lunedì 30 ottobre 2023

Fondi per le disabilità: "Vi spiego perché i 350 milioni sono spariti davvero"

Redattore Sociale del 30/10/2023

Carlo Giacobini, analista di norme e politiche sociali esperto di disabilità, contesta la ricostruzione della ministra Locatelli: “La matematica non è un’opinione”.

ROMA. È in arrivo un’altra botta. A pochi giorni dal dirottamento del Fondo per la legge delega (lo chiamo così per brevità) destinato a contribuire ai costi del decreto “anticipi”, la ministra per le Disabilità apre, involontariamente, uno squarcio inquietante anche su altre risorse per il 2024 e gli anni a venire. Partiamo dall'inizio dell'articolo con l'intervista a Locatelli pubblicata da Vita: “La vicenda dei 350 milioni ‘sottratti’ ai disabili si chiude così: nel 2026 le risorse per l’attuazione della legge delega in materia di disabilità ‘saranno 350 + 85 milioni, ossia 435 milioni’. Alessandra Locatelli, ministra per le Disabilità, chiude così su Vita una polemica che dura ormai da una settimana, sorta dopo che il governo con il Decreto Anticipi ha previsto l’utilizzo di 350 milioni del “Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità”.

In realtà i 350 milioni per il 2026 c’erano già (“oltre ai 350 già allocati dal precedente governo” ammette la ministra). 300 erano già previsti nel 2019 e gli altri 50 nel 2021. Quelli del 2023 sono scomparsi e destinati ad altro come poi era già successo nel 2022. E non è che vengano restituiti nel 2026. Sono andati, persi. A fronte della sua tesi secondo la quale non essendo ancora stati approvati i decreti della legge delega, i soldi non possono essere spesi, ci si guarda bene dal chiederle: “Ma perché se non possono essere spesi per l’attuazione della legge vengono destinati ad altro? Non potevano restare nell’ambito della disabilità?”

I fatti restano innegabili: anche questo ministro per la disabilità, come quello precedente, si è lasciato sottrarre 350 milioni che potevano essere destinati alle cento emergenze della disabilità. E fin qua nulla di nuovo: il Ministro però si lascia sfuggire quel dato: 85 milioni in più che sarebbero (saranno) aggiunti. Da dove arrivano? Qual è la fonte? La fonte è l’imminente legge di bilancio in fase di gestazione in questi giorni e di cui vi sono testi sempre più consolidati. L’articolo in questione (salvo numerazioni successive) è il 40 che istituisce il nuovo Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità. Seguitemi, ma attenzione alle denominazioni perché si rischia di perdersi.

L’idea di disporre di un Fondo unico che riesca a garantire in maniera congruente le politiche e i servizi per le disabilità è un’idea antica e tutt’altro che disdicevole, ma può funzionare solo se ci sono le premesse, se c’è una visione, se c’è reale condivisione con chi poi il sociale lo gestisce direttamente (Regioni ed enti locali), se si mira davvero a compiuti livelli essenziali. E forse se si aspira a un Paese in cui non vi siano le gigantesche disparità territoriali o altre disequità che ben conosciamo. Ma tant’è. Si costituisca il Fondo unico e poi qualche santo sarà…

Soldi freschi per il Fondo unico dunque? No, tutt’altro! Nel testo della legge bilancio sempre più consolidato vi confluiscono fondi già esistenti. Attenzione: non tutti i fondi previsti, ma solo alcuni. Il totale che il governo prevede di mettere a disposizione sono circa 232 milioni di euro. Vi sembrano tanti? Per rispondere vediamo quanto era nel 2023 la capienza dei quattro fondi che vi confluiscono.

