mercoledì 20 ottobre 2021

Uici, mercoledì 20 ottobre, giornata nazionale del cane guida. «Liste d’attesa troppo lunghe»

Corriere della Sera del 20/10/2021

Barbuto, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti: «potenziare le scuole di addestramento per ridurre le liste di attesa per cui un cieco aspetta anche 2 anni per avere un cane guida».

Un cane è un amico fedele, si sa, ma per un non vedente è molto di più. È la sua vista, un punto di riferimento fondamentale per la sua libertà e autonomia, un rapporto che proprio a causa del forte legame di interdipendenza diventa prezioso. In Italia sono 360.000 i ciechi assoluti e oltre 1.500.000 le persone con deficit visivi gravissimi che grazie a un cane guida possono (per legge) entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico e di salire sui mezzi di trasporto, senza costi aggiuntivi. Per ricordare l’importanza del ruolo che ricopre il cane guida e l’impegno degli istruttori e delle famiglie nella formazione e socializzazione dei cuccioli che mercoledì 20 ottobre si celebra la giornata nazionale del cane guida.

Con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini e istituzioni sull’importanza di questi amici a quattro zampe, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI) dedica al Cane guida per ciechi una Giornata Nazionale di celebrazione con eventi e iniziative rivolte alla cittadinanza. La XVI edizione punta a far conoscere alle persone il percorso di addestramento del cane a partire dalle famiglie affidatarie, che con amore e solidarietà si prendono cura del cucciolo per i primi nove/dieci mesi di vita., riconsegnandolo a percorso concluso. L’invito dell’istituto è «potenziare le scuole di addestramento per ridurre le liste di attese per cui un cieco aspetta anche 2 anni per avere un cane guida, — ha commentato Mario Barbuto, presidente nazionale di UICI—, sollecitare la cittadinanza e le istituzioni ancora troppo spesso disattente verso la funzione preziosa dei nostri amici a quattro zampe, perché sovente ignorano le normative, rifiutano la presenza del cane, magari con la superficialità di chi non si rende conto di ostacolare la libertà e la vita della persona che si trova dietro la maniglia di quel cane».

Al ruolo delle famiglie affidatarie è dedicato l’evento principale delle celebrazioni della Giornata Nazionale del Cane guida, ospitato dalla Scuola di riferimento nazionale per l’addestramento, il Centro Cani Guida per Ciechi e Polo Nazionale per l’Autonomia «Helen Keller» di Messina istituito per volontà dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il sostegno anche della Regione Sicilia. L’evento si terrà mercoledì 20 ottobre a Messina a partire dalle ore 10:30, fruibile anche in modalità streaming via zoom e sulla pagina facebook dell’UICI.

«Con questa Giornata – dichiara il presidente del Centro H. Keller –Linda Legname — omaggiamo il grande atto di coraggio e forza d’animo di persone che sanno restituire il cucciolo dopo averlo coccolato, visto crescere nella loro casa, tra i loro affetti».

di Emily Capozucca

martedì 19 ottobre 2021

Didattica e disabilità al MAXXI di Roma

Artribune del 19/10/2021

ROMA. Parla di inclusione e di accessibilità il progetto messo a punto dal MAXXI di Roma che coniuga didattica e risorse digitali per rendere la propria offerta museale alla portata di tutti.

Il MAXXI è stato indiscutibilmente uno dei musei protagonisti della rivoluzione digitale del primo lockdown. Durante questo arresto inaspettato e prolungato ha preso forma un progetto importante, MIXT – Musei per tutti. Ce lo racconta Sofia Bilotta dell’Ufficio Public Engagement del museo romano.

Quando nasce il progetto sperimentale MIXT – Musei per tutti?

L’idea di MIXT nasce nel 2018 per un bando di Lazio Innova su proposta di due aziende informatiche: Mediavoice e DStech. Quando nel settembre del 2019 ci hanno comunicato che avevamo vinto abbiamo iniziato a lavorare, ma pochi mesi dopo ci siamo ritrovati in lockdown. Questa esperienza di isolamento e il lavoro in team da remoto hanno radicalmente cambiato il progetto. Tra febbraio e aprile ho ripensato gran parte dei contenuti, chiaramente all’interno di una cornice e un budget già approvati.

Come vi siete mossi per creare la ricchissima rete di collaborazioni sia istituzionali (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Ente Nazionale Sordi ecc.) sia con attori e artisti che hanno prestato la loro voce?

Proprio durante il lockdown abbiamo tessuto e ampliato la rete di collaborazioni decisive per MIXT. Attraversare questi mesi per molte persone con disabilità è stato particolarmente faticoso, per questo abbiamo cercato un modo per stare loro più vicini. Nascono così i progetti Collezione da ascoltare e Collezione in LIS per il palinsesto digitale #iorestoacasa con il MAXXI. Per alcune settimane ho lavorato tutti i giorni con due soci dell’Unione Ciechi di Roma alla scrittura dei testi successivamente letti dagli attori e con l’Ente Nazionale Sordi - CR Lazio per la redazione e la produzione delle video guide in Lingua dei Segni Italiana. Il lavoro sulle opere della collezione svolto a distanza con le tecnologie disponibili nelle nostre case è stato un mattone fondamentale per la successiva produzione di contenuti di MIXT. Gli attori invitati a partecipare sono stati di una straordinaria disponibilità nell’aderire gratuitamente al progetto per le persone con disabilità visiva.

IL PROGETTO MIXT

Come siete riusciti a far dialogare i diversi protagonisti con lo staff del museo, con gli informatici, con il Dipartimento comunicazione ecc.?

Uno dei punti di forza di MIXT è il suo carattere multidisciplinare fondato sulla collaborazione di professionalità diverse. L’Ufficio Public Engagement usa metodologie partecipative con l’obiettivo di facilitare l’incontro e lo scambio tra persone diverse con esperienze diverse, permettendone la piena espressione e rappresentazione nei progetti. Il team di progetto conta oltre 40 persone, ma in questo caso i key-player sono stati i 12 narratori con disabilità, 6 sordi, 3 ipovedenti e 3 ciechi. Con loro, e intorno a loro, si è strutturato il percorso collettivo.

Se dovessi scegliere due momenti particolarmente emozionanti e arricchenti di questo percorso durato oltre un anno e mezzo, quali sarebbero?

Devo ammettere che i momenti emozionanti sono stati tanti, per farsene un’idea basta ascoltare le narrazioni sul sito del progetto. Uno che mi torna subito in mente è quello in cui una delle partecipanti cieche durante l’esplorazione tattile della Galleria 2 a museo chiuso, in pieno lockdown, mi dice: “Questa è la porta di acciaio del montacarichi, è lo stesso che sale dalla hall al piano terra”, dimostrandomi non solo di sapere esattamente dove si trovasse ma anche di aver letto e ricostruito la sezione dell’edificio con la sua complicatissima struttura. Orientarsi all’interno del MAXXI è una sfida per qualunque visitatore. Serve tornare e ritornare, esplorando palmo a palmo lo spazio per comprenderne il funzionamento, esattamente come fa una persona cieca, per questo abbiamo chiesto a loro di aiutarci a raccontarlo a tutti. MIXT è un progetto di accessibilità universale ma costruito dalle persone con disabilità per tutti noi, invece del contrario.

E il secondo?

Il secondo momento coincide con la testimonianza di una delle partecipanti sorde alla quale era stato chiesto di raccontare brevemente in un video cosa significasse il MAXXI per lei. La sua risposta in Lingua dei Segni, praticamente intraducibile, è stata di una sintesi e una potenza che mi hanno lasciata impressionata. Si trova sulla homepage del sito. Mentre le mani segnano il segno-nome MAXXI, che allude alla forma sinuosa della Galleria 5, il volto comunica interesse e stupore per quell’oggetto, le mani quindi si alzano per segnare la parola “arte” mentre lo sguardo le segue e il volto diventa ispirato, in quel momento le mani scendono e si uniscono sul petto in un segno di interiorizzazione e appropriazione totale mentre la mediatrice sorride. Ecco, per me quei pochi segni rappresentano tutto il senso del lavoro fatto.

Ho cominciato a studiare la LIS per riuscire a entrare nel merito dei contenuti che stavamo sviluppando con la comunità segnante e questo mi ha permesso di comprendere le dinamiche della lingua visivo-gestuale e il suo enorme potenziale narrativo e descrittivo. Per me, che sono una storica dell’arte che vive di immagini e forme, è stata una scoperta straordinaria e ricca di possibili sviluppi.

ACCESSIBILITÀ E INCLUSIONE

Il progetto MIXT è un esempio di “buona prassi” per la completezza dei prodotti ideati, il coinvolgimento degli utenti finali (sordi e disabili visivi) ma anche per l’unione tra digitale ed esperienza multisensoriale. Questo permette di sottolineare e ribadire il ruolo di primo piano dell’Italia nel panorama internazionale dal punto di vista dell’accessibilità culturale e al patrimonio. Avete anche voi questa sensazione?

