giovedì 26 marzo 2020

Circolare INPS n. 44/2020 – Bonus per servizi di assistenza e sorveglianza dei minori

Comunicato della Sede Centrale UICI n. 57/2020

Con propria circolare n. 44, l’INPS ha emanato le prime istruzioni operative per la fruizione del Bonus per servizi di assistenza e sorveglianza dei minori di cui agli articoli 23 e 25 del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18, come indicato di seguito.

Le previsioni degli articoli 23 e 25 del decreto-legge citato riguardano il comparto dei lavoratori del settore privato, gli iscritti alla Gestione separata e gli autonomi anche non iscritti all’INPS. Inoltre, le medesime misure di sostegno sono estese al comparto dei lavoratori impiegati nel settore sanitario pubblico e privato accreditato e per il personale addetto alla sicurezza, difesa e soccorso pubblico, attualmente impiegato per le esigenze connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, con particolare riferimento agli appartenenti alle seguenti categorie:

• medici;
• infermieri;
• tecnici di laboratorio biomedico;
• tecnici di radiologia medica;
• operatori sociosanitari.

I soggetti sopra menzionati hanno diritto a fruire di un bonus per l’assistenza e la sorveglianza dei minori, per i figli di età non superiore a dodici anni e in alternativa allo specifico congedo di quindici giorni.

Il beneficio spetta, con importi complessivi fino a 600 euro, ovvero fino a 1.000 euro a seconda dei casi, sulla base delle modalità operative stabilite dall’INPS, a cui deve essere presentata apposita domanda.

Sulla base delle domande che saranno pervenute, in ordine cronologico, l’INPS attiverà il monitoraggio e comunicherà l’accoglimento dell’istanza fino all’esaurimento dei fondi complessivamente stanziati e destinati alla misura agevolativa.

Le misure trovano applicazione, limitatamente all’anno 2020 e con effetto retroattivo a decorrere dal 5 marzo, data in cui è stata disposta la sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, a opera del D.P.C.M. del 4 marzo 2020, e per tutto il periodo di chiusura dei servizi educativi scolastici.

La prestazione spetta a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, esempio, NASPI, CIGO, indennità di mobilità, ecc. o altro genitore disoccupato o non lavoratore, con i quali, dunque, sussiste incompatibilità e divieto di cumulo.

Nell’ipotesi in cui all’interno del medesimo nucleo familiare siano presenti più soggetti minori nel rispetto del limite d’età previsto dalla norma, sarà possibile percepire il bonus relativamente a tutti i minori presenti, ma nel limite del suddetto importo complessivo, dovendo indicare un importo parziale per ciascun minore.

Esempio: con due figli minori di dodici anni, nel caso di un lavoratore dipendente privato, potrà essere indicato, nella domanda che sarà presentata all’INPS, un importo parziale per ciascun minore, sino alla concorrenza dell’importo massimo erogabile pari a 600 Euro.

Il beneficio per servizi di baby-sitting compete in linea generale ai “genitori” del minore. Pertanto, in ipotesi di genitori che non fanno parte dello stesso nucleo familiare, si ritiene che il beneficio debba essere richiesto ed erogato in favore del soggetto che convive con il minore.

Per consentire all’INPS le verifiche del caso e al fine di evitare casi di doppi pagamenti della prestazione, il genitore richiedente, nella compilazione del modello di domanda per la prestazione, dovrà autodichiarare la presenza/assenza dell’altro genitore ovvero di essere genitore unico e la convivenza con il minore. Al riguardo, si ricorda che, ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, l’Istituto effettuerà controlli sulla veridicità e completezza dei dati autodichiarati.

Per quanto concerne il limite d’età imposto dalla norma, lo stesso verrà considerato alla data del 5 marzo 2020.

Da notare che il predetto limite d’età fissato in 12 anni non si applica in riferimento ai figli con disabilità in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, iscritti a scuole di ogni ordine e grado o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale.

Le agevolazioni previste dalla norma competono ai genitori naturali, ma sono destinate anche ai soggetti affidatari del minore.

La domanda va presentata secondo una delle seguenti modalità:

• APPLICAZIONE WEB online disponibile su portale istituzionale www.inps.it al seguente percorso: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito” > “Bonus servizi di baby sitting”;
• CONTACT CENTER INTEGRATO - numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) o numero 06 164.164 (da rete mobile con tariffazione a carico dell'utenza chiamante);
• PATRONATI - attraverso i servizi offerti gratuitamente dagli stessi.

Per fruire del bonus, tramite il Libretto Famiglia, il genitore beneficiario (utilizzatore) e il prestatore dovranno preliminarmente registrarsi sulla piattaforma delle prestazioni occasionali, accessibile sul sito www.inps.it.

L’utilizzatore e il prestatore possono accedere alla procedura:

• direttamente con l’utilizzo delle proprie credenziali;
• avvalendosi dei servizi di contact center INPS, che gestiranno, per conto dell’utente (utilizzatore/prestatore), lo svolgimento delle attività di registrazione e/o degli adempimenti di comunicazione della prestazione lavorativa. Anche in tal caso è necessario il possesso delle credenziali personali;
• tramite intermediari di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12, o enti di patronato di cui alla legge 30 marzo 2001, n. 152, e ss.mm.ii.

Occorre seguire con cura le istruzioni indicate anche per la cosiddetta “appropriazione telematica” del bonus erogato che ne consentirà la fruizione.

In allegato, estratto della Circolare INPS con il dettaglio delle indicazioni fornite.

Il file contenente il presente comunicato ed il relativo allegato è scaricabile da qui

Lavoratori con disabilità: e alla fine prevale la ragione!

Superando.it del 26.03.2020

Il timore che alla fine i più penalizzati rischiassero di essere proprio i lavoratori con disabilità era fondato, alla luce di quanto stabilito da un messaggio prodotto la scorsa settimana dall’INPS. Fortunatamente, però, alla fine ha prevalso la ragione e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha messo la parola fine ad ogni dubbio, adottando l’interpretazione più favorevole.

Ci riferiamo segnatamente alla questione da noi seguita giorno dopo giorno, relativa alle agevolazioni lavorative previste dal Decreto Legge 18/20, cosiddetto “Cura Italia”, dalle quali il Messaggio n. 1281 diffuso il 20 marzo dall’INPS sembrava escludere proprio i lavoratori con disabilità, riservando i nuovi benefici solo ai familiari di chi assiste persone con disabilità. Ieri però, 24 marzo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha diramato l’importante Circolare 3/20, particolarmente rilevante, vista anche la confusione prodottasi in questi giorni.

Come si legge nel sito del Servizio HandyLex.org, che dedica un’approfondita analisi a quella Circolare, quest’ultima riguarda sia i dipendenti privati che quelli pubblici, e affronta le questioni più rilevanti per i lavoratori con disabilità e per quelli che assistono persone con disabilità: dall’estensione dei permessi lavorativi derivanti dall’articolo 33 della Legge 104/92, al congedo per i lavoratori con disabilità, trattando inoltre particolari quadri clinici a rischio, il diritto al lavoro agile e i congedi ai genitori.

