mercoledì 20 novembre 2019

G! come giocare - Fieramilanocity , 22-23-24 novembre 2019

Fieramilanocity , 22-23-24 novembre 2019
Pad 3, Viale Scarampo – Gate 4
Linea 5 (Lilla) fermata Portello
Linea 1 (Rossa) fermata Lotto

Ciao a tutti/e!! 👨‍👩‍👧‍👦

Anche quest'anno il Consiglio Regionale Lombardo dell'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti sarà in fiera per promuovere il Progetto "Lombardia Facile...oltre la disabilità" e il tema del gioco come strumento a sostegno dell'inclusione e della socialità. 🎲♟🎯🧩

Sabato 23 e domenica 24 proporrà un laboratorio per scoprire come stimolare i sensi attraverso il gioco:
- Sabato 23 novembre, dalle 9:30 alle 16:00, LABORATORIO SENSO-PERCETTIVO,
- Domenica 24 novembre, dalle 9:30 alle 13:00, LABORATORIO SENSO-PERCETTIVO.

Giocare è un’attività a cui tutti i bambini hanno diritto e i giocattoli devono essere prodotti inclusivi per eccellenza.

Per maggiori informazioni: https://gcomegiocare.it/

martedì 19 novembre 2019

APERITIVO AL BUIO - Mercoledì 27 e venerdì 29 novembre, dalle ore 17:30. Salone “Rosario Di Salvo”, Cinisello Balsamo

Quando: Mercoledì 27 e Venerdì 29 Novembre 2019

Ore: dalle 17:30

Dove: Salone "Rosario Di Salvo"

Via Carlo Villa, 6 - Cinisello Balsamo (MI)

(ingresso via Garibaldi, sotto il parcheggio della Coop)

Un aperitivo completamente a luci spente per mettere in gioco i propri sensi e cambiare il proprio modo di percepire la realtà: è questa l’atmosfera prevista per il primo aperitivo al buio a Cinisello Balsamo, organizzato dal progetto L-inc in collaborazione con UICI - Consiglio Regionale Lombardo, Formofficina, Circolo Pablo Neruda, e UniAbita.

In occasione di "Stiamo al passo. Insieme per l'inclusione", organizzata dal Comune di Cinisello Balsamo, L-inc propone un’esperienza unica dove sperimentare nuovi livelli sensoriali e ridefinire i propri parametri spaziali, in cui non si dà importanza a ciò che si vede ma vengono esaltati gli altri quattro sensi.

Saranno infatti i camerieri non vedenti ad accompagnare le persone in sala, a indicare come riconoscere gli oggetti sul tavolo e a rimanere a disposizione per qualsiasi necessità.

Un momento non solo conviviale ma pensato anche per una buona causa: sostenere i progetti di vita indipendente delle persone con disabilità del progetto L-inc.

Ingresso con donazione a partire da €10,00.

Prenotazione obbligatoria: eventi@laboratoriolinc.it

Qui il volantino.

lunedì 18 novembre 2019

Stop agli interventi standard, PEI su misura per ogni alunno

Il Sole 24 Ore del 18.11.2019

Più attenzione agli studenti con disabilità, con nuove regole per la composizione delle commissioni che rilasceranno le certificazioni mediche e la previsione del coinvolgimento dell’intera comunità scolastica nel processo di inclusione. Una partecipazione maggiore delle famiglie nei momenti-chiave delle decisioni che saranno prese attorno all’alunno, dall’assegnazione delle diverse misure di sostegno, all’abbattimento delle barriere architettoniche.

È l’obiettivo, ambizioso e giuridicamente molto avanzato, che si pongono le norme in materia di inclusione approvate in via definitiva la scorsa estate attraverso il Dlgs 96/2019 che è andato a limare, integrare e, secondo l’intenzione del legislatore, migliorare il precedente Dlgs 66 del 2017, “figlio” della legge 107 del 2015, la cosiddetta “Buona Scuola”.

Il nuovo pacchetto.

Per il nuovo pacchetto inclusione è tempo di andare a regime: le novità introdotte in agosto sono in vigore dal 12 settembre scorso. Si apre la sfida dell’attuazione (sono allo studio dieci decreti ministeriali) che vedrà protagonista il Miur, ma che coinvolgerà anche quello della Salute, per le certificazioni. Regioni ed Enti locali, coinvolti attraverso la Conferenza Unificata, dovranno garantire una corretta attuazione su tutto il territorio delle nuove regole e una maggiore omogeneità dei servizi.

Cambiamento culturale.

Le norme del 2017 e del 2019 gettano le basi per un cambiamento culturale. L’Italia, già all’avanguardia (dal 1977 sono state abolite le classi speciali per gli alunni diversamente abili), si allinea al principio, riconosciuto dalle Nazioni Unite, secondo cui la disabilità è «in relazione al contesto». È il principio dell’accomodamento ragionevole che indica «le modifiche e gli adattamenti necessari ed appropriati (...) per assicurare alle persone con disabilità il godimento e l’esercizio, su base di eguaglianza con gli altri, di tutti i diritti umani e libertà fondamentali».
Seguendo i principi indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità sulla redazione del Profilo di funzionamento della persona con disabilità, la legge stabilisce che, per garantire qualità di vita più elevata ai ragazzi con disabilità, bisognerà offrire loro opportunità valutate caso per caso in termini di sussidi didattici e metodologie di studio. Che non dovranno più essere definiti in modo “standard”, solo in relazione diretta al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico davvero individualizzato. Su questo principio viene costruita l’architettura della nuova inclusione scolastica. Con diversi effetti pratici.

Si parte dalla certificazione.

Tutto parte dalla certificazione della condizione di disabilità. Questa andrà sempre richiesta all’Inps, secondo la legge 104 del 1992. La certificazione serve in diversi ambiti. Nella scuola è propedeutica per poter richiedere le misure di supporto e il docente di sostegno, l’assistenza specialistica.
Con il Dlgs 66 e le sue modificazioni, viene cambiata la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità per l’inclusione scolastica. Oltre al medico legale, dovranno essere presenti un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria infantile e un medico specializzato nella patologia dell’alunno. Una novità che guarda alla necessità di avere nel gruppo di lavoro una figura che sia in grado di comprendere a fondo le problematiche dello studente.

L’accertamento.

L’accertamento della condizione di disabilità in età evolutiva per l’inclusione scolastica (che deve essere esplicitamente richiesta dalla famiglia) è necessario per poter elaborare il Profilo di funzionamento predisposto «secondo i criteri del modello bio-psico-sociale della Classificazione internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute (Icf) dell’Organizzazione mondiale della sanità». Considerando, cioè, la persona nella sua totalità, senza “tipizzare” le soluzioni proposte con riferimento solo agli aspetti medici.

Profilo di funzionamento.

