sabato 29 agosto 2009

Ricostruire la retina? Ci pensa NOGGIN

Un gruppo di ricerca dell'Università di Pisa mette in luce un meccanismo importante per lo sviluppo dei fotorecettori dell'occhio.

Una scorpacciata di NOGGIN e il destino delle cellule staminali embrionali è segnato: diventeranno retina, il tessuto nervoso che ci permette di vedere. È quanto ha scoperto, grazie a un finanziamento Telethon, il gruppo di ricerca di Giuseppina Barsacchi, dell'Università di Pisa: i risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Stem Cells*.

Come racconta Simona Casarosa, coautrice dello studio, "è la prima volta che una sostanza si dimostra in grado - da sola - di indirizzare il differenziamento delle cellule staminali verso un destino retinico. Per ora i nostri esperimenti sono stati condotti su cellule di Xenopus, un anfibio che ha fatto da modello per tantissime scoperte nella biologia dello sviluppo". Durante il differenziamento - quella delicatissima fase dello sviluppo di un organismo in cui si decide il destino, e quindi il ruolo finale, delle sue cellule - l'embrione è sottoposto a innumerevoli stimoli da parte delle più svariate sostanze. Una di queste è NOGGIN, che "indirizza" alcune delle cellule staminali di cui è costituito l'embrione a diventare sistema nervoso. Fino ad oggi non si sapeva però che NOGGIN fosse in grado di indirizzare le cellule staminali verso un tessuto nervoso specifico, la retina appunto.

"Questo risultato dimostra che le cellule staminali embrionali di Xenopus possono essere utilizzate per studiare i meccanismi con cui si forma la retina durante lo sviluppo degli organismi animali", continua la ricercatrice. "Il prossimo passo sarà infatti capire quale sia il ruolo di questa sostanza nel differenziamento delle cellule staminali di mammiferi. In futuro, infatti, queste conoscenze potrebbero rivelarsi molto utili per la messa a punto di terapie di sostituzione cellulare, attualmente in studio per varie malattie degenerative della retina, come per esempio la retinite pigmentosa, l'amaurosi congenita di Leber e le varie distrofie retiniche". L'obiettivo è quello di sostituire le cellule malate con cellule di retina ottenute a partire da cellule staminali, fatte differenziare opportunamente in laboratorio.

"Naturalmente, data la complessità del sistema nervoso umano, siamo ancora molto lontani. D'altra parte, riuscire a far differenziare le cellule staminali embrionali in laboratorio fino allo stadio appropriato - la retina nel nostro caso - è ancora uno dei punti più critici e richiede di individuare metodi sempre più efficienti: l'utilizzo di NOGGIN potrebbe essere uno di questi", conclude Simona Casarosa, che si appresta a proseguire in questi studi in un laboratorio tutto suo: da qualche mese si è infatti trasferita presso il Centro Interdipartimentale di biologia integrata (Cibio) dell'Università di Trento.

* Lei Lan, Antonio Vitobello, Michele Bertacchi, Federico Cremisi, Robert Vignali, Massimiliano Andreazzoli, Gian Carlo Demontis, Giuseppina Barsacchi, Simona Casarosa, "Noggin Elicits Retinal Fate In Xenopus Animal Cap Embryonic Stem Cells". Stem Cells, 2009.

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