lunedì 8 aprile 2019

Chiara, Irene e Diego. L'atletica nel segno dell'inclusione

Il Cittadino del 06.04.2019

MONZA. Due atleti non vedenti e una guida ai campionati italiani indoor. Un'intesa perfetta nata giorno dopo giorno, sulla pista della "Forti e Liberi" di Monza dove si allenano solo una volta alla settimana. E una sincronia, scoperta per obbligo solamente pochi giorni fa, che funziona a meraviglia. Chiara Verzolla è una dolce e determinata monzese di 13 anni, che frequenta la scuola media Zucchi. È non vedente e i suoi occhi, in pista, sono quelli di Irene Bellapianta, 18enne di Nova Milanese. L'intesa le ha condotte la scorsa settimana ai Campionati italiani indoor di atletica ad Ancona, dove, di fatto al loro debutto in una gara di alto livello, hanno subito conquistato una medaglia d'argento nei 60 metri della categoria T12 (ipovedenti gravi). E pensare che così, come ad Ancona, loro non avevano mai corso: «I giudici - spiega Chiara - ci hanno obbligate a correre con il cordino. Non lo avevamo mai fatto; in allenamento Irene mi sta accanto e mi segue, punto e basta. Quindi abbiamo avuto paura di non farcela, di non correre coordinate». Ma poi tutto è stato naturale. E il secondo posto sul podio è arrivato con grande gioia per tutti e per la società Asd FreeMoving, che ha fatto incontrare Chiara e Irene e si impegna per offrire occasioni di sport e inclusione a tante altre persone non vedenti. Irene, la guida, è al quarto anno della scuola "King" di Muggiò. Proprio grazie all'istituto superiore ha conosciuto l'Unione ciechi di Monza e Brianza, dove con altri compagni ha trascorso un periodo di alternanza scuola-lavoro. Luca Aronica, presidente non vedente dell'Unione, è stato ben più di una guida per gli studenti. Con la compagna ipovedente Antonella Inga, Aronica ha fondato Freemoving nel 2016. Ed è stata la sua determinazione a portare la studentessa, una volta terminato il periodo di alternanza, a iniziare un cammino come volontaria nella società sportiva. Qui, l'incontro con Chiara, grazie anche all'allenatrice Giulia Gargantini: ogni sabato pomeriggio Irene prende l'autobus da Nova e arriva a Monza, per affiancare Chiara. Un'armonia che è segno distintivo dell'intera società con atleti non vedenti dai 6 agli 84 anni. Alchimia unica che ha catapultato anche Diego Levato, 13 anni di Macherio, ad Ancona. Il ragazzo, che frequenta la terza media alla Bareggia di Lissone, è sceso in pista come Chiara sui 60 metri. «Con grande emozione - racconta - Quando ho sentito il primo sparo e mi sono preparato ai blocchi, ho percepito il tifo dagli spalti e il cuore batteva forte. Poi, sono partito e in un attimo mi sono ritrovato all'arrivo». La medaglia non è arrivata, ma la prova è servita per fare capire che c'è stoffa da vendere. Diego corre senza guida. Anche perché non è facile trovare qualcuno che possa stare al suo ritmo. Gambe chilometriche, voglia di fare e caparbietà, lo porteranno lontano. Mamma Doriana gli è accanto, orgogliosa: «Questi ragazzi si sono messi in gioco senza riserve. Non è da tutti».

venerdì 5 aprile 2019

Esame maturità per studenti con disabilità: organizzazione e svolgimento in sintonia con il PEI

OrizzonteScuola.it del 05.04.2019

L’Esame di Stato conclusivo del percorso di istruzione della scuola Secondaria di II grado per gli studenti con disabilità deve essere organizzato in sintonia con quanto previsto nel Piano Educativo Individualizzato (PEI), in relazione agli interventi educativo-didattici e alle modalità e ai criteri di valutazione utilizzati nel corso dell’anno.

Ammissione all’esame.

