lunedì 15 febbraio 2021

L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti guarda con fiducia al nuovo Governo Draghi. Barbuto, Presidente UICI, saluta all’istituzione del Ministero delle Disabilità

Giornale UICI del 15/02/2021

Il presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Mario Barbuto, guarda con ottimismo alla costituzione del nuovo Governo presieduto da Mario Draghi.

Al Presidente del Consiglio e a tutta la squadra i ciechi e gli ipovedenti italiani augurano buon lavoro e grandi risultati per tutto il Paese, in primo luogo per le persone meno tutelate.

Il ritorno del Ministero delle Disabilità va considerato come un auspicio importante della volontà del nuovo Governo di proseguire in modo anche più efficace le politiche di sostegno, valorizzazione e inclusione dei cittadini più svantaggiati.

Tali politiche dovranno essere attuate in modo trasversale a tutti i provvedimenti di Legge e all’intera azione di Governo.

Come Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti saremo a disposizione della Ministra Erika Stefani, per lavorare insieme e aiutarla a individuare le migliori soluzioni per rispondere con efficacia ai tanti bisogni delle persone con disabilità visiva, tra le più penalizzate da questa lunga fase di emergenza sanitaria.

Le nostre proposte sul Recovery plan, inviate alla Camera qualche giorno fa affrontano il tema delle disabilità a tutto tondo attraverso l’innovazione tecnologica e digitale, la telemedicina e la tele assistenza, la prevenzione, la riabilitazione funzionale, il diritto all’accesso alla cultura, all’istruzione, al lavoro, alla mobilità, a un ambiente urbano più green e vivibile.

Senza dimenticare il tema delle disabilità plurime gravi, gravissime, le risorse per il dopo di noi, il lavoro prezioso di migliaia e migliaia di caregivers e volontari che hanno il diritto di uscire dall’attuale condizione di “esseri invisibili”.

Le disabilità in Italia colpiscono oltre cinque milioni di persone e influenzano la vita di milioni di famiglie.

Il Governo e il Presidente Draghi non devono e non possono dimenticarlo.

Gli studenti di informatica di Luino imparano a far navigare su internet i non vedenti

Varesenews del 15/02/2021

Hanno imparato un linguaggio che per chi è cieco vuol dire tutto: poter vedere attraverso siti internet e rimanere così collegati col mondo.

Così il 28 gennaio scorso gli alunni della classe IV A INF del corso Informatica e Telecomunicazioni dell’I.S.I.S. “Città di Luino – C. Volonté” hanno svolto un importante incontro on line con le guide non vedenti di Dialogo nel Buio-Istituto dei Ciechi di Milano.

Durante l’incontro, le guide Elisabetta Corradin, Maria Lucchet, Marinella Monachella e Giovanna Tamagnini hanno affrontato con gli alunni alcuni aspetti teorici e pratici riguardanti l’applicazione della legge del 9 gennaio 2004, n. 4, recante “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”.

Le guide hanno mostrato agli alunni l’utilizzo degli strumenti hardware e software tramite i quali un non vedente ha la possibilità di accedere, con pc o app dello smartphone, alle informazioni presenti su Internet oltre che alle applicazioni e ai servizi quotidiani quali la consultazione degli orari ferroviari, l’accesso all’internet banking o ai servizi quali l’INPS e altri servizi burocratici di cui necessita un cittadino. Si è trattato di un’attività didattica decisamente formativa sia dal punto di vista della sensibilità individuale (infatti il modulo è stato svolto nell’ambito dell’Ed. Civica) che da quello dell’acquisizione di conoscenze e competenze qualificanti e specializzanti per il futuro anche professionale degli alunni del corso di Informatica dell’I.S.I.S. Città di Luino. Un ringraziamento particolare va alle guide di Dialogo nel buio per la loro cortesia e attenzione nell’approntare un percorso didattico proficuo e mirato alle necessità dei nostri futuri informatici. Nella speranza di poter quanto prima poter incontrare le guide “dal vivo” presso il percorso Dialogo nel buio di Milano…

Così hanno commentato alcuni studenti della IV A di informatica: «L’incontro è stato illuminante su alcuni problemi in cui incorre un non vedente quando naviga su internet ma ci ha anche spronato a trovare soluzioni concrete per facilitare l’uso del web a tutte le persone che, in generale, trovano difficoltà nel fare ciò che a noi ragazzi sembra estremamente facile dato che nel mondo digitale ci siamo cresciuti. La simpatia, la gentilezza e l’apertura al confronto delle guide di “Dialogo nel buio” hanno poi dato un tocco di colore in più all0incontro», scrive Matteo Bianchi.

