martedì 16 aprile 2019

"CHIEDIMI DI COSA HO BISOGNO" - Cinisello, Balsamo, mercoledì 8 maggio alle ore 10.00

La Bella Compagnia vi invita al forum del Teatro dell'Oppresso:

CHIEDIMI DI COSA HO BISOGNO, un workshop per operatori che lavorano per le persone con disabilita.

Attraverso la rappresentazione teatrale di problematiche, discuteremo apertamente delle difficoltà della relazione d'aiuto.
Per un sostegno che comprenda e rispetti le nostre reali necessità.

Iscrizione GRATUITA
INFO & ISCRIZIONI:
Scarica il volantino:

Una terapia ricreativa per fratelli e sorelle di bambini con disabilità

Superando.it del 15.04.2019

CASCINA (PI). All’interno di "A piccoli passi", progetto dell’Associazione di Promozione Sociale La RosaAmara di San Casciano di Cascina (Pisa), del quale ci siamo già occupati lo scorso anno su queste pagine, è nata ora l’iniziativa denominata Siblings, la solitudine dei supereroi, ovvero “Percorsi di terapia ricreativa per fratelli/sorelle di bambini con disabilità o gravemente malati”.

A tal proposito, un gruppo di lavoro composto da educatori, counselor, guide ambientali e psicologi sosterrà la crescita personale dei siblings, attraverso incontri ricreativi ed esperienziali individuali e di gruppo.

«Il termine inglese siblings – spiegano gli operatori de La RosaAmara – è utilizzato nel mondo anglosassone per indicare un semplice legame di fraternità, mentre qui in Italia, ormai da molti anni, esso è utilizzato per individuare i fratelli e le sorelle di bambini/e con disabilità o affetti da gravi malattie. Essi/e sono risorse uniche e preziosissime per l’intero nucleo familiare e allo stesso tempo “esseri speciali” bisognosi di cure e di attenzioni».

La relazione che lega il/la sibling al proprio fratello/sorella con disabilità è una relazione complessa che porta a sentimenti ambivalenti, «per questo è fondamentale – proseguono da La RosaAmara -prestare attenzione al loro sentire, al loro vissuto e a tutto il bagaglio emozionale che li accompagna sin dai primi momenti del vivere con il fratello. È essenziale che si dia voce a questi esseri speciali e alle loro emozioni che inevitabilmente sono “buone” e “cattive”.

Oltre infatti alle normali dinamiche tra fratelli, come la gelosia, l’invidia e la rivalità, entrano in scena altri stati emotivi, come il senso di responsabilità e quello di colpa, il bisogno di allontanarsi e quello di protezione. In parole povere, l’esperienza del sibling, che sarà comunque, inevitabilmente, la persona destinata a passare più tempo con il fratello, può essere molto faticosa in ogni fase della crescita. Ma è anche, indubbiamente, un’esperienza unica e ineguagliabile ed è responsabilità di tutto il tessuto sociale circostante quella di offrire a queste creature tutti gli strumenti possibili affinché le difficoltà si trasformino in possibilità di arricchimento. È importante, inoltre, che le famiglie di bambini affetti da disabilità o gravi malattie, sottoposte a immensi carichi di stress e di impegni, non vengano lasciate sole ad affrontare questo splendido e difficile “lavoro”».

Con questo nuovo progetto, dunque, l’Associazione cascinese vuole andare incontro alla richiesta di molti genitori, ma anche al bisogno che sempre più spesso emerge da parte dei fratelli di bambini affetti da disabilità di trovare una propria identità e di “sistemare” le proprie emozioni in uno spazio definito e accogliente. E intende farlo attraverso la cosiddetta peer sharing, la pratica della comunicazione tra pari, già efficacemente sperimentata sia nel contesto ospedaliero, che in quello scolastico.

In sostanza, le modalità e gli strumenti sono quelli della terapia ricreativa, e prevedono che ogni tematica, in ogni gruppo, sia affrontata e “manipolata” attraverso attività specifiche di teatro, arte e sport (nel caso specifico arrampicata, canoa ed escursionismo). (Simona Lancioni)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: a.p.s.larosaamara@gmail.com.