Il primo è il Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità, istituito nel 2021 e destinato a vari interventi di inclusione lavorativa, ludica, sportiva, di riqualificazione di strutture semiresidenziali, ma anche di turismo accessibile e di interventi a supporto di persone con autismo. Sono seguiti vari decreti di riparto. Nel 2023 valeva 100 milioni di euro. Per il 2024 non sono ancora previsti finanziamenti. Il secondo è il Fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità, un riferimento di notevole importanza per l’inclusione scolastica (reale) di tante alunni e alunne con disabilità con maggiori necessità. Nel 2023 il Fondo ammonta a 200 milioni di euro. E così pure nel 2024. Il terzo è il Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare, previsto nel 2017 e “rivisitato” nel 2021. Doveva servire per coprire i costi di una futura norma sui caregiver che stiamo ancora aspettando. Il buon senso di non restituire il Fondo, di per sé esiguo al limite del ridicolo, ha prevalso e il montante è stato distribuito alle Regioni e, a caduta e per quanto poco, alle persone. Nel 2023 il Fondo ammonta a 30 milioni. Nel 2024 non è ancora previsto alcuno stanziamento che confermi la cifra, tantomeno che la aumenti. Ma state sereni: sarà costituito un tavolo per stilare finalmente la norma per i caregiver. L’ultimo è il Fondo per l’inclusione delle persone sorde e con ipoacusia istituito nel 2018 e destinato alla promozione della conoscenza e delle competenze nell’uso della Lingua dei segni italiana (LIS) e della Lingua dei segni italiana tattile (LIST), alla diffusione di servizi di interpretariato per l’accesso ai servizi pubblici, compresi quelli di emergenza e all’uso di ogni altra tecnologia finalizzata al superamento di barriere “invisibili” alla comunicazione. Nel 2023 sono previsti 6 milioni di euro. Così pure nel 2024. Adesso prendiamo assieme la calcolatrice e calcoliamo quanto cubano i fondi nel 2023: 100 milioni + 200 + 30 + 6… La mia calcolatrice dà 336 milioni.

Il Fondo unico celebrato dalla ministra ammonta per il 2024 a 232 milioni. Dunque rispetto al 2023 andranno persi altri 104 milioni euro. Questo è il regalo della legge di bilancio. Sommati ai 350 milioni persi sul Fondo “per la legge delega” fanno 454 milioni polverizzati in poche settimane. Non male come risultato per il ministero per le disabilità e per il Governo. Qualcuno acutamente potrà osservare: “Non si potevano destinare quei 350 milioni volatilizzati per rifinanziare i singoli Fondi prima di annegarli nel Fondo unico invece di lasciarlo così asfittico? Magari con un emendamento al decreto “anticipi”?” Si poteva, sì. Si può ancora fare ma diventa arduo vista la posizione del Ministero e l’omologato silenzio di una certa corte.

Sorvolo in chiusura, desolato, sulla semantica “fondarola”: dopo la legge di bilancio prossima avremo il Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità e Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità. Davvero il massimo in termini di chiarezza se non di creatività.

di Carlo Giacobini

Michele Mele, matematico e universitario con la passione di scrivere libri

Le Cronache di Salerno del 30/10/2023

Sin dagli anni novanta del ventesimo secolo si è introdotto, a giusta causa, il concetto di inclusività. Inizialmente diffuso in ambito educativo e formativo, il concetto si è poi esteso tanto che, oggi, l’enciclopedia Treccani lo definisce come: “termine con cui si designano, in senso generale, orientamenti e strategie finalizzati a promuovere la coesistenza e la valorizzazione delle differenze attraverso una revisione critica delle categorie convenzionali che regolano l’accesso a diritti e opportunità, contrastando le discriminazioni e l’intolleranza prodotte da giudizi, pregiudizi, razzismi e stereotipi”.

Di tale concetto, e delle difficoltà derivanti dalle disabilità, vogliamo parlare con chi può essere assunto quale esempio e sprone e che, con la sua vita, e con le testimonianze riportate nei suoi libri, può aprire la mente a tutti noi sulla disabilità visiva, sia essa cecità o ipovedenza; fornendo, nel contesto, la prova che la disabilità è ulteriore difficoltà ma non impossibilità, e monito alle famiglie ed alla società che, sinergicamente, possono aiutare significativamente il disabile ad essere diversamente abile ma non inabile.

Possiamo spiegare chi è Michele Mele?

