venerdì 9 marzo 2018

Giustizia per tutte le donne e le ragazze con disabilità

Superando.it del 09-03-2018

ritratto di ragazzaIn occasione della Giornata Internazionale delle Donne dell’8 marzo, è stata Ana Peláez Narváez, vicepresidente dell’EDF, il Forum Europeo della Disabilità, a sollevare a Ginevra, presso il Consiglio dell’ONU sui Diritti Umani, la questione del diritto delle donne con disabilità ad accedere alla giustizia.

Nel mondo, infatti, continua ad essere negato l’accesso alla giustizia a milioni di donne con disabilità, donne che incontrano ogni tipo di difficoltà quando cercano di rivendicare i propri diritti nei tribunali, da barriere simboliche, come gli stereotipi negativi che permeano il lavoro di tutti i professionisti coinvolti nel sistema giudiziario, a ostacoli puramente materiali ed evidenti, legati all’inaccessibilità dell’ambiente fisico e della comunicazione. Tutte situazioni che impediscono sistematicamente a donne e ragazze con disabilità di esercitare questo diritto fondamentale.

«Noi, donne con disabilità – ha dichiarato a Ginevra Peláez Narváez – che siamo circa 49 milioni in Europa e più di 600 milioni nel mondo, sappiamo molto bene che cosa significhi avere i nostri diritti violati e vedere quanto poco o nulla è stato fatto per proteggere questi nostri diritti».

A questo punto è quasi superfluo sottolineare come per le donne con disabilità vittime di violenze di genere sia un risultato importante ottenere giustizia in tribunale. Lo è in considerazione del fatto che il sistema tende generalmente a sottovalutare le loro testimonianze, in special modo quando la donna che denuncia ha un disabilità intellettiva o psicosociale oppure è sordo-cieca.

Queste donne affrontano molte difficoltà in tutte le fasi che portano alla denuncia e al processo. Risultano infatti inaccessibili i servizi di prevenzione, protezione e supporto contro la violenza e gli abusi e a volte gli operatori delle autorità responsabili della raccolta delle denunce non sono affatto formati su come approcciare le donne con disabilità quando riportano episodi di violenza, maltrattamento e abuso. Infine – e purtroppo – tra molte donne con disabilità manca ancora la consapevolezza di essere titolari di diritti, né si può certo dimenticare la particolare situazione di vulnerabilità delle migliaia di donne con disabilità che sono state sottoposte ad interdizione e che non possono accedere direttamente ai sistemi di giustizia, in caso di violazione dei loro diritti, se non attraverso un intermediario, tutore, curatore o amministratore di sostegno che sia e che agisca per loro.

«Come risultato della recente pubblicazione di un Report redatto dall’EDF e dalla Fondazione Donne del CERMI (Comité Español de Representantes de Personas con Discapacidad), chiediamo a tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea – ha concluso Peláez Narvaez – di riconoscere pubblicamente le violazioni dei diritti umani subite dalle moltissime ragazze e donne con disabilità sottoposte, nel passato e ancora nei giorni nostri, a sterilizzazione forzata, nonché di adottare misure riparatorie per il danno che hanno causato queste pratiche contrarie ai diritti umani».

Ringraziamo Luisella Bosisio Fazzi per la collaborazione.

di Simona Lancioni,

Responsabile di Informare un’h-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito la presente nota è già apparsa, con il titolo “Ottenere giustizia per tutte le donne e le ragazze con disabilità”. Ne viene qui riportato un riadattamento, per gentile concessione.

Per ulteriori informazioni: An-Sofie Leenknecht (ansofie.leenknecht@edf-feph.org).

Per approfondire ulteriormente il tema qui trattato, va considerato innanzitutto il lungo elenco dei contributi più recenti da noi pubblicati, disponibile a fianco dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite.

Suggeriamo inoltre ai Lettori di accedere anche alle Sezioni dedicate rispettivamente ai temi Donne con disabilità e La violenza nei confronti delle donne con disabilità, presenti nel sito del Centro Informare un’H.

a cura di Simona Lancioni*

giovedì 8 marzo 2018

La discriminazione multipla di 1,7 milioni di donne con disabilità

Vita.it del 08-03-2018

donna con cane guidaIn Italia solo il 35,1% delle donne che hanno una disabilità, limitazione funzionale, invalidità o malattia cronica grave lavora: gli uomini che si trovano nelle medesime condizioni lavorano invece nel 52,5% dei casi. Scontano discriminazioni come donne e come persone con disabilità. Uildm rilancia il secondo Manifesto sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità nell’Ue.

