venerdì 1 luglio 2022

Retina artificiale liquida - Eccellenza made in Italy

L’Arena del 01/07/2022

Si tratta di un modello artificiale di seconda generazione in grado di sostituire i recettori danneggiati a causa della retinite pigmentosa.

Un team di ricerca tutto made in Italy di cui fa parte la dottoressa Grazia Pertile, direttore dell'Oculistica dell'IRCCS di Negrar. L'ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, l'Istituto italiano di Tecnologia di Milano e l'ospedale Policlinico San Martino di Genova hanno testato con successo il prototipo di retina liquida negli stadi avanzati di retinite pigmentosa in cui attualmente è consentito l'intervento chirurgico di protesi retinica.

Il buon esito della sperimentazione, pubblicato su Nature Communications, rappresenta un ulteriore avvicinamento alla fattibilità di futuri studi clinici sull'uomo. Il gruppo formato da ricercatori e ricercatrici del Center for Synaptic Neuroscience and Technology dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova diretto dal professor Fabio Benfenati presso l'IRCCS ospedale policlinico San Martino di Genova e del Center for Nano Science and Technology dell'IIT di Milano, diretto dal professor. Guglielmo Lanzani, in collaborazione con la Clinica Oculistica del Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, diretta dalla dottoressa Grazia Pertile, ha dimostrato l'efficacia del modello di retina artificiale liquida presentato dallo stesso team nel 2020 (Nature Nanotechnology 2020, anche negli stadi più avanzati e irreversibili della degenerazione retinica dovuta alla retinite pigmentosa, patologia genetica che può portare alla cecità.

Poiché è proprio nella fase avanzata che i pazienti affetti da questa malattia - oltre 5 milioni nel mondo - vengono sottoposti ad interventi di chirurgia protesica, questo risultato getta solide basi per i passaggi successivi mirati a condurre i primi test sugli esseri umani, stimati intorno al 2025-2026.La retina liquida è un modello di retina artificiale di «seconda generazione», biocompatibile, ad alta risoluzione ed è costituita da una componente acquosa in cui sono sospese nanoparticelle polimeriche fotoattive realizzate ad hoc nei laboratori IIT, delle dimensioni di circa 1/100 del diametro di un capello, che prendono il posto dei fotorecettori danneggiati. Rispetto ad altri approcci già esistenti, la nuova natura liquida della protesi assicura interventi più brevi e meno traumatici che consistono in micro-iniezioni delle nanoparticelle direttamente sotto la retina, dove queste restano intrappolate prendendo il posto dei fotorecettori degenerati, oltre a una maggior efficacia.

Lo studio, soprannominato Nanosparks, letteralmente «nanoscintille», ha potuto contare sul supporto della Fondazione 13 Marzo, Fondazione Cariplo e di finanziamenti europei. I test di tipo preclinico sono stati condotti su modelli sperimentali riportanti pari condizioni dell'essere umano nelle fasi più avanzate della retinite pigmentosa, condizioni più critiche rispetto agli stadi in cui erano stati effettuati dallo stesso team gli studi negli anni passati. In questi casi, la retina oltre ad essere completamente priva di fotorecettori presenta anche significative alterazioni dei neuroni che convogliano il segnale al nervo ottico.

Nei modelli preclinici sperimentali la parte del cervello addetta alla visione (corteccia visiva) è completamente silente, mentre in seguito all'iniezione delle nanoparticelle polimeriche fotoattive «made in Italy» si registrano nuovi segnali fisiologici, la corteccia visiva si riattiva e tornano a formarsi memorie visive. Risultati che dimostrano come l'approccio basato sulla retina artificiale biocompatibile e ad alta risoluzione sia vincente.

Lo sviluppo del concetto di retina artificiale liquida è affidato a Novavido srl, la startup nata nel 2021, che si occupa di implementare e standardizzare la produzione delle nanoparticelle per avvicinarsi ai primi test su pazienti di retinite pigmentosa «Avere dimostrato», afferma la dottoressa Pertile, «che le nanoparticelle fotovoltaiche rimangono efficaci in stadi di avanzata degenerazione della retina non solo completamente priva di fotorecettori, ma anche "destrutturata" a causa delle profonde modificazioni dei circuiti retinici residui, apre la porta all'applicazione di questa strategia alle patologie umane».