Gli studenti con disabilità sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione secondo quanto disposto nell’art. 13 del D.lgs n.62/2017, come sottolineato nell’art.2 comma 3 dell’ OM n.205/2019

Nel succitato art.13 si prevede, per tutti gli studenti, il possesso dei seguenti requisiti ,indispensabili per l’ammissione all’esame di Stato:

a) frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, fermo restando quanto previsto dall’art.14 comma 7 del DPR n.122/2009, dove si stabilisce quanto segue:

“A decorrere dall’anno scolastico di entrata in vigore della riforma della scuola secondaria di secondo grado, ai fini della validità dell’anno scolastico, compreso quello relativo all’ultimo anno di corso, per procedere alla valutazione finale di ciascuno studente, è richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario annuale personalizzato. Le istituzioni scolastiche possono stabilire, per casi eccezionali, analogamente a quanto previsto per il primo ciclo, motivate e straordinarie deroghe al suddetto limite. Tale deroga è prevista per assenze documentate e continuative, a condizione, comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio del consiglio di classe, la possibilità di procedere alla valutazione degli alunni interessati. Il mancato conseguimento del limite minimo di frequenza, comprensivo delle deroghe riconosciute, comporta l’esclusione dallo scrutinio finale e la non ammissione alla classe successiva o all’esame finale di ciclo”

c) votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei decimi.

Nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, l’ammissione all’esame conclusivo del secondo ciclo.

Predisposizione prove d’esame.

Il consiglio di classe stabilisce la tipologia delle prove d’esame e se le stesse hanno valore equipollente all’interno del Piano Educativo Individualizzato (PEI).

La commissione d’esame, sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe, relativa alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all’assistenza prevista per l’autonomia e la comunicazione, predispone una o più prove differenziate, in linea con gli interventi educativo-didattici attuati sulla base del PEI e con le modalità di valutazione in esso previste.

Tali prove, ove di valore equipollente, determinano il rilascio del titolo di studio conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Nel diploma finale non deve essere fatta menzione dello svolgimento di prove differenziate.

Per la predisposizione, lo svolgimento e la correzione delle prove d’esame, la commissione può avvalersi del supporto dei docenti e degli esperti che hanno seguito lo studente durante l’anno scolastico.

Il docente di sostegno e le eventuali altre figure a supporto dello studente con disabilità vengono nominati dal Presidente della commissione sulla base delle indicazioni del documento del consiglio di classe, acquisito il parere della commissione.

Per la correzione delle prove d’esame sono predisposte griglie di valutazione specifiche, in relazione alle prove differenziate.

Prove ministeriali per studenti non vedenti o ipovedenti.

In presenza di studenti non vedenti o ipovedenti che devono sostenere l’esame di Stato, le prove d’esame devono essere predisposte in maniera funzionale alle loro esigenze e possibilità.

Per i candidati non vedenti i testi della prima e della seconda prova scritta devo essere trasmessi dal MIUR anche in codice Braille, ove vi siano scuole che le richiedano per candidati non vedenti. Per i candidati che non conoscono il codice Braille si possono richiedere ulteriori formati (audio e/o testo), oppure la commissione può provvedere alla trascrizione del testo ministeriale su supporto informatico, mediante scanner fornito dalla scuola, autorizzando in ogni caso anche la utilizzazione di altri ausili idonei, abitualmente in uso nel corso dell’attività scolastica ordinaria.

Per i candidati ipovedenti, i testi della prima e della seconda prova scritta devono essere trasmessi in conformità alle richieste delle singole scuole le quali indicano su apposita funzione SIDI tipologia, dimensione del carattere e impostazione interlinea

Organizzazione dell’esame: è possibile stabilire tempi più lunghi.

La commissione d’esame può assegnare un tempo differenziato per l’effettuazione delle prove da parte del candidato con disabilità, in sintonia con quanto previsto nell’art.20 comma 4 del D.lgs n.62/2017 e ribadito nell’art.20 comma 6 dell’OM n.205/2019

I tempi più lunghi nell’effettuazione delle prove scritte, anche in modalità grafica o scrittografica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica, e del colloquio, previsti dall’art.16 comma 3 della Legge n. 104/1992, non possono di norma comportare un maggior numero di giorni rispetto a quello stabilito dal calendario degli esami. In casi eccezionali, la commissione, tenuto conto della gravità della disabilità, della relazione del consiglio di classe, delle modalità di svolgimento delle prove durante l’anno scolastico, può deliberare lo svolgimento di prove equipollenti in un numero maggiore di giorni.