La presente nota riprende, per gentile concessione, un testo già apparso nel sito di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), con alcuni riadattamenti al diverso contenitore.

La Direttiva Europea sull'accessibilità: il puzzle è tutt'altro che completo

Superando.it del 15.04.2019

Il Parlamento Europeo ha approvato l’“European Accessibility Act” (“Direttiva Europea sull’Accessibilità”), che unificherà le diverse disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri, in materia di accessibilità dei prodotti e dei servizi. E tuttavia, in attesa dell’approvazione formale del Consiglio d’Europa, il Forum Europeo sulla Disabilità, battutosi a lungo per il miglior testo possibile, sottolinea ora che a fianco di alcuni aspetti positivi, restano gravi carenze e l’esclusione di aree essenziali, come i trasporti, l’ambiente edilizio e gli elettrodomestici.

BRUXELLES. Era il mese di ottobre del 2017, quando su queste pagine avevamo fatto il punto rispetto all’European Accessibility Act (“Direttiva Europea sull’Accessibilità”), norma anche meglio nota come Disability Act, che aveva tratto origine – come avevamo ampiamente riferito a suo tempo – dalla proposta di Direttiva avanzata nel dicembre del 2015 dalla Commissione Europea – l’“embrione”, appunto, dell’European Accessibility Act -, volta a unificare le diverse disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati Membri, in materia di requisiti di accessibilità per prodotti e servizi. Il tutto con l’obiettivo di migliorare il funzionamento del mercato interno, all’insegna dell’accessibilità, rimuovendo le barriere create da legislazioni “divergenti”, facilitando l’attività delle imprese e arrecando quindi importanti vantaggi alle persone con disabilità e anziane dell’Unione.

Mentre in questi anni, quindi, il Forum Europeo sulla Disabilità (EDF), di cui fa parte anche il FID (Forum Italiano sulla Disabilità), impegnava molte delle proprie forze in una campagna serrata volta a convincere gli Eurodeputati ad adottare una versione del provvedimento realmente in grado di determinare una svolta positiva per le persone con disabilità dell’Unione Europea, si è arrivati ora, il 13 marzo scorso, all’approvazione definitiva del testo, da parte del Parlamento Europeo.

Ora dovrà essere il Consiglio dell’Unione Europea a dare la propria approvazione formale e la norma dovrà essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Europea. A quel punto gli Stati Membri dell’Unione avranno tre anni di tempo per recepirla nelle rispettive legislazioni nazionali e sei per renderla effettiva.

Qual è dunque, al momento, la posizione dell’EDF? Una posizione soddisfatta solo in parte, tanto da far manifestare al presidente del Forum, Yannis Vardakastanis, tutta la propria amarezza, nel constatare che «gli Stati Membri sono riusciti a ridurre sostanzialmente la portata della legge».

«L’approvazione del Parlamento Europeo – si legge infatti in una nota dello stesso Forum – è certamente importante, e tuttavia riteniamo che il lavoro dell’Unione Europea sia tutt’altro che concluso, poiché vogliamo una legislazione che assicuri parità di accesso alle persone con disabilità in tutti i settori della vita, mentre al momento la norma continua ad escludere aree essenziali, come il trasporto, l’ambiente edilizio e gli elettrodomestici».

Partiamo dunque dagli aspetti ritenuti positivi, ovvero la promessa di migliorare l’accessibilità di alcuni prodotti e servizi e di affidare alle Autorità Nazionali di Vigilanza del Mercato il compito di verificare l’adeguamento a tali prescrizioni da parte degli enti privati. «Il testo – sottolineano dall’EDF – ha anche accolto due importanti richieste del movimento delle persone con disabilità, vale a dire le telecomunicazioni elettroniche e il numero di emergenza 112 che dovranno diventare accessibili a tutti in tutta l’Unione Europea. Senza dimenticare le nuove norme sugli appalti pubblici per prodotti e servizi accessibili, in modo tale che le Autorità Pubbliche non dovranno più usare il denaro dei contribuenti in prodotti, servizi e strutture che discriminino le persone con disabilità».

