali con le loro sedi territoriali, 15 federazioni regionali con le associazioni territoriali. È stato un lavoro di rete imponente, che ha fatto sì che la federazione potesse essere autorevole. Una richiesta che abbiamo portato e che è stata inserita, venuta proprio dai territori, è il fatto che ci sia la possibilità di trasferire i progetti individuali da una regione all’altra, cosa che oggi non avviene. Continueremo a dare il nostro contributo in maniera critica, perché le persone con disabilità attendono questa riforma da anni. Nella delega e con i decreti si potranno dare queste risposte.

Su cosa dobbiamo attenderci, concretamente, novità?

Il comma 3 ribadisce che nella predisposizione dei decreti legislativi è garantita una leale collaborazione istituzionale con le regioni e gli enti locali, prevedendo altresì la possibilità di avvalersi del supporto dell’Osservatorio nazionale e le due federazioni maggiormente rappresentative. I decreti legislativi interverrano nei seguenti ambiti:

a) definizioni della condizione di disabilità, riassetto e semplificazione della normativa di settore;

b) accertamento della condizione di disabilità e revisione dei suoi processi valutativi di base;

c) valutazione multidimensionale della disabilità, realizzazione del progetto personalizzato e di vita indipendente;

d) informatizzazione dei processi valutativi e di archiviazione;

e) riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione e accessibilità;

f) istituzione di un Garante nazionale delle disabilità;

g) disposizioni finali e transitorie.

di Sara De Carli

domenica 7 novembre 2021

COVID-19, quale impatto sull’assistenza ai malati rari? L’indagine di Orphanet Italia e OPBG

L’iniziativa è patrocinata da OMaR. Clicca qui per partecipare all’indagine, bastano 10 minuti

La pandemia ha messo a dura prova le famiglie in cui si convive con una malattia rara. Visite rimandate, impossibilità di accedere alle strutture ospedaliere anche per urgenze, assistenza domiciliare interrotta. Sono solo alcune delle difficoltà che malati e caregiver hanno dovuto affrontare principalmente durante il primo lockdown, ma che in alcuni casi sono ancora attuali. Se è vero è che molte strutture si sono attrezzate con percorsi dedicati, con teleconsulti e veri e propri approcci di telemedicina, in molti altri casi i pazienti hanno dovuto attendere mesi e mesi per una visita di controllo o per rimodulare la propria terapia e la situazione non è tornata (né probabilmente tornerà) come prima.

Tutto questo ha avuto una fortissima ricaduta sui pazienti con malattia rara, caregiver e familiari, che stanno tutt’ora affrontando un momento storico duro e sconvolgente. Per questo motivo, Orphanet Italia e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno messo a punto il “Questionario sull’assistenza a pazienti con malattia rara durante la Pandemia”, che può essere compilato in pochi minuti, in modo completamente anonimo, e raccoglierà le difficoltà incontrate dalle famiglie con pazienti “fragili” durante la pandemia di COVID-19.

Il questionario resterà online dal 28 ottobre al 30 novembre 2021 e sarà compilabile da chiunque voglia contribuire a migliorare la gestione quotidiana dei pazienti con malattie complesse in una situazione di emergenza, imprevedibile quanto quella odierna. L’iniziativa, patrocinata da Osservatorio Malattie Rare, comprende l’elaborazione e la condivisione, al termine della fase di raccolta dei dati, di indicazioni utili ed efficaci per gli ambienti ospedalieri, potenzialmente in grado di rendersi più prossimi alla condizione esistenziale della rarità.

La compilazione del questionario è facile e veloce e non necessita alcuna registrazione. Compila il questionario e condividi la notizia sui social media, per raggiungere il numero più alto di pazienti e famiglie possibile.

sabato 6 novembre 2021

Nel giardino sensoriale dove si "annusa" e si "assaggia" il Salento

La Stampa del 06/11/2021

Conserva la biodiversità vegetale tipica del luogo: antichi fichi e susine a "cuore di donna", querce vallonee, rari arbusti come l'erica pugliese e una pregiata distesa di lino piumoso delle fate.

LECCE. Oltre duemila metri di giardino che si snoda tra piante odorose, frutti, sedute in pietra leccese, il rumore dell'acqua di una fontana, il canto degli uccelli e un percorso progettato ad hoc perché le persone con disabilità visive possano percorrerlo in autonomia: è il Giardino Sensoriale realizzato nell'Orto Botanico del Salento, grazie alla Lions Clubs International Foundation e ai circoli Lions di Puglia.

Intitolato alla scrittrice e attivista statunitense Helen Keller (fu lei, sorda e cieca, nel 1925 a convincere i Lions Clubs a diventare "cavalieri dei non vedenti"), il Giardino Sensoriale è un progetto curato dall'architetto paesaggista Monica Botta, docente alla Facoltà di architettura di Milano ed esperta di giardini terapeutici, e dall'agronomo Fabio Ippolito, responsabile tecnico-scientifico dell'Orto Botanico del Salento.

«Il giardino sensoriale è stato pensato soprattutto per i non vedenti, con un percorso che può essere fruito in totale autonomia grazie ad una fune corrimano ed essere "letto" in un'esperienza immersiva attraverso tutti i sensi, olfatto, gusto, tatto, udito ma anche vista, perché vuole essere un giardino inclusivo, popolato anche da piante attrattive dal punto di vista estetico, per dare a tutti la possibilità di godere di uno spazio aperto, a maggior ragione a coloro che sono deficitari di un senso-racconta Monica Botta, autrice del libro "Caro giardino, prenditi cura di me" (LDN, 2018)-la natura ha un grande potere di avvicinare, di eliminare differenze e distanze.

