martedì 15 giugno 2021

Andrea Bocelli Foundation inaugura il progetto "Ricerca Scientifica e tecnologica"...

Tecno Medicina del 15/06/2021

Andrea Bocelli Foundation inaugura il progetto “Ricerca Scientifica e tecnologica” per sviluppare dispositivo che permette alle persone non vedenti e ipovedenti di avere una quotidianità più accessibile.

FIRENZE. Negli spazi della nuova sede della ABF Andrea Bocelli Foundation, situati a Firenze, in piazza San Firenze, il meeting che ha dato ufficialmente il via ai lavori della seconda fase di progetto del programma Challenges, che opera nell’ambito della ricerca scientifica, tecnologia e innovazione sociale e mira ad accogliere sfide importanti in termini sia di investimenti da compiere che di risultati da raggiungere, nella volontà di permettere a chiunque abbia difficoltà d’ordine economico o sociale, di arrivare a esprimere sé stesso. Il programma ha lo scopo di mettere insieme le migliori intelligenze per trovare soluzioni innovative che aiutino le persone ad affrontare e superare i limiti posti dalla loro disabilità o disagio verso una migliore qualità di vita.

Il direttore generale ABF Laura Biancalani e Amos Bocelli hanno accolto il gruppo di ricercatori che saranno dedicati al progetto, guidati da Silvestro Micera della Scuola Superiore Sant’Anna. “Il programma Challenges ” – dice Laura Biancalani – è nato con ABF stessa. Nel 2011 il fondatore stesso durante una cena lanciò una sfida ad un gruppo di ricercatori del MIT di Boston per invitarli a sviluppare un dispositivo che potesse permettere ai non vedenti e ipovedenti di avere una quotidianità e una socialità quanto più accessibile sia in indoor che in outdoor. Da quell’intuizione ne è nato un progetto che abbiamo portato avanti fino al 2016, con risultati già significativi, che ci hanno spinto a fare una ulteriore riflessione in merito nella volontà di dare vita ad una seconda fase progettuale, ancor più pratica, che potesse essere sviluppata in Italia”.

“La ricerca e la tecnologia – sottolinea Amos Bocelli che sarà parte viva di questo progetto – fanno parte della mia formazione, mi sono laureato in ingegneria aerospaziale e da subito la mia volontà è stata quella di poter mettere al servizio della ABF le mie competenze e la mia volontà. Diciamo che la mia motivazione nasce da una duplice motivazione, come ingegnere son ansioso di misurarmi con questa sfida insieme al gruppo di lavoro, ma anche come parte di una famiglia in cui ho sperimentato da vicino la problematica della cecità ed ancor di più il desiderio di poter offrire agli altri una vita di opportunità”.

“Il nostro obiettivo è di utilizzare le nostre conoscenze ed esperienze pregresse nei settori della bioelettronica e della neuroingegneria per realizzare un dispositivo semplice da usare ma allo stesso tempo efficace e capace di migliorare la qualità della vita delle persone non vedenti e ipovedenti”, dice Silvestro Micera della Scuola Superiore Sant’Anna, che coordinerà le attività di un gruppo di ricerca composto anche da Sara Moccia, Andrea Crema, Daniele Berardini, ricercatori con differenti know-how per affrontare tutte le sfide scientifiche del progetto.

Il progetto ha come obiettivo principale lo sviluppo di un sistema indossabile che possa aiutare le persone non vedenti e ipovedenti a muoversi in ambienti non strutturati e compiere attività di vita quotidiana. Tale obiettivo si basa sia sui risultati raggiunti dalla fase 1 del progetto ABF, sia sulla significativa esperienza che la Scuola Superiore Sant’Anna ha acquisito, su temi quali feedback sensoriale con sistemi indossabili, intelligenza artificiale, riconoscimento di immagini. “ABF E-Theia Project” auspica di stimolare anche l’apertura a e di nuovi progetti con neuro-tecnologie ancora più complesse e impiantabili.

“Sono particolarmente felice che il fronte della fondazione legato alle sfide tecnologiche trovi oggi nuova linfa e un importante rilancio proprio in Italia – commenta Andrea Bocelli – laddove sussiste una concentrazione di eccellenze scientifiche di assoluto rilievo. Anche attraverso il diretto coinvolgimento di mio figlio Amos, seguiremo con attenzione e passione questo progetto, così ambizioso e necessario”.

Fondamentale sarà il passaggio dalla ricerca allo sviluppo industriale del sistema, per renderlo accessibile a tutti. “Trovare un partner che creda insieme a noi in questo progetto sarà un fattore determinante per poter rendere concreto quello che ci prefiggiamo di realizzare, perché come ci ricorda sempre il nostro fondatore il mondo è di chi fa non di chi parla solamente”, conclude Laura Biancalani.

lunedì 14 giugno 2021

Edith Bruck "La vita è bella libera dall'odio" (intervista di Luigi Manconi)

La Repubblica del 14/06/2021

Come succede tra persone anziane che soffrono di una qualche patologia comune, la conversazione si concentra appassionata e competente su medici e terapie: «Posso farti visitare dal più grande oculista che opera a Roma». E lei: «Ma la mia è bravissima e per i miei occhi sembra la migliore».

