martedì 11 gennaio 2022

"Il mio Nuovo Cinema Paradiso è una luce che fuga le ombre"

Il Giornale del 11/01/2022

Il bimbo protagonista del film che vinse l'Oscar nel '90, oggi ha 42 anni. E la sua lotta contro la cecità è diventata un modello di rinascita

Totò è nel labirinto. Cammina lentamente e tocca le pareti bianche del Grande Cretto realizzato a Gibellina tra il 1984 e il 1989 da Alberto Burri: un'opera d'«arte ambientale», icona al tempo stesso di distruzione (il devastante terremoto del Belice del '68) e rinascita (l'affannosa ricostruzione post-sisma). Possibile metafora della vita di Totò Cascio, all'anagrafe Salvatore Cascio, nato a Palazzo Adriano (Palermo) l'8 novembre 1979, descritto da Wikipedia come «attore italiano»; un intero universo racchiuso in due semplici - troppo semplici - parole. Ma Totò è uno scrigno ben più ricco di due banali monete. Nel suo forziere dei ricordi, i riflessi dorati di un'infanzia da bimbo-prodigio e le ruggini ossidate di un'età adulta incupita dalle ombre.

La vista che si affievolisce nel tempo, si appanna sempre più, fino a temere che il nero della notte prosegua pure di giorno. Un lungo zigzagare lungo i corridoi bui della sofferenza; ma la via d'uscita - dopo tante strade «chiuse» - è arrivata.

«Ora, finalmente, sono un uomo felice». Totò lo urla con orgoglio, consapevole forse che la luce negli occhi rimarrà un sogno impossibile; ma la luce - quella dell'anima - si è riaccesa. Per sempre. Non poco per chi aveva perso la speranza.

Totò è il diminutivo di Salvatore. Lui è Salvatore Cascio, il protagonista monello di «Nuovo Cinema Paradiso», fiore all'occhiello della cinematografia italiana: film premiato con l'Oscar nel 1990 grazie anche all'interpretazione di quel bimbo sapientemente diretto dal regista Giuseppe Tornatore. Un sodalizio che, a distanza di trent'anni dalla conquista hollywoodiana, si è ricostituito nel segno della solidarietà verso chi soffre. Totò e il suo regista-pigmalione non si sentivano da anni. Le loro strade dopo essersi fortunatamente incrociate nel 1988 e nel 1990 (nel film «Stanno tutti bene»), si erano divise: Tornatore impegnato nei grandi progetti di regia, Cascio intento a proseguire una carriera cominciata col botto.

Ma, per Totò, i bagliori dei fuochi d'artificio hanno iniziato ad appannarsi sul più bello. È ancora un ragazzino quando capisce che nelle sue pupille c'è qualcosa che non va. La diagnosi è racchiusa in due parole che annunciano un futuro oscuro: retinite pigmentosa, una rara forma di deficit visivo.

Per la famiglia Cascio è un brutto colpo. Che diventa ancor più devastante quando si scopre che la patologia ha colpito anche il fratello di Totò. I portatori sani del gene sono infatti i loro genitori.

È una condizione invalidante infida, dal decorso irreversibile: col passare degli anni la «nebbia» diventa sempre più fitta e i contorni delle persone che ti stanno accanto diventano sempre più indefinite e indefinibili. Per Totò, che sogna di continuare a fare l'attore, è uno choc. Si chiude in se stesso. Non rivela a nessuno il suo «segreto». È un percorso lungo e difficile, fatto di depressione e silenzi. Ma nel 2015 Totò acquisisce una nuova consapevolezza.

Quello è l'anno della prima svolta. Tu hai 35 anni. Cosa cambia nel 2015?

«Un mio amico, che viveva la mia stessa condizione - la chiamo così perché non considero la retinite pigmentosa una malattia - mi convince a intraprendere un percorso di sostegno psicologico. Mentalmente ero infatti a pezzi. Pensavo di farcela da solo, ma ero vittima dei pregiudizi».

Anche tu, come tanti, eri restio a rivolgerti allo psicologo.

«Sbagliando, lo consideravo il medico dei pazzi. E io non mi reputavo un pazzo».

Ma la «pazzia» non c'entrava nulla.

«L'ho capito fin dalle prime sedute. Davanti a me c'era una specialista sensibile e competente che, passo dopo passo, mi ha liberato da ogni insicurezza».