Io sono nato a Salerno, sono un matematico, ho trentadue anni, sono ricercatore all’Università del Sannio; mi occupo di Ottimizzazione Combinatoria, la scienza degli algoritmi, in special modo dei problemi di Scheduling: problemi di ottimizzazione della distribuzione del tempo, servizi e procedure complesse come quelle ferroviarie o aeroportuali. Sono nato con una grave patologia della vista, la eredodegenerazione retinico-maculare cui, nel duemilaquattordici, si è aggiunta una seconda grave patologia.

Mi sono laureato in matematica all’Università degli Studi di Salerno ed ho conseguito un dottorato di ricerca in scienze matematiche ed informatiche all’Università di Napoli ‘Federico II’; pur essendo un matematico lavoro presso il Dipartimento di Ingegneria.Sono fondatore, membro del Direttivo ed “education officer” della campagna “Science in Braille” delle Nazioni Unite e fondatore e coordinatore della campagna “Accessibilità all’Arte” del Touring Club Italiano, scrivo per diverse testate internazionali come la rivista specialistica musicale Bright Young Folk ed il periodico di attualità Yorkshire Bylines.

Ha avuto difficoltà ad individuare una casa editrice che pubblicasse i suoi libri?

No, la Edizioni Efesto ha pubblicato tutti e due i miei libri: “L’Universo tra le Dita” ed ora “Il Richiamo della Strada”. Se nel primo raccontavo la storia di dieci scienziati ipovedenti o non vedenti, del passato o del presente, nel secondo ho deciso di raccontare, con tanta più dovizia di particolari, una di queste dieci figure tra quelli del presente, che ha avuto una vita più lunga ed avventurosa.

I suoi libri mettono in risalto la possibilità di raggiungere mete elevate pur se portatori di disabilità; come si sente quando scrive i suoi testi, quali emozioni prova, si sente personalmente coinvolto?

Certamente c’è un coinvolgimento personale, in quanto parlo di persone con patologie della vista, quindi appartenenti alla stessa minoranza di cui faccio parte io, però c’è anche tanta curiosità perché questi personaggi hanno avuto vite straordinariamente avventurose, John Metcalf, il protagonista del mio secondo libro, su tutti, ed è bello poter scoprire non solo lo scienziato ma anche l’uomo dietro le imprese scientifiche e non: le loro passioni, il loro carattere, i loro momenti di debolezza e la loro capacità di reagire per ottenere i propri obiettivi.

Crede che la società in cui viviamo sia realmente inclusiva per un portatore di disabilità importante come quella visiva?

Credo che tutto sta a creare il giusto contesto….. contesti inclusivi o contesti che non lo sono! Attraverso i miei viaggi ho potuto verificare che ci sono dei luoghi, per esempio in Inghilterra, dove le persone con patologia della vista possono avere una vita perfettamente normale, ammesso che si possa usare la parola “normale”. In Inghilterra sono più avanti, più attenti, mentre in Italia siamo ancora indietro …… non posso fare, quindi, un discorso “in generale” sulla società, dipende in che luogo si nasce e dove ci si trova ad operare. È indubbio che vi sia molta più attenzione che in passato, ci sono tanti strumenti in più; ora è però arrivato il momento di creare una coscienza collettiva e di far capire alle persone che ” è il contesto che determina la disabilità, non un pugno di cellule in meno”!

Nel suo ultimo libro “Il Richiamo della Strada”, che tratta della vera storia di John Metcalf, un non vedente che sarà, da autodidatta, il primo ingegnere stradale inglese, il contesto familiare è stato fondamentale perché potesse diventare quello che effettivamente è diventato. Secondo la sua esperienza, quanto effettivamente conta per un disabile, nello sviluppo psichico e nella realizzazione dei propri sogni, il contesto familiare in cui nasce e quello sociale in cui vive?

