giovedì 5 dicembre 2019

Audiolibri e podcast in Italia, dati in aumento fra smart speaker e qualità

Wired.it del 05.12.2019

I dati dell'Associazione Italiana Editori, in anteprima su Wired, parlano di una crescita costante. E di nuove abitudini di consumo culturale, legate alla libertà e alla varietà del contenuto.

Uno dei trend più evidenti di questi anni Dieci è sicuramente il rinascimento dei podcast e, più in generale, di tutto il comparto del cosiddetto intrattenimento audio. Grazie alla diffusione capillare degli smartphone e degli streaming, e grazie a un rinnovato interesse nella produzione audio di qualità, i contenuti fruibili senza immagine si stanno moltiplicando in quantità, e i dati recenti dimostrano anche che si stanno guadagnando un pubblico crescente. Emerge questo anche dalla ricerca di Pepe Research elaborata dall’Associazioni Italiana Editori, che Wired propone in anteprima prima che siano presentati a Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria in corso fino all’8 dicembre a Roma. Se nel 2014 la ripartizione della fruizione audio dava il 79% alla radio, l’8% ai podcast e il 13% agli audiolibri, nel 2019 le ultime due voci crescono: i podcast vanno al 17% e gli audiolibri al 22%.

Una crescita ancora contenuta, ma che si dimostra graduale e sempre in aumento nel corso degli anni e che testimonia la nascita di una precisa abitudine al consumo: oltre all’ascolto in auto (35%), sicuramente erede delle abitudini radiofoniche, la maggior parte delle persone (53%) accede a questi contenuti in casa; è rilevante in proposito il ruolo crescente anche degli smart speaker che sono stati utilizzati dal 31% di chi ha ascoltato almeno un audiolibro nell’ultimo anno (in primis rimangono comunque smartphone e tablet). Sempre secondo i dati dell’Aie, il 44% degli ascoltatori audio ha optato per i contenuti che trovava su siti gratuiti, un altro 40% invece si rivolge a servizi in abbonamento.

Fra i drive che spingono la maggior parte dei fruitori di contenuti audio ci sono sicuramente la possibilità di ascoltare un’opera facendo altre cose (guidare, allenarsi, sbrigare le faccende ecc.), ma anche un libro come e quando si vuole, senza la necessità di oggetti fisici o device dedicati. C’è anche chi apprezza la quantità di contenuti in lingua originale, tanto che il 40% degli appassionati di audiolibri ascolta solo o anche audio in lingua originale, dato sorprendente anche per le abitudini dei lettori forti di libri tradizionali.

di Paolo Armelli

martedì 3 dicembre 2019

"Il Teatro Piccinni ... in tutti i sensi": parte dall'antico teatro di Bari un progetto di comunicazione inclusiva

Barilive.it del 03.12.2019

L'iniziativa in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.

BARI. Non sempre entrando in un edificio storico, luogo denso di suggestioni, si trovano le informazioni essenziali utili ad orientarsi e ad apprezzarne le principali peculiarità e la bellezza. E raramente, quando queste ci sono, sono accessibili a tutti.

Perseguendo questo obiettivo di inclusività, si sviluppa il progetto rotariano “art³”, che ha lo scopo di dare attuazione ad un format ideato dalle associazioni onlus Lettura agevolata di Venezia e Tactile vision di Torino e già promosso dal Rotary Club di Venezia e condiviso da numerosi club sparsi nel territorio nazionale. Tra questi il Rotary Club Bari Sud che, in accordo con il Comune di Bari, ha presentato oggi, 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità, il progetto “Il Teatro Piccinni… in tutti i sensi”, in occasione della riapertura al pubblico di questo importante gioiello dell’architettura e della storia del teatro e della musica italiana. Realizzato grazie al supporto della Banca Fideuram, il progetto ha ricevuto il patrocinio dell’UICI - Unione italiana ciechi e ipovedenti della provincia di Bari.

