mercoledì 18 settembre 2019

L'app per i non vedenti "svela" la città

Il Giornale di Vicenza del 18.09.2019

Presentata l'applicazione promossa dal Lions Club per rendere accessibili 500 punti d'interesse. Musei, farmacie e siti del Pigafetta.

VICENZA. Uno strumento per muoversi in città anche in presenza di ridotte capacità visive. Sviluppato a Firenze e rilanciato a Vicenza, grazie all'impegno del Lions Club Vicenza Palladio, il progetto "L'occhio della città intelligente" è un'app per smartphone e tablet che ha lo scopo di supportare la mobilità autonoma delle persone ipovedenti o non vedenti nello spazio urbano. L'iniziativa è stata presentata ieri mattina in sala Stucchi dal sindaco Francesco Rucco, dal governatore Lions del distretto Ta1 (che comprende anche la provincia di Vicenza), Guido Cella, dalla referente del progetto, Elena Appiani, dal presidente del Club Lions Vicenza Palladio, Vincenzo Riboni, da alcuni esponenti dei distretti Lions toscani e da Sandra Zecchi, dell'università di Firenze, alla presenza del presidente dell'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Vicenza, Claudio Dal Santo. Obiettivo dell'app è rendere facilmente accessibili, durante gli spostamenti a piedi o coi mezzi pubblici, quasi 500 punti di interesse della città, tra strutture sanitarie, wi-fi, musei, monumenti, biblioteche, chiese, farmacie e impianti sportivi. Sono stati aggiunti, inoltre, 15 punti di interesse relativi all'itinerario di Pigafetta messi a disposizione grazie all'associazione Liberi pensatori. Lo strumento permette varie azioni: la definizione di un percorso ottimizzato per raggiungere una determinata località, la localizzazione dell'utente all'interno della città, la condivisione della propria posizione con alcuni contatti selezionati e l'accesso alle informazioni di contesto. Punto di forza, infatti, è l'integrazione tra un sistema di navigazione evoluto (Gps) e i dati forniti dalle reti civiche comunali e dalle aziende di trasporto pubblico. È il distretto LA Toscana ad aver sviluppato, per primo, l'app, commissionandola all'università di Firenze. Il Lions Club Vicenza Palladio ha, quindi, sposato l'idea, proponendo al Comune di replicarla con l'obiettivo di renderla più accessibile la città. «Questo progetto - commenta il sindaco - si lega strettamente al Peba, il piano di eliminazione delle barriere architettoniche al quale stiamo lavorando da più di un anno e che porteremo in consiglio comunale a fine mese, insieme con le associazioni e i progettisti: un segnale importante di attenzione che, come amministrazione, vogliamo dare alle persone con disabilità».

Tutti in classeee

Giornale UICI del 18.09.2019

Puntuale a settembre la campanella suona per dare avvio al nuovo anno scolastico.

Puntuali a settembre tornano i problemi che mai ci hanno lasciato e che accompagnano il processo di inclusione scolastica dei nostri alunni ciechi e ipovedenti, dai libri al sostegno, al materiale didattico specifico, alla formazione del personale, al doposcuola.

Puntuale, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti deve farsi trovare pronta in ogni angolo d’Italia per fornire supporto alle famiglie e alle scuole in ogni momento e in ogni fase del complesso percorso di inclusione.
Puntualmente anche i nostri insegnanti ciechi e ipovedenti tornano a fronteggiare i quotidiani problemi di didattica, aggiornamento, documentazione, amministrazione, connessi allo svolgimento dei vari compiti inerenti il proprio ufficio e la propria missione di insegnamento che vanno aggrediti ben oltre la messa a disposizione, gratuita o meno, di un assistente personale. Solo la predisposizione di strumenti didattici e amministrativi idonei e accessibili, infatti, potrà garantire la piena partecipazione degli insegnanti non vedenti al processo lavorativo inerente la propria missione, in condizioni di pari dignità con gli altri colleghi.

Quest’anno scolastico abbiamo ottenuto un importante risultato con il raddoppio degli insegnanti distaccati presso nostre strutture con la presenza di una unità presso il Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi e una presso il Centro di Caserta, per dare copertura maggiore a due aree particolarmente vaste.