Tali contesti sono assolutamente importanti, come importantissimo è anche il contesto scolastico: la famiglia è il primo “ambiente” che deve eliminare ogni forma di autocommiserazione, di pietismo; deve essere “coraggiosa”, non deve chiudere il non vedente o l’ipovedente sotto una “campana di vetro” al fine di proteggerlo, in quanto lo danneggerebbe. Famiglia e scuola devono lavorare sinergicamente per far capire al disabile che potrà comunque realizzarsi; prove concrete possiamo trovarle nei miei libri.

Cosa potremmo comunicare ad un legislatore ed ai lettori, al fine di portare un miglioramento nella vita di chi è portatore di una qualsiasi disabilità?

Dobbiamo comunicare che è fondamentale creare una cultura sociale, deve essere preteso il rispetto delle regole: se si sono scritte delle regole a riguardo alle strisce gialle dove non si deve parcheggiare o sancita la pericolosità di ingombrare o parzializzare i marciapiedi ci sarà un motivo; allo stesso modo va superato il concetto del “si è sempre fatto così”. Va inculcato, a chi interagisce con i disabili, che non devono instillare l’idea del “non puoi farlo”, frustrando sul nascere ogni talento ed ogni ambizione; come pure non dovrebbero essere utilizzati termini come handicappato o minorato che, di per sé, contengono un messaggio frustrante, sminuente, negativo.

di Tommaso D'Angelo

martedì 24 ottobre 2023

Il Museo Omero ancora protagonista in Egitto

Ancona Today del 24/10/2023

Riaperto al pubblico il Museo greco-romano di Alessandria d’Egitto, con un percorso accessibile grazie al Museo Omero.

ANCONA. Continua la collaborazione delle istituzioni museali egiziane con il Museo Tattile Statale Omero di Ancona. Collaborazione iniziata cinque anni fa per rendere accessibile il celebre Museo Archeologico del Cairo.

Mercoledì 11 ottobre 2023, è stato riaperto invece il Museo greco-romano di Alessandria d’Egitto, dopo quasi vent’anni di chiusura, con un percorso tattile che vede protagonista anche il Museo Omero. Presenti numerose autorità: il primo ministro egiziano Mostafa Madbouly, accompagnato dai ministri del Turismo e delle Antichità, dello Sviluppo locale, della Cultura, dal governatore di Alessandria d’Egitto, il Ministro Consigliere dell’Ambasciata italiana Pietro Vacanti Perco, l’Ambasciatore Riccardo Guariglia, Segretario Generale della Farnesina e il Patriarca copto ortodosso Tawadros II. In missione per il Museo Omero il Presidente Aldo Grassini e il referente per l’accessibilità Andrea Socrati.

Grazie al progetto "Italia ed Egitto per un modello di cultura senza barriere" in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia al Cairo, il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano e il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, il Museo greco- romano è stato reso accessibile, evidenziando un impegno comune verso un obiettivo elevato. Il Museo Omero, impegnato da 30 anni in un'azione riformatrice della museologia, ha messo a disposizione la propria esperienza; la Direzione Generale dei Musei dell'Egitto ha offerto la possibilità di attuarlo nei musei in cui esso può presentare massimamente la propria efficacia, l'Ambasciata Italiana ha messo in gioco il ruolo di stabilire le necessarie connessioni per realizzare un'esperienza collaborativa veramente preziosa. La riapertura del secondo museo più antico dell'Egitto consentirà a tutta la comunità, incluse le persone con disabilità visiva, di apprezzare i suoi capolavori.

Il percorso accessibile, che ha visto il Museo Omero impegnato in prima linea, permette di toccare diciannove capolavori del Museo alessandrino attraverso l'esplorazione tattile, alla quale si aggiungono didascalie informative in arabo, italiano ed inglese, testi ingranditi e in Braille, disegni a rilievo e audiopenne per ascoltare i contenuti audio. Il coinvolgimento attivo di docenti e studenti delle scuole egiziane, dell'Istituto italiano "Don Bosco" di Alessandria e del Liceo Artistico "Edgardo Mannucci" di Ancona ha portato alla creazione di libri tattili, sperimentando metodologie didattiche inclusive per l'educazione al patrimonio museale. Questo progetto sottolinea l'importanza che la cultura deve essere un patrimonio accessibile a tutta l'umanità e come sottolinea il Prof. Aldo Grassini. “La determinazione delle tre istituzioni impegnate in questo progetto consente di donare ai ciechi dell'Egitto, ed anche agli stranieri in visita al Museo greco-romano di Alessandria, un'ulteriore possibilità di crescita culturale e di quel godimento spirituale che soltanto l'arte può produrre, ed anche la concreta speranza di altri sviluppi in grado di coinvolgere elementi dello straordinario patrimonio che l'Egitto custodisce”.