«Il nostro recente studio», aggiunge Simona Francia, ricercatrice IIT nel gruppo del professor Benfenati e prima autrice del lavoro, «è un'ulteriore importante tappa verso la terapia di patologie come la Retinite pigmentosa e la degenerazione maculare legata all'età. Non solo queste nanoparticelle si distribuiscono ad ampie aree retiniche permettendo di guadagnare un ampio campo visivo, ma in virtù delle loro piccole dimensioni sono in grado di assicurare un recupero dell'acuità visiva».

«Le nanoparticelle polimeriche», conclude Guglielmo Lanzani, direttore del centro IIT di Milano, «250 volte più piccole dello spessore di un capello agiscono come microcelle fotovoltaiche, convertendo la luce in un segnale elettrico e non determinano nessuna reazione negativa nel tessuto essendo costituite da polimeri del carbonio, come le nostre proteine e i nostri acidi nucleici. L'avere ridotto la protesi retinica a una sospensione di nanoparticelle, riduce l'intervento di impianto della protesi a una semplice iniezione molto meno invasiva».

giovedì 30 giugno 2022

Retina artificiale liquida restituisce la vista alle cavie. Un modello sperimentale

Salute del 30/06/2022

La retina artificiale liquida funziona anche quando la vista è totalmente compromessa dalla retinite pigmentosa, patologia che molto frequentemente conduce alla cecità e che colpisce oltre cinque milioni di persone nel mondo. La sperimentazione, condotta su modelli sperimentali (ratti da laboratorio), ha dato esiti soddisfacenti che avvicinano dunque la fase di studi clinici sull'uomo, possibile forse già fra tre anni.

Si tratta dello stesso team che, nel 2020, ha annunciato i primi successi nella sperimentazione di nanoparticelle polimeriche da iniettare nello strato dove ci sono i recettori della retina, quelli che trasformano la luce in segnale elettrico che viene poi inviato al cervello. Due anni fa, i risultati riguardavano cavie con una parziale compromissione della retina.

Lo studio

Nell'ultimo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communitations, i ricercatori dimostrano come la soluzione sia efficace anche per le fasi più avanzate della malattia in cui non solo "la retina è completamente priva di fotorecettori, ma anche i circuiti nervosi retinici risparmiati dalla degenerazione si alterano profondamente, non ricevendo cronicamente più alcun segnale dai fotorecettori (rimodellamento della retina)" si legge nel comunicato che annuncia la pubblicazione.

Particelle che facilitano il recupero della vista

"Il nostro recente studio è un'ulteriore importante tappa verso la terapia di patologie come la Retinite pigmentosa e la degenerazione maculare legata all'età - afferma Simona Francia, ricercatrice Iit nel gruppo del professor Fabio Benfenati e prima autrice del lavoro - . Non solo queste nanoparticelle si distribuiscono ad ampie aree retiniche permettendo di guadagnare un ampio campo visivo, ma in virtù delle loro piccole dimensioni sono in grado di assicurare un recupero dell'acuità visiva".

Nei modelli pre-clinici, sottolineano, la corteccia visiva è "silente", mentre con l'iniezione delle particelle fotoattive progettate all'Iit, "si registrano nuovi segnali fisiologici, la corteccia visiva si riattiva, riacquisisce acuità e tornano a formarsi memorie visive". L'efficacia è stata dimostrata sia con test sulla risposta "elettrica" della corteccia visiva agli stimoli luminosi, sia con test comportamentali. Risultato: i ratti ciechi sono tornati a vedere.

La sperimentazione

La sperimentazione è stata portata avanti dal Center for Synaptic neuroscience and technology dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova diretto dal professor Fabio Benfenati all'Irccs, Ospedale Policlinico San Martino di Genova e dal Center for nano science and technology dell'Iit di Milano, diretto dal professor Guglielmo Lanzani, in collaborazione con la Clinica oculistica dell'Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, diretta dalla dotoressa Grazia Pertile.

"Avere dimostrato - afferma Pertile - che le nanoparticelle fotovoltaiche rimangono efficaci in stadi di avanzata degenerazione della retina non solo completamente priva di fotorecettori, ma anche "destrutturata" a causa delle profonde modificazioni dei circuiti retinici residui, uno scenario che mima fedelmente la situazione dei pazienti candidati a un intervento di protesi retinica, apre la porta all'applicazione di questa strategia alle patologie umane".

I progressi

Un altro aspetto importante sottolineato dai ricercatori riguarda proprio le condizioni particolari della sperimentazione, definite pari a quelle dell'essere umano. Si tratta della fase più critica della retinite pigmentosa, che affligge cinque milioni e mezzo di persone nel mondo, l'unica per la quale i pazienti possono essere sottoposti all'impianto di una protesi.