La realizzazione del progetto è stata resa possibile grazie alla disponibilità del presidente del Rotary Club Bari Sud, ing. Roberto Scaravaglione, del presidente del Rotary Club Venezia, dott. Paolo Sartori, del past president del Rotary Club Bari Sud nell’anno 2017/2018, ing. Nicola Nuzzolese, coordinatore del gruppo di lavoro, dell’ arch. Iginia Plantamura, del prof. Franco Giordano, e del dott. Luigi Praitano del Rotary Club Bari Sud, della past president del Rotary Club Venezia nell’anno 2017/2018, arch. Elisabetta Fabbri, direttore dei lavori di restauro del Teatro Piccinni, che hanno inteso continuare un percorso di amicizia e di condivisione di idee e progetti iniziato nell’anno 2017/2018, con il gemellaggio tra i due Club Rotary.

Il Rotary Club Bari Sud, condividendo gli obiettivi del progetto, ha voluto favorirne l’avvio. “Con grande convinzione - dichiara Roberto Scaravaglione - abbiamo voluto rendere possibile questo progetto nella città di Bari, perché contribuire alla conoscenza del patrimonio culturale, rendendolo fruibile a tutti, appartiene alla mission del Rotary”.

“Siamo convinti che la crescita di una comunità passi dalla sua capacità di realizzare iniziative inclusive in ogni ambito - commenta l’assessora comunale al Welfare Francesca Bottalico - a partire proprio dall’accesso alla fruizione culturale, perché condividere occasioni di socialità all’insegna della bellezza e dell’arte significa promuovere concretamente pari opportunità e sostenere anche le persone più vulnerabili. Per questo siamo grati al Rotary Club Bari Sud che oggi, è ancora una volta al nostro fianco per rendere Bari più accogliente e inclusiva grazie a questo intervento che propone un racconto “per tutti e per tutte” di uno dei nostri contenitori culturali più belli”.

“Il teatro comunale Niccolò Piccinni, oltre ad essere il teatro più antico della città, è anche un luogo dal forte valore identitario, in cui è stata scritta la storia della nostra città e del nostro Paese - sottolinea l’assessora alle Culture Ines Pierucci -. Non a caso abbiamo sempre detto che questo è il teatro di tutti i baresi, e grazie al progetto “art³” del Rotary, oggi possiamo ribadirlo con forza, perché d’ora in avanti le bellezze del Piccinni saranno finalmente fruibili anche da persone con disabilità visiva e uditiva. Si tratta di un intervento lungimirante e prezioso, che coniuga concretamente cultura e sociale, com’è giusto che accada”.

Nel concreto il progetto consiste nella realizzazione di un pannello multisensoriale, con informazioni di tipo visivo, tattile e audio, concepito per comunicare a chiunque, comprese le persone con disabilità sensoriali (ciechi, ipovedenti, sordi), le caratteristiche distributive dell’edificio e il suo valore storico e culturale. Il pannello, prodotto in duplice copia, sarà posizionato in prossimità dell’ingresso principale del teatro e di quello secondario ad uso, in particolare, delle persone con disabilità motoria.

Nella parte centrale del pannello è rappresentata la pianta del teatro (visiva e tattile), sulla sinistra la relativa legenda con la denominazione dei singoli elementi spaziali. Sulla parte destra un breve testo in italiano, inglese e Braille con le informazioni essenziali sull’edificio; in basso è riportato il disegno della facciata principale.

La speciale tecnica di stampa permette la perfetta integrazione di contenuti visivi e tattili, con testi in Braille e disegni tattili in inchiostro trasparente a rilievo (appositamente studiati e semplificati per rispondere alle esigenze e specificità della lettura con le mani), sovrapposti a disegni e testi visibili a colori. In questo modo le informazioni visive e tattili si combinano per poter essere lette indifferentemente da ipovedenti e non vedenti, ma anche da un pubblico più ampio, costituendo un esempio di soluzione che garantisce una completa integrazione dei vari pubblici.

Attraverso QR Code e NFC (Near field communication), posti nella parte bassa del pannello, è fornita una guida audio-video, con sottotitoli e traduzione dei testi in inglese e LIS (Lingua dei Segni Italiana), che approfondisce i contenuti storico-artistici, anche a supporto alla lettura visiva e tattile del pannello.

Grazie alla particolare tecnica di stampa e all’utilizzo delle nuove tecnologie, i contenuti del pannello, sia grafici che testuali, sono quindi accessibili al maggior numero possibile di persone.