Trascorrono tre anni e, nel 2018 arriva la seconda svolta: quella decisiva.

«Sì. Decido di trascorrere un anno all'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza di Bologna».

Qui diventi amico di Andrea Bocelli.

«Stringo rapporti intensi anche con tante altre persone, ognuna portatrice di storie meravigliose. Fatte di coraggio, impegno e perseveranza».

Ad esempio?

«Non dimenticherò mai quel padre non vedente che accompagnava la figlia alle feste tenendola per mano e spostandosi a piedi da un capo all'altro della città».

Ma la testimonianza di Bocelli lascia un segno particolare.

«Andrea è una persona eccezionale. Il giorno in cui gli confidai il mio stato di disagio, lui mi sostenne con parole che fecero breccia nel cuore e nella mente».

Cosa ti disse esattamente?

«Che non avevamo nulla di cui vergognarsi. E che, anzi, il nostro esempio poteva essere utile anche per gli altri nelle nostre stesse condizioni».

La svolta è ormai completa.

«I fantasmi sono alle spalle. Sono un uomo nuovo. Pronto a volare alto».

Una rinascita che coincide con la proposta di diventare testimonial Telethon proprio nella campagna per la cura della retinite pigmentosa.

«L'idea del regista Mauro Mancini è geniale: un cortometraggio che metta a confronto il Totò bimbo di Nuovo Cinema Paradiso con il Totò di oggi. Giriamo le scene tornando sui luoghi del film, puntando su una formula di amarcord dal doppio registro comunicativo: nostalgia e speranza. Al bando ogni forma di pietismo, la chiave espressiva è la positività nel futuro. E nei progressi della ricerca scientifica».

Ma per venire definitivamente allo scoperto e ingaggiare la tua nuova battaglia, avevi bisogno di una persona amica che ti desse una spinta definitiva.

«E quella spinta me l'ha data Peppuccio».

Chi è «Peppuccio»?

«Giuseppe Tornatore. Per me è Peppuccio, gli voglio bene come un fratello. È a lui che ho telefonato prima di accettare il progetto Telethon di Rai Cinema».

Raccontaci di quella telefonata.

«Feci il suo numero spinto sapendo che sarebbe bastato un attimo per ristabilire l'incanto di un tempo. E così fu».

Cosa ti disse «Peppuccio»?

«Capì immediatamente che, per liberarmi delle ultime streghe, avevo bisogno del conforto dei suoi consigli».

Una conversazione dall'effetto maieutico.

«Le sue parole di incoraggiamento sono state decisive».

E così Totò, l'ex piccolo aiutante di «Alfredo» (Philippe Noiret) il proiezionista del Cinema Paradiso, ha accettato la nuova sfida.

«Sì, la sfida di tornare nella piazza di Bagheria, lì dove nel 1988 tutto era iniziato. E finito. Ma dove, oggi, sono fiducioso che tutto possa ricominciare».

Dopo 30 anni di «pausa», di nuovo protagonista su un set. Il «film» ispirato dalla Fondazione Telethon si intitola «A Occhi Aperti», dura solo 20 minuti, non vincerà nessun Oscar ma sarà molto più utile a chi subisce la penombra della retinite pigmentosa.

«Agli scienziati il compito di trovare la cura, a noi quello - più modesto ma non meno importante - di dare un contributo in termini di sensibilità e di raccolta fondi per la ricerca».

Che sensazione ti ha dato tornare sui luoghi di «Nuovo Cinema Paradiso»?

«Un'unica, enorme, emozione. Fatta però di tanti flashback».

Descrivine uno.

«Ho riattraversato la stradina dove Peppuccio, durante la registrazione di una scena del film, mi sgridò a muso duro».

Motivo della sfuriata?

«Avevo 8 anni e c'era tutto il paese a guardarmi, compresi genitori, parenti e amici. Io mi atteggiavo a star e facevo qualche capriccio di troppo. Feci ripetere una scena tantissime volte. All'ennesimo ciak sbagliato, Peppuccio divenne una belva e mi urlò che a Roma erano scontenti e delusi dal mio comportamento».

Verità o bugia?