In particolare, rispetto all’ampliamento dei permessi lavorativi, «il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – si legge in HandyLex.org – ha messo la parola fine alla discussione, adottando un’interpretazione più favorevole. E del resto non poteva essere altrimenti, vista la Relazione Tecnica al Decreto Legge 18/20, depositata al Senato, che indicava chiaramente la volontà ampia del Legislatore».

Per approfondire dunque le varie parti della Circolare Ministeriale 3/20, suggeriamo caldamente ai Lettori la consultazione dell’analisi pubblicata da HandyLex.org a questo link. (S.B.)

mercoledì 25 marzo 2020

CRI Lombardia e Federfarma Lombardia: dal 23 marzo Consegna farmaci a domicilio

Si ricorda che dal 23 marzo 2020 il Comitato Regionale Lombardia Croce Rossa Italiana e Federfarma Lombardia hanno attivato un nuovo e utile servizio di consegna farmaci a domicilio.

Il servizio è volto a supportare la Lombardia in questa importante emergenza Covid-19.

Modalità di attivazione: chiamare “CRI Pronto farmaco” al numero 02.3883350

Orario: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 19.00

Destinatari: in possesso di prescrizione medica (o con codice NRE della ricetta)

- persone con oltre 65 anni
- persone non autosufficienti
- persone sottoposte alla misura della quarantena o risultati positivi al virus COVID-19.

Volontariato con cuffie e pc: "Leggo i libri per le persone non vedenti"

La Stampa del 25.03.2020

NOVARA. Il mistero della conquista dell'Everest» è appoggiato accanto al pc portatile sulla scrivania, le cuffie con microfono pronte per essere infilate, il software avviato. «Sono fortunato in questo durissimo momento, sono un lettore di libri per i ciechi, e visto che non posso uscire ci dedico molto più tempo». Giuseppe Codini, ingegnere in pensione, ha una bella voce che invita all’ascolto. Scrittore di storie di Val Grande, volontario della Croce rossa di Novara, da anni con l'associazione «Il libro parlato» di Novara è anche un volontario della lettura: «L’Unione italiana ciechi manda una lista di libri ai suoi volontari, che scelgono quali leggere. Possono essere romanzi, spesso sono testi scolastici, dall’economia alla storia, per esempio per gli universitari non vedenti che devono affrontare gli esami». Bastano un pc, un software, un microfono e una dizione accurata: «A fine febbraio a Novara avrebbe dovuto partire un corso per diventare lettori insieme all'attrice Elena Ferrari, purtroppo abbiamo dovuto sospendere - racconta -, ma queste giornate sono l’occasione per dedicarvi più tempo: in genere leggo cinque pagine al giorno, ci vogliono 5o minuti, per un libro di 200 pagine impieghiamo circa due mesi. Ora posso leggere qualche pagina in più, sfruttando anche i weekend, facendo attenzione a non sforzare la voce, perché altrimenti chi ascolta se ne accorge. Ho scoperto che leggere ad alta voce è bellissimo, permette di entrare nell'anima del libro. E leggere ad alta voce per un altro, sapendo che non può vedere, è un gesto ancora più importante».

di Elisabetta Fagnola

martedì 24 marzo 2020

Le linee guida mediche non discriminino assolutamente le persone con disabilità!

Superando.it del 24.03.2020

«Nei Paesi in cui gli operatori sanitari non siano in grado di fornire lo stesso livello di assistenza a tutti a causa della mancanza di attrezzature e del finanziamento insufficiente al comparto sanitario, le linee guida mediche devono essere non discriminatorie, e seguire il diritto internazionale e le linee guida etiche esistenti per l’assistenza, in caso di disastri ed emergenze di ogni genere. E questi riferimenti parlano chiaro: le persone con disabilità non possono essere discriminate!»: lo ha scritto l’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, a tutti i Paesi dell’Unione Europea.

«Siamo estremamente preoccupati per i rapporti che affermano come, in alcuni Paesi, le linee guida mediche per la pandemia da coronavirus discriminano le persone con disabilità . Per questo motivo abbiamo aggiornato la nostra Lettera aperta ai Capi di Stato dei Paesi dell’Unione Europea: COVID-19 – Risposta inclusiva per la disabilità, con richieste relative appunto allo sviluppo di linee guida mediche non discriminatorie ». Lo si legge in una nota diffusa dall’ EDF , il Forum Europeo sulla Disabilità, ove vengono indicate anche tutti i requisiti che ogni linea guida medica deve possedere, nell’attuale emergenza sociosanitaria, per non discriminare le persone con disabilità. Le riportiamo qui di seguito.

«Nei Paesi in cui gli operatori sanitari non siano in grado di fornire lo stesso livello di assistenza a tutti a causa della mancanza di attrezzature e del finanziamento insufficiente al comparto sanitario, le linee guida mediche devono essere non discriminatorie , e seguire il diritto internazionale e le linee guida etiche esistenti per l’assistenza, in caso di disastri ed emergenze di qualsiasi genere. E questi sono riferimenti che parlano chiaro: le persone con disabilità non possono essere discriminate. Nel redigere questi orientamenti, le autorità devono tenere conto del loro impegno nei confronti della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, in particolare l’ articolo 11 della stessa (Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie). Le stesse linee guida mediche devono inoltre seguire le migliori pratiche esistenti come la Dichiarazione dell’Associazione Medica Mondiale sull’etica medica in caso di catastrofi, secondo cui, in riferimento alla “scelta” dei pazienti che possono essere salvati, il medico deve considerare solo il loro stato medico e la risposta prevista al trattamento, escludendo qualsiasi altra considerazione basata su criteri non medici ; il documento specifico sul virus Covid-19 prodotto dal Comitato di Bioetica della Repubblica di San Marino [di quest’ultimo si legga già ampiamente sulle nostre pagine, N.d.R.] ».

«L’attribuzione della priorità delle cure da erogare e delle vittime da curare – concludono dall’EDF, ribadendo i concetti espressi – non può non tenere conto dei princìpi etici fondamentali. L’unico parametro di scelta, quindi, dev’essere la corretta applicazione del triage , nel rispetto di ogni vita umana, in base ai criteri di adeguatezza clinica e proporzionalità dei trattamenti. Qualsiasi altro criterio di selezione, come età, genere, appartenenza sociale o etnica, disabilità, è e ticamente inaccettabile , in quanto implicherebbe una classificazione di vite solo apparentemente più o meno degna di essere vissute, costituendo un’ inaccettabile violazione dei diritti umani ». (S.B.) Ringraziamo Luisella Bosisio Fazzi per la collaborazione.

Rischia di collassare il sistema di aiuto rivolto a migliaia di persone

Superando.it del 24.03.2020

«È necessario distribuire i presìdi sanitari anche ai volontari e agli operatori delle organizzazioni impegnate nelle attività di assistenza alle persone in condizione di fragilità e marginalità, quali le persone con disabilità. Se questo materiale non verrà messo urgentemente a disposizione della rete di Associazioni, rischia di collassare il sistema di aiuto rivolto a migliaia di persone»: lo ha scritto Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, al capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e alla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo.