ROMA. In Italia solo il 35,1% delle donne che hanno una disabilità, una limitazione funzionale, una invalidità o una malattia cronica grave lavora: gli uomini che si trovano nelle stesse condizioni lavorano invece nel 52,5% dei casi. Poco, certo, ma sempre molto più delle donne. Le donne hanno le stesse difficoltà degli uomini disabili nell’accedere al mondo del lavoro - pregiudizi sulla disabilità, inaccessibilità degli ambienti di lavoro, mancanza di sevizi per la mobilità – ma in più scontano i pregiudizi e le difficoltà legati all’essere donna. «Le donne disabili affrontano molte più difficoltà sia rispetto sia alle donne senza disabilità sia rispetto agli uomini, con o senza disabilità, per conseguire l’accesso ad un alloggio adeguato, alla salute, all’istruzione, alla formazione professionale e all’occupazione», dichiara Stefania Pedroni (in foto, sotto), vicepresidente nazionale della UILDM-Unione italiana lotta alla distrofia muscolare. È una discriminazione multipla quella che in Italia riguarda le circa un milione e 700mila donne con disabilità: come donne condividono la mancanza di pari opportunità che prevale nella nostra società e come persone con disabilità soffrono di restrizioni e limiti alla partecipazione sociale. Per questo, in occasione della giornata internazionale della donna, UILDM rilancia il secondo Manifesto sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità nell’Unione Europea, che individua 18 aree tematiche per cui avanza indicazioni sulle modalità operative più utili a promuovere una cultura a favore dell’inclusione e della parità di genere delle donne disabili.

Il Manifesto è stato adottato nel 2011 a Budapest dall’Assemblea Generale del Forum Europeo sulla Disabilità (EDF) e ratificato ufficialmente nel settembre 2017 da UILDM nella sua traduzione italiana a cura del centro “Informare un’h”. Si va dalla violenza contro le donne ai diritti sessuali e riproduttivi, dal lavoro a sensibilizzazione, mass media ed immagine sociale (qui il testo completo). Temi che rappresentano in pieno le molteplici istanze delle donne con disabilità che UILDM porta avanti attraverso il Gruppo Donne, attivo fin dal 1998.

UILDM Donne Disabilità Stefania Pedroni Vicepresidente Nazionale

Per quanto riguarda ad esempio il diritto alla salute per le donne con disabilità, in molti ospedali esso si scontra ancora oggi con competenze, strumentazioni e adattamenti organizzativi inadeguati. Un’indagine del Gruppo Donne UILDM, condotta nel 2013, evidenziò che il 42,62% delle strutture pubbliche del campione non dispone di un bagno accessibile e spesso ci sono ostacoli lungo il percorso per raggiungere la reception ed è impossibile avvicinarsi al banco informazioni se si usa una seda a rotelle. La violenza sulle donne con disabilità poi è molto diffusa, ma non viene quasi mai contemplata per via del pregiudizio secondo cui il corpo di una donna disabile non è desiderabile. Spesso poi sono proprio gli uomini che si prendono cura di queste donne ad approfittare di loro: per questo motivo, la violenza sulle donne disabili non viene denunciata solo nel 10% dei casi. Eppure l’Istat rileva che il rischio di subire stupri è più che doppio per le donne con disabilità: il 10% contro il 4,7% delle donne senza limitazioni funzionali. E i rischi aumentano anche in caso di stalking: il 21,6% delle donne con disabilità ha subito comportamenti persecutori contro circa il 14% delle altre donne. «Purtroppo però all’interno del Secondo programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel dicembre scorso mancano riferimenti e azioni di contrasto alla violenza nei confronti delle ragazze e delle donne con disabilità», continua Stefania Pedroni. «E` fondamentale che ognuna e ognuno, per quanto di propria competenza, e a tutti i livelli, si adoperi per fare in modo che la discriminazione non abbia più posto e che la nostra società sia basata sul rispetto dei diritti civili ed umani di tutte le persone».

sabato 3 marzo 2018

Le Dolomiti ora sono "accessibili"

Alto Adige del 03-03-2018

Le Dolomiti sono un patrimonio di tutti. La loro accessibilità rappresenta quindi un obiettivo primario per la Fondazione Dolomiti Unesco, che ha promosso, in collaborazione con enti e associazioni del territorio e grazie al finanziamento erogato dal Mibact nell’ambito della legge 77/2006, un progetto rivolto a chi ha limitate possibilità motorie: non solo disabili, ma anche persone anziane o bambini piccoli.