Sull’altro fronte, però, restano gravi le carenze, come detto in precedenza, che vengono sintetizzate così dall’EDF: «La legge non soddisfa ancora alcune nostre richieste chiave. Essa, infatti, non garantirà affatto la piena accessibilità degli edifici e dei mezzi di trasporto, né include elettrodomestici quali le lavatrici o i forni a microonde. Ciò significa che milioni di persone con disabilità dovranno ancora affrontare difficoltà quotidiane, da una parte per uscire dalle proprie case, dall’altra per servirsi liberamente di apparecchiature di uso comune. Infine, riteniamo pure grave che le microimprese fornitrici servizi siano esentate dall’osservare i requisiti della legge».

«Continueremo quindi a batterci – conclude Vardakastanis -, per far sì che l’Unione Europea diventi realmente un esempio mondiale di piena accessibilità, ma a questo punto dovranno essere i singoli Governi a dimostrare maggiore ambizione, quando incorporeranno il Disability Act nella propria legislazione nazionale». (S.B.)

lunedì 15 aprile 2019

Massimiliano Salfi, l'informatico che salva la vista ai bambini

Il Corriere della Sera del 13.04.2019

Si è interessato di disabilità visiva quando la figlia si è ammalata. Ha fondato l’associazione vEyes e brevettato una app che consente diagnosi precoci.

MILO (CT). Per salvare la vista a un bambino potrebbe bastare una semplice fotografia. Scattata con un normale smartphone, per diagnosticare già alla nascita una cataratta congenita o un retino-blastoma. Patologie gravi e irreversibili, per le quali la diagnosi precoce con il test del riflesso rosso è fondamentale. Ma effettuare il test su un bimbo, ancor di più su un neonato, può essere complicato. E per un piccolo paziente persino fastidioso. Pensando a questo la onlus vEyes ha creato la app redEyes che «consente di effettuare il test con uno smartphone Android trasformandolo in uno strumento diagnostico»: come spiega Massimiliano Salfi, docente di Materie Informatiche presso l’Università di Catania e fondatore di vEyes.

«Il vantaggio per il bambino è che non serve la dilatazione farmacologica e basta tenere aperto l’occhio per 1/60 di secondo, inoltre lo specialista - aggiunge Salfi - ha una console al computer per analizzare le immagini prodotte da redEyes, scrivere e stampare il referto. Il test diventa quindi un esame di diagnostica per immagini digitali, archiviabili e consultabili nel tempo, visto che la sintomatologia può comparire in età prescolare».

Il progetto vEyes Rre (Red Reflex Examination), nato nel 2014 in collaborazione con l’Associazione Cataratta Congenita, ha iniziato la sperimentazione clinica un anno fa presso la clinica oculistica del Policlinico di Catania, diretta dal professor Avitabile. Ed è oggi protagonista di un progetto pilota presso la Unità operativa complessa di Oculistica dell’Ospedale Pediatrico «Bambin Gesù» di Roma e la neonatologia dell’ospedale «Santo Bambino» di Catania.

Peraltro la onlus catanese vEyes sviluppa tecnologie informatiche applicate alla disabilità per uso esclusivamente umanitario, secondo un modello open che rilascia gratuitamente tutto quello che progetta e sviluppa. Ciò significa che «conclusa la sperimentazione e certificato il sistema, la app redEyes verrà distribuita in una versione scaricabile gratuitamente dalle famiglie» sottolinea Salfi. Che si è accostato al mondo della disabilità visiva quando nel 2012 alla figlia di otto anni, Arianna, viene diagnosticata una «retinite pigmentosa sale e pepe». Da allora il professore e i suoi studenti hanno trasformato tesi di laurea in progetti concreti, tra cui Leonard: un «ausilio tecnologico capace di convertire il movimento delle mani del direttore d’orchestra in un clic, per rendere accessibili le orchestre anche ai musicisti non vedenti». Quindi anche ad Arianna, che nel frattempo è diventata una promettente violoncellista. Superando una problematica che di recente ha messo in evidenza la fiction Rai La compagnia del cigno.