«È necessario e urgente distribuire i presìdi sanitari anche ai volontari e agli operatori impegnati nelle attività di assistenza alle persone che già si trovavano in una condizione di fragilità e marginalità: in questo periodo difficile, infatti, sono in larga parte le Associazioni, le Organizzazioni di Volontariato e le Cooperative Sociali a provvedere ai bisogni di anziani soli, persone con disabilità, minori in comunità e migranti, ma i loro sforzi rischiano di fermarsi perché non dispongono di presìdi sanitari di protezione, una carenza che sta esponendo sia i volontari che chi viene aiutato ad un rischio enorme di contagio. A tal proposito dobbiamo registrare che sono già molti i volontari ammalati e purtroppo anche quelli che sono deceduti».
Lo ha scritto Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, in una lettera inviata al capo della Protezione Civile e commissario straordinario per l’Emergenza Covid, Angelo Borrelli, e alla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo.
«È stata fatta una verifica fra le principali reti aderenti impegnate nell’emergenza – aggiunge Fiaschi – e quello che emerge è che il fabbisogno minimo di dispositivi sanitari per le prossime quattro settimane è imponente, non riguardando solo le mascherine, da tempo introvabili, ma camici, occhiali di protezione, guanti, liquidi igienizzanti, termometri a infrarossi, tute di protezione per agenti biologici. Se questo materiale non verrà messo urgentemente a disposizione della rete di Associazioni, rischia di collassare il sistema di aiuto rivolto a migliaia di persone in condizioni di marginalità e fragilità, alle quali l’epidemia di coronavirus sta aggiungendo ulteriori sofferenze». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@forumterzosettore.it (Anna Monterubbianesi).

lunedì 23 marzo 2020

Lampadino e Caramella adesso in tv arriva il cartoon senza barriere

La Repubblica del 23.03.2020

Su RaiPlay e dal 29 su Rai YoYo.

Benvenuti nel mondo ideale di Lampadino e Caramella, colorato e gentile, che accoglie tutti. Al parco i fratelli cambiano gioco perché nessuno si senta escluso, e se l'erba starnutina nei cioccolatini fa starnutire allora è giusto che lo facciano tutti, per non mettere in imbarazzo nessuno. Intorno a loro tanti animali fantastici: Raffa giraffa, faine e cagnolini.

Lampadino e Caramella nel MagiRegno degli Zampa (20 episodi da 6 minuti ciascuno), disponibile su Rai-Play e dal 29 marzo alle 16.50 su Rai YoYo (il canale dedicato ai più piccoli) è un cartone animato rivoluzionario per metodologia, inclusivo e senza barriere. «Il primo e unico rivolto a tutti i bambini, con o senza deficit sensoriali. Attori recitano nella Lis (Lingua Italiana del Segni)», spiega Andrea Martini che con la Animundi (fondata insieme a Raffaele Bortoni) e Rai Ragazzi produce la serie, «la voce di Giuseppe Zeno, il nostro magnifico narratore, racconta ai bambini ciechi ciò che accade, così il cartone animato diventa un audio racconto. Il divertimento non deve avere barriere, è di tutti».

Personaggi, forme, colori, parole, musica e ritmo sono pensati per adattarsi alla sensibilità dei bambini tra i 2 e i 6 anni. «L'inclusione è essenziale, il servizio pubblico deve essere vicino anche ai bambini che affrontano maggiori difficoltà e alle loro famiglie», spiega Luca Milano, direttore di Rai Ragazzi. «La serie promuove lo scambio di esperienze. Il cartoon inclusivo è un'idea nata anni fa con la società Animundi; sono partiti con un prototipo che ci era sembrato bello. Lavorando in coproduzione siamo riusciti a creare un cartone animato sociale, visibile da tutti, anche dai piccoli nello spettro dell'autismo, infastiditi dai colori troppo forti e delle musiche invasive.

Le audio-descrizioni e il linguaggio dei segni coinvolgono chi ha altri problemi: ci piace l'idea che in questi giorni possiamo riunire tutti davanti alla tv».

Lampadino, lentiggini e capelli rossi, e Caramella, con i codini biondi, partendo dal mondo reale, attraverso una formula magica vengono trasportati nel MagiRegno degli Zampa dove incontrano nuovi amici. «Animundi esiste da 20 anni» racconta Martini «la svolta è arrivata con la casa editrice Puntidivista di Rieti, che realizza prodotti per bambini ipovedenti. Un percorso complesso. Il prodotto sembra facile ma è studiato fotogramma per fotogramma, con la consulenza di esperti, insegnanti, educatori, psicologi, medici». Il metodo di lavorazione innovativo è il "Cartoon Able". «È una tecnica», spiega Martini, «che prevede uno schema preciso: linguaggio chiaro con tempi narrativi calibrati, stile di animazione fruibile da tutti, voce narrante. Le musiche sono di Alfredo Sirica, un compositore di 20 anni. Poi usiamo sottotitoli e traduzione simultanea nella LIS, con attori in costume che recitano in live- action inseriti in un fumetto. Tutto è studiato: le forme sono più arrotondate, la grafica e l'utilizzo dei colori, rispettano criteri di percezione particolari ». Molte personalità hanno sostenuto il progetto, dallo stilista Renato Balestra all'étoile Sabrina Brazzo. Hanno prestato la loro voce ai vari personaggi Giovanni Allevi, Beppe Carletti dei Nomadi, la doppiatrice Monica Ward, Raul Cremona, Gigi e Ross, Vladimir Luxuria, Guillermo Mariotto.

di Silvia Fumarola

sabato 21 marzo 2020

"Ti leggo una storia": registra un brano che ami e condividilo

Redattore Sociale del 21.03.2020

L'iniziativa di "ascolto e lettura ad alta voce" lanciata dal Centro nazionale del Libro Parlato di Roma per rompere la noia delle giornata chiusi in casa. In pochi giorni oltre cento gli audio arrivati: non solo fiabe o pagine di romanzi, ma anche barzellette o la formazione della squadra del cuore recitata.

"Ti leggo una storia": chiusi in casa per l'epidemia da coronavirus, è l'ideale per distoglierci dall'ossessione dei numeri dei contagi rilanciati dai mezzi di informazione o dall'alienante navigazione sui social network tra post di chi litiga se è giusto o meno fare jogging. Il Centro nazionale del libro parlato Francesco Fratta dell'Unione Italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Roma lancia una bellissima iniziativa. Prendete una storia o una pagina di un romanzo che vi piace, oppure una barzelletta per voi strepitosa, o una poesia che vi fa volare con l'anima e la fantasia, o un testo qualsiasi che ritenete interessante. Leggetelo ad alta voce e registratene l'audio o il video. E inviatelo al Centro nazionale del Libro Parlato che lo rilancerà sui suoi profili Facebook, Instagram e Telegram. "L'idea è nata quasi per caso. Chiusa in casa non sapevo bene cosa fare - racconta Francesca Ferraro, coordinatrice dei donatori di voce del Centro -. E ho pensato di registrare una favola per mandarla ad alcuni amici che hanno bimbi piccoli. A quel punto mi son detta: condividiamola sui social network e invitiamo tutti a fare altrettanto". In pochi giorni sono arrivati oltre 100 registrazioni: dalla fiaba alla formazione della squadra del cuore. "Ciascuno decida di leggere quel che ritiene possa essere interessante o utile. Io ho cominciato da oggi con le ricette", aggiunge Francesca.