Sicuramente esistono molte buone pratiche anche a livello internazionale, purtroppo non è sempre facile scoprirle per la scarsa comunicazione che ne viene data. Per questo cerco di portare avanti la mappatura dei casi di studio e la ricerca continua sulle buone pratiche insieme all’Università La Sapienza, presso la cui Scuola di Specializzazione in beni storico artistici insegno Didattica del Museo e del Territorio, e alle istituzioni preposte alla difesa dei diritti delle persone con disabilità. Proprio tramite l’Ente Nazionale Sordi è recentemente arrivata una valutazione importante di MIXT. Il 25 settembre scorso, in occasione della Giornata Mondiale del Sordo, festeggiata al MAXXI, le cariche istituzionali dell’ENS hanno visitato il percorso MIXT con un membro del board della World Federation of the Deaf, l’associazione internazionale che riunisce le istituzioni dei singoli Paesi. Il progetto è stato riconosciuto dal consigliere della WFD come una buona pratica unica nel suo genere per la partecipazione attiva delle persone sorde e per la rilevanza del percorso nel museo articolato in 11 aree permanenti con schermi per le video guide in LIS e IS (International Sign). Il team di progetto è stato quindi invitato a presentare MIXT alla conferenza quadriennale della WFD che si terrà in Corea del Sud nel 2024!

Quindi qual è il senso ultimo del progetto?

La piena fruibilità per le persone sorde italiane e straniere è uno degli obiettivi del progetto e che la comunità segnante lo senta proprio e ne faccia un effettivo strumento di formazione culturale e di orgoglio nazionale è significativo.

Il senso che anima il progetto credo lo abbiano riassunto bene Giuliano Frittelli e Camilla Capitani, presidente e consigliera dell’UICI Roma, quando il 23 settembre, in occasione della presentazione ufficiale di MIXT, hanno ricordato il motto del movimento mondiale delle persone con disabilità: “Niente su di noi senza di noi”. Dobbiamo solo cominciare ad applicarlo come principio di metodo.

di Annalisa Trasatti

lunedì 18 ottobre 2021

"Io, non vedente, gioco a golf e vi spiego come": Palmieri e l'Open d'Italia

La Stampa del 18/10/2021

Roveri racconta la sua nuova vita: "Ho perso la vista in un incidente d'auto ma sul green sono rinato. Voglio essere un esempio". "Sono andato fuori strada per rispondere al telefonino".

FOLLONICA. "A 30 anni ho perso la vista in un incidente stradale. Da lì si è iniziata la mia seconda vita, bellissima. Anche perché gioco a golf". Stefano Palmieri, 49 anni, 13° all'Open d'Italia Disabili organizzato al Royal Park I Roveri, veste la maglia della Nazionale Paralimpica "con orgoglio". Una passione nata per caso, sul campo vicino a casa, a Follonica, scelta per curare la depressione dopo quell'incrocio sfortunato con il destino. "Ero in auto, ho risposto al cellulare e sono finito fuori strada". Un botto terribile, 17 ore in sala operatoria e 29 giorni in rianimazione. "Quando sono uscito dall'ospedale ero a terra. Poi ho capito che il golf mi offriva una via di uscita e ho visto la luce in fondo al tunnel. Ho iniziato a far pratica, mi sono appassionato e sono riuscito a raggiungere un alto livello".

Ma come può una persona senza vista giocare a golf? "Mi affido alla guida Stefano Bertola, i miei occhi sul green", risponde sorridendo. "Lui mi spiega la distanza dalla buca e io conto i passi per capire", dice Palmieri. E aggiunge: "Decido io però quale forza dare alla pallina. Penso al colpo e tiro. Per chi come me gioca senza vedere, è fondamentale essere in sintonia con la guida".

Ne ha fatta di strada Stefano, da quel giorno maledetto. Prima dell'incidente faceva il parrucchiere. "Con un socio, l'attività era ben avviata. Poi ho dovuto lasciare e mi sono inventato una nuova vita. Grazie alla mia decisione sono rinato. Ho iniziato a camminare, a farmi la barba e a gioire dei piccoli gesti quotidiani. Ma soprattutto ho dovuto riconquistare le persone. Perché un cieco fa paura. Molti scelgono di stare distanti, temono di ferirti". La forza l'ha aiutato a reagire. "Dove l'ho presa? Da mio padre, morto due mesi prima dell'incidente. Ma ha lottato come un leone con un attaccamento alla vita che mi è rimasto dentro. E la mia vittoria più grande è aver dato coraggio ad altri non vedenti che hanno iniziato a giocare sulla scia dei miei successi internazionali".

di Daniela Cotto

venerdì 15 ottobre 2021

Nella Giornata Nazionale del Cane Guida il racconto di Claudio, oltre 40 anni al buio guidato dai suoi “occhi” a quattro zampe

“Al mio Eliot non potrei mai rinunciare. Rinunciare a lui sarebbe come dover rinunciare alla mia autonomia. Che non baratto con nulla”.

A parlare è Claudio Mapelli, 69 anni, presidente della sezione bergamasca dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Eliot è il settimo cane guida di Claudio che a 22 anni ha perso la vista a causa di un incidente di caccia. Ma grazie ai cani, che da sempre Claudio ha amato e che lo hanno accompagnato fin dalla sua infanzia, non hai perso la sua autonomia e la sua libertà.

I suoi sette cani (quattro pastori tedeschi e tre labrador) sono stati, prima ancora che i suoi occhi, i suoi compagni di vita che, malgrado la cecità, gli hanno permesso di condurre un’esistenza senza barriere. Lavoro, viaggi, spostamenti, divertimenti per Claudio non sono mai stati un impedimento, proprio grazie a questi straordinari amici a quattro zampe addestrati per diventare la vista di chi vive nel buio.

Claudio decide di raccontare la sua vita sempre accompagnato dai suoi cani guida, proprio in occasione della Giornata Nazionale del cane guida che si celebra il 16 ottobre. Una Giornata istituita dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti nel 2006 per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sui diritti umani delle persone con disabilità visiva, e far comprendere che il cane guida sono “gli occhi di chi vive nel buio”.

“La scelta del cane guida è arrivata per caso – racconta – Grazie a Francesco, un amico non vedente che, già negli anni Settanta, ne aveva preso uno in Germania. Ho deciso di fare lo stesso, ed è stata una delle scelte più azzeccate della mia vita. Non posso vivere senza il mio cane guida”.

Eliot, così come i suoi predecessori, accompagna Claudio in tutti i momenti della giornata: la passeggiata per andare al lavoro a piedi (attraversando anche strade molto trafficate), le lunghe giornate in ufficio, e poi in ogni momento di svago e di socialità.

“Sui mezzi pubblici il cane guida richiama sempre l’attenzione e le coccole dei passeggeri – prosegue Mapelli – Tanti si fermano, mi fanno domande, lo accarezzano. Eliot è più grande rispetto ai mie precedenti cani guida e sui pullman spesso le persone mi chiedono permesso per passare: è un gigante buono color miele”.

Claudio non riesce a immaginare la sua vita senza il cane guida. “Trascorro più tempo con il cane guida che con mia moglie – prosegue ironicamente -. Certo avere il cane guida è un impegno. Il cane, rispetto al semplice bastone bianco che, tornato a casa, viene riposto sulla cassapanca ha bisogno di attenzione e cure. Il cane è parte della famiglia: va pulito, spazzolato, lavato, nutrito e coccolato. Ma quello che dà un cane, e in questo caso un cane guida, non ha prezzo. Inoltre facilita e velocizza gli spostamenti: è lui che mi guida”. Preservandolo da pericoli e ostacoli che, altrimenti, Claudio dovrebbe “intercettare” con il suo bastone.

Claudio ricorda con affetto i predecessori di Eliot, tutti presi in Italia. L’ultima Ghea, 13 anni, è andata in pensione e il suo posto è stato preso da Eliot che arriva da una scuola di addestramento svizzera. “L’addestratore lo ha portato a casa mia ed è rimasto con noi per una decina di giorni per spiegarmi e affiancarmi nelle attività quotidiane con Eliot – prosegue -. Purtroppo in Italia le lista d’attesa per avere il cane guida sono lunghe, Eliot è arrivato dopo otto mesi”.

Non dimentichiamo che, come ricorda la Legislazione garantisce al cane guida molti diritti quali l’accesso a tutti gli esercizi pubblici; l’esonero dell’obbligo di portare la museruola (a meno che non sia richiesto in una data situazione); l’esonero del proprietario di avere paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni. Il cane guida sale gratis sui mezzi pubblici, può accompagnare la persona non vedente anche su traghetti e aerei sia in Italia sia all’estero; può viaggiare sul sedile posteriore insieme alla persona cieca senza incappare in sanzioni.

16 ottobre Giornata Nazionale del Cane Guida Ciechi

Gli occhi di chi non vede nascono in Brianza

Il 16 ottobre si celebra la Giornata Nazionale del cane guida, istituita dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti nel 2006 per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni sui diritti umani delle persone con disabilità visiva, e far comprendere che il cane guida sono “gli occhi di chi vive nel buio”.

Un amico a quattro zampe molto speciale che, perfettamente addestrato, diventa la vista di colui che non vede più: gli permette di vivere in totale autonomia, di andare al lavoro, di prendere i mezzi, di andare al ristorante, e di viaggiare senza bisogno di aiuto.

E proprio in Brianza da decenni c'è un'eccellenza del settore. Sorge, infatti, a Limbiate, il Servizio Cani Guida dei Lions, Ente morale istituito nel 1959, dove ogni anno vengono consegnati in comodato gratuito 50 cani addestrati.

Sono 2.240 i cani che dall'inizio di quest'avventura - avviata a Milano dall’ingegner Maurizio Galimberti, rimasto cieco durante un gravissimo incidente di volo e che aveva preso un cane guida addestrato in Germania - sono stati consegnati a persone non vedenti in tutta Italia. Ma purtroppo sono ancora 130 le persone non vedenti attualmente in attesa di riceverne uno.