«Ovviamente era una bugia. Ma quel cazziatone, fatto a fin di bene, mi fece capire che il lavoro era una cosa seria, da affrontare con professionalità e spirito di abnegazione. Fu un'esperienza decisiva. È come se, in quel momento, da bambino mi fossi trasformato in adulto».

Difficile però rimanere con i piedi per terra quando, da bambino, si vincono premi internazionali battendo addirittura la concorrenza di mostri sacri come Al Pacino, Alan Alda e John Hurt.

«Io preferito ad Al Pacino. Per fortuna, a quell'età, non mi rendevo conto dell'enormità della notizia».

Tu pensavi solo a giocare a pallone.

«Il calcio era la mia passione. Quando ho dovuto smettere gi giocare perché non vedevo più il pallone è stato uno dei momenti più tristi della mia esistenza».

Fin quando la retinite non si è aggravata, sei stato un bimbo felice.

«Felicissimo. Viaggi, giochi, avventure, risate. Come quella volta in Giappone...».

Cosa accadde in Giappone?

«I giapponesi erano follemente innamorati di Nuovo Cinema Paradiso. Eravamo a Tokyo per registrare uno special sul film ed eravamo ospiti in un hotel da favola. Avevo notato che, a ogni piano, c'erano delle ragazze bellissime che salutavano con l'inchino i clienti che uscivano dall'ascensore. Passai ore e ore a salire e scendere facendomi fare l'inchino. Inoltre ebbi la soddisfazione di insegnare il siciliano ai giapponesi».

Giapponesi che parlano il siciliano?

«Sembra impossibile, lo so. Ma io ci riuscii. Dicevo una parola in dialetto siciliano e, finché loro non la ripetevano correttamente, io non li mollavo. Rischiai di farmi la pipì addosso per le troppe risate...».

Ironia e senso dell'umorismo fanno parte di te.

«Sono una persona allegra. E amo gli artisti che trasmettono gioia di vivere: Pieraccioni, Celentano, Fiorello, Bonolis, Verdone e tanti altri anche nel mondo dello sport come Alex Zanardi e Bebe Vio».

Dagli schermi del Tg1 Rai hai fatto gli auguri agli italiani citando la parola «fede». Quanto è stata importante la religione nel tuo percorso di consapevolezza?

«Tantissimo. Ho pianto e pregato per un periodo lungo della mia vita. La gloria è prova: siamo tutti bravi ad accettare la gloria, ma essa si vede soltanto nella prova».

Non a caso «gloria» e «prova» sono le due parole che danno il titolo alla tua autobiografia di prossima uscita.

«È un racconto non per salire in cattedra, ma per condividere problematiche di cui spesso non si percepisce l'esatta dimensione. Quell'anno trascorso all'Istituto Cavazza di Bologna è stato una fonte di esperienze straordinarie che mi impegnerò a far conoscere al grande pubblico».

A proposito di «grande pubblico», il tuo ritorno sulle scene ha riscosso un notevole consenso di popolarità. Te lo aspettavi?

«No. L'affetto della gente mi ha sorpreso. Temevo l'«effetto-commiserazione», invece i messaggi che ho ricevuto sono stati tutti di segno diverso: un costante invito a combattere per me e per gli altri».

A che stadio è attualmente la tua retinite pigmentosa?

«Negli anni ho perso prima la visione notturna, poi quella periferica della retina. Ormai vedo solo ombre e non distinguo più i volti. Se devo spostarmi in luoghi che non conosco ho bisogno di un accompagnatore. Risiedo in Sicilia dove la mia famiglia gestisce due supermercati, ma mi trasferirò a Bologna dove lavorerò sempre in campo artistico».

Quando hai interpretato «Nuovo Cinema Paradiso» avevi 8 anni. Ora che nei hai 42 qual è il concetto-chiave di quel film?

