domenica 13 dicembre 2020

Recovery, la richiesta dell'Unione ipovedenti al governo: "Destinare lo 0,1 per cento dei soldi alle persone con disabilità visiva"

La Repubblica del 13/12/2020

Cento euro "a persona" per sostenere con interventi mirati le persone con disabilità visiva, ovvero circa 2 milioni di cittadini ciechi assoluti e ipovedenti in Italia, "tra i più penalizzati durante l'emergenza sanitaria da Covid-19 e che continueranno ad esserlo nella fase di ripresa economica e sociale". È la proposta lanciata dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti che, nell'anno del suo Centenario, lancia un appello al Governo per destinare almeno lo 0,1 per cento dei 209 miliardi messi a disposizione per l'Italia con il Recovery Fund Europeo per interventi rivolti alle persone affette da disabilità visiva e alle loro famiglie.

"Una quota irrisoria di risorse, pari a poco più di 200 milioni di euro, ma che potrebbe fare una grande differenza: realizzare finalmente un Piano Nazionale a sostegno delle politiche per la disabilità visiva che il nostro Paese non ha mai messo in campo in una logica integrata e che possa imprimere una svolta profonda al settore. Un Piano di interventi straordinari che punti a collegare le diverse linee di azione a beneficio anche di altre tipologie di disabilità e che vada a beneficio dell'intera comunità nazionale in una prospettiva di interesse generale - spiegano dall'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - Una richiesta ragionevole e concreta con l'obiettivo di promuovere un intervento di carattere straordinario come straordinaria è la situazione di emergenza che stiamo attraversando. Per l'Uici gli ambiti prioritari sono riconducibili a cinque macrotemi: politiche di prevenzione della cecità, progetti per l'abilitazione e la riabilitazione delle persone cieche/ipovedenti, piani straordinari per l'accoglienza delle pluri-disabilità gravi, supporto alla inclusione scolastica e all'inserimento lavorativo di ciechi/ipovedenti, investimenti in nuove tecnologie accessibili per garantire le pari opportunità".

"È fondamentale un impegno del Governo affinché non si sprechi l'importante occasione che abbiamo di fronte - commenta il Presidente dell'Uici Mario Barbuto - per prevenire le disabilità visive e perseguire la piena integrazione nella società dei disabili visivi. Quello che chiediamo è un piccolo sforzo sul piano economico, rispetto al quale l'Uici è pronta a mettere a disposizione tutto il suo know how e la sua capacità progettuale, ma che potrebbe apportare benefici enormi ben oltre il nostro mondo. La disabilità visiva, complice la tendenza all'invecchiamento demografico, la mancanza di educazione visiva e prevenzione e la fruizione non controllata dei device tecnologici, è un fenomeno che negli anni futuri riguarderà fasce di popolazione sempre più ampie, come ci ricordano le organizzazioni scientifiche mondiali e nazionali. Per queste ragioni il momento dell'impegno è oggi".

L'Uici, dunque, presenterà nelle prossime settimane dei progetti specifici per ciascuno degli ambiti di investimento tratteggiati chiedendo alle istituzioni un impegno fattivo in linea con i principi cardine già individuati dal Governo a suo tempo in seno alle linee guida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza quali ad esempio "equità sociale", "salute", "istruzione e formazione" e "digitalizzazione e innovazione". (ansa)

sabato 12 dicembre 2020

Cosa succede se i genitori rinunciano all’insegnante di sostegno per il proprio figlio

Orizzontescuola del 12/12/2020

Sin da quando è stata istituita la figura dell’insegnante di sostegno nelle scuole (L. 517/77 scuola dell’obbligo, L 270/82 infanzia, C.M. 262/88 secondaria II grado), secondo quanto stabilito dalla L. 104/92, non sono state poche le interpretazioni sul suo ruolo.