“Ogni volta che consegniamo un cane guida è una grandissima emozione - racconta Giovanni Fossati, presidente del Servizio Cani Guida Lions di Limbiate -. Non è semplicemente restituire la vista, ma come molti ci raccontano è restituire la vita”. Il cane guida diventa perciò amico fedele e inseparabile della persona non vedente: la segue e la accompagna ovunque.

“Molti ci raccontano che i colleghi, sul luogo di lavoro, non considerano il cane guida un semplice animale, ma un collega a tutti gli effetti”, aggiunge Fossati.

Non a caso è la stessa Legislazione che garantisce al cane guida molti diritti quali l'accesso a tutti gli esercizi pubblici; l’esonero dell’obbligo di portare la museruola (a meno che non sia richiesto in una data situazione); l'esonero del proprietario di avere paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni. Il cane guida sale gratis sui mezzi pubblici, può accompagnare la persona non vedente anche su traghetti e aerei sia in Italia sia all'estero; può viaggiare sul sedile posteriore insieme alla persona cieca senza incappare in sanzioni.

Ma prima di essere consegnato al suo nuovo compagno di vita c'è un lungo e impegnativo percorso di addestramento che avviene proprio a Limbiate. È lì che c’è l’allevamento con cinque sale parto, dove lavorano 16 professionisti, dove sono stati realizzati quattro mini appartamenti dove la persona non vedente e il suo accompagnatore soggiornano prima di ritornare a casa con il cane guida, per apprendere i comandi e conoscere da vicino quello che diventerà gli occhi dell'uomo o della donna con disabilità visiva. “All’inizio venivano addestrati solo pastori tedeschi – prosegue Fossati -. Adesso la maggior parte sono labrador e golden retriever che si sono dimostrati ottime guide per i ciechi”.

All'età di tre mesi i cuccioli vengono affidati a famiglie selezionate, chiamate Puppy Walker, che li allevano per il primo anno di vita. Poi parte l’addestramento che dura circa sette mesi, fino alla fase finale quando il cane viene affiancato al non vedente, imparando a vivere in perfetta simbiosi con lui.

Una realtà, quella del Servizio Cani Guida Lions, che va avanti grazie al sostegno dei benefattori: Lions, Leo, aziende e cittadini che hanno preso a cuore questo progetto. Un progetto che, come ricorda l’Uici “non è solo un aiuto per l’autonomia, ma soprattutto un compagno di libertà”.

L'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti e il Servizio cani Guida Lions terranno alta l'attenzione non solo durante la Giornata nazionale del 16 ottobre.

“La nostra Associazione, unitamente al Servizio cani Guida Lions – afferma Giovanni Battista Flaccadori, Presidente del Consiglio Regionale Lombardo dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus-APS - terranno alta l’attenzione non solo durante la Giornata nazionale del 16 ottobre. Prossimamente verrà infatti organizzata sul territorio una dimostrazione di addestramento: cani guida e istruttori scenderanno in piazza per mostrare ai cittadini il grande lavoro che c’è dietro alla preparazione del cane, ma anche e soprattutto la perfetta sintonia che lega la persona cieca al suo cane. Un amico a quattro zampe che restituisce libertà e autonomia, oltre ad affetto e compagnia”.

giovedì 14 ottobre 2021

Giornata dei cani guida: alla scoperta del centro d’eccellenza di Limbiate

Il Cittadino di Monza e Brianza del 14 ottobre 2021 

Sono 50 i cani guida che ogni anno il centro gestito dai Lions a Limbiate mette a disposizione di non vedenti o ipovedenti dopo un attento addestramento: alla scoperta del servizio in occasione della Giornata nazionale dedicata ai cani guida.

Il 16 ottobre si celebra la Giornata nazionale del cane guida, istituita dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti nel 2006 per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sui diritti delle persone con disabilità visiva e per far comprendere l’importanza rivestita dal cane guida che costituisce “gli occhi di chi vive nel buio”.

In Brianza da decenni c’è un’eccellenza del settore. Sorge, infatti, a Limbiate, il Servizio cani guida dei Lions, ente morale istituito nel 1959, dove ogni anno vengono consegnati in comodato gratuito 50 cani addestrati. Sono 2.240 i cani che dall’inizio di quest’avventura - avviata a Milano dall’ingegnere Maurizio Galimberti, rimasto cieco durante un gravissimo incidente di volo e che aveva preso un cane guida addestrato in Germania - sono stati consegnati a persone non vedenti in tutta Italia. Ma purtroppo ci sono ancora 130 persone non vedenti in attesa di riceverne uno.

«Ogni volta che consegniamo un cane guida è una grandissima emozione - racconta Giovanni Fossati, presidente del Servizio Cani Guida Lions di Limbiate -. Non è semplicemente restituire la vista, ma come molti ci raccontano è restituire la vita. Il cane guida diventa un amico fedele e inseparabile della persona non vedente: la segue e la accompagna ovunque». La legge garantisce al cane guida molti diritti quali l’accesso a tutti gli esercizi pubblici; l’esonero dell’obbligo di portare la museruola (a meno che non sia richiesto in una data situazione); l’esonero del proprietario di avere paletta e sacchetto per la raccolta delle deiezioni.

Il cane guida sale gratis sui mezzi pubblici, può accompagnare la persona non vedente anche su traghetti e aerei sia in Italia sia all’estero; può viaggiare sul sedile posteriore insieme alla persona cieca senza incappare in sanzioni. Ma prima di essere consegnato al suo nuovo compagno di vita, per il cane c’è un lungo e impegnativo percorso di addestramento che avviene proprio a Limbiate. È lì che c’è l’allevamento con cinque sale parto, dove lavorano 16 professionisti, dove sono stati realizzati quattro mini appartamenti dove la persona non vedente e il suo accompagnatore soggiornano prima di ritornare a casa con il cane guida, per apprendere i comandi e conoscere da vicino quello che diventerà gli occhi dell’uomo o della donna con disabilità visiva.

«All’inizio venivano addestrati solo pastori tedeschi – prosegue Fossati -. Adesso la maggior parte sono labrador e golden retriever che si sono dimostrati ottime guide per i ciechi». All’età di tre mesi i cuccioli vengono affidati a famiglie selezionate, chiamate Puppy Walker, che li allevano per il primo anno di vita. Poi parte l’addestramento che dura circa sette mesi, fino alla fase finale quando il cane viene affiancato al non vedente, imparando a vivere in perfetta simbiosi con lui. Una realtà, quella del Servizio Cani Guida Lions, che va avanti grazie al sostegno dei benefattori: Lions, Leo, aziende e cittadini che hanno preso a cuore questo progetto. Un progetto che, come ricorda l’Uici «non è solo un aiuto per l’autonomia, ma soprattutto un compagno di libertà».

Un trekking sull’Appenino Bolognese adatto anche ai non vedenti

Action Magazine del 14/10/2021

Quattro giorni sui sentieri dell’Appenino Bolognese, tra natura e antichi borghi. Ce lo racconta la nostra Giusi Parisi, non vedente.

Un trekking davvero inclusivo, quello sull’Appennino bolognese a cui ho partecipato. Un percorso della durata di quattro giorni, organizzato dall’associazione di promozione sociale La Girobussola, in collaborazione con il tour operator Viaggi e Miraggi. L’itinerario, da Marzabotto a Riola, è stato pensato per essere accessibile a persone con disabilità visiva come me, ma naturalmente è consigliato a tutte le gambe, anche a quelle non particolarmente allenate.

Vi ho raccontato di recente della mia escursione “adattata” sul Monte Caio, nel Parmigiano. Adesso vi parlerò di un’altra bella esperienza esperienza di trekking del tutto accessibile a chi – come me – è non vedente.

Partiamo da Marzabotto, piccola cittadina che conserva un prestigioso patrimonio culturale, risalente al periodo etrusco. Prima tappa del percorso è proprio il museo etrusco, dove purtroppo abbiamo la possibilità di toccare appena un paio di oggetti. La situazione migliora all’interno del parco che circonda il museo, costruito esattamente dove sorgeva l’antica città di Kainua, di cui si possono ammirare i pochi resti dell’acropoli e della necropoli, poco fuori le rovine della porta della città.

Il primo giorno il pranzo è velocissimo, e ci mettiamo subito in cammino per raggiungere il parco del Monte Sole. Costeggiamo per un tratto il fiume Reno, per poi attraversarlo e immetterci nei boschi. Il sentiero, all’inizio abbastanza dolce, ci accoglie fra equiseti (o code di cavallo), alberi di nocciolo e noci. Raggiungiamo il borgo di Sperticano, dove ci fermiamo solo per una breve sosta.

Da qui infatti inizia la parte più impegnativa della giornata. Dopo un altro breve tratto facile, imbocchiamo il cosiddetto “sentiero del postino”, che con una discreta pendenza ci porta sulla sella fra il Monte Sole e il Monte Caprara, dopo aver aggirato il monte Abelle. Siamo ormai nel cuore del parco del Monte Sole, e dopo aver percorso circa 8 km e un dislivello di 500 metri ci fermiamo al rifugio del Poggiolo, dove ceniamo e alloggiamo.

Il nostro trekking per non vedenti sulle tracce della storia

Il mattino seguente lo dedichiamo interamente alla memoria della strage del 1944, compiuta ad opera dei nazisti. Raggiungiamo la Scuola di Pace Monte Sole , dove ripercorriamo la storia di quel periodo.