Sempre nell’area dei centri di consulenza, dal prossimo mese di ottobre, Federazione pro Ciechi e Biblioteca Regina Margherita potranno avvalersi di una unità supplementare per ben undici centri, grazie all’intervento finanziario dell’Irifor nazionale che ha deciso di supportare la rete esistente, in via sperimentale per questo anno scolastico.

I Centri di Consulenza Tiflodidattica costituiscono oggi la vera ossatura di programmazione ed esecuzione degli interventi di supporto al processo di inclusione scolastica. Una intuizione felice ed efficace, posta in essere venticinque anni or sono, che va però consolidata e arricchita, potenziando le capacità operative dei Centri, considerato che costituiscono oggi il punto di riferimento naturale per gli operatori della Scuola e del territorio, oltre che per le famiglie.

Il procedere incerto del percorso di inclusione scolastica, la drammatica condizione dei soggetti con minorazioni plurime i quali troppo spesso sono privi di risposte adeguate per efficacia e dignità, ci inducono a interrogarci sempre più frequentemente circa le strade intraprese e i risultati raggiunti.

Occorrerà al più presto condividere temi, risultati e dubbi con tutto il mondo della Scuola e con le famiglie interessate per acquisire riscontri e certezze sulla strada seguita e soprattutto sugli eventuali correttivi da introdurre per assicurare a migliaia di nostri bambini, ragazzi e giovani un percorso di inclusione che offra loro davvero il meglio in termini di indipendenza, autonomia personale, mobilità, orientamento, socializzazione, materiali e strumenti di studio.
Mai più libri di testo consegnati in ritardo o incompleti.

Mai più alunni privati dell’insegnamento dell’alfabeto Braille o dell’uso dei caratteri ingranditi.

Mai più mancanza di adeguata assistenza nel dopo scuola o carenza di strumenti didattici specifici.

Mai più ragazzi con pluridisabilità confinati a una mera presenza a scuola, senza un progetto educativo-abilitativo capace di sviluppare e potenziare le loro abilità residue.

Compiti impegnativi che ci chiamano a svolgere la nostra missione di tutela e di rappresentanza con rigore, competenza e serietà per dare un futuro migliore alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi, consentendo loro di cogliere tutte le possibilità oggi offerte, senza demagogia e senza ipocrisia, offrendo davvero a ciascuno secondo le proprie necessità e le proprie possibilità.

L’Unione è chiamata a guidare un’azione forte e incisiva nel settore, promuovendo la giusta interlocuzione con le autorità governative, amministrative e scolastiche e proseguendo inoltre nell’azione di coordinamento delle nostre istituzioni operanti nel settore, a partire da Federazione pro Ciechi, Biblioteca Italiana per Ciechi, Stamperia Regionale della Sicilia e Irifor perché offrano il meglio dei propri servizi e il massimo delle proprie risorse disponibili.

martedì 17 settembre 2019

"Un libro parlato che insegna l'informatica a tutti quelli che hanno difficoltà a leggere"

Il Resto del Carlino del 17.09.2019

MIRANDOLA. È stato presentato nella sede Uici di Modena, alla presenza del presidente provinciale dottor Ivan Galiotto, l'audiolibro 'Informatica, insieme verso la conoscenza’, disponibile nel catalogo delle opere del libro parlato nazionale. Un libro di testo con il quale l'autore Guido Zaccarelli si è rivolto ai suoi studenti e ai lettori con lo scopo di infondere una nuova modalità didattica, volta ad apprendere in modo semplice, efficace, l'utilizzo delle moderne tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Dottor Zaccarelli, come nasce il progetto del libro parlato d'informatica? «È nato dopo la positiva esperienza vissuta con il libro parlato "Dalla Piramide al Cerchio". Anche in questo caso, il progetto ha incontrato l'attenzione del presidente dell'Unione Italiana Ciechi e degli Ipovedenti di Modena, e il parere favorevole dell'Uici per l'interesse condiviso nel diffondere il senso etico, i valori che stanno alla base del libro: Insieme verso la Conoscenza. Il testo è stato registrato dai volontari del Centro di Produzione del Libro Parlato di Modena che ha prodotto la versione audio dell'opera. Donare un libro, perché diventi un audiolibro, è un gesto di straordinaria importanza e di rara bellezza, che dovrebbe coinvolgere una vasta platea di persone per il valore che accompagna il gesto naturale di condividere la conoscenza». L'idea del libro di testo? «È frutto di una esperienza pluriennale nel campo dell'informatica e della formazione, anche universitaria: il libro di testo è stato realizzato per creare le fondamenta e permettere alle persone, che non hanno le necessarie competenze, di accedere al mondo digitale». Come è stato concepito? «Come un viaggio, che il lettore può affrontare a piccoli passi nel mondo dell'informatica per accedere ogni giorno a nuove forme di conoscenza, da integrare e sviluppare in ulteriori gradi di specializzazione. Il lettore, anche se non dispone di nessuna preparazione, è certo di trovare nel testo un habitat naturale dove acquisire la necessaria fiducia, per procedere ogni giorno sulla via della conoscenza informatica, da impiegare nel lavoro come nel tempo libero». Quali sono gli scopi dell'associazione? «Il Centro Nazionale del Libro Parlato (Cnlp) è un servizio che l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti offre gratuitamente da oltre sessant'anni ai non vedenti, agli ipovedenti e a tutte le persone che hanno difficoltà di lettura. Il servizio costituisce uno strumento di emancipazione culturale e sociale non solo per i ciechi ma anche per tutte le persone che per patologie o età avanzata hanno gravi problemi di vista». (v. bru.)