«È stato molto più interessante di quello che ci mi aspettavo, ho scoperto cose nuove e soprattutto un nuovo modo di “vedere” le cose. Grazie a questo incontro ho capito che al giorno d’oggi le persone non vedenti sono molto più “avanti” di quanto si pensi, come ad esempio nell’uso della sintesi vocale, nel modo in cui si orientano in internet, insomma… come se fosse tutto “normale”! Con le guide di “Dialogo nel buio” abbiamo affrontato i temi dell’accessibilità dei disabili ai servizi informatici, delle difficoltà che i non vedenti hanno nel fare alcune cose come per esempio il semplice leggere una pagina web. Prima magari mi chiedevo: come fanno se devono leggere un articolo? Oppure come fanno a trovare qualche argomento su internet?”. Ho ottenuto in modo esauriente le risposte alle mie domande, capendo a fondo piccoli aspetti che magari do per scontati, ma che invece adesso ho capito che non sono da sottovalutare. Con il docente di informatica abbiamo successivamente analizzato più a fondo lo strumento “sintesi vocale” tanto che grazie alle nuove conoscenze che abbiamo acquisito abbiamo poi progettato un nostro prototipo di sintesi vocale. Propongo a tutti, se si ha l’occasione, di partecipare a incontri di questo tipo perché ne vale la pena. Sia per la propria crescita umana personale che professionale (se si vuole fare gli informatici in futuro)» spiega Kevyn Arena.

Per Matteo Volpi «l’esperienza dell’incontro con “Dialogo nel buio” credo sia stata molto interessante e formativa. Ci ha permesso di conoscere realtà che non ci appartengono, facendoci vivere, anche solo per qualche ora, quello che le persone non vedenti affrontano nella loro quotidianità. Azioni molto semplici, che si possono dare per scontate ai nostri giorni, come leggere o inviare messaggi sul proprio cellulare, sono per loro piuttosto difficili. Mi sono messo nei loro panni, cercando di capire quanto impegno mettono ogni singolo giorno nei loro gesti. E ho capito che dobbiamo mettere tutto il nostro impegno e le competenze di informatica che fanno parte del nostro piano di studi per facilitare tali operazioni a tutte le persone in difficoltà».

venerdì 12 febbraio 2021

In memoria di Ustica. Al Museo Omero di Ancona l’opera di Giovanni Gaggia si apre ai sensi

Artribune del 12/02/2021

L’artista e performer marchigiano chiude al Museo Tattile il ciclo decennale di interventi dedicati alla Strage di Ustica con un’opera permanente in braille, accompagnata da 36 contributi sonori.

ANCONA. “Mi sono ritrovato 10 anni fa ad iniziare un cammino intorno alla strage di Ustica. Disegni, ricami, performance, video, installazioni audio, varie città, Palermo, Bologna ed infine Ancona”. Sono parole di Giovanni Gaggia, artista e performer marchigiano, promotore dell’artist run project Casa Sponge che proprio ad Ancona, città della famiglia Davanzali, armatori e proprietari della compagnia aerea Itavia, il cui DC-9 fu abbattuto, in circostanze non ancora del tutto chiarite, il 27 giugno del 1980, conclude il ciclo che lo ha impegnato per un lustro.

IL PROGETTO SU USTICA DI GIOVANNI GAGGIA

Con l’apertura del Museo Omero al pubblico, è così finalmente visitabile anche la sua ultima opera dedicata alla Strage di Ustica nel quarantesimo dell’anniversario e intitolata Quello che doveva accadere, ospitata nello Spazio ‘900 e contemporaneo, a cura di Stefano Verri. Si tratta di un arazzo che riprende concettualmente quello realizzato cinque anni fa a pochi passi dalla Mole, sotto l’arco di Traiano, perché possa rimanere stabilmente nel Museo Tattile Statale Omero e nella città di Ancona come contributo permanente ad una “memoria viva”. In questo caso la frase “Quello che doveva accadere”, suggerita da Daria Bonfietti (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della Strage di Ustica), durante il suo primo incontro con l’artista a Bologna, davanti all’installazione di Boltanski, è stata ricamata in Braille nel corso di una performance: un atto di meditazione, in cui l’artista ha sublimato i fatti storici, mettendo in luce la pluralità delle storie, delle voci, delle vite, dei sentimenti.