Dalla fine di febbraio, accedendo al sito www.visitdolomites.com, è possibile prendere visione di 23 percorsi, accessibili a tutti, nell’ambito dei nove Sistemi dolomitici riconosciuti dall’Unesco. Sono indicati con chiarezza non solo il livello di difficoltà del percorso, ma anche la mappa dettagliata dell’itinerario, le coordinate gps, le caratteristiche ambientali e geomorfologiche della zona. E sarà possibile anche un’anteprima dell’itinerario con google street view, per una valutazione a 360° sulla possibilità di intraprendere il percorso scelto. Chi ha una limitazione motoria, dovuta all’età o alla disabilità, deve affrontare problemi negli spostamenti quotidiani, specie in ambito urbano. Le barriere architettoniche hanno però un’aggravante, rispetto a quelle naturali: sono poste dall’uomo e dunque sono attivamente discriminanti. Al contrario gli ostacoli posti dalla natura, se è vero che appaiono (e il più delle volte sono) ineliminabili, è altrettanto vero che, proprio per questo, sono universali e possono creare difficoltà di vario grado a chiunque.

L’obiettivo del progetto è stato dunque quello di studiare e comprendere, con il supporto di chi vive una situazione di limitazione dell’indipendenza motoria, quali, tra le innumerevoli possibilità di fruizione dell’ambiente offerte dal frastagliato territorio dolomitico, abbiano le caratteristiche più idonee per essere consigliate, in virtù della loro percorribilità anche con passeggini o carrozzine.

Rendere le Dolomiti sempre più accessibili significa favorire una completa immersione nell’ambiente non solo dal punto di vista fisico, ma anche emotivo e sensoriale. Per questo nella scorsa primavera si sono svolti dei corsi rivolti ai maestri di sci e alle guide alpine e accompagnatori di media montagna. Durante le giornate formative sono stati trattati temi importanti e delicati: dall’accompagnamento dell’allievo con disturbo dello spettro autistico, con disabilità motoria o con disabilità sensoriale, fino dalla alla responsabilità giuridica in caso di incidente. Il progetto “Dolomiti Accessibili” è la risposta non solo a una richiesta del territorio e agli obiettivi dettati dalla Strategia complessiva di gestione del bene: è la risposta a un dovere di civiltà che tutti possono e devono sentire, quello di garantire il diritto universale a godere di una bellezza universale. (E.D.)

venerdì 2 marzo 2018

L'insegnante che fa imparare le lingue straniere ai ciechi

Avvenire del 02-03-2018

La certificazione linguistica europea rappresenta per molti studenti un traguardo essenziale per accedere ad un concorso pubblico o per iscriversi ad un’università straniera. Una sorta di patente che nel mondo viene riconosciuta a milioni di normodotati ma ad appena poche decine di non vedenti. Un gap enorme dovuto al fatto che, per un disabile visivo, non esistono metodi standard per prepararsi ad una prova d’esame che si basa su immagini e materiali multimediali non accessibili alle tecnologie assistive. E così ad abbattere l’ennesima barriera ci ha pensato una giovane tiflologa (la tiflologia è la scienza che studia le condizioni e le problematiche delle persone con disabilità visiva) ed insegnante di scuola superiore di Pesaro: Eleonora Borromeo. È lei che ha ideato un nuovo metodo d’insegnamento fruibile da tutti tramite un’apposita piattaforma online. «Mia madre è non vedente – spiega – e forse anche per questo motivo oggi sono diventata ricercatrice nella didattica delle lingue, applicata alla disabilità visiva; qualche anno fa poi mi è capitato di preparare per la certificazione europea una studentessa del liceo Raffaello di Urbino e da qui ho iniziato a creare dei materiali specifici che poi ho messo a disposizione dell’Unione Ciechi».

