mercoledì 19 gennaio 2022

Progetto “Disabili visivi in musica”

Il Consiglio Regionale Lombardo dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus-APS, in collaborazione con la società di produzione discografica Musicians & Producers, intende offrire la possibilità ad artisti con disabilità visiva di presentarsi attraverso una vetrina globale quale quella del Web Contest, massimizzando la loro visibilità e la possibilità di ottenere riscontri positivi e incontrare il favore di un pubblico più ampio.

I destinatari dell’iniziativa sono i musicisti (professionisti o amatori) appartenenti alle categorie riconosciute dalla legge 138/2001 (ciechi assoluti, ciechi parziali, ipovedenti gravi, ipovedenti medi e ipovedenti lievi), senza alcun limite di età.

In particolare, il progetto mira a:

- scoprire nuovi talenti musicali con disabilità visiva;

- offrire ai musicisti con disabilità visiva un’opportunità di visibilità artistica e/o  professionale, in un campo che storicamente da sempre a costituito vere occasioni di pari opportunità lavorative e di inclusione sociale;

- offrire occasioni e spazi lavorativi e professionali ai musicisti con disabilità visiva;

- favorire la possibilità di commercializzare i loro prodotti artistici.

Entro il 25 febbraio 2022, gli interessati dovranno inviare all’organizzazione la scheda di adesione con la documentazione richiesta e un video o videoclip di una loro esibizione (uno per ciascuna categoria a cui desiderino partecipare), in cui potranno interpretare, a propria discrezione, un brano inedito o una cover. Le categorie in gara sono:

- Classica

- Jazz

- Leggera

- Lirica

- Pop

- Strumentale

La data di inizio del Web Contest, sarà poi ufficializzata con apposito comunicato e ampia pubblicizzazione sui social, sul web e attraverso i mass media; il Web Contest avrà una durata di 60 giorni, durante i quali i candidati ammessi potranno essere votati dal pubblico.

Per tutti gli iscritti ammessi al Web Contest sarà realizzata una scheda di presentazione, che sarà pubblicata sul sito www.disabilivisivinmusica.com, (in fase di allestimento) sulla pagina FaceBook del Contest (in fase di allestimento) e nella presentazione del video su YouTube (in fase di allestimento).

Ogni settimana verrà pubblicata sul sito www.disabilivisivinmusica.com la classifica parziale YouTube, mentre il voto della Giuria di Qualità verrà reso noto solo al termine del Concorso.

Chiunque potrà votare uno o più concorrenti; ogni partecipante potrà linkare e condividere i video del Contest.

La classifica finale premierà l’artista che, per ciascuna categoria musicale, avrà totalizzato il maggior punteggio (dato dalla somma dei like raccolti e dal voto della Giuria di Qualità).

I vincitori avranno la possibilità di realizzare una produzione discografica distribuita a livello globale dalla società di produzione discografica Musicians & Producers attraverso tutte le sue piattaforme di distribuzione digitale.

LINK AI DOCUMENTI DA SCARICARE:

- BANDO E REGOLAMENTO

- SCHEDA DI ADESIONE

- SCHEDA ADESIONE MINORI DI 18  ANNI

- INFORMATIVA PRIVACY

martedì 18 gennaio 2022

Basilica di San Bernardino fruibile anche a non vedenti, ipovedenti e a utenti non in presenza

Radio L'Aquila del 18/01/2022

L’AQUILA. È stato portato a termine il progetto che rende fruibile la Basilica di San Bernardino, nel centro storico aquilano, anche ai non vedenti e ipovedenti e a utenti non in presenza. È l’obiettivo raggiunto, raggiunto da alcuni giorni, dal progetto di “Valorizzazione del complesso monumentale di San Bernardino a L’Aquila e dei tesori di arte sacra e contemporanea”, di cui è capofila l’Associazione Cavalieri del Venerdì Santo insieme ad altri partners tra i quali i Frati minori che da sempre curano l’edificio di proprietà del Fec. Il progetto è sostenuto dal Comune dell’Aquila con fondi Restart per lo sviluppo delle potenzialità culturali. Lo scopo è comunicare ulteriori informazioni sulle opere presenti a San Bernardino utilizzando nuove tecnologie che per prima la chiesa francescana del centro storico utilizza in città.

