martedì 22 giugno 2021

La maratona del papà e del figlio non vedente, il film campione d'incassi in Cina

Corriere della Sera del 22/06/2021

La pellicola, che valorizza il rapporto umano, è anche lo specchio del crescente interesse nel Paese per le gare di lunga distanza. Un mese fa la tragedia nella quale hanno perso la vita 21 ultra-maratoneti.

di Cesare Balbo

Chissà quante volte avremo sentito dire dallo starter «On your mark», ossia ai vostri posti, la formula che precede la partenza. Ma questa volta si tratta del titolo di un film sulla maratona al primo posto al botteghino della Cina continentale con un incasso di 3,37 milioni di dollari anche grazie alla festa del papà che i cinesi celebrano la terza domenica di giugno. È una commedia familiare dai risvolti drammatici che racconta di un padre che allena il figlio disabile a prepararsi per correre la gara più lunga. Padre e figlio resteranno uniti nella vita e in corsa grazie a un cordino lungo venti centimetri che terrà a distanza ravvicinata l’atleta non vedente all’accompagnatore «guida» non solo paterna. Diretto dal regista malese Chiu Keng Guan, famoso per aver girato Ola Bola ( 2016), film sulla squadra di calcio della Malesia, per il lancio internazionale verrà re-intitolato con The Big Dad per esaltare la grandezza del padre mentre in Cina esce col titolo slogan di Qi Pao, ossia la forza della corsa, anche per non confonderlo con l’omonimo film di animazione di Miyazaki. Nella vicenda del giovane Xiao Erdong che sogna di diventare un maratoneta come sua madre c’è anche un senso di rivalsa contro la sorte sfavorevole che ha bersagliato la famiglia e, grazie al padre, il figlio per scommessa riuscirà a superare i propri limiti. Nel cast ci sono nomi famosi per il cinema cinese come Wang Yanhui ( il padre) e delle serie tv come Youhao Zhang ( il figlio) ma il film ambisce a imporsi prima in Malesia e poi sul mercato internazionale.

Il boom delle ultra in Cina

È significativo che nella Cina ipertecnologica abbia successo un film incentrato su un rapporto umano anziché sull’intelligenza artificiale che consente ai non vedenti, come nel caso di Thomas Panek, di correre in autonomia. Il film, metafora della rivincita della tradizione millenaria sulla modernità emergente, un dualismo che divide la Cina, è uscito a un mese di distanza dalla morte di 21 ultra-maratoneti per ipotermia, tra cui Liang Jing tra i migliori al mondo e Huang Guanjun, vincitore della maratona maschile per i non udenti ai Giochi Paralimpici Nazionali del 2019, a causa del forte maltempo che d’improvviso ha colpito la gara nel nordovest della Cina nella provincia del Gansu vicino alla Foresta di pietra nei pressi del Fiume Giallo.

In Cina c’è il boom delle gare podistiche nonostante più di 60 tra maratone e gare di corsa campestre siano state annullate o rinviate come la «Lanzho International Marathon» (13 giugno) a causa delle crescenti preoccupazioni in merito alla sicurezza, dopo la disgrazia del Gansu. Pare che a contribuire al successo della gare di lunga corsa ci sia stata oltre alla reazione per il lockdown a seguito della pandemia anche una certa cinematografia wuxia, i nostri action movie, che spinge alle imprese epiche. Del resto «l’uomo non esiste veramente che nella lotta contro i propri limiti» a ricordarlo stavolta è il film Qi Pao dove un semplice sottile cordino aiuta a superarli.

venerdì 18 giugno 2021

Chiesa e disabilità. Suor Donatello (CEI): “Le persone disabili abbiano posti di responsabilità...

Agenzia SIR del 18/06/2021

...non sono più sufficienti le quote”.

"La Chiesa italiana non parla su di loro, ma parla con loro. Le persone disabili sempre più dovrebbero essere presenti nei nostri tavoli decisionali, negli eventi organizzativi e nei posti di responsabilità. Vogliamo che le indicazioni del magistero e la Parola di Dio siano trasformati in una prassi dell'ordinarietà". Suor Veronica Amata Donatello, responsabile del Servizio CEI per la Pastorale delle persone con disabilità, parla all'indomani della pubblicazione della nota della Pontificia Accademia per la Vita.