Ad accompagnare le persone alla fruizione del giardino, all'ingresso è stata posta una mappa tattile che permette di dare informazioni in rilievo e scritte in alfabeto Braille. Abbiamo lavorato sugli aspetti sensoriali, in particolare con aiuole di piante aromatiche mediterranee che originano spiccate sensazioni olfattive, come le lavande, le salvie, le santoline, gli elicrisi, i timi e le artemisie. Poi piante che possono essere toccate, con il fogliame vellutato come la salvia messicana (Salvia leucantha), il papavero cornuto o papavero giallo (Glaucium flavum), l'Asparagus aethiopicus, dalla forma allungata e piumosa, alcune varietà di agrifoglio (Ilex aquifolium), la Nassella tenuissima, con la corona di foglie dorata e molto voluminosa, che camminandoci accanto ti accarezza come fossero capelli di angelo, ma anche un cerchio Kneipp, con superfici di corteccia, sabbia, prato e levigati sassolini bianchi, da percorrere senza scarpe e molto apprezzato dai bambini. Ci sono poi piante eduli, come corbezzolo, giuggiolo, pero, cotogno, melo, melograno, uve da pergola, e il gelso, una pianta molto comune nelle masserie del Salento. Quello sensoriale, infine, è anche un giardino da ascoltare; non solo c'è una "vasca sonora" immersa nel magenta delle lantane tappezzanti, il cui zampillo trasmette una sensazione di refrigerio, ma ci sono dei wind chames, veri e propri "campanelli eolici" appesi agli alberi, di ispirazione addirittura romana, che risuonano se agitati dal vento, e soprattutto piante e nidi artificiali attrattivi per gli uccelli canori, pettirossi, cinciallegre, occhiocotti ed altri passeriformi. Un giardino che può trasmettere significativi benefici psicofisici ai non vedenti, ma anche ai malati di Alzheimer e di altre patologie croniche».

Nel Giardino Sensoriale troviamo anche piante alloctone arboree e arbustive sempreverdi, come l'Eugenia myrtifolia, oggi riclassificata come Syzygium australe, la profumatissima Acacia farnesiana, meglio nota come gaggìa, in fiore a ottobre, la prugna del Natal (Carissa macrocarpa), la Grevillea robusta, l'Acca sellowiana, pianta originaria del Brasile che produce frutti dal sapore acidulo e profumato, il Brachychiton populneus o Kurrajong, che nel dialetto Dharuk sta per "lenza", perché gli aborigeni australiani usavano tradizionalmente la corteccia dell'albero per fare lenze, e l'albero della canfora (Camphora glandulifera). Chiude il Giardino Sensoriale a nord un boschetto di specie autoctone, come lecci, ornielli, pini d'Aleppo, cipressi e arbusti di lentisco, prugnolo e viburno tino, in cui è stato posizionato un piccolo capanno per l'ascolto e l'osservazione degli uccelli.

L'Orto Botanico del Salento si estende su di una superficie di circa 13 ettari alla periferia est di Lecce, in un contesto periurbano, facilmente raggiungibile dalla città eppur in piena campagna, tra vecchi pascoli di ovini e masserie diroccate. Al suo interno custodisce una delle ormai relitte aree di pseudo-steppa a lino delle fate piumoso (Stipa austro-italica), arricchita da fioriture di orchidee spontanee. Nasce nei primi anni del 2000, dapprima come struttura satellite dell'Orto Botanico universitario, istituito negli anni Novanta del XX secolo come area verde museale e di supporto alla ricerca sulla biologia vegetale dell'Università del Salento, e diventa Fondazione autonoma nel 2006, con la partecipazione, oltre che dell'Università, del Comune di Lecce e di ISPE-Lecce. Entrambi gli orti leccesi raccolgono l'eredità di quello che fu il primo Orto Botanico di Lecce, sorto invece nell'Ottocento come appendice della Società Economica di Terra d'Otranto. Si trovava in piena città, nei pressi della stazione ferroviaria; era un orto botanico a vocazione ornamentale, ma anche agraria: un rettangolo di tre ettari in cui si coltivavano diverse varietà di uve, cotone, cereali, patate, tabacchi. Svolse un ruolo importante nella diffusione del gelso e, soprattutto sotto la guida di Gaetano Stella (a cui si deve la catalogazione delle 480 specie allora presenti), si affermò come un luogo di incontro, cultura, sperimentazione, oltre che vendita di prodotti e di "piante assai rare di frutti e di fiori sceltissimi" per lo più provenienti dall'Orto Botanico di Napoli. Seguirono anni di progressiva decadenza ed il "più bel giardino di Lecce" finì per essere cancellato dai fabbricati. A ricordarci della sua esistenza restano poche tracce vegetali, nella zona prossima alla Camera di Commercio: un imponente esemplare di lagunaria di Paterson, un gruppetto di querce vallonee, due vetusti olmi campestri, una Washingtonia filifera, un'Araucaria e alcuni gelsi bianchi ultrasecolari.

«Il nostro Orto Botanico ha come obiettivo la valorizzazione della flora spontanea, offrendo la possibilità di conoscere, in un'area circoscritta, tutte le piante della macchia mediterranea e della pseudosteppa - spiega Fabio Ippolito, responsabile tecnico-scientifico dell'Orto-siamo un po’ come un museo dei paesaggi salentini. Attraverso dei microhabitat, abbiamo ricreato i paesaggi botanici tipici del Salento, con circa 700 specie vegetali, tra quelle selvatiche e quelle introdotte. Qui si trovano specie endemiche o esclusive del Salento, come l'Iris revoluta, che cresce solo nello scoglio dell'isola di San Giovanni a Gallipoli, o specie a rischio estinzione come il sarcopoterio spinoso, di cui si trovano poche stazioni nell'Italia meridionale e nelle due isole maggiori. Ci sono specie di interesse fitogeografico, come le anfiadriatiche, che troviamo in Puglia e poi in Grecia, Albania, Croazia o Turchia, come ad esempio la quercia vallonea, la quercia spinosa (Quercus coccifera) o l'erica pugliese (Erica forskalii). Questo perché siamo al limite occidentale del Mediterraneo orientale».