A tal proposito, ricordiamo che la suddetta legge definisce quanto segue:

- "sono garantite attività di sostegno mediante l’assegnazione di insegnanti specializzati (comma 3)”;

- “Nella scuola secondaria di I e II grado sono garantite attività didattiche di sostegno…. (comma 5)”;

- “Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti. Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità nelle classi in cui operano (comma 6)”.

Chi ha diritto all’insegnante di sostegno

La legge 104/1992 stabilisce che:

È persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

A tali alunni, riconosciuti in “stato di handicap” o “stato di handicap in situazione di gravità” viene assegnato l’insegnante di sostegno.

L’iter da seguire è quella di presentare un’istanza per l’accertamento della disabilità all’Inps, sarà infatti l’ASL competente, a redigere Il profilo di funzionamento (comprendente la diagnosi funzionale e il profilo dinamico funzionale), al fine di riconoscere, la minoranza fisica, psichica o sensoriale stabile e progressiva, e quindi la difficoltà del disabile nell’apprendimento, nelle relazioni sociali e nella sua integrazione.

Cosa succede se i genitori rinunciano all’insegnante di sostegno

La normativa italiana è quindi a difesa e tutela degli alunni con disabilità, sta di fatto che sebbene l’insegnante di sostegno sia determinante come presenza nel processo di inclusione e formativo dell’alunno con handicap, può capitare che ci siano dei genitori che rifiutino la sua presenza. Infatti non esiste obbligatorietà in quanto l’insegnante di sostegno è un diritto della famiglia ma non un obbligo. Quindi se la famiglia desidera che suo figlio sospenda o rinunci al sostegno, può farlo in qualsiasi momento e la scuola non può impedirlo. I genitori dovranno solo comunicarlo alla scuola e all’Ufficio scolastico di appartenenza.

La rinuncia all’insegnante di sostegno non significa perdere i benefici della 104, infatti l’alunno disabile continuerà ad usufruire dei suoi diritti come ad esempio la formulazione del PEI e sarà il Consiglio di classe a valutarne le sue capacità e l’acquisizione degli obiettivi.

Diversa è poi la rinuncia ai benefici della 104, in questo caso l’alunno con disabilità sarà valutato alla stessa stregua dei suoi compagni.

Ricordiamo che l’Ordinanza Ministeriale del 21 maggio 2001, N°90, all’art.15, comma 5, stabilisce quanto segue:

“Qualora un Consiglio di classe intenda adottare la valutazione differenziata di cui sopra, deve darne immediata notizia alla famiglia fissandole un termine per manifestare un formale assenso, in mancanza del quale la modalità valutativa proposta si intende accettata. In caso di diniego espresso, l’alunno non può essere considerato in situazione di handicap ai soli fini della valutazione, che viene effettuata ai sensi dei precedenti artt. 12 e 13”.

I genitori quindi possono rinunciare ad una valutazione differenziata per il figlio ma devono essere a conoscenza del fatto che il mancato riconoscimento dell’alunno in stato di handicap, potrebbe comportare anche la bocciatura.

di Linda Tramontano

venerdì 11 dicembre 2020

Dalla Sede Centrale UICI: Messa di Santa Lucia, Domenica 13 dicembre ore 10:00

Siamo già a Dicembre e presto il Natale arriverà nelle nostre case a scaldare il cuore di ognuno.

Ma prima del Natale, un’altra ricorrenza merita di essere onorata da noi in modo speciale: la festa di Santa Lucia.

Per l’occasione, siete tutti invitati, grandi e piccini, amici e familiari, a partecipare all’edizione speciale on line della solenne Messa che sarà celebrata e condivisa su piattaforma Zoom domenica 13 dicembre 2020 alle ore 10.00.

Siete tutti pregati di collegarvi alle 9.45 per consentire una migliore organizzazione.

Durante la celebrazione, chi lo vorrà, potrà lasciare il microfono aperto per poter partecipare alla funzione religiosa in modo attivo.