“La Chiesa italiana non parla su di loro, ma parla con loro. Le persone disabili sempre più dovrebbero essere presenti nei nostri tavoli decisionali, negli eventi organizzativi e nei posti di responsabilità. Vogliamo che le indicazioni del magistero e la Parola di Dio siano trasformati in una prassi dell’ordinarietà. Non basta mettere una persona disabile nell’organizzazione di un evento”. Suor Veronica Amata Donatello, responsabile del Servizio Cei per la Pastorale delle persone con disabilità, parla all’indomani della pubblicazione della nota della Pontificia Accademia per la Vita su “L’amicizia con le persone con disabilità: l’inizio di un nuovo mondo”.

Che novità è contenuta nel testo?

È un documento che ha una visione mondiale. Ognuno di noi ha diritto alla salute e all’informazione come persona. È un diritto fondamentale che non è possibile lasciare alla benevolenza o al buon cuore. Essere persona è quello che accomuna tutti e la pandemia ha mostrato quanto sia difficile rispettare questo criterio. La nota ribadisce con forza e autorevolezza tutto ciò. Non basta curare l’altro, perché l’altro ha anche una vita. Pensiamo alle persone con autismo che hanno avuto interrotte routine e abitudini, modificati stili di vita. Non c’è stato un accompagnamento per sostenerli in questo vissuto personale. Siamo stati carenti anche noi. Non c’è stata informazione che tenesse conto della pluralità dei linguaggi e, se non badiamo a questo aspetto, escludiamo il 60% delle persone con disabilità che hanno bisogno di comunicativi complessi.

C’è il diritto alla salute, ma anche all’informazione e all’accompagnamento. Dobbiamo accompagnare la famiglia e i caregiver, che non hanno gli strumenti per affrontare situazioni di crisi del genere. Ci sono genitori che hanno dovuto fare i fisioterapisti, gli infermieri, gli educatori, gli psicoterapeuti. E non è giusto.

La pandemia, si legge nella nota, ha avuto un impatto negativo sproporzionato sulle vita delle persone disabili e dei loro cargiver.

È stato uno shock enorme. La società si sta interrogando su come aiutare i giovani e le persone normodotate ad uscire da questo periodo. Pochi, però, si domandano come accompagnare la persona con disabilità. Ci sono famiglie con figli pluri-disabili che hanno timore di rimandarli a scuola a settembre, perché hanno vissuto un anno e mezzo chiusi in casa senza vedere parenti e colleghi. È stato un terremoto.

A volte siamo stati afoni, non abbiamo saputo parlare.

Il Papa ci ricorda che una delle pecche della Chiesa è la mancanza di ascolto. Dobbiamo riconoscerlo: talvolta non abbiamo ascoltato, pensando che ripristinare alcune prassi avrebbe riportato tutto alla normalità. Non è così e dobbiamo prenderne consapevolezza.

Eppure l’Italia rappresenta un’eccezione positiva nella capacità di accompagnamento…

L’Italia ha uno stile mediterraneo di accoglienza e di accompagnamento. Dove la comunità era viva e la famiglia era accanto alla comunità, il sostegno è stato fondamentale. Quando la famiglia non era legata a un ambito territoriale, invece, la fatica è stata tanta. La grande paura dei genitori è stata fonte di enorme stress: chi li accompagna ora? A volte le nostre risposte hanno rischiato di essere normalizzanti, la stessa soluzione per tutti. Non è così.

La forza dell’Italia è nelle comunità che hanno messo in moto l’accoglienza e l’accompagnamento.

Il documento parla di “magistero della disabilità”.

Dal Concilio Vaticano II in poi, la maggior parte dei documenti riservano un’attenzione particolare alla disabilità. Non come quota di partecipazione alla vita della Chiesa, ma come coscientizzazione di appartenere al popolo di Dio.

Le persone disabili e le loro famiglie, se ascoltate, sono un grande dono per la comunità cristiana.