lunedì 23 ottobre 2023

Performance immersiva al buio “Bianco…seguiranno aggiornamenti” - Cremona, 28 ottobre ore 21.00

L’UICI di Cremona è lieta di invitarvi, insieme ad amici e a parenti, a vivere una performance immersiva Sabato 28 Ottobre alle ore 21,00 al Teatro Monteverdi di Cremona, dal titolo “Bianco…seguiranno aggiornamenti”, in collaborazione con il Comune di Cremona e con la compagnia teatrale Dimore Creative.

Tre attori ed un musicista. Una performance immersiva, interamente al buio, nella quale al pubblico verrà chiesto di coprirsi gli occhi ad inizio spettacolo, per vivere in prima persona l’esperienza della scena.

Un progetto che fonde parola, suoni, odori e musica dal vivo. In cui diversi linguaggi si intersecano tra loro.

L’ingresso è libero!

Vi invitiamo a partecipare numerosi a questa magica esperienza sensoriale!

UICI Cremona

La Presidente Flavia Tozzi

Nella locandina sono presenti i loghi degli organizzatori, tra cui il nostro, l’indicazione di data e luogo, il titolo “Bianco”, il sottotitolo “Seguiranno aggiornamenti”, la composizione del concept Dimore Creative: Pietro Cerchiello, Ariele Celeste Soresina, Giacomo Tamburini, musiche di Gianluca Cerchiello e infine viene indicato che si tratta di una “performance immersiva al buio”. Nello sfondo buio, una luce proviene da una lampadina che illumina fiocamente una ragazza con un nastro davanti agli occhi.

UNIONE ITALIANA DEI CIECHI E DEGLI IPOVEDENTI

SEZIONE TERRITORIALE DI CREMONA

VIA PALESTRO, 32 C.A.P. 26100 CREMONA (CR)

TEL. 0372 23553; FAX 0372 942090;

E-MAIL: uiccr@uici.it

SITO INTERNET: www.uicicremona.it

giovedì 19 ottobre 2023

Un algoritmo per la diagnosi della retinopatia diabetica

Italia Salute del 19/10/2023

DAIRET (Diabetes Artificial Intelligence for RETinopathy), un sistema di intelligenza artificiale per la valutazione automatizzata della retinopatia diabetica, ha dimostrato una sensibilità del 100 per cento nell'individuazione dei casi di grado moderato o severo, ovvero forme della malattia che possono mettere a rischio la vista e che richiedono quindi l’intervento dell’oculista.

Questo è il risultato chiave del primo studio condotto interamente in Italia sull’intelligenza artificiale nella retinopatia diabetica, recentemente pubblicato sulla rivista internazionale Acta Diabetologica, in cui sono stati arruolati 637 pazienti seguiti presso i centri diabetologici e oculistici della Asl Torino 5 per valutare l’accuratezza e l’affidabilità di questo algoritmo di apprendimento automatico.

In Italia, sono oltre 1 milione le persone con diabete che soffrono di retinopatia diabetica, la principale complicanza del diabete e la prima causa di cecità in età lavorativa. Tutte le linee guida sul diabete, nazionali e internazionali, sia per il diabete di tipo 1 sia di tipo 2, raccomandano una valutazione regolare e precoce dello stato della retina e un intervento immediato, se necessario. Tuttavia, l’accesso a questo tipo di screening nei paesi sviluppati è basso, in parte per la complessità e il costo delle procedure e in parte perché in molti Paesi, Italia inclusa, questo screening viene effettuato dagli oculisti, gravando sulle liste di attesa.