MUSEO OMERO: I PERSONAGGI COINVOLTI

L’opera si apre, così, ai sensi, perché oltre al tatto, entra in gioco anche l’udito, stimolato da trentasei contributi offerti da altrettante persone attive nel mondo dell’arte e della cultura italiana che riflettono sul rapporto tra arte e memoria (civile), tra tempo e giustizia. “La giustizia ha a che fare con la memoria e la memoria è qualcosa che riguarda esclusivamente gli uomini. Ma in questo caso riguarda anche il singolo individuo perché la memoria esiste sinché esiste un singolo individuo. Sinché c’è un singolo che ha memoria, che ricorda, questa esiste”, commenta ad esempio Francesco Arena in uno dei tanti audio ascoltabili tramite particolari audio-penne disponibili in mostra o sul sito del Museo. “Spesso affidiamo la memoria agli oggetti, spesso all’arte, come se gli oggetti inanimati potessero contenere una memoria, ma in realtà non possono. Possono contenere una informazione collegata alla memoria, ma la memoria può essere custodita solo dall’essere umano, dall’individuo”. Il 12 marzo 2021 nel corso di un’azione che verrà documentata attraverso un video, Gaggia riporrà l’arazzo in un tubo metallico con la scritta Braille “Quello che doveva accadere” che rimarrà in permanenza presso il Museo Omero corredato degli audio.

di Claudia Giraud

giovedì 11 febbraio 2021

Quali sono le barriere digitali più frequenti per gli utenti non vedenti? di Fabio Lotti

Webaccessibile del 11/02/2021

Abbiamo ormai ripetuto più volte come l’accessibilità dei contenuti delle pagine web sia non solo un obbligo di legge, ma anche un modo per garantire a tutti l’accesso alle informazioni digitali. Pur ribadendo che curare l’accessibilità va a vantaggio di qualunque utente, in questo articolo di approfondimento, analizzeremo quali sono le barriere digitali che più di frequente incontrano gli utenti ciechi che utilizzano uno screen reader (lettore di schermo) e che ne pregiudicano la navigazione.

Link vuoti e/o non comprensibili

Navigando le pagine web, è molto frequente imbattersi in link vuoti, molto spesso relativamente ai collegamenti dei social. Inoltre, svariati link non danno informazioni sufficienti sulla pagina a cui conducono.

Un utente che utilizza uno screen reader non è in grado di capire quale pagina si aprirà cliccando questi link. È fortemente raccomandato di evitare link generici come “Scopri”, “Clicca qui” o di assegnare l’attributo “Title” per descrivere la funzione del collegamento.

Le immagini “fantasma”

Ancora oggi, molte immagini non hanno il testo alternativo oppure ce l’hanno, ma non corretto. Per rendere accessibili le immagini, è fondamentale inserire il testo alternativo, una sorta di etichetta che ne descrive il contenuto. Capita sovente di incontrare immagini non etichettate o con etichette che si creano automaticamente incorporando il nome del file. In questo caso la sintesi vocale reciterà “Img_123-mare.jpg”. Se l’immagine è puramente decorativa, è consigliato di inserire l’attributo “testo alternativo nullo”, così l’immagine non sarà captata dallo screen reader.

I reCAPTCHA

I recaptcha sono utilizzati come filtro anti-spam, per impedire ai computer di compilare i form contatti, inviando richieste indesiderate.

Spesso i recaptcha diventano una barriera anche per le persone, ad esempio, quando si chiede all’utente di confermare la propria identità inserendo stringhe alfanumeriche illeggibili o di compiere operazioni matematiche difficili, o altre operazioni che richiedono l’uso della vista (es. “Seleziona le immagini che contengono un automobile”) Si consiglia, pertanto, di porre attenzione al recaptcha scelto. Accessibile è, ad esempio, quello che chiede all’utente di spuntare la casella di controllo “Io non sono un robot”.

Struttura gerarchica delle pagine

Molti siti web non hanno una struttura gerarchica logica: capita di trovare titoli (con tag H1, H2, H3, ecc.) utilizzati senza un ordine. Il corretto utilizzo dei livelli di intestazione, non solo aiuta gli utenti ciechi a navigare le pagine, ma altresì migliora il posizionamento del sito sui motori di ricerca.

Moduli (Form)

Se un campo di input o di selezione non ha un’etichetta di testo (label) correttamente associata, la funzione o lo scopo di tale controllo potrebbe non essere accessibile. Spesso i form contatti o di prenotazione, i moduli per l’iscrizione alla newsletter e i pulsanti “Cerca nel sito” sono privi di etichettatura (elemento “label”). Le etichette non vanno però confuse con i segnaposto, in genere sempre presenti nei campi di editazione.