Per raggiungere gli utenti ipovedenti o non vedenti o non in presenza, il percorso culturale permanente si avvale del sito ufficiale della Basilica, aggiornato per l’occasione dal grafico informatico Cristinel Stan, sempre nell’ambito del progetto Restart. Il nuovo sito è caratterizzato da una grafica più attuale e facilmente navigabile sia da PC che da cellulare o smartphone. In esso si possono reperire informazioni sulle celebrazioni in chiesa o notizie relative alla storia del complesso architettonico e della vita del Santo. Inoltre è stato realizzato anche un filmato conoscitivo della chiesa della durata di 3 minuti, mentre sul canale YouTube è possibile vedere un filmato più breve adatto ad essere condiviso mediante smartphone, ai link: https://www.youtube.com/watch?v=9MFD01ptJdM (video lungo), https://www.youtube.com/watch?v=BrZePbeU66k (video breve). Entrambi i video, realizzati dal filmmaker Luca Cococetta, sono corredati di sottotitoli per gli utenti non udenti.

Per quanto riguarda il percorso per i non vedenti o ipovedenti, realizzato in collaborazione con l’Unione italiana ciechi dell’Aquila presieduta da Antonio Rotondi, le notizie aggiornate si possono conoscere utilizzando una mappa a rilievo della pianta della Basilica posta vicino all’ingresso con l’indicazione in braille delle ubicazioni delle varie postazioni, in tutto 14, dotate, a loro volta, di una fascia in braille per l’identificazione dell’opera e un codice QR code la cui scansione permette di ricevere informazioni dell’opera mediante una sintesi vocale. Anche gli altri visitatori troveranno negli appositi piedistalli trasparenti, autorizzati dalla Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio, informazioni brevi delle opere interessate dal progetto e scansionando, poi, gli specifici QR code presenti, accedere alle informazioni integrali e a immagini video con realtà aumentata.

Per le nuove informazioni ci si è avvalsi della collaborazione del professore Michele Maccherin, docente del dipartimento di eccellenza di Scienze Umane dell’Università degli Studi dell’Aquila, che insieme all’architetto Maurizio D’Antonio, già responsabile come allora funzionario del Provveditorato alle Opere pubbliche dei lavori eseguiti in chiesa per il ripristino dei danni del sisma 2009, ha curato i testi della nuova guida della Basilica, edizioni Carsa 2020, nonché degli studenti universitari Chiara Cafaggi, Daniele Colantonio e Valentina Pessia.

Punti di vista, al via il festival dedicato all'accessibilità

Agenzia ANSA del 18/01/2022

ROMA. Accessibilità, inclusività, dialogo, per ribaltare lo sguardo sul mondo e sulle persone attraverso molteplici linguaggi, dall'arte alla scienza, dalla danza al cinema, fino all'architettura: si apre il 21 gennaio al Palazzo delle Esposizioni di Roma il festival "Punti di vista", organizzato dall'Azienda Speciale Palaexpo, promosso da Roma Culture e curato dal Laboratorio d'arte. In programma fino al 23 gennaio, questa prima edizione della manifestazione sarà dedicata alla tattilità, con un palinsesto denso che si rivolge a ogni tipologia di pubblico e che è stato co-progettato insieme ad alcuni partner, dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma alla Lega del Filo d'oro, dalla Compagnia Virgilio Sieni al Gruppo Inclusione per la Didattica e Divulgazione dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), fino al Museo Tattile Statale Omero. Tra le attività offerte dal festival, tutte gratuite e su prenotazione, anche visite alla mostra "Toccare la bellezza. Maria Montessori Bruno Munari" con la guida di persone non vedenti in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi di Roma, exhibit multisensoriali e visite curate dall'Istituto Nazionale di Astrofisica per la mostra "La scienza di Roma. Passato, presente e futuro di una città", visite tattili alla mostra "Ti con Zero" in collaborazione con la Lega del Filo d'oro, ma anche presentazioni di libri (come quella con Virgilio Sieni e il suo Danza cieca), proiezioni in sala cinema, lezioni di danza, laboratori con architetti e illustratrici esperti di accessibilità per immaginare lo spazio con le mani. (ANSA).