Colloquio d’esame.

Il colloquio dei candidati con disabilità si svolge nel rispetto di quanto previsto dall’art. 20 del D.lgs. n.62/2017. A ciascun candidato la commissione sottopone i materiali selezionati, in sintonia con quanto prevede l’art. 19, comma 1 dell’OM n.205/2019, predisposti in coerenza con il PEI, da cui dovrà prendere avvio il colloquio.

Studenti con programmazione differenziata.

Agli studenti con disabilità, per i quali sono state predisposte dalla commissione prove non equipollenti a quelle ordinarie sulla base del PEI o che non partecipano agli esami o che non sostengono una o più prove, viene rilasciato un attestato di credito formativo recante gli elementi informativi relativi all’indirizzo e alla durata del corso di studi seguito, alle discipline comprese nel piano di studi, con l’indicazione della durata oraria complessiva destinata a ciascuna delle valutazioni, anche parziali, ottenute in sede di esame.

I suddetti studenti, qualora non svolgano una o più prove scritte, sono ammessi alla prova orale, con l’indicazione sul tabellone dei risultati delle prove scritte, rapportati in quarantesimi.

Il punteggio complessivo delle prove scritte risulterà a verbale e potrà essere calcolato in automatico con l’utilizzo dell’applicativo “Commissione web” o, in alternativa, determinato proporzionalmente.

Per questi studenti il riferimento all’effettuazione delle prove differenziate è indicato solo nell’attestazione e non nelle tabelle affisse all’albo dell’istituto.

di Giovanna Onnis

giovedì 4 aprile 2019

XIV Giornata Nazionale del Cane Guida

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (ONLUS) sezione di Bergamo, organizza, in collaborazione con Proloco Bergamo, Teamitalia, altre Associazioni canine provinciali, aziende del settore zoologico e con il Patrocinio del Comune di Bergamo e della Regione Lombardia, la 14° Giornata nazionale del Cane Guida nonché  la 7° Corridog città di Bergamo, che si svolgera a Bergamo, in Piazza della Libertà, il giorno domenica 14 aprile 2019.

L’UICI intende, nell’occasione, sottolineare in particolare l’importanza del cane guida per l’autonomia e la mobilità delle persone non vedenti e, nello stesso tempo, denunciare le gravi difficoltà economiche in cui versano, da tempo, le diverse scuole di addestramento nazionali, con conseguenti ripercussioni sugli utenti, che si vedono costretti ad affrontare tempi sempre più lunghi di attesa per l'assegnazione del cane guida.

Inoltre, si intende sensibilizzare i cittadini sulla necessità che le scuole cani guida hanno di poter affidare i cuccioli a persone o famiglie, fino alla loro età utile per l'addestramento.

La giornata, all’insegna dell’allegria in compagnia dei nostri amici a quattro zampe, prevede in mattinata una passeggiata lungo le Mura di Città Alta (poco più di 2km), mentre nel pomeriggio sarà possibile assistere a dimostrazioni pratiche da parte degli addestratori delle Scuole Cani Guida di:

- Scuola Nazionale cani guida di Scandicci (Firenze);
- Scuola cani guida Lions di Limbiate (Milano).

Sucessivamente Dimostreranno nella stessa area, le scuole:

- Dog 4 Live con i propri cani addestrati per la pet-therapy.
- Argo dell’Associazione Nazionale Alpini di Bergamo con i propri cani di soccorso per calamità naturali.

Le iscrizioni alla Corridog vengono effettuate in  piazza della Libertà prima della partenza.

La quota di iscrizione, fissata in euro 8,00 per ogni cane, verrà totalmente devoluta a favore dell’Unione stessa, con lo scopo di sostenere le iniziative in favore dei disabili visivi bergamaschi.

Possono partecipare alla camminata non competitiva tutti i cani di qualsiasi razza e taglia. Ogni animale può essere accompagnato anche da più persone, così come ogni padrone può portare più di un cane.