Non in chiave passiva. Il magistero ha una visione di parresia, la cui attuazione è purtroppo lasciata a noi. Che spesso siamo manchevoli.

È il momento di coinvolgere le persone disabili nella Chiesa?

La Chiesa italiana non parla su di loro, ma parla con loro. Le persone disabili sempre più dovrebbero essere presenti nei nostri tavoli decisionali, negli eventi organizzativi e nei posti di responsabilità. Vogliamo che le indicazioni del magistero e la Parola di Dio siano trasformati in una prassi dell’ordinarietà. Non basta mettere una persona disabile nell’organizzazione di un evento, ma questo deve diventare normalità.

Non sono sufficienti le quote, non è questa la Chiesa che vogliamo.

Il magistero è chiaro, le persone con disabilità hanno fatto un cammino durante il quale hanno scoperto il proprio valore. La Chiesa può fare la differenza e lo sta dimostrando. Dobbiamo avere il coraggio di essere uguali.

di Riccardo Benotti

giovedì 17 giugno 2021

Cultura, Franceschini: con il PNRR stop alle barriere architettoniche nell'80% dei siti

Redattore Sociale del 17/06/2021

Trecento milioni di euro volti al superamento delle barriere architettoniche senso-percettive culturali e cognitive. L'investimento del PNRR è rivolto prioritariamente ai siti culturali statali. Lo ha detto il ministro della Cultura, rispondendo a un question time al Senato.

ROMA. "Il ministero proprio per consentire un accesso più ampio ai cittadini nei luoghi della cultura ha previsto nel Pnrr uno stanziamento di 300 milioni di euro che sono volti al superamento delle barriere architettoniche senso-percettive culturali e cognitive. L'investimento del PNRR è rivolto prioritariamente ai siti culturali statali, mentre una quota di cui stiamo discutendo con le Regioni e che attualmente è del 10% andrà ai siti gestiti da Comuni e enti pubblici e organizzazioni no profit. Anche attraverso tale intervento si prevede di poter conseguire il superamento delle barriere architettoniche nell'80% dei musei, aree e parchi archeologici e il superamento delle barriere percettive del 50% delle medesime strutture". Lo ha detto il ministro della Cultura, Dario Franceschini, rispondendo a un question time al Senato sulla rimozione delle barriere architettoniche nei luoghi della cultura. (DIRE)



Scuola: prospettive e speranze per l’anno che verrà

Vita del 17/06/2021

Nell'anno scolastico appena concluso oltre 34mila ragazzi hanno abbandonato la scuola. Non c'è il dato di quanti tra questi siano studenti con disabilità. Una voragine enorme che chiede un corrispondente dispiegamento di forze per rinnovare la scuola nel suo insieme, per garantire pari opportunità a ciascuno, mettendolo nelle condizioni di poter essere e di poter fare. Non è forse questo il compito della scuola che vogliamo?

Ultimi giorni di scuola, tempo di bilanci. È stato un anno indubbiamente difficile e faticoso, che ha messo in luce alcune criticità che è bene tenere sotto osservazione per meglio gestirle nel prossimo futuro. Per gli alunni con disabilità tali difficoltà sono state particolarmente marcate, per evidenti motivi, primo fra tutti per il distanziamento sociale e la didattica a distanza, che hanno privato gli alunni e le alunne non solo dell’aspetto relazionale ma anche con l’esercizio concreto della comunicazione (tutta, non solo quella verbale, anzi!) fondamentale per l’acquisizione degli stessi apprendimenti. È vero che nella scuola dell’infanzia e in quella primaria si sono registrati meno problemi rispetto agli altri gradi scolastici, avendo garantito una frequenza in presenza più assidua e costante. Ed è vero anche che, nonostante le indicazioni ministeriali non tutte le scuole hanno attivato per tempo la didattica in presenza per piccoli gruppi per i loro alunni con disabilità, in alternativa ad una didattica a distanza irrealizzabile per molti (anche se ci sono state buone prassi persino in questa direzione, dalle quali si dovrà pur trarre qualche insegnamento sul fronte “nuove tecnologie per la didattica e l’istruzione domiciliare” quando indispensabili).

Cosa cambiare?