Il Profilo di funzionamento è il documento che serve per la predisposizione del Piano educativo individualizzato (Pei). Al suo interno sono definite le misure utili (sostegno, ausili, tipi di assistenza) per l’alunno e la sua reale inclusione. È la base per poter avanzare le richieste (in ambito scolastico o anche ai fini dei servizi offerti dagli enti territoriali) che serviranno ad attuare il principio di accomodamento ragionevole sancito dall’Onu. Introducendo la prospettiva Icf dell’Organizzazione della sanità, non si guarda più alla disabilità come “menomazione”, ma all’intera persona e al suo “funzionamento” in termini positivi nel contesto.
Il Profilo viene redatto da specialisti del Sistema sanitario nazionale, con la collaborazione delle famiglie e, se possibile, insieme allo studente con disabilità, per garantirne il diritto all’autodeterminazione. È prevista la partecipazione del dirigente scolastico o di un docente specializzato sul sostegno didattico della scuola.
Una volta prodotto, il documento è trasmesso dalla famiglia alla scuola e all’Ente locale competente che predispongono, rispettivamente, il Pei (in ambito scolastico) e il Progetto individuale (per la dimensione legata ai servizi territoriali). I criteri per le nuove certificazioni e per il Profilo di funzionamento dovranno essere decisi dal ministero della Salute in raccordo con quelli dell’Istruzione, delle Politiche sociali, della Famiglia, degli Affari regionali. Per far partire a pieno regime il nuovo sistema serviranno lo sforzo di molti attori e una efficace rapidità di coordinamento.

di Alessandra Migliozzi

venerdì 15 novembre 2019

Insegnanti sostegno, nel 2019 crescono ancora i disabili. Ma sulle 14mila e 500 assunzioni previste, ne sono state fatte solo 2500

Il Fatto Quotidiano del 15.11.2019

Insegnanti di sostegno, nel 2019 crescono ancora i disabili. Ma sulle 14mila e 500 assunzioni previste, ne sono state fatte solo 2500.

Anche quest’anno, il rapporto tra alunni disabili e docenti di sostegno rimane troppo alto (1,72, in linea con lo scorso anno) con oltre 60mila supplenze. Significa studenti poco assistiti, girandole in cattedra, disagi per famiglie e classi.
Tanti alunni, pochi docenti (o almeno non quanti servirebbero), troppe supplenze e graduatorie in ritardo. Ogni anno nella scuola italiana si ripresenta il problema del “sostegno”, gli insegnanti che devono aiutare i ragazzi disabili, dalle elementari alle superiori. “E ogni anno va un pochino peggio”, commenta Salvatore Nocera della Fish (Federazione italiana per il sostegno dell’handicap). Non che ci siano grosse novità rispetto al passato: le criticità sono sempre le stesse, non riuscire a risolverle aumenta il disagio. Anche quest’anno, il rapporto tra alunni disabili e docenti di sostegno rimane troppo alto (1,72, in linea con lo scorso anno) con oltre 60 mila supplenze. Significa studenti poco assistiti, girandole in cattedra, problemi per famiglie e docenti.

L’ALLARME DELLE ASSOCIAZIONI.

Sono i numeri (che il Ministero pubblica ad ogni inizio di anno scolastico) a preoccupare le associazioni: nel 2019/2020 aumentano gli alunni disabili, che passano da 245.723 a 259.757; ma aumentano anche i posti di sostegno, da 141.412 a 150.609, ma non abbastanza per colmare il gap. Il divario resta ampio, il quadro sostanzialmente immutato e proprio per questo critico.

Disabili, federazioni abbandonano il tavolo al Miur sull’inclusione scolastica: “Avevamo un incontro col ministro, ma se ne è andato”.

AUMENTANO I DISABILI (NEL 2019 +15MILA).

Il dato che colpisce di più è proprio l’aumento di studenti portatori di handicap: è una costante dell’ultimo decennio, nel corso del quale il numero è salito di 85mila unità (+48%). Questo grazie anche a un’attenzione sempre maggiore sulle certificazioni. Tante situazioni che prima venivano trascurate oggi trovano una spiegazione clinica e un supporto specifico. Inoltre, negli ultimi anni sta aumentando anche il numero di immigrati e stranieri, che spesso vengono da condizioni di disagio e necessitano di aiuto. Sta di fatto che ogni anno ci sono più alunni da assistere e il 2019/2020 non fa eccezione, anzi segna un record (+15 mila).

EMERGENZA SOSTEGNO: MANCANO GLI SPECIALIZZATI.

Il problema è che i docenti di sostegno non aumentano così tanto. Il Miur rende noto il numero di posti (comunque inferiore al fabbisogno), ma il vero problema è che ad ogni cattedra purtroppo non corrisponde un docente. Non di ruolo almeno: dei 150mila posti annui, 50mila sono in deroga, cioè autorizzati solo successivamente rispetto al contingente di personale assegnato ad inizio anno alle scuole, e quindi coperti con supplenti. In più, anche nell’organico di diritto tanti posti restano vuoti perché non ci sono docenti da assumere. La mancanza di insegnanti di sostegno sta diventando una vera e propria emergenza: anche quest’anno, delle 14.500 assunzioni previste ne sono state fatte appena 2.500 perché le graduatorie a cui attingere sono ormai esaurite. Dati definitivi ancora non ci sono, ma almeno 60-70mila posti sono supplenze. Per il sostegno significa discontinuità didattica e mancanza di specializzazione (la quasi totalità dei supplenti non ha il titolo): tutto ciò di cui non avrebbe bisogno uno studente disabile.

MIUR IN AFFANNO: ARRIVANO 14MILA NUOVI DOCENTI (MA NON BASTANO).

In questa situazione, il Ministero si muove in affanno, al costante inseguimento di una soluzione che sembra sempre tardiva e insufficiente. A maggio è stata approvata la riforma del sostegno (dopo che la precedente targata Pd era stata congelata per circa un anno): il nuovo sistema è entrato in vigore a settembre, si attendono gli esiti. Prima di tutto, però, servono nuovi maestri e professori, senza di cui ogni cambiamento sarà inutile. A tal fine sono partiti i nuovi Tfa (tirocinio formativo attivo) per il sostegno. L’anno scorso l’ex ministro Bussetti ha emanato il bando, in primavera si sono svolte le prove, le lezioni sono attualmente in corso e a inizio 2020 saranno concluse. Nuovi specializzati, ossigeno per le scuole. Però saranno solo 14mila: si tratta di corsi tenuti dalle università, più di tanti gli atenei non riescono ad ospitarne in un anno. I docenti potranno essere assunti il prossimo settembre, ma non basteranno a colmare il fabbisogno e al Miur già preparano il bando per un nuovo ciclo (ne erano stati previsti tre per 40mila posti totali), i cui vincitori comunque non saranno pronti prima del 2021, se va bene. Intanto l’emergenza continua.

di Lorenzo Vendemiale Twitter: @lVendemiale

mercoledì 13 novembre 2019

Trasporti e ambiente costruito: il Forum Europeo chiede la piena accessibilità

Superando.it del 13.11.2019

«L’accessibilità è molto più di una questione tecnica: l’esercizio di tutti i diritti delle persone con disabilità – vita indipendente, partecipazione, libertà di scelta e di mobilità – dipende dall’accessibilità, che è dunque una profonda questione politica e di diritti umani. L’accessibilità garantisce che i bambini con disabilità possano giocare con tutti i coetanei, che tutte le persone con disabilità possano vivere e lavorare, fare la spesa, studiare e partecipare ad attività ricreative in città piccole e grandi e nelle zone rurali, assicurandone ovunque la presenza e la visibilità. Essenziale, quindi, per le persone con disabilità, l’accessibilità è tuttavia di beneficio per tutti i cittadini della società, a partire dalle persone con limitazioni funzionali temporanee, dagli anziani, dai migranti e dalle famiglie tutti. Essa contribuisce pertanto alla sostenibilità economica e sociale. La legislazione è un elemento di fondamentale importanza, ma c’è bisogno di un ampio ventaglio di azioni per garantire che l’accessibilità sia presente ovunque, su base continuativa, man mano che le nostre società progrediscono. Ed è essenziale che tutti gli aspetti dell’accessibilità includano l’effettivo coinvolgimento delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni rappresentative».