lunedì 17 gennaio 2022

Prevenzione della cecità: la relazione del Ministero

Farmacia del 17/01/2022

È stata pubblicata la relazione del Ministero della Salute con riguardo allo stato di attuazione delle politiche inerenti la prevenzione della cecità, l’educazione e la riabilitazione visiva con i dati del 2018. Il rapporto evidenzia una distribuzione territoriale dell’offerta di servizi ancora disomogenea, comportando una mobilità sul territorio nazionale da parte dei cittadini

Lo Stato italiano riconosce l’efficacia della prevenzione e della riabilitazione visiva destinando finanziamenti specifici per le attività dei Centri di educazione e riabilitazione visiva delle Regioni e per le attività istituzionali della Sezione Italiana dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità (IAPB), sottoposta alla vigilanza del Ministero della Salute.

La normativa di riferimento in Italia

La normativa di riferimento è rappresentata:

- dalla Legge 284/97 “Disposizioni per la prevenzione della cecità e per la riabilitazione visiva e l’integrazione sociale e lavorativa dei ciechi pluriminorati”;

- dal Decreto Ministeriale 18 dicembre 1997, modificato dal decreto 10 novembre 1999 che ha definito i requisiti organizzativi, strutturali e funzionali dei Centri specializzati per l’educazione e la riabilitazione visiva;

- dall’Accordo Stato-Regioni del 20 maggio 2004 che ha definito i compiti e le attività dei Centri per l’educazione e la riabilitazione visiva, nonché i criteri di ripartizione dei finanziamenti previsti in favore delle Regioni per la realizzazione di interventi di prevenzione della cecità e di riabilitazione visiva;

- dalla Legge 16 ottobre 2003, n. 291 che ha istituito il Polo nazionale di servizi e ricerca per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva degli ipovedenti.

Annualmente il Ministero della Salute presenta una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione delle politiche di prevenzione della cecità perché possa esservi trasparenza e diffusione capillare delle informazioni sui programmi di azione e sugli obiettivi raggiunti.

La cecità e la situazione italiana

L’impatto psicosociale della cecità e dell’ipovisione, nonostante l’aumento della sensibilità collettiva su questi temi, è ancora molto rilevante, considerate le notevoli interferenze di questa disabilità con numerose aree dello sviluppo, dell’apprendimento e dell’autonomia dell’individuo. A livello regionale, dall’analisi dei dati raccolti nel 2018, si evidenzia una distribuzione territoriale dell’offerta di servizi ancora disomogenea, comportando una mobilità sul territorio nazionale da parte dei cittadini.

I problemi visivi a livello globale e italiano

Stando ai dati del più recente rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) “World report on vision” dell’ottobre 2019, viene stimato che, a livello globale, almeno 2,2 miliardi di persone abbiano una disabilità visiva. Di questi, almeno 1 miliardo presenta una disabilità visiva che avrebbe potuto essere prevenuta o che non è stata presa in carico.

Secondo il Rapporto ISTAT “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari in Italia e nell’Unione europea”, le gravi limitazioni visive colpiscono mediamente il 2,1% della popolazione dell’Unione Europea dai 15 anni in su, mentre a partire dai 65 anni si arriva al 5,6% e dai 75 anni all’8,7%. Nel nostro Paese oltre un terzo degli anziani soffre di limitazioni visive almeno moderate, il che equivale a 4,5 milioni di persone. I dati italiani risultano allineati a quelli dell’UE a 28: 2 persone su 100, dai 15 anni in su, soffrono di gravi limitazioni sul piano visivo, percentuale che sale al 5,4% tra chi ha più di 65 anni e all’8,6% per chi ha almeno 75 anni. Lo scenario diventa più preoccupante se si sommano le limitazioni visive moderate a quelle gravi: in questo caso dai 75 anni in poi ne soffre il 43% della popolazione.