Accanto a varie tipologie di macchia mediterranea, con mirti, lentischi, ginestre spinose, cisti e filliree, troviamo un boschetto di querce da sughero, specie presente nel brindisino, la quercia virgiliana, che è una variante meridionale della più conosciuta roverella, il leccio, ma anche boschetti più igrofili, con frassino meridionale, pioppo bianco, olmo, tamerice ed agnocasto.

Grande importanza viene data alla tutela ed alla valorizzazione della biodiversità nel campo agrario, specialmente delle antiche cultivar di piante da frutto, che si possono trovare nelle vecchie masserie o nei giardini nobiliari delle ville, e che rischiano di scomparire. Il ficheto conserva circa 70 diverse varietà di fichi, ognuna con un suo nome specifico (come il fico di Melpignano), o che si differenziano per periodo di maturazione, tipologia dei frutti, colore o pezzatura. Lo stesso vale per le pomacee e le drupacee, presenti in una trentina di varietà; che dire ad esempio del susino Meraviglia di Calimera, una prugna rustica conosciuta anche come Cuore di donna per la forma del frutto? Nel "campo dei frutti minori" si coltivano noci, sorbi, melograni, giuggioli, azzeruoli, carrubi. Un progetto specifico, "Biodiverso", curato dall'Orto Botanico dell'Università, è dedicato alle specie orticole tipiche, come il pisello nano di Zollino, la carota di

Tiggiano e quella di Polignano, la cipolla di Acquaviva, la cicoria di Molfetta, il pomodoro di Manduria, il melone di Gallipoli e quello di Morciano.

www.fondazioneortobotanico.lecce.it

www.fruttiantichipuglia.it

www.biodiversitapuglia.it

di Emanuele Rebuffini

venerdì 5 novembre 2021

Monza e Brianza – Ritorno in presenza con un grande concerto benefico

Giornale UICI del 05/11/2021

Applausi ma soprattutto tanta emozione in sala. Dopo un anno e mezzo che il teatro era chiuso, il ritorno alla normalità avviene sotto il segno dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

Un grandissimo successo – e non poteva essere altrimenti visti i nomi di spicco che hanno calcato il palcoscenico – lo spettacolo teatrale “A tutto Verdi” andato in scena il 27 ottobre al teatro Manzoni di Monza, il cui ricavato è stato completamente devoluto all’UICI di Monza.

Un concerto spettacolo dove l’attore e regista Massimiliano Finazzer Flory ha interpretato Giuseppe Verdi: uno spaccato della vita e delle opere del grande compositore, accompagnato sul palcoscenico monzese dagli Amici del Loggione del Teatro alla Scala di Milano e dalla Corale Monzese.

Brividi e pelle d’oca durante l’interpretazione delle arie più famose del maestro di Busseto. Intensa e coinvolgente l’interpretazione di Massimiliano Finazzer Flory che durante un’intervista televisiva prima dello spettacolo ha ricordato che “mentre racconto Verdi io divento Verdi. Giuseppe Verdi è patrimonio dell’Italia e del mondo. È il nostro Risorgimento, e anche attraverso Verdi l’Italia può risorgere”.

Una rinascita iniziata sotto il segno della cultura, una rinascita anche per la sezione monzese dell’UICI che dopo il periodo dell’emergenza sanitaria torna attiva sul territorio di Monza e Brianza con eventi in presenza.

“Con questo concerto non solo abbiamo regalato ai monzesi un momento di cultura e di musica – ricorda la presidente Silvana Oliva – ma soprattutto la nostra presenza. Il nostro messaggio di apertura alla città, di volontà di crescita insieme”.

Un’occasione di rinascita e di visibilità che ha ricordato anche il consigliere Nazionale Nicola Stilla ripercorrendo le difficili fasi del periodo della pandemia.

“Per i nostri soci è stata molto dura. Il non poter inizialmente uscire con l’accompagnatore, il non poter usare il tatto è stato un fortissimo limite. Oggi, grazie alla campagna vaccinale e alla corsia preferenziale offerta alle persone con disabilità, stiamo tornando lentamente alla normalità”.

Una normalità che a Monza si è concretizzata con un bellissimo concerto, patrocinato dal Comune, che ha restituito emozioni in presenza a tantissimi monzesi che, non solo hanno potuto vivere l’emozione della musica di Verdi, ma soprattutto hanno potuto conoscere le numerose attività e la storia gloriosa dell’UICI di Monza che ritorna in pista più carica che mai.

Assegni di invalidità civile parziale: ci sarà un intervento legislativo

Superando del 05/11/2021

«Il Governo è consapevole che si rende indispensabile un immediato intervento legislativo»: lo ha dichiarato ieri il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando, durante il “Question Time” in Parlamento, confermando che anche grazie all’azione di interlocuzione e pressione della Federazione FISH, verrà prodotto un emendamento, presumibilmente in sede di conversione del Decreto Legge Fiscale, che riconoscerà l’assegno di invalidità parziale indipendentemente dallo svolgimento di un’attività lavorativa, rimediando a quanto stabilito da un recente Messaggio dell’INPS.