Programma della giornata:
  • Dalle ore 9,00: ritrovo in piazza della Libertà con la consegna dei gadgets e delle pettorine Corridog. I cani devono essere muniti di guinzaglio, il conducente deve obbligatoriamente essere dotato di paletta con sacchetto per la raccolta di eventuali deiezioni del proprio cane e si richiede che il conducente (ad eccezione dei non vedenti con cane guida) porti con sé la museruola (da far indossare all'animale in caso di necessità);
  • Ore 10,30: Partenza verso le Mura percorrendo via Vittorio Emanuele fino a Porta S. Agostino, girando a sinistra verso Porta S. Giacomo, salita per via S. Giacomo sino a Piazza Mercato delle Scarpe, discesa per via Porta Dipinta sino allo stop per il ristoro dei nostri cani sugli spalti della Fara, partenza di nuovo per porta S. Agostino, si prosegue per via Vittorio Emanuele ed infine rientro in piazza della Libertà;
  • Ore 12,30: Estrazione premi offerti dalle Associazioni presenti e dagli Sponsor;
  • Nel primo pomeriggio dimostrazioni pratiche dell’addestramento dei cani, nelle varie discipline e in particolare quelle dei cani guida delle scuole sopracitate;
  • Sempre in piazza della Libertà, durante tutta la giornata, presso gli stand delle varie Associazioni canine e delle aziende di settore, sarà possibile ottenere informazioni dettagliate sulla cura, il mantenimento e la salute del cane, sui vari tipi di addestramenti e ricevere depliant e gadget.

La manifestazione si concluderà alle ore 18,00.

Vi aspettiamo numerosi in compagnia del Vostro caro amico peloso a quattro zampe!

Portate anche tanti bambini!

Perché ad amare gli animali si impara da piccoli.

mercoledì 3 aprile 2019

All’Istituto Italiano di Tecnologia: UVIP day, di Marco Pronello

Giornale UICI del 03-04-2019

Lo scorso 27 marzo si è tenuta a Genova, presso l’Istituto Italiano di Tecnologia, la prima edizione dell’UVIP day. Il gruppo UVIP (Unit for Visually Impaired People) è nato all’interno dell’Istituto Italiano di Tecnologia nel 2015 da una sinergia tra psicologi ed ingegneri esperti in tecnologia umanoide, cioè tecnologia al servizio dell’uomo. L’idea di fondo è quella di far comunicare la psicologia evolutiva e dell’apprendimento con l’ingegneria per sviluppare tecnologie che, in base alla concreta conoscenza del modus operandi del cervello umano nell’apprendere, nell’evolversi e nel ritenere informazioni, possa essere utile alle persone, bambini, ma anche adulti, con minorazione visiva per la vita di tutti i giorni. Questo, nella filosofia di UVIP, fa la differenza: spesso infatti, molti produttori di ausili che vorrebbero essere innovativi e risolutivi, in realtà forniscono prototipi che alla prova sperimentale non sembrano particolarmente utili ai disabili visivi, perché danno informazioni troppo ridondanti ed ingenerano confusione, essendo stati concepiti senza un confronto sia preliminare che in corso d’opera con gli utenti finali. Quindi, lo scopo di UVIP è quello di intercettare i bisogni delle persone con disabilità visiva e capire, partendo dalla scienza, come modellare la tecnologia per venire incontro a questi bisogni. Con il gruppo collaborano UICI, I.Ri.Fo.R. e molti enti finanziatori, istituti di riabilitazione e molte università in Italia e all’estero, ma soprattutto collaborano persone non vedenti e normodotate che volontariamente testano i dispositivi concepiti dall’unità UVIP e che forniscono consigli e strategie concrete per il miglioramento delle tecnologie. Questa giornata è stata pensata, ha dichiarato la dottoressa Monica Gori, psicologa e team leader dell’unità UVIP, per incontrare le persone che da più di dieci anni collaborano con l’Istituto Italiano di Tecnologia, per illustrare lo stato dell’arte dei progetti, e anche per far conoscere questa realtà a chi ancora non la conosce e che potrebbe unirsi in futuro ai già molti collaboratori.

Retina artificiale.

All’interno dell’Istituto Italiano di Tecnologia ci sono anche altri gruppi di lavoro che si occupano di disabilità visiva. Uno di questi, che ha aperto i lavori di questo open day, è l’unità guidata dal professor Fabio Benfenati, con la quale collaborano tra gli altri Guglielmo Lanzani dell’IIT di Milano e i chirurghi e oftalmologi Grazia Pertile e Maurizio Mete, e che si occupa di nanotecnologie e attualmente ha allo studio un progetto di retina artificiale atto a impiantare i fotorecettori in retine con degenerazioni da retinite pigmentosa o, in futuro, maculari legate all’età.

