lunedì 8 febbraio 2021

Pandemia e disabilità: messi a nudo anni di discriminazioni e di disuguaglianze - di LEDHA

Superando del 08/02/2021

«Già prima del Covid-19 in Europa una percentuale inaccettabile di persone con disabilità viveva in condizioni precarie, di povertà ed esclusione sociale. Successivamente, la pandemia ha reso più evidenti queste disuguaglianze e le discriminazioni quotidiane che subiscono le persone con disabilità»: è la denuncia contenuta nel rapporto “Impatto del Covid-19 sulle persone con disabilità”, curato dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che invita i leader europei ad agire al più presto per tutelare i diritti delle persone con disabilità, elencando anche undici dettagliate raccomandazioni.

Già prima dello scoppio dell’epidemia di Covid-19 in Europa «una percentuale inaccettabile di persone con disabilità viveva in condizioni precarie». Più del 28% degli oltre 100 milioni di persone con disabilità in Europa, infatti, viveva in condizioni di povertà ed esclusione sociale. Solo il 20% delle donne e il 28% degli uomini con disabilità avevano un lavoro a tempo pieno. Successivamente, la pandemia da Covid-19 ha reso più evidenti queste disuguaglianze e le discriminazioni quotidiane che subiscono le persone con disabilità.

È questa la denuncia contenuta nel rapporto Impact of Covid-19 on person with disabilities (“Impatto del Covid-19 sulle persone con disabilità”), curato dall’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, che invita i leader europei ad agire al più presto per tutelare i diritti delle persone con disabilità. «La pandemia – scrive Yannis Vardakastanis, presidente dell’EDF nell’introduzione al rapporto, che rappresenta per altro solamente l’estratto di un lavoro più ampio dedicato proprio all’impatto dell’epidemia sulle persone con disabilità – ha evidenziato le conseguenze di anni, decenni e secoli di diseguaglianze, discriminazione ed esclusione subite da uomini, donne e bambini con disabilità. Nessuno era pronto per affrontare una pandemia. I Governi non erano pronti, e hanno reagito lentamente per proteggere i nostri diritti».

Nel rapporto si mette in evidenza come le persone con disabilità abbiano pagato un prezzo molto alto a seguito della pandemia: barriere nell’accesso ai servizi sanitari, condizioni mediche pre-esistenti, età avanzata, istituzionalizzazione sono solo alcuni dei fattori che hanno reso le persone con disabilità particolarmente vulnerabili al contagio.

Due dati, citati nel rapporto, aiutano a comprendere meglio la situazione: le persone con disabilità sono mediamente più suscettibili a condizioni secondarie e co-morbilità (problemi respiratori, diabete, obesità, problemi cardiaci) che possono peggiorare l’esito dell’infezione da Covid-19. Inoltre, l’EDF stima che almeno un milione di persone con disabilità vivano in strutture residenziali, luoghi che in questi mesi si sono spesso trasformati in focolai di infezione con esiti letali.

A conclusione del rapporto, il Forum pubblica un elenco di undici raccomandazioni rivolte all’Unione Europea e ai leader dei singoli Stati dell’Unione:

1. Impegnarsi politicamente a garantire i diritti delle persone con disabilità e ad attuare la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità anche in situazioni di rischio e di emergenza umana, come la crisi di Covid-19.

2. Consultazione e coinvolgimento: adottare misure utili ad assicurare il coinvolgimento strutturale e sistematico di tutte le persone con disabilità attraverso le loro organizzazioni rappresentative e includere i gruppi più svantaggiati.

3. Predisposizione e azione: investire in processi che includano le persone con disabilità per prevenire l’impatto devastante di crisi future. Le azioni inclusive devono comprendere comunicazioni sui temi della salute accessibili.

4. Dati disaggregati: garantire che i dati raccolti siano disaggregati per età, genere e disabilità. Persone con disabilità che vivono all’interno di istituti o strutture residenziali devono essere incluse in tutti i dati raccolti.