Questo studio si basa, infatti, sulla necessità di trovare procedure semplificate e con un costo contenuto per implementare lo screening della retinopatia in popolazioni numerose, com’è quella delle persone con diabete, e richiedere l’intervento di oftalmologi solo in casi strettamente necessari.

«L’algoritmo di intelligenza artificiale ha dimostrato di essere molto efficiente nell’individuare la retinopatia di grado moderato e severo, con la certezza che nessun paziente che necessita di un oculista venga erroneamente diagnosticato come negativo», spiega Carlo Bruno Giorda, Principale ricercatore dello studio. «Considerato il sempre crescente numero di persone con diabete e l’importanza di questo screening, che spesso non viene effettuato a causa delle lunghe liste di attesa, si è reso necessario l’utilizzo di sistemi di valutazione automatizzata delle immagini per sveltire il percorso diagnostico, riducendo l’onere per gli specialisti e il tempo di attesa per i pazienti. Ovviamente non si parla di sostituire la professionalità dell’oculista, ma di dargli un importante supporto nelle fasi più complesse. Inoltre, auspichiamo che le evidenze emerse dallo studio offrano alle società scientifiche diabetologiche spunti di riflessione circa la possibilità di applicare questa nuova metodica di screening nella pratica clinica quotidiana», conclude.

DAIRET, inoltre, ha mostrato anche nei soggetti che hanno più di 70 anni un livello di sensibilità del 100 per cento per le forme moderate o severe, anche se le patologie oculari senili fanno leggermente diminuire il numero di pazienti sottoponili a questo test.

DAIRET è un sistema messo a punto da Retmarker, società portoghese controllata dal gruppo italiano Meteda, che vanta un’ampia esperienza internazionale con oltre 500mila pazienti esaminati. Il dispositivo, che può essere utilizzato da personale infermieristico non specializzato, è gestito all’interno della cartella clinica elettronica MètaClinic, attualmente installata nel 90 per cento dei centri di cura per il diabete italiani e utilizzata con regolarità dal personale sanitario, permettendo così al medico di avere a disposizione tutti i dati clinici del paziente con un semplice clic.

Meteda Srl e la controllata Retmarker SA sono costantemente impegnate in programmi di ricerca e sviluppo concernenti l’aggiornamento del sistema di screening della retinopatia diabetica DAIRET la cui versione in Intelligenza Artificiale basata su metodo deep learning è di imminente introduzione nel mercato.

martedì 17 ottobre 2023

Il Tesoro di San Gennaro, uno splendore a portata di tutti

Famiglia Cristiana del 17/10/2023

Il museo del Tesoro di San Gennaro, diretto da Francesca Ummarino e con la curatela scientifica della storica dell’arte Laura Giusti, è diventato completamente accessibile. E non parliamo solo dell’abbattimento di tutte le barriere rivolte agli ospiti.

NAPOLI. Le mani di Raffaele si poggiano sulla preziosissima mitra di San Gennaro. Il palmo della mano gli permette di percepirne la grandezza, la forma a pentagono e di capire che ci sono due infule (fasce) che dal retro della nuca scendono sulla schiena di chi la indossa, i polpastrelli invece finiscono nelle scanalature che sembrano ricami, scoprono le pietre preziose e i particolari che la rendono unica. Quelle mani, in cui ci sono gli occhi di Raffaele, tremano dall’emozione. Per la prima volta sta ammirando un’opera d’arte. La famosa mitra di San Gennaro è stata riprodotta in scala 1:1 grazie al progetto che vede il Tesoro di San Gennaro un Museo contemporaneo, accessibile ed inclusivo a tutti i portatori di disabilità.

Raffele ipovedente, preme le mani sulla mitra stampata in 3D, dice che è bellissima e poi curioso, chiede ad una guida tutti i particolari tra cui il colore delle pietre preziose. Lui non ha mai visto i colori, eppure la descrizione della guida è fondamentale: la spiegazione di quella tinta riesce a trasmettere a Raffaele una sensazione precisa. E non è un caso. Maria, la guida che accompagna Raffaele per poterlo aiutare si è preparata seguendo un corso di formazione in cui è stata bendata proprio per comprendere il più possibile le esigenze di chi ha una disabilità.