ROMA. «Imboccata la “giusta” strada», avevamo scritto la scorsa settimana, a proposito di quella questione che tanta inquietudine e indignazione aveva suscitato da parte delle persone con disabilità, delle loro famiglie e delle organizzazioni che le rappresentano, riguardante il Messaggio n. 3495 prodotto il 14 ottobre dall’INPS sull’assegno mensile per gli invalidi civili parziali, erogato a persone di età tra i 18 e i 67 anni, con invalidità riconosciuta tra il 74% e il 99%, che non svolgano attività lavorativa (287,09 euro al mese). «Quel Messaggio prodotto dall’INPS – aveva spiegato il Centro Studi Giuridici HandyLex – nasce dal fatto che per un certo periodo lo svolgere un lavoro che non facesse superare il limite di reddito stabilito per l’erogazione dell’assegno era considerato al pari dell’inattività lavorativa e pertanto non precludeva l’iscrizione al collocamento. Ora invece l’INPS, sulla scorta della giurisprudenza formatasi in materia, ritiene che lo svolgimento dell’attività lavorativa, a prescindere dalla misura del reddito ricavato, precluda il diritto al beneficio. L’assegno mensile di assistenza previsto dall’articolo 13 della Legge 118/71 sarà pertanto liquidato, fermi restando tutti gli altri requisiti previsti dalla legge, solo nel caso in cui risulti l’effettiva inattività lavorativa del soggetto beneficiario».

Su tale situazione, ricordiamo, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), con il supporto tecnico del proprio Centro HandyLex e insieme all’altra Federazione FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), aveva direttamente interloquito sia con la ministra per le Disabilità Erika Stefani, sia con lo stesso presidente dell’INPS Pasquale Tridico, sottolineando la necessità di modificare l’articolo 13 di quella stessa Legge 118/71 che, come detto, è alla base del Messaggio n. 3495 prodotto dall’Istituto, eliminando in sostanza l’inciso riguardante lo svolgimento di attività lavorative da parte delle persone beneficiarie dell’assegno di invalidità civile parziale. In tal senso, il Presidente dell’INPS aveva prodotto rassicurazioni sul fatto che proprio su quella linea si intendesse procedere.

Ebbene, come aveva informato il 27 ottobre l’Agenzia ANSA, «su proposta del ministro del Lavoro Orlando, in sede di conversione del Decreto Legge Fiscale [Decreto Legge 146/21, N.d.R.] sarà presentato un emendamento che riporterà il riconoscimento dell’assegno di invalidità ai disabili, indipendentemente dallo svolgimento di un’attività lavorativa. Tale emendamento, riportando ad una corretta applicazione la normativa vigente, prevede che l’assegno mensile di invalidità [parziale, N.d.R.] dovrà essere riconosciuto a prescindere dallo svolgimento di un’attività lavorativa, dove quest’ultima non determini il superamento del limite di reddito considerato come condizione per l’accesso alla prestazione dall’attuale normativa».

Una pubblica conferma di tale iniziativa è arrivata ieri, 3 novembre, durante il “Question Time” in Parlamento, ove lo stesso ministro Orlando ha reso nota «la consapevolezza da parte del Governo che si rende indispensabile un immediato intervento legislativo».

«In questo modo – commenta con soddisfazione il presidente della FISH Vincenzo Falabella – si ristabiliranno le condizioni giuste per far sì che le persone con disabilità siano accompagnate e non disincentivate all’inserimento al mondo del lavorativo. Constatando quindi come abbia pagato la nostra azione di interlocuzione e pressione, attendiamo ora che venga data concretezza all’intervento legislativo annunciato dal ministro Orlando». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

giovedì 4 novembre 2021

Prevenzione: le vitamine e i nutrienti che fanno bene agli occhi

Corriere delle Alpi del 04/11/2021

Guida pratica ai nutrienti che possono aiutare nella prevenzione delle patologie oculari. Dalle vitamine 'amiche' della vista, ai carotenoidi e allo zafferano, ecco come prendersi cura degli occhi anche a tavola.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente confermato che più di due miliardi di persone al mondo è affetto da patologie visive sostenute da risposte infiammatorie e/o immunitarie sbilanciate o processi neurodegenerativi su cui si può intervenire dall’esterno. L’intervento nutrizionale può diventare un’arma importante nella protezione dell’occhio e dei meccanismi visivi? Lo abbiamo chiesto a Monica Varano, direttore scientifico dell'Irccs Fondazione G.B. Bietti per lo studio e la Ricerca in Oftalmologiaa Onlus sostenuta da Fondazione Roma.

Stili di vita e alimentazione

Condurre uno stile di vita sano e seguire un’alimentazione equilibrata è ormai una 'prescrizione' che riguarda tutte le patologie, incluse quelle oculari soprattutto se collegate ad altri problemi di salute come, per esempio, il diabete. "L’adesione a una dieta sana - spiega Varano - offre un valido intervento per competere contro i crescenti casi di malattie oculari in tutto il mondo, come i disturbi dell'occhio secco, la progressione della miopia, la cataratta, il glaucoma, la retinopatia diabetica o la degenerazione maculare dell'età". Cosa significa questo in pratica? "Determinate quantità di micronutrienti - prosegue l'esperta - devono essere fornite giornalmente per il corretto funzionamento del sistema visivo, come vitamine, carotenoidi, metalli in tracce e acidi grassi omega-3. Tra gli alimenti naturali, per migliorare la salute degli occhi, devono esserci pesce, carne, uova, noci, legumi, agrumi, noci, verdure a foglia verde, frutta e verdura di colore arancione, olive e olio d'oliva, latticini".