Il Centro nazionale del libro parlato si occupa di produrre audiolibri per ciechi e ipovedenti. Ha una biblioteca di 50mila titoli: dai Promessi Sposi alla Divina Commedia ai romanzi più recenti, ma anche testi scientifici e scolastici. Francesca è la coordinatrice dei volontari che registrano gli audio. Sono persone che dedicano alcune ore della settimana per la registrazione di opere specificatamente richieste, spazianti in ogni campo culturale (dalla filosofia alla scienza, dall'elettronica alla letteratura). Si può fare tutto da casa. Attività che non va confusa con l'iniziativa di questi giorni, che serve invece a farci sentire tutti più vicini e a scambiarsi una storia. "Chi pensa di essere interessato a questa forma di volontariato ci contatti -conclude Francesca-. C'è sempre bisogno di persone che con la loro generosità rendano la cultura e la conoscenza accessibile a tutti".

di Dario Paladino

giovedì 19 marzo 2020

Dobbiamo godere degli stessi diritti degli altri cittadini! di Giampiero Griffo

Superando.it del 19.03.2020

Il Comitato di Bioetica della Repubblica di San Marino ha prodotto un importante documento, centrato sull’attuale emergenza sanitaria, che si occupa del trattamento medico nei confronti di pazienti di ogni età o con gravi disabilità. Esso stabilisce che l’unico criterio di cui tenere conto «non sia quello dell’età o della condizione di disabilità, ma quello delle condizioni cliniche di ogni persona». «Un documento – scrive Giampiero Griffo – che ribadisce con forza un concetto: noi persone con disabilità siamo cittadini come gli altri, che devono godere degli stessi diritti degli altri!».

Su richiesta del Governo Sammarinese il Comitato di Bioetica della Repubblica di San Marino ha fornito un parere sull’eventuale selezione delle persone da trattare in terapia intensiva: nessuna distinzione per età e condizione di disabilità, ma solo sulle condizioni cliniche che ogni medico deve valutare per decidere gli interventi di cura, così come stabilisce il Codice Deontologico dei medici. I princìpi di non discriminazione e di eguaglianza di opportunità si applicano a tutte le persone anche in situazione di emergenza.

Nei giorni scorsi, le Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili (disponibili a questo link), diffuse dalla SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) e riguardanti le modalità di intervento in una situazione di emergenza pandemica, con una valutazione delle risorse strumentali e logistiche disponibili, aveva avviato un serrato dibattito tra i medici, e in particolare tra gli anestesisti e i responsabili dei reparti di terapia intensiva.

Se le risorse di posti letto e di macchinari sono limitate, se si dovesse scegliere chi assistere per primi, chi si dovrebbe “scartare” (per usare una terminologia simile a quella di Papa Francesco)? I giovani o gli anziani? Le persone “normali” o le persone con limitazioni funzionali gravi? Ebbene, il triage (termine francese che indica il metodo della selezione) di valutazione su coloro che dovessero essere selezionati negli interventi di terapia intensiva, in situazione di emergenza e scarsità di risorse strumentali, logistiche e di personale, dovrebbe includere, secondo le Raccomandazioni della SIAARTI, le probabilità di sopravvivenza, le aspettative di vita, le comorbilità severe, lo status funzionale, con l’ottica della «massimizzazione dei benefìci per il maggior numero di persone».

Leggendo però fra le righe, le persone più colpite risulterebbero quelle anziane (probabilità di sopravvivenza, aspettative di vita) e quelle con disabilità (comorbilità severe, status funzionale, disabilità stessa).

Come detto, quindi, il Comitato Sammarinese di Bioetica – che dedica una peculiare e costante attenzione alle tematiche della disabilità, inserendola in tutti i documenti approvati – ha licenziato ieri, 17 marzo, un documento all’unanimità (Risposta alla richiesta di parere urgente su aspetti etici legati all’uso della ventilazione assistita in pazienti di ogni età con gravi disabilità in relazione alla pandemia da Covid-19, disponibile integralmente a questo link), su richiesta del Commissario Straordinario per l’Emergenza da COVID-19 della Repubblica di San Marino, chiarendo che «solo il quadro clinico deve essere utilizzato per valutare le condizioni dei pazienti».

Citando infatti la Dichiarazione Universale sulla Bioetica e i Diritti Umani dell’Unesco, nonché la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, il documento ricorda che i princìpi di base da applicare sono quelli della non discriminazione e dell’eguaglianza di opportunità. Esso si rifà in tal senso proprio alle Situazioni di rischio ed emergenze umanitarie cui la Convenzione ONU dedica un apposito articolo (l’11°), che obbliga gli Stati Parti ad adottare, «in conformità agli obblighi derivanti dal diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario e le norme internazionali sui diritti umani, tutte le misure necessarie per garantire la protezione e la sicurezza delle persone con disabilità in situazioni di rischio, incluse le situazioni di conflitto armato, le emergenze umanitarie e le catastrofi naturali», richiedendo «agli specialisti sanitari di prestare alle persone con disabilità cure della medesima qualità di quelle fornite agli altri» (articolo 25).

Già in precedenza il Comitato di San Marino si era pronunciato su temi analoghi in tre diversi documenti, vale a dire L’approccio bioetico alle persone con disabilità (25 febbraio 2013), Bioetica delle catastrofi (10 luglio 2017) e La persona malata nel momento della fine della vita (marzo 2019). Quindi, facendo riferimento alla premessa delle Raccomandazioni prodotte dalla SIAARTI, che riconducono i propri suggerimenti all’attuale pandemia da COVID-19 come a «uno scenario […] sostanzialmente assimilabile all’àmbito della “medicina delle catastrofi”», il Comitato stesso sottolinea che «unico parametro di scelta è la corretta applicazione del triage, nel rispetto di ogni vita umana, sulla base dei criteri di appropriatezza clinica e proporzionalità delle cure. Ogni altro criterio di selezione, quale ad esempio l’età, il genere, l’appartenenza sociale o etnica, la disabilità, è eticamente inammissibile, in quanto attuerebbe una graduatoria tra vite solo in apparenza più o meno degne di essere vissute, costituendo una inaccettabile violazione dei diritti umani».

Va ricordato, a questo punto, che i più recenti documenti delle Nazioni Unite raccomandano, in questo tipo di situazioni emergenziali, di attivare gli interventi sulla base del rispetto e della promozione dei diritti umani di tutti. Così sono stati licenziati dall’ONU, nell’ottica degli aiuti umanitari e degli interventi di emergenza, il Sendai Framework for Disaster Risk Reduction (2015) e la Charter of Istanbul for Inclusion of Persons with Disabilities in Humanitarian Action (2016). In base a quest’ultima, nel luglio 2019 un task team dello IASC delle Nazioni Unite (Inter-Agency Standing Committee) ha licenziato le Guidelines on the Inclusion of Persons with Disabilities in Humanitarian Action, dopo un lavoro di due anni che ha coinvolto i maggiori attori nel campo.

L’elemento che lega tutti questi documenti è quello di garantire che l’aiuto umanitario sia rispettoso dei diritti umani di tutte le persone. Infatti, l’approccio umanitario è stato basato, prima della Convenzione ONU, su un intervento rapido che ha prodotto un prevalere di competenze di filosofie vicine a quelle dei corpi militari o delle organizzazioni caritatevoli (Esercito, Croce Rossa ecc.). Questa impostazione di tipo militare è basata sulla limitazione delle perdite, quella caritatevole, invece, sull’idea che i beneficiari degli interventi siano inabili e bisognosi unicamente di assistenza. E anche l’approccio del triage*, la selezione di quali persone dovrebbero essere assistite per prima, penalizza le persone con disabilità.