Io, affetto da glaucoma e ormai cieco e lei, Edith Bruck, che combatte contro la maculopatia e che, ormai da oltre un anno, non è più in grado di leggere una riga di un libro o di un giornale. E sa che il suo male è irreversibile. Ma intanto è qui, davanti a me, e io intuisco la sua figura e me la immagino, seduta sul divano bianco, i capelli raccolti sulla nuca, nella luce della tarda mattinata di un giorno finalmente chiaro della primavera romana.

E le dico: ti ho lasciata che eri ancora "una ragazza acqua e sapone", moglie riservata - e "intelligentissima", come dicevano amici comuni - del poeta Nelo Risi, cognata del regista Dino Risi, autrice di libri di narrativa e poesia, di opere teatrali e film, di testimonianze e memoriali, notevole successo di critica, ma poco nota al grande pubblico e sempre rigorosamente estranea ai circuiti mondani. E ti ritrovo oggi, splendida novantenne, appena nominata Cavaliere di Gran Croce, Ordine al Merito della Repubblica Italiana, visitata di recente a casa tua da Papa Francesco e finalista dello Strega, e decine di migliaia di copie vendute del Pane perduto , pubblicato dalla Nave di Teseo.

Ma che cosa è successo?

Edith Bruck esita e sorride: «Di tutto.

Non so che dire; un turbine. Mi è cambiata la vita, stravolta. Sono capitate, tutte insieme, cose molto belle. L'inizio è stato, forse, quella mia "Lettera a Dio", pubblicata dal Messaggero. Il Papa l'ha letta e ha voluto conoscermi. Ma chi mai poteva pensare che sarebbe stato lui a venire qui da me! Eravamo come ammattiti quel pomeriggio del 20 febbraio: cosa ti metti? cosa mi metto? Poi il Pontefice è venuto, è rimasto qui oltre un'ora, mentre una vera folla si radunava davanti al portone e gridava: "Papa, Papa"».

Che cosa c'era scritto nella lettera a Dio?

«Che, al di là di tutte le pene, le tentazioni e i dubbi che hanno accompagnato la mia vita, io mi sento libera dall'odio».

Edith Bruck mi mostra lo strettissimo ascensore che ha portato Francesco a casa sua: «Poteva entrarci solo di profilo».

Scusa Edith, l'Osservatore Romano ha recensito in termini molto lusinghieri il mio ultimo libro, a casa mia c'è un ascensore molto ampio, eppure il Papa mica si è fatto vivo con me.

«Ma tu non sei ebreo! Non sei un perseguitato della storia».

In questa fase di vitalità e serenità, tuttavia c'è un'ombra, una brutta ombra.

«Da un po’ di tempo perdo progressivamente la vista».

Ma tu eri miope?

«No, ero solo astigmatica, non avevo mai avuto problemi gravi. Poi, improvvisamente, un giorno, ho chiuso gli occhi, li ho riaperti e sul soffitto ho visto una macchia nera. Finché riuscivo a leggere andava bene. A un certo punto ho notato che le lettere cominciavano a "saltare" nel mezzo di una frase e dovevo indovinare la parola. L'oculista ha diagnosticato la maculopatia e ha fatto la prima iniezione, poi dopo due mesi la seconda, la terza e così via. E dire che con la cecità ho avuto a che fare già molto tempo fa. Uno dei miei lavori televisivi è stato un documentario, realizzato per la Rai, intitolato Dietro il buio , e dedicato alla vita dei non vedenti. Mentre giravo, il capostruttura mi raccomandava di tenere a mente la lezione di Luis Buñuel: ricorda di far cadere il cieco».

Cioè ti chiedeva di creare artificialmente situazioni tragicomiche?

«Qualcosa del genere. Voleva che inserissi circostanze di pericolo che inducessero al riso o alla pietà. Ma io: mai nella vita. Per dire quanto fossi interessata e affascinata dalla diversità e dalla sofferenza umana, ricordo che un altro mio lavoro riguardava le persone affette da nanismo. I nani, insomma. Non quelli del circo, ma quelli che tutti quanti ignorano. Anche perché tendono a nascondersi, a fare una vita ritirata e riservata, a muoversi in una sorta di mondo parallelo. E, per la verità, non ho mai ricevuto tanto amore, mentre facevo un lavoro, come in quella circostanza. Come ti dicevo, sin da bambina, ero attratta da chi non appariva "normale": pazzi, ciechi, sordi, nani, emarginati per tutte le condizioni e per tutte le ragioni.

Immagino che c'entri Auschwitz e la mia esperienza nei lager».

Edith Bruck, ebrea ungherese, nel 1944, a 13 anni, viene deportata - insieme alla famiglia - ad Auschwitz. Da lì passerà attraverso altri cinque campi di concentramento (Kaufering, Landsberg, Dachau, Christianstadt e, infine, Bergen-Belsen) per poi essere liberata, insieme alla sorella (unica altra sopravvissuta della famiglia), nell'aprile del 1945. Dopo il ritorno in Ungheria e soggiorni in Cecoslovacchia e Israele, si trasferisce in Italia dove risiede dal 1954.