Alimenti anti-infiammatori

Una conferma di quanto l'alimentazione possa impattare sulla salute degli occhi arriva anche da un recente studio, una revisione sistematica pubblicata di recente sulla rivista scientifica Foods: "Lo studio - spiega Varano - ha valutato quattro categorie di cibi tipici della dieta mediterranea, cioè broccoli, noci, zafferano e zigolo dolce, riportandone le proprietà antinfiammatorie, detossificanti, anti-angiogeniche, anti-apoptotiche, fotoprotettive, antiossidanti e neuroprotettive. L’adesione a una dieta sana offre un valido intervento per competere contro i crescenti casi di malattie oculari in tutto il mondo, come i disturbi dell'occhio secco, la progressione della miopia, la cataratta, il glaucoma, la retinopatia diabetica o la degenerazione maculare dell'età". Un altro studio con un periodo di follow-up di 38 mesi ha riportato come l’associazione di antiossidanti, carotenoidi, tracce di metalli e acidi grassi omega-3 riduca lo stress ossidativo e il rischio di sviluppare retinopatia diabetica.

Il ruolo della Vitamina A

La vitamina A, anche nota come retinolo, è uno degli elementi indispensabili per la salute degli occhi. "Svolge un ruolo cruciale nella formazione dei fotorecettori retinici ed è coinvolta nel meccanismo di visione crepuscolare e diurna", spiega Varano. "E’ una sostanza fondamentale per lo sviluppo visivo il cui deficit può provocare uno stato carenziale responsabile di importanti conseguenze visive tra cui cecità notturna e xeroftalmia (secchezza oculare). Studi recenti hanno dimostrato l’efficacia della supplementazione sistemica di vitamina A nel trattamento di patologie della superficie oculare e i vantaggi offerti dalle formulazioni topiche (colliri) nel trattamento della sindrome dell’occhio secco". È, inoltre, un elemento dalle note proprietà anti-ossidanti. La vitamina A può essere introdotta con la dieta e si trova nelle verdure e nella frutta di colore arancione, gialla e rossa come carote, melone, albicocche, zucca, mango, frutti rossi e mirtilli, ma anche in latte, uova e fegato.

La funzione antiossidante delle vitamine E e C

La vitamina E, o Tocoferolo, è la sostanza anti-ossidante per eccellenza, aiuta le cellule a combattere lo stress ossidativo. "A livello oculare - spiega Varano - è particolarmente utile nella prevenzione di patologie retiniche quali la degenerazione maculare legata all’età (DMLE) e nella protezione della lente naturale del nostro occhio, il cristallino, in quanto riduce i danni provocati dai radicali liberi dell’ossigeno. Ha anche un ruolo noto nel rafforzamento dei muscoli oculari". Alimenti ricchi di vitamina E sono i cereali, il germe di grano, le mandorle, lo zafferano, le noci, la soia, olive e olio d’oliva. La vitamina C, o acido ascorbico, è una sostanza dalle note proprietà antiossidanti, importante anche nel potenziamento del sistema immunitario. "A livello oculare - prosegue l'oculista - la vitamina C aiuta a ridurre il rischio di sviluppare malattie degenerative come la degenerazione maculare legata all’età e il glaucoma ed inoltre è particolarmente utile nella prevenzione e nella cura delle infezioni corneali". Gli alimenti ricchi in vitamina C sono agrumi in generale, kiwi, verdure a foglia verde, pomodori, fragole e peperoni.

Gli altri nutrienti utili per la salute degli occhi

Oltre ai vantaggi visivi offerti dalle vitamine A, C ed E, esistono altri nutrienti che svolgono un ruolo importantissimo per la salute sia dell’occhio sano che di quello affetto da malattie che portano ad un progressivo e, in alcuni casi, irreversibile calo visivo come la degenerazione maculare legata all’età, la cataratta, la retinopatia diabetica ed il glaucoma. "L’inizio e la progressione di queste patologie coinvolgono meccanismi di stress ossidativo, danno e morte cellulare e processi infiammatori", spiega Varano. "Una dieta ricca di antiossidanti può prevenire i danni innescati da questi meccanismi di stress.

I carotenoidi come luteina, zeaxantina, meso-zeaxantina, beta-carotene e licopene sono una categoria di sostanze ad azione antiossidante. Il beta-carotene è il precursore della vitamina A. Luteina, zeaxantina e meso-zeaxantina sono carotenoidi, anche noti come xantofille maculari, presenti a livello oculare nella fovea e nel cristallino. Il licopene ha una particolare azione definita anti-angiogenica, capace di interferire nella progressione verso forme avanzate di DMLE e nello sviluppo di complicanze della retinopatia diabetica.

In quali alimenti si trovano i carotenoidi

I carotenoidi sono contenuti in molti vegetali a foglia verde, tra questi cavolo e spinaci sono gli alimenti che contengono le più alte quantità di luteina, zeaxantina e beta-carotene. Numerose e recenti evidenze scientifiche riguardano anche le proprietà benefiche per la vista della curcumina, sostanza ad azione antiossidante e antinfiammatoria, che può essere facilmente assunta con la dieta.