Inizia così la Risoluzione adottata la scorsa settimana a Helsinki, in Finlandia, dal Consiglio Direttivo dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che prosegue con una serie di considerazioni, non certo ultima quella sulla Direttiva (UE) 2019/882 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 aprile scorso, entrata in vigore il 27 giugno successivo, e dedicata ai requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi, ovvero l’European Accessibility Act (“Atto Europeo sull’Accessibilità”), del cui percorso anche «Superando.it» si è ripetutamente occupato.

Lo stesso Forum aveva già prodotto un’ampia e approfondita analisi di quella Direttiva, della quale avevamo messo a disposizione dei Lettori sia i punti ritenuti favorevoli che le criticità evidenziate.

«Tutti gli Stati Parte che hanno ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – prosegue dunque la Risoluzione dell’EDF -, compresa l’Unione europea e tutti i suoi Stati Membri, sono tenuti ad adottare misure legislative adeguate per garantire il diritto all’accessibilità. Quest’ultima, infatti, è una condizione essenziale per il godimento dei diritti fondamentali da parte di oltre 100 milioni di persone con disabilità nell’Unione Europea, diritti che comprendono l’istruzione inclusiva e l’occupazione lavorativa, una vita indipendente, l’autonomia personale e la libertà di circolazione. Oggi, però, le persone con disabilità non possono esercitare pienamente e liberamente i loro diritti a causa della mancanza di accessibilità, senza dimenticare che i cambiamenti demografici stanno portando a un’importante crescita di persone anziane con problemi di disabilità. Abbiamo apprezzato il contributo dell’European Accessibility Act nel migliorare l’accessibilità dei prodotti e dei servizi (principalmente digitali) del mercato unico, nonché di altre normative correlate, ma riteniamo che quella stessa norma non affronti in modo efficace gli aspetti cruciali relativi all’accessibilità dei trasporti e dell’ambiente costruito».

Alla luce di tutto ciò, quindi, il Forum chiede che «gli Stati Membri dell’Unione Europea adottino un approccio ambizioso e globale nel recepire a livello nazionale l’European Accessibility Act, allargandone le norme anche all’ambiente costruito e ai trasporti. Chiediamo inoltre che gli Stati Membri riducano i tempi di resa accessibile dei prodotti e dei servizi da parte degli operatori economici. E ancora, chiediamo di garantire l’effettiva attuazione della Direttiva Europea, istituendo meccanismi di monitoraggio, di reclamo e di applicazione efficaci e accessibili. A tutte le Autorità Nazionali e Locali, infine, nonché alle imprese che forniscono servizi e prodotti per il settore dei trasporti e dell’ambiente costruito, chiediamo che diffondano e utilizzino le norme europee più aggiornate per migliorare l’accessibilità di quegli stessi prodotti e servizi, come la prevista norma europea sull’accessibilità e l’usabilità dell’ambiente costruito (prEN 17210)».

Rispetto all’iter della citata Direttiva Europea sull’Accessibilità 2019/882, ricordiamo in conclusione che il termine di recepimento per gli Stati Membri è stato fissato per il 28 giugno 2022, quello di applicazione per il 28 giugno 2025, che diventerà il 28 giugno 2027 per alcuni prodotti e servizi. Termini ritenuti del tutto eccessivi dall’EDF, che auspica pertanto una decisa accelerazione dei tempi da parte dei singoli Stati. (S.B.)
Ringraziamo Luisella Bosisio Fazzi per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@edf-feph.org.

martedì 12 novembre 2019

Il Faro del 12.11.2019

Bicampionessa iridata in questa importante rassegna che anticipa le Paralimpiadi. E ci pensa adesso Assunta. Nella storia dei lanci.

DUBAI. I Mondiali paralimpici di atletica leggera di Dubai sono sempre più nel segno di Assunta Legnante. La scia delle sue vittorie è inarrestabile e, questa volta, la pluricampionessa paralimpica e iridata porta in dote ancora un oro ma nella specialità del disco F11. Si tratta della terza medaglia per l’Italia in questa rassegna mondiale, la sua seconda a livello personale dopo aver conquistato il metallo più prezioso anche nel peso. Ma non si è voluta accontentare qui, perché con il primo posto arriva anche il nuovo record europeo di 37,89, a soli 15 centimetri dal precedente siglato un mese fa.

E oggi non ci sono più aggettivi per descrivere un’atleta così completa come lei: mentalità vincente, determinazione esemplare, capitana rispettata ed ispirazione per tutta la squadra azzurra.

In gara l’atleta non vedente piazza il primo lancio a 36,22 e si mette subito in sicurezza in seconda posizione. È però con il tentativo successivo che riesce a superare l’attuale primatista iridata, la cinese Zhang Liangmin, per passare in testa a 36,98. È poi alla quinta prova che arriva la consacrazione mondiale e il primato continentale.

La sua reazione a fine gara è estatica: “Due è sempre meglio di uno. Oggi è un giorno stupendo, sono riuscita nel mio intento. La gara è stata tirata con la cinese e io mi sono divertita. Volevo tanto questo podio, non mi interessava il metallo. Sono arrivata qui nel pieno delle mie capacità fisiche e mentali grazie al lavoro che ho fatto insieme a Roberto, il tecnico che mi segue nel disco, e con Nadia qui in veste di guida e tecnico della Nazionale, un binomio vincente. Finalmente ho nuovi stimoli perché le mie quattro avversarie lanciano tutte più di 34 metri. Ho solo il piccolo rimpianto che, se non mi fossi infortunata al polpaccio ai Societari di un mese fa, avrei potuto puntare al record del mondo, che è uscito in varie sedute di allenamento. Nel disco ho fatto il personale, nel peso lo stagionale, posso solo dire che il lavoro è stato ottimale. Ora penso alle Paralimpiadi di Tokyo”.

La cinese Zhang è argento con 36,78, mentre il bronzo va alla brasiliana Izabela Campos (34,28).

UICI Toscana - Settimana bianca: Dobbiaco, 25 gennaio – 01 febbraio 2020

Con il comunicato n. 137/2019, la Sede Centrale comunica che il Consiglio Regionale UICI toscano organizzerà dal 25 gennaio al 01 febbraio 2020 la settimana bianca sulle nevi di Dobbiaco.

L’organizzazione prevede l’impiego di guide professioniste sia per accompagnare gli sciatori, sia, nei limiti del possibile, per uscite con escursioni. Sarà possibile noleggiare l’attrezzatura per praticare lo sci di fondo presso il “noleggio sci” situato di fronte all’Hotel. Il soggiorno avverrà presso l’Hotel Union con trattamento di mezza pensione. Per lo spuntino di mezzogiorno vi sono ottime opportunità a portata di mano a costi sostenibili, fra cui il Centro fondo, distante poche centinaia di metri dall’Hotel Union, oltre naturalmente presso le malghe presenti nei dintorni. Il costo della settimana bianca è di  € 507,50 (71 a persona + 1,50 di tassa di soggiorno), escluso il premio della polizza assicurativa, obbligatoria per tutti i partecipanti.

Per ulteriori informazioni si rinvia al comunicato in oggetto, consultabile al seguente url:

lunedì 11 novembre 2019

Verso Expo 2020 – Dubai punta sull'accessibilità

Cagliaripad del 11.11.2019

Ha preso il via il 5 novembre a Dubai, presso il Dubai World Trade Center, la prima edizione del vertice internazionale sul turismo accessibile (DATIS), organizzato con l’obiettivo di far diventare gli Emirati uno dei Paesi più all’avanguardia nel settore del turismo e dei viaggi dedicati alle persone con disabilità.