Vivremo tutti insieme un altro bel momento di unità e condivisione, con la speranza che le tecnologie ci siano ancora amiche.

Per informazioni dettagliate sulle modalità di partecipazione, si prega di fare riferimento al comunicato della Sede Centrale UICI n. 182/2020, raggiungibile al seguente url:

http://www.uiciechi.it/documentazione/circolari/TestoCirc.asp?id=6235

Una vera “Unione Europea della Salute” dovrà includere le persone con disabilità

Superando del 11/12/2020

«Tutte le persone con disabilità dovrebbero avere diritto alla salute nell’Unione Europea, ma come ha dimostrato la pandemia, non è ancora così»: lo ha scritto Yannis Vardakastanis, Presidente del Forum Europeo sulla Disabilità, in una lettera aperta inviata alla Commissaria Europea Stella Kyriakides, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani. «L’“Unione della Salute” che si vuole creare basandosi sugli insegnamenti del Covid-19 – ha aggiunto Vardakastanis – dovrà garantire un’assistenza sanitaria di qualità per tutte le persone con tutti i tipi di disabilità».

«Tutte le persone con disabilità dovrebbero avere diritto alla salute nell’Unione Europea, ma come ha dimostrato la risposta alla pandemia da Covid-19, non è ancora così»: lo ha scritto Yannis Vardakastanis, Presidente dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità, in una lettera aperta inviata a Stella Kyriakides (Kyrikiadou), Commissaria Europea per la Salute e la Sicurezza Alimentare, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani di ieri, 10 dicembre, invitandola «a garantire che le persone con disabilità siano pienamente incluse nel suo lavoro di Commissaria per la Salute e la Sicurezza Alimentare, in quanto l’Unione Europea e gli Stati che ne sono membri si sono impegnati a farlo quando hanno ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».

«Durante la pandemia – ha sottolineato invece Vardakastanis – sono balzate in piena evidenza le tante barriere significative affrontate da oltre cento milioni di persone con disabilità nell’Unione Europea, dalla discriminazione nell’accesso alle cure salvavita per il Covid-19, all’inaccessibilità delle informazioni sulla salute pubblica e sulla fornitura di assistenza sanitaria; dal mancato accesso ai dispositivi di protezione individuale per le persone con disabilità e per coloro che le supportano, all’esclusione delle stesse persone con disabilità dai test per il coronavirus, dall’ospedalizzazione e dalle strategie vaccinali, fino alla loro esclusione dai dati raccolti sulla pandemia».

«Il tutto – ha ricordato ancora il Presidente dell’EDF – senza contare i vari problemi già preesistenti alla pandemia, e da quest’ultima aggravate, come l’accesso limitato ai servizi di salute sessuale e riproduttiva da parte di donne con disabilità, nonché il trattamento e l’inserimento forzato nei reparti di psichiatria, che colpisce soprattutto le persone con disabilità psicosociali o intellettive e quelle con disturbi dello spettro autistico».

A proposito di quest’ultimo tema, Vardakastanis ha riaffermato con forza nella sua lettera che «per il diritto alla salute delle persone con disabilità, è fondamentale il consenso libero e informato alle cure. Qualsiasi forma di trattamento forzato o coercitivo, infatti, è una violazione dei diritti umani, come sancito dalla Convenzione ONU e come riconosciuto da numerosi responsabili di mandati speciali delle Nazioni Unite. In tal senso, la nostra organizzazione è stata attiva nella campagna contro il progetto di Protocollo Aggiuntivo alla Convenzione di Oviedo [Convenzione sui Diritti Umani e la Biomedicina, N.d.R.] del Consiglio d’Europa, che consentirebbe in modo più ampio questi tipi di trattamento [di tale questione si legga già ampiamente anche sulle nostre pagine, N.d.R.]. Alla luce, dunque, del Covid-19, diventa imperativo che le persone con disabilità abbiano il diritto al consenso libero e informato al trattamento protetto: isolamento forzato, contenzione forzata e farmaci forzati non devono essere usati o intensificati durante questa crisi sanitaria».