«Senti, dopo tutto ciò che ho visto e patito, non sarà certo lo Strega a sconvolgermi la vita. E nemmeno questo problema agli occhi, almeno per ora. Leggo i titoli dei giornali con la lente di ingrandimento, scrivo ogni giorno. E finché vedo tutti gli oggetti di casa, la Tv un po’ confusamente, i fiori, il gigantesco olmo oltre la finestra, va tutto bene. Diventassi completamente cieca, non so come reagirei. Ricordo di aver visto Carlo Levi continuare a scrivere anche quando era praticamente cieco. Su una piccola lavagna aveva stretto sei elastici. Scriveva nello spazio tra l'uno e l'altro, utilizzando l'elastico come riga. Erano gli anni '70. Lui viveva vicino a Piazza del Popolo e io lo andavo a trovare a casa e, più tardi, in ospedale, perché gli volevo un bene enorme. Era come un grasso papà da abbracciare».

E come farai, in futuro, per la lettura?

«Dovrò rinunciarci, però finché avrò accanto a me Olga, la mia assistente, sarà lei a leggere le cose più importanti. Ma certo, da due anni a questa parte, tanti libri mi sono mancati, per esempio avrei voluto leggere l'ultimo Grossman».

Ti consiglio vivamente di inoltrarti nel magico mondo degli audiolibri, io ci vivo felicemente da anni e me ne nutro. Tutti dovrebbero ascoltare gli audiolibri, perfettamenti vedenti, piccoli e grandi miopi, ipovedenti, non vedenti e ciechi totali. La lettura ti offre un solo piacere, quello generato dalla scrittura. Il libro recitato ti offre tre piaceri insieme: quello della scrittura, della lettura ad alta voce e quello dell'interpretazione attoriale. Fabrizio Gifuni che legge I Sommersi e i Salvati, Anna Bonaiuto L'amica Geniale, Lino Guanciale La Tregua, Valentina Carnelutti L'isola sotto il mare danno pienezza e ricchezza al testo, fanno scoprire mille pieghe e mille segreti, rendono un libro ancora più vivo e palpitante. E la casa editrice Emons, la più importante del settore, offre un catalogo che va Maurizio De Giovanni, all'Eneide, fino a Proust. Insomma, anche da ciechi, è possibile attrezzarsi. Organizzarsi la vita, prepararsi al peggio.

«Io non voglio dirlo. Non voglio vivere cieca».

Perché non vuoi vivere cieca?

«Ora non posso rispondere. Non so cosa significa non vedere più nulla».

Ma oltre che nella lettura, in che cosa ti senti limitata?

«L'equilibrio nel camminare. Sono instabile. In più ho anche un problema al ginocchio che mi impedisce di muovermi bene, è l'artrosi. Dal giornalaio vado ancora da sola, qui sotto casa. A piazza del Popolo, anche. Olga non vorrebbe, ma lo faccio lo stesso. Mi accorgo che ieri era peggio di una settimana fa. Non mi va più di uscire, mi sento sicura solo a casa».

Ti è già capitato di non riconoscere i colori? Per me è stato un vero trauma. Pensa che, fino a un anno fa, grazie a un lettore, riuscivo a vedere i film in dvd. Scorgevo confusamente le immagini, coglievo i movimenti e, dunque, grazie ai dialoghi, potevo in qualche modo seguire la trama. Ora non più. Ma fino a un paio di anni fa ho visto e rivisto centinaia di film. Solo che avevano un colore strano. E così mi ero convinto che tutti fossero girati con una tonalità tipo seppia, quella delle antiche fotografie di fine '800. Ho pensato, insomma, che per una qualche ragione tecnica o per una scelta stilistica l'intera produzione cinematografica mondiale avesse assunto questa colorazione giallo - nera. Come se tutti gli altri colori, il rosso, il verde, il viola fossero stati cancellati. A tal punto me ne ero convinto che ne avevo accettato l'ineluttabilità, senza più interrogarmi sul motivo.

«Io per ora li vedo, li vedo tutti. Quando sarò cieca, i colori saranno dentro di me».

Nel corso della conversazione, abbiamo parlato molto di suo marito.

Le chiedo: Come vi siete innamorati tu e Nelo?

«Non avevo dubbi che fosse lui la persona giusta. Mi dicevano: "è il migliore di tutti noi, ma è complicato, lascia perdere". È durata sessant'anni».

Verso la fine del nostro incontro, Edith ricorda il silenzio delle strade lì intorno durante la pandemia.

«Quel vuoto che c'era fuori casa mi inquietava. Scendevo e poi velocemente tornavo su, cercando di trattenere e poi scrivere tutto quello che provavo».

Da quelle e da altre esperienze e sensazioni, dice, è nato una sorta di manuale etico che raccoglie 49 poesie. Il titolo è "Tempi" e verrà pubblicato il 17 giugno dalla Nave di Teseo. Quella parola "Tempi" mi fa venire in mente una delle raccolte più belle di Risi "Né il giorno né l'ora", pubblicata nel 2008. Vi si trovano questi versi: "[...] fischiettare Mozart staccando la spina per cogliere l'istante di vero che talvolta mi dà luce".

Ha collaborato Marica Fantauzzi

domenica 13 giugno 2021

I ragazzi non vedenti di via Vivaio raccontano in un film la loro "Città invisibile"

La Repubblica del 13/06/2021

MILANO. Il cinema come strumento di inclusione: cento studenti del terzo anno della Scuola media statale milanese per ciechi di via Vivaio hanno collaborato con dieci alunni del corso di film-making di Scuola Futuro Lavoro - istituto post diploma di alta formazione che accoglie il progetto formativo della Fondazione "Un futuro per l'Asperger" - per realizzare il film "La città invisibile", prodotto dall'Associazione Scuola Vivaio. Ispirato a "Le città invisibili" di Italo Calvino, è dedicato a Milano.