Ed è un peccato che gli sceneggiatori non conoscessero Leonard, sarebbe stato un originalissimo snodo narrativo. Che c’è stato invece nella realtà. Con la vEyes Orchestra, nata nel 2017 «per fare dialogare musicisti vedenti e non, e per permettere ai maestri di musica di insegnare anche a bambini ciechi o ipovedenti con ausili appropriati. Perché la disabilità visiva è una condizione, non un limite: basta solo mettere le persone nelle condizioni giuste per agire». A tal fine in una grande struttura residenziale delle Figlie della Carità, a Milo, paese sull’Etna scelto già da Franco Battiato e Lucio Dalla come luogo della musica e dell’anima, sta prendendo vita vEyes Land, sede della onlus ma anche campus musicale, che Salfi sogna «di trasformare in un luogo di inclusione e integrazione, dove fare musica ma anche diagnosi e ricerca, un luogo dove vivere con normalità l’iter clinico». Accompagnati dai suoni della montagna e dei suoi boschi, che scendono fino al mare.

venerdì 12 aprile 2019

Ecco perchè una scuola inclusiva sarà anche una scuola migliore. Per tutti

Superando.it del 12.04.2019

ROMA. Si è tenuto qualche giorno fa, presso la LUISS di Roma (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali), l’importante convegno intitolato "Il coraggio di ripensare la scuola", organizzato dall’Associazione TreeLLLe, con la partecipazione di illustri esperti della stessa, della Fondazione Agnelli e della rivista «Tuttoscuola», oltreché dell’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer.

Oggetto dell’incontro è stato uno studio elaborato dall’Associazione TreeLLLe su auspicabili riforme della scuola, ormai mature per renderla veramente adeguata agli attuali tempi.

È emerso in sostanza che la nostra scuola – fondamentalmente di stampo ancora gentiliano – si fonda su una visione selettiva della classe dirigente, orientata alla formazione dei singoli e non all’educazione dei giovani a lavorare in gruppo, come è sempre più richiesto dall’organizzazione attuale del lavoro.

A tal proposito sono state avanzate alcune proposte, tutte presenti nello studio dell’Associazione:

1. Estensione dell’obbligo scolastico anche alla scuola dell’infanzia, perché fase fondamentale per una precoce educazione sociale degli alunni, con contemporanea riduzione a quattro anni delle scuole superiori.

2. Ampliamento del tempo prolungato almeno al biennio della scuola superiore, per attività di libera scelta degli alunni, per lo svolgimento di progetti, per attività di volontariato.

3. Pluralità degli sbocchi valutativi del profitto degli alunni con certificazioni corrispondenti alle competenze acquisite, che possono consistere non solo nel diploma, ma anche in semplici certificazioni di competenze.

4. Formazione iniziale dei docenti, che comprenda maggiore attenzione alla pedagogia e alla didattica, ove necessario, riducendo il numero di crediti formativi di talune discipline.

5. Valutazione di soggetti terzi, relative alla qualità del servizio scolastico offerto.

6. Altre proposte concernenti la migliore organizzazione dello spazio-tempo della scuola, il migliore utilizzo dei docenti e una loro migliore retribuzione, oltre a una più sapiente organizzazione dell’autonomia scolastica ecc.

Per chi come me si occupa da decenni della normativa inclusiva degli alunni con disabilità, le proposte sono sembrate assai importanti e già in parte realizzate nelle norme concernenti il diritto allo studio degli stessi alunni con disabilità. Infatti:

1. Almeno dal 1992, anno di entrata in vigore della Legge 104, la Legge Quadro sui diritti delle persone con disabilità, l’articolo 12, commi 1 e 2 di tale norma stabilisce che la scuola dell’infanzia – considerata per tutti come non scuola dell’obbligo – costituisca per gli alunni con disabilità oggetto di un diritto soggettivo, quindi reclamabile di fronte alla Magistratura in caso di rifiuto di accettazione. Anzi a maggior garanzia di tale diritto, l’articolo 3, comma 3 della Legge 104 precisa che gli alunni con disabilità in situazione di gravità hanno diritto di «priorità nell’accesso a tutti i servizi previsti dalla vigente legge» e quindi anche a questo segmento scolastico.

2. Sin dai tempi della Legge 517/77 è previsto il tempo pieno e il tempo prolungato per gli alunni con disabilità. E anche per l’accesso ad essi, come già detto sopra, tali alunni hanno diritto di priorità di accesso.