Dopo aver esplorato la mappa tattile del parco, con Stefano (la nostra guida) ci rechiamo di persona nei luoghi in cui sono avvenute le stragi. Tra questi il cimitero di Casaglia, dove è ancora presente una croce di ferro forata dai proiettili della mitragliatrice piazzata dai nazisti. Ascoltiamo, ognuno preso dalle proprie emozioni, la lettura di uno stralcio del racconto di una sopravvissuta. Dopo riflessioni e dibattiti, ci spostiamo al vicino monastero dei monaci Dossettiani, che ci coinvolgono nella loro preghiera delle 12:30.

Poco dopo pranzo, ci incamminiamo per raggiungere il borgo di Grizzana Morandi. Ci aspettano altri tratti in salita, circondati stavolta da pini, pini silvestri, castagni… Percorriamo dunque il crinale tra la valle del Reno e la valle del Setta, sorvolati di tanto in tanto da qualche rapace. Lungo il sentiero incontriamo anche un salice monumentale, albero molto raro in zona.

Dopo aver aggirato il monte Termine, raggiungiamo il nostro punto di ristoro all’interno del borgo, dopo un percorso di circa 10 km con 500 metri di dislivello.

Terzo giorno di trekking, destinazione Riola

Il programma del terzo giorno prevede circa 16 km di cammino per raggiungere Riola, nella valle del Reno. Ci incamminiamo dunque verso il monte Stanco, percorrendo in parte strada asfaltata e in parte boschi, dove ammiriamo fra la flora alcune querce, cerri, erica e ginepro. Una breve sosta nel piccolo borgo di Collina.

Riprendiamo quindi il cammino, dirigendoci verso il parco di Montovolo, diventata oasi WWF grazie al suo particolare microclima. Attraversiamo poi il crinale tra monte Vigese e Montovolo, da cui ad un certo punto – come ci descrivono le guide – si può ammirare il monte di Corno alle Scale, una delle cime più alte dell’Appennino tosco-emiliano.

Continuando a scendere e aggirando Montovolo, ci fermiamo nel cinquecentesco borgo de La Scola, caratterizzato da stretti viottoli, case-torri e altre antiche architetture. Qui il tempo sembra davvero essersi fermato. La giornata si conclude scendendo lungo il torrente Limentra per raggiungere Riola, la nostra destinazione finale.

Una giornata dedicata alla cultura

L’ultimo giorno è dedicato interamente alla cultura. Visitiamo infatti l’eccentrica Rocchetta Mattei, una specie di castello delle fiabe posizionato tra i boschi dell’Appennino. Scopriamo alcuni pezzi d’arte toccandoli con le mani, così come particolari decorazioni presenti nel palazzo.

Subito dopo ci rechiamo alla vicina chiesa di Santa Maria Assunta, l’unica opera dell’architetto finlandese Alvar Aalto presente in Italia. Grazie alle mappe tattili e ai plastici, riusciamo ad avere un’idea della particolarità dei monumenti.

Poco dopo pranzo, è tempo di salutare i miei compagni di viaggio e le guide, che ringrazio per l’avventura vissuta insieme. I ringraziamenti vanno naturalmente anche al tour operator Viaggi e Miraggi, che probabilmente inserirà l’itinerario fra le sue proposte, e alla chiesa Valdese, finanziatrice del progetto.

di Giusi Parisi

#Amaituoiocchi per continuare a vedere il mondo

La Repubblica del 14/10/2021

Vista a rischio per 3 milioni di italiani. Con il Covid, visite ambulatoriali e specialistiche crollate del 20%. Oltre 400 mila interventi in meno a causa della pandemia. La campagna ‘Vista in salute’ per la Giornata mondiale.

ROMA. La maggior parte delle persone li dà per scontato. Sono lì a farci scoprire il mondo giorno dopo giorno e pochi si rendono conto del valore immenso che hanno fino a quando qualcosa turba la funzionalità visiva. E allora ci ricordiamo dei nostri occhi. Proprio per questo lo slogan della Giornata mondiale della vista, promossa dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (Iapb), è #Ama i tuoi occhi ed ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica ma anche le autorità istituzionali e i medici, sull’importanza della prevenzione e della cura degli occhi facendo sì che “ognuno conti”, cioè senza dimenticarsi di chi non ha le possibilità per sottoporsi alle visite mediche.

Tantissime le iniziative a livello internazionale e nazionale con consigli degli esperti su come proteggere gli occhi a tutte le età.

Tre milioni di persone con problemi alla vista.

L’occhio pesa lo 0,27 percento del corpo, ma riceve più dell’80% delle informazioni che ci giungono dall’esterno. La vista è un dono prezioso che può essere minacciato da molte malattie e stili di vita non sani. Le malattie che minacciano la vista, infatti, toccano oltre tre milioni di persone in Italia e molte di più sono a rischio perché glaucoma, retinopatia diabetica e maculopatia crescono assieme all’età e alle malattie croniche. La maggior parte delle malattie che minacciano la vista è asintomatica negli stadi iniziali - ovvero danneggia le cellule nervose in maniera silenziosa. Per esempio, circa il 50 percento di oltre un milione e 200 mila pazienti con glaucoma, non sa di averlo.

400mila interventi in meno in Italia.

Nel nostro paese le malattie oculari sono in aumento e la pandemia ha rallentato di molto le visite di controllo. “Il rischio delle malattie che causano cecità cresce per una convergenza di fattori: l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione nelle possibilità di accesso ai servizi oculistici pubblici, la mancanza di una cultura radicata di prevenzione che sappia promuovere visite periodiche presso i medici Oculisti”, dichiara Mario Barbuto, presidente di Iapb Italia Onlus e dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. A queste condizioni da tempo in essere, bisogna anche aggiungere l’effetto negativo della pandemia che ha ridotto di un terzo nel 2020 il numero di controlli specialistici con circa 400 mila interventi in meno. “Per questo - prosegue Barbuto - occorre riattivare gli investimenti pubblici nell’assistenza oculistica e sensibilizzare istituzioni e cittadinanza sulla necessità assoluta delle visite periodiche secondo il calendario proposto dalla Società Oftalmologica Italiana: alla nascita, entro i 3 anni, a 12 anni, una volta ogni 2 anni per gli over 40 e una volta l’anno per le persone oltre i 60”.

Il ruolo della riabilitazione visiva.

Quando alla diagnosi si arriva in ritardo e né chirurgia né farmaci possono più salvare la vista nella sua integrità, rimane aperta la via della Riabilitazione Visiva e funzionale che permette alle persone ipovedenti di riacquistare grandi spazi di autonomia e libertà. Un ambito nel quale la telemedicina ha mostrato la sua grande utilità come testimonia l’utilizzo con grande successo da parte dei pazienti ipovedenti del Polo Nazionale di Ipovisione di Iapb Italia – Collaborating Centre dell’OMS al Gemelli di Roma – del software di tele-riabilitazione visiva Eye-fitness che ha permesso di effettuare esercizi riabilitativi da casa, i cui dati sono trasmessi in tempo reale al centro, superando la difficoltà di accesso alla struttura a causa della pandemia da Covid-19.

La campagna "Vista in salute".

Proprio per tentare di invertire la rotta e favorire la prevenzione, Iapb Italia è impegnata sul territorio italiano nella campagna di visite oculistiche gratuite ‘Vista in Salute’: un tir equipaggiato con ambulatori oculistici mobili ad alta tecnologia raggiunge in queste settimane le piazze delle principali città italiane, offrendo controlli oftalmologici gratuiti agli over quaranta. Un’iniziativa che offre ai cittadini un’opportunità in più di diagnosi, si propone di sviluppare la cultura della prevenzione e vuole stimolare le autorità sanitarie delle Regioni ad attivare nuovi percorsi diagnostici alimentati da risorse pubbliche adeguate, avvalendosi anche delle nuove tecnologie e soprattutto consentano di identificare l’insorgere della malattia già nello stadio iniziale.

Le prossime tappe del tir.

‘Vista in salute’ è un progetto itinerante, finanziato dal Parlamento Italiano con la Legge di Bilancio 2019, che prevede la permanenza nelle piazze delle principali città delle Regioni, dalle 10 alle 18, di una grande struttura ambulatoriale mobile – un tir hi-tech – dotata di più postazioni, presso la quale sarà possibile effettuare gratuitamente controlli oculistici ad alta tecnologia su retina e nervo ottico, riservati a persone di età superiore ai 40 anni, con green pass o tampone entro le 48 ore precedenti. Si potranno così raccogliere dati che verranno poi utilizzati per avviare la costituzione di una banca dati nazionale, finalizzata a conoscere l’impatto delle patologie e indispensabile per lo sviluppo di politiche sanitarie pubbliche per la tutela visiva. Queste le tappe in Regione Lazio: Roma 14,15,16, 17 – Via dei Fori Imperiali angolo Via di San Pietro in Carcere; Latina 18 e 19 ottobre – Piazza del Popolo; Frosinone 20 e 21 ottobre – Piazza Falcone e Borsellino.

Per altre info: www.vistainsalute.it.

Pubblica amministrazione, smart working e lavoratori fragili

Agenzia Iura del 14/10/2021

Nella Gazzetta Ufficiale di ieri (12 ottobre) è stato pubblicato un DPCM estremamente rilevante per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni che finora hanno svolto la loro attività lavorativa in modalità di lavoro agile (smart working). Seguirà a brevissimo la pubblicazione di un decreto attuativo del Ministro per la pubblica amministrazione. Ma quanto impattano le nuove disposizioni sui lavoratori con disabilità attualmente in smart working?