La novità rispetto ad altri progetti paralleli, ha spiegato il prof. Benfenati, è che qui vengono usati i polimeri di carbonio, utilizzando quindi quella che si chiama l’elettronica organica, che rispetto al silicio, cioè all’elettronica inorganica, ha il vantaggio di essere biocompatibile con la retina non causando rigetti, di essere in grado di attivarsi autonomamente alla luce a contatto con i neuroni della retina e quindi di non necessitare di telecamere, computer e cavi di alimentazione. La risoluzione è paragonabile agli impianti non organici, ossia garantisce la possibilità di orientarsi seguendo una linea sul terreno e di vedere flash luminosi, ma di fatto non di distinguere chiaramente le forme. Ci si trova in una fase ancora sperimentale su ratti e maiali, ma si spera di poter presto iniziare la sperimentazione sull’uomo. Un ulteriore sviluppo prevede di aumentare la risoluzione e portarla, quantomeno nei soggetti ipovedenti, ad un livello paragonabile a soggetti normovedenti, riducendo questi polimeri in nanoparticelle che possono essere iniettate sotto la retina. Gli esperimenti sui ratti ipovedenti hanno dimostrato che l’impianto si diffonde molto bene decorando tutta la retina senza essere distrutto dall’organismo ospitante.

Blindpad.

Ora veniamo nello specifico alle attività di UVIP, all’interno del quale c’è un team, guidato dal professor Luca Braida e con il quale collaborano diversi centri di riabilitazione tra cui il Chiossone di Genova, l’Istituto dei Ciechi di Milano e l’Istituto Cavazza di Bologna, nonché il centro di riabilitazione dell’Asl 1 di Cuneo e l’Istituto Giuseppe Garibaldi di Reggio Emilia, che ha sviluppato e sperimentato un dispositivo hardware che si chiama Blindpad.
Un tablet dotato di puntini piezoelettrici come quelli delle barre braille, che è in grado, mediante un suo software a bordo, di rappresentare in rilievo contenuti grafici. L’impiego è molteplice: dall’apprendimento delle forme geometriche e delle mappe da parte dei bambini, alla visualizzazione in rilievo delle mappe di Google riportate nella memoria del dispositivo, alla rappresentazione di grafici, allo studio del braille in età scolare, ecc. Il vantaggio rispetto alla modalità tradizionale su supporto cartaceo o in termoform è che su una sola superficie possono apparire le raffigurazioni che servono sul momento, risparmiando spazio, eliminando gli sprechi, riducendo i rifiuti e, una volta ammortizzati i costi, abbattendo le spese. Il progetto Blindpad è cofinanziato dall’Unione Europea, è ancora in fase di prototipo e si presume che, una volta in produzione, dovrà costare dai 2.000 ai 3.000 euro.

Disegnare col suono.

Disegnare è un’operazione intuitiva per chi vede, ma non per chi non ha mai visto e non ha idea dei colori e della trasposizione dal tridimensionale del tatto al bidimensionale di un’immagine. Il disegno per un bambino vedente è un ottimo modo per prendere coscienza dello spazio riproducendo, e quindi memorizzando, un ambiente. UVIP ha sviluppato un prototipo per “disegnare col suono”: è un tablet con molte casse, ognuna delle quali al tocco riproduce un suono. Il bambino può quindi imparare a memorizzare la posizione dei singoli suoni sul tablet e, in una versione più avanzata, può anche toccare più casse contemporaneamente, riproducendo veri e propri paesaggi sonori con varie combinazioni di più suoni. ABBI.