5. Investimenti e budget adeguati: risorse adeguate devono essere stanziate per far migliorare i diritti delle persone con disabilità, la loro inclusione nella società e l’implementazione della Convenzione ONU e rafforzare il movimento delle persone con disabilità. Gli investimenti per la ripresa [economica, dopo la crisi causata dal Covid, d.R.] devono includere le persone con disabilità. Nessun investimento deve essere fatto in progetti e iniziative che violano i diritti delle persone con disabilità attraverso la creazione di edifici, mezzi di trasporto o infrastrutture tecnologiche inaccessibili o che segregano le persone con disabilità.

6. Accessibilità e inclusione: garantire accessibilità e inclusione alle persone con disabilità a tutti i livelli di governance, nelle misure di recovery e nella società.

7. Servizi e ausili: garantire che i servizi di supporto specifici e gli ausili siano disponibili e accessibili a tutte le persone con disabilità e siano riconosciuti come essenziali.

8. Vita indipendente: porre fine all’istituzionalizzazione, investendo da subito sulla vita indipendente, promuovendo la transizione dagli istituti a servizi comunitari.

9. Approccio basato sui diritti umani: porre alla base di tutte le azioni un approccio basato sui diritti umani e sulla Convenzione ONU, garantendo garantire i princìpi di uguaglianza e non discriminazione nella legislazione e nella pratica per tutte le persone con disabilità; tutelando le persone con disabilità da violenze, abusi, esclusione, coercizione; assicurando un monitoraggio continuo e indipendente del rispetto dei diritti umani.

10. Assicurare un consenso libero e informato prima della vaccinazione.

11. Diritti delle donne: assicurare la protezione di donne e ragazze con disabilità da violenze e abusi e il mantenimento di servizi di supporto accessibili, compresi quelli riguardanti la loro salute sessuale e riproduttiva e i loro diritti.

La LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità) è la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

domenica 7 febbraio 2021

Ciechi civili assoluti e diritto all’indennità di accompagnamento

Responsabile Civile del 07/02/2021

L’indennità di accompagnamento per i ciechi civili assoluti non può essere equiparata tout court a quella degli invalidi di guerra.

“L’equiparazione dell’indennità di accompagnamento goduta dai ciechi civili assoluti a quella prevista per i grandi invalidi di guerra investe esclusivamente la misura dell’indennità stessa e le relative modalità di adeguamento automatico, ma non comporta l’estensione ai primi dell’intero complesso delle misure di assistenza predisposte a favore dei secondi, che comprendono l’assegno sostitutivo della prestazione di accompagnatori militari di cui all’art. 6 del DPR n 834/1981, senza, peraltro, che tale mancata estensione realizzi una ingiustificata disparità di trattamento, in considerazione di quanto affermato dalla Corte Costituzionale (ordinanza n 487/1988) sulla differenziazione di situazioni tra gli invalidi civili e quelli di guerra da ravvisare nella obiettiva diversità dei presupposti che sono alla base del fatto invalidante, scaturente, in quest’ultimo caso, da eventi bellici, che comportano anche un elemento risarcitorio, estraneo all’ipotesi della invalidità civile”.

Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 2664/2021 pronunciandosi sul ricorso dell’Inps contro la decisione della Corte di appello di Lecce di accogliere la domanda di una donna relativamente al diritto della stessa a godere dell’indennità di accompagnamento calcolata sulla base dell’indennità di assistenza e di accompagnamento prevista per i grandi invalidi di guerra, ai sensi degli artt. 1 L n 682/1979, artt 1 e 2 L n 165/1983, artt 1 e 6 dpr n 834/1981 e 3 L n 656/1986; I n 429/1991.