Museo Glauco Lombardi, quella mostra da toccare

La Gazzetta di Parma del 17.09.2019

Inaugurata la rassegna promossa dai Lions di Parma e provincia per consentire ai non vedenti di apprezzare il mondo dell'arte.

PARMA. Ridisegna i confini dell’usuale concezione di visita la mostra, inaugurata ieri al Museo Glauco Lombardi, «Si prega di toccare». Un titolo che invita a sentire l’arte per entrare, man mano, nell’intimità della percezione tattile, accedendo al patrimonio artistico attraverso una fruizione più ampia. Costituita da opere originali e da copie di sculture, la mostra si presta ad essere guardata, sfiorata e ascoltata. «Per me – ha detto Paola Maccioni, coordinatrice del team “Vedere con le mani” che ha curato il progetto – è la realizzazione di un sogno. Il tatto è il senso più importante, il primo a farci prendere contatto con la realtà. Il linguaggio tattile ci porta a vivere l’arte con interezza, come condivisione del pensiero umano».

«Si prega di toccare” è un dono alla città da parte dei Lions di Parma e provincia, tenendo fede alla missione di farsi paladini dei diritti delle persone disabili, in particolari dei non vedenti. Insieme a sostenitori privati ed istituzionali, i Lions hanno reso possibile l’evento e conferito stabilmente al Museo Glauco Lombardi due copie di celebri sculture, entrate a far parte della collezione: l’erma di Maria Luigia D’Asburgo (anno 1822) e il busto di Napoleone (anno 1810), capolavori di Antonio Canova. Compongono la mostra anche le copie delle opere “Uomo Vitruviano” (Leonardo da Vinci), “La Gioconda” (Leonardo da Vinci), “Venere de’ Medici” (Cleomène), “Dama col mazzolino” (Andrea da Verrocchio).

Tre gli originali, anch’essi tangibili: “Busto di giovane”, scultura in marmo di Felice Tagliaferri, “Modella con cappello” e “Figura femminile”, bronzi di Silvio Mastrodascio.

Maurizio Dodi e Francesca Sandrini, presidente e direttrice del Museo Glauco Lombardi, hanno annunciato l’intenzione di rendere il museo «il secondo in Italia fruibile dalle persone non vedenti, nel segno dell’accoglienza e della disponibilità» nella convinzione che «mettere in campo tutti i sensi porti ad una percezione più intensa dell’arte».

“Si prega di toccare” prosegue al Museo Glauco Lombardi fino al 27 ottobre.

di Claudia Olimpia Rossi

Bbeep, la valigia che guida i turisti non vedenti

StartupItalia! del 17.09.2019

Americani e giapponesi sono partner nello sviluppo di nuove tecnologie a fine sociale: Bbeep e NavCog, app per l'assistenza aeroportuale.

PITTSBURGH. Per le persone con disabilità visive, viaggiare non è proprio così semplice. Prendere qualcosa da mangiare o usare i servizi igienici in aeroporti o stazioni sovraffollate rappresenta spesso una sfida enorme. È per questo che l’aeroporto internazionale di Pittsburgh ha iniziato a collaborare con una squadra di ricercatori della Carnegie Mellon University sperimentando due iniziative volte ad aiutare i viaggiatori non vedenti a muoversi negli aeroporti in modo sicuro. Ad affiancare la CMU per il primo progetto, i ricercatori giapponesi dell’Università di Tokyo e della Waseda University; il team ha così dato vita a Bbeep, una valigia in grado di aiutare i non vedenti negli aeroporti e in tutti i luoghi confusionari in cui ci si imbatte viaggiando.