“L’esperienza maturata fino ad oggi, grazie anche al costante confronto con persone con disabilità sensoriale (ciechi, ipovedenti, sordi, ipoacusici), e al loro riscontro diretto - afferma Rocco Rolli, rappresentante della onlus Tactile vision - ci ha consentito di affinare via via lo sviluppo del progetto, confermandoci nel contempo la necessità e l’opportunità di lavorare su questi temi, con semplicità e buon senso, prestando nel contempo la necessaria attenzione all’utilizzo delle nuove tecnologie”.

“L’ottica con cui abbiamo operato - aggiunge Lucia Baracco, rappresentante di Lettura agevolata onlus - è ancora una volta quella di un’inclusione il più possibile ampia, non solo in ottemperanza a quanto contenuto nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ma anche, più semplicemente, ai principi di progettazione inclusiva. Progettazione inclusiva significa infatti progettare manufatti e ambienti utilizzabili dal maggior numero possibile di persone, di ogni età e abilità, senza il bisogno di ricorrere ad adattamenti speciali, o “dedicati”.

I pannelli sono montati su un leggio in ottone, della medesima matericità degli elementi di arredo del teatro, appositamente progettato e realizzato dalla ditta O.D.I. et Restauro, con il contributo dell’impresa Edil Co s.r.l.
“Infine - sottolinea Elisabetta Fabbri - il progetto multisensory cultural experience art³, ovvero fruizione libera dell’arte per tutti grazie ai tre sensi: vista udito e tatto, è un progetto rotariano che si propone una diffusione su ampia scala territoriale, (e possibilmente non solo nazionale), grazie alla rete di connessione propria del Rotary Club. Tale progetto è stato avviato nel 2018 grazie all’attività di promozione e coordinamento dei Rotary Club del Distretto 2060 – Veneto Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige – SudTirol, Veneto”.

CREDITS.
- Committente: Comune di Bari;
- Coordinamento: Rotary Club Venezia – Distretto 2060;
- Promotori: Rotary Club Bari Sud, Distretto 2120 – Puglia e Basilicata, Rotary Club Venezia, Distretto 2060 – Veneto; Friuli-Venezia Giulia, Trentino Alto Adige – Südtirol, Veneto
- Ideazione e realizzazione pannello: Lettura Agevolata onlus e Tactile Vision onlus;
- Leggio: Ricciardelli ditta O.D.I. et Restauro, EDIL CO srl;
- Risorse main sponsor : Banca Fideuram;
- Supporto informativo: Domenico Tondo, Elisabetta Fabbri, Michele Fuzio, Luigi Palmier;i
- Patrocinio: Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti onlus della Provincia di Bari.

3 Dicembre: l'occasione per tornare a chiedere impegni e realizzazioni concrete

Superando.it del 03.12.2019

«Abbiamo riscontrato una costruttiva disponibilità alla collaborazione che ci permetterà di metterci al lavoro già da domani assieme alla Presidenza del Consiglio, per dare sostanza alle varie istanze presentate»: lo dichiara Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH, a margine dell’incontro voluto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella mattinata di oggi, 3 Dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, con FISH e FAND, le due Federazioni maggiormente rappresentative delle organizzazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie.

ROMA. «Oltre a registrare il fatto che tutte le richieste avanzate dalle nostre Federazioni sono state accolte, abbiamo riscontrato anche una costruttiva disponibilità alla collaborazione che ci permetterà di metterci al lavoro già da domani assieme alla Presidenza del Consiglio, per dare corpo e sostanza alle istanze presentate. Confidiamo pertanto che le azioni che ne seguiranno possano avere un impatto positivo sul miglioramento della qualità di vita delle persone con disabilità nel nostro Paese».

È questo il soddisfatto commento di Vincenzo Falabella, presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), a margine dell’incontro voluto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella mattinata di oggi, 3 Dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, con FISH e FAND, le due Federazioni maggiormente rappresentative delle organizzazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie.

Durante tale confronto è stato ribadito innanzitutto che la concreta attuazione della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità necessita di una forte volontà politica e di un assetto strategico e istituzionale chiaro, con un intervento di coordinamento e innovazione della normativa vigente.