Il Presidente dell’EDF si è quindi riferito al monitoraggio sull’Unione Europea, e alle conseguenti raccomandazioni sul diritto alla salute, prodotte nel 2015 dal Comitato ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, l’organismo preposto a tale compito. Il Comitato, infatti, aveva invitato l’Unione «a vietare esplicitamente la discriminazione fondata sulla disabilità nel campo dell’assistenza sanitaria e ad adottare misure per garantire l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità per tutte le persone con tutti i tipi di disabilità».

Sempre il Comitato aveva anche raccomandato che l’Unione valutasse «l’impatto della Direttiva 2011/24/UE del Parlamento e del Consiglio Europeo sui diritti dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera per quanto riguarda le lacune nell’accesso per le persone con disabilità, comprese informazioni accessibili, sistemazioni ragionevoli e formazione di professionisti».

«L’imminente Strategia Europea sulla disabilità [Agenda Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità 2020-2030, N.d.R.] – ha concluso Vardakastanis – è un’importante opportunità per affrontare le varie questioni relative al diritto alla salute delle persone con disabilità sollevate in questa nostra lettera. Infatti, poiché l’Unione Europea mira a basarsi sugli insegnamenti del Covid-19 per creare un’“Unione della Salute”, chiediamo un incontro diretto, per discutere di come garantire che essa possa svolgere il proprio ruolo nel creare appunto un’Unione Sanitaria Inclusiva». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@edf-feph.org.

giovedì 10 dicembre 2020

Alunni con disabilità: il 23% non ha fatto didattica a distanza

Vita del 10/12/2020

L'Istat pubblica il report sull'inclusione scolastica dei quasi 300mila alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane, pari al 3,5% degli iscritti. E gli insegnanti di sostegno senza specializzazione salgono al 37%.

Era il gennaio 2019 quando per la prima volta l’Istat scrisse nero su bianco un numero che – a spanne - tutte le famiglie di alunni con disabilità sapevano: più di un insegnante di sostegno su tre, in Italia, è in classe e svolge il suo lavoro senza avere la specializzazione per farlo. «Il 36% degli insegnanti per il sostegno viene selezionato dalle liste curriculari poiché la graduatoria degli insegnanti specializzati per il sostegno non è sufficiente a soddisfare la domanda», scrisse il report “L’inclusione scolastica: accessibilità, qualità dell’offerta e caratteristiche degli alunni con sostegno”, relativo all’anno scolastico 2017/18, il primo che estendeva il campo di osservazione anche alla scuola dell’infanzia e alla scuola secondaria di secondo grado, fornendo un quadro su tutte le scuole del territorio italiano. E oggi, nel monitoraggio sull’anno scolastico 2019/20, quella percentuale è salita al 37%: al Nord gli insegnanti curricolari che svolgono attività di sostegno sono il 47%, quasi uno su due, mentre al Sud i non specializzati si fermano al 24%.

Ora l’Istat quantifica un altro fenomeno che chi è sul campo – le famiglie in primis – conosce e denuncia da mesi: nel primo lockdown, fra aprile e giugno, un alunno con disabilità su quattro non ha partecipato alla didattica a distanza. Per l’esattezza il 23%, dice l’Istat, pari a circa 70mila ragazzi. Per avere un termine di confronto, fra gli altri studenti, gli altri studenti che non hanno partecipato alla Dad sono stati invece l'8% degli iscritti. Nel Mezzogiorno addirittura la quota di studenti con disabilità spariti dai radar della didattica nel primo lockdown sono stati il 29%. Già in aprile una ricerca condotta dall’Università di Bolzano, l’Università LUMSA, l’Università di Trento e Fondazione Agnelli diceva che «un alunno con disabilità su tre è di fatto escluso dalla Didattica a Distanza: o perché si è rivelata inefficace (26,2%) o perché la DaD non era nemmeno ipotizzabile (10,3%)».