Ma come funziona Bbeep?

Grazie alla telecamera posta in cima, la valigia traccia il percorso dell’utente garantendogli una maggiore sicurezza e autonomia; il suo meccanismo di rilevamento è esteso, ovvero, in grado di percepire con accuratezza gli ostacoli di qualunque tipo, anche gli eventuali cambi nella trama del pavimento.

La sensibile telecamera è in grado di scongiurare incidenti e pericolose perdite di equilibrio. Può capitare, ad esempio, che le persone si accorgano della presenza di un non vedente e cambino il proprio percorso facendogli strada, ma accade anche che qualcuno sia distratto dal proprio smartphone o da una chiacchierata con un amico. Ecco che la super valigia capta la presenza della persona sul tragitto dell’utente evitando l’impatto.

Un sistema di allarme impeccabile.

Quando BBeep capisce che c’è un potenziale rischio di collisione parte un allarme sonoro che avvisa l’amico e tutte le persone presenti nell’area. La serie di segnali acustici inizia cinque secondi prima dell’eventuale collisione e la loro frequenza aumenta ogni 2,5 secondi. Nel caso in cui lo “scontro” dovesse essere imminente, la valigia emette un particolare suono di arresto, inducendo l’utente a fermarsi immediatamente.

Per affinare il suo funzionamento, sono stati effettuati dei test su sei partecipanti a cui è stata data in una mano BBeep e nell’altra un classico bastone; ciascuno ha proseguito, così, per cinque percorsi simili ma con tre modalità di allarme differenti affinché i ricercatori riuscissero a scegliere quella che conduceva agli attuali risultati ottimali.

Un’unica questione da perfezionare: i segnali acustici di allarme partono indipendentemente dal fatto che i pedoni notino il viaggiatore e pensino di spostarsi; per ovviare a questo, il team ha suggerito l’introduzione del rilevamento dello sguardo tramite la fotocamera di “super Bbeep”. Sembra fantascientifico ma sarà presto realtà.

Assistenza aeroportuale in un’app.

I ricercatori della Carnegie Mellon University, stavolta insieme alla squadra dell’IBM, hanno messo a punto anche un’app per smartphone gratuita molto particolare; si chiama NavCog e anch’essa è stata creata per rendere i non vedenti più indipendenti.

Precedentemente testata nei campus e nei centri commerciali, l’app è in cantiere dal 2015 ma solo da poco è stata implementata nel settore aeroportuale.

Un “navigatore” per aeroporti e non solo.

NavCog utilizza la tecnologia Bluetooth, è orientabile e fornisce istruzioni audio turn-by-turn, simili a quelle dei moderni navigatori per auto, cosi che gli utenti sapranno come raggiungere i vari luoghi. Come fa? Basandosi su una mappa del terminale annotata con le posizioni di servizi igienici, ristoranti, gate, ingressi, biglietterie e tutto quanto possa essere utile.

Anche in questa occasione il progetto è approdato all’aeroporto di Pittsburgh che ha installato in tutta la struttura centinaia di beacon, ovvero, degli hardware che consentono ai dispositivi bluetooth di trasmettere e ricevere piccoli messaggi entro brevi distanze.

Come nel caso della valigia, l’app è stata testata da dieci non vedenti tramite degli iPhone 8: buonissimi risultati lungo tutti gli ampi spazi del terminal, le scale mobili e le passerelle.

Altri aeroporti hanno installato dei Bluetooth, ma…

“Nonostante i recenti sforzi per migliorare l’accessibilità, i terminal aeroportuali continuano a sfidare le persone con disabilità visive a navigare in modo indipendente”, ha affermato Chieko Asakawa, docente presso la CMU Robotics Institute, anche lui cieco da quando aveva 14 anni. “Il personale dell’aeroporto e della compagnia aerea è a disposizione per aiutarli a raggiungere i gate di partenza ma, di solito, non possono utilizzare i servizi come fanno le persone vedenti”.