Lingua della pagina

Impostare la lingua di ogni pagina web è spesso trascurato: la lingua può essere definita programmaticamente, servendosi degli appositi attributi e dev’essere coerente con la lingua dei contenuti della pagina. Se ciò non avviene, un utente cieco non sarà in grado di comprendere il contenuto di ciò che è vocalizzato dal suo lettore di schermo.

Interazione con la tastiera

L’utente deve avere la possibilità di navigare il sito e tutte le sue parti non solo col mouse ma anche con la tastiera, utilizzando le frecce e il tasto di tabulazione (tab). Molto spesso le voci del menù principale non sono cliccabili con la tastiera e ciò pregiudica la navigazione delle voci di sottomenù, rendendo parziale l’accesso alle pagine interne a chi usa la tastiera per navigare le pagine web.

Slider automatici

Quando vengono utilizzati slider o caroselli che scorrono automaticamente, il focus dello screen reader non riesce a seguire ciò che si vede a schermo, pertanto è impossibile leggerne il contenuto. La soluzione è utilizzare la modalità statica, lasciando all’utente la libertà di scegliere quando andare avanti o indietro nello scorrimento. Fare attenzione che le frecce direzionali o i pulsanti siano etichettati correttamente.

Il paradosso delle barriere digitali

Il digitale può essere, in specifici casi, proprio il modo per aggirare le più famigerate e conosciute barriere architettoniche. Per comprendere il concetto, si pensi al caso in cui una persona cieca debba recarsi allo sportello di una pubblica amministrazione per una pratica: in primo luogo lo sportello deve essere raggiungibile in sicurezza, in secondo luogo deve essere attrezzato di un sistema per la gestione delle code con chiamata vocale, in terzo luogo il personale deve essere in grado di gestire un cliente privo della vista e da ultimo, ma non meno importante, allo sportello dovrebbe esserci la possibilità di compilare il modulo digitalmente, dato che è quasi sempre richiesta la compilazione cartacea. Tutto ciò è superabile attraverso i servizi digitali delle PA, che se accessibili, potrebbero essere comodamente fruiti anche da una persona cieca in autonomia dal proprio computer, evitando tra gli altri, il disagio degli spostamenti.

Conclusioni

Com’è facile intuire, sono ancora molte le barriere digitali presenti sui siti web, pubblici e privati, ma ciò che più fa rabbia è che sarebbero facilmente rimuovibili applicando le linee guida WCAG 2.1. Tali situazioni di inaccessibilità minano l’autonomia delle persone cieche, perché sono pressoché impossibilitate a compiere in modo indipendente le più comuni operazioni sul web, subendo una grave discriminazione rispetto a tutti gli altri cittadini.

mercoledì 10 febbraio 2021

Vaccini e disabilità: chiarimenti sì, ma fino a un certo punto

Superando del 10/02/2021

In questi giorni tante persone con disabilità e i loro familiari si chiedono quando saranno vaccinati. Com’è noto, infatti, ad inizio gennaio il Commissario Straordinario per l’Emergenza Domenico Arcuri aveva annunciato che nella seconda fase delle vaccinazioni, oltre agli ultraottantenni, sarebbero state incluse anche fasce di popolazione più vulnerabili tra cui le persone con disabilità.

Purtroppo la situazione attuale è ancora confusa e non si riesce ad avere dati precisi. Alcune Regioni, come ad esempio la Campania, hanno già iniziato a vaccinare gli operatori e in alcuni casi le persone con disabilità nelle RSA e RSD [Residenze Sanitarie Assistite e Residenze Sanitarie Disabili, N.d.R.], grazie anche alle pressioni dell’associazionismo territoriale, mentre l’Abruzzo ha attivato un sito per le prenotazioni al vaccino di questa fascia di cittadini, ma manca il quadro chiaro delle varie attività Regione per Regione.

Va ricordato a questo punto il documento recentemente prodotto dal Comitato Sanmarinese di Bioetica, basato su princìpi etici di giustizia e non discriminazione, ove si indicava che «tra i soggetti destinatari delle prime dosi del vaccino vanno anche incluse tutte le persone e gli operatori delle residenze e dei centri diurni dedicati a pazienti con disabilità, considerando sia l’alto rischio di insorgenza di focolai nelle strutture chiuse sia la precaria condizione di salute degli ospiti».

Una prima motivazione dell’attuale ritardo è quella della riduzione, a volte importante, del flusso di arrivo delle confezioni di vaccini, che hanno visto calare le dosi disponibili anche del 40%. Questo ha obbligato – per non rendere inutile la prima vaccinazione -, di concentrare il numero ridotto di dosi sulle persone già vaccinate, in modo da completare il ciclo di trattamento. In tal senso la buona notizia è la verifica dell’efficacia del vaccino, che sembra avere conseguito la piena risposta protettiva dei sistemi immunitari.