«I motivi che hanno reso difficile la partecipazione degli alunni con disabilità alla Didattica a distanza sono diversi; tra i più frequenti sono da segnalare la gravità della patologia (27%), la mancanza di collaborazione dei familiari (20%) e il disagio socio-economico (17%). Per una quota meno consistente ma non trascurabile di ragazzi, il motivo dell’esclusione è dovuto alla difficoltà nell’adattare il Piano educativo per l’inclusione (PEI) alla Didattica a distanza (6%), alla mancanza di strumenti tecnologici (6%) e, per una parte residuale, alla mancanza di ausili didattici specifici (3%). Le difficoltà di carattere tecnico e organizzativo, unite alla carenza di strumenti e di supporto adeguati e alle difficoltà d’interazione, hanno reso quindi la partecipazione alla DAD più difficile per i ragazzi con disabilità, soprattutto in presenza di gravi patologie, o se appartenenti a contesti con un elevato disagio socio-economico. Tali complessità hanno ostacolato o interrotto del tutto il percorso didattico intrapreso da molti docenti, impedendo il conseguimento di uno degli obiettivi che una scuola inclusiva si pone ancor prima dell’apprendimento: quello della socializzazione», scrive il report Istat.

Gli assistenti all’autonomia nelle scuole sono 57mila: operatori specializzati, finanziati dagli enti locali, spesso sono quelli che fanno la differenza nell’orchestrare tutto e migliorare la qualità dell’offerta formativa. La media nazionale vede il rapporto alunno/assistente paria a 4,6 ma in Campania e Molise si arriva a 14 e 11 alunni con disabilità per ogni assistente contro Trento, Lombardia e Marche dove un assistente segue 3,1 alunni.

Per quanto riguarda l’accessibilità delle scuole, nelle varie declinazioni, solo una scuola su tre è accessibile per gli alunni con disabilità motoria. Ancora peggio per gli alunni con disabilità sensoriali: in Italia appena il 2% delle scuole dispone di tutti gli ausili senso-percettivi destinati a favorire il loro l’orientamento all’interno del plesso e solo il 18% delle scuole dispone di almeno un ausilio.

La nuova Agenda Europea sulla disabilità, la pandemia e i vaccini

Superando del 10/12/2020

«L’Agenda Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità 2020-2030 non potrà non considerare gli effetti della pandemia. Quanto accaduto quest’anno, infatti, ha acuito i limiti di politiche, comportamenti collettivi e individuali, “mordendo” specie le persone con disabilità che vivono nelle strutture segreganti. Bisogna tenere conto di tutto ciò, partendo da un accesso prioritario alle vaccinazioni per le persone con disabilità»: lo si è detto durante la conferenza stampa promossa dal CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), per la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità

«La nuova Strategia Europea non potrà non considerare gli effetti della pandemia. Quanto accaduto quest’anno, infatti, ha acuito i limiti di politiche, comportamenti collettivi e individuali, “mordendo” soprattutto le persone con disabilità che vivono nelle strutture segreganti. È certamente il caso che la nuova Strategia tenga conto di tutto ciò, a partire dai piani vaccinali»: lo ha dichiarato Pietro Barbieri, presidente del Gruppo di Studio sui Diritti delle Persone con Disabilità nel CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo), durante la conferenza stampa online promossa in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità dallo stesso CESE, fondamentale organo consultivo della Commissione Europea (si legga sulle nostre pagine anche la presentazione dell’incontro).

La “Strategia Europea” cui fa riferimento Barbieri si chiamerà in realtà Agenda Europea sui Diritti delle Persone con Disabilità 2020-2030 (European Disability Rights Agenda), come avevamo spiegato qualche tempo fa, verrà definita nei prossimi mesi dall’Unione Europea e resa pubblica nel 2021.