Insomma, anche se queste sono ottime invenzioni, è vero anche che rappresentano il classico ago nel pagliaio. Prendiamo ad esempio i bluetooth: “Spesso vengono impiegati per migliorare i servizi per i viaggiatori vedenti, non per aiutare i non vedenti”, ha affermato Kris Kitani, ricercatore nel CMU Robotics Institute.

Non sappiamo ancora quanto tempo ci vorrà affinché invenzioni simili possano essere diffuse nel mondo ma sappiamo che, nel frattempo, sono state presentate a CHI 2019, la Conferenza dell’Associazione Macchine Computazionali sui fattori umani nei sistemi informatici, a Glasgow.

E se a Pittsburg hanno dimostrato di poter supportare l’autonomia delle persone ipovedenti semplificando di moltissimo la loro vita da viaggiatori, perché non potrebbero funzionare altrove?

di Roberta Testa

twitter @RobertaTesta

venerdì 13 settembre 2019

Dalla fisiognomica agli emoji: una mostra accessibile a tutti

Superando.it del 13.09.2019

In corso di svolgimento alla Mole Antonelliana di Torino, la mostra “#FacceEmozioni. 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji” è un percorso emozionale tra maschere e sistemi di riconoscimento facciale, per confermare ancora una volta come il volto sia il più importante luogo di espressione dell’anima dell’essere umano. Ed è un piacere segnalare che questa stimolante esperienza culturale è accessibile a tutti, grazie all’impegno del Museo Nazionale del Cinema e alla collaborazione con Associazioni come l’ENS, l’APIC e Torino + Cultura Accessibile.

TORINO. Sarebbe stato un vero peccato se una mostra interessante come #FacceEmozioni. 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji, inaugurata nel luglio scorso alla Mole Antonelliana di Torino e aperta fino al 6 gennaio del nuovo anno non fosse stata accessibile. E invece, grazie a una vocazione ormai consolidata da parte del Museo Nazionale del Cinema di Torino, oltreché a un progetto curato da Paola Traversi e Rocco Rolli, in collaborazione con l’ENS (Ente Nazionale Sordi), l’APIC (Associazione Portatori Impianti Cocleari) e Torino + Cultura Accessibile, tutti – persone con e senza disabilità – hanno la possibilità di fruire di questa stimolante esperienza culturale.

Ma di che cosa si tratta esattamente? Curata da Donata Pesenti Campagnoni e Simone Arcagni, #FacceEmozioni 1500-2020: dalla fisiognomica agli emoji è una grande esposizione che, partendo dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale del Cinema, racconta gli ultimi cinque secoli di storia di quella pseudoscienza che è appunto la fisognomica, un percorso emozionale tra maschere e sistemi di riconoscimento facciale, per confermare ancora una volta come il volto sia il più importante luogo di espressione dell’anima dell’essere umano.

«Con questa mostra – spiegano i curatori – abbiamo provato a tessere le fila di un discorso antico, le cui origini risalgono addirittura ad Aristotele, per arrivare ai nostri giorni, cercando nei tratti del volto – ma anche nella sintesi grafica delle faccine “emoji” – i riscontri dei caratteri e delle emozioni delle persone: una sorta di “catalogo” capace di catturare gli occhi e di sedurre la mente dei visitatori, chiamati a specchiarsi e a riconoscere il loro volto in una folla di visi tratteggiati, caricaturizzati, deformati, sublimati a partire da Leonardo da Vinci fino a un futuro che è già cominciato».

«Faccine o emoji – aggiungono – che comunicano l’emozione del momento, software in grado di riconoscere un volto, di ricostruirne o manipolarne i tratti somatici: sono esperienze che caratterizzano la società tecnologica contemporanea, ma che hanno radici profonde nel passato. Da sempre, infatti, il volto è lo “specchio dell’anima” e viene esplorato come il luogo privilegiato su cui si disegnano i caratteri e le emozioni dell’uomo. Ed è quello che ha fatto la fisiognomica, una pseudoscienza che sin dall’antichità ha intrecciato i suoi percorsi con àmbiti molto differenti tra loro».

Tornando al progetto in favore dell’accessibilità, esso si compone, innanzitutto, di schede in consultazione volte a favorire la visita alla mostra, vale a dire testi della stessa ad alta leggibilità in italiano, inglese, francese e anche un testo in Braille con mappa tattile della rampa.