Il vertice, svoltosi sotto il patrocinio dello sceicco Ahmed bin Saeed Al Maktoum, presidente dell’autorità per l’aviazione civile di Dubai, degli aeroporti di Dubai e amministratore delegato del gruppo Emirates, ha avuto il principale scopo di evidenziare le difficoltà affrontate da oltre il 10% della popolazione mondiale con disabilità durante i loro viaggi, nonché di sottolineare la necessità di rafforzare le legislazioni, le infrastrutture e servizi.

Il vertice è stato seguito da alti funzionari internazionali ed esperti nei settori pubblico e privato che hanno condiviso le esperienze dei loro paesi, con particolare riguardo alla formazione del personale specializzato e alla costruzione di infrastrutture, strutture e servizi in settori chiave come l’ospitalità, i trasporti e la salute.

Secondo Lonely Planet, il 50 % delle persone con disabilità viaggerà più frequentemente se nelle mete turistiche troverà strutture adeguate alle loro necessità. Gli studi dimostrano che circa l’88% delle persone con disabilità trascorre le vacanze ogni anno, mentre almeno il 54% delle persone con requisiti di accesso speciale evita di recarsi in nuovi luoghi non ritenuti consoni. Jamal Al Hai, presidente del vertice, in occasione dell’apertura del summit ha dichiarato: “La partecipazione di una vasta gamma di funzionari governativi, decisori e rappresentanti di organizzazioni internazionali, nonché esperti nel settore del turismo, renderà questo evento una piattaforma globale per la condivisione di pensieri, esperienze e buone pratiche e che si concretizzeranno nel tempo, offrendo a oltre un miliardo di persone con disabilità l’opportunità di raggiungere la destinazione che desiderano esplorare stando a proprio agio”.

Libri e siti web che si possono ascoltare e leggere in braille: fra poco sarà realtà

Varese News del 11.11.2019

Il panel "Internet e disabilità: i giornali e i siti di informazione accessibili ai disabili" ha affrontato le possibilità di fruire da parte di chi è disabile, soprattutto visivo, dei contenuti che il grande mare del web produce: un'ipotesi che diventerà obbligo nel 2025.

MILANO. Un argomento importante e delicato ha chiuso l’edizione 2019 di Glocal: “Internet e disabilità: i giornali e i siti di informazione accessibili ai disabili ha affrontato le possibilità di fruire da parte di chi è disabile, soprattutto visivo, dei contenuti che il grande mare del web riesce a produrre, sottolineando anche la tutela dei soggetti deboli nel Testo Unico dei doveri del giornalista.

Il panel, organizzato in collaborazione con l’Istituto dei ciechi di Milano e Fondazione Lia– Fieg, ha dato una panoramica completa delle opportunità che l’innovazione tecnologica e la creazione di un ecosistema editoriale digitale accessibile offrono alle persone non vedenti, ipovedenti e dislessiche. Una panoramica che non fa che anticipare il prossimo futuro: in Italia, entro il 2025, diventerà infatti obbligatorio rendere accessibili i prodotti dell’editoria online, una scelta che facilita una categoria di grandi lettori, visto che mediamente gli ipovedenti e i ciechi leggono 9 libri al mese, contro gli uno circa dei “forti lettori” vedenti.

E che non tolgono nulla ai “normali” lettori: «Ci abbiamo impiegato un po’ a convincere gli editori ma ce l’abbiamo fatta, a far capire che un ebook accessibile è semplicemente un ebook meglio leggibile per tutti» Ha spiegato Cristina Mussinelli, Segretario generale della Fondazione Lia.

Per mettersi in regola con le nuove normative, gli ebook dovranno contenere i metadati che consentono di leggere in braille, fare la sintesi vocale e allargare il testo contemporaneamente: «Attualmente, la maggior parte dei testi inserisce un servizio per volta, triplicandone il costo – ha spiegato Mussinelli – ma possono essere implementati contemporaneamente, abbattendo il costo e rendendo “born accessible” ogni libro».

Sono già 24mila in nuovi titoli “born accessible”, cioè già nati per essere accessibili: che consentono agli ipovedenti di allargare il testo, e ai non vedenti di ascoltare un libro, oppure di poterlo leggere servendosi della “barra braille” che traduce in punti braille il testo, senza cambiare nulla dell’aspetto “normale” dell’ebook. Una possibilità che si può estendere anche agli articoli web, come hanno mostrato Elisa Molinari, coordinatrice progetti ed eventi Fondazione LIA e Antonino Cotroneo, Tecnico informatico, ipovedente, dell’Istituto ciechi di Milano che hanno anche evidenziato alcune delle funzionalità già esistenti in molti tablet: dall’inversione dello sfondo (da bianco a nero) all’ingrandimento delle lettere, alla possibilità di dare istruzioni vocali.

Ma non sempre la tecnologia, già esistente nei nostri dispositivi, è in grado di aiutare veramente chi non può vedere: e la differenza la fa proprio il software che da indicazione agli strumenti tecnologici, e che verrà implementato presto. «Quando un testo è fatto adeguatamente – ha spiegato Cotroneo con una prova pratica – È possibile perfettamente distinguere quando si sta leggendo un titolo o un testo, o persino l’esistenza e l’aspetto di una immagine».

Un futuro che renderà ben presto tutti più vicini: chi può e chi non può leggere un libro ora. «La vera rivoluzione però si avrà quando le realtà che producono libri si organizzeranno in proprio, aggiungendo nei prodotti gli elementi necessari per rendere accessibile un libro – ha sottolineato Cristina Mussinelli – la Fondazione, da questo punto di vista, tende all’autoestinzione: produce e aiuta a produrre i nuovi strumenti, nella speranza che poi l’accessibilità diventi una logica normale».

di Stefania Radman

domenica 10 novembre 2019

Mondiali di Atletica, chi è Assunta Legnante. L'atleta non vedente al suo quarto oro nel lancio del peso

OPEN online del 10.11.2019

Con la vittoria del suo quarto mondiale, l’atleta napoletana ha conquistato anche il pass per la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Lione, Doha, Londra e ora Dubai. Quattro medaglie, quattro campionati mondiali, e quattro ori. Sono i risultati stratosferici di Assunta Legnante, che ieri, venerdi 8 novembre, ha conquistato l’ennesimo titolo iridato nella prima giornata dei mondiali paralimpici di atletica leggera in corso negli Emirati Arabi Uniti.

È stata lei, la capitana delle squadra azzurra a portare a casa il primo oro per l’Italia e il quarto consecutivo della sua carriera.

Verso Tokyo 2020.

La campionessa azzurra ha firmato il quarto sigillo iridato nella sua carriera da lanciatrice F11, e ha guadagnato il pass per le Paralimpiadi di Tokyo 2020. Non c’è stata storia in gara per le 12 avversarie non vedenti e ipovedenti: Legnante si è imposta con un lancio da 15,83 metri, la migliore prestazione stagionale.

«Era d’obbligo riconfermare il titolo mondiale per la quarta volta, ed è importante aver portato a casa uno slot», ha detto l’atleta azzurra. «Da capitano, ho dato l’esempio agli altri ragazzi che ora dovranno fare anche meglio. Sono sette anni che non perdo, il presente è qui. Dedico questa medaglia a me, perché quest’anno ho ricominciato ad amarmi».