Per l’occasione, FISH e FAND hanno anche elaborato una lettera appello, rivolta sempre al Presidente del Consiglio, chiedendo che il 3 Dicembre «sancisca l’assunzione di precisi impegni attorno alle future politiche per la disabilità e agli aspetti organizzativi e funzionali necessari alla loro realizzazione».

«Come ripetutamente affermato nei mesi scorsi – si legge in una nota congiunta diffusa dalle due Federazioni -, riteniamo che la delega sulla disabilità debba essere mantenuta direttamente in capo alla Presidenza del Consiglio, ma contestualmente sollecitiamo l’istituzione di una Direzione Generale dotata di deleghe specifiche, che operi secondo la logica del mainstreaming [inserimento del tema della disabilità in ogni intervento generale, N.d.R.]. Ciò significa non solo garantire il coinvolgimento dei diretti interessati nelle decisioni che li riguardano, ma anche considerare la disabilità in ogni politica che riguardi tutti i Cittadini».

«In tale quadro – prosegue la nota – chiediamo che le organizzazioni di persone con disabilità e dei loro familiari da un lato partecipino agli organismi che possono proporre azioni al Governo, dall’altro siano ascoltate in modo consultivo dalle autorità di Governo prima che esse procedano ad attuare misure di intervento che potrebbero generare una violazione dei loro diritti. Questo sia in aderenza alle indicazioni della già citata Convenzione ONU, sia per aderire alle Raccomandazioni espresse in tal senso già nel 2016 dal Comitato sui Diritti delle Persone con Disabilità delle Nazioni Unite».

«Pertanto – concludono FISH e FAND – va rafforzato il ruolo dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione di Vita delle Persone con Disabilità e del suo Comitato Tecnico Scientifico. Contemporaneamente va istituito un ulteriore organo consultivo permanente che esprima posizioni e contributi in modo trasversale rispetto a qualsiasi àmbito di vita, al fine di contrastare possibili discriminazioni e favorire l’inclusione di milioni di Cittadini con disabilità del nostro Paese». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it.

Giornata Internazionale Persone con Disabilità. Convenzione Onu, 28 raccomandazioni per realizzare il cambiamento, di Giampiero Griffo*

Vita.it del 03.12.2019

È il concetto di giustizia che oggi deve cambiare. Giustizia è un sistema di welfare di inclusione. Anche questa parola non è ancora del tutto digerita: tutti dobbiamo contribuire a realizzarla, a cominciare da noi persone con disabilità, perché l'inclusione si fa con noi. “Niente su di noi senza di noi”.

La rivoluzione introdotta dalla Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD) è appena cominciata. Il profondo cambio di paradigma legato alla CRPD ha iniziato a produrre i suoi frutti, con maggiore evidenza a livello internazionale, in maniera ancora timida e incerta a livello nazionale. Questo nuovo approccio fa emergere che queste persone sono diventate vulnerabili proprio perché nei secoli sono state escluse, discriminate, vulnerate nei loro diritti umani. L’attenzione che viene ora prestata rappresenta una sorta di risarcimento alla loro cancellazione dalle politiche di sviluppo. Ora finalmnte le persone con disabilità fanno parte di tutte le società e devono godere i frutti della crescita economica e sociale.

L’impegno della comunità internazionale è evidente, nell’introdurre in forma di mainstreaming il tema della disabilità nei documenti più importanti degli ultimi anni. La Nazioni Unite negli Obiettivi di sviluppo sostenibile, nel Sendai framework, nel Global compact dei rifugiati, nelle Linee guida per l’inclusione delle persone con disabilità negli interventi umanitari; l’Unione Europea nella strategia sulla disabilità, nei consensus sugli aiuti umanitari e la cooperazione internazionale; l’OCSE-DAC nell’introdurre un marker sulla disabilità nelle sue classificazioni dei progetti di cooperazione internazionale, il riferimento alle persone con disabilità è ormai un punto fisso e viene coniugato con gli stessi principi guida: inclusione dei temi della disabilità in tutte le politiche, adeguamento delle soluzioni tecniche per garantire l’eguaglianza di opportunità e la non discriminazione, raccolta dati disaggregati…