L’approccio cosiddetto caritatevole, inoltre, si basa tradizionalmente su un intervento a due tempi nel primo dei quali vanno garantiti gli elementi essenziali per il salvataggio e la prima accoglienza (cibo, salute e un luogo di ricovero), mentre solo in un secondo momento vanno posti in essere interventi relativi ad altri bisogni ritenuti “speciali”. E così, si è visto ad esempio che i campi di accoglienza spesso non vengono resi accessibili a tutti sin dall’inizio, che le specifiche esigenze dietetiche vengono ignorate, e che le stesse toilette sono inaccessibili per mesi alle persone con disabilità e anziane.

Gli elementi comuni di questi documenti sottolineano la partecipazione delle persone con disabilità a tutte le fasi dell’emergenza; la formazione degli operatori del sistema di emergenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle soluzioni tecniche da adottare; il superamento delle barriere e delle discriminazioni in tutti gli àmbiti dell’emergenza (salvataggio, prima accoglienza, accoglienza di lunga durata); il coinvolgimento delle persone con disabilità beneficiarie degli interventi umanitari in tutte le attività comunitarie (educazione, lavoro ecc.).

Questo quadro di princìpi è applicabile anche in una pandemia come quella attuale: andrebbero cioè formati gli operatori del sistema di emergenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle soluzioni tecniche da adottare; andrebbero superate le barriere e le discriminazioni in tutti gli ambiti dell’emergenza (prima accoglienza, triage, appropriata assistenza alle persone e alle famiglie) e costituite immediatamente, in ogni Regione, «Unità Speciali atte a garantire l’erogazione di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie a domicilio in favore di persone con disabilità che presentino condizione di fragilità o di comorbilità tali da renderle soggette a rischio nella frequentazione dei centri diurni per persone con disabilità» (articolo 9, comma 2 del Decreto Legge 14/20, prodotto il 14 marzo scorso), dotandole di appropriate risorse.

Il documento del Comitato Sammarinese di Bioetica si conclude con l’indicazione doverosa che «il rispetto della dignità umana si concretizza permettendo ad ogni persona di vivere una buona morte, attraverso il prezioso strumento delle Cure Palliative, che garantiscono il controllo del dolore e della sofferenza, nella profonda consapevolezza che la vita di una persona gravemente malata e inguaribile non perde mai il suo valore intrinseco né il diritto ad essere sostenuta e protetta. Pertanto anche alle vittime “non trattabili” va garantita uguale dignità, attraverso la presa in carico e l’eventuale sedazione del dolore».

Non c’è molto da aggiungere, se non che l’aggiornamento dei nostri professionisti dovrebbe prevedere, come richiede la Convenzione ONU, una formazione sui diritti umani e sulla stessa Convenzione, perché pregiudizi e stigma antichi prevalgono nella percezione di chi siano le persone con disabilità: noi siamo cittadini come gli altri e dobbiamo godere degli stessi diritti degli altri cittadini!

*“Triage” è un termine francese che indica “cernita”, “smistamento”. È un sistema utilizzato per selezionare i soggetti coinvolti in infortuni secondo classi di urgenza/emergenza crescenti, in base alla gravità delle lesioni riportate e del loro quadro clinico. Le persone con disabilità coinvolte in disastri naturali e umani spesso non vengono assistite prioritariamente, anche se ferite, e vengono soccorse dopo le altre.

Giampiero Griffo,
Presidente di DPI Italia (Disabled People’s International), organizzazione aderente alla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Su temi analoghi a quelli trattati nella presente Opinione, suggeriamo anche la lettura dell’intervento intitolato Gli anestesisti e la legge del mare: “Prima le donne e i bambini”, firmato da Marco Balistreri, ricercatore di Filosofia Morale e Bioetica presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino, per «Quotidiano Sanità.it».

mercoledì 18 marzo 2020

Didattica a distanza, nuove indicazioni ministeriali per gli studenti con disabilità

OrizzonteScuola.it del 18.03.2020

NOTA 17 MARZO.
Il Ministero, con la nota n. 388 del 17 marzo 2020, ha fornito ulteriori informazioni sulla didattica a distanza, precisando e integrando le indicazioni già fornite con le note del 6 e dell’8 marzo.

Coronavirus, didattica a distanza: nuove indicazioni del Ministero. Nota.

La nota del 17 marzo fornisce indicazioni in merito a:

◾ didattica a distanza: cosa si intende;
◾ privacy;
◾ progettazione delle attività;
◾ alunni con disabilità;
◾ alunni con DSA e BES non certificati;
◾ valutazione.

Cosa fanno il docente di sostegno e i docenti curricolari.

Il docente di sostegno, si suggerisce nella nota, mantiene l’interazione a distanza con l’alunno e tra l’alunno e gli altri docenti curricolari.

Laddove non sia possibile interagire direttamente con l’alunno disabile, l’interazione avviene con la famiglia, con la quale concordare modalità specifiche di didattica a distanza. Tali modalità al fine di far fruire all’alunno il materiale didattico personalizzato predisposto dal docente di sostegno. In sintesi, il docente di sostegno predispone il materiale e concorda con la famiglia le modalità di fruizione.

Il Ministero suggerisce, inoltre, di monitorare lo stato di realizzazione del PEI, attraverso feedback periodici, quindi attraverso la verifica dei risultati delle attività svolte in relazione a quanto previsto nel predetto Piano Educativo Individualizzato.

Quanto ai docenti curricolari, nella nota si evidenzia quanto segue:

Resta inteso che ciascun alunno con disabilità, nel sistema educativo di istruzione e formazione italiano, è oggetto di cura educativa da parte di tutti i docenti e di tutta la comunità scolastica. È dunque richiesta una particolare attenzione per garantire a ciascuno pari opportunità di accesso a ogni attività didattica.

I docenti curricolari, quindi, laddove possibile, garantisco agli allievi con disabilità la fruizione delle attività svolte per il resto degli alunni, naturalmente sempre raccordandosi con il docente di sostegno e calibrano le predette attività all’alunno in questione.

Cosa progettare.

Il punto di riferimento rimane sempre il Piano Educativo Individualizzato, naturalmente da calibrare in relazione alla nuova modalità di didattica a distanza, in base alla disabilità dell’allievo.

Il Ministero non fornisce (e non potrebbe farlo) indicazioni uniformi ma evidenzia che:

◾ per gli alunni con disabilità cognitiva gli interventi vanno progettati, sulla base di una disamina congiunta (docente-famiglia) delle variabilità e specificità caratterizzanti ciascuna situazione;
◾ per gli alunni e studenti con disabilità sensoriali (non vedenti, ipovedenti, non udenti e ipoacusici) bisogna considerarne le specifiche esigenze.

Strumenti per didattica a distanza.

Il dirigente scolastico, d’intesa con le famiglie e per il tramite degli insegnanti di sostegno, verifica che ciascun alunno o studente sia in possesso delle strumentalità necessarie allo svolgimento delle attività.

Il monitoraggio del Ministero servirà anche a questo, ossia a verificare i fabbisogni delle scuole, in materia di strumenti per attuare la didattica a distanza, anche per gli studenti con disabilità.