Il Collegio distrettuale evidenziava infatti che “la L. n. 429/1991 aveva reintrodotto anche per i ciechi civili assoluti il meccanismo di adeguamento automatico, così definitivamente equiparando l’indennità di accompagnamento spettante ai ciechi civili assoluti all’indennità di assistenza spettante ai ciechi assoluti di guerra”.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte, l’Istituto previdenziale lamentava che il Giudice a quo avesse implicitamente ritenuto, accogliendo l’appello, che l’indennità di accompagnamento dovesse essere equiparata tout court a quella degli invalidi di guerra; deduceva poi che la prova della percezione di una somma inferiore al dovuto spettava alla ricorrente avendo l’Istituto sempre corrisposto somme corrette, con gli aggiornamenti annuali, in conformità ai DM del Ministero dell’Interno e poi del Ministero dell’economia; osservava, infine, che la donna aveva effettuato una quantificazione delle somme errata ricomprendendo anche le somme dovute a titolo di assegno integrativo in luogo dell’accompagnatore militare, spettante solo agli invalidi di guerra.

I Giudici Ermellini hanno ritenuto di aderire alle argomentazioni proposte. La Corte territoriale, accogliendo integralmente la domanda della contribuente, in riforma della sentenza del Tribunale, non si era limitata a riconoscere l’equiparazione dell’indennità di accompagnamento goduta dai ciechi civili assoluti a quella prevista per i grandi invalidi di guerra in ordine alla misura dell’indennità stessa e alle relative modalità di adeguamento automatico, come previsto dall’art. 1 L n 429/1991. Il Giudice di secondo grado aveva infatti riconosciuto anche l’assegno sostitutivo della prestazione di accompagnatori militari, inizialmente negata dal Tribunale.

venerdì 5 febbraio 2021

Arianna Ortelli a illimitHER: «Videogiochi senza video: così facciamo inclusione»

Startup Italia del 05/02/2021

Martedì 16 febbraio, sui canali social di StartupItalia, la diretta con la CEO di Novis Games.

Pong, videogioco dei primi anni ’70, fu una benedizione per gli affari della Atari, il primo vero colosso nella preistoria del gaming. Oggi una startup è partita proprio da un titolo di Ping Pong per spalancare le porte del mondo videoludico a chi finora era sempre stato tagliato fuori dal divertimento in console: le persone ipovedenti e non vedenti. «La limitazione visiva ci ha permesso di concentrarci soltanto su audio e tatto: giocare senza una interfaccia video è possibile». Arianna Ortelli, torinese di 24 anni, è CEO e cofounder di Novis Games, un’impresa innovativa di cui vi avevamo già parlato. Prima il team ha lavora sull’hardware, ovvero un controller che permette di divertirsi senza guardare, gestendo la partita con mani e udito. Ora l’obiettivo della startup è aprire l’ecosistema a nuove app per far divertire persone normodotate e non. Una lezione di inclusione che Arianna porterà al nuovo appuntamento di illimitHER martedì 16 febbraio dalle 18:30 e che potrete seguire anche sui canali social di StartupItalia.

Divertimento per tutti

“Storia di una giovane imprenditrice nel mondo del gaming” è il titolo del nuovo appuntamento di illimitHER, il format in cui talenti femminili raccontano i propri percorsi in tantissimi ambiti professionali, dalla cultura umanistica fino alle materie STEM. «Il controller e tutto quello che abbiamo realizzato non sarebbe stato possibile se non ci fossimo prima confrontati con l’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ndr)». L’aspetto interessante dell’ecosistema Novis Games è che l’intrattenimento digitale funziona per tutti: un normodotato può giocare con una persona non vedente in una sfida alla pari. «Facciamo l’esempio di Ping Pong – ha spiegato Arianna – lavorando senza l’aspetto visivo, abbiamo sfruttato l’audio 3D: con il controller in mano, collegato allo smartphone via bluetooth, si indossano le cuffie e la partita inizia. I giocatori sentono i colpi dell’avversario e grazie alla vibrazione capiscono quando la palla sta per arrivare e possono colpirla dandogli il giusto effetto».