I ragazzi di via Vivaio hanno scritto la sceneggiatura, suonato le musiche, curato le scenografie e i costumi, mentre quelli di Scuola Futuro Lavoro si sono occupati delle riprese e del montaggio.

"È composto da sei episodi preceduti da un prologo - spiegano gli studenti - La trama segue la storia di un ragazzo non vedente che deve realizzare una ricerca scolastica dedicata a Milano e viene aiutato da tre compagni. Lo accompagnano da scuola alla fermata del tram e da lì alla scoperta della metropoli lombarda e della sua storia".

Ogni episodio è infatti dedicato a un particolare momento del passato di Milano: si va dalla "Guerra dei forni" di manzoniana memoria del 1630 al periodo degli Scapigliati di fine '800, dalla Resistenza partigiana del 1944 agli anni '50, dall'occupazione del liceo Parini del 1° marzo 1968 fino alla "rivalità" tra paninari e metallari negli anni Ottanta.

Il film verrà proiettato in anteprima in un'arena all'aperto solo per gli studenti che ne hanno curato la realizzazione e poi diffuso su Youtube domenica 13 giugno.

di Lucia Landoni

venerdì 11 giugno 2021

La nuova Strategia Europea sulla Disabilità: passare dalle parole ai fatti di Laura Lui

Superando del 11/06/2021

«Questa Strategia deve invertire la situazione, recentemente aggravatasi, delle persone con disabilità e l’arretramento causato dalla pandemia in rapporto ai diritti umani e all’attuazione della Convenzione ONU. Abbiamo un’occasione per cambiare le cose e non dobbiamo lasciarcela sfuggire»: lo ha detto Ana Peláez Narváez del Forum Europeo sulla Disabilità, durante un’audizione dedicata alla nuova Strategia Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità 2021-2030, promossa dal CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), organo consultivo della Commissione Europea.

La mancanza di un riferimento specifico alle donne con disabilità e di misure mirate per combattere la loro discriminazione è una delle poche lacune della altrimenti lodevole Strategia Europea per i Diritti delle Persone con Disabilità per il periodo 2021-2030.

Presentata dalla Commissione Europea nel marzo scorso [se ne legga già ampiamente sulle nostre pagine, N.d.R.], la Strategia ha tenuto conto di numerose importanti raccomandazioni e proposte formulate dalle organizzazioni delle persone con disabilità e da quelle della società civile, come è emerso anche nel corso di un’audizione organizzata il 1° giugno scorso dal CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), il 1º giugno scorso.

Le conclusioni dell’audizione, cui hanno partecipato rappresentanti delle Organizzazioni della Società Civile e delle Istituzioni Europee, confluiranno nel Parere che il CESE stesso sta elaborando in merito alla Strategia, su richiesta della Commissione Europea. «Il CESE accoglie con favore la nuova strategia – ha dichiarato Yannis Vardakastanis, relatore del Parere, e ha sottolineato come «adesso sia importante mantenere gli impegni e tradurre le parole in azioni che cambino e migliorino la vita dei cittadini con disabilità».

In linea con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, la Strategia è volta a garantire la dignità, la parità di trattamento e la piena partecipazione delle persone con disabilità alla società, eliminando le barriere fisiche, la discriminazione e i pregiudizi che pervadono tutti gli aspetti della loro vita.

Il documento prende le mosse dai progressi compiuti negli ultimi dieci anni grazie a quella che l’ha preceduta, potenzia l’azione tesa ad affrontare gli ostacoli rimanenti, definendo iniziative chiave incentrate su tre temi principali: diritti, vita indipendente e autonomia, pari opportunità e non discriminazione.

Una delle “iniziative faro” in programma è quella di creare il Centro Europeo di Risorse AccessibleEU, che dovrebbe rendere i trasporti, gli edifici e le informazioni più accessibili ai cittadini europei con disabilità, mentre un’altra “iniziativa faro” sarà la Tessera Europea di Disabilità, che renderà più facile, per le persone con disabilità, spostarsi liberamente all’interno dell’Unione.

A differenza della precedente, inoltre, la nuova Strategia disporrà anche di un quadro per monitorare i progressi compiuti a livello di attuazione, dotato di una serie di nuovi indicatori.

Annelisa Cotone, membro del gabinetto della Commissaria Europea per l’Uguaglianza e la Parità di Genere Helena Dalli, ha affermato che la Strategia fa parte della visione volta a costruire «un’Unione Europea dell’uguaglianza», a complemento di altre iniziative della Commissione in questo campo. «Il lancio della Strategia – ha dichiarato – è il punto di partenza e non la fine dei nostri sforzi. Ci concentriamo sugli àmbiti in cui l’azione dell’Unione Europea può apportare un valore aggiunto, ma gli obiettivi non possono essere realizzati solo dalla Commissione, per cui invitiamo anche gli Stati Membri ad agire».