Lungo la rampa della Mole Antonelliana, inoltre, per la prima volta i QR code/NFC posti sui pannelli attivano audio-video con interprete LIS (Lingua dei Segni Italiana) e sottotitoli in italiano.

Ben nove postazioni, infine, offrono ai visitatori un percorso con testo facilitato, oltre ad audio e immagini visivo-tattili di una selezione di opere in mostra. Le etichette in Braille sul corrimano, infine, indicano i titoli delle sezioni di mostra ai visitatori con disabilità visiva. (S.B.)

Ringraziamo Daniela Trunfio per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@museocinema.it.

giovedì 12 settembre 2019

Le diverse discriminazioni nei confronti delle donne con disabilità

Superando.it del 12.09.2019

Le definizioni in tema di discriminazione delle donne con disabilità, che qui elenchiamo, come le ha proposte il Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità (l’organo di esperti indipendenti che monitora l’attuazione della Convenzione ONU), appaiono utili e necessarie, giacché alcune forme di discriminazione si riconoscono abbastanza facilmente, come la discriminazione diretta, mentre altre, per essere riconosciute, richiedono competenza e capacità critiche. Tra queste, ad esempio, vi sono la discriminazione strutturale o sistemica e la discriminazione per associazione.

Il Comitato ONU per i Diritti delle Persone con Disabilità è l’organo di esperti indipendenti che monitora l’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità da parte degli Stati che l’hanno ratificata (l’Italia, con la Legge 18/09, è tra questi).

Nel Commento Generale n. 3 – disponibile in inglese e in altre lingue, ma non in italiano -, il Comitato si occupa delle donne con disabilità, poiché la Convenzione dedica proprio ad esse uno specifico articolo (il sesto), e numerosi richiami in molte altre parti del Trattato.

Adottato nel 2016, il Commento in questione contiene numerose e preziosissime indicazioni – di principio e operative – riguardo a come debba essere intesa la parità di genere alla luce Convenzione ONU e tra le tante indicazioni contenute nel documento, vi è anche l’individuazione delle diverse forme di discriminazione alle quali sono soggette le donne e le ragazze con disabilità.

Alcune forme di discriminazione, oltre ad essere definite, sono corredate da un esempio che aiuta a focalizzarle concretamente. Vediamo dunque quali sono, nei diversi punti del Commento in esame.

L’espressione discriminazione multipla si riferisce a una situazione in cui una persona subisce una discriminazione per due o più motivi, e si produce una discriminazione composta o aggravata. Tra i motivi di discriminazione possiamo individuare l’età, la disabilità, l’origine etnica, indigena, nazionale o sociale, l’identità di genere, l’opinione politica o di altro genere, la razza, lo status di rifugiato, lo status di richiedente asilo o di migrante, la religione, il sesso e l’orientamento sessuale (punto 4 del Commento Generale n. 3 del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità).

Con discriminazione intersezionale si intende una situazione nella quale i diversi motivi di discriminazione si influenzano reciprocamente in modo da risultare inseparabili (punto 4). «Il concetto di discriminazione intersezionale – si legge nel punto 16 – riconosce che gli individui non subiscono discriminazioni come membri di un gruppo omogeneo, ma, piuttosto, come individui con strati multidimensionali di identità, stati e circostanze della vita. Riconosce le realtà vissute e le esperienze di accresciuto svantaggio degli individui causato da forme multiple e intersecanti di discriminazione, che richiedono l’adozione di misure mirate in relazione alla raccolta disaggregata dei dati, alla consultazione, all’elaborazione delle politiche, all’applicabilità delle politiche di non discriminazione, e alla fornitura di rimedi efficaci».

La discriminazione diretta si verifica quando le donne con disabilità sono trattate in modo meno favorevole di un’altra persona in una situazione simile per ragioni vietate.

Essa comprende anche atti od omissioni dannosi sulla base di ragioni vietate delle quali non esiste una situazione analoga comparabile. Ad esempio, la discriminazione diretta si verifica quando le testimonianze di donne con disabilità intellettive o psicosociali che affermano di essere vittime di violenza vengono respinte nei procedimenti giudiziari, a causa di eventuali limitazioni della capacità di agire giuridicamente, impedendo loro di avere giustizia e di ottenere risposte efficaci alla violenza subita (punto 17).