Quanto agli ausili e ai sussidi, l’assegnazione agli alunni con disabilità spetta ai Centri Territoriali di Supporto (CTS), in collaborazione con il Ministero, ai sensi dell’art. 7, comma 3, del D.Lgs. 63/2017.

Oltre alle apparecchiature hardware, possono essere acquistati e concessi in uso anche software didattici (per un elenco degli ausili e sussidi disponibili, si veda l’allegato tecnico denominato “Classificazione dei sussidi didattici, delle attrezzature e degli ausili tecnici per la didattica inclusiva” su https://ausilididattici.indire.it).

Stop ai compiti senza relazione: la nota del MIUR sulla didattica a distanza

Vita.it del 18.03.2020

«Il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente, dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento»: firmata da Max Bruschi la nota sulla didattica a distanza. Un paragrafo sugli alunni con disabilità.

«Le attività di didattica a distanza, come ogni attività didattica, per essere tali, prevedono la costruzione ragionata e guidata del sapere attraverso un’interazione tra docenti e alunni. Qualsiasi sia il mezzo attraverso cui la didattica si esercita, non cambiano il fine e i principi. […] Il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente, dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento. La didattica a distanza prevede infatti uno o più momenti di relazione tra docente e discenti, attraverso i quali l’insegnante possa restituire agli alunni il senso di quanto da essi operato in autonomia, utile anche per accertare, in un processo di costante verifica e miglioramento, l’efficacia degli strumenti adottati, anche nel confronto con le modalità di fruizione degli strumenti e dei contenuti digitali – quindi di apprendimento – degli studenti, che già in queste settimane ha offerto soluzioni, aiuto, materiali. È ovviamente da privilegiare, per quanto possibile, la modalità in “classe virtuale”».

È arrivata ieri la nota con le indicazioni operative per la didattica a distanza del MIUR, firmata da Max Bruschi, neo dirigente al Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione. La nota si apre con «un sincero grazie [va] a tutti coloro che hanno voluto e saputo governare l’emergenza ed esserci» e si chiude con un «Siamo tutti consapevoli della sfida che il Paese tutto sta affrontando e che richiede a ciascuno sacrifici e responsabilità nei comportamenti. La scuola è in prima linea perché ritiene che la cultura sia un fattore decisivo perché il nostro Paese sappia affrontare, superare e vincere la battaglia in corso. Nessuno deve essere in sosta, in panchina, a bordo campo. “Ibi semper est victoria, ubi concordia est”». L’obiettivo della nota, ferma restando l’autonomia di ogni scuola, è dare un quadro rispetto alla sostenibilità operativa, giuridica e amministrativa della didattica a distanza, cominciando dai tanti problemi legati alla privacy degli studenti.

«La didattica a distanza, in queste difficili settimane, ha avuto e ha due significati. Da un lato, sollecita l’intera comunità educante, nel novero delle responsabilità professionali e, prima ancora, etiche di ciascuno, a continuare a perseguire il compito sociale e formativo del “fare scuola”, ma “non a scuola” e del fare, per l’appunto, “comunità”. Mantenere viva la comunità di classe, di scuola e il senso di appartenenza, combatte il rischio di isolamento e di demotivazione. Le interazioni tra docenti e studenti possono essere il collante che mantiene, e rafforza, la trama di rapporti, la condivisione della sfida che si ha di fronte e la propensione ad affrontare una situazione imprevista. Dall’altro lato, è essenziale non interrompere il percorso di apprendimento», si legge nella nota.

Un paragrafo specifico è dedicato agli alunni con disabilità, il cui «punto di riferimento rimane il Piano educativo individualizzato». La nota afferma che «la sospensione dell’attività didattica non deve interrompere, per quanto possibile, il processo di inclusione.Come indicazione di massima, si ritiene di dover suggerire ai docenti di sostegno di mantenere l’interazione a distanza con l’alunno e tra l’alunno e gli altri docenti curricolari o, ove non sia possibile, con la famiglia dell’alunno stesso, mettendo a punto materiale personalizzato da far fruire con modalità specifiche di didattica a distanza concordate con la famiglia medesima, nonché di monitorare, attraverso feedback periodici, lo stato di realizzazione del PEI». Poiché ciascun alunno con disabilità, in Italia, «è oggetto di cura educativa da parte di tutti i docenti e di tutta la comunità scolastica» - ricorda la nota – «è richiesta una particolare attenzione per garantire a ciascuno pari opportunità di accesso a ogni attività didattica». È inoltre «compito del Dirigente scolastico, d’intesa con le famiglie e per il tramite degli insegnanti di sostegno, verificare che ciascun alunno o studente sia in possesso delle strumentalità necessarie»: la nota ricorda che i Centri Territoriali di Supporto (CTS), gestiscono l’assegnazione di ausili e sussidi didattici destinati ad alunni e studenti con disabilità e che oltre alle apparecchiature hardware, possono essere acquistati e concessi in uso anche software didattici (https://ausilididattici.indire.it).

Un altro paragrafo è dedicato agli alunni con DSA e con Bisogni educativi speciali non certificati, in cui si fa cenno anche a ciò che il DS deve fare qualora avesse nelle sue scuole alunni ricoverati presso le strutture ospedaliere o in cura presso la propria abitazione.

di Sara De Carli

Il Terzo Settore non si ferma

Superando.it del 18.03.2020

«Non ci fermiamo – aggiunge Fiaschi – e continueremo ad andare avanti, anche se molte nostre realtà sono state messe in ginocchio da questa crisi sanitaria e sociale: Circoli e Associazioni chiusi, attività rallentate, operatori e lavoratori che non possono proseguire con le loro iniziative. E siamo preoccupati anche per l’impegnativa ricostruzione che ci attenderà dopo l’emergenza»: a dirlo è Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, che commenta con favore le misure approvate a sostegno delle organizzazioni di Terzo Settore nel Decreto cosiddetto “Cura Italia.

«Le misure approvate a sostegno delle organizzazioni di Terzo Settore vanno nella direzione giusta»: a dirlo è Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore, organismo cui aderisce anche la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), commentando il Decreto cosiddetto “Cura Italia”, prodotto il 16 marzo dal Governo.

«Questa crisi – sottolinea Fiaschi – sta colpendo duramente anche il nostro mondo, che non è solo un pezzo importante della nostra vita sociale, ma anche dell’economia del Paese, con i suoi 6 milioni di volontari, gli oltre 800.000 occupati e un valore economico pari al 4% del Prodotto Interno Lordo (PIL). L’emergenza in atto ci sta mettendo a dura prova. Le nostre organizzazioni, i volontari e gli operatori stanno affrontando con coraggio e responsabilità questo momento difficile, dando un sostegno fondamentale ai cittadini più fragili e con più difficoltà. Tanti volontari e tanti operatori stanno continuando a fornire servizi ad anziani soli o persone malate o con disabilità, a minori, persone con dipendenze, a senza fissa dimora e migranti, attivandosi anche con forme di sostegno a distanza. La nostra missione resta intatta: non lasciare indietro né solo nessuno».