3. Già dal 1987 la Corte Costituzionale, con la Sentenza 215/87, ha stabilito che gli alunni con disabilità hanno diritto di frequentare anche le scuole superiori. In esecuzione di tale decisione, almeno dal 2001, con l’emanazione dell’Ordinanza Ministeriale 90/01, sono stati previsti, in base all’articolo 15 di quest’ultima, differenti percorsi di studio per le scuole superiori, e cioè quello ordinario, quello semplificato per raggiungere il diploma in caso di disabilità non gravi e quello differenziato per alunni con disabilità molto gravi. Quest’ultimo si conclude con un attestato comprovante i crediti formativi maturati.

4. Per garantire il diritto allo studio degli alunni con disabilità, è stato previsto che il loro piano degli studi sia formulato da tutto il Consiglio di Classe nelle scuole di ogni ordine e grado; tra i docenti è presente pure un docente specializzato proprio per “sostegno” ai colleghi curricolari e all’inclusione dell’alunno con disabilità coi compagni.

Per ottenere questo risultato, la normativa ha previsto la frequenza di un corso di specializzazione per i docenti di sostegno e una formazione iniziale sulle didattiche inclusive per i docenti curricolari. Questo, però, è avvenuto a partire dal Decreto Ministeriale 249/10 per i docenti curricolari di scuola dell’infanzia e primaria, per i quali è previsto nel corso di laurea magistrale lo studio di 31 crediti formativi sulle didattiche inclusive e un tirocinio, più altri 60 crediti, previsti dal Decreto Legislativo 66/17 (articolo 12), da inserire in tutto o in parte nell’arco del quinquennio di laurea.

Quanto invece ai docenti curricolari di scuola secondaria di primo e secondo grado, si incontrano forti difficoltà, per obiezioni proposte specie dai docenti disciplinari. Infatti il Decreto Legislativo 59/17 aveva previsto un aumento dei crediti formativi per i docenti per il sostegno e solo 6 crediti formativi sulle didattiche inclusive come requisito di accesso ai concorsi per tutti i futuri docenti. Purtroppo il Decreto 59/17 è stato sostanzialmente svuotato di queste novità e le Associazioni – come quelle aderenti alle Federazioni FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) – stanno discutendo con grande difficoltà col mondo accademico, per ottenere un numero adeguato di crediti formativi per i docenti curricolari, ma ancora senza successo.

Una migliore formazione iniziale dei docenti curricolari eviterebbe la delega degli stessi ai soli docenti per il sostegno, riducendo anche l’eccessivo numero di ore di sostegno richiesto dalle famiglie, a causa dell’abbandono a se stessi degli studenti con disabilità, quando non è presente il docente per il sostegno.

5. A proposito della valutazione della qualità dell’offerta formativa, il citato Decreto Legislativo 66/17 ha previsto all’articolo 4 l’obbligo per l’INVALSI [Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione, N.d.R.] di individuare una batteria di indicatori idonei a misurare il livello di qualità inclusiva realizzata nelle singole classi e nelle singole scuole.

6. Quanto infine ad un migliore utilizzo dell’autonomia scolastica, già l’articolo 14 della Legge 104/92 prevedeva la possibilità di frequenza, per gli alunni con disabilità, di “classi aperte” e il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR) 275/99 (articolo 4), così come le Linee Guida Ministeriali del 4 agosto 2009, hanno previsto un’amplia flessibilità delle classi e della personalizzazione dei percorsi formativi per tali alunni.

Come si vede, quindi, alcune delle principali proposte sono già presenti nella normativa relativa ai soli alunni con disabilità. Si tratterebbe pertanto di renderle fruibili, istituzionalmente, da parte di tutti gli alunni, poiché si sono rivelate preziose per la qualità del diritto allo studio e per una scuola inclusiva. Per questo sono grato all’Associazione TreeLLLe e alla LUISS, per averne fornito un’ampia illustrazione, in una sede accademica tanto prestigiosa.