La discriminazione indiretta si riferisce a leggi, politiche o pratiche che appaiono neutrali se prese alla lettera, ma che tuttavia hanno un impatto sproporzionatamente negativo sulle donne con disabilità. Ad esempio, le strutture sanitarie possono apparire neutre, ma in realtà sono discriminatorie quando non includono lettini accessibili alle donne con disabilità per effettuare gli screening ginecologici.

La discriminazione per associazione riguarda le persone sulla base del loro legame con una persona con disabilità. Spesso le donne che svolgono il ruolo di caregiver subiscono discriminazioni per associazione. Ad esempio, la madre di un bambino con disabilità può essere discriminata da un potenziale datore di lavoro per il timore che questa sia una lavoratrice meno coinvolta o disponibile a causa degli impegni di cura nei confronti del figlio (punto 17).

Anche negare un accomodamento ragionevole è una forma di discriminazione. Essa si verifica quando modifiche e aggiustamenti necessari e opportuni (che non impongono un onere sproporzionato o indebito) vengono negati, nonostante siano necessari per garantire che le donne con disabilità godano, su base di uguaglianza con gli altri, dei loro diritti umani e delle libertà fondamentali. Ad esempio, a una donna con disabilità può essere negato un accomodamento ragionevole se non può sottoporsi a una mammografia in un centro sanitario a causa dell’inaccessibilità fisica dell’ambiente costruito (punto 17).

C’è, infine, la discriminazione strutturale o sistemica che si concretizza in schemi nascosti o palesi di comportamento istituzionale discriminatorio, tradizioni culturali discriminatorie e norme e/o regole sociali discriminatorie. Lo stereotipo dannoso relativo al genere e alla disabilità, che può portare a tale discriminazione, è indissolubilmente legato alla mancanza di politiche, regolamenti e servizi specifici per le donne con disabilità. Ad esempio, a causa degli stereotipi basati sull’intersezione di genere e disabilità, le donne con disabilità possono incontrare barriere nel denunciare la violenza (come non essere credute ed essere liquidate dalla polizia, dai pubblici ministeri e dai tribunali). Allo stesso modo, le pratiche dannose sono fortemente connesse e rafforzano i ruoli di genere e le relazioni di potere costruiti socialmente che possono riflettere percezioni negative o credenze discriminatorie riguardo alle donne con disabilità, come la convinzione che gli uomini con HIV/AIDS possano essere curati attraverso rapporti sessuali con donne con disabilità. La mancanza di consapevolezza, formazione e politiche per prevenire stereotipi dannosi sulle donne con disabilità da parte di funzionari pubblici – siano essi insegnanti, fornitori di servizi sanitari, agenti di polizia, pubblici ministeri o giudici – e da parte del pubblico in generale, può spesso portare alla violazione dei diritti (punto 17).

Le definizioni e le esemplificazioni in tema di discriminazione proposte dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità appaiono quanto mai utili e necessarie, giacché alcune forme di discriminazione si riconoscono abbastanza facilmente, come ad esempio la discriminazione diretta, mentre altre, per essere riconosciute, richiedono competenza e capacità critiche.

Ora, se consideriamo che la “non discriminazione”, la “parità di opportunità” e la “parità tra uomini e donne” sono tre dei Princìpi generali sui quali si basa la citata Convenzione ONU (Princìpi generali individuati nell’articolo 3, ma vincolanti e riferibili, trasversalmente, a tutti gli articoli della Convenzione stessa), diventa evidente che, se davvero vogliamo attuare la Convenzione, dobbiamo imparare a riconoscere e a contrastare le discriminazioni in tutte le loro forme e non solo in quelle più facili da individuare.

a cura di Simona Lancioni,

Responsabile di Informare un’H-Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli, Peccioli (Pisa), nel cui sito il presente approfondimento è già apparso. Viene qui ripreso – con alcuni riadattamenti al diverso contenitore – per gentile concessione.

In relazione al Commento Generale n. 3 del Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, segnaliamo anche testo di Simona Lancioni intitolato Commento Generale del Comitato ONU sulle donne con disabilità, presente anch’esso nel sito di Informare un’h.

Per approfondire poi i temi trattati nel presente testo, oltreché fare riferimento al lungo elenco di testi da noi pubblicati, presente a questo link, nella colonnina a destra dell’articolo intitolato Voci di donne ancora sovrastate, se non zittite, si può anche accedere sempre al sito di Informare un’h, a Donne con disabilità: quadro teorico di riferimento, nonché alla Sezione generale dedicata a Donne con disabilità.