Sicuramente l’approccio agli insegnamenti: ripensare la didattica tradizionalmente intesa in favore di una strutturazione di ambienti di apprendimento per tutti (Universal Design for Learning) perché quello che è necessario per qualcuno può diventare utile per tutti, secondo una logica inclusiva davvero in cui non si guarda solo al particolare di uno o più percorsi, ma che tenga conto degli stili di apprendimento di ciascuno. In una classe gli alunni sono tutti diversi e quindi ogni attività didattica deve essere proposta in modi che possono essere adattati alle esigenze di ciascuno. La rigidita` (proposta unica uguale per tutti) non e` equa e non funziona. Creare una didattica flessibile significa prevedere fin dall'inizio tante forme diverse di fruizione-somministrazione e restituzione, lasciando lo studente (qualunque, non solo quello con disabilità o con BES) libero di scegliere quella piu` efficace per lui.

Lo sguardo dell’ICF sul funzionamento umano, finalmente inserito con decreto nei nuovi modelli di PEI utilizzabili proprio dal prossimo anno scolastico, ad esempio, ci aiuta a guardare la persona e la sua performance all’interno del contesto in cui si trova, superando lo stigma della patologia e finalmente rivoluzionando la prospettiva sulla persona: non cos’ha (o peggio cosa non ha) ma chi è. Abbiamo una occasione unica di cambiamento: non possiamo perderla; dobbiamo ragionare e dunque adeguare il sistema verso una corresponsabilità educativa di tutto il personale docente e non, solo così si eviteranno le deleghe e si costruirà maggiore inclusione, in modo “naturale” non imposto. Inoltre una vera applicazione di didattiche flessibili e ambienti di apprendimento adeguati richiedono una riduzione del numero di studenti per classe (basta con le classi pollaio!), dove la classe va pensata come una comunità di individui attivi e partecipi anche ai processi educativi che li riguardano. Se ci pensiamo, la pedagogia in fondo non deve forse garantire questo? Mettere al centro la persona e salvaguardare le unicità degli individui.

Quali fondi dal PNRR?

Rappresentano un’occasione imperdibile anche gli aiuti finanziari che derivano dal PNRR che per il settore Scuola investe (ancora insufficiente a mio avviso ma ci prendiamo tutto quello che arriva) per lo sviluppo delle competenze digitali dei docenti 0,80 miliardi di euro per “favorire un approccio accessibile, inclusivo e intelligente all’educazione digitale”; altri 7,60 miliardi sono previsti per incrementare le abilità e competenze digitali e per una “conoscenza dei software per la scrittura, il calcolo e per l’impiego delle applicazioni che oramai contemplano tutti i campi disciplinari, dall’arte alla scienza”; 2,10 miliardi per implementare le scuole innovative e nuove aule didattiche e laboratori, mirando a trasformare gli “spazi scolastici in connected learning environments adattabili, flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati”. Questo va nella direzione su indicata anche per tutti gli alunni con bisogni educativi speciali. Su questo è interessante ad esempio la proposta di movimenti studenteschi ad esempio UNIDAD per i quali Didattica a Distanza Integrata non solo è una realtà possibile ma è un’opzione che favorisce largamente il diritto allo studio: lo è stato per lo studente lavoratore, per lo studente genitore, per lo studente fuori sede che non può permettersi un appartamento nella città universitaria o che, per motivi personali, non può allontanarsi da casa, per il caregiver familiare.

Come prepararci per settembre?

Intanto assistiamo come ogni anno al valzer del reclutamento: docenti di sostegno specializzati che migrano nelle classi comuni, lasciando ancor più sguarnito un personale docente così fondamentale, di cui già il 30% (su 160 mila circa insegnanti di sostegno) è privo di titolo di specializzazione. Ancora non è stato emanato il Decreto sulla continuità educativa e didattica. Insomma, non sarà facile per molti studenti e studentesse con disabilità ripartire con lo zaino adeguatamente pronto, cioè capace di garantire pari opportunità a tutti gli studenti, indipendentemente dalla situazione nella quale si trovino. Per il momento è necessario accertarsi che tutti i documenti da presentare entro giugno siano stati adeguatamente presentati: il GLO finale, richieste dei sostegni necessari espresse e condivise in ciascun PEI, attivazione dei supporti organizzativi nella scuola etc.