L’intuizione si dimostra efficace. Nasce così a Pesaro il primo Cli (Centro linguistico inclusivo) presso la sede dell’IRIFOR, Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione dell’Unione Italiana Ciechi accreditato al MIUR. In breve ogni sezione provinciale inizia a proporre ai propri associati il “metodo Borromeo”. Arrivano decine di richieste da tutt’Italia tanto che si rende necessario procedere ad una selezione regionale prima di avviare un vero e proprio corso nazionale con circa cinquanta iscritti. Sei mesi di lezioni suddivise per tre gruppi con due ore di conferenza in streaming ogni settimana, oltre agli inevitabili compiti a casa. Un lavoro immenso per Eleonora che deve costruire tutto dal nulla, lezione dopo lezione cercando ogni volta di aggiustare il tiro a seconda delle esigenze specifiche di ciascuno studente. «Ho incentrato il corso sul formato dell’esame – racconta l’insegnante – sulle tipologie degli esercizi, gli strumenti da usare per leggere e scrivere, le tecniche migliori per rispondere alle domande sul vero/falso, le frasi da usare per lo speaking insomma la stessa strategia che segue un normodotato». La difficoltà più grande? «Il fatto che alle lezioni partecipano persone molto diverse tra loro: c’è chi usa il braille, chi il sintetizzatore vocale, altri ancora i caratteri a stampa ingrandita».

Si giunge così al termine del percorso e, per la prima volta in Italia, si tiene una sessione di esami per la certificazione Cambridge English interamente dedicata a persone non vedenti e ipovedenti. La prova si svolge nel Centro Linguistico d’Ateneo dell’Università “Carlo Bo” di Urbino. Sono i primi sedici candidati e provengono da Reggio Calabria, Roma e Milano.

Qualche giorno fa arrivano i tanto attesi risultati: tutti idonei. La soddisfazione più grande è però quella di Eleonora, anche lei in un certo senso promossa o meglio, ad essere promosso è il suo innovativo metodo grazie al quale, nelle prossime settimane, nuovi studenti affronteranno un’altra sessione di esami. E già si lavora alla promozione del secondo anno di corso che potrebbe essere aperto anche ad iscritti da fuori Italia.

di Roberto Mazzoli

mercoledì 14 febbraio 2018

Sulla via della croce con il cuore e le mani


Superando.it del 14-02-2018

«Sarà realmente un percorso accessibile a tutti, tra arte e spiritualità, una meditazione sulla Via Crucis attraverso un’esperienza visiva, tattile e uditiva»: viene presentata così la mostra dedicata alle sculture sulla Via Crucis di Emilia Pozzo La Ferla, intitolata "Metti la tua mano". Sulla via della croce con il cuore e le mani”, che sarà ospitata dal Santuario della Consolata di Torino. A curare l’accessibilità dell’esposizione, che prenderà il via il 15 febbraio, è stata l’Associazione Tactile Vision, con il patrocinio dell’UICI e dell’ENS.

TORINO. Curata dall’Associazione Tactile Vision, per tutto quanto concerne l’accessibilità, con il patrocinio dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e dell’ENS (Ente Nazionale Sordi), la mostra dedicata alle sculture sulla Via Crucis di Emilia Pozzo La Ferla, intitolata “Metti la tua mano”. Sulla via della croce con il cuore e le mani e ospitata dal Santuario della Consolata di Torino (Via Maria Adelaide, 2), verrà presentata nel corso di una conferenza stampa giovedì 15 febbraio (ore 11), presso lo stesso Santuario della Consolata.

«L’opera in terracotta della scultrice Emilia Pozzo La Ferla – ha scritto monsignor Giacomo Maria Martinacci, rettore del Santuario della Consolata di Torino – viene a integrare i dipinti, non leggibili per i non vedenti, con una proposta realizzata in altorilievo, che consente quindi di essere toccata e letta con le mani – e non solo dai non vedenti – a tutto vantaggio di una comprensione anche più viva, capace quasi di favorire il dialogo diretto con le persone rappresentate nelle singole Stazioni. Con quest’opera l’Autrice ha cercato quindi di favorire questa ulteriore dimensione: non solo gli occhi, ma anche le mani come strumento di conoscenza e di incontro. È davvero una Via Crucis da toccare!».