«Lo scopo della Commissione Europea – ha aggiunto – è quello di accelerare l’attuazione della Convenzione ONU e aiutare gli Stati Membri a fare altrettanto. Abbiamo infatti bisogno di risultati, perché una Strategia è valida solo se viene attuata ed essa, da sola, non potrà modificare la vita delle persone con disabilità. Possono farlo, invece, la volontà politica, le risorse e il monitoraggio dell’azione».

Che la Strategia abbia già ottenuto un sostegno politico, lo si è compreso dall’intervento all’audizione CESE di Bruno Ribeiro Barata, in rappresentanza della Presidenza portoghese dell’Unione Europea. Egli ha affermato che il suo Governo sta negoziando le conclusioni del Consiglio sulla Strategia, che dovrebbero essere adottate alla metà di questo mese di giugno. «Queste conclusioni del Consiglio – ha affermato – confermano l’impegno e l’ambizione della Presidenza portoghese di realizzare un’Europa più inclusiva e più giusta, un’Europa migliore basata sulla solidarietà, in cui nessuno sia lasciato indietro».

Sebbene la proposta della Commissione sia stata ampiamente lodata per il suo deciso impegno a creare un’Europa inclusiva in materia di disabilità, il giudizio espresso non è stato positivo su tutti i fronti. Come accennato inizialmente, ad esempio, tra le critiche più forti mosse al documento figurano l’assenza di riferimenti specifici e di azioni a favore delle donne e delle ragazze con disabilità, «una grossa lacuna», come ha sottolineato Vardakastanis.

Condividendo il punto di vista del CESE, il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), tramite le parole della propria vicepresidente Ana Peláez Narváez, ha dichiarato che «si deve rimediare al più presto, garantendo che la prospettiva di genere sia integrata in ogni azione considerata nella Strategia, ad esempio in materia di occupazione, partecipazione politica e così via. E nemmeno nell’azione contro la violenza, pure prevista nella Strategia, si fa alcun riferimento specifico alla violenza contro le donne e le ragazze con disabilità, pur indicando i dati che almeno il 34% di loro ha subìto violenze fisiche e sessuali, alle quali le persone con disabilità intellettive sono particolarmente esposte».

Da parte sua, Katrin Langensiepen della rete sulla Convenzione ONU del Parlamento Europeo ha sottolineato che le donne con disabilità sono più spesso vittime di abusi sessuali e che, in molti casi, non ottengono un’adeguata protezione giuridica, dato che gli avvocati mostrano una scarsa sensibilità per la loro difficile situazione. «Questa situazione – ha affermato – è molto pericolosa per noi. Talvolta non siamo visibili. E se non si è visibile, non si può far sentire la propria voce quando succedono cose che non dovrebbero succedere».

Langensiepen ha sottolineato inoltre la necessità di sensibilizzare le donne con disabilità in merito ai loro diritti e di fornire loro gli strumenti per gestire queste situazioni, ricordando che «esse sono vittime di discriminazione in tutti i settori della vita ed esposte a un rischio maggiore di povertà ed esclusione sociale rispetto agli uomini con disabilità. Sono state inoltre tra le persone più duramente colpite dalla crisi legata al Covid».

«La triste realtà – ha spiegato poi Pirkko Mahlamäki dell’EWL, la Lobby Europea delle Donne (EWL) – è che, in quanto a parità per le donne, negli ultimi dieci anni abbiamo di fatto smesso di fare passi avanti. E ora il Covid ha inferto un duro colpo anche ai servizi pubblici sui quali le donne in generale e le donne con disabilità potevano contare.

È stata infine menzionata anche la necessità di rafforzare il sostegno alle madri che si occupano di minori con disabilità, come pure di creare nuovi strumenti finanziari a tal fine.

Tra le altre critiche alla Strategia rilevate dal CESE durante l’audizione, vi è l’assenza di impegni chiari a investire in misure che portino all’inclusione delle persone con disabilità in tutti gli àmbiti della vita, nonché l’indicazione di pochissimi impegni a favore di una legislazione vincolante.

Pur essendo poi favorevole alla proposta di una Tessera Europea di Disabilità, il CESE ritiene che essa dovrebbe essere istituita mediante un regolamento dell’Unione Europea, in modo da diventare immediatamente applicabile in tutti gli Stati membri.

E ancora, si è sottolineate la mancanza di orientamenti per l’attuazione della Convenzione ONU, così come un’insufficiente chiarezza riguardo a una partecipazione significativa delle organizzazioni di persone con disabilità alla Piattaforma sulla Disabilità e al Centro AccessibleEU di cui è stata proposta la creazione, nonché a tutte le questioni riguardanti le persone con disabilità. «La partecipazione – ha dichiarato in tal senso Carlotta Besozzi di Civil Society Europe – dovrebbe essere al centro della Strategia sulla Disabilità». E si è soffermata anche sull’importanza «che tutte le informazioni pertinenti per le persone con disabilità siano facilmente disponibili e accessibili».

Ampio spazio è stato dato a un altro aspetto che suscita particolare preoccupazione, segnalato dai partecipanti all’audizione, ovvero il basso tasso di occupazione delle persone con disabilità. Con l’invecchiamento demografico, la loro inclusione nel mondo del lavoro non solo favorirebbe la loro positiva integrazione nella società, ma gioverebbe anche alla società stessa, ora e in futuro. «Anche se ha ulteriormente aggravato la già precaria situazione occupazionale di molte persone con disabilità – ha affermato Massimiliano Mascherini di Eurofound, l’attuale crisi dovrebbe essere vista come un’opportunità per promuovere le loro prospettive occupazionali future elaborando politiche di ripresa inclusive».