ABBI è un braccialetto sonoro, la cui concezione parte dall’idea che la percezione dello spazio sia da migliorare costantemente, sia nelle persone non vedenti che nelle persone vedenti. Dietro ABBI c’è l’unione tra il movimento e il suono: aiuta le persone con disabilità visiva a muoversi meglio nello spazio, ma direi soprattutto a sapere esattamente dove si trovano altre persone od oggetti rispetto a loro. È un’evoluzione del classico braccialetto con i campanellini che suonano quando chi lo indossa si muove. ABBI può servire molto ai bambini che devono imparare a conoscere il proprio corpo e la sua allocazione nello spazio, per esempio ad imparare la destra e la sinistra. La sperimentazione di questo dispositivo fatta all’istituto Chiossone è consistita infatti nel far indossare il braccialetto al bambino in modo da insegnargli, facendogli muovere il braccio con ABBI che emetteva un suono, a distinguere il braccio destro e il braccio sinistro.

È sicuramente un dispositivo versatile che può avere vari usi anche in ambito domestico. I suoni possibili non sono assolutamente invasivi per l’orecchio, poi ovviamente dipende dai singoli decidere come usarlo per ottenere le massime performance. Simile ad ABBI è un piccolo dispositivo indossabile al dito che serve ai soggetti affetti da scotoma (sostanzialmente un buco nel campo visivo) ad individuare in quale punto del campo visivo questo si trovi. Questo dispositivo emette un suono ed è dotato di led: il soggetto segue con lo sguardo il led e quando non sarà più in grado di vederlo, ma sentirà ancora il suono, allora vuol dire che è arrivato al punto dove si trova lo scotoma.
Insegnare ai bambini a programmare.

La programmazione informatica è stata da poco tempo introdotta nella scuola italiana. UVIP si sta anche attivando da pochi mesi nella progettazione di un software che insegna ai bambini a programmare o comunque a risolvere alcuni problemi con l’uso dell’informatica.

Il piano cartesiano.

All’interno del progetto europeo We Draw, appena conclusosi, che ha per oggetto l’insegnamento della matematica e della geometria ai bambini mediante sensi diversi dalla vista, nascono alcune tecnologie per l’apprendimento del piano cartesiano. La prima tecnologia si basa sulla realtà virtuale aptica ed uditiva: con una pennetta si esplora un campo virtuale dove ci sono dei palloncini, sempre virtuali. Ognuno di questi palloncini ha delle coordinate, quindi quando li si individua con la pennetta, questi scoppiano e una voce recita le ascisse e le ordinate corrispondenti.

La seconda tecnologia sui piani cartesiani è una versione per gli ipovedenti, sempre in realtà virtuale, che consiste in una sorta di tiro con l’arco in cui si deve tirare una freccia e colpire un bersaglio, entrambi segnalati con colori molto vividi, e il bersaglio avrà le sue coordinate che vengono visualizzate quando viene colpito. Ci sono ancora tanti altri progetti in itinere che UVIP sta sviluppando, sempre tenendo come prerogativa fondamentale l’ascolto dei bisogni e la loro trasposizione in scienza e tecnologia. L’auspicio dei ricercatori del gruppo è che questo primo open day possa servire a sviluppare nuove idee partendo dalle necessità espresse dal gran numero di persone che hanno voluto prendere parte a questa giornata. A tal fine ci saranno altre giornate di confronto nell’arco dell’anno. Continueremo a seguire lo stato dell’arte degli studi di UVIP: la collaborazione continua.

Per informazioni ed approfondimenti, visitare il sito del gruppo UVIP: www.iit.it › Home › Ricerca › Linee di Ricerca.

Per avere ulteriori e più dettagliate informazioni, contattare Marco Pronello: marco.pronello@gmail.com

A Cuneo la Torre civica diventa interattiva per assistere i disabili

La Stampa del 02.04.2019

Quattro pannelli tattili con scrittura Braille indicano i "punti notevoli". Alla scoperta dell'orologio secolare.

CUNEO. La Torre civica di Cuneo aperta a tutti, per una vista panoramica senza eguali sui tetti della città e sulle Alpi. Senza barriere architettoniche, con strumenti interattivi adatti a ogni disabilità, in ogni weekend (il sabato con orario dalle 16 alle 19, domenica 10-13), ma anche al venerdì (da giugno a settembre) e in eventi particolari (dall'Illuminata alla Fiera del marrone).

Ieri mattina è stata presentata la prima fase del restyling da 40 mila euro finanziato da Fondazione Crc e Comune: totem interattivo con un filmato in 4 lingue (nel video c'è anche il linguaggio dei segni per i non udenti) oltre a quattro pannelli tattili con scrittura Braille che indicano i «punti notevoli» che si vedono da 52 metri di altezza.