Essendo il 15% della popolazione mondiale sembra ovvio - ricordiamo che nell’arco di una vita tutti i più di 7 miliardi di esseri umani che abitano la terra vivranno esperienze di disabilità - ma fino all’altro ieri questo target non era nemmeno preso in considerazione. Ora cominciano finalmente ad essere attivate politiche sulla disabilità in molti paesi che hanno definiti piani e programmi dedicati ed è già tempo di iniziare a misurare le loro ricadute, attraverso strumenti di monitoraggio. Le stesse organizzazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie hanno ampliato il loro potere di rappresentanza, costituendo federazioni unitarie che rafforzano la loro voce verso le istituzioni nazionali ed internazionali. Il riconoscimento di una loro voce è avvenuto anche all’interno degli organismi di rappresentanza delle minoranze nelle Nazioni Unite, grazie all’International Disability Alliance.

L’altro principio universalmente riconosciuto è le persone con disabilità non sono più oggetti di intervento, ma soggetti a pieno titolo, la cui partecipazione è non solo da garantire, ma necessaria e utile alla società, perché il loro contributo è sempre innovativo. L’inclusione infatti non può essere realizzata senza la partecipazione diretta delle persone escluse. L’attenzione alle fasce discriminate e svantaggiate crea condizioni di benessere per tutta la società. Il rafforzamento delle loro competenze, l’empowerment, l’egualizzazione di opportunità e la non discriminazione rappresentano gli strumenti concettuali essenziali per la loro piena emancipazione e il rispetto dei loro diritti umani.

Quali raccomandazioni si possono fare a conclusione di questa riflessione su cooperazione internazionale e persone con disabilità? Ne elenchiamo le principali e le indirizziamo agli attori coinvolti, come strumento di azione per promuovere i diritti delle persone con disabilità.

Alle Nazioni Unite:
1. Introdurre in tutte le politiche, i programmi, i progetti l’inclusione delle persone con disabilità;
2. Garantire il mainstreaming della CRPD in tutti treaty bodies delle convenzioni sui diritti umani;
3. Monitorare gli impegni internazionali degli stati in tema di disabilità, attraverso indicatori dedicati;
4. Promuovere la formazione degli staff delle agenzie delle Nazioni Unite sull’applicazione della CRPD.
All'Unione Europea:
5. Garantire l’inclusione delle persone con disabilità in tutti gli accordi con i paesi terzi, identificando gli indicatori appropriati per monitorare l’uso dei fondi europei su questo target;
6. Promuovere il mainstreaming della disabilità nei progetti di cooperazione internazionale finanziati dall’Unione Europea;
7. Introdurre un marker sulla disabilità nel monitoraggio dei progetti di cooperazione internazionale finanziati dall’Unione Europea;
8. Vincolare l’uso dei fondi europei nella cooperazione internazionale al rispetto dell’accessibilità per le persone con disabilità (costruzioni, siti web, etc.);
9. Promuovere la partecipazione attiva delle OPDs nei progetti di cooperazione internazionale;
10. Formare esperti con disabilità che possano operare nei progetti di cooperazione allo sviluppo.
Alle Agenzie nazionali di cooperazione internazionale:
11. Definire piani d’zione e linee guida su cooperazione internazionale e disabilità, basati sulla CRPD;
12. Formare le ONG sul mainstreaming della disabilità nei progetti di cooperazione allo sviluppo;
13. Monitorare i progetti di cooperazione internazionale inclusivi delle persone con disabilità.
Agli Stati Nazionali:
14. Applicare la CRPD nelle legislazioni e politiche nazionali e locali;
15. Inserire nelle politiche nazionali i servizi di riabilitazione e abilitazione;
16. Sostenere la partecipazione delle OPDs nelle scelte che le riguardano a livello nazionale e locale;
17. Attivare politiche che rimuovano gli ostacoli, le barriere e le discriminazioni che limitano la partecipazione delle persone con disabilità su base di eguaglianza con gli altri cittadini;
18. Includere le persone con disabilità all’interno delle politiche di lotta alla povertà.
Alle Organizzazioni non governative:
19. Formare i propri staff ed esperti sul mainstreaming della disabilità;
20. Reclutare esperti con disabilità che possano operare nei progetti di cooperazione allo sviluppo;
21. Sostenere l’empowerment delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni;
22. Promuovere la creazione di federazioni nazionali e locali di associazioni di persone con disabilità e loro familiari;
23. Creare ed utilizzare strumenti innovativi nella promozione dell’empowerment delle persone con disabilità (Emancipatory disability research, peer counselling, …).
Alle Organizzazioni di persone con disabilità e loro familiari:
24. Promuovere la partecipazione delle OPDs nei consessi internazionali e nei progetti di cooperazione internazionale;
25. Formare una leva di esperti con disabilità capaci di operare all’interno dei progetti di cooperazione internazionale;
26. Attivare collaborazioni e coordinamenti con le associazioni internazionali e regionali di persone con disabilità;
27. Promuovere e realizzare piattaforme ed organizzazioni unitarie di associazioni di persone con disabilità e delle loro famiglie;
28. Sensibilizzare i propri associati sui temi della cooperazione internazionale.