Proprio secondo i dati di Eurofound, il 13% delle persone con disabilità ha perso il lavoro a causa della crisi legata al Covid, rispetto all’8% della popolazione in generale, e una quota più elevata di persone con disabilità lavora con contratti a tempo determinato. Di conseguenza, il 57% di queste persone ha dichiarato di avere difficoltà ad arrivare alla fine del mese, rispetto al 39 % delle persone senza disabilità. Il 71%, inoltre, è risultato a rischio di depressione.

Le prospettive occupazionali delle persone con disabilità potrebbero dunque essere migliorate fornendo sostegno ai datori di lavoro per far sì che rendano i luoghi di lavoro più inclusivi e sarebbe anche molto importante sottolineare i vantaggi derivanti dall’assunzione di persone con disabilità e dalla riduzione degli stereotipi, che sono tra le principali ragioni della riluttanza dei datori di lavoro ad assumere tali persone. Per quanto poi concerne le misure a sostegno dell’occupazione delle persone con disabilità, sia i datori di lavoro che i diretti interessati risultano spesso non esserne a conoscenza, il che giustifica la necessità di un migliore coordinamento delle politiche sul mercato del lavoro.

Un’ulteriore opportunità da cogliere sarebbe connessa alla trasformazione digitale. Le tecnologie digitali, infatti, potrebbero eliminare molti ostacoli per questi lavoratori e avere un impatto positivo sul loro tasso di occupazione. In tal senso «è fondamentale sviluppare le loro competenze digitali e altre competenze professionali», come ha dichiarato Miriam Pinto Lomeña di BusinessEurope.

Nel suo Parere sulla Strategia, il Comitato Europeo delle Regioni ha sottolineato l’importanza di agevolare il lavoro autonomo e l’autoimprenditorialità delle persone con disabilità, come ha riferito Daniela Ballico, esponente del Comitato stesso. «Da un punto di vista sociale – ha affermato -, non dobbiamo tenere per mano le persone con disabilità, bensì aiutarle a essere indipendenti. In questo contesto, l’istruzione e la formazione sono fondamentali, sia per gli adulti e i minori con disabilità che per gli insegnanti, che devono essere dotati delle giuste competenze per lavorare con loro».

E infine, è stata sollevata anche la questione delle prestazioni di invalidità: gli intervenuti hanno sottolineato che le persone con disabilità non dovrebbero temere di perdere le indennità se entrano nel mercato del lavoro, ma che tali indennità dovrebbero essere flessibili e integrare il lavoro a tempo parziale.

Nella sua conclusione Peláez Narváez è stata categorica sul fatto che la Strategia deve invertire la situazione, recentemente aggravatasi, delle persone con disabilità e l’arretramento causato dalla pandemia in rapporto ai diritti umani e all’attuazione della Convenzione ONU: «Abbiamo un’occasione per cambiare le cose – sono state le sue parole – e non dobbiamo lasciarcela sfuggire».

Ufficio di Comunicazione del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo). Contributo riadattato al contesto in alcune parti, a cura della redazione di «Superando.it».

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Daniela Marangoni (daniela.marangoni@eesc.europa.eu).

giovedì 10 giugno 2021

Imparo con le dita

Lucemagazine del 10/06/2021

I rapporti dell’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) evidenziano negli ultimi anni una crescita costante del numero degli alunni con disabilità nelle scuole italiane, affiancata da un incremento delle situazioni a rischio di esclusione. «La presa in carico di questi ragazzi da parte del sistema scolastico – si legge nella relazione Istat 2019 - deve avvalersi sempre più di accomodamenti ragionevoli che supportino l’alunno con disabilità nel suo percorso scolastico personalizzato e che permettano all’alunno di sperimentare nel contesto di vita “Scuola” una piena ed inclusiva partecipazione». Particolarmente delicata risulta la situazione dei bambini e dei ragazzi con pluridisabilità i quali, sempre secondo l’Istat, sarebbero esposti a vivere una condizione di svantaggio quando sia presente un deficit di salute mentale. In un anno l’aumento degli alunni con disabilità ha superato il 3 per cento (corrispondente a più di 10 mila studenti) e questo dato ci fa capire come la questione debba essere affrontata con il massimo impegno.

L’Istituto dei Ciechi di Milano, in sintonia con l’evolversi di questi scenari, sta dedicando sempre maggiore attenzione agli utenti con disabilità plurime, offrendo servizi specifici, attività di supporto nello studio e spazi idonei. Ne sono esempio la prossima apertura del Centro Diurno Disabili presso la casa di sede di via Vivaio, di cui si sono quasi ultimati i lavori.

L’altro segnale di attenzione, su cui vogliamo qui soffermarci, è il nuovo progetto promosso dal direttore di Area Scientifica Franco Lisi, finalizzato alla realizzazione di materiali didattici rivolti agli studenti non vedenti o ipovedenti con disabilità aggiuntive.

La produzione di Materiali didattici è da tempo uno dei fattori strategici dei servizi tiflologici offerti dall’Istituto per sostenere nello studio i bambini e i ragazzi non vedenti. Per questo motivo, è particolarmente sentita la necessità di mantenere aggiornati i materiali in relazione alle mutevoli esigenze espresse dalla scuola.