Dalla skyline del punto più alto del centro storico spuntano soltanto altri tre edifici: il faro della Stazione ferroviaria, il campanile del Cuore Immacolato e il Palazzo degli uffici finanziari. Ieri mattina erano presenti i curatori del progetto, il sindaco Federico Borgna, l'assessore comunale Domenico Giraudo e il presidente della Fondazione Crc Giandomenico Genta.

Ci sono 132 scalini.

La Torre ha muri spessi 2 metri e per salire in cima ci sono 132 scalini (o ascensore adatto alle sedie a rotelle): lungo il percorso i meccanismi originali dell'orologio che scandisce la vita cittadina da almeno otto secoli e anche le grandi lancette che un tempo erano sulla facciata e per anni sono state esposte in una vetrina sotto i portici di via Roma.

I documenti più antichi conservati nell'Archivio storico comunale riferiscono che già nel 1240 il Consiglio cittadino veniva convocato al suono della campana civica; un incendio all'allora Palazzo comunale la danneggiò nel 1627 (facendo crollare le due grandi campane in bronzo). Nel tempo la Torre è stata prigione, ma anche peso pubblico, ospitò pure un fioraio.

Le prossime fasi del restyling prevedono nuova illuminazione e messa in sicurezza dei gradini, poi la possibilità di salire oltre la campana sulla cima dalla Torre, dove si vorrebbe installare un pavimento in vetro. La visita guidata a cura di Insite Tours (con otto guide specializzate) dura mezz'ora, il costo del biglietto è di 3 euro. Per prenotarsi: 339.49 71 686.

martedì 2 aprile 2019

Incontro internazionale giovanile ad Alicante, Spagna, 3-7 luglio 2019

Con il comunicato n. 47/2019, la Sede Centrale UICI informa che la O.N.C.E. (Organizzazione Nazionale Spagnola dei Ciechi) organizza presso il Centro di Risorse Didattiche (Centro de Recursos Educativos-CRE) di Alicante un incontro internazionale giovanile, che prevede l’arrivo dei partecipanti il 3 luglio e la partenza il 7 luglio.

I partecipanti avranno la possibilità di prendere parte ad attività di carattere ludico-ricreativo come ad esempio escursioni, una visita a un parco divertimento tematico, attività in spiaggia, canottaggio e stand up paddle. Il gruppo, composto da ragazzi provenienti da Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito, avrà l’opportunità di essere ricevuto dal sindaco presso il municipio di Alicante.

Tutte le attività si svolgeranno in inglese ed è pertanto richiesto un livello linguistico sufficiente (almeno B1). Altra condizione importante per la partecipazione a questa iniziativa è l’essere in possesso di una ragionevole autonomia nelle attività della vita quotidiana e nella mobilità (ossia la capacità di muoversi in un ambiente dopo averlo conosciuto).

L’Unione potrà inviare un ampio gruppo di giovani con un’età compresa tra i 14 e i 17 anni che saranno accompagnati da alcuni adulti per sostenerli nell’arco dell’intera attività.

Saranno a carico dei partecipanti le proprie spese di viaggio, mentre la O.N.C.E coprirà le spese di vitto, alloggio e attività.

I ragazzi/e che desiderano candidarsi dovranno far pervenire all’Ufficio Relazioni Internazionali all’indirizzo inter@uiciechi.it la documentazione richiesta e l’apposito modulo compilato entro mercoledì 17/04/2019.

Per il download del comunicato in oggetto ed il relativo modulo allegato, utilizzare l’url di seguito riportato:

Monica e il bracciale per i bimbi ciechi: "Così giocano come gli altri"

Il Corriere della Sera del 30.03.2019

L’invenzione tecnologica. Lo strumento inventato da Gori, dell’Iit di Genova: «Grazie ai suoni emessi riescono a correre e a giocare a “Un, due, tre, stella!”».