Ma è solo una questione di ritardi? Da più parti, infatti, si segnala che nei vari Piani Pandemici Regionali il tema delle vaccinazioni alle persone con disabilità – e, come è evidente, anche dei loro caregiver o assistenti personali – non risulta esplicitato.

Il 3 febbraio scorso il Governo aveva incontrato le Regioni, riformulando il Piano Vaccinale alla luce della nuova situazione. Ebbene, dall’analisi di questo nuovo Piano alcune riflessioni vanno poste all’attenzione del dibattito pubblico per avere risposte chiare e tempestive. In questa direzione, per altro, stiamo già registrando una palese carenza di informazione, che sta producendo una corsa sparsa delle Associazioni di settore a rivendicare priorità legate ai loro Associati, ciò che indebolisce la voce delle due Federazioni Nazionali FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), delineando una frammentazione di domande e richieste che non giova alla capacità di interloquire sul tema in maniera equa e ragionata con i decisori politici.

È una frammentazione che rischia di instaurare forti e complicati conflitti sia all’interno che all’esterno di questa fascia di popolazione. Infatti, essendo le persone con disabilità dichiarate dall’ISTAT 3 milioni e 100.000 (dato largamente sottostimato, dato che i beneficiari di provvidenze economiche superano largamente i 4 milioni e mezzo), si rischierebbe di creare competizioni laceranti tra soggetti spesso discriminati e senza eguaglianza di opportunità, una sorta di “guerra” tra i soggetti più vulnerabili al coronavirus.

Innanzitutto va ricordato che tra le persone con disabilità non tutti hanno gli stessi rischi in caso di contagio. Lo ricordava il già citato documento del Comitato Sammarinese di Bioetica, ove si affermava che «nella seconda fase della campagna vaccinale, insieme a chi è a diretto contatto con le persone con disabilità (assistenti domiciliari o privati e caregiver), vanno inserite, in primis, le persone non autosufficienti, quelle in assistenza domiciliare perché solo parzialmente indipendenti dall’aiuto esterno e quelle con disabilità che presentano comorbilità a maggior rischio (persone immunodepresse o con esiti di patologie oncologiche o altre particolari affezioni che aumentano il rischio di malattia in caso di contagio). Tutte queste, infatti, sono doppiamente esposte ai pericoli dell’infezione, sia perché le condizioni di salute possono peggiorarne il decorso di malattia sia perché un quadro patologico complesso influenza negativamente il tipo e la qualità di vita dei diretti interessati e dello stesso personale di assistenza, specialmente se di ambito familiare».

Altro elemento sottolineato dal Comitato Sammarinese è che per le persone con disabilità intellettive, relazionali o psicosociali «il rischio di contagio è per sua natura superiore alla media, per l’estrema difficoltà a rispettare le misure di protezione individuale. Esso, poi, si aggrava ulteriormente in corso di ricovero ospedaliero […], a causa dell’incapacità di realizzare la necessaria attiva collaborazione con il personale di assistenza, specie quando non può essere assicurata la presenza dei caregiver abituali. Lo stesso vale per le persone che richiedono un’assistenza anche in ospedale molto elevata, a causa dell’impossibilità a svolgere azioni della vita quotidiana come il mangiare, andare al bagno, girarsi nel letto, etc.».

Quindi le priorità sono sia quelle di proteggere le persone più vulnerabili tra quelle con disabilità, ma anche prevenire situazioni che, a causa di varie forti ragioni, rischierebbero di violare i diritti umani di queste persone, pensando, ad esempio, a un’inadeguata assistenza materiale, considerando gli elevati bisogni/diritti di assistenza che spesso gli ospedali in periodi ordinari non coprono, e a maggior ragione in periodi di pandemia.

Si è tenuto conto di queste indicazioni nel nuovo Piano Vaccinale?

Quest’ultimo definisce i soggetti a cui dare priorità nella seconda fase delle vaccinazioni quali «persone da 60 anni in su, persone con fragilità di ogni età, gruppi sociodemografici a rischio più elevato di malattia grave o morte, personale scolastico ad alta priorità», con l’obiettivo di abbassare la letalità del contagio. Sono così state evidenziate le comorbilità maggiormente a rischio, identificate già nel sito dell’Istituto Superiore di Sanita, operando un’analisi delle caratteristiche delle persone decedute.