«Il panorama scolastico sta mutando. Sono in aumento gli studenti pluridisabili ed emerge sempre di più l’esigenza di ampliare il catalogo del materiale didattico con nuove proposte» spiega Franco Lisi. «La nostra Fondazione è una realtà dinamica, che sa e vuole rispondere alle nuove necessità che emergono dal mondo della scuola con gli strumenti della ricerca, della conoscenza acquisita in decenni di lavoro nelle scuole del territorio. Fra i 400 ragazzi che seguiamo nelle scuole della Lombardia, un terzo presentano disabilità aggiuntive. Dobbiamo evitare che si creino situazioni di emarginazione all’interno della scuola, rafforzando la relazione dell’alunno nei confronti dell’assistente alla comunicazione, dell’insegnante e dei suoi compagni. Supporti didattici che attirino l’interesse di tutta la classe possono fornire uno stimolo in questo senso».

È stato quindi creato un gruppo di lavoro per realizzare e sperimentare prototipi di materiali didattici che, attraverso le varie fasi di progettazione, scelta dei materiali, sperimentazione in laboratorio e validazione sul campo, andranno ad arricchire il catalogo “Tocca e impara”.

Si tratta di materiali strutturati in grado di stimolare e aiutare il bambino a mantenere l’attenzione sul compito.

Il gruppo di utenti che utilizzerà questi supporti didattici, oltre alla minorazione visiva, può presentare limiti cognitivi importanti e spesso anche deficit più o meno accentuati della capacità di prensione con conseguente difficoltà di esplorazione tattile degli oggetti.

Per questo, i materiali sono stati progettati con pochi e semplici elementi, piacevoli al tatto e resistenti, posizionati in modo tale che, con poco sforzo, la mano del bambino riesca a raggiungere o afferrare una tavoletta caratterizzata tattilmente, a sperimentare una semplice azione, a svolgere attività utili a rinforzare il concetto di causa-effetto, o, qualora il livello cognitivo lo permetta, ad interiorizzare una sequenza di azioni.

Nella progettazione è stato valutato anche l’aspetto estetico-cromatico, sia perché la maggior parte di questi ragazzi ha un residuo visivo, sia per dare ai materiali un’immagine “allegra” che li renda riconoscibili da tutti come giochi, che incuriosiscano i compagni di classe e favoriscano l’integrazione e l’interazione inclusiva.

Per ogni materiale verrà redatta e allegata una Scheda Didattica, particolarmente importante dal momento che questo tipo di supporti si presta a differenti utilizzi, da calibrare sulle potenzialità e capacità dei singoli. Come sempre, l’Istituto dedicherà particolare impegno ai corsi di formazione di inizio anno rivolti a educatori ed insegnanti, affinché le potenzialità dei nuovi materiali possano essere utilizzate al meglio per favorire la crescita e l’inclusione degli studenti.

Presto pubblicheremo guide e tutorial, per aiutare nella scelta e nell’utilizzo dei materiali.

Marco Rolando

Scuola e disabilità, Fish: "Classi di concorso per insegnanti di sostegno, si faccia presto"

Redattore Sociale del 10/06/2021

Il presidente della Fish, Falabella: "Di questo passo, per oltre un terzo dei quasi 300 mila studenti con disabilità italiani i docenti per il sostegno continueranno ad essere dei semplici badanti". Da qui la richiesta: "La classe di concorso deve essere una chiara scelta professionale fin dagli studi universitari e non una scelta opportunistica, per trovare lavoro".

ROMA. "Chiediamo l'immediata istituzione di una classe di concorso per il sostegno, una per ogni ordine e grado di istruzione". È l'appello che il presidente della Fish, Federazione italiana superamento handicap, Vincenzo Falabella, lancia al Ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, dopo la pubblicazione dei primi dati sulle operazioni di mobilità dei docenti della scuola da cui si rileva che circa cinque mila docenti titolari di posti di sostegno hanno ottenuto il passaggio su posto comune.

"Come conseguenza di ciò, a settembre decine di migliaia di cattedre di sostegno rimarranno vuote e la maggior parte di esse saranno coperte da docenti non specializzati, con un aggravio per gli alunni con disabilità, che, in tal modo, si ritroveranno con docenti privi di una formazione adeguata", è l'allarme di Falabella. Che continua: "Questa è la conseguenza di non aver mai voluto accogliere la domanda che molte associazioni di famiglie e persone con disabilità, specialmente quelle aderenti alla Fish, sollevano da anni sulla creazione di apposite classi di concorso apposite per il sostegno, una per ogni ordine e grado di istruzione".

A tutto ciò si aggiunge il fatto, secondo la Fish, che circa un terzo degli alunni con disabilità, attualmente, non ha docenti specializzati, una circostanza determinata dal fatto che la normativa attuale consente agli insegnanti di ruolo di sostegno di passare su cattedra comune dopo soli cinque anni di permanenza su cattedra di sostegno.

Continua il presidente della Fish: "Di questo passo, infatti, per oltre un terzo dei quasi 300 mila studenti con disabilità italiani i docenti per il sostegno continueranno ad essere dei semplici badanti". Pertanto, dice ancora Vincenzo Falabella, "la classe di concorso deve essere una chiara scelta professionale fin dagli studi universitari e non una scelta meramente opportunistica, per trovare lavoro, cioè un trampolino di lancio per il posto comune".