Nello specifico del Decreto “Cura Italia”, «il testo – dichiarano dal Forum – contiene diversi provvedimenti specifici per il Terzo Settore, a partire dalla previsione della cassa integrazione in deroga, per lavoratori di qualsiasi datore di lavoro e di qualsiasi dimensione, compresi, appunto, gli Enti del Terzo Settore. Viene poi prorogato al 31 ottobre il termine, attualmente fissato al 30 giugno, per l’adeguamento degli Statuti delle Organizzazioni di Volontariato (ODV), Associazioni di Promozione Sociale (APS) e ONLUS, che potranno approvare i propri bilanci entro il 31 ottobre prossimo. E anche per le imprese sociali il termine per l’adeguamento alla Riforma del Terzo Settore viene portato al 31 ottobre. E ancora, i servizi educativi e scolastici sospesi potranno essere forniti con modalità alternative attraverso forme di coprogettazione con gli Enti Locali, mentre è prevista anche per ODV, APS e ONLUS la sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria. Non mancano nemmeno misure di sostegno al lavoro estese a tutto il Terzo Settore e provvedimenti fiscali a sostegno delle famiglie e delle imprese, tutelando le persone con disabilità e le loro famiglie con misure compensative di sostegno anche domiciliare. Infine, il Decreto sostiene anche il settore della cultura e quello sportivo».

«Non ci fermiamo – aggiunge Fiaschi -, non lo abbiamo mai fatto e continueremo ad andare avanti, compatibilmente con le disposizioni di legge. Molte delle nostre realtà sono state messe in ginocchio da questa crisi sanitaria e sociale: Circoli e Associazioni chiusi, attività rallentate, operatori e lavoratori che non possono proseguire con le iniziative nelle quali erano impegnati. E la nostra preoccupazione va anche al dopo emergenza, poiché la ricostruzione sarà molto impegnativa e richiederà un impegno forte da parte di tutti quanti». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: stampa@forumterzosettore.it (Anna Monterubbianesi).

martedì 17 marzo 2020

Rendere subito operative le disposizioni del Decreto “Cura Italia”

Superando.it del 17.03.2020

Dopo avere espresso ieri, anche sul nostro giornale, il loro generale apprezzamento per il cosiddetto Decreto Legge “Cura Italia” approvato dal Consiglio dei Ministri, le organizzazioni FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) ribadiscono altresì «la necessità di rendere immediatamente operative quelle disposizioni e in particolare quelle che riguardano le persone con disabilità e le loro famiglie»

Dopo avere espresso ieri, su queste stesse pagine, il loro generale apprezzamento per il cosiddetto Decreto Legge “Cura Italia” approvato dal Consiglio dei Ministri, le organizzazioni FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) ribadiscono altresì «la necessità di rendere immediatamente operative quelle disposizioni e in particolare quelle che riguardano le persone con disabilità e le loro famiglie».

«I nostri uffici, le nostre sedi, i nostri operatori – si legge a tal proposito in una nota diffusa dalle Federazioni, a firma dei rispettivi presidenti Vincenzo Falabella e Nazaro Pagano – sono stati, com’era da attendersi, subissati da richieste di indicazioni, chiarimenti e suggerimenti da parte di migliaia di persone e famiglie. Domande che, in larga misura, non possono al momento ottenere risposte credibili e certe, anche per i coni d’ombra presenti in alcuni passaggi del Decreto. Per questo sollecitiamo l’emanazione di Circolari da parte dell’INPS e del Dipartimento della Funzione Pubblica, ad esempio circa la corretta interpretazione delle disposizioni in materia di permessi aggiuntivi, di congedi parentali, di accesso allo status parificato al “ricovero ospedaliero” per i lavoratori con disabilità o immunodepressi o con esiti di patologie oncologiche».

«È importante inoltre – proseguono le Federazioni – attivare le Regioni, tutte, circa l’applicazione dei servizi alternativi ai centri diurni e all’attivazione dei servizi domiciliari, in particolare per le persone con più intenso carico assistenziale».

«Sono urgenze evidenti – conclude la nota – e ribadite in ogni momento dalle persone e dalla famiglie sulle quali si è riversato un carico ulteriore a quello già severo sopportato in precedenza. Dal canto nostro offriamo come sempre la più ampia disponibilità nella ricerca delle soluzioni e nella diffusione delle più corrette informazioni». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.


lunedì 16 marzo 2020

Coronavirus, lo psicologo che aiuta i disabili nell’emergenza

Il Fatto Quotidiano del 16.03.2020

"Evitare di abbuffarsi di infografiche e restare connessi con chi si ama".

Jacopo Casiraghi, psicologo e psicoterapeuta, intervistato da ilfattoquotidiano.it spiega perché in questi momenti è fondamentale stare vicino alle persone più fragili emotivamente: "Distanza fisica non significa mancanza di vicinanza emotiva. Le nuove tecnologie ci aiutano: impariamo ad usarle per il bene di tutti".

MILANO. Sono ore molto difficili per l’Italia che affronta l’emergenza coronavirus. Lo sono ancora di più per chi, come i disabili, vive una situazione di fragilità emotiva e rischia di essere maggiormente esposto alla malattia. Così, in questi momenti, l’assistenza psicologica rappresenta uno strumento fondamentale. Ne è convinto, tra i vari esperti, anche Jacopo Casiraghi, psicologo e psicoterapeuta, responsabile del Servizio di psicologia al Centro Clinico Nemo Milano situato all’interno dell’Ospedale Niguarda e psicologo di riferimento dell’associazione Famiglie Sma, oltre che autore di “Lupo racconta la Sma”. Intervistato da ilfattoquotidiano.it, racconta quali sono i suggerimenti e le strategie per affrontare queste ore di grande incertezza e difficoltà.

Quali sono le misure portate avanti per il sostegno psicologico a distanza per i disabili gravi?
Spesso le persone con disabilità motoria hanno nel corso degli anni già attivato una consulenza, un lavoro psicologico a distanza: le nuove tecnologie ci permettono con WhatsApp, Facetime o Skype, solo per citare i più noti, di fare degli efficaci colloqui non stando a contatto diretto. Da questo punto di vista era una prassi già comune prima del diffondersi del Covid-19 pertanto ritengo che, proprio in questi giorni, anche da indicazioni del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi e degli Ordini degli Psicologi Regionali, sia sempre più importante garantire il sostegno psicologico a distanza non solo per le persone con disabilità ma per l’intera popolazione.

Come sta procedendo?
Ho convertito da due settimane tutta la mia attività di psicoterapia privata a distanza chiudendo “fisicamente” il mio studio, ma organizzando con chi desidera e “se la sente” dei colloqui a distanza. La trovo una scelta etica, non per la mia sicurezza, ma per ridurre il rischio di essere vettore inconsapevole del virus. Il suggerimento “se puoi resta a casa” deve entrare nella testa di tutti e io, nel mio piccolo, sto contribuendo non solo nei comportamenti durante il tempo libero ma anche in quelli professionali.