Le 'dosi' giuste di nutrienti

Quali sono le quantità ideali di assunzione di questi nutrienti? È sufficiente la quota che assumiamo con la sola alimentazione? "La dieta mediterranea - risponde Varano - è ricca di vitamine, sali minerali, calcio e omega-3, elementi utili nella prevenzione delle patologie degenerative e cardio-vascolari. L’integrazione di elementi necessari al benessere fisico, è indicata soltanto laddove esistano condizioni patologiche che beneficiano di dosi aggiuntive di tali sostanze o situazioni carenziali che ne riducono l’introduzione o l’assorbimento". Ci sono, in effetti, alcuni casi nei quali il ricorso all'integrazione può essere utile. "In ambito oculistico - afferma l'esperta - l’assunzione di integratori è particolarmente indicata nella prevenzione di patologie a decorso lento e degenerativo quali la DMLE nella popolazione a rischio e ancor più in quei pazienti che hanno già diagnosi di DMLE per rallentarne o bloccarne la progressione verso forme più avanzate". Oltre alle quantità occorre considerare anche la biodisponibilità degli elementi che assumiamo con la dieta, la curcumina assunta con la dieta, ad esempio, presenta una bassa biodisponibilità e pertanto per sfruttarne i benefici nella prevenzione dello sviluppo di patologie retiniche, sono necessarie formulazioni con carrier idrofili, tipici delle formulazioni che si ritrovano negli integratori.

Zafferano e degenerazione maculare

È vero che lo zafferano può essere utile per aumentare la sensibilità della retina? "Lo zafferano - risponde Varano - è una spezia di uso comune i cui principi attivi sono crocina e crocetina, due sostanze della famiglia dei carotenoidi, dalle spiccate proprietà anti-ossidanti e anti-apoptotiche. I primi studi effettuati sui ratti hanno riportato una riduzione degli effetti nocivi legati ad una continua e dannosa esposizione luminosa. Gli effetti sulla retina sono stati valutati nell’uomo mediante tecniche di elettrofisiologia che consentono di studiare la funzionalità maculare. Nella popolazione affetta da DMLE, l’integrazione orale di zafferano alla dose di 20 mg/die ha migliorato i test di funzionalità retinica e maculare e ha dimostrato effetti neuro-protettivi. Più recentemente - conclude l'esperta - sono stati anche riportati i risultati di sperimentazioni a breve termine su pazienti affetti da patologie retiniche ereditarie, tra cui la malattia di Stargardt, con risultati di efficacia e buona tollerabilià".

di Irma D’Aria

martedì 2 novembre 2021

Storia vera: Non fermiamoci mai!

Dal n. 43 del settimanale Confidenze

Consapevole che è difficile parlare di sé e, allo stesso tempo, suscitare col proprio vissuto riflessione e confronto, Silvano, primo cittadino di Lierna, un piccolo Comune sul lago di Como, racconta la sua storia con la semplicità e la delicatezza di una favola.

“C’era una volta un piccolo liernese che un giorno non riuscì più a vedere il cielo stellato…”

Per me è andata proprio così, un bambino vivace e curioso, con una immensa voglia di diventare grande e di scoprire il mondo, si ritrovò ben presto ad essere un adolescente tormentato e angosciato dall’idea di perdere completamente la vista. Mi diagnosticarono infatti la retinite pigmentosa, una malattia genetica dell’occhio che porta alla cecità. A lungo mi sono rifiutato di accettare la mia condizione di disabilità e di chiedere aiuto. Fino a trent’anni ho potuto comunque svolgere, almeno durante il giorno, le mie attività senza grosse limitazioni. La notte invece la vista era sempre più offuscata. La situazione col tempo peggiorò, finché giunse il momento in cui il buio assoluto mi avvolse e sconvolse. Fu il periodo più terribile, ma proprio allora, inaspettatamente, scoprii che dentro di me c’era un altro ragazzo, uno che aveva una voglia pazza di fare, che non si sarebbe fatto schiacciare dalla paura, insomma, non si sarebbe arreso. Da qual momento decisi di lasciar fare a lui!

Aprii un negozio di fiori e mi resi subito conto di quanto mi piacesse quel lavoro. Vivere immerso in una meravigliosa natura profumata, creando composizioni floreali, mi dava una grande soddisfazione. Ho dovuto pian piano rinunciare a vedere, ma potevo toccare, annusare, sentire e, dove non arrivavo io, c’era sempre l’appoggio di chi mi stava accanto. Quei fiori portavano gioia e allegria nelle case delle persone, regali sempre graditi per ricordare un avvenimento speciale, per suggellare una promessa, sorprendere l’amata o semplicemente regalare un sorriso. Lavorare come fiorista col tempo diventò sempre più difficile, allora decisi di intraprendere una nuova attività che avrei potuto gestire avvalendomi di alcuni collaboratori.

La mia nuova sfida fu prendere in gestione un chiosco bar. Fondamentale è stato l’appoggio delle persone che mi sono state accanto con grande sensibilità, grazie a loro ho potuto vivere un’esperienza che non avrei mai pensato di poter fare nella mia situazione. Gli scambi confidenziali e vivaci di pensieri e opinioni con i clienti mi hanno fatto capire che non sempre le persone, per offrirti amicizia e rispetto, ti chiedono di essere perfetto. Mi accettavano e mi stimavano così com’ero, anche con la mia disabilità, perché non avrei dovuto farlo anch’io?!

Sono stati anni indimenticabili, evidentemente la vita mi stava dando più di quanto avessi immaginato. Ed ora, dopo tanto tempo, mi rendo conto che non mi sono mai lasciato abbattere dalle difficoltà, le ho affrontate, ad una ad una, momento per momento, senza fermarmi mai.

Qualche anno più tardi ebbi l’opportunità di un altro cambiamento professionale: fui assunto presso una pubblica amministrazione come operatore centralinista. Un lavoro umile che in realtà si rivelò interessante: i contatti con le persone erano per lo più legati all’ascolto, eppure ben presto mi accorsi che quelle voci trasmettevano frammenti di vita e un’infinità di emozioni: ansia, preoccupazione, bisogno di risolvere un problema o di essere ascoltati. La mia semplice mansione si trasformò allora in una missione di vicinanza, solidarietà, empatia, a volte persino condivisione.