Le protesi retiniche impiantate in passato prevedevano, oltre all'installazione di una retina artificiale per sostituire il lavoro dei recettori ormai fuori uso, anche il supporto di una camera sull'occhiale che trasmette il segnale visivo a un mini computer esterno, da portare con sé, il quale lo invia alla retina artificiale. Un sistema che può restituire in parte la vista ma che risulta ancora poco pratico.

Le nanoparticelle

Con la retina liquida basterebbe un'iniezione della soluzione nella quale i polimeri, biocompatibili perché ottenuti con usando molecole di carbonio, si sostituiscono ai recettori nel trasformare la luce raccolta dagli occhi in segnale elettrico. Lo sviluppo della retina artificiale liquida è affidato a una startup spinoff dell'Iit, Novavido srl, nata nel 2021 proprio per arrivare ai trial clinici, che potrebbero essere condotti già nel 2025-2026. "Le nanoparticelle polimeriche - aggiunge Guglielmo Lanzani, Direttore del centro IIT di Milano - 250 volte più piccole dello spessore di un capello agiscono come microcelle fotovoltaiche, convertendo la luce in un segnale elettrico e non determinano nessuna reazione negativa nel tessuto essendo costituite da polimeri del carbonio, come le nostre proteine e i nostri acidi nucleici. L'avere ridotto la protesi retinica a una sospensione di nanoparticelle, riduce l'intervento di impianto della protesi a una semplice iniezione molto meno invasiva".

di Matteo Marini

Lega del Filo D’Oro: «Ecco cosa manca ancora per garantire i diritti delle persone sordocieche»

Io Donna Blog del 30/06/2022

La maggior parte delle persone sordocieche non viene riconosciuta come tale a causa di una legge che va urgentemente aggiornata. L'appello della Lega del Filo d'Oro e dell'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.

I diritti delle persone sordocieche sono ancora molto lontani da un riconoscimento dignitoso e giusto. Ecco perché, in occasione della V Giornata Nazionale che si celebra il 27 giugno, la Lega del Filo d’Oro e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti invitano tutti a una riflessione urgente sulla Legge 107/2010 “Misure per il riconoscimento dei diritti alle persone sordocieche”. Ancora oggi, infatti, ci sono alcune incongruenze nel testo di legge che impediscono a un numero notevole di sordociechi di essere riconosciuti tali.

Che cosa vuol dire essere persone sordocieche

Attualmente, In Italia, una persona si può definire sordocieca se oltre alla minorazione visiva – che può essere insorta durante tutto l’arco della vita – si aggiunge anche una disabilità uditiva purché la minorazione sia congenita o, se acquisita, insorga durante l’età evolutiva e sia tale da aver compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato. Non sono quindi considerate sordocieche le persone che, pur non vedenti, siano diventate sorde dopo il dodicesimo anno di età, o coloro che, nati senza alcuna minorazione sensoriale, siano stati colpiti da sordocecità in età successiva ai dodici anni.

Per la Lega del Filo d’Oro e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti è dunque necessario e urgente rendere la legislazione vigente più attuale e porre rimedio a questo limbo normativo.

Anche il Ministro per la Disabilità Erika Stefani ha dichiarato: «L’attenzione a queste particolari situazioni è massima e deve essere quotidiana, non soltanto in occasione della giornata odierna. Bisogna lavorare al fine di modernizzare i sistemi di tutela e di assistenza, affinché questi siano sempre più inclusivi e riescano a raggiungere tutti i cittadini che ne hanno diritto, risanando così le criticità conosciute e aggiungendo nuovi diritti a quelli già esistenti».

Quasi 190 mila persone sordocieche solo in Italia

Secondo lo studio ISTAT commissionato dalla Lega del Filo d’Oro nel 2016 sulla popolazione di persone con disabilità sensoriali e plurime in condizioni di gravità, in Italia le persone con problematiche legate sia alla vista che all’udito sono circa 189 mila. Di queste, circa 108 mila sono di fatto confinate in casa, perché non in grado di provvedere autonomamente a sé stesse a causa della comorbilità di altre forme di disabilità.