Arianna Ortelli e il mondo degli sviluppatori

Finora in fase beta, il controller sarà disponibile sul mercato nei prossimi mesi, con due videogiochi completi. «L’hardware è pronto, ora stiamo lavorando sullo store di giochi e sull’app per gli sviluppatori che potranno pubblicare i loro prodotti. Da qui in avanti il nostro focus sarà lavorare sulla piattaforma, aprendoci ai developer».

Nuovi ecosistemi di gioco

L’avventura di Novis Games è senz’altro pionieristica in un settore, quello del gaming, dove negli ultimi tempi molte software house e colossi hanno dato sempre maggiore attenzione ai temi dell’inclusione nei propri ecosistemi di gioco. «L’Xbox Adaptive Controller di Microsoft ha reso accessibili molti titoli a persone che hanno disabilità motoria», ha ricordato Arianna. Lo stesso è successo in altri titoli esclusive Sony, come The Last of Us Parte II, in cui gli sviluppatori si sono sforzati di rendere il divertimento democratico. A illimitHER Arianna Ortelli mostrerà le carte di un mondo gaming tutto da esplorare: «La cosa più interessante che porteremo è l’anima sociale del progetto. È davvero l’aspetto più bello che si possa raccontare».

Con una laurea in economia e l’incarico di amministratrice delegata di una startup tech, Arianna dimostra ancora una volta che, nonostante i pregiudizi culturali, le materie STEM rappresentano un’occasione per i talenti femminili. «Sono una mega fan dei videogiochi: Super Mario ha segnato la mia crescita – ha commentato divertita – devo ammetterlo: non mi sono mai posta limiti in quello che stavo facendo. Non ho mai considerato il gaming come un settore maschile e, in generale, non penso ci siano limiti quando si parla di lavoro. Se utilizzato bene, il videogioco sempre di più può essere strumento di inclusione».

di Alessandro Di Stefano

giovedì 4 febbraio 2021

I crimini d’odio nei confronti delle persone con disabilità

Superando del 04/02/2021

Pubblicato nei giorni scorsi dall’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori), l’opuscolo intitolato “L’odio contro le persone disabili” è uno strumento apprezzabile che fornisce una rapida panoramica sia dei reati di matrice discriminatoria che colpiscono le persone con disabilità, sia delle disposizioni che li sanzionano. Manca ancora, per altro, una lettura intersezionale che assommi le varie caratteristiche suscettibili di provocare reati di matrice discriminatoria: una lacuna che, una volta colmata, renderà tale strumento ancora più efficace.

di Simona Lancioni

Istituito nel settembre del 2010, l’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) è un organismo interforze preposto a rispondere operativamente alla domanda di sicurezza delle persone appartenenti alle cosiddette “categorie vulnerabili”, coordinando il lavoro della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri riguardo alla prevenzione e al contrasto dei reati di matrice discriminatoria.

In questo inizio di 2021 l’Osservatorio ha pubblicato l’interessante opuscolo intitolato L’odio contro le persone disabili, realizzato da Stefano Chirico e Salvatore Buscarino, rispettivamente direttore e componente della Segreteria, avvalendosi anche delle sagaci vignette di Paolo Piccione (l’opuscolo è disponibile integralmente a questo link).

Di agevole consultazione e ben articolata, la pubblicazione contiene importanti elementi utili a tracciare un sintetico quadro delle offese, delle umiliazioni e delle molteplici forme di discriminazione che colpiscono le persone con disabilità, delle quali troviamo riscontro nelle cronache quotidiane.

Vittorio Rizzi, vicedirettore generale della Polizia di Stato e presidente dell’OSCAD, nella sua introduzione chiarisce che in questo contesto il ruolo delle forze di polizia non si può limitare alla repressione dei reati commessi nei confronti delle persone con disabilità, e precisa che «l’impegno deve essere rivolto, ancor prima, alla prevenzione e alla formazione, perché non basta conoscere la cornice normativa di riferimento, ma serve possedere anche strumenti offerti dalla psicologia e dalla sociologia che consentano all’operatore di polizia di capire le diversità, di mettersi nella prospettiva della persona disabile e di intercettare subito i comportamenti che potrebbero essere discriminatori. Quell’uniforme deve rappresentare, oggi più che mai, non solo un presidio di legalità, ma anche un enzima di crescita culturale per combattere pregiudizi e stereotipi, contribuendo alla realizzazione di un ambiente sociale che consenta alle persone disabili di esprimere pienamente la loro personalità e il loro talento [grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]».