La migliorata assistenza neonatologica e l’incremento della vita media hanno aumentato la prevalenza di patologie legate alla prematurità e di patologie degenerative maculari. Dal momento che un grave danno visivo non compromette soltanto l’occhio, ma la vita stessa dei pazienti, appare cruciale allestire progetti di intervento di tipo preventivo, terapeutico e riabilitativo. L’identificazione delle cause di danno funzionale tanto più è precoce, tanto più garantisce possibilità di trattamento o di efficaci provvedimenti riabilitativi.

Le azioni messe in campo

Il Piano d’azione globale per la prevenzione della disabilità visiva portato avanti dall’Oms per il periodo 2014-2019 poggia su 5 pilastri:

- accesso universale ed equità;

- diritti umani;

- pratiche basate sulle evidenze scientifiche;

- approccio mirato all’intero corso dell’esistenza;

- empowerment delle persone affette da deficit visivi.

Le azioni che gli Stati membri sono stati chiamati a mettere in campo si articolano intorno a tre obiettivi: raccogliere evidenze scientifiche sulle cause dei deficit visivi; incoraggiare l’elaborazione e l’attuazione di politiche, piani e programmi nazionali integrati per la salute oculare; promuovere l’impegno multisettoriale e partenariati efficaci per il miglioramento della salute oculare. Questi tre obiettivi sono stati corredati da indicatori misurabili per verificarne i progressi nazionali e territoriali.

Ai fini dell’identificazione precoce della disabilità visiva e in linea con quanto richiesto nel Piano di azione dell’Oms, il Ministero della Salute ha lavorato all’implementazione e attuazione del Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2019 che ha previsto un’area dedicata alla prevenzione dell’ipovisione e della cecità (con specifici programmi di screening oftalmologici neonatali). I progetti e i programmi regionali all’interno del Piano hanno avviato e supportato le attività delle strutture regionali per l’attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), che hanno introdotto la prevenzione oftalmica neonatale attraverso lo screening oftalmologico neonatale oltre a importanti aggiornamenti nei procedimenti diagnostici e terapeutici in oftalmologia garantiti dal Ssn, aggiornando l’elenco delle prestazioni specialistiche e prevedendo la riabilitazione della funzione visiva degli ipovedenti.

Nel 2018 in Italia è stata inoltre introdotta nei LEA la riabilitazione visiva.

Numerose sono nel nostro Paese le azioni messe in campo per la prevenzione primaria e secondaria: dalle campagne informative agli screening, dalle giornate dedicate (la Giornata Mondiale della Vista, la Giornata del Glaucoma) alle azioni messe in campo dalle unità mobili oftalmologiche al progetto dedicato ai bambini di età scolare “Occhio ai bambini”.

di Elena D'Alessandri

giovedì 13 gennaio 2022

Cani guida in chiesa, l’Unione ciechi si appella al Papa

Vita del 13/01/2022

A fine 2021 un ipovedente ha avuto problemi ad accedere al Duomo di Torino perché accompagnato dal suo animale. Il presidente dell’Uici, Mario Barbuto nel giudicare “gravissimo” l’episodio che ignora una legge di quasi cinquant’anni fa, afferma: «Servirebbe un gesto eclatante di denuncia e sensibilizzazione da parte dei vertici vaticani o dello stesso papa Francesco che potrebbe accogliere un non vedente con cane guida alla messa privata in Santa Marta a Roma».

La legge che garantisce ai non vedenti l’accesso a tutti i luoghi pubblici, compresi quelli di culto con il proprio cane guida è del 1974. La normativa prevede anche specifiche sanzioni per chi lo impedisce. Eppure sembra proprio che questa norma sia sconosciuta ai più. È quello che ha potuto sperimentare Vittorino Biglia, ipovedente e consigliere regionale dell’Unione Italiana ciechi, che voleva solo visitare il Duomo di Torino con la sua famiglia, accompagnato dal suo cane guida, il labrador nero Spritz, ausilio indispensabile per la sua autonomia, da anni i suoi occhi sul mondo. Solo dopo le rimostranze di Biglia e l'intervento degli agenti è stato possibile risolvere l'accaduto e permettere all'uomo di entrare nel Duomo accompagnato dal suo cane guida, non un animale come gli altri, ma un aiuto indispensabile per un cieco o un ipovedente.