«Questo – aggiungono da Tactile Vision – è realmente un percorso accessibile a tutti, tra arte e spiritualità, una meditazione sulla Via Crucis attraverso un’esperienza visiva, tattile e uditiva. Grazie infatti all’utilizzo delle nuove tecnologie, le opere di Pozzo La Ferla sono fruibili dal più ampio pubblico possibile, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità sensoriale: mediante il codice QR-Code è possibile attivare l’audiodescrizione in italiano, inglese e francese, con la guida all’esplorazione delle opere ed è disponibile anche il video con i testi in LIS (Lingua dei Segni Italiana)». (S.B.)

Per ulteriori informazioni ed approfondimenti: Rocco Rolli (rrolli@gmail.com).

martedì 13 febbraio 2018

Non vedente denuncia "A causa degli incivili non esco più da solo"

La Provincia di Como del 13-02-2018

«Da non vedente, non sono più libero di girare da solo per il paese per colpa della maleducazione di troppi proprietari di cani». La denuncia di Giovanni Clerici, che da quattro anni porta avanti una battaglia di civiltà. «Se da solo volessi andare in banca, in posta, al bar o dal macellaio, rischierei di calpestare e poi portarmi appresso qualcosa che non piace a nessuno - afferma Clerici - Possibile che questo sia ritenuto "normale" e che nemmeno i reclami possano smuovere qualcosa? È una triste battaglia che sto conducendo da quattro anni, attraverso segnalazioni al sindaco. Ultimamente ho scritto l'ennesima lettera, questa volta indirizzata anche ad assessori e consiglieri di maggioranza e minoranza. Gli esponenti dell'opposizione mi hanno risposto, più che altro dicendo che come minoranza non possono fare molto». Una battaglia finalizzata innanzitutto a pretendere un doveroso rispetto delle regole. «Quello che chiedo da anni è una presa di posizione da parte delle istituzioni, un controllo che porti a sanzionare questa banda di incivili - sostiene Clerici - Quello che è stato fatto in questi anni, complice il buonismo, è stato mettere i distributori di sacchetti, qualche cartello di carta durato meno di una settimana, inviare una lettera ai possessori di cani invitandoli a comportarsi bene. I risultati, documentati con tanto di fotografie, sono deiezioni canine sempre presenti sui marciapiedi di Oltrona». Clerici non si è limitato alla denuncia, ma ha avanzato anche qualche proposta. «Ho suggerito alla polizia locale la soluzione adottata a Tirano (Sondrio) ma questa, sebbene abbia dato risultati positivi, è stata snobbata. A Tirano è stata emessa un'ordinanza mirata al fenomeno con tanto di sanzioni amministrative per i trasgressori, dopodiché è stata esposta in tutte le attività e i luoghi pubblici e, dopo aver debitamente informato la cittadinanza, si è passati alle multe. Questo modo di procedere denota una volontà seria di affrontare il problema, senza nascondersi dietro la giustificazione che non sia facile prendere sul fatto i trasgressori». (M.Cle.)

lunedì 12 febbraio 2018

Cecità e stereotipi nel mondo del lavoro

Superando.it del 12-02-2018

Il primo ciak della settimana scorsa ha dato inizio alle riprese del documentario Cecità e stereotipi nel mondo del lavoro, ambientato in quattro diverse città d’Italia e centrato su alcune interviste riguardanti soprattutto le nuove tecnologie che possono sostenere una maggiore inclusione delle persone con disabilità visiva nel mondo del lavoro.

Dietro la macchina da presa, la veronese Alessia Bottone, giornalista che questa volta cercherà di curare un approfondimento su come valorizzare le potenzialità di chi vive questa condizione.

Le nuove frontiere della tecnologia, infatti, consentono di fare cose impensabili, ma molte persone – forse la maggior parte – non se ne rendono ancora conto. E la capacità lavorativa dei disabili visivi spesso è soggetta a stereotipi che ormai è indispensabile superare, eliminando le discriminazioni e permettendo a tutti di valorizzare le proprie potenzialità anche nel mondo del lavoro.