«Il concetto del sogno. E, per sognare, non c'è niente di meglio che un nuovo cinema. Capace, da solo, di portarti in paradiso».

di Nino Materi

lunedì 10 gennaio 2022

«Il parroco del Duomo: sempre disponibili ad accogliere gli ipovedenti ed i loro cani»

La Stampa del 10/01/2022

TORINO. Il parroco del Duomo di Torino scrive: «Esprimo profondo dispiacere per quanto accaduto alcuni giorni fa nella Cattedrale, nella vicenda di una persona ipovedente, e rivolgo a lui e alle persone interessate le mie scuse per quanto involontariamente causato dalla persona addetta alla custodia. Rivolgo le mie scuse anche agli agenti di polizia per il tempo che hanno dovuto impiegare; chiedo scusa al sacrestano e alle persone che prestano il loro servizio di volontariato gratuito, che non di rado si trovano ad aver a che fare con individui prepotenti; e infine scusa anche ai due magnifici cani, che sono stati i più discreti e i più rispettosi del luogo sacro. Nonostante le attenzioni che sempre si hanno nella nostra Cattedrale, soprattutto nei confronti di chi è portatore di disabilità (per esempio, con dispositivi tattili che permettano ai non vedenti di "vedere" il quadro raffigurante l'Ultima Cena), può capitare che un addetto alla custodia, scorgendo due cani grandi non si accorga subito che sono a servizio di una persona videolesa. Ma ritengo di dover fare alcune precisazioni.

1. Le 4 persone e i 2 cani erano entrati in Duomo e avevano già potuto sostare alcuni minuti davanti al presepe.

2. Mentre percorrevano la navata, verso la cappella della Sindone, hanno incontrato il sacrestano, il quale, non comprendendo subito che c'era un ipovedente e vedendo due animali di taglia medio-grande, ha segnalato che i cani non possono entrare in chiesa.

3. Al semplice richiamo dell'addetto è purtroppo corrisposto immediatamente un innalzamento della voce.

4. L'atto seguente è stato l'effettuazione della chiamata alle forze dell'Ordine dopodiché sono usciti dal Duomo.

5. All'arrivo della polizia sono poi rientrati tutti in Duomo per compiere il loro giro di visita, mentre gli agenti istruivano con molta comprensione il sacrestano, che aveva solo tentato di fare il suo dovere. Concludo ribadendo le scuse, ma anche manifestando lo sconcerto per il clima di scarsissima tolleranza e disponibilità a risolvere i problemi (anche quelli semplici) senza per forza tramutarli in occasione di litigio, di denigrazione o visibilità mediatica».

Rischio retinopatia più elevato con il diabete di tipo 2

Corriere Nazionale del 10/01/2022

Il diabete di tipo 2 può rappresentare una minaccia maggiore per la salute oculare rispetto al diabete di tipo 1, grazie a una probabilità quasi doppia di favorire lo sviluppo di retinopatia diabetica, secondo quanto emerso da una revisione retrospettiva pubblicata sulla rivista JAMA Ophthalmology.

La retinopatia diabetica è una complicanza del diabete che colpisce gli occhi, causata da un danno ai vasi sanguigni della retina. I pazienti con diabete da molti anni e i casi con un prolungato controllo inadeguato dei livelli ematici di zucchero hanno maggiori probabilità di sviluppare la condizione.

Esistono due tipi di retinopatia diabetica:

- la forma precoce o retinopatia diabetica non proliferante (NPDR), che può essere lieve, moderata o severa. Con il progredire della malattia le pareti dei vasi sanguigni si indeboliscono e sono soggette a micro-aneurismi, piccoli rigonfiamenti che possono causare sanguinamenti. C’è anche il rischio che si formi un accumulo di liquidi (edema) nella parte centrale della cornea (macula) con conseguente riduzione della vista.

- la retinopatia diabetica proliferante (PDR) o avanzata è la forma più grave perché coincide con la crescita anormale di nuovi vasi sanguigni a danno della retina. La formazione di aree ischemiche nella retina può provarne il distacco o causare un flusso anormale di liquidi all’interno dell’occhio che può portare al glaucoma.

Una revisione retrospettiva delle cartelle cliniche

I ricercatori hanno condotto una revisione delle cartelle cliniche di residenti nella contea di Olmsted, in Minnesota, nell’arco di 50 anni e hanno ristretto l’analisi a 606 pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di diabete prima dei 22 anni. Nel periodo preso in esame l’incidenza di diabete di tipo 1 è stata di 26 per 100mila bambini/anno e quella di diabete di tipo 2 di 5 per 100mila bambini/anno, con un’età media alla diagnosi di 12 anni.