Il Parlamento europeo e la dichiarazione sui diritti delle persone sordocieche

Con l’approvazione della Dichiarazione sui diritti delle persone sordocieche (1° aprile 2004), il Parlamento europeo ha riconosciuto la sordocecità quale disabilità distinta, invitando gli Stati membri a riconoscere la specificità di questa disabilità complessa e a garantire alle persone che ne sono colpite i diritti e le tutele normative che ne conseguono. Queste raccomandazioni hanno trovato attuazione nel nostro Paese grazie alla Legge 107/2010 “Misure per il riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche”, che riconosce la sordocecità come disabilità specifica unica (in precedenza si riferiva alla sommatoria delle due minorazioni).

Che cosa manca alla legge

La Legge 107/2010 rappresenta solo un primo passo per il riconoscimento dei diritti delle persone con sordocecità. Sono infatti ancora molte le incongruenze del quadro normativo che lo rendono inefficace nella tutela giuridica che includa tutte le persone con disabilità aggiuntive. Basti pensare che in Italia una persona si può definire sordocieca se oltre alla minorazione visiva – che può essere insorta durante tutto l’arco della vita – si aggiunge anche una disabilità uditiva purché la minorazione sia congenita. O, se acquisita, che insorga durante l’età evolutiva e sia tale da aver compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato.

Chi resta escluso dal diritto

Non sono quindi considerate sordocieche le persone che, pur non vedenti, siano diventate sorde dopo il dodicesimo anno di età, o coloro che, nati senza alcuna minorazione sensoriale, siano stati colpiti da sordocecità in età successiva ai dodici anni. Questo di fatto esclude un numero consistente di persone sordocieche. Secondo l’ISTAT, infatti, buona parte delle persone con problemi legati alla vista e all’udito riscontra tali minorazioni in età avanzata.

«Per garantire una maggiore inclusione e il pieno riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche è essenziale fare chiarezza sull’applicazione della legge n.107 e promuovere un coordinamento efficace fra il livello centrale e le regioni per superare le discrasie operative», dichiara Rossano Bartoli, Presidente della Fondazione Lega del Filo d’Oro Onlus.

Inoltre, stando alle ultime rilevazioni INPS richieste dalla Lega del Filo d’Oro (settembre 2021), nonostante le persone pluriminorate che percepiscono contemporaneamente le prestazioni di invalidità civile, di cecità e di sordità siano 664 e siano oltre 8000 i certificati medici di sordocecità prodotti dai medici legali INPS dal 2016 ad oggi, attualmente in Italia il numero di persone sordocieche riconosciute da INPS è pari a zero. Ecco perché è necessario e urgente aggiornare la legislazione vigente, per offrire la possibilità a tutte le persone sordocieche di realizzare se stesse e accedere al mondo del lavoro.

Un paradosso da superare al più presto

«Le rilevazioni che la Lega del Filo d’Oro ha richiesto all’INPS evidenziano come non siano state implementate in Italia infrastrutture e procedure che riconoscano le persone con sordocecità ai sensi della suddetta legge. A oggi nessuna persona contemporaneamente sorda e cieca viene riconosciuta come sordocieca. È necessario riconoscere come sordocieche le persone affette da una minorazione totale o parziale combinata della vista e dell’udito, congenita o acquisita, che comporta difficoltà nell’orientamento e nella mobilità, nell’accesso all’informazione e alla comunicazione», conclude Bartoli.

Lega del Filo d’Oro

«L’attenzione a queste particolari situazioni è massima e deve essere quotidiana, non soltanto in occasione della giornata odierna. – ha dichiarato Erika Stefani, Ministro per le disabilità – Bisogna modernizzare i sistemi di tutela e di assistenza, affinché siano sempre più inclusivi e riescano a raggiungere tutti i cittadini che ne hanno diritto. Risanando così le criticità conosciute e aggiungendo nuovi diritti a quelli già esistenti».

Agire subito per la disabilità

«La Giornata della sordocecità costituisce soltanto una occasione, anche se forse la più importante, per ribadire l’impegno dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti accanto alle decine e decine di migliaia di persone interessate e colpite da questa disabilità complessa che ancora oggi non vedono riconosciuti a pieno la propria condizione specifica e i propri diritti – commenta Mario Barbuto, Presidente di Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. Urge una modifica della legge 107/2010 che non può più essere rinviata e per la quale chiediamo un impegno preciso al Governo e al Parlamento italiano. Parlare di disabilità, soprattutto di questi tempi, non è facile. Agire per la disabilità, purtroppo, molto, molto più difficile. Per questo attendiamo risposte normative precise e azioni concrete di sostegno e supporto che non si debbono più procrastinare».

di Laura Salonia

La lente telescopica per i malati di cecità: ora si vede da vicino

La Repubblica del 30/06/2022

BARI. Una lente telescopica intraoculare che permette ai pazienti ormai prossimi alla cecità di tornare a vedere da vicino è stata impiantata per la prima volta in Puglia al Policlinico di Bari. I primi due interventi sono riusciti con successo e nelle prossime settimane le pazienti potranno effettuare in autonomia spostamenti e tornare a svolgere attività quotidiane come utilizzare il cellulare per comunicare.