In tutto questo riconosco quanto sia stato importante e non scontato l’affetto dei miei familiari e dei miei amici, con il loro sostegno mi hanno concretamente aiutato a compiere coraggiosi passi verso l’autonomia. Me ne accorgo soprattutto adesso che sto vivendo la mia seconda esperienza matrimoniale che giorno per giorno mi dà tutta la forza e l’amore di cui ho bisogno.

Decisivo per questo aspetto è stato anche avere al mio fianco, come eccezionale compagna di viaggio, la mia Koda, un labrador color miele che ogni giorno, per dodici anni, mi ha preceduto di qualche passo. Affidarmi a lei è stata l’alternativa impegnativa, ma senza paragoni, al bastone bianco e mi ha permesso di avere relazioni sociali e di vivere bellissime esperienze. È incredibile il senso di responsabilità che si assume un cane guida quando conduce un non vedente, la sua attitudine a dare prima di ricevere, la sua attenzione amorevole e silenziosa. Con lei ho camminato per il mondo, abbiamo condiviso affanni e preoccupazioni, ma anche momenti sereni e scherzosi.

La mia guida a quattro zampe è stata un esempio costante di generosità. Ricordo quando ha condiviso la sua ciotola di pappa con un cagnolino appena conosciuto o quando su una nave le fu chiesto di accompagnare all’ascensore una mamma che si era persa nei corridoi con i suoi bambini e Koda ha portato a termine il compito che le era stato affidato con grande attenzione. Era anche dotata di una memoria formidabile, sapeva ritrovare un luogo anche se l’aveva visto pochissime volte. E poi è sempre stata molto paziente: era capace di aspettare per ore che terminassi i miei impegni senza mai lamentarsi.

Nel 2009 fu il momento di fare un altro passo: decisi di candidarmi alle elezioni comunali, di mettermi a disposizione della mia Lierna, dalla quale avevo ricevuto tanto. Pensa che fosse giunto il momento di restituire.

In un mandato fui eletto consigliere, nel secondo ricoprii la carica di vice-sindaco ed ora sono il sindaco del mio paese. Al di là della voglia di mettermi in gioco, queste esperienze mi hanno dimostrato la fiducia che i miei concittadini hanno riposto in me e questo mi ha riempito il cuore di gioia.

Fare il sindaco è un compito tanto difficile quanto appassionante. La tecnologia mi permette di svolgere molti atti amministrativi in autonomia, anche in assenza della vista, ma la mia vera forza è la collaborazione del team amministrativo, dei dipendenti comunali e di tutti i cittadini che quotidianamente, sostituendosi ai miei occhi, mi offrono uno sguardo sul paese e sulle sue necessità.

Il destino ha voluto che il mio mandato coincidesse di fatto con la pandemia, che ha condizionato tutti i progetti e le scelte, rovesciando le priorità.

Eppure, quando l’angoscia e la paura dominavano, quando le strade del paese erano immerse in un silenzio assordante e serenità e speranza sembravano chimere, la collaborazione tra le amministrazioni comunali e la solidarietà delle persone si sono rafforzate. Il noto motto: “Insieme ce la faremo!” è stato davvero alla base di ogni nostra iniziativa.

Così, alla luce di quanto ho vissuto, credo che solo continuando a condividere obiettivi e sacrifici e ad aspirare tutti assieme al bene sociale possiamo contribuire a dar vita ad un presente e ad un futuro migliore per il nostro paese.

La vita ci propone sempre nuove sfide, nelle quali viene alzata ogni volta un po’ di più l’asticella del limite di ciascuno di noi, persone con disabilità o meno: l’importante è trovare la forza di rialzarsi dopo ogni inevitabile caduta e continuare a mettersi in gioco.

Ora, camminando per le vie di Lierna insieme a King, il cucciolotto appena arrivato dal morbido mantello tutto nero, che ha già deciso di affiancarmi qualsiasi strada prenderò, penso a quel che è stato e a tutto quello che c’è da fare. Una cosa mi sento di dire a tutti: anche quando sentite la fatica e l’asprezza della vita, quando sembra che vi manchino risorse e possibilità, c’è sempre qualcosa che potete fare, date retta al ragazzo coraggioso che è in voi e non fermatevi mai! In fondo non c’è buio che non si possa illuminare. King abbaia deciso, evidentemente è d’accordo con me.

Giornalista Francesca Stucchi

Glaucoma e maculopatie: attenti ai segnali delle malattie più frequenti degli occhi

La Stampa del 02/11/2021

Sono tra le malattie oculari più diffuse, soprattutto dopo i cinquant'anni. Come fare prevenzione e conservare una buona qualità di vita.

La disabilità visiva è una condizione abbastanza frequente. Secondo i dati dell'Oms colpisce 253 milioni di persone nel mondo e si può prevenire o trattare in più dell'80% dei casi. I dati riportano in Italia una stima di quasi 1,5 milioni di ipovedenti e 220.000 non vedenti. Ma quali sono le patologie più frequenti che interessano la salute dei nostri occhi?

"Abbiamo diverse patologie che possono essere responsabili della perdita o della riduzione dell'acuità visiva", spiega Michael Allkabes, dirigente medico presso l'Ausl di Rimini e specialista della piattaforma di telemedicina Doctorium. "Le principali sono il glaucoma, una malattia oculare grave che provoca la progressiva distruzione del nervo ottico con conseguente perdita del campo visivo, e le maculopatie, il cui termine racchiude tutte le malattie che colpiscono la parte centrale della retina che viene chiamata macula e che ci permette di vedere i dettagli e i colori del mondo che ci circonda nel modo più nitido. Se però si ammala la visione potrà diventare sfocata e distorta. Le persone che ne sono affette hanno grosse difficoltà nella lettura, nella scrittura, nel disegno e nel cucito".