E in ogni caso, chi volesse leggere per esteso i risultati e le proposte presenti nella ricerca di TreeLLLe, può trovarli sul «Quaderno n. 15» della stessa, pubblicato in questo mese di aprile, a cura di Attilio Oliva e Antonino Petrolino.

di Salvatore Nocera

Presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), della quale è stato vicepresidente nazionale. Responsabile per l’Area Normativo-Giuridica dell’Osservatorio sull’Integrazione Scolastica dell’AIPD (Associazione Italiana Persone Down).

Esami di Stato Scuole Secondarie di Primo Grado per alunni con disabilità, DSA e altri BES: ecco le novità

Disabili.com del 11.04.2019

Nelle scorse settimane ci siamo occupati dell’OM n. 205/19, pubblicata in marzo e riguardante le indicazioni fornite dal MIUR sugli esami di Stato delle Scuole Secondarie di Secondo Grado. Una novità importante, quest’anno, riguarda gli studenti con altri BES, i quali potranno utilizzare gli strumenti compensativi, se sono già stati impiegati per le verifiche in corso d'anno o comunque siano ritenuti funzionali allo svolgimento dell'esame.

Il Miur è tornato ancora sul tema del Bisogni Educativi Speciali, con la nota n. 562 del 3 aprile: l’inclusione scolastica, si sottolinea in essa, rappresenta un valore primario nell'ambito delle politiche scolastiche nazionali. Essa si ispira ai principi costituzionali di eguaglianza e pari dignità sociale di ogni cittadino. Si evidenziano poi le principali norme di riferimento.

Il 4 aprile, poi, con la nota n. 5772 il Miur ha fornito indicazioni in merito allo svolgimento degli Esami di Stato nelle scuole del primo ciclo di istruzione e alla certificazione delle competenze.

ESAME FINALE PER ALUNNI CON BES – Nella nota si fa riferimento alle precedenti indicazioni e si forniscono informazioni sulle commissioni di esame. Seguono poi alcune osservazioni riguardanti gli alunni con disabilità, DSA e altri BES: il D. Lgs. n. 62/17 e il DM n. 741/17 nel fornire indicazioni operative in materia di modalità di svolgimento e di valutazione delle prove di esame conclusivo del primo ciclo di istruzione, fanno riferimento ai candidati con disabilità certificata ai sensi della legge 104/92 e con Disturbo Specifico dell'Apprendimento certificato ai sensi della legge 170/10, per i quali possono essere utilizzati specifici strumenti compensativi o possono essere attivate misure dispensative. Per gli alunni con bisogni educativi speciali che non rientrano nelle tutele della L. n. 104/92 e della L. n. 170/10, ma sono comunque in possesso di una certificazione clinica, non sono previste misure dispensative ma possono essere utilizzati strumenti compensativi qualora sia stato redatto un PDP che ne preveda l'utilizzo, se funzionali allo svolgimento della prova assegnata.

PROVE INVALSI – Le prove si svolgeranno nel periodo compreso tra il 10 e il 18 aprile. Qualora si verificassero situazioni straordinarie che non consentano lo svolgimento completo delle prove entro il 18 aprile, l'INVALSI procederà a individuare ulteriori date, non oltre la prima decade di maggio. Le prove, si rammenta, sono requisito di accesso all'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Gli strumenti compensativi e/o le misure dispensative sono riservati agli alunni con disabilità certificata ai sensi della legge n. 104/92 o con DSA certificati ai sensi della legge n. 170/10. Per gli alunni con disabilità il Consiglio di Classe può prevedere adeguati strumenti compensativi e/o misure dispensative per lo svolgimento delle prove INVALSI e, ove non fossero sufficienti, può predisporre specifici adattamenti della prova - che sarà esclusivamente cartacea - ovvero l'esonero da una o più prove.

Per gli alunni con DSA sono previsti strumenti compensativi, se indicati nel PDP e abitualmente utilizzati nel percorso scolastico. Se la certificazione di DSA prevede la dispensa dalla prova scritta relativa alle lingue straniere, ovvero l'esonero dall'insegnamento delle lingue straniere, la prova INVALSI di lingua inglese non sarà sostenuta. Si richiama l'attenzione dei Dirigenti scolastici affinché esercitino la massima attenzione nell'attribuzione delle predette misure dispensative o degli strumenti compensativi, anche in considerazione del loro riflesso sulla certificazione delle competenze rilasciata dall'INVALSI. Si ricorda che gli alunni dispensati da una o più prove INVALSI, o che sostengono una o più prove differenziate in forma cartacea, secondo quanto previsto dal consiglio di classe, non riceveranno la relativa certificazione delle competenze da parte di INVALSI. In tali casi, sarà cura del consiglio di classe integrare, in sede di scrutinio finale, la certificazione delle competenze rilasciata dalla scuola con puntuali elementi di informazione.