Per comprenderlo dobbiamo ricostruire il percorso dei provvedimenti, impegno forse faticoso ma inevitabile.

Il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e, in particolare, all’art. 87, comma 1 prevedeva che fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-2019, ovvero fino ad una data antecedente stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione, il lavoro agile fosse una delle modalità ordinarie di svolgimento della prestazione lavorativa in gran parte delle pubbliche amministrazioni.

Ed in effetti il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 settembre 2021 – pubblicato ieri in Gazzetta – provvede a fissare “Disposizioni in materia di modalità ordinaria per lo svolgimento del lavoro nelle pubbliche amministrazioni.” All’articolo 1 prevede in modo chiarissimo: “1. A decorrere dal 15 ottobre 2021 la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è quella svolta in presenza.”

Nella sostanza la modalità ordinaria di lavoro è quella in presenza, il che si traduce con il rientro nei luoghi di lavoro di gran parte dei dipendenti in smart working.

Al decreto del 23 settembre ne sta per seguire un altro il cui testo è già ampiamente noto e diffuso e che attendeva la pubblicazione del DPCM appena citato per essere a sua volta formalmente emanato. Si tratta del decreto del Ministro per la pubblica amministrazione che fissa le regole che varranno di qui in avanti e che sono relative al ricorso al lavoro agile. Senza entrare nel dettaglio di questo prossimo provvedimento, che si pone come espressa finalità il superamento dell’utilizzo del lavoro agile emergenziale come una delle modalità ordinarie di svolgimento della prestazione lavorativa alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, meritano di essere evidenziati pochi punti:

– le Pubbliche Amministrazioni (PA) organizzano le attività dei propri uffici prevendo il rientro in presenza di tutto il personale entro fine ottobre 2021 assicurando, da subito, la presenza in servizio del personale preposto alle attività di sportello e di ricevimento degli utenti (front office) e dei settori preposti alla erogazione di servizi all’utenza (back office), anche attraverso la flessibilità degli orari di sportello e di ricevimento dell’utenza.

– le PA potranno consentire l’accesso al lavoro agile solo se questo non pregiudica o riduce la fruizione dei servizi resi all’amministrazione a favore degli utenti;

– l’amministrazione deve garantire un’adeguata rotazione del personale che può prestare lavoro in modalità agile, dovendo essere prevalente, per ciascun lavoratore, l’esecuzione della prestazione in presenza;

– le amministrazioni assicurano il prevalente svolgimento in presenza della prestazione lavorativa dei soggetti titolari di funzioni di coordinamento e controllo dei dirigenti e dei responsabili dei procedimenti amministrativi;

– in ogni caso il lavoro agile non potrà più giovarsi procedure semplificate come è stato finora ma dovrà essere formalizzato un accordo individuale con obiettivi, modalità, tempi e criteri di misurazione.

In pratica diviene molto più complesso e meno flessibile il ricorso ma anche l’autorizzazione del lavoro agile nella Pubblica Amministrazione.

Questo per la generalità dei dipendenti pubblici. Ma per i lavoratori fragili o con grave disabilità vigono le medesime regole? La risposta è complessa.

Lavoratori fragili o con grave disabilità

Anche su questo aspetto va ricostruita la disciplina che ha indicato il lavoro agile come quello di norma da riservare a lavoratori con fragilità o con grave disabilità. Si rileva innanzitutto che le relative disposizioni hanno riferimenti differenti da quelle previste per la generalità dei lavoratori.

Il già citato decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, all’articolo 26 comma 2-bis prevede che “A decorrere dal 16 ottobre 2020 e fino al 31 ottobre 2021, i lavoratori fragili di cui al comma 2 svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.”

I lavoratori interessati sono “i lavoratori dipendenti pubblici e privati in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ivi inclusi i lavoratori in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.”

La data del 31 ottobre indicata dal comma citato è stata prorogata al 31 dicembre 2021 da ultimo con modificazioni apportate in sede di conversione del decreto-legge 6 agosto 2021, n. 111 (legge 24 settembre 2021, n. 133), quindi estremamente recenti e quasi contemporanea al DPCM illustrato all’inizio.

Nella sostanza quindi ci ritroviamo con una norma, tutt’ora vigente, che conserva la concessione dello smart working ad una sola categoria di lavoratori (fragilità/disabilità) e con una norma che restringe notevolmente questa possibilità per la generalità lavoratori.

Sotto il profilo sostanziale non sembrano confliggere fra di loro. Inoltre in una logica di gerarchia delle fonti ci sono forti dubbi il nuovo DPCM possa prevalere sulle disposizioni a favore dei lavoratori fragili e ciò per un motivo cronologico (il DPCM è di un giorno prima dell’ultima proroga), per un motivo di specialità (l’articolo 26 regola un aspetto particolare), per un motivo gerarchico (è un decreto e l’altra è una legge). Infine l’articolo 26, comma 2 bis, favorevole ai lavoratori con fragilità/disabilità è tutt’ora vigente.

La lettura più semplice consentirebbe di concludere che il lavoro agile prosegue per i lavoratori con fragilità/disabilità fino al 31 dicembre come previsto dal Parlamento; per tutti gli altri dipendenti pubblici vigono le nuove regole.

Tuttavia sotto il profilo formale sono prevedibili interpretazioni, ancorché non supportate, restrittive da parte delle singole amministrazioni con le relative situazioni di conflitto e contenzioso che ne derivano, questo se non vi saranno indicazioni chiare e se le stesse amministrazioni si limiteranno a compulsare solo gli ultimi provvedimenti.

Rimane insondato se la lacuna dei due decreti nel non esplicitare che sono fatte salve, fino al 31 dicembre 2021, le disposizioni a favore del lavoro agile per i dipendenti con fragilità/disabilità grave, sia realmente una omissione o sia una scelta. Questo lo potranno chiarire solo il Presidente del Consiglio dei ministri o il Ministro per Ministro per la pubblica amministrazione.

(Carlo Giacobini, direttore generale Agenzia Iura)

Per approfondimenti:

- decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 settembre 2021;

- decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (si veda art. 26);

- decreto-legge 6 agosto 2021, n. 111.

Serve l’impegno di tutti per proteggere il dono della vista

Superando del 14/10/2021

«Il rischio di disabilità visiva è in forte crescita anche nel nostro Paese»: è questo il senso del messaggio lanciato oggi, 14 ottobre, Giornata Mondiale della Vista, dall’UICI, che per l’occasione ha deciso di impegnare la propria organizzazione, come sottolinea il Presidente dell’Associazione Mario Barbuto, «in uno sforzo a tutto campo di presidio delle piazze e di attivazione di iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e alle istituzioni locali e regionali, perché la prevenzione e la lotta al rischio di cecità diventino una priorità».

«Serve nuova consapevolezza verso la prevenzione e nell’educazione dei cittadini per far loro comprendere come la vista sia un dono prezioso che, una volta compromesso se non si agisce in tempo, porta irreversibilmente alla perdita delle funzioni visive»: lo dichiara Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), in occasione della Giornata Mondiale della Vista di oggi, 14 ottobre, evento che – come abbiamo già scritto in altra parte del giornale – è dedicato alla prevenzione di tutte quelle malattie oculari che, se non curate, possono pregiudicare la qualità visiva.

La Giornata viene promossa ogni anno il secondo giovedì del mese di ottobre dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), e dallo IAPB, l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, insieme alla World Blind Union, l’Unione Mondiale dei Ciechi. Dal canto suo, l’UICI sta promuovendo in questi giorni moltissime iniziative nelle città italiane, dall’organizzazione di visite oculistiche gratuite, ad eventi di informazione sulla complessità dell’occhio umano e come difenderlo dai danni prodotti dall’abuso dei dispositivi elettronici; dalle attività di orientamento sui nuovi ausili informatici accessibili per l’apprendimento, dedicata a studenti non vedenti totali e parziali, a quelle rivolte a studenti e insegnanti per la prevenzione dei problemi della vista durante lo studio; dalle conferenze informative sulla cultura della prevenzione, in collaborazione con università e presìdi ospedalieri del territorio, alla divulgazione e distribuzione di materiali informativi in piazze e luoghi-simbolo delle città; dall’organizzazione di convegni e momenti di approfondimento tecnico, fino alla promozione di campagne su temi specifici, quali la riabilitazione visiva o le opportunità della telemedicina.

«La crisi economica e sociale derivata dall’emergenza Covid – sottolinea ancora Barbuto – ha ulteriormente peggiorato una situazione già grave in sé, perché le persone da un lato sono state costrette dalla pandemia a rimandare a tempi migliori le visite oculistiche e spesso anche le cure, dall’altro hanno vissuto situazioni di maggiore stress per i propri occhi, trascorrendo molto più tempo davanti a PC e dispositivi elettronici per via dello smart working e della didattica a distanza. A tal proposito, non possiamo permetterci che una situazione già delicata precipiti ulteriormente, gravando su tutta la collettività e sulle famiglie, in cui la presenza di persone ipovedenti o con patologie gravi e in forte aumento come la maculopatia, il glaucoma o la retinopatia diabetica ha un impatto enorme sulla qualità della vita dell’intero nucleo familiare. Con ancora maggior forza quest’anno, abbiamo impegnato tutta la nostra organizzazione e le nostre strutture sul territorio in uno sforzo a tutto campo di presidio delle piazze e di attivazione di iniziative di informazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e alle istituzioni locali e regionali perché la prevenzione e la lotta al rischio di cecità diventino una priorità».