Nel frattempo, anzi contestualmente direi, occorre agire per una riforma complessiva del sistema scuola, un luogo educativo per eccellenza che deve riappropriarsi pienamente e in modo più dinamico di questo ruolo. Con la pandemia abbiamo perso per strada tanti alunni e alunne più fragili, non in grado di fronteggiare senza adeguati supporti e sostegni il grave peso del distanziamento (sociale, familiare, delle Istituzioni), il dato sulla dispersione scolastica registrato infatti è aumentato pericolosamente, un grave prezzo da pagare per tutta la società. Un’indagine IPSOS per conto di Save the Children ha evidenziato per esempio che, nel 28% delle classi superiori ogni studente aveva avvistato l’addio di almeno un compagno. Qui in totale parliamo di oltre 34mila ragazzi in fuga. Non è ancora ufficiale, tra questi, il dato sugli studenti con disabilità. Una voragine enorme che richiede dunque un altrettanto enorme dispiegamento di supporti, energie e forze per rinnovare tutta la scuola nel suo insieme. È una sfida aperta su più direzioni, ma l’obiettivo è lo stesso: garantire pari opportunità salvaguardando ciascuno, mettendolo nelle condizioni di poter essere e di poter fare. Ma, del resto, non è forse questo il compito della scuola che vogliamo?

di Francesca Palmas,

responsabile Scuola di ABC Italia, membro dell'Osservatorio sull’Inclusione Scolastica del Ministero dell'Istruzione e docente dell'Università di Torino

mercoledì 16 giugno 2021

Dopo il Covid: imparare dalle persone con disabilità

Superando del 16/06/2021

«Andare oltre l’inquadramento della disabilità unicamente in termini biomedici» e «costruire un mondo senza pregiudizi contro le persone con disabilità»: sono due tra i più interessanti passaggi del documento “L’amicizia con le persone con disabilità: l’inizio di un nuovo mondo. Imparare dalle esperienze delle persone con disabilità e dei loro caregivers durante la pandemia da COVID-19”, testo degno di grande attenzione, prodotto dalla Pontificia Accademia per la Vita, organismo del Vaticano che ha come fine la difesa e la promozione del valore della vita umana e della dignità della persona.

Vi sono indubbi elementi di grande interesse e modernità nel documento intitolato L’amicizia con le persone con disabilità: l’inizio di un nuovo mondo. Imparare dalle esperienze delle persone con disabilità e dei loro caregivers durante la pandemia da COVID-19 (disponibile integralmente a questo link), di cui risulta apprezzabile anche la correttezza del linguaggio adottato nel parlare di disabilità, fatto che, com’è ben noto, non è certo sempre scontato. A diffondere tale testo in questi giorni è stata la Pontificia Accademia per la Vita, organismo del Vaticano che ha come fine la difesa e la promozione del valore della vita umana e della dignità della persona.

Nel documento si sottolinea innanzitutto che «le persone con disabilità e i loro caregivers necessitano e meritano un’attenzione e un sostegno speciali perché la pandemia ha avuto un impatto negativo sproporzionato sulle loro vite [grassetti nostri in questa e nelle successive citazioni, N.d.R.]». Inoltre, si mette in luce l’esigenza di «coinvolgere e supportare il più possibile le persone con disabilità, per elaborare piani di assistenza avanzati e decisioni sanitarie in ogni momento, anche durante le pandemie».

Particolarmente significative risultano poi quelle che vengono definite come «tre preoccupazioni etiche fondamentali», vale a dire «promuovere soluzioni per i bisogni specifici delle persone con disabilità affinché beneficino delle politiche e degli interventi di salute pubblica». «Dovremmo – prosegue il testo – coinvolgere il più possibile tali persone nel processo di pianificazione e decisione».

E ancora, «nella salute pubblica, così come nell’assistenza sanitaria, dobbiamo andare oltre l’inquadramento della disabilità unicamente in termini biomedici. Dovremmo curarci di sostenere le persone con disabilità e i loro familiari in un modo coordinato e integrato, che possa coinvolgere tutte le specialità della medicina, così come altre discipline e altri settori del governo e della società».