È il concetto di giustizia che oggi deve cambiare. Giustizia è un sistema di welfare di inclusione. Anche questa parola non è ancora del tutto digerita: tutti dobbiamo contribuire a realizzarla, a cominciare da noi persone con disabilità, perché l'inclusione si fa con noi. Siamo noi a poter aiutare l’applicazione e l’attuazione della Convenzione ONU, siamo noi che abbiamo saperi, consapevolezza e capacità di interlocuzione per tutelare i nostri diritti umani. “Niente su di noi senza di noi”.

* Giampiero Griffo è presidente di RIDS-Rete Italiana Disabilità e Sviluppo e Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità. Questo testo è stato pubblicato in "Essere persona. La disabilità nel mondo: le sfide per una nuova cooperazione allo sviluppo" realizzato per diffondere i contenuti del convegno promosso da Aifo, OVCI-La Nostra Famiglia e Fondazione Don Gnocchi. Perché realizzare una società inclusiva non riguarda solo alcuni "addetti ai lavori" ma è una sfida che richiede la partecipazione di tutti.

lunedì 2 dicembre 2019

La chimera del posto pubblico

Superando.it del 02.12.2019

La Legge è tale nel momento in cui regola i comportamenti sociali dei cittadini e tutti si comportano di conseguenza e la rispettano. Ma come può essere credibile un Legislatore nel momento in cui egli stesso non ottempera agli obblighi di legge?

È quanto avviene nei confronti della Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), il cui articolo 3, comma 1 recita: «I datori di lavoro pubblici e privati sono tenuti ad avere alle loro dipendenze lavoratori di cui all’articolo N° 1 della presente misura…». Si prevede infatti che gli Enti Pubblici, al pari delle aziende private, assumano un disabile dai 15 ai 35 dipendenti, due disabili dai 36 ai 50 dipendenti, il 7% se ne hanno più di 50.

Inoltre, l’articolo 16, comma 1 e ancora l’articolo 7 (comma 2) prevedono che le persone con disabilità possano partecipare a tutte le forme di selezione nel pubblico impiego e che a loro sia riservato il 50% dei posti messi a concorso.

Ebbene, di fronte a ciò i vari Enti Pubblici hanno elaborato una serie di escamotage e giustificazioni che hanno consentito loro di non rispettare la legge, e vivere per anni in una ufficiale impermeabilità.

Infatti, nonostante quanto previsto dalle norme vigenti in materia, proprio le Istituzioni e gli Enti Pubblici (Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Aziende Ospedaliere, ASL ecc.) sono stati i maggiori evasori. Alle imprese private è stato richiesto di essere sensibili e farsi carico di parte del welfare, mentre lo Stato è rimasto spettatore, in coerenza con il detto popolare «Fate quel che dico, ma non quello che faccio».