L’opuscolo sposa l’approccio sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (ratificata dall’Italia con la Legge 18/09), nella quale la disabilità scaturisce dall’interazione tra la minorazione della persona (fisica, mentale, intellettuale o sensoriale) e le varie barriere che possono impedirne la piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri.

Il tratto distintivo dei reati di matrice discriminatoria o “crimini d’odio” (Hate Crimes, nella disciplina internazionale) è «la motivazione di pregiudizio che l’autore nutre nei confronti di una o più “caratteristiche protette”, reali o presunte, della vittima: origine etnica o “razziale”, convinzioni religiose, orientamento sessuale, identità di genere, disabilità e così via. I reati nei confronti delle persone disabili rappresentano, quindi, un ground tipico dei crimini d’odio; tuttavia, a differenza di quanto avviene rispetto ad altri àmbiti, le relative norme incriminatrici non richiedono il movente discriminatorio da parte dell’autore del reato e, pertanto, non dovrà essere provata la motivazione di pregiudizio, di discriminazione o di odio per la loro applicazione».

A questa definizione segue una panoramica della normativa sulla materia: i riferimenti impliciti ed espliciti alla disabilità da una parte nelle Carte internazionali, quali la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, la Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (CEDU) del 1950, la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (cosiddetta “Carta di Nizza”, del 2000) e la già menzionata Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006); dall’altra parte la normativa nazionale, a partire dalla Carta Costituzionale, e a seguire l’articolo 36 della Legge 104/92 – che prevede l’aumento, da un terzo alla metà, delle sanzioni penali per specifici reati – insieme a diverse altre disposizioni contenute nell’ordinamento penale e di procedura penale italiano. Il tutto è integrato da alcune indicazioni operative sull’applicazione delle disposizioni contenute nel citato articolo 36 della Legge 104/92.

Qualche dato. A partire del 2017, quando una modifica del sistema di indagine ha permesso di rilevare in modo disaggregato i dati relativi ai reati aventi per vittime persone con disabilità, si è registrato un significativo incremento di quelli comunicati all’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa): 157 nel 2017, 210 nel 2018 e 207 nel 2019. Tuttavia, come spiegano dall’OSCAD, «il sensibile incremento dei casi complessivamente segnalati all’organizzazione internazionale non è correlabile statisticamente ad un proporzionale aumento dei crimini d’odio nel nostro Paese, ma, piuttosto, attribuibile a un significativo miglioramento del sistema di monitoraggio».

A completare il quadro troviamo alcuni paragrafi inerenti alla violenza sessuale verso la persona con disabilità, ai maltrattamenti e alle violenze posti in essere nelle case di riposo e di cura, al bullismo e al cyberbullismo, al divieto di sosta dei veicoli negli spazi riservati alle persone con disabilità, e una tabella riepilogativa dei reati.

Insomma, l’opuscolo si presenta come uno strumento utile e ben curato che, sia pure in modo sintetico (si compone di sole sedici pagine), fornisce una rapida panoramica dei crimini d’odio che colpiscono le persone con disabilità e delle disposizioni che li sanzionano.