Per i Mondiali l’atleta napoletana ha indossato la nuova mascherina portafortuna con l’immagine degli occhi dell’Uomo Tigre: «Ora la posso portare a Tokyo da campionessa mondiale, è un omaggio al Giappone. Lì voglio vincere il mio terzo titolo paralimpico».

La carriera dell’atleta napoletana: dal buio alla luce.

Assunta Legnante non perde una gara dal 2012, sette anni di successi che l’hanno vista trionfare sia in Italia, che all’estero, tra europei, mondiali e Olimpiadi. Una delle figure più vincenti dello sport paralimpico mondiale. Ma non solo. Un esempio per tutti e per tutte. Uno spirito di resilienza coronato da traguardi che l’hanno vista combattere con un nemico che si porta dietro dalla nascita: un glaucoma congenito.

Già, perché nel 2007 Assunta Legnante aveva vinto gli europei indoor di Birmingham come atleta normodotata. Due anni più tardi è arrivato il buio, è l’anno in cui la lanciatrice del peso perde la vista. Smettere di lanciare? Non se ne parla. L’atleta di Frattamaggiore, in provincia di Napoli, torna sulla pedana e tre anni più tardi, ai campionati italiani assoluti paralimpici di atletica leggera, trova il record del mondo nel getto del peso, nella categoria F11-12, con due lanci da 13,24m e 13,27m. Un’annata che la vedrà trionfare anche alle Olimpiadi di Londra.

Da allora Legnante non si è mai fermata, infilando una serie di risultati mostruosi: prima il doppio oro ai mondiali di Lione e di Doha, poi la riconferma del titolo olimpico a Rio e ora l’ennesimo titolo e l’ennesima partecipazione alla competizione a cinque cerchi.

«Di lei ho sempre apprezzato la forza d’animo e l’aver continuato a gareggiare, senza essersi mai arresa, anche dopo che il glaucoma congenito ha aggravato i problemi visivi. Assunta non si è arresa e da vera campionessa è tornata a gareggiare», ha detto il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, congratulandosi per l’oro mondiale.

«Ora è tra gli atleti paralimpici più vincenti. Esempio vivente che non bisogna mai arrendersi, mai!».

A Pistoia arriva l'app turistica per i non vedenti!

PaesiOnline del 10.11.2019

Ecco l'occhio della città intelligente, un'app per tablet e smartphone che funziona grazie ai comandi vocali: tenuto il passo di altre città toscane.

PISTOIA. Finalmente arriva l'occhio della città intelligente, l'App per tablet e smartphone che attraverso dei comandi vocali permetterà agli ipo e ai non vedenti di visitare un luogo in piena autonomia. Un servizio turistico che abbatte le differenze e permette di vivere la città a tutti.

Pistoia, arriva l'App per i non vedenti.

Dopo altre città toscane, anche a Pistoia grazie alla sinergia dei Lions, dell'Università degli studi di Firenze e di un'importante azienda di software arriva l'App per gli ipo e i non vedenti. Tramite comandi vocali e istruzioni, si potrà essere guidati nel luogo d'interesse prescelto, senza dover essere accompagnati, permettendo di visitare i posti in autonomia e vivendo appieno l'esperienza turistica. Naturalmente l'App è un valido strumento anche per i vedenti che si vogliono muovere liberamente tra le bellezze di Pistoia.

Il progetto è stato presentato nella sala Nardi della Provincia, con la partecipazione del sindaco, del prefetto e del presidente della Provincia. Tra i rappresentanti dei Lions, il governatore Pier Luigi Rossi, due vice governatori e il direttore Internazionale Elena Appiani, oltre agli officier Lions della Circoscrizione delle province di Pistoia e Prato. Presente anche l'ideatore del progetto, il Past Governatore Antonino Poma.

Come funziona l'occhio della città intelligente.

Si chiama l'occhio della città intelligente l'App scaricabile gratuitamente da Play Stores su sistemi Android e Apple. La facilità di utilizzo la rende facilmente intuibile e versatile per i non vedenti e per chiunque. In sostanza il software attinge in parte dal data base del Comune e del Copit, e in parte da quelli della Regione nei quali sono indicati i principali punti d'interesse della città. In seguito in base al luogo ricercato l'App elabora una sintesi vocale per fornire indicazioni dettagliate e guidare il turista.

Non solo condurrà verso luoghi di interesse come musei o monumenti indicando orari di apertura e chiusura, ma individuerà ad esempio anche i mezzi pubblici nelle vicinanze da utilizzare, la fermata, l'ora della partenza e dell'arrivo. Insomma sarà come una sorta di navigatore ma molto più preciso e localizzato perché l'aspetto uditivo è la parte fondamentale.

L' App è già stata sperimentata dalla sezione ciechi di Pistoia, presieduta da Tiziana Lupi, che ne ha subito evidenziato l'enorme funzionalità e la facilità di utilizzo per i non vedenti. L' App si presenta come un valido strumento di aiuto e allo stesso tempo di autonomia per far vivere la città di Pistoia a tutti.

sabato 9 novembre 2019

Comunicare la disabilità oltre i clichè, nasce il manifesto

Corriere del Trentino del 09.11.2019

TRENTO. Se sono le parole a definire la realtà in cui viviamo, un manifesto per la buona comunicazione può cambiare il mondo. Nasce così il Manifesto per comunicare la disabilità, progetto condiviso di Consolida, Ordine dei giornalisti, Assostampa e Fondazione Demarchi, generato dalla volontà di incidere profondamente nel modo in cui viene comunicata la disabilità.

Studi internazionali dimostrano che spesso l'emarginazione delle persone con disabilità non è determinata dalla menomazione in sé, ma dallo sguardo che viene posto su di loro, a livello individuale e collettivo. Uno sguardo alimentato dalla narrazione mediatica, che oscilla ancora tra l'occultamento e il pietismo da una parte e la mitizzazione eroica, spesso in ambito sportivo, di quanti emergono per caratteristiche particolari dall'altra. Ma la cattiva comunicazione investe ogni settore della società che si occupa, direttamente o indirettamente, di disabilità.

Così il gruppo di lavoro interdisciplinare coordinato dal professore Michele Marangi, docente dell'università Cattolica di Milano e media educator, ha visto la presenza di giornalisti e professionisti della comunicazione (videomaker, social media manager, fotografi) insieme ad operatori sociali, genitori e persone con disabilità. Ne è nata una proposta che contiene principi guida, indicazioni quindi non prescrittive e univoche, ma orientanti per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità, da condividere ed integrare. «I professionisti della comunicazione più di altri hanno la responsabilità di usare le parole in maniera rispettosa delle persone -- ha sottolineato il presidente regionale dell'Ordine dei giornalisti Mauro Keller -- Attraverso il nostro lavoro influenziamo il linguaggio di tutti. Possiamo farlo in maniera negativa oppure, come in questo caso, positiva».

Nessuna volontà di «buonismo» o di «politicamente corretto», ma sette punti che fissano l'asticella della comunicazione su una mediazione alta, senza abbassare il livello alla ricerca di un compromesso tra le parti: attenzione alla persona, necessità di comprendere le molte forme della disabilità, importanza di distinguere la differenza - caratteristica insita in ogni cosa - dalla diversità - termine giudicante ed escludente, eliminazione della dicotomia pietismo/eroismo, focus sulla differenza tra deficit - la mancanza della singola persona - e handicap, il limite oggettivo delle barriere, spesso anche fisiche, create dalla società. E ancora: cura per l'età anagrafica della persona con disabilità, spazio alle vere storie dei soggetti e alla loro volontà di raccontarsi o oppure no. Sette buoni principi destinati sia a tutta la comunità civile sia ai professionisti dei settori interessati e alla politica per imparare a plasmare la normalità del pensiero attraverso l'educazione linguistica. (Ch. M.)