Poi, proprio mentre elaboravamo queste nostre riflessioni, è apparso nel portale del Ministero della Salute il testo ufficiale denominato Raccomandazioni “ad interim” sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV2/COVID-19, ove insieme alle Condizioni neurologiche, vengono inserite tra i gruppi prioritari per le vaccinazioni, nelle Aree di patologia, le Condizioni di disabilità (fisica, sensoriale, intellettiva, psichica), articolando, tra le Definizioni, la sclerosi laterale amiotrofica, la sclerosi multipla, la paralisi cerebrali infantili, i pazienti in trattamento con farmaci biologici o terapie immunodepressive e conviventi, la miastenia gravis e le patologie neurologiche disimmuni.

A questo punto, pur prendendo atto di come siano state effettivamente recepite le istanze espresse da più parti in queste settimane, ad esempio dalla Federazione FISH, in favore dell’inserimento delle persone con disabilità tra i gruppi prioritari, va subito detto che questa nuova tabella identifica la disabilità tra le “condizioni patologiche”, senza precisare che le condizioni di disabilità, come sottolinea la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità sono «il risultato dell’interazione tra persone con menomazioni e barriere comportamentali ed ambientali, che impediscono la loro piena ed effettiva partecipazione alla società su base di uguaglianza con gli altri».

In altre parole, e molto semplicemente, non tutte le patologie corrispondono a una disabilità.

Un’ulteriore domanda che va posta inoltre è se queste Raccomandazioni corrisponderanno realmente a degli obblighi per le Regioni e se ad esse si uniformeranno. A tal proposito dovrebbero attivarsi anche le varie Associazioni territoriali di persone con disabilità e delle loro famiglie, per ottenere che le proprie rispettive Regioni si muovano nel senso indicato da questo documento ministeriale.

Ma ci sono anche altre domande non ancora messe in evidenza, e tuttavia molto importanti per valutare l’individuazione delle priorità di persone con disabilità da vaccinare. Vediamole di seguito.

- Come verranno selezionate le persone con disabilità nell’accesso alle vaccinazioni? Non esistendo una banca dati nazionale né banche dati regionali, ed essendoci – forse – alcune liste solo parziali e solo per alcune patologie (come gli elenchi in possesso dei servizi sanitari territoriali e degli ospedali) come si determina la priorità delle persone con disabilità con comorbilità a rischio indicate dall’Istituto Superiore di Sanità? Quali sono i criteri di selezione adottati, ammesso che vi siano? E sono già state vaccinate in tutta Italia le persone con disabilità nelle residenze, nei centri diurni, nei centri di riabilitazione?

- Altri quesiti: come verranno utilizzate specifiche banche dati parziali su cui selezionare le persone con disabilità da vaccinare? Come si garantisce che siano vaccinate tutte le persone considerate a rischio? Vengono e verranno inoltre utilizzate le banche dati di altri enti (INPS, INAIL, servizi territoriali ecc.)? Purtroppo nemmeno la tessera sanitaria riporta la condizione complessiva di salute, essendo solo un documento di prevalente carattere amministrativo. Certo, è positiva la recente notizia che finalmente il Garante per la Privacy ha autorizzato l’interoperatività delle banche dati relative alle persone con disabilità, ma ci vorrà ancora molto tempo perché il servizio sia attivo, al contrario di quello che avviene in altri Paesi Europei. La stessa attivazione della più volte invocata Disability Card richiederà tempo prima di coprire tutti gli aventi diritto.

- Sempre sui dati: dove sono stati presi quelli relativi al numero di persone con determinate patologie inseriti nel nuovo Piano Antipandemico? Anche questo, infatti, è un elemento per capire come funziona il sistema di raccolta dati in Italia. Il Presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini ha dichiarato che gli ultraottantenni verranno censiti sulla base degli anziani assistiti dai servizi: e quelli non assistiti che fine faranno? Lo stesso varrà per le persone con disabilità?

- Se si pensa di attivare centri di prenotazioni per le vaccinazioni che accolgono persone con disabilità (pochi ne hanno parlato, ma essendo volontaria la scelta di vaccinarsi, questa potrebbe essere una soluzione), quali potrebbero essere le procedure in tal caso? La presentazione di certificati di invalidità e/o medici? (Drammatica ennesima angheria burocratica che scontiamo, perché, nonostante le leggi affermino che se lo Stato ha il documento nei propri archivi, non deve richiederlo alla persona che lo deve esibire per godere di un beneficio, la digitalizzazione dei certificati di invalidità non è mai stata fatta e ci auguriamo venga inclusa nel Piano Nazionale delle Digitalizzazioni). E sarà eventualmente possibile inviare la documentazione per via telematica?