E tuttavia, pur apprezzando il lavoro svolto e l’impegno manifestato dall’OSCAD, non possiamo sorvolare su un’importante lacuna: sebbene alcuni degli esempi ripostati riguardino ragazze e donne con disabilità, non vi è alcun riferimento alla discriminazione multipla che colpisce le donne con disabilità, rendendole più esposte alla violenza di genere rispetto alle altre donne, e più discriminate rispetto agli uomini con disabilità (che non subiscono la discriminazione di genere). Manca, in sostanza, una lettura intersezionale dei crimini d’odio che consenta di rilevare come una stessa persona con disabilità possa divenire vittima di questo tipo di reati perché assomma in sé più caratteristiche suscettibili di provocare reati di matrice discriminatoria. Difficilmente una persona con disabilità è “solo” una persona con disabilità, essa, infatti, può essere donna o uomo, può essere eterosessuale o appartenente alla comunità LGBT+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), può essere un/e minore, una persona adulta o una persona anziana, può avere la nazionalità italiana o essere straniera/nomade/immigrata/richiedente asilo, potrebbe essere normopeso o sovrappeso e così via. Integrare queste ulteriori caratteristiche nelle valutazioni dei diversi casi che di volta in volta si presentano, e considerarle simultaneamente, non potrà che rendere ancora più efficace il lavoro, già apprezzabile, della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri nel prevenire e contrastare i reati di matrice discriminatoria.

Simona Lancioni,

Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente contributo è già apparso e viene qui ripreso, con minime modifiche di contesto, per gentile concessione.

Blocnotes mese di febbraio 2021

Scaricabile al seguente link il numero di febbraio del notiziario informativo mensile del Consiglio Regionale Lombardo U.I.C.I., a cura di Massimiliano Penna.

BLOCNOTES FEBBRAIO (formato .doc)

martedì 2 febbraio 2021

I diritti delle persone con disabilità in Europa: le priorità per il 2021

Superando del 02/02/2021

Come accade tradizionalmente all’inizio di ogni anno, si è riunito nei giorni scorsi l’Ufficio dell’Intergruppo sulla Disabilità del Parlamento Europeo, per trarre un bilancio di quanto realizzato nel 2020 e fissare le priorità per l’anno presente. All’incontro, presieduto dall’Europarlamentare della Repubblica Ceca Radka Maxová, hanno partecipato anche alcuni componenti del Comitato Esecutivo e della Segreteria dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità.

Tema centrale è stato segnatamente quello della pesante ricaduta del Covid-19 sulle persone con disabilità e le loro famiglie in Europa, rispetto al quale sia gli Eurodeputati che i membri dell’EDF hanno convenuto sulla necessità di concentrarsi sul monitoraggio dei Recovery Plan stabiliti dai vari Stati, per uscire dalla crisi sociale ed economica, nonché sulla diffusione a tappeto delle vaccinazioni e sull’accesso all’assistenza sanitaria. Dal canto suo, l’Intergruppo sulla Disabilità ha ribadito il proprio sostegno a un’indagine approfondita da parte dell’Europarlamento, sull’impatto del Covid-19 nei confronti delle persone che vivono in strutture residenziali.

Per quanto poi concerne l’ormai imminente nuova Strategia Europea sulla Disabilità – la cui pubblicazione da parte della Commissione Europea è prevista già in questo mese di febbraio – ovvero l’Agenda Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità 2020-2030 (European Disability Rights Agenda), della quale ci siamo già ampiamente occupati su queste pagine, su di essa l’Ufficio dell’Intergruppo ha deciso di organizzare un evento pubblico con la partecipazione di tutti i propri membri, della Commissione Europea e della Presidenza Portoghese del Parlamento.

Ma non solo: sempre l’Ufficio dell’Intergruppo ha proposto anche di scrivere direttamente a tutti i Presidenti dei Gruppi Parlamentari Europei, chiedendo l’istituzione di un Comitato Permanente per i Diritti delle Persone con Disabilità, all’interno del Parlamento stesso, organismo che dovrebbe fungere da “punto focale” (Focal Point) per l’applicazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità nell’Unione Europea.