Come fare, quindi, a superare i pregiudizi nell’era del digitale? Lo abbiamo chiesto alla stessa Alessia Bottone, ideatrice e responsabile di questo progetto, dedicato ad alcune storie di persone che “ce l’hanno fatta”, riuscendo ad abbattere il cosiddetto stereotipo del “cieco = centralinista tipo” e arrivando a conquistare posizioni rilevanti all’interno del mondo del lavoro.

Già promotrice del documentario Vorrei ma non posso: quando le barriere architettoniche limitano i sogni, cui anche il nostro giornale ha dedicato ampio spazio, con questo nuovo progetto Alessia è partita da Verona per realizzare un documentario attraverso le città di Roma, Milano, Bologna e Bolzano. L’iniziativa è finanziata dalla Fondazione Zanotto, con il supporto dell’UICI di Verona (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), enti che si occuperanno di organizzare l’evento pubblico conclusivo, presso la Banca Popolare di Verona, nel prossimo mese di maggio, aperto a scuole e famiglie, ma soprattutto alle aziende locali, per sensibilizzare e diffondere un’adeguata cultura senza più pregiudizi.

«Dopo il mio precedente progetto sull’accessibilità nella città di Verona – spiega Bottone – ho intrapreso questo nuovo percorso con l’aiuto di Roberta Mancini, presidente dell’UICI di Verona, per conoscere i problemi affrontati dalle persone con disabilità visiva e raccontare le barriere architettoniche/culturali che ruotano dietro a questa forma di disabilità, per le persone che lavorano. Grazie alla Banca Popolare di Verona abbiamo trovato i fondi necessari e abbiamo quindi intrapreso un percorso di conoscenza della realtà lavorativa attuale, individuando cinque nuovi profili che, grazie alle nuove tecnologie informatiche, hanno coinciso con una migliore posizione lavorativa».

Da qui è nata dunque l’idea del documentario: «Il progetto – prosegue Alessia – diventerà pubblico attraverso il web, e ci permetterà di creare un dibattito attraverso le scuole, le università e le aziende, con l’obiettivo di fare informazione e sensibilizzare le realtà lavorative verso un nuovo concetto di lavoro e accessibilità. Ognuno di noi, infatti, ha delle capacità, e per le persone con disabilità visiva è lo stesso: “Non vedo, ma so fare le cose in un altro modo”. Per cui dobbiamo guardare a queste persone senza pregiudizi, creando un mondo ove finalmente le aspirazioni di tutti ottengano il giusto valore e riconoscimento».

Le persone selezionate per la realizzazione del documentario sono rispettivamente:

Michele Landolfo, social manager di una community di non vedenti, impiegato al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna e consulente per l’Istituto Cavazza del capoluogo emiliano, dove si occupa di consulenza software e formazione nell’utilizzo delle tecnologie assistive volte a rendere accessibili i prodotti informatici alle persone con disabilità.

Federico Borgna, sindaco di Cuneo, che porterà la propria esperienza di amministratore pubblico.

Consuleo Battistelli di Mantova, attualmente manager impiegata presso IBM Italia, esperta in temi dell’Inclusion Disability, ovvero di formazione riguardante profili competenti per la gestione di strutture cui partecipano persone con disabilità.

Gabriella Ferri di Milano, già centralinista per Banca UniCredit, ora attiva al recupero crediti per il Progetto Si Può, promosso dal medesimo gruppo.

Carlo Carletti, pensionato non vedente, che si racconterà in un confronto “tra ieri ed oggi” legato alla cecità vissuta negli anni passati, quando non esisteva ancora la tecnologia applicata per il mondo della disabilità.

Cinque persone con altrettante storie diverse, che hanno “dato una svolta” alla propria posizione lavorativa, lottando per le loro aspirazioni: «Per noi – sottolinea ancora Bottone – è una buona occasione per conoscere persone che possono essere un esempio per tutti. Vogliamo stimolare volontà, ma anche suscitare curiosità, per far guardare oltre, con la consapevolezza che non tutti, magari, vogliano raggiungere obiettivi di carriera, ma che al tempo stesso tutti abbiano lavorato tantissimo per superare gli ostacoli della vita. Per questo la nostra idea di fare informazione e incuriosire punta sostanzialmente a valorizzare le potenzialità di ognuno».

a cura di Laura Sandruvi