«Si tratta di un fatto gravissimo» ha commentato Mario Barbuto, presidente dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti «che dimostra un'ignoranza normativa con cui combattiamo da anni».

Barbuto ricorda infatti che «nonostante sia in vigore la legge n. 34 del 1974 integrata e modificata dalle leggi n. 376/1988 e n. 60 del 2006, infatti, siamo continuamente costretti a sollecitare la cittadinanza e le istituzioni ancora troppo spesso disattente verso la funzione preziosa dei nostri amici a quattro zampe, perché sovente ignorano le normative, rifiutano la presenza del cane, magari con la superficialità di chi non si rende conto di ostacolare la libertà e la vita della persona che si trova dietro la maniglia di quel cane. Episodi come quelli accaduti a Torino purtroppo non sono isolati, perché accade ancora troppo spesso che le persone con disabilità visiva vengano discriminate e allontanate quando accompagnate da questi nostri speciali amici a quattro zampe senza i quali un cieco non può compiere praticamente nessuna attività primaria o muoversi liberamente».

A sorprendere Barbuto è il fatto che l’ultimo episodio segnalato «sia avvenuto in un luogo di culto, ovvero in una comunità che fa dell’accoglienza il suo elemento fondante. Ci vorrebbe un gesto eclatante dei Vertici vaticani, quando non dello stesso Papa Francesco, per condannare l’accaduto e richiamare la necessità di rispettare questi diritti delle persone con disabilità all’interno della Chiesa. Sarebbe bello, ad esempio» conclude, «se Papa Francesco accogliesse un non vedente accompagnato dal suo cane guida nel corso della messa che celebra quasi in forma privata ogni mattina nella Cappella di Santa Marta a Roma».

di Antonietta Nembri

mercoledì 12 gennaio 2022

Nelle scuole italiane 300 mila alunni con disabilità. Migliora la didattica a distanza

Redattore Sociale del 12/01/2022

ROMA. Il report dell'ISTAT. Nell'anno scolastico 2020-2021 sono in aumento gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (+4 mila, il 3,6% degli iscritti). Migliora la partecipazione alla didattica: scendono al 2,3% gli esclusi dalla didattica a distanza (DAD), contro il 23% dell'anno precedente. Nei periodi in cui se ne è fatto ricorso molti hanno partecipato in presenza con altri compagni (38%). Soddisfatto il 98% delle richieste di dispositivi per seguire le lezioni a distanza. Continua a crescere il numero di insegnanti per il sostegno - con un rapporto alunno-insegnante migliore di quello previsto dalla legge - ma uno su tre non ha una formazione specifica e il 20% viene assegnato in ritardo. Sono alcuni dei dati inseriti nel report dell'Istat "L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità".

Sono 300 mila gli alunni con disabilità. Il problema della didattica a distanza.

Nell'anno scolastico 2020/2021 sono più di 300 mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane (pari al 3,6% degli iscritti) (fonte Miur), circa 4 mila in più rispetto all'anno precedente (+2%). "Questa dinamica è il risultato della maggiore attenzione nel diagnosticare e certificare la condizione di disabilità tra i giovani, dell'aumento della domanda di assistenza da parte delle famiglie e della crescente sensibilità del sistema di istruzione ordinaria verso il tema dell'inclusione scolastica - afferma l'Istat -. Il protrarsi della didattica a distanza (DAD), resa necessaria dall'emergenza pandemica, ha reso più complesso il processo d'inclusione scolastica, ostacolando l'interazione tra i coetanei e limitando la partecipazione alla didattica. Tuttavia, rispetto all'anno precedente, si registra un apprezzabile aumento dei livelli di partecipazione, anche grazie a una più adeguata organizzazione delle scuole".