Come i soggetti pubblici abbiano operato in questi vent’anni dalla Legge 68/99 non è dato sapere ufficialmente. Sappiamo solo che gli Enti preposti non hanno monitorato il rispetto degli obblighi di assunzione previsti dalla norma e che non sono state pubblicate le Linee Guida previste dal Decreto Legislativo 151/15; il Ministero della Disabilità, inoltre, è svanito nel nulla, il Secondo Programma di Azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità è oramai abbandonato a se stesso, e l’Osservatorio Nazionale sulla Disabilità si è perso nelle nebbie per due anni. Troppe enunciazioni e promesse a cui non si è dato alcun seguito.

Nel frattempo tutto è continuato come sempre. Il Collocamento Disabili ha continuato nel non monitorare in modo adeguato il rispetto degli obblighi di legge per gli Enti Pubblici. E del resto, come poteva, un responsabile del Collocamento Disabili, mettere a rischio la propria carriera, per avere imposto il rispetto della legge al proprio Ente o ad altri con rilevanza politica locale?

Alcuni anni fa, dopo avere sollecitato più volte un Ente Pubblico Provinciale al rispetto degli impegni occupazionali sottoscritti, chi scrive decise di fare un avviamento numerico. Fui immediatamente richiamato all’ordine, ma non desistetti e la situazione si chiuse con l’intervento del Giudice del Lavoro…

Non è conosciuta, quantificabile e comprensibile nemmeno l’attività ispettiva promossa dall’INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro). Ne consegue che fra i principali evasori sono da annoverare proprio le Istituzioni Pubbliche e gli Enti Locali.

Negli ultimi anni sono state varate norme che dovevano garantire una maggiore rispetto degli obblighi e una maggiore attenzione alla disabilità, ma nulla è dato sapere. In quali Enti sono stati nominati i disability manager? Come hanno operato? Cosa hanno innovato? Non si sa! Del resto, in assenza di norme chiare e di controlli sicuri, è probabile che non cambierà nulla; ma forse è quello che si vuole!

Anche in questo caso, tuttavia, come in tutto quello che riguarda il tema disabilità/lavoro, sorprende il silenzio generale. Oramai la protesta e il dissenso appartengono al singolo direttamente interessato e ai social; un rapido post, spesso anonimo, lanciato in una platea altrettanto anonima, dove rapidamente sparisce nell’inefficacia totale.

Nemmeno le organizzazioni sindacali, imprenditoriali e delle persone con disabilità, presenti nelle varie Commissioni e Comitati previsti dal sistema del Collocamento Disabili, sono riuscite a svolgere un controllo ed essere uno stimolo al rispetto delle leggi; del resto la loro presenza ha perso sempre più di significato e quindi di utilità.

Ora la Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dipartimento della Funzione Pubblica), del 24 giugno di quest’anno, che ha definito le Linee Guida, cerca di porre rimedio a questo stato di cose, prevedendo un responsabile degli inserimenti delle persone con disabilità (disability manager) per ogni Ente con più di duecento dipendenti, e un Comitato Unico di Garanzia per le Pari Opportunità, al fine di curare il benessere lavorativo dei dipendenti con disabilità, ed evitare ogni forma di discriminazione.

La medesima Direttiva prevede anche che «il Dipartimento della Funzione Pubblica ed il Ministero del Lavoro provvederanno ad attivare i monitoraggi annuali sugli obblighi previsti dalla 68/99».

Visto il pregresso è difficile essere ottimisti. Vedremo!

Marino Bottà,
Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco (marino.botta@umana.it).

Apertura straordinaria Centro Regionale Tiflotecnico - mese di dicembre 2019

Comunichiamo che il Centro Tiflotecnico del Consiglio Regionale U.I.C.I. della Lombardia, gestito attualmente dalla TIFCOM di Marco Gasparini, rimarrà aperto fino al 20 dicembre p.v. eccezionalmente tutti i giorni, da lunedì a venerdì, dalle 9:30 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:30.

Dal 23 dicembre il Centro sarà invece chiuso e riaprirà martedì 7 gennaio 2020 con i consueti orari di apertura.

Vi aspettiamo per gli acquisti natalizi! 🎄🎅

domenica 1 dicembre 2019

Disabili e tecnologia: come si realizza un videogioco inclusivo?

Disabili.com del 01.12.2019

Microsoft suggerisce i fondamentali per la creazione di videogiochi inclusivi. Tra questi l'inserimento dei sottotitoli, mapping del controller e scelta di livelli di difficoltà.