BlindConsole, un progetto tutto italiano per far giocare i non vedenti

La Stampa del 09.11.2019

Start-up torinese Novis propone la prima console virtuale completamente accessibile a persone con disabilità visive.

Flavio Accossato, Adriana Ortelli, Dario Codispoti, sono i tre fondatori della start-up Novis, impegnata nella progettazione e nello sviluppo di BlindConsole, la prima console virtuale pensata per essere completamente accessibile a persone con disabilità visive.

L’idea di BlindConsole nasce nel 2018 quando Flavio, Adriana e Dario, frequentano un workshop della Scuola SEI della Fondazione Agnelli, ci dice Flavio: “L’obiettivo del workshop era partire da un’idea per poi realizzare un prototipo in dieci giorni. Inizialmente volevamo creare un nuovo modo di giocare a distanza. In poco tempo però ci siamo accorti che il progetto dava la possibilità a persone affette da disabilità visive di accedere l’intrattenimento digitale”.

La possibilità di accedere al mondo del videogioco a un pubblico che, salvo rari prodotti, ne è escluso, ha stimolato il team Novis a collaborare con UICI e APRI che sono le maggiori associazioni di non vedenti e ipovedenti italiane. Ci dice Adriana Ortelli: “All’inizio il prototipo era costituito da una racchetta da Ping Pong con un Arduino attaccato. In associazione abbiamo constatato che anche un gioco così, apparentemente molto semplice, era rivoluzionario perché non aveva bisogno di altre persone che guidassero il disabile visivo nell’utilizzo”.

A oggi non esiste ancora una console che escluda totalmente l’interfaccia grafica, questo rende impossibile la completa autonomia di gioco a una persona affetta da gravi disabilità visive.

I ragazzi di Novis iniziano così un percorso di collaborazione con la Polisportiva UICI e il gruppo giovani della APRI, una cinquantina di ragazzi che hanno tra i dieci e i venticinque anni. Arianna ci dice: “È importante, dato che sono loro gli utilizzatori, portare avanti un processo di co-design anche nella realizzazione dei giochi”.

Sviluppo di titoli che nelle intenzioni del team dovrebbero coinvolgere software house terze, interessate al progetto, che abbiano voglia di testare loro idee e confrontarsi con i ragazzi. Perché questo tipo di prodotti, di giochi, deve essere totalmente accessibile dal momento in cui si ha in mano il controller, senza la necessità di guardare uno schermo o chiedere a qualcuno di farlo.

I problemi che sorgono quando si approccia un’utenza con disabilità visive sono molti, ci spiega Flavio Accossato: “L'interazione con lo smartphone è in molti momenti macchinosa. È un oggetto progettato per stare in tasca ed essere visto. Non può dare feedback precisi sulla mano. Giocandoci non garantisce un utilizzo in sicurezza, farlo cadere, romperlo, equivale a un costo”.

Oltre alla console virtuale occorreva dunque un hardware, ci spiega Flavio: “Un oggetto che dia feedback molto precisi alla mano”.

Partendo da casi studio il team di Novis ha pensato da prima a un guanto, passando per un anello e un bracciale, per arrivare dopo diversi test a un controller vagamente ispirato al Nunchuk della console Nintendo Wii.

Un oggetto che abbia una facile gestione e che garantisca un ottimo feedback all’impugnatura, inoltre ci dice Arianna: “Volevamo un controller che fosse sviluppato internamente da noi sin dalle fasi iniziali, perché dopo i test sul prototipo abbiamo avuto la possibilità di implementarlo, aggiungendo sensori e un bottone nella parte superiore”.

Aver sviluppato un contreller proprietario dà la possibilità al team di ampliare la sua risposta in base alla domanda di prodotti, anche non ludici, per vedenti e ipovedenti.

A oggi BlindConsole è in fase di prototipazione avanzata hardware, ci dice Flavio Accossato: “Per quanto riguarda il controller abbiamo già definito le specifiche di massima della prima release. Sul versante software stiamo avvicinando partner tecnici per sviluppare prodotti che siano veramente accessibili e intuitivi”.

Il team di Novis è convinto che occorra andare controtendenza. Non bisogna, come accade, portare l’accessibilità a un prodotto finito, ma partire da un design che abbia l'inclusione come prerequisito progettuale.

L’obbiettivo, ci spiega Adriana Ortelli è: “Avere a fine marzo un kit di sviluppo e un’applicazione nuova con due o tre giochi realizzati da terze parti che utilizzino il nostro concept. Niente interfaccia grafica e tutto il gioco basato su audio e tatto”.

La missione di Novis non è solo realizzare una console per persone affette da disabilità visive, ma avere una piattaforma che dia la possibilità agli studi di sviluppo di creare indipendentemente i prodotti, perché l’inclusione è un ciclo virtuoso.

di Alessandra Contin

giovedì 7 novembre 2019

Il ristoratore vieta l'accesso al cane del non vedente

La Nuova Sardegna del 07.11.2019

Vietato l'accesso al cane guida di un non vedente di Terralba. Sabato scorso si è recato in un ristorante a Sardara, ma il titolare del locale ha chiarito all'ingresso che non avrebbe accolto il cane guida nel suo locale per evitare problemi con gli altri clienti. Protesta l'Uici di Oristano.

ORISTANO. In ristorante entra il padrone, ma non il cane. Il problema è che gli occhi di Vita, così si chiama l'animale, sono anche quelli di Martino Pianti, non vedente di 52 anni di Terralba che ha bisogno di avere a fianco a sé il suo cane guida. Vita è il suo navigatore satellitare in terra oscura, eppure, al momento di varcare la soglia del locale, il proprietario del ristorante di Sardara in cui Martino Pianti, la moglie e la figlia di undici anni dovevano passare alcune ore, è stato chiaro e irremovibile: «Lei entra, l'animale no». «Potrebbe dare fastidio agli altri clienti», «Possono insorgere problemi igienici», «Potrebbero esserci persone allergiche al pelo del cane», «Posso preparare un tavolo da cui vedete il cane che però deve rimanere fuori». Sono le spiegazioni che il ristoratore ha dato per giustificare il suo diniego e in seguito alle quali Martino Pianti, dopo avergli ricordato che qualsiasi esercizio commerciale è obbligato per legge a consentire l'accesso col cane guida alle persone non vedenti, ha girato le spalle e si è diretto verso un altro ristorante, dove l'accoglienza è stata ben diversa. Poteva chiamare la polizia locale, far multare il ristoratore e ottenere ragione, ha invece preferito sorvolare come ha già fatto tante altre volte visto che la cecità l'ha colpito da bambino per via del peggioramento di un glaucoma. Trascorso il week end di festa, ha però segnalato il caso alla sezione oristanese dell'Unione Ciechi e quindi ha reso pubblico l'episodio: «Mi è capitato tantissime volte in passato. Succede nei negozi, nei centri commerciali, nei ristoranti. Sono stato ancora una volta discriminato e ciò è accaduto di fronte ad altre persone e di fronte a mia moglie e mia figlia di undici anni, ma quello che mi interessa è portare all'attenzione di tutti la frequenza con cui, casi come questo, si verificano. Da cinque anni, Vita mi accompagna nelle attività di tutti i giorni e, dopo l'episodio di Sardara, è stato invece accolto come fosse un commensale nel ristorante di Sanluri». Questo accade nel 2019, a 45 anni dall'istituzione della legge che così recita in uno stranamente lineare e più che comprensibile linguaggio burocratico: «Il privo di vista ha diritto di farsi accompagnare dal proprio cane guida nei suoi viaggi su ogni mezzo di trasporto pubblico senza dover pagare per l'animale alcun biglietto o sovrattassa. Al privo della vista è riconosciuto altresì il diritto di accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida». Se ciò non bastasse, il valore di questa legge è stato ribadito e ulteriormente chiarito con altri provvedimenti ovvero le leggi le leggi 376 del 1988 e 60 del 2006. L'episodio, ultimo di una serie che si spera abbia un termine, ha anche suscitato la reazione di Aldo Zaru, presidente della sezione territoriale dell'Unione ciechi: «Oltre a esprimere la solidarietà di tutta l'associazione, ribadiamo che le leggi italiane, in proposito molto chiare, devono essere rispettate da tutti. L'UICI di Oristano intende attivare azioni nelle sedi opportune e a questo scopo è importante farci conoscere ogni episodio discriminatorio come questo qui descritto».