Su di essa, la richiesta unanime è stata quella di attivare in ogni Direzione Generale della Commissione e del Consiglio Europeo un Focal Point, ovvero una struttura di coordinamento, che determini la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni àmbito della vita, scongiurando per il futuro il ritorno alla segregazione e all’abbandono. «Solo questo – si è dichiarato – potrà essere il vero asse portante di un’efficiente politica europea, concretamente percepita dai cittadini e dalle cittadine con disabilità».

In generale, tutti i partecipanti alla conferenza stampa, da Barbieri a Sinéad Burke, avvocato irlandese, direttore di Tilting the Lens, organizzazione che lavora per accelerare il cambiamento nella percezione e nel trattamento delle persone con disabilità in àmbito soprattutto di istruzione e design; da Yannis Vardakastanis, presidente dell’EDF, il Forum Europeo sulla Disabilità a Krzysztof Pater, membro del CESE e relatore del rapporto La realtà del diritto di voto delle persone con disabilità alle Elezioni del Parlamento Europeo (se ne legga ampiamente anche sulle nostre pagine), hanno denunciato come «il contesto della pandemia abbia reso i diritti delle persone fragili ancora più intangibili, provocando sofferenze e decessi specie nelle residenze protette».

Ricordando inoltre che in Europa sono tuttora circa un milione le persone con disabilità che vivono in strutture segreganti, si è convenuto sull’urgenza di «scongiurare la deriva di ghettizzazione e abbandono che si sta diffondendo nuovamente in Europa a causa del Covid».

Dal canto suo, Vardakastanis ha innanzitutto sottolineato l’azione svolta già a fine ottobre dal Forum Europeo sulla Disabilità, consistente in una lettera aperta inviata a tutte le Istituzioni continentali, chiedendo in primo luogo «di includere le persone con disabilità e le organizzazioni che le rappresentano nella pianificazione delle strategie di vaccinazione», fornendo loro, così come alla loro rete di sostegno «un accesso prioritario a vaccinazioni sicure, affidabili e gratuite, quando saranno disponibili».

Nel ribadire tale richiesta, il Presidente dell’EDF ha anche sottolineato che al momento, purtroppo, «in nessun Paese dell’Unione, né in alcuna sede istituzionale comunitaria è stato presentato un protocollo dove si sottoscriva che le persone con disabilità debbano avere la priorità ad accedere ai vaccini».

Su tale tema va segnalata tra l’altro, a livello nazionale, la recente istanza delle Federazioni FISH e FAND, che in un messaggio diretto al Ministro della Salute Speranza, hanno chiesto «garanzie per l’accesso prioritario ai vaccini da parte delle persone con disabilità e di persone con quadri clinici di particolare rischio».

Forte preoccupazione, infine, è stata espressa rispetto al tema del lavoro, evidenziando il dato che i primi licenziamenti causati dalla pandemia sono stati proprio a discapito delle persone con disabilità, nonché di donne caregiver, che si occupano costantemente di persone con disabilità, figli e anziani. (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: press@eesc.europa.eu.

Le cose che contano davvero

Lucemagazine del 10/12/2020

 Per una tradizione ormai consolidata, nella ricorrenza di Santa Lucia i ciechi e gli ipovedenti di tutto il Paese si predispongono a vivere una giornata di festa. Così anche noi dell’Istituto dei Ciechi di Milano questo 13 dicembre avremmo desiderato celebrare con la consueta gioia ed entusiasmo la 62esima Giornata Nazionale del Cieco, immaginando una Sala Barozzi gremita di partecipanti, insieme agli amici dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Milano. Le circostanze attuali naturalmente ci impediscono di farlo e, come sempre accade quando vengono a mancare le cose che diamo per scontate, l’ interruzione spinge a ripensare ai motivi che ci hanno reso cara questa ricorrenza.