I videogiochi devono divertire tutti gli utenti. E se creare un ambiente virtuale di intrattenimento accessibile a tutte le persone non è tecnicamente semplice, è sicuramente fattibile.

Recentemente Xbox ha deciso di pubblicare una serie di linee guida sull'accessibilità, per gli sviluppatori. Tali consigli vengono assemblati in una sorta di manuale dove vengono trattati diversi elementi che concorrono alla fruizione da parte di persone con disabilità: dalla visualizzazione del testo, alla navigazione dell'interfaccia utente, all'input, indicando anche quale tipo di giocatore trarrà il massimo beneficio da questi standard, e fornendo al contempo esempi da seguire.

LE LINEE GUIDA DI MICROSOFT.

Già nel 2017 Microsoft ha rilasciato una serie di indicazioni per garantire l'accessibilità dei propri prodotti video ludici, esortando i programmatori di videogiochi alla creazione di un prodotto di intrattenimento digitale tenendo conto fin da subito della delle esigenze di tutti i potenziali utilizzatori, e scegliendo quindi strategie di accessibilità, oltre alla creatività.

Per capire se un videogioco è accessibile ad un giocatore con disabilità, ovviamente il miglior test rimane sempre la sessione di prova fatta dagli utenti in carne ed ossa: i gruppi di gamer con disabilità sono degli ottimi giudici a cui sottoporre domande e richieste di miglioramento. Tuttavia, Microsoft fornisce anche un esempio di processo di revisione dei contenuti, utile a valutare il grado di accessibilità del proprio gioco, e suggerendo i cambiamenti che possono essere apportati per migliorarla. Tra gli elementi da considerare per definire l'accessibilità di un videogioco:

1. Trascrizione della chat di gioco.
Se il gioco consente ai giocatori di comunicare usando voce e messaggi di testo, la funzionalità di sintesi vocale e il riconoscimento vocale dovrebbero essere disponibili come opzioni. Anche avere la possibilità di digitare un testo nella finestra chat e convertire i messaggi in voce, può essere una buona soluzione.

2. Sottotitoli.
Pensando ai giocatori con disabilità uditive, si può offrire l'opzione di sottotitoli leggibili in modo che il gioco possa essere seguito anche senza audio. I dialoghi, l'audio e gli effetti sonori potranno essere visualizzati come testo sullo schermo.

3. Mapping dei controller.
I gamer con disabilità molto spesso hanno controller personalizzati che sono creati in modo da supportare le loro disabilità. Conoscere le diverse forme di disabilità e i rispettivi controller da utilizzare permette di rendere più accessibile il gioco ad un numero maggiori di utenti. I giocatori potranno poi collegare i diversi controller personalizzati, configurarli autonomamente e riassociare i tasti in base alle necessità. Giocheranno in modo più conforme alle proprie esigenze, oltre che alle proprie preferenze.

4. Grafica e interfaccia utente per daltonici.
Nella progettazione di un gioco per utenti daltonici la scelta dei colori dovrebbe essere orientata al daltonismo per il verde o il rosso e non facendo affidamento sui colori per la comunicazione degli oggetti del gioco. La soluzione più plausibile, altrimenti, rimane quella di dare la possibilità al player di scegliere la componente cromatica in autonomia.

5. Scelta più ampia di livelli di difficoltà.
Poichè non tutti i giocatori hanno lo stesso livello di abilità o le stesse abilità cognitive, è utile che la progettazione offra una scelta più ampia di livelli di difficoltà e il giusto grado di sfida nel quale più gamer con disabilità possano cimentarsi.

6. Test per l'epilessia.
Uno dei problemi più ostici che si pongono tra la realizzazione finale del videogioco e la sua accessibilità è il rischio di epilessia negli utenti sensibili. La fotosensibilità può essere testata anche grazie ad un sistema automatico che verifica l'eventuale presenza di stimoli che possono suscitare un attacco di epilessia (qui il link).

C'è, infine, da tenere conto che ognuna di queste scelte tecniche, se da un lato sono necessarie per i gamer con disabilità, possono al contempo rivelarsi interessanti e utili anche per tutti gli altri i player.