A eseguire gli impianti è stata l'equipe del professor Francesco Boscia, ordinario di oftalmologia, con le dottoresse Maria Oliva Grassi, Valentina Pastore e l'ortottista Marina Piepoli.

Il sistema tecnicamente impiegato è il SING IMTTM (Smaller- Incision New- Generation Implantable Miniature Telescope). La lente telescopica consente un ingrandimento di 2,7 volte e si impianta all'interno dell'occhio al posto del cristallino con cataratta, in anestesia locale.

L'innovazione in campo tecnologico è stata fortemente voluta dal professore Giovanni Alessio, direttore dell'Unità operativa di operativa di Oculistica e Oftalmologia universitaria, che aveva già inaugurato un processo di ammodernamento con l'apertura del Centro di Terapie Intravitreali, centro di eccellenza, unico in Italia, nella gestione dei pazienti sia con la maculopatia umida, che con retinopatia diabetica e occlusioni vascolari.

«Questa particolare lente intraoculare -- spiega il professore Alessio -- potrebbe costituire una svolta nella qualità di vita di tantissimi pazienti. L'intervento con lente telescopica è per ora destinato a pazienti resi ipovedenti dalla degenerazione maculare senile nella sua forma secca, che costituisce la principale causa di cecità nel mondo».

I pazienti eleggibili a questo tipo di intervento sono seguiti attraverso il Centro di educazione e riabilitazione visiva per ipovedenti (Cervi) o l'associazione dei pazienti affetti da Maculopatia Apam, di cui è responsabile il dottore Vincenzo Lorusso. Quella introdotta dal Policlinico è una innovazione che avrà ricadute importanti. Il numero dei pazienti affetti da degenerazione maculare senile ( Amd) è infatti in continua crescita anche a causa dell'invecchiamento della popolazione. Recenti studi segnalano che in Europa sono affetti da AMD quasi settanta milioni di donne e uomini di oltre cinquantacinque anni. Il Policlinico, quindi, potrà diventare un punto di riferimento per la cura di questa malattia che riguarda principalmente gli anziani non soltanto in tutta la Puglia. Dopo l'intervento dell'impianto della lente telescopica intraoculare, i pazienti, spiegano dal Policlinico, devono seguire un particolare percorso formativo con una team di specialisti che li abitueranno a gestire ed apprezzare questa grande opportunità offerta dalla tecnologia.

domenica 26 giugno 2022

Persone sordocieche, Lega del Filo D'Oro: garantire inclusione e diritti

Conquiste del Lavoro del 24/06/2022

MILANO. La Lega del Filo d'Oro e l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti accendono nuovamente i riflettori sulla Legge 107 del 2010 "Misure per il riconoscimento dei diritti alle persone sordocieche" puntando il dito su "alcune incongruenze nel testo di legge" che "ancora oggi" lo "rendono inadeguato al fine di una tutela giuridica collettiva capace di includere tutte le persone con disabilità aggiuntive" soprattutto perché "assottigliano notevolmente il numero dei sordociechi che possono essere riconosciuti tali".

Secondo La Lega del Filo D'Oro e l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, sono circa 189 mila gli italiani affetti da problematiche legate sia alla vista che all'udito siano 189 mila. Di queste, circa 108 mila sono di fatto confinate in casa, non essendo in grado di provvedere autonomamente a sè stesse a causa della comorbilità di altre forme di disabilità. A livello comunitario, con l'approvazione della Dichiarazione sui diritti delle persone sordocieche (1° aprile 2004), il Parlamento europeo ha riconosciuto la sordocecità quale disabilità distinta, invitando gli Stati membri a riconoscere la specificità di questa disabilità complessa e a garantire alle persone che ne sono colpite i diritti e le tutele normative che ne conseguono. Raccomandazioni che hanno trovato attuazione nel nostro Paese grazie alla Legge 107/2010 "Misure per il riconoscimento dei diritti delle persone sordocieche", che riconosce la sordocecità come disabilità specifica unica (in precedenza si riferiva alla sommatoria delle due minorazioni).