«Il tempo per agire è adesso – conclude il Presidente dell’UICI – anche perché il fenomeno dell’ipovedenza, anticamera della cecità assoluta e della disabilità visiva grave, è difficile da intercettare e monitorare, anche se l’Organizzazione Mondiale della Sanità ne denuncia la crescita in tutto il mondo, e già oggi si stima che siano circa 240 milioni le persone colpite da ipovisione e cecità a livello globale. Da questo punto di vista il nostro Paese deve fare di più. In primo luogo occorre dare piena e più ampia attuazione alla Legge 284/97 [“Disposizioni per la prevenzione della cecità e per la riabilitazione visiva e l’integrazione sociale e lavorativa dei ciechi pluriminorati”, N.d.R.], che affida alle Regioni la gestione di programmi di prevenzione tramite finanziamento ministeriale, con campagne di informazione che illustrino alla cittadinanza la necessità di sottoporsi a controlli periodici fin dalla giovane età. In secondo luogo è essenziale allocare nuove risorse destinate a indagini epidemiologiche su scala territoriale e nazionale che consentano di stimare con maggiore precisione la portata di questa emergenza. Ci auguriamo pertanto che le Istituzioni ascoltino la nostra voce già con l’occasione della prossima Legge di Bilancio e poi in seno all’attuazione degli interventi sviluppati all’interno del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza)». (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: Angela La Terra (angela_laterra@yahoo.com).

mercoledì 13 ottobre 2021

Sono un cane guida e il mio è un mestiere davvero speciale di Flavia Tozzi

Superando del 13/10/2021

«Mi chiamo Wafer e di mestiere faccio il cane guida. Il mio è un mestiere di grande impegno e responsabilità, perché consiste nell’accompagnare una persona che non può più affidarsi ai propri occhi per muoversi autonomamente. Il 16 ottobre sarà la XVI Giornata dedicata al Cane Guida e io vi chiedo di rivolgere un pensiero speciale a noi e al benefico effetto che la nostra presenza porta a tanti ciechi e ipovedenti che grazie al nostro aiuto, possono riconquistare la loro libertà, autonomia e recuperare il loro benessere psicologico e la loro autostima».

Mi chiamo Wafer e di mestiere faccio il cane guida. Il mio è un mestiere di grande impegno e responsabilità, perché consiste nell’accompagnare una persona che non può più affidarsi ai propri occhi per muoversi autonomamente.

Sono nato in una cucciolata di quattro Labrador Retriever, donata alla Scuola Nazionale Cani Guida per Ciechi di Scandicci (Firenze), gestita dalla Regione Toscana. Io e le mie sorelle siamo stati selezionati proprio per svolgere questo importantissimo compito, perché possedevamo le caratteristiche idonee: indole mansueta, carattere mite e intelligenza vivace e intuitiva.

Prima dell’addestramento, però, siamo stati affidati ad alcune famiglie volonterose, che ci hanno cresciuti fino ad un anno di età, abituati a comportarci bene in casa e fuori, a non temere i rumori e il traffico e ad essere educati in mezzo alla gente.

Le persone che scelgono di prenderci in affido per un anno, sono davvero da ammirare e meritano immensa gratitudine, perché compiono un gesto di grande altruismo, sapendo che dovranno poi separarsi da noi dopo un periodo in cui il legame tra di noi è ormai così intenso e profondo, ma lo fanno ugualmente, benché si spezzi loro il cuore, perché sanno che il cane da loro allevato andrà a ridare la libertà e l’indipendenza a una persona cieca.

Non dimentico il mio papà adottivo, che ho rivisto insieme alla mia amica umana dopo qualche anno, ed è stato come se non ci fossimo mai lasciati, però so che adesso la mia vita è qui e ne sono felice.

Imparare a fare questo mestiere per noi non è affatto semplice, perché dobbiamo lasciar perdere tante cose che prima amavamo fare, come annusare i pali e gli angoli, seguire con lo sguardo il volo dei piccioni e delle farfalle o una palla che rotola, o voltarci per rispondere ai richiami di chi vuole farci le coccole, ma il nostro compito è talmente importante che non possiamo proprio distrarci mentre lavoriamo.

Per questo chiediamo a chi ci incontra per strada, mentre siamo in guida, di aiutarci a svolgere bene il nostro compito, evitando di chiamarci con fischi o versi di altro genere e di non cedere alla tentazione di accarezzarci mentre camminiamo, perché ciò potrebbe creare seri guai alla persona che stiamo accompagnando, facendola inciampare o sbattere contro un ostacolo.

Infatti, nei sei mesi di addestramento, tra le altre cose, impariamo ad evitare ostacoli, a destreggiarci sui marciapiedi spesso ingombri di biciclette, motorini e altri oggetti, comprese le auto parcheggiate male, pali segnaletici e altro. Ci viene insegnato ad attraversare sulle strisce pedonali e ai semafori in sicurezza, a fermarci in presenza di gradini e scale, segnalando al nostro amico umano qualunque barriera possa impedire il suo cammino, attendendo pazientemente che si renda conto di un pericolo ed eventualmente, insieme, trovare una soluzione per superare l’ostacolo.

Siamo fedeli e discreti e, se lo accompagniamo in un posto dove si deve trattenere per un po’ di tempo, ci accucciamo pazienti di fianco a lui e attendiamo che assolva ai propri impegni. Ci comportiamo così anche quando il non vedente che si fa guidare da noi si reca al bar, al ristorante, al cinema, a teatro e in altri luoghi dove sappiamo che dobbiamo starcene quieti e tranquilli a goderci quei momenti insieme a lui, perciò cerchiamo di disturbare il meno possibile.

I nostri istruttori ci hanno addestrato con infinita pazienza e dolcezza, ma richiedevano da noi estrema attenzione e ubbidienza, ricompensando i nostri successi con piccoli premi e carezze, per questo abbiamo appreso ad eseguire i nostri compiti con piacere, anche se richiedono grande concentrazione e impegno.

Abbiamo imparato anche come salire sui mezzi pubblici e sui taxi e in quel caso cerchiamo di renderci il meno ingombranti possibili, raggomitolandoci sotto i sedili o davanti ai piedi del nostro amico umano per non dare troppo fastidio.

Per questo non mi spiego perché, ancora oggi, si legge sui giornali che qualcuno ci ha vietato l’accesso in un esercizio aperto al pubblico o in un albergo o si sia rifiutato di farci salire su un taxi, nonostante vi siano leggi emanate appositamente che sanciscono i nostri diritti. (Legge 37/74, Legge 376/88, Legge 60/06).

Oltre alla Scuola presso la quale sono stato educato io, ne esistono altre in Italia, di cui la più importante è a Limbiate (Monza-Brianza), il Servizio Cani Guida dei Lions, che ha consegnato molti cani guida anche nella Provincia di Cremona.

Ce n’è una anche in Sicilia, il Centro Helen Keller di Messina dell’UICI e una vicino a Padova, la Scuola Triveneta. E vi sono anche istruttori che addestrano privatamente.

So che l’allevamento e l’addestramento di un cane come me richiede costi molto elevati, perciò anche per questo, quando veniamo consegnati a un cieco, questi ci ritiene un dono davvero speciale.

Il legame che si è stabilito tra me e la mia amica umana è unico e profondo, e tra noi si è creata una particolare simbiosi che ci ha portati quasi a comportarci come un unico soggetto, nel quale io sono gli occhi che non le funzionano più. In cambio, la mia amica mi accudisce, mi nutre e mi spazzola regolarmente, si preoccupa della mia salute e, soprattutto, mi regala tante coccole. Quando non lavoro, poi, mi fa divertire con i miei numerosi giochi.

Con lei sono andato ovunque, al lavoro, a fare commissioni, a noiose riunioni, al bar, a teatro, al cinema e a divertirci con gli amici.

Ora ho quasi 13 anni e si può dire che sono giunto all’età della meritata pensione, perciò mi viene richiesto un impegno meno gravoso, ma, all’occorrenza, so ancora svolgere il mio compito nel migliore dei modi, perché certe cose che si imparano da piccoli non si dimenticano mai!

Qui a Cremona siamo circa una decina a fare questo importantissimo e difficile mestiere. Alcuni di noi sono a riposo, come Nora e Stella, ma molti li potete incontrare per strada mentre accompagnano i loro amici a due zampe, come ad esempio Quitty, Raissa, Greta, Diva e la nuova arrivata, la dolcissima biondina Ichnusa.

Il 16 ottobre sarà la XVI Giornata dedicata al Cane Guida e io vi chiedo di rivolgere un pensiero speciale a noi e al benefico effetto che la nostra presenza porta a tanti ciechi e ipovedenti che grazie al nostro aiuto, possono riconquistare la loro libertà, autonomia e recuperare il loro benessere psicologico e la loro autostima.

di Flavia Tozzi, Presidente dell’UICI di Cremona (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti).