Per l'anno scolastico 2020-21, la modalità di svolgimento della didattica a distanza è stata definita in modo più chiaro e dettagliato dal Piano scolastico per la Didattica Digitale Integrata (DDI), che ha previsto anche diverse modalità di partecipazione per gli alunni con disabilità, tra le quali la possibilità di proseguire in presenza durante i periodi di attivazione della DAD. Inoltre, a differenza dell'anno scolastico 2019/2020, in cui a partire dal mese di marzo tutte le scuole di ogni ordine e grado sono state chiuse simultaneamente sull'intero territorio nazionale, nell' anno scolastico 2020-2021, come disposto dai DPCM emanati da ottobre 2020 e da alcune ordinanze regionali, l'attività didattica ha previsto l'alternarsi di periodi di lezione in presenza con periodi a distanza, differenziati tra territori e ordini scolastici in base al quadro pandemico del momento. "Le diverse disposizioni hanno generato un panorama di prestazioni molto eterogeneo - sottolinea l'Istat -, con una maggiore attività in presenza nelle scuole del primo ciclo e un più ampio ricorso alla DAD nelle scuole del Sud Italia dove le restrizioni sono state maggiori".

Secondo il report, la riduzione dei periodi di sospensione, insieme ad una migliore organizzazione da parte delle scuole, hanno determinato un aumento considerevole dei livelli di partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza, con una quota di esclusi che si attesta al 2,3% rispetto al 23% registrato nell'anno precedente. Quota che sale al 3,3% nelle scuole del Mezzogiorno, con punte del 4% in Calabria e in Campania.

I motivi principali che hanno limitato la partecipazione degli alunni con disabilità alla didattica a distanza non variano rispetto allo scorso anno, tra i più frequenti sono da segnalare: la gravità della patologia (26%), il disagio socio-economico, la difficoltà organizzativa della famiglia (entrambi al 14%) e la mancanza di strumenti tecnologici adeguati (11%). Per una quota meno consistente di ragazzi il motivo dell'esclusione è dovuto alla difficoltà nell'adattare il Piano Educativo per l'Inclusione (PEI) alla didattica a distanza (6%) e alla mancanza di ausili didattici specifici (2%).

Migliore l'organizzazione della didattica a distanza. Per gli alunni con disabilità le modalità di partecipazione all'attività didattica a distanza sono state diverse: la quota più consistente, il 41%, ha preso parte alla DAD al pari degli altri, ovvero con lezioni a distanza in collegamento con tutti i docenti (curricolari e per il sostegno) e insieme all'intero gruppo classe; per il 38% di alunni la scuola ha invece organizzato percorsi personalizzati con il coinvolgimento dei coetanei, al fine di evitare l'isolamento dal gruppo dei pari. Per questi studenti, nei periodi in cui la classe ha seguito le lezioni a distanza, la didattica si è svolta sempre in presenza con l'insegnante per il sostegno e con un gruppo ristretto di compagni anch'essi in presenza (25%) o collegati da remoto (13%). Per la quota residua non si è riusciti a garantire l'interazione con i coetanei: alla percentuale di alunni completamente esclusi dalle attività didattiche svolte a distanza (2%) si aggiunge infatti un 19% di studenti con disabilità che ha fatto lezione con il solo insegnante per il sostegno, senza il coinvolgimento dei compagni e degli altri docenti.

Buona la risposta della scuola alla domanda di dispositivi informatici

"L'attivazione della didattica a distanza ha richiesto un grosso sforzo da parte della scuola che ha dovuto far fronte alla carenza di dispositivi informatici nelle abitazioni degli studenti", sottolinea l'Istat. Nell'anno scolastico 2020- 2021 a fare richiesta di questi strumenti sono circa il 17% degli alunni con disabilità, contro il 7% del resto degli iscritti. La domanda maggiore proviene dalla scuola secondaria di secondo grado (20%) mentre diminuisce nella primaria (13%) dove l'attivazione della DAD è stata meno frequente. Notevoli anche le variazioni territoriali, la quota di richieste aumenta sensibilmente nelle regioni del Mezzogiorno, raggiungendo i livelli più alti in Basilicata e in Calabria dove si registrano percentuali molto sopra la media nazionale (rispettivamente 25 e 32%). "Nella quasi totalità dei casi la scuola è riuscita a sopperire a tale carenza fornendo la strumentazione richiesta al 98% dei richiedenti, quota piuttosto stabile sul territorio".