Questo è "un primo, fondamentale, passo per il riconoscimento dei diritti delle persone con sordocecità", affermano le due associazioni. Il problema, sottolineano, è che in Italia "una persona si può definire sordocieca se oltre alla minorazione visiva - che può essere insorta durante tutto l'arco della vita - si aggiunge anche una disabilità uditiva purché la minorazione sia congenita o, se acquisita, insorga durante l'età evolutiva e sia tale da aver compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato". Risultato: "Non sono quindi considerate sordocieche le persone che, pur non vedenti, siano diventate sorde dopo il dodicesimo anno di età, o coloro che, nati senza alcuna minorazione sensoriale, siano stati colpiti da sordocecità in età successiva ai dodici anni".

Un "limbo normativo - denunciano ancora la Lega del Filo d'Oro e l'Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - che di fatto esclude il riconoscimento di un numero elevato di sordociechi, soprattutto se si considera che, secondo l'ISTAT, buona parte delle persone con problemi legati alla vista e all'udito riscontra tali minorazioni in età avanzata. Inoltre, stando alle ultime rilevazioni INPS richieste dalla Lega del Filo d'Oro (settembre 2021), nonostante le persone pluriminorate che percepiscono contemporaneamente le prestazioni di invalidità civile, di cecità e di sordità siano 664 e siano oltre 8000 i certificati medici di sordocecità prodotti dai medici legali INPS dal 2016 ad oggi, attualmente in Italia il numero di persone sordocieche riconosciute da INPS è pari a zero". È perciò "necessario e urgente rendere la legislazione vigente più attuale, adattandola a un contesto sociale in evoluzione in cui i moderni strumenti di comunicazione e di conoscenza devono garantire un processo inclusivo, dando la possibilità a tutte le persone sordocieche di realizzare sè stesse e di accedere al mondo del lavoro".

"L'attenzione a queste particolari situazioni è massima e deve essere quotidiana, non soltanto in occasione della giornata odierna. - ha dichiarato Erika Stefani, Ministro per le disabilità - Bisogna lavorare al fine di modernizzare i sistemi di tutela e di assistenza, affinché questi siano sempre più inclusivi e riescano a raggiungere tutti i cittadini che ne hanno diritto, risanando così le criticità conosciute e aggiungendo nuovi diritti a quelli già esistenti".

venerdì 24 giugno 2022

Arte a occhi chiusi - I quadri scultura di Fulvio Morella che è vietato non toccare

Linkiesta del 24/06/2022

In occasione del 200esimo anniversario dall’invenzione della scrittura Braille, Fulvio Morella ha realizzato la serie di sculture Blind Wood che riproducono vere architetture tattili.

La vista ci guida in ogni aspetto della nostra esistenza e così ognuno di noi riesce a valutare se qualcosa gli piace o meno in pochi istanti. Ma siamo sicuri di non perderci qualcosa? Fulvio Morella, dopo anni di ricerca materica anche in ambito del design, ha cominciato a riflettere con le sue opere più recenti sulla superficialità e ingannevolezza della vista. Noto per aver portato la tornitura del legno nell’arte contemporanea, dal 2021 sta sviluppando il progetto artistico Blind Wood che integra la percezione visiva dell’opera d’arte con gli altri sensi, principalmente il tatto, ma anche il gusto grazie a un esperimento con il multiplo d’artista in cioccolato e braille realizzato con il maitre chocolatier Guido Castagna.

Finora l’artista ha dato vita a circa trenta quadri-scultura che a prima vista possono sembrare opere astratte. Morella combina metallo e legno, cerchi, quadrati, ovali, a creare armonie che non ci sembra di comprendere, ma che in realtà ripropongono oggetti e luoghi reali, visti da angolazioni insolite: un uccello, uno specchio ma anche l’Arena di Verona o il Pantheon di Roma. Lo spettatore riesce a recuperare il senso dell’opera attraverso il tatto. Unico problema? Sapere leggere il braille che decora e completa ogni quadro. Fulvio Morella ci mette così di fronte ai limiti che ciascuno di noi ha, invitandoci a unire gli sforzi per raggiungere una inedita conoscenza approfondita della realtà. Da soli non riusciamo così a comprendere l’opera, metafora della complessità della realtà in cui viviamo. Abbiamo bisogno dell’aiuto e della complementarietà degli altri: nessuno ha una conoscenza universale che permetta di cogliere e distinguere la realtà.