Quali sono i suoi suggerimenti per evitare allarmismo e prevenire ansia o psicosi?
Quello che al momento ci dicono i virologi è che il virus in circa il 20% dei contagiati provoca il ricovero ospedaliero, in alcuni casi persino la terapia intensiva. Non c’è evidenza che una persona con diversa abilità debba rientrare per forza in quel 20% maggiormente critico. Quello che suggerisco è un vademecum in quattro passi: 1) seguire le istruzioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del governo; 2) filtrare con grande attenzione le fonti delle notizie. Purtroppo online sono reperibili numerose e confuse fake news che non aiutano a mantenere la calma; 3) pur rimanendo aggiornati è bene evitare di abbuffarsi di notizie catastrofiche e di infografiche circa l’aumento degli infetti e i morti. Si tratta di una epidemia e i numeri sono per forza terrorizzanti. Quello che possiamo fare è focalizzarci sui comportamenti corretti per evitare i rischi maggiori: igiene personale, evitare i luoghi affollati, se possibile rimanere a casa; 4) suggerisco di stare a domicilio ma di non esiliarsi dai rapporti interpersonali a distanza: telefonare, scrivere, chattare, è importante rimanere connessi alle persone che si amano.

Gestisce diverse decine di persone di età e genere differenti, con malattie diverse. Come si affronta questa fase?
Da quando è scattata l’emergenza Covid-19 il mio telefono e la mia professionalità sono a disposizione sia dei pazienti ospedalieri che delle persone che seguo privatamente. Tutt’oggi alcuni psicoanalisti nei loro studi si siedono alle spalle del paziente, per non vederlo mentre lo ascoltano o gli parlano. In fin dei conti al telefono è un po’ la stessa cosa. Lo psicologo lavora soprattutto attraverso l’ascolto, il dialogo, la ridefinizione dei problemi. Abbiamo pertanto la possibilità di poter lavorare e supportare le persone anche in caso di quarantena, persino chi è affetto da coronavirus. Al momento sto seguendo pazienti in attesa della risposta a seguito del tampone effettuato. Per questo anche in ospedale abbiamo convertito gli ambulatori psicologici in colloqui digitali, a distanza, via web. Ci tengo a ripeterlo: distanza fisica non significa mancanza di vicinanza emotiva. Le nuove tecnologie ci aiutano: impariamo ad usarle per il bene di tutti.

Ha avuto nelle ultime ore un’impennata di richieste di colloqui o invece si sono dimezzati gli interventi di aiuto psicologico?
Trovo che le reazioni siano state fra le più varie. C’è chi è molto spaventato o in ansia e quindi ha aumentato la richiesta di supporto. Chi al contrario è diventato fatalista decidendo che il covid-19 non è un suo problema. C’è che chi ha già perso il lavoro a causa dell’emergenza e quindi ha dovuto ridurre i colloqui privati e chi all’opposto mi ha cercato perché sapeva che lavoravo a telefono. L’emergenza è sanitaria a 360° e infatti il governo ha promesso nuove assunzioni anche fra gli psicologi che possano aiutare le persone, i malati e perché no, gli altri sanitari impegnati in questa dura sfida.

Quali sono le più grandi difficoltà riscontrate in questi giorni?
Alcune situazioni, già critiche prima di questa emergenza, ne hanno ovviamente risentito molto. Il clima di terrore e il disinteresse, la sottovalutazione e l’ironia che abbiamo visto e letto in queste settimane è sintomo di una schizofrenia comunicativa che non ha aiutato le persone più delicate e sensibili o problematiche. Ci siamo polarizzati fra gli ossessivi (già in isolamento prima che lo richiedesse la situazione o in coda per svuotare i supermercati) e i menefreghisti (i superficiali della movida a tutti i costi). Dobbiamo imparare il giusto equilibrio fra l’attenzione e il rispetto per le fasce più deboli della popolazione ed evitare le paranoie e il panico da fine del mondo. In generale le persone che mi contattano si sentono in un’atmosfera irreale, incredibile, dove molte delle certezze di base sono messe in dubbio (“Sopravviverò? Cosa succederà all’economia? Troverò da mangiare?”). Stiamo imparando ad affrontare un’emergenza inedita per la modernità occidentale da molti punti di vista viziata e abituata al benessere. Questo richiede una ridefinizione dei valori e degli obiettivi personali. Si tratta di un processo lungo che richiederà per alcune persone il supporto della psicoterapia.

Con il suo staff di psicologi avete ricevuto linee guida specifiche da seguire per determinate tipologie di pazienti?
Stiamo seguendo le direttive generali valide per tutta la popolazione. Come detto poi ci siamo organizzati per trasformare laddove possibile il lavoro a distanza. In ospedale i pazienti si incontrano ancora seguendo le direttive delle direzioni ospedaliere e della sanità lombarda, che fra l’altro prevedono l’igiene delle mani, l’utilizzo delle mascherine e della distanza di sicurezza.

Qual è il suo suggerimento per affrontare questi giorni delicati di emergenza?
Non esiste il “rischio zero” ma esistono comportamenti ponderati, pro-sociali ed etici che potranno far uscire la propria famiglia, città e nazione da questa emergenza. Il rispetto per gli altri, pensando agli anziani e alle persone con problematiche pregresse deve essere massimo. Il Covid-19 può insegnarci ad essere meno egoisti, oltre che il valore dell’educazione e del rispetto delle regole. Mi piacerebbe anche che il mondo potesse scoprire che non tutti gli italiani vogliono essere dei “furbetti”.

di Renato La Cara

Le risposte alla disabilità ci sono: ora vigileremo su una rapida applicazione

Superando.it del 16.03.2020

ROMA. È di queste ore, ovvero del primo pomeriggio di oggi, 16 marzo, l’approvazione in Consiglio dei Ministri di un Decreto Legge straordinario, già noto come “Cura-Italia”, «che investe tantissimi àmbiti specifici e trasversali alla nostra società – come si legge in una nota congiunta di FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), a firma dei rispettivi presidenti Vincenzo Falabella e Nazaro Pagano – e che in un momento come questo, non poteva trascurare una serie di misure rivolte alle famiglie, alle persone con disabilità e ai loro nuclei».

«Nei giorni scorsi – prosegue la nota delle Federazioni -, pur nei convulsi e febbrili momenti che derivano da una situazione drammatica, vi sono state strette consultazioni fra la Presidenza del Consiglio, per il tramite del suo Ufficio per le Politiche in favore della Disabilità, e i nostri vertici, per tentare di elaborare almeno le risposte più urgenti alle istanze di migliaia di persone e di famiglie e di mettere in sicurezza le condizioni più gravi o più a rischio. La chiusura delle scuole e dei centri diurni, con ciò che comporta in rinnovato e aggravato carico assistenziale sulle famiglie, assieme alla preoccupazione per l’esposizione al rischio di contagio per tanti lavoratori con disabilità o con immunodepressioni di varia origine, erano stati solo i più immediati elementi di emergenza da noi evidenziati. Ebbene, il testo oggi approvato raccoglie il nostro apprezzamento, comprendendo anche che alcune lacune e imperfezioni siano da imputare più alla convulsa emergenza che alla carenza di volontà e che potranno essere perfezionate e corrette in sede di conversione. Quel che è più importante è che le prime risposte per fronteggiare lo straordinario carico assistenziale delle famiglie e per proteggere i lavoratori con disabilità ci sono».

«Grazie anche alla nostra rete – concludono da FISH e FAND – nei prossimi giorni contribuiremo a diffondere informazioni puntuali sui contenuti del nuovo provvedimento e a vigilare, stimolando la celere applicazione delle agevolazioni e dei sostegni appena approvati, proseguendo in un impegno che mai è diminuito durante questa emergenza». (S.B.)