Alunni con disabilità: in aumento gli insegnanti di sostegno, ancora insufficienti quelli specializzati

Redattore Sociale del 12/01/2022

ROMA. Gli insegnanti per il sostegno che nell'anno scolastico 2020/2021 hanno operato nelle scuole italiane sono più di 191 mila - poco più di 184 mila nella scuola statale (fonte Miur) e circa 7 mila nella scuola non statale - in crescita di oltre 8 mila rispetto all'anno scolastico precedente (+4,4% registrato quasi esclusivamente nella scuola statale). Ad evidenziarlo è il report dell'Istat "L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità".

A livello nazionale il rapporto alunno-insegnante, pari a 1,4 alunni ogni insegnante per il sostegno, è più favorevole a quello previsto dalla Legge 244/2007 che raccomanda un valore pari a 2. "Di questi docenti - spiega l'Istat -, circa 65 mila (il 34%) sono stati selezionati dalle liste curricolari, si tratta cioè di insegnanti che non hanno una formazione specifica, impegnati nelle classi frequentate da alunni con disabilità per far fronte alla carenza di figure specializzate. Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord, dove la quota di insegnanti curricolari che svolge attività di sostegno sale al 44% mentre si riduce nel Mezzogiorno, attestandosi al 20%".

Alla carenza di offerta di insegnanti qualificati si affianca spesso un ritardo nell'assegnazione dell'insegnante per il sostegno. A un mese dall'inizio della scuola, infatti, circa il 20% degli insegnanti per il sostegno non risultava essere stato ancora assegnato. Tale quota sale al 27% nelle regioni del Nord-ovest e tocca le punte massime in Lombardia (29%) e Liguria (34%).

Poco diffusa tra i docenti la formazione in modelli inclusivi

"Con l'attivazione della didattica digitale integrata diventa cruciale la competenza dei docenti (curriculari e per il sostegno) in materia di modelli inclusivi, necessaria per la progettazione di percorsi didattici efficaci che coinvolgano tutti gli studenti della classe senza esclusioni di alcun tipo - sottolinea ancora l'Istat -. La formazione sulle metodologie inclusive non è però ancora molto diffusa, solo il 24% dei docenti curricolari ha partecipato a corsi di formazione su queste tematiche, quota che sale al 28% tra gli insegnanti per il sostegno. Meno frequente la formazione tra i docenti della scuola secondaria di secondo grado (21% dei docenti curricolari e 25% dei docenti per il sostegno)".

Pochi gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione nel Mezzogiorno

Nelle scuole italiane gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione, che affiancano gli insegnanti per il sostegno, sono più di 60 mila, di questi il 4% conosce la lingua italiana dei segni (LIS). "Sono operatori specializzati, finanziati dagli enti locali, la cui presenza può migliorare la qualità dell'azione formativa facilitando la comunicazione dello studente con disabilità e stimolando lo sviluppo delle sue abilità nelle diverse dimensioni d'autonomia. Inoltre, con l'avvio della didattica a distanza, il loro coinvolgimento è risultato determinante nel supportare l'alunno e coadiuvare le famiglie in un impegno a volte molto gravoso".

La disponibilità di assistenti all'autonomia varia molto sul territorio con un rapporto alunno/assistente pari a 4,6 a livello nazionale. Nel Mezzogiorno, dove gli assistenti sono meno, il rapporto cresce a 5,4, con punte massime in Molise e in Campania dove supera, rispettivamente, la soglia di 9 e 15 alunni con disabilità per ogni assistente. La presenza di assistenti aumenta invece nelle regioni del Centro e del Nord (con un rapporto rispettivamente di 4,1 e 4,3 alunni per assistente) mentre Lombardia e Marche registrano il rapporto più basso (rispettivamente 3,2 e 2,9).