L’opera di Morella è così un’opera tanto bella esteticamente quanto intrigante ma anche in qualche modo crudele: sfugge ai nostri schematismi gnoseologici con un’infinità di rimandi multi-sensoriali. Dopo i primi istanti infatti ci si apre un mondo che non sempre riusciamo del tutto a cogliere, fatto di noi e del nostro vissuto, che l’opera ci fa rivivere; è affascinante anche avere la possibilità di ascoltare e assistere alla fruizione di queste opere d’arte da parte del pubblico.

Il tatto è un senso istintivo per lo più non mediato da sovrastrutture socio-culturali: vivendo e toccando le opere di Morella, ce chi lo fa persino bendato, è così frequente avere dei flash della propria infanzia o di esperienze lontane, dei colori e delle forme dei tavoli della nonna su cui si mangiava da bambini, delle porte toccate di notte per andare in bagno senza accendere la luce o ancora delle panchine del parco. Questa riappropriazione dell’aspetto più viscerale che caratterizza il nostro esistere si sposa con un’armonia di colori e forme sempre presente nelle opere di Fulvio Morella. I suoi quadri scultura possono così definirsi opere mature cariche di quella capacità di sintesi tra forma e contenuto che caratterizza le più riuscite opere d’arte contemporanea.

Chi è Fulvio Morella? L’artista è nato in Valtellina nel 1971. Si può dire che sia cresciuto con il legno: fin dall’infanzia ha imparato ad amare questa nobile materia nella falegnameria del padre, che produceva per lo più infissi. Dalla fine degli anni 90 Morella lascia le tecniche della lavorazione del legno imparate in famiglia per approcciare la tornitura del legno, alla base di tutte le sue opere. Selezionato per i suoi progetti di design-scultura Deep Oval per il Fuorisalone 2020 e poi con Square the Circle per il 1° Dezeen Virtual. Nel 2021 gli viene dedicata la mostra personale Pars Construens al Gaggenau DesignElementi di Milano. Il 21 febbraio 2022 in occasione della Giornata Nazionale del Braille il Museo del Braille acquisisce una sua opera a conclusione della mostra FIAT LUX all’Istituto dei Ciechi di Milano.

martedì 21 giugno 2022

Le conseguenze della separazione dal proprio cane guida per una persona con disabilità visiva

State of Mind del 21/06/2022

Le emozioni provate dal proprietario al termine del rapporto con un cane guida sono paragonabili a quelle sperimentate per la perdita di un caro amico. In uno studio del 2021, Lloyd e colleghi hanno esaminato come i sentimenti alla fine della collaborazione con un cane guida possano influenzare le relazioni dei loro padroni con i cani successivi.

La relazione con un cane guida

I cani guida sono ausili primari per la mobilità destinati a migliorare lo stile di vita delle persone con disabilità visiva (cieche o ipovedenti), facilitando gli spostamenti in autonomia. Tra gli ulteriori vantaggi offerti al proprietario del cane guida vi sono l’amicizia, la compagnia, l’aumento delle funzioni sociali e il miglioramento dell’autostima e della fiducia in sé stessi (Lloyd et al., 2008). La letteratura scientifica si è occupata di studiare molti aspetti di questo rapporto, tra cui i benefici per la mobilità e il benessere, il funzionamento degli addestramenti, la salute e la riproduzione, ma pochissimi studi hanno esplorato l’esperienza di possedere un cane guida (York e Whiteside, 2018).

I pochi studi presenti sono stati condotti da Lloyd e colleghi (2008), che hanno valutato la compatibilità, il successo o l’insuccesso della relazione tra una persona e il suo primo cane guida e la complessità degli abbinamenti tra cani guida e padroni. Tali studi affermano che è necessario considerare alcuni fattori, oltre alle abilità di orientamento e mobilità, come il comportamento sociale del cane all’interno e all’esterno dell’ambiente domestico.

Esistono pochissimi studi, però, che analizzano le conseguenze della separazione di un proprietario cieco o ipovedente dal suo cane guida, a causa della sua morte, della restituzione all’istituto di addestramento o qualsiasi altro motivo.

La fine di una collaborazione così intensa può portare non solo a una riduzione dell’orientamento e della mobilità di una persona, ma potrebbe avere anche effetti psicosociali a causa della perdita di autostima e dell’esperienza del lutto (Schneider, 2005).