GENOVA. Da piccola Monica Gori non era brava a scuola, tanto che le hanno sconsigliato di fare il liceo. «Più tardi – dice – ho capito che era perché non sono una persona visiva, ma “acustica”: l’apprendimento scolastico privilegia il senso della vista rispetto agli altri, ma io così non riuscivo a imparare». Solo alle superiori, studiando da orafa all’istituto d’arte, si è resa conto di avere comunque «una mente creativa». È grazie anche a quell’esperienza personale però che è stata capace di immaginare lo strumento di una piccola, semplicissima, magia: un braccialetto sonoro sviluppato dal suo team di ricerca all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) che permette ai bambini non vedenti di giocare a “Un, due, tre, stella!” o ad acchiappino come tutti gli altri. «Vederli correre liberamente e ridere di gioia – racconta – è una delle cose più belle che mi ha dato il mio lavoro».

Aretina, 38 anni, psicologa di formazione («Alla fine mi sono laureata in 3 anni invece che 5, a Firenze»), dopo un periodo al Cnr di Pisa, ha fatto il dottorato all’Iit di Genova con Giulio Sandini, uno dei padri della robotica, non solo in Italia. «Mi interessava capire il funzionamento del cervello, ma la psicologia da sola, per me, era troppo astratta: volevo qualcosa di più pratico». All’esame di ammissione ancora una volta le è tornato utile l’apprendistato da orafa: «Ero l’unica psicologa con otto ingegneri: a loro hanno chiesto se sapevano saldare circuiti con la microsaldatrice, a me no perché hanno dato per scontato che non ne fossi capace, invece ero l’unica a saperlo fare». Oggi coordina l’U-Vip lab (Unit for visually impaired people) dell’Iit, un gruppo di ricerca di 15 persone, che porta avanti «un’idea di tecnologia che si basa sulla conoscenza scientifica del cervello per creare strumenti al servizio delle persone».

Nello specifico, le persone ipo o non vedenti. Quando lei ha iniziato a occuparsene, erano poco considerate dalla comunità scientifica: «Ancora oggi, nonostante i progressi tecnologici, la maggior parte di loro continua ad affidarsi al bastone o ai cani guida perché la maggior parte delle tecnologie disponibili sono o poco utili, o invasive, o così complicate che necessitano di molte ore di addestramento – spiega Gori–. Soprattutto non sono pensate per i bambini: dei 48 dispositivi per non vedenti o ipovedenti che esistono, solo due possono essere usati anche dai bimbi».

L’infanzia invece è un momento cruciale: quello in cui, con gli stimoli adeguati, si sviluppano le capacità che accompagnano le persone per tutta la vita. Chi non vede è privato di una parte di questi stimoli, e quindi ha, per esempio, più difficoltà con la memoria. Mentre non è vero, come si ritiene di solito, che i non vedenti abbiano gli altri sensi acuiti: è stata proprio Monica Gori la prima ad averlo dimostrato, con una serie di esperimenti che l’hanno fatta conoscere agli scienziati di tutto il mondo. Le tecnologie sviluppate dell’U-Vip lab invece sono tutte pensate per favorire l’apprendimento motorio, sensoriale e sociale delle persone non vedenti. Come l’Audiobruch, una sorta di tastiera acustica che permette di «dipingere» dei paesaggi sonori (replicando suoni reali) e di giocare a un memory card dove al posto delle tessere con le immagini, ci sono i rumori. Il dispositivo più versatile però è Abbi («Audio Bracelet for blind interaction»), il «braccialetto audio per l’interazione non mediata dalla vista».

A vederlo sembra quasi elementare: una piccola cassa di plastica attaccata a un cinturino elastico che lo fa assomigliare al vecchio popswatch, e che emette suoni diversi e ritmici a secondo della posizione nello spazio di chi lo indossa. In realtà è basato sulle teorie più avanzate sul ruolo che la visione ha nello sviluppo dei bimbi e permette ai non vedenti di «sostituire» la vista con l’udito, in modo da avere un feedback acustico delle proprie e altrui azioni, capire come è fatto il proprio corpo e come è strutturato lo spazio intorno a loro. Soprattutto permette ai bambini di giocare senza bisogno di vedere. «Se qualcuno si muove dopo lo “stella!”, il braccialetto emette dei suoni, e allora — dice Gori con un sorriso — deve tornare indietro». Un regalo agli altri bambini da parte della ex bambina che non riusciva a imparare solo con la vista.