I vari tipi di glaucoma

Esistono quattro tipi di glaucoma nell'adulto, che si verificano tipicamente nelle persone di età superiore ai 40 anni: il glaucoma primario ad angolo aperto; quello primario ad angolo chiuso; quello secondario ad angolo aperto e quello secondario ad angolo chiuso. Ma cosa vuol dire "angolo aperto" e "angolo chiuso"?

"In condizioni di normalità - spiega Allkabes - all'interno dell'occhio vi è un liquido che si chiama umore acqueo che viene continuamente prodotto e riassorbito. Se si blocca il "canale di scarico" di questo liquido - nell'angolo formato dalla cornea e dall'iride - la pressione all'interno dell'occhio tende ad aumentare provocando così lesioni sulla testa del nervo ottico ovvero a livello della papilla ottica. Nell'occhio esistono meccanismi di regolazione che tendono a mantenere più o meno costante il limite della pressione intraoculare. Nella forma "ad angolo aperto" il fluido riesce a passare ma lo fa troppo lentamente e ciò provoca l'aumento della pressione intraoculare e di conseguenza il danno sul nervo. Invece, nella forma 'ad angolo chiuso’ il sistema di drenaggio dell'occhio si blocca improvvisamente a causa della chiusura dell'angolo formato tra la cornea e l'iride e la pressione aumenta rapidamente".

Come distinguere tra i vari tipi di glaucoma

Quando si sviluppa il glaucoma ad angolo aperto il paziente è spesso asintomatico fino a quando il danno al nervo ottico non è grave, a meno che non vengano riconosciuti segni di glaucoma precoce durante un esame oculistico di routine. "Il glaucoma acuto ad angolo chiuso, al contrario, può svilupparsi improvvisamente e provocare un declino più rapido della vista con associato edema corneale, dolore oculare, cefalea, nausea e vomito. Il glaucoma secondario, invece, è solitamente correlato a una precedente lesione oculare o ad una malattia sistemica, che causa un'elevata pressione intraoculare e la relativa neuropatia ottica", spiega l'oculista. Purtroppo, il glaucoma non si può prevenire però si può diagnosticare precocemente sottoponendosi alla visita oculistica e si può evitare la sua progressione grazie all'impiego di farmaci, al trattamento laser del glaucoma o ad interventi chirurgici.

Le maculopatie

La forma più comune di maculopatia è sicuramente la degenerazione maculare legata all'età, detta DMLE, legata appunto ai processi di invecchiamento. "La malattia - spiega Allkabes - causa una grave riduzione dell'acuità visiva e, quindi, compromette la qualità di vita. Si stima che il 5-10% della popolazione oltre i 75 anni ne sia colpita. Può essere secca oppure umida. Nella forma secca si formano sulla retina degli accumuli di scorie di cellule che possono riassorbirsi oppure calcificarsi. Nella forma umida invece si formano dei nuovi vasi sotto la retina che ne causano il danneggiamento". Oltre alla maculopatia senile, c'è anche la maculopatia miopica che colpisce chi è affetto da miopia grave. "La miopia è un difetto di rifrazione. L'immagine di oggetti lontani si forma nell'occhio al davanti della retina rendendo la loro visione indistinta. Tutto ciò è dovuto all'eccessivo allungamento assiale del bulbo oculare. Tale condizione può provocare la separazione degli strati retinici nella macula e un conseguente accumulo di liquido sottoretinico", prosegue lo specialista.

La maculopatia diabetica

La maculopatia diabetica invece si sviluppa tipicamente nei pazienti affetti da diabete mellito. L'iperglicemia determina la formazione di prodotti finali della glicazione avanzata (AGE). Quest'ultimi sono osmoticamente attivi e possono essere responsabili dell'accumulo di liquidi nella macula. L'iperglicemia provoca poi anche l'interruzione della barriera emato-retinica (BRB). "Questo è molto probabilmente il punto cruciale nella patogenesi dell'edema maculare associato al diabete", chiarisce Allkabes. "Infatti, la rottura di questa barriera provoca l'accumulo di fluido intraretinico e/o sottoretinico. In situazioni più gravi, si può verificare la rottura della retina e il suo successivo distacco che ovviamente se non operato porta alla cecità".

Il pucker maculare

Esiste un altro tipo di maculopatia, quella che origina dai rapporti che la retina intercambia con il corpo vitreo, una specie di 'gel' che riempie la cavità più grande e profonda dell'occhio e che mantiene turgido il bulbo oculare e serve inoltre a mantenere la retina ben accollata alla superficie interna dell'occhio. "In alcune condizioni - spiega l'oculista - i rapporti tra retina e corpo vitreo degenerano, dando luogo alla cosiddetta sindrome dell'interfaccia vitreo-retinica (detta anche pucker maculare) in cui si forma una specie di pellicola tra corpo vitreo e retina che deforma il profilo retinico creando ondulazioni che alterano così la visione". Il paziente lamenta una distorsione dei profili delle immagini che vede, associato nelle forme più gravi ad una sensibile diminuzione dell'acuità visiva. A volte è tale la trazione da determinare un vero e proprio foro maculare o un sollevamento retinico dall'aspetto sieroso con perdita della vista centrale. Come si cura? "Qualora la vista sia effettivamente danneggiata, sarà opportuno rimuovere chirurgicamente le forze di trazione vitreale, grazie ad un intervento di chirurgia minivasiva, di alta precisione, aiutandosi con tecnologie e strumentazioni avanzate", conclude l'oculista.

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