E così quel "vietato toccare", imperativo che spesso si legge su cartelli dei musei a caratteri cubitali, a Napoli diventa quasi una provocazione e in effetti si sa, quando si ha a che fare con San Gennaro, tutto può essere "diverso’" Così nel museo dove è custodito il suo tesoro le mani diventano lo strumento essenziale per godere della bellezza espressa da oggetti preziosi come la sua Mitra, la collana, gli ostensori, i calici, e la croce episcopale.

“Il nuovo percorso intrapreso dalla Deputazione è sempre di più rivolto al sociale, alla fruizione delle opere che compongono il Tesoro a tutte le categorie, alla realizzazione di un nuovo museo inclusivo” Dalle parole di Girolamo Carignani di Novoli, membro della Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro si capisce che il museo del Tesoro di San Gennaro, diretto da Francesca Ummarino e con la curatela scientifica della storica dell’arte Laura Giusti, è diventato completamente accessibile. E non parliamo solo dell’abbattimento di tutte le barriere rivolte agli ospiti, ma anche di quelle che riguardano chi si occupa di raccontare le opere, come i ragazzi del progetto Scintillarte. A contatto con l’arte riescono a superare le loro difficoltà cognitive accogliendo i turisti e facendo loro da guide spiegando la storia dei singoli pezzi del Tesoro di San Gennaro.

“Parliamo di accessibilità e di superamento delle barriere sensoriali, cognitive e architettoniche ma anche di inclusione e naturalmente accoglienza - dichiara Ilaria D’Uva amministratore della società D’Uva, che da ottobre 2021 gestisce il museo su incarico della Deputazione - Napoli è così, accoglie tutti, e la Deputazione, insieme a me, e alla mia azienda, desidera che il Tesoro faccia lo stesso, accogliendo e includendo grandi e piccini, con tutte le abilità, le appartenenze culturali, le lingue, le religioni e gli interessi”. La grande rivoluzione che ha reso il museo completamente accessibile a tutti coloro che soffrono di una disabilità è stata realizzata grazie alla sinergia della Deputazione, della società D’Uva e grazie al supporto della Fondazione Deloitte e dei Fondi della Comunità Europea (PNRR M1C3-3) per la “Rimozione delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali nel Museo del Tesoro di San Gennaro”.

Il progetto, comprende non solo la riproduzione in 3D della Mitra ma anche dei pannelli i tattili touchstone per riconoscere le forme della collana di San Gennaro, degli ostensori e degli altri doni dedicati al Santo Patrono, altri pannelli in braille con la descrizione delle sale, videoguide in Lis accessibili grazie ai qrcode e l’ampliamento di “Un Tesoro di audioguida”, (nata a giugno 2022, ideata e prodotta da D’Uva) che si arricchisce di ulteriori 6 lingue (cinese, giapponese, coreano, ucraino, russo e portoghese,) in aggiunta a quelle già presenti (italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e napoletano). Tutto ciò si aggiunge al superamento delle barriere architettoniche che consente ai visitatori con difficoltà motorie di entrare anche con una sedia a rotelle.

E inclusione vuol dire anche coinvolgere e appassionare i bambini. Per loro la voce che in maniera simpatica e semplice spiega chi era il Santo e la storia di quel grande tesoro prezioso è quella degli attori Patrizio Rispo e Nunzia Schiano. “Ci siamo molto divertiti a registrare la guida per i bambini, loro sono la nostra ricchezza e credo che San Gennaro apprezzi la visita dei piccini - spiega l’attrice Nunzia Schiano - La devozione verso i santi della propria città è un pezzo di cuore, è un emozione che si sente dentro e con questa audioguida si vuole raccontare la nostra cultura, spiegare la bellezza ai bambini”.