Quindi, tra le priorità per il lavoro dell’Integruppo, individuate per questo 2021 e condivise da tutti i partecipanti all’incontro, sono emerse quelle riguardanti una prospettiva di genere più forte, pensando anche alla ratifica della Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del 2011) da parte dell’Unione Europea; il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali; il Pacchetto Salute dell’Unione; una piena evidenza al tema del diritto di voto e dell’inclusione delle persone con disabilità nella Conferenza sul futuro dell’Europa; una sempre maggiore tutela dei minori con disabilità; lo sviluppo sostenibile (Green Deal) e la digitalizzazione, in relazione ai diritti delle persone con disabilità.

In conclusione, come è stato sottolineato dagli esponenti del Forum Europeo sulla Disabilità, «nonostante le gravi difficoltà dello scorso anno, l’Intergruppo sulla Disabilità del Parlamento Europeo è stato fondamentale nel sostenere, tra gli altri, l’imminente Strategia sui Diritti delle Persone con Disabilità, nell’adozione di un bilancio dell’Unione Europea con una forte dimensione sociale, nel supportare il coinvolgimento delle organizzazioni nazionali di persone con disabilità, nel lavorare per l’accessibilità e nei diritti dei passeggeri sui vari mezzi di trasporto, nonché nel promuovere la voce del movimento delle persone con disabilità nella risposta dell’Unione Europea alla pandemia».

E naturalmente anche in questo 2021 saranno costanti i contatti e il confronto tra gli Eurodeputati e l’EDF, per continuare a promuovere i diritti delle persone con disabilità nell’Unione Europea. (Stefano Borgato)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Alejandro Moledo, Coordinatore delle Politiche dell’EDF (alejandro.moledo@edf-feph.org).

lunedì 1 febbraio 2021

Museo Omero – Toccare l’arte alla radio Seconda edizione 2021 in collaborazione con Slash Radio Web

Giornale UICI del 01/02/2021

Dopo la fortunata prima esperienza della scorsa primavera, ripartono gli incontri dedicati all’arte su Slash Radio Web, la radio ufficiale dell’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti. Saranno dieci le puntate del programma “Toccare l’arte alla radio” curato dallo staff del Museo Omero: ogni giovedì dal 4 febbraio all’8 aprile 2021 dalle ore 15:20 alle 16:00. A condurre la trasmissione in diretta, come sempre sarà la giornalista Chiara Gargioli.

L’obiettivo è conoscere gli artisti della collezione museale in modo informale e piacevole, dedicando un’attenzione particolare alla descrizione delle opere così da rendere la comunicazione pienamente accessibile.

Si inizia il 4 febbraio con un colloquio fra due “grandi” del nostro tempo: il Presidente del Museo Omero, Aldo Grassini, parlerà con Giuliano Vangi non solo delle opere presenti nella collezione museale – “Lui e lei” e “Donna nel tubo” – ma anche di quelle che ha personalmente potuto toccare a Pesaro – la “Scultura della Memoria” in Piazza Mosca – alla mostra antologica al Macro di Roma (2015) e in Giappone al “Museo Vangi”, un museo unico al mondo costruito nel 2002 alle falde del Monte Ashitaka. Si prosegue l’11 febbraio con un incontro dedicato al mito e alle divinità a cura di Alessia Varricchio; il 18 febbraio conosceremo la scultrice Tiziana Felicioni intervistata da Monica Bernacchia; il 25 febbraio Andrea Socrati ci parlerà di Walter Valentini; il 4 marzo Annalisa Trasatti intervisterà Mercedes Autieri su Pietro Consagra; l’11 marzo lo scultore Felice Tagliaferri si racconterà ad Aldo Grassini.

Il 18 marzo Monica Bernacchia parlerà di Alik Cavaliere con la figlia Fania; il 25 marzo Andrea Socrati incontrerà Carlotta Montebello della Fondazione Arnaldo Pomodoro; il 1 aprile sarà la volta di Bruno Ceccobelli intervistato da Annalisa Trasatti. Si chiude l’8 aprile con un excursus artistico tra Oriente e Occidente a cura di Alessia Varricchio.