Infine, viene rimarcata l’esigenza di «sviluppare quadri di salute pubblica basati sulla solidarietà e su una corsia preferenziale per i poveri e i vulnerabili a livello locale e globale».

Per l’ascolto delle persone con disabilità, il documento della Pontificia Accademia per la Vita Nota propone che si dia vita ad un vero e proprio «magistero della disabilità», in quanto, si scrive, «le lezioni che le persone con disabilità possono insegnarci, soprattutto durante questa pandemia, sono provocatorie. Ci sfidano ad adottare una nuova prospettiva sul significato della vita. Ci invitano ad accettare l’interdipendenza, la responsabilità reciproca e la cura gli uni degli altri come stile di vita e come un modo per promuovere il bene comune».

Nella conclusione, il testo esorta a costruire «un mondo senza confini, senza pregiudizi contro le persone con disabilità, dove nessuno è lasciato da solo ad affrontare le sfide della sopravvivenza personale». Dal canto loro, i cristiani «sono chiamati a contribuire alla costruzione di tale mondo».

«Purtroppo – si rileva -, nel pensiero cristiano, non di rado la disabilità è stata identificata come una conseguenza del peccato originale, ma il Vangelo insegna che alla fine della nostra vita e della storia umana saremo giudicati sull’amore per il prossimo, specialmente per i poveri, i più vulnerabili e coloro che sono ritenuti gli ultimi della famiglia umana. Tra questi, ai giorni nostri, ci sono le persone con disabilità. Decidiamoci, quindi, e adottiamo misure durante e dopo questa pandemia per garantire la costruzione di un mondo migliore, un mondo in cui le persone con disabilità siano sempre apprezzate, trattate con amicizia e amate». (S.B.)

Ringraziamo Luisa Borgia per la collaborazione.

martedì 15 giugno 2021

Prato in vista, la prima guida turistica tattile alla scoperta della città

STAMP Toscana del 15/06/2021

PRATO. La città in punta di dita. I luoghi del centro con i monumenti simbolo della sua storia e cultura da scoprire con la prima guida turistica tattile «Prato in vista». Ideata e curata da Arcantarte, associazione di promozione sociale impegnata in ambito culturale e in progetti di inclusività, con la collaborazione dell’UICI di Prato (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Prato che l’ha cofinanziata al 50 per cento, la guida è il primo supporto tattile per la visita di Prato dedicato a persone non vedenti e ipovedenti. Pensata per consentire la piena fruizione in autonomia del patrimonio artistico e culturale della città, la guida propone un viaggio fra i principali monumenti, illustrati con immagini in rilievo e descritti in caratteri braille e in nero grosso che restituiscono al visitatore le informazioni essenziali.

Un semplice supporto che fa di Prato una città ancora più inclusiva e senza barriere, un progetto importante per il turismo accessibile che mette a disposizione uno strumento in grado di ampliare la fruizione e l’approfondimento dell’arte attraverso esperienze tattili e sensoriali. La guida propone in apertura una visione d’insieme del centro storico, la prima mappa tattile offre l’immagine del quadrilatero dentro le mura antiche. Nelle pagine successive il percorso si snoda fra il Duomo, Palazzo Pretorio, la chiesa di Santa Maria delle Carceri e il castello dell’Imperatore, mostrando di ciascun monumento l’illustrazione della facciata mentre a bordo dell’immagine la figura di un uomo simbolo consente di comprendere le dimensioni del monumento. Brevi schede di testo descrittivo, scritti in braille e nero grosso, accompagnano ogni mappa. Risponde alle esigenze dei turisti non vedenti anche la tecnologia NFC (Near field communication) che permette la connessione con i cellulari di ultima generazione per lo scambio di informazioni.

Si stima che il target turistico di non vedenti e ipovedenti solo in Italia rappresenti circa 900mila persone (in provincia di Prato sono circa 500). La guida offre un valido supporto all’accoglienza e all’esperienza di visita di tutte le persone interessate in un progetto ampio di accessibilità del centro storico.