La tecnologia: un "facilitatore" non sempre disponibile

La tecnologia può svolgere un'importante funzione di "facilitatore" nel processo d'inclusione scolastica, supportando l'alunno nella didattica e aumentando i livelli di comprensione. In Italia il 75% delle scuole dispone di postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità: la dotazione maggiore si registra nelle regioni del Centro (78%), tra le più virtuose la Toscana e l'Emilia-Romagna con oltre l'80% di scuole provviste di postazioni; la Sardegna invece presenta la percentuale più bassa (64%). Il bisogno di questi strumenti non risulta essere sempre soddisfatto, per il 67% delle scuole la dotazione di postazioni informatiche è ritenuta insufficiente. Questa carenza diminuisce nel Nord, dove la quota di scuole con postazioni insufficienti scende al 58% e aumenta nel Centro e nel Mezzogiorno dove sale rispettivamente al 69 e al 77%. Tra gli ordini scolastici, risulta maggiormente sprovvista la scuola primaria (70% di scuole con postazioni insufficienti).

Aumentano le postazioni informatiche in classe

Afferma l'Istat: "Per favorire una didattica inclusiva è importante che le postazioni informatiche adattate alle esigenze degli alunni con disabilità vengano collocate all'interno della classe. Il loro posizionamento in ambienti esterni, infatti, può rappresentare un ostacolo all'utilizzo quotidiano dello strumento come facilitatore per la didattica insieme al gruppo dei coetanei".

Tra le scuole che dispongono di postazioni informatiche, la collocazione in classe si registra nel 47% dei casi, quota che scende nelle regioni del Sud attestandosi al 43%, con punte minime in Abruzzo e Puglia (41%). Il rimanente 53% dei plessi scolastici dispone di queste tecnologie in ambienti esterni (laboratori o aule per il sostegno). Nonostante la disponibilità di questa strumentazione all'interno della classe non risulti ancora ampiamente diffusa, si osserva un discreto miglioramento negli ultimi anni. La quota di scuole dotata di postazioni in classe è passata dal 37% al 47% negli ultimi 3 anni. Le scuole dell'infanzia che utilizzano una tecnologia specifica a supporto dell'alunno con sostegno sono il 21%; a livello territoriale non si riscontrano differenze rilevanti.

Barriere architettoniche: ancora limitata l'accessibilità nelle scuole

Nell'anno scolastico 2020-2021 sono ancora molte le barriere fisiche presenti nelle scuole italiane: soltanto una scuola su tre risulta accessibile per gli alunni con disabilità motoria. La situazione appare migliore nel Nord del Paese dove si registrano valori superiori alla media nazionale (37,5% di scuole a norma) mentre peggiora, raggiungendo i livelli più bassi, nel Mezzogiorno (28,4%). La regione più virtuosa è la Lombardia, con il 42,5% di scuole accessibili, di contro la Campania si distingue per la più bassa presenza di scuole prive di barriere fisiche (23%). L'assenza di un ascensore o la mancanza di un ascensore adeguato al trasporto delle persone con disabilità rappresentano le barriere più diffuse (45%). Frequenti sono anche le scuole sprovviste di servoscala interno (29%) o di bagni a norma (24,4%). All'interno dell'edificio, invece, raramente si riscontra la presenza di scale (6% dei casi) o porte non a norma (3%).

Maggiori difficoltà di accesso per gli alunni con disabilità sensoriali

L'accessibilità degli spazi deve comprendere anche gli ausili senso-percettivi destinati a favorire l'orientamento, all'interno del plesso, degli alunni con disabilità sensoriali: solo il 16% delle scuole dispone di segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia, mentre le mappe a rilievo e i percorsi tattili, necessari a rendere gli spazi accessibili agli alunni con cecità o ipovisione, sono presenti solo nell'1 % delle scuole. La situazione riguarda tutto il territorio nazionale, con poche differenze tra il Nord e il Sud del paese. Nonostante si rilevi ancora un grave ritardo nei livelli di accessibilità, solo il 17% delle scuole ha effettuato, nel corso dell'anno scolastico, lavori finalizzati all'abbattimento delle barriere architettoniche mentre il 18% di scuole dichiara di non averlo fatto anche se l'edificio ne avrebbe avuto bisogno.