- Altro punto molto importante: si prevedono vaccinazioni a domicilio per chi non può spostarsi da casa? In teoria dovrebbe essere possibile identificare coloro che sopravvivono grazie ad apparecchiature elettromedicali, ma la lista viene utilizzata solo per le elezioni o anche per monitorare la condizione di queste persone? E sarebbe opportuno prevederla per le persone con disabilità intellettiva e relazionale, oltreché per altre condizioni che rendono oneroso lo spostamento da casa al centro di vaccinazione? Inoltre, i centri di vaccinazione sono tutti accessibili secondo la normativa italiana di rimozione delle barriere architettoniche e sensoriali?

- Per quanto concerne poi il vaccino AstraZeneca, esso, come si è potuto apprendere, viene consigliato alle persone sotto i 55 anni, ma sarà usato per le persone con disabilità? Essendo infatti possibile la conservazione di esso in un frigorifero ordinario a temperature di poco sotto lo zero, esso potrebbe essere distribuito anche ai medici di famiglia e alle farmacie, che saranno utilizzate come presidi territoriali vaccinali. Nessuno ne ha parlato: sono stati infatti inseriti tra i benficiari gli insegnanti e gli autotrasportatori, ma non sarebbe giusto e opportuno utilizzare quel vaccino per le fasce più vulnerabili come le persone con disabilità? E vista la limitata efficacia di esso, sarà possibile scegliere il vaccino da utilizzare da parte del beneficiario?

- E da ultimo, ma non ultimo, quando si ipotizza che potrà cominciare la fase di vaccinazione delle persone con disabilità? Si potrà avere un quadro chiaro Regione per Regione, per informare la popolazione interessata? La carenza di un’informazione chiara, infatti, sta pesando come un macigno sulle persone con disabilità e i loro familiari e assistenti, senza contare i parenti e gli amici. Quanto veniva indicato, quindi, nel documento del Comitato Sammarinese di Bioetica suona a questo punto come un monito essenziale: «La comunicazione pubblica sulla pandemia, sui vaccini e sui relativi rischi deve garantire l’accessibilità e la fruibilità dell’informazione all’intera popolazione attraverso appropriati strumenti, prevedendo fra l’altro l’utilizzo della lingua dei segni e della sotto-titolatura per le persone sorde e ipoudenti». Quando dunque saremo informati?

di Giampiero Griffo,

Presidente di DPI Italia (Disabled Peoples’ International).

Daniele, il domatore di onde

Il Messaggero del 10/02/2021

Oggi vive a Gallarate e fa il fisioterapista. «Alle Paralimpiadi la mia disciplina non c'é, ma io sogno di andarci lo stesso».

IL PERSONAGGIO. Vincere oltre 90 titoli tra competizioni italiani e internazionali, basterebbe per descrivere uno sportivo come una leggenda vivente. In questo caso la grandezza dell'atleta va di pari passo con quella dell'uomo: Daniele Cassioli nasce a Roma, quartiere Garbatella, nel giorno di ferragosto del 1986. Il secondogenito di Luigi e Brunella, viene al mondo affetto da una retinite pigmentosa, una malattia genetica che lo rende non vedente dal suo primo giorno di vita. Per motivi di lavoro la famiglia romana si trasferisce a Gallarate ma nonostante il suo handicap, quel bimbo nato nella giornata più calda dell'anno, manifesta subito una grande passione per lo sport: «Ho iniziato con il nuoto e poi il karate ma devo ringraziare i miei genitori che hanno sempre cercato di educare un bambino e non un figlio cieco. Avevano preso coscienza che anche non vedendo avrei potuto e dovuto correre e giocare come gli altri. Per questo non si sono mai arresi». La scintilla scocca a nove anni, quando Daniele scopre lo sci nautico: «Mi è piaciuto subito. Oltre a divertirmi mi sono reso conto che in acqua la mia disabilità scompare. Provo un grande senso di libertà e nel mare gli unici ostacoli che posso incontrare sono quelle a cui mi sottopone la natura e non una macchina parcheggiata sul marciapiede o una barriera architettonica di una città». Qualche anno fa la lanciatissima carriera dello sciatore nautico si ferma a causa di un brutto infortunio: «Non sopportavo l'idea di non poter andare alle paralimpiadi dove la mia disciplina non è presente. Decisi così di iniziare a sciare sulla neve. Durante un allenamento mi sono rotto una spalla ed è stata dura da accettare».

