giovedì 27 settembre 2018

«Ecco cosa la società può fare per i ciechi»

Brescia Oggi del 26/09/2018

LA TESTIMONIANZA. La presidente dell'Uici, l'Unione italiana ciechi e ipovedenti di Brescia, racconta la sua esperienza e i problemi quotidiani che l'associazione gestisce

Sandra Inverardi ha perso la vista a 20 anni per un glaucoma e oggi lavora all'Ats e fa rally con il braille «Per gli ipovedenti è più difficile»

A Brescia è una delle associazioni storiche: l'Uici, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, fra pochi anni raggiungerà il secolo di vita. Nata nel 1924 nella sede di via Gabriele Rosa, oggi rappresenta poco più della metà dei disabili visivi presenti sul territorio. Dal 1998 è ospitata nei locali di via Divisione Tridentina e conta ben 1.129 soci, di cui 357 residenti in città. Unica nel suo genere in tutta la provincia, lavora per la piena integrazione dei ciechi e degli ipovedenti, con compiti di tutela dei loro interessi morali e materiali, assistenza burocratica e sociale. Bisogni impellenti, spiega Sandra Inverardi, presidente al secondo mandato, che la convincono ad andare avanti. Sandra guida l'associazione con la consapevolezza di una donna vedente fino all'età di 20, divenuta cieca a causa di un glaucoma, «il ladro della vista». La sua personale esperienza l'ha resa particolarmente idonea a comprendere i bisogni dei disabili visivi, così come le azioni che si possono attuare nella società. Ciò che ricorda dei suoi vent'anni è lo shock di una vita poco a poco sbiadita e il senso di vergogna che provava: «Capii che mettermi sul divano a compiangermi non era la scelta giusta». Come in altri casi, fu lo sport ad aiutarla a rialzarsi: «Dal 2000 sono una navigatrice di rally con radar in braille. Lo sono stata anche a fianco di Luciano Viaro, pilota pluripremiato, anche alla Mille Miglia». QUANDO c'è qualcosa che non va, spiega, devi saperti fare spazio e trovare la tua dimensione facendoti rispettare. «Anche noi siamo cittadini, con una disabilità, certo, ma cittadini», ribadisce. La quotidianità è fatta da piccole grandi abitudini, che per rispetto di chi non ha piene funzioni bisognerebbe saper gestire con intelligenza. «Chiaramente non possiamo guidare, quindi dobbiamo poter prendere i mezzi pubblici con facilità - spiega Sandra -. Io lo faccio tutti i giorni per recarmi al lavoro all'Ats, dove sono centralista. Posso dire che tutti gli autisti sono preparati e disponibili: questo è un sistema che funziona bene». Inverardi promuove a pieni voti anche la metropolitana, costruita con le precise indicazioni dell'Uici e oggi pienamente fruibile anche da persone con problemi visivi. L'auto che si guida da sola rimane un oggetto del desiderio per chi ha una disabilità, anche se con qualche riserva: «Il pensiero di poter essere autonomi anche in questo è meravigliosa, ma mi fa un po’ paura l'idea di una macchina così». Proprio le automobili rimangono lo spauracchio più grande per un cieco, soprattutto quelle elettriche, silenziose e quindi imprevedibili sulla strada. «Un cieco si muove con il bastone bianco o con il cane - spiega -. Quando attraversiamo ci affidiamo ai rumori e ai suoni, ecco perché i semafori sonori sono così importanti per noi». IL PROBLEMA si pone quando non tutti i tratti di strada sono percorribili: «Per questo siamo sempre alla ricerca di volontari che accompagnino i nostri soci a fare le commissioni» ribadisce Inverardi lanciando un appello (chi fosse interessato può contattare il numero 030 2209416). Strano a dirsi, ma la vita è ancora più complicata per un ipovedente rispetto a un cieco: «I ciechi si riconoscono e le persone intorno capiscono cosa fare. Gli ipovedenti, invece, spesso non sono immediatamente riconoscibili e a volte si sentono sgridati per non fare le cose prontamente. Senza contare che vengono tacciati di essere falsi invalidi, ma un ipovedente può leggere il telefonino con alcune accortezze. Non per questo significa che sia un impostore e che non abbia diritto all'indennità». Questa e altre sono le battaglie quotidiane dell'Uici. Un bel lavoro se si pensa che del totale dei soci, 638 hanno più di 61 anni, 296 sono nella fascia d'età tra i 31 e i 60 anni, 87 sono giovani tra i 18 e i 30 anni e che ben 108 sono minori.

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