Le persone con disabilità sono sempre le più colpite dai disastri naturali

Superando del 13/10/2021

«Ciò che colpisce di più è che non vi siano ancora dati attendibili riguardanti le conseguenze dei disastri naturali sulle persone con disabilità, nei sistemi informativi dei vari Paesi. Ciò significa che gli Stati non conoscono e non capiscono le loro popolazioni, e questo spiega in gran parte il perché dell’impatto sproporzionato sulle persone con disabilità in situazioni di crisi»: a sottolinearlo è l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, in occasione della Giornata Internazionale per la Riduzione dei Rischi da Disastri Naturali di oggi, 13 ottobre (International Day for Disaster Risk Reduction).

In tal senso il Forum, nel sottolineare l’assoluta necessità della partecipazione delle persone con disabilità alle azioni volte a rispondere ai disastri naturali, ricorda come gli eventi più recenti, e segnatamente la pandemia da Covid e i catastrofici eventi alluvionali, abbiano «messo in piena luce come le persone con disabilità siano sempre tra quelle a maggior rischio e non solo nei Paesi del mondo a basso reddito, ma anche in Europa: basti pensare a quanto accaduto in luglio in Germania [se ne legga ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.]».

«Chiediamo quindi a tutti i Governi – concludono dall’EDF – di rispettare il quadro di Sendai e di adempiere ai loro obblighi legali ai sensi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, dando priorità allo sviluppo e all’attuazione di strategie di riduzione del rischio di catastrofi completamente inclusive, impegnandosi in modo significativo con le organizzazioni di persone con disabilità, per raggiungere questi obiettivi».

Il riferimento del Forum al “quadro di Sendai” riguarda quanto deciso nel 2015 a Sendai, in Giappone, durante la Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi, al termine della quale, come avevamo ampiamente raccontato a suo tempo, era stato prodotto un documento molto incisivo e stringente, facendo registrare per la prima volta a livello mondiale una specifica attenzione su questi temi al miliardo di persone con disabilità e oltre che vivono nel mondo.

In quel documento, infatti, si era scritto che «le pratiche di riduzione dei rischi in conseguenza di disastri devono essere basate sulla multisettorialità e sulla capacità di affrontare differenti tipologie di rischi. E tali pratiche, proprio per essere efficaci ed efficienti, dovranno essere accessibili e inclusive. Dal canto loro, i Governi dei vari Paesi dovrebbero impegnarsi insieme ai diretti portatori d’interesse, includendo le donne, i minori e i giovani, le persone con disabilità, le popolazioni povere, i migranti, i popoli indigeni, i volontari, le comunità professionali e le persone anziane, nella progettazione e nell’implementazione di politiche, piani e standard».

Riguardo poi alle statistiche, si era dichiarato che «le azioni per ridurre i rischi in caso di disastri dovranno raccogliere e scambiarsi in maniera aperta e diffusa dati disaggregati per sesso, età e disabilità, in modo da essere accessibili in maniera facile, comprensibili e basati su evidenze scientifiche, con informazioni non emotive sui rischi, come complemento alle informazioni tradizionali».

Tutte azioni che, purtroppo, a quanto denunciato dall’EDF, a sei anni dalla Conferenza di Sendai, risultano ancora largamente disattese, ciò che porterà l’EDF stesso, anche a breve scadenza, ad elaborare una serie di documenti e iniziative, guardando ad esempio all’ormai prossimo Forum Europeo per la Riduzione dei Rischi da Disastri Naturali, in programma dal 24 al 26 novembre in Portogallo, per far sì che venga finalmente imboccata la strada tracciata in Giappone. (Stefano Borgato)

Per ulteriori informazioni: gordon.rattray@edf-feph.org.

Per approfondire ulteriormente la materia delle persone con disabilità di fronte ai vari tipi di emergenze, è possibile accedere al nostro testo intitolato Soccorrere tutti significa soccorrere meglio (a questo link), al cui fianco vi è il lungo elenco dei contributi da noi pubblicati in questi anni, riguardanti anche l’impatto dei cambiamenti climatici.

Arriva in Italia il primo trattamento farmacologico per la retinopatia del bambino prematuro

La Repubblica del 13/10/2021

Approvata dall’Agenzia Italiana del Farmaco la rimborsabilità della prima terapia anti-VEGF per il trattamento della retinopatia del prematuro fino ad oggi trattabile solo con terapia laser.

Aifa ha dato il via libera alla rimborsabilità della prima terapia farmacologica per il trattamento della retinopatia del prematuro (Rop), malattia retinica che colpisce il 26,9% dei nati prematuri e che è responsabile del 6-18% dei casi di cecità infantile. Si tratta di ranibizumab che, avendo dimostrato superiorità clinica, in termini di efficacia e sicurezza, rispetto alla terapia laser, attuale standard di cura, da inizio mese è prescrivibile e rimborsato per questa nuova indicazione.

La retinopatia del prematuro

La retinopatia del prematuro è una malattia vascolare della retina che si manifesta nei nati prematuri prima della trentaduesima settimana di gestazione e/o con peso alla nascita inferiore a 1,5 kg, ed è dovuta allo sviluppo anormale dei vasi sanguigni della retina, che normalmente avviene nella settimana 34-36 di gestazione. La progressione della malattia dipende, infatti, dai livelli elevati di VEGF (vascular endothelial growth factor), il fattore di crescita che governa la vasculogenesi retinica, che dopo il parto prematuro, in livelli elevati possono portare ad anomalie strutturali come distacco della retina, ipovisione e cecità.

Come funziona la terapia

Ranibizumab, in quanto terapia anti-VEGF intravitreale, agendo in maniera farmacologicamente selettiva riduce l’elevato livello di crescita dell’endotelio vascolare, migliorando in maniera significativa la prognosi dei pazienti trattati. Fino ad oggi questa patologia veniva curata con la terapia laser che funziona distruggendo il tessuto oculare che contribuisce all’aumento del VEGF. Ma benché sia efficace, questa terapia è spesso associata a irreversibili danni della retina come forte miopia, strabismo, cataratta, ambliopia e glaucoma.

La conferma di una prassi medica

“Questa approvazione è di particolare importanza – commenta Domenico Lepore, Università Cattolica del Sacro Cuore Fondazione Policlinico A. Gemelli Irccs – poiché l’utilizzo della terapia anti-VEGF nella retinopatia del prematuro si era già andato ad affermare da tempo nella nostra prassi medica. Inoltre, come riportato nell’ultima pubblicazione sulla rivista Lancet – continua Lepore – il bambino trattato con ranibizumab non solo presenta minore miopia e una retina maggiormente sviluppata fisiologicamente che non riporta cicatrici, ma soprattutto i test di percezione viso-motoria hanno dimostrato in questi piccoli pazienti maggiore capacità visiva e migliori performance rispetto a quelli trattati con il laser”.

Lo studio Rainbow

I risultati dello studio Rainbow, su cui si basano l’approvazione Ema e la rimborsabilità appena ricevuta da Aifa, mostrano un profilo beneficio/rischio di ranibizumab superiore rispetto alla terapia laser, considerato fino ad oggi il gold standard terapeutico. In particolare, maggiore efficacia in termini di successo del trattamento misurato dall’assenza di malattia attiva e di esiti strutturali sfavorevoli in entrambi gli occhi, superiore rispetto a quanto osservato in pazienti trattati chirurgicamente (80% vs 66,2%); minore presenza di danni nell’anatomia oculare rispetto alla terapia laser (1,4% vs 10,1%); profilo di sicurezza a lungo termine, in neonati pretermine, confermato a 2 anni. Inoltre, il 78% dei pazienti trattati farmacologicamente ha ricevuto una singola iniezione per occhio.

martedì 12 ottobre 2021

La mini Rotonda in 3D per persone ipovedenti

Il Giornale di Vicenza del 12/10/2021

Tutto è partito sei anni fa in un garage. La passione per la stampa tridimensionale, i tentativi, i primi investimenti di soldi e tempo, nel dopo lavoro. Fino alla creazione di una start up che oggi collabora con aziende e studi professionali ed è specializzata nella creazione di stampe in plastica, resina e ceramica, ma anche nella realizzazione di scannerizzazioni 3D, forme e modelli in silicone personalizzati. Con uno sguardo però anche a cultura e sociale, tanto da aver regalato a Vicenza un modellino 3D di villa La Rotonda, pensato per persone ipovedenti che possono scoprire il gioiello palladiano attraverso il tatto. Ideatori del progetto sono Matteo Ive e Luca Casarotto, 26 e 25 anni, fondatori della Shape 3D Veneto, accolti a palazzo Trissino dal sindaco Francesco Rucco e dal consigliere delegato alle politiche giovanili Jacopo Maltauro.

La rappresentazione tridimensionale di villa Almerico Capra, risultato di due giorni e mezzo di stampa e realizzata in un materiale plastico ricavato dall'amido di mais, riciclabile ed ecosostenibile, non resterà un pezzo isolato. Nelle intenzioni dei due giovani imprenditori c'è infatti la riproduzione anche di altri monumenti, statue e opere pittoriche del patrimonio culturale di Vicenza. «Vorremmo realizzare anche altri elementi - spiegano - proprio per rendere la cultura inclusiva e accessibile». Le parti scomponibili, i diversi spessori, il braille permettono infatti anche a chi non vede di avvicinarsi agli oggetti e alle opere d'arte, conoscendoli attraverso l'esperienza tattile.