SCRITTORE. Oltre a sciare, Cassioli è anche un fisioterapista, ma in quei mesi di stop forzato si mette al computer e dalle sue mani prende vita un romanzo autobiografico Il Vento contro: «Per me è stata quasi una seduta di autoanalisi. Ho rielaborato la mia infanzia e ripercorso le tappe del mio percorso. Questo lavoro mi ha cambiato la carriera e non solo. È un testo che viene letto molto nelle scuole e così sono entrato in contatto con tante famiglie di bambini non vedenti. Questo mi ha portato ad avviare il progetto della Real Eyes Sport». Un'associazione sportiva dilettantistica senza fini di lucro che ha l'obiettivo di offrire nuove opportunità sportive a quei bimbi che si trovano nella sua stessa condizione: «Facciamo campi estivi e cerchiamo di aiutare le mamme e i papà che non sanno come comportarsi. In tanti ancora sottovalutano la potenza dello sport. Io sono un atleta professionista, ho vinto tanto, ma so cosa significa per un ragazzino non poter fare una corsa campestre con i propri compagni. Sono ancora uno di loro e non lo dimentico. Bisogna capire però che grazie all'attività sportiva, qualunque essa sia, si possono azzerare le distanze e abbattere qualsiasi barriera».

CALCIO A 5. In questo difficile periodo contrassegnato dalla pandemia «per quelli come me è ancora più dura dover mantenere la distanza senza poter usare il tatto», il campione ha trovato anche il tempo per giocare a calcio: «Sono tesserato con il Crema che ha una squadra di calcetto per non vedenti. Io volevo fare il calciatore e magari vestire la maglia della Roma che oggi tifo ancora con il primo giorno». L'atleta dell'Asd Waterski Recetto non rinuncia però alla sua grande ambizione: «Voglio disputare almeno un'edizione delle Paralimpiadi. Sono pronto a specializzarmi anche in altro pur di arrivarci. Ci devo riuscire e sono convinto che prima o poi avverrà». La forza di volontà, a questo supereroe che vola sull'acqua, non dovrebbe di certo mancare.

di Alessandro Cristofori

lunedì 8 febbraio 2021

iPhone aiuta chi ha problemi di vista con lo scanner LiDAR

Leonardo del 08/02/2021

L’ultimo modello di iPhone presentato da Apple può rendere più semplice la vita dei non vedenti e di chi ha problemi di vista grazie a LiDAR e a Magnifier.

I nuovi iPhone possono rappresentare un valido aiuto per chi ha problemi di vista o per chi è non vedente. Al di là delle innovative caratteristiche tecniche, legate all’implementazione della fotocamera e a un processore più veloce, i nuovi iPhone sono anche dotati di funzionalità 5G. Non solo: grazie allo scanner LiDAR e a una specifica app, Magnifier, è possibile rendere più agevole la vita delle persone che hanno difficoltà ad orientarsi nel mondo.

iPhone: funzionalità per i non vedenti e per chi ha problemi di vista

Nella nuova versione di iOS, ci sono una serie di nuove funzionalità: tra queste, segnaliamo quella che aiuta gli utenti con problemi di vista a rilevare persone e oggetti fisicamente vicini a loro.

All’interno dell’app Magnifier in iOS 14.2 beta c’è una funzionalità chiamata People Detection. Utilizza la realtà aumentata (AR), l’apprendimento automatico e il sensore LiDAR dell’iPhone 12 per rilevare dove si trovano gli esseri umani e gli oggetti nello spazio fisico.

Questa funzione può rivelare quante persone sono in fila in un negozio, individuare un tavolo vuoto o semplicemente comunicare quanto si è vicini a una persona che è presente nello spazio che ci circonda.

Qual è lo scopo di People Detection?

Nell’era del COVID-19, questa funzione funge da app di distanziamento sociale. Utilizzando il rilevamento delle persone, si può, infatti, impostare una distanza minima per gli avvisi ed essere avvisato tramite notifica o feedback tattile ogni volta che qualcuno si trova entro la distanza massima di 5 metri.

People Detection non è stato creato pensando alla pandemia: è stato progettato, invece, come un’opzione di accessibilità. Ha lo scopo di aiutare coloro che sono non vedenti o ipovedenti ad orientarsi e muoversi in spazi pubblici complessi e affollati.

Non solo si può scegliere tra il feedback tattile, visivo o audio per le notifiche di rilevamento delle persone, ma è anche compatibile con gli AirPods e la tecnologia di lettura dello schermo di Apple, VoiceOver. Il rilevamento delle persone non funziona al buio quando il sensore LiDAR del telefono non è in grado di fornire informazioni utili.

di Daniela Caruso