Gli alunni con altri BES che non rientrano nelle tutele della legge n. 104/92 e della legge n. 170/10, ma sono comunque in possesso di una certificazione clinica, svolgono le prove senza misure dispensative, con la sola possibilità di avvalersi di strumenti compensativi, qualora siano stati indicati nel PDP ed effettivamente utilizzati in corso d'anno.

CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE – I modelli di certificazione delle competenze al termine della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado sono stati emanati con IL DM n. 742/17 e fanno riferimento alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, concernente le competenze chiave per l'apprendimento permanente. iL 22 maggio 2018 il Consiglio dell'Unione Europea ha adottato una nuova Raccomandazione sulle competenze chiave per l'apprendimento permanente che modifica parzialmente la precedente Raccomandazione.

lunedì 8 aprile 2019

Lavoro e disabilità: è grave non disporre di dati aggiornati e attendibili, di Marino Bottà*

Superando.it del 08.04.2019

«Il mondo del lavoro – scrive Marino Bottà – è in rapida trasformazione. È quindi molto grave non disporre di dati aggiornati e attendibili, volendo avviare una riforma dei Centri per l’Impiego e dei Servizi per il Collocamento Disabili. È pertanto urgente e indispensabile realizzare quella fantomatica Banca Dati Nazionale di cui si parla da anni, riformare le modalità di raccolta dati ed elaborazione delle statistiche. In attesa di questo, però, i soggetti sociali interessati dovrebbero cominciare a chiedere, almeno a livello locale, dati oggettivi, chiari e facilmente decodificabili».

Il linguaggio dei numeri nell’era della “post-verità” ha acquisito un ruolo determinante. Le statistiche sono la base su cui si fonda l’azione sociale. La loro conoscenza e interpretazione condiziona la vita quotidiana di tutti noi.

Purtroppo questo non vale per le persone con disabilità, in quanto non possiamo avvalerci di dati utili per i loro bisogni occupazionali. Infatti, pur essendo nell’era dei computer, dell’informatica, di internet, non disponiamo di dati aggiornati relativi al collocamento dei disabili. Non abbiamo nessun riscontro statistico sui singoli provvedimenti normativi, introdotti dal gennaio del 2000, ovvero dalla Legge 68/99 in poi. Mancano dati sulle ottemperanze e sulle evasioni, sulle sanzioni e sugli esoneri, sugli iscritti e sui collocati, sull’uso dei part-time e dei tempi determinati ecc. ecc.

Ciò non ci deve sorprendere, considerato che in vent’anni non siamo riusciti ad avere una Banca Dati Nazionale. Non abbiamo statistiche aggiornate su nulla, pur disponendo di istituti competenti e professionalità in grado di realizzare qualsiasi tipo di indagine.

Ma allora dove sta il problema? Sorge purtroppo il dubbio che ci sia disinteresse o volontà nel lasciare fra le nebbie l’intero mondo della disabilità/lavoro.

Anche dall’VIII Rapporto al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge per il diritto al lavoro delle persone disabili, traspare la volontà di utilizzare i numeri solo per esaltare i risultati conseguiti e non per offrire una valutazione reale della situazione in cui versa il sistema del collocamento delle persone con disabilità.

I dati presentati – relativi agli anni 2014-2015 – sono più che obsoleti e non consentono di programmare strategie, azioni, procedure e servizi utili, per fare uscire la Legge 68/99 dalle secche in cui si trova da oltre un decennio.

In attesa di politiche efficaci, basate su dati reali e utili, è bene ricordare che i disabili-abili continuano a trovare lavoro autonomamente, mentre gli altri girano fra aziende e servizi alla ricerca di un lavoro, fino a quanto sfiduciati rinunciano. Molti altri nemmeno ci provano. Di conseguenza, i soggetti più deboli rimangono inseriti nelle graduatorie del Collocamento Disabili per anni, senza ricevere alcuna proposta di lavoro, e i nuovi arrivati vanno a sedimentarsi sui vecchi iscritti.