Ideato e realizzato da Arcantarte il progetto si è sviluppato nell’arco di dieci mesi con il supporto di UICI. Stampata in un centinaio di esemplari, «Prato in vista» si trova gratuitamente a disposizione in diversi spazi della città, dall’Ufficio informazioni turistiche di piazza del Comune, alle Biblioteche di Prato e provincia, al Museo di Palazzo Pretorio e al Museo dell’Opera del Duomo, al Castello dell’Imperatore, oltre alle sezioni UICI della Toscana.

L’associazione di promozione sociale Arcantarte nasce nel 2007 dalla volontà dei soci fondatori di condividere le loro competenze nei vari settori: architettura, ambiente, natura, territorio e arte. L’associazione ha come scopo la condivisione, promozione e valorizzazione dell’arte e della cultura in tutte le sue declinazioni e realizza iniziative e progetti di sperimentazione educativa storico-artistica-ambientale con attenzione alla sostenibilità e inclusività.

Fra le molte iniziative anche l’ideazione e l’organizzazione della mostra tattile “Accarezza l’Arte”, in collaborazione con l’associazione Industriale e commerciale Arte della lana, arrivata quest’anno alla quinta edizione, che permette un’esperienza di tipo sensoriale, come quella della lettura tattile di sculture di varia natura (bronzo, marmo, ferro, vetro, rame, terracotta, cemento, legno…) di artisti contemporanei. L’inaugurazione è prevista venerdì 10 settembre, alle 18, nel cortile di Palazzo Vaj (via Pugliesi 26 – Prato): in quell’occasione si svolgerà anche una presentazione pubblica delle mappe tattili di «Prato in vista».

Croce Rossa e UICI: intesa per l'inclusione sociale e lavorativa dei non vedenti

Il Sole 24 Ore del 15/06/2021

ROMA. L'Unione italiana ciechi e ipovedenti (UICI), l'ente che rappresenta le istanze di circa 2 milioni di cittadini ciechi assoluti e ipovedenti, e Croce Rossa Italiana, la maggiore organizzazione di volontariato in Italia, hanno firmato oggi un accordo di collaborazione per promuovere programmi che favoriscano l'inclusione sociale e lavorativa delle persone in condizione di svantaggio e vulnerabilità, con particolare riferimento alle persone con disabilità.

L'accordo, che segna per Croce Rossa Italiana un nuovo percorso di attenzione sui temi dell'inclusione lavorativa come strumento di lotta alla povertà e alla emarginazione sociale, è stato sottoscritto in occasione dell'anniversario della nascita dell'Associazione (15 giugno 1864), con l'obiettivo di rilanciare il tema del lavoro nell'agenda umanitaria globale.

L'accordo, di durata annuale, rientra nel quadro di una collaborazione già attivata nel 2020 e che fu orientata alla promozione di una linea di intervento comune in tutto il territorio nazionale nell'ambito della più ampia emergenza sanitaria derivante dal diffondersi di Covid-19 per dare sostegno alle persone non vedenti e ipovedenti in condizione di svantaggio e vulnerabilità attraverso la consegna a domicilio di spesa e farmaci.

"La sigla di questo accordo – sottolinea Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana è il primo passo di un nuovo percorso strategico per la Croce Rossa Italiana, un impegno a tutto campo anche sui temi dell'inclusione lavorativa come elemento cardine per lo sviluppo e la sicurezza delle nostre comunità e per vincere la lotta alla povertà e all'emarginazione. Da sempre cerchiamo di raggiungere e dare risposte ad ogni tipo di vulnerabilità, volendo essere ‘ovunque per chiunque".

Per Mario Barbuto, presidente UICI "la valorizzazione professionale e l'inserimento occupazionale dei non vedenti è la chiave di volta per la loro piena cittadinanza, e siamo onorati di avere al nostro fianco in questa sfida un'organizzazione di soccorso umanitario del prestigio di Croce Rossa italiana e a cui, anche in virtù di questa sensibilità, destineremo il prossimo Premio Braille, massimo riconoscimento nazionale per chi si impegna in favore della disabilità visiva".