La festa di Santa Lucia è innanzitutto un appuntamento istituzionale dove poter esprimere gratitudine a chi si è particolarmente impegnato per il bene di chi non vede, attraverso il solenne conferimento delle onorificenze da parte dell’Istituto e dell’UICI milanese. Amiamo la festa di Santa Lucia perché rafforza il dialogo con la città, sottolineato dalla partecipazione dei più alti rappresentanti delle istituzioni civili, religiose e militari. Questo è infatti un momento di riflessione in cui si può fare il bilancio di quanto si è compiuto e quanto ancora c’è da compiere per migliorare la vita delle persone con disabilità visiva, dove chi ha a cuore i temi della solidarietà e dell’aiuto ai più fragili può riconoscersi e sentirsi parte di quella storia che dà linfa al grande cuore ambrosiano, senza il quale l’Istituto e un’infinità di altre realtà non esisterebbero.

Queste le principali motivazioni che rendono per noi viva e attuale questa ricorrenza nazionale, ideata e voluta più di 60 anni fa da Aurelio Nicolodi, il fondatore dell’Unione Italiana dei Ciechi che, precorrendo i tempi, voleva sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi e sulle difficoltà delle persone cieche.

La festa di Santa Lucia quest’anno sarebbe stata ancora più sentita, in quanto felice conclusione delle tante iniziative organizzate per celebrare il 180° anniversario di Fondazione dell’Istituto dei Ciechi di Milano e il centenario della nascita dell’UICI, tra le quali l’attesissimo concerto organizzato al Teatro alla Scala con la Budapest Festival Orchestra.

Gli eccezionali eventi del 2020 legati alla pandemia hanno stravolto tutto, costringendoci ad annullare tutti questi eventi. C’è delusione, certo. Ma la portata storica di questi cambiamenti e il dolore sofferto da tante persone ci aiutano a mettere nella giusta prospettiva le rinunce a cui siamo stati obbligati, facendoci vedere meglio le cose che davvero contano.

Più che rammaricarci delle mancate celebrazioni, dunque, come Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano Onlus preferiamo sentirci orgogliosi di quanto siamo riusciti a fare, affrontando le novità organizzative del lavoro a distanza (cambiamento non scontato per chi non vede) e le non poche incertezze economiche.

Anche durante i lockdown abbiamo scelto di mantenere attivi i servizi di sostegno allo studio per i 400 studenti con disabilità visiva che abbiamo in carico, così come è continuata la produzione di ausili didattici tattili e delle trascrizioni di libri in Braille e a caratteri ingranditi per le scuole.

I corsi di formazione professionale per giovani non vedenti e ipovedenti finanziati dalla Regione Lombardia sono proseguiti online, con il supporto dei nostri docenti a distanza e con il coinvolgimento di importanti aziende del nostro territorio.

La mostra Dialogo nel Buio, chiusa da marzo in ottemperanza alle normative, ha continuato a vivere sui social e sulle piattaforme di webinar, portando il suo straordinario messaggio di solidarietà e crescita culturale a scuole, aziende e affezionati visitatori. Infine, la RSA Casa Famiglia ha proseguito a operare adottando i più sicuri protocolli sanitari per garantire la salute e il benessere psicologico degli ospiti.

Forti di questi risultati, desideriamo dunque mantenere il nostro impegno a tutela delle persone con disabilità visiva anche nei mesi a venire, convinti che in un momento di così grande difficoltà, soprattutto per i più fragili, sia un dovere etico lavorare per creare le condizioni di una società inclusiva, aperta e accessibile.

Con questo spirito l’anno prossimo saremo impegnati con l’apertura del nuovo Centro Diurno Disabili, in via di realizzazione presso la nostra sede di Via Vivaio: un centro di eccellenza con spazi pensati e strutturati sulle esigenze di ragazze e ragazzi ciechi con disabilità aggiuntive, che potranno sentirsi a casa ed essere accolti con professionalità e amore. Un sogno che coltiviamo da tempo e che sta per diventare realtà.

Marco Rolando