La fine del rapporto con un cane guida

Uno studio di Nicholson e colleghi del 1995, per esempio, dopo aver esaminato i sentimenti causati dal termine di un rapporto con un cane guida, ha concluso che le emozioni provate dal proprietario potessero essere paragonabili a quelle sperimentate per la perdita di un amico, un parente stretto o addirittura al momento in cui hanno perso la vista. Talvolta queste emozioni sono esperite anche dopo la morte di un cane da compagnia. Un ulteriore studio che ha analizzato le conseguenze del lutto nei proprietari dei cani, ha evidenziato come molto frequentemente questi animali vengono umanizzati tanto che la loro perdita può causare una visione negativa della vita.

La teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969) fornisce un modo per comprendere le relazioni degli esseri umani con gli animali da compagnia, ovvero il concetto che ci leghiamo emotivamente ai nostri animali in modo simile a quanto facciamo con le persone. Il legame uomo-animale esiste da migliaia di anni, tanto che l’American Veterinary Medical Association (AVMA, 2021) lo definisce come “una relazione dinamica e reciprocamente vantaggiosa tra persone e animali, influenzata da comportamenti essenziali per la salute e il benessere di entrambi. Ciò comprende, tra l’altro, le interazioni emotive, psicologiche e fisiche tra persone, animali e ambiente”. Infatti, i cani (e altri animali) aiutano da secoli le persone con disabilità fisiche e forniscono supporto emotivo.

Uno studio sulla perdita del proprio cane guida

Sebbene quindi la reazione a un lutto per la perdita di un cane, sia di assistenza sia da compagnia, sia ancora sottovalutata, visto il numero crescente di cani guida o da servizio utilizzati in tutto il mondo, comprenderla è di grande importanza per il benessere delle persone che ne scelgono la compagnia (Zapf e Rough, 2002). Per tali ragioni, uno studio di Lloyd e colleghi del 2021, ha esaminato come i sentimenti alla fine della collaborazione con un cane guida possano influenzare le relazioni dei loro padroni con i cani successivi. Gli autori hanno esplorato inoltre come la perdita di un cane assistenziale influenzi la qualità della vita delle persone cieche o ipovedenti. Nello studio sono state analizzate le esperienze e i sentimenti di 36 persone che hanno vissuto la fine di una o più collaborazioni con un cane guida (77 coppie in totale), al fine di esplorare i problemi che emergono al termine della collaborazione e il modo in cui ciò può influire sulle relazioni con i cani successivi. I risultati dello studio dimostrano che l’esistenza del legame cane-padrone è importante per il benessere sia di uno che dell’altro, in quanto influenza il modo in cui le persone si sentono riguardo all’acquisto di un successivo cane guida e la relazione che si forma nella diade, oltre ad avere un impatto diretto sul benessere dei proprietari al termine della collaborazione. I dati indicano infatti che la maggior parte dei padroni ha sperimentato una riduzione della qualità della vita dopo la fine della relazione a causa della diminuzione della mobilità indipendente, seguita da sentimenti di perdita di un amico o compagno, da una riduzione delle interazioni sociali, e una perdita di autostima o fiducia in se stessi. La fine della relazione ha colpito le persone in modi diversi: alcuni hanno “accettato” la fine della collaborazione, altri si sono sentiti in colpa o arrabbiati, soprattutto con gli allevamenti dei cani che glieli avevano sottratti. La maggior parte ha richiesto subito un altro cane, poiché il bisogno di mobilità era elevato, mentre altri hanno preferito aspettare e un numero minore non ha ripresentato la domanda. I sentimenti provati dopo il primo allontanamento hanno influenzato anche le relazioni dei padroni con i cani guida successivi: oltre un quarto di loro ha sperimentato un effetto negativo. Inoltre, sembra che il ritiro di un cane guida (per qualsiasi motivo) non sia difficile solo per il conduttore, ma anche per la sua famiglia, gli amici, i colleghi e, infine, per il cane. In aggiunta, molti proprietari hanno espresso sentimenti di estremo dolore quando la collaborazione è finita, indipendentemente dal fatto che abbia avuto successo o meno. Infine, dopo la perdita del primo cane i partecipanti hanno sperimentato sentimenti di estremo dolore e la profondità dell’emozione è risultata essere paragonabile alla perdita di un familiare o di un’altra persona cara, come emerso in alcune relazioni tra persone e animali domestici.

Una migliore comprensione dei problemi legati alla fine di tale relazione, compreso il legame uomo-animale, aiuterà il settore dei cani guida a capire come supportare al meglio i clienti in questo periodo e nel passaggio da un cane all’altro.

di Carlotta D'Acquarone