E conclude: "Invece, l'istituzione di apposite classi di concorso per il sostegno garantirebbe pure la continuità didattica e dunque chiediamo al Ministero dell'Istruzione, da subito, di convocare l'Osservatorio Scuola data l'urgenza del caso, per affrontare un problema che si trascina da anni e che deve assolutamente trovare un avvio di soluzione".

lunedì 7 giugno 2021

Disabilità, a Palermo nasce il Parco dei suoni

Redattore Sociale del 07/06/2021

All'interno dell'istituto dei ciechi Florio e Salamone un'oasi verde inclusiva e accessibile dove poter praticare in sicurezza attività ludico-motorie, di stimolazione sensoriale ed attività assistite con gli animali.

PALERMO. Nasce un'oasi verde, ricca di giochi e spazi diversi, pienamente inclusiva dentro il contesto urbano cittadino. Si tratta del Parco dei Suoni, che è stato realizzato nell'ampia area presso la corte esterna dello storico istituto dei Ciechi Florio e Salamone di Palermo. Il Parco dei Suoni, voluto dal consiglio di amministrazione dell'istituto, è stato riqualificato grazie alla collaborazione con l'associazione Vivi Sano onlus - già fondatrice del Parco della Salute - che ne coordinerà le diverse attività.

Dopo circa 20 anni, la corte esterna della sede dell'istituto, edificio costituito da un corpo centrale, nucleo originario risalente all'antica Villa del Pigno, è diventata un parco sportivo inclusivo polifunzionale, pienamente accessibile, dove poter praticare in sicurezza attività ludico-motorie, di stimolazione sensoriale ed attività assistite con gli animali. L'area, infatti, estesa per una superficie di 5000 metri quadrati, completata con lavori di riqualificazione, è dotata di arredi specifici per le persone con disabilità pluri-sensoriali e attrezzature inclusive.

Il Parco dei Suoni, sull'esempio del Parco della Salute, metterà in rete associazioni che svolgeranno le attività prendendosi anche cura del luogo con i propri volontari. Potranno partecipare alle attività gli ospiti dell'istituto: minori e giovani adulti con disabilità intellettivo-relazionale, persone con disabilità visive e/o uditive e con disturbi del neuro-sviluppo. Pur dando priorità a tutte le persone con disabilità, in un'ottica pienamente inclusiva, l'obiettivo del parco è quello di aprirsi a tutti divenendo punto di riferimento per le scuole e la città. Nel parco, per opera di familiari ed associazioni, sono stati piantati, inoltre, dieci alberi di ficus, ognuno dei quali è dedicato alla memoria di una persona deceduta.

"Il parco è organizzato in diverse aree - spiega l'architetto Pietro Silvestri dell'ufficio tecnico che ha seguito i lavori -. C'è uno spazio di pausa immerso tra alberi centenari in cui realizzeremo un sedile, ci sono degli spazi con alcuni strumenti particolari che se sollecitati hanno un suono diverso, c'è il parco giochi, l'area del tiro con l'arco e lo spazio degli sport di squadra per pallavolo, calcetto e basket. Abbiamo anche due percorsi tattili paralleli in cui il non vedente può percepire, anche senza scarpe, diversi materiali. Inoltre, sempre dentro il parco, ci sarà pure uno spazio dedicato alla terapia con gli animali: cani e pony. Infine c'è una piccola palestra al chiuso dedicata alle attività invernali".

"Ci apriamo alla città soprattutto con un'attenzione particolare rivolta alle persone con disabilità - ha detto il presidente dell'istituto dei ciechi Tommaso Di Gesaro -. La nostra principale finalità è quella di lavorare per l'inclusione e l'integrazione sociale, per l'attività ludico-ricreativa e anche per l'accesso alle discipline sportive di persone che hanno anche pluri-disabilità. La città, in questo modo, si arricchisce perché è uno spazio bello e privilegiato che può servire anche per attività sociosanitarie e riabilitative. Tra i principali fruitori abbiamo i nostri 70 giovani con disabilità che frequentano a vario titolo l'istituto. Fra questi, abbiamo 20 persone con disabilità complesse in età post scolare che provengono dal centro diurno convenzionato con l'azienda sanitaria provinciale, un altro gruppo di 30 non vedenti e ipovedenti che proviene da un centro socio-educativo e poi c'è un centro ambulatoriale, da o a 18 anni, dove le famiglie portano i bambini e ragazzi per una presa in carico di carattere generale".

"Proprio sul modello del Parco della Salute abbiamo voluto supportare il progetto - afferma Danile Gilberti amministratore delegato di Vivi Sano onlus - con tutto il nostro bagaglio esperienziale. Con l'istituto abbiamo una convenzione che ci permetterà, intanto in questi primi mesi, di coordinare le attività dei giovani autistici e la presenza delle altre associazioni che fruiranno del parco. L'istituto con la nostra collaborazione si aprirà gradualmente a tutto il territorio a partire dalle scuole vicine. Da settembre l'obiettivo sarà quello di aprire realmente a tutta la città. Tra le attività, pensiamo pure di portare avanti iniziative dedicate alle persone anziane finalizzate all'invecchiamento attivo".