di Enrico Carta

mercoledì 6 novembre 2019

Disabilità Legge di bilancio, nasce il Fondo per la disabilità e la non autosufficienza

Redattore Sociale del 06.11.2019

Servirà per "dare attuazione a interventi in materia a favore della disabilità finalizzati al riordino e alla sistematizzazione delle politiche di sostegno alla disabilità". E dar vita al Codice unico. La dotazione 50 milioni di euro per il 2020, 200 milioni per il 2021 e 300 milioni a decorrere dall'anno 2022.

ROMA. Nuove risorse per le disabilità: nel testo depositato al Senato, istituisce il "Fondo per la disabilità e la non autosufficienza". Ne parla all'articolo 40, dedicato alle "Misure per la disabilità", in cui si precisa la dotazione di questo fondo: 50 milioni di euro per il 2020, 200 milioni per il 2021 e 300 milioni a decorrere dall'anno 2022.

Obiettivo del fondo, si legge, è "dare attuazione a interventi in materia a favore della disabilità finalizzati al riordino e alla sistematizzazione delle politiche di sostegno alla disabilità, nello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali".

Ora, l'attuazione degli interventi si definirà "con appositi provvedimenti normativi, nei limiti delle risorse di cui al primo periodo del presente comma, che costituiscono il relativo limite di spesa".

Il fondo servirà, da quanto si deduce, a dare attuazione a quel "Codice" per la disabilità annunciato e promesso dal premier Conte e dall'allora ministro Fontana, per riordinare la normativa in materia.

"È positivo e importante che il governo pensi a 'un ampio disegno riformatore attorno al tema della disabilità', ma a patto che ci sia un adeguato stanziamento finanziario, perché senza finanziamenti non c'è riforma. C'è solo annuncio e propaganda": così commentava sul suo blog, alcuni mesi fa, Franco Pesaresi (Asp di Jesi), esperto di welfare e in particolare di sanità e assistenza, riferendosi all'approvazione, in Consiglio dei ministri, del disegno di legge delega al governo su "semplificazione e codificazione in materia di disabilità".

Il disegno di legge.

La delega riguarda un ampio ventaglio di tematiche, investendo di fatto ogni ambito della vita delle persone con disabilità e delle politiche in loro favore. Nel dettaglio, si fa riferimento a nove settori d'intervento: definizione della condizione di disabilità; accertamento e certificazione; disciplina dei benefici (individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni in favore delle persone con disabilità; riordino dei criteri e dei requisiti per l'accesso, l'erogazione e la determinazione dei benefici e degli interventi e dei servizi rivolti alla persona con disabilità; riordino dei diversi fondi destinati alla disabilità; sistemi di monitoraggio, verifica e controllo e istituzione di un'Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità; promozione della vita indipendente e contrasto dell'esclusione sociale e valorizzazione del ruolo di assistenza svolto dai familiari, con adeguate misure di sostegno; abilitazione e riabilitazione; istruzione e formazione; diritto al lavoro (riordino della disciplina dei congedi parentali per i soggetti che assistono familiari con disabilità; agevolazioni in favore dei datori di lavoro che attivano politiche ed azioni volte a migliorare le condizioni di lavoro dei dipendenti con disabilità o che assistano familiari con disabilità; individuazione di profili professionali riservati a persone con disabilità; revisione della normativa in materia di collocamento mirato); accessibilità e diritto alla mobilità.

di Chiara Ludovisi

L'appello. "Basta con la segregazione". L'ultima protesta dei disabili

Avvenire del 06.11.2019

Le richieste al governo della Federazione italiana per il superamento dell’handicap. «Il Fondo per la non autosufficienza, oggi di 550 milioni, deve arrivare ad almeno 5 miliardi nei prossimi anni».

«Vogliamo che le persone con disabilità siano cittadini di un Paese inclusivo ». Termina con queste parole, la lettera aperta che la Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap, ha scritto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in vista dell’avvio in Parlamento della discussione sulla Legge di bilancio. Dentro ci sono le richieste tese a “Bandire la segregazione e dare concretezza all’inclusione sociale”, come chiede, già nel titolo, il dossier recapitato a Palazzo Chigi.

«Per garantire l’inclusione – ricorda il presidente Vincenzo Falabella – è necessario passare da politiche di intervento settoriali e politiche sinergiche, prevedendo anche finanziamenti adeguati. Oggi, invece, siano di fronte a fondi largamente insufficienti, per tutti i settori. Un problema legato anche a un dato culturale: è necessario cominciare a considerare questi interventi non alla voce “costi” ma “investimenti”. Sarebbe un primo passo importante nella giusta direzione».

Quanti soldi servirebbero per far fronte alle «numerose emergenze che riguardano milioni di cittadini con disabilità », lo ricorda Falabella, che annuncia già una serie di emendamenti alla Legge di bilancio. «Innanzitutto – elenca il presidente della Fish – si deve intervenire sul Fondo per la non autosufficienza, che riguarda oltre 3,5 milioni di italiani. Attualmente, è finanziato con 550 milioni, ma deve diventare di un miliardo nel 2020, salire a 1,5 miliardi nel 2021, 3 miliardi nel 2022, fino ad arrivare, progressivamente, a una cifra compresa tra i 4 e i 5 miliardi negli anni successivi».

Si tratta di risorse importanti che, secondo la Fish, potrebbero essere recuperate proprio attraverso la «lotta alla segregazione» dei disabili. Falabella fa l’esempio dei tanti non autosufficienti ospitati nelle case di riposo. «Mediamente – ricorda – ciascuna di queste persone costa tra i 3mila e i 5mila euro al mese. Risorse che, invece, potrebbero essere impiegate anche per favorire la permanenza di almeno una parte di questi disabili nelle proprie case, investendo sui servizi per l’inclusione, anziché solo sulle strutture che portano all’istituzionalizzazione dei disabili».