Nel frattempo le aziende, per avere candidati da selezionare, sono costrette a ricorrere a consulenti, agenzie di somministrazione, servizi socio sanitari locali e cooperative sociali; eccezion fatta per i pochi servizi per il Collocamento Disabili che offrono azioni di matching [“accompagnamento al lavoro”, N.d.R.] più o meno efficaci.

Anche il lettore dei dati statistici si è disabituato ad interrogarsi sulla natura e qualità degli stessi; non si chiede come sono stati raccolti e quale sia la fonte informativa, quali domande siano state poste e soprattutto quali sottaciute.

Ad esempio, nessuno spiega – e nemmeno viene richiesto – come mai le convenzioni con le Cooperative Sociali di tipo B rappresentano il 4% degli occupati e le convenzioni di cui all’articolo 12 della Lg 68/99 sono allo 0,6%; così come non viene richiesta la reale quantificazione dell’uso dei par-time e dei tempi determinati, e come mai, in genere, vengano presentati dati quantitativi e non qualitativi. A questo si aggiunga il fatto che, a volte, i servizi interpellati, per carenza di sistemi informatici, di personale o di voglia di impegnarsi, rispondono improvvisando i dati richiesti.

Facciamo un esempio concreto: un Servizio per il Collocamento Disabili segnala di avere promosso tre avviamenti al lavoro in una Cooperativa Sociale, tramite una convenzione di cui all’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/03. Il dato è vero, ma a fronte di un’attenta verifica, si scoprirebbe che i primi due lavoratori si sono immediatamente dimessi, tornando ad essere disoccupati e rientrando così nel computo dei nuovi iscritti in corso d’anno, mentre il terzo finalmente ottiene un’assunzione part-time a tempo determinato. C’è quindi una certa differenza fra il numero degli avviamenti al lavoro e il numero delle persone realmente occupate, di quelle persone dimesse e dei nuovi iscritti e così via.

Ci si trova quindi alla solita conferenza stampa, dove politici nazionali o amministratori locali presentano i dati di cui non hanno alcuna conoscenza e competenza. Ad esempio si vantano che il numero degli iscritti continui a crescere rispetto agli anni precedenti. Dati che si prestano a interpretazioni diametralmente opposte. Nel frattempo, il disoccupato disabile presente in sala, si interroga sul perché, da anni, è senza lavoro.

Ora il problema si pone con carattere d’urgenza in quanto siamo entrati in una fase estremamente delicata. Forse, a fatica, stiamo uscendo da una grave crisi economica ed è in atto una radicale trasformazione del sistema produttivo e del mercato del lavoro. Il mondo del lavoro è in rapida e perenne trasformazione. È quindi particolarmente grave non disporre di dati aggiornati e attendibili nel momento in cui si vuole avviare una riforma dei Centri per l’Impiego e dei Servizi per il Collocamento Disabili.

È pertanto urgente e indispensabile realizzare quella fantomatica Banca Dati Nazionale di cui si parla da anni, riformare le modalità di raccolta dati ed elaborazione delle statistiche. Serve un sistema funzionale di monitoraggio che consenta una periodicità di rilevazione e un’inter-operatività dei dati raccolti.

In attesa che tutto ciò si realizzi, i soggetti sociali interessati dovrebbero cominciare a chiedere che vengano pubblicati, almeno a livello locale, dati oggettivi, chiari e facilmente decodificabili. Dati in grado di rappresentare una fotografia aggiornata e concreta della realtà.

Infatti, come detto all’inizio, nell’era della “post-verità” i numeri dicono quello che i relatori vogliono, a volte contrapposti. Ai soggetti interessati spetta il compito di imparare a leggerli, utilizzarli e, se necessario, a confutarli.
Tutti: la classe politica, i mass-media e i soggetti sociali interessati dovrebbero essere coscienti dell’importanza di avere dati aggiornati per perseguire e realizzare politiche veramente inclusive.

Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco (marino.botta@umana.it).