Il modellino è però anche il prodotto finale del percorso intrapreso con Spazio Hub Vicenza. Promosso da Confartigianato Imprese e Comune, il progetto puntava allo sviluppo di idee imprenditoriali attraverso incontri di orientamento e di gruppo svolti da maggio a luglio di quest'anno. «L'opera della startup Shape Veneto 3D - ha sottolineato Rucco - è esattamente il risultato che ci aspettavamo da Spazio Hub. Il fatto che Matteo Ive e Luca Casarotto abbiano scelto come soggetto un monumento simbolo del Palladio rappresenta un'ulteriore valorizzazione del nostro patrimonio artistico e architettonico, che assume un significato rilevante anche nell'ambito del percorso che stiamo intraprendendo per la candidatura di Vicenza a Capitale italiana della cultura 2024». «La storia di Matteo e Luca - ha continuato Maltauro - dimostra come sia possibile trovare occasioni di sviluppo imprenditoriale anche nella nostra città. Dando avvio, in collaborazione con l'assessorato alla cultura, alla realizzazione di altri plastici per persone non vedenti e ipovedenti, l'amministrazione continua a valorizzare concretamente una realtà imprenditoriale del territorio innovativa e capace».

(A.Z.)

Giornata Mondiale della Vista: mai dimenticare la prevenzione!

Superando del 12/10/2021

In occasione della Giornata Mondiale della Vista del 14 ottobre – evento dedicato alla prevenzione di quelle malattie oculari che, se non curate, possono pregiudicare la qualità visiva e che viene promosso ogni anno il secondo giovedì del mese di ottobre dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), e dallo IAPB, l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, insieme alla World Blind Union, l’Unione Mondiale dei Ciechi – anche varie Sezioni dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), in collaborazione con la stessa Agenzia IAPB, organizzeranno varie iniziative e attività nei rispettivi territori.

Tra esse, segnaliamo qui quanto predisposto dall’UICI di Cremona – che all’insegna del messaggio chiave «prendersi cura della vista è semplice: solo quando la perdi capisci quanto era importante! Non bisogna mai perdere di vista la prevenzione. Questo perché la salute visiva va sempre preservata» – per il 14 ottobre proporrà una serie di controlli oculistici gratuiti alla cittadinanza presso la Casa di Cura San Camillo (Via Mantova, 113, Cremona), oltre ad allestire un desk informativo, con distribuzione di materiale esplicativo sull’ importanza della prevenzione (Corso Campi, 46, Cremona, ore 9-17) e ad organizzare un incontro informativo e conoscitivo, alla presenza di uno specialista, che sarà trasmesso dall’emittente televisiva Cremona1.

Il tutto si avvarrà della collaborazione e del patrocinio dello IAPB, dell’ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) di Cremona Regione Lombardia e della Casa di Cura San Camillo. (S.B.)

Per ogni ulteriore informazione e approfondimento: uiccr@uici.it.

lunedì 11 ottobre 2021

Abilitazione in deroga ex art. 1, comma 4, legge n. 113/1985. Centralinisti non vedenti. Parere del Ministero del Lavoro

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 75/2021

Su sollecitazione dell’Unione, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha diramato, in forma di parere, a tutti gli Uffici territoriali del Lavoro, i necessari chiarimenti sulle procedure dell’abilitazione in deroga dei centralinisti non vedenti, ex art. 1, comma 4, della legge n. 113/1985.

L’art. 1, comma 3, della legge n. 113/1985, consente l’iscrizione all’Albo professionale ai centralinisti che hanno conseguito un apposito diploma, previo superamento di un esame abilitante, sottoposto al controllo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al termine di uno dei corsi professionali per centralinisti telefonici, individuato dall’art. 2 della stessa legge.

Il successivo comma 4 prevede, invece, l’iscrizione in deroga all’Albo per coloro che presentano una dichiarazione del datore di lavoro, da cui risulta che il lavoratore svolge mansioni di centralinista telefonico da almeno sei mesi.

L’iscrizione, pertanto, è subordinata al superamento dell’esame di abilitazione, oppure, in deroga, all’effettivo e attuale svolgimento della professione di centralinista, di durata almeno semestrale, attestata come sopra.

Entrambi i canali, quindi, consentono all’interessato di ottenere una qualifica professionale.

Successivamente, l’abolizione nel 2015 dell’Albo e il contestuale passaggio alla sola lista dei centralinisti per il collocamento mirato ha determinato un grave vuoto normativo. Infatti, per iscriversi alle liste, oltre a possedere i requisiti alternativi esposti, sarebbe stato necessario trovarsi in stato di disoccupazione.

Alla luce di quanto sintetizzato, non sussisteva alcun problema per coloro che avevano frequentato il corso previsto dalla legge e, essendosi abilitati alla professione, si trovavano in stato di disoccupazione.

La questione, per contro, diveniva più complessa per i lavoratori che avevano interesse a ottenere una pari qualifica professionale per l’iscrizione alle liste di collocamento, utilizzando il requisito abilitante del lavoro – per sei mesi - come centralinista.

La formulazione della norma, infatti, non rendeva possibile utilizzare periodi di lavoro svolto in precedenza come centralinista, per potersi iscrivere – da disoccupato - alle liste per il collocamento mirato della legge n. 113/85: (“il lavoratore svolge mansioni”).

L’applicazione dell’art. 1, comma 4, risultava, quindi, particolarmente difficile, se non impossibile.

Il che, sotto il profilo dello scopo pratico della norma, costituiva un vero e proprio paradosso.

Inoltre, dal punto di vista datoriale, tali lavoratori non sarebbero stati computabili, ai fini dell’assolvimento degli speciali obblighi di assunzione ex art. 3 e 4 della legge n. 113, con possibili conseguenze negative sulla stabilità del rapporto di lavoro. Per di più, il datore di lavoro che avesse già assolto agli obblighi generali di cui alla legge n. 68/99, sarebbe stato chiamato ad adempiere all’obbligo di riserva a favore dei centralinisti non vedenti, anche in eccedenza rispetto alla quota ordinaria, pur avendo in forza un lavoratore non vedente, in possesso di tutti i requisiti per essere computato nella speciale quota di riserva della legge n. 113/85.

Data la premessa, si comprende l’importanza del parere allegato, rilasciato in data 7 settembre 2021 dalla Direzione Generale per la lotta alla povertà e per la programmazione sociale, Divisione V – Politiche sociali per le persone con disabilità e non autosufficienti, Inserimento lavorativo delle persone con disabilità, che fornisce alcuni chiarimenti e un’interpretazione evolutiva dell’art. 1, comma 4, della legge n. 113/85.

In particolare, una lettura “estensiva” e semplificata di questa norma, coordinata con la legge n. 68/1999, consente ai soggetti privi della vista, che abbiano svolto – quindi, anche in un momento diverso da quello di attuale disoccupazione – mansioni di centralinista telefonico per un periodo di lavoro di almeno sei mesi e che si ritrovino senza lavoro, di iscriversi nella lista del collocamento obbligatorio.

In questo caso, sarà sufficiente esibire l’attestazione rilasciata, anche in precedenza, dal datore di lavoro.

Nel rispetto delle quote di riserva per l’assolvimento degli obblighi di assunzione, inoltre, viene consentito anche ai lavoratori dipendenti “che divengono inabili allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia nel corso del rapporto di lavoro” e che svolgono, di fatto, l’attività di centralinista telefonico privo della vista da almeno sei mesi, di “essere computati nella speciale quota di riserva dei centralinisti non vedenti, in un’ottica di favore sia per il percorso lavorativo del lavoratore disabile sia per gli adempimenti degli obblighi da parte del datore di lavoro”.

Il tutto, con il riconoscimento all’interessato dei diritti da essa discendenti (come, ad esempio, la corresponsione dell’indennità di mansione, ex art. 9, comma 2, legge cit.).

La garanzia prevista dall’art. 1, comma 4, della legge n. 113/1985, si applica a coloro che, già assunti, essendo sopravvenuta una patologia visiva che li renda inidonei allo svolgimento dei compiti originariamente assegnati, hanno l’opportunità di ottenere un cambio di mansioni, evitando così il licenziamento.

Inoltre, come già veniva chiarito dallo stesso Ministero nel 2015 con la circolare n. 13, par. 2, trattandosi di “eccezione” alla regola generale della necessità, ai fini dell’iscrizione, dell’abilitazione alla funzione di centralinista telefonico, l’art. 1, comma 4, della legge n. 113/1985 non si applica oltre i casi e i tempi in essa considerati;

• lo svolgimento delle mansioni deve avvenire per sei mesi in maniera continuativa e non saltuaria o occasionale, pur potendo le mansioni essere svolte a tempo parziale (sempreché il numero di ore prestato sia da ritenersi ragionevolmente sufficiente a far conseguire la professionalità richiesta);

• per l’iscrizione in deroga deve sussistere un rapporto di lavoro subordinato (apprendistato, tempo determinato, etc) e non sono valevoli, ad esempio, i tirocini e gli stage.

Ottenuta dal datore di lavoro l’attestazione, è opportuno darne ampia pubblicità presso le competenti Amministrazioni pubbliche locali (Ispettorato del lavoro e Ufficio del Collocamento Mirato), soprattutto laddove non venga immediatamente utilizzata per l’iscrizione alla lista dei centralinisti ai fini del collocamento mirato (art. 6, comma 7, legge n. 113/1985).

Il parere n. 7017/2021 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di cui viene allegato il testo integrale (all. 1), trova la forza applicativa nella sua semplicità espositiva, perché difficilmente i chiarimenti forniti potranno essere oggetto di fraintendimenti da parte degli Uffici territoriali del Lavoro.

Il file .zip contenente il presente comunicato ed il relativo allegato può essere scaricato da qui