Da notare che la coorte con diabete di tipo 2 presentava una percentuale significativamente più alta di ragazze rispetto alla coorte con diabete di tipo 1 (71,9% contro 46,6%). I bambini bianchi costituivano l’83,3% del gruppo con diabete di tipo 1, mentre i bambini asiatici e neri avevano maggiori probabilità di avere il diabete di tipo 2.

Più complicanze oculari con il diabete di tipo 2

In oltre 600 individui con diabete a esordio giovanile, ogni complicanza oculare diabetica valutata era più comune tra quanti erano affetti dalla forma di tipo 2 rispetto al tipo 1, hanno riferito l’autore senior Brian Mohney e colleghi della Mayo Clinic di Rochester, in Minnesota.

Dopo aver avuto il diabete per 15 anni, ha sviluppato entrambe le forme di retinopatia (non proliferante e proliferante) il 30,6% delle persone con la forma di tipo 1 rispetto al 52,7% dei soggetti con diabete di tipo 2. In particolare i soggetti con diabete di tipo 2 a esordio giovanile avevano un rischio maggiore dell’88% per qualsiasi tipo di retinopatia rispetto a quelli con diabete di tipo 1 (p=0,02).

Inoltre i diabetici di tipo 2 avevano un rischio significativamente maggiore di sviluppare altre gravi complicanze oculari:

- Retinopatia diabetica proliferante: HR 2,33 (p=0,048)

- Edema maculare diabetico (DME): HR 1,49 (p=0,50)

- Cataratta visivamente significativa: HR 2,43 (p=0,24)

- Necessità di ricorrere alla vitrectomia via pars plana entro 15 anni dalla diagnosi: HR 4,06 (p=0,007).

Confrontando le età di esordio delle complicanze, le età più giovani alla diagnosi di NPDR, PDR e DME erano rispettivamente 12,6, 18,4 e 19,9 anni per quelli con diabete di tipo 1 e 21,4, 23,5 e 23,8 anni per quelli con diabete di tipo 2.

«Questo suggerisce che la storia naturale dello sviluppo della retinopatia può essere diversa nelle due forme di diabete. I bambini con il tipo 2 possono sviluppare più facilmente la condizione rispetto a quelli con il tipo 1 e possono richiedere valutazioni oftalmoscopiche con una frequenza simile o anche superiore» hanno concluso i ricercatori.

Comprendere l’impatto di altri fattori clinici sottostanti

«Queste stime di rischio sono fondamentali per la definizione di linee guida di screening appropriate per gli esami della retina, sia basali che di follow-up» ha commentato Jennifer Sun del Beetham Eye Institute presso il Joslin Diabetes Center e la Harvard Medical School di Boston. «I risultati sottolineano la necessità di esplorare le potenziali differenze negli esiti oculari nei pazienti con diabete di tipo 1 rispetto al diabete di tipo 2 e di chiarire i meccanismi alla base delle eventuali differenze».

Se nelle due forme di diabete la fisiopatologia della retinopatia è abbastanza simile, c’è una grande differenza quando si tratta di altri fattori clinici sottostanti, come l’indice di massa corporea, i profili lipidici e la presenza di ipertensione, ha aggiunto. Per questo motivo sarebbe utile comprendere se questi diversi fattori contribuiscono alle differenze di rischio per la malattia oculare diabetica.

Bibliografia

Bai P et al. Ocular Sequelae in a Population-Based Cohort of Youth

Diagnosed With Diabetes During a 50-Year Period. JAMA Ophthalmol. 2021 Dec 2;e215052.

giovedì 6 gennaio 2022

I Fondi per le persone con disabilità stanziati dalla Legge di Bilancio 2022

Disabili.com del 06/01/2022

Tra le novità, il fondo per l’accessibilità turistica e quello per gli assistenti all’autonomia e comunicazione degli alunni e studenti con disabilità a scuola.

La Legge di Bilancio 2022 ha previsto alcune misure specifiche anche per persone con disabilità. In questo articolo vediamo i Fondi stanziati ad hoc, sia nuovi che rifinanziati e già esistenti.

FONDO PER LE NON AUTOSUFFICIENZE:

viene integrato fino a 100milioni di euro per l’anno 2022, 200 milioni di euro per l’anno 2023, 250 milioni di euro per l’anno 2024, 300 milioni di euro a decorrere dall’anno 2025.