Nemmeno il reddito di cittadinanza ha funzionato. O, almeno, non ha avuto sulle famiglie dei disabili lo stesso effetto che ha avuto sugli altri nuclei familiari. E questo perché, ricorda Falabella, considerare anche la pensione di invalidità nel computo del reddito familiare, ha comportato una pesante sforbiciata dell’importo complessivo dell’assegno di cittadinanza. Nella lettera a Conte, la Fish ricorda le altre «sfide ancora aperte». Tra queste, al primo posto c’è la «revisione dei criteri per il riconoscimento della disabilità mirati all’inclusione e all’elaborazione dei progetti personali e di vita» e «misure e servizi per il sostegno alla buona occupazione e al mantenimento del posto di lavoro».

Decisivi sono, anche, i «supporti e i servizi a sostegno dei caregiver familiari e del loro lavoro di cura», così come le «misure per favorire la vita indipendente », i «sostegni e i servizi per l’abitare e per la non autosufficienza e gli interventi per il contrasto alla segregazione e all’isolamento», o «il miglioramento della qualità dell’inclusione scolastica». Nell’elenco delle priorità stilato dalla Fish, è ricordato anche «l’accesso ai diritti e alla partecipazione civile, incluso il diritto di voto e alla partecipazione politica attiva», gli «interventi per migliorare la mobilità, l’accessibilità e la qualità dei luoghi, dei servizi e delle opportunità culturali e ricreative» e il «diritto alle cure migliori, all’abilitazione, alla diagnosi anche precoce». Tutti interventi che fanno riferimento ai «tre pilastri dell’inclusione: il diritto alla salute, il diritto all’istruzione e il diritto al lavoro». Su tutti e tre i disabili italiani ora aspettano risposte.

di Paolo Ferrario

domenica 3 novembre 2019

The sound of silence. Così le auto elettriche iniziano a fare rumore

La Stampa del 03.11.2019

Avas, Il nuovo sistema acustico per farsi sentire dai pedoni.

Ricordate in tempi in cui «silenziosa» era un pregio, parlando di macchine? Bene, la musica è cambiata. Da quando per strada hanno iniziato a circolare le auto ibride ed elettriche ci siamo resi conto che un blocco di metallo che si muove senza fare il minimo rumore può essere un pericolo per pedoni e ciclisti. Per questo in Europa, dal mese di luglio 2019 tutte le auto elettriche di nuova omologazione devono emettere un suono fino alle velocità di 20 km/h, soglia oltre la quale dovrebbe farsi sentire il rotolamento dei pneumatici: il sistema acustico è stato battezzato Avas (Acoustic Vehicle Alert System) ed entro il 2021 dovrà essere adottato da tutte le elettriche di nuova immatricolazione, anche dei modelli omologati prima di luglio 2019. Al momento, invece, non pare obbligatorio l'adeguamento delle auto già targate.

Il regolamento mette le case automobilistiche di fronte a un problema che finora non si erano mai poste, perché il rumore era diretta conseguenza delle scelte meccaniche: quale «firma sonora» scegliere per sostituire il quieto borbottio dei pistoni? Va detto che la creatività è limitata dalle maglie del regolamento europeo, che impone un suono continuo che dia «un'indicazione intuitiva del comportamento del veicolo (...) modificando automaticamente il livello sonoro o le sue caratteristiche a seconda della velocità». Chi pensava a sonorità creative - cinguettii, chitarre elettriche? - dovrà rassegnarsi: per legge l'Avas «deve essere simile al suono di un veicolo appartenente alla stessa categoria dotato di motore a combustione interna».

I costruttori automobilistici potrebbero semplicemente registrare la voce di un propulsore tradizionale, ma non lo fanno. Nemmeno le case che del sound dei loro sei-otto-dodici cilindri sono sempre state orgogliose. Tutte vogliono dare una connotazione moderna alle loro ultime creature: «La gente deve pensare subito: wow, questa non può che essere una macchina elettrica», dice Indra-Lena Kögler, designer Volkswagen.

Assoldati dalle Case, i tecnici del suono si sono messi al lavoro per accordare l'Avas come fosse uno strumento musicale. Jaguar, per la I-Pace, ha consultato anche un'associazione britannica di ipovedenti (Guide dogs for the blind), i più vulnerabili ai pericoli silenziosi. Ma il rumore è importante anche per chi guida. Le filosofie sono diverse. C'è chi, come Porsche, sostiene che la guida sportiva esiga il coinvolgimento, anche sonoro, del pilota. E chi, come Valentina Wilhelm, designer Volkswagen, fa il paragone con la voce umana: l'auto elettrica non deve essere una compagna di viaggio muta, ma «non deve nemmeno parlare tutto il tempo. Deve offrire assistenza solo quando serve».

di Claire Bal

Il display tattile 3D per non vedenti fa "sentire" le forme

Futuro prossimo del 03.11.2019

Un team di Stanford lavora ad un modo per mostrare ai non vedenti delle informazioni 3D come forme e oggetti grazie ad uno speciale display tattile.

L’uso di un computer con un software apposito, o in modalità accessibile, è un punto di partenza per i non vedenti che vogliono informarsi e comunicare. Ci sono però cose che non possono ancora essere trasmesse, come l’immagine di oggetti tridimensionali.

Un team dell’Università di Stanford lavora ad un modo per mostrare ai non vedenti delle informazioni 3D, come figure tridimensionali di un CAD o di programmi di modellazione. Gli studi hanno portato alla realizzazione di un prototipo di display tattile 3D composto da “pixel” tattili (Taxel?) che si alzano o si abbassano a seconda della forma da rappresentare.

Il progetto di ricerca è una collaborazione tra il capo del Laboratorio scientifico della Stanford Sean Follmer e gli studenti Alexa Siu e Joshua Miele, e ha lo scopo di sviluppare spazi comuni in cui persone non vedenti possano allargare la loro autonomia lavorativa svolgendo anche compiti che avrebbero richiesto la visione.

Il display tattile.

Il dispositivo è un rettangolo con 12 file di 24 piccole colonnine arrotondate che possono muoversi in alto ed in basso con molta precisione (da pochi millimetri ad alcuni centimetri) assumendo la forma di oggetti tridimensionali. I movimenti del sistema sono abbastanza rapidi da poter fornire rappresentazioni in tempo reale delle forme e delle loro variazioni.

“Il progetto darà la possibilità ai non vedenti di essere anche operatori dei software di progettazione, e non solo utilizzatori. Potranno creare i loro oggetti in 3D, e magari usare una stampante per realizzarli,” dice Miele, co-autore del progetto e non vedente, in un comunicato di Stanford.

Display 3D o 2.5D?

Si chiama il display “2.5D,” perchè ovviamente non permette di rappresentare un oggetto “a mezz’aria”, totalmente staccato dal suolo. Una parte dello spazio è occupata dalla base del display, dopotutto. Eppure, a dispetto della puntuale osservazione, il display rappresenta in modo ottimo un oggetto e fornisce al non vedente tutte le informazioni necessarie sulla sua forma.

Piccoli passi.

Il “problema” del display per non vedenti a questo punto è la risoluzione, che va assolutamente migliorata per offrire una percezione sempre più precisa. Altri team di ricerca nel mondo lavorano a soluzioni simili, e sembra che questo campo proceda più lentamente di altri, probabilmente per il minor “bacino di utenza”.

Il display tattile ha bisogno di altro lavoro prima di poter essere commercializzabile. Vanno ridotte le dimensioni dei pixel tattili e aumentata la velocità di esecuzione.

Il gruppo però è determinatissimo e si dice convinto che i miglioramenti saranno fatti a velocità piuttosto sostenuta. Seguite i vari sviluppi, se volete, sul sito ufficiale del laboratorio di Stanford , o attendete gli aggiornamenti che vi darò di volta in volta.

di Gianluca Riccio