E proprio la cultura e l’istruzione sono i punti su cui vuole investire Fondazione Deloitte: “il nostro obiettivo è quello di sviluppare e promuovere iniziative e progetti che abbiano un impatto positivo sulla società – afferma Mariano Bruno, Senior Partner Deloitte responsabile dell’ufficio di Napoli e Consigliere di Amministrazione della Fondazione Deloitte – Valorizzare le eccellenze della città di Napoli significa sia promuovere l’accesso ai luoghi d’interesse artistico e culturale sia garantire percorsi educativi e di orientamento al lavoro per le nuove generazioni”. Un lavoro realizzato anche grazie alla collaborazione con l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Napoli e la Rete Campania tra le mani, e il Centro Regionale di trascrizione Braille della Campania, coordinato da Vincenzo Massa e il SAAD-Suor Orsola Benincasa (Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità e DSA).

di Maria Elefante

Cani-guida dei non vedenti. La mappa degli ostacoli

Corriere della Sera del 17/10/2023

Le pedane assenti sui mezzi pubblici. Attese e dinieghi su taxi e Ncc. L'inaccessibilità di negozi e hotel. Sosta selvaggia e intralci sharing.

MILANO. Le testimonianze: «Mobilità e vita sociale, triste sentirsi negato un diritto» «Un fedele amico di libertà». Questo il messaggio impresso sui palloncini colorati al raduno milanese per la XVIII Giornata nazionale del cane-guida. Poche parole che provano a descrivere l'immenso aiuto che gli amici a quattro zampe forniscono ogni giorno al padrone non vedente. Eppure, nonostante esista una legge che dal 1974 sancisce il diritto del cieco ad accedere liberamente in qualsiasi luogo pubblico o mezzo di trasporto in compagnia del suo fedele accompagnatore, spesso non viene rispettata.

Per avviare un dialogo attivo con la cittadinanza su queste discriminazioni dirette e indirette, ieri mattina i rappresentanti dell'Uici (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti), istruttori e famiglie si sono dati appuntamento in piazza San Babila, per raggiungere prima la sede della Prefettura e poi la Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano. «Questi accompagnatori a quattro zampe riescono davvero a cambiare la vita delle persone non vedenti perché li rendono indipendenti - spiega Giovanni Fossati, presidente del servizio cani guida dei Lions di Limbiate - dal 1959 abbiamo addestrato e consegnato in tutta Italia 2.290 cani ma la lista d'attesa è ancora lunga: solo da noi aspettano 130 cittadini». Le testimonianze in piazza sono molte. La 42enne Nevina da sette anni e mezzo ha ricevuto Ida, un labrador che l'aiuta in tutto: «È una parte di me, mi ha aiutato anche nei momenti difficili ed è triste sentirsi negato un taxi nonostante sia un tuo diritto, o attendere molto tempo al centralino quando annunci di avere un cane-guida».

Ma non ci sono solo gli ostacoli sui mezzi di trasporto: «Mi è capitato tante volte di non poter entrare nei negozi e spesso sono stata cacciata anche dagli alberghi, ogni volta diventava una lotta» racconta la 30enne Chiara Murrone.

«In città le difficoltà sono molte e sono in aumento -- spiega Franco Lisi, direttore scientifico della Fondazione Istituto dei ciechi di Milano -- ci sono tanti problemi dovuti alla creazione di ulteriori barriere architettoniche. Penso alle piste ciclabili, che sono a volte mal gestite, o al parcheggio selvaggio dei monopattini e delle biciclette in sharing. C'è un problema di diffusione della cultura dell'accessibilità delle persone disabili e non vedenti. Il cane guida è molto importante per affermare il diritto all'autonomia e alla libera mobilità anche in questa città molto complicata». Alla manifestazione ha partecipato anche l'onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell'ambiente, che ha depositato una proposta di legge per raddoppiare le sanzioni amministrative a chi impedisce il trasporto di cani-guida per non vedenti sui mezzi pubblici, sui taxi e sugli Ncc.

Le multe arriverebbero fino a cinquemila euro anche per chi ostacola l'ingresso degli accompagnatori a quattro zampe nei luoghi aperti al pubblico.

di Simona Buscaglia