FONDO PER L’ACCESSIBILITÀ TURISTICA:

per favorire l’accessibilità turistica delle persone con disabilità, e quindi sostenere lo sviluppo di attività turistiche che rispondano a questo tipo di turismo è stato istituito un nuovo fondo che conta su 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022, 2023 e 2024.

FONDO PER LE POLITICHE IN FAVORE DELLE PERSONE AFFETTE DA DISABILITÀ:

si tratta della nuova dicitura del precedente Fondo per la disabilità e non autosufficienza. Il Fondo è stato incrementato di 50 milioni di euro annui a partire dal 2022 fino al 2026, per dare attuazione agli interventi legislativi che riordineranno le politiche di sostegno alla disabilità.

FONDO PER L’ASSISTENZA ALL’AUTONOMIA E COMUNICAZIONE DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ:

è il nuovo Fondo che servirà a potenziare i servizi per gli alunni con disabilità che necessitano di assistenza all’autonomia e comunicazione nelle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado. La dotazione è di 100milioni idi euro all’anno a partire dal 2022, ripartiti tra enti territoriali (70%) e Comuni (30%).

FONDO PER SOGGETTI CON DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO:

la finalità di questo fondo, che è incrementato di 50 milioni di euro per il 2022 e il 2023, è quella di favorire iniziative e progetti di carattere socio-assistenziale e abilitativo a favore di persone con disturbi dello spettro autistico.

FONDO PER L’INCLUSIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ:

finanziato per 50 milioni di euro per il 2022 e 2023.

martedì 4 gennaio 2022

Delega disabilità, venti mesi per cambiare l'inclusione

Vita del 04/01/2022

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre, la delega raccordata con il PNRR prevede ora 20 mesi di tempo per i decreti attuativi. Il finanziamento annuo su cui può contare è di 350 milioni di euro.

ROMA. Venti mesi per sette decreti: è questo l’arco di tempo che la legge 22 dicembre 2021, n. 227 prevede per completare il quadro disegnato dalla delega al Governo in materia di disabilità, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre.

Arriviamo così a fine agosto 2023, data entro cui dovranno essere stabilite le nuove regole e modalità per:

a) definizione della condizione di disabilità, nonché revisione, riordino e semplificazione della normativa di settore;

b) accertamento della condizione di disabilità e revisione dei suoi processi valutativi di base;

c) valutazione multidimensionale della disabilità, realizzazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato;

d) informatizzazione dei processi valutativi e di archiviazione;

e) riqualificazione dei servizi pubblici in materia di inclusione e accessibilità;

f) istituzione di un Garante nazionale delle disabilità;

g) potenziamento dell'Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

«La legge delega sulla disabilità, come sappiamo, ha ottenuto il via libera definitivo pochi giorni fa e potrà disporre di uno stanziamento di 350 milioni di euro all’anno. Non sarà quindi solo un meccanismo procedurale e normativo, che dovrà essere attuato attraverso diversi decreti legislativi previsti per la sua attuazione ma disporrà anche di una dote economica importante», commenta la Fish. «Il Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità, che è stato rimodulato con il cambio di denominazione (si chiamerà infatti “Fondo per l'inclusione delle persone con disabilità), sarà finalizzato a fornire piena attuazione agli interventi legislativi in materia di disabilità secondo quanto previsto dalla

Legge delega, inoltre sarà trasferito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali al Ministero dell’Economia e delle Finanze».

Una mostra sul Piccolo Principe: viaggio con l'anima e il cuore

Il Resto del Carlino del 04/01/2022

JESI. Parla ai sensi, al cuore, all'anima la mostra «In viaggio col Piccolo Principe: non si vede bene che col cuore», ispirata alla storia di Antoine de Saint-Exupéry. La mostra tattile itinerante è allestita alla pinacoteca di Palazzo Pianetti a Jesi e sarà visitabile fino al 30 gennaio. Per Elisa Latini, apprezzata artista jesina delle ceramiche, l'arte va non solo contemplata ma sentita a 360 gradi. Le opere in mostra sono raccontate da letture animate che accompagnano la mostra. L'artista jesina Elisa Latini che lavora alle sue opere in ceramica nel laboratorio di via Roma 13/c ha inaugurato la mostra nei giorni scorsi con grande successo specie in questo periodo natalizio. Ad accompagnare la mostra, le letture di Arci Voce di alcune pagine del racconto di Antoine de Saint-Exupéry «Il Piccolo Principe». Il 30 gennaio prossimo l'artista svelerà poi un pezzo inedito. «In viaggio col Piccolo Principe: non si vede bene che col cuore» è giunta alla sua quinta tappa dopo l'apertura nella sua città natale e le tappe a Senigallia, Lione e al Museo Omero di Ancona. Nuove letture hanno accompagnato i visitatori fra le 11 opere esposte, ieri a cura di Umberto Bongiovanni della Biblioteca dei Ragazzi. Inziativa che sarà riproposta a metà gennaio. «Le opere - spiega Elisa Latini - sono state esposte in modo tale da dare risalto ai giochi di sguardi e alle relazioni fra i personaggi rappresentati. Si tratta di una selezione di pezzi che vengono da una collezione di 90 opere - aggiunge - e il progetto nasce nel 2018 in collaborazione con l'Unione Nazionale Ciechi e Ipovedenti di Lione, il Museo Omero di Ancona e realtà simili. Le opere sono state concepite per essere fruite anche da persone con disabilità visive. Una mostra tattile in cui i visitatori assumono il punto di vista del protagonista del racconto, e incontrano la volpe, la rosa, l'uomo d'affari e tutti quei personaggi con cui il Piccolo Principe interagisce nel suo viaggio». «Tutti gli adulti - scrive Saint-Exupéry - sono stati prima di tutto dei bambini (ma pochi se lo ricordano): per questo Elisa Latini ha ritratto i bambini che seguono i corsi della sua associazione Il Camaleonte, che ospita nei suoi spazi». Fra i materiali utilizzati ci sono gres e porcellana con smalti prodotti con materie prime da Latini stessa, ecoprinting e pigmenti naturali vegetali rielaborati con pastelli policromi e tempera all'uovo.

di Sara Ferreri

«Lasciato fuori dal Duomo di Torino perché accompagnato dal mio cane guida», la denuncia di Vittorino Biglia

Corriere della Sera del 04/01/2022

L’uomo, ipovedente e consigliere regionale dell’Unione italiana ciechi ha chiamato il 112 e con la mediazione degli agenti è riuscito a entrare in chiesa.

TORINO. Lasciato fuori dal Duomo di Torino perché accompagnato dal suo cane guida. «Se solo ci fosse più informazione - chiosa Vittorino Biglia, ipovedente e consigliere regionale dell’Unione italiana ciechi - Il cane guida per un non vedente rappresenta i suoi occhi, non è piacevole sentirsi dire che deve essere lasciato fuori. È accaduto nel duomo di Torino. Non bisogna lasciar correre, casi come questi devono essere segnalati». Vittorino Biglia ha così deciso di chiamare la polizia che poi lo ha fatto entrare in chiesa.

Biglia che risiede Imperia, dove è coordinatore del gruppo di lavoro cani guida per il consiglio regionale dell’Unione italiana ciechi, lunedì mattina era a Torino con la sua famiglia e il suo inseparabile cane guida, il labrador nero Spritz. Volevano visitare il presepio di Matera allestito in Duomo. «Mi hanno detto che io non potevo entrare con il cane. Così come dicevano i cartelli. Ho cercato di spiegare all’addetto che era un cane guida e che per legge ha libero accesso nei luoghi aperti al pubblico ma non c’è stato modo di fargli cambiare idea». Così ha deciso di chiamare il 112.

Sono intervenuti gli agenti che hanno fatto da mediatori, e Biglia con Spritz sono entrati, riuscendo a visitare la chiesa anche grazie a una volontaria che era in chiesa e a farsi descrivere dai suoi familiari il presepe e le navate. Già a Torino anni fa Vittorino Biglia aveva vissuto una disavventura sempre in compagnia del suo cane. In quel caso non volevano farlo entrare in ospedale «ma ho spiegato che esiste una legge, è importante saperlo. La mia non è voglia di fare polemica ma di far conoscere una legge, la numero 37 del 1974, che molti non conoscono. Servono educazione e informazione, solo così è possibile far conoscere la reale importanza di un cane guida. Come associazione di categoria abbiamo fatto molto ma non basta perché la gente non è informata. Il cane guida rappresenta gli occhi per chi non vede, è importante capirlo».

di Floriana Rullo